Gli incassi che i comuni ricavano dalla vendita di beni e servizi Bilanci dei comuni

Tra le voci di entrata più importanti del bilancio comunale una riguarda i proventi derivanti dalla vendita di beni a disposizione dell’amministrazione o di servizi a pagamento.

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Tra le entrate nei bilanci dei comuni ha un’importanza rilevante la vendita di beni o di servizi che l’amministrazione locale può porre in essere.

Negli ultimi anni, infatti, sempre di più gli enti locali hanno fatto ricorso alla vendita di immobili di proprietà, oppure alla fornitura di servizi a pagamento, con lo scopo di ricavare entrate per le casse comunali.

Parliamo di proventi che possono garantire un volume di affari tale da contribuire al funzionamento della macchina amministrativa e all’erogazione di servizi.

Le entrate derivanti da vendita di beni e servizi

Nella parte dei bilanci dei comuni dedicata alle entrate, troviamo una voce intitolata “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione di beni“, inclusa nella missione “Entrate extra-tributarie”.

Questa voce è a sua volta suddivisa in due comparti: le somme relative ai proventi dalla vendita di beni di consumo e quelli derivanti dalla gestione di beni.

In questa parte del bilancio troviamo le somme derivanti dalla vendita o dalla gestione di beni o servizi a pagamento.

Nella prima sottovoce troviamo le entrate derivanti dai proventi della vendita sul mercato di beni, come per esempio i beni sanitari, floreali o faunistici, o le entrate derivanti dal mercato di energia, acqua, gas e riscaldamento.

Ma in questa parte del bilancio vengono inserite anche le entrate derivanti da altri numerosi settori. Alcuni esempi sono i proventi da asili nido, dai corsi extra-scolastici, come anche dagli impianti sportivi, da mercati e fiere, da teatri, strutture residenziali per anziani, parcheggi a pagamento, bagni pubblici e molti altri servizi a pagamento per gli utilizzatori finali.

I proventi derivanti dalla gestione dei beni, invece, comprendono le entrate provenienti dai canoni per l’utilizzo e la concessione di beni di cui dispone l’ente comunale. Parliamo in questo caso di fitti, noleggi e locazioni per beni mobili ma anche immobili, come edifici e terreni.

Qui sono incluse anche le somme derivanti da fitti e diritti (come le royalties) per lo sfruttamento di giacimenti e risorse naturali su territorio di competenza del comune.

I dati mostrano il rapporto percentuale tra gli importi “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione di beni” e gli importi di tutte le entrate nel bilancio delle rispettive città. Entrate maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Tra le grandi città, Milano è di gran lunga il comune dove la vendita di beni e servizi "pesa" di più rispetto al totale delle entrate in bilancio: il 16,96% del totale. Seguono Verona (10,92%), Venezia (10,01%) e Bologna (9,36%).

Le città in cui questo tipo di entrata incide di meno sul bilancio comunale sono invece tutte al sud: Bari (3,44% del totale delle entrate), Napoli (1,83%) e Messina (1,44%).

Analizzando inoltre il volume delle entrate pro capite nel 2019, si conferma al primo posto Milano.

Il comune di Milano incassa 499,39 euro pro capite (pari a quasi 700 milioni di euro nel 2019) per la vendita di beni e servizi. Dopo il capoluogo lombardo le altre grandi città che registrano più entrate per questa voce sono tutte del nord o del centro: Firenze (347,53 euro pro capite), Venezia (344,55), Bologna (187,7) e Trieste (173,14).

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Il capoluogo lombardo incassa 499,39 euro pro capite (pari a quasi 700 milioni di euro nel 2019) per la vendita di beni e servizi.

Dopo Milano, le altre grandi città che registrano più entrate per questa voce sono tutte del nord o del centro: Firenze (347,53 euro pro capite), Venezia (344,55), Bologna (187,7) e Trieste (173,14).

I dati mostrano le entrate pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Tra le città italiane con popolazione superiore a 200mila abitanti, sono state considerate le 5 che nel 2019 hanno visto entrate maggiori in riferimento alla voce considerata.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2016-2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Negli ultimi 4 anni Milano è stata sempre la città ad aver incassato più entrate derivanti dalla vendita di beni e servizi. Anche se nel corso del tempo questa voce di entrata è aumentata in tutte le località considerate.

Bologna è il comune che ha visto un incremento maggiore (30,8% in 4 anni), seguita da Firenze (10,5%), Trieste (9,5%) e Venezia (9,2%).

Milano si è invece mantenuta piuttosto stabile, con un aumento del 3,6% delle entrate derivanti da vendita di beni e servizi, dal 2016 al 2019.

Per sapere quanto viene incassato nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano le entrate totali e pro capite nella voce “Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione di beni”. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le entrate relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Ampliando l'analisi a tutti i comuni italiani, notiamo che le tre amministrazioni a incassare più risorse pro capite si trovano tutte nella città metropolitana di Torino. Si tratta di Moncenisio (6.444,11 euro pro capite), Valprato Soana (5.956,83) e Ingria (5.926,04). Tutte somme notevolmente sopra la media nazionale (167,33 euro pro capite).

Se aggreghiamo i dati a livello regionale, le differenze tra i comuni del nord e del sud sono confermate. Sono infatti gli enti comunali della provincia autonoma di Bolzano a incassare di più dalla vendita di beni e servizi (625,43 euro pro capite in media), seguiti da quelli della provincia autonoma di Trento (503,45) e dai comuni valdostani (305,65).

Gli enti locali che in media registrano entrate minori da questo comparto si trovano invece tutti in regioni del sud: Basilicata (94,09 euro pro capite in media), Campania (88,28), Sicilia (86,45) e Puglia (66,03).

 

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Skyline di Milano, Gregory Smirnov - licenza

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