La spesa dei comuni per il verde urbano e la tutela ambientale Bilanci dei comuni

La disponibilità di verde urbano è importante per la qualità della vita dei cittadini. Vediamo cosa dicono i bilanci sulla spesa dei comuni per la manutenzione di giardini, parchi e altre infrastrutture pubbliche.

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La presenza di aree verdi nelle città rappresenta un fattore importante per la qualità della vita di chi ci abita. In questo senso, il verde urbano comprende tutti quegli spazi disponibili per i cittadini. Dai giardini, ai parchi, al verde attrezzato di quartiere e altre infrastrutture.

2,7% la presenza media di verde urbano nei capoluoghi di provincia.

Nelle città, la maggior concentrazione di edifici e strade lascia poco spazio ad aree verdi, cosa che accade in misura minore nelle zone meno urbanizzate. Per verificare la situazione nelle città italiane, abbiamo considerato i metri quadrati di verde urbano disponibili per ogni cittadino, nei capoluoghi di provincia.

Il dato mostra i metri quadrati di verde urbano disponibili per abitante nei comuni capoluoghi di provincia. Per verde urbano si intendono giardini pubblici, parchi e altre infrastrutture, non classificate come aree protette, presenti sul territorio comunale.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)

Con 990,47 metri quadrati per abitante, Matera è al primo posto seguita da Trento (399,61 mq), Sondrio (316,94 mq) e Potenza (190,95 mq). I capoluoghi con meno disponibilità di verde urbano sono invece Isernia (5,90 mq), Trapani (5,52 mq), Caltanissetta (4,51 mq) e Crotone all'ultimo posto con 3,46 metri quadrati per abitante.

Come spiega il rapporto Ispra 2018, gli spazi verdi hanno un ruolo significativo nelle città. Da una parte svolgono una funzione sociale, in quanto rappresentano per i cittadini un luogo di svago. Dall'altra forniscono un servizio ambientale, poiché mitigano l'isola di calore che si crea nelle aree urbane per via di cementificazione, inquinamento e altre cause. Per queste ragioni, è importante che l'amministrazione pubblica si impegni a promuovere lo sviluppo e il mantenimento del verde urbano.

La gestione del verde urbano

Lo sviluppo del verde urbano è regolamentato dalla legge 10/2013. Tale norma prevede per lo stato un ruolo di monitoraggio e pianificazione a livello nazionale, mentre a regioni, province e comuni affida funzioni più operative e, in alcuni casi, di pianificazione a livello locale.

Il comitato per lo sviluppo del verde pubblico, istituito presso il ministero dell'ambiente, fissa criteri e linee guida per la realizzazione delle aree verdi e controlla che le amministrazioni locali le seguano. Da parte loro, regioni, province e comuni promuovono l'incremento degli spazi verdi, in base alle rispettive competenze e risorse, e rendono conto annualmente dei progressi fatti in questo senso.

I comuni sono gli attori principali nella gestione del verde urbano.

La strategia nazionale del verde urbano del 2018, elaborata dal comitato, sottolinea l'importanza dei comuni nello sviluppo di aree verdi. Innanzitutto, sono le amministrazioni comunali a doversi occupare in ogni caso della realizzazione materiale delle azioni necessarie. Inoltre, a seconda dei casi, i comuni hanno un ruolo importante anche nel definire le politiche locali, pur seguendo le linee guida del comitato. In questo senso, il principale strumento di pianificazione a disposizione degli enti locali è il "piano comunale del verde", che ha lo scopo di evidenziare esigenze e soluzioni coerenti in tale ambito.

La spesa dei comuni per tutela, valorizzazione e recupero ambientale

Per svolgere le funzioni che abbiamo visto, i comuni destinano parte del loro bilancio alla manutenzione del verde urbano. Tale spesa è inclusa nella voce di "tutela, valorizzazione e recupero ambientale", insieme a numerosi altri elementi. Dalle spese per il recupero di miniere e cave abbandonate, a quelle per la valutazione dell'impatto ambientale di piani e progetti. Comprende inoltre i sussidi a sostegno di enti e associazioni che operano per la tutela dell'ambiente.

Le spese per il verde pubblico non rientrano in una sola voce di bilancio.

È importante sottolineare che la voce considerata non comprende le spese per la manutenzione e la tutela di tutto il verde pubblico, ma solo di quello urbano. Parchi e riserve naturali protetti sono infatti pubblici ma non classificati come verde urbano, fatta eccezione per alcuni casi di sovrapposizione. E le spese destinate alla gestione di queste aree protette è inclusa in una diversa voce di bilancio denominata "aree protette, parchi naturali, protezione naturalistica e forestazione".

Questa suddivisione tra le voci di spesa pone degli ostacoli a livello di analisi. Da un lato, non permette di avere una visione del contributo complessivo che i comuni destinano alla promozione del verde. Dall'altro, la quantità di elementi compresi nel programma di "tutela, valorizzazione e recupero ambientale" impedisce di isolare la sola spesa per il verde urbano.

Tenendo dunque presente che la voce di "tutela, valorizzazione e recupero ambientale" comprende diverse attività, vediamo quanto hanno speso in questo ambito i comuni più popolosi d'Italia nel 2017.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2017
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

Tra le grandi città, sono quelle del nord e del centro a registrare i livelli più alti di spesa per la tutela dell'ambiente, seppur con delle eccezioni. Bari è infatti al secondo posto dopo Venezia con 53 euro pro capite, mentre Verona è penultima con 8 euro pro capite, seguita solo da Messina.

È interessante notare che Venezia e Verona, due grandi città della stessa regione, registrano livelli di spesa opposti. Per approfondire questo confronto abbiamo ampliato l'analisi ai bilanci di tutti i comuni delle province di Verona e Venezia.

I dati mostrano la spesa per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni che non compaiono nella mappa.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2017
(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)

Il risultato del confronto tra capoluoghi sembra ripetersi a livello provinciale. I comuni della provincia di Venezia presentano infatti un valore mediano di spesa di 10,42, superiore a quello dei comuni di Verona, pari a 4,68. Inoltre, mentre nella provincia di Venezia i comuni che non spendono in questo ambito sono l'11%, a Verona sono il 22%.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno, i comuni inviano i propri bilanci alla direzione centrale della finanza locale del ministero dell'interno, che li pubblica. Noi estraiamo i dati, li elaboriamo aggregandoli in voci di entrata e di spesa, e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati di openbilanci possono essere liberamente scaricati e utilizzati per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

 

Foto credit: Unsplash Florin Corbu - Licenza

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