Come vengono eletti i membri del Csm

L’organo di governo della magistratura è eletto per 2/3 dai magistrati e per 1/3 dal parlamento in seduta comune. Vediamo come vengono scelti i membri laici e togati.

Definizione

Il consiglio superiore della magistratura (Csm) è un organo a composizione mista. È composto da 3 membri di diritto e da membri elettivi che vengono scelti per 1/3 dal parlamento in seduta comune (componenti laici) e per 2/3 dai magistrati (componenti togati).

La scelta del costituente è dovuta al fatto che il Csm ha compiti molto delicati che riguardano l’autonomia del potere giudiziario.

I membri elettivi del Csm restano in carica 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili.

Se la proporzione tra membri togati e laici è stabilita dalla costituzione, nel tempo sono cambiati sia il numero di componenti che il metodo di elezione. La legge attualmente in vigore, la 44/2002, prevede che il consiglio sia composto da 27 membri. Oltre ai 3 che ne fanno parte di diritto, 16 sono togati e 8 laici. Questi ultimi, in base al dettato costituzionale, vengono eletti dal parlamento in seduta comune tra docenti universitari e avvocati con almeno 15 anni di esercizio.

All’interno dell’assemblea del Csm poi, riveste un ruolo centrale il vicepresidente che, in base all’articolo 104 della costituzione, deve essere scelto dal collegio tra i membri laici (cioè quelli eletti dal parlamento). Un ruolo che è di fondamentale importanza per i lavori ordinari dell’assemblea dato che il presidente della repubblica ha compiti prevalentemente formali e di garanzia.

Dati

La normativa attualmente in vigore prevede che i membri laici vengano eletti dal parlamento in seduta comune a scrutinio segreto e con la maggioranza dei 3/5 dei componenti l’assemblea. I membri togati invece vengono eletti fra 3 distinti collegi nazionali: uno per i magistrati di legittimità (cioè operanti presso la corte di cassazione), uno per i per i pubblici ministeri e uno per i magistrati di merito.

Per giudici di merito si intendono quei magistrati che si esprimono sui fatti concreti che vengono loro sottoposti (quelli operanti nei tribunati di primo grado e nelle corti d’appello).
Per giudici di legittimità si intendono invece i magistrati che limitano la loro valutazioni alle questioni procedurali e di diritto (i giudici della cassazione).
I 3 membri di diritto del Csm sono il presidente della repubblica, il primo presidente e il procuratore generale della corte di cassazione.

FONTE: elaborazione openpolis in base alla legge 44/2002
(ultimo aggiornamento: giovedì 4 Giugno 2020)

Nel primo collegio vengono eletti 2 tra i magistrati che esercitano funzioni di legittimità (cioè coloro che operano presso la corte di cassazione e nella sua procura generale). Nel secondo collegio vengono scelti invece 4 tra i magistrati che svolgono la funzione di pubblico ministero presso gli uffici di merito (cioè i tribunali diversi dalla cassazione), presso la direzione nazionale antimafia oppure che sono destinati alla procura generale presso la corte di cassazione; 10 seggi infine vengono assegnati nel terzo collegio tra i magistrati che esercitano le funzioni di giudice presso gli uffici di merito, ovvero che sono destinati alla corte di cassazione.

L'attuale sistema elettorale del Csm prevede dunque una distinzione non solo tra magistrati di legittimità e magistrati di merito ma anche tra chi svolge ruoli giudicanti e chi requirenti (i pubblici ministeri).

Il numero dei consiglieri e le loro modalità di elezione sono cambiati diverse volte dall'istituzione del Csm. A partire dalla riforma del 1975, le correnti interne alla magistratura ebbero un'importanza crescente nella scelta dei membri togati dell'organo. Dal 1990 al 2018, stando alla ricostruzione della rassegna stampa successiva alle diverse elezioni, è stato eletto un solo consigliere "indipendente".

Dal 1990 al 2010, Unità per la costituzione (la corrente di centro) ha avuto la maggioranza dei seggi “togati” del Csm. Nel 2014 la maggioranza è stata ottenuta da Area (corrente nata dalla fusione di Magistratura democratica e Movimento per la giustizia).
Nell’attuale consiliatura, Magistratura indipendente (la corrente più conservatrice) e Unità per la costituzione hanno 5 seggi ciascuna, Area ne ha 4 e Autonomia e indipendenza (corrente creata dal Piercamillo Davigo e vicina al Movimento 5 stelle) 2.

All’interno di “Area” vengono conteggiati i consiglieri eletti tra le correnti progressiste Magistratura democratica e Movimento per la giustizia (unite dal 2014). All’interno di questa voce rientra anche la coalizione del 2002 in cui faceva parte il movimento dei Ghibellini.
Alla voce “Altro” sono indicati i consiglieri eletti appartenenti a Verdi (1990), Movimenti riuniti (1994 e 1998) e l’unico consigliere indipendente (2010).

FONTE: elaborazione openpolis su resoconti stampa
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Luglio 2018)

Un altro aspetto da sottolineare riguarda la componente laica del Csm. Il dettato costituzionale prevede infatti che 1/3 dei membri del consiglio venga scelto dal parlamento, al fine di evitare che l'organo di governo dei magistrati divenga autoreferenziale e scollegato dal controllo delle istituzioni democratiche. La costituzione stabilisce inoltre che il vicepresidente venga scelto tra i membri laici del Csm. Come si è visto, il ruolo del vicepresidente è centrale nella gestione dell'attività ordinaria dell'organo e quindi questa nomina ha un grande peso.

I membri laici del csm sono stati classificati in base all’incarico pubblico più recente svolto prima dell’elezione nel consiglio. In assenza di incarico pubblico precedente sono classificati come “Avvocato/Professore”.
Alla voce “Eletti a livello locale” sono inseriti i consiglieri che ricoprivano il ruolo di sindaco o di assessore comunale nel momento dell’elezione al Csm.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 31 Luglio 2018)

Vale la pena notare che, dal 1990 ad oggi, sono stati molti i consiglieri del Csm che al, momento dell’elezione, ricoprivano ruoli politici di livello nazionale o in parlamento o nelle file del governo. L'attuale consiliatura vede invece 2 ex parlamentari sedere nel consiglio.

Analisi

Il metodo di elezione del Csm, e in particolare dei membri togati, è cambiato diverse volte. Infatti, pur essendo un organo riconosciuto dalla costituzione, è stato disciplinato nel dettaglio soltanto dalla legge 195 del 1958 (10 anni dopo l’entrata in vigore della carta repubblicana), poi modificata più volte nel tempo.

Questa norma prevedeva un Csm composto da 21 membri a cui si aggiungevano i 3 di diritto. 6 membri venivano eletti tra i gradi più alti della magistratura e cioè tra chi faceva parte della corte di cassazione, 4 erano riservati ai giudici delle corti d'appello e 4 tra i magistrati di tribunali di primo grado. Il sistema prevedeva che i magistrati di ogni grado eleggessero singolarmente i loro colleghi.

Le correnti erano nate con l'intento di portare idee nuove e per affrontare i problemi all'interno del sistema giustizia

Il ricambio generazionale che avvenne negli anni successivi all'interno della magistratura, con molti giovani magistrati che non si riconoscevano nelle idee dei magistrati più anziani, favorì un cambiamento anche nel sistema elettorale, stabilito con la legge 695/1975. Il sistema elettorale adottato prevedeva infatti l'adozione di liste bloccate i cui nominativi erano scelti appunto dalle correnti. Era previsto inoltre un aumento a 33 membri del Csm: 3 membri di diritto, 20 membri togati e 10 membri laici. Questo sistema era stato pensato per garantire una rappresentanza anche alle voci minoritarie all'interno della magistratura ed anche in parlamento.

Un'ulteriore modifica avvenne con la legge 1 del 1981: questa riforma prevedeva che metà dei seggi fosse suddivisa tra i diversi gradi della magistratura (4 di cassazione, 2 delle corti d'appello e 4 dei tribunali di primo grado) ma l'altra metà veniva eletta indipendentemente dalla categoria di appartenenza. Questa evoluzione rafforzò ulteriormente la componente ideologica del voto.

Tale rilevante modifica trasformò il consiglio da una “rappresentatività di tipo categoriale-corporativo” ad una rappresentatività “di tipo politico-ideologico”, atteso che i consiglieri togati diventarono espressione non tanto della categoria di appartenenza, quanto, piuttosto, delle correnti organizzate.

Con il tempo questo sistema però portò a delle degenerazioni, con le correnti che acquisirono sempre maggior potere e che divennero la modalità esclusiva con cui un magistrato poteva ambire a progredire nella sua carriera.

Un primo tentativo di riforma venne apportato dalla legge 74/1990 che introdusse l’elezione, per i magistrati di merito, in quattro distinti collegi circoscrizionali, superando il collegio nazionale; la preferenza unica; e l'innalzamento della soglia di sbarramento dal 6 al 9%. Si giunge quindi all'attuale sistema elettorale entrato in vigore nel 2002. Nonostante i vari tentativi di riforma, è opinione comune che oggi il peso delle correnti sia rimasto invariato.

[le correnti] Hanno, ognuna secondo la sua visuale, concorso a difendere l’indipendenza della magistratura e contribuito ad approfondire i temi della questione giustizia. Tuttavia hanno anche subìto negli anni una sorta di involuzione che ne ha snaturato la funzione (...). Da portatrici di idee (...) si sono via via trasformate in ambigue articolazioni di potere dedite (...) alla propria autoconservazione (...). Esse svolgono ormai un’attività istruttoria impropria su temi delicatissimi, espropriandone il Csm stesso.

Un altro aspetto da considerare è quello del rapporto tra magistratura e politica. Sebbene sia previsto dalla costituzione, questo si è prestato a degenerazioni. Un dato significativo è il fatto che, dei 19 vicepresidenti del Csm che si sono succeduti dalla sua istituzione, ben 11 provenivano da incarichi politici di livello nazionale.

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