I minori e la percezione di non essere ascoltati dalla società #conibambini
L’ascolto è uno dei principi fondamentali garantiti dalla convenzione sui diritti dell’infanzia. Ma i giovani hanno la percezione di non avere un impatto. Un quadro sul tema, nonostante la mancanza di dati strutturati.
martedì 7 Aprile 2026 | Povertà educativa

- Il diritto all'ascolto del minore è una delle prerogative garantite dalla convenzione sui diritti dei minori.
- Il 40,1% dei ragazzi tra 14 e 19 anni è soddisfatto delle sue relazioni familiari e il 40,3% di quelle amicali.
- L'appartenenza al contesto scolastico è meno sentita.
- La lettura di questo tema risente del calo progressivo dei minori in Italia.
L’attenzione ai bisogni dei minori passa necessariamente per l’ascolto delle loro esigenze: partire dal loro punto di vista è infatti un punto di partenza obbligato nella programmazione di politiche pubbliche efficaci che vadano incontro alle loro necessità. Si tratta di un tema fondamentale da porsi, soprattutto alla luce della loro minore incidenza rispetto alla popolazione generale.
Il rischio da scongiurare è che la diminuzione della popolazione minorile in termini demografici si traduca anche in un minor impatto nel dibattito pubblico e sulla società della loro voce, delle loro percezioni e delle loro necessità. Elementi che vanno comunque considerati per favorire il benessere dei minori e incrementare il loro senso di appartenenza nei numerosi contesti della loro vita quotidiana, dalla scuola alla famiglia fino al gruppo di pari.
Ed è proprio in quest’ottica che il 9 aprile si celebra la Giornata nazionale dell’ascolto dei minori, istituita nel 2024 dal parlamento italiano.
La tutela dell’ascolto dei minori
L’ascolto è uno dei principi fondamentali garantiti dalla convenzione sui diritti dell’infanzia. Si tratta però di un principio richiamato in numerosi altri documenti e strategie a livello internazionale, europeo e nazionale, dal momento che ogni intervento e politica rivolta ai minori dovrebbe partire dalla consapevolezza dei loro problemi. Come evidenzia il garante per l’infanzia, l’ascolto non si esaurisce esclusivamente a un atto passivo ma si concretizza nel coinvolgimento del minore all’interno della società, diventandone quindi parte attiva.
Tale diritto, che è uno dei pilastri della convenzione Onu, rappresenta più di altri il passaggio dalla concezione di minorenne come oggetto di protezione a soggetto titolare di diritti. Da questo valore fondante discende il principio della partecipazione mediante la quale le persone di minore età acquisiscono consapevolezza circa il loro ruolo attivo all’interno della società rendendo trasparenti le decisioni che vengono prese a tutela dei loro diritti.
È importante quindi valutare quanto i giovani si sentano ascoltati e quanto il loro punto di vista venga valorizzato. In passato abbiamo evidenziato come su questi aspetti spesso manchino dati strutturati e disaggregati, ma alcune indicazioni in questo senso arrivano dalla raccolta annuale di dati da parte di Istat nell’ambito degli indicatori sul benessere equo e sostenibile (Bes).
La mancanza di dati strutturati rende complesso analizzare il fenomeno.
Si può infatti iniziare a comprendere quanto il minore si senta ascoltato considerando la gratificazione nei legami personali instaurati nei diversi contesti della propria vita. La soddisfazione per le relazioni familiari e quelle amicali sono due degli indicatori calcolati da Istat nell’ambito del sistema Bes che fornisce un quadro integrato dei principali fenomeni economici, sociali e ambientali italiani.
I ragazzi tra i 14 e i 19 anni sono i più soddisfatti delle proprie relazioni personali
Percentuale di persone soddisfatte delle proprie relazioni familiari e amicali (2024)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat-Bes
(consultati: mercoledì 4 Marzo 2026)
La popolazione compresa tra i 14 e i 19 anni riporta generalmente un maggiore appagamento sia per le relazioni amicali che per quelle familiari rispetto al resto della popolazione generale. Nel 2024, il 40,1% degli intervistati al di sotto dei 20 anni si dichiarava molto soddisfatta delle relazioni con i propri familiari e il 40,3% di quelle del contesto degli amici. Questi due dati diminuiscono all’aumentare dell’età, mostrando progressive situazioni di isolamento e scontentezza all’interno della popolazione più anziana. Si tratta comunque di dati che riguardano ovviamente una parte dei minori (gli adolescenti), dal momento che l’indagine riguarda la popolazione di almeno 14 anni.
Un altro ambito nel quale è importante considerare il ruolo del minore è quello scolastico. Secondo le rilevazioni Ocse-Pisa del 2022, in Italia il 76% dei ragazzi dichiara che riesce a fare facilmente amicizia mentre il 14% si sente solo e il 13% si sente escluso all’interno del contesto scolastico. In generale, nel 2022 il senso di appartenenza alla scuola degli studenti italiani risulta in calo rispetto al 2018.
Questi dati considerati finora danno solo una visione parziale del fenomeno. Come abbiamo infatti analizzato l’anno scorso, al crescere dell’età del minore diminuisce la facilità di parlare con i genitori, così come la fiducia degli alunni nella capacità degli insegnanti di interessarsi a loro. Prendere sul serio il punto di vista dei più giovani parte anche dalla comprensione di questo tipo di dinamiche interne alla stessa fascia d’età più ampia, consapevoli delle differenti esigenze dei bambini e dei ragazzi a seconda della fase di vita in cui si trovano.
I giovani percepiscono di avere difficoltà nell’essere ascoltati dalla società.
Cruciale nel quadro è anche la fiducia nelle istituzioni, ponte per il coinvolgimento attivo dei più giovani. Secondo i dati di Eurobarometro, nel 2024 in Italia il 61% delle persone di età compresa tra 15 e 24 anni ha fiducia nel parlamento europeo e il 42% in quello italiano. Andando però a vedere i dati nell’indagine specifica sulla gioventù si ottiene un quadro più sfaccettato: il 21% dei giovani italiani ha dichiarato di aver promosso o sottoscritto una petizione (contro una media Ue del 26%) e più bassa ancora l’incidenza di chi ha contattato un politico (7%). Il motivo principale per cui questo accade è perché c’è la percezione di non avere un impatto (31%).
Sono sempre di meno i minori in Italia
È importante inserire questi ragionamenti all’interno dell’attuale quadro demografico. L’intero continente europeo registra da tempo un forte calo delle nascite in diversi paesi. In questo contesto, l’Italia è uno di quelli dove si rileva un calo costante del tasso di fecondità: dal 1970 al 2024 si è passati da 2,38 parti per donna a 1,18.
C’è un maggiore squilibrio demografico tra i minori e gli anziani.
Minori nascite portano a un conseguente assottigliamento delle fasce d’età più giovani, un incremento dell’età media e un maggiore sbilanciamento rispetto alla popolazione anziana. Stando infatti ai dati Istat del 2025, per ogni minore di età compresa tra 0 e 14 anni ci sono circa 2 anziani con più di 65 anni. Nel 2005, i minori che vivevano in Italia erano circa 10 milioni, pari circa al 17% della popolazione totale. Nel 2024 i residenti italiani con meno di 18 anni sono circa 8,9 milioni, componendo una frazione piuttosto ridotta della popolazione generale.
15,1% la popolazione in Italia di età inferiore ai 18 anni nel 2024.
Si tratta di un dato che non subisce sostanziali cambiamenti nel momento in cui si analizza a un livello territoriale più granulare. La regione dove l’incidenza è maggiore è quella del Trentino-Alto Adige (17,3%), seguita da Campania (16,8%) e Sicilia (16,2%). Quote più basse si rilevano invece in Molise (13,2%), Liguria (13,1%) e Sardegna (12,7%).
Crotone è il capoluogo con l’incidenza più alta di minori, Carbonia è quello che ne ha di meno
Percentuale di residenti 0-17 nei comuni italiani (2024)
FONTE: elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat
(consultati: giovedì 5 Marzo 2026)
Considerando i capoluoghi italiani, quello con l’incidenza più alta è Crotone (17,2%), seguito da Andria, Palermo e Catania, tutte e tre al 16,8%. Inferiori invece i valori di Cagliari (11,2%), Oristano (11,1%) e Carbonia (10,7%).
Questa sostanziale consistenza si rileva anche nel momento in cui si analizzano i territori alla luce della classificazione delle aree interne con delle lievi differenze tra i comuni dell’immediata periferia e quelli più distanti dai comuni baricentrici. I poli registrano un’incidenza di minori pari al 14,7% della popolazione, dato che aumenta per i poli intercomunali (15,4%) e i comuni cintura (15,7%). Diminuisce invece per le aree intermedie (15%) e periferiche (14,3%) fino a raggiungere il 13,7% nelle zone ultraperiferiche.
Sono 2.731 i comuni italiani in cui l’incidenza dei minori è pari o superiore alla media nazionale. Di questi, 90 registrano una percentuale maggiore o uguale al 20%. I territori dove ci sono più minori in relazione alla popolazione residente sono Rocca de’ Giorgi, in provincia di Pavia, con il 28,9% e Plati, a Reggio di Calabria, con un’incidenza del 27,5%. Sono entrambi due comuni piccoli, rispettivamente con 45 e 3.747 residenti.
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I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Foto: Leonardo Basso – licenza




