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	<title>Europa Archivi - Openpolis</title>
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	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 14 Jul 2026 16:28:54 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309314</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano lanciato dalle istituzioni europee vale oltre 50 miliardi di euro, di cui più di 7 per l’Italia. Ma sul fronte degli obiettivi climatici e dell’impatto ambientale c’è ancora molto lavoro da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/">La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La crisi climatica, la guerra tra Russia e Ucraina e, più di recente, l&#8217;instabilità in Medio Oriente hanno costretto l&#8217;Europa a <strong>ripensare il proprio modello di approvvigionamento energetico</strong>. Da un lato per renderlo più sostenibile, dall&#8217;altro per emanciparsi dalla dipendenza dalle importazioni da paesi terzi.</p>



<p>In questo contesto l&#8217;Unione europea ha messo in campo diverse iniziative, tra cui il piano <strong>RepowerEu</strong>. Questo programma, insieme ad altri strumenti, ha contribuito ad affrontare la crisi energetica nell&#8217;immediato riducendo o azzerando gli approvvigionamenti dalla <strong>Russia</strong>. Nelle intenzioni delle istituzioni europee tuttavia questo piano dovrebbe anche contribuire al raggiungimento degli <strong>obiettivi ambientali</strong> dell&#8217;Unione nel medio termine. In particolare per quanto riguarda l&#8217;<a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/sustainable-development-goals/eu-and-united-nations-common-goals-sustainable-future_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agenda 2030</a>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52 mld € </span>il valore dei programmi RepowerEu di tutti gli stati europei.</p>
			        </section>
		


<p>Inserito all&#8217;interno dei <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-pnrr-piano-nazionale-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piani nazionali di ripresa e resilienza</a>, anche questo capitolo dedicato al settore energetico prevede la propria <strong>conclusione entro la fine di quest&#8217;anno</strong>. Tuttavia molti progetti sono ancora in corso e la <strong>maggior parte delle <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-milestone-e-i-target-del-pnrr/">scadenze</a> previste devono ancora essere completate</strong>. Per questo motivo non è possibile formulare una valutazione definitiva e compiuta del suo impatto complessivo. </p>



<p>L&#8217;obiettivo di questo articolo è capire che cosa è stato finanziato attraverso il RepowerEu, a che punto sono i diversi paesi nell&#8217;attuazione delle misure previste e se gli obiettivi che l&#8217;Unione si è data sono stati raggiunti.</p>


<div id="il-repowereu-ha-la-stessa-impostazione-e-le-stesse-scadenze-del-pnrr-le-risorse-stanziate-in-tutta-lue-superano-i-50-miliardi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il RepowerEu</h3>



<p>Tra le iniziative messe in campo dall’Ue a fronte della guerra tra Russia e Ucraina c’è anche il RepowerEu. Entrato definitivamente in vigore con la pubblicazione del <a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/reg/2023/435/oj?locale=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento Ue 2023/435</a>, uno degli obiettivi principali di questo piano era proprio quello di <strong>ridurre il più possibile la dipendenza dell&#8217;Ue dalla Russia</strong>, <strong>accelerando al contempo la transizione verso un sistema energetico basato su fonti pulite e rinnovabili</strong>.</p>



<p>Il RepowerEu ha previsto nell&#8217;immediato <strong>acquisti congiunti di gas e nuovi partenariati</strong> con fornitori ritenuti più affidabili. Nel medio termine, il piano punta invece alla <strong>decarbonizzazione industriale</strong> e alla definizione di un <strong>quadro normativo per l&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno</strong>.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Per accedere ai fondi, ogni stato membro ha dovuto inserire un nuovo capitolo all&#8217;interno del proprio Pnrr.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-repowereu/">
                &#8220;Che cos&#8217;è il RepowerEu&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p> Le aree di intervento si concentravano su: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>potenziamento delle infrastrutture e degli impianti energetici; </li>



<li>diversificazione delle fonti di approvvigionamento;</li>



<li>riduzione della domanda di energia; </li>



<li>miglioramento dell&#8217;efficienza energetica (soprattutto in edilizia); </li>



<li>decarbonizzazione dell&#8217;industria; </li>



<li>aumento della produzione di energie rinnovabili;</li>



<li>biometano sostenibile; </li>



<li>idrogeno.</li>
</ul>



<p>Un aspetto rilevante del piano è il suo <strong>carattere transnazionale</strong>. Almeno il <strong>30%</strong> degli interventi finanziati infatti doveva generare benefici anche per altri paesi dell&#8217;Ue.</p>


<div id="quello-italiano-vale-72-miliardi-e-copre-6-aree-di-policy-legate-alla-lotta-ai-cambiamenti-climatici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Non esiste un dataset unico che fornisca una ripartizione precisa del valore complessivo dei capitoli RepowerEu tra i vari paesi, dal momento che ciascuno può essere composto anche da fondi nazionali o europei riallocati. Tuttavia, grazie alle informazioni contenute nel report &#8220;<a href="https://energy.ec.europa.eu/strategy/repowereu-phase-out-russian-energy-imports/repowereu-4-years_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu &#8211; 4 years on</a>&#8220;, è possibile fare alcune stime. L&#8217;ammontare complessivo considerando tutti gli stati europei supera i <strong>52 miliardi di euro</strong>. La parte più consistente è assorbita dalla <strong>Polonia</strong>, il cui capitolo vale da solo circa 20,6 miliardi di euro. Seguono <strong>Italia</strong> (7,2 miliardi), <strong>Spagna</strong> (6,9 miliardi) e <strong>Francia</strong> (2,8 miliardi).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/">Il RepowerEu italiano vale oltre 7 miliardi di euro</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-vale-oltre-7-miliardi-di-euro/">Le risorse del RepowerEu per ogni paese europeo</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Ogni capitolo RepowerEu, inoltre, doveva dedicare separatamente <strong>almeno il 37% degli investimenti totali agli obiettivi climatici</strong>. Per questo gli stati hanno dovuto specificare e giustificare in che percentuale ciascuna misura vi contribuisse, scegliendo tra 9 possibili aree di intervento (<em>policy</em>). A livello europeo, l&#8217;ambito più coinvolto dagli investimenti è quello dell&#8217;<strong>energia rinnovabile e delle reti </strong>(53,5%), seguito da <strong>efficientamento energetico</strong> (29,8%) e <strong>mobilità sostenibile</strong> (8,6%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/">Il RepowerEu italiano interviene su 6 diversi ambiti per la lotta ai cambiamenti climatici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/">Ripartizione della spesa nei capitoli RepowerEu verso gli obiettivi climatici</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309320"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309320" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-repowereu-italiano-interviene-su-6-diversi-ambiti-per-la-lotta-ai-cambiamenti-climatici/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>È interessante notare che la maggior parte degli stati europei ha concentrato il proprio capitolo su un numero limitato di ambiti. In 18 stati infatti le policy interessate sono al massimo 3. Tra i paesi con il capitolo più consistente si nota la scelta in controtendenza dell&#8217;<strong>Italia</strong>, i cui investimenti interessano ben 6 diversi ambiti. Solo la Croazia ha un programma più diversificato.</p>



<p>Per quanto riguarda il nostro paese nello specifico, il capitolo RepowerEu vale <strong>7,21 miliardi di euro</strong> e comprende <strong>5 riforme e 15 investimenti</strong>. Questi sono pensati per rafforzare le reti di distribuzione e trasmissione elettrica, migliorare la sicurezza energetica, accelerare la produzione di rinnovabili, semplificare le procedure autorizzative, ridurre la domanda energetica e aumentare l&#8217;efficienza. Il capitolo sostiene inoltre lo sviluppo di competenze verdi e il trasporto sostenibile.</p>


<div id="sono-7-940-i-progetti-finanziati-in-italia-molti-di-questi-sono-gia-conclusi-ma-assorbono-appena-il-40-delle-risorse-stanziate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Grazie ai dati pubblicati sul portate <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/catalogo-open-data.html?orderby=%40jcr%3Acontent%2FobservationDateInEvidence&amp;sort=desc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Italia domani</a> (aggiornati al 26 febbraio 2026) è possibile farsi un&#8217;idea di cos&#8217;ha finanziato il Repower italiano e di quale sia lo stato di avanzamento. Complessivamente i progetti in Italia sono 7.940 e valgono circa <strong>4,8 miliardi di euro</strong>. La discrepanza rispetto all&#8217;importo totale è probabilmente da attribuire al fatto che <strong>una parte delle risorse è stata utilizzata per potenziare altre misure già presenti nel Pnrr</strong>. Nello specifico: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://openpnrr.it/misure/89/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Smart grid</a></li>



<li><a href="http://Potenziamento del parco ferroviario regionale per il trasporto pubblico con treni a zero emissioni e servizio universale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treni a zero emissioni</a></li>



<li><a href="https://openpnrr.it/misure/500/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Veicoli elettrici</a></li>



<li><a href="https://openpnrr.it/misure/90/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Resilienza climatica delle reti</a></li>



<li><a href="https://openpnrr.it/misure/91/">Produzione di idrogeno in aree industriali dismesse </a></li>
</ul>



<p>Tra i progetti economicamente più rilevanti figura lo sviluppo di un <a href="https://openpnrr.it/progetti/380814/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema di collegamento</a> per la trasmissione di energia elettrica tra il continente e le due isole maggiori, che cuba circa 508 milioni di euro. Altra opera che spicca è la realizzazione di un <a href="https://openpnrr.it/progetti/380830/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tratto della rete nazionale dei gasdotti</a> tra Emilia-Romagna e Toscana (427 milioni di cui 280 finanziati dal RepowerEu). Da citare infine l’<a href="https://openpnrr.it/progetti/380825/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">acquisto di 12 elettrotreni intercity</a> per un valore complessivo di circa 225 milioni di euro.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://openpnrr.it/progetti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi
<br><strong>tutti i progetti finanziati da RepowerEu e Pnrr in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Sulla base dei dati disponibili, possiamo osservare che dei circa 8mila progetti italiani finanziati dal Repower, <strong>quasi tutti (7.646) si sono&nbsp;conclusi</strong>. Tuttavia questi assorbono il 40% delle risorse assegnate (circa 1,4 miliardi di euro), mentre i progetti ancora in corso valgono <strong>3,4 miliardi di euro</strong>, pur trattandosi di &#8220;soli&#8221; 294 interventi.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">18,2% </span>la quota dei pagamenti già effettuati per i progetti finanziati dal RepowerEu italiano e non ancora conclusi (febbraio 2026).</p>
			        </section>
		

<div id="a-livello-europeo-risulta-completato-il-37-delle-scadenze-legate-al-repowereu-litalia-e-al-59" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">A che punto sono le scadenze del RepowerEu</h3>



<p>Sebbene il capitolo RepowerEu sia stato introdotto solo a partire dalla fine del 2022, <strong>condivide con il resto dei piani nazionali di ripresa e resilienza la stessa scadenza finale</strong>. Il cronoprogramma per il completamento di milestone e target si è infatti esaurito anche in questo caso lo scorso <strong>30 giugno</strong>, con l&#8217;ultima richiesta di pagamento che dovrà essere inviata alle istituzioni europee non oltre il <strong>31 agosto</strong>. Per questo motivo è particolarmente importante valutare il livello di completamento raggiunto dai diversi piani nazionali.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-termina-oggi-ma-la-sua-fine-e-ancora-tutta-da-scrivere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>Il Pnrr termina oggi ma la sua fine è ancora tutta da scrivere</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>A livello europeo, i capitoli RepowerEu risultano generalmente più indietro rispetto ai Pnrr nella loro totalità, in termini di completamento. Ciò non sorprende considerando che sono partiti circa due anni dopo. Le misure complessive previste sono 535, di cui 251 investimenti e 184 riforme. Alla data del 23 giugno risultava <strong>rendicontato appena il 37% delle scadenze</strong>. Ben 22 punti percentuali in meno rispetto al livello medio di completamento dei Pnrr (59%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">L’Italia ha completato il 59% delle scadenze legate al RepowerEu</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">Scadenze del RepowerEu già completate dai vari stati europei</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-ha-completato-il-59-delle-scadenze-legate-al-repowereu/">L’Italia ha completato il 59% delle scadenze legate al RepowerEu &#8211; Scadenze del RepowerEu già completate dai vari stati europei</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309322_tab3"><p>Una milestone o un target si considera conseguito/a quando lo Stato membro ha fornito alla Commissione le prove del suo completamento e quest&#8217;ultima lo ha valutato positivamente in una decisione di esecuzione.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 23 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-309322"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309322" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Guardando ai singoli stati, i più avanti nell&#8217;attuazione del proprio RepowerEu sono i <strong>Paesi Bassi</strong>, con l&#8217;80% delle scadenze già completate. Seguono <strong>Cechia</strong> (73%) e <strong>Austria</strong> (70%). L&#8217;<strong>Italia</strong> si colloca al sesto posto, con il 59% delle scadenze completate.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le strategie dell&#8217;Ue contro la crisi energetica</h3>



<p>Non solo i singoli stati ma anche le istituzioni Ue si sono mosse in ambito energetico. Il lavoro si è concentrato su tre direttrici principali: l&#8217;aggregazione della domanda per ottenere condizioni più vantaggiose, la diversificazione delle forniture e la produzione di energia pulita.</p>



<p>Sul primo fronte, l&#8217;Ue ha adottato già nel 2022 un <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32022R1369" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento</a> sulla riduzione della domanda di gas. In questo senso, si prevedeva un obiettivo volontario di <strong>riduzione pari al 15%</strong> rispetto alla media dei consumi nel periodo 2017-2021. Anche dopo la scadenza di questa misura emergenziale i consumi, secondo la <a href="https://commission.europa.eu/topics/energy/eu-action-address-energy-crisis_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Commissione europea</a>, hanno continuato a scendere. <strong>Tra agosto 2022 e gennaio 2026 la domanda di gas dell&#8217;Unione si è ridotta di circa il 19% rispetto al periodo di riferimento pre-crisi</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_5a9caeb352abbf4a3013e63d269a4313" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La strategia Ue per l&#8217;energia si è basata su: aggregazione della domanda, diversificazione delle fonti e rinnovabili.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Sul fronte della <strong>diversificazione</strong>, la Commissione ha istituito nel dicembre 2022 la <a href="https://wayback.archive-it.org/12090/20250614012657/https:/energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform_enhttps:/wayback.archive-it.org/12090/20250614012657/https:/energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piattaforma energetica dell&#8217;Ue</a> per favorire gli acquisti congiunti di gas. A questa si è poi affiancato il meccanismo <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-platform/aggregateeu_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AggregateEu</a>, attivo dall&#8217;aprile 2023 al marzo 2025, che ha permesso di aggregare la domanda delle imprese europee e abbinarla a quasi 100 miliardi di metri cubi di offerta internazionale. Dal 2025 entrambi questi strumenti sono confluiti nella più ampia <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-security/eu-energy-and-raw-materials-platform_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piattaforma Ue per l&#8217;energia e le materie prime</a>.</p>



<p>Sul fronte della <strong>produzione di energia pulita</strong>, l&#8217;Ue ha rafforzato nel 2023 la <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/renewable-energy-directive-targets-and-rules/renewable-energy-directive_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva sulle energie rinnovabili</a>. Con tale revisione è stato innalzato l&#8217;obiettivo vincolante al 2030 al <strong>42,5% </strong>(con l&#8217;ambizione di arrivare al 45%). La transizione è stata inoltre accompagnata con strumenti come il <a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/green-deal-industrial-plan_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano industriale del Green deal</a> e il <a href="https://commission.europa.eu/topics/competitiveness/clean-industrial-deal_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clean industrial deal</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le ultime novità</h3>



<p>Nell&#8217;aprile 2026, in un contesto reso più incerto dalle <strong>tensioni in Medio Oriente</strong>, la Commissione ha introdotto un nuovo pacchetto di misure. Si tratta di <a href="https://energy.ec.europa.eu/strategy/accelerateeu-strengthen-eu-energy-resilience_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AccelerateEu</a> volto a rafforzare ulteriormente il coordinamento tra i paesi membri e continuare a ridurre la dipendenza da petrolio e gas.</p>



<p>Nel corso degli ultimi mesi l&#8217;Unione europea ha compiuto passi importanti sul fronte dell&#8217;eliminazione delle importazioni dalla Russia. Il percorso è iniziato il 6 maggio 2025, quando la Commissione ha presentato la <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_25_1131" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tabella di marcia</a> per porre fine alla dipendenza dell&#8217;Ue dall&#8217;energia russa. Il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regolamento</a> è poi entrato definitivamente in vigore il 3 febbraio scorso.</p>



<p>Il 9 febbraio la Commissione ha inoltre adottato una decisione di esecuzione con l&#8217;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">elenco dei paesi terzi esentati</a> dall&#8217;autorizzazione preventiva per le importazioni di gas. Mentre il 18 marzo sono stati aggiornati gli <a href="https://webgate.ec.europa.eu/circabc-ewpp/d/d/workspace/SpacesStore/f730f771-2039-483c-aa33-1e4e065d6de4/download" target="_blank" rel="noreferrer noopener">orientamenti sull&#8217;attuazione del regolamento sul gas</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_f62f9fe3a83fc16fd3c004f35ad56be0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Ue ha vietato l&#8217;importazione di gas dalla Russia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Quest&#8217;ultimo <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=CELEX:32026R0261" target="_blank" rel="noreferrer noopener">atto</a> introduce un divieto graduale, ma permanente, delle importazioni di gas naturale russo, sia via gasdotto sia sotto forma di gas naturale liquefatto (Gnl). <strong>Le importazioni saranno soggette ad autorizzazione preventiva da parte delle autorità competenti</strong>, salvo eccezioni per i paesi extra-Ue esentati.</p>



<p>Durante il periodo di transizione, gli importatori di gas russo dovranno limitare i volumi a quelli previsti da contratti preesistenti. Mentre chi importa gas non russo dovrà dichiarare il paese di produzione. L&#8217;obiettivo è eliminare del tutto le importazioni di Gnl dalla Russia entro la fine del 2026 e quelle di gas via gasdotto entro il 30 novembre 2027. Entro l&#8217;1 marzo scorso poi gli stati membri erano tenuti a presentare <strong>piani nazionali di diversificazione delle forniture di gas e petrolio</strong>. Piani che la Commissione sta valutando.</p>



<p>Un percorso analogo, seppur meno vincolante, riguarda proprio il <strong>petrolio</strong>. La Commissione si è infatti impegnata a promuovere ulteriormente l&#8217;eliminazione graduale delle importazioni russe attraverso una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:L_202600268" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarazione</a> in sostegno agli sforzi di diversificazione dei paesi Ue ancora coinvolti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Primi bilanci</h3>



<p>Il 22 aprile, in occasione del quarto anniversario dell&#8217;adozione del piano, la Commissione ha pubblicato il già citato report dal titolo &#8220;<strong>RepowerEu, 4 years on</strong>&#8221; per fare il punto sui progressi compiuti. Il documento conferma che, dall&#8217;inizio della guerra, <strong>la dipendenza dell&#8217;Unione dal gas russo è scesa dal 45% delle importazioni totali al 12%</strong> nel 2025.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-33  </span>la riduzione, in punti percentuali, della dipendenza dell&#8217;Ue dal gas russo dall&#8217;introduzione del RepowerEu.</p>
			        </section>
		


<p>Restano tuttavia <strong>35 miliardi di metri cubi di gas russo</strong> importati ogni anno. Secondo la Commissione però anche questo uscirà dai mercati europei in meno di due anni. Tutte <strong>le importazioni di carbone russo sono state vietate</strong> dalle sanzioni, mentre quelle di petrolio si sono ridotte dal 27% dei primi mesi del 2022 al 2% nel 2025. </p>



<p>Sul fronte della <strong>produzione di energia pulita</strong>, dal 2021 l&#8217;Unione ha installato 260 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, di cui 204 Gw di solare fotovoltaico e 57 Gw di eolico. Un contributo che, secondo il report della Commissione, ha permesso di <strong>risparmiare 5,6 miliardi di euro di gas</strong> nel solo 2025. </p>


<div id="tra-2020-e-2024-la-produzione-di-energia-pulita-nellue-e-cresciuta-di-oltre-7-punti-percentuali-nello-stesso-periodo-sono-aumentati-i-consumi-di-petrolio-e-derivati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La produzione di energia in Ue</h3>



<p>Come abbiamo già specificato, il RepowerEu rappresenta solo una parte della strategia in ambito energetico. Inoltre si tratta di <strong>un piano che è ancora in corso, il cui impatto reale quindi potrà essere valutato solamente nel medio-lungo periodo</strong>. Soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità e l&#8217;impatto ambientale. Tuttavia, come abbiamo visto anche nel paragrafo precedente, non c&#8217;è dubbio che lo scenario stia mutando molto rapidamente. Per questo, in conclusione passiamo in rassegna alcuni <strong>indicatori di contesto</strong> che ci aiutino a inquadrare le trasformazioni in corso.</p>



<p>Una prima dinamica interessante da valutare riguarda com&#8217;è cambiata la produzione energetica nei paesi europei. Tra il 2020 e il 2024, si registra un <strong>massiccio incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti</strong>, passata dal 40,8% al 48,1% del totale (+7,3 punti percentuali). Ciò a fronte di una contrazione dei <strong>combustibili fossili</strong> (-2,3 punti), del <strong>gas naturale</strong> (-2,1 punti) e dell&#8217;<strong>energia nucleare</strong> (-2,4 punti).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-produzione-di-energia-rinnovabile-e-aumentata-di-oltre-5-punti-in-5-anni/">In Italia la produzione di energia rinnovabile è aumentata di oltre 5 punti in 5 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-la-produzione-di-energia-rinnovabile-e-aumentata-di-oltre-5-punti-in-5-anni/">Confronto della produzione energetica primaria nell&#8217;Unione europea tra 2020 e 2024</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_309349_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_309349_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309349_tab3"><p>I dati Eurostat riportano la quota di ciascuna fonte energetica prodotta sul totale espressa in migliaia di tonnellate equivalenti di petrolio (ktoe). Le variazioni tra il dato 2020 e il dato 2024 sono espresse in punti percentuali. I dati sulla produzione di energia da gas derivati ed elettricità non sono disponibili.</p>
<p>Nel periodo considerato la produzione energetica della Germania non si avvaleva di torba, bitume e calore. Quelle francese e spagnola, oltre a questi, non prevedeva il ricorso ai combustibili fossili. Quella italiana, oltre a quelle già citate non sfrutta il nucleare.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_BAL_S__custom_21891371/default/table?page=time:2024" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309349"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p> Ogni paese, però, ha le proprie peculiarità. In <strong>Germania</strong>, ad esempio, l&#8217;incremento delle rinnovabili è stato superiore alla media Ue (+15,6 punti), a fronte di una marcata contrazione del nucleare (-16,9 punti) e un lieve aumento dei combustibili fossili (+0,68 punti). <strong>Francia</strong> e <strong>Spagna</strong> seguono dinamiche simili a quelle tedesche. <strong>Il caso italiano invece è diverso</strong>. In assenza di produzione nucleare, <strong>l&#8217;aumento delle rinnovabili è stato più contenuto rispetto alla media europea</strong> (+5,4 punti), a fronte di una diminuzione del ricorso a gas naturale (-2,8 punti) e a petrolio e derivati (-2,7 punti).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il consumo di energia in Ue</h3>



<p>Se la produzione energetica europea si sta spostando con decisione verso le fonti pulite, i dati sui consumi raccontano una storia parzialmente diversa. Tra il 2020 e il 2024, a livello Ue, il consumo di gas naturale è diminuito in modo significativo, passando dal 22% al 19,6% (-2,4 punti), ma <strong>è cresciuto il consumo di petrolio e derivati</strong>, dal 35% al 37,4% (+2,4 punti). È aumentato anche il consumo di energia da fonti rinnovabili e biocarburanti, anche se in misura contenuta (+0,7 punti), a fronte di una analoga diminuzione dei combustibili fossili.</p>


<div id="strillo-testo-block_006ae4b82c2097e2dc567f923becb477" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le abitudini di consumo sembrano cambiare più lentamente rispetto alla produzione.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questi dati aiutano a capire come, se la strategia produttiva europea si stia muovendo nella direzione auspicata, risulti più difficile cambiare le abitudini di consumo di cittadini e imprese. Per questo sarà importante valutare l&#8217;impatto di piani come il RepowerEu anche dopo la conclusione di tutti i progetti.</p>



<p>Anche in questo caso, i singoli paesi mostrano dinamiche differenti. In <strong>Germania</strong> si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-1,5 punti), comunque inferiore alla media europea, a fronte di un incremento del consumo di elettricità (+1,5 punti) e di rinnovabili (+0,7). In <strong>Spagna</strong> la diminuzione del gas naturale è più marcata (-3 punti), ma l&#8217;aumento riguarda soprattutto il petrolio e i suoi derivati (+3 punti). La <strong>Francia</strong> registra una contrazione del gas simile a quella spagnola, a fronte di un incremento di petrolio e rinnovabili di circa 2 punti ciascuno.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni/">In Italia il consumo di petrolio e derivati è aumentato di circa 7 punti in 5 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-consumo-di-petrolio-e-derivati-e-aumentato-di-circa-7-punti-in-5-anni/">Confronto dei tipi di energia consumati nell&#8217;Unione europea tra il 2020 e il 2024</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_BAL_S__custom_21891371/default/table?page=time:2024" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 2 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309356"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>In <strong>Italia</strong>, infine, si registra una diminuzione del ricorso al gas naturale (-3,1 punti) e al calore (-2,3 punti), compensata quasi esclusivamente dall&#8217;aumento del consumo di petrolio e suoi derivati (+6,7 punti).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tema delle importazioni</h3>



<p>Un ultimo aspetto che vale la pena analizzare riguarda la <strong>dipendenza dalle importazioni energetiche</strong>. Al netto delle sanzioni verso la Russia, importare energia da paesi terzi non è di per sé un elemento critico, anzi in alcuni casi è inevitabile. Tuttavia, maggiore è la dipendenza dalle importazioni, più la sovranità energetica di un paese risulta condizionata. Nel 2024 l&#8217;indice di dipendenza dalle importazioni a livello Ue era pari al <strong>57,3%</strong>, un valore sostanzialmente immutato rispetto al 2020. Scomponendo il dato per fonte, si osserva una diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili (-1,6 punti) e, lievemente, di petrolio (-0,18 punti), a fronte di un aumento per il gas naturale (+1,4 punti).</p>



<p>Tra i singoli paesi, gli indici di dipendenza più bassi si registrano in <strong>Estonia</strong> (4,6%), <strong>Svezia</strong> (26,5%) e <strong>Lettonia</strong> (29,3%), mentre i più alti si trovano a <strong>Malta</strong> (98,4%), <strong>Lussemburgo</strong> (91%) e <strong>Cipro</strong> (87,7%). Si tratta di stati dal territorio particolarmente limitato, per i quali il ricorso alle importazioni è quasi obbligato. Tra i principali paesi Ue, l&#8217;<strong>Italia</strong> risultava nel 2024 quello con l&#8217;indice di dipendenza energetica più elevato (73,9%), seguita da <strong>Spagna</strong> (68,9%) e <strong>Germania</strong> (66,8%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2020-e-il-2024-la-dipendenza-dalle-importazioni-energetiche-dellitalia-e-lievemente-aumentata/">Tra il 2020 e il 2024 la dipendenza dalle importazioni energetiche dell&#8217;Italia è lievemente aumentata</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2020-e-il-2024-la-dipendenza-dalle-importazioni-energetiche-dellitalia-e-lievemente-aumentata/">Confronto tra la dipendenza dalle importazioni energetiche nel 2020 e nel 2024 </a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309359_tab3"><p>La dipendenza dalle importazioni di energia indica la quota del fabbisogno energetico totale di un paese soddisfatta tramite importazioni da altri paesi. Il tasso mostra la proporzione di energia che un&#8217;economia deve importare. È definito come le importazioni nette di energia divise per l&#8217;energia lorda disponibile, espresso in percentuale. Può essere definito sia per il totale di tutti i prodotti sia per i singoli combustibili. Un tasso di dipendenza negativo indica un esportatore netto di energia, mentre un tasso di dipendenza superiore al 100% indica che i prodotti energetici sono stati stoccati.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_ind_id__custom_19989435/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=f551cbd2-f545-4a4e-99f5-ee5ecc48f05f&amp;c=1770284734670" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 21 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309359"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309359" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Tra questi tre paesi, la <strong>Germania</strong> fa segnare la variazione più marcata tra il 2020 e il 2024 (+3 punti percentuali), mentre <strong>Spagna</strong> e <strong>Italia</strong> restano sostanzialmente stabili, con un lieve aumento. Nello stesso periodo, <strong>16 dei 27 paesi Ue hanno ridotto, in misura più o meno marcata, la propria dipendenza dalle importazioni di energia</strong>. Le variazioni più significative riguardano <strong>Lettonia</strong> (-16,2 punti), <strong>Finlandia</strong> (-10,1) e <strong>Lituania</strong> (-8,9), probabilmente non a caso alcuni dei paesi del fianco nord-orientale dell&#8217;Unione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un progetto completato a metà</h3>



<p>A quattro anni dalla sua presentazione, <strong>il RepowerEu ha senza dubbio raggiunto quelli che erano gli obiettivi di breve periodo</strong>, in particolare l&#8217;affrancamento dalla Russia. Il crollo delle importazioni di gas, l&#8217;azzeramento di quelle di carbone e la drastica riduzione di quelle di petrolio testimoniano un cambiamento strutturale nelle forniture energetiche europee.</p>


<div id="strillo-testo-block_63886fe04b49aedc0a8cfaf68d014715" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli obiettivi di medio termine del RepowerEu non sono ancora stati raggiunti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Sugli obiettivi di medio termine, invece, il lavoro da fare resta consistente. Da un lato la produzione di energia si sta effettivamente spostando verso le fonti rinnovabili. Dall&#8217;altro, però, i dati sui consumi raccontano una storia diversa: a fronte di una modesta crescita dell&#8217;uso di rinnovabili, <strong>si registra un aumento del consumo di prodotti petroliferi</strong> particolarmente marcato nel caso italiano. Anche sul fronte degli obiettivi dell&#8217;Agenda 2030 ci sono stati dei passi in avanti significativi. Tuttavia, come ha ricordato anche la stessa Commissione europea, i target non sono ancora stati raggiunti e (come per l&#8217;efficienza energetica) la strada da percorrere resta molta. </p>



<p>Infine, va ricordato che <strong>buona parte dei progetti finanziati dal RepowerEu sono ancora in corso e che la maggior parte dei milestone e dei target deve ancora essere rendicontata</strong>. Con l&#8217;avvicinarsi della scadenza di fine agosto per l&#8217;ultima richiesta di pagamento, sarà quindi importante osservare se i paesi Ue riusciranno a completare le misure pendenti nei tempi previsti o se dovranno rinunciare a una parte delle risorse e delle ambizioni iniziali.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em></p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/veduta-aerea-del-campo-di-erba-verde-durante-il-giorno-WIQi8Hiv8JI">Sungrow EMEA</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-energetica-delleuropa-a-che-punto-e-lattuazione-del-repowereu/">La sfida energetica dell’Europa: a che punto è l’attuazione del RepowerEu</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 09:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305307</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello diplomatico è un settore in cui storicamente le donne hanno fatto molta fatica ad affermarsi. Nonostante negli ultimi anni ci siano stati dei progressi per favorire la parità di genere, l'Italia è ancora molto indietro su questo fronte rispetto agli altri paesi europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>carriera diplomatica</strong> rappresenta storicamente uno dei percorsi più prestigiosi e selettivi della pubblica amministrazione. In Italia, come nel resto d’Europa, è stato anche uno degli ambiti in cui più a lungo si è riprodotta una forte <strong>disparità di genere</strong>. Nonostante i progressi degli ultimi decenni, i dati più recenti mostrano come <strong>la presenza femminile ai vertici della diplomazia resti limitata</strong>.</p>



<p>Nel 2024 a livello europeo, secondo le analisi del progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">“Gender in Diplomacy” (GenDip)</a> dell’università di Göteborg, meno di un terzo dei diplomatici di alto rango era composto da donne. In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca stabilmente agli ultimi posti</strong>. La quota di ambasciatrici italiane infatti è inferiore alla media e il divario rispetto agli altri grandi paesi europei è cresciuto nel tempo. Se Francia, Germania e Spagna registrano oggi percentuali comprese tra il 28% e il 33%, il nostro paese resta sotto questa soglia, confermando una distanza strutturale.</p>


<div id="nel-2024-litalia-e-stata-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-alla-guida-di-unambasciata-appena-il-15" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15% </span>la quota di rappresentanti diplomatiche italiane alla guida di un&#8217;ambasciata nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>In questo articolo, realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;<em><a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a></em>, approfondiremo l&#8217;evoluzione nel tempo dell&#8217;accesso delle donne alla carriera diplomatica. Passeremo poi in rassegna i più importanti traguardi raggiunti in questo ambito, con uno sguardo anche su quelle che sono le ultime novità in materia.</p>


<div id="in-italia-fino-al-1960-la-carriera-diplomatica-era-preclusa-alle-donne-la-prima-ambasciatrice-a-pieno-titolo-e-arrivata-solo-nel-1985" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una professione a lungo preclusa per le donne</h3>



<p>Fino alla seconda metà del Novecento, in Italia, l’accesso delle donne alla diplomazia era formalmente impedito. Solo con la <a href="https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/1960/33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza</a> della <strong>Corte costituzionale</strong> del 13 maggio 1960 venne dichiarata illegittima la <a href="https://www.normattiva.it/eli/id/1919/07/19/019U1176/ORIGINAL" target="_blank" rel="noreferrer noopener">norma</a> che escludeva le donne dagli uffici pubblici che implicavano l’esercizio di potestà politiche. Fino ad allora, la carriera diplomatica era considerata <a href="https://brill.com/view/journals/hjd/17/3/article-p339_1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un percorso riservato agli uomini, generalmente provenienti da contesti sociali elevati</a>. In linea con una visione elitaria e maschile della rappresentanza dello stato all’estero.</p>



<p>L’ingresso delle donne nella diplomazia italiana è quindi relativamente recente. Le prime nomine arrivano a partire dagli anni Sessanta. Ma è solo negli anni Ottanta e Novanta che iniziano a emergere figure femminili in ruoli di maggiore responsabilità. La <strong>prima donna a guidare un’ambasciata italiana</strong>, con il ruolo di incaricata d&#8217;affari, risale al 1980. Mentre la <strong>prima ambasciatrice con pieno titolo</strong> viene nominata nel 1985. Da allora i progressi sono stati lenti e discontinui. </p>


<div id="strillo-testo-block_d8d73099db67382dddcb5f7383236ded" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molte delle conquiste femminili nell&#8217;ambito del corpo diplomatico sono arrivate solo nel XXI secolo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Solo nel 2005 infatti le prime donne raggiungono il <strong>grado di carriera di ambasciatore</strong>. Nonostante abbiano la stessa nomenclatura infatti c&#8217;è una differenza tra il termine inteso come vertice politico-amministrativo di un&#8217;ambasciata e il grado di carriera. Non necessariamente le due cose coincidono. Anzi, spesso gli incaricati di guidare un&#8217;ambasciata non arrivano al grado di ambasciatore. Quest&#8217;ultimo si raggiunge solo dopo un <strong>percorso di carriera che dura oltre 20 anni</strong> e che prevede 5 livelli di anzianità.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>La carriera diplomatica</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Sebbene una situazione simile si ritrovi in praticamente tutti i paesi, è doveroso osservare come nella maggior parte degli stati europei ci siano stati dei <strong>progressi molto più marcati rispetto all&#8217;Italia</strong>. Facendo riferimento in particolare ai dati raccolti dal progetto&nbsp;GenDip è possibile osservare l’evoluzione nel tempo dalla componente femminile al vertice delle ambasciate dei principali paesi europei a partire dal 1968, primo anno per cui sono disponibili i dati.</p>


<div id="nel-tempo-il-divario-tra-la-quota-di-donne-diplomatiche-italiane-rispetto-alla-media-ue-e-aumentato-nel-2024-era-di-15-punti-percentuali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come alla fine degli anni Sessanta la media europea delle donne diplomatiche fosse vicina allo 0%. Nei decenni successivi si assiste a una lenta ma costante crescita. <strong>Solo a partire dal XXI secolo tuttavia si riscontrano percentuali che raggiungono la doppia cifra, fino ad arrivare a una quota del 30% registrata a fine 2024</strong>. Si tratta di un valore superiore di 7 punti percentuali rispetto alla media globale fatta registrare nello stesso periodo.</p>



<p>Con specifico riferimento all’<strong>Italia</strong> invece si nota una quota di donne che, seppur aumentata nel tempo, si è mantenuta costantemente al di sotto della media europea. Il divario è anzi aumentato con il passare del tempo, fino a raggiungere una <strong>distanza di 15 punti percentuali rispetto alla media Ue</strong> già nel 2021 e poi confermata nel 2024.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">L&#8217;Italia è agli ultimi posti in Europa per quota di donne diplomatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-agli-ultimi-posti-in-europa-per-quota-di-donne-diplomatiche/">Evoluzione della percentuale di donne diplomatiche provenienti dai paesi dell&#8217;Unione Europea (1968-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_305293_tab3"><p>Per l&#8217;Italia va notato che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e quanto riportato dal <a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noopener">sito ufficiale</a> della Farnesina. in particolare, le ambasciate di Accra, Baghdad, Pretoria, Bangkok e Tashkent sono guidate da incaricati d&#8217;affari anziché da ambasciatori.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noopener">GenDip</a> e Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 21 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15 </span>il divario, in punti percentuali, della quota di donne ambasciatrici italiane rispetto alle media Ue registrato nel 2021 e nel 2024.</p>
			        </section>
		


<p>La differenza è piuttosto marcata anche confrontando l’Italia con gli altri principali paesi Ue. Sia <strong>Francia</strong> (33%), che <strong>Germania</strong> (30%) che <strong>Spagna</strong> (28%) riportavano nel 2024 percentuali molto superiori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Donne in ruoli chiave: progressi ancora lenti e insufficienti</h3>



<p>Nel paragrafo precedente ci siamo soffermati sulla poca frequenza delle donne alla guida di un’ambasciata. Adesso ci concentreremo invece sulle diplomatiche che sono riuscite a raggiungere <strong>incarichi di vertice</strong> nel corso della loro carriera, con particolare riferimento all&#8217;Italia. Per far questo abbiamo censito i vari<strong> incarichi riservati a personale diplomatico</strong>. È necessario qui ribadire che ci sono alcune differenze tra i dati raccolti dal progetto&nbsp;<a href="https://www.gu.se/en/gendip" target="_blank" rel="noreferrer noopener">GenDip</a>&nbsp;e quanto è possibile ricostruire dai dati riportati dal&nbsp;<a href="https://www.esteri.it/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito ufficiale</a>&nbsp;della Farnesina, fonte principale utilizzata per questo paragrafo.</p>


<div id="strillo-testo-block_813b6f19639a911530229a69a74e9c26" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Alcune nomine di natura politica potrebbero favorire un riequilibrio di genere nell&#8217;ambito diplomatico. </p>
			        </section>
		</div>



<p>Oltre ai vertici delle ambasciate, rientrano in questa analisi anche ruoli chiave all’interno del ministero degli esteri ma anche quelli di <strong>consigliere diplomatico</strong> di ministri, della presidenza del consiglio o di quella della repubblica. Quest’ultimo incarico ha una connotazione molto particolare in quanto, pur rimanendo riservato a diplomatici di carriera, prevede una <strong>nomina politica</strong>. </p>



<p>Considerando il 2024 come anno di riferimento, possiamo osservare che sono solo 2 su 21 le donne che ricoprivano questo incarico. Si tratta di <strong>Isa Ghivarelli</strong> e <strong>Serena Lippi</strong>, rispettivamente consigliere diplomatiche dei ministri Casellati (riforme istituzionali) e Valditara (istruzione). Ci sono poi 2 donne (su un totale di 14 incarichi censiti) che ricoprono posizioni di vertice all’interno del ministero degli esteri. Si tratta di <strong>Patrizia Falcinelli</strong> e <strong>Nicoletta Bombardiere</strong>, direttrici generali rispettivamente delle direzioni per le risorse e l’innovazione e per la mondializzazione e gli affari globali.&nbsp;</p>


<div id="il-2024-e-stato-lanno-in-cui-si-e-registrata-la-maggior-quota-di-donne-in-ruoli-chiave-considerando-ministeri-e-ambasciate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Le <strong>ambasciatrici</strong> in servizio erano <strong>19 su 134</strong>. La loro distribuzione geografica mostra come le sedi più strategiche continuino a essere prevalentemente affidate a uomini. Ci sono però alcune eccezioni. È il caso ad esempio di <strong>Mariangela Zappia</strong> che è stata ambasciatrice italiana presso gli <strong>Stati Uniti</strong> e di <strong>Cecilia Piccioni</strong>, incaricata presso la <strong>Federazione Russa</strong>. Oltre a loro da segnalare anche altre 2 donne incaricate presso paesi che fanno parte del G20. Si tratta di <strong>Emilia Gatto</strong> (Corea del sud) ed <strong>Emanuela D’Alessandro</strong> (Francia).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Nel 2024 c&#8217;erano ambasciatrici italiane in 4 paesi del G20</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-cerano-ambasciatrici-italiane-in-4-paesi-del-g20/">Elenco delle donne con incarico di ambasciatrice presso paesi terzi e organizzazioni internazionali o con altri ruoli chiave</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305298_tab3"><p>Si noti che c&#8217;è una differenza tra il grado di ambasciatore/ambasciatrice che si raggiunge per anzianità e il ruolo di ambasciatore/ambasciatrice inteso come vertice diplomatico di un&#8217;ambasciata presso un paese terzo o un&#8217;organizzazione internazionale. Non necessariamente i due ruoli coincidono, anzi si tratta di una sovrapposizione abbastanza rara.</p>
<p>Si noti inoltre che gli incarichi di <span data-sheets-root="1">Mariangela Zappia come ambasciatrice presso gli Stati Uniti, di Giuseppina Zarra in Bulgaria e di Cecilia Piccioni presso la federazione russa si sono conclusi nel corso del 2025. Si noti infine che Laura Ranalli, vertice dell&#8217;ambasciata presso il Ghana risulta avere come ruolo quello di incaricata d&#8217;affari con lettera d&#8217;incarico. </span></p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-305298"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Considerando complessivamente i ruoli chiave ricoperti dalle donne nell’ultimo decennio, possiamo osservare come <strong>proprio il 2024 sia stato il momento in cui la quota femminile ha toccato il punto più alto</strong>. Logicamente le donne con incarico di ambasciatrice risultano dare il contributo maggiore (10,92%). Troviamo poi le consigliere diplomatiche e le direttrici generali (1,2%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Una donna consigliera diplomatica del Quirinale tra il 2015 e il 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/">Quota di donne che ricoprono posizioni chiave all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano (2014-2024)</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_305303_tab3"><p>Il grafico riporta la quota totale di ruoli chiave ricoperti da donne all&#8217;interno del corpo diplomatico italiano nel periodo compreso tra il 2014 e il 2024. Gli incarichi censiti consistono in: incaricato d&#8217;affari con lettera, ambasciatore, rappresentanza permanente presso organismi internazionali, capo di gabinetto del ministro, consigliere diplomatico, direttore generale/capo ufficio di primo livello, segretario generale del ministero. Il numero di incarichi attribuiti può variare di anno in anno.</p>
</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione e dati Openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305303"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305303" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/una-donna-consigliera-diplomatica-del-quirinale-tra-il-2015-e-il-2022/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Occorre precisare però che ci sono alcuni incarichi particolarmente rilevanti che se da un punto di vista quantitativo non contribuiscono ad aumentare in maniera significativa la quota di donne in ruoli chiave, da quello qualitativo rappresentano traguardi molto importanti. Su tutti, da citare l’incarico di <strong>consigliere diplomatico del presidente della repubblica, svolto da Emanuela D’Alessandro </strong>tra il 2015 e il 2022. Da segnalare anche l’incarico di <strong>capo di gabinetto del ministro degli esteri svolto da Cecilia Piccioni</strong> tra il 2022 e il 2024. La stessa Piccioni è poi passata alla guida della <strong>Direzione generale per gli affari politici e di sicurezza</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 </span>donna nominata come consigliera diplomatica della presidenza della repubblica.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Come si accede alla carriera diplomatica in Italia</h3>



<p>Come già accennato nell&#8217;introduzione, l&#8217;accesso alla carriera diplomatica è particolarmente selettivo. Con riferimento all&#8217;Italia, fino allo scorso anno infatti, i <a href="https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/opportunita/al-maeci/carriera_diplom/concorso_diplomatico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">requisiti</a> prevedevano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>il possesso di una laurea specialistica/magistrale o di un titolo equivalente nei tre grandi filoni delle scienze politiche/relazioni internazionali, della giurisprudenza, o dell&#8217;economia;</li>



<li>il superamento di una prova attitudinale;</li>



<li>il superamento di 5 prove scritte;</li>



<li>il superamento di una prova orale a cui possono aggiungersene anche altre facoltative (in diverse lingue).</li>
</ul>



<p>Da segnalare che l&#8217;impostazione del concorso cambierà a partire dal 2026 in seguito a una <a href="https://www.esteri.it/it/sala_stampa/archivionotizie/comunicati/2025/12/il-ministro-tajani-presenta-la-riforma-della-farnesina-operativa-dal-2026/">riforma</a> del dicastero voluta dall&#8217;attuale ministro <strong>Antonio Tajani</strong>. La prova sarà aperta a tutti gli studenti in possesso di una laurea magistrale. La nuova struttura inoltre si svilupperà su due fasi: una <strong>prova di base comune</strong> (logica, inglese, cultura generale internazionalistica), seguita da <strong>esami specialistici</strong> basati sui &#8220;profili&#8221; scelti (commerciale-economico, cybersecurity-digitale e classico/politico).</p>



<p>Data la complessità di questo percorso, non ci si aspetterebbero particolari differenze di genere nei soggetti che riescono ad accedere alla carriera diplomatica. Anzi, forse ci si potrebbe attendere un maggior successo delle donne considerando che queste ultime, come abbiamo avuto modo di&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/quanto-incide-la-segregazione-di-genere-nei-percorsi-di-istruzione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, <strong>non solo raggiungono maggiormente la laurea nelle discipline umanistiche</strong> <strong>ma spesso ottengono risultati migliori rispetto agli uomini</strong>.</p>


<div id="negli-ultimi-20-anni-le-donne-che-hanno-avuto-accesso-alla-carriera-diplomatica-sono-state-solamente-il-31" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> messi a disposizione dal ministero degli esteri sui risultati dei concorsi svolti negli ultimi 20 anni descrivono invece <strong>un quadro abbastanza diverso</strong>. Tra il 2003 e il 2024 si sono svolti in totale 19 concorsi. In questo periodo la quota di donne entrate in servizio dopo aver superato le prove si è attestata al 31% circa. <strong>Ancora oggi quindi la percentuale di uomini assunti è più che doppia</strong>.</p>



<p>Analizzando le singole annualità, possiamo osservare che il dato più elevato si è registrato proprio nel 2024, con una quota di donne assunte in servizio pari al 45,8%. Dati particolarmente bassi invece all’inizio della serie storica, in particolare <strong>nel 2004 solo il 13% di donne ha superato il concorso</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Le donne che hanno superato il concorso diplomatico negli ultimi vent’anni sono meno di un terzo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-donne-che-hanno-superato-il-concorso-diplomatico-negli-ultimi-ventanni-sono-meno-di-un-terzo/">Distribuzione, per genere, dei diplomatici assunti in servizio (2003-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2024/12/statistiche-concorso-diplomatico-aggiornate-al-2024-pdf.pdf" target="_blank" rel="noopener">Maeci</a>.                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 31 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305295"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305295" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">Una parità ancora da costruire</h3>



<p>È piuttosto complesso riuscire a ricostruire le cause di questo sbilanciamento. Tuttavia, secondo alcuni <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi accademici</a>, uno dei motivi potrebbe riguardare le maggiori difficoltà che di solito incontrano le donne nel conciliare vita familiare e professionale. Secondo questa visione, il sistema diplomatico &#8211; non solo in Italia &#8211; tenderebbe a <strong>premiare chi non è costretto a interrompere o rallentare frequentemente la carriera per carichi di cura. </strong>Oltre a chi da la più ampia disponibilità alla mobilità internazionale. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>A study by Politic Science’s professors Romain Lecler and Yann Goltrant on french diplomats concluded that the main difference between the two genders was the amount of time they had spent abroad, with women five times more likely to take leave during their careers and twice as likely to avoid all international assignments. Women also travelled to destinations closer to home. Perhaps as a result, Lecler writes, female diplomats were half as likely as their male counterparts to attain high-ranking positions. Spanish career diplomats reported similar experiences when the Spanish Court of Auditors asked them.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://civio.es/poder/2025/12/04/only-three-out-of-ten-ambassadors-from-european-union-countries-are-women/#:~:text=The%20reasons%20behind%20the,a%20woman%20helps." target="_blank">&#8211; M. Álvarez del Vayo, A. Maqueda, C. Torrecillas &#8211; Only three out of ten ambassadors from European Union countries are women (4 dicembre 2025).</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Negli ultimi anni il quadro normativo a tutela della parità di genere si è rafforzato, anche per quanto riguarda il corpo diplomatico. Tale principio &#8211; oltre che dalla Costituzione (articoli 3, 37, 51) &#8211; è sancito dal <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-11;198" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Codice delle pari opportunità</a>. Inoltre il ministero degli affari esteri ha adottato un nuovo <a href="https://www.esteri.it/wp-content/uploads/2025/01/G_PTAP-2025-2027.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano triennale di azioni positive</a> (2025-2027) che mira a promuovere l’equilibrio di genere. Tra le misure previste figurano<strong> il rafforzamento del lavoro agile, il sostegno alla genitorialità, la promozione delle carriere femminili e una maggiore attenzione alla dimensione di genere nei processi di valutazione</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_8b9ef1421b229de6fd88275fc0c5c72b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Serve anche un cambiamento culturale per favorire la parità di genere nell&#8217;ambito diplomatico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Anche la recente riforma della Farnesina, con la revisione del concorso diplomatico e l’introduzione di percorsi più articolati e specializzati, potrebbe incidere nel medio periodo sulla composizione di genere del corpo diplomatico. Resta però da <strong>verificare se questi strumenti saranno sufficienti a incidere su dinamiche strutturali radicate da decenni</strong>.</p>



<p>In una prospettiva ventennale, i dati indicano un miglioramento nell’accesso delle donne alla carriera diplomatica, testimoniato dall’aumento della componente femminile tra i nuovi ingressi. Questo progresso, tuttavia, <strong>non si riflette ancora in modo proporzionale nei livelli apicali</strong>. Il divario osservato è anche il risultato di disuguaglianze stratificate nel tempo, che continuano a incidere sulle progressioni di carriera. Per evitare che questo tetto di cristallo persista in un settore chiave dell’amministrazione pubblica, accanto agli interventi normativi appare quindi necessario un <strong>cambiamento culturale più profondo</strong>, capace di incidere sulle modalità di valutazione, selezione e assegnazione degli incarichi.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a> in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ChatEurope</a> and is released under a <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a> licence</em>.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.interris.it/italia/beccalli-cattolica-atenei-chiamati-ad-agire-come-arene-geopolitiche" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ministero degli esteri</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-le-donne-arrivare-ai-vertici-del-corpo-diplomatico-e-ancora-molto-difficile/">Per le donne arrivare ai vertici del corpo diplomatico è ancora molto difficile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre l'Unione europea nel suo complesso si sta avvicinando all'obiettivo di abbattere l'abbandono scolastico precoce, alcuni paesi - tra cui la Germania - sembrano allontanarsi dai target.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L&#8217;Unione europea si sta avvicinando all&#8217;obiettivo</strong> di ridurre sotto il 9% l&#8217;abbandono scolastico precoce, fissato per il 2030, ma <strong>non tutti i paesi marciano alla stessa velocità e nella stessa direzione</strong>.</p>



<p>Nel 2024 il <strong>9,4% dei giovani europei tra 18 e 24 anni</strong> aveva lasciato gli studi con al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore. Quasi 2 punti percentuali in meno rispetto a dieci anni prima, quando l&#8217;abbandono scolastico precoce colpiva oltre l&#8217;11% dei giovani.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-1,7 </span>il calo, in punti percentuali, del tasso di abbandono scolastico in Ue tra 2014 e 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Un trend positivo, <strong>trainato in particolare dai paesi mediterranei &#8211; su tutti quelli della penisola iberica</strong>. Anche se nel tempo il modo di calcolare l&#8217;indicatore è stato aggiornato, rendendo non perfettamente comparabili i dati in serie storica, l&#8217;ordine di grandezza appare evidente. Nel 2014 in Spagna quasi il 22% dei giovani aveva lasciato precocemente i percorsi scolastici o di formazione; in Portogallo il 17,3%. Oggi i due paesi si attestano rispettivamente al 13% e al 6,6%, con un calo di 8,9 e 10,7 punti percentuali.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Portogallo e Spagna sono i paesi Ue con più progressi nel contrasto dell&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Andamento nei paesi Ue della percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Anche diversi altri stati dell&#8217;Europa meridionale hanno registrato un miglioramento superiore ai 5 punti percentuali. In particolare Malta (-7,4 punti), Grecia (-6) e Italia (-5,2).</p>



<p>Negli ultimi anni, <strong>alcuni paesi invece si segnalano per una tendenza all&#8217;aumento della dispersione formativa e scolastica</strong>. Nell&#8217;arco del decennio, l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono precoce è infatti cresciuta di oltre 2 punti percentuali in Danimarca (+2,3 punti), Lituania (2,5), Germania (3,4) e Cipro (4,5). Numeri non perfettamente comparabili, come detto, dal momento che la metodologia di calcolo è stata aggiustata nell&#8217;arco del decennio.</p>



<p>Tuttavia una<strong> spaccatura nelle tendenze di fondo sembra piuttosto nitida</strong>. Alcuni paesi, soprattutto dell&#8217;Europa del sud, hanno migliorato molto la propria posizione negli ultimi anni; altri mostrano una traiettoria molto meno chiara, se non in possibile peggioramento. Si tratta di aspetti da monitorare e di cui tenere conto nella definizione delle politiche educative per l&#8217;intero continente.</p>



<p>Se l&#8217;Unione nel suo complesso sta dimostrando una certa capacità di raggiungere gli obiettivi sull&#8217;abbandono scolastico, centrando prima i target per il 2020 e adesso avvicinandosi a quelli per il 2030, non altrettanto si può dire di tutti i suoi stati membri.</p>


<div id="94-di-abbandoni-scolastici-precoci-nel-2024-leuropa-nel-suo-complesso-si-sta-avvicinando-allobiettivo-del-2030-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il percorso dei paesi verso gli obiettivi europei</h3>



<p>Da oltre un decennio le politiche dell&#8217;Unione europea hanno individuato nella <strong>riduzione degli abbandoni scolastici precoci</strong> uno degli obiettivi principali per la competitività del Vecchio Continente.</p>



<p>Dapprima, nel 2010, inserendo tra gli obiettivi della <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia Europa 2020</a> quello di <strong>ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%</strong>. Questo obiettivo è stato raggiunto a livello continentale proprio tra il 2020 e il 2021: in quella fase per la prima volta la quota di abbandoni è scesa sotto la soglia stabilita.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,7% </span>il tasso di abbandono precoce in Ue nel 2021.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Nel 2021, nel pieno dell&#8217;emergenza Covid, sono stati aggiornati gli obiettivi sull&#8217;educazione</strong>, nell&#8217;ambito della ridefinizione del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione. In questo contesto, una risoluzione del consiglio dell&#8217;Unione europea nel&nbsp;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">febbraio 2021</a> ha abbassato di un punto l&#8217;obiettivo Ue, in vista del 2030.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La percentuale di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione dovrebbe essere inferiore al 9% entro il 2030.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&#038;from=EN" target="_blank">&#8211; Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2021-2030) </a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Una soglia quindi ancora più sfidante,</strong> che sulla carta sembrerebbe alla portata del Vecchio Continente. In uscita dalla pandemia, nel 2023, la quota di abbandoni precoci era già scesa al 9,6%, calando ulteriormente al 9,4% l&#8217;anno successivo. A più di cinque anni dalla scadenza manca meno di mezzo punto percentuale per raggiungere l&#8217;obiettivo continentale.</p>


<div id="mentre-nelleuropa-meridionale-la-quota-di-chi-abbandona-precocemente-la-scuola-e-diminuita-altri-paesi-delleuropa-settentrionale-sembrano-allontanarsi-dagli-obiettivi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Come detto però <strong>il percorso nell&#8217;ultimo decennio non è stato lineare per tutti i partner europei</strong>. Nel 2014 19 paesi su 27 avevano raggiunto il target del 10%; 15 di questi erano anche già al di sotto della soglia del 9% che sarebbe stata fissata nel decennio successivo.<strong> Dieci anni dopo sono saliti a 20, di cui 17 già in linea con i target per il 2030</strong>.</p>



<p>In questo miglioramento complessivo, <strong>spicca l&#8217;arretramento di alcuni paesi rispetto agli obiettivi europei</strong>. Come si nota dalla mappa, mentre alcuni paesi passano dal &#8220;rosso&#8221; degli obiettivi non raggiunti al &#8220;verde&#8221; del target centrato, altri hanno fatto il percorso inverso. </p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Alcuni paesi, tra cui la Germania, si stanno allontanando dagli obiettivi Ue sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014 vs 2024)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-302102"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Nel corso del decennio, <strong>Cipro</strong> è passata da un&#8217;incidenza inferiore al 9% (6,8% nel 2014) all&#8217;11,3% attuale. La <strong>Germania</strong>, che già nel 2014 aveva raggiunto gli obiettivi per il 2020, attestandosi al 9,5%, nell&#8217;ultimo quadriennio ha costantemente superato il 12%. La <strong>Lituania</strong>, pur restando sempre al di sotto del 9%, è passata dal 5,9% del 2014 all&#8217;8,4% attuale. In <strong>Danimarca</strong> il tasso di abbandono nel 2014 era inferiore al 9% (8,1% in quell&#8217;anno), mentre negli ultimi due anni si è attestato al 10,4%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo di breve periodo sul fenomeno</h3>



<p>Questo sguardo di lungo periodo (2014-2024) <strong>sconta purtroppo anche le variazioni metodologiche intervenute nel tempo</strong>. Negli ultimi due decenni le istituzioni Ue hanno fatto un grande sforzo in termini di armonizzazione tra i paesi. Tuttavia aspetti come l&#8217;istruzione informale e i programmi con <em>partial level completion</em> (corsi di studi che non danno accesso diretto al livello successivo, ad esempio l&#8217;università) possono essere perimetrati con modalità che si prestano a variazioni e aggiustamenti nel tempo, in base alle decisioni dei paesi, nonostante la presenza di linee guida comuni. </p>



<p><strong>Se si osserva un periodo più ristretto</strong>, in modo da contenere l&#8217;impatto delle variazioni metodologiche, <strong>la tendenza alla crescita per alcuni paesi appare comunque confermata</strong>. Esaminiamo il periodo 2021-2023, una fase in larga parte esente dalle revisioni metodologiche che hanno coinvolto tutti paesi nell&#8217;immediatezza della pandemia e poi solo alcuni stati nel 2024. Tra 2021 e 2023, nell&#8217;immediato post-Covid, la crescita è stata superiore al punto percentuale in Slovenia, Portogallo, Finlandia, Romania, Lituania e Paesi Bassi.</p>


<div id="in-germania-si-e-passati-dal-122-del-2021-al-125-del-2022-al-13-del-2023" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In <strong>Germania</strong> si è passati dal 12,2% del 2021, al 12,5% del 2022, al 13% del 2023: un aumento di quasi un punto nel triennio, sostanzialmente confermato con la rilevazione del 2024. In <strong>Danimarca</strong> dal 9,8% del 2021 al 10,4% del 2023.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Le tendenze a breve termine: dove l&#8217;abbandono scolastico precoce è in aumento e dove è in calo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Percentuale di abbandoni precoci negli stati Ue (2021-2023)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304622"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Nello stesso periodo, <strong>ci sono anche diversi paesi che hanno migliorato l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono</strong>; il miglioramento è stato superiore al punto percentuale in stati come Svezia, Slovacchia, Polonia, Italia, Lussemburgo e Bulgaria.</p>



<p>Il confronto tra stati è cruciale per monitorare le traiettorie dei paesi nel raggiungimento dell&#8217;obiettivo del 9% entro questo decennio. Allo stesso tempo, su fenomeni socio-educativi come questi, ciascuno stato non è un monolite: gli abbandoni precoci della scuola e della formazione non colpiscono indistintamente tutti i giovani e tutti i territori. </p>



<p>Una variabile fondamentale in questo senso è anche la <strong>perifericità dell&#8217;area in cui si abita</strong>. Chi vive in contesti meno urbanizzati potrebbe avere infatti meno possibilità di accedere all&#8217;istruzione di livello superiore o a percorsi di formazione, specialmente dove questo tipo di servizi e opportunità mancano. Questo aspetto emerge chiaramente ad esempio nel caso delle aree interne italiane, <a href="https://www.openpolis.it/il-gap-sugli-apprendimenti-nelle-aree-interne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistematicamente più in difficoltà</a> in tutti gli indicatori che riguardano l&#8217;accesso e la qualità dell&#8217;istruzione.</p>



<p>A livello continentale, è particolarmente visibile nella formazione destinata agli adulti, come emerso nell&#8217;ultimo <a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/comparative-report.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Education and Training Monitor 2024</a> della Commissione europea. I paesi che hanno più difficoltà a coinvolgere gli adulti (25-64 anni) in programmi di <em>Adult learning</em> sono anche quelli dove il divario urbano-rurale è più ampio. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Overall, the gap between rural (and suburban) and urban rates is wider in underperforming countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9637e78f-acc7-11ef-acb1-01aa75ed71a1/language-en" target="_blank">&#8211; European Commission: Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Education and training monitor 2024 – Comparative report, Publications Office of the European Union, 2024</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Ciò può essere il sintomo di una <strong>difficoltà in alcune aree del Continente nello sviluppare un sistema educativo e formativo adeguato ai bisogni della popolazione</strong>. Proviamo a capire se questo problema riguarda anche l&#8217;istruzione e formazione rivolta ai più giovani, analizzando l&#8217;impatto dei divari territoriali nell&#8217;abbandono scolastico precoce nel Vecchio Continente.</p>


<div id="nellue-il-fenomeno-e-piu-grave-al-di-fuori-dei-centri-urbani-tuttavia-in-paesi-come-germania-e-italia-lincidenza-dellabbandono-precoce-supera-il-10-nelle-citta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La spaccatura centro-periferie nel fenomeno dell&#8217;abbandono precoce</h3>



<p>In media nell&#8217;Unione europea il <strong>fenomeno incide molto di più al di fuori dei grandi centri urbani</strong>. Nelle aree classificate come <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Urban_centre" target="_blank" rel="noreferrer noopener">urban centre</a> l&#8217;obiettivo del 9% è infatti già stato raggiunto. Nel 2024 queste aree a maggiore densità abitativa hanno visto un tasso di abbandoni precoci pari all&#8217;8,3%. Fuori dai centri, la quota sale al di sopra del 10% nelle zone meno urbanizzate: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Town_or_suburb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">towns and suburbs</a> (10,3%) e <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Rural_area" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rural areas</a> (10,1%).</p>



<p>Nell&#8217;arco dell&#8217;ultimo decennio miglioramenti a livello europeo si sono registrati a prescindere dal grado di urbanizzazione, ma in modo che sembrerebbe più sensibile nelle aree rurali (-2,4 punti percentuali rispetto al 2014) rispetto a centri più urbanizzati (-1,2) e intermedi (-1,5).</p>



<p>Queste tendenze medie però non si registrano ovunque. In primo luogo, <strong>in alcuni stati l&#8217;incidenza degli abbandoni precoci supera il 10% nelle città</strong>: Germania (12,4%), Malta (11,4%), Spagna (11,3%), Italia (10,9%) e Austria (10,4%). Mentre il fenomeno colpisce le aree rurali soprattutto dell&#8217;Europa centro-orientale: Romania (26,3%), Bulgaria (17,7%), Ungheria (16,9%) &#8211; ma anche in quelle danesi (15,5%) e spagnole (14,6%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Nelle zone rurali della Romania il 26% dei giovani ha abbandonato precocemente gli studi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Abbandoni precoci dell&#8217;istruzione e della formazione negli stati europei per grado di urbanizzazione (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304624"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>In secondo luogo, nell&#8217;arco del decennio <strong>la tendenza al calo nelle aree rurali è rilevabile soprattutto nei paesi dell&#8217;Europa meridionale</strong>. Ovvero quelli che hanno registrato i miglioramenti più consistenti nel periodo. Il tasso di abbandoni precoci è calato di oltre 13 punti percentuali nelle aree rurali del Portogallo tra 2014 e 2024, di 11,6 punti in quelle della Spagna, -11,5 punti nelle aree rurali della Bulgaria, -9,8 in quelle greche, -5,4 in quelle italiane.</p>



<p>Al contrario, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Lituania</strong>, <strong>Germania</strong> e <strong>Cipro</strong> &#8211; <strong>i paesi che hanno visto un arretramento nell&#8217;ultimo decennio &#8211; sono anche quelli dove la situazione delle aree rurali è più peggiorata rispetto all&#8217;abbandono scolastico</strong>. Nelle aree meno urbanizzate di Danimarca, Lituania e Germania la crescita nel tasso di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione è stata superiore ai 3 punti percentuali. Un peggioramento da cui non sono comunque esenti anche le aree più urbanizzate di questi paesi. </p>



<p>L&#8217;andamento dell&#8217;abbandono scolastico precoce ha quindi connessioni con il territorio che vanno ben oltre il dato del singolo stato e che per questo motivo richiedono un approfondimento in chiave locale per comprendere meglio la situazione. Così da valutare i divari esistenti tra le regioni che compongono l&#8217;Unione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari territoriali tra le regioni europee</h3>



<p>Se si considerano tutte le regioni dell&#8217;Unione, anche al di fuori del continente europeo, quella con l&#8217;incidenza più elevata di abbandono scolastico è la <strong>Guyana francese</strong> (29,4% nel 2024). Da segnalare in questo senso anche la spagnola Ciudad de Melilla (26%) e le Azzorre portoghesi (19,8%).</p>



<p>Sul Continente, escludendo i territori d&#8217;oltremare ed extraeuropei, il fenomeno incide maggiormente nei Balcani orientali e nell&#8217;Europa orientale. In particolare nel Sud-Est della Romania (26,2%), nell&#8217;ungherese Észak-Magyarország (21,6%) e in altre regioni rumene come Centru (21,6%) e Sud-Muntenia (19%) e nella bulgara Yugoiztochen (18,1%). L&#8217;incidenza è elevata anche nell&#8217;Europa meridionale, in particolare in territori spagnoli come le Isole Baleari (20,1%) e Región de Murcia (18,2%).</p>


<div id="sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Il Sud-Est (Romania) è la regione europea con più abbandoni precoci nel 2024</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Percentuale di abbandoni precoci nelle regioni Ue (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304629"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Da notare come <strong>al di sopra del 15% di abbandoni precoci</strong> &#8211; insieme ad altre regioni dell&#8217;Europa orientale meridionale tra cui alcune rumene (Sud-Vest Oltenia, Nord-Est), spagnole (La Rioja, Andalucía), italiane (come la Sicilia) &#8211; si registri la <strong>presenza di diverse aree della Germania</strong>. Tra queste Weser-Ems (18,1%), Koblenz (16,8%), Niedersachsen (16,1%), Schleswig-Holstein (16%), Lüneburg (15,7%), nonché la regione della capitale di stato, Berlino (15,5%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Come è cambiato l&#8217;abbandono precoce dell&#8217;istruzione e della formazione nelle regioni europee</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media nelle regioni Ue (2014 vs 2024)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p><strong>Sono tedesche anche le regioni con il maggior incremento di abbandoni nell&#8217;arco del decennio</strong>. A livello di Nuts1 &#8211; il livello di aggregazione maggiore delle regioni europee &#8211; ai primi posti spiccano Thüringen (13,1% nel 2024, 7 punti percentuali in più rispetto a dieci anni prima), Niedersachsen (16,1%, +5,5 punti) e Brandenburg (14,3%, +5,3 punti). Scendendo a livello di Nuts2 &#8211; livello più fine di ripartizione &#8211; gli incrementi appaiono ancora più ampi. Oltre 7 punti percentuali in più in territori come Weser-Ems, Niederbayern, Unterfranken e Gießen. Da notare come, nella massima parte dei casi, questi incrementi non si osservano solo con uno sguardo di lungo periodo (2014-2024), ma spesso anche con uno di breve periodo (2021-2023), come tale meno sensibile alle variazioni metodologiche intervenute nel tempo. </p>



<p>In Thüringen in questo periodo più ristretto l&#8217;aumento è stato di 1,3 punti percentuali, in Niedersachsen di 3,5 punti, tendenze coerenti con quella della Germania nel suo complesso. Per l&#8217;intero paese la crescita tra 2021 e 2023 è stata di quasi un punto: da 12,3% a circa il 13%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno da non sottovalutare per lo sviluppo della Ue</h3>



<p>Sulla scorta degli obiettivi europei, l&#8217;ultimo decennio ha visto un significativo <strong>miglioramento della situazione nel nostro Continente</strong>, rendendo sempre più contenuta la quota di giovani che lasciano la scuola con al massimo la licenza media.</p>



<p>Pur negli aggiornamenti di metodologia, si trovava in questa condizione l&#8217;11,1% dei giovani europei nel 2014; la quota era scesa al 10% all&#8217;arrivo della pandemia e successivamente ha continuato a scendere fino al 9,4% attuale. <strong>Con questo trend è ragionevole supporre che l&#8217;obiettivo di scendere al di sotto del 9% entro il 2030 possa essere conseguito</strong>.</p>



<p>Allo stesso tempo, il <strong>quadro è molto più in chiaroscuro di quanto la medie europee possano mostrare</strong>. Da un lato la situazione è migliorata nettamente in paesi che storicamente erano più colpiti dagli abbandoni precoci, a partire da quelli dell&#8217;Europa meridionale. Dall&#8217;altro, in alcuni paesi dell&#8217;Europa centrale e settentrionale si osservano segnali di peggioramento e restano ampi i divari tra centri urbani e aree rurali, così come tra le singole regioni di uno stesso paese.</p>



<p>Vi sono poi segnali che l&#8217;indicatore europeo sull&#8217;abbandono precoce non è in grado di cogliere. La dispersione scolastica è infatti un fenomeno complesso, che mal si presta ad essere esaminato con le sole uscite precoci dai percorsi di istruzione e formazione. Questa è infatti solo la punta dell&#8217;iceberg: sotto la superficie c&#8217;è una parte &#8220;implicita&#8221; del fenomeno che è molto più difficile da monitorare. </p>



<p>Parliamo di quella che <strong>nel contesto italiano è stata denominata &#8220;dispersione implicita&#8221;</strong>: la quota di giovani che completano gli studi senza però competenze corrispondenti al loro livello di istruzione. In Italia, in seguito alla pandemia, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">la quota di studenti che all&#8217;ultimo anno delle superiori hanno competenze del tutto inadeguate</a> è cresciuta sensibilmente, dal 7,5% del 2019 a quasi il 10%. Nel 2025 si è attestata all&#8217;8,7%, segnalando che l&#8217;emergenza educativa non è ancora del tutto superata, almeno in questo paese.</p>



<p>Di fronte a queste tendenze, dotarsi di strumenti per monitorare anche questi aspetti sommersi del fenomeno è quanto mai necessario. Così come non si può rinunciare, parlando di abbandono scolastico, a uno sguardo che vada oltre i confini degli stati, approfondendo le tendenze in chiave interna. Specialmente laddove aree come quelle rurali risultano incapaci di tenere il passo in termini di accesso all&#8217;istruzione per i propri giovani abitanti. A maggior ragione quando il problema non riguarda solo le aree periferiche del Continente, ma anche il suo cuore pulsante.</p>



<p>In un contesto globale in cui l’accesso al lavoro di qualità richiede competenze sempre più elevate, queste differenze territoriali e il ritardo nel migliorare i livelli di istruzione possono produrre due rischi. Da un lato, quello di rafforzare fratture sociali ed economiche, producendo un’Europa a più velocità, con regioni in grado di inserirsi nei processi di globalizzazione e altre destinate a rimanere ai margini dello sviluppo. Dall&#8217;altro, in definitiva, quello di minare l&#8217;autonomia e le possibilità di sviluppo dell&#8217;Unione europea in un contesto globale sempre più critico.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em></p>



<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/it/foto/aula-vuota-con-banchi-e-sedie-vicino-alle-finestre-vYshbugcfSU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allen Y (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295907</guid>

					<description><![CDATA[<p>La convenzione di Istanbul richiedeva già nel 2011 rilevazioni specifiche sulle dinamiche di violenza. A oggi il quadro italiano ed europeo è ancora frammentato, oltre che limitato dalle difficoltà nel far emergere il sommerso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Comprendere i numeri sulla violenza di genere non è facile. </strong>Si tratta infatti di un fenomeno che nella maggior parte dei casi riguarda la sfera relazionale, e per questo è molto complesso individuarne degli elementi che possano standardizzare la raccolta dei dati e quindi la collezione dei numeri. Quando poi l’ambito relazionale dentro il quale spesso si genera la violenza si intreccia con il background culturale di un paese o di un territorio, la situazione si complica ancora di più.</p>



<p><strong>Le denunce di violenze subite sono certo un indicatore fondamentale, ma non rispecchiano completamente la situazione, caratterizzata da molti eventi non dichiarati e quindi non registrati.</strong> Nonostante si stiano facendo molti sforzi per fare luce in modo sempre più chiaro sulla violenza di genere, i dati a disposizione sono ancora abbastanza frammentati.</p>


<div id="sono-state-fatte-a-livello-europeo-delle-indagini-campionarie-basate-sulle-dichiarazioni-delle-vittime-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Fatta questa doverosa premessa, alla vigilia della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza di genere, <strong>proviamo a comprendere meglio questo fenomeno anche attraverso ricerche campionarie basate sulle dichiarazioni raccolte dalle vittime</strong>, in Italia e in Europa. Un altro modo per far emergere le tendenze principali della violenza di genere, insieme ai reati spia (di cui<a href="https://www.openpolis.it/bisogna-cambiare-strategia-per-contrastare-la-violenza-di-genere/#nel-2022-l80-delle-vittime-di-reati-spia-e-donna-5-452-sono-solo-le-vittime-di-violenza-sessuale-il-dato-piu-alto-degli-ultimi-4-anni" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ci siamo occupati</a> lo scorso anno) e ovviamente a tutti gli altri dati esistenti, oltre che agli studi più qualitativi.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">La violenza di genere in Europa</h3>



<p>Una delle più diffuse definizioni di violenza di genere viene data dall&#8217;istituto europeo per l&#8217;uguaglianza di genere (<a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eige</a>). Con questa espressione, si definisce <strong>qualsiasi tipo di violenza, da quella fisica a quella emozionale, passando per quella riproduttiva e finanziaria compiuta sulle basi di una discriminazione legata al genere.</strong> Sempre stando all&#8217;istituto, la stragrande maggioranza delle vittime risulta essere donna.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Gender-based violence is any type of violence based on someone’s gender from physical to emotional to financial to reproductive violence. While anybody can be a victim of GBV, women are overwhelmingly the victims.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eige.europa.eu/gender-based-violence" target="_blank">&#8211; Eige, Gender-based violence</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Comprendere le sfaccettature e gli impatti multidimensionali della violenza di genere non è semplice.</strong> Come accennato, alcune informazioni vengono suggerite dai <strong>reati spia</strong>. Con questa espressione, si comprendono tutti quei reati che in qualche modo sono indicatori di violenza di genere, come espressione di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica diretta contro una donna in quanto tale.<strong> </strong>Seppure i reati spia rappresentino indicatori importantissimi per l’analisi del tema, purtroppo in molti casi le violenze non vengono denunciate per paura di potenziali ripercussioni sulla propria persona o su persone vicine oppure per sfiducia nelle istituzioni preposte.</p>


<div id="strillo-testo-block_9a125db745e63c3533aff5ed17bbf506" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Indagini di questo tipo sono richieste nella convenzione di Istanbul.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Con lo scopo di completare il quadro, nel 2016 Eurostat ha promosso una rilevazione di tipo campionario, ossia basata su interviste a campione in tutti i paesi membri dell’Unione. <strong>Una richiesta di dati di questo tipo era già presente all&#8217;interno della</strong> <a href="https://rm.coe.int/168008482e#page=25" target="_blank" rel="noreferrer noopener">convenzione di Instabul</a> del 2011, il trattato internazionale che contiene gli standard che ogni paese deve raggiungere per contrastare il fenomeno della violenza di genere. L&#8217;obiettivo di questo tipo di rilevazione è quello di fornire dei dati comparabili a livello europeo, la cui mancanza rischia di minare anche gli sviluppi futuri di politiche pubbliche volte a eliminare il fenomeno.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Eliminating gender-based violence and improving knowledge on the topic is one of the priorities of the European Commission, as the lack of comparable and reliable data can impede further policy developments.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Questi dati, rilevati sulle esperienze dirette delle vittime, non si sostituiscono a quelli forniti dalla polizia di stato.</strong> Vanno infatti ad integrare il quadro, con la consapevolezza che anche in questo caso il fenomeno non è definito nel dettaglio ma dipende dalla possibilità e dalla volontà di chi risponde di mostrare le proprie esperienze.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>However, it is necessary to point out that survey data itself might only be a close proxy to real prevalence, as survey data depend on the willingness of the respondent to disclose any violence experienced.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/documents/7870049/15323622/KS-FT-22-005-EN-N.pdf/315d443b-ba8d-e607-3ce0-845f642a8c00?version=1.0&#038;t=1669371271599" target="_blank">&#8211; EU survey on gender-based violence against women and other forms of inter-personal violence (EU-GBV) &#8211; Eurostat (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>I dati più recenti si riferiscono al 2021 e comprendono le dichiarazioni per le donne dai 16 anni in su. Nonostante siano passati anni dall’inizio del lavoro di rilevazione, ancora non sono stati ottenuti dati per tutti i paesi Ue.</p>


<div id="nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Nei paesi nordici più donne dichiarano di aver subito violenza</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza/">Percentuale di dichiaranti con età superiore a 16 anni che ha subito violenza di genere (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/gbv_any_type/default/table?lang=en&amp;category=livcon.gbv.gbv_any" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/nei-paesi-nordici-piu-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-297192"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Le nazioni dove più donne hanno dichiarato di aver subito almeno subito almeno un atto di violenza di genere fisica o sessuale nel corso della loro vita sono <strong>Finlandia (57,1%)</strong>, Danimarca (47,5%) e Paesi Bassi (41,2%). Minori invece le percentuali in Portogallo (19,7%), Polonia (16,7%) e <strong>Bulgaria (11,9%)</strong>. </p>


<div id="in-italia-quasi-una-donna-su-tre-dichiara-di-aver-subito-violenza-di-genere-nella-sua-vita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In Italia, invece, quasi una donna su tre (31,7%) dichiara di aver subito violenza di genere nella sua vita. È tuttavia importante specifica le peculiarità della metodologia applicata per arrivare a questo dato, che in Italia rientra all’interno di un’indagine più ampia promossa da Istat.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il caso italiano</h3>



<p>Questi dati vengono rilevati per l&#8217;Italia all&#8217;interno dell&#8217;indagine sulla sicurezza delle donne. Al momento, ci sono state due edizioni, una nel 2014 e un&#8217;altra nel 2006. La terza edizione di questa rilevazione è in corso. Entrando nello specifico, <strong>nel 2014 il 20,2% delle donne dichiara di aver subito della violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% invece forme più gravi di violenza come stupro e tentato stupro.</strong></p>



<p><strong>Nonostante ci si trovi di fronte a inchieste piuttosto datate, è comunque interessante rilevare come cambiano i numeri della violenza rispetto a queste due edizioni.</strong> Per evitare di rilevare lo stesso evento più volte, Istat considera nel confronto solo gli atti accaduti nei cinque anni precedenti.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Tra il 2006 e il 2014 meno donne dichiarano di aver subito violenza di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere/">Donne che hanno subito violenza nei 5 anni precedenti alla rilevazione </a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistiche-per-temi/focus/violenza-sulle-donne/il-fenomeno/violenza-dentro-e-fuori-la-famiglia/il-numero-delle-vittime-e-le-forme-di-violenza/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: venerdì 15 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/tra-il-2006-e-il-2014-meno-donne-dichiarano-di-aver-subito-violenza-di-genere.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-297215"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Nel confronto con i cinque anni precedenti alle due rilevazioni, almeno nelle dichiarazioni si colgono dei miglioramenti: tra le interviste del 2006 e quelle del 2014, infatti, diminuiscono sia quelle su violenza sessuale (6,4 donne ogni 100 rispetto a 8,9) che fisica (7 rispetto a 7,7). <strong>Non cambia invece il livello di donne che dichiarano di essere state vittime di violenze più gravi, come lo stupro o il tentato stupro (1,2%).</strong></p>


<div id="come-per-le-denunce-rilevazioni-di-questo-tipo-sono-sempre-legate-a-un-potenziale-sommerso-dovuto-a-differenti-aspetti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>In attesa di conoscere i risultati dell’indagine in corso , è sempre comunque importante ribadire che i dati di questo tipo di rilevazioni sono sempre legati a un potenziale sommerso</strong>. Ci sono molte variabili, infatti, che possono influenzare le dichiarazioni, tra cui la volontà di rimozione, il pudore sociale, il non riconoscimento o l’accettazione della violenza, e non ultima la paura di potenziali ripercussioni.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/camicia-girocollo-uomo-arancione-uW7qnWCfx0w" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mika Baumeister</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-dichiarazioni-delle-donne-sulle-violenze-di-genere-subite-in-italia-e-in-europa/">Le dichiarazioni delle donne sulle violenze di genere subite in Italia e in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295854</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Europa la differenza media oraria di pagamento tra uomini e donne è di quasi il 13%. Tuttavia, non vengono considerati molti fattori, come le differenze dei livelli occupazionali e il lavoro di cura non pagato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La disparità di genere è un problema strutturale di tutte le società ed è rappresentata in molte sfaccettature. Una di queste è la disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, che si tratti dell’accesso all’impiego o delle sue condizioni. <strong>Uno degli aspetti più emblematici è il divario retributivo di genere</strong>, una misura spesso complessa da contestualizzare e interpretare.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il divario retributivo di genere</h3>



<p><strong>L&#8217;obiettivo dell&#8217;indicatore è quello di individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici.</strong> Sono considerati sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre non sono compresi tutti i settori lavorativi, escludendo i comparti dell’agricoltura, della difesa, oltre che degli enti sovranazionali e dell’impiego pubblico. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Questo valore è attualmente uno dei più utilizzati per delineare le politiche di appianamento delle differenze salariali. La commissione europea afferma che la riduzione del divario reddituale e pensionistico tra uomini e donne è una priorità, per la quale è stata formulata una strategia specifica.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-divario-retributivo-di-genere/">
                &#8220;Che cos&#8217;è il divario retributivo di genere&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>È un indicatore particolarmente complesso da contestualizzare, dal momento che si tratta di una fotografia complessiva della situazione che <strong>riflette non solo le possibili disparità di trattamento per una medesima posizione ma anche numerose caratteristiche del mercato del lavoro.</strong> Ci sono infatti dei settori in cui tendenzialmente ci sono più donne o uomini occupati in cui si rilevano alcune dinamiche particolari e fasce salariali differenti, oltre alla diversità di posizioni che vengono ricoperte all&#8217;interno di un determinato contesto.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=SDG_5_-_Gender_equality&#038;oldid=531396#Positions_held_by_women_in_senior_management" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>l&#8217;incidenza delle donne con posizioni manageriali in Europa</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Nel 2022 si contavano in Unione europea circa 194 milioni di persone con un&#8217;occupazione, di cui poco meno di 104 sono uomini mentre circa 90 sono donne.</p>


<div id="in-europa-il-salario-orario-medio-femminile-e-inferiore-del-127-rispetto-a-quello-maschile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,7% </span>quanto le donne guadagnano di meno rispetto agli uomini nell’economia europea nel suo complesso (Eurostat, 2022).</p>
			        </section>
		


<p>Questa percentuale aumenta al 13,1% se si considerano solo i paesi dell&#8217;area euro. Si tratta però di un dato che varia molto tra gli stati continentali.</p>


<div id="il-valore-piu-alto-si-registra-in-estonia-213-quello-piu-basso-in-lussemburgo-07" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">In Estonia il divario retributivo di genere si assesta al 21%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-estonia-il-divario-retributivo-di-genere-si-assesta-al-21/">Divario retributivo di genere nei paesi dell’Unione europea (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-296746"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-296746" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il paese che registra la percentuale più alta è <strong>l&#8217;Estonia</strong>, paese dove il divario retributivo di genere si assesta al 21,3%. Seguono Austria (18,4%), Repubblica Ceca (17,9%) e Germania (17,7%). A registrare i valori minori sono invece Belgio (5,0%), Romania (4,5%)<br>e Italia (4,3%). La percentuale più bassa si registra in <strong>Lussemburgo</strong>: -0,7%. Significa che in quel paese, le donne guadagnano in media leggermente di più rispetto agli uomini.</p>



<p>Eurostat pubblica anche <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Gender_pay_gap_statistics#Gender_pay_gap_much_lower_for_young_employees" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati di maggiore dettaglio</a> sul tema, rispetto alle caratteristiche del mercato del lavoro, dei lavoratori o delle lavoratrici. Per esempio, <strong>risulta più basso per lavoratrici e lavoratori più giovani</strong> mentre il settore in cui si registrano i valori più alti tra i paesi europei è quello <strong>finanziario e assicurativo.</strong> Si tratta però di dati parziali che non sono disponibili per tutti gli stati continentali.</p>


<div id="il-dato-europeo-e-in-leggero-calo-pero-non-e-considerato-sufficiente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">In Unione europea il divario retributivo di genere è in lieve calo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-unione-europea-il-divario-retributivo-di-genere-e-in-lieve-calo/">Andamento del divario retributivo di genere in Unione europea e alcuni paesi europei (2010-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_296748_tab3"><p>Il divario retributivo di genere mira a individuare le differenze medie salariali orarie tra lavoratori e lavoratrici. Si considerano sia i lavoratori part-time che quelli full-time ma si escludono tirocini, apprendistati e chi è impiegato nell&#8217;economia informale. Inoltre, non sono compresi tutti i settori lavorativi. Si escludono infatti le occupate e gli occupati del contesto agricolo, degli enti sovranazionali e chi è impiegato nel settore della difesa e nel pubblico impiego. Gli stipendi orari di lavoratori e lavoratrici vengono aggregati e viene calcolata la differenza percentuale tra uomini e donne.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_05_20__custom_13535068/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 30 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-296748"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-296748" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tra il 2010 al 2022 assistiamo a un calo del divario retributivo di genere nei paesi dell’Ue. <strong>La percentuale raggiunge il suo massimo nel 2012 (16,4%) per poi scendere costantemente fino al 2021 e mantenere lo stesso valore nel 2022. </strong></p>



<p><strong>Si tratta però di una diminuzione che <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/policies/justice-and-fundamental-rights/gender-equality/equal-pay/gender-pay-gap-situation-eu_en">non viene considerata sufficiente</a> dalla Commissione europea. </strong>Il paese europeo tra quelli considerati che riporta sistematicamente il divario retributivo di genere più alto è la Germania mentre quello in cui è più basso è l&#8217;Italia. Ma, come viene spiegato in una nota del parlamento europeo, una percentuale minore non è per forza una rappresentazione dell&#8217;equità in senso più ampio del mercato del lavoro.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Interpretare i numeri non è così semplice come sembra. Difatti, un minore divario retributivo di genere in un paese specifico non corrisponde necessariamente a una maggiore uguaglianza di genere. In alcuni stati membri, divari retributivi più bassi tendono ad essere collegati ad una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. A loro volta, divari più alti tendono a essere collegati ad un&#8217;elevata percentuale di donne che svolgono un lavoro part-time o alla loro concentrazione in un numero ristretto di professioni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.europarl.europa.eu/topics/it/article/20200109STO69925/divario-retributivo-di-genere-le-donne-guadagnano-meno-degli-uomini-nell-ue#:~:text=Altri%20paesi%20con%20divari%20retributivi,Belgio%20(5%2C0%25)." target="_blank">&#8211; Divario retributivo di genere: le donne guadagnano meno degli uomini nell’UE? &#8211; parlamento europeo</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="ci-sono-ulteriori-aspetti-da-considerare-per-valutare-lequita-nel-mercato-del-lavoro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ci sono quindi degli aspetti che non rientrano direttamente all&#8217;interno dell&#8217;indice che potrebbero fornire ulteriori dettagli sulla situazione. Parliamo per esempio dei <strong>diversi tassi di occupazione</strong>, che risultano tendenzialmente maggiori tra gli uomini rispetto alle donne, ma anche la <strong>differente quantità di lavoratrici e lavoratori con contratti part-time e full-time.</strong> Aspetti che si legano al tema della disparità del <a href="https://www.openpolis.it/i-servizi-per-linfanzia-a-supporto-delloccupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di cura</a> tra uomini e donne e cosa comporta per la carriera della madre, costretta talvolta a un&#8217;interruzione del lavoro o a un part-time lavorativo.</p>



<p>Con l&#8217;obiettivo di considerare tutti questi elementi, Eurostat ha provato a sviluppare un indice composito chiamato <em>gender overall earning gap</em>. Ma è stato calcolato esclusivamente per il 2018, a causa di alcune dibattute complessità metodologiche.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-mette-le-note-adesive-sul-muro-Oalh2MojUuk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Goodman</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-traguardo-della-parita-di-genere-e-lontano-anche-nei-salari/">Anche nei salari il traguardo della parità di genere è lontano</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le diversità nella composizione del nuovo parlamento europeo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-diversita-nella-composizione-del-nuovo-parlamento-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Sep 2024 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293803</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le elezioni di giugno hanno prodotto una nuova composizione dell’assemblea di Strasburgo. Tuttavia come nella legislatura precedente la distribuzione di genere e quella generazionale non riflettono la realtà dei cittadini europei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-diversita-nella-composizione-del-nuovo-parlamento-europeo/">Le diversità nella composizione del nuovo parlamento europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Tra il 6 e il 9 giugno circa 360 milioni di cittadini europei sono stati chiamati al voto per eleggere i nuovi parlamentari. </strong>Alle elezioni ha partecipato il 51% del corpo elettorale, un dato basso ma in realtà in leggera <a href="https://results.elections.europa.eu/en/turnout/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">crescita</a> rispetto alle elezioni precedenti.</p>



<p>Ancora oggi purtroppo i risultati di queste elezioni tendono a essere letti in chiave nazionale. Eppure<strong> l&#8217;Unione europea svolge un ruolo fondamentale in moltissimi ambiti politici ed è proprio il parlamento a conferirgli la legittimità democratica.</strong></p>



<p>Per questo è importante conoscere la composizione del parlamento europeo (Pe). Sia nelle sue componenti politiche (i gruppi parlamentari), sia rispetto alla <strong>capacità di rappresentare le diversità dei suoi cittadini.</strong></p>


<div id="tra-gli-europarlamentari-eletti-a-giugno-le-donne-sono-il-385-litalia-da-questo-punto-di-vista-si-trova-al-18-posto-con-il-3289-di-donne-elette" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disparità di genere nel parlamento europeo</h3>



<p>Tra i parlamentari europei eletti a giugno <strong>le donne sono il 38,53%</strong>. Un dato leggermente inferiore a quello registrato tra gli eurodeputati in carica alla fine della scorsa legislatura (39,86%). Da  questo punto di vista insomma non si registra un miglioramento, con una rappresentanza femminile che si ferma leggermente al di sotto del 40%.</p>



<p><strong>Tra le varie rappresentanze nazionali tuttavia esistono molte differenze.</strong> Infatti si va dalla <strong>Svezia in cui le donne sono il 61,9%</strong> (13 su 21) fino a <strong>Cipro, che ha eletto solo parlamentari uomini</strong> (6 su 6).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-europarlamentari-europei-eletti-in-italia-sono-al-18-posto-per-disparita-di-genere/">Gli europarlamentari europei eletti in Italia sono al 18° posto per disparità di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-europarlamentari-europei-eletti-in-italia-sono-al-18-posto-per-disparita-di-genere/">La distribuzione di genere tra le diverse rappresentanze nazionali all&#8217;interno del parlamento europeo</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Luglio 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-293837"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293837" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">32,9% </span>la quota di donne elette dall&#8217;Italia al parlamento europeo.</p>
			        </section>
		


<p><strong>L&#8217;Italia in questa classifica si posiziona al 18° posto su 27, con 25 eurodeputate elette su un totale di 76 seggi (32,89%).</strong> Un dato piuttosto basso, sia rispetto ai paesi più virtuosi sia rispetto alla media complessiva. <strong>Meglio fanno anche gli altri due paesi con rappresentanze più grandi dell&#8217;Italia.</strong> Ovvero la Germania con il 36,46% (35 donne su 96) e soprattutto la <strong>Francia in cui le donne superano leggermente la metà</strong> (50,62% &#8211; 41 su 81).</p>


<div id="gli-unici-due-gruppi-europei-in-cui-la-rappresentanza-italiana-ha-eletto-lo-stesso-numero-di-donne-e-di-uomini-sono-i-verdi-2-su-4-e-il-pfe-lega-4-su-8" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disparità di genere nei gruppi parlamentari</h3>



<p>Complessivamente il gruppo che esprime la quota maggiore di eurodeputate è quello dei <strong>Verdi</strong> con il 50,94% (27 su 53). Al secondo posto<strong> La sinistra</strong> con il 45,65% (21 su 46) e al terzo <strong>Renew</strong> con il 44,16% (34 su 77). </p>



<p>Solo dopo vengono i due gruppi più numerosi, ovvero socialisti (42,65% &#8211; 58 su 136) e i popolari (36,70% &#8211; 69 su 188), questi ultimi superati anche dal gruppo dei patrioti (40,48% &#8211; 34 su 84). Certo al Partito popolare bisogna comunque riconoscere di esprimere due donne in alcune delle caselle più importanti dell&#8217;architettura istituzionale europea: la presidente del parlamento Roberta Metsola e quella della commissione Ursula von der Leyen.</p>



<p>La situazione cambia in parte se si osserva la rappresentanza italiana. <strong>Al primo posto si trovano comunque i parlamentari iscritti al gruppo dei Verdi</strong>. Si tratta di 4 dei 6 esponenti che in Italia sono stati eletti nella lista Alleanza Verdi e Sinistra. <strong>Tra loro infatti le donne sono esattamente la metà.</strong></p>



<p><strong>A pari merito, sempre con il 50% di eurodeputate (4 su 8), si trova però anche la rappresentanza italiana del gruppo Patrioti per l&#8217;Europa, costituita da parlamentari eletti tra le fila della Lega.</strong></p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disparita-di-genere-tra-gli-europarlamentari-italiani/">La disparità di genere tra gli europarlamentari italiani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-disparita-di-genere-tra-gli-europarlamentari-italiani/">Gli europarlamentari eletti in Italia e la loro distribuzione di genere all&#8217;interno dei diversi gruppi parlamentari</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_293834_tab3"><p>Per ciascun gruppo politico europeo sono indicati gli eletti in Italia e la loro distribuzione di genere. Del gruppo del Partito popolare europeo (Ppe) fanno parte 8 eurodeputati eletti nella lista Forza Italia &#8211; Noi moderati e uno del Südtiroler volkspartei. I 21 iscritti al gruppo dei Socialisti e dei democratici (S&amp;D) sono stati tutti eletti con il Partito democratico. Il gruppo de La Sinistra (The Left) invece è composto dagli 8 eletti del Movimento 5 stelle e da 2 dei 6 eletti della lista Alleanza Verdi e Sinistra. Gli altri 4 eletti in questa lista si sono invece iscritti al gruppo dei Verdi (Verts/ALE). I 24 eletti nella lista di Fratelli d&#8217;Italia fanno invece parte del gruppo Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr), mentre gli 8 eletti con la Lega sono iscritti a Patrioti per l&#8217;Europa (PfE).</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Luglio 2024)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/la-disparita-di-genere-tra-gli-europarlamentari-italiani.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-293834"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>Al terzo posto il Partito popolare europeo (Ppe) con 3 eurodeputate su 9 (33,3%).</strong> In questo caso la lista Forza Italia &#8211; Noi moderati ne ha eletti 3 su 8 mentre un ulteriore parlamentare viene dal Südtiroler volkspartei (svp).</p>



<p><strong>Seguono i parlamentari de La sinistra (30% &#8211; 3 su 10).</strong> Qui tuttavia è possibile distinguere tra gli eletti con Alleanza Verdi e sinistra, che sono un uomo e una donna (50%), e quelli del Movimento 5 stelle, in cui le donne sono solo il 25% (2 su 8).</p>



<p><strong>Piuttosto basso il dato delle donne elette dal Partito democratico ed iscritte al gruppo socialista</strong> che sono solo il <strong>38,1%, ovvero 8 su 21.</strong></p>



<p><strong>All&#8217;ultimo posto</strong> la rappresentanza del partito della presidente del consiglio. <strong>Fratelli d&#8217;Italia</strong>, che al Pe è iscritto al gruppo dei Conservatori e dei riformisti (Ecr), ha eletto solo <strong>5 donne su 24: il  20,8%.</strong></p>


<div id="in-media-gli-europarlamentari-italiani-hanno-52-anni-a-fronte-di-una-media-complessiva-di-50-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La rappresentatività generazionale</h3>



<p>I parlamentari europei attualmente in carica, alla data di elezione, avevano <strong>in media 50 anni.</strong> Anche in questo caso le rappresentanze nazionali presentano significative differenze. <strong>Tra i 6 eurodeputati eletti da Malta infatti l&#8217;età media è di appena 40 anni, con il più giovane che ne ha appena 29 e il più anziano che ha solo 55 anni. Al lato opposto il Lussemburgo. Qui infatti la media è di 60 anni e il parlamentare più giovane ne ha 42.</strong></p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-al-23-posto-per-eta-media-dei-sui-europarlamentari/">L&#8217;Italia  è al 23° posto per età media dei sui europarlamentari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-al-23-posto-per-eta-media-dei-sui-europarlamentari/">L&#8217;età media tra le diverse rappresentanze nazionali all’interno del parlamento europeo</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_293840_tab3"><p>Se pur nell’ambito di alcuni principi comuni ciascun paese membro elegge i propri rappresentanti al parlamento europeo attraverso una propria legge elettorale. Di solito i cittadini europei ottengono il diritto di elettorato attivo (diritto di voto) e passivo (diritto di candidarsi alle elezioni) al compimento dei 18 anni, ma non in tutti i paesi è così. In alcuni casi infatti i cittadini possono votare già a 16 o 17 anni, mentre in altri per essere eletti è necessario raggiungere i 21, 23 o 25 anni (come nel caso dell&#8217;Italia). Scopri le <a href="https://www.europarl.europa.eu/erpl-app-public/factsheets/pdf/it/FTU_1.3.4.pdf" target="_blank" rel="noopener">modalità di elezione al parlamento europeo</a>.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-293840"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293840" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-al-23-posto-per-eta-media-dei-sui-europarlamentari/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52 anni </span>l&#8217;età media degli europarlamentari italiani.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Anche in questo caso l&#8217;Italia si pone nella parte bassa della classifica, al 23° posto su 27 con un&#8217;età media dei suoi eurodeputati di 52 anni.</strong></p>



<p>Da questo punto di vista è utile tenere presente che le regole sull&#8217;elettorato attivo (ovvero il diritto di voto) e passivo (cioè la possibilità di candidarsi) sono diverse nei paesi europei. Infatti nella maggior parte dei paesi è richiesto il compimento dei 18 anni sia per votare che per essere eletti. Ma in alcuni paesi i cittadini possono votare già a 16 o 17 anni, mentre in altri per essere eletti è necessario raggiungere i 21, 23 o 25 anni. Nel caso dell&#8217;Italia si accede all&#8217;elettorato attivo al compimento dei 18 anni, ma bisogna aver raggiunto i 25 per potersi candidare al parlamento europeo (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1979-01-24;18" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 18/1979</a>, articolo 4). </p>


<div id="i-due-gruppi-europei-in-cui-leta-media-e-inferiore-50-anni-sono-la-sinistra-e-ecr-fratelli-ditalia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>L&#8217;eurodeputato italiano <strong>più anziano è Leoluca Orlando, 76 anni</strong> eletto con <strong>Alleanza Verdi e Sinistra</strong>. <strong>Il più giovane invece è Paolo Inselvini di Fratelli d&#8217;Italia, con soli  29 anni.</strong> <strong>Fratelli d&#8217;Italia in effetti costituisce una delle due rappresentanze italiane più giovani, con una media di 50 anni, a pari merito con La sinistra</strong>.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/leta-media-degli-eurodeputati-italiani/">L&#8217;età media degli eurodeputati italiani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/leta-media-degli-eurodeputati-italiani/">Gli europarlamentari eletti in Italia e l&#8217;età media nei diversi gruppi parlamentari</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-293845"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293845" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Tra le formazioni con meno giovani invece si trovano i socialisti (Pd), con una media di 54 anni, e i popolari (Forza Italia e Svp) con una media di 57 e neanche un deputato al di sotto dei 40 anni di età.</p>



<h3 class="wp-block-heading">European data journalism network</h3>



<p>Questo articolo è stato scritto nell’ambito dello European data journalism network, la piattaforma per le notizie data-driven sugli affari europei di cui openpolis fa parte. Il progetto sulla diversità nel parlamento europeo è stato coordinato da <a href="https://www.swr.de/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Südwestrundfunk</a> (Swr), testata tedesca esterna all’organizzazione.</p>



<p></p>



<p><strong>Foto:</strong> <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/en/photo/ep-plenary-session-election-of-the-new-ep-president_20240716_EP-170366A_PB9_EG_185" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlamento europeo</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-diversita-nella-composizione-del-nuovo-parlamento-europeo/">Le diversità nella composizione del nuovo parlamento europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le strutture turistiche in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-strutture-turistiche-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294193</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi &#8220;L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa&#8220;. Ascolta il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-strutture-turistiche-in-europa/">Le strutture turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a>&#8220;.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">oltre 29 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i posti letto presenti nelle oltre 636mila strutture turistiche europee nel 2023. </strong>Sono inclusi in questo dato gli hotel, altre strutture d&#8217;alloggio similari come i bed and breakfast, campeggi e aree camper attrezzate. Si tratta di un dato in crescita rispetto al periodo pre-pandemico: rispetto al 2019, il numero di strutture è aumentato del 3% mentre i posti letto registrano un incremento dell&#8217;1,5%. <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/#:~:text=Nel%20suo%20complesso%2C%20l%E2%80%99Ue%20conta%20oltre%20636mila%20strutture%20ricettive%20con%20pi%C3%B9%20di%2029%20milioni%20di%20posti%20letto%20previsti.%20In%20questo%20dato%20si%20comprendono%20non%20soltanto%20gli%20hotel%20ma%20anche%20altre%20strutture%20di%20alloggio%20simili%20come%20i%20bed%20and%20breakfast%20oltre%20a%20campeggi%20e%20aree%20camper%20attrezzate." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">51,1%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le strutture turistiche presenti nelle aree costiere europee.</strong> Coprono il 41,6% dei posti letto conteggiati nel 2023. Tendono quindi ad essere di più rispetto a quelli nelle aree non costiere ma la dimensione è più ridotta. Il 21,1% delle strutture turistiche si trova in aree urbane centrali, il 32,5% in zone urbane periferiche e il 46,4% in aree rurali. <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/#:~:text=Il%2021%2C1%25%20delle,dei%20posti%20conteggiati." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">5,2 milioni</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i posti letto in Italia nel 2023, registrati su quasi 230mila strutture. </strong>Si tratta del paese che riporta i valori assoluti maggiori in entrambi gli indicatori e coprono rispettivamente il 36,1% e il 17,8% dell&#8217;offerta del continente. Per quel che riguarda le strutture turistiche, seguono Croazia (circa 117mila) e Germania (circa 48mila) mentre sui posti letto, oltre al nostro paese si registrano alti valori in Francia (5,1 milioni) e Germania (3,7 milioni). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">857,64</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza di strutture ricettive ogni 10mila abitanti per la regione Jadranska Hrvatska (Croazia), quella più alta in Europa. </strong>Tra le aree italiane, il valore maggiore si registra nella provincia autonoma di Bolzano (221,55). Tra le prime dieci aree europee, quattro sono italiane. Oltre al già citato territorio autonomo, sono compresi anche Veneto, Valle d&#8217;Aosta e Friuli-Venezia Giulia. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">9.084,56</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza di posti letto ogni 10mila abitanti per la regione Notio Aigaio (Grecia). </strong>Si tratta del valore europeo più alto. Seguono Jadranska Hrvatska (Croazia, 8.357,92), Ionia Nisia (Grecia, 7.714,12) e Corsica (Francia, 4.728,77). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2024 12:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293540</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'industria turistica è importante per alcuni territori dell'Unione Europea. Avere un'idea della grandezza questo settore è importante anche per l'analisi di fenomeni come il sovrappopolamento turistico di alcune aree del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il fenomeno dell&#8217;<em>overtourism</em> è in questi giorni parte importante del dibattito pubblico, anche grazie a tutta una serie di proteste che si sono verificate in alcune delle mete turistiche più battute del continente europeo, con le più accese a <a href="https://www.lifegate.it/barcellona-manifestazione-contro-overtourism-turismo-di-massa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barcellona</a> e <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2024/07/22/meno-turismo-piu-vita-a-maiorca-migliaia-di-persone-chiedono-di-contrastare-lovertourism" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Maiorca</a>.</p>



<p>Con questa espressione si intende una situazione in cui l&#8217;impatto del turismo eccede le capacità fisiche, ambientali, sociali, economiche, psicologiche o politiche dei luoghi in cui accade. <strong>Si tratta di dinamiche che hanno delle ripercussioni sia sui residenti delle comunità locali che sui turisti stessi, oltre che sul paesaggio, sui beni culturali e sui servizi presenti all&#8217;interno di questi contesti. </strong></p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2018/629184/IPOL_STU(2018)629184_EN.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Research for TRAN Committee &#8211; Overtourism: impact and possible policy responses</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="la-presenza-di-esercizi-turistici-e-utile-anche-per-analizzare-lovertourism" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La misurazione di queste dinamiche è ancora complessa da fare. </strong>Si tratta di tematiche relativamente nuove per le quali ancora non ci sono delle reali linee guida su quali sono gli indicatori da utilizzare. Inoltre, alcune caratteristiche del fenomeno (come la sua stagionalità) rendono ancora più complesse le analisi. <strong>Per poter iniziare ad inquadrare l&#8217;<em>overtourism</em> è utile valutare lo stato dell&#8217;industria turistica nei paesi comunitari</strong>, partendo dal numero di strutture ricettive di accoglienza e il numero di posti letto.</p>






<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;industria del turismo in Unione europea</h3>



<p>Nel suo complesso, l&#8217;Ue conta <strong>oltre 636mila strutture ricettive con più di 29 milioni di posti letto previsti.</strong> In questo dato si comprendono non soltanto gli hotel ma anche altre strutture di alloggio simili come i <em>bed and breakfast</em> oltre a campeggi e aree camper attrezzate.</p>


<div id="in-unione-europea-ci-sono-oltre-636mila-strutture-e-piu-di-29-milioni-di-posti-letto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Negli anni delle restrizioni dovute alla pandemia si assiste a un calo<strong> ma i valori attuali </strong>(registrati al 2023)<strong> sono in crescita rispetto al periodo pre-Covid.</strong> Per quel che riguarda il numero di strutture ricettive, si registra un incremento del 3% rispetto al 2019 mentre per i posti letto l&#8217;aumento è dell&#8217;1,5%.</p>



<p>Il 21,1% delle strutture turistiche europee si trova in aree urbane centrali, che comprendono il 22,6% dei posti letto. Seguono poi le zone periferiche (32,5% strutture, 33,6% posti letto) e le zone rurali (46,4% e 43,8%).<strong> Circa la metà delle infrastrutture turistiche europee si trova in aree costali (51,1%) e copre il 41,6% dei posti conteggiati.</strong></p>


<div id="litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/">L&#8217;Italia è il paese europeo con più strutture ricettive e posti letto in Europa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa/">Stabilimenti e posti letto in strutture turistiche nei paesi europei (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_293643_tab3"><p>Il dato mostra le strutture ricettive di accoglienza di tipo turistico e i posti letto presenti sul territorio europeo. Sono qui considerati gli hotel e altri sistemi similari di alloggio per il breve periodo, campeggi e aree camper. Non sono disponibili i dati per l&#8217;Irlanda mentre i dati per la Spagna non sono disponibili per tutte le regioni del paese per cui non è stato fornito da Eurostat un aggregato.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tour_cap_nuts2dc$defaultview/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 18 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/litalia-e-il-paese-europeo-con-piu-strutture-ricettive-e-posti-letto-in-europa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-293643"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>In termini assoluti, l&#8217;Italia è il paese europeo con il maggior numero di strutture ricettive (229.513) e di posti letto (5,2 milioni). </strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5.207.116 </span>i posti letto presenti nelle strutture ricettive italiane (2023).</p>
			        </section>
		


<p>Rispettivamente, coprono il 36,1% e il 17,8% dell&#8217;offerta del continente. Per quel che riguarda le infrastrutture turistiche, seguono <strong>Croazia</strong> (117.476, il 18,5%), <strong>Germania</strong> (48.275, 7,6%) e <strong>Francia</strong> (29.375, 4,6%). In fondo tre piccoli paesi dell&#8217;unione: Cipro (771, 0,1%), Lussemburgo (357, 0,1%) e Malta (335, 0,1%). </p>



<p>Per quel che riguarda invece i posti letto, al nostro paese seguono <strong>Francia</strong> (5.094.909, 17,5%), <strong>Germania</strong> (3.665.302, 12,6%) e <strong>Paesi Bassi</strong> (1.400.003, 4,8%). Gli stati caratterizzati da una minore quantità di posti letto sono invece Lussemburgo (57.830, 0,2%), Lettonia (52.263, 0,2%) e Malta (51.041, 0,2%). Occorre evidenziare che risultano mancanti i dati dell&#8217;Irlanda mentre quelli della Spagna sono invece parziali, motivo per cui non sono stati considerati nell&#8217;analisi.</p>



<p>Questi dati sono disponibili a livello regionale per quasi tutte le aree dell&#8217;Ue. Per poter permettere di confrontare il dato tra regioni con popolazione differente, è stata calcolata l&#8217;incidenza ogni 10mila abitanti.</p>


<div id="la-croazia-registra-la-maggiore-incidenza-di-strutture-ogni-10mila-abitanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/">Tra le regioni italiane la maggiore incidenza di strutture turistiche in Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d&#8217;Aosta</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-regioni-italiane-la-maggiore-incidenza-di-strutture-turistiche-in-trentino-alto-adige-veneto-e-valle-daosta/">Stabilimenti e posti letto in strutture turistiche ogni 10mila abitanti nelle regioni europee (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_293676_tab3"><p>Il dato mostra le strutture ricettive di tipo turistico e i posti letto presenti nelle regioni europee. Sono qui considerati gli hotel e altri sistemi similari di alloggio per il breve periodo, campeggi e aree camper. Non sono disponibili i dati per l’Irlanda.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tour_cap_nuts2dc%24defaultview/default/table" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 18 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-293676"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293676" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>La regione europea con l&#8217;incidenza maggiore di strutture ricettive è <strong>Jadranska Hrvatska (857,64 ogni 10mila abitanti), che comprende tutta l&#8217;area della Croazia.</strong> Seguono Ionia Nisia (Grecia, 223,90) e la provincia autonoma di Bolzano (221,55). Tra le prime dieci europee, quattro sono italiane: oltre al territorio già citato, sono presenti anche il Veneto (123,84), la Valle d&#8217;Aosta (103,39) e il Friuli-Venezia Giulia (83,07).<strong> Sui posti letto invece i valori maggiori si registrano nella regione di Notio Aigaio (Grecia, 9.084,56)</strong>, Jadranska Hrvatska (Croazia, 8.357,92), Ionia Nisia (Grecia, 7.714,12) e Corsica (Francia, 4.728,77).</p>



<p><strong>È importante notare che valutare l&#8217;incidenza delle strutture ricettive turistiche sul territorio è solo uno degli elementi utili per considerare lo stato del turismo in una regione. </strong>Di fondamentale importanza è considerare anche la quantità di notti passate dai turisti in un paese, così come l&#8217;incidenza del settore nel calcolo del Pil.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/piscina-vicino-alledificio-in-cemento-marrone-durante-il-giorno-IdpYE0Qt8Hw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etienne Girardet</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-con-piu-strutture-ricettive-turistiche-in-europa/">L’Italia è il paese con più strutture ricettive turistiche in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La diversità nel parlamento europeo uscente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-diversita-nel-parlamento-europeo-uscente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=291222</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla vigilia delle elezioni europee, abbiamo analizzato i dati relativi ai parlamentari uscenti, per vedere quanto hanno rappresentato la popolazione nella propria eterogeneità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-diversita-nel-parlamento-europeo-uscente/">La diversità nel parlamento europeo uscente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/it/photo/ep-plenary-session-commission-statement-international-day-for-elimination-of-violence-against-women_20231123_EP-159344A_EVD_EG_100" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlamento europeo</a> è una delle istituzioni più importanti dell&#8217;Ue. Esso rappresenta i suoi cittadini, ma affinché la rappresentanza sia effettiva, affidabile e organica dovrebbe rispecchiare le caratteristiche della popolazione. Alla vigilia delle prossime elezioni, che in Italia si terranno l&#8217;8 e il 9 giugno, <strong>possiamo dire che il parlamento uscente è stato realmente rappresentativo della popolazione europea? </strong></p>



<p>Abbiamo analizzato la composizione dei gruppi, complessivamente e per paese, la rappresentanza di genere e delle fasce di età più giovani, nell&#8217;ambito di una collaborazione tra la testata tedesca <a href="https://www.swr.de/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Südwestrundfunk</a> e il <em>European data journalism network</em> (<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Edjnet</a>).</p>



<p>Ne emerge che il parlamento attuale è composto al 60% da uomini nonostante questi costituiscano il 49% della popolazione dell&#8217;Ue, che oltre due terzi dei membri sono di età compresa tra i 40 e i 64 anni e che appena lo 0,99% ha una qualche disabilità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il parlamento è prevalentemente maschile e di mezza età</h3>



<p>Dei <strong>705 membri del parlamento europeo</strong>, circa un quarto fanno parte del partito popolare europeo (<strong>Ppe</strong>) e un quinto del gruppo dei <strong>socialisti e democratici</strong>. Segue, per presenza, il gruppo Renew (14% dei parlamentari attuali) e poi, in ordine, i verdi, il gruppo dei conservatori e riformisti, identità e democrazia, i non iscritti e la sinistra.</p>



<p>Tra i paesi membri, quelli con più parlamenti nei gruppi di destra sono la <strong>Polonia</strong> (l&#8217;83% dei parlamentari attuali si trovano nel partito popolare europeo, in identità e democrazia o nel gruppo dei conservatori e riformisti) e, a distanza, Italia, Lituania e Bulgaria con quote superiori al 50%. La Lettonia riporta invece esattamente il 50%. Al contrario, il <strong>Portogallo</strong> è il paese con più parlamentari nei gruppi di sinistra (due terzi si trovano nel gruppo di socialisti e democratici, verdi e sinistra), seguito a poca distanza da Cipro e Malta. Oltre il 50% anche la Spagna. <strong>Tendenzialmente quindi la destra è più rappresentata nell&#8217;Europa centro-orientale, mentre la sinistra negli stati più meridionali</strong>. </p>


<div id="il-parlamento-europeo-attuale-e-composto-al-399-da-donne-e-al-134-da-under-40" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Analizziamo ora i dati relativi alla composizione e alla eterogeneità del parlamento europeo, diviso per provenienza dei parlamentari.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">60,1% </span>dei parlamentari Ue sono uomini.</p>
			        </section>
		

            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-parlamento-europeo-e-composto-prevalentemente-da-uomini-di-mezza-eta/">Il parlamento europeo è composto prevalentemente da uomini di mezza età</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-parlamento-europeo-e-composto-prevalentemente-da-uomini-di-mezza-eta/">La rappresentanza di genere di fascia d&#8217;età nel parlamento europeo, per paese membro</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_291224_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di uomini e donne e di persone divise per fascia di età, presso il parlamento europeo, per singolo paese membro. Sono indicati i valori percentuali.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(consultati: mercoledì 15 Maggio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-291224"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>Sono solo 4 i paesi membri in cui la quota di donne al parlamento europeo supera quella di uomini</strong>: Lussemburgo, Finlandia, Svezia e Spagna. In Lettonia non c’è divario. In tutti gli altri stati gli uomini incidono maggiormente, con il valore più elevato in Romania (85%) e Cipro (83,%).</p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;età invece Malta e, ancora una volta, il Lussemburgo sono primi per quota di giovani (un terzo). Mentre in Lettonia, Lituania e Cipro non c&#8217;è alcun parlamentare Ue con meno di 40 anni. Lituania e Lettonia sono anche i due stati membri con più parlamentari europei over 65 (in entrambi i casi, più della metà). Mentre in Croazia e Slovenia non figurano membri in questa fascia di età. <strong>Complessivamente, la fascia più rappresentata è quella intermedia, tra i 40 e i 64 anni</strong>, che in due stati dell&#8217;Europa centrale supera l&#8217;80% (Slovenia e Croazia) e a Cipro raccoglie addirittura la totalità dei parlamentari europei.</p>



<p>Bisogna comunque tenere presente che i paesi più piccoli hanno un numero basso di parlamentari europei. Per questi stati dunque, sarà più difficile avere esponenti che siano effettivamente rappresentativi della loro popolazione.</p>


<div id="i-gruppi-di-sinistra-e-centro-hanno-piu-giovani-e-donne-tra-le-proprie-fila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le differenze tra gruppi parlamentari in termini di rappresentanza</h3>



<p>Andiamo adesso ad analizzare i dati in rapporto non al paese dei parlamentari stessi ma alla loro affiliazione politica.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sinistra-e-verdi-hanno-rispettivamente-piu-donne-e-piu-giovani/">Sinistra e verdi hanno rispettivamente più donne e più giovani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sinistra-e-verdi-hanno-rispettivamente-piu-donne-e-piu-giovani/">Donne e giovani tra i parlamentari europei, per gruppo</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/sinistra-e-verdi-hanno-rispettivamente-piu-donne-e-piu-giovani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/06/sinistra-e-verdi-hanno-rispettivamente-piu-donne-e-piu-giovani.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sinistra-e-verdi-hanno-rispettivamente-piu-donne-e-piu-giovani/">Sinistra e verdi hanno rispettivamente più donne e più giovani &#8211; Donne e giovani tra i parlamentari europei, per gruppo</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_291269_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_291269_tab3"><p>I dati si riferiscono all&#8217;incidenza di donne e di giovani (under 40) nei gruppi del parlamento europeo.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Swr e Edjnet                                                                <br>(consultati: mercoledì 15 Maggio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-291269"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Complessivamente, considerando tutti i paesi membri, è la sinistra l&#8217;unico gruppo con metà dei parlamentari donne, seguita dai verdi (49,3%). Quest&#8217;ultimo è anche il gruppo con più under 40 (23,9%). Il gruppo dei conservatori e riformisti è invece ultimo sia come quota di donne che come rappresentanza dei giovani.</p>



<p>La situazione appare un po&#8217; diversa per l&#8217;Italia. Nel nostro paese il partito popolare europeo e l&#8217;alleanza dei socialisti e democratici sono i due gruppi parlamentari con la maggiore presenza femminile (poco al di sotto del 60%). I due gruppi Identità e democrazia e i non iscritti invece riportano il 50%. La quota più elevata di giovani è presso i non iscritti (30%) mentre i socialisti e democratici riportano la percentuale più alta di over 65 (44% circa).</p>



<h3 class="wp-block-heading">European data journalism network</h3>



<p>Questo articolo è stato scritto nell’ambito dello European data journalism network, la piattaforma per le notizie data-driven sugli affari europei di cui openpolis fa parte. Il progetto sulla diversità nel parlamento europeo è stato coordinato da <a href="https://www.swr.de/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Südwestrundfunk</a>&nbsp;(Swr), testata tedesca esterna all&#8217;organizzazione.</p>



<p>Foto: <a href="https://multimedia.europarl.europa.eu/it/photo/ep-plenary-session-commission-statement-international-day-for-elimination-of-violence-against-women_20231123_EP-159344A_EVD_EG_100" target="_blank" rel="noreferrer noopener">parlamento europeo</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-diversita-nel-parlamento-europeo-uscente/">La diversità nel parlamento europeo uscente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il lavoro informale in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-lavoro-informale-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 May 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=291604</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell’economia informale Ascolta il nostro [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">In Italia 4 lavoratori su 100 rientrano nell’economia informale</a></p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">15,9%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;incidenza del lavoro informale nei paesi più ricchi del mondo nel 2019.</strong> Sono compresi tutti quei lavori remunerati non formalizzati che si svolgono all&#8217;interno di un contesto familiare o non strutturato. Si tratta di una dinamica che vede maggiormente coinvolte le aree più povere (89% dei lavoratori nei paesi a reddito basso e 81,6% dove è medio-basso).</span> <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=Sono%20dinamiche%20che,di%20tipo%20informale." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">9,8%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>la quota di lavoratori informali in Polonia nel 2022</strong>. È il primo paese europeo, a cui seguono il Portogallo (4,6%) e la Grecia (4,5%). L&#8217;Italia si assesta non distante al 3,8%. Incidenza minore invece in Belgio (1,3%) e Slovenia (1%). </span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-polonia-lincidenza-del-lavoro-informale-e-quasi-del-10/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">2</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;aumento, in punti percentuali, dei contratti di lavoro informale in Slovacchia tra 2019 e 2022</strong>. Si tratta del paese in cui si è registrato l&#8217;incremento maggiore rispetto al periodo precedente all&#8217;emergenza sanitaria, un evento che ha colpito in modo particolare questo tipo di lavoratori. La diminuzione più ampia si registra in Francia (2 punti percentuali).</span> <a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=%C3%88%20interessante%20anche,1%2C1%20punti%20percentuali." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">0,7</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>la differenza in termini di punti percentuali tra quota di occupati e quota di occupate in Italia nel lavoro informale nel 2022</strong>. Dal 2007, l&#8217;incidenza femminile è sempre stata maggiore ma ora il divario con gli uomini si sta riducendo. Nel 2020 era di 2,7 punti percentuali.</span> </span><a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.openpolis.it/in-italia-4-lavoratori-su-100-rientrano-nelleconomia-informale/#:~:text=0%2C7%20la%20differenza%20percentuale%20tra%20uomini%20e%20donne%20impiegati%20nel%20lavoro%20informale%20nel%202022.%20Nel%202020%20era%20di%202%2C7%20punti%20percentuali." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">13,7%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>l&#8217;incidenza nel settore agricolo in Italia.</strong> Si tratta dell&#8217;ambito che riporta la percentuale maggiore. Quello agricolo è un settore particolare in cui non sempre vi è una formalizzazione dei contratti e spesso le imprese sono a conduzione familiare.</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-settore-agricolo-e-maggiore-lincidenza-del-lavoro-informale/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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