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	<title>economia Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307300</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati raccontano che i figli di genitori laureati hanno mediamente livelli di istruzione più alti. In Italia la mobilità sociale è ancora scarsa, e questo ha ricadute anche sull’occupazione. Un’analisi, comune per comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/">Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;accesso al lavoro è un tema chiave in un paese come l&#8217;Italia, dove il raggiungimento dell<a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" type="link" id="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8216;indipendenza dal nucleo familiare d&#8217;origine è spesso più lento</a>.</p>



<p>In questo contesto, <strong>un ruolo chiave è determinato dall&#8217;istruzione</strong>, che non soltanto permette di ottenere un&#8217;occupazione più facilmente ma anche di avere accesso a posizioni lavorative più stabili e con condizioni contrattuali più vantaggiose. <strong>Le opportunità di chi ha completato soltanto le scuole medie tendono ad essere minori rispetto a chi possiede un diploma di scuola superiore oppure una laurea.</strong></p>



<p>Tendenzialmente, sono i figli dei laureati che possono permettersi di portare a termine i cicli di studi dei gradi più alti mentre chi ha abbandonato precocemente gli studi ha spesso genitori che a loro volta non hanno un titolo di studio superiore al diploma di scuola media. Questa dinamica familiare è un aspetto da non sottovalutare, dal momento che la disparità in termini di istruzione (con conseguenti difficoltà a livello di occupazione) <strong>rende questo svantaggio sociale ereditario tra le generazioni.</strong></p>



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<h3 class="wp-block-heading">Quanto incide il tasso di istruzione sull&#8217;occupazione</h3>



<p><strong>Avere un grado di istruzione più alto rende le persone meno vulnerabili al rischio di disoccupazione.</strong> Questa dinamica viene influenzata da numerosi fattori come i veloci cambiamenti di natura tecnologica e l&#8217;importanza di determinate competenze che possono essere acquisite a scuola e all&#8217;università, oltre al fatto che per esercitare determinate professioni siano necessari specifici titoli di studio e percorsi abilitanti.</p>


<div id="nel-2024-il-527-dei-giovani-europei-che-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi-e-disoccupato-o-inattivo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_e69d9a614c55ec2480d839ef8635db7f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Chi abbandona precocemente la scuola ha difficoltà ad avere un&#8217;occupazione.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Questi sono tra i motivi per cui il tasso di occupazione tra chi ha abbandonato precocemente gli studi sia così basso.</strong> Secondo <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1150.pdf" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/SEPDF/cache/1150.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> nel 2024 il 9,8% delle persone con età compresa tra 18 e 24 anni riportano un titolo di studio pari al massimo al grado secondario inferiore, i cosiddetti <em>early leavers from education and training</em> (Elef). Il <strong>47,3%</strong> di loro risulta impiegato in un contesto lavorativo, il 30,1% dichiara di essere alla ricerca di un&#8217;occupazione mentre il rimanente 22,6% è inattivo. Confrontando i singoli paesi, solo 9 stati europei riportano tra le persone che hanno lasciato gli studi prima del tempo una quota superiore al 50%.</p>



<p>Le complessità nel trovare un&#8217;occupazione per chi ha un titolo di studio più basso si rilevano anche nel totale della popolazione in età lavorativa.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-degli-occupati-aumenta-per-titoli-di-studio-piu-alti/">L&#8217;incidenza degli occupati aumenta per titoli di studio più alti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-degli-occupati-aumenta-per-titoli-di-studio-piu-alti/">Tasso di occupazione per titolo di studio (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: venerdì 13 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Sempre nel 2024, il tasso di occupazione nei paesi europei è pari al 78%. <strong>Questo dato riporta però un&#8217;ampia forbice tra chi ha un titolo al più secondario inferiore (59,1%) rispetto a chi invece ha concluso la scuola secondaria superiore (78,3%) o ha concluso un ciclo di studi terziario (87,8%).</strong> Una dinamica evidente anche in Italia, dove il tasso di occupazione totale è pari al 70,1% ma scende al 55% per chi ha concluso solo le scuole medie per poi risalire al 74% e all&#8217;84,7% rispettivamente per chi è in possesso di un diploma di scuola superiore e una laurea o titolo equiparabile.</p>


<div id="in-italia-il-vantaggio-occupazionale-tra-chi-ha-la-laurea-e-il-diploma-di-scuola-superiore-e-di-circa-10-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il vantaggio occupazionale della laurea risulta quindi ancora molto alto, nonostante sia <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2024/#:~:text=In%20calo%20ma%20comunque%20molto%20elevato%20il%20vantaggio%20occupazionale%20della%20laurea" type="link" id="https://www.istat.it/comunicato-stampa/livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-anno-2024/#:~:text=In%20calo%20ma%20comunque%20molto%20elevato%20il%20vantaggio%20occupazionale%20della%20laurea" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in calo rispetto all&#8217;anno precedente</a>. Sia nei paesi europei che in Italia è pari all&#8217;incirca a 10 punti percentuali. Su questo però incidono i diversi indirizzi di studio e le discipline Stem sono quelle in cui si registrano i tassi maggiori.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’indirizzo di studio universitario incide significativamente sui tassi di occupazione: nel 2024, tra i 30-34enni il tasso di occupazione è del 77,9% per i laureati nell’area Umanistica e dei servizi, sale all’85,7% in quella Socio-economica e giuridica, raggiunge l’88,6% nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica e tocca il valore più elevato nelle discipline STEM (88,9%).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Livelli di istruzione e ritorni occupazionali (2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Come incide il titolo di studio dei genitori</h3>



<p><strong>Il grado di istruzione di una persona è fortemente associato al livello di istruzione dei genitori</strong>. Sempre secondo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" type="link" id="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2024 la quota di figli 25-34enni con laurea è pari al 66,6% nelle famiglie con almeno un genitore laureato, 42,7% se almeno un genitore è al massimo diplomato mentre scende al 12,9% quando entrambi i genitori possiedono al più un titolo secondario inferiore. Per quanto l&#8217;incidenza sia in crescita per i figli dei diplomati (+2,4 punti percentuali rispetto al 2023), si tratta di un valore ancora ampiamente al di sotto di quello riportato tra le famiglie con genitori laureati.</p>


<div id="il-228-dei-giovani-18-24-anni-che-hanno-abbandonato-precocemente-gli-studi-ha-dei-genitori-che-hanno-al-massimo-la-licenza-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_3b9acb8f5f39b378afad9ef89ece9610" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;abbandono scolastico è più frequente tra i figli di chi ha al massimo la licenza media.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>L&#8217;altra faccia della medaglia è che anche l&#8217;abbandono scolastico è fortemente associato al grado di istruzione dei genitori.</strong> Nel 2024, il 22,8% dei giovani tra 18 e 24 anni con madre e padre aventi al massimo la licenza media ha abbandonato gli studi prima del conseguimento della qualifica o del diploma di scuola superiore. Questo valore scende al 5,3% per famiglie con almeno un genitore diplomato e all&#8217;1,2% in quelle in cui almeno uno ha una laurea.</p>



<p>Queste dinamiche sono tipiche di quella che viene definita &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;: la possibilità di seguire gli studi, e quindi di poter accedere a occupazioni più stabili, meglio pagate e con condizioni più vantaggiose, è strettamente legata alla condizione economiche e sociali della famiglia di origine.<strong> Spesso quindi chi nasce in una famiglia svantaggiata dal punto di vista economico più difficilmente potrà distaccarsi da una tale condizione con lo studio. Di fatto quindi questa condizione di svantaggio risulta ereditaria.</strong></p>



<p>Alla luce di questi dati, è importante avere un quadro chiaro di come si sviluppa la situazione nei territori italiani. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Il rapporto tra occupazione e titolo di studio, comune per comune</h3>



<p>L&#8217;analisi a livello territoriale non può prescindere da una serie di annotazioni iniziali. Innanzitutto, sul piano comunale, i dati riportati da Istat fanno riferimento agli anni tra 2019 e 2022, con l&#8217;eccezione del 2020 per l&#8217;arrivo della pandemia.</p>



<p>Si tratta di un periodo particolare: <strong>questi dati sono stati rilevati a cavallo del periodo dell&#8217;emergenza pandemica</strong>, dove sono state limitate numerose attività in presenza e dove alcune imprese non hanno potuto continuare ad operare e le attività scolastiche e universitarie sono continuate grazie alla didattica a distanza. L&#8217;ultimo anno della rilevazione è quello della ripresa più continuativa delle attività in presenza.</p>



<p>Andiamo quindi a vedere nel dettaglio in quali aree del paese sono state rilevate le dinamiche più forti di ripresa dopo la pandemia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-crescita-chi-possiede-titoli-di-studio-superiori-alla-licenza-media/">In crescita chi possiede titoli di studio superiori alla licenza media</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-crescita-chi-possiede-titoli-di-studio-superiori-alla-licenza-media/">Differenze tra 2019 e 2022 del conseguimento del titolo di studio secondario e terziario e del tasso di occupazione</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: lunedì 16 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p><strong>Tra 2019 e 2022, quasi tutti i comuni riportano una crescita delle persone tra 25 e 49 anni con titoli di studio secondari superiori e terziari</strong> (rispettivamente, il 93,7% e il 92,6% sui 7.903 territori presenti in Italia nel 2022). Al contrario, <strong>il tasso di occupazione nella popolazione con più di 15 anni è in crescita per il 50,8% dei territori.</strong> Questi sono dati che vanno comunque considerati alla luce dell&#8217;importante <strong>incidenza dei piccoli comuni italiani</strong>: sono infatti 5.532 quelli che non superano i 5.000 abitanti, quasi il 70% di tutti quelli presenti sul territorio nazionale.</p>


<div id="tra-2019-e-2022-si-registra-una-crescita-in-tutti-i-capoluoghi-italiani-sia-per-chi-possiede-almeno-il-diploma-delle-scuole-superiori-che-per-chi-ha-la-laurea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>A livello di capoluoghi, in tutti si registra una crescita della popolazione con diplomi e qualifiche secondarie e lauree.</strong> Nel dettaglio, le persone che concludono l&#8217;istruzione secondaria superiore sono maggiori nei capoluoghi di <strong>Barletta, Andria e Trani, tutte e tre con 6,5 punti percentuali in più rispetto al 2019</strong>. Rispettivamente, le città riportano nel 2019 delle incidenze pari a 59,7, 50,3 e 60,4 e nel 2022 66,2%, 56,8% e 66,9%. A registrare la crescita minore sono invece Milano con 0,5 punti percentuali (con quota nel 2019 pari all&#8217;82,5% e nel 2022 all&#8217;83%), Imperia sempre con 0,5 (incidenza al 71,2% che cresce al 71,7%) e Ancona con 0,1 (percentuale nel 2019 pari al 78,2% e nel 2022 al 78,3%). L&#8217;istruzione terziaria registra invece un aumento più ampio ad <strong>Agrigento con 5,4</strong> punti percentuali (passando da 25,4% a 30,8%) , Padova (5,3 con una crescita da 42,9% a 48,2%) e Monza (5,2 con un incremento da 37,4% a 42,6%). Al contrario, è più contenuto a Carbonia (1,7 passando da 17,7% a 19,4%), Macerata (1,5 con un passaggio da 37,9% a 39,4%) e Imperia (0,8 con incremento da 24,3% a 25,1%).</p>



<p><strong>Per quello che riguarda invece l&#8217;occupazione, ci sono 6 comuni capoluogo che registrano un calo, seppur contenuto entro il punto percentuale.</strong> Le diminuzioni maggiori si registrano a Macerata (-0,6, da 48,6% a 48%), Cesena (-0,3, da 50,7% a 50,4%), Fermo (-0,3, da 46,5% a 46,2%). Gli altri invece riportano un aumento, con i valori maggiori ad <strong>Agrigento (2,4, da 36,5% a 38,9%)</strong>, Milano e Palermo (tutte e due con 2,2, rispettivamente da 52,3% a 54,5% e da 34,2% a 36,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2019_istruzione_occupazione/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla presenza di biblioteche è il censimento sulle biblioteche pubbliche e private effettuato da Istat e relativo all’anno 2022. Successivamente sono stati messi in relazione con i dati sui minori residenti, sempre di fonte Istat.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/laureato-sorridente-festeggia-con-corona-d-alloro-34311557/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-it/foto/laureato-sorridente-festeggia-con-corona-d-alloro-34311557/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Andrea Prochilo</a> &#8211; <a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-IT/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-livello-di-istruzione-e-troppo-legato-a-quelli-dei-genitori/">Il livello di istruzione è troppo legato a quelli dei genitori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno in Abruzzo ci sono oltre 400mila spostamenti di lavoratori e lavoratrici pendolari. È un fenomeno rilevante che pone diverse questioni per le politiche pubbliche: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione del territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/">I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ogni giorno in Abruzzo si registrano <strong>più di 400mila spostamenti di persone che si muovono per motivi di lavoro</strong>, di cui quasi un terzo verso le città capoluogo.</p>



<p>Come nel resto del paese, il pendolarismo dei lavoratori e delle lavoratrici abruzzesi rappresenta un fenomeno rilevante. I flussi generati da questi spostamenti, infatti, aprono <strong>diverse questioni per le politiche pubbliche</strong>: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione complessiva del territorio.</p>



<p>In regione ci sono poco più di 144mila imprese di cui circa 123mila attive. Sono <a href="https://agenziasviluppoaq.eu/cresa-informa-n-1-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">distribuite</a> su tutto il territorio territorio della regione, con maggiore concentrazione a Chieti (30% del totale) e Pescara (25,2%). <strong>Ogni giorno confluiscono verso questi luoghi di lavoro migliaia di lavoratori abruzzesi</strong>.</p>



<p><strong>L’analisi dei movimenti indica che nella regione gli spostamenti verso i capoluoghi spiegano solo una parte residuale del pendolarismo di lavoratori e lavoratrici. </strong></p>



<p>Questo quadro porta a riflettere sulla pianificazione e sull’organizzazione dei servizi indispensabili per rispondere alle esigenze di chi ogni giorno affronta spostamenti più o meno lunghi per raggiungere il luogo di lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il pendolarismo per lavoro in Abruzzo</h3>



<p>Per analizzare i flussi di spostamento per lavoro, <strong>Istat ha sviluppato una metodologia che permette di individuare i comuni di origine e di destinazione del pendolarismo. </strong>Grazie a questi dati è possibile capire quanti e quali spostamenti sono diretti verso una città capoluogo, in qualsiasi parte del paese.</p>


<div id="strillo-testo-block_943c844df039078b59a8f4507d299e64" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli spostamenti per lavoro spiegano solo una parte di quelli complessivi.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>È comunque importante ricordare che questi spostamenti non comprendono tutti i movimenti che le persone compiono quotidianamente</strong>: oltre al lavoro ci possono essere altri motivi che portano le persone a spostarsi dal proprio comune di residenza come per esempio dover fare la spesa, dover andare dal medico o ancora spostarsi per motivi di studio. Per questi ultimi, Istat ha elaborato una metodologia specifica che è attualmente <a href="https://www.youtube.com/live/qS5QSV4rres?si=3QuRA1TxNYGO62tx&amp;t=5589" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in corso di aggiornamento</a>.</p>



<p>Nel 2021 si stima che siano stati circa <strong>19,6 milioni i movimenti effettuati dai pendolari in Italia.</strong> Di questi, circa 7,6 milioni<strong> </strong>avviene verso un capoluogo di provincia del paese, comprendendo qualsiasi comune di partenza (quindi anche i capoluoghi stessi). In termini percentuali, <strong>lo spostamento verso i capoluoghi rappresenta il 39,1% del totale.</strong> L&#8217;analisi a livello regionale evidenzia comunque delle differenze tra i territori italiani.</p>


<div id="labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-le-citta-capoluogo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni con meno pendolarismo verso i capoluoghi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_304816_tab3"><p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304816"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>La regione italiana dove si registra più pendolarismo lavorativo verso il capoluogo è il <strong>Lazio</strong>, dove questo fenomeno riguarda il 65,2% dei movimenti (circa 1,2 milioni). Seguono Liguria (58,2%), Emilia-Romagna (43,1%) e Sicilia (42,7%). Sono 7 le regioni che superano la media nazionale. I valori più bassi si registrano invece in Calabria (31,4%), Veneto (28,4%) e Marche (27,2%). </p>



<p>L&#8217;Abruzzo registra poco più di 410mila spostamenti giornalieri per motivi di lavoro. Di questi, il <strong>32,1% </strong>(quasi 132 mila in termini assoluti) <strong>avviene verso un capoluogo.</strong> Si tratta di un valore di circa 7 punti percentuali inferiore rispetto alla media nazionale.</p>


<div id="strillo-testo-block_1ccc7ac623e152cf43ea3f6f7bf65f58" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il movimento verso i capoluoghi non spiega tutti gli spostamenti per lavoro.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Pur essendo importanti per il lavoro, i capoluoghi di provincia non sono gli unici poli che attraggono i pendolari.</strong> Questo è un elemento cruciale quando si parla di pianificazione efficiente dei servizi: i flussi diretti verso determinate aree rivelano infatti i bisogni della popolazione che le raggiunge ogni giorno. Si tratta di esigenze che possono riguardare la mobilità, ma anche la presenza di servizi come asili nido o altri presìdi utili per le famiglie dei lavoratori. Per questo è fondamentale analizzare gli spostamenti guardando oltre i confini provinciali, in ottica di gestione delle risorse e di sostegno dello sviluppo locale del territorio. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Per comprendere meglio quanto incidono gli spostamenti verso i capoluoghi nel territorio abruzzese, è stata utilizzata la <strong>classificazione Gssi.</strong> Questa particolare metodologia definisce delle polarità comunali sulla base di servizi considerati come essenziali. Ciascun comune può appartenere a 4 classi differenti ottenute attraverso la combinazione dei servizi presenti. Seguendo una metodologia per step, sono state individuate 48 polarità.</p>


<div id="piu-ci-si-avvicina-verso-le-citta-e-piu-aumenta-il-pendolarismo-verso-di-esse" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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        </section>
		




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Il pendolarismo verso i capoluoghi aumenta avvicinandosi alle città</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_304818_tab3"><p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304818"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304818" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Il primo elemento che risulta evidente dall&#8217;analisi è che più i comuni sono vicini ai capoluogo più riportano dei movimenti di pendolarismo verso le città.</strong> Questo è un dato interessante anche alla luce dell&#8217;incidenza degli spostamenti verso un capoluogo da parte dei comuni della montagna interna: questi movimenti compongono il 34,2% di tutti gli spostamenti per lavoro, non discostandosi particolarmente dalla media della regione. Il dato può essere spiegato con la vicinanza di alcuni capoluoghi, in primis quello dell&#8217;Aquila, ai grandi gruppi montuosi presenti in regione. </p>



<p>È possibile vedere l&#8217;effetto dei capoluoghi considerando la divisione comunale effettuata con la metodologia Gssi. <strong>Sono i comuni di rank 1 (quelli con più servizi essenziali) a registrare più spostamenti verso i capoluoghi (70,9%).</strong> Fanno parte di questa categoria i quattro comuni capoluogo stessi e Avezzano. Questo elemento ci permette di capire che tendenzialmente chi vive in un capoluogo rimane lì anche per lavoro.</p>


<div id="la-metodologia-del-gssi-ci-permette-di-capire-che-molti-spostamenti-gravitano-intorno-ai-quattro-capoluoghi-piu-avezzano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_f95adc6d7c11660c05f7a3ee59248ffa" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Tra i comuni di rank 1 c&#8217;è una differenza tra i capoluoghi e Avezzano.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Andando però ad analizzare i dati specifici sulle aree delineate dalla metodologia Gssi, quindi ampliando il raggio dei comuni interessati, <strong>si definiscono due dinamiche principali: quella dei capoluoghi e quella di Avezzano.</strong> Attorno ai capoluoghi stessi molti spostamenti gravitano attorno alla città principale, nello specifico: la polarità dell&#8217;Aquila registra una percentuale dell&#8217;85,5%, Chieti del 62,4%, Teramo del 59,7% e Pescara del 50,4%.</p>



<p><strong>Nel comune di Avezzano, il pendolarismo verso capoluoghi spiega solo il 10,5% degli spostamenti per lavoro</strong>; nell&#8217;area limitrofa a questo comune l&#8217;11,4%. Se però si considerano i movimenti verso lo stesso comune di Avezzano nei comuni adiacenti, il dato aumenta all&#8217;64%.</p>


<div id="strillo-testo-block_4a55bed0f18a505d3fb3c697f14f3fec" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;esempio di Vasto mostra più polarità tra i comuni vicini.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un esempio particolare che si può analizzare è quello di <strong>Vasto</strong>. Il comune risulta secondo la classificazione delle aree interne come intermedio, quindi distante almeno 28 minuti dal polo più vicino. Secondo invece la classificazione Gssi, è un comune di rank 2, ovvero un territorio in cui sono presenti dei servizi che possono essere importanti per la popolazione, seppur non nella stessa misura delle aree che rientrano nel rank 1. In questo contesto, il pendolarismo verso i capoluoghi dello stesso comune di Vasto si assesta al 3,7%, se si comprende l&#8217;area limitrofa si scende al 3,1%. Analizzando quali sono i comuni verso i quali ci sono più spostamenti nell&#8217;area in questione, si nota che i primi tre sono <strong>Vasto (37,6%), San Salvo (29,6%) e Atessa (8,8%).</strong> Nel dettaglio, San Salvo rientra all&#8217;interno della polarità di Vasto secondo la classificazione Gssi mentre Atessa è a sua volta una polarità di rank 3.</p>



<p>Questi esempi mostrano come le zone più attrattive a livello lavorativo non sono soltanto i capoluoghi e che superare la concezione dei confini provinciali è necessario per un&#8217;efficiente gestione dei servizi per i lavoratori sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2021_pendolarismoperlavoro.xls" target="_blank" rel="noopener">I movimenti pendolari in Abruzzo per motivi di lavoro</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stazione_di_Pescara_03.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia Commons</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/">I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298873</guid>

					<description><![CDATA[<p>Disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portano spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini. Condizioni di lavoro eque potrebbero contribuire a ridurre tali divari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 20 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/social-justice-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della giustizia sociale</a>. Evento promosso dall&#8217;<a href="https://www.ilo.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Organizzazione internazionale del lavoro</a> (Ilo) con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare sul tema e incentivare azioni concrete a livello internazionale. La possibilità di un lavoro dignitoso e di avere accesso a livelli adeguati di <em>welfare</em> sono elementi fondamentali per ambire a società più eque.</p>



<p>Tuttavia le recenti crisi internazionali e la persistenza di forti disparità socio-economiche pongono un&#8217;ipoteca sul raggiungimento di una società più giusta. In questo contesto, l&#8217;Ilo ha sottolineato in passato quanto negli ultimi decenni <strong>l&#8217;incremento dell&#8217;economia informale e del lavoro meno protetto abbia aumentato le disuguaglianze</strong> in molte economie.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] to place full and productive employment and decent work at the centre of economic and social policies.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/sites/default/files/2024-12/ILO-Declaration-2008_En.pdf" target="_blank">&#8211; 97° Conferenza internazionale del lavoro (28 maggio &#8211; 13 giugno 2008) </a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="disuguaglianze-eccessive-nella-condizione-di-partenza-delle-famiglie-portano-spesso-alla-riproduzione-di-divari-educativi-a-carico-di-bambine-e-bambini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-delle-disparita-economiche-sulla-condizione-dei-minori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> in passato come <strong>disuguaglianze eccessive nella condizione di partenza delle famiglie portino spesso alla riproduzione di divari educativi, sociali ed economici che ricadono su bambine e bambini</strong>. È tale dinamica che alimenta la cosiddetta trappola della povertà educativa. Per questo adeguati livelli di retribuzione e tutele per i lavoratori rappresentano anche una precondizione per garantire alle nuove generazioni condizioni di vita dignitose.</p>



<p>Da questo punto di vista purtroppo occorre sottolineare come <strong>l&#8217;Italia sia uno dei paesi europei con minore mobilità sociale</strong>, ovvero in cui risulta più difficile per chi nasce in una famiglia povera migliorare la propria condizione economica e sociale rispetto ai genitori. Un aspetto che emerge nei diversi indicatori presi in considerazione da istituzioni come&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/quante-generazioni-per-raggiungere-il-reddito-medio-nei-paesi-ocse/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-litalia-e-tra-i-paesi-con-minore-mobilita-sociale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">World economic forum</a>. Tali disuguaglianze hanno un impatto anche sugli esiti educativi,&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-peggiorare-della-condizione-familiare-calano-gli-apprendimenti-in-tutte-le-materie/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevabili già prima dell&#8217;emergenza Covid</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/come-vanno-gli-apprendimenti-in-quinta-superiore/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">confermati negli anni successivi</a>. In questo quadro non è da sottovalutare il fatto che, secondo i più recenti dati Istat, <strong>la percentuale di famiglie italiane con figli che si trovano in condizioni di povertà assoluta ha superato il 12%</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,4% </span>le famiglie italiane con minori a carico che nel 2023 si sono trovate in povertà assoluta.</p>
			        </section>
		


<p>Tendenze che peraltro coinvolgono anche quei nuclei in cui la persona di riferimento gode di un&#8217;occupazione ma i cui guadagni non sono sufficienti a garantire uno standard di vita adeguato alla propria famiglia, inclusi le necessità educative e sociali dei figli. Si tratta del cosiddetto &#8220;<strong>lavoro povero</strong>&#8220;, un fenomeno consistente anche in Italia. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che spesso <strong>non tutti i componenti familiari riescono a lavorare tanto quanto potrebbero</strong>. Questo ovviamente comporta una limitazione del reddito disponibile.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Le famiglie italiane in povertà assoluta</h3>



<p>Abbiamo evidenziato in passato come la povertà sia un <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fenomeno multidimensionale</a> che va oltre i soli aspetti monetari. Tuttavia il potere d&#8217;acquisto rappresenta certamente un indicatore da tenere in considerazione per analizzare le opportunità che una famiglia può offrire ai propri figli, sia in termini educativi che di inclusione sociale.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2023-erano-circa-13-milioni-i-bambini-italiani-che-vivevano-in-condizioni-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/REPORT_POVERTA_2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, nel 2023 erano <strong>oltre 1 milione e 295mila i minori che si trovavano a vivere in una condizione di povertà assoluta</strong> (13,8% a fronte di una media nazionale del 9,7%). Una situazione più frequente al sud (15,5%) rispetto al nord del paese (12,9%). Le famiglie in povertà assoluta con minori a carico erano <strong>quasi 748mila</strong>, con un’incidenza pari al <strong>12,4%</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1645bd3a240ede957085b9001645879f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà assoluta colpisce sempre di più anche le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Confrontando le variazioni statisticamente rilevanti rispetto al 2022 si può notare come ci sia stato un <strong>significativo incremento delle famiglie con minori in povertà assoluta in cui la persona di riferimento ricopre il ruolo di operaio o assimilato. Si passa infatti da una quota del 15,6% a uno del 19,4%</strong> (+3,8 punti percentuali). Viceversa la quota è molto più contenuta, come era ragionevole aspettarsi, in quelle famiglie con bambini in cui la persona di riferimento risulta essere dirigente, quadro o impiegato. Tale dinamica evidenzia in maniera netta come in Italia ci sia un problema molto consistente che riguarda il cosiddetto “<strong>lavoro povero</strong>”. Vale a dire quella condizione per cui una persona, pur avendo un’occupazione, non riesce a raggiungere un livello di reddito sufficiente per soddisfare i bisogni essenziali, rimanendo al di sotto della soglia di povertà.</p>


<div id="le-famiglie-con-minori-in-poverta-assoluta-in-cui-la-persona-di-riferimento-ricopre-il-ruolo-di-operaio-o-assimilato-sono-in-aumento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/">Incidenza della povertà assoluta tra le famiglie italiane con minori per condizione e posizione professionale della persona di riferimento (2022-2023)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298878_tab3"><p>Una persona si trova in povertà assoluta quando vive in una famiglia che non può permettersi l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, sono considerati essenziali per mantenere uno standard di vita minimamente accettabile. I dati presentati fanno riferimento alla nuova <a href="https://www.istat.it/it/archivio/289274" target="_blank" rel="noopener">revisione metodologica sulla misurazione della povertà assoluta</a>, avviata da Istat tra 2021 e 2023. Con &#8220;persona di riferimento&#8221; si intende il membro della famiglia che viene preso come punto di riferimento per classificare e analizzare le condizioni economiche del nucleo familiare. Tra gli &#8220;indipendenti&#8221; non sono conteggiati i liberi professionisti e gli imprenditori a causa della scarsa numerosità del campione. Le definizioni di persona occupata o in cerca di occupazione seguono la <a href="https://www.ilo.org/data-and-statistics" target="_blank" rel="noopener">classificazione dell&#8217;Ilo</a>. Tra le categorie raffigurate nel grafico, Istat considera come <strong>variazioni</strong> <strong>statisticamente rilevanti tra 2022 e 2023</strong> solamente quelle riguardanti le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio o assimilato o indipendente. Per maggiori informazioni consultare il prospetto 8 a questo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/10/Prospetti-2022-2023_def.xlsx" target="_blank" rel="noopener">link</a>.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 17 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta"
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                                          data-param-text="Nel 2023 sono aumentate le famiglie con figli in condizione di povertà assoluta - https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-sono-aumentate-le-famiglie-con-figli-in-condizione-di-poverta-assoluta/"
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                            <p><label for="embed-chart-298878"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-298878" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>In questo quadro si deve aggiungere anche <strong>l’incremento dell&#8217;incidenza della povertà assoluta nelle famiglie all’aumentare del numero di figli a carico</strong>. Parliamo in questo caso di coppie con figli. Nel 2023 erano il 6,6% in presenza di un minore. Dato che saliva all&#8217;11,6% nel caso di due figli e al 18,8% con 3 o più figli.</p>


<div id="tra-il-2017-e-il-2019-si-e-registrato-un-costante-aumento-delle-famiglie-in-cui-i-componenti-in-eta-lavorativa-sono-sottoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Famiglie e lavoro</h3>



<p>Abbiamo appena visto come non sempre le famiglie con figli a carico riescano a sfuggire dalla trappola della povertà, anche quando la persona di riferimento ha un&#8217;occupazione. Tuttavia si deve sempre ricordare come in Italia ci sia un tema legato alla difficoltà per molte persone di trovare un impiego. </p>



<p>I dati raccolti da Istat indicano come molte famiglie risultino sottoccupate rispetto al loro effettivo potenziale. Parliamo di quelle che vengono definite &#8220;<strong>famiglie a bassa intensità lavorativa</strong>&#8220;, ovvero nuclei in cui le persone che sarebbero in grado di lavorare &#8211; al netto dei componenti che studiano &#8211; lo hanno fatto per meno del 20% del loro effettivo potenziale.</p>



<p>A livello territoriale il fenomeno, <strong>ricostruibile fino a prima dell&#8217;emergenza Covid e solo per i comuni oltre 5000 abitanti</strong> grazie ai dataset di Istat, mostra un aumento dal 44,1% del 2017 al 48,4% del 2019 nei territori considerati. In questi comuni, la quota di famiglie anagrafiche in condizione di bassa intensità lavorativa è cresciuta di oltre 4 punti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+4,3 </span>l&#8217;incremento, in punti percentuali, delle famiglie a bassa intensità lavorativa dal 2017 al 2019.</p>
			        </section>
		


<p>Con la sola eccezione della <strong>Liguria</strong> (52,4%) sono le regioni meridionali a far registrare la più alta incidenza di famiglie a bassa intensità lavorativa. La quota più alta è quella della <strong>Sicilia</strong> con il 58%. Seguono <strong>Calabria</strong> (57,5%), <strong>Campania</strong> (53,1%) <strong>Puglia</strong> (52,9%), <strong>Molise</strong> (51,4%) e <strong>Sardegna</strong> (50,8%). Da notare però che anche nel centro-nord si registra un&#8217;incidenza superiore al 40% nei comuni con oltre 5.000 abitanti. In <strong>Trentino-Alto Adige</strong> ad esempio, dove troviamo la quota più bassa, parliamo comunque del 41,2%.</p>



<p>Questi livelli possono essere spiegati da un lato con la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/grecia-e-italia-prime-per-divario-di-genere-nelloccupazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bassa occupazione femminile che caratterizza il nostro paese in ambito europeo</a>, specialmente per le donne con figli; dall&#8217;altro con la presenza del <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-leconomia-non-osservata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro sommerso</a> che, come noto, è molto alta nel nostro paese</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Catania è la città con più famiglie colpite da bassa intensità lavorativa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Percentuale di famiglie anagrafiche con intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale (2019)</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/02/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-con-piu-famiglie-colpite-da-bassa-intensita-lavorativa/">Catania è la città con più famiglie colpite da bassa intensità lavorativa &#8211; Percentuale di famiglie anagrafiche con intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale (2019)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298884_tab3"><p>L&#8217;indicatore è calcolato come percentuale delle famiglie anagrafiche in cui si rileva un&#8217;intensità lavorativa inferiore al 20% del proprio potenziale. I dati sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat (A misura di comune)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-298884"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>A livello di comuni capoluogo, le 3 città in cui si registra la percentuale più alta di famiglie a bassa intensità lavorativa si trovano tutte in Sicilia. Si tratta di <strong>Catania</strong> (60,6%), <strong>Palermo</strong> (58,6%) e <strong>Trapani</strong> (58,5%). Il primo capoluogo non siciliano è la pugliese <strong>Taranto</strong> (58,6%). Le percentuali più basse si trovano invece a <strong>Prato</strong> (40,2%), <strong>Reggio Emilia</strong> (42,3%) e <strong>Trento</strong> (43,9%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_fvg.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_trentino.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_lavoro/famiglie_bassa_intensita%CC%80_lavoro_totale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
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				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. Le fonti dei dati sulle famiglie a bassa intensità lavorativa sono Istat &#8211; Condizioni socio-economiche delle famiglie &#8211; ARCH.I.M.E.DE (fonti amministrative integrate).</p>



<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-giacca-rosa-e-nera-in-piedi-sul-marciapiede-durante-il-giorno-zJGjaraaFO8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Egor Myznik</a> Unsplash &#8211;&nbsp;<a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-le-disuguaglianze-economiche-affliggono-la-condizione-minorile/">Come le disuguaglianze economiche affliggono la condizione minorile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Le importazioni di beni energetici in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297357</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia. Ascolta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">4,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il calo dell&#8217;energia lorda tra 2021 e 2022 in Unione europea.</strong> In termini assoluti, nel 2022 si assestava a 58.461 petajoule. Con questo valore si identifica la domanda di energia di un paese o di un territorio. La fonte energetica per cui si registra il calo maggiore è il gas naturale (-13,3%), principalmente dovuto alle instabilità tra Russia e Ucraina. Rimane comunque la seconda fonte del mix energetico europeo dietro al petrolio e i suoi derivati. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Si%20rileva%20un%20calo%20rispetto%20all%E2%80%99anno%20precedente%20del%204%2C5%25." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">quasi 18mila petajoule</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;ammontare delle esportazioni energetiche europee nel 2022</strong>. Sono invece circa 54mila le importazioni. A livello energetico quindi nel continente europeo l&#8217;import pesa molto di più rispetto all&#8217;export. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Per%20quel%20che%20riguarda%20invece%20importazioni%20ed%20esportazioni%2C%20nel%202022%20ammontavano%20rispettivamente%20a%2054.488%20petajoule%20e%2017.909%20petajoule." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">62,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la copertura delle importazioni della domanda energetica del continente nel 2022.</strong> Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, <span style="font-size: 15px;line-height: 22px"> la percentuale è andata aumentando fino al 2019 (60,5%) per poi diminuire tra 2020 e 2021, dove si è attestata al 55,5%.</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">97,7%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza delle importazioni di petrolio e derivati sull&#8217;energia lorda del continente europeo nel 2022.</strong> Alte anche le importazioni di gas naturale, che coprono il 97,6% della domanda. Minore invece quella di fonti fossili solide (45,8%) su cui non è da trascurare anche una riduzione della domanda complessiva. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=%C3%88%20possibile%20analizzare,%C3%A8%20in%20calo." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">19</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i paesi europei in cui le importazioni nette coprono più del 50% del fabbisogno energetico interno. </strong>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono particolarmente piccoli in termini di superficie. Si tratta di Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). In seguito a questi tre, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda del paese. Sono invece caratterizzati dall’incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295857</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più del 60% del fabbisogno di beni energetici in Ue è coperto dalle importazioni. In particolare, vengono importati la maggior parte dei beni energetici di tipo fossile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questi giorni è in corso a Baku, in Azerbaijan, la ventinovesima conferenza delle parti (Cop29), l&#8217;appuntamento annuale nel quale si discute lo stato degli impatti dei cambiamenti climatici e si definiscono gli impegni che ogni stato si assume per contrastarli. In particolare, al centro delle discussioni ci sono le <strong>questioni legate alla produzione e al consumo energetico degli stati aderenti alla conferenza</strong>, elementi su cui ha insistito anche l&#8217;<a href="https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-meloni-alla-cop29/27037" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervento</a> del governo italiano. D’altronde, tra i grandi paesi dell’Unione europea, l’Italia è uno di quelli che dipende di più dall’importazione di energia, sebbene questo sia un aspetto che riguarda tutti i paesi membri.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scopri la nostra campagna
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>La creazione di un mix energetico sostenibile che permetta un sostegno costante ai consumi è una necessità impellente</strong>, non soltanto per quel che riguarda l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente ma anche per evitare gli effetti di possibili instabilità geopolitiche che possono avere delle ricadute sulle importazioni di fonti fossili, come è stato per il caso della guerra in Ucraina. In questo quadro è importante comprendere, attraverso i dati disponibili, in che direzione sta andando il vecchio continente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La dipendenza energetica</h3>



<p>Ogni paese ha il proprio fabbisogno energetico. Questo viene rappresentato all&#8217;interno dei bilanci energetici europei dalla variabile dell&#8217;<strong>energia lorda</strong>. Per valutare quanto uno stato riesce con la propria produzione a gestire i consumi, si calcola il <strong>tasso di dipendenza energetica</strong>, che mette in relazione le importazioni nette (ovvero la differenza tra importazioni e esportazioni totali) e l&#8217;energia lorda. Questo numero, espresso in percentuale, dà un&#8217;idea generale di quanto uno stato dipenda dalle importazioni.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funzionano la produzione e il consumo di energia
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Se si ottiene un valore negativo, vuol dire che il paese è un esportatore netto di energia mentre se è positivo significa che è dipendente dalle importazioni. Un numero superiore al 100% indica invece che il paese sta accumulando i prodotti energetici.</p>



<p>Prima di entrare nel dettaglio dell&#8217;indicatore, è però utile fornire alcune informazioni di contesto. Stando ai <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13755859/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Eurostat</a>, in Unione europea, <strong>l&#8217;ammontare totale di energia lorda era nel 2022 pari a 58.461 petajoule</strong>. Si rileva un calo rispetto all&#8217;anno precedente del 4,5%. In particolare, è diminuito il fabbisogno di gas naturale (-13,3%). Si tratta di una diminuzione legata principalmente alle <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Energy_statistics_-_an_overview#Gross_available_energy:~:text=This%20decrease%20was%20mostly%20due%20to%20the%20demand%2Dreduction%20measures%20taken%20as%20a%20consequence%20of%20the%20Russian%20war%20on%20Ukraine.">tensioni tra Russia e Ucraina</a>, anche se il gas rimane la seconda fonte del mix energetico, dietro a petrolio e prodotti derivati. Un aspetto rilevante riguarda il fatto che le fonti rinnovabili sono in crescita, sorpassando i combustibili fossili solidi (come il carbone) dal 2018.</p>



<p>Per quel che riguarda invece importazioni ed esportazioni, nel 2022 ammontavano rispettivamente a 54.488 petajoule e 17.909 petajoule. <strong>Il continente registra un calo della produzione primaria di energia, al quale segue un incremento delle importazioni di prodotti energetici.</strong> Un aspetto che si riflette anche sull&#8217;indice di dipendenza energetica.</p>


<div id="in-unione-europea-il-625-del-fabbisogno-energetico-dipende-dalle-importazioni-nette" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Nel 2022 il 62,5% del fabbisogno energetico europeo dipende dalle importazioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Indice di dipendenza energetica nell&#8217;Unione europea (2013-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_s__custom_13725622/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: martedì 12 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-297066"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, la percentuale è in aumento fino al 2019 (60,5%) per poi calare tra 2020 e 2021 fino al 55,5%. <strong>Nel 2022 si registra invece un ulteriore aumento, raggiungendo il 62,5%.</strong></p>


<div id="limport-incide-principalmente-su-petrolio-e-derivati-977-e-gas-naturale-976" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>È possibile analizzare il dato a livello di singola fonte energetica. Nel 2022, la domanda europea più alta riguardava il <strong>petrolio e i derivati</strong>, raggiungendo i 21.523 petajoule. Le importazioni per questo tipo di prodotti ammontano al <strong>97,7%</strong>. Per quel che riguarda il <strong>gas naturale</strong>, la domanda (pari a 12.324 petajoule) viene coperta da importazioni per il <strong>97,6%</strong>. Parlando invece di fonti fossili solide, le importazioni coprono il 45,8% della domanda. Bisogna comunque puntualizzare che sia la produzione domestica che la domanda interna per questo ultimo tipo di prodotti è in calo.</p>


<div id="tra-i-paesi-piu-grandi-litalia-e-uno-di-quelli-che-dipende-di-piu-dalle-importazioni-di-energia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">In 19 paesi europei le importazioni coprono più del 50% del fabbisogno energetico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">Tasso di dipendenza energetica per i paesi europei (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13756871/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 14 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-297080"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). Tuttavia, parliamo in tutti i casi di paesi di dimensioni molto ridotte. Subito dopo, invece, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). <strong>Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda. </strong>Sono invece caratterizzati dall&#8217;incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%).</p>



<p>Il quadro complessivo quindi è quello di un continente che dipende ampiamente dalle importazioni energetiche, in particolare per i combustibili fossili che ancora compongono una parte importante del mix energetico generale dell&#8217;Unione europea. </p>



<p>Risulta quindi importante compiere scelte concrete per<strong> direzionare sensibilmente la produzione domestica verso fonti rinnovabili</strong>, a partire dagli impegni che i singoli stati si potranno assumere nel contesto della Cop.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-piattaforma-petrolifera-in-mezzo-alloceano-al-tramonto-rqWWhKzVCaU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arvind Vallabh</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295854</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne è di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La disparità di genere è un problema strutturale di tutte le società ed è rappresentata in molte sfaccettature. Una di queste è la disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che si tratti dell’accesso all’impiego o delle sue condizioni. <strong>Uno degli aspetti più emblematici è il divario retributivo di genere</strong>, una misura spesso complessa da contestualizzare e interpretare.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il divario retributivo di genere</h3>



<p><strong>L&#8217;obiettivo dell&#8217;indicatore è quello di individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici.</strong> Sono considerati sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre non sono compresi tutti i settori lavorativi, escludendo i comparti dell’agricoltura, della difesa, oltre che degli enti sovranazionali e dell’impiego pubblico. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Questo valore è attualmente uno dei più utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne è una priorità, per la quale è stata formulata una strategia specifica.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-divario-retributivo-di-genere/">
                &#8220;Che cos&#8217;è il divario retributivo di genere&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>È un indicatore particolarmente complesso da contestualizzare, dal momento che si tratta di una fotografia complessiva della situazione che <strong>riflette non solo le possibili disparità di trattamento per una medesima posizione ma anche numerose caratteristiche del mercato del lavoro.</strong> Ci sono infatti dei settori in cui tendenzialmente ci sono più donne o uomini occupati in cui si rilevano alcune dinamiche particolari e fasce salariali differenti, oltre alla diversità di posizioni che vengono ricoperte all&#8217;interno di un determinato contesto.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=SDG_5_-_Gender_equality&#038;oldid=531396#Positions_held_by_women_in_senior_management" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>l&#8217;incidenza delle donne con posizioni manageriali in Europa</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Nel 2022 si contavano in Unione europea circa 194 milioni di persone con un&#8217;occupazione, di cui poco meno di 104 sono uomini mentre circa 90 sono donne.</p>


<div id="in-europa-il-salario-orario-medio-femminile-e-inferiore-del-127-rispetto-a-quello-maschile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,7% </span>quanto le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini nell’economia europea nel suo complesso (Eurostat, 2022).</p>
			        </section>
		


<p>Questa percentuale aumenta al 13,1% se si considerano solo i paesi dell&#8217;area euro. Si tratta però di un dato che varia molto tra gli stati continentali.</p>


<div id="il-valore-piu-alto-si-registra-in-estonia-213-quello-piu-basso-in-lussemburgo-07" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">In Estonia il divario retributivo di genere si assesta al 21%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">Divario retributivo di genere nei paesi dell’Unione europea (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-296746"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il paese che registra la percentuale più alta è <strong>l&#8217;Estonia</strong>, paese dove il divario retributivo di genere si assesta al 21,3%. Seguono Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%). A registrare i valori minori sono invece Belgio (5,0%), Romania (4,5%)<br>e Italia (4,3%). La percentuale più bassa si registra in <strong>Lussemburgo</strong>: -0,7%. Significa che in quel paese, le donne guadagnano in media leggermente di più rispetto agli uomini.</p>



<p>Eurostat pubblica anche <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Gender_pay_gap_statistics#Gender_pay_gap_much_lower_for_young_employees" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di maggiore dettaglio</a> sul tema, rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro, dei lavoratori o delle lavoratrici. Per esempio, <strong>risulta più basso per lavoratrici e lavoratori più giovani</strong> mentre il settore in cui si registrano i valori più alti tra i paesi europei è quello <strong>finanziario e assicurativo.</strong> Si tratta però di dati parziali che non sono disponibili per tutti gli stati continentali.</p>


<div id="il-dato-europeo-e-in-leggero-calo-pero-non-e-considerato-sufficiente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">In Unione europea il divario retributivo di genere è in lieve calo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">Andamento del divario retributivo di genere in Unione europea e alcuni paesi europei (2010-2022)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_296748_tab3"><p>Il divario retributivo di genere mira a individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Si considerano sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre, non sono compresi tutti i settori lavorativi. Si escludono infatti le occupate e gli occupati del contesto agricolo, degli enti sovranazionali e chi è impiegato nel settore della difesa e nel pubblico impiego. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-296748"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tra il 2010 al 2022 assistiamo a un calo del divario retributivo di genere nei paesi dell’Ue. <strong>La percentuale raggiunge il suo massimo nel 2012 (16,4%) per poi scendere costantemente fino al 2021 e mantenere lo stesso valore nel 2022. </strong></p>



<p><strong>Si tratta però di una diminuzione che <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en">non viene considerata sufficiente</a> dalla Commissione europea. </strong>Il paese europeo tra quelli considerati che riporta sistematicamente il divario retributivo di genere più alto è la Germania mentre quello in cui è più basso è l&#8217;Italia. Ma, come viene spiegato in una nota del parlamento europeo, una percentuale minore non è per forza una rappresentazione dell&#8217;equità in senso più ampio del mercato del lavoro.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Interpretare i numeri non è così semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere. In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari più alti tendono a essere collegati ad un&#8217;elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200109STO69925/divario-retributivo-di-genere-le-donne-guadagnano-meno-degli-uomini-nell-ue#:~:text=Altri%20paesi%20con%20divari%20retributivi,Belgio%20(5%2C0%25)." target="_blank">&#8211; Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell’UE? &#8211; parlamento europeo</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="ci-sono-ulteriori-aspetti-da-considerare-per-valutare-lequita-nel-mercato-del-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ci sono quindi degli aspetti che non rientrano direttamente all&#8217;interno dell&#8217;indice che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla situazione. Parliamo per esempio dei <strong>diversi tassi di occupazione</strong>, che risultano tendenzialmente maggiori tra gli uomini rispetto alle donne, ma anche la <strong>differente quantità di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time e full-time.</strong> Aspetti che si legano al tema della disparità del <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di cura</a> tra uomini e donne e cosa comporta per la carriera della madre, costretta talvolta a un&#8217;interruzione del lavoro o a un part-time lavorativo.</p>



<p>Con l&#8217;obiettivo di considerare tutti questi elementi, Eurostat ha provato a sviluppare un indice composito chiamato <em>gender overall earning gap</em>. Ma è stato calcolato esclusivamente per il 2018, a causa di alcune dibattute complessità metodologiche.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-mette-le-note-adesive-sul-muro-Oalh2MojUuk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Goodman</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294546</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'occupazione femminile ha un effetto positivo sull'adattamento di un territorio allo spopolamento. In contesti come le aree interne, in particolare, ricoprono un ruolo importante le lavoratrici indipendenti, ovvero coloro che svolgono la loro attività senza un vincolo di subordinazione nell'impresa in cui operano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/">Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un mondo in costante evoluzione, anche sui lati tecnologici e sociali, i territori esclusi dai processi di cambiamento si trovano a fronteggiare spesso dinamiche di declino demografico e di conseguenza economico. <strong>È questo il caso delle aree interne:</strong> come succede nelle aree più periferiche di altri paesi, il destino di questi territori è spesso l&#8217;abbandono, con il conseguente spopolamento e invecchiamento della popolazione che rimane. </p>


<div id="loccupazione-femminile-incide-sulla-capacita-delle-aree-interne-di-resistere-a-shock-esterni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un destino che però, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/#la-letteratura-ha-approfondito-i-fattori-in-grado-di-invertire-la-tendenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, non necessariamente è scontato secondo la letteratura in materia. Alcuni territori interni infatti mostrano più di altri una maggiore adattabilità ai processi di cambiamento, legata a diversi fattori. <strong>Tra questi, un segnale individuato dalla letteratura è la capacità di intercettare le opportunità offerte dalla terziarizzazione dell’economia, in parallelo con un mercato del lavoro più inclusivo e alti livelli di occupazione femminile.</strong> Queste dinamiche generano effetti positivi di lungo periodo sulla resilienza delle aree interne legati al ruolo delle donne nel mercato del lavoro e, indirettamente, alla presenza di servizi legati alla cura di minori e anziani. Queste strutture consentono una maggiore facilità di inserimento e permanenza per le donne nel mondo del lavoro, riducendo i carichi legati al lavoro di cura che &#8211; per stereotipi di genere &#8211; solitamente ricade su di loro.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Female employment as driving factor in producing long-term positive trends in the areas under scrutiny points to the key role of women’s participation to the job market and, indirectly, to that of childcare and parenting assistance to make it possible.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/tesg.12535" target="_blank">&#8211; A. De Renzis , A. Faggian, G. Urso &#8211; Distant but vibrant places. Local determinants of adaptability capacity to peripherality (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In un quadro più generale, l&#8217;Italia &#8211; non soltanto nelle aree interne &#8211; presenta storicamente un ritardo rispetto all&#8217;occupazione femminile nel quadro Ue. Nel 2023, in Unione europea, il tasso di occupazione femminile della popolazione compresa tra 20 e 64 anni è pari a 70,2%. In Italia al contrario si attesta al 56,5%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media continentale. È il più basso registrato tra i 27 paesi dell&#8217;Unione. <strong>Il valore registrato in Abruzzo non si discosta particolarmente dalla media nazionale.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">55,9% </span>il tasso di occupazione femminile in Abruzzo nel 2023 (Istat).</p>
			        </section>
		


<p>Nel 2022, in Italia, le donne lavoratrici in età contributiva (ovvero sopra i 15 anni) sono circa 10,2 milioni, componendo il 42,8% degli occupati italiani. <strong>Poco meno di 214mila si trovano in Abruzzo</strong>.</p>


<div id="il-423-dei-lavoratori-abruzzesi-e-donna" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">42,3% </span>l&#8217;incidenza di lavoratrici abruzzesi degli occupati nella regione di età superiore ai 15 anni (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Circa un terzo delle occupate in Abruzzo è una lavoratrice indipendente: tra queste si comprendono imprenditrici, libere professioniste e lavoratrici autonome. In contesti come quello delle aree interne, il loro contributo è particolarmente importante: nel mantenere vitale un territorio, investono su di esso e lo scelgono come come sede per la propria impresa. <strong>Parliamo infatti di luoghi dove ogni attività, sia essa un negozio di vicinato, uno studio medico, un bar o un locale contribuisce anche nella creazione di una comunità e quindi nel rallentamento dello spopolamento.</strong> Abbiamo approfondito la loro incidenza attraverso l&#8217;analisi dei dati a livello regionale e comunale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;imprenditoria femminile in Abruzzo</h3>



<p>Per ricostruire in chiave locale questo aspetto, risulta particolarmente utile un indicatore raccolto da Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali: l<strong>&#8216;incidenza di donne sul totale dei lavoratori indipendenti del territorio.</strong> Si tratta di persone che svolgono la loro attività senza un vincolo formale di subordinazione. Questa categoria include le imprenditrici, le libere professioniste, le lavoratrici autonome e le professioniste che esercitano la loro attività all’interno di studi associati.</p>


<div id="in-abruzzo-le-lavoratrici-pesano-sul-totale-dei-lavoratori-indipendenti-per-il-327" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Quasi un terzo dei lavoratori indipendenti in Abruzzo è donna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Quasi un terzo dei lavoratori indipendenti in Abruzzo è donna &#8211; Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nelle regioni italiane (2021)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_294781_tab3"><p>Il dato fa riferimento alla quota di donne tra gli addetti d&#8217;impresa indipendenti registrati nelle regioni italiane. Con l&#8217;espressione, si intende chiunque sia occupato in un’unità giuridico-economica senza vincoli formali di subordinazione, con una remunerazione composta sia da reddito da lavoro che da reddito da capitale.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 12 Agosto 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-294781"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Se si prendono in considerazione tutte le regioni italiane, quelle con la quota maggiore di donne tra gli occupati con posizione indipendente si trovano principalmente nell&#8217;area del centro-nord. Quella che riporta le percentuali maggiori è la Liguria (34%) a cui seguono Umbria (33,8%), Lazio (33,7%) e Valle d&#8217;Aosta (33,7%). Incidenza minore invece nelle aree del sud, in particolare in Calabria (28,9%), Campania (28%) e Puglia (27,7%). <strong>L&#8217;Abruzzo, con il 32,7%, è la nona regione italiana per incidenza ma la prima dell&#8217;area del meridione.</strong></p>


<div id="in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-superano-il-50-degli-occupati-indipendenti-sono-tutti-situati-in-aree-montane-interne-principalmente-in-zone-intermedie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/">In 12 comuni abruzzesi le lavoratrici autonome superano il 50%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/">Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/">In 12 comuni abruzzesi le lavoratrici autonome superano il 50% &#8211; Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nei comuni abruzzesi (2021)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_294783_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_294783_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_294783_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_294783_tab3"><p>Il dato fa riferimento alla quota di donne tra gli addetti d’impresa indipendenti registrati nei comuni abruzzesi. Con l’espressione, si intende chiunque sia occupato in un’unità giuridico-economica senza vincoli formali di subordinazione, con una remunerazione composta sia da reddito da lavoro che da reddito da capitale. I dati non sono disponibili per i comuni in grigio.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 12 Agosto 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50.png" target="_blank" download></a>
						                                                
	                                        </div>
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                            <p><label for="embed-chart-294783"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-294783" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Scendendo con l&#8217;analisi a livello comunale, sono 12 i territori in cui l&#8217;incidenza supera il 50%. Sono tutti comuni classificati come montagna interna, di cui la maggior parte si trova nelle aree interne. In particolare, 6 comuni sono nelle zone intermedie, 3 in quelle periferiche, 2 in quelle ultraperiferiche e 1 in aree cintura. Quelli che registrano la quota maggiore sono <strong>Colledimacine</strong> (Chieti, 66,7%) e <strong>Montelapiano</strong> (Chieti, 66,7%). Per quel che riguarda invece i dati dei capoluoghi di provincia, i valori non si discostano particolarmente tra di loro. Quello in cui l&#8217;incidenza di donne tra i lavoratori indipendenti è maggiore è Chieti con 34,1% di presenza femminile. Seguono L&#8217;Aquila (33,8%), Teramo (33,7%) e Pescara (32,9%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/lavroratriciindipendenti_2021.xls" target="_blank" rel="noopener">Le lavoratrici indipendenti in Abruzzo.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-camicia-verde-che-si-siede-davanti-al-computer-64YrPKiguAE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ThisisEngineering </a>&#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/">Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295339</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alluvioni e disastri naturali sono in aumento e generano ingenti costi economici, oltre che ambientali. Ma in Italia solo il 5% dei danni è coperto da assicurazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le alluvioni che in questi giorni hanno coinvolto l’Emilia Romagna e la Toscana hanno riacceso i riflettori, per l’ennesima volta, sul tema degli eventi climatici pericolosi. </strong>Questi ultimi sono in aumento su scala globale, secondo la quasi totalità degli <a href="https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/chapter/chapter-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> e degli istituti dedicati. Gli eventi estremi sono legati per lo più all’aumento delle temperature medie globali, che vede tra le cause principali le attività umane. <strong>I fenomeni anomali, che vanno dalle alluvioni alle <a href="https://www.openpolis.it/le-ondate-di-calore-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ondate di calore</a>, hanno una forte ricaduta anche sulla società interessate oltre che sull&#8217;ambiente colpito. </strong></p>


<div id="strillo-testo-block_44bad4eb0d6dd7d9667723dc40e7a3ef" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli eventi climatici pericolosi generano anche perdite economiche.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Come è prevedibile quindi, hanno un costo  anche in termini economici.</strong> Prendendo come esempio l&#8217;Emilia-Romagna, gli eventi recenti si sono abbattuti su un territorio che già presenta delle fragilità, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-territorio-a-rischio-alluvioni-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, sul quale da tempo avvengono alluvioni e inondazioni. Se consideriamo anche solamente l’alluvione del maggio 2023, la regione <a href="https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/2023/giugno/alluvione-oltre-8-8-miliardi-di-euro-la-stima-provvisoria-dei-danni-di-cui-1-8-per-interventi-necessari-a-fare-fronte-emergenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha stimato</a> danni che sfiorano i 9 miliardi di euro. Di questi, 1,8 riguardano interventi emergenziali per la sicurezza come la riparazione degli argini e delle strade. Le valutazioni riguardano principalmente i danneggiamenti ai privati (2,1 miliardi), alle imprese (1,2) e al comparto agricolo (1,1).</p>






<p>Ogni singolo evento che crea delle perdite mina la stabilità delle comunità locali ma rappresenta anche un costo per lo stato, che spesso ha un ruolo nel contribuire ad ammortizzare il peso sui privati che hanno subito dei danni. <strong>Per strutturare al meglio gli aiuti, garantire una maggiore sicurezza ai cittadini e per mettere in atto strategie di adattamento sul lungo periodo, è cruciale contestualizzare i dati locali a livello nazionale e sovranazionale.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si quantificano le perdite economiche per eventi climatici estremi</h3>


<div id="lagenzia-europea-per-lambiente-ha-calcolato-un-indicatore-per-stimare-le-perdite-economiche-legate-a-eventi-climatici-estremi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Al momento non esiste una metodologia condivisa su come misurare i danni economici legati strettamente ai cambiamenti climatici. <strong>L&#8217;agenzia europea per l&#8217;ambiente (Eea) ha però costruito un indicatore che permette di avere dei dati storici sulle perdite confrontabili tra i singoli paesi europei.</strong> Viene pure utilizzato nella misurazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;agenda 2030, all&#8217;interno del <a href="https://www.globalcompactnetwork.org/it/il-global-compact-ita/sdgs/business-sdgs/1374-sdg-13-promuovere-azioni-a-tutti-i-livelli-per-combattere-il-cambiamento-climatico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">goal 13</a> relativo al contrasto ai cambiamenti climatici.</p>



<p>Le numerose cause di eventi ambientali pericolosi vengono raggruppate in tre ambiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>eventi meteorologici</strong> legati a fenomeni atmosferici come le tempeste e i fulmini;</li>



<li><strong>eventi idrologici</strong> collegati al ciclo dell’acqua, tra i quali rientrano per esempio le inondazioni;</li>



<li><strong>eventi climatici</strong> connessi a aspetti climatologici come le ondate di calore o di freddo.</li>
</ul>


<div id="in-unione-europea-nel-2022-ci-sono-stati-523-miliardi-di-euro-di-danni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Nel 2022 sono stati circa 52,3 i miliardi di euro quantificati in Ue per queste perdite economiche</strong>, di cui il 78% è legato a fenomeni climatologici (40,9 miliardi).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">650 miliardi </span>le perdite economiche stimate in Unione europea tra il 1980 e il 2022.</p>
			        </section>
		


<p>I primi dati dell’indicatore economico che misura il danno fanno riferimento al 1980. Per mantenere il dato confrontabile tra gli anni, quindi, è stato ricalcolato a prezzi costanti del 2022.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche in Ue per eventi climatici estremi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche derivate da eventi ambientali pericolosi, dal 2002 al 2022, nei paesi dell’Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/CLI_IAD_LOSS__custom_12939495/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 19 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295354"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-295354" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p><strong>Il dato del 2022 è in leggero calo rispetto a quello del 2021</strong>, dove si attestava a 59,4 miliardi di euro. Quest&#8217;ultimo è il picco più alto registrato non solo negli ultimi 20 anni ma dall&#8217;inizio della misurazione, datata 1980. Il valore di quell&#8217;anno è stato particolarmente alto per via dei danni legati al ciclo dell&#8217;acqua, pari al 77% (45,5 miliardi) delle perdite complessive.</p>



<p>Naturalmente, non tutti i paesi europei hanno rilevato le stesse perdite tra il 1980 e il 2022. Per avere un&#8217;idea più chiara, Eea <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related#:~:text=Figure%202.%20Economic%20losses%20and%20fatalities%20caused%20by%20weather%20%2D%20and%20climate%20%2D%20related%20extreme%20events%20(1980%2D2022)%20%2D%20per%20country" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha calcolato</a> per ogni stato la perdita pro capite per questo arco di tempo.</p>


<div id="i-danni-piu-costosi-tra-1980-e-2022-si-sono-registrati-in-slovenia-3-245-euro-pro-capite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">In Slovenia oltre 3mila euro di perdite pro capite per fenomeni climatici pericolosi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">Perdite pro capite cumulate dal 1980 al 2022 per eventi climatici pericolosi nei paesi dell&#8217;Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>.                                                                <br>(consultati: lunedì 23 Settembre 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-295356"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>In generale, il paese con le perdite economiche pro capite maggiori è la <strong>Slovenia (3.425 euro)</strong>, seguita da Lussemburgo (2.700), Germania (2.065) e Spagna (1.977). Negli ultimi quattro decenni, le perdite per persona sono invece minori in Slovacchia (333 euro pro capite), Estonia (217) e Malta (118). In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca al sesto posto tra gli stati europei, con 1.918 euro pro capite.</strong></p>


<div id="in-ue-il-195-delle-perdite-tra-1980-e-2022-e-stato-coperto-da-unassicurazione-in-italia-appena-il-5" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tra il 1980 e il 2022 quasi un quinto (il <strong>19,5%</strong>) dei danni prodotti in Ue da fenomeni estremi è stato coperto da assicurazioni. Anche in questo caso il dato varia particolarmente tra i paesi europei. L’incidenza maggiore è stata registrata in Danimarca (61%), Lussemburgo (50%), Belgio e Paesi Bassi (39%); quella minore in Lituania, Romania (1%), Cipro e Bulgaria (2%).<strong> In Italia il 5% dei danni economici con una qualche copertura di tipo assicurativo.</strong> È lo stesso valore di Spagna, Ungheria e Lettonia.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/32100104@N07/6291052555/in/photostream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sirio Negri</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le strutture turistiche in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-strutture-turistiche-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294193</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi &#8220;L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa&#8220;. Ascolta il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-strutture-turistiche-in-europa/">Le strutture turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a>&#8220;.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">oltre 29 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i posti letto presenti nelle oltre 636mila strutture turistiche europee nel 2023. </strong>Sono inclusi in questo dato gli hotel, altre strutture d&#8217;alloggio similari come i bed and breakfast, campeggi e aree camper attrezzate. Si tratta di un dato in crescita rispetto al periodo pre-pandemico: rispetto al 2019, il numero di strutture è aumentato del 3% mentre i posti letto registrano un incremento dell&#8217;1,5%. <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/#:~:text=Nel%20suo%20complesso%2C%20l%E2%80%99Ue%20conta%20oltre%20636mila%20strutture%20ricettive%20con%20pi%C3%B9%20di%2029%20milioni%20di%20posti%20letto%20previsti.%20In%20questo%20dato%20si%20comprendono%20non%20soltanto%20gli%20hotel%20ma%20anche%20altre%20strutture%20di%20alloggio%20simili%20come%20i%20bed%20and%20breakfast%20oltre%20a%20campeggi%20e%20aree%20camper%20attrezzate." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">51,1%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le strutture turistiche presenti nelle aree costiere europee.</strong> Coprono il 41,6% dei posti letto conteggiati nel 2023. Tendono quindi ad essere di più rispetto a quelli nelle aree non costiere ma la dimensione è più ridotta. Il 21,1% delle strutture turistiche si trova in aree urbane centrali, il 32,5% in zone urbane periferiche e il 46,4% in aree rurali. <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/#:~:text=Il%2021%2C1%25%20delle,dei%20posti%20conteggiati." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">5,2 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i posti letto in Italia nel 2023, registrati su quasi 230mila strutture. </strong>Si tratta del paese che riporta i valori assoluti maggiori in entrambi gli indicatori e coprono rispettivamente il 36,1% e il 17,8% dell&#8217;offerta del continente. Per quel che riguarda le strutture turistiche, seguono Croazia (circa 117mila) e Germania (circa 48mila) mentre sui posti letto, oltre al nostro paese si registrano alti valori in Francia (5,1 milioni) e Germania (3,7 milioni). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">857,64</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza di strutture ricettive ogni 10mila abitanti per la regione Jadranska Hrvatska (Croazia), quella più alta in Europa. </strong>Tra le aree italiane, il valore maggiore si registra nella provincia autonoma di Bolzano (221,55). Tra le prime dieci aree europee, quattro sono italiane. Oltre al già citato territorio autonomo, sono compresi anche Veneto, Valle d&#8217;Aosta e Friuli-Venezia Giulia. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">9.084,56</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza di posti letto ogni 10mila abitanti per la regione Notio Aigaio (Grecia). </strong>Si tratta del valore europeo più alto. Seguono Jadranska Hrvatska (Croazia, 8.357,92), Ionia Nisia (Grecia, 7.714,12) e Corsica (Francia, 4.728,77). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-strutture-turistiche-in-europa/">Le strutture turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 12:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293540</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'industria turistica è importante per alcuni territori dell'Unione Europea. Avere un'idea della grandezza questo settore è importante anche per l'analisi di fenomeni come il sovrappopolamento turistico di alcune aree del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il fenomeno dell&#8217;<em>overtourism</em> è in questi giorni parte importante del dibattito pubblico, anche grazie a tutta una serie di proteste che si sono verificate in alcune delle mete turistiche più battute del continente europeo, con le più accese a <a href="https://www.lifegate.it/barcellona-manifestazione-contro-overtourism-turismo-di-massa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barcellona</a> e <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2024/07/22/meno-turismo-piu-vita-a-maiorca-migliaia-di-persone-chiedono-di-contrastare-lovertourism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Maiorca</a>.</p>



<p>Con questa espressione si intende una situazione in cui l&#8217;impatto del turismo eccede le capacità fisiche, ambientali, sociali, economiche, psicologiche o politiche dei luoghi in cui accade. <strong>Si tratta di dinamiche che hanno delle ripercussioni sia sui residenti delle comunità locali che sui turisti stessi, oltre che sul paesaggio, sui beni culturali e sui servizi presenti all&#8217;interno di questi contesti. </strong></p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/629184/IPOL_STU(2018)629184_EN.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Research for TRAN Committee &#8211; Overtourism: impact and possible policy responses</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="la-presenza-di-esercizi-turistici-e-utile-anche-per-analizzare-lovertourism" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La misurazione di queste dinamiche è ancora complessa da fare. </strong>Si tratta di tematiche relativamente nuove per le quali ancora non ci sono delle reali linee guida su quali sono gli indicatori da utilizzare. Inoltre, alcune caratteristiche del fenomeno (come la sua stagionalità) rendono ancora più complesse le analisi. <strong>Per poter iniziare ad inquadrare l&#8217;<em>overtourism</em> è utile valutare lo stato dell&#8217;industria turistica nei paesi comunitari</strong>, partendo dal numero di strutture ricettive di accoglienza e il numero di posti letto.</p>






<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;industria del turismo in Unione europea</h3>



<p>Nel suo complesso, l&#8217;Ue conta <strong>oltre 636mila strutture ricettive con più di 29 milioni di posti letto previsti.</strong> In questo dato si comprendono non soltanto gli hotel ma anche altre strutture di alloggio simili come i <em>bed and breakfast</em> oltre a campeggi e aree camper attrezzate.</p>


<div id="in-unione-europea-ci-sono-oltre-636mila-strutture-e-piu-di-29-milioni-di-posti-letto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Negli anni delle restrizioni dovute alla pandemia si assiste a un calo<strong> ma i valori attuali </strong>(registrati al 2023)<strong> sono in crescita rispetto al periodo pre-Covid.</strong> Per quel che riguarda il numero di strutture ricettive, si registra un incremento del 3% rispetto al 2019 mentre per i posti letto l&#8217;aumento è dell&#8217;1,5%.</p>



<p>Il 21,1% delle strutture turistiche europee si trova in aree urbane centrali, che comprendono il 22,6% dei posti letto. Seguono poi le zone periferiche (32,5% strutture, 33,6% posti letto) e le zone rurali (46,4% e 43,8%).<strong> Circa la metà delle infrastrutture turistiche europee si trova in aree costali (51,1%) e copre il 41,6% dei posti conteggiati.</strong></p>


<div id="litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/">L&#8217;Italia è il paese europeo con più strutture ricettive e posti letto in Europa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/">Stabilimenti e posti letto in strutture turistiche nei paesi europei (2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_293643_tab3"><p>Il dato mostra le strutture ricettive di accoglienza di tipo turistico e i posti letto presenti sul territorio europeo. Sono qui considerati gli hotel e altri sistemi similari di alloggio per il breve periodo, campeggi e aree camper. Non sono disponibili i dati per l&#8217;Irlanda mentre i dati per la Spagna non sono disponibili per tutte le regioni del paese per cui non è stato fornito da Eurostat un aggregato.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tour_cap_nuts2dc$defaultview/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 18 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-293643"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>In termini assoluti, l&#8217;Italia è il paese europeo con il maggior numero di strutture ricettive (229.513) e di posti letto (5,2 milioni). </strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5.207.116 </span>i posti letto presenti nelle strutture ricettive italiane (2023).</p>
			        </section>
		


<p>Rispettivamente, coprono il 36,1% e il 17,8% dell&#8217;offerta del continente. Per quel che riguarda le infrastrutture turistiche, seguono <strong>Croazia</strong> (117.476, il 18,5%), <strong>Germania</strong> (48.275, 7,6%) e <strong>Francia</strong> (29.375, 4,6%). In fondo tre piccoli paesi dell&#8217;unione: Cipro (771, 0,1%), Lussemburgo (357, 0,1%) e Malta (335, 0,1%). </p>



<p>Per quel che riguarda invece i posti letto, al nostro paese seguono <strong>Francia</strong> (5.094.909, 17,5%), <strong>Germania</strong> (3.665.302, 12,6%) e <strong>Paesi Bassi</strong> (1.400.003, 4,8%). Gli stati caratterizzati da una minore quantità di posti letto sono invece Lussemburgo (57.830, 0,2%), Lettonia (52.263, 0,2%) e Malta (51.041, 0,2%). Occorre evidenziare che risultano mancanti i dati dell&#8217;Irlanda mentre quelli della Spagna sono invece parziali, motivo per cui non sono stati considerati nell&#8217;analisi.</p>



<p>Questi dati sono disponibili a livello regionale per quasi tutte le aree dell&#8217;Ue. Per poter permettere di confrontare il dato tra regioni con popolazione differente, è stata calcolata l&#8217;incidenza ogni 10mila abitanti.</p>


<div id="la-croazia-registra-la-maggiore-incidenza-di-strutture-ogni-10mila-abitanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/">Tra le regioni italiane la maggiore incidenza di strutture turistiche in Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d&#8217;Aosta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/">Stabilimenti e posti letto in strutture turistiche ogni 10mila abitanti nelle regioni europee (2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_293676_tab3"><p>Il dato mostra le strutture ricettive di tipo turistico e i posti letto presenti nelle regioni europee. Sono qui considerati gli hotel e altri sistemi similari di alloggio per il breve periodo, campeggi e aree camper. Non sono disponibili i dati per l’Irlanda.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tour_cap_nuts2dc%24defaultview/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 18 Luglio 2024)
                                        </p>
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<p>La regione europea con l&#8217;incidenza maggiore di strutture ricettive è <strong>Jadranska Hrvatska (857,64 ogni 10mila abitanti), che comprende tutta l&#8217;area della Croazia.</strong> Seguono Ionia Nisia (Grecia, 223,90) e la provincia autonoma di Bolzano (221,55). Tra le prime dieci europee, quattro sono italiane: oltre al territorio già citato, sono presenti anche il Veneto (123,84), la Valle d&#8217;Aosta (103,39) e il Friuli-Venezia Giulia (83,07).<strong> Sui posti letto invece i valori maggiori si registrano nella regione di Notio Aigaio (Grecia, 9.084,56)</strong>, Jadranska Hrvatska (Croazia, 8.357,92), Ionia Nisia (Grecia, 7.714,12) e Corsica (Francia, 4.728,77).</p>



<p><strong>È importante notare che valutare l&#8217;incidenza delle strutture ricettive turistiche sul territorio è solo uno degli elementi utili per considerare lo stato del turismo in una regione. </strong>Di fondamentale importanza è considerare anche la quantità di notti passate dai turisti in un paese, così come l&#8217;incidenza del settore nel calcolo del Pil.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/piscina-vicino-alledificio-in-cemento-marrone-durante-il-giorno-IdpYE0Qt8Hw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etienne Girardet</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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