Cos’è il debito pubblico

È una misura messa in atto da uno stato quando le uscite superano le entrate. Viene effettuato tramite numerosi strumenti finanziari tra cui le obbligazioni e i prestiti.

Definizione

Per finanziare le attività di uno stato esistono diversi metodi, ad esempio le tasse e le imposte. Quando le uscite di uno stato superano le entrate questo può ricorrere a strumenti finanziari, creando così il debito pubblico.

Gli strumenti che principalmente sono utilizzati per contrarre questo debito sono i titoli di stato, ovvero delle obbligazioni che vengono emesse sul mercato dal dipartimento del tesoro. Vengono inseriti all’interno di questo indicatore anche prestiti, depositi e monete. Questi elementi rappresentano delle passività finanziarie, ovvero degli impegni di pagamento che devono essere soddisfatti alla fine di un determinato periodo di tempo.

Debito pubblico e indebitamento netto misurano due aspetti diversi.

Il debito pubblico non va confuso con l’indebitamento netto. Questo è infatti la differenza tra le entrate totali e le uscite totali riportate nel conto economico consolidato e si registra in un arco di tempo. Al contrario, il debito pubblico rappresenta proprio l’ammontare complessivo dei debiti contratti. 

Quando viene effettuato un prestito di qualsiasi natura il debitore è obbligato alla fine del periodo a restituire la quantità inizialmente versata più un compenso maturato da quando è nato il debito fino al suo appianamento. Questo elemento si chiama interesse. Si può trovare nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione una specifica voce di uscita, chiamata appunto spesa per interessi, che riguarda queste remunerazioni nei confronti dei creditori.

Dati

Secondo banca d’Italia, il debito delle amministrazioni pubbliche ammonta nel 2021 a 2.678,4 miliardi di euro. Nel 2020 questo valore era pari a 2.573,5 miliardi.

104,9 miliardi l’aumento del debito pubblico tra 2020 e 2021 (banca d’Italia).

I vari strumenti finanziari sono considerati al valore facciale, ovvero viene considerato il valore che il debitore si è impegnato a rimborsare al momento in cui il debito è stato contratto. Quindi è misurato al netto degli interessi. Istat stima che la spesa per interessi fosse stata pari a 57.317 milioni di euro nel 2020 per poi aumentare nel 2021 a 62.863. L’incidenza sul Pil risulta sempre pari al 3,5%.

Secondo banca d’Italia, la variazione del debito pubblico riflette sia le necessità delle pubbliche amministrazioni ma anche l’aumento di liquidità del Tesoro e ulteriori operazioni di rivalutazione, adeguamento inflazionistico e variazioni dei cambi di alcuni strumenti finanziari.

Per avere un’idea più concreta della salute economica di uno stato si calcola il rapporto debito/Pil. Questo indicatore misura nell’arco di un anno l’ammontare del debito pubblico in relazione al prodotto interno lordo, che detto in maniera sintetica è l’insieme delle attività produttive di uno stato.

In Italia, questo valore risulta in crescita dal 2016 al 2020 raggiungendo il picco del 155,3%. Nel 2021 questo rapporto riporta una diminuzione di 4,5 punti percentuali.

Il dato riporta il rapporto debito/Pil tra il 2016 e il 2021. I valori degli ultimi anni sono stime provvisorie.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat e banca d'Italia.
(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Giugno 2022)

Tra il 2020 e il 2021 il Pil italiano era in crescita (passando da 1.656.961 milioni di euro a 1.775.436). Questo cambiamento incide riducendo il valore totale del rapporto.

Analisi

Il ricorso al mercato permette di ottenere immediatamente della liquidità ma sposta sulle generazioni future gli oneri contratti nel presente. È quindi ampiamente discussa come misura, soprattutto quando il valore accumulato risulta già elevato.

Bisogna stare attenti all'esplosione del debito pubblico.

Come è stato già detto infatti si mette in atto in un momento nel quale il budget annuale di uno stato risulta in deficit, ovvero quando le entrate sono superate dalle uscite. Aumentare il debito significa incrementare anche le spese per interessi che compongono una parte delle spese di uno stato. Questa situazione può creare un circolo vizioso se non opportunamente gestita. Il rischio è quello del default di uno stato che diventa così insolvente e non riesce a ripagare i propri creditori.

Sono molti altri i fattori che possono incidere sulla gestione del debito pubblico e possono andare dalla politica monetaria al livello di sviluppo di un'economia.

Proprio per questi motivi, l'unione europea ha deciso di disciplinare i limiti di entrata nell'area euro. All'interno del trattato di Maastricht c'è un'indicazione specifica sul rapporto debito/Pil di uno stato, che non dovrebbe superare il 60%. Questa soglia è però ampiamente dibattuta così come le altre presenti nel trattato.

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