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	<title>neet Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
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<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_303558_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_303558_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302673</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 i giovani abruzzesi che non si formano, non hanno un lavoro né lo cercano erano il 17,2%. Uno dei livelli più contenuti del mezzogiorno ma superiore alla media nazionale e ancora lontano dagli obiettivi comunitari in materia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo la pandemia, la discussione riguardante le condizioni delle giovani generazioni è tornata a dare molta rilevanza al fenomeno dei cosiddetti <strong>Neet (Not in Education, Employment or Training)</strong>. Vale a dire i ragazzi e le ragazze che non hanno un impiego, non lo cercano attivamente né sono inseriti in percorsi di istruzione o formazione.</p>



<p>Le difficoltà nel trovare un impiego &#8211; anche successivamente alla fine della pandemia &#8211; infatti sembrerebbero aver scoraggiato molti giovani spingendoli verso l’inattività. Si tratta di un vero e proprio problema sociale. Anche per questo motivo l’Unione europea si è posta l’obiettivo di <strong>ridurre la quota di giovani Neet sotto il 9% entro il 2030</strong>.</p>



<p>Sotto questo profilo l’Italia, pur in un percorso di miglioramento, nel 2024 risultava ancora molto lontana dall’obiettivo Ue. I dati più recenti disponibili ci parlano infatti di una quota di Neet fra i giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni del 15,2%. L’<strong>Abruzzo</strong> è tra le regioni del mezzogiorno in cui la situazione risultava meno critica. Tuttavia si trova <strong>ancora al di sopra della media nazionale e molto lontano dall’obiettivo Ue</strong>.</p>


<div id="i-neet-in-abruzzo-nel-2024-erano-il-172-dei-giovani-tra-15-e-29-anni-molto-lontano-dallobiettivo-ue-in-materia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17,2% </span><span style="font-weight: 400">la quota di Neet in Abruzzo nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni nel 2024.</span></p>
			        </section>
		


<p>Spesso il dibattito pubblico tende a <strong>trattare il fenomeno in maniera semplicistica</strong>, <strong>etichettando i Neet come giovani che non hanno voglia o bisogno di lavorare</strong>. In realtà, questa è solo una delle molteplici sfaccettature del fenomeno. Ad esempio, alcuni <a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/alla-ricerca-del-tempo-perduto" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> evidenziano come <strong>le giovani donne, pur avendo risultati scolastici migliori, sono più colpite da tale dinamica</strong>, probabilmente a causa dei carichi di cura familiare che le portano ad abbandonare studio o lavoro.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>It will be critical [&#8230;] for EU policy to focus on young mothers, who are now the most likely to not be in education, employment or training, and severe regional disparities.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/all/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world#overview" target="_blank">&#8211; Eurofund, Becoming adults: Young people in a post-pandemic world (21 maggio 2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La mancata partecipazione al mercato del lavoro o a percorsi di istruzione e formazione sembrerebbe quindi più dovuta a <a href="https://lavoce.info/archives/107692/neet-un-problema-da-affrontare-lontano-dai-luoghi-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">problemi sistemici</a> che non alle scelte individuali. Non si tratta solo di un problema legato alle legittime aspirazioni di ragazze e ragazzi: <strong>aumentare la quota di giovani attivi infatti rappresenta un obiettivo cruciale sia per la crescita economica che per la sostenibilità del sistema previdenziale</strong>, in Italia come in Abruzzo. Si tratta quindi di un tema di interesse generale, per questo è fondamentale analizzare il fenomeno e attuare politiche mirate per contrastarlo.</p>



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				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">Perché approfondire il fenomeno dei Neet in chiave territoriale</h3>



<p>Il termine Neet è stato introdotto tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 nel Regno Unito con l’obiettivo di identificare e studiare il fenomeno dei giovani (tendenzialmente di età compresa tra i 16 e i 18 anni) che, una volta terminato il percorso scolastico, non lavoravano e non seguivano corsi di formazione professionale. </p>


<div id="la-natura-eterogenea-dei-neet-richiede-analisi-territoriali-dettagliate-per-politiche-pubbliche-mirate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Nel corso del tempo, la definizione di Neet si è evoluta e c&#8217;è dibattito in letteratura, in particolare rispetto alla fascia d&#8217;età da considerare. A livello Ue, si è optato per un ampliamento significativo del perimetro dell&#8217;indicatore e, di conseguenza, anche della definizione degli<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Statistics_on_young_people_neither_in_employment_nor_in_education_or_training" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> obiettivi</a> in materia. La Commissione europea ha infatti esteso i limiti di età <strong>dai 15 ai 29 anni</strong>, anche in ragione dell&#8217;eterogeneità del fenomeno tra i 27 paesi membri.</p>



<p>Ampliare così tanto il perimetro naturalmente fa sì che la categoria dei Neet diventi molto eterogenea e comporti la necessità di <strong>adottare politiche pubbliche differenziate</strong>. Ovviamente infatti gli adolescenti che abbandonano la scuola hanno caratteristiche e necessità molto diverse rispetto ai giovani adulti che si ritrovano senza lavoro.</p>


<div id="strillo-testo-block_7da7bb25a229c960262c8a4b344239aa" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Non si tratta però solamente di differenze legate all’età. Ci sono molti altri fattori che incidono sulle caratteristiche dei Neet. Uno <a href="https://oa.inapp.gov.it/items/325b1d76-07c6-49f9-b834-52ca0498431b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> realizzato dall’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche (Inapp) ha infatti individuato ben <strong>7 diverse categorie</strong>. Secondo lo studio, in Italia i Neet sono prevalentemente disoccupati di lungo periodo o lavoratori scoraggiati, con un <strong>forte squilibrio di genere dovuto alle responsabilità di cura familiari</strong>. Una realtà molto diversa rispetto all&#8217;immagine del giovane apatico.</p>



<p>Un altro elemento da tenere in considerazione nell’analisi è il <strong>contesto territoriale</strong> di riferimento. Ancora nel 2023 infatti <a href="https://www.eurofound.europa.eu/en/publications/2024/becoming-adults-young-people-post-pandemic-world" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurofound</a> valutava come essenziale, con specifico riferimento al caso italiano, un approfondimento territoriale date le significative differenze nel mercato del lavoro locale. Le discrepanze interne, sia a livello nazionale che regionale, possono essere attribuite a molteplici fattori, tra cui le condizioni economiche e socio-educative dei vari territori. <strong>È pertanto fondamentale analizzare approfonditamente la situazione di partenza dei giovani potenzialmente a rischio di diventare Neet, al fine di sviluppare politiche pubbliche efficaci e mirate</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I Neet in Abruzzo</h3>



<p>Descritto il quadro a livello generale, entriamo più nel dettaglio del contesto italiano. Nel 2024 i giovani che non lavoravano né erano inseriti in percorsi di istruzione o formazione rappresentavano il <strong>15,2%</strong> delle persone di età compresa tra i 15 e i 29 anni. Scindendo il dato nelle varie componenti territoriali si riscontrano delle significative differenze rispetto alla media nazionale.</p>



<p>Si va infatti da una quota di giovani Neet del <strong>7,7%</strong> fatta registrare dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> al <strong>26,2%</strong> della <strong>Calabria</strong>. Oltre al Trentino, anche Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte avevano una quota di Neet inferiore al 10%. Tutte le regioni del mezzogiorno invece riportavano un dato superiore alla media. In questo quadro articolato, <strong>l’Abruzzo risultava essere comunque una delle regioni meridionali con la percentuale di Neet più bassa (17,2%)</strong>, superato solamente della Basilicata (17%).</p>


<div id="rispetto-al-2020-la-quota-di-neet-in-abruzzo-si-e-ridotta-di-36-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Nel 2024 in Abruzzo i Neet erano il 17,2% dei 15-29enni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-in-abruzzo-i-neet-erano-il-172-dei-15-29enni/">Percentuale di persone di 15-29 anni né occupate, né inserite in un percorso di istruzione o formazione (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(consultati: lunedì 11 Agosto 2025)
                                        </p>
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<p>Un elemento interessante da evidenziare riguarda la <strong>capacità dei territori di riassorbire la quota di Neet dovuta alla pandemia</strong>. Pur in un quadro di generale miglioramento rispetto al 2020 infatti, le regioni sono uscite dal Covid in maniera diversa. Con specifico riferimento all’Abruzzo, la regione nel 2020 faceva registrare una quota di Neet del 20,8% (inferiore alla media nazionale di quell’anno). L’anno successivo la percentuale era salita al 21,1% per poi iniziare un percorso discendente. <strong>Tra il 2020 e il 2024 si nota un calo nel tasso di Neet in Abruzzo di 3,6 punti percentuali</strong>. Si tratta di un dato tutto sommato contenuto se si considera che solo il <strong>Friuli-Venezia Giulia</strong> riporta un saldo inferiore (-3,1 punti percentuali).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-3,6 </span><span style="font-weight: 400">la riduzione, in punti percentuali, della quota di Neet in Abruzzo considerando gli anni 2020 e 2024.</span></p>
			        </section>
		


<p>D’altra parte bisogna anche considerare che <strong>molte delle regioni che hanno evidenziato una capacità di riassorbimento maggiore partivano da percentuali molto più alte</strong>. Ad esempio, la <strong>Sicilia</strong> ha visto una riduzione della quota di Neet di 12,7 punti percentuali ma partiva da una quota del 38,4%. Allo stesso modo, la <strong>Campania</strong> ha ridotto i propri Neet nel periodo considerato di 10,4 punti percentuali ma partendo da una quota del 35,3%.</p>



<p>Singolare invece il caso del <strong>Piemonte</strong>. Questa regione infatti nel 2020 aveva fatto registrare una quota di Neet del 20%, non dissimile da quella dell’Abruzzo. Nel 2024 però tale quota era scesa al <strong>9,8%</strong> (-10,2 punti percentuali). Un dato che evidenzia ancora una volta i significativi divari territoriali che caratterizzano il nostro paese, anche per quanto riguarda la capacità di offrire opportunità, educative e occupazionali, per i più giovani.</p>


<div id="tra-i-capoluoghi-e-pescara-ad-avere-la-quota-di-giovani-inattivi-piu-elevata-con-il-234-dato-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Inattivi a livello locale</h3>



<p>Anche per quanto riguarda il fenomeno dei Neet le differenze sul territorio nazionale sono quindi molto significative. Fermarsi al livello regionale però non è sufficiente. Come abbiamo visto infatti <strong>le caratteristiche dei Neet possono essere anche molto eterogenee e possono essere influenzate da molti fattori</strong>. Per questo è di fondamentale importanza spingere l’analisi al livello locale.</p>



<p>A livello comunale, i dati più recenti e dettagliati sui Neet risalgono al 2020 e sono stati elaborati dall&#8217;Istat come statistiche sperimentali. È importante considerare che questo indicatore non è direttamente comparabile con i precedenti, sia per l&#8217;anno di riferimento sia per la differente metodologia di calcolo. Per questo livello di analisi, infatti, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non risultano avere un&#8217;occupazione regolare e non seguono un percorso di studio viene ricostruita a partire dalle anagrafi, fungendo quindi da indicatore proxy dei Neet. Questi dati inoltre sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Di conseguenza, <strong>in Abruzzo le informazioni sono reperibili solamente per 54 comuni</strong>.</p>



<p>Le percentuali più elevate in assoluto sono quelle fatte registrare da <strong>Luco dei Marsi</strong> (27,6%), <strong>Celano</strong> (26%) e <strong>Sulmona</strong> (25,4%). Viceversa il dato più contenuto è quello di <strong>Bellante</strong> (16,6%). Seguono <strong>Sant’Egidio alla Vibrata</strong> (17,3%) e <strong>Corropoli</strong> (17,5%). Con riferimento ai capoluoghi di provincia, il dato più basso è quello di <strong>Teramo</strong> (20,6%). La percentuale più alta invece è quella di <strong>Pescara</strong> (23,4%). <strong>Chieti</strong> e <strong>L’Aquila</strong> si attestano rispettivamente al 22,1% e al 21,6%.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Pescara è il capoluogo abruzzese con più giovani che non studiano e non lavorano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio per comune in Abruzzo (2020)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-302668"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-302668" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/pescara-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			

<div id="servono-dati-aggiornati-e-dettagliati-per-poter-valutare-la-situazione-comune-per-comune-e-impostare-politiche-pubbliche-incisive" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_f03df4cbc17ad67b3a51dd6dcde06792" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Servono dati aggiornati e dettagliati per studiare il fenomeno dei Neet e impostare politiche pubbliche mirate.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una <strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree della regione rimangono escluse dall’indagine. </p>



<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati <strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Giovani_inattivi_Abruzzo_2025.xls">Giovani inattivi</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/uomo-in-camicia-grigia-a-maniche-lunghe-e-pantaloni-neri-seduto-su-una-panchina-di-cemento-grigio-durante-il-giorno-cjeDHF_H2Ws" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eugene Chystiakov</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/neet-labruzzo-e-ancora-distante-dagli-obiettivi-europei/">Neet, l&#8217;Abruzzo è ancora distante dagli obiettivi europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jul 2025 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301678</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 sono scesi al 15,2% i giovani che non studiano e non lavorano, ma l'Italia resta il secondo paese dove il fenomeno incide di più. In particolare tra i non laureati, nelle aree urbane e nelle città del mezzogiorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come ogni anno, il 15 luglio ricorre la&nbsp;<a href="https://www.un.org/en/observances/world-youth-skills-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze dei giovani</a>. Un&#8217;occasione per riflettere su quanto ciascun paese stia facendo per valorizzarne le capacità e l&#8217;autonomia.</p>



<p>Nonostante il calo nell&#8217;ultimo decennio, <strong>l&#8217;Italia resta</strong>,<strong> nel contesto europeo, uno dei paesi con più giovani cosiddetti Neet</strong>, ovvero che non studiano, non lavorano e non frequentano percorsi di formazione.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15,2% </span>i Neet in Italia nella fascia 15-29 anni nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Una quota superiore rispetto alla media europea (11%) e distante dall&#8217;obiettivo Ue per il 2030: scendere al di sotto del 9% di giovani Neet. Ridurre questa percentuale significa mitigare la <strong>dispersione della risorsa più importante a disposizione di un paese: l&#8217;energia e il talento delle sue giovani generazioni</strong>.</p>



<p>Non si tratta di un problema che riguarda solo le ragazze e i ragazzi, frustrati nelle loro aspirazioni e nelle possibilità di autonomia e di crescita personali. Il fatto che<strong> una parte non irrilevante della popolazione giovanile resti esclusa dai percorsi di istruzione, formazione e &#8211; successivamente &#8211; dal mondo del lavoro</strong> rappresenta un vero e proprio problema sociale.</p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<p>Abbiamo approfondito il dato nazionale nel contesto europeo, anche alla luce dell&#8217;<strong>incidenza dei divari educativi sulla condizione dei Neet</strong>. Come sempre, il fenomeno assume anche una forte connotazione territoriale. Pur tenendo presente che i dati comunali più recenti sono relativi al 2020, un anno molto particolare visto l&#8217;impatto dell&#8217;emergenza, appare consolidato che il <strong>fenomeno sia più impattante in alcune grandi città</strong>.<strong> </strong>In particolare nel mezzogiorno, come <strong>Catania, Palermo e Napoli</strong>.</p>


<div id="152-i-neet-in-italia-nella-fascia-15-29-anni-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I Neet nel confronto europeo</h3>



<p>L&#8217;Italia si posiziona tra gli <strong>stati con una percentuale di Neet più elevata nel 2024</strong> (15,2%). Si registra comunque una <strong>tendenza al calo, visibile anche negli ultimi anni</strong> (16,1% nel 2023, 19% nel 2022). Ciononostante il nostro paese è, dopo la <strong>Romania</strong> (19,4%), quello in cui il fenomeno incideva maggiormente l&#8217;anno scorso, l&#8217;ultimo disponibile per un confronto. Seguono la <strong>Lituania</strong> (14,7%) e la <strong>Grecia</strong> (14,2%).</p>


<div id="in-calo-ma-comunque-al-secondo-posto-in-ue-dopo-la-romania" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Nel 2024 l&#8217;Italia resta il secondo paese Ue con più Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-piu-neet/">Percentuale di Neet nella fascia 15-29 anni (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 12 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-301687"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-301687" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Questi stati devono affrontare ancora una sfida importante per raggiungere l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/european-pillar-of-social-rights/en/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">obiettivo Ue per il 2030 di scendere al di sotto del 9%</a> di giovani tra 15 e 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.</p>



<p>Gli stati con la minor percentuale di Neet nel 2024 sono invece i <strong>Paesi Bassi </strong>(4,9%), la <strong>Svezia</strong> (6,3%) e <strong>Malta</strong> (7,2%). Questi paesi, insieme ad altri 6, hanno già raggiunto il target Ue per il 2030. Un obiettivo che riguarda la questione giovanile, in primo luogo da un punto di vista sociale, essendo inserito nel piano d&#8217;azione sul pilastro europeo dei diritti sociali. Ma che ha anche evidenti risvolti educativi che, in modi diversi, investono il nostro sistema di istruzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il collegamento tra la condizione di Neet e il percorso educativo</h3>



<p>I divari educativi presenti nel paese possono incidere sulla futura condizione di Neet da due punti di vista, spesso sovrapposti.</p>



<p>In primo luogo, un<strong> basso livello di istruzione, o comunque il raggiungimento di un titolo che non corrisponde alle competenze effettive</strong> (la cosiddetta <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/">dispersione implicita</a>), spesso comporta il non trovare sbocchi né all&#8217;interno del sistema educativo, ad esempio con l&#8217;accesso all&#8217;istruzione terziaria, né in quello occupazionale. A maggior ragione in un <strong>contesto produttivo dove le competenze tecnologiche e digitali sono sempre più richieste per aver accesso a possibilità di lavoro stabili e ben retribuite</strong>.</p>


<div id="178-i-neet-tra-i-15-29enni-diplomati-molto-piu-dei-coetanei-laureati-118" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17,8% </span>i Neet tra i 15-29enni diplomati. Molto più della media Ue per lo stesso segmento (11,3%) e dei coetanei laureati in Italia (11,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Nel nostro paese in molti casi anche il raggiungimento del diploma delle superiori non sembra essere sufficiente per contenere il rischio Neet. Mentre a livello europeo la quota di Neet tra i diplomati (11,3%) è in linea con la media generale (11% circa), <strong>in Italia tra i giovani con diploma la percentuale di quelli che non studiano e non lavorano si avvicina al 18%</strong>. Quasi 3 punti in più della media nazionale (15,2%). Tra i laureati in Italia, scende invece all&#8217;11,8%. Paradossalmente l&#8217;incidenza dei Neet è superiore tra i giovani diplomati rispetto a quelli con al massimo la licenza media (13,3%). Segnale da un lato significativo rispetto alla struttura del mercato del lavoro nel nostro paese. Dall&#8217;altro della capacità del sistema di istruzione di formare adeguatamente anche chi conclude la scuola secondaria di secondo grado.</p>


<div id="strillo-testo-block_a774e3017a708ddc6c4f97d8be611727" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Spesso i giovani non sono supportati a sufficienza nella scelta del loro percorso scolastico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo senso, va valutato l&#8217;altro fattore chiave. Ovvero le<strong> difficoltà di scelta nei percorsi educativi e le possibilità di orientamento in questo senso</strong>. Come puntualizzato negli approfondimenti di <a href="https://www.almalaurea.it/news/giovani-neet-mondo-del-lavoro">Almalaurea</a>, spesso gli alunni ricevono indicazioni vaghe o insufficienti rispetto a scelte importanti come queste. Con il rischio di scelte inconsapevoli, la carenza di orientamento può essere alla base di decisioni che non rispecchiano le proprie attitudini e di uscita dal sistema formativo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei giovani Neet sul territorio, comune per comune</h3>



<p>Nel caso italiano, i dati Eurostat indicano come il problema sembri riguardare soprattutto le città. Il grado di urbanizzazione del comune rappresenta infatti un’altra variabile utile per comprendere le differenze interne al paese.</p>



<p>Rispetto alla media nazionale del 15,2%, <strong>l’incidenza massima si raggiunge nelle città e nelle aree urbane più densamente popolate dove supera il 16%</strong>. Mentre risulta inferiore al 15% sia nei comuni a densità intermedia (14,7%) che in quelli rurali (14,4%).</p>


<div id="lincidenza-dei-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-e-piu-marcata-nelle-citta-e-nelle-aree-urbane-densamente-popolate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">16,3% </span>i Neet nelle città e nelle aree urbane a maggiore densità nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Dati che però non restituiscono i <strong>divari interni al paese</strong>, tra nord e sud, regione per regione. Un indicatore in questo senso è quello costruito attraverso l&#8217;incrocio dei dati Istat sulle condizioni socio-economiche delle famiglie con le fonti amministrative e che calcola la <strong>percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio</strong>. Una proxy utile per stimare l&#8217;incidenza dei Neet.</p>



<p>Trattandosi di dati elaborati tra le statistiche sperimentali di Istat, sono disponibili solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti e con un aggiornamento al 2020. Aspetto di cui tenere conto, dal momento che si era trattato di un anno molto particolare per l&#8217;impatto della pandemia. Allo stesso tempo, la tendenza &#8211; emersa anche in <a href="https://www.openpolis.it/chi/neet/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti analisi sul tema</a> &#8211; è che <strong>appare consolidato come il fenomeno sia più impattante in alcune grandi città. In particolare nel mezzogiorno del paese</strong>.</p>


<div id="catania-palermo-e-napoli-sono-quelle-in-cui-il-fenomeno-incide-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I 10 capoluoghi con la più alta percentuale di Neet nel 2020 sono stati <strong>Catania</strong> (42,0%), Palermo (39,8%), Napoli (37,3%), Messina (33,7%), Caltanissetta (32,1%), Agrigento (31,7%), Trapani (31,6%), Siracusa (31,5%), Frosinone (30,5%) ed Enna (30,4%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Catania è il capoluogo con più giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet/">Percentuale di residenti di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301684_tab3"><p>I dati, diffusi solo per i comuni con più di 5.000 abitanti, mostrano la percentuale di iscritti in anagrafe di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio. Si tratta di una proxy dell’indicatore sui Neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(pubblicati: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/catania-e-il-capoluogo-con-piu-giovani-neet.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301684"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Le città capoluogo con la più bassa percentuale di Neet nel 2020 sono state Belluno (16,1%), Pesaro (16,4%), Rimini (17,3%), Siena (17,6%), Forlì (17,7%), Prato (17,8%), Aosta (17,9%), Ravenna (17,9%), Matera (18,0%) e Grosseto (18,4%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla quota di Neet nei diversi paesi Ue sono di fonte Eurostat. Quelli relativi ai giovani italiani che non hanno un’occupazione regolare e non seguono un percorso di studio sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/uomo-di-vista-laterale-che-si-occupa-della-sindrome-dell-impostore_38307109.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=9&amp;uuid=183a777b-4599-4d3d-8590-50b48adfcc93&amp;query=Not+in+Education%2C+Employment+or+Training" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-i-divari-educativi-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Come i divari educativi alimentano il fenomeno dei Neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le capacità dei giovani da non disperdere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-capacita-dei-giovani-da-non-disperdere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jul 2024 07:01:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=290150</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia si registra un calo dei neet, giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione. Tuttavia, il nostro paese resta ancora ai primi posti nel contesto europeo per incidenza del fenomeno e i divari territoriali sono ampi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-capacita-dei-giovani-da-non-disperdere/">Le capacità dei giovani da non disperdere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il 15 luglio di ogni anno le Nazioni unite celebrano la <a href="https://www.un.org/en/observances/world-youth-skills-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze dei giovani</a>. Un&#8217;occasione in cui è interessante verificare gli sforzi compiuti da ciascun paese per<strong> investire sulle capacità e sulle competenze delle nuove generazioni</strong>.</p>
</p>
<p>Anche alla luce di una condizione giovanile che molti indicatori &#8211; dopo il Covid e non solo &#8211; descrivono come <strong>critica, sotto diversi fronti</strong>. Tanto dal punto di vista socio-economico, con il peggioramento nell&#8217;<strong>incidenza della povertà minorile</strong>, quanto in termini educativi, con l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-riguarda-il-12-degli-studenti-svantaggiati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aumento di fenomeni come la dispersione implicita, soprattutto tra gli studenti svantaggiati</a>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">14% </span>l&#8217;incidenza di povertà assoluta tra i minori nel 2023. In base alle <a href="https://www.istat.it/it/archivio/295348" target="_blank" rel="noopener">stime preliminari di Istat</a>, il valore più alto della serie storica dal 2014.</p>
</section>
<p><div id="in-uscita-dalla-pandemia-calano-i-neet-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>In questo quadro <strong>vi sono alcuni segnali positivi</strong>, anche rispetto allo sviluppo delle competenze e capacità dei più giovani. Primo tra tutti la<strong> diminuzione dei neet</strong>, giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione, passati dal 23,5% nel 2020 al 16,1% nel 2023, nel contesto della ripresa economica post-pandemica.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_b9257e200c2e0b93c4480ad27d08629e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Neet in calo, ma il fenomeno resta un problema per il paese.</p>
</section></div>
</p>
<p>Un calo importante, che però <strong>non significa che il problema sia risolto o vada trascurato</strong>, per diverse ragioni. In primo luogo perché, come approfondiremo, l&#8217;<strong>Italia resta ai vertici in Europa per incidenza del fenomeno</strong>. Secondo, perché &#8211; come osservato anche dagli <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/giovani-in-cerca-di-senso-e-guide-il-calo-dei-neet">studiosi del tema</a> &#8211; è verosimile che <strong>da questo trend restino comunque esclusi i giovani meno formati, aspetto che investe la capacità del sistema educativo di valorizzare attitudini e competenze</strong>. Il terzo motivo, connesso con i precedenti, è che <strong>permangono ampi divari territoriali</strong> nella quota di giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Giovani neet, l&#8217;Italia nel confronto europeo</h3>
</p>
<p>Storicamente, in Italia l&#8217;incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano è stata più elevata rispetto agli altri paesi Ue. A maggior ragione in uscita dalla crisi economica degli anni 2008-2012.</p>
</p>
<p>Nel 2014 l&#8217;incidenza dei neet nel nostro paese si attestava al 26,3% tra i giovani tra 15 e 29 anni. <strong>Ancora prima della pandemia, nonostante un calo sensibile, continuava a superare il 20%</strong> (22,3% nel 2019, a fronte di una media Ue del 12,8%). Dopo il picco raggiunto nel 2020-21 (quando ha superato il 23%) è <strong>scesa al 19% nel 2022 e al 16,1% attuale</strong>. </p>
</p>
<p><div id="tuttavia-litalia-resta-ai-primi-posti-a-livello-europeo-161-nel-2023" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/">Nonostante il calo dei neet dopo la pandemia, l&#8217;Italia resta il secondo paese Ue con maggiore incidenza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza/">Percentuale di neet nella fascia 15-29 anni (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 14 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/nonostante-il-calo-dei-neet-dopo-la-pandemia-litalia-resta-il-secondo-paese-ue-con-maggiore-incidenza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290159"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290159" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Un miglioramento netto, anche per la <strong>distanza dimezzata con la media Ue</strong> (11,2% nel 2023) rispetto al pre-pandemia. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">4,9 </span>punti di distanza tra quota di neet in Italia e in Ue nel 2023. Erano 10 nel 2021.</p>
</section>
</p>
<p>Eppure quella italiana resta la seconda incidenza più elevata dopo quella della Romania.&nbsp;A ciò va aggiunta la questione di <strong>chi resta fuori da questi miglioramenti</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Resta poi sullo sfondo anche un’altra grande domanda: e chi non ce la fa? Perché se è positivo il recupero degli ultimi anni è anche probabile che a beneficiarne sia stato chi ha un profilo professionale e un pregresso formativo più appetibile; chi non soffre dei crescenti disagi psichici che colpiscono i più giovani; chi si trova in un territorio che offre delle opportunità occupazionali importanti.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/giovani-in-cerca-di-senso-e-guide-il-calo-dei-neet" target="_blank">&#8211; Michele Tiraboschi e Francesco Seghezzi, Intervento su Avvenire del 2 aprile 2024</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="sulla-condizione-dei-piu-giovani-e-forte-linfluenza-delle-competenze-educative-raggiunte" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il ruolo delle competenze e dell&#8217;istruzione</h3>
</p>
<p>Sono ancora i dati raccolti da Eurostat a mostrare <strong>l&#8217;influenza delle opportunità educative sulla condizione dei più giovani</strong>.</p>
</p>
<p>In Italia, <strong>nel 2022, si trovava nella condizione di neet il 19% dei giovani tra 15 e 29 anni</strong>. Una quota che scende al 14% tra chi ha un livello di istruzione terziaria (cioè il segmento di chi, in questa fascia d&#8217;età molto ampia, ha la laurea) e più elevata tra chi ha al massimo un livello di istruzione secondaria inferiore (19,4%) e superiore (20,3%).</p>
</p>
<p>Tra i diplomati nei percorsi generali (come i licei), la quota scende al 14,5%, verosimilmente anche per l&#8217;incidenza di coloro che frequentano l&#8217;università. Mentre è rilevante <strong>osservare come l&#8217;incidenza dei neet salga al 24,3% tra chi ha un titolo di studio professionale</strong>. </p>
</p>
<p>Un dato che segnala una <strong>difficoltà del sistema educativo di sviluppare capacità e competenze dei più giovani</strong> e che ha un impatto diretto sui percorsi di vita e sull&#8217;autonomia di ragazze e ragazzi. Basti pensare che nel 2022 l&#8217;età media in cui si stima che i giovani italiani lasciano la casa dei genitori è 30 anni, il settimo dato più elevato in Ue. Una <strong>quota molto superiore alla media Ue</strong> (26,4 anni) e agli altri due maggiori paesi dell&#8217;Unione (Germania, 23,8 e Francia, 23,4).</p>
</p>
<p>Indicatori che segnalano una vera e propria <strong>compressione delle possibilità dei giovani e anche una dispersione delle loro energie</strong>, che pone un&#8217;ipoteca seria sullo sviluppo del paese. In particolare nelle aree più fragili, con minori opportunità educative e professionali. Ciò rende necessario capire dove incida maggiormente il fenomeno, anche in collegamento con il livello di competenze.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I giovani neet in Italia, comune per comune</h3>
</p>
<p>Nei test Invalsi dell&#8217;anno scolastico 2022/23 è emerso come i <strong>territori con i punteggi medi più bassi nelle prove di italiano in terza media</strong> fossero le province di Crotone, Caltanissetta, Agrigento, Ragusa, Vibo Valentia, Palermo, Enna, Trapani, Siracusa, Prato, Reggio Calabria, Napoli, Catania, Sassari e Cosenza.</p>
</p>
<p>Territori collocati quindi<strong> in 14 casi su 15 nell&#8217;Italia meridionale</strong>, l&#8217;area del paese dove anche il fenomeno dei neet è più grave. Attraverso le stime di Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali, è possibile verificarne l&#8217;incidenza anche nei singoli comuni.</p>
</p>
<p><div id="11-su-15-i-capoluoghi-con-alta-incidenza-di-neet-che-si-trovano-nelle-province-con-minori-competenze-in-italiano-in-iii-media" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-dei-giovani-neet-nelle-province-con-minori-competenze/">L&#8217;incidenza dei giovani neet nelle province con minori competenze</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-dei-giovani-neet-nelle-province-con-minori-competenze/">Percentuale di residenti 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_290178_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_290178_tab3"></p>
<p>In rosso sono indicate le 15 province con i punteggi medi nei test Invalsi di italiano più bassi in terza media (a.s. 2022/23).</p>
<p>I dati, diffusi solo per i comuni con più di 5.000 abitanti, mostrano la percentuale di iscritti in anagrafe di 15-29 anni che non hanno un’occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio. Si tratta di una proxy dell’indicatore sui neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (censimento permanente) e Invalsi                                                                <br />(pubblicati: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-290178"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-290178" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/lincidenza-dei-giovani-neet-nelle-province-con-minori-competenze/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>I <strong>15 capoluoghi dove il fenomeno incide di più </strong>sono Catania, Palermo, Napoli, Messina, Caltanissetta, Agrigento, Trapani, Siracusa, Frosinone, Enna, Crotone, Reggio Calabria, Taranto, Como e Cosenza. <strong>Undici di queste si trovano nelle province con le competenze più basse in italiano</strong>, in terza media.</p>
</p>
<p>Un problema quindi da mettere a fuoco nelle sue possibili relazioni, non solo nelle città maggiori. Anche nei <strong>tanti piccoli centri, del mezzogiorno e non solo, colpiti da un fenomeno che limita le potenzialità di crescita dei giovani e dei territori stessi</strong>. </p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi all&#8217;incidenza dei giovani (15-29 anni) iscritti in anagrafe che non hanno un&#8217;occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio sono di fonte Istat, e sono stati rilasciati nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali. Sono diffusi dall&#8217;istituto solo per i comuni con più di 5.000 abitanti.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://images.all4ed.org/high-school-students-at-computers/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allison Shelley/The Verbatim Agency per EDUimages</a> &#8211; <a href="https://images.all4ed.org/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-capacita-dei-giovani-da-non-disperdere/">Le capacità dei giovani da non disperdere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto dello sport sulla condizione sociale dei giovani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-dello-sport-sulla-condizione-sociale-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 07:13:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=289548</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo sport non incide solo sulla salute, ma anche su aspetti educativi e sociali fondamentali per i minori. Oggi l'offerta di impianti dove praticarlo è fortemente squilibrata, sia nel confronto Italia-Ue che all'interno del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-dello-sport-sulla-condizione-sociale-dei-giovani/">L&#8217;impatto dello sport sulla condizione sociale dei giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Lo sport è un <strong>collante sociale fondamentale</strong> e rappresenta un fattore di benessere psicofisico sia individuale che collettivo. Soprattutto per i più giovani.</p>
</p>
<p>La pratica sportiva infatti influisce su numerosi aspetti dello <strong>sviluppo di bambini e ragazzi</strong>, da quello fisico alla crescita, anche educativa. È infatti in un <strong>contesto di gioco che può essere facilitata la trasmissione di valori </strong>come il rispetto delle regole e degli avversari, la dedizione personale, la lealtà verso i compagni e la squadra.</p>
</p>
<p>L’attività sportiva può essere il veicolo attraverso cui apprendere questi insegnamenti e migliorare la <strong>consapevolezza di sé e del proprio corpo</strong>. Per questo incide sulle <strong>relazioni sociali</strong> con coetanei e adulti e sulla <strong>salute</strong> personale, in particolare rispetto al rischio di sedentarietà. Rischio che &#8211; come abbiamo avuto modo di raccontare &#8211; <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è affatto trascurabile tra i più giovani, in particolare dopo l&#8217;emergenza Covid</a>. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 5 </span>i minori sopra i 6 anni che non praticano sport nel tempo libero.</p>
</section>
<p><div id="i-minori-fanno-sport-soprattutto-in-contesti-strutturati-allinterno-di-impianti-sportivi-lofferta-e-la-condizione-di-queste-strutture-e-quindi-cruciale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Più frequentemente della media infatti<strong> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/prima-della-pandemia-i-minori-piu-spesso-della-media-praticavano-sport-in-spazi-chiusi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">i minori fanno sport in modo organizzato e al chiuso, spesso nell&#8217;ambito di impianti sportivi</a></strong>. Ovvero proprio il genere di contesto che ha risentito delle restrizioni necessarie al contenimento della pandemia.</p>
</p>
<p>Ma ora che l&#8217;emergenza è alle spalle, <strong>qual è la situazione degli impianti sportivi in Italia?</strong> E in che modo la disponibilità di spazi e occasioni dove fare sport può incidere sulla condizione attuale di bambini e ragazzi?</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La necessità di impianti per fare sport sul territorio</h3>
</p>
<p>È giusto del mese scorso l&#8217;annuncio che sarà avviato un <a href="https://www.regioni.it/newsletter/n-4586/del-03-04-2024/sport-nuovo-censimento-nazionale-impianti-sportivi-26108/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nuovo censimento degli impianti sportivi nel paese</a>. I dati provenienti da quello più recente svolto, relativo al <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2023/1-Rapporto-Osservatorio-Valore-Sport-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">2022</a>, hanno mostrato una <strong>situazione non rosea</strong>. Sia in termini di <strong>disponibilità di impianti rispetto ai paesi Ue</strong>, che per i <strong>divari territoriali interni al paese</strong>.</p>
</p>
<p><div id="1311-impianti-sportivi-ogni-100-000-abitanti-in-italia-nel-2022-meno-degli-altri-paesi-europei" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Sul primo aspetto, il nostro paese è <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2023/1-Rapporto-Osservatorio-Valore-Sport-2023.pdf#page=30" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agli ultimi posti in Ue per spese complessive e pro capite dedicate allo sport</a>. Di conseguenza, <strong>anche l&#8217;offerta di strutture è molto inferiore rispetto alla media europea</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) con la presenza sul territorio nazionale di 131,1 impianti sportivi ogni 100.000 abitanti nel 2022, l’Italia si posiziona come ultimo Paese tra i peers dell’Unione Europea per dotazione infrastrutturale nel settore dello sport: 1,9 volte in meno rispetto alla media di Francia, Spagna e Germania e, in particolare, 2,4 volte in meno della Francia. Il divario con la Finlandia invece, il paese con il miglior livello di popolazione attiva in Europa, sale a 4,6 volte in meno.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2023/1-Rapporto-Osservatorio-Valore-Sport-2023.pdf#page=115" target="_blank">&#8211; Osservatorio Valore Sport, Rapporto 2023</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>In termini di <strong>diffusione territoriale degli impianti dove fare sport</strong>, abbiamo già avuto modo di analizzare i <a href="https://www.openpolis.it/numeri/monza-e-firenze-sono-le-citta-capoluogo-con-piu-palestre-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">divari nord-sud rispetto alla dotazione palestre nelle scuole</a>. Una tendenza che però riguarda anche l&#8217;impiantistica extra-scolastica.</p>
</p>
<p><div id="1069-nel-mezzogiorno-dove-lofferta-e-anche-piu-carente-in-termini-qualitativi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Sono 77mila gli impianti e le infrastrutture dedicate allo sport in Italia. A fronte di una media nazionale di 131,1 impianti ogni 100mila abitanti, la dotazione maggiore si raggiunge nel centro e nel nord, con circa 140 strutture ogni 100mila residenti.</p>
</p>
<p>Molto indietro invece sud e isole, con meno di 107 impianti ogni 100mila abitanti. </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-la-dotazione-di-impianti-sportivi-e-inferiore/">Nel mezzogiorno la dotazione di impianti sportivi è inferiore</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-la-dotazione-di-impianti-sportivi-e-inferiore/">Numero di impianti sportivi ogni 100.000 abitanti (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_289725_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Osservatorio Valore Sport 2023                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 25 Gennaio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/nel-mezzogiorno-la-dotazione-di-impianti-sportivi-e-inferiore.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-289725"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-289725" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nell&#8217;Italia settentrionale si concentra oltre la metà delle strutture (51,8%), un terzo in più rispetto a quella esistente nel mezzogiorno.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il problema dell&#8217;offerta di luoghi per fare sport nel sud</h3>
</p>
<p>Il ritardo dell&#8217;Italia meridionale sull&#8217;impiantistica per fare sport <strong>non emerge solo nella capillarità territoriale</strong>, ma anche rispetto ad altre caratteristiche dell&#8217;offerta presente. Le regioni del mezzogiorno sono agli ultimi posti per <strong>disponibilità di discipline praticabili</strong>. </p>
</p>
<p>Questo <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2023/1-Rapporto-Osservatorio-Valore-Sport-2023.pdf#page=93" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tasso di praticabilità sportiva</a> è stato calcolato dall&#8217;Osservatorio Valore Sport rispetto alle 61 discipline sportive riconosciute dal Coni: se sul territorio è presente almeno una società affiliata per ogni disciplina è pari al 100%, se nessuna allo 0%. In concreto <strong>oscilla tra l&#8217;87% di discipline presenti in Trentino Alto Adige</strong> e il <strong>62% in Molise e Basilicata</strong>.</p>
</p>
<p>Rispetto alla <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2023/1-Rapporto-Osservatorio-Valore-Sport-2023.pdf#page=96" target="_blank" rel="noreferrer noopener">densità degli operatori sportivi</a> delle società riconosciute, si va dai 17,8 operatori per società sportiva della Toscana agli 11,1 della Sicilia, ultima in Italia. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a03ad0e94d24593ce2a0e7ecf8d60a8b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nel mezzogiorno gli impianti per fare sport presentano più problemi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Una successiva <a href="https://www.uisp.it/nazionale/files/principale/2023/RicercaUISP_2023_STAMPA.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricerca promossa da Sport e Salute, Svimez e Uisp</a> &#8211; basata su un campione di impianti &#8211; ha fatto emergere come nel 2023 risultasse pienamente funzionante il 91% degli impianti del centro-nord e l&#8217;81% nel mezzogiorno. Mentre la quota di strutture inutilizzabili appare omogenea (meno dell&#8217;1% in entrambe le aree), <strong>nell&#8217;Italia meridionale è molto più elevata la quota di impianti parzialmente funzionanti</strong>: 17,7% del campione, oltre il doppio del centro-nord (8,29%). Parliamo di strutture che, in base a quanto dichiarato dai rispondenti, necessitano di urgenti ristrutturazioni per l&#8217;usura, possono avere problemi di illuminazione o di guasti agli impianti, oppure mancare di spazi adeguati allo svolgimento delle attività.</p>
</p>
<p>In termini di <a href="https://www.uisp.it/nazionale/files/principale/2023/RicercaUISP_2023_STAMPA.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accessibilità</a>, <strong>nel sud continentale oltre il 27% delle strutture non è accessibile agli utenti con disabilità</strong> (contro il 20% del centro-nord e il 16% delle isole). In tutto il mezzogiorno comunque l&#8217;offerta appare <a href="https://www.uisp.it/nazionale/files/principale/2023/RicercaUISP_2023_STAMPA.pdf#page=12" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incentrata soprattutto su strutture private</a>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’offerta di impianti sportivi pubblici sembrerebbe maggiormente carente in Sicilia, dove la quasi totalità del campione (il 90%) ha dichiarato di praticare sport in strutture a gestione privata, seguita da Campania, Calabria e Puglia dove la pratica sportiva negli impianti pubblici riguarda circa il 30% dei rispondenti o meno.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.uisp.it/nazionale/files/principale/2023/RicercaUISP_2023_STAMPA.pdf" target="_blank">&#8211; Svimez &#8211; Uisp &#8211; Sport e Salute, L’offerta di impianti e servizi sportivi nelle regioni italiane. Fabbisogni della pratica sportiva (2023)</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="lo-sport-puo-avere-un-impatto-sociale-anche-rispetto-allinattivita-giovanile-e-nel-contrasto-di-fenomeni-come-quello-dei-neet" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della carenza di impianti sportivi sulla condizione dei giovani</h3>
</p>
<p>Un&#8217;offerta così diseguale, distante dalla dotazione infrastrutturale presente nei principali paesi Ue, è un <strong>problema da vari punti di vista per la condizione giovanile</strong>. Come premesso, i minori svolgono attività fisica più spesso della media all&#8217;interno di impianti, quindi una <strong>carenza di tali strutture rende più difficile l&#8217;accesso alla pratica sportiva</strong>. </p>
</p>
<p>Nella letteratura sono state individuate anche altre tendenze rilevanti. <a href="https://www.uisp.it/nazionale/files/principale/2023/RicercaUISP_2023_STAMPA.pdf#page=46" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Analisi recenti</a>, come quella sul costo sociale e sanitario della sedentarietà, promossa da Svimez, Uisp e Sport e Salute, hanno sottolineato la <strong>correlazione tra il tasso di sedentarietà regionale e le presenze medie mensili in impianti della regione</strong>. </p>
</p>
<p><a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2024/161-Rapporto-Sport-2023.pdf#page=51" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Altri studi</a>, come il rapporto 2023 dell&#8217;Istituto per il credito sportivo insieme a Sport e salute, hanno segnalato un <strong>ritorno positivo anche in termini sociali dell&#8217;offerta di luoghi dove fare sport</strong>. La creazione di luoghi e occasioni dove fare sport può ad esempio offrire un contributo nel contrasto all&#8217;inattività tra i più giovani. Potenzialmente, anche rispetto al fenomeno dei neet, giovani che non studiano non lavorano e non sono in formazione.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Un aspetto rilevato (&#8230;) è rappresentato dalla percentuale di Neet (Not engaged in education, employment or training), ossia coloro che non lavorano, non studiano e non stanno cercando un’occupazione: grazie ai progetti del Fondo hanno avuto modo di formarsi per svolgere una professione in ambito sportivo oppure di inserirsi in contesti scolastici o educativi stimolanti, emancipandosi da questa condizione di inattività.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.sportesalute.eu/images/studi-e-dati-dello-sport/schede/2024/161-Rapporto-Sport-2023.pdf#page=51" target="_blank">&#8211; Istituto per il credito sportivo, Rapporto Sport 2023 &#8211; L&#8217;impatto sociale dei finanziamenti allo sport e il suo contributo allo sviluppo sostenibile (2024) </a>
									            </div>
</section>
<p><div id="9-su-10-i-capoluoghi-con-piu-neet-che-si-trovano-nel-mezzogiorno-di-questi-7-si-trovano-in-sicilia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Osservando la mappa, è evidente la spaccatura tra comuni del nord e del sud del paese. <strong>I primi 10 capoluoghi per incidenza del fenomeno dei neet nel 2019 si trovano in 9 casi nel mezzogiorno</strong>, <strong>in particolare nelle città siciliane</strong>. Catania risulta primo capoluogo in Italia, con il 42%. Seguono, con valori compresi tra 30 e 40%, Palermo, Napoli, Messina, Caltanissetta, Agrigento, Trapani, Siracusa, Frosinone e Enna.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-giovani-neet-incide-di-piu-nei-comuni-del-mezzogiorno/">Il fenomeno dei giovani neet incide di più nei comuni del mezzogiorno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-giovani-neet-incide-di-piu-nei-comuni-del-mezzogiorno/">Percentuale di residenti 15-29 anni che non hanno un&#8217;occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2019)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_289709_tab1"><br />
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-giovani-neet-incide-di-piu-nei-comuni-del-mezzogiorno/">Il fenomeno dei giovani neet incide di più nei comuni del mezzogiorno &#8211; Percentuale di residenti 15-29 anni che non hanno un&#8217;occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio per comune (2019)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_289709_tab3"></p>
<p>I dati, diffusi solo per i comuni con più di 5.000 abitanti, mostrano la percentuale di iscritti in anagrafe di 15-29 anni iscritti in anagrafe che non hanno un&#8217;occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio. Si tratta di una proxy dell&#8217;indicatore sui neet (giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (censimento permanente)                                                                <br />(pubblicati: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/il-fenomeno-dei-giovani-neet-incide-di-piu-nei-comuni-del-mezzogiorno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-289709"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-289709" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Sono invece <strong>8 le città dove l&#8217;incidenza dei neet è inferiore al 18%</strong>. Belluno (16,1%) è il capoluogo con meno giovani non inseriti in percorsi di studio, lavoro o formazione. In classifica, dopo la città veneta, compaiono Pesaro, Rimini, Siena, Forlì, Prato, Aosta e Ravenna.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Tra limiti dei dati e potenzialità da approfondire</h3>
</p>
<p>Questi dati chiaramente risentono di un <strong>forte limite, legato all&#8217;anno di aggiornamento</strong>, l&#8217;ultimo prima dell&#8217;emergenza Covid, perciò andranno necessariamente monitorati con i prossimi rilasci. Tuttavia la <strong>frattura territoriale</strong>, sebbene verificabile solo per i comuni di almeno cinquemila abitanti, appare evidente. Una spaccatura su cui l&#8217;elemento centrale è l&#8217;offerta di opportunità lavorative e di istruzione. </p>
</p>
<p>In questo quadro, il <strong>complesso di servizi e occasioni educative e formative, anche al di fuori delle mura scolastiche</strong>, potrebbe avere un ruolo da non trascurare, oggi spesso sottovalutato.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/neet_2014_2019/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi all&#8217;incidenza dei giovani (15-29 anni) iscritti in anagrafe che non hanno un&#8217;occupazione regolare ad ottobre e non seguono un percorso di studio sono di fonte Istat, e sono stati rilasciati nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali. Sono diffusi dall&#8217;istituto solo per i comuni con più di 5.000 abitanti.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://pixnio.com/it/media/calcio-giocatore-di-gioco-del-calcio-pallone-da-calcio-ragazza-calcio" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marko Milivojevic</a> (<a href="https://pixnio.com/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pixnio</a>) &#8211; <a href="https://pixnio.com/creative-commons-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-dello-sport-sulla-condizione-sociale-dei-giovani/">L&#8217;impatto dello sport sulla condizione sociale dei giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Its abruzzesi sono tra i migliori d&#8217;Italia, ma gli studenti sono ancora pochi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/gli-its-abruzzesi-sono-tra-i-migliori-ditalia-ma-gli-studenti-sono-ancora-pochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Nov 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=276956</guid>

					<description><![CDATA[<p>La valutazione sulla qualità degli istituti tecnologici superiori abruzzesi è nettamente migliorata rispetto agli anni precedenti. Ottime premesse da cui partire per il potenziamento dell'offerta nell'ambito del Pnrr.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-its-abruzzesi-sono-tra-i-migliori-ditalia-ma-gli-studenti-sono-ancora-pochi/">Gli Its abruzzesi sono tra i migliori d&#8217;Italia, ma gli studenti sono ancora pochi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>A inizio novembre siamo entrati nel mondo degli <strong>istituti tecnologici superiori (Its)</strong> attivi in Abruzzo. Abbiamo visto dove sono, quali sono le loro caratteristiche e perché possono rappresentare un <strong>importante strumento di raccordo</strong> tra il mondo della formazione e quello del lavoro.</p>
</p>
<p>Con la seconda puntata della nostra indagine nel mondo degli Its siamo entrati nel merito delle performance di questi particolari istituti, <strong>rilevando come siano in media superiori </strong>a gran parte di quelli attivati nel resto del paese. Lo possiamo affermare grazie a un <strong>monitoraggio</strong> elaborato periodicamente dall&#8217;istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa del ministero dell&#8217;istruzione (<strong>Indire</strong>).</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-degli-its-deve-essere-valorizzata-anche-in-abruzzo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al primo approfondimento<br />
<br /><strong>sugli Its</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Tuttavia, gli studenti e le studentesse negli Its <strong>sono ancora pochi, in Italia come in Abruzzo. </strong>Nei prossimi anni il nostro paese &#8211; anche sulla scorta degli obiettivi posti dal Pnrr &#8211; sarà chiamato a un potenziamento di questi istituti, con un raddoppio degli iscritti. Oggi sono circa 26mila in Italia, in base alla rilevazione del giugno scorso.</p>
</p>
<p>Nel 2021, ultimo anno per cui è disponibile il monitoraggio, <strong>gli iscritti a percorsi conclusi in quell&#8217;anno in Abruzzo erano stati 235, i diplomati 159</strong>. Cifre ancora modeste, specie se confrontate con le performance elevate registrate nella regione: a un anno dal diploma, infatti,<strong> il 91,8% dei diplomati aveva trovato lavoro </strong>(146 persone). Di queste, 145 in un&#8217;area coerente con il percorso seguito.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<p>Gli Its, è bene ricordarlo, rappresentano un livello di istruzione “terziario”, a cui possono accedere solo studenti e studentesse che&nbsp;<strong>posseggono il diploma</strong>&nbsp;di scuola superiore o che hanno frequentato determinati <strong>percorsi formativi</strong> professionalizzanti.</p>
</p>
<p><strong>Queste tipologia di istituto in Abruzzo sono 6</strong> e si occupano di efficienza energetica (all&#8217;Aquila), moda (Pescara), mobilità sostenibile e trasporto merci (Ortona, in provincia di Chieti), meccanica e automotive (sempre nel chietino), sistema agroalimentare (Teramo) e turismo e cultura (Mosciano Sant&#8217;Angelo, anch&#8217;esso nel teramano).</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-sono-e-di-cosa-si-occupano-gli-its-in-abruzzo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla mappa degli<br />
<br /><strong>Its in Abruzzo</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p><strong>Sono necessarie politiche pubbliche volte all&#8217;aumento dei numeri negli Its</strong> in regione e nel paese, anche con lo scopo di conseguire l&#8217;obiettivo previsto dal piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), ossia il raddoppio degli iscritti entro la fine del 2025.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Migliorano le performance degli Its abruzzesi</h3>
</p>
<p>La rilevazione messa a punto da Indire serve per <strong>valutare il successo dei percorsi attivati dagli Its</strong> (in ogni istituto ci possono essere più percorsi formativi), anche per direzionare efficacemente le risorse pubbliche sul settore.</p>
</p>
<p>L&#8217;ultimo monitoraggio riguarda i <strong>percorsi conclusi nel 2021</strong>, in modo da valutare a distanza di almeno un anno l&#8217;occupabilità dei diplomati ma anche il loro successo formativo, <strong>attraverso numerosi indicatori di natura qualitativa</strong> <strong>e quantitativa.</strong></p>
</p>
<p>Infatti, <strong>Indire assegna un punteggio da 0 a 100</strong>. Gli Its con più di 70 punti sono &#8220;premiabili&#8221;. Tra questi ultimi, quelli effettivamente &#8220;<strong>premiati</strong>&#8221; &#8211; cioè quelli che hanno accesso a fondi nazionali aggiuntivi &#8211; saranno quelli che dimostrano anche altri parametri, come una soglia minima di diplomati e diplomate ogni anno.</p>
</p>
<p><div id="l875-dei-percorsi-its-abruzzesi-conclusi-nel-2021-e-stato-giudicato-dal-ministero-con-il-punteggio-di-valutazione-migliore-piu-della-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Premesso ciò, nell&#8217;ultimo anno monitorato hanno raggiunto la fascia più alta di punteggio &#8211; risultando premiabili &#8211; circa il 72% dei percorsi Its attivati in Italia. <strong>In Abruzzo la quota è arrivata all&#8217;87,5%</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-performance-degli-its-abruzzesi-ha-superato-la-media-nazionale/">Nel 2021 la performance degli Its abruzzesi ha superato la media nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-performance-degli-its-abruzzesi-ha-superato-la-media-nazionale/">Percentuale di percorsi Its conclusi con un punteggio di almeno 70 tra 2013 e 2021</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_273798_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2021-la-performance-degli-its-abruzzesi-ha-superato-la-media-nazionale/">Nel 2021 la performance degli Its abruzzesi ha superato la media nazionale &#8211; Percentuale di percorsi Its conclusi con un punteggio di almeno 70 tra 2013 e 2021</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_273798_tab3"></p>
<p>Nell&#8217;elaborazione è stata calcolata la quota di percorsi Its conclusi con un punteggio di almeno 70 in base al rapporto di monitoraggio effettuato da Indire. Questo punteggio è assegnato facendo <a href="https://www.consiglioregionale.calabria.it/upload/istruttoria/Accordo%2017%20dicembre%202015%20n.133%20CU.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sintesi di una serie di indicatori</a>: dall&#8217;attrattività del percorso all&#8217;occupabilità a 12 mesi, dalla professionalizzazione con tirocini in impresa all&#8217;internazionalizzazione e creazione di reti.</p>
<p>In base al punteggio ottenuto, i percorsi sono suddivisi nelle seguenti fasce di punteggio:</p>
<ul>
<li><strong>premiabili</strong>: percorsi con un risultato compreso tra 70 &#8211; 100. Tra questi, risultano premiati (cioè hanno accesso al 30% di risorse del finanziamento nazionale destinate a titolo di premialità) quelli che oltre al punteggio di almeno 70 corrispondono altri parametri (come una soglia minima di 17 diplomati nell&#8217;anno);</li>
<li><strong>sufficienti</strong>: percorsi con un risultato compreso tra 60 &#8211; 70 (escluso);</li>
<li><strong>problematici</strong>: percorsi con un risultato compreso tra 50 &#8211; 60 (escluso);</li>
<li><strong>critici</strong>: percorsi con un risultato compreso tra 0 &#8211; 50 (escluso).</li>
</ul>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Indire                                                                <br />(consultati: martedì 3 Ottobre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/nel-2021-la-performance-degli-its-abruzzesi-ha-superato-la-media-nazionale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-273798"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>In Abruzzo i percorsi Its effettivamente premiati sono stati il 75%, più della media nazionale (67,3%)</strong>. Tre quarti degli istituti in regione hanno quindi avuto l&#8217;opportunità di accedere al 30% di risorse del finanziamento nazionale destinate a titolo di premialità.</p>
</p>
<p>Nel 2021 infatti, i 5 istituti tecnologici superiori allora esistenti nella regione hanno portato a conclusione complessivamente <strong>8 percorsi</strong>. Di questi,<strong> 7 hanno superato il punteggio di 70 su 100</strong> (la cosiddetta fascia premiabile) e 6 sono risultati effettivamente premiati.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_539cdfc3d49d5e04275e611748dea323" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I percorsi Its conclusi nel 2021 in Abruzzo hanno raggiunto risultati elevati rispetto alla media italiana.</p>
</section></div>
</p>
<p>Tre percorsi &#8211; tutti premiati &#8211; sono stati attivati dall&#8217;Its di informatica e meccanica, nell&#8217;ambito della formazione di<strong> tecnici superiori per l&#8217;automazione ed i sistemi meccatronici e manutentori</strong> per l&#8217;industria 4.0. Si trova a Santa Maria Imbaro (Chieti), non lontano da uno dei poli automotive più rilevanti del mezzogiorno.</p>
</p>
<p>L&#8217;<strong>Its dell&#8217;Aquila, attivo nell&#8217;efficienza energetica</strong>, ha terminato nel 2021 due percorsi per la formazione di tecnici superiori per la gestione e la verifica di impianti energetici e di tecnici superiori 4.0 per il risparmio energetico nello <em>smart building</em>. <strong>Entrambi hanno superato i 70 punti.</strong> Il primo è risultato premiato, il secondo pur collocandosi nella fascia migliore, è stato classificato come <a href="https://www.indire.it/wp-content/uploads/2023/09/Indire_ITS_Monitoraggio_2023_Rapporto_Monitoraggio-nazionale_ITS_2023.pdf#page=298" target="_blank" rel="noreferrer noopener">premiabile</a> in quanto, nonostante il punteggio, non ha raggiunto il valore soglia di <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2013/04/18/13A03258/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">almeno 17 diplomati</a> stabilito dagli allegati tecnici alla normativa.</p>
</p>
<p><strong>I restanti Its nel 2021 hanno concluso un percorso ciascuno</strong>: tecnico superiore per l&#8217;internazionalizzazione e il marketing agroalimentare ed enogastronomico a Teramo; fashion coordinator a Pescara; tecnico superiore per la mobilità delle persone e delle merci a Ortona (Chieti). Il primo è stato valutato sufficiente in base agli esiti 2021, i secondi invece sono stati premiati entrambi.</p>
</p>
<p><div id="nessuno-degli-8-percorsi-di-studi-nei-6-its-abruzzesi-e-stato-classificato-come-critico-o-problematico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_9020cde1c34bb5b95960f5a6cf33f4dc" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I percorsi Its in Abruzzo sono in netto miglioramento rispetto agli anni precedenti.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Nessun percorso Its abruzzese concluso nel 2021 è stato classificato come critico</strong> (meno di 50 punti su 100) <strong>o problematico </strong>(tra 50 e 60 punti). Per avere un raffronto, in Italia la percentuale è stata rispettivamente 7% (problematici) e 7% (critici). Ma si tratta di un miglioramento per la stessa regione: i percorsi conclusi nell&#8217;anno precedente (2020) vedevano l&#8217;Abruzzo premiabile in appena il 33% dei casi (media Italia 62,3%). Sufficiente in un altro terzo dei percorsi e critico o problematico nel restante 33%.</p>
</p>
<p>Da notare che l&#8217;Abruzzo nel 2021 <strong>supera quasi tutte le altre regioni in termini di performance dei percorsi Its</strong>. Soprattutto se si considera che il dato di due di queste &#8211; Basilicata e Molise &#8211; non è direttamente comparabile con le altre, per la presenza di un solo percorso Its in queste regioni nell&#8217;anno in esame.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-percorsi-its-conclusi-in-abruzzo-nel-2021-si-sono-posizionati-meglio-di-quasi-tutte-le-altre-regioni/">I percorsi Its conclusi in Abruzzo nel 2021 si sono posizionati meglio di quasi tutte le altre regioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-percorsi-its-conclusi-in-abruzzo-nel-2021-si-sono-posizionati-meglio-di-quasi-tutte-le-altre-regioni/">Indice di posizionamento per regione dei percorsi Its terminati nel 2021 e monitorati nel 2023</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-percorsi-its-conclusi-in-abruzzo-nel-2021-si-sono-posizionati-meglio-di-quasi-tutte-le-altre-regioni/">I percorsi Its conclusi in Abruzzo nel 2021 si sono posizionati meglio di quasi tutte le altre regioni &#8211; Indice di posizionamento per regione dei percorsi Its terminati nel 2021 e monitorati nel 2023</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_273821_tab3"></p>
<p>L’indice di posizionamento è espressione sintetica della valutazione dei percorsi per fascia di punteggio. Pertanto, le regioni che conseguono un indice positivo hanno la maggioranza dei percorsi monitorati collocati nelle fasce di sufficienza/eccellenza.</p>
<p>Come riportato da <a href="https://www.indire.it/wp-content/uploads/2023/09/Indire_ITS_Monitoraggio_2023_Rapporto_Monitoraggio-nazionale_ITS_2023.pdf" target="_blank" rel="noopener">Indire</a> nel rapporto di monitoraggio 2023, nei casi di Basilicata e Molise il dato non è comparabile con quello delle altre regioni, dal momento che il totale dei percorsi oggetto di monitoraggio non consente una comparazione oggettiva dell’indice di posizionamento.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Indire                                                                <br />(consultati: martedì 3 Ottobre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/i-percorsi-its-conclusi-in-abruzzo-nel-2021-si-sono-posizionati-meglio-di-quasi-tutte-le-altre-regioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-273821"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-273821" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="un-docente-su-5-proviene-dalluniversita-una-quota-doppia-rispetto-alla-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Un risultato che è probabilmente l&#8217;esito di una serie di fattori, tra cui l&#8217;<strong>occupabilità dei diplomati negli Its abruzzesi</strong>, pari al <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-degli-its-deve-essere-valorizzata-anche-in-abruzzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">91,8% di diplomati</a> a un anno dalla conclusione del percorso formativo, quota superiore rispetto alle altre regioni del centro-sud. Osservando l&#8217;offerta didattica degli Its, da notare un&#8217;interessante specificità della regione. <strong>Oltre il 20% dei docenti proviene dall&#8217;università</strong>: una quota doppia rispetto alla media nazionale (11,5%) e superiore alle altre regioni.</p>
</p>
<p>Nel momento in cui questo strumento viene fortemente riformato a livello nazionale (<a href="https://openpnrr.it/misure/179/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nell&#8217;ambito del Pnrr</a>), per l&#8217;Abruzzo si tratta di premesse da cui partire per potenziare l&#8217;offerta e l&#8217;accessibilità a questi percorsi educativi di terzo livello.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Abruzzo_Its_res_18_29.xls" target="_blank" rel="noopener">Its in Abruzzo e residenti 18-29 anni</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.proversi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etipublica</a>,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>,&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/company/startingup/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">StartingUp</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news, di lunedì, ogni due settimane. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.itsenergia.org/wp-content/uploads/2020/06/foto_ITSEE_AQ_05.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Its energia L&#8217;Aquila</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/gli-its-abruzzesi-sono-tra-i-migliori-ditalia-ma-gli-studenti-sono-ancora-pochi/">Gli Its abruzzesi sono tra i migliori d&#8217;Italia, ma gli studenti sono ancora pochi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La crescita degli Its deve essere valorizzata anche in Abruzzo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-crescita-degli-its-deve-essere-valorizzata-anche-in-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Nov 2023 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=275769</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oltre 9 studenti su 10 tra i diplomati negli istituti tecnologici superiori (Its) abruzzesi lavora a un anno dal diploma. Questo livello di istruzione deve essere messo a sistema affinché possa contribuire alla crescita generale del sistema socio-economico regionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-degli-its-deve-essere-valorizzata-anche-in-abruzzo/">La crescita degli Its deve essere valorizzata anche in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Gli istituti tecnologici superiori (Its) rappresentano una parte dell&#8217;offerta di istruzione in Italia, come in Abruzzo. <strong>Tuttavia non sono abbastanza conosciuti e valorizzati</strong>, nonostante le opportunità che offrono in termini di ricadute occupazionali.</p>
</p>
<p>Da oltre un decennio, infatti, nel nostro paese esiste un&#8217;offerta di istruzione terziaria dove &#8211; a un anno dal conseguimento del titolo di studio &#8211; l&#8217;<strong>86,5% dei diplomati lavora</strong>, quasi sempre svolgendo una professione <strong>coerente con il proprio percorso</strong>. Per i diplomati nel&nbsp;2021 questa quota, in Abruzzo, è risultata anche più alta della media nazionale: <a href="https://www.indire.it/wp-content/uploads/2023/09/Indire_ITS_Monitoraggio_2023_infografiche_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">91,8%</a>. Oltre 5 punti in più del dato italiano.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9 su 10 </span>i diplomati negli Its abruzzesi che lavorano a un anno dal diploma.</p>
</section>
</p>
<p>Quello degli Its è un livello di istruzione cosiddetto &#8220;terziario&#8221;, per intenderci lo stesso delle università. Questo significa che agli istituti possono accedere solo studenti e studentesse che <strong>posseggono il diploma</strong> di scuola superiore o che hanno frequentato determinati percorsi formativi professionalizzanti.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2023/02/File-per-web-53.pdf#page=38" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al diagramma del<br />
<br /><strong>sistema educativo italiano</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Su questo peculiare livello di istruzione è in corso un <a href="https://openpnrr.it/misure/179/">profondo processo di riforma nell&#8217;ambito del Pnrr</a>. L&#8217;obiettivo infatti è quello di ripensare interamente la <strong>filiera formativa dei settori tecnologici</strong> dando loro un taglio più professionalizzante e ponendosi come sviluppo naturale delle scuole superiori tecniche e degli istituti professionali, nonché di chi esce dal liceo e vuole da subito acquisire competenze formative e professionali specifiche.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_f4b54a7de547711747fc6dff8718586b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli Its sono strategici per migliorare le competenze dei giovani e rafforzarne le opportunità successive.</p>
</section></div>
</p>
<p>In una fase di transizione che investe la società e il mondo del lavoro, il <strong>potenziamento di questo ambito educativo appare strategico</strong>. L&#8217;importanza dei percorsi formativi professionalizzanti è stata <a href="https://www.cedefop.europa.eu/files/osnabrueck_declaration_eu2020.pdf">ribadita dalle nuove strategie e obiettivi europei impostati in seguito all&#8217;emergenza Covid</a>. Come vedremo, lo <em>skills mismatch</em> &#8211; il <strong>disallineamento tra le competenze di chi cerca lavoro e quelle richieste</strong> dalle imprese &#8211; mostra segnali di crescita. E ha un impatto grave sulla vita dei lavoratori e sulla salute del sistema sociale ed economico.</p>
</p>
<p><div id="gli-istituti-tecnologici-superiori-its-sono-strategici-per-le-competenze-dei-giovani-in-italia-come-in-abruzzo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Gli Its possono contribuire ad <strong>arginare o almeno ridurre questo gap</strong>, anche alla luce del fatto che sono sempre più richiesti profili specialistici.</p>
</p>
<p>L’ultimo monitoraggio ufficiale sul sistema nazionale degli istituti tecnologici superiori ha indicato un <strong>miglioramento notevole dei percorsi formativi proposti in Abruzzo</strong>. A fronte di grandi potenzialità però gli Its raccolgono ancora pochi studenti, tanto in Italia quanto in Abruzzo.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il problema dello skills mismatch</h3>
</p>
<p>L&#8217;anno che sta per terminare si è aperto con la notizia &#8211; passata un po&#8217; in sordina &#8211; della crescita del cosiddetto <em>skills mismatch</em>, ossia la <strong>mancata corrispondenza tra le competenze di chi cerca lavoro e quelle richieste</strong> dalle aziende. Questo disallineamento tra le professionalità ricercate e quelle esistenti è <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/a-gennaio-mismatch-sale-456percento-AEBaP7TC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cresciuto di ben 7 punti in un anno</a>. In base al sistema informativo curato da Anpal e Unioncamere, si è passati da una difficoltà di reperimento del <a href="https://excelsior.unioncamere.net/excelsior-bts/document/bollettino/month/7725" target="_blank" rel="noreferrer noopener">38,6% del gennaio 2022</a> al 45,6% di inizio 2023.</p>
</p>
<p>In attesa dei dati del prossimo gennaio, gli unici effettivamente paragonabili con quelli appena visti, dal <a href="https://excelsior.unioncamere.net/excelsior-bts/document/bollettino/month/10837" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilascio di settembre</a> era emersa una<strong> difficoltà nel reperire quasi il 48% dei profili cercati</strong>. Quota che sale al 51% per i giovani sotto i 29 anni.</p>
</p>
<p>A mancare all&#8217;appello peraltro sono spesso <strong>lavoratori specializzati</strong>. A <a href="https://excelsior.unioncamere.net/excelsior-bts/document/bollettino/month/9363" target="_blank" rel="noreferrer noopener">inizio anno</a> ad esempio la professionalità con il <em>mismatch</em> più elevato tra i giovani era quella dei farmacisti, biologi e altri specialisti delle scienze della vita: 1.180 posizioni di cui 1.040 considerate di difficile reperimento.</p>
</p>
<p>L&#8217;<strong>Abruzzo non è immune dal fenomeno</strong>. Basti pensare che, alla ripresa autunnale di quest&#8217;anno, in <strong>52 casi su 100 le imprese della regione</strong> prevedevano di avere difficoltà a trovare i profili desiderati. Lasciando scoperte posizioni lavorative che in tanti casi non si concretizzano anche per la carenza di competenze e di formazione specifica nella popolazione in cerca di occupazione. </p>
</p>
<p><strong>Anche in Abruzzo le figure più richieste sono i lavoratori specializzati</strong>. <a href="https://excelsior.unioncamere.net/excelsior-bts/document/bollettino/month/10849" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solo l&#8217;11%</a> degli ingressi previsti a settembre dalle imprese abruzzesi riguarda infatti profili generici. Accanto all&#8217;esigenza di operai specializzati e conduttori impianti (41%), sono particolarmente richiesti dirigenti, specialisti e tecnici (16%), professioni commerciali e nei servizi (27%) e impiegati (5%).</p>
</p>
<p><div id="il-disallineamento-tra-domanda-e-offerta-di-lavoro-ha-conseguenze-economiche-e-sociali-enormi-anche-in-termini-di-esclusione-sociale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le conseguenze economiche e sociali e il ruolo degli Its</h3>
</p>
<p>Questo problema <strong>solo in apparenza può essere considerato una questione interna al mondo del lavoro</strong>. Ha riflessi molto più ampi sulla società nel suo complesso. Dallo sviluppo di professionalità adeguate dipende infatti la <strong>crescita sociale ed economica di un territorio</strong>, con la possibilità di attrarre investimenti nei settori innovativi.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">37,7 miliardi € </span>la perdita di valore aggiunto per lo <em>skills mismatch</em> nel 2022 (<a href="https://excelsior.unioncamere.net/pubblicazioni/2023" target="_blank" rel="noopener">Anpal-Unioncamere</a>).</p>
</section>
</p>
<p>Il divario tra domanda e offerta di lavoro ha infatti un impatto economico notevole. I quasi 38 miliardi di perdita di valore aggiunto per il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro nel 2022 rappresentano il <strong>3,1% di quanto generato complessivamente dalle filiere dell’industria e dei servizi </strong>monitorate da Anpal e Unioncamere.</p>
</p>
<p>Questa dinamica ha conseguenze anche sulla <strong>tenuta sociale del paese</strong>. L&#8217;Italia è infatti uno degli stati europei dove <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-circa-un-giovane-su-5-e-neet/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incide maggiormente il fenomeno dei neet</a>, giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione. <strong>Quasi un residente su 5 tra 15 e 29 anni si trova in questa condizione (19%)</strong> e in Abruzzo la quota è di poco inferiore (17,9%). Disperdendo le energie dei giovani e contribuendo all&#8217;esclusione sociale di fasce ampie della popolazione.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/le-competenze-inadeguate-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le competenze inadeguate aumentano il<br />
<br /><strong>fenomeno dei neet</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">17,9% </span>giovani neet in Abruzzo nel 2022.</p>
</section>
</p>
<p>Peraltro, di fronte all&#8217;evoluzione tecnologica che ha cambiato la quotidianità delle persone e anche i modi di produzione, <strong>è anche la mancanza di opportunità educative e di competenze ad alimentare il fenomeno dei neet</strong>. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-con-gli-apprendimenti-piu-elevati-la-quota-di-giovani-neet-e-piu-bassa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La quota di giovani neet è infatti più contenuta</a> nelle regioni con i livelli di apprendimento più elevati.</p>
</p>
<p>Per <strong>potenziare le competenze dei giovani</strong>, negli ultimi anni il nostro paese ha progressivamente puntato sugli Its, acronimo di <strong>istituti tecnologici superiori</strong>. Istituzioni educative nate nel 2010, dopo essere state introdotte nell’ordinamento tra 2007 e 2008 (in particolare con il <a href="https://tuttoits.it/its-analoghi-europei%EF%BF%BC/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dpcm 25 gennaio 2008</a>) come <strong>istituti tecnici superiori</strong>, ispirandosi al modello di altre&nbsp;<a href="https://tuttoits.it/its-analoghi-europei%EF%BF%BC/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esperienze europee analoghe</a>. Come le scuole universitarie professionali svizzere, le&nbsp;<em><em>fachhochschule</em></em>&nbsp;tedesche, le&nbsp;<em>sections de technicien supérieur&nbsp;</em>francesi. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_d4a0996946ccff67472bdace8073ec44" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Risultati significativi nell&#8217;occupabilità degli studenti, ma gli iscritti agli Its sono ancora pochi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Il loro ruolo è&nbsp;<strong>formare tecnici di livello superiore</strong>, in stretto legame con il sistema produttivo del territorio, offrendo uno&nbsp;<strong>sbocco naturale ai diplomati delle superiori</strong>&nbsp;(in particolare di tecnici e professionali). Può accedere anche chi esce dall&#8217;istruzione e formazione professionale con un diploma quadriennale, previa frequentazione di un&nbsp;<a href="https://www.indire.it/progetto/its-istituti-tecnici-superiori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">corso integrativo</a>. Negli anni hanno mostrato un buon successo sul fronte dell&#8217;occupabilità degli studenti.</p>
</p>
<p><div id="a-un-anno-dal-titolo-di-studio-oltre-9-diplomati-su-10-negli-its-abruzzesi-lavorano-piu-della-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">91,8% </span>i diplomati negli Its abruzzesi che lavorano a un anno dal diploma. Più della media nazionale (86,5%)</p>
</section>
</p>
<p>Risultati che d&#8217;altro canto si scontrano con <strong>limiti non irrilevanti</strong>, tanto in Italia quanto nella regione. Dalla poca riconoscibilità di questo livello di istruzione all&#8217;inquadramento per molti anni incerto nel sistema formativo. Oltre al numero di iscritti ancora limitato rispetto alle potenzialità.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">235 </span>gli iscritti ai percorsi degli Its abruzzesi terminati nel 2021.</p>
</section>
</p>
<p>Per superare questi limiti sono <strong>previsti una serie di interventi nell&#8217;ambito del Pnrr</strong>, con l&#8217;obiettivo di istituire una <strong>filiera formativa tecnologico-professionale</strong> e raddoppiare il numero di iscritti. Alla luce di quanto previsto finora e per i prossimi anni, esaminiamo l&#8217;offerta di Its nella regione, riservando l&#8217;analisi dei risultati al prossimo approfondimento.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://openpnrr.it/misure/179/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Monitora la misura<br />
<br /><strong>su openPNRR</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Dove sono gli Its abruzzesi</h3>
</p>
<p><div id="gli-its-in-abruzzo-sono-6-localizzati-in-tutte-le-province-della-regione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Gli istituti tecnologici superiori in Abruzzo sono attualmente 6, localizzati in tutte le province della regione. <strong>All&#8217;Aquila è nato l&#8217;Its per l&#8217;efficienza energetica</strong>, focalizzato sul settore delle energie rinnovabili e nell’efficienza di piccoli e grandi impianti civili e industriali.</p>
</p>
<p><strong>A Pescara, invece, c&#8217;è quello delle &#8220;nuove tecnologie per il made in Italy&#8221;</strong>, rientrante nell&#8217;area dedicata alla moda, e basato principalmente sul sistema tessile, calzaturiero e dell&#8217;abbigliamento.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_c26fc09583d86ef0cff81b0a0a60d027" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli Its in Abruzzo sono 6 e sono stati localizzati in diversi territori della regione.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>L&#8217;Its Most, dedicato alla mobilità sostenibile nel trasporto merci e persone, è stato aperto non a caso a Ortona</strong>, città portuale in provincia di Chieti. Non lontano (a Santa Maria Imbaro) sorge l&#8217;istituto superiore &#8220;sistema meccanica&#8221;, specializzato in meccatronica, automazione ed automotive. La scuola nasce <strong>nell&#8217;area produttiva della Val di Sangro</strong>, dove sorge appunto un importante polo per l&#8217;automotive.</p>
</p>
<p>Infine, <strong>due sono gli Its anche in provincia di Teramo</strong>: uno nel capoluogo (sistema agroalimentare) e l&#8217;altro a Mosciano Sant&#8217;Angelo (turismo e cultura). Quest&#8217;ultimo è anche quello di più recente istituzione.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-sono-e-di-cosa-si-occupano-gli-its-in-abruzzo/">Dove sono e di cosa si occupano gli Its in Abruzzo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-sono-e-di-cosa-si-occupano-gli-its-in-abruzzo/">Attuale localizzazione degli Its in Abruzzo e percentuale di residenti 18-29 anni (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_273666_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dove-sono-e-di-cosa-si-occupano-gli-its-in-abruzzo/">Dove sono e di cosa si occupano gli Its in Abruzzo &#8211; Attuale localizzazione degli Its in Abruzzo e percentuale di residenti 18-29 anni (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Indire e Istat                                                                <br />(consultati: martedì 3 Ottobre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/dove-sono-e-di-cosa-si-occupano-gli-its-in-abruzzo.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-273666"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-273666" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questi enti, in base alle ultime riforme di attuazione del Pnrr, in particolare la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022;99" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 99/2022</a> e decreti attuativi in corso di emanazione, devono configurarsi come fondazioni di partecipazione. Prevedendo tra i soggetti fondatori almeno una <strong>scuola superiore</strong> della provincia, un <strong>ente di formazione</strong> e un&#8217;<strong>università</strong> con un&#8217;offerta formativa coerente con l&#8217;area tecnologica dell&#8217;Its. </p>
</p>
<p>Ne devono far parte anche almeno un&#8217;<strong>azienda o gruppi, consorzi e reti d&#8217;impresa</strong>, anch&#8217;esse <strong>coerenti con la vocazione dell&#8217;istituto</strong>. Il presidente della fondazione Its è di norma espressione di queste ultime.</p>
</p>
<p>Nel prossimo appuntamento con il nostro viaggio negli Its abruzzesi indagheremo sulle performance, in termini qualitativi, degli istituti insediati in regione.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Abruzzo_Its_res_18_29.xls" target="_blank" rel="noopener">Its in Abruzzo e residenti 18-29 anni</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.proversi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etipublica</a>,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>,&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/company/startingup/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">StartingUp</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news, di lunedì, ogni due settimane. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.instagram.com/p/CqnC15Xsq90/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Its Moda Pescara</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-crescita-degli-its-deve-essere-valorizzata-anche-in-abruzzo/">La crescita degli Its deve essere valorizzata anche in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le competenze inadeguate alimentano il fenomeno dei neet</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-competenze-inadeguate-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 06:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=240471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Anche dopo la pandemia, l'Italia resta uno dei paesi Ue con più giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione. Un fenomeno che spesso trova origine in basse competenze e apprendimenti da parte di ragazze e ragazzi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-competenze-inadeguate-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Le competenze inadeguate alimentano il fenomeno dei neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Per ogni paese <strong>le competenze e la vitalità dei giovani</strong> sono con tutta probabilità la risorsa più importante. Non solo per le energie di cui ragazze e ragazzi sono naturalmente portatori, ma anche per il <strong>punto di vista nuovo che sono in grado di offrire</strong> nelle attività di tutti i giorni, nello studio e nel lavoro.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_8215482b50022d70c71c8dd248ea97b5" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I neet sono un vero e proprio spreco di potenziale.</p>
</section></div>
</p>
<p>Perciò il fenomeno dei <strong>neet</strong>, giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione &#8211; oltre ad essere una condizione spesso vissuta con disagio da chi la attraversa &#8211; rappresenta anche un<strong> enorme spreco di potenziale</strong>. Ciò è particolarmente vero per un paese come l&#8217;Italia, dove la popolazione invecchia e i giovani diminuiscono. Una tendenza che purtroppo si prevede destinata a consolidarsi nei prossimi anni. Se oggi i residenti con meno di 18 anni sono più di 9 milioni, nel 2050 è possibile che scendano a 7,6 milioni.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-18% </span>i residenti con meno di 18 anni tra 2021 e 2050, in uno scenario di previsione mediano.</p>
</section>
</p>
<p>Il <strong>contrasto al fenomeno dei neet assume quindi un <strong>duplice</strong> valore</strong>. In primo luogo, permette di ridurre la marginalità e l&#8217;esclusione sociale, attraverso l&#8217;investimento sulla crescita educativa e personale di chi vi è coinvolto. Come conseguenza, consente di <strong>valorizzare il contributo e le competenze delle nuove generazioni </strong>nello sviluppo del paese.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le politiche di contrasto al fenomeno dei neet dopo il Covid</h3>
</p>
<p>Tali necessità non sono più rinviabili nel periodo post-pandemico: il ruolo crescente delle tecnologie rende l&#8217;<strong>investimento sulle competenze improrogabile</strong>. I dati aggiornati al 2022 inoltre mostrano che l&#8217;Italia rimane, anche dopo la pandemia, tra i paesi con più giovani in condizione di neet.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<p><div id="in-italia-circa-un-giovane-su-5-e-neet" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-circa-un-giovane-su-5-e-neet/">In Italia circa un giovane su 5 è neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-circa-un-giovane-su-5-e-neet/">Percentuale di neet nella fascia 15-29 anni (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_251608_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_251608_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 26 Aprile 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-251608"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-251608" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>A livello europeo e nazionale si possono citare diverse <strong>misure per aumentare le competenze</strong>, così da <strong>contrastare il fenomeno dei neet</strong>. Tra queste, la risoluzione del consiglio dell&#8217;Ue su un <a href="https://op.europa.eu/it/publication-detail/-/publication/b004d247-77d4-11eb-9ac9-01aa75ed71a1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quadro strategico di cooperazione nell&#8217;istruzione e nella formazione</a> per gli anni 2021-30, che ha <strong>aggiornato gli obiettivi di accesso all&#8217;educazione e all&#8217;apprendimento</strong>. </p>
</p>
<p>Vi sono inoltre le risorse stanziate per lo sviluppo delle competenze e la riqualificazione, nell&#8217;ambito del Fondo sociale europeo plus (99 miliardi tra 2021 e 2027), quelle per i dispositivi di ripresa e resilienza destinate agli stati membri, nonché i programmi <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/activities/digital-programme" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Europa digitale</a>, <a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Orizzonte Europa</a> ed <a href="https://erasmus-plus.ec.europa.eu/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Erasmus+</a>.</p>
</p>
<p>Nel nostro paese, come approfondiremo, le politiche di contrasto al fenomeno dei neet sono state individuate all&#8217;interno di uno specifico <a href="https://www.politichegiovanili.gov.it/media/fodnvowp/piano_neet-2022_rev-gab.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano nazionale</a>. Questo è finalizzato all&#8217;individuazione, al coinvolgimento e all&#8217;attivazione dei giovani in questa condizione. </p>
</p>
<p><div id="questa-condizione-ha-spesso-origine-in-ritardi-negli-apprendimenti-e-nelle-competenze" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_643e4599b078f6c9a535358211b2fdb6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il 2023 è l&#8217;anno europeo delle competenze.</p>
</section></div>
</p>
<p>Oltre agli obiettivi europei e alle misure nazionali va citata la scelta di individuare l&#8217;anno in corso, il 2023, come<strong> <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/europe-fit-digital-age/european-year-skills-2023_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">anno europeo delle competenze</a></strong>. Un modo per enfatizzare l&#8217;<strong>importanza delle conoscenze e delle competenze nel mondo che cambia</strong>: bassi livelli di apprendimento e abbandono scolastico sono infatti correlati con il rischio di finire nella condizione di neet.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quanto incide il fenomeno dei neet in Italia</h3>
</p>
<p>Da questo punto di vista emerge come vi siano <strong>due Italie</strong>: una allineata alla media Ue, l&#8217;altra molto distante. Un divario che spesso è riconducibile alla faglia tra centro-nord e mezzogiorno.</p>
</p>
<p>Nel 2021 si è trovato <strong>nella condizione di neet il 13,1% dei giovani europei tra 15 e 29 anni</strong>. Una percentuale che nel nostro paese in quell&#8217;anno era superiore di circa 10 punti (23,1%). A fronte di queste medie, alcuni territori si segnalano per la bassa incidenza di giovani che non studiano, non lavorano e non si formano. Mentre altri, specialmente nel sud continentale e delle isole, hanno superato ampiamente queste medie.</p>
</p>
<p><div id="9-le-province-dove-oltre-il-35-dei-giovani-e-neet-si-trovano-tutte-nel-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">9 </span>le province dove oltre il 35% dei giovani è neet. Si trovano tutte nel mezzogiorno.</p>
</section>
</p>
<p>In provincia di Caltanissetta è <strong>neet il 46,3% dei giovani di età compresa tra 15 e 29 anni</strong>. Seguono i territori di Taranto, Catania, Napoli, Messina, Palermo, Siracusa, Foggia e Catanzaro, con quote che superano il 35%.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet/">In provincia di Caltanissetta oltre il 40% dei giovani sono neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet/">Percentuale di neet nella fascia 15-29 anni (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_251703_tab1" role="tab" aria-controls="chart_251703_tabpanel1"
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                         aria-labelledby="chart_251703_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet/">In provincia di Caltanissetta oltre il 40% dei giovani sono neet &#8211; Percentuale di neet nella fascia 15-29 anni (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (Bes dei territori)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 3 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/in-provincia-di-caltanissetta-oltre-il-40-dei-giovani-sono-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-251703"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-251703" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Dietro questi divari territoriali vi è anche la <strong>diversa incidenza di disuguaglianze sociali</strong>, messa a fuoco anche dal piano nazionale sui neet. </p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Pur essendo molteplici i fattori che possono determinare la permanenza dei giovani nella condizione di Neet, quelli che, generalmente, vengono indicati come i principali fattori di rischio sono: − avere un livello basso di rendimento scolastico; − vivere in una famiglia con basso reddito; − provenire da una famiglia in cui un genitore ha sperimentato periodi di disoccupazione; − crescere con un solo genitore; − essere nato in un Paese fuori dell’UE; − vivere in una zona rurale; − avere una disabilità.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.politichegiovanili.gov.it/media/fodnvowp/piano_neet-2022_rev-gab.pdf#page=11" target="_blank">&#8211; Piano nazionale Neet 2022</a>
									            </div>
</section>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">24% </span>il tasso di abbandono tra i figli dei non diplomati. La quota si riduce al<br />
5,5% tra i figli di genitori con il diploma e all’1,9% tra i figli dei laureati.</p>
</section>
<p><div id="le-province-con-piu-neet-tendono-a-coincidere-con-quelle-con-basse-competenze" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Un aspetto da non sottovalutare è l&#8217;<strong>impatto delle competenze inadeguate</strong> sulla condizione di ragazze e ragazzi. Le province con più neet tendono a coincidere con quelle dove gli apprendimenti sono più bassi, come testimoniato dalle prove Invalsi di competenza in italiano. I 15 territori con più studenti che in terza media hanno conseguito competenze inadeguate nel 2021, in 10 casi sono anche ai primi posti per quota di neet.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-territori-con-piu-neet-sono-spesso-quelli-con-basse-competenze/">I territori con più neet sono spesso quelli con basse competenze</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-territori-con-piu-neet-sono-spesso-quelli-con-basse-competenze/">Confronto tra la percentuale di neet e la quota di studenti con competenze inadeguate, per provincia (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_251740_tab1" role="tab" aria-controls="chart_251740_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_251740_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_251740_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat e Invalsi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 3 Ottobre 2022)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<p><label for="embed-chart-251740"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-251740" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Per approfondire anche a livello locale questa relazione, è interessante <strong>focalizzarsi sulle 10 province con più giovani neet nel 2021</strong>. Si tratta, nell&#8217;ordine, di Caltanissetta (46,3% nel 2021), Taranto (38,3%), Catania (38,1%), Napoli (37,4%), Messina (37,3%), Palermo (36,8%), Siracusa (36,5%), Foggia (35,8%), Catanzaro (35,6%) e Agrigento (34,7%).</p>
</p>
<p><div id="questa-tendenza-si-riscontra-anche-a-livello-comunale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nel territorio nisseno, ad esempio, sono 4 i comuni per cui è disponibile il risultato Invalsi.  In tutti la quota di ragazzi di III media che si attestavano nei livelli 1 e 2 in italiano è stata superiore al 40%. Tuttavia, mentre 2 si sono collocati poco sopra tale soglia (40,6% a Mussomeli, 43,4% nel capoluogo), negli altri 2 comuni la percentuale è risultata molto più elevata: Gela (58%) e Niscemi (64,1%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet/">Gli apprendimenti in terza media, comune per comune, nelle 10 province con più neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet/">Percentuale di studenti aI livello 1 e 2 (i più bassi) nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2021/22)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_251796_tab1" role="tab" aria-controls="chart_251796_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_251796_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_251796_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet/">Gli apprendimenti in terza media, comune per comune, nelle 10 province con più neet &#8211; Percentuale di studenti aI livello 1 e 2 (i più bassi) nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2021/22)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 28 Settembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/07/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-251796"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-251796" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/gli-apprendimenti-in-terza-media-comune-per-comune-nelle-10-province-con-piu-neet/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Esempi analoghi possono essere fatti anche per le altre realtà locali individuate, e non solo. Come si osserva dalla mappa, <strong>anche in territori del centro-nord dove il fenomeno dei neet è mediamente meno diffuso, vi sono comuni dove la quota di studenti con bassi livelli di apprendimento appare molto elevata</strong>. Un esempio di come l&#8217;intervento sugli apprendimenti vada considerato strategico per prevenire il fenomeno.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di attuare il piano nazionale sui neet</h3>
</p>
<p>Investire sulla qualità degli apprendimenti e sulle competenze è la principale strategia per ridurre l&#8217;incidenza dei neet sul medio e lungo termine. Nell&#8217;immediato è comunque cruciale anche intervenire a supporto di chi si trova in questa condizione. </p>
</p>
<p>Da questo punto di vista, il piano nazionale sui neet identifica <strong>due criticità</strong> principali. La prima consiste proprio nell&#8217;<strong>emersione del fenomeno</strong>. Non è semplice infatti intercettare i molti giovani disposti a lavorare ma che non sono attivamente alla ricerca di un&#8217;occupazione, e che quindi restano al di fuori dei tradizionali circuiti formativi e di avviamento al lavoro. Specialmente se provengono da situazioni di svantaggio.</p>
</p>
<p>L&#8217;altra, specifica del nostro paese, è la frammentazione dei servizi e l&#8217;incapacità di offrire una risposta unitaria.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) l’eccesso di segmentazione e differenziazione di servizi rivolti ai giovani (sportelli, servizi informativi, formativi, di orientamento, di consulenza, di collocamento etc.) unita alla frammentazione su diversi livelli di governo (comunale, provinciale, regionale, nazionale, europeo), produce un effetto di disorientamento, oltre che una dispersione di energie e risorse pubbliche.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.politichegiovanili.gov.it/media/fodnvowp/piano_neet-2022_rev-gab.pdf#page=11" target="_blank">&#8211; Piano nazionale Neet 2022</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>La<strong> sfida del piano è proprio coordinare l&#8217;insieme di soggetti e servizi che si occupano a vario titolo della questione</strong>, attraverso percorsi di co-progettazione tra il dipartimento per le politiche giovanili, i comuni (attraverso Anci), le organizzazioni attive e i loro partner istituzionali (comuni e altri enti pubblici).</p>
</p>
<p>Dare attuazione a questo approccio, senza ridurre l&#8217;attenzione rivolta dal piano alla mappatura dei neet e delle migliori pratiche, è la premessa per intervenire in modo efficace su un fenomeno che troppo spesso resta sommerso.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/lvl_apprendimenti_ita_III_media_2021_22/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://images.all4ed.org/female-student-in-high-school-math-class" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allison Shelley per EDUimages</a> &#8211; <a href="https://images.all4ed.org/license/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-competenze-inadeguate-alimentano-il-fenomeno-dei-neet/">Le competenze inadeguate alimentano il fenomeno dei neet</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto della condizione di neet sull&#8217;autonomia dei più giovani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-della-condizione-di-neet-sullautonomia-dei-piu-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2021 08:18:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=170336</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rispetto alla media Ue, i giovani italiani lasciano più tardi il nucleo familiare. Una tendenza sulla quale incidono numerosi fattori, ma su cui ha un ruolo anche l'inserimento in percorsi di istruzione e formazione, in uno dei paesi europei con più neet.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-condizione-di-neet-sullautonomia-dei-piu-giovani/">L&#8217;impatto della condizione di neet sull&#8217;autonomia dei più giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia è uno paesi europei dove i giovani raggiungono <strong>più tardi l&#8217;autonomia dalla propria famiglia di origine</strong>.</p>
<p>Un dato che spesso viene portato a supporto di questa tendenza è quello relativo all&#8217;<strong>età in cui i giovani lasciano il nucleo</strong>. A fronte di una media europea di 26,4 anni, la <strong>stima per l&#8217;Italia supera i 30</strong> (30,2 nel 2020). Solo altri 4 paesi dell&#8217;Unione raggiungono tale soglia: Croazia (32,4 anni), Slovacchia (30,9), Malta (come l&#8217;Italia a 30,2) e Portogallo (30).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terza-in-ue-per-tardivita-delluscita-dal-nucleo-genitoriale/">Italia terza in Ue per tardività dell&#8217;uscita dal nucleo genitoriale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terza-in-ue-per-tardivita-delluscita-dal-nucleo-genitoriale/">Età media stimata in cui i giovani che lasciano la famiglia dei genitori (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_170422_tab1" role="tab" aria-controls="chart_170422_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 21 Giugno 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/italia-terza-in-ue-per-tardivita-delluscita-dal-nucleo-genitoriale.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="italia-terza-in-ue-per-tardivita-delluscita-dal-nucleo-genitoriale"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-170422"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Come termine di paragone con gli altri maggiori paesi Ue, <strong>in Francia e Germania l'età media stimata in cui i giovani lasciano la famiglia si colloca attorno ai 24 anni</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">23,8 anni </span>l'età media stimata in cui i giovani tedeschi smettono di vivere con i genitori.</p>
			        </section>
		</p>
<p>A conferma di tale tendenza media, anche la <strong>quota di giovani italiani che vive con la famiglia è più alta rispetto a quella degli altri maggiori paesi Ue</strong>. Nel 2019, viveva con i genitori circa la metà degli europei di età compresa tra 18 e 34 anni (50,4%). Tale quota in Italia sfiorava il 70%, contro dati vicini al 40% in Francia e Germania. <strong>Nella fascia 16-29 anni, il 69% di giovani europei che vive con i genitori si contrappone all'85,4% dell'Italia</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-stati-del-sud-e-dellest-europa-i-giovani-adulti-vivono-piu-spesso-con-i-genitori/">Negli stati del sud e dell&#8217;est Europa i giovani adulti vivono più spesso con i genitori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-stati-del-sud-e-dellest-europa-i-giovani-adulti-vivono-piu-spesso-con-i-genitori/">Percentuale di giovani adulti (18-34 anni) che vivono con i genitori (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Novembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/negli-stati-del-sud-e-dellest-europa-i-giovani-adulti-vivono-piu-spesso-con-i-genitori.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-170396"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-170396" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tendenzialmente, sono soprattutto i paesi dell'Europa orientale e meridionale a mostrare una <strong>maggiore permanenza dei giovani nel nucleo familiare di origine</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L'istruzione ha un impatto sull'autonomia dei giovani.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di una dinamica su cui possono incidere numerosi fattori, tanto di tipo economico, quanto sociali e anche culturali. Ma che allo stesso tempo chiama in causa anche aspetti di natura educativa. <strong>Sull'autonomia dei giovani ha infatti un ruolo anche l'accesso ai percorsi di istruzione e formazione</strong>. A ricadere nella condizione di neet, cioè di giovane che non studia, non sta seguendo alcun percorso di formazione e non lavora, è più spesso proprio chi ha un livello di istruzione inferiore.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso/">Più neet quando il titolo di studio è più basso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso/">Incidenza di giovani neet (18-29 anni) per titolo di studio (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso/">Più neet quando il titolo di studio è più basso - Incidenza di giovani neet (18-29 anni) per titolo di studio (2020)</a></div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="piu-neet-quando-il-titolo-di-studio-e-piu-basso"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-170403"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Per questo motivo, anche l'<strong>abbandono precoce della scuola o la mancanza di formazione sono fattori che possono compromettere le basi su cui poggia la possibilità dei più giovani di rendersi autonomi</strong>.</p>
<h3>Come incide la presenza di giovani neet sul territorio</h3>
<p>Da questo punto di vista, <strong>non è casuale che i paesi con più giovani neet siano generalmente anche quelli dove si abbandona più tardi il nucleo familiare</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-legame-tra-neet-e-giovani-adulti-che-vivono-con-i-genitori/">Il legame tra neet e giovani adulti che vivono con i genitori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-legame-tra-neet-e-giovani-adulti-che-vivono-con-i-genitori/">Ogni punto è uno stato Ue: in alto a destra quelli con più neet e più giovani che vivono con i genitori; in basso a sinistra quelli con meno neet e meno giovani che vivono con i genitori</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Novembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/il-legame-tra-neet-e-giovani-adulti-che-vivono-con-i-genitori.png" target="_blank" download></a>
						                                                
	                                        </div>
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                            <p><label for="embed-chart-170456"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-170456" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In questo quadro, <strong>spicca la specificità italiana della quota di neet</strong>. Nella fascia 15-29 anni, nel 2019, la quota di giovani italiani che non studiano e non lavorano è stata pari al 22,2% (il dato più alto nell'Unione europea). <strong>Nel 2020, la quota è ulteriormente salita al 23,3%, confermando il primato del nostro paese</strong>. Un dato che supera quello di Grecia (18,7%), Bulgaria (18,1%), Spagna (17,3%) e Romania (16,6%).</p>
<p>Un <strong>fenomeno quindi da monitorare nel tempo, anche nella sua profondità territoriale</strong>, per l'impatto che può avere sull'autonomia di ragazze e ragazzi.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">37,5% </span>l'incidenza di giovani neet in Sicilia nel 2020, nella fascia tra 15 e 29 anni.</p>
			        </section>
		</p>
<p>In questo senso, il fenomeno appare <strong>particolarmente impattante nelle regioni del mezzogiorno</strong>. Nel 2020, a fronte di una media del 23,3% nella fascia 15-29 anni, spiccano i dati di Sicilia (37,5%), Calabria (34,6%) e Campania (34,5%). Mentre le quote più contenute si rilevano nell'Italia nord-orientale. In particolare in Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Veneto.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-1-3-di-giovani-neet-in-sicilia-calabria-e-campania/">Oltre 1/3 di giovani neet in Sicilia, Calabria e Campania</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-1-3-di-giovani-neet-in-sicilia-calabria-e-campania/">Percentuale di neet tra i giovani di 15-29 anni nelle regioni italiane (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 1 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/oltre-1-3-di-giovani-neet-in-sicilia-calabria-e-campania.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="oltre-1-3-di-giovani-neet-in-sicilia-calabria-e-campania"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-170480"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-170480" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Ma cosa sappiamo rispetto al fenomeno dei giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione a livello locale? I dati più recenti disponibili con disaggregazione comunale, relativi all'ultimo censimento generale del 2011, già allora mostravano una <strong>maggiore incidenza nei comuni del sud</strong>.</p>
<p>Pur utilizzando un indicatore parzialmente diverso,<strong> l'incidenza di giovani fuori dal mercato del lavoro e da qualsiasi percorso di formazione appariva più elevata tra le grandi città meridionali</strong>. Tra queste Napoli (22,8%), Palermo (19,9%), Bari (15,2%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-di-giovani-fuori-dal-mercato-del-lavoro-e-dalla-formazione-nei-comuni-italiani/">L&#8217;incidenza di giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione nei comuni italiani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-di-giovani-fuori-dal-mercato-del-lavoro-e-dalla-formazione-nei-comuni-italiani/">Percentuale di giovani (15-29 anni) in condizione non professionale diversa da studente (2011)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat (8000 census)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/12/lincidenza-di-giovani-fuori-dal-mercato-del-lavoro-e-dalla-formazione-nei-comuni-italiani.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-170465"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-170465" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Mentre dati sensibilmente inferiori si rilevavano a Roma (10,70%), Milano (8,10%) e Torino (11,20%). Tuttavia, <strong>anche nelle maggiori città del centro-nord, emergevano delle spaccature interne, tra centri e periferie</strong>. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-prospettive-per-gli-adolescenti-nelle-periferie-urbane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, nella stessa capitale al 6% di giovani neet dei quartieri Monte Sacro e Trieste si contrapponeva il 13,9% di Torre Angela, nella periferia orientale del comune. Mentre nel capoluogo lombardo era ampia la distanza tra la zona di Quarto Oggiaro (12,2%) e quella di Buenos Aires-Venezia (5%).</p>
<p>Dati che ricordano come, nei territori in cui incide maggiormente il disagio, il <strong>ruolo dell'istruzione per la piena autonomia dei giovani sia ancora più importante</strong>.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/emilia+romagna.xls">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/friuli+venezia+giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/trentino+alto+adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/valle+d'aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/totale-nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sui neet è il censimento Istat del 2011.</p>
<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/photos/bxqUBsyJSoI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tony Tran (Unsplash)</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-condizione-di-neet-sullautonomia-dei-piu-giovani/">L&#8217;impatto della condizione di neet sull&#8217;autonomia dei più giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Emergenza Covid e neet: una generazione a rischio</title>
		<link>https://www.openpolis.it/emergenza-covid-e-neet-una-generazione-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 07:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=131087</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo gli ultimi dati di Eurostat, in Italia il 20,7% dei giovani non è occupato né inserito in un percorso di formazione. Una situazione grave che colpisce il nostro paese più del resto d’Europa e le regioni del sud più di quelle del nord.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/emergenza-covid-e-neet-una-generazione-a-rischio/">Emergenza Covid e neet: una generazione a rischio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza legata al coronavirus ha ulteriormente accentuato le differenze tra coloro che godono di ampie opportunità dal punto di vista socio-economico e chi invece queste opportunità non le ha. In questo contesto, <strong>l&#8217;istruzione rappresenta un fondamentale strumento per l&#8217;emancipazione</strong>, specie per quei giovani che provengono da contesti familiari disagiati.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I neet sono quei giovani che non lavorano e non sono nemmeno inseriti in percorsi di istruzione o formazione.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Quando però le opportunità offerte da un territorio sono più limitate, sia a livello educativo che di futuro inserimento nel mondo del lavoro, possono verificarsi situazioni come quella dei <strong>neet </strong><em>(neither in employment nor in education or training). </em>Si tratta di quei giovani che, non vedendo opportunità per il loro futuro, non solo non lavorano ma hanno anche rinunciato ad intraprendere percorsi formativi.</p>
<p>Questa situazione si è ulteriormente complicata a causa della pandemia. Secondo un <a href="https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2020/12/22/lavoro-ue-con-covid-in-italia-neet-superano-il-20-_01629396-c209-490e-bd44-d78cf03800b3.html#:~:text=Nel%20nostro%20Paese%20i%20giovani,allo%20stesso%20trimestre%20del%202019." target="_blank" rel="noopener noreferrer">rapporto</a> pubblicato dalla <strong>commissione europea</strong> infatti, nel secondo trimestre del 2020 i neet in tutta l’Unione europea sarebbero aumentati dell’11,6% rispetto allo stesso periodo dell&#8217;anno precedente. Secondo il report l’Italia è al primo posto in questa classifica. <strong>Nel nostro paese infatti i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7%</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20,7% </span>giovani italiani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano nel secondo trimestre del 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di dati molto preoccupanti e che impongono una riflessione su come reinserire questi giovani nel percorso formativo. Spesso la percentuale di neet aumenta nei contesti che presentano le maggiori difficoltà a livello economico. Una tendenza che si conferma anche nel nostro paese, in cui <strong>questo fenomeno è molto più diffuso nel meridione rispetto al nord Italia</strong>.</p>
<h3>I neet in Europa</h3>
<p>Per comprendere quanto il fenomeno dei neet sia impattante nel nostro paese è utile partire da un paragone con gli altri stati membri dell’Unione europea. Per questo confronto possiamo fare affidamento sulle analisi di <a href="https://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/show.do?dataset=edat_lfse_21&amp;lang=en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eurostat</a>. L’ultimo dato su base annuale disponibile riguarda il 2019.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>La percentuale di neet in Italia nel 2019 superava di 8 punti percentuali il dato medio europeo.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Come possiamo vedere anche dalla mappa, <strong>nel 2019 l’Italia era il primo paese europeo per numero di neet sul totale della popolazione compresa tra 15 e 24 anni (18%)</strong>. Un dato estremamente preoccupante, superiore di 8 punti percentuali rispetto alla media europea. E che, come abbiamo visto, si è ulteriormente aggravato negli ultimi mesi. Seguono poi la <strong>Romania</strong> (14,7%) e la <strong>Bulgaria</strong> (13,7%). Il paese Ue con la più bassa percentuale di neet invece era l&#8217;<strong>Olanda</strong> con appena il 4,3%.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-18-dei-giovani-non-studia-e-non-lavora/">In Italia il 18% dei giovani non studia e non lavora</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-18-dei-giovani-non-studia-e-non-lavora/">Percentuale di neet nella fascia compresa tra i 15 e i 24 anni (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_131469_tab3"><p>La mappa mostra, per ogni paese europeo, la percentuale di giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni che non lavora e non è inserita in percorsi di studio o formazione.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/06/in-italia-il-18-dei-giovani-non-studia-e-non-lavora.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Possiamo osservare inoltre che <strong>la percentuale di neet presenti nei principali paesi europei è molto più bassa rispetto al dato italiano</strong>. In particolare la <strong>Germania</strong>, nell'arco temporale compreso tra il 2010 e il 2019, ha sempre mantenuto una percentuale di neet molto inferiore rispetto alla media europea, mentre la Francia presenta dati in linea con quello Ue-27. Degna di nota anche l'evoluzione storica che ha caratterizzato la <strong>Spagna</strong>: se nel 2010 e 2011 infatti la percentuale di neet nel paese iberico era simile a quella italiana, negli anni successivi il dato spagnolo si è ridotto in maniera molto più incisiva.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-variata-la-presenza-dei-neet-nei-principali-paesi-europei/">Com&#8217;è variata la presenza dei neet nei principali paesi europei</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-variata-la-presenza-dei-neet-nei-principali-paesi-europei/">Percentuale di giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano nei principali paesi europei (2010 - 2019)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-131479"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-131479" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Il fenomeno dei neet a livello locale</h3>
<p>Il confronto a livello europeo ci consente di capire quanto in Italia ci sia molto lavoro da fare per arginare il fenomeno dei neet. Allo stesso tempo però sappiamo che il nostro paese è caratterizzato da significative differenze al proprio interno, con alcune zone benestanti da un punto di vista socio-economico e altre invece che presentano disagi marcati. Per questo <strong>l'analisi a livello nazionale non è sufficiente per comprendere il fenomeno nel dettaglio</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Nelle 5 grandi regioni del sud la percentuale di neet è superiore al 20%.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Un primo confronto che possiamo fare è quello tra regioni, basandoci anche in questo caso sui dati di Eurostat relativi al 2019. Già a livello regionale possiamo osservare come il nostro paese sia spaccato a metà. <strong>Se al nord infatti la percentuale di neet presenti è abbastanza contenuta, specie in Veneto (11,1%) e nelle province autonome di Trento (9,8%) e Bolzano (8,7%), al sud questo dato esplode</strong>. Tutte le regioni del mezzogiorno infatti presentano un dato superiore alla media nazionale ed in particolare le 5 grandi regioni del sud (Sicilia, Sardegna, Calabria, Campania e Puglia) presentano tutte un dato superiore al 20%.</p>
<p>Al primo posto in particolare troviamo la <strong>Sicilia</strong> dove la percentuale di giovani tra 15 e 24 anni che non studia e non lavora è superiore al 30%. Al secondo posto troviamo la <strong>Calabria</strong> con il 28,4% e al terzo la <strong>Campania</strong> con il 27,3%.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud/">Il fenomeno dei neet è più diffuso al sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud/">Percentuale di neet tra i giovani di 15-24 anni nelle regioni italiane (2019)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="800" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="800" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/06/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud/">Il fenomeno dei neet è più diffuso al sud - Percentuale di neet tra i giovani di 15-24 anni nelle regioni italiane (2019)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_131523_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_131523_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_131523_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_131523_tab3"><p>I dati mostrano la percentuale di giovani tra 15-24 che non lavorano e non sono inseriti in un percorso di studio né di formazione. Non sono disponibili i dati sulla Valle d’Aosta.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Febbraio 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/06/il-fenomeno-dei-neet-e-piu-diffuso-al-sud.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-131523"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-131523" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tuttavia anche all’interno di una singola regione possono esserci significative differenze. <strong>Nelle grandi città inoltre si possono registrare delle disparità significative anche tra un quartiere ed un altro</strong>. Per questo dobbiamo spingere la nostra analisi ancora più nel dettaglio.</p>
<h3>Il caso di Napoli</h3>
<p>Una delle caratteristiche delle maggiori realtà urbane nel nostro paese è il modo in cui le disuguaglianze, anche quelle più profonde, possono convivere in pochi chilometri quadrati. Passando da quartiere a quartiere infatti, la condizione economica e sociale degli abitanti può variare anche di molto. <strong>Una situazione che va ad influire anche sui giovani e sulle loro prospettive future</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Dove le prospettive per i giovani sembrano scarse è più probabile un aumento dei neet.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Da questo punto di vista, un tema di grande rilevanza riguarda le opportunità che il territorio è in grado di offrire ai giovani che vivono nelle periferie delle grandi città, dove generalmente le risorse economiche, sociali e culturali sono più scarse. Infatti <strong>i ragazzi e le ragazze che vivono in quartieri senza servizi, con scuole che offrono pochi sbocchi e un tessuto sociale fragile sono più esposti al rischio di diventare neet. Ciò proprio perché non intravedono prospettive per il loro futuro</strong>. Per comprendere meglio questi aspetti ci concentreremo su una delle più grandi città italiane dove il problema dei neet è particolarmente rilevante: <strong>Napoli</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-prospettive-per-gli-adolescenti-nelle-periferie-urbane/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche il nostro report<br><strong>Scelte compromesse</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Cercheremo quindi di identificare i quartieri con meno sbocchi per i giovani. A questo scopo ci serviremo dell’<strong>indicatore predisposto da Istat per le attività della commissione periferie nella scorsa legislatura</strong>. Questo indicatore però ha due limiti: il primo riguarda il fatto che si tratta di dati risalenti al censimento, quindi al 2011. Il secondo invece riguarda il fatto che la fascia d’età analizzata è leggermente diversa rispetto ai dati che abbiamo trattato fino ad ora. Istat infatti ha censito i neet nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Nei quartieri benestanti la quota di giovani neet tendenzialmente diminuisce.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Consci di questi limiti, una delle prime indicazioni che possiamo trarre dall'analisi dei dati è la relazione inversa tra gli indicatori di benessere economico (ad esempio, il valore immobiliare) e la quota di neet. <strong>Nei quartieri dove i valori immobiliari medi sono più alti (quindi più benestanti) infatti, la quota di giovani neet tendenzialmente diminuisce</strong>. Allo stesso tempo, i giovani che non lavorano e non studiano si concentrano invece nelle zone socialmente ed economicamente più deprivate. Una tendenza che vale per Napoli ma anche per le altre grandi città italiane.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-neet-nei-quartieri-di-napoli/">I giovani neet nei quartieri di Napoli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-neet-nei-quartieri-di-napoli/">Percentuale di giovani neet sui residenti 15-29 anni</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_70987_tab1" role="tab" aria-controls="chart_70987_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_70987_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_70987_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_70987_tab3"><p>Il dato calcola la quota di giovani fuori dal mercato del lavoro e dalla formazione. Si tratta della percentuale di popolazione residente di età compresa tra 15 e 29 anni che si trova in condizione non professionale diversa da studente (neet allargati). L’indicatore è stato elaborato a partire dai dati raccolti nel censimento 2011.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-70987"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Per quanto riguarda il capoluogo partenopeo, analizzando i 10 quartieri che presentano la più elevata percentuale di neet, possiamo notare che in ben 8 casi essi compaiono anche nella classifica delle 10 zone con più famiglie in disagio economico. E in 6 casi, in quella delle zone con i valori immobiliari più bassi. Rispetto a una media comunale di 22,8 giovani neet ogni 100 ragazzi, sfondano quota 30% i quartieri di <strong>Ponticelli</strong>, <strong>Scampia</strong>, <strong>Mercato</strong> e <strong>San Giovanni a Teduccio</strong>.</p>
<p>Isolando i quartieri più popolosi, in modo da avere un confronto maggiormente omogeneo, emergono enormi differenze tra le diverse zone di Napoli.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-ponticelli-la-quota-di-giovani-neet-e-tre-volte-quella-del-vomero/">A Ponticelli la quota di giovani neet è tre volte quella del Vomero</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-ponticelli-la-quota-di-giovani-neet-e-tre-volte-quella-del-vomero/">Percentuale di neet nei 20 quartieri di Napoli più popolosi</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat per commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 5 Luglio 2017)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-70962"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Nei quartieri dove questo disagio è più forte, la quota di giovani che non studiano e non lavorano è tripla rispetto a quella dei quartieri benestanti. E ciò sebbene anche in questi ultimi la percentuale di neet presenti sia piuttosto alta.</p>
<h3>Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p>
<p></p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/emilia+romagna.xls">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/friuli+venezia+giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/trentino+alto+adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d'Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Neet_2011/totale-nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati per la città metropolitana di Napoli è il censimento Istat del 2011.</p>
<p>Foto credit: Unsplash <a href="https://unsplash.com/photos/9XVU2ouKUwI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Åaker</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/emergenza-covid-e-neet-una-generazione-a-rischio/">Emergenza Covid e neet: una generazione a rischio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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