Il dottorato di ricerca in Unione europea Europa

Il programma di dottorato permette a chi lo frequenta di poter contribuire in prima persona al progresso scientifico. Il numero di iscritti varia tra i paesi europei.

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Il dottorato di ricerca è il grado di istruzione più alto e permette agli studenti di poter effettuare il primo passo all’interno del mondo della ricerca. La formazione dei futuri ricercatori è essenziale per l’esplorazione di nuovi ambiti di studio e per lo sviluppo di una società. Risulta quindi cruciale garantire un accesso equo e buone condizioni a chi lo vuole conseguire.

Cos’è un dottorato di ricerca

I sistemi scolastici sono strutturati in maniera diversa all’interno dei singoli stati. Per questo motivo, è stata strutturata una classificazione internazionale (chiamata Isced, acronimo di international standard classification of education) che ha lo scopo di rendere comparabili i gradi di istruzione.

I dottorati di ricerca sono inseriti all’ottavo livello, quello più alto. Sono strutturati per introdurre lo studente nel mondo più avanzato della ricerca. Tipicamente infatti sono ideati da istituzioni di educazione terziaria (università, college e particolari istituti professionali) che si occupano anche di questo ambito. I programmi di dottorato esistono sia nel campo accademico che nei settori professionali.

Il dottorando contribuisce all’avanzamento di un settore di studi.

Secondo l’Ocse, la durata è dai tre ai cinque anni ed è richiesto un impegno full-time, anche se può capitare che si impieghi più tempo per portare a termine il percorso. Di solito il programma si conclude con la difesa di una tesi in cui lo studente dà il proprio contributo allo sviluppo dell’ambito che ha indagato. Il lavoro di ricerca viene solitamente affiancato anche ad altri corsi.

Sono considerati tutti coloro che secondo la classificazione Isced sono al livello 8. Sono inclusi sia i titoli conseguiti negli istituti pubblici che quelli privati. Il dato rappresenta il numero degli iscritti a prescindere dall’anno di frequentazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(consultati: lunedì 21 Novembre 2022)

L’andamento è relativamente stabile nel tempo, mantenendosi sempre intorno ai 600mila iscritti tra il 2013 e il 2019. Dal 2015 si nota però un aumento costante fino ai 666.724 del 2019.

Sono considerati tutti coloro che secondo la classificazione Isced sono al livello 8. Sono inclusi sia i titoli conseguiti negli istituti pubblici che quelli privati. Il dato rappresenta il numero degli iscritti a prescindere dall’anno di frequentazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Eurostat.
(consultati: lunedì 21 Novembre 2022)

Il paese in cui risulta iscritto il maggior numero di dottorandi è la Germania (201.800). Corrispondono a circa il 30% dei dottorandi europei. Seguono Spagna (90.755), Francia (66.901) e Polonia (39.269). In fondo alla classifica troviamo gli stati più piccoli dell’Unione: Cipro (1.492), Lussemburgo (819) e Malta (177). In questo scenario, l’Italia è il sesto paese per numero di dottorandi, che si attestano a 29.480.

Nel 2019, il 3,75% degli studenti iscritti a un segmento di istruzione terziaria frequenta un dottorato di ricerca. Questo numero varia da paese a paese. I valori più alti si registrano in Lussemburgo (11,53%), Repubblica Ceca (6,78%) e Finlandia (6,2%). I più bassi invece nei Paesi Bassi (1,76%), in Italia (1,52%) e a Malta (1,1%).

Le differenze di genere risultano piuttosto bilanciate a livello di singoli stati membri. Nel 2019 le donne rappresentano più della metà degli studenti in 13 stati europei su 27. Lo stato con la quota maggiore è Cipro (58,5%) seguito da Lituania (56,7%) e Estonia (56,1%). Il picco di partecipazione maschile si registra in Lussemburgo (57,1%) seguito da Germania e Repubblica Ceca, entrambe al 55,6%.

L’ambito scientifico è quello in cui ci sono più dottorandi.

Il settore in cui ci sono più dottorandi è quello scientifico e tecnologico, come attesta Eurostat. Nel 2019 conta il 41,6% degli studenti. Tra gli stati membri, questo ambito registra la quota maggiore in Lussemburgo (circa il 50%). Risulta molto popolare anche in Francia, Italia, Germania, Repubblica Ceca e Estonia con valori che variano tra il 49,7% e il 45,3%. Le quote minori sono registrate in Ungheria (31,7%), Grecia (30,7%) e Bulgaria (28,6%). Per quel che riguarda gli altri settori, risultano più seguiti quello di scienze sociali, economia e legge (20,3%) e quello dell’educazione, dell’arte e delle discipline umanistiche (19,2%). In fondo, l’ambito medico e sanitario (15,7%) e quello agricolo e veterinario (2,7%).

Le prospettive dei dottorandi

L’attrazione di studenti in percorsi di questo tipo è un aspetto che dipende anche dalle istituzioni che li ospitano e gli stati. Secondo l’Ocse, in alcuni paesi (compresa l’Italia) ci sono delle riduzioni delle tasse per i dottorandi Lo status dello studente di dottorato cambia però tra i paesi: in alcuni stati viene riconosciuto come un lavoratore in linea a livello retributivo con altri ricercatori junior, in altri invece è considerato come uno studente, non come un regolare lavoratore per le istituzioni terziarie in cui frequenta il programma.

Spesso il futuro dei dottorandi è precario.

Un fenomeno in crescita è quello dei postdoc, ovvero dei professionisti con un dottorato di ricerca che principalmente contribuiscono alle istituzioni per cui hanno lavorato ma con scarse prospettive contrattuali. Come si può leggere nel report dedicato al futuro dell’educazione terziaria redatto dall’europarlamento, la mancanza delle prospettive di carriera, un forte sbilanciamento tra lavoro e vita privata e pressioni dal punto di vista dei finanziamenti hanno portato a impatti negativi sulla salute mentale di un numero significante di questi ricercatori.

Nonostante ciò, l’ottenimento di un dottorato di ricerca sembra incidere sull’occupazione. L’Ocse afferma che esiste una correlazione molto forte tra maggiori tassi di occupazione più elevati e titoli di istruzione più avanzati. All’interno degli stati Ocse, ci sono meno disoccupati tra coloro che hanno conseguito il dottorato di ricerca rispetto a chi ha una laurea magistrale o un titolo equivalente.

Una fascia molto ridotta della popolazione risulta avere un dottorato di ricerca. Sempre secondo l’Ocse, nel 2020 comprendono l’1,3% delle persone comprese tra i 25 e i 64 anni. L’Italia si assesta all’incirca al 2%, un dato più basso rispetto alla media dei 22 paesi Ue aderenti all’Ocse, pari al 4%.

Foto: ThisisEngineering RAEnglicenza

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