Le simulazioni macroeconomiche condotte tramite il modello MeMo-It confermano che il Pnrr ha costituito negli ultimi anni un contributo importante per l’economia italiana. Le stime condotte dall’Ufficio parlamentare di bilancio indicano che l’impatto espansivo sul livello del Pil raggiungerà il suo picco massimo nel 2026, toccando un +1,8% rispetto allo scenario di base. Se si isola il solo contributo delle sovvenzioni europee (i trasferimenti a fondo perduto), queste da sole garantiscono una spinta sul Pil dello 0,8% nello stesso anno. L’importanza del piano emerge in modo ancora più netto osservando i tassi di crescita annuale: le stime evidenziano infatti che, senza i progetti addizionali del Pnrr, nel 2026 la crescita del Pil si ridurrebbe di mezzo punto percentuale, portando di fatto l’economia a una sostanziale stagnazione. Negli anni successivi al 2026, con il fisiologico esaurimento della spesa, lo stimolo andrà gradualmente ad attenuarsi, ma il piano continuerà strutturalmente a sostenere la ricchezza del paese, stabilizzandosi su un effetto positivo duraturo sul livello del Pil pari all’1,1 per cento nel 2030.
Gli effetti del Pnrr sul Pil sono stati calcolati sulla base del modello MeMo-It sviluppato da Istat. È particolarmente adatto a calcolare come l’immissione di nuovo denaro nel sistema si traduca in maggiore domanda di beni e servizi, calcolando i cosiddetti “moltiplicatori di bilancio”. Ovvero a fronte delle risorse spese dallo Stato, quanta parte si trasforma in un aumento effettivo della ricchezza prodotta dall’economia.
FONTE: elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Ministero dell'economia
(pubblicati: mercoledì 10 Giugno 2026)
