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	<title>Povertà educativa Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2026 09:19:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306438</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo sport dentro e fuori il tempo scolastico è fondamentale per il benessere psico-fisico sia individuale che collettivo. Ma nella pratica dei minori ci sono forti divari sia rispetto al contesto sociale delle famiglie di appartenenza che tra nord e sud del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo sport è universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo <strong>sviluppo fisico, la socializzazione e l&#8217;apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra</strong>, <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-pratica-sportiva-tra-bambini-e-ragazzi/">come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi è tutt&#8217;altro che garantito in modo equo.</p>



<p>Un recente <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanissimi-e-tempo-libero_Anno-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto dell&#8217;istituto nazionale di statistica</a> ha messo in luce come <strong>oltre il 60% dei giovanissimi pratichi sport</strong> al di fuori dell’orario scolastico, soprattutto il calcio tra i ragazzi, la palestra tra le ragazze.</p>


<div id="645-dei-giovani-tra-gli-11-e-i-19-anni-pratica-sport-in-orario-extrascolastico-ma-laccesso-cambia-molto-a-seconda-della-condizione-di-partenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tuttavia, sebbene il 64,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un&#8217;attività sportiva al di fuori dell&#8217;orario scolastico, questa <strong>media nasconde profonde disuguaglianze</strong> dettate dal <strong>genere</strong>, dalla <strong>cittadinanza</strong> e dal <strong>contesto sociale</strong> di provenienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le disuguaglianze nell&#8217;attività sportiva fuori da scuola</h3>



<p>I dati dell&#8217;ultima indagine Istat, pubblicata nel dicembre scorso, restituiscono la fotografia di un paese in cui <strong>l&#8217;accesso allo sport in ambito extrascolastico è un&#8217;opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari</strong>. Il background socio-culturale, misurato attraverso il titolo di studio dei genitori, traccia un confine netto: <strong>più del 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport</strong>, ma la quota scende nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Nello specifico, <strong>questa barriera sociale si intreccia con il divario di genere, aggravandolo</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 su 10 </span>le ragazze con genitori laureati che praticano sport nel tempo libero. Tra le figlie di non diplomati la quota scende a 3 su 10.</p>
			        </section>
		


<p>Complessivamente, <strong>i maschi praticano sport con maggiore frequenza delle femmine (73,5% contro 55%)</strong> e le ragazze, superati i 13 anni, fanno attività sportiva in meno di un caso su due. Tuttavia, <strong>uno dei dati più rilevanti emerge dall&#8217;incrocio tra genere ed estrazione sociale</strong>: mentre sette figlie di laureati su dieci possono accedere alla pratica sportiva fuori da scuola, solo tre su dieci ci riescono se i genitori non possiedono un diploma superiore.</p>



<p><strong>A rimanere ai margini sono spesso anche i giovanissimi di cittadinanza straniera</strong>, per i quali l&#8217;attività sportiva è molto meno frequente. Meno della metà dei ragazzi stranieri (47,3%) fa sport, con un calo drastico per le <strong>ragazze con cittadinanza non italiana, che lo praticano solo in un caso su tre</strong>. Per alcune comunità, l&#8217;esclusione appare ancora più marcata: tra le ragazze di origine cinese e marocchina, solo una su quattro ha accesso a un&#8217;attività sportiva.</p>



<p>In un contesto in cui le famiglie non sempre riescono – per limiti economici, culturali o sociali – a garantire ai minori l&#8217;accesso alla pratica sportiva nel tempo libero, <strong>la scuola rimane un presidio fondamentale per il diritto al movimento e alla salute</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Quante scuole hanno una palestra o una piscina</h3>



<p>È in questo senso che la dotazione infrastrutturale delle scuole, con la presenza di strutture sportive, cessa di essere un semplice dettaglio architettonico. L&#8217;assenza della palestra a scuola, ovviamente, <strong>da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l&#8217;educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi</strong>. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessità di fare sport.</p>



<p>Quante scuole italiane hanno dotazioni di questo tipo? Per comprenderlo, possiamo avvalerci degli open data del ministero dell&#8217;istruzione; sono gli stessi enti proprietari degli edifici scolastici statali a indicare la presenza di dotazioni in questo senso, come una palestra o una piscina. </p>



<p>In Italia, <strong>su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%)</strong>. Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l&#8217;informazione non è censita. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">38,3% </span>gli edifici scolastici statali con palestra o piscina in Italia.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzando i dati nel dettaglio, il quadro cambia molto tra i diversi territori. </p>


<div id="537-gli-edifici-scolastici-con-palestra-o-piscina-in-liguria-in-calabria-sono-il-218" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La <strong>Liguria è la regione con l&#8217;incidenza più elevata</strong>: il 53,7% dei suoi edifici scolastici statali è dotato di palestra o piscina. A seguire, la Puglia e la Lombardia mostrano percentuali di poco inferiori, rispettivamente con il 49,2% e il 48,8% degli edifici attrezzati. In queste regioni quasi un edificio su due risulta attrezzato per fare sport a scuola.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">In Calabria circa un edificio scolastico su 5 ha la palestra</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306444"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Al contrario, in coda alla classifica troviamo la <strong>Calabria</strong>, con la percentuale più bassa di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina (21,8%), seguita dall&#8217;<strong>Umbria</strong> (23,7%). In queste regioni, le strutture sportive sono presenti in meno di un edificio scolastico su quattro. Ciò ovviamente non significa che gli alunni che frequentano queste scuole non abbiano accesso alla palestra, in altri istituti o in impianti sportivi della zona. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;offerta di palestre scolastiche sul territorio</h3>



<p>L&#8217;analisi rispetto alla classificazione dei comuni per area interna rivela una <strong>correlazione tra centralità territoriale e dotazione infrastrutturale</strong>.</p>


<div id="nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I comuni polo, baricentrici in termini di servizi, registrano la <strong>percentuale di copertura più alta, superiore al 42%</strong>. Tale concentrazione appare coerente con il ruolo di centri di servizi svolto da queste aree.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Nelle città polo oltre il 40% degli edifici ha la palestra, nelle aree interne poco più di uno su 3</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_306441_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione di palestra e/o piscina e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306441"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306441" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le aree territoriali meno centrali e più distanti dai servizi mostrano una progressione decrescente. I&nbsp;<strong>comuni di cintura</strong>, ovvero gli hinterland&nbsp;delle città principali, si attestano al 38,1%. <strong>La quota di scuole con strutture sportive cala ulteriormente nelle aree interne</strong>. Nei comuni <strong>intermedi</strong>, a circa mezz&#8217;ora di distanza dai poli, la quota di edifici scolastici con palestra o piscina scende al 35%.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell&#039;offerta educativa risulta spesso compromessa.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>L&#8217;<strong>incidenza di scuole con la palestra scende ulteriormente allontanandosi dai poli</strong>. I comuni periferici (a oltre 40 minuti dal polo più vicino) e ultraperiferici (a oltre un&#8217;ora di distanza) sono quelli con la minor incidenza, attestandosi al 34% circa. Questi dati indicano che, in media, la presenza di strutture sportive negli edifici scolastici statali tende a diminuire progressivamente allontanandosi dai principali centri urbani.</p>


<div id="divari-profondi-anche-tra-i-capoluoghi-797-a-milano-95-a-catanzaro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Divari profondi anche tra le città</h3>



<p>Ciò detto, anche <strong>tra le stesse città la situazione non è omogenea</strong>. Se si considerano i soli capoluoghi di provincia, <strong>Milano</strong> registra il dato più elevato, con quasi l&#8217;80% degli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina. Seguono altri centri con alta incidenza, tra cui <strong>Firenze</strong> (71,5%), <strong>Bologna</strong> (71,2%) e <strong>Monza</strong> (71,2%), segnalando una notevole concentrazione di strutture sportive nelle scuole di questi contesti urbani.</p>



<p>Le percentuali più basse, al contrario, si riscontrano in <strong>4 capoluoghi che non raggiungono il 15% di strutture per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina</strong>. <strong>Catanzaro</strong> presenta il valore più basso tra questi comuni, con il 9,5% degli edifici scolastici attrezzati per lo sport. Seguono Forlì (10,3%) e Teramo (13,6%), assieme a Latina (14,2%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di piscine e palestre negli istituti scolastici sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-giocano-a-basket-su-un-campo_11684602.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come è cambiata la fruizione di biblioteche dopo la pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-e-cambiata-la-fruizione-di-biblioteche-dopo-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306198</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 la frequenza delle biblioteche è tornata in linea con quella del 2019. Nonostante i minori siano tra i gruppi di utenti più attivi, i valori di adolescenti e pre-adolescenti risultano ancora inferiori rispetto ai dati pre-pandemici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-e-cambiata-la-fruizione-di-biblioteche-dopo-la-pandemia/">Come è cambiata la fruizione di biblioteche dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le biblioteche sono delle strutture multifunzionali e dei punti d&#8217;accesso importanti per la cultura in senso ampio</strong>, che garantiscono non soltanto la possibilità di prendere in prestito dei libri ma anche di seguire corsi, studiare assieme e poter conoscere nuove persone.</p>



<p><strong>Negli anni della pandemia da Covid, tra il 2020 e il 2022, fu limitato l&#8217;accesso a questi spazi aggregativi adeguando però i servizi alla particolare situazione.</strong> Secondo l&#8217;Electronic Information for Libraries (Elif), come riportato in un report della commissione europea, le biblioteche pubbliche hanno sfruttato le tecnologie esistenti per supportare i lavoratori nel settore sanitario e le campagne per la salute pubblica, hanno fornito alle comunità informazioni sul contesto medico, hanno provato a colmare il divario educazionale proponendo servizi educativi a bambini, ragazzi e adulti e hanno cercato di mettere in campo strumenti di connessione tra le persone per permettere loro di gestire meglio la paura e la solitudine.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The Electronic Information for Libraries (EIFL) notes that, despite lockdowns during the coronavirus pandemic, public libraries used available digital technology to support health workers and public health campaigns, provided communities with health information, strove to minimise the disruption to people’s lives by continuing to provide education and training services for children, youth and adults, and kept people connected to fight off loneliness and fear.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://cop-demos.jrc.ec.europa.eu/blog/citizen-engagement-public-libraries" target="_blank">&#8211; Eifl, citazione dal joint research centre della commissione europea sul report Rough guide to citizen engagement in public libraries (2023) </a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Dopo la fine dell&#8217;emergenza pandemica, la popolazione ha ricominciato a frequentare le biblioteche. <strong>Tra le utenze più attive ci sono le bambine e i bambini, per cui ci sono spesso attivi dei servizi specifici.</strong> Garantire l&#8217;accesso gratuito alla lettura e allo studio in spazi culturali tranquilli è fondamentale soprattutto per chi vive in condizioni di disagio abitativo e non dispone di un ambiente domestico idoneo. Questi luoghi non sono solo centri di apprendimento, ma fondamentali punti di aggregazione sociale che offrono una dimensione di comunità ulteriore e complementare a quella scolastica. Analizzare la presenza sui territori di questi servizi è importante anche per capire dove intervenire con specifiche politiche per migliorare l&#8217;accesso dei minori alla cultura.</p>



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		        <div class="text-center mt-20">
            <h4 class="my-0">
                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessa l&#8217;argomento                    <span class="fw-700">Povertà educativa</span>?</span>
            </h4>
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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
            </div>
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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					Pnrr                </label>
				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
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                <label class="roboto-slab fs-18 fw-700 clickable" for="list-13">
					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
            </div>
							        			            </div>

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<h3 class="wp-block-heading">Le biblioteche prima e dopo la pandemia</h3>



<p><strong>Le biblioteche sono un polo culturale che spesso svolge numerose funzioni diverse.</strong> Oltre al prestito dei libri, ci sono anche postazioni fisse per lo studio e la lettura, vengono organizzati corsi e si può prendere parte a eventi culturali che favoriscono l&#8217;aggregazione e l&#8217;interazione sociale.</p>



<p>Durante la pandemia, le biblioteche non hanno perso il loro ruolo come punto di riferimento della comunità educante, nonostante le restrizioni messe in atto. <strong>Si sono però adattate fornendo dei servizi diversi per andare incontro alle esigenze delle comunità.</strong></p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Durante il periodo di emergenza sanitaria l’accesso on-line alle biblioteche ha in parte mitigato le difficoltà di fruizione e partecipazione in presenza. Nel 2021 la quota di persone di 6 anni e più che ha effettuato un accesso “in presenza” o “virtuale” alle biblioteche è stata dell’11,7%. Di questi, il 6,8% ha effettuato almeno un accesso on-line collegandosi ad un sito internet per consultare cataloghi, libri, prenotare prestiti o altro, mentre il restante 4,8% ha usufruito dei servizi bibliotecari recandosi fisicamente nella struttura.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2023/05/STATISTICA_TODAY_Libri_biblioteche.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Lettura di libri e fruizione delle biblioteche (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2024-la-frequentazione-delle-biblioteche-e-ritornata-in-linea-ai-dati-del-2019" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Dopo la fine del periodo di restrizioni, le biblioteche hanno ricominciato le loro attività in presenza. <strong>Nel 2024, il 14,5% della popolazione italiana ha frequentato almeno una volta la biblioteca nell&#8217;anno precedente</strong>. Si tratta di un dato sostanzialmente in linea con quello del 2019, pari al 15,3%.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-minori-frequentano-di-piu-la-biblioteca-rispetto-al-resto-della-popolazione/">I minori frequentano di più la biblioteca rispetto al resto della popolazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-minori-frequentano-di-piu-la-biblioteca-rispetto-al-resto-della-popolazione/">Incidenza delle persone che frequentano la biblioteca (2019-2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Bes Istat                                                                <br>(consultati: giovedì 12 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considera l&#8217;accesso dei minori, in termini percentuali è sempre maggiore rispetto a quella della popolazione totale.</strong> Nel 2024, la fascia più attiva tra i minori è quella tra 6 e 10 anni (39,9%), seguita da chi ha un&#8217;età compresa tra 11 e 14 anni (35%), i ragazzi tra 15 e 19 anni (27,3) e i bambini tra i 3 e i 5 (23,7%).</p>


<div id="tra-i-minori-la-fascia-deta-piu-attiva-nelle-biblioteche-e-6-10-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Non tutte queste fasce riportano dei risultati in linea o maggiori rispetto al periodo pre-pandemico.</strong> Sono infatti aumentate quella tra 3 e 5 anni (+2,2 punti percentuali) e tra 6 e 10 (+1,2) mentre calano quella tra 11 e 14 (-3,3) e quella tra 15 e 19 (-8). Sono quindi più basse le percentuali dei ragazzi pre-adolescenti e adolescenti rispetto a quelle dei bambini.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I servizi specifici nelle biblioteche</h3>



<p>Il prestito e la consultazione dei libri sono le principali modalità di fruizione delle biblioteche. <strong>Tuttavia, il quadro cambia a seconda della fascia d&#8217;età dell&#8217;utenza.</strong></p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nel complesso, le attività più diffuse tra gli utenti delle biblioteche sono “prendere libri in prestito” (57,6%), “leggere o studiare” (37,2%) e “raccogliere informazioni” (22,2%). Tuttavia, i motivi della fruizione si diversificano ampiamente in base all&#8217;età. L&#8217;attività del prendere libri in prestito è svolta con prevalenza più alta dai giovani utenti fino a 14 anni e dagli anziani di 65-74 anni (circa 7 su 10). Al contrario, si recano in biblioteca per leggere o studiare prevalentemente i giovani tra 15 e 34 anni, con picchi che superano l’80% tra i 20-24enni. Tra i motivi meno diffusi troviamo, invece, “incontrare gli amici” (7,7%; 20,5% tra i giovani utenti di 20-24 anni), “partecipare a conferenze, dibattiti, lezioni, ecc.” e “consultare quotidiani/riviste” (entrambi circa il 7% degli utenti).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files/2023/05/STATISTICA_TODAY_Libri_biblioteche.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Lettura di libri e fruizione delle biblioteche (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Allo stesso modo, le biblioteche non sono un insieme indistinto: possono infatti rivolgersi verso utenze specifiche. È possibile averne uno spaccato tramite i dati di Istat del 2022, che cercano di definire le categorie di utenti alle quali l&#8217;istituzione si rivolge. <strong>Queste cifre vanno lette tenendo in considerazione che orientarsi principalmente a un certo pubblico non avviene escludendo automaticamente altre persone che vogliono usufruire dei servizi bibliotecari.</strong></p>


<div id="agli-ultimi-dati-disponibili-2022-erano-251-le-biblioteche-che-dichiarano-i-minori-come-loro-utenza-principale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Sono in tutto 251 le biblioteche che si rivolgono principalmente a bambini e ragazzi. In termini percentuali, sono il 3,1% delle 8.131 strutture censite da Istat nel 2022</strong>. È importante però notare che questo dato potrebbe essere sottostimato, dal momento che tra le altre categorie presenti c&#8217;è anche quella degli studenti e dei ricercatori.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-nord-ci-sono-piu-biblioteche-rivolte-principalmente-ai-minori/">Nel nord ci sono più biblioteche rivolte principalmente ai minori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-nord-ci-sono-piu-biblioteche-rivolte-principalmente-ai-minori/">Localizzazione delle biblioteche che si rivolgono principalmente ai minori (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: venerdì 13 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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<div id="si-trovano-principalmente-nel-nord-ovest-335" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Si trovano principalmente nelle aree del nord-ovest (33,5%, 84 strutture) e del nord-est (26,3%, 66).</strong> Seguono poi il centro (19,9%, 50), il sud (15,5%, 39) e le isole (4,8%, 12). Un divario che risulta in parte coerente rispetto alla più ampia distribuzione delle biblioteche in relazione al numero di residenti 0-17. Come abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/la-disparita-nellaccesso-alle-biblioteche-in-italia/#:~:text=La%20disponibilit%C3%A0%20di%20biblioteche%20per%20minore%2C%20da%20nord%20a%20sud" type="link" id="https://www.openpolis.it/la-disparita-nellaccesso-alle-biblioteche-in-italia/#:~:text=La%20disponibilit%C3%A0%20di%20biblioteche%20per%20minore%2C%20da%20nord%20a%20sud" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a>, la presenza di biblioteche non è capillare su tutto il territorio italiano. Le regioni a maggiore densità di biblioteche per minore sono Valle d&#8217;Aosta (30,8%), Trentino-Alto Adige (21,9%), Sardegna (20,6%) e Friuli-Venezia Giulia (16,3%). A riportare invece i valori minori sono il Lazio (6,0%), la Campania (5,6%), la Sicilia (5,2%) e la Puglia (4,8%). I dati sulla densità mostrano un certo divario tra il nord e il sud del paese, per quanto meno marcato e con delle eccezioni particolari come la Sardegna.</p>



<p>A livello di incidenza delle strutture per residente con più di 18 anni, tra i comuni capoluogo italiani Cagliari (20,8 biblioteche ogni 10mila abitanti minorenni), Ferrara (18,4) e Biella (18,1) riportano i dati più alti. Queste tre città registrano anche una presenza di biblioteche con i minori come utenza principale. In particolare, a Ferrara ce ne sono 2 (il 6,7% di quelle presenti sul territorio), a Cagliari 2 (5,5%) e a Biella 1 (10%). I comuni italiani che riportano, in termini assoluti, il maggior numero di biblioteche indirizzate ai minori sono Bologna, Forlì, Imola, Parma e Roma dove si registrano 3 strutture per ogni città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_biblioteche_minori/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/scuola-bambino-alunno-studente-8499562/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-it/foto/scuola-bambino-alunno-studente-8499562/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pexels</a> &#8211; <a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/" type="link" id="https://www.pexels.com/it-IT/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-e-cambiata-la-fruizione-di-biblioteche-dopo-la-pandemia/">Come è cambiata la fruizione di biblioteche dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre il quadro normativo sul fenomeno migratorio è in rapida evoluzione, in Italia tornano a crescere i minori stranieri non accompagnati. Garantire tutele e percorsi educativi è l’unica strada assicurarne l’inclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le migrazioni esistono da quando esiste l’umanità. Tuttavia, negli ultimi 15 anni il fenomeno ha assunto tratti strutturali in molti paesi europei, così come in Italia. Sono molte le persone che ogni anno si affacciano ai nostri confini in cerca di prospettive di vita migliori rispetto a quelle offerte dal proprio paese d&#8217;origine. Tra questi, una categoria particolarmente vulnerabile è costituita dai <strong>minori stranieri non accompagnati (Msna)</strong>. Questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze infatti oltre alle difficoltà e ai traumi del viaggio si ritrovano anche in un paese straniero con l&#8217;<strong>assenza totale di figure genitoriali di riferimento</strong>.</p>



<p>È particolarmente importante mantenere alta l&#8217;attenzione su questo tema anche alla luce dell&#8217;attuale contesto, caratterizzato da <strong>profonde trasformazioni legislative</strong> che impattano in parte anche sulla gestione dei Msna. A livello europeo, l&#8217;approvazione del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-asylum-reform-pact/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto sulla migrazione e l&#8217;asilo</a> mira, tra le varie cose, a snellire le procedure e a introdurre una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52020PC0610#:~:text=%C3%88%20istituito%20un%20nuovo%20meccanismo%20atto%20ad,differenti%20flussi%20migratori%20e%20diverse%20realt%C3%A0%20migratorie." target="_blank" rel="noreferrer noopener">solidarietà obbligatoria ma flessibile</a> fra gli stati. I quali possono scegliere se accogliere nei loro territori una quota di migranti oppure supportare economicamente i paesi di prima accoglienza. Oltre a questo, sono stati recentemente raggiunti degli accordi tra Consiglio e Parlamento europeo per definire una lista comune dei <strong>paesi di origine considerati sicuri</strong> e una revisione del concetto di &#8220;<strong>paese terzo sicuro</strong>&#8220;. Misure che mirano a rendere più difficile accedere alle procedure di asilo. L&#8217;Italia sta recependo queste nuove direttive con un <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/il-governo-approva-il-disegno-di-legge-lattuazione-del-patto-migrazione-e-asilo#:~:text=Briciole%20di%20pane%20*%20Home/%20*%20Il,per%20l'attuazione%20del%20%E2%80%9CPatto%20migrazione%20e%20asilo%E2%80%9D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> approvato lo scorso 12 febbraio.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17.011 </span>i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2025.</p>
			        </section>
		


<p>In questo quadro comunque i minori stranieri non accompagnati restano una <strong>categoria protetta</strong>, esentata ad esempio dalle procedure di frontiera e dal trattenimento nei Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri). In questo scenario, come abbiamo avuto modo di raccontare in <a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, <strong>la scuola e la comunità educante possono avere un ruolo decisivo per l&#8217;integrazione di questi minori</strong>. Un inserimento rapido all&#8217;interno del sistema educativo infatti è decisivo per la loro integrazione.</p>



<p>Da questo punto di vista un ruolo molto importante può essere svolto anche dai <strong>tutori volontari</strong>. Si tratta di cittadini privati che, dopo un&#8217;apposita formazione, vengono nominati dal tribunale per assumere la rappresentanza legale di un minore straniero. Agendo come un punto di riferimento fondamentale per garantirne i diritti e promuoverne i percorsi di integrazione.</p>





<div id="i-minori-stranieri-non-accompagnati-msna-presenti-in-italia-sono-oltre-17mila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli Msna in Italia: un&#8217;inversione di tendenza</h3>



<p>Ma quanti sono effettivamente i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese? Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>Ministero del lavoro e delle politiche sociali</strong> è possibile delineare un quadro della situazione. Al 31 dicembre 2025, i Msna erano in totale <strong>17.011</strong>. Si tratta di un dato molto interessante poiché <strong>inverte la tendenza ad una progressiva diminuzione</strong> che era in corso fin dal novembre 2023. Periodo in cui i minori registrati erano stati 24.215. L&#8217;incremento rispetto al nostro<a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ultimo aggiornamento</a> è abbastanza limitato ma comunque significativo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+737 </span>i Msna presenti in Italia al 31 dicembre 2025 rispetto ai dati di aprile.</p>
			        </section>
		


<p>Da notare che questo incremento non è collegato alla presenza di <strong>minori provenienti dall&#8217;Ucraina</strong> che anzi sono diminuiti nel periodo considerato (-365) pur rimanendo la seconda nazionalità più rappresentata (17,4%). Il paese d&#8217;origine più ricorrente in assoluto invece si conferma essere l&#8217;<strong>Egitto</strong>, con 5.159 minori (il 30,33% del totale, in aumento di circa 8 punti percentuali). Altre nazionalità con una presenza significativa sono quella <strong>bangladese</strong> (10%), <strong>gambiana</strong> (6,6%), <strong>tunisina</strong> (5,5%) e <strong>guineana</strong> (5,1%).</p>


<div id="la-maggior-parte-arriva-da-egitto-e-ucraina-con-questi-ultimi-in-diminuzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">In aumento i Msna presenti nel nostro paese</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">I 15 paesi di provenienza più ricorrenti dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306269"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306269" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>La maggior parte dei Msna presenti è <strong>vicina alla maggiore età</strong>: il 56% circa ha 17 anni e il 22% ne ha 16. I minori nella fascia 7-14 anni costituiscono invece il 12,6% del totale. È notevole la <strong>prevalenza maschile tra i 16 e 17 anni</strong>. In questa fascia i ragazzi rappresentano oltre il 90%. Un dato che suggerisce la motivazione di molti di questi ragazzi a intraprendere il viaggio per <strong>cercare lavoro e opportunità per sostenere la famiglia nel paese d’origine</strong>. Viceversa, nelle fasce d&#8217;età più basse (0-6 anni) si osserva un sostanziale riallineamento tra i generi, con il 51,2% di maschi e il 48,9% di femmine.</p>



<p>In considerazione di questi dati e dell’attuale instabilità geopolitica mondiale, diventa cruciale monitorare la condizione di questi minori, al fine di garantire le tutele previste e l&#8217;avvio di percorsi di inclusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;architettura del sistema di accoglienza</h3>



<p>Le <a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/rapporto-di-approfondimento-semestrale-sulla-presenza-dei-msna-31122025#page=9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">normative vigenti</a> nel nostro paese delineano un sistema di accoglienza per i Msna su due livelli. La <strong>prima accoglienza</strong> è finalizzata all&#8217;identificazione e alla prima assistenza. Si avvale di strutture governative ad alta specializzazione o di centri temporanei attivati dai prefetti. In situazioni di particolare pressione, la legge consente anche l&#8217;inserimento provvisorio di minori ultra-sedicenni in sezioni specifiche di centri per adulti per un periodo limitato. Una misura che tuttavia deve rimanere eccezionale.</p>



<p>La <strong>seconda accoglienza</strong> rappresenta invece il fulcro del percorso di integrazione e si realizza prevalentemente attraverso la rete del <strong>Sistema di accoglienza e integrazione (Sai)</strong>. A queste strutture si affiancano anche quelle realizzate con il contributo del <a href="https://libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/il-fondo-nazionale-laccoglienza-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo nazionale per i minori non accompagnati</a>.</p>



<p>Un contributo importante al potenziamento della capacità di accoglienza deriva dai progetti finanziati dal <a href="http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/fondi-europei/fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-fami" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)</a> gestito dal ministero dell&#8217;interno. Grazie a tali risorse, nel maggio del 2023 è stata approvata una <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/avviso-pubblico-presentazione-progetti-finanziare-valere-sul-fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-2021-2027-obiettivo-specifico-1-asilo-misura-attuazione-1b-ambito-applicazione-1e-intervento-h" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> per l&#8217;attivazione <strong>750 posti di accoglienza ad alta specializzazione</strong> suddivisi fra 34 strutture. Un dato di particolare rilievo è la riserva del 10% di questi posti per i minori di genere femminile, garantendo una <strong>tutela specifica per le ragazze</strong> che spesso presentano vulnerabilità estreme legate a rischi di tratta e violenza.</p>



<p>Un ulteriore avviso del novembre 2023 ha aggiunto risorse per finanziare <strong>altri 250 posti</strong> in strutture agili, mantenendo standard di servizio elevati. Questi finanziamenti non coprono solo l&#8217;ospitalità, ma garantiscono una serie di servizi essenziali: dal trasferimento dal luogo di sbarco al supporto legale, fino all&#8217;assistenza psico-sociale e alla nomina del tutore. La <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/decreto-approvazione-graduatoria-provvisoria-dellavviso-pubblico-potenziamento-dei-servizi-favore-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> provvisoria è stata approvata il 6 novembre 2024, ammettendo al finanziamento 2 progetti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">75,5 mln € </span>le risorse del fondo Fami stanziate per strutture a favore dei Msna.</p>
			        </section>
		


<p>La permanenza nelle strutture Fami è progettata per essere breve, con un <strong>limite massimo di 30 giorni</strong>. Trascorso questo periodo, il minore dovrebbe essere trasferito nel sistema di seconda accoglienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come i Msna si distribuiscono sul territorio</h3>



<p>Dopo aver passato brevemente in rassegna l&#8217;architettura del sistema di accoglienza che riguarda i minori stranieri non accompagnati, passiamo adesso a vedere come questi si distribuiscono nei vari territori. La <strong>Sicilia</strong> si conferma come la regione cardine dell&#8217;intero sistema nazionale, ospitando oltre il 21% del totale dei Msna presenti in Italia. Seguono la <strong>Lombardia</strong> e la <strong>Campania</strong>.</p>


<div id="le-citta-che-ospitano-piu-msna-sono-trapani-milano-e-agrigento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A livello provinciale, il dato più rilevante riguarda <strong>Trapani</strong> che, con 1.049 minori ospitati, si posiziona al primo posto in Italia per numero di presenze. Da segnalare anche il dato di <strong>Agrigento</strong> che vede nel proprio territorio 698 minori, terzo dato più alto a livello provinciale.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">Trapani è la prima provincia italiana per accoglienza di Msna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">I minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, provincia per provincia</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_306271_tab3"><p><span data-sheets-root="1">La mappa riporta i dati riguardanti i Msna che, al momento dell&#8217;analisi, risultano accolti presso un&#8217;ente o una struttura nel territorio italiano.</span></p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306271"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tuttavia, l&#8217;analisi mostra anche l&#8217;importanza dei grandi poli urbani del centro-nord nella fase successiva all&#8217;arrivo. <strong>Milano</strong> ospita infatti quasi 900 minori. Altre città come <strong>Roma</strong> e <strong>Caserta</strong> fanno registrare presenze superiori alle 500 unità. A conferma di una distribuzione che pur riguardando l&#8217;intero paese, mantiene una <strong>forte concentrazione nel mezzogiorno e in alcuni territori di confine</strong>.</p>


<div id="i-posti-per-loro-nella-rete-sai-sono-oltre-6-600-la-sicilia-e-la-regione-che-ne-ha-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una panoramica sulla rete Sai</h3>



<p>Nel paragrafo precedente abbiamo visto come si distribuiscono fra le varie province italiane i Msna accolti all&#8217;interno di enti o strutture. Adesso ci concentriamo sulle strutture che in particolare fanno riferimento al &#8220;secondo livello&#8221; del sistema di accoglienza. Vale a dire i <strong>centri della rete Sai</strong>. Grazie ai più recenti <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> disponibili possiamo osservare che, al 31 gennaio 2026, i posti attivi su tutto il territorio nazionale sono <strong>41.475</strong>. Di questi, la stragrande maggioranza (34.059 posti, pari all&#8217;82,1%) è rappresentata da posti &#8220;ordinari&#8221;. Mentre <strong>6.655 posti (il 16,1%) sono specificamente riservati ai Msna</strong>. Una quota residua di 761 posti è invece destinata a persone con disabilità o disagio mentale.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Come stabilito dalla normativa vigente, tutti i minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti nella Rete SAI sono intrinsecamente vulnerabili, in quanto privi di riferimenti familiari sul territorio. A questa condizione di vulnerabilità normata si aggiungono, in molti casi, ulteriori situazioni di fragilità e di bisogni specifici – preesistenti alla partenza o insorte nel corso del viaggio migratorio – che rendono necessaria una presa in carico più complessa e articolata, nonché attenta e personalizzata. [&#8230;] La capacità di intercettare bisogni specifici, fragilità e vulnerabilità latenti, ascoltare e rispondere in modo mirato alle esigenze emergenti è una condizione essenziale per garantire tutela e sviluppo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2025/06/Rapporto-SAI-Edizione-XXIII.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto annuale Sai XXIII edizione (31/12/2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La <strong>Sicilia</strong> non è solo la regione con la maggiore capacità ricettiva complessiva (7.025 posti), ma è anche il cardine dell&#8217;accoglienza per i minori. Con 1.979 posti dedicati ai Msna infatti, ospita quasi il 30% dell&#8217;intera disponibilità nazionale per questa categoria. Seguono, a grande distanza, la <strong>Lombardia</strong> (696 posti), la <strong>Campania</strong> (689) e la <strong>Puglia</strong> (613).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Sai, in Sicilia quasi un terzo dei posti per i minori stranieri</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Distribuzione dei posti attivi nella rete Sai per tipologia di progetto e per regione</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Sai, in Sicilia quasi un terzo dei posti per i minori stranieri &#8211; Distribuzione dei posti attivi nella rete Sai per tipologia di progetto e per regione</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306274_tab3"><p>Il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) è costituito dalla rete degli enti locali che, con il supporto del Ministero dell&#8217;interno, realizzano progetti di accoglienza &#8220;integrata&#8221;. A differenza dei centri di accoglienza straordinaria (Cas), che rispondono a logiche di emergenza, il Sai mira all&#8217;integrazione sociale e lavorativa dei beneficiari attraverso servizi di assistenza legale, psicologica, corsi di lingua e orientamento al lavoro. Per i Msna, il Sai rappresenta il passaggio fondamentale dopo la prima accoglienza per garantire la tutela dei loro diritti e la costruzione di un percorso di crescita in Italia.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noopener">Anci e Ministero dell&#8217;interno</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Gennaio 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306274"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Questi dati confermano come la rete Sai sia fortemente radicata nel mezzogiorno, in particolare in quelle regioni che rappresentano la prima frontiera di ingresso. In questo senso, è cruciale &#8211; come più volte ribadito da <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/audizione-al-comitato-parlamentare-di-controllo-sullattuazione-dellaccordo-di" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unhcr</a> e <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2023/05/prot-Rapporto-MSNA-7-%E2%80%93-2023-Il-Sistema-di-Accoglienza-e-Integrazione-e-i-minori-stranieri-non-accompagnati.pdf#page=24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a> una <strong>distribuzione omogenea dei posti</strong>, per favorire percorsi di integrazione più equilibrati ed evitare che la questione sia affrontata solo nelle regioni di prima accoglienza.</p>


<div id="nel-2024-i-tutori-volontari-attivi-erano-4-588" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dei tutori volontari</h3>



<p>Un punto di riferimento importante per i Msna può essere rappresentato dal <strong>tutore volontario</strong>. Questa figura, introdotta dalla <a href="https://temi.camera.it/leg19/post/msna-quadro-normativo.html#:~:text=Il%20sistema%20che%20ne%20risulta,centri%20governativi%20di%20prima%20accoglienza." target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge Zampa</a>, rappresenta molto più di un mero incarico burocratico. Si tratta di <strong>cittadini privati che scelgono di assumere la rappresentanza legale dei ragazzi</strong>. In un sistema di accoglienza spesso complesso, il tutore supporta il minore, garantendo che ogni decisione – dalla scelta del percorso scolastico alle cure sanitarie – sia guidata esclusivamente dal <strong>superiore interesse del giovane</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1f624de8eeb2a470f3ff797f8c2eb300" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Anche dal punto di vista dei tutori volontari la Sicilia appare più sotto pressione.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Data la centralità di questa figura sarebbe molto importante avere dati puntuali e aggiornati sulla loro presenza nei diversi territori, soprattutto nelle zone dove ce n&#8217;è più bisogno. Purtroppo, al momento, i <a href="https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/dashboard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti disponibili si fermano all&#8217;anno 2024. Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come dal 2017 al 2024 siano stati attivati e conclusi <strong>144 corsi di formazione</strong> rivolti agli aspiranti volontari. I tutori formati e registrati negli appositi elenchi istituiti presso i tribunali per i minorenni sono in totale 4.588. Il maggior numero di queste figure si trova presso il tribunale di <strong>Torino</strong> (566), seguono <strong>Roma</strong> (524), <strong>Venezia</strong> (481) e <strong>Milano</strong> (454).</p>



<p>Da notare come nei tribunali siciliani di Catania, Palermo e Messina (non disponibile il dato riguardante il tribunale di Caltanissetta) siano attivi in totale <strong>362 tutori</strong> a fronte di 1.588 tutele in corso. </p>



<p>Questo significa che un tutore siciliano ha mediamente in carico più di 4 Msna. Un numero da non sottovalutare considerando che stiamo comunque parlando di volontari. Per quanto riguarda le tutele attive, il secondo valore più elevato lo faceva registrare la <strong>Lombardia</strong> (548). Seguono <strong>Puglia</strong> (195), Piemonte (164) e <strong>Campania</strong> (149). Facendo il confronto fra tutele attive e tutori presenti nelle diverse regioni, il secondo rapporto più alto dopo quello siciliano si registrava in <strong>Molise</strong> (28 tutele a fronte di 14 tutori), seguito dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (35 tutele per 26 tutori). In tutte le altre regioni il rapporto era inferiore a 1.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_FVG.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_TAA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ragazzo-in-uniforme-rossa-si-avvicina-allautobus-giallo-QyrxP0GqZ9E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Surya Teja</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>



<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
			        </section>
		


<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>



<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>


<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
			        </section>
		


<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306548"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>


<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>



<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>



<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>


<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>


<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>



<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>


<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>



<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


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</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante le ragazze tra 16 e 19 anni abbiano più competenze informatiche di base rispetto ai ragazzi, questo non si riflette sulle scelte dei percorsi Stem. In ambito Ict, per esempio, 8 lavoratori su 10 sono uomini. A pesare sono anche le aspettative sociali e genitoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;11 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/women-and-girls-in-science-day/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza</a>. Si tratta di un&#8217;occasione importante per riflettere e sensibilizzare sul ruolo che scienziate e ricercatrici hanno nello sviluppo delle conoscenze nelle discipline Stem, acronimo inglese che sta per&nbsp;<em>science, technology, engineering e mathematics</em>.</p>



<p><strong>In un contesto dove la tecnologia ha un ruolo sempre più centrale, non si è ancora completamente raggiunta una parità di genere per quanto riguarda questi ambiti.</strong> Se la quota di ragazze di età compresa tra 16 e 19 anni con competenze informatiche di base è maggiore rispetto ai ragazzi, ciò non si riflette ancora sulle scelte dei percorsi Stem, con divari maggiori nell&#8217;ambito Ict (<em>Information and communication technology</em>). <strong>Tali differenze hanno radici nel contesto familiare e scolastico.</strong> Abbiamo approfondito come le diverse aspettative per ragazze e ragazzi si possano riflettere sugli apprendimenti e quale sia il loro livello di competenze in ambito numerico.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Le discipline Stem sono sempre più importanti</h3>



<p><strong>La rapidità dello sviluppo tecnologico ha un impatto diretto sul mondo del lavoro.</strong> Secondo un recente rapporto del World economic forum (Wef), le competenze digitali sono tra quelle che &#8211; secondo i datori di lavoro &#8211; cresceranno di più come importanza nei prossimi cinque anni. In cima alla lista ci sono infatti la conoscenza dei sistemi di intelligenza artificiale e della gestione dei big data, la cybersecurity e la network security e l&#8217;alfabetizzazione tecnologica.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>According to employer expectations for the evolution of skills in the next five years, [&#8230;] technological skills are projected to grow in importance more rapidly than any other type of skills. Among these, AI and big data top the list as the fastest-growing skills, followed closely by networks and cybersecurity and technological literacy.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://reports.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs_Report_2025.pdf#page=37" target="_blank">&#8211; Wef, Future of Jobs Report: insight report (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questi ambiti stanno assumendo un&#8217;importanza sempre maggiore anche nel contesto europeo. Secondo la <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/industry/strategy/digital-transformation_en#:~:text=Digital%20technologies%20is,of%20EU%20industry." target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, è necessario per l&#8217;Ue focalizzare la propria attenzione su dati, tecnologie e infrastrutture per migliorare la vita privata dei cittadini e favorire il funzionamento delle imprese. Per questo è stato avviato un programma specifico di politiche pubbliche, il <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-decade-policy-programme" target="_blank" rel="noreferrer noopener">digital decade policy programme 2030</a>. <strong>Uno degli obiettivi principali è quello di migliorare le competenze digitali tra la popolazione, con il target di raggiungere l&#8217;80% della popolazione adulta con capacità informatiche almeno di base entro il 2030.</strong> Nel 2025 si registra un divario di oltre 20 punti percentuali rispetto a questo obiettivo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">55,56% </span>popolazione europea nella fascia d&#8217;età 16-74 che mostra competenze informatiche almeno di base.</p>
			        </section>
		

<div id="in-europa-e-in-italia-gli-uomini-hanno-piu-competenze-informatiche-di-base-rispetto-alle-donne-ma-la-dinamica-si-inverte-per-la-fascia-deta-16-24" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Su questo dato incidono l&#8217;educazione, lo stato occupazionale degli individui e la condizione economica, oltre al vivere in aree rurali, caratterizzate dall&#8217;età media più alta, oppure in zone urbane, con una popolazione mediamente più giovane. Considerando infatti soltanto la fascia d&#8217;età dai 16 ai 24 anni, l&#8217;incidenza di chi ha competenze informatiche almeno di base sale al 69,98%. <strong>Si rileva anche un divario tra i generi: tra la popolazione adulta, gli uomini riportano percentuali maggiori (56,69% contro 54,46%) ma la tendenza si ribalta nel momento in cui si prende in considerazione i più giovani (67,93% dei ragazzi e 72,16% delle ragazze).</strong> Si tratta di un fenomeno che viene rilevato in quasi tutti i paesi europei.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">In 21 paesi europei le ragazze superano i ragazzi per competenze di base di informatica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">Divario di genere nell&#8217;incidenza delle competenze informatiche almeno di base (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305806_tab3"><p>Il dato mostra il calcolo della differenza percentuale tra l&#8217;incidenza registrata per le femmine e quella registrata per i maschi. Si considera la fascia d&#8217;età compresa tra i 16 e i 24 anni.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati della commissione europea                                                                <br>(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305806"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In 21 paesi le ragazze hanno più competenze di base d&#8217;informatica rispetto ai ragazzi.</strong> La differenza maggiore si registra in Irlanda, dove il 91,3% delle ragazze supera di 35,87 punti percentuali i ragazzi (55,44%). Seguono Croazia (17,25 punti percentuali), Lussemburgo (14,35) e Lettonia (11,69). Sono invece 6 i paesi in cui accade l&#8217;inverso, con i divari più ampi in Ungheria (-1,86 punti percentuali), Romania (-2,97) e Austria (-4,72).</p>



<p>Per quanto riguarda lo specifico del contesto italiano, <strong>le abilità informatiche di base sono considerate dalla commissione europea un punto di debolezza rispetto all&#8217;intero processo di digitalizzazione del paese.</strong> Una delle <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/node/12855/printable/pdf">raccomandazioni</a> specifiche per l&#8217;Italia è infatti proprio quella dell&#8217;incrementare le competenze di base, dal momento che tra la popolazione generale solo il 45,8% delle persone raggiunge questo livello. Questo è un dato che aumenta al 59,1% se si considera la fascia d&#8217;età 16-24 anni.</p>


<div id="i-lavoratori-nel-settore-ict-italiano-sono-in-larga-maggioranza-uomini-829" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_eecb633936cb6373fd45a690726958c1" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le ragazze mostrano più competenze informatiche di base ma lavorano di meno nel settore Ict.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Anche in Italia sono presenti dei divari a livello di genere</strong>: nella popolazione maschile, il 47,36% raggiunge questo livello di base contro il 44,16% di quella femminile. Anche in questo caso, la dinamica si ribalta quando si considerano i più giovani: la forbice è di circa 3,5 punti percentuali, con il valore delle ragazze più alto rispetto a quello dei ragazzi (60,9% contro 57,36%). Questa maggiore propensione femminile della popolazione più giovane non si riflette automaticamente sul profilo professionale. Nel contesto europeo, l&#8217;Italia è uno dei paesi che registra l&#8217;incidenza più bassa dei professionisti Ict sul totale dei lavoratori (4%). <strong>Disgregando il dato per genere, le donne compongono solo il 17,1% degli occupati nel settore mentre gli uomini rappresentano l&#8217;82,9%. </strong></p>



<p>Secondo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf#page=7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, l&#8217;ambito di studio universitario incide significativamente sull&#8217;occupazione. I laureati Stem di età compresa tra 30-34 anni riportano infatti il tasso più elevato tra tutte le aree considerate, un valore pari all&#8217;88,9%. <strong>Considerando la divisione per genere, i valori rimangono alti per laureate e laureati, nonostante questi ultimi registrino sempre dei tassi maggiori.</strong> All&#8217;interno dell&#8217;area Stem, il divario occupazionale maggiore si registra per &#8220;scienze e matematica&#8221;, dove il tasso femminile è inferiore a quello maschile di circa 4,5 punti percentuali. Si riduce invece a 2,3 punti per l&#8217;area &#8220;informatica, ingegneria e architettura&#8221;.</p>



<p>Per superare le disuguaglianze di genere è importante partire dagli apprendimenti scolastici, per favorire sia un diverso orientamento che una maggiore occupazione all&#8217;interno del mercato del lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere negli apprendimenti Stem sul territorio</h3>



<p><strong>La scelta dei percorsi di studi di ragazze e ragazzi non è propriamente priva di condizionamenti esterni.</strong> In particolare, quando si considera l&#8217;apprendimento delle materie Stem, incidono le aspettative sociali e dei genitori che sono molto differenti per bambini e bambine, con due effetti diretti. Il primo è che le studentesse tendono ad avere mediamente meno fiducia nelle proprie capacità nella matematica. Questo si ripercuote sui rendimenti che in media sono più bassi nelle materie scientifiche. Se però si considerano le ragazze che hanno più fiducia nelle proprie capacità, il divario si appiana raggiungendo nei test risultati analoghi a quelli dei compagni.</p>


<div id="sulle-scelte-dei-percorsi-fatte-dalle-ragazze-incidono-le-aspettative-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica. […] Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisainfocus/it/PIF-49-it.pdf" target="_blank">&#8211; In focus n.40, Ocse-Pisa</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Inoltre, i <a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-ragazze-con-ottimi-risultati-in-matematica-e-scienze-hanno-minori-aspettative-professionali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Ocse-Pisa</a> mostrano che le ragazze tendono a percepirsi di meno in ruoli come lo scienziato o l&#8217;ingegnere. Questo a testimonianza di come i condizionamenti sociali incidano direttamente sul percorso di studi e di carriera successivi, oltre che sull&#8217;apprendimento diretto delle materie.</p>



<p>Per capire il fenomeno sul paese, si possono prendere come riferimento i dati sull&#8217;apprendimento della matematica, rilevati tramite le prove Invalsi e rilasciate a livello provinciale. <strong>Nel 2024, il 44% degli alunni di terza media non raggiungono il livello di competenza numerica adeguata per il proprio grado di istruzione.</strong> Si tratta sostanzialmente di un dato in linea con l&#8217;anno precedente. Disgregando il dato per genere, si nota già una differenza: i maschi riportano un&#8217;incidenza del 41,2% mentre le femmine del 47%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,8 </span>punti percentuali di differenza tra ragazze e ragazzi con competenze numeriche non sufficienti in terza media.</p>
			        </section>
		


<p>Si tratta di una differenza che non è omogenea sul territorio nazionale. <strong>Sulle 107 province italiane, sono 4 quelle in cui le ragazze riportano un&#8217;incidenza minore dei ragazzi.</strong> Sono <strong>Nuoro</strong> (dove le femmine superano di 0,3 punti percentuali i maschi), Piacenza (0,5), Sondrio (2) ed Enna (2,6).</p>


<div id="in-sole-4-province-le-ragazze-mostrano-meno-insufficienze-nelle-competenze-numeriche-rispetto-ai-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">In quasi tutte le province italiane le ragazze registrano più insufficienze nelle competenze numeriche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">Differenza percentuale nelle insufficienze riportate nelle prove Invalsi di ragazze e ragazzi di III media (2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">In quasi tutte le province italiane le ragazze registrano più insufficienze nelle competenze numeriche &#8211; Differenza percentuale nelle insufficienze riportate nelle prove Invalsi di ragazze e ragazzi di III media (2024)</a></div>
                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305809_tab3"><p>Il dato riporta la differenza percentuale tra le insufficienze registrate tra le ragazze di III media e quelle riportate dai ragazzi. I dati fanno riferimento alle prove Invalsi aggregate a livello provinciale.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi e Istat (Bes dei territori)                                                                <br>(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305809"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Nelle restanti aree del paese, le ragazze riportano sistematicamente più insufficienze rispetto ai ragazzi. I divari più ampi si registrano nelle aree di <strong>Rieti</strong> e <strong>Avellino</strong> dove le differenze sono rispettivamente di 10,8 e 10,2 punti percentuali. Seguono con più di 9 punti percentuali di divario Rimini (9,9), Brindisi (9,9) e Palermo (9,6). Alla luce di questi dati sugli apprendimenti, e visto lo stato complessivo dei settori legati ai contesti Stem, è ancora più importante investire sugli apprendimenti delle materie scientifiche e abbattere gli stereotipi di genere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi e Istat (Bes dei territori).</p>



<p>Foto:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>



<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>


<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>



<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>



<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>


<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>



<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>



<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>


<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>


<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>


<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>



<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305536" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>



<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quasi la metà degli italiani non possiede competenze digitali almeno di base. Un dato che pone il nostro paese agli ultimi posti in Europa. La scuola in questo contesto ha un ruolo fondamentale ma sia dal punto di vista delle strutture che della didattica c’è ancora molto da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 28 gennaio si celebra la <a href="https://www.coe.int/it/web/portal/28-january-data-protection-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata europea della protezione dei dati personali</a>, un’occasione per riflettere sul ruolo delle <strong>competenze digitali</strong> in una società sempre più interconnessa. Oggi infatti saper usare consapevolmente le tecnologie non significa soltanto migliorare le proprie <strong>opportunità nel mercato del lavoro</strong>, ma anche essere <strong>cittadini più consapevoli</strong>, capaci di orientarsi in un sistema complesso, segnato dalla sovrapproduzione di contenuti, dalla diffusione di fake news e dal tracciamento potenzialmente pervasivo delle nostre abitudini e dei nostri orientamenti.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’evoluzione tecnologica rappresenta senza dubbio un inarrestabile fattore di progresso sociale: tuttavia, taluni elementi distorsivi che la stessa introduce danno talvolta l’impressione che essa sia in parte goduta ma in parte anche subita dalle collettività.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53048&#038;dpath=document&#038;dfile=12012026182902.pdf&#038;content=%3Ci%3ESocial%2Bnetwork%2C%2Be%2Ddemocracy%3C%2Fi%3E%2Be%2B%E2%80%9Ccostituzionalismo%2Bdigitale%E2%80%9D%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; D. Porena, Social network, e-democracy e costituzionalismo digitale (14/1/2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo contesto, la scuola rappresenta un presidio fondamentale. Non solo per trasmettere conoscenze ma anche per <strong>garantire parità di accesso a strumenti e infrastrutture digitali</strong>, riducendo le disuguaglianze educative. Su tale aspetto dobbiamo osservare che, nonostante alcuni progressi, <strong>l’Italia resta tra i paesi europei con la più bassa diffusione di competenze digitali almeno di base</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">54,3% </span>i cittadini italiani con competenze digitali almeno di base nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Un altro elemento &#8220;critico&#8221; riguarda l&#8217;approccio alle potenzialità offerte dagli strumenti dell&#8217;<strong>intelligenza artificial</strong>e (Ai). Risorse preziose ma che non sono prive di rischi, specialmente se utilizzate in modo non consapevole. Da questo punto di vista, il nostro paese appare caratterizzato da un <strong>approccio prudente</strong> rispetto ad altri contesti europei. Approccio che dipende anche dall&#8217;affermazione abbastanza recente di un uso più ampio di questi strumenti. Perciò <strong>è fondamentale che già a partire dalla scuola vi sia una diffusa conoscenza per poter padroneggiare le nuove tecnologie</strong>. Sono svariati infatti gli aspetti problematici che stanno emergendo riguardo all&#8217;utilizzo di queste risorse.</p>



<p>A ciò si aggiunge un altro elemento legato alla disponibilità di strumenti e strutture. Sotto questo profilo, a livello nazionale, <strong>circa il 40% degli edifici scolastici è dotato di aule di informatica</strong>. Al contrario, nel 32,7% dei plessi questo spazio non è presente mentre nel 26,7% dei casi l&#8217;informazione non è stata dichiarata dall&#8217;ente proprietario dell&#8217;immobile (comuni, province). Dati che fanno capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per garantire a tutte le ragazze e i ragazzi le stesse opportunità.</p>





<div id="nel-2025-il-543-degli-italiani-aveva-competenze-digitali-almeno-di-base-un-dato-inferiore-di-6-punti-percentuali-rispetto-alla-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le competenze digitali in Italia e in Europa</h3>



<p>Le competenze digitali rappresentano oggi quindi un requisito fondamentale per la partecipazione piena alla vita economica e sociale. Ma quanto sono diffuse queste conoscenze tra la popolazione? Alcune indicazioni su questo fronte ci vengono messe a disposizione da <strong>Eurostat</strong>.</p>



<p>Con specifico riferimento all&#8217;<strong>Italia</strong>, <strong>nel 2025 le persone che avevano competenze digitali di base o superiori erano il 54,3% della popolazione</strong>. Un dato che, seppur in crescita rispetto all&#8217;anno precedente, è ancora inferiore di circa 6 punti percentuali rispetto alla media europea (60,4%). C&#8217;è da dire però che, il nostro paese ha recuperato qualche posizione nel confronto con gli altri stati dell&#8217;Ue, pur rimanendo nella parte bassa della classifica. Se nel 2024 infatti solamente Lettonia, Polonia, Bulgaria e Romania riportavano una quota di competenze digitali inferiore rispetto a quella italiana, nel 2025 il nostro paese sopravanza anche Lituania, Slovacchia, Grecia e Slovenia.</p>



<p>Le dinamiche restano simili anche se restringiamo l’analisi all’ambito dei <strong>giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni</strong>. Persone che possono essere considerate sostanzialmente come “native digitali”. In questo caso la percentuale di soggetti con competenze almeno di base aumenta sensibilmente. <strong>A livello Ue parliamo di una quota del 74,7%. Anche in questo caso l’Italia si colloca al di sotto della media con il 69,1%</strong>. È significativo notare che in questo caso ci sono 7 paesi Ue che riportano un dato inferiore a quello italiano e tra questi figura pure la <strong>Germania</strong> (65,2%).&nbsp;</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Il 30% dei giovani italiani non ha competenze digitali adeguate</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Percentuale di cittadini con competenze digitali di base o superiori nei paesi Ue nella fascia 16-29 anni (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305585_tab3"><p>Il livello di “digital skills” viene valutato sulla di <a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/scientific-activities-z/education-and-training/digital-transformation-education/digital-competence-framework-citizens-digcomp_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 aree chiave individuate</a> dal framework europeo delle competenze digitali per i cittadini. Tra queste la risoluzione di problemi in ambito informatico, l’alfabetizzazione all’uso di dati e informazioni, la capacità di comunicazione e collaborazione in ambiente digitale, la sicurezza in rete e la creazione di contenuti digitali.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 16 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305585"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305585" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			

<div id="strillo-testo-block_e7df5b2803355ce23c2924b39012e195" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Al crescere del titolo di studio aumentano le competenze digitali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di persone con competenze digitali adeguate aumenta con il crescere del livello di studio raggiunto. In Italia, ad esempio, la percentuale di persone con competenze digitali adeguate è pari al <strong>56,7% tra coloro che hanno un basso livello di istruzione</strong>. Sale al <strong>71,7% tra chi ha un livello di istruzione media</strong> e cresce ancora fino all’<strong>84,7% tra coloro che hanno raggiunto i gradi più alti</strong>.&nbsp;</p>


<div id="in-un-mondo-dove-lai-ha-uninfluenza-crescente-avere-competenze-digitali-adeguate-e-fondamentale-litalia-su-questo-fronte-ha-scelto-un-approccio-cauto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale nella scuola: approcci e criticità</h3>



<p>L&#8217;utilizzo consapevole delle potenzialità offerte dall&#8217;Ai è certamente un elemento centrale e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Al momento non sembrano esistere<strong> ancora metodologie condivise</strong> &#8211; salvo quanto contenuto nel cosiddetto <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ai act</a> adottato a livello Ue &#8211; e che ogni stato abbia scelto un approccio diverso. Questo almeno è quello che emerge da un&#8217;indagine condotta da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> che ha coinvolto 23 paesi tra cui anche alcuni extra Ue (Norvegia, Svizzera, Turchia). Dall’analisi delle risposte risulta che l’integrazione dell’Ai nei contesti scolastici è ancora in una <strong>fase iniziale</strong> <strong>di</strong> <strong>sperimentazione e definizione di cornici normative</strong>.</p>



<p>In questo quadro, in particolare la <strong>formazione degli insegnanti</strong> è considerata un prerequisito essenziale per l’adozione efficace dell’Ai. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi questa è ancora <strong>opzionale o limitata a progetti pilota</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. [&#8230;] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tutti gli intervistati hanno evidenziato aspetti critici nel ricorso a tali strumenti tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rischi per la <strong>protezione dei dati e la privacy</strong>;</li>



<li>timori legati alla <strong>dipendenza tecnologica e alla perdita di autonomia critica</strong> degli studenti;</li>



<li>problemi di <strong>equità nell’accesso</strong>, che potrebbero ampliare i divari educativi;</li>



<li>difficoltà nel garantire <strong>trasparenza e affidabilità dei sistemi</strong>.</li>
</ul>



<p>Come già anticipato nell&#8217;introduzione, l&#8217;approccio verso questi strumenti adottato dall&#8217;<strong>Italia</strong> è abbastanza prudente. Risultano in corso delle sperimentazioni ma senza un’integrazione strutturale dell’Ia nei curricula scolastici.</p>


<div id="strillo-testo-block_ce0b10336890f862adf60bfc62b703c7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Italia ha un approccio molto cauto sull&#8217;integrazione dell&#8217;Ia nel mondo della scuola.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Interessanti da questo punto di vista le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> che il <strong>ministero dell&#8217;istruzione</strong> ha diffuso nel 2025. Secondo questo documento, l&#8217;Ai può supportare i <strong>dirigenti scolastici</strong> nella pianificazione e nell&#8217;analisi dati senza sostituire le decisioni umane; i <strong>docenti</strong> nella personalizzazione dell&#8217;insegnamento, nella progettazione e nella valutazione; il <strong>personale amministrativo</strong> nell&#8217;automazione delle procedure. Per gli <strong>studenti</strong>, l&#8217;Ai offre percorsi più inclusivi, ma richiede lo sviluppo di competenze critiche.</p>



<p>Sostanzialmente, si sottolinea che l&#8217;Ai deve essere uno <strong>strumento di supporto</strong>. Non un sostituto dell&#8217;azione educativa, ribadendo la centralità della responsabilità umana, della tutela dei dati e della relazione didattica.</p>


<div id="durante-lanno-scolastico-2024-25-solo-il-407-degli-edifici-scolastici-era-dotato-di-aule-di-informatica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>



<p>In base a quanto visto fin qui appare chiaro quanto la scuola sia fondamentale. Sia per fornire ai ragazzi e alle ragazze le competenze digitali necessarie per essere cittadini a tutto tondo, sia per garantire a tutti le stesse possibilità di accesso alle tecnologie e alla rete. Per questo è importante valutare quanto spazi come le <strong>aule di informatica</strong> siano presenti e fruibili nei diversi territori.</p>



<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>ministero dell’istruzione</strong> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale&nbsp;39.351 di cui <strong>15.998 dotati di aule informatiche</strong>. A livello regionale, il territorio con la quota più alta di edifici con aule di informatica è la <strong>Valle d’Aosta</strong> che però ha numeri abbastanza contenuti (139 edifici scolastici, di cui 86 con aule informatiche). Seguono <strong>Liguria</strong> (59,1%), <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e <strong>Marche</strong> (51,4%). Le regioni con le quote più basse invece sono <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong> (25,4%).</p>



<p>È interessante notare che in questo ambito ci sono alcune regioni del centro-nord che si trovano al di sotto della media nazionale. Oltre al Lazio, parliamo di <strong>Umbria</strong> (36,1%) ed <strong>Emilia-Romagna</strong> (40,3%). Viceversa alcune aree meridionali riportano valori superiori alla media. È il caso della <strong>Basilicata</strong> (49,3%) e della <strong>Puglia</strong> (42%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"><p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<div id="tra-i-comuni-capoluogo-la-maggiore-disponibilita-di-aule-di-questo-tipo-si-registra-a-pavia-modena-e-aosta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo osservare che, escludendo il Trentino Alto Adige per cui non sono disponibili i dati, i comuni che ospitano almeno un plesso sul proprio territorio sono 6.613. Tra questi, ne risultano <strong>1.868 (il 28% circa) in cui la quota di edifici scolastici con aule di informatica è pari a 0</strong>. Si tratta generalmente di realtà di piccole dimensioni in cui i plessi presenti sono meno di 10. Se si escludono queste zone dall’analisi, possiamo osservare che nella maggior parte degli altri casi la quota di edifici con aule informatiche è <strong>compresa tra il 25% e il 50% (2.064 comuni)</strong>. I comuni in cui la quota risulta compresa tra il 75% e il 100% sono invece 1.156. Tra questi, sono <strong>1.062 i territori in cui tutti gli edifici presenti sono dotati di aule di informatica</strong>.</p>



<p>Soffermandoci sui comuni capoluogo, che generalmente ospitano il maggior numero di strutture, possiamo osservare che le quote più alte le fanno registrare <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%). Si tratta degli unici tre capoluoghi in cui il dato supera l’80%. Viceversa la percentuali più basse si registrano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">In oltre 1.800 comuni non ci sono scuole dotate di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-305598"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali in direzione di quelli più periferici.</p>


<div id="strillo-testo-block_6fd4115104594cbd0356fcfb05271596" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle aree interne la disponibilità di aule informatica è più limitata.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Se nei <strong>poli</strong> infatti la quota risulta superiore al <strong>44%</strong>, già nei <strong>comuni di cintura</strong> (quelli che vanno a comporre gli hinterland rispetto ai centri principali) si scende sotto la media nazionale (40,1%). La percentuale scende ancora se si prendono in considerazione i <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), quelli <strong>periferici</strong> (37%) e <strong>ultra periferici</strong> (33,8%). Se da un lato tale dinamica è comprensibile e rispecchia la concentrazione della domanda, dall’altro sarebbe importante non tralasciare interventi anche nelle aree interne. Anche per contribuire a contrastare alcuni fenomeni quali lo spopolamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza di dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/studenti-universitari-che-si-affollano-all-aperto_31237838.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=40f49099-d0bc-4897-8fcc-cc7de2b494ea&amp;query=Le+competenze+digitali+nelle+scuole+italiane" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305401</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il nostro paese è penultimo in Ue per quota di giovani in possesso di un titolo di studio terziario. Nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, l'Italia è molto lontana dall'obiettivo europeo fissato per il 2030. Restano forti le differenze territoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/">L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 24 gennaio si celebra la <a href="https://www.un.org/en/observances/education-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale dell’educazione</a>, istituita dall&#8217;Onu per richiamare l’attenzione sul ruolo centrale dell’istruzione nella promozione dello sviluppo, della coesione sociale e della riduzione delle disuguaglianze. </p>



<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> infatti, i dati confermano che investire in educazione resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare il disagio socio-economico. <strong>Chi raggiunge livelli di istruzione più elevati ha mediamente maggiori probabilità di accedere a carriere più stabili e meglio retribuite</strong>, con effetti positivi che si estendono all’intero arco della vita. Abbiamo anche visto però che spesso <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la condizione socio-economica della famiglia ha un impatto decisivo sul percorso di studio dei figli</a>. Per questo <strong>è fondamentale che le istituzioni garantiscano pari opportunità di accesso ai più alti gradi di istruzione</strong>, indipendentemente dal contesto sociale e territoriale di partenza.</p>


<div id="nel-2024-in-italia-la-quota-di-persone-con-titolo-di-studio-terziario-nella-fascia-deta-25-34-anni-era-del-32-dopo-la-romania-e-il-dato-piu-basso-in-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Proprio per questo motivo, l&#8217;Unione europea si è data uno specifico <a href="http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32021G0226\(01\):EN:NOT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo</a> su questo fronte: <strong>raggiungere una quota del 45% di laureati tra la popolazione di età compresa tra i 25 e i 34 anni entro il 2030</strong>. Un traguardo che molti paesi hanno già raggiunto, ma che per l&#8217;Italia appare ancora distante.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">31,6% </span>la quota di persone di età compresa tra i 25 e i 34 con titolo di studio terziario in Italia nel 2024.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">I laureati in Europa e l&#8217;obiettivo per il 2030</h3>



<p>Prima di concentrarci più nello specifico sui dati riguardanti il grado di raggiungimento dell&#8217;obiettivo Ue in tema di laureati, diamo uno sguardo più complessivo a quella che è la situazione per quanto riguarda la popolazione in possesso di un titolo di studio terziario. Secondo i più recenti <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Educational_attainment_statistics" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di Eurostat</a>, relativi al 2024, il <strong>33,5% della popolazione europea tra i 25 e i 74 anni</strong> aveva conseguito un titolo di istruzione terziaria. Le quote più elevate si registrano in Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Cipro, dove oltre il 45% della popolazione adulta ha un titolo universitario (o equiparabile). All’estremo opposto si collocano Romania e <strong>Italia</strong>, entrambe <strong>sotto il 25%</strong>.</p>


<div id="la-quota-di-giovani-italiane-laureate-e-superiore-di-135-punti-percentuali-rispetto-agli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Guardando alla fascia più rilevante per il monitoraggio delle politiche europee, quella dei <strong>giovani adulti</strong> (25-34 anni), emerge un quadro ancora più netto. Nel 2024, la media Ue era già al 44,2% e quasi la metà degli stati membri aveva raggiunto o superato il target. <strong>L’Italia, invece, si colloca al penultimo posto, con una quota pari al 31,6%</strong>, distante oltre 13 punti percentuali dall’obiettivo e con una percentuale maggiore solo alla Romania (23,2%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è penultima in Ue per quota di giovani laureati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">Quota di popolazione con titolo di studio terziario nella fascia di età 25-34 anni negli stati Ue (2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_305381_tab1" role="tab" aria-controls="chart_305381_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
                    <div id="chart_305381_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_305381_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è penultima in Ue per quota di giovani laureati &#8211; Quota di popolazione con titolo di studio terziario nella fascia di età 25-34 anni negli stati Ue (2024)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_305381_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305381_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_305381_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305381_tab3"><p>I livelli di istruzione dei diversi paesi sono armonizzati sulla base della c<span style="font-weight: 400">lassificazione internazionale standard dell&#8217;istruzione (Isced). Si considera terziario un titolo di studio che rientra tra i livelli 5 e 8 dell&#8217;Isced.</span></p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/litalia-e-penultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305381"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305381" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>All’interno di questo quadro si evidenzia anche una <strong>marcata differenza di genere</strong>: le donne raggiungono livelli di istruzione terziaria molto più spesso degli uomini. Nel nostro paese il divario è particolarmente ampio e supera i 13 punti percentuali, uno dei più elevati in Europa.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">38,5% </span>la quota di laureate di età compresa tra i 25 e i 34 in Italia nel 2024.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Italia e i divari territoriali, un confronto regionale</h3>



<p>Il dato a livello nazionale non restituisce quelle che sono le situazioni nei diversi territori. Come spesso succede, anche su questo fronte si registrano delle significative differenze. Per analizzare più nel dettaglio la situazione italiana è necessario ricorrere a fonti diverse da Eurostat. I dati territoriali disponibili provengono infatti dalle statistiche sperimentali <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> e fanno riferimento a una fascia d’età più ampia (25-49 anni). Per questo motivo <strong>non possono essere utilizzati per misurare direttamente il raggiungimento dell’obiettivo europeo</strong>, ma rappresentano comunque uno strumento prezioso per valutare lo stato dell’arte e le disuguaglianze interne al paese. Altro elemento da tenere in considerazione riguarda il fatto che, in questo caso, il dato più recente disponibile fa riferimento al 2022.</p>


<div id="negli-ultimi-anni-ce-stato-un-incremento-di-laureati-italiani-nella-fascia-25-49-anni-ma-solo-6-regioni-superano-la-soglia-del-30" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_ddcb4494b2bab4b530ad4abb2d5c3b1d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Al sud il raggiungimento dei più alti livelli di istruzione resta meno diffuso.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In quell&#8217;anno, solo <strong>6 regioni</strong> superavano la soglia del <strong>30% di laureati</strong> nella fascia 25-49 anni. La quota più elevata si registrava nel <strong>Lazio (32,6%)</strong>, seguito da <strong>Molise (31,6%)</strong> e <strong>Abruzzo (30,8%)</strong>. All’opposto, le regioni con le percentuali più basse risultano essere <strong>Sicilia (22,5%)</strong>, <strong>Campania (23,6%)</strong> e <strong>Sardegna (23,7%)</strong>. Quote di laureati particolarmente basse si registravano anche in <strong>Puglia (24,2%)</strong> e <strong>Calabria (26,3%)</strong>. </p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30/">Solo in 6 regioni la quota di laureati di 25-49 anni supera il 30%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30/">Percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d&#8217;età (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_305383_tab1" role="tab" aria-controls="chart_305383_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305383_tab1">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305383"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305383" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/solo-in-6-regioni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-supera-il-30/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			


<p> Va comunque osservato che nel periodo temporale compreso tra il 2018 e il 2022 <strong>in tutte le regioni si è registrato un aumento più o meno significativo della quota di laureati</strong>. Gli incrementi più consistenti si osservano in <strong>Trentino-Alto Adige (+4,4 punti percentuali)</strong>, <strong>Lombardia</strong> e <strong>Veneto</strong> (entrambe +4,3). Una dinamica certamente positiva ma ancora non sufficiente.</p>


<div id="nel-2022-solo-in-81-comuni-meno-dell1-la-quota-di-laureati-tra-25-e-49-anni-era-superiore-al-40" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo ai laureati, comune per comune</h3>



<p>Scendendo ulteriormente nel dettaglio territoriale, i dati comunali mostrano una frammentazione ancora più marcata. Nel 2022, la quota più alta di residenti tra i 25 e i 49 anni con un titolo terziario si registrava a <strong>Torre d’Isola (Pv)</strong>, con il <strong>52,9%</strong>, seguita da <strong>Basiglio (Mi, 51,2%)</strong> e <strong>Pavia (50,9%)</strong>. Non sorprende che molti <strong>capoluoghi e sedi universitarie</strong> figurino ai primi posti: tra questi Bologna, Siena, Milano e Padova, tutte con valori prossimi o superiori al 48%.</p>



<p>Nel complesso, però, i territori con una forte presenza di laureati restano una minoranza. Solo <strong>81 comuni</strong> superano il 40%, mentre nella maggior parte dei casi la quota di popolazione con titolo terziario si colloca sotto il 30%. In <strong>2.376 comuni</strong>, meno di un residente su cinque tra i 25 e i 49 anni ha completato un percorso universitario.</p>



<p>Anche l’analisi dell’evoluzione temporale conferma un quadro articolato. Tra il 2018 e il 2022, in <strong>452 comuni</strong> la quota di laureati è diminuita, mentre in altri 30 è rimasta sostanzialmente stabile. Nella maggioranza dei territori si osserva invece una crescita, talvolta molto accentuata: casi come <strong>Bergolo (Cn)</strong>, <strong>Baradili (Or)</strong> e <strong>Rondanina (Ge)</strong> mostrano incrementi superiori ai 20 punti percentuali, pur partendo spesso da valori iniziali molto bassi.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/">In 81 comuni la quota di laureati di 25-49 anni superava il 40% nel 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022/">Variazione nel tempo della percentuale di persone di 25-49 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario sul totale delle persone della stessa fascia d&#8217;età, comune per comune (2018-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305387_tab3"><p>La configurazione territoriale e amministrativa utilizzata fa riferimento alla data del 31 dicembre 2022. A questa data, il numero dei comuni era pari a 7904. Negli anni il numero dei comuni può variare sia per la costituzione di nuovi territori, prevalentemente per la fusione di comuni già esistenti e conseguentemente soppressi, sia perché alcuni sono inglobati in altri che non cambiano nome. Per il comune siciliano di <span data-sheets-root="1">Misiliscemi è disponibile solo il dato relativo al 2022 in quanto l&#8217;ente è stato istituito nel 2021 a seguito dello scorporo del territorio dal comune di Trapani. </span></p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/in-81-comuni-la-quota-di-laureati-di-25-49-anni-superava-il-40-nel-2022.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305387"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305387" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Ridurre questi divari resta una <strong>sfida centrale</strong>. Senza un investimento strutturale e diffuso su questo fronte difficilmente le disuguaglianze esistenti potranno essere superate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/piemonte.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/valle_d_aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/laureati_25-49_2022/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi ai laureati tra i 25 e i 49 anni sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/cerimonia-di-laurea-con-celebrazione-della-corona-d-alloro-30079705/">Riccardo Vespa</a> (<a href="https://www.pexels.com/it-it/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-ancora-lontana-dagli-obiettivi-europei-sui-laureati/">L&#8217;Italia è uno dei paesi europei con meno laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304499</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati confermano come al diminuire del livello di istruzione corrispondano retribuzioni più basse. Per questo l'investimento in tale ambito può contribuire a una riduzione dei divari socio-economici. Anche se non è di per sé un indice di qualità, si tratta di un elemento da monitorare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I recenti dati pubblicati da Istat sulla povertà in Italia ci indicano che <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il 12,3% delle famiglie</a> con figli nel 2024 si è trovata a vivere in condizioni di povertà assoluta. Una quota che supera il 20% tra i nuclei con almeno 3 minori a carico.</p>



<p>I dati confermano inoltre che&nbsp;<strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. Tendenzialmente infatti&nbsp;<strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Una dinamica confermata anche dai <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_STRUTTURA_RETRIBUZIONI_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati relativi alla struttura delle retribuzioni</a> in Italia. Da queste elaborazioni emerge infatti come il livello dei salari medi tenda a diminuire al calare del titolo di studio conseguito, con significativi divari di genere.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+58,8% </span>il divario retributivo medio tra chi ha conseguito una laurea e chi si è fermato alla terza media in Italia nel 2022.</p>
			        </section>
		

        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è la povertà assoluta</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, questo tipo di divari socio-economici tende a tramandarsi di generazione in generazione, per la forte segmentazione nel percorso di studi in base alla famiglia d&#8217;origine. <strong>Per i figli di famiglie svantaggiate infatti è meno frequente raggiungere i gradi di istruzione più alti, rispetto ai coetanei</strong>. Investire in un&#8217;istruzione accessibile per tutti resta quindi una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà educativa</a>. Peraltro, nel suo ultimo <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto annuale</a>, <strong>Invalsi ha evidenziato come sia necessario intervenire fin dai primi gradi di studio</strong>. Già in terza media infatti si possono accumulare gap educativi difficilmente recuperabili. Questi possono condurre ai fenomeni come quello della <strong>dispersione scolastica, sia esplicita che implicita</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è l’abbandono scolastico</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le recenti esperienze dimostrano che, quando le azioni sono progettate sulla base delle esigenze specifiche di scuole e classi, i risultati non tardano ad arrivare. L’analisi dei dati, l’autonomia responsabile e il supporto alle comunità educanti si confermano leve strategiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo senso, la spesa in istruzione &#8211; pur essendo un indicatore quantitativo e non qualitativo &#8211; resta uno degli aspetti da monitorare per valutare l&#8217;investimento del paese in questa priorità. <strong>Da anni purtroppo l&#8217;Italia si colloca tra i paesi europei con la più bassa spesa in rapporto al prodotto interno lordo</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3,9% </span>la quota di spesa pubblica destinata all&#8217;istruzione rispetto al Pil nel 2023 in base ai dati Eurostat.</p>
			        </section>
		


<p>Come detto, si tratta di un valore quantitativo che quindi di per sé&nbsp;<strong>non rappresenta un indicatore di qualità dell’offerta educativa</strong>. Allo stesso tempo, porre questo comparto al centro delle politiche pubbliche può&nbsp;<strong>contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali</strong>&nbsp;che gravano sul paese.</p>


<div id="in-italia-in-media-un-laureato-arriva-a-guadagnare-il-59-in-piu-di-chi-si-ferma-alla-licenza-media-tra-i-lavoratori-dipendenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Divari retributivi e titoli di studio in Italia</h3>



<p>I dati raccolti da Istat nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine europea<em> </em><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/explore/all/all_themes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RCL-SES</a> consentono di evidenziare piuttosto chiaramente il <strong>legame tra il livello di istruzione e la retribuzione</strong>. Nel 2022, ultimo anno della rilevazione, infatti i lavoratori dipendenti con un diploma di scuola superiore guadagnavano in media circa 35mila euro all’anno, il 18,5% in più rispetto a chi possedeva al massimo la licenza media (29.567 €). I laureati invece arrivavano a guadagnare circa il 59% in più (46.953 €).</p>






<p>In questa dinamica si inserisce anche l&#8217;annosa questione del <strong>divario retributivo di genere</strong>. Dai dati infatti emerge chiaramente come le donne guadagnino generalmente meno degli uomini, anche a parità di livello di istruzione. Complessivamente infatti nell&#8217;anno in esame <strong>la retribuzione media annua degli uomini ammontava a 39.982 euro mentre quella delle donne si fermava sui 33.807 euro</strong>. Una differenza percentuale del 18,3%. Questo divario aumenta con il crescere del livello di istruzione: è del 19,9% per i dipendenti con al massimo la licenza media, sale al 20,5% per l’istruzione secondaria superiore e raggiunge il 39,9% per l’istruzione terziaria.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere &#8211; Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_304490_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_304490_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_304490_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_304490_tab3"><p><span style="font-weight: 400">I dati derivano dalla Rilevazione sulla Struttura delle retribuzioni e del costo del lavoro (RCL-SES) riferita al 2022. In linea con le normative comunitarie, l&#8217;indagine ha coinvolto i lavoratori dipendenti retribuiti per l&#8217;intero mese di ottobre 2022, impiegati in unità economiche (aziende e enti pubblici) con un minimo di 10 dipendenti.</span></p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: lunedì 20 Gennaio 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304490"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304490" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Da notare che il divario di genere colpisce le donne anche nelle differenze retributive in sulla base del titolo di studio. Le donne diplomate infatti guadagnano il 20,2% in più rispetto a quelle con licenza media, un divario simile a quello maschile (20,7%). Tuttavia, per le donne con istruzione terziaria, la retribuzione è superiore del 54,2% rispetto a chi ha la licenza media. Si tratta di una <strong>differenza nettamente inferiore rispetto a quella riscontrata negli uomini (79,9%)</strong>.&nbsp;</p>


<div id="nel-2023-litalia-ha-speso-in-istruzione-risorse-pari-a-meno-del-4-del-proprio-pil-da-anni-il-paese-registra-uno-dei-valori-piu-bassi-nel-contesto-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La spesa in istruzione in Italia e in Europa</h3>



<p>L&#8217;accesso all&#8217;istruzione resta quindi uno dei principali fattori per le opportunità di vita successive. Da questo punto di vista, il principale strumento a disposizione del decisore è<strong>&nbsp;l’offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti</strong>. Ciò si traduce in un investimento complessivo, che non riguarda unicamente l’entità delle risorse spese ma anche – e soprattutto – la&nbsp;<strong>qualità dell’offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso</strong>. Allo stesso tempo, le risorse investite sul comparto possono essere comunque considerate un indicatore dell&#8217;importanza attribuita al settore.</p>


<div id="strillo-testo-block_c371627507e37af844b76efd7a93015c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La spesa in istruzione non è un indicatore di qualità ma può dirci qualcosa sull&#8217;importanza attribuita al settore dai decisori.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da questo punto di vista possiamo osservare come nel 2023 la spesa pubblica italiana per l’istruzione sia consistita in circa <strong>83,7 miliardi di euro</strong>, in base ai dati riportati da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_by_function_%E2%80%93_COFOG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> per quell&#8217;anno. Si tratta del terzo valore più alto all’interno dell’Unione europea superato solamente da <strong>Germania</strong> (187,3 miliardi) e <strong>Francia</strong> (141,6 miliardi). Naturalmente però occorre tenere presente le diverse caratteristiche dei paesi Ue, a partire dalla grandezza della popolazione e dalla capacità di spesa che ogni stato può mettere in campo.</p>



<p>Per questo, un indicatore utile per fare confronti a livello europeo è l’analisi della percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (prodotto interno lordo) di ogni paese. Considerando questo indicatore possiamo osservare che <strong>l’Italia nel 2023 ha investito in istruzione una quota pari al 3,9% del proprio Pil</strong>. Si tratta del terzo valore più basso a livello Ue a fronte di un dato medio del 4,7%. Solo <strong>Romania</strong> (3,4%) e <strong>Irlanda</strong> (2,8%),&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/#dal-2010-litalia-e-tra-i-maggiori-paesi-ue-quello-che-spende-meno-rispetto-al-pil" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su cui valgono però alcune considerazioni particolari</a>, riportano valori inferiori. Ai primi posti troviamo invece <strong>Svezia</strong> (7,3%), <strong>Belgio</strong>, <strong>Finlandia</strong> ed <strong>Estonia</strong> (6,3%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304497_tab1">
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione &#8211; Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_304497_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_304497_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_304497_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_304497_tab3"><p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati 2023 provvisori per Belgio, Francia, Germania, Slovacchia, Spagna e Portogallo.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304497"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304497" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Da notare, peraltro, che l&#8217;Italia fra i 3 maggiori stati europei (considerando anche Francia e Germania) è quella che spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil fin dal 2010.</p>


<div id="oltre-il-40-degli-studenti-di-terza-media-non-ha-raggiunto-competenze-linguistiche-adeguate-nel-2025" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I risultati Invalsi come indicatore di possibili criticità dove intervenire</h3>



<p>In un contesto di risorse limitate come quello appena descritto, è <strong>fondamentale attuare interventi mirati sulla base delle diverse esigenze</strong>. Da questo punto di vista, i risultati dei test Invalsi possono rappresentare un utile indicatore in questo senso. Il già citato report riguardante l&#8217;anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato come <strong>continuino ad emergere disparità territoriali significative nei livelli di apprendimento tra sud e centro-nord</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_bd39d77a565170418d926a0600e80518" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati possono contribuire a individuare situazioni di criticità fin dai primi gradi di studio.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questi divari sono <strong>già evidenti nella scuola primaria e si accentuano nei cicli successivi</strong>, anche quando si tiene conto del background socio-economico o dell&#8217;origine migratoria degli studenti. Divari che evidenziano la <strong>necessità di azioni strutturali, sin dalla primissima infanzia</strong>.</p>



<p>A livello nazionale, si riscontra che le percentuali di studenti che raggiungono un risultato adeguato rispetto ai traguardi di apprendimento alla fine del primo ciclo di istruzione (almeno livello 3 per italiano e matematica, livello A2 per inglese) sono: 58,6% in italiano, 55,7% in matematica, 82,8% in <em>reading</em> e 69,7% in <em>listening</em>. Italiano e, ancor più, matematica hanno mostrato una fase di sostanziale stabilità dal 2021.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,4% </span>gli studenti di terza media che non hanno raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Tale quadro suggerisce che <strong>l&#8217;ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo sugli apprendimenti, pur plausibile, non è più sufficiente a spiegare da sola le dinamiche attuali</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>È quindi necessario interrogarsi su fattori strutturali legati alla trasformazione della società, all&#8217;impatto crescente delle tecnologie e al ruolo della scuola.</p>


<div id="trapani-palermo-e-napoli-sono-i-comuni-capoluogo-dove-gli-studenti-di-terza-media-fanno-registrare-i-piu-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le competenze linguistiche degli studenti nei comuni capoluogo</h3>



<p>In un contesto sociale ed economico dove la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie è diventata imprescindibile, l&#8217;apprendimento delle discipline Stem è assolutamente essenziale. Così come resta fondamentale l&#8217;acquisizione delle competenze di base, a partire dalla <strong>capacità di leggere, comprendere e produrre un testo</strong>, premessa per essere cittadini consapevoli e non soggetti passivi. Da questo punto di vista, le <strong>elaborazioni di Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali</strong> ci consentono di fare alcune analisi a livello territoriale circa le <strong>competenze linguistiche raggiunte dagli studenti di terza media nei comuni capoluogo</strong> al termine dell&#8217;anno scolastico 2021-2022.</p>


<div id="strillo-testo-block_623e44721ead6911cfd10aa7447aad46" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Generalmente gli studenti del mezzogiorno ottengono punteggi più bassi nei testi Invalsi di lingua.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello nazionale, il punteggio medio ottenuto dagli studenti di terza media in quell&#8217;anno era pari a 196,6. Disaggregando il dato a livello regionale, possiamo osservare che i punteggi più alti sono stati raggiunti in <strong>Valle d’Aosta</strong> (205,8), <strong>Umbria</strong> (204,5) e <strong>Marche</strong> (202,3). Viceversa, i punteggi più bassi si sono registrati in <strong>Sicilia</strong> (185), in <strong>Calabria</strong> (185,4) e in <strong>Campania</strong> (187,9). </p>



<p>In generale possiamo osservare che <strong>tutte le regioni del mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, hanno riportato un dato inferiore rispetto alla media nazionale</strong>. Viceversa tutte le regioni del centro-nord, con la sola eccezione della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong>, hanno fatto registrare punteggi più alti.</p>



<p>Scendendo a livello comunale, i 5 capoluoghi con i punteggi più alti sono <strong>Macerata</strong> (214,6), <strong>Sondrio</strong> (212), <strong>Siena</strong> (211,8), <strong>Perugia</strong> (210,1) e <strong>Fermo</strong> (209,7). Rispetto alla dinamica individuata a livello regionale, ci sono, come spesso capita, delle eccezioni. Tra le realtà del mezzogiorno e delle isole infatti, si nota che 11 città fanno registrare un punteggio superiore a 200. Si tratta di: Avellino, Campobasso, Potenza, Lecce, Caserta, Teramo, Chieti, Cagliari, Pescara e Isernia.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">A Palermo e Napoli bassi livelli di competenze linguistiche in terza media nel 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">Livello di competenza alfabetica degli studenti di terza media per comune capoluogo di provincia (a.s. 2021-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat statistiche sperimentali                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304495"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304495" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>I capoluoghi con i risultati inferiori sono invece <strong>Trapani</strong> (178,1), <strong>Palermo</strong> (183,3), <strong>Napoli</strong> (184,7), <strong>Prato</strong> (185,2) e <strong>Crotone</strong> (186). Oltre al capoluogo toscano, altre città del centro-nord con risultati non particolarmente elevati sono Savona, Alessandria, Vercelli, Bolzano, Imperia e Venezia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/kid-taking-book-from-shelf_2499026.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=066692ac-f25b-42ea-9bf1-ea092dce8207&amp;query=lo+stato+deve+investire+nell%27istruzione+" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302885"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


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        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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