La sofferenza del commercio locale e il ruolo dei comuni a supporto del settore Bilanci dei comuni

Nonostante le riaperture, il commercio (soprattutto quello locale) continua a patire una crisi iniziata già prima della pandemia. Per questo è importante che anche le amministrazioni locali sostengano questo settore attraverso investimenti programmati e mirati.

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È noto che uno dei settori più sofferenti fin dall’inizio dell’emergenza pandemica sia quello del commercio al dettaglio. Le chiusure imposte nei mesi scorsi hanno fortemente provato questo comparto, già messo in crisi negli ultimi anni, principalmente a causa dello sviluppo delle grandi piattaforme sul web.

Se è vero che la capacità o meno di fatturare attraverso un esercizio commerciale dipende molto dalle caratteristiche dell’imprenditore o dell’imprenditrice che lo avvia, è altrettanto vero che possono essere messe in atto diverse azioni di politica pubblica volte a sostenere un settore oggi in difficoltà.

Non parliamo solo dei cosiddetti “ristori”, che in molti casi nell’ultimo anno e mezzo sono stati vitali per il sostentamento di intere famiglie, ma anche di politiche territoriali, che possono indirizzare in modo più o meno incisivo il commercio locale, a vantaggio degli esercenti e dell’intero tessuto economico.

Per questo viene data la possibilità anche alle amministrazioni locali di deputare somme in bilancio con lo scopo di sostenere il commercio locale, e di conseguenza le filiere produttive che ne fanno parte.

I comuni possono investire sul commercio locale

Nella parte delle uscite all’interno dei bilanci dei comuni una voce è dedicata al “Commercio, reti distributive e tutela dei consumatori“. Si trova in una missione dal titolo “Sviluppo economico e competitività”, in cui sono incluse anche “Industria, pmi e artigianato”, “Ricerca e innovazione” e “Reti e altri servizi di pubblica utilità”.

Nel capitolo di spesa per il commercio sono comprese le attività per il settore della distribuzione, conservazione e magazzinaggio, oltre che per la programmazione di interventi e progetti di sostegno e sviluppo del commercio locale. Si intendono anche i mercati rionali, l’organizzazione di fiere cittadine, ma anche i sussidi e i contributi per la promozione di politiche improntate sull’incentivo all’acquisto presso gli esercizi locali.

Infine in questa parte del bilancio vengono conteggiate anche le spese investite dall’ente per la tutela del consumatore e una corretta informazione della comunità.

I dati mostrano la spesa pro capite per cassa riportata nell’apposita voce di bilancio. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Tra le città italiane con più di 200mila abitanti, non sono disponibili i dati di Palermo e Catania perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Il comune di Trieste ha il primato della spesa per il sostegno del commercio locale, tra le città più popolose nel 2019. Sono 15,81 gli euro pro capite investiti dall'amministrazione giuliana, a fronte di 14,48 spesi da Firenze e 13,62 da Bari.

A chiudere la classifica delle grandi città sono Bologna (3,69 euro pro capite) e Napoli (2,48).

Questo è per quel che riguarda i comuni con una popolazione superiore a 200mila abitanti. Se invece analizziamo i bilanci delle oltre 7mila amministrazioni comunali italiane, a spendere più risorse (ovviamente in termini pro capite) sono i piccoli borghi. Vediamo quali.

Per sapere quanto viene speso nel tuo territorio, clicca sulla casella Cerca… e digita il nome del tuo comune. Puoi cambiare l’ordine della tabella cliccando sull’intestazione delle colonne.

I dati mostrano per ogni comune italiano la spesa totale e la spesa pro capite destinata a “Commercio, reti distributive e tutela dei consumatori”. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Non sono disponibili i dati di alcuni comuni perché alla data di pubblicazione non risultano accessibili i rispettivi bilanci consuntivi 2019.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

Il piccolo borgo di Exilles, in provincia di Torino, è il comune dove si spende di più per il sostegno al commercio: ben 689,59 euro pro capite. Segue Barbara, comune di poco più di mille abitanti in provincia di Ancona, con 489,28 euro pro capite. Sono proprio le Marche la regione dove, in media, i comuni elargiscono più risorse per il settore: 5,05 euro pro capite, a fronte una media nazionale pari a 2,84 euro. Le tre regioni dove gli enti locali spendono meno si trovano tutte al sud. Si tratta di Sicilia (1,74), Basilicata (1,17) e Calabria (0,89).

Trovandoci di fronte a una situazione di spesa quasi doppia rispetto alla media nazionale, analizziamo nel dettaglio il quadro relativo alle Marche.

 

La mappa mostra la spesa per cassa riportata nella voce di bilancio “commercio, reti distributive e tutela dei consumatori” in ogni singolo comune della regione considerata. Spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa. Il dato non è disponibile per i comuni segnati in grigio.

FONTE: openbilanci - consuntivi 2019
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2019)

 

Tra i comuni capoluogo è Ancona quello a registrare più uscite per il settore del commercio locale e delle reti distributive: 9,49 euro pro capite. La città adriatica investe più di Macerata (8,43), Ascoli Piceno (7,86), Pesaro (5,85) e Fermo (2,88). La spesa di Urbino, invece, è pari a zero. Come evidenziamo spesso nei nostri approfondimenti sulla finanza locale, questo non vuol dire necessariamente che il comune non sostenga il comparto. Può darsi, infatti, che l'ente abbia inserito l'uscita di bilancio in un'altra voce.

È sempre in provincia di Ancona che i comuni spendono di più per il commercio, in media 12,87 euro pro capite, più del doppio della media regionale e quasi 6 volte la media nazionale.

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I contenuti di questa rubrica sono realizzati a partire da openbilanci, la nostra piattaforma online sui bilanci comunali. Ogni anno i comuni inviano i propri bilanci alla Ragioneria Generale dello Stato, che mette a disposizione i dati nella Banca dati amministrazioni pubbliche (Bdap). Noi estraiamo i dati, li elaboriamo e li rendiamo disponibili sulla piattaforma. I dati possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Attraverso openbilanci svolgiamo un'attività di monitoraggio civico dei dati, con l'obiettivo di verificare anche il lavoro di redazione dei bilanci da parte delle amministrazioni. Lo scopo è aumentare la conoscenza sulla gestione delle risorse pubbliche.

Foto credit: Gabriella Clare Marino - licenza

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