I servizi cloud e la dipendenza tecnologica dell’Ue Europa

Il mercato dei servizi cloud è in crescita, ma appena il 15,5% dei provider è europeo. L’Ue è da questo punto di vista ancora fortemente dipendente dalle grandi multinazionali statunitensi, le cui modalità mettono spesso a rischio la privacy degli utenti.

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I servizi cloud offrono tecnologie capaci di garantire l’accesso a grandi quantitativi di dati tramite la rete internet. Si tratta di un settore in crescita, ma che in Ue è ancora largamente gestito dalle grandi multinazionali statunitensi – nonostante la recente adozione del data act, un regolamento che mira ad armonizzare le politiche degli stati membri sull’accesso e l’uso dei dati.

Malgrado i problemi relativi alla privacy degli utenti sollevati dal Gdpr, circa il 70% dei ricavi del settore viene ad oggi assorbito dai colossi della Silicon valley, spesso attraverso appalti pubblici.

Un progetto Ue per l’indipendenza del mercato cloud

A metà del 2020, più di venti società tedesche e francesi hanno annunciato la creazione di Gaia-X, una società paneuropea incaricata di costruire un’infrastruttura di cloud computing autoprodotta e indipendente dalla Big Tech statunitense.

Si trattava di un’iniziativa pubblico-privata progettata per eliminare la dipendenza tecnologica dell’Unione europea, mettendo in risalto il concetto di “sovranità digitale” basata sui valori cardine dell’Ue.

We strive towards a data infrastructure that does justice to the freedom-based values and selfdetermination of all European citizens and companies, thereby guaranteeing their data sovereignty.

La piattaforma ha ricevuto il sostegno quasi immediato del presidente della commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha anche confermato che il settore del cloud computing avrebbe ricevuto finanziamenti dal fondo di recupero Next generation Eu.

Dopo quasi due anni però il progetto sembra essersi praticamente fermato. È tuttavia uno degli ultimi esempi dei tentativi dell’Ue di dare il via alla sua sovranità tecnologica. Migliaia di aziende, istituzioni e governi infatti dipendono già da giganti della tecnologia come Amazon, Google o Microsoft per la tecnologia cloud.

Negli ultimi anni l’Europa si è scontrata con le grandi potenze tecnologiche del nord America, e Big Tech è stata costretta a pagare centinaia di milioni di multe a causa di violazioni del Gdpr (il global data protection regulation europeo) e delle leggi sulla concorrenza.

Ciononostante l’Europa è ancora un mercato redditizio per la Silicon valley. In Europa, nel 2020 Amazon ha registrato un fatturato record, mentre Microsoft – con sede in Irlanda anche se gran parte dei suoi profitti è stata trasferita alle Bermuda – ha registrato profitti per circa 260 miliardi di euro.

Il mercato del settore pubblico

Eppure, anche in un momento in cui il rapporto tra le autorità di regolamentazione europee e i giganti della tecnologia sta diventando sempre più difficile, gran parte dei loro profitti proviene da appalti del settore pubblico, pagati dalle autorità locali e dalle istituzioni dell’Ue.

Secondo i dati pubblicati dalla Gazzetta ufficiale dell’Ue, dal 2016 sia Amazon che Microsoft hanno raccolto collettivamente circa 207 milioni di euro da 6 appalti pubblici con la Commissione europea e altre istituzioni europee, in molti casi con poco o nessuna possibilità di gare d’appalto.

207 milioni di euro, i guadagni di Amazon e Microsoft grazie agli appalti pubblici delle istituzioni europee, dal 2016.

Microsoft è stata il principale beneficiario del sistema di gare d’appalto dell’Ue, con 5 contratti per un valore di circa 148 milioni di euro. Amazon è subentrata invece nel 2020 e, sebbene abbia un solo contratto all’attivo, vale circa 58 milioni di euro.

I dati disponibili nella versione digitale della Gazzetta ufficiale risalgono solo al 2016, ma il rapporto tra le istituzioni europee e i colossi della tecnologia va avanti da molto più tempo.

Nel caso di Amazon, uno studio condotto dal sindacato Uni Europa ha mostrato che la presenza di aziende tecnologiche che ricevono appalti pubblici è cresciuta di pari passo con le crescenti esigenze delle istituzioni europee. Tra il 2018 e il 2021 infatti la multinazionale di Jeff Bezos ha guadagnato un po’ meno di 1,3 miliardi di euro di appalti pubblici europei, la maggior parte dei quali con il Regno Unito.

Cloud computing, il trampolino di lancio della nuova strategia di Big Tech

Lo studio Uni Europa ha anche mostrato che Amazon ha dominato le gare per il cloud computing attraverso la sua azienda controllata, Amazon web services, che ha ottenuto il 90% degli appalti pubblici in Europa per questa tecnologia.

Il cloud computing è infatti diventato una delle pietre miliari del software tecnologico americano in Europa, con le aziende americane che riempiono metà del mercato globale.

Secondo uno studio condotto dal Synergy research group, dal 2017 la domanda europea di servizi cloud è quadruplicata, generando profitti trimestrali di 7,3 miliardi di euro.

I dati sono riferiti al totale del mercato, inclusi quindi i provider non europei.

FONTE: elaborazione openpolis su dati El orden mundial e Synergy research group
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Luglio 2022)

Mentre anche le aziende europee hanno aumentato i profitti, nessuno ha beneficiato dell'esplosione della domanda di cloud computing come i giganti della tecnologia nordamericani, che continuano a conquistare una quota sempre maggiore del mercato del vecchio continente.

Infatti a fronte di questa notevole crescita del settore, è diminuita la quota di profitti che vanno a provider europei.

15,5% dei profitti del settore cloud in Ue è assorbito da provider europei (2021).

Nel 2017 questa cifra si attestava al 27,2%, circa 12 punti percentuali in più. La società europea con la quota maggiore è Deutsche telekom, con solo il 2% circa del mercato, mentre Amazon, Google e Microsoft insieme rappresentano quasi il 70%.

La dipendenza dalla tecnologia è un rischio per la privacy europea

L'oligopolio della Big Tech nel settore del cloud non è l'unica cosa che preoccupa le istituzioni europee, sempre più dipendenti dalla tecnologia.

Anche senza nuovi contratti infatti i numerosi contratti recentemente firmati con società tecnologiche nordamericane sono già oggetto di indagine da parte del Garante europeo della protezione dei dati (Gepd).

Nel 2018, in concomitanza con l'introduzione del Gdpr, l'organismo di protezione dei dati dell'Ue ha messo in atto una guida per gli organismi dell'Ue sull'utilizzo del cloud computing. Da allora, il Gepd è attivo nel lanciare l'allarme sugli appalti pubblici.

Nell'aprile del 2019, ad esempio, il Gepd ha aperto un'indagine sui contratti della commissione europea firmati con Microsoft e conclusioni preliminari hanno già rilevato che l'accordo potrebbe non essere conforme al Gdpr.

Ciò è stato rafforzato nel luglio 2020 da una sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha annullato il Privacy shield, ovvero il meccanismo giuridico utilizzato per trasferire i dati tra l'Ue e gli Stati Uniti. In base alla nuova sentenza, l'organismo di regolamentazione ha incaricato le istituzioni europee di informare attivamente gli utenti di un trasferimento di dati verso paesi terzi e nel maggio 2021 ha annunciato che erano in corso due indagini sui contratti della Commissione - una per il software, l'altra per i servizi cloud – con Amazon e Microsoft.

Anche a questo punto, i nuovi regolamenti del Gepd hanno confermato la dipendenza tecnologica cronica dell'Ue, con alcune "istituzioni europee che utilizzano sempre più software e servizi cloud dei giganti della tecnologia", in particolare quelli con sede negli Stati Uniti.

La realtà è che mentre i progetti europei come Gaia-X sono nella loro fase nascente e stanno affrontando solo piccole difficoltà di sviluppo, Big Tech è ancora la forza dominante negli appalti tecnologici pubblici europei.

European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa

Openpolis fa parte dell'European data journalism network, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di El orden mundial, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. I dati relativi al mercato cloud europeo sono disponibili qui.

 

Foto: Sigmund - licenza

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