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	<title>Giovanni Toti Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Tue, 11 Jul 2023 13:34:20 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I presidenti di regione e il limite dei due mandati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jul 2023 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=264105</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli scorsi giorni si è riacceso il dibattito sul limite dei due mandati per i presidenti di regione. Nei territori interessati le elezioni non dovrebbero tenersi prima del 2025, ma sarebbe opportuno che la questione venisse risolta prima di arrivare all'appuntamento elettorale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-presidenti-di-regione-e-il-limite-dei-due-mandati/">I presidenti di regione e il limite dei due mandati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>In Italia una legge stabilisce che i presidenti di regione non possano ricoprire il loro incarico per più di due mandati consecutivi.</strong> Nonostante questo però non sono mancati in passato casi di presidenti che si sono candidati per un terzo incarico.</p>



<p><strong>La questione è tornata di attualità negli scorsi giorni a causa di una polemica interna al Partito democratico (Pd). </strong>La nuova segretaria <a href="https://www.lastampa.it/politica/2023/07/03/news/elly_schlein_pd_de_luca-12890671/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Elly Schlein</a> infatti ha sottolineato come la legge escluda la possibilità di un terzo mandato. Una posizione che l&#8217;ha posta in aperto conflitto con il presidente della Campania. <strong>Già da tempo infatti <strong>Vincenzo De Luca</strong></strong> <strong>ha espresso la sua volontà di <a href="https://www.salernotoday.it/attualita/de-luca-ricandidatura-scuola-sanita-governo-campania.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricandidarsi</a></strong> nonostante stia attualmente svolgendo il suo secondo incarico.</p>



<p>Ma la questione non riguarda solo De Luca. Rimanendo in area Pd infatti sembra che anche il presidente della Puglia <a href="https://www.ansa.it/puglia/notizie/2023/02/09/regioni-emiliano-terzo-mandatose-ce-bisogno-sono-disponibile_3dd088a9-2281-47c0-9a4a-15d5a031ec18.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Michele Emiliano</a> sia intenzionato a ricandidarsi, nonostante il limite posto dalla legge nazionale.</p>



<p>Ma un <strong>discorso analogo vale anche per alcuni presidenti di centro destra</strong>, come <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-4446/del-27-01-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luca Zaia </a>(Lega), che in Veneto è già al terzo mandato, e <a href="https://www.genovatoday.it/politica/toti-terzo-mandato-presidente-regione-liguria.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovanni Toti</a> (Forza Italia), al secondo incarico in Liguria.</p>



<p><strong>Più in generale comunque, tutto il fronte dei presidenti di regione sembra contrario a questo limite.</strong> Una posizione discutibile, anche se certamente un intervento per uniformare la materia in tutte le regioni sarebbe più che opportuno.</p>


<div id="il-limite-dei-due-mandati-per-i-presidenti-di-regione-e-imposto-da-una-legge-nazionale-in-passato-tuttavia-e-stato-considerato-non-applicabile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il limite dei due mandati e una legge ampiamente disapplicata</h3>



<p>Come accennato, il divieto di ricoprire per più di due volte consecutive il ruolo di presidente di regione è chiaramente stabilito da una legge nazionale.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>le regioni disciplinano con legge i casi di ineleggibilità nei limiti dei seguenti principi fondamentali: [&#8230;]<br />
f) previsione della non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004-07-02;165!vig=2023-07-05" target="_blank">&#8211; L. 165/2004, art. 2 c. 1 lett. f</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa norma, attuativa dell&#8217;articolo <a href="https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-ii/titolo-v/articolo-122" target="_blank" rel="noreferrer noopener">122 della costituzione</a>, sembra in effetti piuttosto chiara, almeno a una prima lettura.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il terzo mandato del Presidente di regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.nuoveautonomie.it/wp-content/uploads/2021/12/Galdi.pdf" target="_blank" rel="noopener"> di fronte al limite dei princìpi fondamentali</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p><strong>Di diverso avviso però si sono mostrati diversi giudici di merito</strong>, quando la questione si è posta prima in Lombardia ed Emilia-Romagna, con gli ex presidenti Formigoni e Errani, e poi in Veneto, con l&#8217;attuale presidente Zaia.</p>



<p>Queste decisioni, pur riguardando casi parzialmente diversi, si sono basate sull&#8217;orientamento adottato fino a quel momento dalla corte costituzionale e dalla corte di cassazione. La questione centrale riguarda il fatto che <strong>una legge quadro non dovrebbe essere specifica.</strong> I<strong> principi fondamentali che esprime quindi non dovrebbero essere applicati direttamente.</strong></p>



<p><strong>Secondo questa interpretazione dunque, la legge 165/2004 non inserisce direttamente un limite di due mandati, ma piuttosto l&#8217;obbligo per le regioni di inserire tale limite nella legge elettorale.</strong></p>



<p>In aggiunta l&#8217;articolo 5 della <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge.costituzionale:1999-11-22;1!vig=2023-07-06" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge costituzionale 1/1999</a> prevede che nelle more dell&#8217;adozione di nuove leggi elettorali regionali si applicano le regole previste in precedenza. Regole che non includevano alcun limite di mandati.</p>



<p><strong>Un po&#8217; diverso invece è il caso del Veneto.</strong> Qui infatti nel 2012 la prima giunta guidata da Luca Zaia ha approvato una <a href="https://www.consiglioveneto.it/web/crv/dettaglio-legge?catStruttura=LR&amp;anno=2012&amp;numero=5&amp;tab=vigente" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge elettorale regionale</a> inserendo il limite dei due mandati. Una norma transitoria della legge elettorale tuttavia ha previsto che tale limite si applicasse esclusivamente agli incarichi ricoperti dopo l&#8217;approvazione della legge stessa.</p>


<div id="attualmente-in-7-regioni-il-presidente-in-carica-e-almeno-al-secondo-mandato-in-4-di-queste-anche-la-legislazione-regionale-prevede-il-limite-dei-2-mandati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I presidenti in carica al secondo o terzo mandato</h3>



<p>Con queste premesse <strong>si potrebbe dunque pensare che il limite dei due mandati sancito con legge nazionale non sia effettivamente applicabile, almeno per quelle regioni che non hanno disciplinato la materia.</strong> La questione però, come vedremo, risulta più complicata di così.</p>



<p><strong>Attualmente sono 7 le regioni in cui il presidente è al secondo, se non al terzo, mandato consecutivo:</strong> Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Puglia e Veneto.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 </span>le regioni in cui il presidente è almeno al secondo mandato consecutivo.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Tra queste però  4 regioni hanno inserito nella propria legge elettorale il limite dei due mandati</strong> e quindi, a legislazione vigente, i presidenti in carica non dovrebbero avere appigli per ricandidarsi.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-di-regione-con-due-o-piu-mandati/">I presidenti di regione con due o più mandati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-di-regione-con-due-o-piu-mandati/">I presidenti di regione che stanno ricoprendo almeno il secondo mandato consecutivo, le leggi elettorali in vigore nelle rispettive regioni e l&#8217;eventuale inclusione del vincolo di due mandati</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_264261_tab3"><p>Per ciascuna regione in cui è in carica un presidente eletto a suffragio universale diretto che sta ricoprendo almeno il secondo mandato sono indicati: il partito di riferimento, il numero di mandati in carica, l&#8217;anno in cui è prevista la fine della legislatura e dunque le elezioni successive, la legge elettorale regionale vigente e l&#8217;eventuale previsione di un limite al numero di mandati che possono essere svolti dal presidente. Tale limite è in effetti imposto da una legge quadro nazionale (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2004-07-02;165!vig=2023-07-05" target="_blank" rel="noopener">L. 165/2004</a>). L&#8217;applicabilità di tale limite senza che questo sia recepito dalle norme regionali tuttavia è messa in discussione.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 6 Luglio 2023)
                                        </p>
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<div id="in-campania-puglia-e-liguria-la-legge-regionale-non-lo-prevede-e-non-e-chiaro-se-debba-prevalere-questa-o-la-legge-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le regioni che non prevedono un limite ai mandati</h3>



<p><strong>Per i presidenti di Puglia, Campania e Liguria invece la situazione è un po&#8217; diversa.</strong> Le leggi elettorali di queste regioni infatti non prevedono alcun limite ai mandati dei presidenti, o almeno non esplicitamente. In ciascuna di queste leggi in effetti è incluso un passaggio in cui si afferma l&#8217;applicabilità di altre norme non incompatibili.</p>



<p>Questi tre casi comunque presentano una significativa differenza rispetto a quelli sin qui analizzati. <strong>Le leggi elettorali delle 3 regioni citate infatti sono tutte successive all&#8217;approvazione della legge quadro (2004).</strong> </p>



<p>Ricandidandosi quindi i presidenti si esporrebbero al r<strong>ischio di ricorsi da parte dei propri avversari politici e a un possibile rinvio alla corte costituzionale.</strong> Per quanto complessa resti la materia, la consulta si troverebbe quindi a giudicare delle <strong>leggi elettorali regionali che hanno chiaramente ignorato i principi generali stabiliti con legge della repubblica.</strong> Lo stesso peraltro potrebbe accadere se una o più di queste regioni scegliesse di adottare la strategia usata in Veneto.</p>



<p><strong>Certo resta aperta la questione dell&#8217;autoapplicazione di quella che dovrebbe essere una legge quadro.</strong> Tuttavia se è vero che i giudici di merito in passato hanno seguito l&#8217;orientamento espresso dalle due massime corti italiane è altrettanto vero che<strong> la corte costituzionale non si è mai occupata direttamente di questa specifica questione.</strong></p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Personalismi regionali all’opera</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.osservatorioaic.it/images/rivista/pdf/2021_6_14_Cafiero.pdf" target="_blank" rel="noopener">Riflessioni sulla prospettata riforma della legge elettorale campana</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Inoltre nel corso degli anni l&#8217;orientamento del giudice delle leggi si è evoluto, interpretando in modo meno rigido il principio secondo cui una legge quadro non può mai essere autoapplicativa.</p>



<p>D&#8217;altronde <strong>se venisse confermata la prevalenza della legge regionale, il rischio sarebbe quello di permettere ai presidenti di eludere il divieto posto dalla legge nazionale evitando semplicemente di legiferare.</strong></p>


<div id="la-conferenza-delle-regioni-ha-proposto-al-parlamento-di-modificare-la-legge-aumentando-il-limite-a-3-mandati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La posizione dei presidenti e una possibile riforma</h3>



<p>Al di là di queste considerazioni però, come accennato, <strong>i presidenti di regione sembrano voler superare in un modo o nell&#8217;altro il limite imposto dalle norme statali in vigore.</strong></p>



<p>Sia il governatore del Veneto <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-4446/del-27-01-2023/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Zaia</a> che quello della Campania <a href="https://video.repubblica.it/edizione/napoli/pd-de-luca-terzo-mandato-schlein-cacicca-ante-litteram-ne-ha-gia-tre/448511/449477" target="_blank" rel="noreferrer noopener">De Luca</a> ad esempio, hanno esplicitamente contestato la ratio di questa norma. Pur esprimendosi in modo differente entrambe le loro argomentazioni <strong>contestano che tale limite sia imposto, a parer loro senza ragioni, solo ai sindaci e ai presidenti di regione.</strong> Mentre al contrario nessun limite si applica ai membri del governo, ai parlamentari (europei e nazionali) ai consiglieri regionali o comunali.</p>



<p><strong>Tuttavia nell&#8217;ordinamento italiano questi sono gli unici 2 incarichi monocratici al vertice di un organo politico esecutivo cui si accede con elezione diretta sul modello del presidenzialismo americano.</strong> Incarichi che peraltro sono titolari di un potere notevole nell&#8217;ambito del proprio livello di governo. Non a caso anche il modello americano prevede questo limite per il ruolo di presidente, mentre lo stesso non vale per i suoi ministri o per i parlamentari.</p>



<p>D&#8217;altronde è la stessa legge quadro a esprimere esplicitamente questa distinzione. Il vincolo infatti è imposto solo nel caso in cui sia adottata una legge elettorale che prevede l&#8217;elezione diretta del presidente. Se una regione si dota invece di un modello istituzionale di tipo parlamentare, come ad esempio la Valle d&#8217;Aosta, tale limite non si applica.</p>



<p><strong>La <a href="https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg19/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/427/121/Conferenza_Regioni_Province_autonome.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">posizione ufficiale</a> della conferenza delle regioni risulta più moderata</strong> rimanendo nondimeno piuttosto decisa. Recentemente interpellata rispetto alle proposte di legge di riforma delle province la conferenza ha infatti <strong>sostenuto la necessità di portare a 3 il limite di mandati.</strong> Anche in questo caso però <strong>il limite è inteso dal momento dell&#8217;approvazione delle nuove leggi regionali.</strong> In questo modo dunque si annullerebbero i mandati passati o in corso. <strong>Un previsione che consentirebbe (se eletti) ai presidenti al secondo incarico di arrivare fino a un quinto mandato.</strong></p>



<p>Certo non è affatto scontato che il governo decida di spendersi su questa questione. Bisogna tenere presente comunque che i presidenti di regione sono figure importanti, tanto nel panorama politico generale quanto nei rispettivi partiti. <strong>Non si può quindi escludere che la maggioranza, a maggior ragione nell&#8217;ambito di una riforma degli enti locali, decida di avallare la loro posizione.</strong></p>



<p>In ogni caso se questo non dovesse accadere almeno i presidenti di Campania, Puglia e Liguria potrebbero comunque decidere di candidarsi. Un eventuale sentenza che dichiari illegittimo il terzo mandato arriverebbe infatti, con tutta probabilità, dopo le elezioni.</p>



<p>Foto: Vincenzo De Luca (<a href="https://www.facebook.com/photo/?fbid=816899373127546&amp;set=pb.100044224729669.-2207520000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Facebook</a>)</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Fedriga è il nuovo presidente della conferenza delle regioni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/fedriga-e-il-nuovo-presidente-della-conferenza-delle-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2021 13:29:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=134779</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con la nomina di Fedriga a presidente e di Emiliano a vicepresidente sono stati rinnovati i vertici della conferenza delle regioni. Un esponente della Lega dunque va a ricoprire un ulteriore incarico istituzionale in un organo che in questi mesi ha assunto un'inedita centralità.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Nei giorni scorsi Massimiliano Fedriga (Lega), presidente del Friuli Venezia-Giulia, è stato nominato presidente della conferenza delle regioni.</strong> L&#8217;esponente leghista ha quindi preso il posto di Stefano Bonaccini (Pd), presidente dell&#8217;Emilia-Romagna, che era in carica dal 2015. Che la presidenza quest&#8217;organo andasse a un presidente di regione di centro-destra era abbastanza scontato. Era meno ovvio invece che la scelta ricadesse proprio su Fedriga.</p>
<p>Sono diversi anni ormai che le regioni hanno assunto un ruolo rilevante nella politica Italiana, e con loro la conferenza che le riunisce. <strong>Con l&#8217;arrivo del coronavirus però le regioni hanno assunto un&#8217;inedita centralità</strong> a causa della competenza concorrente che la costituzione gli attribuisce in campo sanitario.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=136&articolo_numero_articolo=117" target="_blank">- Art. 117 della costituzione</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>L&#8217;importanza della conferenza delle regioni durante la pandemia</h3>
<p>La conferenza delle regioni è nata nel 1985 ma è dopo la riforma del titolo V della costituzione, approvata nel 2001, che quest&#8217;organo ha assunto maggiore importanza.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La conferenza delle regioni è la sede in cui si incontrano i presidenti di regione per adottare una linea comune nei confronti dei provvedimenti espressi dal governo nazionale.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-delle-regioni-e-delle-autonomie-locali/">
                "Che cos&#8217;è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Infatti con l&#8217;attribuzione di alcune competenze concorrenti tra stato e regioni, queste hanno assunto molta più rilevanza negli ultimi 20 anni rispetto al periodo precedente. Peraltro<strong> la materia più importante su cui le regioni esercitano la propria competenza è quella sanitaria. Per questo il loro ruolo è diventato ancora più centrale in questo anno caratterizzato dalla lotta al coronavirus.</strong></p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p> la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha acquisito un ruolo centrale nella concertazione istituzionale, reso ancora più evidente in questi mesi vissuti all’insegna dell’emergenza per una pandemia che non ha dato tregua.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.regioni.it/home/massimiliano-fedriga-presidente-conferenza-regioni-2763/" target="_blank">- Massimiliano Fedriga</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Ma se è nella conferenza delle regioni che i presidenti cercano una mediazione tra le loro opinioni <strong>è poi nella conferenza stato-regioni che queste devono cercare di armonizzare le proprie posizioni con quelle del governo centrale.</strong></p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		La conferenza stato-regioni, rappresenta la principale sede di confronto e coordinamento tra le prerogative dello stato e quelle degli enti regionali.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-stato-regioni/">
                "Che cos’è la conferenza stato-regioni"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Il conflitto di competenze</h3>
<p>Nonostante questi due organi e il lavoro di mediazione svolto dall&#8217;ex presidente Bonaccini, riconosciuto come molto positivo anche dal suo successore Fedriga,<strong> nel corso di questo difficile anno sono stati molti i contrasti tra le regioni e il governo centrale.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>La crisi da Covid-19 ha fatto emergere molti conflitti di attribuzioni tra le competenze dello stato e delle regioni.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Infatti se da un lato l&#8217;articolo 117 della costituzione attribuisce allo stato in ambito sanitario solo la determinazione dei principi fondamentali, lasciando invece alle regioni la potestà legislativa, dall&#8217;altro <strong>molti altri articoli della costituzione indicano piuttosto chiaramente che in una situazione di emergenza come quella che stiamo attraversando sono le competenze dello stato centrale a prevalere.</strong> È sempre l&#8217;articolo 117 infatti a indicare in maniera esplicita che lo stato ha competenza esclusiva in tema di profilassi internazionale.</p>
<p>Nonostante questo i confini specifici delle competenze statali e regionali sono risultati poco chiari in molte occasioni e <strong>nella maggior parte dei casi è stata proprio la conferenza stato-regioni la sede in cui sono stati discussi questi profili di incertezza.</strong></p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Corte costituzionale</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/04/pronuncia_4_2021.pdf" target="_blank" rel="noopener">Ordinanza 4/2021</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Questi organi hanno quindi svolto una funzione fondamentale anche se non sempre è risultata sufficiente.</strong> Non a caso è stata necessaria una sentenza della corte costituzionale per ribadire il primato dello stato nella gestione della pandemia.</p>
<h3>L&#8217;equilibrio politico tra le regioni</h3>
<p>Il mandato di Stefano Bonaccini, iniziato nel 2015 si sarebbe dovuto concludere alla fine del 2020. Tuttavia, vista la situazione di emergenza e la mancanza di un accordo unitario sul successore, è stato deciso di <a href="https://www.open.online/2021/02/24/presidente-conferenza-regioni-zaia-dopo-bonaccini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prorogare</a> il mandato del presidente dell&#8217;Emilia-Romagna per alcuni mesi.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.regioni.it/show.php?id_pagina=26" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Regolamento della conferenza delle regioni<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Già dall&#8217;ultima tornata di elezioni regionali però era diventato ovvio che il successore di Bonaccini sarebbe stato di centro destra, e con tutta probabilità un esponente della Lega. <strong>Il centro destra infatti governa ormai la maggioranza assoluta delle regioni ed è la Lega il partito con il maggior numero di presidenti.</strong></p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/conferenza-stato-regioni-a-maggioranza-di-centrodestra-rischio-paralisi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Conferenza stato-regioni a maggioranza di centrodestra<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15 su 21 </span>i membri della conferenza appartenenti al centrodestra.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Il centrodestra esprime la maggioranza dei presidenti di regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Composizione attuale della conferenza delle regioni per appartenenza politica</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati conferenza delle regioni                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 13 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>La nomina di Fedriga alla presidenza</h3>
<p>Secondo alcune <a href="https://www.repubblica.it/politica/2020/11/02/news/conferenza_regioni_successione_bonaccini-272795004/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ricostruzioni</a>, dopo un mandato da vicepresidente della conferenza, il governatore della Liguria Toti (Cambiano) sarebbe stato interessato alla guida dell'organo collegiale delle regioni. Tuttavia gli equilibri politici all'interno della conferenza delle regioni suggerivano piuttosto chiaramente che<strong> sarebbe stato un presidente leghista ad assumerne la guida.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Zaia era considerato il candidato più ovvio per succedere a Bonaccini.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>In molti però avevano avanzato l'ipotesi che il posto sarebbe stato occupato dal presidente del Veneto, Luca Zaia</strong> che a settembre era stato rieletto nella sua regione con il 76% dei voti. Anche per questo però Zaia è considerato un potenziale avversario interno del segretario nella leadership del partito. Secondo molti quindi Salvini non avrebbe gradito la nomina di Zaia in una posizione che conferisce una certa visibilità a livello nazionale.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/04/09/conferenza-delle-regioni-fedriga-presidente-il-leghista-fedele-e-istituzionale-che-a-salvini-piace-piu-di-zaia/6160929/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>Il fatto quotidiano</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Sulla carta un'altra possibilità sarebbe stata che la scelta ricadesse su Attilio Fontana, presidente della Lombardia. Un'altra regione molto importante da cui peraltro proviene Matteo Salvini. Tuttavia la contestata gestione della grave crisi sanitaria da parte della giunta Fontana ha reso questa strada impercorribile e alla fine la scelta è ricaduta su Fedriga.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nonostante-i-cambi-al-vertice-continuano-i-problemi-in-lombardia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nonostante i cambi al vertice continuano i problemi in Lombardia<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>La nomina di Emiliano alla vicepresidenza</h3>
<p>Le dinamiche dei rapporti interni a partiti e coalizioni nel rinnovo della conferenza delle regioni non sono state osservate soltanto nel centro destra. Oltre al presidente infatti la conferenza ha nominato anche un vice che, per <a href="https://www.ansa.it/molise/notizie/2021/04/09/regioni-toma-bonaccini-ha-guidato-conferenza-con-equilibrio_0fd88aa2-f91b-4943-b43f-31e6f7c1ff15.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prassi</a>, viene scelto tra gli esponenti della minoranza politica all'interno dell'organo.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Michele Emiliano e Vincenzo De Luca si sono contesi il ruolo di vicepresidente.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Nel contesto attuale quindi la vicepresidenza doveva andare a un esponente di centro sinistra, </strong>magari di una regione del mezzogiorno.<strong> Proprio per questo fino a poco prima dell'elezione erano i presidenti della Puglia, Michele Emiliano, e quello della Campania, Vincenzo De Luca</strong>, entrambi del Partito democratico (Pd), a contendersi la posizione.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.ansa.it/molise/notizie/2021/04/09/regioni-toma-bonaccini-ha-guidato-conferenza-con-equilibrio_0fd88aa2-f91b-4943-b43f-31e6f7c1ff15.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l'<br><strong>Ansa</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>La scelta dei presidenti alla fine è ricaduta su Emiliano</strong>, forse anche a causa dell'atteggiamento piuttosto conflittuale che in varie occasioni ha caratterizzato il rapporto tra il presidente campano e il governo centrale. Contrasti che a pochi giorni di distanza dal rinnovo dei vertici della conferenza delle regioni hanno portato De Luca a ipotizzare un boicottaggio della conferenza stato-regioni.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Se per aprile non arriveranno in Campania i duecentomila vaccini in meno che ci hanno sottratto nei tre mesi che abbiamo alle spalle, prenderemo misure clamorose. Intanto non parteciperemo più alle riunioni della conferenza Regioni-Stato, perché non intendiamo più essere presi in giro.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.regioni.it/news/2021/04/12/vaccino-de-luca-non-parteciperemo-a-conferenza-stato-regioni-633686/" target="_blank">- Vincenzo De Luca</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Il rapporto col governo centrale</h3>
<p><strong>Quando con la scorsa tornata di elezioni regionali è diventato evidente che la conferenza delle regioni sarebbe stata guidata dal centro destra, è sorta la questione di come si sarebbero svolti i rapporti tra quest'organo e il governo giallo rosso guidato da Giuseppe Conte.</strong></p>
<p>Certo è successo in molte occasioni che il governo nazionale e la presidenza della conferenza delle regioni fossero di colore opposto, ma come abbiamo visto non era mai capitato prima che quest'organo assumesse un ruolo così centrale nelle dinamiche istituzionali. Inoltre anche con Bonaccini come presidente non erano mancati i contrasti con il secondo governo Conte.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Con la nascita del governo Draghi cambia anche il ruolo politico che la Lega può giocare attraverso la conferenza delle regioni.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Tuttavia la nascita del governo Draghi ha completamente cambiato il contesto</strong>. La Lega è entrata a far parte della maggioranza ed esprime diversi ministri all'interno della compagine di governo. Inoltre se con il precedente esecutivo il ruolo di ministro per gli affari regionali era svolto da Francesco Boccia (Pd), oggi è un'esponente di Forza Italia a ricoprire questo incarico, Maria Stella Gelmini.</p>
<p><strong>Se nel contesto precedente la presidenza leghista aveva le caratteristiche per diventare uno strumento di contestazione delle politiche del governo centrale, oggi questa dinamica deve essere letta in modo diverso.</strong></p>
<p>Certo nel primo incontro con il governo in sede di conferenza stato-regioni Fedriga ha presentato delle proposte di linee guida per la <a href="http://www.regioni.it/comunicato-stampa/2021/04/15/riaperture-fedriga-da-regioni-ok-a-linee-guida-634083/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riapertura</a> di alcuni settori. Un passo che probabilmente sarà stato apprezzato dal leader della Lega Salvini che ha puntato molto sulle riaperture, almeno da un punto di vista comunicativo. Detto questo però <strong>dall'altra parte del tavolo, oltre alla ministra Gelmini, Fedriga ha trovato e troverà in futuro altri ministri appartenenti al centro-destra, se non alla stessa Lega</strong>. Sarà quindi interessante capire quale approccio adotterà in queste interlocuzioni e quali saranno le ripercussioni sulla maggioranza di governo e tra gli alleati di centro-destra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Foto Credit: </strong>Massimiliano Fedriga - <a href="https://www.facebook.com/massimilianofedriga/photos" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/fedriga-e-il-nuovo-presidente-della-conferenza-delle-regioni/">Fedriga è il nuovo presidente della conferenza delle regioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Think tank e fondazioni, una politica che cambia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/think-tank-e-fondazioni-una-politica-che-cambia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2020 06:16:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=67928</guid>

					<description><![CDATA[<p>Think tank e fondazioni politiche hanno un ruolo sempre crescente nella politica italiana. L'approvazione dello spazzacorroti ha generato confusione ed ulteriori problemi. E chi deve vigilare non ha i mezzi per farlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/think-tank-e-fondazioni-una-politica-che-cambia/">Think tank e fondazioni, una politica che cambia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Think tank, fondazioni e associazioni sono ormai una costante della politica italiana. Strutture che grazie alla crisi dei partiti hanno trovato il modo di diventare sempre più centrali nelle dinamiche nazionali. Organizzazioni che sono accomunate dal desiderio di essere dei forum in cui discutere e formare una nuova classe politica e dalla volontà di instaurare dei processi di policy making. <strong>Luoghi trasversali in cui politici, accademici, imprenditori e società civile si incontrano.</strong></p>
<p>        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Cogito ergo sum 2020<br />
</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/Cogito-ergo-sum-2020_Openpolis_Report.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il report completo</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		</p>
<p><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Nell&#8217;ultimo anno poi, vedi i casi Renzi, Toti e Carfagna, alcune di queste strutture sono state utilizzate come rampa di lancio per la nascita di nuovi soggetti politici. <strong>Un ulteriore elemento che sta contribuendo alla forte personalizzazione della politica in Italia.</strong> Non solo, attraverso i loro membri think tank, fondazioni e associazioni sono ormai una presenza fissa nel parlamento e nel governo</span><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">. Una pedina sempre più centrale nello scacchiere politico del paese.</span></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Think tank e fondazioni, il bacino per nomine pubbliche e incarichi di governo.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>La gestione dell&#8217;emergenza Covid19, come anche le recenti nomine nelle principali partecipate dello stato, hanno confermato come think tank e fondazioni siano soprattutto il bacino da cui le istituzioni attingono per affidare incarichi</strong>.</p>
<p>Lo stesso avviene per gli incarichi di governo, come confermato dalla recente nomina di Manfredi a ministro dell&#8217;università. <strong>Al primo incarico politico, Manfredi fa parte di 2 think tank molto vicini al centrosinistra: ATTUA e Merita Meridione &#8211; Italia.</strong></p>
<p>In tutto questo <strong>lo spazzacorrotti, prima legge in materia, ha festeggiato il suo primo anno di vita</strong>: una norma che ha fatto solo ulteriore confusione, affidando il compito di vigilare ad un organo che per sua stessa ammissione non ha i mezzi per farlo. <strong>L&#8217;edizione 2020 di Cogito ergo sum</strong> fa chiarezza sull&#8217;attuale situazione, mappando questo mondo in continua evoluzione.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">153 </span>le strutture censite da openpolis dal 2015 ad oggi.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>L&#8217;emergenza Covid19</h3>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-mappe-a-livello-nazionale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le mappe del potere Covid19<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>L&#8217;inizio del 2020 è stato monopolizzato dalla gestione della pandemia Coronavirus. Un evento senza precedenti che ha chiesto uno sforzo non indifferente da parte della macchina statale. <strong>Come abbiamo avuto modo di analizzare nel nostro lavoro sulle mappe del potere Covid19, tra le tante strutture che hanno gestito l&#8217;emergenza, 3 in particolare sono emerse come le più influenti.</strong> Parliamo nello specifico del Comitato tecnico-scientifico della protezione civile, della task force fase 2 presso Palazzo Chigi e della struttura a sostegno del commissario straordinario Arcuri.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-le-strutture-dellemergenza-covid-19-sono-collegate-ai-think-tank/">Come le strutture dell&#8217;emergenza Covid 19 sono collegate ai think tank</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-le-strutture-dellemergenza-covid-19-sono-collegate-ai-think-tank/">I membri delle strutture Coronavirus con incarichi nei think tank censiti</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             aria-labelledby="chart_74099_tab3"><p>Vengono mostrati i membri dei think tank censiti che fanno anche parte delle strutture create per la gestione dell&#8217;emergenza Coronavirus.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-74099"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>All'interno di queste strutture si trovano ben 11 persone che hanno incarichi nei think tank censiti in questo lavoro</strong>. Su tutti proprio il commissario straordinario, nonché amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri. Figura infatti nel <a href="https://www.civita.it/Associazione-Civita/Chi-siamo#organi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato di presidenza dell'Associazione Civita</a>, presieduta da Gianni Letta, e di cui fanno parte numerosi dirigenti pubblici.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">11 </span>nominati per la gestione dell'emergenza Coronavirus fanno anche parte dei think tank censiti.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Tra i nomi che meritano menzione anche Enrico Giovannini (membro di Asvis, Scuola di politiche, Merita Meridione e del Forum Disuguaglianze e Diversità), che fa parte della task force fase 2, come anche Mariana Mazzucato, da poco nominata nel Cda di Enel, che rientra nella fondazione Eni Enrico Mattei.</p>
<h3>Le nomine 2020 nelle grandi partecipate</h3>
<p>A fine aprile il ministero dell'economia e delle finanze, in accordo con il resto del governo, ha finalizzato le nomine per alcune delle principali aziende partecipate dello stato. In particolare il <a href="http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2020/Mef-deposita-liste-Cda-Enel-Eni-Leonardo-e-Poste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">21 aprile sono state depositate le liste per Enel, Eni, Leonardo e Poste</a>, mentre il <a href="http://www.mef.gov.it/ufficio-stampa/comunicati/2020/Mef-deposita-le-liste-per-Cda-e-collegio-sindacale-di-Banca-Mps/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">24 è stato il turno di Banca Monte dei paschi di Siena</a>. Snodi decisivi per la sfera istituzionale ed economica del nostro paese, in quanto coinvolte le più importanti imprese gestiste pubblicamente.</p>
<p><strong>Tra le personalità coinvolte, 7 figurano come membri di think tank</strong>. Tra tutti Alessandro Profumo, confermato alla guida di Leonardo, membro di Italiadecide (Violante), ResPublica (Belloni) e Symbola (Realacci). Luca Bader, attuale consigliere proprio di Leonardo, che è passato in Monte dei Paschi di Siena, fa parte sia del Centro per un futuro sostenibile (Rutelli) che del Centro studi politica internazionale (Fassino). Con le nomine 2020 è stata anche confermata Maria Bianca Farina come presidente di Poste Italiane. Attualmente è sia membro della Fondazione Italia Cina che di Aspen Institute Italia.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il legame tra aziende partecipate e think tank è fortissimo</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>L'Associazione Civita, presieduta da Gianni Letta, è tra le strutture censite con più legami con le principali aziende (pubbliche e private) del paese.</strong> Non a caso le nomine 2020 hanno coinvolto 2 suoi membri: Patrizia Grieco è passata dalla presidenza di Enel a quella di Mps, mentre Matteo Del Fante è stato confermato come amministratore delegato di Poste.</p>
<p>Tra le "new entry" invece la già menzionata Mariana Mazzucato, protagonista anche nell'emergenza Covid19 e membro della Fondazione Eni Enrico Mattei, e Luigi Soprano, membro di Mezzogiorno Europa, e ora nel collegio sindacale di Monte dei Paschi di Siena.</p>
<h3>Un buco normativo, e la prima legge in materia</h3>
<p>L'inizio del 2020 ha quindi confermato la centralità di queste strutture nelle dinamiche istituzionali del nostro paese. Una centralità evidente anche analizzando gli ultimi sviluppi della politica nazionale.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>In questo senso <strong>le recenti nascite di Italia Viva (Renzi) e Cambiamo! (Toti) sono state anticipate dall'attività di aggregazione politica, raccolta fondi e comunicazione di due associazioni, rispettivamente i Comitati Azione Civile e la fondazione Change</strong>. Parallelamente alle loro attività nei partiti di appartenenza, il Partito democratico da un lato e Forza Italia dall'altro, Renzi e Toti hanno utilizzato delle strutture (ufficialmente non partitiche) per preparare il lancio dei loro soggetti. Una personalizzazione della politica che trova nell'utilizzo di queste strutture una sua naturale evoluzione.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Associazioni e fondazioni utilizzate per accreditarsi e preparare il lancio di partiti politici: i casi Renzi e Toti.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Non è un caso poi se nelle principali istituzioni politiche del paese think tank e fondazioni sono stabilmente presenti da anni. In totale sono 49 le strutture che hanno al proprio interno sia deputati che senatori. <strong>In aggiunta attraverso i suoi membri il governo Conte II entra in contatto diretto con ben 14 tra think tank, fondazioni e associazioni politiche. </strong>Una realtà come Italianieuropei, storico think tank guidato da Massimo D'Alema, può contare su 3 ministri (Boccia, Provenzano e Speranza), e un sottosegretario (Guerra).</p>
<p>Come visto è da queste strutture che spesso la politica attinge per nomine importanti. L'ultimo ministro ad essere entrato nel governo Conte II è Gaetano Manfredi, ex presidente della conferenza dei rettori. <strong>Al primo incarico politico, Manfredi fa anche parte della fondazione Attua (fondata da Gianni Pittella) e dell'associazione Merita Meridione - Italia (Claudio De Vincenti). Due strutture strettamente legate a singole personalità politiche, e vicine al centrosinistra.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">49 </span>tra fondazioni e associazioni politiche hanno al proprio interno deputati e senatori.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Per anni però queste organizzazioni non erano normate, o quanto meno venivano trattate esattamente come qualsiasi altra fondazione o associazioni attiva in Italia. L'equiparazione ai partiti è stata introdotta solamente in questa legislatura dalla legge 3 del 2019, il cosiddetto <a href="https://parlamento18.openpolis.it/singolo_atto/11717" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spazzacorrotti</a>. Il provvedimento, fortemente voluto dal Movimento 5 stelle, ha per la prima volta ha tentato di normare la materia. La legge ha infatti sostanzialmente deciso che le fondazioni, le associazioni e i comitati politici devono rispettare gli stessi obblighi di trasparenza dei partiti, pubblicare cioè statuto, organigramma, bilancio e donazioni ricevute dai privati.</p>
<p>L’intervenire normativamente sul mondo delle fondazioni politiche ha rappresentato certamente un elemento positivo. Finalmente ora il parlamento ha iniziato a prestare attenzione ad un mondo su cui, come openpolis, puntiamo il faro dal 2015. Non è un caso che nella <a href="http://www.camera.it/leg18/995?sezione=documenti&amp;tipoDoc=lavori_testo_pdl&amp;idLegislatura=18&amp;codice=leg.18.pdl.camera.1189.18PDL0029490&amp;back_to=http://www.camera.it/leg18/126?tab=2-e-leg=18-e-idDocumento=1189-e-sede=-e-tipo=#RT" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione tecnica del provvedimento</a> presentata dal governo venisse citato proprio il nostro censimento sul mondo di think tank, fondazioni e associazioni politiche.</p>
<h3>I problemi dello spazzacorrotti</h3>
<p>Dobbiamo necessariamente commentare alcuni elementi della legge che non sembrano essere del tutto soddisfacenti. Per lo spazzacorroti tutte le associazioni e fondazioni i cui organi apicali sono composti per almeno 1/3 da politici sono da equiparare ai partiti.</p>
<p>Come vedremo nel <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/un-anno-di-spazzacorrotti-un-anno-di-problemi-non-risolti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">capitolo dedicato</a>, il cerchio che è stato tracciato è problematico.<strong> Da un lato risulta essere troppo ampio, quasi immonitoriabile, dall'altro sembra non coinvolgere nessuno dei principali think tank.</strong> Non sono inclusi o perché la quota dei politici negli organi apicali è inferiore a 1/3, o perché banalmente l'alto numero di politici è in organi che formalmente non sono considerati quelli decisionali.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/un-anno-di-spazzacorrotti-un-anno-di-problemi-non-risolti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un anno di spazzacorrotti, un anno di problemi non risolti.<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Una legge è stata scritta, ma non è chiaro chi riguardi e cosa implichi.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come se non bastasse poi, ci sono numerosi problemi per l'implementazione della norma stessa, soprattutto per quanto riguarda chi deve sorvegliare sul rispetto degli obblighi di trasparenza che le fondazioni ora hanno. Nel caso specifico la <a href="http://www.parlamento.it/1057" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici</a>, che ha questo compito, ha più volte denunciato la mancanza di mezzi per svolgere queste mansioni. A fine aprile nella sua annuale relazione al parlamento ha sottolineato, per l'ennesimo volta, carenze di personale e di competenze:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È agevole rilevare che, all'ampliamento della nozione di partito e movimento politico, segue il notevole incremento dei compiti di controllo e sanzionatori della Commissione, cui si aggiunge un'intensa attività istruttoria per l'identificazione delle innumerevoli realtà associative destinatarie della nuova normativa, sovente con difficoltà accertative, atteso che si è in presenza di situazioni spesso mutevoli nella soggettività e nella denominazione. Peraltro, la Commissione non dispone di poteri accertativi diretti se non tramite richieste ad altre Autorità/Amministrazioni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/relazione_28_aprile_2020.pdf" target="_blank">- Relazione annuale della commissione di controllo - aprile 2020</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>Una galassia di organizzazioni che l'occhio della legge non vede: Cogito ergo sum 2020</h3>
<p>Cogito ergo sum è la pubblicazione di openpolis che ormai dal 2015 monitora il mondo di think tank, fondazione e associazioni politiche. Lo facciamo attraverso un censimento puntuale delle strutture, una ricostruzione delle loro attività e una fotografia dei membri.</p>
<p>Per l'edizione 2020 di Cogito ergo sum abbiamo deciso di andare oltre. Il numero di strutture, che ormai ha superato le 150 unità, è secondario se accostato al livello di influenza che queste organizzazioni, e il loro membri, hanno sulle dinamiche politico-economiche nazionali. Oltre ad avere un peso politico infatti (più di 100 parlamentari hanno incarichi in queste strutture) le fondazioni e associazioni politiche censite rappresentano un network attraverso cui possiamo collegare tra loro le principali partecipate dello stato, grandi aziende private, come anche le più importanti entità della pubblica amministrazione.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3.033 </span>persone hanno incarichi nei think tank, fondazioni e associazioni censite.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Costituiscono di fatto un collegamento tra il mondo della politica e quello dell'economia, diventando quindi hub di influenza non indifferente.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Un collegamento tra il mondo della politica e quello dell'economia, diventando quindi hub di influenza e potere.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Parliamo di luoghi in cui accademici e politici, come anche dirigenti pubblici e privati condividono interessi e obiettivi. Strutture quindi trasversali capaci di unire mondi diversi (economia, politica e pubblica amministrazioni). Realtà politiche variegate, con ricorrenti situazioni in cui politici di schieramenti differenti si trovano membri delle medesime strutture.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://www.facebook.com/italiaviva/photos/p.2684103808310681/2684103808310681/?type=1&amp;theater" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook Italia Viva</a></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Oct 2019 08:51:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=58373</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono sempre più centrali nello stabilire l'agenda della politica nazionale: dal dibattito sull'autonomia differenziata, al loro peso nella futura scelta per il nuovo presidente della repubblica. Perché molti politici nazionali lasciano il parlamento per farsi eleggere in regione. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se l&#8217;attuale fase politica si sta contraddistinguendo per una forte instabilità partitica, il ruolo delle regioni appare invece in costante ascesa.</p>
<p>Il dibattito sull&#8217;autonomia differenziata ha dimostrato quanto queste istituzioni abbiano una crescente centralità nello stabilire l&#8217;agenda politica del paese. Non a caso Salvini ha indicato la via dei consigli regionali come quella da percorrere per giungere al referendum abrogativo sulla legge elettorale.</p>
<p><strong>In questo scenario, come confermato dall&#8217;elezione di Donatella Tesei in Umbria, le tornate elettorali regionali hanno sempre più peso nell&#8217;influenzare gli equilibri politici a livello nazionale</strong>. Lo avranno ancora di più in prospettiva 2022, con l&#8217;elezione del nuovo presidente della repubblica. Elezioni che stanno diventando anche il campo di prova per nuove alleanze partitiche, vedi quella tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico, e un piano b per molti politici nazionali che decidono di lasciare il parlamento per incarichi in giunte regionali. Ultima in ordine di tempo proprio la senatrice Tesei.</p>
<h3>Il referendum sulla legge elettorale</h3>
<p>Tra i temi più caldi dell&#8217;attuale dibattito politico c&#8217;è sicuramente quello sulla legge elettorale.</p>
<p>La necessità di riformare il rosatellum bis, approvato nella scorsa legislatura, sta portando tutti i principali partiti nazionali a posizionarsi sull&#8217;argomento. La Lega guidata da Matteo Salvini spinge fortemente per il passaggio ad un maggioritario puro. Ma non trovandosi più in una posizione di governo, l&#8217;ex ministro dell&#8217;interno sta spingendo per giungere all&#8217;abrogazione della parte proporzionale dell&#8217;attuale legge elettorale attraverso un referendum popolare.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>È indetto referendum popolare per deliberare l&#8217;abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?sezione=127&articolo_numero_articolo=75" target="_blank">- articolo 75 - Costituzione italiana</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>La costituzione prevede due possibilità per chiedere l&#8217;indizione di un referendum abrogativo: o attraverso la raccolta di 500.000 firme di elettori o attraverso il pronunciamento di 5 consigli regionali. Trovandosi alla guida di 11 delle 20 regioni italiane, il centrodestra, con il suo attuale leader Matteo Salvini, ha deciso che quest&#8217;ultima è la strada migliore da percorrere:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Se 5 Regioni a maggioranza assoluta chiedono un referendum, la proposta non si sottopone a un voto sulla piattaforma Rousseau, ma tra i cittadini avere un sistema elettorale in Italia totalmente maggioritario. Chi vince un voto in più vince, collegio per collegio come i sindaci</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.lapresse.it/politica/salvini_5_regioni_chiedano_referendum_su_legge_elettorale_sindaci-1812699/news/2019-09-14/" target="_blank">- Matteo Salvini - 14 settembre 2019</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Dopo il via libera di Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Piemonte quindi il centrodestra, guidato da Roberto Calderoli ha depositato il 30 settembre il quesito in cassazione.</strong> Richiesta di referendum che nel frattempo è stato deliberata anche da altre 3 regioni: Abruzzo, Basilicata e Liguria.</p>
<p>La scelta di coinvolgere le regioni in questo processo è politica. Un tentativo da parte del centrodestra di far capire il suo peso nel paese, guidando oltre la metà delle regioni italiane, tra cui alcune delle più importanti al livello economico (Lombardia e Veneto su tutte). Una scelta che dà ulteriore centralità a questi organi, e che conferma il crescente ruolo proprio delle regioni nello stabilire l&#8217;agenda politica del paese.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 su 67 </span>i quesiti referendari proposti dalle regioni dal 1946 ad oggi.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Nella storia repubblicana in una sola occasione il referendum abrogativo è stato indetto su iniziativa delle regioni. Un unico caso che però è il più recente, risale al 2016, e che in un certo senso conferma quanto detto fino ad ora. Se il referendum verrà calendarizzato sarà la seconda occasione in pochi anni in cui le regioni hanno contribuito a dettare l&#8217;agenda referendaria nazionale. Una cosa che non era mai successa prima.</p>
<h3>Il dibattito sulle autonomie</h3>
<p>Non è la prima volta in questa legislatura che le regioni finiscono al centro del dibattito.<strong> Era già successo prolungatamente durante il governo Conte I, in seguito delle iniziative intraprese da Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna per ottenere un&#8217;autonomia differenziata</strong>.</p>
<p>Dopo aver sottoscritto tre accordi preliminari nella scorsa legislatura infatti, il negoziato è proseguito anche nell&#8217;attuale ampliando il quadro delle materie da trasferire rispetto a quello originariamente previsto. Nel frattempo anche altre regioni hanno intrapreso il percorso per la richiesta di condizioni particolari di autonomia: Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania. Una serie di eventi che hanno fatto diventare la materia una prerogativa dei due governi presieduti da Giuseppe Conte.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/-ER1_OunFh0?start=3205" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Nella <a href="http://www.dt.mef.gov.it/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2019/NADEF_2019__FINALE.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nota di aggiornamento al Def 2019</a> recentemente approvata dal nuovo governo 5stelle-Pd viene infatti riferito l&#8217;impegno del governo a portare avanti il processo di attuazione del federalismo differenziato.<strong> In particolare, come anche confermato dal ministro per gli affari regionali Boccia in commissione il 17 ottobre scorso, l&#8217;intenzione del governo è di presentare un disegno di legge collegato alla manovra per favorire l&#8217;autonomia differenziata.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Con la Lega ora all&#8217;opposizione, partito che guida anche Veneto e Lombardia, il tema dell&#8217;autonomie è destinato a tornare d&#8217;attualità.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Una tematica molto calda, persino inserita nel programma di governo dell&#8217;esecutivo Conte II, che è più volte finita al centro di scontri tra i vari partiti in parlamento. <strong>La partita è certamente ancora aperta, e con la Lega ora all&#8217;opposizione, partito storicamente favorevole ad un sistema sempre più federalista, è immaginabile che la discussione tornerà accesa</strong>. Anche perché 2 delle 3 regioni che hanno avviato l&#8217;iter, Lombardia e Veneto, sono guidate proprio dalla Lega.</p>
<h3>Le prossime elezioni regionali</h3>
<p>Il voto di ieri ha sancito la vittoria del centrodestra nelle elezioni in Umbria, con l&#8217;elezione di Donatella Tesei a presidente della giunta regionale. Un esito a tratti scontato, visto soprattutto il risultato delle europee nella regione, ma che ha avuto comunque una certa importanza.<strong> Da un lato perché ha confermato i numeri del centrodestra, sempre di più la coalizione maggioritaria del paese, dall&#8217;altro perché è stato il primo banco di prova per l&#8217;alleanza elettorale tra il Movimento 5 stelle e il Partito democratico.</strong></p>
<p>Da questo punto di vista quindi le elezioni regionali sono un laboratorio importante per la politica nazionale, e in una fase storica in cui il consenso politico è molto volatile, rappresentano un dato ufficiale con cui tastare il polso dei cittadini molto più ricorrente delle elezioni nazionali.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In un periodo in cui il consenso è volatile, le elezioni regionali sono appuntamenti fondamentali per valutare la forza dei partiti.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Proprio per questo motivo il 2020 sarà un test da non sottovalutare per tutte le forze politiche nazionali, soprattutto per monitorare il consenso elettorale dell&#8217;attuale governo 5stelle-Pd. <strong>L&#8217;anno prossimo si terranno infatti le elezioni regionali in Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Puglia, Campania e Veneto</strong>. Tutte, tranne quest&#8217;ultima, sono attualmente guidate dal centrosinistra, ed ulteriori vittorie del centrodestra avrebbero delle evidenti ripercussioni anche sugli instabili equilibri nazionali.</p>
<h3>Le elezioni del presidente della repubblica nel 2022</h3>
<p>L&#8217;attuale esecutivo 5stelle-Pd nasce, tra le altre cose, con la volontà di voler arrivare fino al 2022, per poter così eleggere il nuovo presidente della repubblica. L&#8217;anomala alleanza tra due partiti storicamente avversari basa infatti molto della sua forza sul voler evitare le elezioni anticipate. Un evento che con molta probabilità porterebbe ad un parlamento a maggioranza centrodestra, che quindi avrebbe così un peso non da poco nel trovare il successo di Mattarella.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il presidente della repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune dei suoi membri. All&#8217;elezione partecipano tre delegati per ogni regione eletti dal consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d&#8217;Aosta ha un solo delegato</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.senato.it/1025?articolo_numero_articolo=83&sezione=128" target="_blank">- Art. 83 costituzione della repubblica italiana</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Come noto però, oltre al parlamento in seduta comune, contribuiscono all&#8217;elezione del presidente della repubblica anche i delegati delle regioni: 58 consiglieri regionali (3 per regione e 1 per la Valle d&#8217;Aosta). <strong>Proprio per questo motivo le elezioni regionali meritano particolare attenzione, e possono rappresentare una variabile determinante per il voto del 2022.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Vincere le elezioni regionali vuole anche dire maggiore peso nell&#8217;elezione del presidente della repubblica nel 2022.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Come detto attualmente il centrodestra controlla oltre metà dei consigli regionali, nuove vittorie elettorali le permetterebbero quindi di ulteriormente incrementare le possibilità di influire sulla scelta del nuovo presidente della repubblica. <strong>Anche la partita per il Quirinale quindi mette le regioni in una posizione decisiva per gli equilibri nazionali.</strong></p>
<p>Un ruolo che è solo destinato a crescere quando, e se, verrà realmente implementato il taglio del numero di parlamentari. Se non si predispone quindi anche una riforma dell&#8217;articolo 83 della costituzione il peso dei 58 consiglieri regionali nella scelta del presidente della repubblica è desinato a crescere.</p>
<h3>Chi lascia il parlamento per andare in regione</h3>
<p>In questo scenario le regioni stanno diventando un luogo sempre più attrattivo in cui fare politica. Da inizio legislatura 13 tra deputati e senatori si sono dimessi per avere assunto un incarico incompatibile con il mandato parlamentare: 7 alla camera e 6 al senato. Tra questi, 9 lo hanno fatto perché nel frattempo sono stati eletti/nominati in giunta e/o consiglio regionale. <strong>Ultima in ordine di tempo proprio la neo eletta governatrice della regione Umbria, Donatella Tesei (Lega), che ora dovrà quindi dimettersi dal Senato.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9 </span>i parlamentari che hanno lasciato camera e senato per un incarico in regione.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Il primo è stato Massimiliano Fedriga (Lega) che da neo deputato dalla Lega ha gareggiato e vinto le elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia. Nell&#8217;estate del 2018 poi sia Claudia Maria Terzi (Lega) che Lara Magoni (Lega) hanno lasciato rispettivamente l&#8217;incarico di deputata e senatrice dopo essere state nominate in giunta dal governatore lombardo Fontana (Lega).</p>
<p>        <section class="dossier">
            <div>
															Incompatibilità, scopri come funzionano<br />
									                <span class="read-more"><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/i-limiti-al-cumulo-di-incarichi-politici/">"Caricometro, dove non arrivano le leggi"</a></span>
            </div>
        </section>
		</p>
<p>Nel 2019 sono seguite poi le dimissioni di Maurizio Fugatti (Lega), Stefania Segnana (Lega) e Giulia Zanottelli (Lega), che hanno optato rispettivamente per le cariche di presidente e di consigliere della provincia autonoma di Trento, di Marco Marsilio (Fdi), diventato governatore dell&#8217;Abruzzo, e infine di Christian Solinas (PSd&#8217;Az), eletto presidente della giunta regionale sarda.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/">Da inizio legislatura 9 parlamentari hanno lasciato l&#8217;aula per incarichi regionali</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/">Dove sono andati i parlamentari dimissionari per incompatibilità</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="396" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="396" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/10/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-inizio-legislatura-9-parlamentari-si-sono-dimessi-per-incarichi-regionali/">Da inizio legislatura 9 parlamentari hanno lasciato l&#8217;aula per incarichi regionali - Dove sono andati i parlamentari dimissionari per incompatibilità</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_59448_tab3"><p>Sono stati considerati solamente i parlamentari che si sono dimessi per incompatibilità. Colori quindi che sono andati a ricoprire un incarico in giunta/consiglio regionale, nel consiglio superiore della magistratura o al parlamento europeo.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati ed elaborazione openpolis                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-59448"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-59448" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Con le prossime elezioni regionali è immaginabile che questo numero sia destinato a salire. Solamente per citare un esempio la candidata della Lega per le elezioni regionali in Emilia-Romagna è <a href="https://parlamento18.openpolis.it/parlamentare/cosa/id/420213/sf_highlight/borgonzoni" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lucia Borgonzoni</a>, attualmente senatrice.<strong> Una scelta quindi molto comune, con le regioni che danno sempre più l'impressione di essere un luogo in cui ci sono maggiori possibilità di impattare a livello politico rispetto al parlamento</strong>. In un contesto storico in cui proprio camera e senato si trovano sempre più svuotate dalle loro prerogative.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit - <a href="https://www.facebook.com/giovatoti/photos/a.1420354864878556/2452224695024896/?type=3&amp;theater" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Facebook ufficiale Giovanni Toti</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cresce-il-ruolo-delle-regioni-nella-politica-di-oggi/">Cresce il ruolo delle regioni nella politica di oggi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</title>
		<link>https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Daniele De Bernardin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2019 07:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=56310</guid>

					<description><![CDATA[<p>Sono ufficialmente nati Cambiamo! (Toti) e Italia Viva (Renzi). Entrambi i politici negli ultimi mesi hanno utilizzato comitati per aggregare consenso e raccogliere fondi. Solo da inizio anno parliamo di oltre €700.000.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/">Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giro di poche settimane sia Giovanni Toti che Matteo Renzi hanno ufficializzato il lancio dei loro nuovi soggetti politici. Ma come si è arrivati a questo momento?</p>
<p>Entrambi hanno utilizzato comitati politici incentrati sulla loro persona per fare aggregazione politica, raccogliere fondi ed organizzare eventi. <strong>Il tutto parallelamente alla loro attività ufficiale nei rispettivi partiti di appartenenza: Forza Italia e Partito democratico</strong>. Da un lato il comitato Change di Toti si è trasformato nel partito Cambiamo!, dall&#8217;altro i comitati Azione civile di Renzi hanno portato alla nascita di Italia Viva. Da inizio anno i due politici hanno raccolto oltre 700.000euro, provando ancora una volta come l&#8217;ascesa politica individuale sia sempre più incentrata sul ruolo di associazioni, fondazioni e comitati politici. Un piano B, quello dei due leader, che era evidentemente pronto da tempo.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">€ 700.000 </span>raccolti dai comitati di Renzi e Toti da inizio anno per il lancio dei 2 partiti.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Toti e Renzi non sono nuovi a questo modello. Già per le elezioni regionali della Liguria del 2015 Giovanni Toti utilizzò il comitato Change per la sua campagna elettorale. Allo stesso modo la prima ascesa politica di Matteo Renzi, che lo portò a guidare il paese nel 2014, basò molto del suo successo sull&#8217;attività di formazione politica e raccolta fondi della fondazione Open.</p>
<h3>I comitati Azione civile di Renzi</h3>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/cosa/think-tank/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Think tank e fondazioni<br />
<br><strong>Leggi tutti i nostri articoli</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di raccontare varie volte think tank, fondazioni, comitati e associazioni sono diventati il primo passo per fare politica, o per iniziare un percorso di affermazione al livello nazionale o locale. <strong>Proprio per questo motivo, grazie anche al censimento che openpolis porta avanti da anni, la legge anticorruzione approvata a fine 2018 è intervenuta per la prima volta sulla materia, equiparando tutte queste strutture ai partiti politici</strong>. Un passo in avanti importante, non privo di criticità, che costringe ora queste organizzazioni a pubblicare sui propri siti internet una serie di informazioni, tra cui statuto, bilancio e soprattutto finanziatori.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Le neo ministra Bonetti è stata la coordinatrice delle summer school &#8220;Meritare l&#8217;Italia&#8221; di Renzi.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Dopo la chiusura dell&#8217;esperienza dalla fondazione Open, Renzi ha lanciato nell&#8217;ottobre del 2018 i <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitati Azione Civile di Ritorno al futuro</a>. Questo di fatto ha rappresentato il primo passo di un percorso che proprio in questi giorni sta segnando risvolti importanti. Sul sito, che nelle ultime settimane ha visto un&#8217;intensificarsi delle notizie e comunicazioni pubblicate, è possibile firmare petizioni locali e nazionali, tra cui quella per <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/no_aumento_iva" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fermare l&#8217;aumento dell&#8217;Iva</a> o <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/petizione_80euro" target="_blank" rel="noopener noreferrer">salvare gli 80euro</a>, una delle norme clou approvate durante il governo Renzi.</p>
<p>Da inizio anno si sono formati un numero elevato di comitati in tutto il paese, oltre 300 a quanto risulta dal sito, per un&#8217;organizzazione ramificata su tutto il territorio che ha trovato la sua massima espressione nella scuola estiva di politica &#8220;<a href="https://www.comitatiazionecivile.it/inizia_scuola_estiva_meritarelitalia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Meritare l&#8217;Italia</a>&#8220;. <strong>L&#8217;evento si è tenuto a fine agosto, hanno partecipato più di 200 giovani, ed è stato coordinato da Elena Bonetti, recentemente nominata ministro alla famiglia nel neo nato governo Conte II.</strong></p>
<p>Oltre a tutto questo è stata fatta un&#8217;importante attività di raccolta fondi, <strong>riuscendo, nei primi 8 mesi dell&#8217;anno, ad ottenere oltre mezzo milione di euro</strong>. Gran parte dei fondi sono stati raccolti nei due mesi estivi di luglio e agosto, un preambolo non da poco per l&#8217;uscita ufficiale di Matteo Renzi dal Partito democratico di metà settembre e la nascita di Italia Viva.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comitati-di-renzi-hanno-raccolto-oltre-mezzo-milione-da-inizio-2019/">I comitati di Renzi hanno raccolto oltre mezzo milione da inizio 2019</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comitati-di-renzi-hanno-raccolto-oltre-mezzo-milione-da-inizio-2019/">Donazioni private ai Comitati Azione Civile da gennaio 2019</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_56316_tab3"><p>Sono state considerate, mese per mese, sia le erogazioni inferiori che quelle superiori ai €500.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>dati "comitati azione civile" di Ritorno al futuro ed elaborazione di openpolis                                                            </p>
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                                          data-param-text="I comitati di Renzi hanno raccolto oltre mezzo milione da inizio 2019"
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			</p>
<p>Tra i principali finanziatori Daniele Ferrero (presidente e amministratore delegato di Venchi) che nel solo mese di luglio ha contribuito con 100.000euro alla causa di Renzi. Come lui gli imprenditori Davide Serra, storico sostenitore del politico toscano, che nello stesso periodo ha donato 90.000euro, e Lupo Rattazzo, figlio di Susanna Agnelli, con 50.000euro.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comitatiazionecivile.it/trasparenza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Azione civile di Matteo Renzi<br><strong>Leggi l'elenco completo dei finanziatori</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Nell'elenco dei finanziatori, disponibili sul sito internet dell'organizzazione, anche numerosi parlamentari e politici vicini a Renzi: Maria Elena Boschi, Davide Faraone ed Ettore Rosato. <strong>Tra questi anche 3 membri del neo nato governo: Anna Ascani (vice ministro all'istruzione), Teresa Bellanova (ministro all'agricoltura) e Ivan Scalfarotto (sottosegretario agli affari esteri).</strong></p>
<h3>Il comitato Change di Giovanni Toti</h3>
<p>La fine dell'estate ha anche sancito l'avvio ufficiale di una nuova esperienza politica nel centrodestra, quella di Cambiamo! guidata dal governatore della regione Liguria Giovanni Toti.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.comitatochange.com/adempimenti-di-legge-03-2019/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Comitato Change, le donazioni a Toti<br />
<br><strong>Vedi l'elenco</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Anche il politico ex Forza Italia ha utilizzato un'associazione per il lancio del suo soggetto politico, il <a href="https://www.comitatochange.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">comitato Change</a>. Creato per la campagna elettorale delle regionali 2015, l'organizzazione ha sempre avuto un ruolo centrale nella carriera del politico.<strong> Non a caso il segretario generale della regione Liguria Pietro Paolo Giampellegrini, nominato da Toti dopo la sua elezione, è tra i fondatori di Change. </strong>Un tipico caso di spoil system che avevamo raccontato nell'edizione 2017 nel nostro report "<a href="http://minidossier.openpolis.it/2017/04/Cogito_ergo_sum_2017" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cogito ergo sum</a>" su think tank, fondazioni e associazioni politiche.</p>
<p>Nell'ultimo anno l'organizzazione è stata rilanciata, ed utilizzata in maniera strategica per la decisione di uscire da Forza Italia. <strong>Da maggio ad oggi ha già ricevuto oltre 200.000euro in contributi, in una raccolta fondi che è stata propedeutica alla presentazione di Cambiamo!, il soggetto politico che è l'evoluzione, nonché la traduzione in italiano, di Change.</strong></p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">€211.200 </span>raccolti dal comitato Change di Toti da maggio ad oggi.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Dietro a queste cifre ci sono principalmente 3 aziende.<strong> La prima è la Moby Spa, nota società di navigazione italiana, che lo scorso maggio ha donato €100.000 al comitato Change</strong>. Subito dietro la Black Oils Spa, con €50.000 tra giugno e luglio, la Diaspa Srl, €30.000, e Innovatec Spa, con €20.000.</p>
<h3>Le informazioni che mancano</h3>
<p>Entrambe queste organizzazioni, in quanto equiparate ai partiti dalla legge anticorruzione, hanno l'obbligo di pubblicare: i dettagli degli organi apicali, il bilancio, lo statuto e l'elenco dei contributi ricevuti. <strong>Tutte queste informazioni sono disponibili per il comitato Change, mentre lo stesso non si può dire per i comitati Azione civile di Matteo Renzi.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Mancano statuto e consiglio direttivo dei comitati Azione civile.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Come visto l'elenco dei finanziatori è puntualmente pubblicato e aggiornato, ma mancano sia lo statuto sia la composizione degli organi direttivi del comitato. Inadempienze che non permettono di capire a pieno la portata del neo nato movimento. Auspicabilmente con la nascita di Italia Viva queste informazioni emergeranno, e sarà quindi possibile ottenere più informazioni sul partito.</p>
<h3>Il nuovo modo di fare politica in Italia</h3>
<p>I tempi e i modi di fare politica in Italia stanno cambiando. <strong>Questo è stato causato anche da una normativa che per troppi anni ha permesso a fondazioni, associazioni e comitati politici di vivere nell'ombra, diventando quindi il posto ideale per raccogliere consenso, e fondi, e quindi preparare determinati percorso politici</strong>. L'attuale crisi dei partiti, sia al livello di organizzazione che al livello economico, ha contribuito alla rapida evoluzione di tutto questo. Uno scenario che viene confermato dalle storie personali di Renzi e Toti, politici che parallelamente alla loro vita nel Partito democratico e Forza Italia, hanno continuato a coltivare interessi e ambizioni personali in strutture non partitiche, almeno fino a poco tempo fa, portandoli alla scelta di percorrere strade autonome.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/renzi-e-toti-come-lanciare-un-nuovo-partito/">Renzi e Toti, come lanciare un nuovo partito</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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