Di quanti medici dispongono i sistemi sanitari europei Europa

La pandemia ha avuto un forte impatto sugli ospedali europei, e se questi hanno risposto differentemente all’emergenza è anche perché esistono disparità, nazionali e regionali, nella disponibilità di risorse, a partire da quelle umane.

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Fin dall’inizio, la pandemia da Covid-19 ha messo in grave difficoltà i sistemi sanitari nazionali degli stati europei. La risposta data da ciascuno è dipesa e dipende ancora in larga parte dalle diverse risorse e capacità, economiche e umane, che variano ampiamente non solo a livello nazionale ma anche regionale.

Disparità che è possibile misurare, almeno in parte, anche attraverso i dati Eurostat relativi al numero di medici rispetto alla popolazione residente.

I medici messi a disposizione dal sistema sanitario

Sono diversi i fattori che hanno fatto sì che la mortalità da Covid-19 incidesse differentemente in diverse zone dell’Ue. Certamente, ci sono state le scelte politiche dei governi rispetto alla gestione dell’emergenza. Come anche l’età media della popolazione o la densità abitativa.

Alcuni fattori sono invece più o meno direttamente legati al funzionamento del sistema sanitario nazionale. Ad esempio, le condizioni di salute generali della popolazione o il suo status socio-economico ma anche, in maniera più immediata, la disponibilità di risorse, in primis di dottori.

Hospital bed numbers and/or the number of medical doctors are indicators that may be used to measure the capacity of health care system in regular times and also their resilience to pandemics such as COVID-19.

Si tratta di una delle variabili che indicano, come riporta Eurostat, lo stato della sanità pubblica in tempi normali, e conseguentemente anche la capacità di rispondere a un contesto di tipo emergenziale.

1,7 milioni circa i medici in Ue nel 2019.

Si tratta di 390,6 dottori ogni 100mila abitanti, un dato aumentato di 18 unità circa rispetto al 2016, quando erano 372 ogni 100mila. Anche in Italia si registra un aumento confrontando le stesse annualità, da 395,3 medici ogni 100mila abitanti nel 2016 a 405 nel 2019.

Analizzando poi i dati relativi ai vari paesi dell’Unione, vediamo che il panorama europeo è piuttosto eterogeneo. Dalla Grecia, dove sono 616 i medici ogni 100mila abitanti, al Belgio, dove il numero risulta quasi dimezzato (316).

Con “medici” si fa riferimento sia ai medici di base che agli specialisti. Non sono disponibili i dati per Danimarca, Estonia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Svezia e Finlandia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Dicembre 2021)

I dati di Grecia e Portogallo rappresentano sovrastime.

Osservando il grafico, è importante sottolineare che la Grecia è sì al primo posto, ma conta il personale sanitario differentemente rispetto agli altri paesi Ue, usando una categoria di riferimento più ampia che include tutti i medici forniti di licenza, e non soltanto i praticanti effettivi. Una cifra che include quindi anche i dottori in pensione e quelli che potrebbero essere emigrati all'estero. Un ragionamento simile vale anche per il Portogallo che, secondo le analisi Ocse, si troverebbe invece al di sotto della media Ue.

Non è importante però solo la disponibilità a livello nazionale, ma anche la distribuzione di queste risorse a livello locale, indice della capacità di raggiungere efficacemente la popolazione.

A livello regionale è Ceuta, enclave spagnola in Marocco, a riportare la cifra più elevata, con più di 900 dottori ogni 100mila abitanti. Seguono l'Attica, la regione della capitale greca, con 813,5 dottori e le regioni di Praga (736,2) e Vienna (686,75). Mentre a registrare le cifre più basse sono Mayotte, appartenente ai territori d'oltremare francesi (con 81 medici ogni 100mila abitanti) e la regione olandese del Flevoland (123,9).

907,8 medici ogni 100mila abitanti a Ceuta, la regione Ue più fornita.

In generale, sono le regioni di appartenenza delle capitali a disporre dei numeri più elevati di dottori in rapporto alla popolazione residente e in generale i territori urbanizzati rispetto a quelli più rurali.

Come sottolinea l'Ocse però a essere significativo non è solo il personale ospedaliero disponibile, ma anche la tipologia cui esso appartiene. Gli stipendi relativamente bassi dei medici di base e il minore prestigio rispetto ad altri percorsi fanno sì che molti neolaureati preferiscano intraprendere la strada della specializzazione. Secondo l'organizzazione però un mix equilibrato tra medi di base e specialisti è un ingrediente fondamentale di un buon sistema sanitario.

Con “altri generalisti” si intende altri medici non specializzati che lavorano in ospedale e i neolaureati in medicina che ancora non hanno conseguito una specializzazione. Mancano i dati di Slovacchia e Spagna.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Ocse
(ultimo aggiornamento: lunedì 10 Gennaio 2022)

Il Portogallo è l'unico paese Ue in cui la quota di medici di base supera il 40% del totale. Cifre elevate si registrano anche in Finlandia e Belgio (37%). Mentre è la Grecia a riportare il dato più basso (5,6%), a fronte della quota di specialisti più elevata di tutta l'Ue (84,2%).

I divari regionali nella disponibilità di medici

In Italia come nel resto d'Europa, il panorama nazionale è caratterizzato da disparità a livello regionale. A risultare fornito di personale medico, in rapporto alla popolazione residente, è in particolare il centro della penisola.

Con “medici” si fa riferimento sia ai medici di base che agli specialisti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Dicembre 2021)

Con oltre 482 dottori ogni 100mila abitanti, è la Sardegna la regione italiana più fornita. Seguono il Lazio (473,8) e la Liguria (462,4). A registrare le cifre più basse sono invece le due province autonome di Bolzano e Trento, con rispettivamente 324,4 e 329,2 dottori ogni 100mila abitanti. Seguite sotto questo aspetto dal Veneto (345,7) e dalla Basilicata (351,5).

In 3 regioni italiane, il numero di medici è diminuito.

Rispetto a qualche anno fa, in quasi tutte le regioni della penisola la disponibilità di dottori è aumentata. Fanno eccezione in questo senso la Valle d'Aosta, la provincia autonoma di Trento e la Sardegna, dove invece si è osservato un calo. Il più significativo è quello della Valle D’Aosta, passata da 373,7 medici ogni 100mila abitanti nel 2016 a 367 nel 2019.

 

Foto credit: Piron Guillaume - licenza

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