Rispetto al nostro ultimo aggiornamento della piattaforma ci sono stati molti cambiamenti. Con particolare riferimento al quadro finanziario di riforme e investimenti possiamo osservare che alcune misure sono state eliminate, altre sono state accorpate, altre ancora hanno visto un potenziamento o una diminuzione delle risorse disponibili. Le misure totalmente eliminate sono 7 per un importo complessivo di circa 1,5 miliardi. Quelle più significative da un punto di vista degli importi stanziati sono i progetti “faro” per l’economia circolare (600 milioni) e due misure legate allo sviluppo dell’idrogeno come fonte energetica. Parliamo in particolare dell’utilizzo dell’idrogeno nei settori hard to abate e per il trasporto stradale. Delle difficoltà attuative circa le misure riguardanti l’idrogeno peraltro ci siamo occupati in un precedente approfondimento. Da notare che 4 investimenti legati alle infrastrutture ferroviarie sono stati accorpati in un’unica nuova misura dell’importo totale di circa 6,6 miliardi. Al netto di questa ricollocazione le misure create ex novo sono in totale 9 (8 investimenti e una riforma) e hanno un valore complessivo pari a oltre 9 miliardi. L’investimento più significativo riguarda Transizione 4.0 misura già presente nel piano ma rafforzata con fondi aggiuntivi per 4,7 miliardi. Troviamo poi il regime di sovvenzioni per le infrastrutture idriche (1 miliardi) e il dispositivo per il parco agrisolare (789 milioni). Queste ultime due misure sono state trasformate in facility, vale a dire strumenti finanziari. Si tratta di una soluzione suggerita dalla Commissione al fine di non perdere le risorse. In questo modo infatti entro il 30 giugno è sufficiente istituire il fondo, mentre i progetti potranno essere conclusi anche successivamente. Percorso simile anche per quanto riguarda il fondo nazionale per la connettività (733 milioni) e gli alloggi per gli studenti (599milioni). Troviamo poi altre misure che erano già presenti ma che hanno subito variazioni più o meno significative con riferimento alla dotazione finanziaria. Le misure maggiormente potenziate sono quelle riguardanti la competitività e resilienza delle catene di approvvigionamento (+2,7 miliardi), il fondo rotativo per i contratti di filiera (+2 miliardi) e la riforma per aumentare l’efficienza del settore ferroviario in Italia (+1,2 miliardi). Le misure che hanno visto il maggiore definanziamento invece sono quella riguardante le comunità energetiche (-1,4 miliardi), l’investimento su tecnologie a zero emissioni nette (-2,3 miliardi) e Transizione 5.0 (-3,8 miliardi). Quest’ultima misura in particolare è stata al centro di forti polemiche nelle ultime settimane. Inizialmente infatti sembrava che i requisiti e le modalità per chiedere i sussidi fossero troppo complessi e poco appetibili per le imprese. Ciò aveva portato il governo a optare per un definanziamento della misura. Si è poi scoperto però che le risorse rimanenti non erano sufficienti a sostenere tutte le imprese che avevano fatto richiesta. Di fronte alle recriminazioni delle associazioni di categoria l’esecutivo si è visto costretto a una parziale marcia indietro. Tra gli altri definanziamenti degni di nota possiamo osservare il taglio di oltre 500 milioni al piano Italia a 1 giga, di cui ci eravamo occupati in un precedente report e parzialmente confluito nel già citato nuovo fondo per la connettività.
Nel grafico sono rappresentate solamente le misure per cui la variazione dell’importo finanziario è superiore ai 100 milioni di euro. Complessivamente le riforme e gli investimenti con variazioni di importo sono 46 (il 15% circa del totale).
FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
