La commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza Accoglienza

In questi anni la commissione ha prodotto varie relazioni, spesso con l’appoggio dell’opposizione. Per non essere sprecato questo lavoro dovrebbe essere la base per le future politiche di accoglienza.

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Finita la legislatura arriva a naturale conclusione anche il lavoro delle commissioni di inchiesta. Durante questi anni il parlamento ne ha istituite 15 di cui 4 bicamerali, 5 del senato e 6 della camera dei deputati. Tra queste si trova anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate.

Mentre le altre commissioni d’inchiesta della camera hanno tutte pubblicato una relazione conclusiva, lo stesso non è avvenuto per la commissione sul sistema di accoglienza. Questo ha provocato la reazione polemica dell’opposizione di centro destra all’interno e all’esterno della commissione. Gli onorevoli Ravetto e Fontana di Forza italia (FI) hanno fatto notare che l’elaborazione di una relazione finale è prevista dal regolamento, sostenendo che si sia evitato di presentarla per non “evidenziare le gravi mancanze e deficienze nella gestione del fenomeno”.

La commissione d’inchiesta sul sistema di accoglienza non ha presentato una relazione conclusiva Vai a "Cosa sono e cosa fanno le commissioni d’inchiesta"

Al contrario secondo il presidente della commissione Federico Gelli del Partito democratico (Pd) non era necessario che la commissione facesse una relazione conclusiva visto che nel corso degli anni sono state fatte varie relazioni su diverse materie. L’opinione espressa dal presidente è quindi che una relazione riassuntiva avrebbe sminuito il lavoro fatto con le altre relazioni. Inoltre, sempre secondo Gelli la relazione del 20 dicembre sul sistema di protezione e di accoglienza dei richiedenti asilo, può essere considerata una relazione conclusiva, pur non tornando sui temi specifici trattati nelle altre relazioni.

Lo scopo della commissione è peraltro parzialmente mutato nel tempo. Inizialmente era previsto che avesse durata di un anno e che presentasse al termine una relazione conclusiva. Nei primi mesi del 2016 la durata del suo mandato è stata estesa a tutta la legislatura. In quello stesso periodo la commissione ha presentato la sua prima relazione ed ha stabilito di formare dei gruppi di lavoro, ciascuno dei quali avrebbe prodotto una relazione su un tema specifico. Arrivati alla fine della legislatura le relazioni presentate (esclusa la prima) hanno riguardato:

  • Prima accoglienza – hotspot
  • Ex CARA di Mineo
  • Minori stranieri non accompagnati
  • Salute dei migranti
  • Sistema di protezione e di accoglienza dei richiedenti asilo
  • Gestione dei dati relativi al fenomeno migratorio

Purtroppo le commissioni non hanno alcun obbligo di rendere pubbliche le loro votazioni, comunque alcuni elementi utili possono essere ricavati dai resoconti stenografici. In primo luogo possiamo quindi rilevare che la relazione sulla prima accoglienza è stata la più divisiva. Infatti è stata l’unica ad aver portato due gruppi di opposizione a presentare delle relazioni di minoranza, una presentata dall’on. Fontana (FI) e l’altra dall’on. Palazzotto di Sinistra italiana (Si).

Le commissioni parlamentari non sono obbligate a rendere pubbliche le loro votazioni Vai a "Cosa sono le commissioni parlamentari e perché sono importanti"

Negli altri casi non ci sono state relazioni di minoranza. A volte dei gruppi si sono astenuti nel voto perché contrari ad alcuni punti del testo, senza però contestare l’impianto complessivo. In due casi gli stenografici riportano invece il voto unanime della commissione. Si tratta della relazione sulle vicende concernenti l’ex CARA di Mineo e di quella sulla gestione dei dati relativi al fenomeno migratorio, di cui è stato relatore l’on. Fontana, deputato di Forza Italia.

Le difficoltà che si registrano nel reperimento di dati completi e affidabili sul fenomeno dell’accoglienza è evidente per chiunque si sia occupato della materia. Avere una conoscenza ampia e dettagliata è chiaramente un prerequisito per qualsiasi politica di ampio respiro, indipendentemente dalle posizioni politiche. È quindi sicuramente un bene che i diversi gruppi abbiano collaborato in questo campo, analizzando i limiti del sistema informativo attuale e cominciando a lavorare su modelli nuovi.

Per quanto riguarda la relazione sul sistema di protezione e di accoglienza dei richiedenti asilo, che come abbiamo visto il presidente considera la relazione conclusiva, non ci sono informazioni complete sul voto in commissione. Dal resoconto emergono comunque alcuni elementi interessanti come ad esempio il voto favorevole del Movimento 5 stelle (M5s). Anche dalla Lega nord ha espresso apprezzamento per il lavoro fatto e ha deciso di non presentare emendamenti, pur facendo notare alcuni limiti della relazione.

Il testo in sostanza descrive il sistema di accoglienza sia nei suoi aspetti normativi che nella sua reale attuazione, registrando una grande distanza tra teoria e pratica. Nelle sue conclusioni individua poi due proposte, una normativa e una pratica per rendere più efficace il sistema. Si tratta della riorganizzazione delle norme in materia di asilo in un testo unico e la creazione di un’agenzia nazionale per l’accoglienza.

Proprio perché il documento non ha risparmiato critiche al sistema attuale è stato apprezzato dall’opposizione, ma per questa stessa ragione secondo i componenti di FI non si è voluto dare risalto al lavoro fatto con una relazione conclusiva, evitando di riaprire il tema in piena campagna elettorale.

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