Maria Cristina Messa Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/chi/maris-cristina-messa/ Fri, 01 Oct 2021 10:15:22 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.3 Continuità e volti nuovi ai vertici dei ministeri https://www.openpolis.it/continuita-e-volti-nuovi-ai-vertici-dei-ministeri/ Mon, 14 Jun 2021 13:12:43 +0000 https://www.openpolis.it/?p=145205 Lo spoils system prevede che al cambio di governo possano essere cambiati alcuni dei vertici amministrativi dei ministeri. Osservare in che misura e in quali ministeri si sono verificati cambiamenti di questo tipo è utile per approfondire il rapporto tra politica e burocrazia.

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Ministri e sottosegretari non sono gli unici ad avere responsabilità nella gestione di un ministero. I vertici amministrativi infatti sono altrettanto importanti. L’istituto dello spoils system prevede che alcune di queste figure possano essere sostituite al cambiare di un governo, tuttavia questo non avviene sempre.

Il fenomeno comunque ha diverse chiavi di lettura. Casi più estremi in cui i dirigenti riescono a mantenere per molto tempo la propria posizione, nonostante i ripetuti cambi di governo, possono indicare un potere preponderante di alcuni funzionari pubblici. Allo stesso tempo però un ricambio sistematico, legato alla nascita di nuovi governi, può essere espressione di un’eccessiva subalternità dei vertici amministrativi al potere politico.

I vertici amministrativi dei ministeri

Se al vertice dei ministeri siedono dei politici (ministri e sottosegretari) cui spetta l’attività di indirizzo politico, la responsabilità amministrativa ricade invece su dei dirigenti di carriera del ministero. Tra queste figure di vertice sono particolarmente importanti quelle di congiunzione tra la struttura burocratica e quella politica, ovvero i segretari generali e i capi dipartimento.

Ciascun ministero può avere al proprio vertice o un segretario generale o dei capi dei dipartimenti.
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Alcuni ministeri hanno al proprio vertice un segretario generale e sono poi organizzati per direzioni generali. In questo caso è il segretario generale a fare da anello di congiunzione tra i vertici amministrativi e quelli politici.

8 i ministeri con al proprio vertice un segretario generale.

Altri ministeri invece hanno più dipartimenti, ognuno dei quali è poi organizzato in direzioni generali, come strutture di secondo livello. In questo caso il rapporto con i vertici politici viene gestito da ciascun capo dipartimento.

24 i capi dipartimento distribuiti al vertice di 7 ministeri.

Ed è proprio ai capi dipartimento e ai segretari generali dei ministeri a cui si applica il meccanismo dello spoils system previsto dal decreto legislativo 165/2001.

Gli incarichi di funzione dirigenziale di cui al comma 3 cessano decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al Governo.

Trascorsi 3 mesi dal giuramento di un nuovo governo dunque, i segretari generali e i capi dipartimento, dovrebbero cessare dal loro incarico se non esplicitamente confermati.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: giovedì 10 Giugno 2021)

A oltre 110 giorni dal voto di fiducia al governo Draghi possiamo quindi avere un'idea abbastanza chiara di chi è rimasto al vertice e chi è invece stato sostituito in queste posizioni chiave.

Un primo dato che emerge è che i capi dipartimento sono risultati più stabili rispetto ai segretari generali.

58,33% la percentuale di capi dipartimento rimasti al loro posto con il passaggio dal secondo governo Conte al governo Draghi.

Degli 8 segretari generali invece solo 3 sono stati confermati. Quattro sono nuovi nel loro incarico mentre 1 (ministero del lavoro) è ancora vacante. Come vedremo però il fatto che un segretario generale (o anche un capo dipartimento) abbia lasciato il proprio incarico non è necessariamente legato a un ridimensionamento della sua posizione.

Ministeri di continuità. I segretari generali

I ministeri che hanno mantenuto gli stessi dirigenti di vertice sono: cultura, difesa, università e ricerca, politiche agricole ed economia e finanze.

5 i ministeri che hanno mantenuto gli stessi dirigenti di vertice.

I primi 3 hanno al loro vertice un segretario generale. Il ministero della cultura e quello della difesa inoltre non hanno cambiato ministro nel passaggio dal secondo governo Conte al governo Draghi (rispettivamente Franceschini e Guerini entrambi del Partito democratico). Non stupisce quindi che si sia optato per una scelta di continuità.

Al ministero dell'università invece è arrivata una nuova ministra: Maria Cristina Messa. Si tratta però in questo caso di un ministero molto giovane. La sua istituzione infatti si deve al decreto 1/2020 che ha scorporato il vecchio ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca. Un provvedimento approvato solo un anno e mezzo fa. Dal momento dell'approvazione del decreto all'effettiva entrata in funzione della nuova struttura inoltre è trascorso molto tempo. Più di quanto è stato necessario per il ministero dell'istruzione, che ha in buona parte ereditato la struttura amministrativa precedente. Forse anche per questo si è scelto di lasciar proseguire alla segretaria generale Maria Letizia Melina l'opera di messa a regime della nuova struttura.

Ministeri di continuità. I capi dipartimento

Il ministero dell'economia e delle finanze e quello delle politiche agricole invece sono i due dicasteri strutturati in dipartimenti in cui sono rimasti in carica tutti i capi di dipartimento. In entrambi i casi i ministri hanno assunto questo particolare incarico per la prima volta con la nascita del governo Draghi ma venendo da esperienze molto diverse.

Patuanelli e Franco non hanno cambiato nessun capo dipartimento.

Il ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli è un politico del Movimento 5 stelle e non è alla sua prima esperienza di governo. Nel precedente esecutivo infatti era comunque ministro, anche se in un dicastero diverso, quello dello sviluppo economico.

Il ministro dell'economia Daniele Franco invece è un tecnico, fortemente voluto dal presidente del consiglio Draghi. Anche se il suo ultimo incarico prima di diventare ministro è stato quello di direttore generale della banca d'Italia, Franco ha avuto una lunga carriera al ministero dell'economia, ricoprendo l'incarico di ragioniere generale dello stato dal 2013 al 2019. Il ministero di via XX settembre dunque è una struttura che conosce molto bene, così come i suoi dirigenti.

Continuità e volti nuovi

In tre ministeri organizzati attraverso dipartimenti si trova invece una situazione ibrida, in cui alcuni capi dipartimento sono finora rimasti al loro posto mentre altri sono stati sostituiti. Si tratta dei ministeri della giustizia, dell'interno e dell'istruzione.

Al ministero dell'istruzione 1 dei 2 vertici amministrativi è stato nominato in quell'incarico per la prima volta dal nuovo ministro Patrizio Bianchi. Tuttavia in questo caso non si tratta di una sostituzione. Infatti il precedente capo del dipartimento per il sistema educativo aveva lasciato il proprio incarico a dicembre 2020, quando era ancora in carica il secondo governo Conte.

Al ministero della giustizia, la nuova ministra Cartabia ha confermato 3 capi dipartimento su 4 (organizzazione giudiziaria, giustizia minorile e amministrazione penitenziaria). Maria Casola, precedentemente a capo del dipartimento affari di giustizia, ha invece lasciato il proprio incarico a maggio e, ad oggi, la posizione risulta ricoperta da un reggente.

Ancora poco chiara la situazione al ministero dell'interno

Infine al ministero dell'Interno sono 3 su 5 i capi dipartimento che, a quanto sembra, sono rimasti al proprio posto. Su questo punto però non è semplice avere certezze. Infatti nonostante siano trascorsi ormai oltre tre mesi dall'entrata in carica del nuovo governo, non si ha traccia degli atti con cui questi dirigenti dovrebbero essere confermati. Sul sito del ministero però risultano ancora i loro nomi e nulla lascia intendere che cambieranno.

D'altronde la ministra dell'interno è sempre Luciana Lamorgese e con lei hanno lavorato nel corso del precedente governo. Discorso che tuttavia può essere applicato anche a Elisabetta Belgiorno che invece ha lasciato il proprio incarico di capo del dipartimento per le politiche del personale dopo essere stata per molti anni al vertice del ministero, in precedenza come capo del dipartimento per gli affari interni e territoriali.

Gabrielli ha lasciato il posto di capo della polizia per diventare autorità delegata.

Per quanto riguarda invece il capo della polizia (dipartimento pubblica sicurezza) la situazione è molto diversa. Franco Gabrielli infatti ha lasciato questo incarico per andare a ricoprire un ruolo molto importante, ovvero quello di sottosegretario con delega ai servizi di intelligence (autorità delegata).

Nuovi vertici nei ministeri. I segretari generali

In 7 ministeri invece è stato completamente cambiato il vertice. In alcuni di questi tuttavia il cambiamento ha riguardato solo il segretario generale e comunque in varie occasioni si è trattato di situazioni particolari.

5 segretari generali hanno lasciato il loro incarico.

I due casi in cui il cambio di segretario generale sembra aver assunto caratteri più politici riguardano un ministero affidato al centrodestra e uno affidato al centrosinistra.

Il vertice politico del ministero dello sviluppo economico infatti ha cambiato colore politico passando dal pentastellato Patuanelli a Giancarlo Giorgetti, della Lega. Inoltre è utile segnalare che Benedetto Mineo, ovvero il segretario generale nominato da Giorgetti, era stato nominato direttore generale dell'agenzia delle dogane dal ministro dell'economia Giovanni Tria durante l'esperienza del primo governo Conte di cui Giorgetti ha fatto parte. Vari quotidiani inoltre hanno fatto notare come Mineo sia stato a lungo molto vicino all'ex presidente di centrodestra della regione Sicilia, Totò Cuffaro.

Il viceministro Sileri aveva chiesto le dimissioni del segretario generale Ruocco già lo scorso anno.

Un altro caso interessante invece è quello che ha riguardato il cambio del segretario generale del ministero della salute, in particolare in una fase storica come questa. Giovanni Leonardi infatti ha preso il posto che Giuseppe Ruocco ricopriva dal 2017. Una posizione che aveva mantenuto nonostante la richiesta pubblica di dimissioni espressa lo scorso anno dal viceministro Pierpaolo Sileri (Movimento 5 stelle). Sileri, come il ministro Speranza (Liberi e uguali), ha mantenuto l'incarico con il cambio di governo. La decisione di sostituire Ruocco dunque sembra tutta maturata in seno all'alleanza giallo rossa.

Nuovi incarichi per Tangorra e Belloni

Diversa invece la situazione dei segretari generali del lavoro e degli esteri, che sono andati a ricoprire altri incarichi importanti. Elisabetta Belloni, segretaria generale del ministero degli esteri è stata nominata capo del dipartimento di informazioni per la sicurezza della repubblica, ovvero il vertice dell'intelligence italiana. Al suo posto l'ambasciatore Ettore Sequi.

Raffaele Tangorra invece ha lasciato l'incarico di segretario generale del ministero del lavoro per diventare commissario di Anpal (agenzia nazionale politiche attive lavoro). In questo caso non si può parlare proprio di una promozione. L'incarico di segretario generale è, almeno formalmente, più importante di quello al vertice di un'agenzia come l'Anpal. In ogni caso il ministro Orlando gli ha affidato un compito importante e particolarmente esposto all'attenzione mediatica.

Il ministero del turismo poi è un caso a parte visto che è stato creato a inizio anno proprio dal governo Draghi, il nuovo segretario generale Lorenzo Quinzi quindi è il primo a ricoprire questo ruolo. Certo il turismo prima di assumere rilevanza di ministero era una direzione generale del ministero della cultura. Un'altra possibilità quindi sarebbe potuta essere quella di nominare la titolare della direzione generale turismo Flaminia Santarelli. Un percorso che tuttavia il ministro Massimo Garavaglia (Lega) ha deciso di non percorrere.

Nuovi vertici nei ministeri. I capi dipartimento

Il ministero della transizione ecologica e quello delle infrastrutture e della mobilità sostenibili sono i due dicasteri che hanno cambiato tutti i capi dipartimento. Si tratta anche in questo caso di strutture che hanno, almeno in parte, modificato di recente la propria struttura, oltre che il nome.

2 i ministeri in cui sono cambiati tutti i capi dipartimento.

Al ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili il ministro Giovannini ha nominato tre nuovi capi dipartimento. In un caso tuttavia si tratta di un dipartimento nuovo, figlio della riforma del ministero voluta dal secondo governo Conte.

Situazione simile per il ministero della transizione ecologica dove sono nuovi due capi dipartimento mentre un terzo risulta vacante visto che il dipartimento è ancora in allestimento.

FONTE: Openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Giugno 2021)

 

Foto Credit: wikimapia.org

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I rapporti con la politica dei ministri tecnici nel governo Draghi https://www.openpolis.it/i-rapporti-con-la-politica-dei-ministri-tecnici-nel-governo-draghi/ Tue, 16 Feb 2021 11:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=123518 Il nuovo esecutivo di Mario Draghi è stato definito governo tecnico-politico, ma a ben vedere si tratta in molti casi di personalità che hanno ricoperto incarichi politici di rilievo.

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In queste ore il dibattito pubblico è acceso sulle nomine dei ministri da parte del neo presidente del consiglio Mario Draghi.

Per via della sua composizione, il nuovo governo è stato definito tecnico-politico. Tuttavia, analizzando gli incarichi passati e presenti dei ministri cosiddetti “tecnici”, emerge come in larga parte si tratti di personalità che hanno già avuto a che fare con la politica.

La composizione del governo

La squadra di governo è formata da 24 ministri, incluso il sottosegretario di stato alla presidenza del consiglio. 15 di loro sono diretta espressione dei partiti che sostengono l’esecutivo.

9 i ministri tecnici, ossia non direttamente collegabili ai partiti presenti in parlamento, incluso il sottosegretario alla presidenza del consiglio.

A queste figure tecniche Draghi ha assegnato ministeri di peso. Basti pensare che ben 7 sono ministeri con portafoglio e solo 1 senza portafoglio, all’innovazione tecnologica e transizione digitale.

Inoltre, la programmazione degli ingenti fondi europei legati al Recovery plan sarà affidata per lo più ad alcuni di questi ministeri, in particolare dell’economia e delle transizioni ecologica e digitale.

FONTE: openpolis
(ultimo aggiornamento: lunedì 15 Febbraio 2021)

Politica, imprese, think tank: i rapporti dei ministri tecnici

Il ministero dell'economia e delle finanze (mef), uno dei più importanti in questi mesi di crisi, è stato assegnato a Daniele Franco, che conosce molto bene gli uffici di via XX settembre, avendo ricoperto la carica di ragioniere generale dello stato dal 2013 al 2019, nominato per la prima volta dall'allora ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni (governo Letta) e poi confermato da Pier Carlo Padoan (governi Renzi e Gentiloni) e Giovanni Tria (governo Conte I). Dal 2019 è in Banca d'Italia, con il ruolo prima di vice direttore generale e poi di direttore generale, incarico che ricopre attualmente. È inoltre presidente dell'Istituto per la vigilanza delle assicurazioni (Ivass), fa parte del comitato esecutivo del think tank Aspen Institute Italia (presieduto dal suo precedessore Giulio Tremonti), e del comitato direttivo dell'istituto affari internazionali (Iai), di cui fanno parte anche diversi ex ministri come Amendola, Pinotti, Mogherini, Padoan e Frattini.

Al direttivo di Iai appartiene anche il nuovo ministro delle infrastrutture e dei trasporti Enrico Giovannini. Non si tratta del primo incarico di governo per lui: per circa 10 mesi fu ministro del lavoro e delle politiche sociali nel governo Letta, tra il 2013 e il 2014. Non rappresenta quindi una figura così distante dalla politica.

Enrico Giovannini è stato ministro del lavoro nel governo Letta.

È infatti anche membro del board scientifico di "Scuola di politiche" (presidente Enrico Letta), dell'assemblea del Forum disuguaglianze e diversità (coordinato tra gli altri dall'ex ministro Fabrizio Barca) e dell'associazione Merita Meridione - Italia. È infine portavoce dell'alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (Asvis).

Roberto Cingolani è il nuovo titolare dell'ambiente, dicastero che cambierà il suo nome con "ministero per la transizione ecologica". Già direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit), è nel comitato scientifico della Fondazione Leonardo, il think tank della Leonardo Finmeccanica Spa, società detenuta a maggioranza dal ministero dell'economia. Dal 2019 è anche consigliere nel board della multinazionale Illycaffè Spa.

Sebbene sia stato inserito nella squadra dei tecnici del governo Draghi, il neo ministro dell'istruzione Patrizio Bianchi ha già avuto direttamente a che fare con la politica. Dal 2010 al 2020, infatti, è stato assessore regionale a scuola, università e formazione dell'Emilia Romagna con il centrosinistra, nominato prima da Vasco Errani e poi dall'attuale governatore Stefano Bonaccini.

Patrizio Bianchi è stato per 10 anni assessore regionale dell'Emilia Romagna, con il centrosinistra.

Tre giorni prima di giurare al Quirinale, è stato nominato nel consiglio d'amministrazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). L'ultimo atto di Gaetano Manfredi, poche ore prima di terminare il suo incarico da ministro dell'università.

La nuova Guardasigilli è Marta Cartabia, dal 2014 al settembre scorso giudice della corte costituzionale, nominata dall'allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Ha condiviso lo scranno alla corte con l'attuale capo dello stato Sergio Mattarella, diventando la prima donna presidente della corte costituzionale.

Tra i ministri confermati rispetto al governo Conte II c'è Luciana Lamorgese all'interno. Se è vero che all'inizio dell'esecutivo giallo-rosso era considerata una ministra tecnica, è altrettanto rilevante che nell'ultimo anno e mezzo abbia ricoperto il delicato ruolo di titolare del Viminale in un governo del tutto politico. L'ex prefetta di Venezia e Milano, inoltre, era già stata al ministero dell'interno come capo di gabinetto, nominata dai ministri Angelino Alfano e Domenico Minniti, entrambi appartenenti a esecutivi di centrosinistra.

Il ministero dell'università sarà invece presieduto da Maria Cristina Messa, già rettrice dell'Università Bicocca dal 2013 al 2019. Messa è anche vice presidente del cda della Fondazione orchestra sinfonica di Milano e consigliera della Bracco Imaging Spa, azienda sanitaria che si occupa di apparecchiature biomedicali.

Al manager Vittorio Colao è stato affidato il ministero senza portafoglio per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale. Nei mesi della pandemia il governo Conte II ha nominato Colao a capo del "Comitato di esperti in materia economica e sociale per la ripresa - Covid19", la cosiddetta task force per la ripresa economica voluta dall'allora presidente del consiglio Conte, di cui facevano parte peraltro anche Giovannini e Cingolani. Colao è un manager di lungo corso, con ruoli apicali in Vodafone e Rcs media group, oltre che con consulenze per banche d'affari come la Morgan Stanley.

3 i ministri tecnici del nuovo governo (Colao, Giovannini e Cingolani) ad aver fatto parte della task force per la ripresa economica, istituita durante il governo Conte II.

Infine il delicato ruolo di sottosegretario alla presidenza del consiglio è andato a Roberto Garofoli, già nominato capo di gabinetto al ministero dell'economia dall'allora ministro Giovanni Tria (governo Conte I) e membro del think tank Italianieuropei, presieduto da Massimo D'Alema, e di cui fa parte anche il ministro della salute Roberto Speranza.

Foto: Marta Cartabia - foto credit governo italiano

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