Nel paese sono più di 16mila. Il rapido avvio di un percorso scolastico può rappresentare un passaggio fondamentale per la loro inclusione. Un approfondimento, in occasione della giornata mondiale dei profughi.
Oltre mezzo milione di studenti e studentesse la prossima settimana inizieranno gli esami di maturità. Dall’indagine sui divari legati alle condizioni familiari, sociali e territoriali emergono gap che possono essere visibili già alla fine del primo ciclo di istruzione.
Nel 2024 sono scesi a 370mila i nuovi nati nel paese, circa 10mila in meno rispetto al 2023. Anche per cause strutturali, gli anni recenti hanno segnato nuovi record di denatalità, con implicazioni su politiche pubbliche e condizione dei territori.
Solo il 40% dei minori visita musei o mostre e in alcune regioni del mezzogiorno la quota non raggiunge il 25%. Per accrescere la fruizione dei luoghi culturali da parte di bambini e ragazzi, la collaborazione tra istituti museali e scolastici è cruciale.
Le opportunità di occupazione e la condizione lavorativa di chi ha avuto la possibilità di studiare sono sistematicamente migliori. Tuttavia, oggi purtroppo sono soprattutto i figli dei laureati ad andare avanti negli studi, rendendo lo svantaggio sociale di fatto ereditario.
I recenti cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale sembrano aver fatto passare in secondo piano i temi ambientali. Eppure la lotta al cambiamento climatico resta una priorità per i giovani, specie per chi vive in zone particolarmente critiche.
Tra pochi giorni si celebrerà la prima Giornata dell’ascolto dei minori. Nel nostro paese, al crescere dell’età, ragazze e ragazzi percepiscono come meno riconosciuto il proprio punto di vista. Un problema che riguarda anche le politiche pubbliche per i giovani.