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	<title>Consiglio dell&#039;Unione Europea Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 22 Dec 2023 17:15:05 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il nuovo Patto sulle migrazioni chiude le frontiere dell&#8217;Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-nuovo-patto-sulle-migrazioni-chiude-le-frontiere-delleuropa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Dec 2023 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=280405</guid>

					<description><![CDATA[<p>I cinque pilastri dell'accordo non toccano i cardini del regolamento di Dublino. In compenso, sembrano voler inasprire le norme volte all'esclusione delle persone migranti dal vecchio continente, minacciando i loro diritti fondamentali. Un'analisi di un patto definito "storico".</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-nuovo-patto-sulle-migrazioni-chiude-le-frontiere-delleuropa/">Il nuovo Patto sulle migrazioni chiude le frontiere dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Lo scorso 20 dicembre il consiglio dell&#8217;Unione europea e il parlamento europeo hanno raggiunto l&#8217;accordo sul nuovo <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15929/asylum-and-migration-deal-for-more-solidarity-and-responsibility-sharing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto migrazioni e asilo</a>. Si tratta di un pacchetto legislativo che riforma le <strong>politiche migratorie</strong> nel vecchio continente. </p>



<p>Il patto si sostanzia in una serie di dispositivi<strong> </strong>che <strong>irrigidiscono le regole per l&#8217;accesso di richiedenti asilo e rifugiati nei paesi membri dell&#8217;Ue</strong>, dando continuità a una tendenza che ha portato, in questi anni, l&#8217;Europa a chiudere sempre di più le sue frontiere esterne.</p>



<p>Per questo i <strong>documenti prodotti stanno sollevando forti critiche</strong> da parte di molte organizzazioni che si occupano in Italia e in Europa di questo fenomeno.</p>



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<p>L&#8217;accordo, che consiglio e parlamento si sono impegnati a ratificare formalmente entro la prossima primavera (prima delle elezioni europee), era stato proposto dalla commissione europea nel settembre 2020. </p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica il documento</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/eu-council-pact-presidency-trilogue-discussion-doc-16775-23.pdf" target="_blank" rel="noopener">di discussione finale</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>La fumata bianca è arrivata al termine di negoziati finali durati tre giorni, prima dei quali la presidenza di turno del consiglio (Spagna) aveva proposto sul tavolo un <strong>documento di discussione finale</strong>, che siamo in grado di proporvi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">De-responsabilizzazione e securitarismo</h3>



<p>Nonostante le massime cariche europee &#8211; come la presidente del parlamento <strong>Roberta Metsola</strong> e la commissaria agli affari interni <strong>Ylva Johansson</strong> &#8211; abbiano parlato di &#8220;solidarietà&#8221; e &#8220;protezione per i vulnerabili&#8221;, la postura del futuro impianto normativo suggerisce una <strong>chiusura nei confronti dei cittadini dei paesi terzi</strong>, già radicata nel vecchio continente, attraverso per esempio le <strong>migliaia di chilometri di muri</strong> costruiti lungo i confini est, dalla Serbia fino alla Lituania. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-muri-e-le-violenze-sulla-rotta-balcanica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I muri e le violenze
<br><strong>sulla rotta balcanica</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Al tempo stesso, i negoziatori parlano di un accordo basato sulla <strong>&#8220;<a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15929/asylum-and-migration-deal-for-more-solidarity-and-responsibility-sharing" target="_blank" rel="noreferrer noopener">equa condivisione delle responsabilità</a>&#8220;.</strong> In realtà dai documenti sembra emergere una certa <strong>de-responsabilizzazione dell&#8217;Unione europea</strong>, più o meno esplicita a seconda degli ambiti di intervento e dell&#8217;intensità dei flussi. Inoltre aumenta la <strong>discrezionalità della singola nazione</strong> sul tema, soprattutto nei periodi di &#8220;crisi&#8221;, come vedremo. </p>



<p>Tutte le parti dell&#8217;accordo sembrano essere guidate dal paradigma secondo il quale la persona migrante non rappresenta una risorsa &#8211; in termini di arricchimento culturale, socio-economico e nell&#8217;ottica al contrasto alla forte denatalità che caratterizza il vecchio continente &#8211; <strong>bensì un &#8220;problema&#8221; da affrontare con piglio securitario</strong>.</p>


<div id="il-patto-e-composto-da-5-pilastri-gestione-dellasilo-risposta-alle-crisi-gestione-delle-procedure-eurodac-e-screening" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I cinque pilastri del patto</h3>



<p>Il nuovo Patto migrazioni e asilo è composto da <strong>cinque pilastri</strong>: il regolamento sulla <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15933/deal-on-the-new-eu-regulation-on-asylum-and-migration-management" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gestione dell&#8217;asilo</a> e delle migrazioni; la <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15931/provisional-deal-on-new-eu-rules-to-respond-to-migratory-crises" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risposta alle crisi</a> migratorie; le <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15932/provisional-agreement-reached-on-common-asylum-procedures" target="_blank" rel="noreferrer noopener">procedure di asilo</a>; l&#8217;implementazione dello <em>European Dactyloscopie</em> (<a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15934/eurodac-deal-on-better-identification-of-asylum-seekers-and-irregular-migrants" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurodac</a>) e le nuove <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15930/meps-and-council-reach-provisional-agreement-on-pre-entry-screening-procedure" target="_blank" rel="noreferrer noopener">procedure di screening</a>. Vediamo i tratti salienti di ognuna di queste disposizioni, consapevoli che dei dettagli si potrà parlare solo dopo l&#8217;approvazione formale del patto e la sua entrata in vigore.</p>



<p>Per quanto riguarda il nuovo regolamento su asilo e migrazione è bene premettere che <strong>non viene modificata l&#8217;anima del regolamento di Dublino</strong> <strong>(da più parti contestata negli ultimi anni)</strong>, secondo la quale la persona migrante deve necessariamente chiedere asilo al primo paese di approdo in Ue. </p>



<p>Si tratta di un meccanismo che interessa non<strong> poco gli stati di frontiera come l&#8217;Italia, e che rimarrà tale anche all&#8217;entrata in vigore del patto</strong>. Anzi, la responsabilità del primo paese di ingresso aumenta a 20 mesi (periodo ridotto a un anno per chi viene salvato in mare).</p>


<div id="strillo-testo-block_2800918eb7c1c49f8ed35b8278e221b9" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I principi fondanti del regolamento di Dublino non vengono modificati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Di nuovo c&#8217;è invece un meccanismo di <strong>solidarietà obbligatoria</strong>: ogni anno verrà costituito un &#8220;<strong>pool di solidarietà</strong>&#8221; attraverso cui i paesi membri dovranno sostenere quelli definiti &#8220;<strong>sotto pressione migratoria</strong>&#8220;. Potranno farlo in due modi: con la <em>relocation</em> (la redistribuzione delle persone) o con un <strong>contributo finanziario</strong>, proporzionale alla dimensione della popolazione e al pil nazionale. </p>



<p>Questo pool ha una soglia minima di <strong>30mila ricollocamenti e 600 milioni di euro</strong>, mentre ogni ricollocamento può essere rimpiazzato con un contributo del paese membro a quello &#8220;sotto pressione&#8221; dell&#8217;importo di <strong>20mila euro per ogni mancato ricollocamento</strong>.</p>



<p> </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20mila </span>euro è la cifra che un paese membro potrà pagare per ogni mancato ricollocamento.</p>
			        </section>
		


<p>Non è stato al momento dettagliato chi gestirà questi fondi e con quale cadenza potranno essere erogati, nel documento viene specificato che potranno servire <strong>anche per</strong> &#8220;<strong>il finanziamento di azioni nell&#8217;Ue e nei paesi terzi</strong>&#8220;, quindi per la protezione delle frontiere esterne, attraverso accordi con nazioni extra-europee, come già avviene per esempio in Libia e Turchia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I contributi finanziari sosterranno le azioni dell’UE nel settore della migrazione, dell’accoglienza e dell’asilo. Gli Stati membri possono anche fornire sostegno ad azioni intraprese o in relazione a paesi terzi con un impatto diretto sui flussi migratori verso l&#8217;Ue.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15933/deal-on-the-new-eu-regulation-on-asylum-and-migration-management" target="_blank">&#8211; Accordo sulla gestione dell&#8217;asilo e della migrazione, 20 dicembre 2023</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="le-norme-sulle-crisi-migratorie-sembrano-lasciare-discrezionalita-di-azione-ai-paesi-sotto-pressione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un altro dei pilastri del nuovo patto riguarda la risposta alle crisi migratorie. Sono queste le norme che, a una prima analisi, <strong>sembrerebbero permettere maggiore flessibilità dei singoli paesi nella gestione delle richieste d&#8217;asilo</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni/">L&#8217;Unione europea e le richieste di asilo negli ultimi 10 anni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lunione-europea-e-le-richieste-di-asilo-negli-ultimi-10-anni/">Le richieste di asilo presentate in paesi dell&#8217;Unione europea tra il 2014 e il 2023 distinte tra primo e secondo semestre</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/b3a182d2-f958-4306-868e-d1866384b7b3?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 14 Settembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p>In caso di &#8220;crisi&#8221; lo stato membro dovrà presentare una richiesta motivata alla commissione, che la esaminerà entro due settimane. Non sembrano esserci, almeno a leggere i documenti provvisori, <strong>criteri rigidi per determinare cosa effettivamente sia una &#8220;crisi migratoria&#8221;</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_4f2f2972e5ca31bee6e5df0a2688875d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In caso di &#8220;crisi migratoria&#8221; ai singoli stati saranno concesse ampie deroghe per le procedure di asilo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Una volta approvata l&#8217;istanza del paese membro, <strong>questo avrà mani più libere sia nell&#8217;effettuare procedure di frontiera</strong>, che per registrare più velocemente le domande di asilo. È in questo documento che si parla anche della cosiddetta &#8220;<strong>strumentalizzazione</strong>&#8221; dei migranti, ossia delle iniziative che si dovranno intraprendere nel caso in cui un paese terzo strumentalizzasse i flussi migratori danneggiando un membro Ue con cui confina. Non è esplicito ma comunque evidente il riferimento ai migranti che negli ultimi anni hanno tentato di entrare nei paesi dell&#8217;Europa orientale attraverso i confini con Russia e Bielorussia. In questi casi è prevista <strong>un&#8217;ampia gamma di deroghe</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/la-chiusura-delle-frontiere-interne-mostra-le-debolezze-dellarea-schengen/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">La chiusura delle frontiere
<br><strong>e le debolezze di Schengen</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Ci sono poi novità importanti legate alla procedura di asilo. Viene istituita una <em>border procedure</em> (procedura di confine) applicata a determinate categorie di persone migranti: quelli che mentono alle autorità, sono considerati un pericolo per la sicurezza, o semplicemente che <strong>provengono da paesi ai cui cittadini non viene di solito concesso l&#8217;asilo</strong>, cioè con un tasso di riconoscimento inferiore al 20%. Una soglia che, nella circostanza di un paese in stato di &#8220;crisi&#8221; migratoria, <strong>verrà alzata addirittura al 50%</strong>, mentre nel caso di &#8220;strumentalizzazioni&#8221; potrà essere applicata a <strong>tutti i migranti</strong> al confine.</p>


<div id="le-nuove-procedure-di-confine-sono-pensate-soprattutto-per-i-cosiddetti-migranti-economici" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_94ae6a7ac73ad80ff7c64d12195c73c3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le &#8220;procedure di confine&#8221; puntano a impedire l&#8217;entrata ai cosiddetti &#8220;migranti economici&#8221;.</p>
			        </section>
		</div>



<p>La procedura di confine è stata pensata in sostanza per i cosiddetti &#8220;<strong>migranti economici</strong>&#8220;, ossia per chi arriverebbe da paesi non ritenuti in guerra. <strong>Si tratta di una categoria che però non ha mai avuto un inquadramento giuridico chiaro</strong>, ma nei fatti rappresenta da anni <strong>un&#8217;espediente politico-mediatico</strong> entrato nel dibattito pubblico.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Principalmente si tratta di persone che hanno pochissime possibilità di ottenere asilo perché provengono da un Paese che non è in guerra. Spesso sono migranti venuti a cercare lavoro.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2023/12/20/unione-europea-accordo-raggiunto-su-patto-migranti-e-asilo" target="_blank">&#8211; Fabienne Keller, eurodeputata francese e relatrice del regolamento, a Euronews &#8211; 21 dicembre 2023</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La capacità per lo svolgimento delle procedure di frontiera <strong>sarà di 30mila posti</strong> in contemporanea, a livello europeo.</p>


<div id="strillo-testo-block_6d6892db1072ce30c1c3c634dd2891d3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le procedure di identificazione saranno implementate con i dati biometrici, anche per bambini e bambine sotto i 14 anni.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli ultimi due dispositivi che compongono il nuovo patto sono più tecnici, ma non meno significativi. Il primo riguarda <strong>l&#8217;Eurodac</strong>, il database comunitario per le impronte digitali dei richiedenti asilo, attivo nei 31 paesi europei. Sarà implementato con i <strong>dati biometrici</strong> e verrà abbassata l&#8217;età di obbligatorietà dell&#8217;identificazione, <strong>da 14 a 6 anni</strong>. </p>



<p>Il secondo concerne le <strong>procedure di screening</strong> (registrazione e identificazione) dei migranti. Potrà essere effettuato ovunque (sia alle frontiere che all&#8217;interno del territorio), ma i cittadini di paesi terzi sottoposti a screening dovranno essere a disposizione delle autorità, <strong>che con lo scopo di effettuare i controlli potranno detenerli</strong>. In compenso, &#8220;I deputati hanno garantito un meccanismo di monitoraggio forte e indipendente in ciascuno stato membro per proteggere i diritti fondamentali delle persone sottoposte allo screening&#8221;, <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20231214IPR15930/meps-and-council-reach-provisional-agreement-on-pre-entry-screening-procedure" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrive</a> il parlamento europeo.</p>


<div id="il-patto-che-sembra-minacciare-i-diritti-fondamentali-delle-persone-migranti-viene-contestato-dalle-organizzazioni-del-settore-in-tutta-europa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il patto e i diritti fondamentali</h3>



<p>Tutte queste norme, che hanno l&#8217;obiettivo di rispondere anche a un&#8217;opinione pubblica per buona parte ostile alle popolazioni migranti, arrivano alla fine di un anno che ha certo visto un aumento degli arrivi in Europa, ma <strong>in misura forse minore rispetto alla percezione comune e alla strumentalizzazione propagandistica </strong>nel dibattito pubblico.</p>



<p>Appena pochi giorni fa, infatti, l&#8217;agenzia europea <a href="https://www.frontex.europa.eu/media-centre/news/news-release/irregular-border-crossings-into-eu-so-far-this-year-highest-since-2016-hZ9xWZ" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Frontex</a> ha certificato che nei primi 11 mesi del 2023 gli ingressi in Ue <strong>sono stati circa 355mila, aumentati del 17% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno</strong>. Parliamo di un numero di persone pari allo 0,07% della popolazione dell&#8217;Unione europea.</p>



<p>Se il mar Mediterraneo centrale si conferma la rotta più attraversata (circa 152mila persone, +61%), i Balcani occidentali hanno visto una <strong>diminuzione degli ingressi del 28%</strong>. E proprio la cosiddetta &#8220;rotta balcanica&#8221; (percorsa via terra) sembra essere tra i principali obiettivi delle norme del patto. Forse ancora di più che i canali di ingresso da sud via mare, dove <strong>la chiusura delle frontiere e procedure velocizzate ai confini sono per natura più complicati</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_0c19bb822a4e76aaaa7c07736f90a1ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In attesa dell&#8217;approvazione definitiva, il patto viene contestato da organizzazioni di tutta Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Come abbiamo accennato in apertura, le nuove norme &#8211; pensate per una maggiore discrezionalità dei paesi membri negli accordi con i paesi terzi (come il recente protocollo tra Italia e Albania), oltre che per trattenere quanto più possibile le persone migranti ai confini del continente &#8211; vengono <strong>contestate aspramente </strong>dalla maggior parte delle organizzazioni del settore. </p>



<p>Un esempio, in Italia, è il forum <strong>Per cambiare l&#8217;ordine delle cose</strong>, <a href="https://www.percambiarelordinedellecose.eu/patto-europeo-dal-basso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">che ha recentemente lanciato una road map</a><strong> in vista dell&#8217;approvazione del patto al parlamento europeo</strong>, con l&#8217;auspicio di contribuire a rafforzare l&#8217;opposizione al patto anche in sede parlamentare.</p>



<p>Il Patto asilo e migrazioni, infatti, <strong>rischia di limitare fortemente i diritti fondamentali di migliaia di persone</strong> che, in fuga da guerra, violenze, fame e povertà, tentano di arrivare in Europa per costruirsi una vita migliore.</p>



<p><strong>Foto</strong>: migranti in un campo profughi a Trieste &#8211; Mattia Fonzi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-nuovo-patto-sulle-migrazioni-chiude-le-frontiere-delleuropa/">Il nuovo Patto sulle migrazioni chiude le frontiere dell&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico nel 2020</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-nel-2020/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2021 04:30:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=159393</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi tutti i contenuti dell&#8217;osservatorio povertà educativa #conibambini su scuola e abbandono scolastico. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-nel-2020/">L&#8217;abbandono scolastico nel 2020</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con <em><a href="https://www.openpolis.it/cosa/numeri-alla-mano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano</a></em> facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi tutti i contenuti dell&#8217;osservatorio povertà educativa #conibambini su <a href="https://www.openpolis.it/cosa/scuola/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">scuola e abbandono scolastico</a>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h1 class="red1 mb-0">13,1%</h1>
<p class="bt-2-grey3">i giovani che hanno abbandonato prematuramente gli studi in Italia (2020). Un dato che si presta a molteplici letture. Da un lato, il nostro paese mostra un miglioramento significativo nella lotta all&#8217;abbandono scolastico nel decennio. Nel 2011, quasi il 18% dei giovani tra 18 e 24 anni aveva lasciato la scuola prima del tempo. Tuttavia questa quota resta tra le più alte in Ue, seconda solo a paesi come Malta (16,7%), Spagna (16%) e Romania (15,6%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-quarta-in-europa-per-abbandoni-scolastici-nel-2020/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla mappa</a>.</p>
<h1 class="red1 mb-0">10%</h1>
<p class="bt-2-grey3">l&#8217;obiettivo europeo sugli abbandoni scolastici in base a quanto previsto dall&#8217;agenda Europa 2020. L&#8217;Unione europea nel suo complesso lo ha raggiunto, attestandosi al 9,9% nel 2020. Per l&#8217;Italia il target nazionale era 16%, quindi è stato conseguito da alcuni anni. Ma gli sforzi non devono interrompersi. Dopo la pandemia è stata fissata una nuova soglia a livello continentale. L’obiettivo Ue, in vista del 2030, è stato ulteriormente abbassato di un punto (9%) con una risoluzione del consiglio europeo del febbraio 2021. A testimonianza di come la sfida non sia finita, e resti l&#8217;esigenza di ridurre sempre di più gli abbandoni. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-si-attesta-sul-13-di-abbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al grafico.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">4</h1>
<p class="bt-2-grey3">regioni italiane che superano la media nazionale di abbandoni scolastici. Si tratta di Sicilia (19,4%), Campania (17,3%), Calabria (16,6%) e Puglia (15,6%). Dall’altro lato invece Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Emilia Romagna e Marche si trovano al di sotto della soglia Ue del 10%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/abbandono-scolastico-4-regioni-del-sud-sopra-la-media-nazionale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla classifica.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">-1,9</h1>
<p class="bt-2-grey3">la variazione, in punti percentuali, del tasso di abbandono scolastico nel mezzogiorno tra il 2019 e il 2020. In un quadro non incoraggiante, l&#8217;Italia meridionale è però l’area della penisola in cui si sono registrati i progressi maggiori rispetto all’anno precedente. In base ai dati di Istat infatti nel 2019 sud e isole avevano un tasso di abbandono pari al 18,2%, sceso poi al 16,3% nel 2020. Se consideriamo invece il centro e il nord del paese, possiamo osservare come il livello di abbandono scolastico sia cresciuto rispettivamente di 0,5 e 0,6 punti percentuali rispetto al 2019. <a href="https://www.openpolis.it/perche-sullabbandono-scolastico-resta-ancora-molto-da-fare/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">28,1%</h1>
<p class="bt-2-grey3">i giovani che hanno abbandonato precocemente gli studi nel comune di Napoli (2011). Un dato che siamo in grado di ricavare, con questa granularità, solo attraverso le informazioni raccolte nell&#8217;ultimo censimento generale. Questo ci ricorda quanto sia importante, nel monitorare fenomeni sociali, poter disporre di dati quanto più possibile disaggregati. In modo da programmare con maggiore efficacia le politiche sul territorio. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-varia-labbandono-scolastico-in-italia-da-comune-a-comune/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla mappa.</a></p>
<h3 class="mt-40">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
<p><iframe width="560" height="355" src="//www.radioradicale.it/scheda/648197/iframe" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Chi decide in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/chi-decide-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Feb 2019 09:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=35753</guid>

					<description><![CDATA[<p>A meno di 100 giorni dalle prossime elezioni europee, un punto sulle istituzioni politiche dell'Ue: quali sono, chi le compone e come vengono prese le decisioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/chi-decide-in-europa/">Chi decide in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con questo articolo, insieme ad <a href="https://www.agi.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Agi</strong> </a>diamo inizio a <strong><a href="https://www.openpolis.it/cosa/focus-europa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Focus Europa</a></strong>, una serie di approfondimenti con cui nel corso di quest&#8217;anno racconteremo l&#8217;attività delle istituzioni Ue e la posizione dell&#8217;Italia in Europa. Dalle infrazioni europee al raggiungimento degli obiettivi di <strong><a href="https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-economic-governance-monitoring-prevention-correction/european-semester/framework/europe-2020-strategy_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Agenda 2020</a></strong>.</p>
<h3>Un voto importante</h3>
<p><strong>A fine maggio tutti i cittadini dell&#8217;Unione europea saranno chiamati alle urne</strong> per eleggere i propri rappresentanti nel parlamento Ue. Un appuntamento che cade a 40 anni esatti dalle prime elezioni europee a suffragio universale, nel 1979. Saranno anche le prime senza il Regno Unito, se la brexit sarà finalizzata &#8211; come previsto &#8211; entro il 29 marzo. Perciò queste elezioni si terranno in una <strong>fase cruciale per il futuro dell&#8217;Europa</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/03/Chi-decide-in-Europa-3.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Chi decide in Europa<br />
<br><strong>Leggi il report</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Con l&#8217;abbandono di uno dei paesi più grandi è tutto <strong>da capire che percorso prenderà la costruzione europea</strong>. Maggiore o minore integrazione tra i paesi membri? Mantenimento della governance attuale a 28 (27 con l&#8217;uscita del Regno Unito) o prosecuzione verso accordi tra gruppi di paesi su materie strategiche?</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;uscita del Regno Unito apre una fase di transizione per il sistema istituzionale Ue.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>È un processo in corso di definizione, di cui è difficile prevedere l&#8217;esito. Perciò <strong>occuparsi di come funzionano l&#8217;Ue e le sue istituzioni diventa ancora più importante per comprenderne le evoluzioni future</strong>. A questi temi di solito non viene riservata un&#8217;attenzione particolarmente significativa. Le elezioni europee, ad esempio, sono state spesso affrontate dalla classe politica, dai media e dall&#8217;opinione pubblica come un appuntamento lontano, dove far pesare rapporti di forza nazionali. Una percezione che storicamente si è riflessa in una <strong>minore partecipazione rispetto alle elezioni politiche</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/affluenza-tradizionalmente-piu-bassa-alle-europee/">Affluenza tradizionalmente più bassa alle europee</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/affluenza-tradizionalmente-piu-bassa-alle-europee/">Percentuale di votanti sugli aventi diritto al voto in Italia (1979-2018)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_35852_tab2"><p>Alle europee storicamente hanno votato meno persone che nelle elezioni politiche. Negli anni &#8217;80, in un sistema di partiti ancora molto strutturato, la differenza era più contenuta ma già significativa: nelle politiche votava quasi il 90% dell&#8217;elettorato, nelle europee circa l&#8217;82-83%. Un divario che nei decenni successivi si è progressivamente allargato.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Ministero dell'interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 5 Marzo 2018)
                                        </p>
                </div>
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-35852"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-35852" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58,69% </span>gli elettori che sono andati a votare alle europee del 2014 in Italia.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Su questa distanza probabilmente incide anche la<strong> poca consapevolezza di che cosa succede in Europa e di come funziona la politica a livello continentale</strong>. Consiglio europeo, consiglio dell'Unione europea, commissione, parlamento: istituzioni con precisi ruoli e funzioni, dei quali spesso non c'è sufficiente conoscenza.</p>
<h3>Perché occuparsi di Europa</h3>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		L’Ue è un’unione politica ed economica cui appartengono 27 paesi europei. Un’organizzazione sui generis, distinta dalle organizzazioni internazionali e tuttavia non assimilabile a una confederazione o a una federazione.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-e-che-cosa-fa-lunione-europea/">
                "Che cos&#8217;è e che cosa fa l&#8217;Unione europea"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Trascurare come funziona l'Ue rischia di essere una scelta miope.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>È a livello europeo che passano alcune delle scelte più importanti, soprattutto nelle materie dove i singoli stati da soli avrebbero meno influenza in un contesto globale. L'Unione europea ha infatti <strong>competenza esclusiva</strong> in ambiti come il <strong>mercato unico</strong>, la <strong>politica monetaria</strong> dei paesi euro, il <strong>commercio</strong> <strong>internazionale</strong>. E <strong>può legiferare (senza esclusiva)</strong> in altri settori molto importanti, tra cui l'<strong>agricoltura</strong>, le <strong>reti di trasporto transeuropee</strong>, le <strong>politiche di coesione</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">513 milioni </span>i cittadini dell'Unione europea (scenderanno a 447 milioni con l'uscita del Regno Unito).</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Come vengono prese queste decisioni e da chi?</h3>
<p>La particolarità dell'Unione è il suo <strong>sistema istituzionale ibrido</strong>: molto più vincolante e strutturato di un'organizzazione internazionale, ma anche meno di una federazione di stati.</p>
<p>Come in un'<strong>organizzazione internazionale</strong>, molte delle decisioni più importanti passano dalle trattative tra i governi nazionali. Allo stesso tempo però l'influenza degli stati è in parte bilanciata da istituzioni che ci aspetteremmo in uno <strong>stato vero e proprio</strong>. C'è un parlamento eletto direttamente e un governo (la commissione) che ne riceve l'approvazione.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>istituzioni analizzate: consiglio europeo, consiglio dell'Unione europea, parlamento e commissione.</p>
			        </section>
		</p>
<p>È sull'<strong>equilibrio fragile tra interesse europeo e interessi nazionali</strong> che si regge l'intera architettura dell'Unione. Ed è seguendo questa logica che possiamo comprendere meglio il ruolo delle <strong>4 istituzioni maggiormente coinvolte nel processo decisionale e legislativo</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Due</strong> (<strong>consiglio europeo</strong> e <strong>consiglio dell'Unione europea</strong>) <strong>rappresentano gli interessi nazionali</strong> dei diversi paesi;</li>
<li>altre <strong>due</strong> (<strong>parlamento</strong> e <strong>commissione</strong>) sono chiamate a rappresentare e a operare nell'<strong>interesse dell'Unione</strong> nel suo complesso.</li>
</ul>
<h3>La voce degli stati: consiglio europeo e consiglio dell'Ue</h3>
<p>Anche se hanno un nome molto simile, che certo non aiuta a distinguerli, consiglio europeo e consiglio dell'Unione europea sono <strong>organi differenti</strong>, a partire dalla loro composizione e funzione.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il consiglio europeo riunisce i capi di stato e di governo dei paesi Ue per decidere le strategie di fondo dell'Unione.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/qual-e-la-differenza-tra-consiglio-europeo-e-consiglio-dellunione-europea/">
                "Qual è la differenza tra consiglio europeo e consiglio dell&#8217;Unione europea"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Si tratta quindi del consesso in cui si trovano i <strong>massimi vertici esecutivi degli stati</strong> (primi ministri nei sistemi parlamentari, presidenti della repubblica in quelli presidenziali e semipresidenziali). Ad esempio attualmente vi prendono parte <a href="https://politici.openpolis.it/politico/giuseppe-conte/927422" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Giuseppe Conte</a> per l'Italia, Angela Merkel per la Germania, Emmanuel Macron per la Francia.</p>
<p>Alle riunioni partecipano anche <strong>due membri della commissione</strong>: il presidente (oggi Jean Claude Juncker) e l'alto rappresentante per per gli affari esteri e la politica di sicurezza (Federica Mogherini).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il consiglio europeo, pur senza poteri legislativi diretti, ha l'influenza per definire priorità e scelte di fondo dell'Ue.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>A livello di capi di stato e di governo non vengono esaminate e votate le singole proposte legislative della commissione (compito come vedremo attribuito al consiglio dell'Unione europea in collaborazione con il parlamento). Lo scopo dei consigli europei è piuttosto <strong>stabilire le priorità dell'Unione e negoziare i temi politicamente più sensibili</strong>, come la definizione delle relazioni con gli altri paesi. Si occupa cioè di tutte le <strong>questioni che gli stati vogliono risolvere attraverso una mediazione intergovernativa</strong>. Quando prende una decisione - solitamente con un documento che viene chiamato "conclusioni del consiglio" - può poi chiedere alla commissione di presentare una proposta in merito per renderla operativa.</p>
<p><strong>Molto diverso il ruolo del consiglio dell'Ue</strong>. Qui i governi non si ritrovano ai massimi livelli per decidere le strategie di fondo dell'Ue. Si riuniscono i ministri nazionali per votare le norme proposte dalla commissione.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il consiglio dell’Ue, insieme al parlamento, è l'altro ramo legislativo. In base alla materia in discussione, riunisce i ministri competenti dei paesi europei per discutere e votare le proposte legislative della commissione.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/qual-e-la-differenza-tra-consiglio-europeo-e-consiglio-dellunione-europea/">
                "Qual è la differenza tra consiglio europeo e consiglio dell&#8217;Unione europea"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Se si discute di politica estera, ad esempio, si incontrano i ministri degli esteri (formazione affari esteri); se l'argomento trattato richiede l'incontro dei ministri economici, prende il nome di "ecofin" (consiglio economia e finanza).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10 </span>le diverse formazioni in cui si può riunire il consiglio dell'Unione europea, in base alla materia trattata.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Perciò anche se entrambe le istituzioni rappresentano gli stessi 28 governi nazionali, <strong>la loro composizione politica è molto diversa</strong>. Ad esempio nel consiglio europeo ci sono pochi socialisti, perché i capi di governo del Pse sono solo 5 su 28.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pochi-socialisti-nel-consiglio-europeo-tanti-agli-esteri/">Pochi socialisti nel consiglio europeo, tanti agli esteri</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pochi-socialisti-nel-consiglio-europeo-tanti-agli-esteri/">Numero di membri per famiglia politica di appartenenza</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis sui dati nei siti dei governi Ue                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Gennaio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-36185"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-36185" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Allo stesso tempo però <strong>i socialisti sono molto più rappresentati</strong> in alcune formazioni del <strong>consiglio dell'Ue</strong>, come ecofin e esteri. Il motivo è che spesso partecipano ai governi nazionali come <em>junior partner </em>della coalizione, a cui non spetta il capo del governo ma comunque ministeri di peso. Perciò in quota Pse troviamo 7 componenti dell'ecofin e 8 nel consiglio affari esteri.</p>
<h3>Quanto pesano gli stati</h3>
<p>L'influenza degli stati dipende anche e soprattutto dal loro<strong> peso demografico</strong>. Quando i governi Ue devono approvare una decisione politica, infatti, non basta quasi mai ottenere la maggioranza semplice degli stati (15 su 28). In molti casi è necessaria una<strong> doppia maggioranza</strong>. Significa che la proposta deve raccogliere<strong>:</strong></p>
<ol>
<li>il voto favorevole del <strong>55% degli stati membri</strong> (72% se non è una proposta della commissione);</li>
<li>e gli stati favorevoli devono rappresentare almeno il <strong>65% della popolazione</strong> <strong>europea</strong>.</li>
</ol>
<p>Questo è il <strong>metodo normale per il consiglio dell'Ue</strong>, mentre serve l'unanimità per questioni considerate sensibili come la politica estera, il diritto di cittadinanza e di famiglia e le politiche sociali e finanziarie. Il consiglio europeo in genere decide per consenso (senza un voto esplicito), all'unanimità o - in alcuni casi, come la nomina del suo presidente - con la doppia maggioranza.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">80% </span>delle norme Ue vengono approvate con il metodo della doppia maggioranza.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Gli <strong>equilibri attuali tra i paesi cambieranno con l'uscita del Regno Unito dall'Ue</strong>, prevista il 29 marzo prossimo. Quelli con maggiore peso demografico sono Germania (16,12% della popolazione Ue), Francia (13,1%), Regno Unito (12,9%) e Italia (11,92%). Dopo la brexit, saranno Germania (18,5%), Francia (15,04%), Italia (13,68%) e Spagna (10,44%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambia-il-peso-degli-stati-nel-consiglio-con-la-brexit/">Come cambia il peso degli stati nel consiglio con la brexit</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambia-il-peso-degli-stati-nel-consiglio-con-la-brexit/">Peso ponderato degli stati (in base alla popolazione residente) prima e dopo la brexit</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Consiglio dell'Unione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 20 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/02/come-cambia-il-peso-degli-stati-nel-consiglio-con-la-brexit-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="come-cambia-il-peso-degli-stati-nel-consiglio-con-la-brexit"></div>
						                        
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-36301"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-36301" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>La voce dell'Ue: il parlamento europeo</h3>
<p>Il parlamento europeo è l'altro organo dotato di <strong>potere legislativo</strong>. Forzando un po' il paragone con un sistema parlamentare bicamerale, si potrebbe dire che il consiglio dell'Ue è la camera alta, che rappresenta gli stati membri, mentre il parlamento è la camera bassa, che <strong>rappresenta i cittadini dell'Unione</strong>.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Eletto ogni 5 anni dagli elettori di tutta l’Ue, il parlamento ha un ruolo fondamentale nell’approvazione delle norme europee ed esercita il controllo democratico sulle altre istituzioni Ue.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-e-che-cosa-fa-il-parlamento-europeo/">
                "Che cos&#8217;è e che cosa fa il parlamento europeo"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Il parlamento è composto da <strong>751 membri</strong>, che diventeranno <strong>705 dopo l'uscita del Regno Unito</strong>. Nel corso degli anni, con lo scopo di democratizzare l'Ue, agli eurodeputati sono state attribuite nuove funzioni. Ad esempio sono loro che approvano la commissione e il suo presidente. Ma <strong>ai parlamentari dell'Ue manca una prerogativa fondamentale di quelli nazionali</strong>: il potere non solo di modificare, ma anche di proporre nuove norme.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">76 </span>gli eurodeputati eletti in Italia dopo la brexit (adesso sono 73).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Il numero di eurodeputati per paese dipende dalla popolazione, e varia <strong>da un minimo di 6 a un massimo di 96</strong>. Era stato proposto che i seggi lasciati vacanti per la brexit venisse eletta in un collegio unico da tutti i cittadini europei, con liste transnazionali. Questa proposta è stata bocciata, e i seggi sono stati in parte riservati per futuri allargamenti e in parte ridistribuiti tra gli stati. L'Italia passerà così da 73 a 76 eurodeputati.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambia-il-parlamento-ue-con-la-brexit/">Come cambia il parlamento Ue con la brexit</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambia-il-parlamento-ue-con-la-brexit/">Numero di membri per paese (attuali e assegnati dopo l'uscita del Regno Unito)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Parlamento europeo                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 1 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/02/come-cambia-il-parlamento-ue-con-la-brexit-1.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-35925"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-35925" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>L'importanza dei gruppi politici</h3>
<p>Il parlamento europeo non funziona come l'assemblea delle Nazioni unite o di altri organismi sovranazionali, dove ciascun membro rappresenta il proprio stato.<strong> Gli eurodeputati si organizzano in gruppi sulla base delle affinità politiche, non per nazionalità</strong>. Proprio come avviene nei parlamenti degli stati.</p>
<p><strong>I gruppi attuali sono 8 e rappresentano diverse correnti di pensiero politico</strong>. Generalmente ciascun gruppo è collegato a un partito europeo di riferimento (o anche più di uno). Ad esempio gli eletti con partiti socialisti e socialdemocratici si raggruppano nel gruppo <a href="https://www.socialistsanddemocrats.eu/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">S&amp;D</a> (<em>socialists and democrats</em>), collegato al partito del socialismo europeo (Pse).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><h2 id="tablepress-456-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-456">I gruppi nel parlamento europeo</h2>

<table id="tablepress-456" class="tablepress tablepress-id-456" aria-labelledby="tablepress-456-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Gruppo parlamentare</th><th class="column-2">Chi lo compone</th><th class="column-3">Partiti italiani aderenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">Ppe</td><td class="column-2">Cristiano democratici, liberali conservatori</td><td class="column-3">Fi, Svp</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">S&amp;d</td><td class="column-2">Socialdemocratici, socialisti, progressisti</td><td class="column-3">Pd, Mdp</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">Ecr</td><td class="column-2">Conservatori euroscettici</td><td class="column-3">Fdi</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">Alde</td><td class="column-2">Liberaldemocratici, centristi</td><td class="column-3">+Europa</td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">Verdi/Ale</td><td class="column-2">Ambientalisti, regionalisti</td><td class="column-3">Fdv</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">Gue/Ngl</td><td class="column-2">Sinistra radicale, ecologisti di sinistra</td><td class="column-3">Si</td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">Efdd</td><td class="column-2">Populisti euroscettici, democrazia diretta</td><td class="column-3">M5s</td>
</tr>
<tr class="row-9">
	<td class="column-1">Enf</td><td class="column-2">Nazionalisti, destra</td><td class="column-3">Lega</td>
</tr>
<tr class="row-10">
	<td class="column-1">Non iscritti</td><td class="column-2">Deputati non aderenti a nessun gruppo</td><td class="column-3">-</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<!-- #tablepress-456 from cache --></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gli eurodeputati che non aderiscono a nessuno dei gruppi</strong> esistenti, o che non riescono a formarne uno autonomo <strong>finiscono tra i non iscritti</strong>. Sono infatti piuttosto stringenti i requisiti per formare un gruppo nel parlamento europeo: serve<strong> un minimo di 25 eurodeputati provenienti da almeno 7 paesi dell'Unione</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-partito-popolare-europeo-ha-il-gruppo-parlamentare-piu-numeroso/">Il Partito popolare europeo ha il gruppo parlamentare più numeroso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-partito-popolare-europeo-ha-il-gruppo-parlamentare-piu-numeroso/">Composizione attuale del parlamento Ue</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_36011_tab2"><p>La composizione del parlamento Ue nel gennaio 2019 è la seguente: Ppe (217 eurodeputati), Pse (187), Ecr (75), Alde (68), Verdi (52), Gue/Ngl (52), Efdd (41), Enf (37), non iscritti (22).</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Parlamento europeo                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Gennaio 2019)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/02/il-partito-popolare-europeo-ha-il-gruppo-parlamentare-piu-numeroso.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-36011"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-36011" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Ma perché è così importante fare parte di un gruppo europeo?</strong> In primo luogo perché <strong>chiarisce il posizionamento dei singoli eurodeputati</strong>: sapere a che famiglia politica appartengono aiuta a comprendere meglio la politica europea. Inoltre dà diritto a una serie di<strong> prerogative di tipo organizzativo </strong>di cui i deputati non iscritti non dispongono. Si tratta della possibilità di costituirsi come una <strong>struttura stabile</strong>: con un proprio presidente, un ufficio di presidenza, una segreteria. Questo tipo di organizzazione contribuisce a rendere<strong> i gruppi il vero perno del funzionamento dell'assemblea</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il ruolo dei gruppi è fondamentale nei processi decisionali del parlamento Ue.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>All'interno di un sistema parlamentare che prevede procedure di esame e approvazione molto articolate, i gruppi hanno la funzione di raccordare i diversi passaggi. Prima di arrivare al voto nell'aula plenaria, <strong>tutti i testi e le proposte vengono esaminate dalle commissioni parlamentari competenti</strong> per materia, come avviene in Italia alla camera e al senato. Ciascuna commissione è formata da un ristretto numero di eurodeputati, e <strong>la composizione politica delle commissioni rispecchia quella dei gruppi nell'aula</strong>. Una volta uscito dalla commissione parlamentare, <strong>il testo passa dai gruppi politici che li esaminano e possono anche presentare emendamenti</strong>. Quando infine il testo arriva nella plenaria, i gruppi politici esprimono la propria posizione nelle diverse votazioni su cui è chiamata ad esprimersi l'aula. Anche se non si tratta di indicazioni obbligatorie (i deputati votano senza vincolo di mandato), contribuiscono a plasmare le decisioni prese dal parlamento.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20 </span>le commissioni specializzate per materia del parlamento Ue, in cui vengono discusse e emendate le proposte legislative prima di arrivare al voto in aula.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Perciò <strong>non è affatto indifferente la composizione politica dell'europarlamento</strong>. A maggior ragione dopo il trattato di Lisbona, <strong>la procedura legislativa ordinaria prevede che il parlamento non fornisca più solo pareri, ma possa modificare le proposte della commissione</strong>. Attualmente la coalizione di maggioranza nel parlamento europeo è quella formata da popolari, socialisti e liberali. Le prime due forze politiche sono quelle che sono diminuite di più nel corso dell'ultimo ventennio.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-dei-maggiori-partiti-europei/">Il calo dei maggiori partiti europei</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-dei-maggiori-partiti-europei/">Composizione politica del parlamento Ue alla seduta costitutiva di ogni legislatura (1979-2014)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Parlamento europeo                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 31 Maggio 2015)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-36070"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-36070" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;850&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-calo-dei-maggiori-partiti-europei/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Negli anni '90</strong> il sistema politico europeo (e quello di gran parte degli stati membri) appariva <strong>piuttosto bipolare</strong>, imperniato sul Ppe nel centrodestra e sul Pse nel centrosinistra. Le ultime tornate elettorali hanno visto una crisi in particolare dei socialisti, passati dal detenere il 35% dei seggi dell'assemblea al 25%. In parallelo sono cresciute le componenti euroscettiche: il nazionalista Enf (guidato da Matteo Salvini e Marie Le Pen), l'Efdd (il gruppo di Nigel Farage e del M5s), l'Ecr (che comprende tra gli altri i conservatori inglesi e polacchi).</p>
<p><strong>Nelle prossime elezioni europee</strong> sarà interessante osservare il risultato elettorale da un lato dell'attuale maggioranza, dall'altro delle forze euroscettiche che le si contrappongono. L'<a href="https://www.adnkronos.com/fatti/politica/2019/02/24/zanni-aprile-piattaforma-sovranista-guida-lega_tVUJxwK58cEbJQ4b7PLWEO.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">intenzione dichiarata di alcune di queste</a> è infatti raccogliere in un unico gruppo sovranista tutti i partiti euroscettici. L'obiettivo è diventare il secondo gruppo nell'europarlamento e allearsi con il Ppe in sostituzione del Pse.</p>
<h3>La commissione, tra stati nazionali e Ue</h3>
<p>La commissione è il <strong>governo dell'Unione europea</strong>. Come nei governi nazionali c'è un capo, il presidente della commissione europea (attualmente è Jean Claude Juncker), e dei ministri, i commissari europei. Il presidente attribuisce ad ogni commissario delle deleghe, così questi diventano responsabili dei diversi temi dall'economia alla giustizia, dall'agricoltura al commercio.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Gestisce i bilanci e le politiche dell’Unione, oltre a proporre le norme europee. È infatti l'unica istituzione dell'Ue ad avere il potere di iniziativa legislativa.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-e-che-cosa-fa-la-commissione-europea/">
                "Che cos&#8217;è e che cosa fa la commissione europea"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>La commissione è probabilmente l'istituzione che più <strong>risente della natura ibrida dell'Unione</strong>, stretta tra <strong>due tendenze opposte</strong>. Da un lato, c'è chi - nella prospettiva di una federazione europea - spinge per trasformarla in un vero <strong>governo politico dell'Ue</strong>, che risponda al parlamento eletto. Dall'altro, chi è contrario a questa prospettiva vorrebbe che fosse unicamente l’<strong>organo esecutivo</strong> degli accordi già raggiunti tra gli stati membri, e quindi subordinata al consiglio.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">28 </span>il numero di membri della commissione Ue: uno per ogni stato membro.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Con la riforma dei trattati, in particolare con quella di Lisbona (2009), è stato stabilito un <strong>equilibrio di compromesso tra le due concezioni</strong>. Un equilibrio raggiunto dettagliando le modalità della nomina e dell'approvazione della commissione, che infatti è condivisa tra il parlamento e gli stati.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Presidente della commissione e commissari vengono nominati dal consiglio europeo, ma hanno bisogno dell'approvazione del parlamento.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-e-che-cosa-fa-la-commissione-europea/">
                "Che cos&#8217;è e che cosa fa la commissione europea"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>È da capire in che direzione si stabilizzerà questo compromesso. Dal 2014 ad esempio, per <strong>democratizzare la scelta del vertice della commissione</strong>, i partiti europei in lizza alle elezioni dichiarano prima del voto qual è il loro candidato come presidente della commissione (sistema noto come <em>spitzenkandidaten</em>). Con l'<strong>accordo che il candidato del gruppo parlamentare più numeroso</strong> (o quello che raccoglie una coalizione di maggioranza) <strong>venga eletto presidente</strong>. Anche se la proposta formale spetta al consiglio, la base giuridica è l'articolo 17 del Trattato sull'Ue, che recita:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Tenuto conto delle elezioni del Parlamento europeo e dopo aver effettuato le consultazioni appropriate, il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata, propone al Parlamento europeo un candidato alla carica di presidente della Commissione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:2bf140bf-a3f8-4ab2-b506-fd71826e6da6.0017.02/DOC_1&amp;format=PDF" target="_blank">- Trattato sull'Unione europea, art. 17</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>La scelta del vertice della commissione è contesa tra consiglio e parlamento.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Tale procedura è stata adottata la prima volta nel 2014</strong>, ed ha contribuito all'elezione di Jean Claude Juncker in quanto candidato del Ppe. <strong>I gruppi al parlamento europeo stanno cercando di imporre questo metodo</strong>: nel febbraio del 2018 l'assemblea ha adottato una risoluzione in cui si dichiara indisponibile ad approvare un candidato non presentato prima del voto.</p>
<p>Perciò<strong> anche nelle elezioni del 2019 i maggiori partiti hanno presentato dei candidati presidente</strong>. Quello del Ppe ad esempio è il capogruppo dei popolari al parlamento Ue, Manfred Weber; quello dei socialisti è Frans Timmermans, vicepresidente dell'attuale commissione. Dopo il voto sarà interessante capire se il metodo degli <em>spitzenkandidaten</em> si consoliderà oppure verrà abbandonato.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">353 su 705 </span>i voti in parlamento di cui avrà bisogno il prossimo presidente della commissione per essere eletto, in caso di conclusione della brexit.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Comunque vada, questi passaggi descrivono <strong>una procedura politica a tutto tondo</strong>, complessa, ma non così dissimile dalle prassi con cui governi entrano in carica nei sistemi parlamentari. Ciò configura la commissione come un organo politico, di cui è interessante capire la <strong>composizione in base al partito europeo di appartenenza</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meta-dei-membri-della-commissione-sono-del-ppe/">Metà dei membri della commissione sono del Ppe</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meta-dei-membri-della-commissione-sono-del-ppe/">Numero di membri attuali della commissione Juncker per partito politico europeo</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_36271_tab3"><p>L&#8217;unico membro indipendente della commissione Juncker è l&#8217;inglese Julian King, un diplomatico subentrato dopo le dimissioni del precedente commissario britannico a seguito della Brexit.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-36271"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-36271" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>La composizione attuale della commissione Juncker <strong>rispecchia la maggioranza che l'aveva sostenuta in parlamento al momento della nomina, nel 2014, formata principalmente da popolari, socialisti e liberali</strong>. La metà dei membri è del Ppe, il gruppo di maggioranza relativa nell'assemblea. <strong>Appartengono al partito popolare il presidente della commissione e 13 commissari</strong>, di cui 2 vicepresidenti. Tra le deleghe di maggior peso possiamo citare quella all'euro (Valdis Dombrovskis), all'agricoltura (Phil Hogan) e al bilancio dell'Ue (Guenther Oettinger).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2 su 6 </span>vicepresidenti della commissione sono in quota Ppe.</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>8 membri su 28 (29%) sono del Pse, il secondo gruppo in parlamento</strong>. È socialista il primo vicepresidente della commissione, Frans Timmermans. Sono del Pse anche la carica di Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza (Federica Mogherini) e il commissario agli affari economici e finanziari (Pierre Moscovici).</p>
<p><strong>I liberali hanno meno commissari</strong> dei due partiti maggiori (5 su 28), <strong>ma si tratta spesso di deleghe molto strategiche</strong> per l'Ue, soprattutto dal punto di vista dello <strong>sviluppo del mercato interno</strong> e delle esportazioni. Appartengono infatti all'Alde la commissaria al commercio (Cecilia Malmström), quella alla concorrenza (Margrethe Vestager), ai trasporti (Violeta Bulc) e il vicepresidente con delega al mercato unico digitale (Andrus Andip). L'altro commissario dei liberali è quello alla giustizia, ai consumatori e alla parità di genere (Vera Jourova).</p>
<h3>Il ruolo del presidente della commissione</h3>
<p>Quanto conta davvero la commissione negli equilibri istituzionali dell'Ue dipende molto dall'attitudine e dal peso politico del suo presidente. Storicamente<strong> l'incarico di presidente della commissione è stato ricoperto da 13 persone</strong>, dal 1958 (anno di istituzione) ad oggi. <strong>Quello che è rimasto in carica più a lungo</strong>, plasmando di fatto le prerogative della commissione e del suo vertice, è stato Jacques Delors (Pse), per un totale di 3.666 giorni tra il 1985 e il 1995.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-piu-longevi-sono-stati-delors-e-barroso/">I presidenti più longevi sono stati Delors e Barroso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-presidenti-piu-longevi-sono-stati-delors-e-barroso/">Giorni in carica dei presidenti della commissione europea</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione Ue                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Febbraio 2019)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-36278"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Quello con il mandato più breve</strong>, poiché subentrato ad interim al presidente dimissionario in qualità di vice, è stato Manuel Marìn (sempre Pse), per 6 mesi nel 1999.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 </span>il record di mandati come presidente della commissione. Appartiene a Jacques Delors, seguito dai 2 di Barroso (2004-14) e Hallstein (1958-67).</p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>I socialisti complessivamente hanno guidato la commissione per la metà dei giorni dei popolari</strong>. Solo Delors e Roy Jenkins (laburista, 1977-81) hanno svolto mandati con una durata significativa. Oltre al già citato Marín, l'altro presidente del Pse è stato Mansholt, per meno di un anno negli anni '70.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-popolari-hanno-guidato-la-commissione-quasi-il-doppio-dei-socialisti/">I popolari hanno guidato la commissione quasi il doppio dei socialisti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-popolari-hanno-guidato-la-commissione-quasi-il-doppio-dei-socialisti/">Durata in carica dei presidenti della commissione europea in base al partito di appartenenza</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Febbraio 2019)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-36285"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tolte queste 4 figure, il capo della commissione è sempre stato un liberaldemocratico (anche di centrosinistra, come Romano Prodi), un popolare o una personalità di centrodestra. <strong>È dal 1999 che un esponente del Pse non è a capo della commissione</strong>.</p>
<p>Rispetto alla nazionalità, le 3 commissioni di Delors (e una di Ortoli, gollista, negli anni '70) rendono la <strong>Francia il paese che ha guidato più a lungo l'istituzione</strong> (oltre 5.000 giorni totali). Segue il Lussemburgo, stato fondatore e paese d'origine dell'attuale presidente Juncker, con oltre 4.500 giorni. Se il mandato di Juncker durerà come previsto fino a fine ottobre, il Lussemburgo sfiorerà i 4.800 giorni.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-9-i-paesi-che-hanno-avuto-un-presidente-della-commissione-ue/">Sono 9 i paesi che hanno avuto un presidente della commissione Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-9-i-paesi-che-hanno-avuto-un-presidente-della-commissione-ue/">Durata in carica dei presidenti della commissione europea in base alla nazionalità</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Agi-openpolis su dati Commissione europea                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 15 Febbraio 2019)
                                        </p>
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                            </div>

			</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2 </span>gli italiani diventati presidenti della commissione Ue: Franco Malfatti (1970-72) e Romano Prodi (1999-2004).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Il mandato di Malfatti durò appena 2 anni. Si dimise nel marzo del '72 per partecipare alle elezioni politiche italiane, che erano state anticipate rispetto alla scadenza naturale. Segno evidente della <strong>minore importanza attribuita agli incarichi europei rispetto a quelli nazionali</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.agi.it/saperetutto/elezioni_europee_2019-5059622/longform/2019-02-26/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per il nostro speciale completo<br />
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        </section>
		</p>
<p>Del resto anche la Germania, paese più grande dell'Unione sia a livello demografico che economico, ha avuto il primo presidente (Walter Hallstein, tra il '58 e il '67), ma da allora non ha un suo cittadino al vertice della commissione. Potrebbe non essere più così dal prossimo novembre, dato che il partito maggiore a livello europeo, il Ppe, ha candidato il tedesco Manfred Weber come presidente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/chi-decide-in-europa/">Chi decide in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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