decreti legge Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/decreti-legge/ Tue, 17 Jun 2025 13:20:17 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 La scarsa influenza del parlamento tra decreti legge e voti di fiducia https://www.openpolis.it/la-scarsa-influenza-del-parlamento-tra-decreti-legge-e-voti-di-fiducia/ Wed, 18 Jun 2025 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=301514 Nelle ultime settimane il dibattito pubblico si è caratterizzato anche per le polemiche riguardanti il cosiddetto decreto sicurezza. Un provvedimento su cui il governo ha posto la questione di fiducia in entrambe le camere. Una prassi sempre più frequente.

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Nelle ultime settimane il dibattito pubblico si è concentrato, fra le altre cose, sulle questioni legate al referendum sul lavoro e la cittadinanza. Un altro tema molto dibattuto tuttavia è quello legato all’approvazione del cosiddetto decreto sicurezza. Un provvedimento contenente alcune misure controverse (che peraltro aveva iniziato il suo percorso come disegno di legge ordinario per poi essere trasformato in decreto) su cui il governo ha posto la questione di fiducia in entrambi i rami del parlamento, sterilizzando così la discussione in aula.

La pratica di adottare decreti legge (Dl) non solo per affrontare situazioni emergenziali ma anche per trattare tematiche potenzialmente divisive e di porre poi la fiducia non è certo nuova. Tuttavia, con l’attuale esecutivo tale prassi sta raggiungendo numeri ragguardevoli.

38 decreti legge del governo Meloni approvati con doppio voto di fiducia.

Tale dinamica ridimensiona in maniera significativa il ruolo del parlamento. Fondamentalmente infatti i provvedimenti più rilevanti sono adottati in larga parte su iniziativa dell’esecutivo per mezzo dei decreti. Quest’ultimo poi chiama a raccolta la maggioranza che lo sostiene affinché voti compatta in aula.

Altro elemento spesso sottovalutato riguarda il fatto che i decreti legge devono essere convertiti dalle camere entro 60 giorni. Quando si accumula un numero eccessivo di Dl da convertire diventa fisiologico il ricorso alla fiducia per evitare che questi decadano. Questo però non solo limita la capacità di intervento del parlamento nel processo legislativo ma anche del tempo e dello spazio necessari al dibattito pubblico. In questo modo diventa difficile per la società comprendere, valutare e discutere davvero le scelte politiche che la riguardano.

Il ricorso ai decreti legge

Dal suo insediamento a palazzo Chigi il governo guidato da Giorgia Meloni ha emanato in totale 98 decreti legge. In termini assoluti si tratta del valore più alto considerando gli esecutivi che si sono succeduti nelle ultime 4 legislature.

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Naturalmente bisogna tenere presente che i vari governi hanno avuto durate diverse. Nello specifico l’attuale esecutivo è il terzo più longevo, al momento, dopo i governi Berlusconi IV e Renzi. È quindi molto più interessante andare a valutare la media di Dl pubblicati al mese da ogni governo.

Da questo punto di vista possiamo osservare che i governi Draghi e Conte II riportano il valore più alto con una media di 3,07 decreti legge al mese. L’esecutivo Meloni (3,05 Dl al mese) si colloca subito dopo con un valore sostanzialmente identico a quello dei due governi che hanno dovuto fronteggiare le fasi più acute della pandemia. Nonostante siano passati più di 3 anni dalla fine dello stato di emergenza Covid quindi la frequenza nel ricorso ai decreti è sempre la stessa.

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Giugno 2025)

Leggi ordinarie e decreti

Un ricorso sempre più frequente ai decreti legge emerge abbastanza chiaramente facendo un confronto di lungo periodo. Da questo punto di vista sono molto interessanti le statistiche sull’attività legislativa messe a disposizione dal senato. Queste infatti forniscono dati aggregati per legislatura e ci consentono di tornare indietro fino al 1996.

In particolare, dall’ottobre 2022 a oggi, possiamo osservare che le leggi entrate in vigore in totale risultano essere 211. Tra queste, 85 sono di natura ordinaria, 78 sono conversioni decreti legge, 40 ratifiche di trattati internazionali, 7 legate al bilancio dello stato e 1 costituzionale. La quota di conversioni è stata quindi pari al 37% circa. Si tratta del valore più alto nel periodo compreso tra il 1996 e il 2025. Il secondo dato più elevato è quello della XVIII legislatura con il 33,3% (105 conversioni a fronte di 315 leggi totali) mentre il terzo è quello della XIV legislatura con il 29,2% (200 conversioni a fronte di 686 leggi totali).

L’emergenza Covid si è chiusa da oltre 3 anni ma la frequenza nel ricorso ai decreti legge è rimasta la stessa.

Chiaramente, considerando che il confronto è sull’intera legislatura non si tratta tanto di attribuire responsabilità politiche quanto di rimarcare una tendenza. È abbastanza evidente infatti che negli ultimi anni c’è stata una forte accelerazione. E, come già detto, se i valori della XVIII legislatura sono stati evidentemente influenzati dal Covid, dall’altro la pandemia ha avuto un impatto tutto sommato contenuto per quanto riguarda la legislatura attualmente in corso.

Nel grafico le ratifiche di trattati internazionali, anche se di fatto leggi ordinarie, sono conteggiate a parte in quanto norme molto particolari. Vengono infatti spesso approvate in blocco, con maggioranze trasversali e senza grandi dibattiti. Si noti che sono stati approvati definitivamente nell’attuale legislatura anche due decreti legge che in realtà erano stati emanati dal governo Draghi. 

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Openparlamento e senato.
(consultati: mercoledì 11 Giugno 2025)

D’altra parte si potrebbe anche osservare che la quota di leggi ordinarie approvate nel corso dell’attuale legislatura è superiore rispetto a quelle di conversione. Nel periodo considerato non è sempre stato così. Nella XIV, XV e XVIII legislatura infatti la percentuale di conversioni è stata superiore a quella delle leggi ordinarie. Tuttavia è opportuno rimarcare come i temi più rilevanti o anche politicamente controversi siano ormai regolarmente affrontati tramite decreto. Mentre sono lasciati alle misure di natura ordinaria ambiti di intervento meno sensibili dal punto di vista politico.

Per fare qualche esempio, dall’inizio dell’anno sono stati già convertiti 15 decreti. Con questi atti il governo è intervenuto su diversi aspetti particolarmente rilevanti. Tra questi possiamo citare almeno due Dl che si sono occupati di Pnrr, oltre che di altre materie. Si tratta dei decreti 1/2025 e 45/2025. Troviamo poi un intervento volto a contrastare il caro bollette, uno riguardante il caso dei centri per migranti costruiti in Albania, uno riguardante la revisione delle norme circa l’ottenimento della cittadinanza italiana, fino ad arrivare al tanto contestato decreto sicurezza.

Le leggi di altra natura approvate nello stesso periodo sono state quasi il doppio (29) ma raramente si sono occupate di temi politicamente consistenti. Da questo punto di vista possiamo citare ad esempio la legge quadro in materia di ricostruzioni post-calamità, la modifica delle norme in tema di intercettazioni, la cosiddetta legge Morandi che prevede benefici in favore delle vittime di crolli di infrastrutture (testo che peraltro il presidente della repubblica ha invitato a rivedere) e le disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese.

I temi più sensibili sono affrontati dal governo per decreto.

Più spesso le leggi ordinarie approvate hanno riguardato temi non particolarmente incisivi. Oltre a 5 ratifiche di trattati internazionali, altri temi oggetto di intervento normativo sono stati, tra gli altri, l’istituzione del Parco ambientale per lo sviluppo sostenibile della laguna di Orbetello, la promozione della pratica sportiva nelle scuole e istituzione dei nuovi giochi della gioventù, l’abrogazione di norme pre-repubblicane, l’introduzione di norme in materia di competizioni sportive su strada e l’adozione di disposizioni per la promozione delle manifestazioni in abiti storici.

Di diverso tenore invece le due leggi delega approvate nel periodo considerato che però di fatto restituiscono al governo il potere di normare attraverso decreto legislativo.

Con la legge delega il parlamento attribuisce al governo la facoltà di disciplinare una materia definendo le linee guida generali. L’esecutivo poi delinea le norme di dettaglio con uno o più decreti legislativi.
Vai a “Cosa sono legge delega e decreto legislativo”

I temi trattati in questo caso sono il superamento del numero chiuso per quanto riguarda i corsi di laurea in discipline sanitarie e la riforma organica dei mercati dei capitali.

Le questioni di fiducia

Legato al tema dell’uso eccessivo dei decreti legge vi è poi quello riguardante il ricorso altrettanto frequente ai voti di fiducia. Tale prassi, anche in questo caso non certo una novità, viene spesso utilizzata per velocizzare l’iter di conversione dei decreti ed evitare che questi decadano. Questo però ridimensiona di molto il ruolo del parlamento

Anche su questo fronte, considerando esclusivamente le questioni di fiducia poste ai fini dell’approvazione dei disegni di legge nelle ultime 4 legislature, possiamo osservare come il governo Meloni, in termini assoluti, si trovi al primo posto con 91 voti dall’ottobre 2022 al giugno 2025. Al secondo posto troviamo il governo Renzi con 68, seguito dall’esecutivo Draghi con 55.

Ovviamente bisogna tenere in considerazione che i governi che si sono succeduti negli ultimi anni hanno tutti avuto diversa durata. Di conseguenza, per fare un confronto omogeneo, è più indicativo affidarsi al numero medio di questioni di fiducia poste al mese. Da questo punto di vista al primo posto troviamo l’esecutivo guidato da Mario Monti (2,89). Governo che si trovò ad affrontare un altro passaggio molto difficile per la storia del nostro paese: quello innescato dalla crisi economica del 2008. Il governo Meloni si attesta al secondo posto, con un dato medio di 2,85 voti di fiducia al mese. Seguono i governi Draghi (2,68) e Conte II (2,22).

FONTE: elaborazione e dati Openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 11 Giugno 2025)

Come detto, il caso più eclatante del ridimensionamento delle camere è quello in cui al disegno di legge di conversione dei decreti legge viene apposta la questione di fiducia in entrambi i rami del parlamento. Da questo punto di vista possiamo osservare che con l’attuale esecutivo ciò è avvenuto in 38 casi. Si tratta del dato più alto in assoluto. Seguono gli esecutivi Renzi (22) e Draghi (20). 

Foto: Governo (Licenza)

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L’abuso dei decreti legge e il restringimento degli spazi democratici https://www.openpolis.it/labuso-dei-decreti-legge-e-il-restringimento-degli-spazi-democratici/ Thu, 30 Jan 2025 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=298770 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento Lo stato di emergenza è finito ma continuano a proliferare i decreti […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai all’approfondimento Lo stato di emergenza è finito ma continuano a proliferare i decreti legge.

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i decreti legge pubblicati dal governo Meloni nell’arco di un mese (dal 23 dicembre al 24 gennaio). La parte finale dell’anno è caratterizzata dalla grande attenzione rivolta alla legge di bilancio. Mentre le camere erano impegnate nell’approvazione di questo provvedimento tuttavia l’esecutivo ha proseguito nella pubblicazione massiccia di decreti legge. Siamo arrivati a 84 dall’insediamento del governo Meloni. Si tratta del dato più alto, in valori assoluti, tra i governi delle ultime 4 legislature. L’abuso dei decreti legge comporta diverse criticità, non ultimo un restringimento degli spazi di intervento del parlamento. Vai all’articolo.

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i decreti legge pubblicati in media dal governo Meloni ogni mese. È noto che gli esecutivi nelle ultime legislature hanno avuto durata diversa. Di conseguenza per valutare meglio il ricorso più o meno massiccio ai decreti legge è utile valutare la media di produzione mensile. Da questo punto di vista possiamo osservare che i governi Conte II e Draghi sopravanzano leggermente l’attuale esecutivo con una media di 3,07 decreti legge al mese nel loro periodo a palazzo Chigi. Di fatto quindi l’attuale esecutivo emana decreti legge allo stesso ritmo di quelli che hanno dovuto fronteggiare le fasi più concitate della pandemia. Nonostante l’abuso dei Dl sia una prassi che accomuna sostanzialmente tutti gli esecutivi, è doveroso sottolineare che la necessità di gestire l’emergenza pandemica ha comportato un innalzamento della tolleranza da questo punto di vista. Con la fine dello stato di emergenza però non si è tornati agli standard precedenti. È importante tuttavia non assuefarsi a un simile modus operandi. Questo perché c’è il rischio di uno scivolamento da uno stato di emergenza (temporaneo) verso uno stato di eccezione (strutturale), come definito in ambito accademico (Schmitt e Agamben, tra gli altri). Monitorare e denunciare queste dinamiche è quindi di fondamentale importanza per evitare il rischio di una deriva dei sistemi democratici. Sistemi da cui si attendono risposte in un contesto internazionale molto complesso come quello attuale. Vai al grafico.

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i decreti del governo Meloni già convertiti in legge dal parlamento. Per capire quanto la proliferazione dei decreti incida sul processo legislativo si può fare un confronto tra il numero di leggi ordinarie e quello di conversioni di decreti legge approvate durante il mandato dei diversi esecutivi. Se si escludono le ratifiche di trattati internazionali, dall’insediamento dell’attuale governo le leggi di conversione approvate sono state 71 a fronte delle 65 ordinarie entrate in vigore. Nelle ultime 4 legislature solo durante il mandato di due esecutivi si è registrato un disavanzo maggiore a favore delle leggi di conversione. Si tratta dei governi Conte II (9 leggi ordinarie e 34 conversioni) e Letta (7 ordinarie, 22 conversioni). L’esecutivo Draghi invece riporta lo stesso squilibrio dell’attuale (41 leggi ordinarie e 47 conversioni). Ci sono invece 4 governi dove è maggiore anche in maniera significativa il numero di leggi ordinarie entrate in vigore. Si tratta degli esecutivi Berlusconi IV, Monti, Renzi e Gentiloni. Vai al grafico.

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i decreti legge decaduti ma “salvati” attraverso la pratica dei decreti minotauro. Un’altra criticità legata all’uso eccessivo dei decreti legge è che può accadere che il parlamento non riesca a convertirli entro i 60 giorni stabiliti. Ciò è accaduto anche recentemente. Non sono stati convertiti in tempo infatti sia il cosiddetto decreto paesi sicuri sia il Dl che disponeva la riapertura dei termini di adesione al concordato preventivo biennale. Due tra le misure più significative volute recentemente dal governo. In entrambi i casi tuttavia le disposizioni contenute in questi decreti sono state salvate facendo ricorso alla pratica dei cosiddetti decreti minotauro. Tutti i decreti legge non convertiti in tempo dall’attuale parlamento sono stati recuperati con questo escamotage. Sia il presidente della repubblica che la corte costituzionale in passato hanno criticato questa pratica che tuttavia è ancora ampiamente in uso. Vai all’articolo. 

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i decreti legge pubblicati in gazzetta ufficiale a una distanza pari o superiore a 8 giorni dalla deliberazione in consiglio dei ministri. Mediamente durante l’attuale esecutivo sono intercorsi 4,7 giorni tra l’approvazione di un decreto legge in consiglio dei ministri e la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Anche considerando come “fisiologico” un intervallo di alcuni giorni tra la deliberazione e la pubblicazione, possiamo osservare che ci sono state diverse situazioni che necessiterebbero di maggiore attenzione. Tra questi poi ve ne sono 3 in particolare per cui l’intervallo intercorso è stato superiore alle 2 settimane. Il dato più alto in assoluto è quello del recente decreto milleproroghe per il 2025 (18 giorni). Seguono il decreto 44/2023 per il rafforzamento della capacità amministrativa (16 giorni) e quello per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina (15). Vai al grafico.

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La proliferazione dei decreti omnibus https://www.openpolis.it/la-proliferazione-dei-decreti-omnibus/ Thu, 12 Dec 2024 08:02:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=297867 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Il 2×1000 ai partiti e il problema mai risolto dei decreti omnibus. Ascolta […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi Il 2×1000 ai partiti e il problema mai risolto dei decreti omnibus.

28 mln €

i fondi del 2×1000 destinati ai partiti politici per il 2024. Attraverso un emendamento presentato in sede di conversione del decreto fiscale il governo ha provato a riscrivere le norme che riguardano la gestione dei fondi del 2×1000. Con la nuova impostazione, la soglia massima di fondi a favore delle forze politiche sarebbe passata da 25 a oltre 40 milioni di euro all’anno. Questo tentativo è stato bloccato dal capo dello stato che ha mosso diversi rilievi all’emendamento tra cui anche quello di essere estraneo al fine originario del provvedimento. Un emendamento dagli effetti più limitati è stato comunque approvato, ma interviene solo sul 2024 innalzando la soglia di 3 milioni di euro. Vai all’articolo.

34

i decreti classificabili come omnibus convertiti in legge dall’inizio della legislatura. In alcuni casi i decreti legge escono già come omnibus direttamente da palazzo Chigi ma è molto più frequente che possano assumere questa caratteristica una volta terminato l’iter di conversione in parlamento. Questo perché la presentazione di emendamenti alle leggi di conversione rappresenta una delle poche opportunità per deputati e senatori di intervenire in maniera incisiva nel processo legislativo. In tal modo infatti i parlamentari possono tentare di inserire misure che altrimenti difficilmente vedrebbero la luce. Vai all’articolo.

40%

le conversioni di decreti sul totale delle leggi approvate. Dall’inizio della XIX legislatura a oggi sono state approvate complessivamente 170 leggi, di cui 68 sono conversioni di decreti. Questo dato pone il governo Meloni al secondo posto per incidenza dei decreti legge nella produzione normativa. Solo con il governo Letta si registra un dato più alto (58,3%). Al terzo posto invece si trova l’esecutivo Conte II con il 34,3%. Vai al grafico.

2.052

gli emendamenti approvati legati alla conversione dei decreti legge. Quelli che hanno contribuito alla formazione di atti omnibus sono 1.269 cioè il 61,8% del totale di quelli approvati. Tra le leggi di conversione a cui sono state apportate le maggiori modifiche in termini assoluti troviamo quelle relative al decreto milleproroghe per il 2022 (162), al decreto Pnrr ter (145) e Pa, sport e giubileo (88). Questi atti sono tutti classificabili come omnibus a seguito del passaggio parlamentare. Tra gli altri omnibus che riportano un numero significativo di emendamenti approvati troviamo il Dl milleproroghe 2024 (79), quello per il rafforzamento della capacità amministrativa (78) e il Pnrr quater (73). Vai al grafico.

22

i decreti legge omnibus approvati con almeno un voto di fiducia. Nessuna delle leggi di conversione è stata modificata in seconda lettura. Di fatto quindi gli emendamenti sono sempre stati discussi e approvati dalla prima camera che ha esaminato il provvedimento, con la seconda che si è limitata a ratificare il lavoro fatto. Questa prassi, nota anche con il nome di monocameralismo di fatto, è particolarmente frequente quando parliamo della conversione di decreti legge. Quando il parlamento si trova a doverne esaminare troppi tutti insieme infatti non ha il tempo per entrare nel merito delle questioni. Per lo stesso motivo spesso il governo è stato “costretto” a fare ricorso alla fiducia per non far decadere i provvedimenti in discussione. Tra i Dl già convertiti infatti ce ne sono ben 41 (il 64%) per cui la fiducia è stata posta in almeno un ramo del parlamento. Vai all’articolo.

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Il 2×1000 ai partiti e il problema mai risolto dei decreti omnibus https://www.openpolis.it/il-2x1000-ai-partiti-e-il-problema-mai-risolto-dei-decreti-omnibus/ Wed, 11 Dec 2024 17:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=297799 Il tentativo delle forze politiche di aumentare la soglia a loro riservata attraverso la presentazione di un emendamento a un decreto legge ha costretto il Colle a intervenire. Si ripropone così ancora una volta il tema mai superato dei decreti omnibus.

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Negli ultimi giorni, il tentativo delle forze politiche di aumentare la soglia dei fondi del 2×1000 a esse destinati ha riportato d’attualità il tema dei cosiddetti decreti omnibus. Vale a dire quegli atti che trattano materie anche molto diverse tra loro, in contraddizione rispetto al dettato costituzionale.

L’intenzione infatti era quella di rivedere profondamente la norma che regola questi aspetti attraverso un emendamento presentato in sede di conversione del cosiddetto decreto fiscale. Questo escamotage però ha incontrato le riserve del presidente della repubblica. Tra i vari rilievi, Mattarella ha valutato la proposta di emendamento come totalmente estranea rispetto al tema affrontato dal decreto. Non si tratta della prima volta in cui il Quirinale interviene per censurare questo tipo di attività. Tuttavia tale prassi continua a essere in uso.

34 i decreti classificabili come omnibus convertiti in legge dall’inizio della legislatura.

In alcuni casi i decreti legge escono già come omnibus direttamente da palazzo Chigi ma è molto più frequente che possano assumere questa caratteristica una volta terminato l’iter di conversione in parlamento. Questo perché la presentazione di emendamenti alle leggi di conversione rappresenta una delle poche opportunità per deputati e senatori di intervenire in maniera incisiva nel processo legislativo. In tal modo infatti i parlamentari possono tentare di inserire misure che ritengono importanti e che altrimenti difficilmente vedrebbero la luce.

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Cosa è successo con il 2×1000

Come noto, i decreti legge emanati dal governo devono essere convertiti dal parlamento entro 60 giorni dalla loro pubblicazione. Se ciò non avviene questi decadono e le misure introdotte perdono di efficacia. L’iter di una legge di conversione è identico a quello di tutte le altre. Di conseguenza i parlamentari hanno anche la possibilità di proporre degli emendamenti al testo presentato. Questo può portare all’introduzione di misure che non hanno niente a che vedere con il fine originario del provvedimento.

Spesso i parlamentari presentano emendamenti che non c’entrano niente con il fine originario del provvedimento.

Nel caso in esame, la proposta presentata inizialmente dai rappresentanti del Partito democratico e dell’Alleanza Verdi-Sinistra nella commissione bilancio del senato, prevedeva l’innalzamento della cifra massima di risorse che i partiti possono ricevere dalle donazioni effettuate dai contribuenti attraverso il 2×1000. Questa sarebbe dovuta passasse da 25 a 28 milioni di euro per l’anno 2024. Un’iniziativa di questo tipo era prevedibile visto che, come abbiamo spiegato in questo articolo, già lo scorso anno le risorse del 2×1000 destinate ai partiti erano andate molto vicino a superare la soglia.

Successivamente però, come emerge anche dalle ricostruzioni giornalistiche, è intervenuto il governo che ha riformulato la proposta. Senza entrare in tecnicismi, l’emendamento governativo avrebbe rivisto in maniera strutturale i meccanismi di attribuzione del 2×1000. Con la nuova impostazione, il finanziamento avrebbe superato i 42 milioni di euro.


Con la dichiarazione dei redditi, i contribuenti possono decidere di destinare una quota della loro Irpef a un partito anziché allo stato. Questa forma di finanziamento non va confusa con il 5×1000 e con l’8×1000.


Vai a
“Che cos’è il 2×1000 ai partiti”

Questo emendamento tuttavia ha portato a svariati rilievi critici da parte del Colle. Il capo dello stato infatti ha censurato la scelta di trattare un argomento così articolato attraverso un semplice emendamento alla legge di conversione di un decreto. Decreto che peraltro, sempre nella visione del Quirinale, affrontava una materia diversa e non strettamente collegata al tema del finanziamento dei partiti politici. Di conseguenza il contenuto del Dl sarebbe divenuto disomogeneo oltre che non urgente, come richiesto invece dalla costituzione.

In seguito alla censura del capo dello stato la maggioranza ha quindi scelto di fare un passo indietro. È importante qui sottolineare che l’intervento del Quirinale non aveva una valenza politica in merito al finanziamento dei partiti. Le censura è avvenuta per le modalità con cui il governo ha scelto di intervenire. A conferma di ciò possiamo notare come un innalzamento della soglia per il 2024 sia comunque stato approvato senza obiezioni da parte del capo dello stato. Questo perché l’intervento è limitato al 2024 e prevede l’innalzamento della soglia di 3 milioni di euro.

Gli interventi del parlamento sui decreti legge

Questo episodio non rappresenta un caso isolato. Anzi, è prassi piuttosto comune che il parlamento apporti modifiche ai decreti legge attraverso l’approvazione di emendamenti in fase di conversione. Questo non sempre porta alla creazione di decreti omnibus, nel corso dell’attuale legislatura tuttavia ciò è accaduto spesso. Vediamo quindi quali sono stati i decreti oggetto di modifica e in che misura sono stati rivisti.

Un utile strumento da questo punto di vista è il report curato dall’osservatorio legislativo parlamentare il cui ultimo aggiornamento risale al 13 novembre scorso. Dall’inizio della XIX legislatura i decreti legge emanati sono stati 81 di cui 64 già convertiti alla data di pubblicazione del report.

Sono pochissimi quelli che il parlamento ha approvato senza apportare modifiche. Si tratta di 5 decreti legge che, o per l’importanza del tema o per la materia particolarmente specifica, mal si prestavano all’aggiunta di ulteriori elementi. Due di questi decreti riguardano il sostegno militare all’Ucraina, nello specifico i Dl 185/2022 e 200/2023. Abbiamo poi due decreti che intervengono in ambito elettorale, il primo con specifico riferimento alle elezioni da svolgere nel corso del 2023, il secondo in tema di referendum. Infine abbiamo il decreto 212/2023 che prevedeva la proroga del cosiddetto Superbonus.

Nel complesso, gli emendamenti approvati o in aula o in commissione sono stati 2.053. Come già detto, i Dl classificabili come omnibus sono in totale 34 di cui 28 oggetto di modifiche da parte del parlamento (il 43,8% tra quelli che hanno già concluso l’iter di conversione). Gli emendamenti apportati a questa specifica categoria sono 1.269 cioè il 61,8% del totale di quelli approvati. Tra le leggi di conversione in cui sono state introdotte più modifiche in termini assoluti troviamo quelle relative al decreto milleproroghe per il 2022 (162), al decreto Pnrr ter (145) e Pa, sport e giubileo (88). Questi atti sono tutti classificabili come omnibus a seguito del passaggio parlamentare. Tra gli altri omnibus che riportano un numero significativo di emendamenti approvati troviamo il Dl milleproroghe 2024 (79), quello per il rafforzamento della capacità amministrativa (78) e il Pnrr quater (73).

Il grafico rappresenta gli emendamenti approvati alle leggi di conversione di decreti che hanno già concluso l’iter parlamentare. È presente anche il cosiddetto decreto aiuti quater anche se questo è stato presentato dal governo Draghi. La classificazione di un decreto legge come omnibus è a cura della redazione di openpolis sulla base delle analisi dei comitati per la legislazione di camera e senato. Alla data di osservazione ci sono 5 decreti che devono ancora essere convertiti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati osservatorio legislativo parlamentare
(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Novembre 2024)



Da notare che nessuna delle leggi di conversione è stata modificata in seconda lettura. Di fatto quindi gli emendamenti sono sempre stati discussi e approvati dalla prima camera che ha esaminato il provvedimento, con la seconda che si è limitata a ratificare il lavoro fatto. Tale dinamica risulta particolarmente accentuata quando parliamo di decreti legge. Quando il parlamento si trova a doverne esaminare troppi tutti insieme, spesso non ha il tempo per entrare nel merito delle questioni e in questo modo si da atto al fenomeno del cosiddetto monocameralismo di fatto. Per lo stesso motivo spesso il governo è stato “costretto” a fare ricorso alla fiducia per non far decadere i provvedimenti in discussione. Tra i Dl già convertiti infatti ce ne sono ben 41 (il 64%) per cui la fiducia è stata posta in almeno un ramo del parlamento.

22 i decreti legge omnibus approvati con almeno un voto di fiducia.

I più recenti decreti omnibus

Considerando i Dl che hanno già concluso il loro percorso in parlamento, gli omnibus approvati definitivamente nel corso del 2024 sono 13. Tra quelli più recenti ce ne sono alcuni particolarmente significativi.

Il primo è il Dl 89/2024 che introduce, tra le altre, misure in ambito di infrastrutture, processo penale e sport. Su questo il comitato per la legislazione di palazzo Madama ha mosso alcuni rilievi. Si nota infatti che i contenuti del decreto, anche a seguito del passaggio parlamentare, sarebbero ascrivibili a ben 6 distinte finalità che investono le competenze di 3 diversi ministeri. Il comitato sottolinea come nel provvedimento non si ravvisino “motivazioni in ordine all’omogeneità delle diverse disposizioni”.

Anche la corte costituzionale e i comitati parlamentari per la legislazione hanno censurato la prassi dei decreti omnibus.

È bene ricordare che sul punto è intervenuta più volte anche la corte costituzionale. Questa in passato ha ritenuto ammissibili alcuni decreti legge a contenuto plurimo purché fossero riconducibili a una ratio unitaria. Una recente sentenza a questo proposito parla di “traiettoria finalistica comune” dei provvedimenti. Secondo il comitato del senato non sarebbe il caso del decreto in esame. Ma situazioni simili si possono riscontrare anche in altri decreti di recente conversione. Ad esempio il decreto 71/2024 che affronta in un unico testo ambiti molto diversi tra loro come lo sport, l’accesso agli istituti scolastici degli alunni con disabilità ed altre misure in tema di università e ricerca. 

Da questo punto di vista un provvedimento particolarmente critico è il Dl 113/2024. Il contenuto plurimo peraltro in questo caso era già presente prima dell’intervento delle camere.

I decreti-legge che, fin dall’emanazione, sono caratterizzati da un contenuto multisettoriale e risultano funzionali al perseguimento di distinte e del tutto autonome finalità condizionano negativamente l’iter di conversione in legge, a causa della presentazione di un numero molto elevato di proposte emendative eterogenee, della difficoltà di circoscrivere il perimetro di ammissibilità delle stesse e del prolungamento dei tempi dell’istruttoria ai fini dell’espressione del parere da parte del relatore e del Governo

Sul punto è intervenuto anche il comitato della camera sottolineando come questo decreto di fatto abbracci due aree di intervento particolarmente ampie: quella della proroga di scadenze il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti e quello di introdurre misure per esigenze fiscali e finanziarie. A questo poi si aggiungono anche iniziative di carattere economico a favore degli enti locali. Il comitato ha ribadito che sarebbe necessario “avviare una riflessione sull’opportunità della confluenza nel medesimo provvedimento di urgenza, di disposizioni attinenti alla proroga di termini legislativi e di disposizioni rispondenti ad ulteriori finalità”.

Gli effetti dell’iper produzione di decreti legge

Nonostante l’ampia maggioranza di cui gode, si deve osservare che l’attuale governo ha comunque fatto un ampissimo uso dei decreti legge. L’iper produzione di atti normativi di questo tipo, accompagnata dal massiccio ricorso alla questione di fiducia, di fatto limita molto il margine di intervento dei parlamentari. Non sorprende quindi che questi cerchino di introdurre nuove misure attraverso la presentazione di emendamenti alle leggi di conversione.

Il ricorso eccessivo ai decreti legge contribuisce alla formazione degli atti omnibus.

I decreti emanati dal governo Meloni dal suo insediamento a palazzo Chigi sono 79 in totale. Alla data del 9 dicembre, 7 di questi erano già decaduti mentre 5 devono ancora concludere il loro percorso in parlamento. A livello numerico soltanto il governo Berlusconi IV ne ha pubblicati di più (80) anche se in un intervallo di tempo molto più ampio: 42 mesi a fronte dei 25 dell’esecutivo attualmente in carica. Se si considera il dato medio mensile di Dl pubblicati possiamo osservare che il governo Meloni conferma il secondo posto con 3 decreti al mese. Solo gli esecutivi Conte II e Draghi riportano un dato superiore (3,07). Non si tratta però di una differenza poi così marcata considerando che i due governi citati hanno dovuto affrontare le fasi più concitate della pandemia.

3 i decreti pubblicati in media dal governo Meloni ogni mese.

Alla luce di questi dati è interessante vedere come l’iper produzione dei decreti leggi vada a incidere sull’attività del parlamento. Dall’inizio della XIX legislatura a oggi sono state approvate complessivamente 170 leggi. Di queste, il 40% è rappresentato da conversioni di decreti.

Le leggi sono attribuite sulla base del governo in carica al momento dell’approvazione e non di quando hanno iniziato l’iter.

Le ratifiche di trattati internazionali sono conteggiate a parte rispetto alle leggi ordinarie per la loro natura molto particolare. Solitamente infatti ne vengono approvate diverse durante la stessa seduta e con maggioranze molto ampie.

Nel periodo considerato non risultano approvate leggi di iniziativa del Cnel.

FONTE: elaborazione openpolis su dati openpolis e senato
(ultimo aggiornamento: lunedì 9 Dicembre 2024)



Anche se in leggera diminuzione rispetto al nostro ultimo aggiornamento, questo dato pone il governo Meloni al secondo posto per incidenza dei decreti legge nella produzione normativa. Solo con il governo Letta si registra un dato più alto (58,3%). Al terzo posto invece si trova l’esecutivo Conte II con il 34,3%.

Foto: GovernoLicenza

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La produzione normativa nella XIX legislatura https://www.openpolis.it/la-produzione-normativa-nella-xix-legislatura/ Thu, 03 Oct 2024 07:06:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=295671 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “I primi due anni della XIX legislatura – I dati dell’attività legislativa“. […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “I primi due anni della XIX legislatura – I dati dell’attività legislativa“.

151

le leggi entrate in vigore dal 13 ottobre 2022 a oggi. Un dato che, considerando il fatto che sono passati solo 2 anni dall’insediamento delle attuali camere, appare in linea con la produzione normativa fatta registrare nelle precedenti legislature. Tra il 2008 e il 2013 infatti ne sono state approvate 391, tra il 2013 e il 2018 se ne contano 379, mentre nella precedente legislatura sono state 317. Vai all’articolo.

24,5%

le leggi di iniziativa parlamentare approvate nella XIX legislatura. Un dato certamente alto ma tutto sommato contenuto in confronto con gli esecutivi precedenti. Le leggi di iniziativa governativa infatti sono state l’89% con l’esecutivo Letta, l’85% con il Conte II e l’80% con Draghi (da ricordare che questi ultimi due esecutivi hanno dovuto affrontare le fasi più concitate legate alla pandemia). Solo 3 esecutivi riportano una percentuale più bassa del governo Meloni. Si tratta degli esecutivi Conte I (68,6%), Monti (67,5%) e Gentiloni (58,3%). Vai al grafico.

41,7%

la percentuale di conversioni di decreti legge rispetto al totale di norme approvate nella XIX legislatura. Le conversioni di Dl nella XIX legislatura hanno rappresentato il 41,7% delle leggi approvate (63 su 151). Solo il governo Letta ha fatto registrare un dato più alto (58,3%). Al terzo posto troviamo il governo Conte II con il 34,3%. Vai al grafico.

3,04

i decreti legge pubblicati in media al mese dal governo Meloni. Dal suo insediamento a palazzo Chigi il governo guidato da Giorgia Meloni ha emanato in totale 72 decreti legge (Dl). Solo il governo Berlusconi IV ne ha prodotti di più in termini assoluti (80) ma in molto più tempo (42 mesi). Entrambi i governi che hanno dovuto fronteggiare la pandemia sono già stati superati anche se si deve tenere presente che sono rimasti in carica per un periodo più breve. Il governo Draghi ha infatti prodotto 63 Dl in 20 mesi, mentre il secondo esecutivo Conte 54 decreti in 17 mesi. Per un’analisi più puntuale del ricorso ai decreti legge fatto da governi che hanno avuto durata diversa possiamo utilizzare i dati relativi alla media mensile di Dl pubblicati. Da questo punto di vista possiamo osservare che i governi Conte II e Draghi sopravanzano leggermente l’attuale esecutivo con una media di 3,07 decreti legge al mese nel loro periodo a palazzo Chigi. Sostanzialmente però si può dire che il governo Meloni è in linea con l’operato dei suoi predecessori con una media di 3,04 Dl pubblicati al mese. Di fatto quindi l’attuale esecutivo emana decreti legge allo stesso ritmo di quelli che hanno dovuto fronteggiare le fasi più concitate della pandemia. Vai al grafico.

8

i decreti minotauro entrati in vigore nella XIX legislatura. Il ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza può comportare il fatto che il parlamento non sia in grado di convertire i vari Dl entro i 60 giorni previsti. Nell’attuale legislatura ciò è già successo in 8 occasioni. In questi casi il parlamento adotta in prata poco consona. Quella dell’approvazione dei cosiddetti decreti minotauro. Con questo espediente il parlamento decide di abrogare un decreto che rischierebbe di non essere convertito in tempo. Allo stesso tempo ne fa salvi gli effetti inserendo uno specifico articolo nella legge di conversione di un altro Dl. Si tratta di un dato tutto sommato ancora contenuto, specie se raffrontato con i 21 Dl decaduti durante il governo Draghi. Tuttavia questa dinamica deve essere tenuta sotto controllo. Vai all’articolo.

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Il governo Meloni e i decreti omnibus https://www.openpolis.it/il-governo-meloni-e-i-decreti-omnibus/ Thu, 09 May 2024 07:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=290875 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Il decreto Pnrr quater e gli altri omnibus di inizio 2024“. Ascolta il […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi “Il decreto Pnrr quater e gli altri omnibus di inizio 2024“.

50

i decreti legge emanati dal governo Meloni e convertiti in legge. Il ricorso eccessivo alla decretazione d’urgenza non è certo una specificità dell’attuale esecutivo, ma piuttosto una dinamica che caratterizza l’attività legislativa da ormai molti anni. Resta il fatto però che l’esecutivo in carica è quello che ne ha fatto l’uso più frequente, almeno negli ultimi 15 anni. Vai all’articolo

40%

la quota di decreti che possono essere classificati come omnibus, ovvero 20 su 50. Oltre ad essere numerosi di solito si tratta anche di atti piuttosto importanti. Di questi 20 in effetti ben 14 sono classificati come atti chiave su Openparlamento. Vai al grafico.

17

i decreti omnibus per cui è stato necessario ricorrere ad almeno un voto di fiducia. In particolare in 6 casi è stata posta la fiducia in una delle due camere e 11 volte in entrambe. Solo 3 decreti omnibus sono stati approvati senza alcun voto di fiducia. Vai all’articolo

7

i decreti legge omnibus in cui sono più gli articoli inseriti in fase di conversione di quelli inizialmente previsti. Analizzando i testi dei decreti omnibus emerge che gran parte degli articoli di cui sono composti sono stati inseriti dal parlamento al momento della conversione in legge. Non erano invece presenti nella versione originale emanata dal governo. Vai all’articolo

5

i decreti omnibus convertiti in legge nel 2024. Si tratta nello specifico del decreto sicurezza energetica e fonti rinnovabili, del milleproroghe 2024, di quello sulle aziende a carattere strategico, di quello sulle elezioni del 2024 e infine del decreto Pnrr quater. Vai all’articolo.

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Il decreto Pnrr quater e gli altri omnibus di inizio 2024 https://www.openpolis.it/il-decreto-pnrr-quater-e-gli-altri-omnibus-di-inizio-2024/ Thu, 09 May 2024 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=290480 Negli scorsi giorni si è molto discusso dell'introduzione all'interno del decreto Pnrr quater di una norma relativa al tema dell'aborto. Purtroppo però è molto frequente che nei decreti vengano inserite norme del tutto estranee all'oggetto del provvedimento.

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La scorsa settimana è stata pubblicata in gazzetta ufficiale la legge di conversione del decreto Pnrr quater. Malgrado l’importanza del provvedimento per diversi aspetti del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il dibattito politico si è concentrato sull’approvazione di un emendamento sui servizi nei consultori. L’articolo introdotto si inserisce quindi nella disciplina che regola l’aborto, una materia particolarmente sensibile da un punto di vista politico, che peraltro ha ben poco a che fare con l’oggetto del decreto in conversione.

D’altronde, come denunciamo da anni, il ricorso sempre più frequente ai decreti legge supera spesso i limiti che sarebbero previsti dall’ordinamento.


I decreti legge sono atti aventi forza di legge emanati dall’esecutivo e immediatamente efficaci. Dovrebbero affrontare situazioni straordinarie e urgenti ma spesso sono utilizzati per questioni politiche.


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“Che cosa sono i decreti legge”

Da un lato infatti la costituzione stabilisce che i decreti legge dovrebbero essere limitati a “casi straordinari di necessità e di urgenza” (articolo 77). Dall’altro la legge 400/1988 (articolo 15) stabilisce che “il loro contenuto deve essere specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”. Quando questo non avviene ci troviamo di fronte a quelli che vengono definiti decreti omnibus.

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Il ricorso ai decreti omnibus è da sempre considerato una cattiva pratica tuttavia, come abbiamo visto in un recente approfondimento, con la sentenza 251/2023 la corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di una norma estranea alla materia principale del decreto, inserita nel corso della sua conversione in legge.

Il ricorso ai decreti omnibus nella XIX legislatura

Dall’inizio della legislatura sono stati già 50 i decreti legge emanati dal governo Meloni e convertiti dal parlamento. Il ricorso eccessivo a questo strumento non è certo una specificità dell’attuale esecutivo, ma piuttosto una dinamica che caratterizza l’attività legislativa da ormai molti anni.

Resta il fatto però che l’esecutivo in carica è quello che ne ha fatto un uso più frequente, almeno negli ultimi 15 anni. Come se non bastasse poi il 40% dei decreti convertiti in legge sono appunto decreti omnibus.

20 i decreti omnibus convertiti in legge nella XIX legislatura.

Ma oltre ad essere numerosi si tratta anche di atti particolarmente importanti. Di questi 20 in effetti ben 14 sono classificati come atti chiave su Openparlamento. A riprova di questo è interessante osservare come solo 3 decreti omnibus siano stati approvati senza alcun voto di fiducia. Al contrario in 6 casi è stata posta la fiducia in una delle due camere e 11 volte in entrambe.

17 i decreti omnibus per cui è stato necessario ricorrere ad almeno un voto di fiducia.

Il ricorso ai decreti omnibus peraltro non accenna a diminuire, anzi. Basti considerare che nel 2024 ne sono già stati convertiti in legge 5.

Il grafico rappresenta il totale dei decreti approvati dal governo Meloni e convertiti in legge distinguendo tra quelli considerabili come omogenei e i cosiddetti “omnibus”. La classificazione di un decreto legge come omnibus è a cura della redazione di openpolis sulla base delle analisi dei comitati per la legislazione di camera e senato. Il decreto aiuti ter non è incluso perché, per quanto approvato nell’attuale legislatura, è di iniziativa del governo Draghi.

FONTE: Openparlamento
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Aprile 2024)



Eppure, dopo la recente sentenza della corte costituzionale, questo fenomeno non rappresenta più solo una pratica deprecabile. Il rischio infatti è che questi provvedimenti possano essere considerati illegittimi dalla consulta, quantomeno nelle parti estranee alla materia principale del testo. Un elemento che crea una condizione di incertezza sull’effettiva stabilità delle norme.

I decreti omnibus e l’intervento parlamentare

Talvolta i decreti omnibus sono tali già dal momento in cui vengono emanati dal consiglio dei ministri. Altre volte invece è il parlamento, nel corso del processo di conversione in legge, a introdurre elementi estranei alla natura del provvedimento.

D’altronde questo può essere considerato, almeno in parte, come un effetto collaterale dell’alto numero di decreti legge emanati dal governo. Detta pratica infatti costringe il parlamento a dedicare gran parte della sua attività alla conversione in legge dei decreti nei tempi previsti. Questo perché la costituzione stabilisce che se non vengono convertiti entro 60 giorni i decreti perdono di efficacia. E non solo da quel momento, ma fin dalla loro emanazione.

La discussione nelle commissioni e in aula, durante l’iter di conversione in legge dei decreti, rappresenta dunque il momento in cui i parlamentari possono dire la loro, proponendo e adottando degli emendamenti.

1.588 gli emendamenti adottati nel corso della conversione in legge dei decreti omnibus.

Questi possono modificare il testo, per migliorarlo o aggiungerne delle parti attraverso nuovi commi o nuovi articoli. Il problema sorge quando le novità riguardano temi estranei a quelli del decreto.

Analizzando i testi dei decreti omnibus in effetti emerge che gran parte dei loro articoli sono stati inseriti al momento della conversione in legge. In molti casi in effetti sono più questi che non quelli previsti inizialmente dal governo.

7 i decreti legge omnibus in cui sono più gli articoli inseriti in fase di conversione di quelli inizialmente previsti.

Quasi sempre inoltre gli articoli inseriti in un secondo momento rappresentano almeno il 20% del totale.

Il grafico rappresenta i decreti legge cosiddetti “omnibus” del governo Meloni che hanno già concluso l’iter parlamentare di conversione indicando il numero di articoli di cui era composto l’atto al momento della sua emanazione e subito dopo la conversione in legge. La classificazione di un decreto legge come omnibus è a cura della redazione di openpolis sulla base delle analisi dei comitati per la legislazione di camera e senato. Il decreto aiuti ter non è incluso perché, per quanto approvato nell’attuale legislatura, è di iniziativa del governo Draghi.

FONTE: Openparlamento
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Aprile 2024)



Certo non tutti gli articoli aggiunti dal parlamento sono estranei alla materia. Dati così consistenti tuttavia evidenziano chiaramente il problema. I decreti legge dovrebbero servire a intervenire con urgenza su un tema specifico. Per tutte le altre esigenze, per quanto importanti, la via maestra dovrebbe essere quella delle leggi ordinarie.

Gli omnibus convertiti in legge nel 2024

Come anticipato, nel 2024 sono già 5 i decreti omnibus convertiti in legge dal parlamento.

Il primo è il decreto sicurezza energetica e fonti rinnovabili che già nella sua formulazione iniziale includeva anche 2 articoli estranei all’oggetto del provvedimento: uno in materia di gestione dei rifiuti radioattivi e l’altro sul riutilizzo dei materiali di dragaggio. Al corpo iniziale del provvedimento poi il parlamento ha aggiunto altri 15 articoli tra cui alcuni che difficilmente possono essere considerati in linea con la materia. Infatti si trovano articoli su: misure a sostegno dell’edilizia privata (art.4 quater), sostegno del movimento sportivo italiano (art.14 bis), acque reflue urbane (art.14 ter) e ciclo dei rifiuti nella regione Sicilia (art.14 quater).

Interessante poi è il caso del decreto milleproroghe 2024. Da una parte infatti si potrebbe pensare che un atto di questo tipo rappresenti un omnibus per sua stessa natura. In realtà la corte costituzionale ha chiarito come la proroga dei termini rappresenti di per sé una ratio unitaria (sentenza 22/2012). Malgrado questo il provvedimento emanato dal governo presenta anche norme sulla ripartizione di risorse pubbliche fra le agenzie di stampa.

Il decreto sulle aziende di carattere strategico, invece, risultava omogeneo nella sua prima versione, composta di solo 5 articoli. Con il passaggio parlamentare però gli articoli sono diventati 12 e uno in particolare risulta chiaramente estraneo alla norma originaria. Si tratta dell’articolo 4-quater che amplia l’area territoriale di competenza dell’Autorità di sistema portuale della Sicilia orientale.

Anche il decreto elezioni 2024 adottava inizialmente una ratio unitaria. Con il passaggio parlamentare però sono stati aggiunti altri 9 articoli tra cui uno relativo al trattamento dei consiglieri circoscrizionali (art. 4 quinquies).

Infine il decreto Pnrr quater contenente misure per garantire la tempestiva attuazione degli interventi del Pnrr, anche attraverso il rafforzamento della capacità amministrativa. Questo decreto si caratterizza sin dal principio come provvedimento governativo a contenuto plurimo. Le norme contenute dunque, pur nella loro eterogeneità, mantengono un’unitarietà sotto il profilo dello scopo. O almeno questo vale per una parte degli articoli. Altri invece riguardano l’autostrada Pedemontana (art. 8), l’accoglienza dei profughi ucraini (art. 9), le imprese artigiane (art. 12), la società PagoPA (art. 20), l’albo dei periti presso il tribunale (art. 22), l’esonero contributivo per lavoro domestico (art. 29) e la realizzazione delle strutture di accoglienza di migranti in Albania (art. 32).

Ma anche con il passaggio parlamentare sono state introdotte ulteriori disposizioni estranee alla natura del provvedimento. Tra queste il comitato per la legislazione del senato ne evidenzia in particolare 2: l’articolo 15 bis che introduce misure urgenti per assicurare la continuità dei servizi educativi e scolastici dell’infanzia e l’articolo 44 quinquies relativo a norme in materia di servizi nei consultori.

Foto: palazzo Chigi (senato – X)

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L’abuso dei decreti legge e le incognite di una riforma costituzionale https://www.openpolis.it/labuso-dei-decreti-legge-e-le-incognite-di-una-riforma-costituzionale/ Thu, 22 Feb 2024 07:35:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=285656 Mentre il governo Meloni segna nuovi record in tema di decreti legge, in parlamento si discute di una proposta di riforma che estenderebbe a 90 giorni il tempo massimo per la conversione. Un'eventualità che però rischia di comprimere ancora di più le prerogative delle camere.

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Ci siamo occupati spesso in passato del ricorso eccessivo fatto dagli esecutivi allo strumento del decreto legge (Dl). Una dinamica che con il governo Meloni sta raggiungendo nuovi picchi. L’attuale esecutivo infatti riporta il dato più alto per quanto riguarda il numero medio di decreti legge emanati al mese.

L’abuso di questo strumento porta a diverse conseguenze negative. Il parlamento infatti ha solo 60 giorni per convertire in legge i decreti governativi. Un tempo adatto ad affrontare occasionalmente questioni urgenti e specifiche ma che diventa insufficiente se l’esecutivo tende a ricorrere ai decreti con frequenza eccessiva, per affrontare temi anche molto complessi e articolati. Una modalità che peraltro lascia pochissimo spazio alle camere per dedicarsi ad altro che non siano le proposte di legge di iniziativa governativa. Questo ha portato gli esecutivi a ricoprire un ruolo sempre più centrale anche per quanto riguarda l’iter legislativo.

Data questa situazione, ai parlamentari rimangono pochi margini di manovra e spesso l’unico modo che hanno per intervenire è quello di proporre emendamenti alle leggi di conversione. Una pratica però che porta ad altri problemi, come quello dei cosiddetti decreti omnibus di cui ci siamo occupati anche recentemente.

55 i decreti legge pubblicati dal governo Meloni, di cui 5 tra gennaio e febbraio 2024.

In questo contesto, il centrodestra ha presentato recentemente due proposte di revisione costituzionale che punterebbero ad estendere i tempi per la conversione dei decreti a 90 giorni in modo da fornire più tempo alle camere per esaminare i Dl e presentare eventuali proposte di modifica.

Se da una parte risulta indispensabile la previsione che il Governo possa intervenire tempestivamente in situazioni urgenti con provvedimenti legislativi emergenziali, d’altra parte il termine perentorio di sessanta giorni in cui il Parlamento può apportare le opportune modifiche al decreto risulta eccessivamente stringente. Questa tempistica ha infatti prodotto più volte, nel corso degli anni, il risultato di depotenziare il ruolo del Parlamento portandolo ad esaminare il decreto in una sola delle due Camere per avere certezza del rispetto dei termini di approvazione.

Si possono comprendere le ragioni che hanno portato a questa proposta che però al contempo presenta gravi criticità. Tale impostazione infatti andrebbe nella direzione di trasformare in maniera definitiva il decreto legge da strumento emergenziale ad atto ordinario a cui il governo può fare ricorso per dare più rapida attuazione alle proprie iniziative.

Così come la riforma del premierato anche in questo caso ci si muove quindi nella direzione di un rafforzamento dei poteri dell’esecutivo. Come ha fatto notare anche la giurista Vitalba Azzolini, infatti tale riforma anziché tutelare il parlamento andrebbe e legittimare l’abuso dei decreti legge fatto dai governi comprimendo ancora di più le prerogative delle camere. Da questo punto di vista il prolungamento del tempo per la conversione dei decreti appare più come un tentativo dei parlamentari di salvare il salvabile piuttosto che intervenire con una riforma che renda più agevole e rapido il ricorso all’iter legislativo ordinario. Riforma però più complessa e su cui sarebbe più difficile trovare consenso tra le varie forze politiche.

I numeri del governo Meloni e il confronto con i suoi predecessori

Prima di andare a vedere più nel dettaglio le proposte di riforma in discussione, è utile passare in rassegna i dati riguardanti l’uso e abuso dei decreti legge. Questi dati infatti ci aiutano a capire perché il tema è così rilevante nell’attuale dibattito sulle riforme costituzionali.

Il governo Meloni ha già pubblicato ben 55 decreti legge dal suo insediamento a palazzo Chigi nell’ottobre del 2022. In termini assoluti, considerando le ultime 4 legislature, possiamo osservare che solo 3 esecutivi riportano un valore più elevato. Si tratta dei governi Berlusconi IV (80), Draghi (64) e Renzi (56). Il dato dell’attuale esecutivo risulta particolarmente significativo se si considera che quelli appena citati sono comunque rimasti in carica per più tempo.

Se ci soffermiamo ad analizzare il dato medio dei decreti legge pubblicati per mese – in modo da poter fare un confronto omogeneo tra esecutivi che hanno avuto durate diverse – vediamo che il governo Meloni sale al primo posto con una media di 3,44 Dl emanati nei suoi primi 16 mesi. Un dato superiore anche a quelli dei governi Draghi (3,2) e Conte II (3,18) che però hanno dovuto fronteggiare le fasi più concitate della pandemia.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 22 Febbraio 2024)



Significativo da questo punto di vista il fatto che il governo Meloni abbia sopravanzato il Conte II anche in valori assoluti. L’esecutivo giallorosso infatti si era fermato a 54 Dl emanati in 17 mesi.

Proposte di riforma

Non sempre le iniziative portate avanti dai governi richiederebbero un’azione rapida ed emergenziale. Spesso però si preferisce comunque adottare un Dl sia per velocizzare l’iter parlamentare sia per limitare eventuali tentativi di modificare il dispositivo. Ed è proprio su questo secondo aspetto che vanno ad intervenire le proposte di riforma costituzionale presentate.

In realtà i Ddl depositati sarebbero 4. Due provengono dalla maggioranza e due dall’opposizione. Questi ultimi però non hanno ancora iniziato l’iter legislativo. I primi firmatari sono Vittoria Baldino del Movimento 5 stelle e Andrea Giorgis del Partito democratico. In entrambi i casi non è disponibile il testo completo della proposta di legge. Non è quindi possibile conoscere nel dettaglio la posizione di questi schieramenti.

Le proposte di riforma puntano a un allungamento dei tempi per la conversione dei decreti legge.

Qualcosa di più si sa invece a proposito delle due proposte di riforma presentate dalla maggioranza. Queste hanno già iniziato il loro iter e risultano in discussione nella commissione affari costituzionali del senato. La prima delle due proposte è stata presentata da Adriano Paroli di Forza Italia. In questo caso il Ddl dispone semplicemente l’ampliamento a 90 giorni del tempo a disposizione per le camere per la conversione in legge dei decreti governativi.

L’altra proposta invece porta la prima firma di Paolo Tosato della Lega. Anche in questo caso si prevede l’estensione massima per la conversione a 90 giorni ma viene aggiunto un dettaglio in più. La camera che inizia la discussione sul Ddl avrebbe al massimo 60 giorni di tempo per concludere l’iter, di modo che alla seconda resti almeno un mese di tempo per fare altrettanto.

Entrambe le proposte figurano ai primi passi dell’iter. L’ultima occasione in cui se ne è discusso in commissione infatti risale al 30 novembre scorso. In questa circostanza si è deciso di procedere all’analisi congiunta delle due proposte, data la loro somiglianza. Il seguito della discussione è però stato rinviato e da allora non è ancora ripreso. Verosimilmente quindi tali proposte potranno eventualmente concludere il loro percorso nella parte finale della legislatura. Ciò alla luce del fatto che la stessa commissione sta affrontando anche la riforma sul premierato presentata dal governo.

Trattandosi di riforme costituzionali infatti sono necessarie due votazioni distinte per camera a distanza di almeno 3 mesi.

I decreti legge pubblicati nel 2024

Soffermandoci sul periodo più recente, possiamo osservare che sono già 5 i decreti legge che il governo ha pubblicato dall’inizio dell’anno. Tra i primi provvedimenti adottati troviamo il Dl 5/2024 che riguarda la presidenza italiana del G7. In questo caso si dispone la nomina di un commissario straordinario e alcune semplificazioni in tema di appalti, con l’obiettivo di velocizzare le opere da realizzare in vista dei vertici dei capi di stato e di governo che si terranno nel nostro paese.

Nel corso di questi primi due mesi, il governo ha pubblicato anche il decreto legge 7/2024 che introduce alcune misure in vista delle elezioni europee, regionali e amministrative. Tra gli interventi contenuti in questo decreto c’è anche la possibilità per i sindaci dei comuni con popolazione compresa tra 5mila e 10mila abitanti di ricandidarsi per un terzo mandato. Viene invece eliminato ogni limite per i territori con popolazione inferiore ai 5mila abitanti.

Questa decisione dell’esecutivo peraltro ha generato un ampio dibattito sul tema dei limiti al numero di rielezioni possibili per i sindaci uscenti. Da questo punto di vista alcune forze politiche (la Lega in particolare) vorrebbero estendere la possibilità di un terzo mandato anche ai presidenti di regione. Mentre il presidente dell’associazione nazionale dei comuni italiani, Antonio Decaro (Pd) si è esposto sostenendo che la rimozione al limite dei mandati dei sindaci dovrebbe essere estesa anche ai centri più grandi.

Il governo è intervenuto con 2 decreti legge in pochi giorni per gestire la crisi dell’ex Ilva.

Con due distinti Dl poi il governo è intervento per cercare di limitare i danni derivanti dalla situazione di crisi che sta attraversando l’ex Ilva di Taranto. Con il Dl 4/2024 si punta a salvaguardare la continuità aziendale e tutelare i dipendenti delle aziende di grandi dimensioni. Il decreto 9/2024 invece introduce una serie di interventi per tutelare le piccole e medie imprese. Ciò con un particolare occhio di riguardo per quelle realtà che facevano parte dell’indotto dello stabilimento siderurgico.

Infine, tra i decreti di più recente pubblicazione, troviamo il Dl 10/2024 che prevede una serie di interventi finalizzati a velocizzare le opere necessarie per lo svolgimento delle olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Anche da questa breve rassegna emerge chiaramente come non sempre il ricorso ai decreti legge sarebbe indispensabile.

Foto: GovernoLicenza

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Perché i decreti legge omnibus sono un problema https://www.openpolis.it/perche-i-decreti-legge-omnibus-sono-un-problema/ Thu, 18 Jan 2024 06:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=281547 Una sentenza della corte costituzionale ha dichiarato illegittima una misura contenuta nel decreto sostegni bis, aggiunta durante l’iter di conversione. Nonostante i continui richiami, anche del Quirinale, però i decreti omnibus continuano a proliferare.

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Una recente sentenza della corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di una norma contenuta nel decreto legge 73/2021. Tale misura, aggiunta con un emendamento parlamentare durante l’iter di conversione, è stata giudicata infatti estranea all’obiettivo originario del provvedimento.

Questo pronunciamento ha riportato d’attualità il tema dei cosiddetti “decreti omnibus”. Quegli atti cioè che affrontano temi molto diversi tra loro, violando le norme in materia. L’articolo 15 comma 3 della legge 400/1988 infatti prevede che il contenuto dei decreti legge debba essere “specifico, omogeneo e corrispondente al titolo”. Nonostante però vari pronunciamenti della corte in merito e richiami da parte del presidente della repubblica, tale fenomeno continua a persistere. E riguarda anche provvedimenti adottati nell’attuale legislatura.

16 i decreti omnibus convertiti in legge nella XIX legislatura.

Tale dinamica è probabilmente esacerbata anche dal fatto che le leggi di iniziativa parlamentare rappresentano una piccola percentuale rispetto al totale di quelle approvate. Per deputati e senatori quindi le possibilità di intervento si assottigliano. Un modo per introdurre nuove misure è proprio quello di presentare emendamenti ai decreti legge in fase di conversione. Tuttavia tale pratica, oltre a essere contraria alle norme, può anche dare origine a degli abusi.

Cosa dice la sentenza della corte costituzionale

La sentenza 215/2023 della corte costituzionale si sofferma sul decreto legge 73/2021 emanato dal governo Draghi. Anche noto come decreto sostegni bis, contiene una serie di misure per il contrasto dell’emergenza Covid-19. Si tratta quindi di un decreto che la giurisprudenza della corte definisce come “di contenuto plurimo“. Poiché interviene in diverse aree che però possono essere ricollegate a una ratio unitaria.

La parte contestata è l’articolo 54 ter comma 2, aggiunto dal parlamento durante l’iter di conversione in legge. Questo comma definisce una fase transitoria per alcune camere di commercio della Sicilia, nell’attesa che entri in vigore la riforma complessiva del sistema camerale regionale. Secondo il giudice che ha rimesso il caso alla corte tale norma, oltre a non trovare giustificazione nelle difficoltà finanziarie originate dall’emergenza pandemica, non risponderebbe neppure agli obiettivi di assicurare la continuità dei servizi erogati dai soggetti pubblici. Non ci sarebbe quindi collegamento con nessuno degli ambiti di intervento del decreto.

Secondo la costante giurisprudenza costituzionale, la legge di conversione riveste i caratteri di una fonte «funzionalizzata e specializzata», volta alla stabilizzazione del decreto-legge, con la conseguenza che non può aprirsi ad oggetti eterogenei rispetto a quelli in esso presenti, ma può solo contenere disposizioni coerenti con quelle originarie dal punto di vista materiale o finalistico essenzialmente per evitare che il relativo iter procedimentale semplificato, previsto dai regolamenti parlamentari, possa essere sfruttato per scopi estranei a quelli che giustificano il decreto-legge, a detrimento delle ordinarie dinamiche di confronto parlamentare.

Per questi motivi la corte ha prima ritenuto ammissibile il ricorso promosso in via incidentale e poi dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma.

Decreti legge ed emendamenti nella XIX legislatura

In base a quanto abbiamo appena ricostruito possiamo concludere che, in linea generale, la parte critica sia rappresentata dal passaggio parlamentare della conversione dei decreti legge.


I decreti legge devono essere convertiti dal parlamento entro 60 giorni. Durante questa fase possono essere modificati attraverso l’approvazione di emendamenti.


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“Che cosa sono i decreti legge”

Tale prassi peraltro è tuttora molto frequente. In generale infatti, grazie ai dati messi a disposizione dall’osservatorio legislativo parlamentare aggiornati al 13 novembre e relativi ai 39 decreti convertiti in legge, possiamo osservare che in media i Dl presentati alle camere hanno registrato nel corso dell’iter un aumento medio rispetto al testo base di 35 commi e 4.628 parole. In termini percentuali, l’incremento è stato del 55,3% con riferimento al numero di commi e del 63,7% per quanto riguarda il numero di parole.

1.232 i commi aggiunti ai decreti legge in seguito all’iter di conversione (dato aggiornato al 13 novembre). 

Nell’analizzare questi dati però occorre tenere presenti alcuni elementi di contesto. Il primo riguarda il fatto che sono pochissime le leggi diverse dalle conversioni dei decreti approvate dall’inizio della legislatura a oggi. Così come sono pochissime le norme di iniziativa parlamentare entrate in vigore. Di conseguenza risulta abbastanza evidente come i margini di intervento per un parlamentare siano particolarmente esigui. La presentazione di emendamenti alle leggi di conversione quindi, per quanto impropria, rappresenta una delle poche vie che rimangono a deputati e senatori per intervenire nel processo legislativo su materie di proprio interesse.

C’è da dire però che questa dinamica non riguarda solamente i parlamentari ma anche lo stesso governo. L’esecutivo infatti può proporre emendamenti ai suoi stessi decreti, oppure può farli presentare a esponenti della propria maggioranza. Oppure ancora può direttamente approvare decreti legge in consiglio dei ministri che affrontano vari temi disomogenei tra loro.

I decreti omnibus nel dettaglio

Anche basandoci sul lavoro di analisi svolto dai comitati per la legislazione di camera e senato, abbiamo individuato alcuni dei decreti legge emanati nella legislatura in corso che, almeno potenzialmente, potrebbero essere considerati omnibus.

Dei decreti già convertiti in legge nel corso della XIX legislatura, sono 16 quelli che rientrano in questa categoria. Limitando l’analisi a queste norme, possiamo osservare che gli emendamenti approvati durante l’iter di conversione sono stati in totale 1.082. La maggior parte delle modifiche è stata apportata in commissione (1.059 emendamenti approvati). In valori assoluti, il decreto legge con il maggior numero di emendamenti approvati è il Dl milleproroghe 2023 (213). Seguono il decreto Pnrr ter (166), il Dl 44/2023 riguardante il rafforzamento della capacità amministrativa (109) e il Dl 75/2023 che affronta vari temi tra cui pubblica amministrazione, sport e giubileo del 2025 (104).

Il grafico rappresenta i decreti legge cosiddetti “omnibus” del governo Meloni che hanno già concluso l’iter parlamentare di conversione. La classificazione di un decreto legge come omnibus è a cura della redazione di openpolis sulla base delle analisi dei comitati per la legislazione di camera e senato. Nel grafico non è presente il decreto aiuti quater anche se questo può essere considerato un omnibus perché non vi sono state apportate modifiche attraverso l’approvazione di emendamenti. Il decreto aiuti ter è stato approvato nell’attuale legislatura ma è di iniziativa del governo Draghi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati parlamento
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Gennaio 2024)



Occorre precisare che la giurisprudenza della corte costituzionale in materia ha legittimato nel tempo, pur evidenziandone tutti i limiti e le criticità, due categorie di decreti legge a contenuto plurimo. Quelli riguardanti la materia finanziaria e quelli relativi alla proroga o al rinvio di termini legislativi. Nonostante questa “concessione” ampli notevolmente il raggio d’azione, in quelli entrati in vigore nel corso dell’attuale legislatura si rilevano comunque vari profili di criticità.

Per citare alcuni esempi, il cosiddetto decreto Caivano non introduce solo misure finalizzate al contrasto della criminalità minorile, dell’elusione scolastica e del cyberbullismo ma prevede anche finanziamenti per la metropolitana di Napoli, per la diga di Montaquila in Molise e per la linea ferroviaria Biella-Novara. Nel decreto 145/2023, contenente norme fiscali, ci sono anche disposizioni relative a istruzione, sport, sicurezza, e procedure concorsuali della Consob.

Nella tabella non è presente il decreto aiuti ter, che può comunque essere considerato omnibus, poiché di iniziativa del governo Draghi e non analizzato dai comitati per la legislazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati comitati per la legislazione di camera e senato
(ultimo aggiornamento: lunedì 8 Gennaio 2024)



Il già citato decreto 75/2023 riguarda varie aree di intervento disomogenee tra cui misure in materia di sport, di agricoltura e di politiche del lavoro. Nel decreto 51/2023, riguardante in prima battuta misure per il rafforzamento della pubblica amministrazione, troviamo tra gli altri anche interventi relativi alle criptovalute e alla realizzazione del villaggio olimpico di Milano-Cortina 2026. 

Un ultimo elemento da rilevare riguarda il fatto che la metà di questi decreti è stata approvata dopo che il governo ha posto la fiducia sulla legge di conversione sia alla camera che al senato. Questo contribuisce anche a spiegare perché la quasi totalità degli emendamenti sia stata approvata in commissione.

50% i decreti legge omnibus approvati con doppio voto di fiducia.

Negli altri casi, con la sola eccezione del decreto 98/2023, il voto di fiducia c’è stato in uno solo dei due rami del parlamento.

Foto: Corte costituzionale

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Nonostante la fine della pandemia continua la prassi dei decreti minotauro https://www.openpolis.it/nonostante-la-fine-della-pandemia-continua-la-prassi-dei-decreti-minotauro/ Thu, 16 Nov 2023 06:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=277028 Prosegue il massiccio uso dei decreti legge da parte del governo Meloni. L’eccessivo ricorso allo strumento però, adesso come in passato, porta a delle storture.

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Nelle ultime settimane si è discusso molto della proposta di riforma costituzionale approvata dal governo Meloni che prevede, tra le altre cose, l’elezione diretta del presidente del consiglio. Ma c’è un altro disegno di legge che ha recentemente iniziato il proprio iter e che necessita di grande attenzione. La proposta presentata dal senatore Adriano Paroli (Fi) infatti prevede di estendere a 90 giorni il periodo di tempo consentito al parlamento per convertire in legge i decreti del governo.


I decreti legge devono essere convertiti in legge dal parlamento entro 60 giorni. Se ciò non avviene essi decadono dal momento della pubblicazione.


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“Che cosa sono i decreti legge”

Il ricorso eccessivo allo strumento fatto negli ultimi anni è un indicatore di come gli esecutivi abbiano conquistato sempre di più il centro della scena anche da un punto di vista legislativo, relegando il parlamento a un ruolo secondario. Nelle ultime 2 legislature il peso della decretazione d’urgenza è aumentato a dismisura rispetto alla produzione di norme ordinarie. Nell’ultimo anno poi, nonostante la parentesi legata al Covid-19 si sia conclusa, il peso dei decreti legge ha raggiunto livelli mai toccati in precedenza

50% la percentuale di conversioni di decreti legge sul totale di quelle approvate nella XIX legislatura.

Questo dato deve necessariamente condurre a delle riflessioni. L’uso eccessivo di questo strumento porta infatti a delle storture. Non ultima la difficoltà da parte del parlamento di convertire i decreti in legge nei tempi previsti. Da qui la proposta di aumentare i giorni a disposizione delle camere.

Per evitare che le misure contenute nei Dl non convertiti in tempo decadano, spesso governo e parlamento hanno fatto ricorso ai cosiddetti decreti minotauro. Quegli atti cioè che assorbono più di un decreto attraverso la presentazione di emendamenti alla legge di conversione. Tale prassi, mal tollerata dal capo dello stato perfino nei momenti più delicati della pandemia, sembra diventata ormai ricorrente anche con l’attuale esecutivo.

C’è poi un altro elemento che necessita di riflessione. Spesso infatti passano diversi giorni tra l’approvazione di un Dl in consiglio dei ministri e la sua pubblicazione in gazzetta ufficiale. Indice del fatto che i decreti sempre più spesso non sono usati per affrontare situazioni urgenti ma per attuare in maniera più agevole il programma di governo.

Il peso dei decreti legge nella produzione normativa

La percentuale di leggi di conversione di decreti rispetto al totale di norme approvate è sempre stata piuttosto consistente. Ma negli ultimi anni stiamo assistendo a un significativo incremento in questo senso.

Analizzando i dati disponibili infatti possiamo osservare che dal 1996 a oggi sono entrate in vigore 2.853 leggi in totale. Di queste, 730 erano conversioni di decreti (il 25,6%). Focalizzandosi sull’attuale legislatura, possiamo osservare il peso particolarmente rilevante acquisito dai decreti rispetto alle altre tipologie di legge. Sono conversioni infatti la metà delle norme entrate in vigore tra l’ottobre 2022 e il novembre 2023.

La XV legislatura è durata solamente 2 anni, dal 2006 al 2008. Mentre per la XIX i dati si limitano al periodo ottobre 2022 – novembre 2023. Pertanto sono soggetti a cambiamenti.

FONTE: elaborazione openpolis su dati senato.
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Novembre 2023)


Soffermandoci invece sulla XVIII legislatura, l’ultima di cui sono già disponibili dati consolidati, possiamo osservare che era già stato registrato un record. Tra 2018 e 2022 infatti le conversioni di Dl hanno rappresentato il 33% delle leggi approvate. Mai in passato si era raggiunta la soglia del 30%. Su questo dato ovviamente ha pesato molto la necessità di gestire le fasi più difficili dell’emergenza da Covid-19.

I decreti minotauro

Il ricorso eccessivo ai decreti legge tende a saturare l’agenda del parlamento. Come noto infatti, i Dl devono essere convertiti in legge dalle camere entro 60 giorni dalla loro entrata in vigore. Se ciò non avviene, l’atto decade e gli effetti giuridici che aveva prodotto si annullano.

Per evitare che si verifichi una situazione del genere, i disegni di legge di conversione dei decreti acquisiscono la priorità nella definizione del calendario dei lavori di aule e commissioni. Ciò significa che quando il numero di decreti legge raggiunge livelli molto rilevanti, il parlamento non ha tempo per occuparsi di altro. Tale dinamica contribuisce a spiegare anche i dati che abbiamo visto nel grafico precedente.

Tuttavia può capitare che le camere non riescano comunque a concludere in tempo l’iter di conversione. Di conseguenza, negli ultimi anni, si è fatto spesso ricorso alla pratica dei cosiddetti decreti minotauro. Sostanzialmente quando governo e parlamento si rendono conto che non sarà possibile convertire un decreto legge nei tempi previsti propongono, con un emendamento alla legge di conversione di un altro Dl, di abrogarlo prima che questo decada ma di salvare le misure in esso contenute, assorbendole.

43 i decreti legge non convertiti in tempo dal parlamento nelle ultime 2 legislature ma assorbiti da decreti minotauro.

Questa pratica è stata particolarmente utilizzata nella prima fase dell’emergenza Covid, quando l’allora governo Conte II pubblicò un gran numero di decreti in poco tempo per farvi fronte. Quando poi il parlamento riprese le proprie attività lo fece con molte limitazioni che rallentavano in maniera significativa lo svolgimento dei lavori.

L’uso dei decreti minotauro era comprensibile durante la pandemia. Non adesso.

Se in questa fase il ricorso a tale escamotage poteva apparire se non giustificabile quantomeno comprensibile, lo è meno nella situazione attuale. Con il parlamento che è tornato a operare a pieno regime. Eppure possiamo osservare che anche con l’attuale esecutivo questa situazione si è già ripetuta diverse volte.

Il governo Meloni, e la maggioranza che lo sostiene, infatti ha già fatto ricorso a questa pratica in ben 5 occasioni in poco più di un anno. Da questo punto di vista l’attuale esecutivo ha già superato il primo governo Conte (3) e si sta avvicinando rapidamente al secondo (8). Ancora lontano il governo Draghi (13) che però, insieme al Conte II, ha fronteggiato le fasi più concitate della pandemia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Novembre 2023)



Tra i decreti minotauro creati dal governo Meloni ce n’è uno significativo, quanto meno da un punto di vista simbolico. Il parlamento infatti non è riuscito a convertire entro i 60 giorni previsti il decreto legge 88/2023 dedicato alla ricostruzione nei territori (in particolare l’Emilia Romagna) colpiti dagli eventi climatici catastrofici dello scorso maggio. Per evitare che le misure adottate perdessero di efficacia il decreto in questione è stato assorbito dalla legge 100/2023 di conversione del decreto 61/2023. Anch’esso dedicato alle esondazioni.

La distanza tra l’approvazione di un decreto e la sua entrata in vigore

Quella dei decreti minotauro però non è l’unica stortura legata all’abuso della decretazione d’urgenza. Un altro elemento particolarmente critico è quello dei cosiddetti decreti approvati “salvo intese”. In questi casi il consiglio dei ministri delibera le linee generali del provvedimento ma le trattative per la definizione del testo definitivo proseguono, anche per diverse settimane.

Tale prassi fu particolarmente ricorrente durante il primo governo Conte. In quel periodo infatti la maggioranza composta da Movimento 5 stelle e Lega aveva bisogno di dimostrare la propria coesione e la capacità di portare avanti il programma di governo. Successivamente questa prassi è andata un po’ in disuso senza scomparire del tutto. Per quanto riguarda l’attuale esecutivo, solo il decreto legge riguardante il ponte sullo stretto di Messina è stato approvato “salvo intese”.

La distanza tra approvazione e pubblicazione dimostra che i decreti legge non sono utilizzati solo per emergenze.

Tuttavia c’è un’altra dinamica che deve essere tenuta sotto controllo e che interessa molto da vicino anche il governo Meloni. Si tratta dell’intervallo di tempo, spesso molto lungo, che intercorre tra l’approvazione di un provvedimento in consiglio dei ministri e la sua effettiva pubblicazione in gazzetta ufficiale. Sostanzialmente il principio è lo stesso dei decreti approvati salvo intese, solo che in questo caso non viene fatta una specifica dichiarazione in questo senso.

Se si escludono alcuni giorni fisiologici (ad esempio i sabati e le domeniche in cui la gazzetta ufficiale non viene pubblicata), possiamo osservare che nelle ultime 2 legislature i decreti legge entrati in vigore ad almeno 5 giorni di distanza dall’approvazione in consiglio dei ministri sono ben 73. E in molti casi tale intervallo di tempo è stato superiore anche alle 2 settimane. In media intercorrono circa 4,6 giorni tra l’approvazione di un decreto legge e la sua effettiva pubblicazione. Per il momento l’attuale esecutivo presenta un dato di poco sopra la media (4,9 giorni). Si tratta del secondo valore più elevato dopo quello fatto registrare dal governo gialloverde (7,3). Da notare però che sia i governi Draghi (4) che Conte II (3,6) hanno una media inferiore. A conferma del fatto che quando si è costretti a gestire situazioni di effettiva emergenza, questo intervallo di tempo si riduce.

Nel grafico sono riportati esclusivamente i decreti legge per cui è passato un intervallo di tempo minimo di 5 giorni tra l’approvazione in consiglio dei ministri e l’effettiva entrata in vigore. I decreti sono rappresentati in ordine di pubblicazione.

FONTE: elaborazione openpolis su dati governo.
(ultimo aggiornamento: lunedì 13 Novembre 2023)



Tra i Dl più problematici da questo punto di vista troviamo il decreto sblocca cantieri, risalente al Conte I, per cui sono trascorsi ben 29 giorni tra la deliberazione in Cdm e la pubblicazione in gazzetta ufficiale. Seguono il decreto relativo alle olimpiadi invernali di Milano e Cortina (Conte II), con 27 giorni e il decreto crescita (Conte I) con 26.

Anche alcuni decreti legge emanati dall’attuale esecutivo hanno visto una significativa distanza tra approvazione ed entrata in vigore. Per il decreto 144/2022 relativo al rafforzamento della capacità amministrativa sono serviti 16 giorni (settimo dato più alto in assoluto nelle ultime 2 legislature). Per il già citato decreto relativo al ponte sullo stretto (35/2023) sono stati necessari 15 giorni, mentre per il decreto sud (124/2023) 12.

Foto: governolicenza

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