Per la prima volta il dato sull'abbandono scolastico in Italia è sceso sotto la soglia del 10%, in avvicinamento al nuovo obiettivo Ue per il 2030. Tuttavia le città restano indietro e, con poche eccezioni, mancano dati strutturati per monitorare la situazione nei singoli comuni.
I recenti cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale sembrano aver fatto passare in secondo piano i temi ambientali. Eppure la lotta al cambiamento climatico resta una priorità per i giovani, specie per chi vive in zone particolarmente critiche.
In Italia spesso è sulle donne che - per stereotipi di genere consolidati - ricade il compito di dedicarsi ai figli. Anche per questo l'occupazione femminile è più bassa. Investire su asili nido e scuole dell’infanzia può contribuire a invertire la tendenza.
In Italia il 16,2% di bambini e adolescenti vive in una casa con problemi strutturali, oltre il 40% in una situazione di sovraffollamento. Ricostruire il fenomeno in chiave territoriale è difficile, ma necessario per le politiche di contrasto alla povertà minorile.
Dopo la pandemia la partecipazione attiva in associazioni di volontariato ha subito un calo. In controtendenza, vi sono segnali di recupero tra i giovani di 14-17 anni tra 2021 e 2023. Restano ampi i divari tra centro-nord e sud nella diffusione di organizzazioni non profit.
L'Italia resta agli ultimi posti in Ue per quota di laureati. Un ritardo che ha un forte retroterra sociale e territoriale. Gli adolescenti con alle spalle una famiglia con difficoltà intendono andare all'università nel 46% dei casi, contro il 67,1% dei coetanei avvantaggiati.
Nell'area campana, da sempre a rischio eruzioni e terremoti, vive più di un milione di persone. Secondo i piani di prevenzione ogni comunità è "gemellata" a una regione diversa, in modo da garantire un'eventuale evacuazione volontaria e assistita dalle autorità.
Mentre ancora scarseggiano le informazioni sul nuovo piano a livello nazionale, siamo andati a vedere cosa pubblicano sui propri siti web i comuni e le città metropolitane. Ne è emerso un quadro molto disomogeneo.
Nell'ultima rilevazione Ocse-Pisa, l'Italia è risultata il paese con i divari di genere più ampi negli apprendimenti in matematica. Una dinamica che le comparazioni internazionali e interne indicano come tutt'altro che scontata, strettamente connessa al ruolo degli stereotipi di genere.