I centri di elaborazione dati, un rischio per l’ambiente Europa

In un mondo fortemente digitalizzato, molti settori e attività dipendono dall’elaborazione di grandi quantità di dati. Le strutture che li elaborano – i cosiddetti data center – consumano però molta energia e, considerata la crescita del settore, costituiscono una minaccia ambientale.

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I data center, o centri di elaborazione dati, sono delle infrastrutture fisiche in cui vengono immagazzinate molte delle informazioni prodotte nel mondo digitale. La domanda di tali impianti ha visto una crescita straordinaria negli ultimi anni.

Si tratta però di un business comporta una serie di rischi, in primis in termini di sostenibilità energetica e ambientale.

L’elaborazione dati, un’esigenza del mondo digitale

In un periodo storico fortemente digitalizzato, in cui piattaforme e reti sociali sono presenti in modo capillare, controllo e gestione dei dati sono diventati elementi centrali della strategia commerciale delle aziende tecnologiche. Ma questi non sono gli unici soggetti interessati. Banche, assicurazioni, società di videogiochi, il settore delle criptovalute e altri sempre più digitalizzati come quello sanitario dipendono fortemente dall’elaborazione di grandi quantità di dati. Per controllare e gestire tali processi sono essenziali i cosiddetti “data center”.

I centri di elaborazione dati consumano più di alcuni paesi.

I centri di elaborazione dati sono strutture composte da hardware estremamente pesanti che hanno un consumo energetico globale che supera quello di interi paesi come l’Indonesia o il Sudafrica. Si tratta degli spazi fisici da cui dipende internet. Nonostante la centralità di tali strutture, si sa ancora poco sulla localizzazione e sull’impatto energetico e ambientale generato da tale settore, che oltretutto ha registrato durante la pandemia da Covid-19 un nuovo impulso.

Secondo Cloudscene, un fornitore di servizi di cloud australiano, ci sono attualmente quasi 2mila data center nei 27 paesi dell’Unione europea. A cui ne vanno aggiunti altri 596, situati in paesi vicini come Regno Unito, Norvegia e Svizzera.

I dati sono aggiornati al 31 gennaio 2022 e sono riferiti ai 27 paesi Ue più Norvegia, Svizzera e Regno Unito.

FONTE: elaborazione openpolis su dati El orden mundial e Cloudscene
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Maggio 2022)

La Germania, con più di 480 strutture, è il paese Ue che registra il maggior numero di data center. Ma è importante evidenziare che non tutti i centri di elaborazione dati hanno le stesse dimensioni, e oltretutto il loro numero non è sempre proporzionale al peso demografico o economico del paese nel quale si trovano. I Paesi Bassi ad esempio, con una popolazione che è meno di un quarto di quella tedesca, ospitano circa 280 strutture, la maggior parte delle quali si trova ad Amsterdam.

La capitale olandese, insieme ad altre città come Londra, Parigi e Francoforte, è diventata uno dei principali poli europei per questo settore nascente. Altre città dove assistiamo ad aumento di data center sono Madrid, Monaco e Milano, tutte con più di 50 strutture.

I  dati sono aggiornati al 31 gennaio 2022 e sono riferiti alle città europee (dei 27 paesi Ue più Regno Unito, Norvegia e Svizzera) con la maggiore concentrazione di centri di elaborazione dati.

FONTE: elaborazione openpolis su dati El orden mundial e Cloudscene
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Maggio 2022)

Anche se l'Europa non è ancora al livello del nord America - Stati Uniti e Canada contano, insieme, oltre 3.000 strutture - non c'è dubbio che i data center rappresentino già un'attività importante nel settore tecnologico.

Ma anche in Europa come nel continente nordamericano gli investimenti nei data center sono aumentati considerevolmente negli ultimi tempi, secondo le analisi di ReportLinker.

58% l'aumento degli investimenti nei centri di elaborazione dati in Ue, secondo ReportLinker (2021).

Il consumo di energia: una minaccia per l'ambiente

I data center richiedono grandi quantità di energia per funzionare, ma anche per raffreddare i loro sistemi. Vista la rapida crescita del settore negli ultimi anni, sono diverse le organizzazioni e le istituzioni che hanno espresso preoccupazione per l'impatto di queste infrastrutture, che consumano da 10 a 100 volte più energia di un edificio commerciale di dimensioni simili.

Non ci sono dati precisi sulla localizzazione dei data center e sul loro consumo energetico.

Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (Aie), alla fine del 2019 i data center erano responsabili di circa l'1% del consumo globale di energia. Un dato che però non considera il mining di criptovalute, altro settore che si appoggia enormemente su server e hardware per l'archiviazione dei dati. Il problema è che, come per il numero e l'ubicazione dei data center, non esistono misurazioni ufficiali e aggiornate del consumo energetico effettivo di queste strutture in Europa.

A livello Ue, una delle ultime stime pubblicata in un rapporto del 2020 della Commissione europea, ha indicato che il consumo dei data center in Unione europea è cresciuto di quasi il 42% tra il 2010 e il 2018. Cifre che rappresentano il 2,8% di tutta la domanda energetica della regione. Per quanto riguarda l'impatto ambientale, il rapporto ha notato che, nonostante l'assenza di dati precisi, i data center potrebbero emettere tra lo 0,4% e lo 0,6% del totale dei gas serra generati nell'Ue.

1% di tutta l'energia globale è consumata solo dai data center, secondo le stime Aie (2019).

L’European Green Deal e la crescita esponenziale dei data center

Anche se la preoccupazione delle istituzioni europee per la sostenibilità dei data center risale almeno al 2008, è solamente dal lancio del green deal europeo nel 2019 che si è cominciato a pensare a una vera regolamentazione del settore.

Di conseguenza, le piattaforme che riuniscono i grandi operatori di centri europei di elaborazione dati hanno iniziato a muoversi. Nel gennaio 2021, 25 aziende - tra cui giganti come Amazon e Google, ma anche grandi attori del mercato europeo come Equinix e Interxion - hanno lanciato il Climate neutral data centre pact, una sorta di accordo sul clima per preparare la strada prima di un possibile inasprimento delle regole Ue. Promettendo di ridurre le emissioni, fino a raggiungere la neutralità climatica nel 2030. Un tipo di iniziativa che ha numerosi precedenti in vari settori commerciali.

Al momento, la crescita è esponenziale. Secondo uno studio di Eirgrid, la compagnia pubblica di elettricità irlandese, nel 2028 i centri di elaborazione dati assorbiranno circa il 30% della domanda energetica del paese. Mentre uno studio del Danish council on climate change sostiene che i data center faranno aumentare il consumo totale di energia della Danimarca del 17% nei prossimi 10 anni.

European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa

Openpolis fa parte dell'European data journalism network, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di El orden mundial, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. I dati relativi ai centri di elaborazione dati presenti in Europa sono disponibili qui.

 

Foto: Taylor Vick - licenza

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