Il nuovo parlamento europeo Focus Europa

Dopo il voto di maggio prende ufficialmente il via il nuovo parlamento europeo. Scopriamo com’è andato il voto nei singoli paesi, ma anche dati su composizione, età media ed equilibrio di genere.

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Continuano insieme ad Agi gli speciali di Focus Europa, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest’anno racconteremo l’attività delle istituzioni Ue e la posizione dell’Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2020.

Il nuovo parlamento

Alla fine di maggio i cittadini europei si sono recati alle urne per il rinnovo del parlamento europeo. Si tratta della nona elezione europea, che si svolge ogni 5 anni a partire dal 1979. Gli occhi dell’Europa e del mondo sono stati puntati su queste elezioni più che in passato. Si pensava infatti che i partiti sovranisti ed euroscettici che hanno sempre più successo in Europa ribaltassero la maggioranza in parlamento. Ciò non è avvenuto ma i partiti tradizionali che solitamente detenevano la maggioranza autonomamente, ovvero popolari e democratici, dovranno trovare una sponda in altri gruppi.

Ora che il parlamento è stato eletto, l’attenzione è stata spostata sulle trattative per le nomine. La definizione delle maggioranze e delle cariche sono particolarmente importanti in questo momento. Infatti le istituzioni europee dovranno presto gestire importanti dossier. Primo tra tutti la Brexit, per la quale ancora non è stato raggiunto un accordo. Secondo, un tema più “tecnico”: la definizione del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027, ovvero del bilancio pluriennale dell’Unione.

Per l’Italia poi sono state elezioni rilevanti per le possibili ripercussioni a livello nazionale: gli elettori hanno ribaltato i rapporti di forza tra i partiti al governo, generando ipotesi relative a un rimpasto di governo e addirittura timori di elezioni anticipate.

Le elezioni, com’è andata l’affluenza

Tra il 23 ed il 26 maggio si sono svolte le elezioni per i componenti del nuovo parlamento europeo. Si è trattato di elezioni molto sentite, come dimostrato dall’aumento dell’affluenza a livello europeo.

50,62% l’affluenza alle elezioni per il parlamento europeo del 2019.

Il dato sulla rinnovata partecipazione è importante, perché solitamente queste sono considerate meno rilevanti rispetto a quelle politiche. In passato infatti, anche a causa dell’ingresso nell’Unione di partiti notoriamente euroscettici, non si era mai assistito a una ripresa dell’affluenza. Le elezioni per il parlamento europeo hanno visto in generale una netta risalita dell’affluenza, arrivata a superare di poco la metà degli aventi diritto.

Negli anni sono progressivamente aumentati gli stati membri e dunque il bacino degli elettori.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo.
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

L'affluenza più alta è stata alle prime elezioni a suffragio universale, nel 1979. Era poi dagli anni '90 che non si superava la soglia del 50%, più precisamente dal 1994, anno in cui l'affluenza raggiunse il 56,57%, per poi calare costantemente fino a toccare il punto più basso nel 2014, con il 42,6%.

+8 punti percentuali, l'aumento dell'affluenza alle elezioni europee 2019 rispetto al 2014.

Vi sono tuttavia delle importanti differenze tra paesi. In 13, su 28, si raggiunge o supera il 50% di partecipazione (compresa l'Italia). Tuttavia, sono ben 9 i paesi in cui l'affluenza non raggiunge il 40%, molti situati in Europa dell'Est (Slovacchia, Slovenia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Lettonia, Estonia) a cui si aggiungono Croazia, Portogallo e Regno Unito, paese in cui la partecipazione ha risentito delle difficili trattative sulla Brexit.

Ci sono anche dei casi particolarmente virtuosi: a Malta l'affluenza è al 72,7%, mentre in Lussemburgo e Belgio sale addirittura rispettivamente all'84,24% e all'88,47%. Ciò nonostante, bisogna considerare che in questi ultimi due paesi il voto è obbligatorio.

In Belgio, Lussemburgo, Cipro, Grecia e Bulgaria il voto è obbligatorio.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

In verità, l'obbligo di recarsi alle urne è presente anche a Cipro, in Grecia e in Bulgaria, paese agli ultimi posti della classifica, ma la mancata applicazione di sanzioni spesso rende vano l'incentivo.

L'aumento complessivo dell'affluenza può essere dovuto al fatto che si sia trattato delle prime elezioni europee in cui al centro del dibattito e della campagna elettorale ci sono stati temi effettivamente europei, dalla questione dei migranti ai cambiamenti climatici. Fa tuttavia eccezione l'Italia, dove le elezioni per il parlamento europeo sono state considerate sostanzialmente come un voto sull'operato del governo nazionale. Lega e 5 stelle sembravano infatti più concentrati sugli equilibri in Italia e hanno giocato una partita interna. In campagna elettorale infatti alcuni temi caldi sono stati flat tax e salario minimo.

L'affluenza in Italia

Il nostro paese non ha seguito il trend generale europeo che ha visto aumentare la partecipazione, infatti l'affluenza è calata di quasi 3 punti percentuali rispetto al 2014.

Il calo alle elezioni europee corrisponde a un generale calo dell’affluenza alle urne nel nostro paese.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Dei quasi 50 milioni di elettori se ne sono infatti presentati poco oltre 27 milioni e mezzo. Il dato tuttavia è coerente con il generale andamento per il nostro paese: tranne che nel 2004, anno in cui c'è stato un lieve aumento dell'affluenza rispetto alla precedente tornata del 1999, la partecipazione alle elezioni del parlamento europeo nel nostro paese è calata costantemente. In ogni caso, come in Europa ci sono differenze tra i diversi paesi, in Italia ci sono differenze all'interno delle singole regioni.

Per le elezioni europee il nostro paese è suddiviso in 5 circoscrizioni: Italia nord-occidentale; Italia nord-orientale; Italia centrale; Italia meridionale; Italia insulare. A queste si aggiunge poi il voto proveniente dall’estero.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

È in particolare nelle isole che l'astensionismo tocca i picchi più alti, superando il 60% sia in Sardegna che in Sicilia. In generale è nel meridione che la partecipazione è più bassa, mediamente al 46%. Meglio in nord e il centro, con un'affluenza media del 60% e 62%. Infine, la regione più virtuosa d'Italia è l'Umbria, dove l'affluenza arriva al 67,7%, seguita da Emilia Romagna (67,3%) e Toscana (65,76%).

Se si fa il confronto con le elezioni del 2014 tuttavia, si nota come in tutte le regioni italiane l'affluenza sia in calo. Fanno eccezione solo Valle D'Aosta (+2,33 punti percentuali) e Trentino Alto Adige (+7,17 punti percentuali). Il calo maggiore è stato in Abruzzo, dove l'affluenza è passata dal 64,1% del 2014 al 52,6% del 2019.

Le preferenze espresse

Una riflessione interessante riguarda i voti di preferenza. La legge elettorale italiana per il rinnovo del parlamento europeo prevede infatti un sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 4% e prevede la possibilità di esprimere da una a tre preferenze. Sono stati infatti soprattutto gli elettori di Fratelli d'Italia e Forza Italia a esprimere una preferenza per un candidato, seguiti da chi ha votato Pd. Questo è dovuto al fatto che in particolare i due partiti di destra sono guidati da leader particolarmente forti (rispettivamente Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi) che attirano molti voti di preferenza.

Andando a vedere le preferenze attribuite in termini assoluti, notiamo delle differenze rispetto al dato considerato per lista. Ad aver ottenuto il numero maggiore di preferenze è infatti Matteo Salvini (Lega), con oltre 2,3 milioni. In seconda e terza posizione ci sono, rispettivamente, Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, entrambi attorno al mezzo milione. Seguono nella classifica sei candidati del Pd, primo tra tutti Carlo Calenda, che si è unito ai democratici con la sua lista Siamo europei. Nono per numero di preferenze è David Sassoli (Pd), eletto presidente del nuovo parlamento europeo. Infine, in decima posizione l'unico candidato dei 5 stelle nella top ten, Dino Giarrusso.

Bisogna tuttavia considerare che il dato sulle preferenze è alterato dalle multicandidature, ovvero il fatto di presentarsi in più circoscrizioni. Ad esempio, Matteo Salvini e Giorgia Meloni erano presenti in tutte e 5 le circoscrizioni in cui era divisa l'Italia, Silvio Berlusconi in 4.

Il nuovo europarlamento

Nei mesi precedenti alle elezioni si pensava che le forze populiste ed antieuropeiste riuscissero a togliere la maggioranza ai partiti europei tradizionali. Questo non è avvenuto, tuttavia popolari e socialisti, che dal 1979 sono sempre riusciti, sommati, a ottenere la maggioranza assoluta, hanno visto notevolmente ridimensionata la propria presenza al parlamento europeo.

Popolari e socialisti nella scorsa legislatura esprimevano il 54% degli europarlamentari. Ad oggi, rappresentano rispettivamente il 24% e il 21% dei deputati, rimangono dunque sotto la soglia della maggioranza assoluta.

I dati fanno riferimento alle sessioni costitutive. I deputati di Id nella scorsa legislatura appartenevano al gruppo Enf, che si era formato solo nel 2015.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Nello specifico, i popolari hanno perso 39 seggi e i socialisti 37. Tuttavia, rimangono comunque i due partiti maggiori all'interno del parlamento. La perdita di scranni è compensata dal successo dei Verdi, che hanno guadagnato 14 rappresentanti, aumentando la propria presenza al parlamento europeo del 48%. In proporzione sono loro i veri vincitori di queste elezioni, anche se l'ondata verde non è stata la stessa in tutta l'Unione.

-18,45% la perdita in seggi di popolari e socialisti.

All'interno della composizione dei gruppi vi sono poi stati altri importanti cambiamenti. Anzitutto, non è più presente il gruppo Europa della Libertà e della Democrazia Diretta (Efdd), che già all'inizio della scorsa legislatura era stato dissolto per un breve periodo a causa della mancanza delle 7 nazionalità necessarie. Al gruppo, per l'Italia, partecipavano gli europarlamentari del Movimento 5 stelle nell'VIII legislatura e quelli della Lega Nord nella VII.

Inoltre, sono nati due nuovi gruppi, Renew Europe, che comprende i liberali dell'ex Alde e gli eletti nella lista di Macron, e Identità e democrazia, in cui sono confluiti, tra gli altri, la Lega e il Rassemblement national di Marine Le Pen. Il gruppo Id è sostanzialmente la continuazione del gruppo Europa delle nazioni e della libertà, nato nel 2015. Questo, nel parlamento uscente, poteva contare su 36 deputati, mentre oggi Id ne ha 73.

Il ridimensionamento delle forze tradizionali conferma un andamento presente sin dall'inizio del 2000.

Alcuni gruppi affini ma distinti sono stati aggregati a fini esplicativi nell’elaborazione. Nel 2019 deputati che nelle scorse legislature appartenevano a gruppi euroscettici sono confluiti tra i non iscritti per le difficoltà nella formazione di un gruppo.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Tuttavia, il cambiamento non è stato radicale come speravano i sovranisti, arrivati al 10%. Infatti un'eventuale alleanza tra popolari, Id ed Ecr si fermerebbe a quota 317 seggi, troppo sotto alla maggioranza assoluta di 376. La tradizionale alleanza tra popolari e socialisti arriva invece a 336 seggi, a cui possono aggiungersi sia i liberali di Re (108) che i Verdi (74), superando in questo modo nettamente la maggioranza assoluta dei seggi.

I risultati in Italia

In Italia sono state ammesse 18 liste, candidate nelle 5 circoscrizioni in cui è stato suddiviso il paese (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole). A superare la soglia del 4% previsto dalla legge elettorale sono state 5 liste, a cui si aggiunge il Südtiroler Volkspartei (0,53% dei voti), lista che rappresenta alcune minoranze linguistiche in Alto Adige collegata a Forza Italia. Al contrario di quanto avvenuto in Europa in generale, in Italia il fronte euroscettico ha avuto particolare successo.

listagruppo al parlamento europeopercentuale risultatinumero di seggi
Lega Salvini premierId34,33%28
Partito democraticoS&d22,69%19
Movimento 5 stelleNi17,07%14
Forza ItaliaPpe8,79%6
Fratelli d'ItaliaEcr6,46%5
SvpPpe0,53%1

A guadagnare più di tutti è la Lega, che passa dai 5 seggi del 2014 a 28. Sul versante opposto il Partito democratico, che dopo l'exploit del 2014 (40% dei voti) è sceso al 22,69%, perdendo 12 seggi.

+440% l'aumento di voti della Lega alle elezioni europee rispetto al 2014.

In percentuale il Pd è tornato ad essere il secondo partito del paese (era sceso in terza posizione alle politiche del 2018) ma in termini assoluti ha perso numerosi voti, sia rispetto alle politiche 2018 che rispetto alle europee 2014. Anche Forza Italia continua a perdere consensi.

I dati fanno riferimento alle sessioni costitutive. Sono stati considerati solo i partiti che esprimevano deputati al momento delle due sessioni che hanno subito variazioni.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Ancora più interessante è andare a vedere la distribuzione dei voti nelle singole regioni. La Lega è risultata il primo partito in ben 13 regioni, il M5s in 6 e il Pd solo in una, la Toscana, nonostante complessivamente abbia ottenuto il 30% di voti in più rispetto al Movimento.

È stato considerato il partito che ha ottenuto i maggiori consensi all’interno della regione.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

A primo impatto è evidente una spaccatura nel nostro paese: Lega al centro nord, M5s al sud. Tuttavia, il partito di Salvini si conferma sempre più come partito nazionale, e non legato esclusivamente a una specifica area. Infatti la Lega è primo partito anche in Sardegna e in Abruzzo.

La particolarità del caso del nostro paese sta nel fatto che i partiti al governo nazionale, Lega e 5stelle, facciano entrambi parte di gruppi che al parlamento appartengono alla minoranza. È la prima volta che gli elettori italiani esprimono una maggioranza diversa da quella di Bruxelles. Non siamo il solo paese in questa situazione: come noi Polonia, Grecia e Regno Unito, che tuttavia sta per lasciare l'Unione. Il fatto di non appartenere alle famiglie politiche della maggioranza rischia di lasciarci fuori dai giochi nelle trattative per individuare importanti ruoli chiave all'interno dell'Unione.

Nello specifico, la Lega fa parte del neonato gruppo Identità e democrazia, mentre gli appartenenti al Movimento siedono tra i non iscritti. Altro tratto particolare della situazione dei nostri rappresentanti è che le due forze, alleate al governo nazionale, siano contrapposte in Unione europea.

Lega e 5stelle, alleate in Italia, sono avversarie in Europa.

Salvini infatti già nella primavera del 2019 ha avviato i contatti con gli altri partiti euroscettici presenti nei paesi dell'Ue al fine di rinnovare Europa delle nazioni e della libertà (Enf), gruppo nato nel 2015 e composto da nazionalisti ed euroscettici. Il nuovo gruppo è stato annunciato a giugno, poco dopo le elezioni, ed è composto da 73 membri, il 10% del totale. È stato nominato come presidente Marco Zanni, italiano esponente della Lega alla seconda legislatura europea.

I 5 stelle invece, nonostante nel periodo della campagna elettorale e in quello precedente avessero stretto accordi con alcuni partiti e movimenti europei in vista della creazione di un nuovo gruppo, non sono riusciti a ottenere i numeri necessari. I requisiti per la composizione di un gruppo al parlamento europeo sono infatti piuttosto stringenti: sono necessari 25 deputati provenienti da almeno 1/4 dei paesi membri. Inoltre, alla fine della scorsa legislatura è stata votata un'interpretazione del regolamento del parlamento che prevede che i partiti che compongono un gruppo, al momento della formazione, dichiarino affinità politica e obiettivi comuni da perseguire. E non basta la dichiarazione dei componenti: è l'ufficio di presidenza infatti, composto per rispecchiare la maggioranza in parlamento, a dichiarare la validità della dichiarazione.

La mancanza di un gruppo è chiaramente un problema per i 5 stelle. Infatti in Europa chi siede tra i non iscritti, senza uffici e con pochi fondi, restringe fortemente la capacità di incidere sulle politiche del parlamento, già limitata dal fatto di non sedere tra le file della maggioranza. Senza un gruppo il movimento rimane inoltre fuori dalle trattative per i vertici delle commissioni.

 Abbiamo tentato con tutte le nostre forze di costituire un nuovo gruppo: per un soffio non ci siamo riusciti.

Le delegazioni nazionali nei gruppi

Come abbiamo detto, i parlamentari europei si iscrivono a gruppi parlamentari corrispondenti al proprio orientamento politico. Poiché i gruppi appartenenti alla maggioranza hanno maggiore possibilità di avere un impatto sulle politiche dell'Unione, è interessante andare a vedere se alcuni paesi hanno un peso maggiore all'interno di un gruppo rispetto ad altri.

In generale, nessun gruppo ha membri di tutti i paesi. Chiaramente, i paesi più grandi hanno maggiori possibilità di avere grandi delegazioni all'interno dei gruppi. Infatti solo la Germania, con 96 eletti, ha membri in tutti i gruppi. Tuttavia, se si escludono i non iscritti, anche il Belgio ha almeno un membro per gruppo europeo.

I dati fanno riferimento alla sessione costitutiva. Sono stati considerati singolarmente i 6 paesi con le delegazioni maggiori al parlamento europeo.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo.
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

La Germania è il paese con la delegazione più grande in ben 3 gruppi: popolari, verdi e, a pari merito con Francia e Spagna, Gue/Ngl. La Francia è anche molto presente (30%) nel gruppo sovranista Id, di cui fanno parte, oltre a due indipendenti, i deputati del Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen. È tuttavia l'Italia a esprimere la maggior parte di questo gruppo, quasi il 40%. Il nostro paese è anche quello che, assieme al Regno Unito, esprime più membri tra i non iscritti. È infatti qui che siedono i 14 eletti dei 5 stelle.

Ad avere invece la delegazione proporzionalmente maggiore all'interno di un gruppo è la Polonia, che con 26 deputati nel gruppo Ecr ne rappresenta il 42%. Se poi vediamo nello specifico i seggi del nostro paese, emerge come la maggior parte appartengono al gruppo Id, di cui del resto, come già detto, siamo la delegazione maggiore. Segue il gruppo dei socialisti a cui è iscritto oltre 1/4 degli europarlamentari italiani, i 19 eletti dal Pd. I non iscritti, tra cui siedono i deputati del M5s, rappresentano quasi 20% dei deputati italiani a Bruxelles.

I dati fanno riferimento alla sessione costitutiva del parlamento europeo del 2 luglio 2019.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

 

Come sono andati i partiti nazionali

Gli eletti al parlamento europeo si aggregano in gruppi a seconda del colore politico. Tuttavia, i cittadini europei votano i propri rappresentanti a Bruxelles sulla base di liste elettorali che solitamente rappresentano un partito nazionale. Nelle elezioni del maggio 2019 i partiti nazionali che hanno ottenuto più rappresentanti sono stati il Brexit Party del Regno Unito e la Cdu-Csu tedesca.

I dati fanno riferimento alla seduta costitutiva del 2 luglio 2019.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Il caso vuole che il partito inglese sia notoriamente euroscettico, e che una volta concluso l'accordo per l'uscita del Regno Unito dall'Ue gli eurodeputati del Brexit party non faranno più parte del parlamento. L'Italia ha ben 2 partiti tra i 10 più numerosi in Unione europea: la Lega, con 28 membri, e il Partito democratico, con 19 eletti.

Le new entry

Quello appena eletto è il parlamento europeo con la più alta percentuale di deputati alla prima legislatura: ben 453.

61% dei deputati eletti è al primo mandato europeo.

Si tratta di un aumento del tasso di ricambio di quasi 10 punti percentuali: nella scorsa legislatura infatti i neo eletti al primo mandato europeo erano il 48,5%. Per quanto riguarda nello specifico il nostro paese, la percentuale di nuovi eletti è inferiore alla media europea, e pari al 57,53%. Colpisce in particolare la differenza con la scorsa legislatura, quando il tasso di ricambio è stato del 67,1%.

L'età media degli eletti

La più giovane eletta ha 21 ed è la danese Kira Marie Peter-Hansen (Verdi/Ale), di 21 anni. Sul versante opposto, il più anziano è l'italiano Silvio Berlusconi (Fi), 82 anni, al secondo mandato europeo. Esaminando nello specifico gli eletti italiani, emerge che l'età media è complessivamente aumentata di poco più di un anno, passando dai 47,9 anni del 2014 ai 49,2 attuali.

L’età dei parlamentari è stata calcolata al giorno dell’elezione.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

A differenza della scorsa legislatura non c'è nessun deputato tra i 25 (età minima per essere eletti all'europarlamento in Italia) e i 29 anni: Mario Furore (M5s), europarlamentare italiano più giovane, ne ha 30. Sono poi aumentati gli eletti tra i 41 e i 50 anni, passati dal 30 al 36%. Infine, due superano i 70 anni: Franco Roberti (71) del Pd e il già citato Silvio Berlusconi (82) di Fi.

L'equilibrio di genere nel nuovo parlamento

Si conferma l'andamento che vede progressivamente aumentare la presenza delle donne al parlamento europeo. Infatti, se nel 1979 per ogni donna c'erano 5 uomini, oggi la componente femminile è salita al 40%.

È considerata la presenza delle donne al momento delle rispettive sessioni costitutive del parlamento europeo.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

L'Italia, che fino alle elezioni del 2009 eleggeva l parlamento pochissime donne (tra il 10 e il 21%) nel 2014 ha raggiunto il 40% e nelle ultime elezioni il 42%.

L’aumento delle donne italiane al parlamento europeo è stato conseguenza di meccanismi introdotti da due leggi elettorali: la legge 90 del 2004 e la legge 65 del 2014.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo.
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

Bisogna considerare che ci sono alcune regole all'interno della legge elettorale che favoriscono l'equilibrio di genere. Alcune riguardano i candidati: nelle liste nessuno dei due genere può superare la metà, mentre i primi due candidati in cima alla lista devono essere di sesso diverso. Altre regole riguardano gli elettori. Sei si esprimono due o tre preferenze, queste devono essere per candidati di genere diverso.

Andando a vedere la situazione nei diversi paesi europei emergono poi notevoli differenze. In 6 paesi la percentuale di donne elette è inferiore al 6%, mentre sono 7 gli stati in cui c'è un perfetto equilibrio di genere: Francia, Lussemburgo, Svezia, Austria, Lettonia, Malta e Slovenia. Solo in Finlandia sono state elette più donne che uomini, il 54%.

I dati fanno riferimento alla sessione costitutiva del 2 luglio 2019.

FONTE: elaborazione Agi-openpolis su dati del parlamento europeo.
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Luglio 2019)

L'ufficio di presidenza e la nuova commissione

Nei prossimi mesi assisteremo a trattative e dibattiti tra stati membri e gruppi europei per completare le nomine al vertice delle istituzioni più importanti dell'Unione europea.

La questione dei ruoli chiave in Unione europea è particolarmente importante per l'Italia. Si pone particolare attenzione ai ruoli chiave dell'Italia perché, se come dichiarano i nostri politici nazionali, abbiamo intenzione di cambiare le regole europee, sarà difficile farlo dall'opposizione, servono alleanze e capacità di trattativa.

Inoltre, nella scorsa legislatura occupavamo importanti ruoli di vertice. Anzitutto, la presidenza del parlamento europeo, con Antonio Tajani (Fi). Secondo, l'Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza, Federica Mogherini (Pd). Infine, il presidente della banca centrale europea, Mario Draghi.

Nella seduta del 3 luglio il parlamento ha eletto al secondo scrutinio, con 345 voti, David Maria Sassoli (Pd) come presidente del parlamento europeo. Il presidente del parlamento viene eletto a maggioranza assoluta dei voti. Se entro tre scrutini non si raggiunge tale soglia, si passa al ballottaggio tra i due deputati più votati al terzo scrutinio.

L'Ufficio di presidenza del parlamento europeo

nomeruolopaesegruppo
David Maria SassolipresidenteItaliaS&d
Mairead McGuinnessvicepresidenteIrlandaPpe
Pedro Silva PereiravicepresidentePortogalloS&d
Rainer WielandvicepresidenteGermaniaPpe
Katarina BarleyvicepresidenteGermaniaS&d
Othmar KarasvicepresidenteAustriaPpe
Ewa KopaczvicepresidentePoloniaPpe
Klara DobrevvicepresidenteUngheriaS&d
Dita CharanzovávicepresidenteRepubblica CecaRe
Nicola BeervicepresidenteGermaniaRe
Lívia JárókavicepresidenteUngheriaPpe
Heidi HautalavicepresidenteFinlandiaVerdi/Ale
Marcel KolajavicepresidenteRepubblica CecaVerdi/Ale
Dimitrios PapadimoulisvicepresidenteGreciaGue-Ngl
Fabio Massimo CastaldovicepresidenteItaliaNi
Anne SanderquestoreFranciaPpe
Monika BenovàquestoreSlovacchiaS&d
David CasaquestoreMaltaPpe
Gilles BoyerquestoreFranciaRe
Karol KarskiquestorePoloniaEcr

Sassoli, esponente dei socialisti e democratici, è al suo terzo mandato europeo. Il voto è segreto, ma possiamo osservare le indicazioni di voto dei partiti nazionali italiani. Forza Italia ha votato scheda bianca, la Lega ha votato per il candidato Ceco Jan Zahradil (Ecr), Forza Italia si è astenuta, il M5s ha lasciato libertà di voto. Sassoli rimarrà in carica per due anni e mezzo, fino a metà legislatura.

Il ruolo del presidente del parlamento europeo è di grande prestigio. Il suo compito è prevalentemente quello di sovrintendere ai lavori del Parlamento europeo e dei suoi organi costitutivi. Garantisce inoltre il rispetto del regolamento e e rende esecutivo il bilancio dell'Unione con la sua firma. Ad aver espresso più presidenti del parlamento è stata la Germania (4, di cui uno, Martin Schulz, per due mandati). Seguono la Francia e la Spagna con 3 presidenti e infine l'Italia con due.

Sciolto il nodo del nuovo presidente della commissione europea, nei prossimi mesi prenderà forma il resto della commissione. Con il passo indietro di Giorgetti non è ancora chiaro quale sarà il nome che il governo metterà sul tavolo, e soprattutto quale sarà la casella che andrà a riempire.

 

Foto credit: Flickr parlamento europeo - Licenza

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