Ecco perché il Global Compact conviene all’Italia Cooperazione

L’accordo che sarà presentato a Marrakesh non lede la sovranità nazionale e conviene all’Italia. Intervista ad Andrea Stocchiero, esperto migrazioni di Concord.

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“L’impatto non sarà sulle politiche migratorie dell’Italia, ma sull’approccio multilaterale”: così Andrea Stocchiero, esperto migrazioni di Concord – la Confederazione europea delle ong per lo sviluppo – commenta l’annuncio della non partecipazione del governo italiano a Marrakesh per la presentazione del “Global Compact per una migrazione ordinata, sicura e regolare”. Stocchiero sottolinea come l’accordo non ha alcun impatto sulla sovranità nazionale, non prevedendo alcun obbligo o sanzione, ma solo un quadro di possibili azioni “che ciascuno stato può intraprendere a seconda della sua posizione”.


Ascolta l’intervista integrale ad Andrea Stocchiero

Perché all’Italia conviene il Global Compact?

Innanzitutto è un accordo volontario e non obbligatorio come sembra emergere dal dibattito politico di questi giorni. Vengono definiti principi, impegni e azioni che possono essere intraprese, ma che rimangono sempre nelle disponibilità degli stati sovrani. Le Nazioni Unite non impongono niente, offrono delle linee di indirizzo.

Conviene all’Italia perché fornisce un quadro politico per negoziare con i paesi di origine e di transito. Vai a "Che cos’è il Global Compact"

Tutto dipende dagli accordi che ogni stato farà con altri stati per regolare i flussi migratori. Le azioni da intraprendere possono essere di stampo più o meno liberale, o di controllo stringente sui flussi. Il Global Compact non pregiudica assolutamente il potere sovrano degli stati. Tanto che le ong lo criticano proprio per il fatto che non impone delle precise condizioni da seguire, se non il rispetto dei diritti umani, impegno già preso in altre convenzioni internazionali. Rimane l’ambiguità di un Global Compact che alla fine rimanda completamente agli stati sulle politiche migratorie da adottare.

Cosa cambia per l’Italia se aderisce? E se non aderisce quali possono essere le conseguenze?

Innanzitutto a Marrakesh non è prevista la firma. Io vedo un sacco di articoli che parlano di “firma”, ma a Marrakesh si adotta un documento dove nessuno firma niente perché, come per tutte le convezioni internazionali, la ratifica spetta ai Parlamenti. L’accordo non è vincolante, non sono previste delle sanzioni ma è un documento di indirizzo che può dare molti spunti per le politiche migratorie dei singoli stati. Non andando alla presentazione del Global Compact il governo italiano dà un segnale politico negativo. Significa non condividere un percorso a cui invece l’Italia ha partecipato andando a tutti gli incontri, anche dopo la nomina del nuovo governo. Conte si è esposto in un evento in cui ha affermato che l’Italia adotterà il Global Compact.

Se il nostro paese non aderisce, non cambia nulla per la politica migratoria italiana ma si danneggia l’approccio multilaterale, utile soprattutto agli stati più deboli.

Non c’è alcun danno per lo stato che non ratifica, semmai in chiave reputazionale politica a livello internazionale non fa una bella figura. Ma sembra che i nostri governi negli ultimi anni non si siano interessati a questo. Il problema, sempre di più, è che si sta andando verso decisioni politiche dove ognuno fa da sé e come gli conviene di più.

Quali sono state le fasi più importanti dei negoziati?

Una prima fase di consultazione c’è stata dal 2017 e si è conclusa in Messico. Stati, organizzazioni internazionali, società civile e settore privato, si sono potuti scambiare idee, opinioni e posizionamenti per arrivare alla definizione di quello che è stato il draft 0 e cioè una bozza del Global Compact, presentata nel febbraio 2018.  Da questo draft è partita la seconda fase, molto più impegnativa, quella della negoziazione tra gli stati sovrani. Da febbraio fino a luglio ci sono stati una serie di incontri in cui dal draft 0 si è passati al draft finale che si è concluso nel luglio 2018.

Quali sono le principali posizioni contrarie e le loro motivazioni?

I primi a ritirarsi sono stati gli Stati Uniti con Trump. Sono seguiti l’Ungheria, l’Australia, l’Austria e ora vediamo cosa deciderà il Parlamento italiano per il Global Compact. Questi ritiri sono fondamentalmente legati a motivi di carattere politico. Secondo queste posizioni il Global Compact non dà sufficiente riconoscimento al ruolo degli stati nel controllare – e se possibile ridurre – i flussi migratori, in particolare quelli per motivi economici. Secondo questi Paesi manca la sottolineatura dell’esigenza di rispondere alla domanda di controllo delle migrazioni, che poi, come sappiamo, in realtà va a creare nuovi flussi irregolari.

Qual’è stato il ruolo delle ong nei negoziati?

Nella prima fase, quella delle consultazioni, hanno potuto partecipare direttamente all’elaborazione delle idee del Global Compact. E’ stata una fase molto propositiva di condivisione con gli organismi internazionali negli incontri che ci sono stati. Nella seconda fase, quella del negoziato tra gli stati, il ruolo delle ong è stato di cercare di influenzare gli stati affinché prendessero posizioni a favore della migrazione regolare, prevedendo, oltre al riconoscimento dei diritti umani, anche misure di relativa apertura verso questi flussi. Perchè è evidente che se non c’è una relativa apertura – nessuno chiede quella completa –  le persone che hanno necessità di migrare trovano altri canali che sono per forza irregolari, esponendosi anche, purtroppo, alla perdita della vita. Le nostre ong e Concord tra queste, hanno prodotto documenti di posizionamento che sono stati presentati agli stati, di cui ogni governo ha potuto tenere conto o meno.

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