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	<title>Povertà educativa Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 09 Sep 2026 09:47:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308817</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso dell’Ia è sempre più esteso, in Italia come nel mondo. È fondamentale governare il fenomeno, attraverso conoscenze e consapevolezza. Un’indagine sul potenziale impatto dell’Ia sulla povertà educativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;intelligenza artificiale (Ia) sta trasformando radicalmente la società e il mercato del lavoro richiedendo nuove competenze digitali essenziali per il futuro. A livello globale, <strong>l&#8217;uso dell&#8217;Ia tra i minori è già diventato un fenomeno di massa</strong>. Le indagini, sia del <a href="https://hai.stanford.edu/assets/files/ai_index_report_2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contesto internazionale</a> che di quello <a href="https://researchonline.lse.ac.uk/id/eprint/137132/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">europeo</a> e <a href="https://boa.unimib.it/retrieve/56eeb435-9e7e-4f2a-aff0-794aaad6254f/Mascheroni-2026-L%E2%80%99IA%20Generativa%20fra%20bambini%20e%20adolescenti%20italiani-VoR.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nazionale</a>, sono concordi nell’indicare quanto l’uso di strumenti di Ia generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia crescente.</p>


<div id="strillo-testo-block_e1d0ed144411e1b3e77a14397cb331d3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Serve costruire una cultura diffusa sull&#8217;uso consapevole dell&#8217;Ia in ambito educativo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da un lato appaiono evidenti le <strong>potenzialità </strong>di questi strumenti come supporto all&#8217;apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall&#8217;altro non vanno sottovalutati i <strong>rischi di un uso non appropriato</strong>. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può <strong>compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente</strong>. Si tratta di aspetti di cui raramente si parla in un dibattito fortemente polarizzato tra approcci entusiastici e altri puramente luddisti.</p>



<p>In questo quadro, l&#8217;apporto delle politiche pubbliche non può limitarsi alla regolazione, aspetto comunque fondamentale. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>trasformare le persone, a partire dai minori, da semplici &#8220;utenti&#8221; passivi a cittadini attivi e consapevoli nell&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia</strong>. È fondamentale infatti essere capaci di riconoscere i rischi legati alla privacy, alla disinformazione e alle &#8220;allucinazioni&#8221; (errori) dei sistemi. Evitando che l&#8217;Ia si riduca a un fattore di appiattimento di competenze già fragili.</p>



<p>Tuttavia, in questo quadro in costante evoluzione, è <strong>difficile tanto per il legislatore, quanto per educatori e istituzioni educative stare al passo</strong>.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso consapevole all&#8217;Ia riguarda anche la lotta alla povertà educativa</h3>



<p>Questo <strong>disallineamento rischia di trasformare l&#8217;Ia in un formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze, creando un nuovo &#8220;divario digitale&#8221;</strong> qualora le tecnologie &#8211; e soprattutto gli strumenti per padroneggiarle &#8211; <strong>non siano accessibili in modo equo</strong>. <strong>L’osservatorio sulla povertà educativa</strong>, curato da quasi un decennio da Openpolis e <a href="https://www.conibambini.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con i bambini</a>, <strong>fin dalla fondazione ha prestato la massima attenzione a questi aspetti</strong>. Nel pieno dell’emergenza Covid, nel luglio 2020, il rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/07/Disuguaglianze-digitali.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disuguaglianze digitali</a> provò a offrire un quadro delle <strong>disparità di accesso alla didattica a distanza</strong>. Disparità strutturalmente legate alla condizione sociale (case sovraffollate e computer in condivisione), alle possibilità tecnologiche (mancanza di rete veloce, specie nelle aree interne), nonché alle competenze nell’uso degli strumenti.</p>


<div id="strillo-testo-block_7076ab0cf149705eabef56f7445e767b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le disuguaglianze digitali sono un&#8217;ulteriore forma della povertà educativa.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Quella fase straordinaria rese evidente come il <strong>divario digitale non fosse altro che una ulteriore declinazione delle disparità alla base della povertà educativa. E come il gap digitale si aggiunga, rafforzandoli, ai fattori di disuguaglianza già esistenti</strong>: dalla condizione sociale al luogo di residenza.</p>



<p>Anche in questo contesto quindi, <strong>l&#8217;impatto dell&#8217;Ia sui minori non è solo una questione tecnologica, ma un tema centrale di povertà educativa. Con potenzialità e criticità da affrontare e mettere a fuoco nel dibattito pubblico e nel lavoro degli operatori sul campo</strong>.</p>



<p>L&#8217;Unione europea, con l’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Act del 2024</a>, ha classificato come <strong>&#8220;ad alto rischio&#8221; i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell&#8217;istruzione</strong>. Questo perché tali strumenti, se progettati e utilizzati in modo inadeguato, possono avere conseguenze negative sul percorso dei ragazzi. Possono incidere sull&#8217;accesso o meno degli studenti a determinati percorsi formativi, valutare i risultati dell&#8217;apprendimento e perpetuare discriminazioni storiche.</p>



<p>Anche la recente legge nazionale sul settore, la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">132/2025</a>, promuove un <strong>approccio antropocentrico</strong> e delega il governo a <strong>potenziare l&#8217;alfabetizzazione all&#8217;Ia e le discipline Steam nelle scuole</strong>. Proprio per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori. Più recentemente, il governo ha approvato in via definitiva un <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-185/32468#:~:text=2.%20Adeguamento%20della,legislativo%20%E2%80%93%20esame%20definitivo)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo</a> che introduce ulteriori misure tra cui l&#8217;<strong>inserimento dell&#8217;Ia nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione civica</strong> e la <strong>formazione stabile dei docenti</strong>, con uno stanziamento di <strong>100 milioni di euro</strong> per contrastare i rischi legati all&#8217;uso improprio di piattaforme e social. Com&#8217;è evidente quindi anche dal punto di vista normativo ci troviamo di fronte a un <strong>contesto in continua evoluzione</strong>. Una dinamica che riflette il tentativo delle istituzioni di accompagnare una trasformazione tecnologica destinata ad avere un impatto crescente anche sul mondo dell&#8217;istruzione.</p>



<p>Tuttavia le <strong>tutele normative, da sole, non sono sufficienti: serve un profondo lavoro di formazione e informazione all&#8217;uso critico degli strumenti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Partire dai dati per analizzare la relazione tra minori e Ia</h3>



<p>Alla luce di questo scenario, <strong>l&#8217;Osservatorio sulla povertà educativa non può esimersi dal trattare il rapporto tra minori e Ia</strong>. Monitorare l&#8217;accesso a queste tecnologie è oggi fondamentale per <strong>garantire il diritto allo studio</strong>, tutelare i minori e <strong>prevenire nuove forme di esclusione</strong> sociale e di discriminazioni derivanti sia dal mancato accesso che da un uso inconsapevole o sbagliato.</p>



<p>Questo <strong>lavoro di formazione non è dato a priori, ma deve essere costruito quotidianamente</strong> con chi lavora a contatto con bambini e ragazzi.</p>


<div id="strillo-testo-block_878306b517e9b17619b6999240f82f72" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Vanno gettate le basi, dati alla mano, per una riflessione condivisa sul rapporto tra povertà educativa e nuove tecnologie.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Con la pubblicazione di questo primo minidossier, Openpolis e l&#8217;impresa sociale Con i Bambini vogliono gettare le <strong>basi analitiche per una riflessione <strong>fondamentale</strong> sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori</strong>. Partire dai dati è infatti una scelta di metodo indispensabile per mostrare, concretamente, come l&#8217;<strong>accesso disomogeneo a queste tecnologie rischi di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali del nostro paese</strong>, amplificandole. Questo documento rappresenta tuttavia solo la prima tappa di un percorso che si svilupperà per tutto il 2026. L&#8217;obiettivo infatti non è limitarsi all&#8217;analisi del fenomeno ma fornire strumenti utili a chi lavora quotidianamente con i ragazzi.</p>



<p>Per questo motivo, alla fotografia quantitativa scattata oggi farà seguito, <strong>questo inverno, la pubblicazione di un secondo documento dal taglio più operativo: un vero e proprio <em>toolkit</em> rivolto all&#8217;intera comunità educante</strong>. Si tratterà di una bussola pensata per insegnanti, educatori, operatori del terzo settore e famiglie, volta a offrire un orientamento critico sulle potenzialità e sui rischi dell&#8217;Ia. Infine, raccoglieremo e valuteremo i riscontri ottenuti dalle scuole e dalla rete territoriale. Sarà un importante momento di confronto, utile a mappare i bisogni emersi e a delineare le traiettorie che guideranno il futuro lavoro dell&#8217;osservatorio.</p>


<div id="in-europa-il-664-degli-adolescenti-fa-gia-uso-di-strumenti-di-intelligenza-artificiale-generativa-litalia-e-agli-ultimi-posti-519-ma-il-fenomeno-e-destinato-a-estendersi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;uso e nella consapevolezza sull&#8217;Ia</h3>



<p>L&#8217;elemento da cui partire nell&#8217;analisi dei dati è certamente quello di capire quanto l’intelligenza artificiale generativa sia già diffusa tra i più giovani. In questo senso, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiu/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> ha pubblicato alcune prime rilevazioni relative al 2025. Questi dati mostrano come l&#8217;Ia sia già entrata nelle abitudini quotidiane di una parte consistente degli adolescenti europei. Considerando la fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il <strong>66,4% dei ragazzi e delle ragazze nell’Ue ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di Ia</strong> generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.&nbsp;</p>



<p>Si tratta tuttavia di una media che nasconde differenze molto rilevanti tra i paesi membri. In ben 19 stati infatti la quota di giovani fruitori supera la media. Le percentuali più elevate si registrano in <strong>Estonia</strong> (89,3%), <strong>Grecia</strong> (85,1%) e <strong>Danimarca</strong> (83,1%). In questi paesi oltre quattro adolescenti su cinque hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo considerato. All’estremo opposto si collocano invece <strong>Romania</strong> (48,2%), <strong>Germania</strong> (51,5%) e <strong>Italia</strong> (51,9%). In questi paesi poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Italia terzultima in Ue per diffusione dell&#8217;Ia tra i giovani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Percentuale di giovani europei che hanno fatto ricorso all&#8217;Ia negli ultimi 3 mesi, per paese (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_308959_tab3"><p>Per intelligenza artificiale generativa si intendono sistemi in grado di creare nuovi contenuti – come testi, immagini, video, codice informatico o altri tipi di dati – a partire dalle informazioni e dagli schemi appresi durante il processo di addestramento. A differenza di altri sistemi di intelligenza artificiale utilizzati principalmente per classificare, prevedere o analizzare dati esistenti, gli strumenti di Ia generativa producono contenuti originali in risposta alle richieste degli utenti.</p>
<p>Non sono disponibili dati per l&#8217;Irlanda mentre quelli della Croazia sono considerati di limitata affidabilità.</p>
<p>La fascia d&#8217;età considerata è quella dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308959"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Colpisce in particolare il <strong>dato di Italia e Germania</strong> che, pur rappresentando due delle principali economie dell’Unione europea, si collocano nelle ultime posizioni della graduatoria. <strong>È necessario comunque interpretare questi risultati con cautela</strong>. Come abbiamo detto infatti il fenomeno è in piena evoluzione e i dati sono destinati a crescere in tutto il mondo.</p>


<div id="strillo-testo-block_0e4bbc4321073cbe2db8c110ca4ed98b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati riguardanti l&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia sono ancora pochi e in costante evoluzione. </p>
			        </section>
		</div>



<p>La rapidità con cui si sviluppano e si diffondono gli strumenti di Ia rende infatti <strong>probabili cambiamenti significativi anche nel giro di pochi mesi</strong>. Per questo motivo sarà <strong>fondamentale monitorare nel tempo l’evoluzione del fenomeno</strong>. </p>



<p>La questione non riguarda infatti soltanto se le differenze osservate oggi tra i paesi europei tenderanno a ridursi o ad ampliarsi, ma anche <strong>come una tecnologia sempre più diffusa influenzerà i percorsi educativi, le opportunità di apprendimento e più in generale le condizioni di vita di bambini, adolescenti e delle comunità educanti</strong> che li accompagnano nella crescita.</p>


<div id="tra-coloro-che-utilizzano-lia-oltre-la-meta-lo-fa-per-scopi-scolastici-in-italia-il-41" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Potenzialità e rischi nell&#8217;ambito educativo e nella vita di bambini e ragazzi</h3>



<p>Oltre a misurare quanto l&#8217;intelligenza artificiale generativa sia diffusa tra i più giovani, è <strong>importante anche comprendere per quali finalità venga utilizzata</strong>. Eurostat fornisce alcune prime evidenze anche in questo senso. Gli intervistati potevano indicare più risposte, segnalando un utilizzo per scopi privati, professionali e scolastici (attività legate allo studio, allo svolgimento di compiti, alla preparazione di elaborati o ad altri aspetti del percorso educativo). </p>


<div id="strillo-testo-block_1499159d27b2b888b10bae7e486bdf4e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molti giovani europei utilizzano l&#8217;Ia per lo svolgimento di compiti e la preparazione di elaborati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello europeo, la finalità più frequente tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni è proprio quella scolastica. Tra i giovani che hanno dichiarato di aver usato l&#8217;Ia generativa negli ultimi 3 mesi, <strong>il 50,5% ha dichiarato di averlo fatto per attività connesse al proprio percorso di istruzione</strong>. Una quota leggermente inferiore (43,8%) ha invece fatto ricorso a questi strumenti per scopi privati. Molto più contenuta la percentuale di chi li ha utilizzati per motivi professionali (9,1%). Quest&#8217;ultimo dato non sorprende particolarmente. Nella fascia di età considerata infatti la maggior parte dei giovani è ancora inserita in percorsi scolastici o formativi. Non ha ancora fatto quindi ingresso stabile nel mercato del lavoro.</p>



<p>Per quanto riguarda gli usi privati, le quote più elevate si registrano in <strong>Grecia</strong> (75,3%), <strong>Cipro</strong> (75,2%) e <strong>Lituania</strong> (65,6%). All&#8217;estremo opposto si collocano invece <strong>Polonia</strong> (37,1%), <strong>Romania</strong> (36,2%) e <strong>Italia</strong> (24,2%). Anche osservando gli utilizzi scolastici emergono differenze significative tra i paesi europei. Le percentuali più alte si rilevano in <strong>Estonia</strong> (75,5%), <strong>Malta</strong> (74,7%) e <strong>Portogallo</strong> (70,2%). Mentre quelle più basse si registrano in <strong>Germania</strong> (20,9%), <strong>Romania</strong> (31,1%) e <strong>Finlandia</strong> (31,5%). L&#8217;Italia si colloca al quartultimo posto.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,1% </span>la quota di giovani italiani che ha fatto ricorso all&#8217;Ia per scopi scolastici negli ultimi 3 mesi del 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Nel complesso, i dati mostrano come il ricorso all&#8217;intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti italiani risulti ancora meno diffuso rispetto a quanto osservato in gran parte dell&#8217;Unione europea. <strong>Come già detto, si tratta tuttavia di un fenomeno in rapida trasformazione e destinato con ogni probabilità a crescere nei prossimi anni</strong>. Questa tendenza deve essere analizzata con un approccio scientifico, senza facili entusiasmi ma allo stesso tempo senza allarmismi.</p>


<div id="tra-i-giovani-italiani-che-non-utilizzano-lia-l86-dichiara-di-non-sapere-come-fare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il diritto a un uso consapevole</h3>



<p>Un altro elemento importante da analizzare è <strong>capire le motivazioni che spingono una parte non marginale degli adolescenti a non fare uso dell&#8217;Ia</strong>. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche per capire quali possono essere le eventuali criticità.</p>



<p>I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiuxr/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> mostrano che, tra i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l&#8217;indagine, la motivazione di gran lunga più frequente è la <strong>percezione di non averne bisogno</strong>. Lo dichiara il <strong>74,6%</strong> dei non utilizzatori, una quota perfettamente in linea con la media dell&#8217;Unione europea.</p>


<div id="strillo-testo-block_3955d592202ef02c94a451ef895162c6" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>È importante capire anche le motivazioni di chi ha scelto di non usare l&#8217;Ia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver <strong>mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l&#8217;esistenza. In Italia si tratta del 3% dei giovani</strong>, un dato inferiore alla media europea (4,4%). Questo suggerisce che la scarsa diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani non sia riconducibile principalmente a un problema di mancata conoscenza. Allo stesso modo, appaiono <strong>relativamente marginali le motivazioni legate alla tutela della privacy o alla sicurezza dei dati</strong>. Solo il 2,7% dei giovani italiani indica questa ragione, a fronte di una media europea pari al 4,5%.</p>



<p>Merita invece particolare attenzione un altro dato. <strong>L&#8217;8,6% dei giovani italiani che non utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla</strong>. Si tratta di una quota superiore alla media dell&#8217;Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Il 9% dei giovani che non usano l&#8217;Ia non la usa perché non saprebbe come fare</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Le motivazioni per cui i giovani fra i 16 e i 19 anni non hanno utilizzato l’Ia negli ultimi 3 mesi (2025)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_308982_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308982_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308982_tab3"><p>Il grafico mostra le motivazioni per cui i giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni non hanno fatto ricorso all&#8217;intelligenza artificiale nei 3 mesi precedenti. Le percentuali riguardano solo i ragazzi e le ragazze che hanno dichiarato di non aver fatto ricorso a strumenti di intelligenza artificiale generativa.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308982"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Pur trattandosi di una minoranza, questo dato evidenzia come una parte degli adolescenti possa incontrare <strong>difficoltà nell&#8217;avvicinarsi a strumenti che stanno rapidamente entrando nella vita quotidiana, nei percorsi di studio e, sempre più spesso, nelle future esperienze lavorative</strong>. È un elemento che rafforza la necessità di investire in percorsi educativi dedicati. Percorsi che devono essere capaci di fornire non soltanto competenze tecniche ma anche strumenti per comprendere il funzionamento e le implicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p>In prospettiva, tuttavia, la questione centrale potrebbe non riguardare tanto il numero di ragazzi che non utilizzano questi strumenti. Con ogni probabilità, infatti, tale quota è destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni. La sfida principale sembra piuttosto essere quella di <strong>garantire che l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale avvenga in modo consapevole</strong>. In questo senso, il tema non è soltanto quanti giovani sfruttino l&#8217;Ia, ma come la utilizzano, con quale grado di comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti e con quali strumenti critici per valutarne risultati e conseguenze.</p>



<p>Per questo motivo <strong>il ruolo della scuola, delle famiglie e più in generale della comunità educante appare destinato a diventare sempre più importante</strong>. L&#8217;obiettivo non è favorire o scoraggiare l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma mettere tutti i giovani nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e di utilizzarla in maniera responsabile, autonoma e informata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di regolare un fenomeno</h3>



<p>Come accade per molte innovazioni tecnologiche, il punto centrale non è tanto la diffusione dello strumento in sé, quanto la <strong>capacità di utilizzarlo in modo consapevole</strong>. Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l&#8217;apprendimento, l&#8217;accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze. Allo stesso tempo pongono <strong>questioni rilevanti</strong> legate all&#8217;affidabilità dei contenuti prodotti, alla tutela dei dati personali, ai possibili bias incorporati nei modelli e al rischio di un utilizzo passivo delle tecnologie. </p>



<p>In questa prospettiva, assume particolare importanza il ruolo della scuola e delle politiche pubbliche. L&#8217;Italia si è già dotata di un primo quadro normativo attraverso la <strong>legge 132 del 2025</strong>. Tale norma contiene disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale. Tra queste, si introducono anche alcune <strong>limitazioni</strong> legate all&#8217;età per l&#8217;accesso ad alcuni strumenti di Ia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L&#8217;accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale [&#8230;] Il minore di anni diciotto, che abbia compiuto quattordici anni, può esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali connessi all&#8217;utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, purché le informazioni e le comunicazioni di cui al comma 3 siano facilmente accessibili e comprensibili.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132!vig=2025-10-10" target="_blank">&#8211; Legge 132/2025, art. 4 comma 4</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il quadro normativo nazionale comunque continua a evolversi. Lo scorso giugno infatti il consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, uno <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schema di decreto legislativo</a> &#8211; poi approvato con modifiche in via definitiva ad agosto &#8211; con l&#8217;obiettivo di completare l&#8217;allineamento dell&#8217;ordinamento nazionale alle disposizioni dell&#8217;Ai Act europeo. La norma interviene in diversi ambiti, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aggiornamento dei <strong>programmi scolastici del secondo ciclo</strong>, per integrare tecnologie avanzate e Ia generativa nei percorsi di studio;</li>



<li>inserimento dell’Ia nell’<strong>educazione civica</strong>, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale;</li>



<li>rafforzamento delle <strong>competenze Steam</strong> (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e dell’<strong>orientamento scolastico</strong>, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche;</li>



<li><strong>formazione stabile dei docenti</strong> su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’Ia.</li>
</ul>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le norme costruiscono una cornice di garanzie affinché l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. [&#8230;]<br />
L’intelligenza artificiale è una risorsa solo se resta governata da una visione etica e umanistica, che coniughi innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank">&#8211; Comunicato stampa del Consiglio dei ministri (10 giugno 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Le norme rappresentano però soltanto un primo passo. <strong>Accanto alla regolazione è necessario investire nella formazione di studenti, insegnanti e comunità educanti</strong>, affinché l&#8217;intelligenza artificiale diventi un&#8217;occasione per rafforzare le competenze digitali e il pensiero critico. L&#8217;obiettivo non dovrebbe essere soltanto formare utenti in grado di utilizzare queste tecnologie ma cittadini consapevoli delle loro potenzialità, dei loro limiti e delle implicazioni che comportano per la società.</p>


<div id="litalia-si-sta-dotando-di-un-sistema-normativo-ma-sara-fondamentale-il-ruolo-svolto-da-tutta-la-comunita-educante" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Cosa possono fare scuola e comunità educanti</h3>



<p>La diffusione dell&#8217;Ia tra i più giovani pone quindi una <strong>sfida che è prima di tutto educativa</strong>. In questo percorso la scuola rappresenta il principale punto di riferimento, ma da sola non può bastare. Attorno ad essa opera una <strong>comunità educante</strong> più ampia, composta da famiglie, educatori, associazioni, realtà sportive e culturali che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni.</p>


<div id="strillo-testo-block_3f244c51addc4d3a5f4412868292c1c2" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;ecosistema della comunità educante deve essere sostenuto.</p>
			        </section>
		</div>



<p>È importante che tutte queste componenti rivestano un ruolo attivo in tale ambito. Promuovere un uso consapevole di queste tecnologie significa infatti investire non solo nelle competenze digitali, ma anche nel rafforzamento dei contesti educativi e delle opportunità di apprendimento. Sia per i giovani che per insegnanti ed educatori.</p>



<p>Pur essendo un tema in costante evoluzione, o forse proprio per questo, di fronte alla crescente diffusione dell&#8217;Ia tra studenti e insegnanti, <strong>molti paesi europei stanno cercando di definire strategie e regole per accompagnarne l&#8217;introduzione nelle scuole</strong>. Secondo un rapporto pubblicato da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> (rete di ministeri dell’istruzione europei che ha l&#8217;obiettivo di innovare l&#8217;insegnamento e promuovere la collaborazione tra scuole) a fine 2025, nel giro di pochi anni l&#8217;Ia è passata dall&#8217;essere un tema marginale a una delle principali priorità delle politiche educative europee. <strong>Nessuno dei 23 sistemi scolastici analizzati considera oggi la questione secondaria e oltre la metà la colloca tra le aree di intervento più rilevanti</strong>.</p>



<p>L&#8217;obiettivo principale non è soltanto introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma utilizzarle per <strong>migliorare l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento</strong>, preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale e supportare il lavoro degli insegnanti. In molti paesi l&#8217;attenzione si concentra anche sul <strong>potenziale dell&#8217;Ia per favorire inclusione e accessibilità</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. […] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa crescente attenzione si è tradotta nell&#8217;adozione di <strong>strategie nazionali, linee guida e politiche dedicate</strong>. La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone già di documenti ufficiali che affrontano temi come l&#8217;uso etico dell&#8217;intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali, la formazione dei docenti e l&#8217;impiego degli strumenti di Ia nelle attività didattiche. </p>



<p>Anche l&#8217;<strong>Italia</strong> si è mossa in questa direzione. Oltre alle norme già citate, nell&#8217;agosto dello scorso anno il ministero dell&#8217;istruzione e del merito ha pubblicato le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> per l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle istituzioni educative. Il nostro paese figura inoltre tra quelli che hanno già avviato una valutazione degli effetti della nuova normativa europea sul sistema scolastico.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="400" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="400" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/plugins/opmag-charts/images/numeri_placeholder.svg" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia &#8211; Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></div>
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			        			                                <div id="chart_308992_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308992_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308992_tab3"><p>La mappa mostra come gli stati stanno affrontando il tema dell&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa nei propri sistemi educativi. L&#8217;indagine è stata condotta su 23 paesi inclusi alcuni extra-Ue (come Norvegia e Turchia). Allo stesso tempo mancano informazioni circa alcuni paesi Ue rilevanti (come Germania e Polonia). Nel caso del Belgio, solo la parte fiamminga si è già dotata di documenti formali.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati European Schoolnet                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308992"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308992" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Un altro aspetto che accomuna molti paesi riguarda la scelta di non adottare un approccio esclusivamente restrittivo. L&#8217;orientamento prevalente è infatti quello di <strong>promuovere un utilizzo responsabile dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> attraverso regole, formazione e sviluppo delle competenze. Parallelamente, quasi tutti i sistemi educativi stanno introducendo percorsi di alfabetizzazione all&#8217;Ia all&#8217;interno dei curricula scolastici, generalmente integrandoli nelle discipline già esistenti. In questo quadro, <strong>l&#8217;Italia presenta una particolarità. Insieme alla Finlandia infatti è tra i pochi paesi a prevedere un primo avvicinamento a questi temi già a partire dalla scuola dell&#8217;infanzia</strong>.</p>



<p>Il report conferma infine come il <strong>rafforzamento delle competenze degli insegnanti</strong> rappresenti la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche. Un&#8217;indicazione che conferma come il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale nella scuola sia, prima ancora che tecnologico, una questione educativa.</p>


<div id="il-407-degli-edifici-scolastici-italiani-e-dotato-di-aule-di-informatica-il-dato-decresce-man-mano-che-ci-si-allontana-dai-grandi-centri" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>



<p>Ribadita ancora una volta l&#8217;importanza del coinvolgimento di tutta la comunità educante, non c&#8217;è dubbio che in tutto questo processo <strong>le istituzioni scolastiche ricoprano un ruolo centrale</strong>. Non solo nel trasmettere agli studenti le abilità digitali indispensabili per una cittadinanza attiva, ma anche nel fungere da <strong>garante per l&#8217;equità nell&#8217;accesso alla rete e alle innovazioni tecnologiche</strong>. In quest&#8217;ottica, è importante monitorare la diffusione e l&#8217;effettiva disponibilità di laboratori informatici nelle diverse aree del paese.</p>



<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?area=Edilizia%20Scolastica&amp;datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell’istruzione</a> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale 39.351. Di questi <strong>15.998 sono</strong> <strong>dotati di aule informatiche</strong>. Analizzando la situazione su base regionale, la <strong>Valle d’Aosta</strong> si distingue per la percentuale più elevata di strutture attrezzate. In questo caso si tratta di numeri assoluti molto ridotti (86 scuole attrezzate su 139 complessive). Seguono con buone coperture la <strong>Liguria</strong> (59,1%), il <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e le <strong>Marche</strong> (51,4%). Al contrario, le percentuali più contenute si registrano in <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong>, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"><p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">40,7% </span>gli edifici scolastici statali dotati di aule informatiche nell&#8217;a. s. 2024/25.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzando i comuni capoluogo, dove solitamente si concentra la maggior parte delle strutture, emergono differenze significative tra le diverse città. <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%) guidano la classifica con le percentuali più elevate, risultando gli unici centri a superare la soglia dell’80%. All’estremo opposto, i valori più contenuti si rilevano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>



<p>Un altro elemento da evidenziare riguarda il fatto che <strong>la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali</strong> in direzione di quelli più periferici.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="strillo-testo-block_a1c8adb3c1c5ee73d75596a62258c18a" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle scuole delle aree interne la presenza di aule informatiche è più rara.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Mentre nei <strong>comuni polo</strong> la quota supera il 44%, in quelli di <strong>cintura</strong> — che costituiscono l’hinterland dei centri principali — il valore scende già al di sotto della media nazionale, attestandosi al 40,1%. Questa tendenza al ribasso prosegue man mano che ci si allontana dalle aree più centrali. La percentuale cala progressivamente nei <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), in quelli <strong>periferici</strong> (37%) e tocca il minimo negli <strong>ultraperiferici</strong> (33,8%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Aule d&#8217;informatica a scuola, permangono i divari tra città e comuni più periferici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309122"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Sebbene tale distribuzione sia una diretta conseguenza della maggiore concentrazione della domanda nei grandi centri, appare fondamentale promuovere <strong>interventi mirati anche nelle aree interne</strong>. Al fine di contrastare criticità strutturali come lo <strong>spopolamento</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Intelligenza artificiale, una sfida educativa</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_Ia_sfida_educativa.xls">Scarica i dati.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-si-siede-e-usando-il-computer-portatile-E5MLP5tJTrs">fran innocenti</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307269</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo <strong>7 settembre</strong> gli studenti e le studentesse della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.</p>



<p>Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per <strong>interrogarsi sul sistema educativo italiano</strong> e, in particolare, sul fenomeno dell’<strong>abbandono scolastico</strong>.</p>



<p>Nel 2025 <strong>l&#8217;incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all&#8217;8,2%</strong>. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell&#8217;obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.</p>



<p>Un conseguimento che corona <strong>oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target</strong>: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni &#8217;10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell&#8217;obiettivo Ue.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Nell’ambito dell’agenda 2020, l’Unione europea aveva fissato come obiettivo che – entro quell’anno – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) fossero meno del 10% del totale. Nel febbraio 2021 l&#8217;obiettivo è stato abbassato al 9%.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/">
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. <strong>Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città</strong>. E la situazione, in base ai dati dell&#8217;ultimo censimento, appare <strong>più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.</strong></p>



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<h3 class="wp-block-heading">Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue</h3>



<p>Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il <strong>9,1% del totale</strong>. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l&#8217;<strong>Italia</strong> rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.</p>


<div id="82-gli-abbandoni-scolastici-in-italia-nel-2025-piu-basso-dellobiettivo-ue-del-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8,2% </span>i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Nel continente la situazione appare molto differenziata</strong>. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono <strong>Romania</strong> e <strong>Germania</strong>, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, quest&#8217;ultimo paese &#8211; insieme ad altri del nord Europa &#8211; negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tra i maggiori paesi dell&#8217;Ue da segnalare anche la <strong>Spagna</strong> &#8211; terza per incidenza del fenomeno (12,8%) &#8211; e la <strong>Francia</strong> dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in <strong>Polonia</strong>, dove scende al 4%.</p>



<p><strong>Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno</strong>. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).</p>


<div id="strillo-testo-block_720adebb0afaa2d638802b92979eb366" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia l&#8217;abbandono scolastico è più frequente nelle città.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Nel caso italiano, lo spaccato dell&#8217;abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa</strong>. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).</p>



<p>Segnale di una <strong>possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie</strong>. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la <strong>condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;abbandono scolastico nelle città</h3>



<p>Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di <strong>ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato</strong>, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.</p>


<div id="oltre-un-quarto-dei-giovani-tra-18-e-24-anni-di-catania-ha-lasciato-la-scuola-prima-del-diploma-seguono-palermo-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a&nbsp;<strong>Catania</strong>, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;al secondo posto con il 19,8% e&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(16,3%) e&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(14,6%). A metà classifica&nbsp;<strong>Genova</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Bari</strong>, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% <strong>Roma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Reggio Calabria</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_09da9e3aa206b839bf45580995d75d96" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Tra i giovani con cittadinanza non italiana l&#8217;uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente</strong>. A <strong>Catania</strong> sono il 68,6%, a <strong>Bari</strong> il 60%, a <strong>Cagliari</strong> il 59,2%. Superano il 50% anche <strong>Napoli</strong> (55,9%) e <strong>Palermo</strong> (54,2%) e <strong>Messina</strong> (53,2%). Si avvicina molto a questa quota <strong>Reggio Calabria</strong> (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). <strong>I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino</strong>, dove comunque superano un terzo del totale.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-307272"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-307272" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti</strong>. Al primo posto si registra&nbsp;<strong>Catania</strong> con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(18,1%), <strong>Napoli</strong>&nbsp;(15,7%),&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(12,5%) e&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(11,7%).</p>



<p><strong>L&#8217;avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani</strong> di lasciare il percorso di studi, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-2-3-dei-casi-i-figli-di-chi-non-ha-il-diploma-non-si-diplomano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>. A testimonianza di come questo fenomeno <strong>contribuisca a irrigidire l&#8217;ascensore sociale</strong>. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a&nbsp;<strong>Catania</strong>&nbsp;(36,5%). Quote significative anche a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(31,9%) e&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(29,1%).&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio</h3>



<p>Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione</strong>, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.</p>



<p>Il secondo è l&#8217;<strong>incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.</p>



<p>Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. <strong>Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio</strong> economico<strong>, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente</strong> gli studi.</p>


<div id="i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_307283_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_307283_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_307283_tab3"><p>Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:</p>
<ul>
<li>Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;</li>
<li>Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.</li>
</ul>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-307283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-307283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un <strong>fattore di rischio per l&#8217;abbandono scolastico</strong>. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L&#8217;abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell&#8217;offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.</p>


<div id="serve-intervenire-sulla-relazione-tra-svantaggio-socio-economico-e-dispersione-scolastica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Allo stesso tempo, va considerato che <strong>le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia</strong>. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l&#8217;accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Tackling-Early-Leaving-from-Education-and-Training-in-Europe-Strategies-Policies-and-Measures_IT.pdf" target="_blank">&#8211; Eurydice, Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa – Strategie, politiche e misure (2014)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico</strong>, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, <strong>è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi </strong>che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l&#8217;anno scolastico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, città per città</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bari.xls">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bologna.xls">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Cagliari.xls">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Catania.xls">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Firenze.xls">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Genova.xls">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Messina.xls">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Milano.xls">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Napoli.xls">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Palermo.xls">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Reggio+Calabria.xls">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Roma.xls">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Torino.xls">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Venezia.xls">Venezia</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. </p>



<p>Fonte: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo" type="link" id="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo">Standret</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308123</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è ancora lontana dall'obiettivo europeo del 45% di laureati tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Sull'accesso all'istruzione terziaria, i divari economici giocano spesso un ruolo troppo importante.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>In Italia il tasso di giovani laureati nel 2025 era pari a 31,1%</strong>. È il secondo valore più basso in Europa (dopo la Romania), di quasi 14 punti percentuali più basso rispetto alla media europea. Dietro questo numero ci sono numerose cause. Tra queste, la condizione familiare assume un ruolo importante: tra i paesi Ocse, infatti, l’Italia è uno di quelli con i divari di accesso più marcati tra le famiglie avvantaggiate e quelle svantaggiate.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il confronto a livello europeo</h3>
</p>
<p>Nel 2025 il 44,8% dei giovani europei tra 25 e 34 anni possedeva un titolo di studio terziario (lauree o equivalenti). Nonostante l&#8217;aumento rispetto all&#8217;anno precedente (44,1%), ancora non risultava pienamente raggiunto l&#8217;obiettivo comunitario del 45%, fissato per il 2030. Oltretutto, confrontando i singoli dati nazionali, emergono divari marcati tra i paesi europei.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-il-311-dei-giovani-aveva-una-laurea-nel-2025-penultimo-tra-i-27-paesi-dellue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Nel 2025 l&#8217;Italia era il penultimo paese europeo per incidenza di laureati tra i 25 e i 34 anni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2025-litalia-era-il-penultimo-paese-europeo-per-incidenza-di-laureati-tra-i-25-e-i-34-anni/">Incidenza di persone con titolo di istruzione terziario nella fascia d&#8217;età 25-35 anni (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                            </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-309069"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309069" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nel 2025, l&#8217;incidenza di laureati superava la media europea in 11 stati. Come l&#8217;anno precedente, l&#8217;<strong>Irlanda era il primo paese (66,8%)</strong> a cui seguivano Lussemburgo (65%), Lituania (60,8%) e Cipro (60%). In 4 paesi il valore si aggirava attorno alla media europea mentre negli altri risultava inferiore. <strong>Tra questi ultimi c&#8217;era anche l&#8217;Italia, che registrava la seconda quota di laureati più bassa nell&#8217;intera Unione europea (31,1%), dietro solo alla Romania (23%).</strong> Lo scarto con la media europea era di 13,7 punti percentuali. Da notare inoltre che rispetto al 2024 il dato italiano risultava leggermente inferiore (31,6%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come incide la situazione socio-economica</h3>
</p>
<p>Le spese da sostenere per una famiglia che decide di appoggiare gli studi dei figli sono di base numerose ma lo sono ancora di più per chi decide di studiare lontano da casa.</p>
</p>
<p>Secondo l&#8217;<em><a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/executive-summary.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">education and training monitor</a></em>, strumento di controllo e valutazione dello stato dell&#8217;educazione in Unione europea, <strong>l&#8217;educazione terziaria continua a influire sulla mobilità sociale e ad essere quindi uno strumento per migliorare la propria condizione economica.</strong> Tuttavia permangono dei divari nella possibilità di accedere a questi percorsi, che vanno a svantaggio proprio di chi avrebbe più bisogno di migliorare la propria condizione socioeconomica. Parliamo di disparità territoriali, di genere, legate al background familiare, alla presenza di disabilità o al paese di origine.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-le-differenze-di-accesso-sono-legate-alla-condizione-economica-della-famiglia-e-al-titolo-di-studio-dei-genitori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nel 2023 l&#8217;<a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" type="link" id="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/chapter-6.html#:~:text=6.1.2.%20Broadening%20participation%20in%20tertiary%20education" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ocse</a> ha provato a quantificare tali divari per le persone che provengono da contesti svantaggiati. Se è vero che, considerando la fascia d&#8217;età compresa tra 25 e 44 anni, sono aumentati rispetto al ciclo precedente d&#8217;indagine, <strong>rimane comunque ampio il divario rispetto a chi proviene da contesti più agiati, in particolar modo se si confrontano i figli di chi ha già una laurea con quelli dei non laureati.</strong> Sempre secondo l&#8217;Ocse, nei paesi analizzati, la differenza tra le due categorie è di circa 20 punti percentuali in Svezia e Danimarca e <strong>supera i 45 in Polonia, Portogallo, Ungheria e Italia, dove si oltrepassano i 50 punti percentuali.</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le differenze territoriali tra i laureati in Italia</h3>
</p>
<p>Nonostante nel 2025 fosse fanalino di coda a livello europeo, l&#8217;Italia registra un aumento costante dei giovani laureati. <strong>Tra il 2017 e il 2025, il dato è aumentato di 4,2 punti percentuali</strong>, passando dal 26,9% al 31,1%.</p>
</p>
<p>Tuttavia, <strong>questa dinamica non è uniforme su tutto il territorio nazionale</strong> e si può vedere grazie agli indicatori sul benessere equo e sostenibile dei territori (BesT), elaborati da Istat. Si tratta di dati leggermente diversi da quelli raccolti a livello europeo. Innanzitutto, il periodo di rilevazione su cui a oggi sono disponibili dati va dal 2018 al 2024, mentre i dati sul 2025 dovrebbero essere pubblicati da Istat entro la fine del 2026. Inoltre, la percentuale è calcolata tra le persone che hanno un&#8217;età che va dai 25 ai 39 anni mentre nei dati rilasciati da Eurostat il gruppo considerato era quello tra i 25 e i 34. In ogni caso l&#8217;analisi mette in luce delle dinamiche molto interessanti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">I giovani con la laurea sono in aumento in 81 province italiane</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">Differenza percentuale nei giovani con età tra 25 e 39 anni con laurea (2024 &#8211; 2018)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_309534_tab1" role="tab" aria-controls="chart_309534_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-con-la-laurea-sono-in-aumento-in-81-province-italiane/">I giovani con la laurea sono in aumento in 81 province italiane &#8211; Differenza percentuale nei giovani con età tra 25 e 39 anni con laurea (2024 &#8211; 2018)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: mercoledì 22 Luglio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-309534"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-309534" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le province italiane che registravano un aumento tra il 2018 e il 2024 erano <strong>81</strong>, pari al 75,7% dei territori italiani. La macroarea italiana dove la maggior parte delle province aveva riportato un aumento è quella delle <strong>isole</strong> (85,7%, 12 su 14) a cui seguivano centro e nord-est, entrambe con il 77,3% (17 su 22). Inferiori invece i dati del sud (79,2%, 19 su 24) e del nord-ovest (64%, 16 su 25). <strong>Questa analisi tiene conto semplicemente della presenza di una crescita, che potrebbe comunque essere modesta.</strong></p>
</p>
<p>C&#8217;erano <strong>4 regioni in cui tutte le province riportavano un incremento delle persone con la laurea:</strong> Calabria (che passava da un&#8217;incidenza del 21,6% al 25,5%), Marche (dal 28,3% al 33,5%), Umbria (dal 29,2% al 35,3%) e Valle d&#8217;Aosta (dal 26,7% al 30%).</p>
</p>
<p><div id="tra-2018-e-2024-la-provincia-con-il-maggiore-aumento-di-laureati-e-ravenna-quella-con-la-diminuzione-piu-marcata-e-rieti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>A livello provinciale, come abbiamo già detto, i laureati erano in crescita in 81 territori su 107. Erano <strong>6</strong> quelli in cui gli aumenti erano superiori ai 10 punti percentuali: <strong>Ravenna</strong> (18,5 punti percentuali, da 21,8% a 40,3%), Enna (12,4, da 19,7% a 32,1%), Livorno (29,2, da 17,6% a 29,2%), Macerata (11,3, da 24,8% a 36,1%), Padova (10, da 31,1% a 41,1%) e Vibo Valentia (10, da 13,5% a 23,5%). Le diminuzioni maggiori si registrano invece a <strong>Rieti</strong> (-10,6, da 34,5% a 23,9%), Siracusa (-6, da 21,2% a 15,2%) e Pavia (-5,4, da 30,7% a 25,3%).</p>
</p>
<p><div id="e-importante-mettere-in-atto-politiche-pubbliche-mirate-per-ridurre-limpatto-delle-disparita-economiche-di-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nonostante il miglioramento della situazione, siamo ancora lontani dall&#8217;obiettivo europeo e l&#8217;Italia è comunque uno dei paesi Ocse dove le differenze di accesso tra le famiglie più agiate e quelle meno agiate sono più marcate. Per continuare su questo percorso di crescita, <strong>è importante mettere in campo politiche mirate</strong> per garantire l&#8217;accesso a tutti coloro che vogliono proseguire gli studi dopo le scuole superiori, a prescindere dalle proprie condizioni socioeconomiche di origine.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024-2018_giovani-laureati/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
</p>
<p><strong>Foto</strong>: la sede dell&#8217;Università di Catania &#8211; <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Palazzo_dell%27Università,_Catania.jpg">Dariolp83</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?title=Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia/it&amp;uselang=it">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-penultima-in-europa-per-giovani-laureati/">L’Italia è penultima in Europa per giovani laureati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307674</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le ferie estive tutelano il diritto al riposo ma possono anche contribuire alla crescita personale e alla socialità dei minori. Tuttavia più di un terzo delle famiglie italiane con un figlio non può permettersele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;arrivo delle vacanze, non tutte le famiglie possono permettersi alcuni giorni lontano da casa. Questa situazione non risparmia i genitori con minori a carico, altrettanto obbligati a fare i conti con le proprie disponibilità economiche. Sebbene in calo, nel 2025 più del 30% delle famiglie, sia con un figlio unico che con due figli, non potevano permettersi una settimana di vacanze lontano da casa. Questa quota superava il 50% per le famiglie con tre o più figli.</p>
<p>Questa situazione genera una disparità nelle occasioni di apprendimento rispetto ai coetanei che possono fare questo tipo di esperienze. <strong>Ciò comporta l&#8217;attivazione di un meccanismo intimamente connesso con quello della povertà educativa, da più punti di vista</strong>: un bambino che durante l’estate non ha la possibilità di viaggiare con la propria famiglia, visitare luoghi o anche solo trascorrere del tempo fuori casa ha maggiori probabilità di vedere limitati diritti fondamentali come quelli al gioco, al tempo libero e all’apprendimento. Una prerogativa, quest&#8217;ultima, che non si realizza solo tra i banchi di scuola.</p>
<p>Abbiamo approfondito la situazione attraverso i dati disponibili, per comprendere meglio quanto incide la rinuncia alle vacanze e i fattori di fragilità socio-economica che ne possono essere alla base.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le vacanze sono anche un&#8217;occasione di sviluppo personale</h3>
<div id="le-vacanze-sono-unoccasione-di-crescita-personale-per-i-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Il periodo estivo non ha soltanto finalità di riposo. Si tratta anche un periodo in cui si fanno esperienze di socialità e apprendimento slegate dal contesto scolastico, che possono portare a una maggiore maturità emotiva e cognitiva dei minori. <strong>La mancanza di tali stimoli rischia di aumentare la distanza tra i bambini che beneficiano di certe esperienze durante il periodo estivo e coloro che rimangono a casa a causa di difficoltà economiche. </strong>Questa barriera presente per alcuni minori è a tutti gli effetti una sfaccettatura della &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		La povertà educativa è la condizione in cui un bambino o un adolescente è privato del diritto all&#8217;apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Povertà economica e educativa si alimentano a vicenda.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/"><br />
                &#8220;Quali sono le cause della povertà educativa&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Lo sviluppo di una persona non avviene esclusivamente tra i banchi di scuola: si nutre anche di vissuti quotidiani ordinari o straordinari come le vacanze che, purtroppo, non risultano sempre accessibili in contesti socio-economici più fragili.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quante famiglie non possono permettersi le vacanze</h3>
<p>È possibile farsi un&#8217;idea del fenomeno considerando i dati Istat elaborati nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine sulle condizioni di vita, che mira a ricostruire il quadro sui redditi e le situazioni di povertà, esclusione sociale e deprivazione presenti nel nostro paese.</p>
<div id="nel-2025-il-332-delle-famiglie-con-un-minore-non-puo-permettersi-di-andare-in-vacanza-il-533-quando-ci-sono-3-o-piu-figli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore dichiara di non aver potuto permettersi di fare almeno una settimana di vacanze lontano da casa. Un&#8217;incidenza simile a quella delle famiglie con due figli a carico (31,5%). Il dato aumenta a 53,3% quando invece sono tre o più.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Le famiglie con oltre 3 figli hanno più difficoltà a fare una settimana di vacanza</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Incidenza di famiglie con figli che non possono permettersi una settimana di vacanza (2004-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_308002_tab1" role="tab" aria-controls="chart_308002_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308002_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza/">Le famiglie con oltre 3 figli hanno più difficoltà a fare una settimana di vacanza &#8211; Incidenza di famiglie con figli che non possono permettersi una settimana di vacanza (2004-2025)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-con-oltre-3-figli-hanno-piu-difficolta-a-fare-una-settimana-di-vacanza.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308002"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308002" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>È importante notare che si tratta di valori in crescita rispetto all&#8217;anno precedente.</strong> Tra le famiglie con 2 figli minori, l&#8217;aumento è di circa 1,5 punti percentuali. Un valore che cresce a 5,1 nel caso di 1 figlio e a 8,9 quando sono 3 o più. <strong>Storicamente, le famiglie più numerose presentano più frequentemente difficoltà a permettersi almeno una settimana di ferie.</strong> La percentuale di nuclei familiari numerosi più alta si rileva nel 2012 (61%). Per quanto riguarda invece le famiglie più piccole, gli andamenti sono più o meno simili tra di loro. Anche in questi casi, il picco maggiore si registra nel 2012 (50,2% un figlio minore, 49% invece con due).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno complesso da tracciare</h3>
<p>Per determinare con precisione la percentuale di nuclei familiari che rinuncia alle vacanze bisogna fare i conti con un rischio concreto di sottostima del fenomeno.</p>
<div id="strillo-testo-block_8d84686ebbf570c12d2858a34e05b6b6" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le deprivazioni economiche in famiglie con minori possono essere sottostimate.</p>
</section></div>
<p>La letteratura scientifica di riferimento (si veda <a href="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" type="link" id="https://www.minori.gov.it/sites/default/files/report20card_2010_it_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unicef, 2012</a>) richiama spesso l’importanza di non perdere di vista la dimensione umana dietro ogni rilevazione: il dato è infatti il risultato di testimonianze reali e dirette di genitori chiamati a descrivere la condizione socio-economica del proprio nucleo familiare. Ammettere di non riuscire sempre a soddisfare i bisogni dei propri figli può attivare dinamiche psicologiche che incidono anche sulla piena sincerità delle risposte.</p>
<p><strong>Per tali ragioni, risulta complesso definire con certezza l&#8217;incidenza di queste situazioni a livello nazionale e, a maggior ragione, a quello locale.</strong> Per avere un&#8217;idea di quanto la deprivazione possa incidere sulle famiglie con minori è possibile avvalersi di ricostruzioni Istat avvenute nel contesto delle statistiche sperimentali.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie monoreddito</h3>
<p>Le situazioni di maggiore fragilità economica possono dipendere da numerosi fattori. <strong>Uno di quelli che potenzialmente espone di più alle fragilità è quello delle famiglie con figli piccoli a carico che si mantengono su un&#8217;unica fonte reddituale.</strong></p>
<div id="le-famiglie-piu-fragili-sono-quelle-con-un-solo-stipendio-e-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>È possibile analizzare la situazione attraverso un indicatore elaborato da Istat che misura la quota di famiglie che dichiarano un unico percettore di reddito in cui risulta presente almeno un figlio a carico con meno di 6 anni. Dati di questo tipo vanno ovviamente sempre considerati con attenzione, sia per le dinamiche legate all&#8217;impatto del lavoro sommerso, sia perché non necessariamente una famiglia monoreddito si trova in una situazione critica. Allo stesso tempo, <strong>l&#8217;indicatore consente di monitorare una condizione che in molti casi, verosimilmente, testimonia una potenziale difficoltà economica, per la contemporanea presenza di un solo reddito familiare e di bambini piccoli nel nucleo. </strong>Quest’informazione, essendo molto di dettaglio, è disponibile solo per i comuni con almeno cinquemila abitanti. Per avere un&#8217;idea della dinamica, l&#8217;abbiamo analizzata in andamento nel tempo, calcolando la differenza percentuale tra 2015 e 2022 e ricavando un dato per 2.340 comuni italiani.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Variazione nella percentuale di famiglie monoreddito con almeno un minore di 6 anni a carico (2015, 2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_308006_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi/">Le famiglie monoreddito con figli piccoli a carico sono aumentate in 39 capoluoghi &#8211; Variazione nella percentuale di famiglie monoreddito con almeno un minore di 6 anni a carico (2015, 2022)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 23 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/le-famiglie-monoreddito-con-figli-piccoli-a-carico-sono-aumentate-in-39-capoluoghi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-308006"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-308006" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="tra-2015-e-2022-in-un-terzo-dei-capoluoghi-italiani-le-famiglie-in-difficolta-sono-aumentate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Le famiglie monoreddito con almeno un figlio piccolo a carico sono in calo su 1.098 comuni italiani mentre sono in aumento in 1.242.</strong> Per quanto riguarda i capoluoghi, 39 sono in aumento mentre 73 sono in calo. La diminuzione più ampia si registra a Andria , passata dall&#8217;incidenza del 45,5% al 42,8% (-2,76 punti percentuali). Seguono Bologna (-2,23, da 45,2% a 43%) e Pescara (-1,94, tra 49,7% e 47,8%). <strong>Al contrario, sono maggiori gli aumenti registrati a Nuoro (2,08 punti percentuali, da 46,8% a 48,9%), Oristano (1,95, tra 47,0% e 48,9%) e Potenza (1,64, tra 43,9% e 45,5%).</strong></p>
<p>Dati che, pur nella tendenza alla diminuzione, si prestano a una lettura su diversi livelli. In primo luogo, i miglioramenti più consistenti si registrano in città dove la quota era superiore al 30%, e oggi si attesta comunque quasi a un quarto del totale delle famiglie monoreddito. Secondo, il calo della natalità registrato negli ultimi anni fa sì che anche la quota di famiglie con figli tra quelle monoreddito possa diminuire di conseguenza. <strong>È quindi verosimilmente anche l&#8217;effetto di una tendenza opposta, che abbiamo avuto modo di puntualizzare in passato: la scelta crescente dei nuclei, soprattutto giovani, in condizione economica non stabile di non fare figli. </strong>In terzo luogo, questi dati non comprendono le famiglie che &#8211; pur disponendo di due redditi &#8211; potrebbero trovarsi comunque in difficoltà economica, a maggior ragione perché le informazioni disponibili si riferiscono ad anni precedenti l&#8217;aumento dell&#8217;inflazione.</p>
<p>La condizione di monoreddito non è l&#8217;unica associata a una possibile deprivazione economica ma è sicuramente una di quelle potenzialmente più critiche. Il lavoro è infatti un elemento di protezione contro la povertà che, come abbiamo analizzato <a href="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/" type="link" id="https://www.openpolis.it/cosa-lega-laccesso-allistruzione-e-le-condizioni-lavorative/">in passato</a>, ha dei legami anche con l&#8217;istruzione. Tutte dinamiche che si rafforzano nel contesto più ampio della povertà educativa.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_2015_monoreddito/totale_generale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di mense scolastiche rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-ragazza-sta-giocando-nellacqua-CMVHlKRLMGI">Stas Ostrikov</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-una-famiglia-su-tre-non-puo-permettersi-la-vacanza/">In Italia una famiglia su tre non può permettersi la vacanza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307181</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 13% dei giovani fa parte dei cosiddetti Neet, un dato superiore alla media europea. L’analisi città per città, con un focus sui due casi estremi di Catania e Bologna. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni nel nostro paese si è trovato in condizione di Neet (dall&#8217;inglese, <em>not in education, employment or training</em>, persone senza lavoro, che non studiano e non sono in formazione). Nonostante si tratti di un dato in calo rispetto all&#8217;anno precedente, risulta essere ancora uno dei più alti del continente.</p>
<p>Il fenomeno dei Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – <strong>non può essere letto soltanto come una condizione individuale, ma va compreso anche nella sua dimensione sociale</strong>. Il 15 luglio ricorre la <a href="http://www.un.org/en/events/youthskillsday/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze giovanili</a> e la presenza di una quota non marginale di giovani inattivi rappresenta senza dubbio una delle principali forme di <strong>dispersione del potenziale delle nuove generazioni</strong>. In altre parole, della risorsa più preziosa per una società.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia e in Ue</h3>
<p>Come ogni anno, Eurostat ha rilasciato i dati armonizzati a livello europeo sulla situazione riguardo a questo fenomeno. <strong>Nel 2025, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano complessivamente l&#8217;11% della popolazione giovanile dell&#8217;Unione.</strong> In questo scenario, l&#8217;Italia continua a registrare una delle incidenze più elevate, nonostante sia in costante calo dal 2020.</p>
<div id="i-giovani-neet-in-italia-sono-il-133-a-fronte-di-una-media-ue-dell11" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,3% </span>italiani di età compresa tra 15 e 29 anni che nel 2025 non studiano né lavorano.</p>
</section>
<p><strong>Il paese è infatti il quarto in Europa</strong>, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).</p>
<p>Ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, <strong>maggiore è il grado di istruzione e minore è l&#8217;incidenza di Neet</strong>: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavoravano sono il 12,8%, dato che scende all&#8217;11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all&#8217;8% per chi è in possesso di una laurea.</p>
<p>Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. <strong>In Italia invece accade l&#8217;opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%).</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei Neet nelle città italiane</h3>
<p>Come abbiamo avuto modo di approfondire nel rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, la <strong>situazione varia molto tra le città italiane</strong> e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.</p>
<p>I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell&#8217;ambito del censimento 2021, sono <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano. La quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna. </p>
<div id="a-catania-i-neet-sono-il-354-della-popolazione-tra-15-e-29-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet &#8211; Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Bologna è il comune capoluogo di città metropolitana con meno Neet. </p>
<p>Si tratta di dati che aprono a due considerazioni, che approfondiamo nel corso dell&#8217;articolo. In primo luogo, <strong>per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull&#8217;intero territorio comunale</strong>, anzi. In secondo luogo, è importante comprendere come &#8211; anche a livello locale &#8211; il <strong>problema dei Neet sia strettamente connesso a una questione educativa più ampia</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione con l&#8217;abbandono precoce della scuola nelle periferie</h3>
<p>Anche all&#8217;interno di una stessa città perciò la situazione non è omogenea. Si prenda il caso di <strong>Catania</strong>, prima per incidenza dei Neet (35,4%). Nel capoluogo siciliano, la quota supera il 40% nel 1° Municipio e nel 6° Municipio; mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per <strong>Bologna</strong>: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).</p>
<p>Ancora più interessante è osservare come anche in ambito urbano il fenomeno sia <strong>strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci</strong>. Nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-307201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307201" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Una relazione perfettamente comprensibile alla luce del fatto che<strong> un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, potrebbe avere anche più difficoltà nell&#8217;accesso al lavoro</strong>. Basti pensare che meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è occupato (47,2%), come ricostruito alla fine dell&#8217;anno scorso nel <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto di Istat dedicato ai ritorni occupazionali dell&#8217;istruzione</a>. Una quota che, sebbene cresciuta negli ultimi anni, resta inferiore al 50%. E che comunque considera tutti gli occupati, a prescindere da reddito, tutele e posizione lavorativa.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra Neet e abbandoni scolastici in 2 città</h3>
<p>Abbiamo approfondito questo legame nelle due città agli estremi della distribuzione: Catania e Bologna. Perché <strong>la correlazione tra alti abbandoni e presenza di giovani Neet non riguarda solo le grandi città del sud</strong>. Anche in città dove il fenomeno è mediamente meno frequente, come quelle del centro-nord, possono esservi aree urbane più colpite. </p>
<p>Quartieri spesso periferici, con più disagio sociale della media, dove l&#8217;abbandono precoce della scuola e la presenza di giovani che non studiano e non lavorano incide maggiormente.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, se si confrontano i 6 municipi in cui è ripartita la città, si vede come i due fenomeni &#8211; abbandoni e Neet &#8211; riguardino le stesse aree. In particolare<strong> il primo e sesto municipio, dove l&#8217;incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano supera il 40%</strong>. Si tratta anche delle due ripartizioni comunali con più uscite precoci dal sistema di istruzione. Oltre un terzo dei giovani di queste aree hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Catania incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Catania</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="a-bologna-le-10-zone-con-piu-giovani-neet-in-8-casi-sono-anche-quelle-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A <strong>Bologna</strong>, dove la disaggregazione dei dati rilasciati da Istat per la commissione periferie consente di arrivare fino alle 90 aree statistiche in cui è ripartita la città,<strong> emerge in modo simile</strong>.</p>
<p>Le 10 zone subcomunali con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Bologna incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Bologna</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-307213"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307213" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>A testimoniare come anche a Bologna, città dove il fenomeno è certamente meno diffuso (il caso più virtuoso tra le 14 città metropolitane rilevate),<strong> la questione educativa e quella delle prospettive dei più giovani siano fortemente collegate</strong>. E riguardi quartieri specifici delle città, in cui i diversi fattori di disagio possono sovrapporsi e rafforzarsi a vicenda. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prospettive dei più giovani, una questione sociale ed educativa</h3>
<p>È&nbsp;a un livello così disaggregato che è più facile individuare la cosiddetta &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>I quartieri delle città con più famiglie in disagio sono spesso quelli con più abbandoni scolastici</strong>. E, quasi di conseguenza, quelli con <strong>più giovani che finiscono fuori da qualsiasi percorso di studio o di lavoro</strong> e dove perciò le <strong>prospettive di ragazze e ragazzi diventano più incerte</strong>. </p>
<p>In assenza di un intervento sociale ed educativo forte, il rischio è che le disuguaglianze finiscano per trasmettersi da una generazione all’altra. Spezzare questo circolo vizioso significa quindi <strong>intervenire non solo sulla condizione giovanile</strong>, ma anche, più in generale, sulla <strong>riduzione dei divari all’interno delle città</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-sui-gradini-di-un-edificio-u_Jg3Wv7h4M">Limbo Hu</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" type="link" id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306902</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle aree periferiche urbane le scuole aperte di pomeriggio contrastano il disagio giovanile e rafforzano il supporto ai giovani. Un’analisi, quartiere per quartiere, di alcune delle principali città italiane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 24 giugno si celebrerà la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge dello stato alla fine del 2024</a>. L’obiettivo della ricorrenza è <strong>riportare l’attenzione sulle condizioni di inclusione sociale, vivibilità e sicurezza delle aree periferiche</strong> attraverso iniziative di rigenerazione urbana, riqualificazione e partecipazione facendo leva su stato, enti locali, soggetti della comunità educante e scuole.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Nella Giornata nazionale, lo Stato, le regioni, le province,  le citta&#8217; metropolitane e  i  comuni  possono  promuovere  e  sostenere (&#8230;) anche in coordinamento con le associazioni degli enti locali, con gli  enti previsti dall&#8217;articolo 4 del codice del  Terzo  settore,  (&#8230;) e  con  le  istituzioni scolastiche (&#8230;)  iniziative specifiche,    manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti di studio e  analisi,  volti alla  sensibilizzazione  delle  istituzioni  e  dei  cittadini  sulle specificita&#8217; delle periferie urbane e sugli  interventi  necessari  a contrastare le situazioni di degrado economico, sociale, culturale  e abitativo.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank">&#8211; Legge 170/2024, art. 2</a>
									            </div>
</section>
<p>In questo contesto, <strong>la scuola rappresenta uno dei principali presìdi educativi e sociali delle aree periferiche</strong>. L’accesso a servizi scolastici di qualità, come il tempo pieno nella scuola primaria, può infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a offrire maggiori opportunità a bambini e ragazzi che vivono in contesti più fragili.</p>
<p>Abbiamo analizzato il tema della questione educativa nelle periferie urbane attraverso i dati sull’accessibilità alle scuole con tempo pieno, per capire quanto questo servizio sia effettivamente diffuso e raggiungibile nelle diverse zone delle città metropolitane.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Scuole aperte nelle periferie, perché sono importanti</h3>
<p>Nell&#8217;ultimo rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, abbiamo avuto modo di approfondire come la <strong>presenza di scuole, e anche la loro apertura pomeridiana, sia uno strumento potente per migliorare la condizione nelle aree urbane.</strong></p>
<p>Può offrire un <strong>contributo decisivo nella riduzione dei divari educativi </strong>e nel contrasto della dispersione, perché consente lo svolgimento di attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell’orario scolastico. </p>
<p>Ma una scuola che resta aperta anche di pomeriggio è anche un&nbsp;<strong>presidio sociale sul territorio insostituibile</strong>. L&#8217;estensione dell&#8217;orario di apertura può avere un impatto che non è esclusivamente educativo: rappresenta un <strong>luogo sicuro</strong> dove poter trascorrere il tempo libero. Una <strong>funzione essenziale, soprattutto nelle periferie urbane</strong>, dove la carenza di spazi di aggregazione alternativi si fa sentire maggiormente.</p>
<p>Nel rapporto avevamo avuto modo di riscontrare come <strong>l&#8217;incidenza di studenti frequentano il tempo pieno variasse fortemente tra le città</strong>. In alcune, come Milano, Firenze, Torino e Roma, oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole con il tempo pieno; mentre la quota scende al di sotto del 10% a Reggio Calabria e Palermo. Con <strong>differenze interne nelle città</strong>: a Palermo, ad esempio, a fronte di una media cittadina pari a circa il 5%, la quota supera il 30% in quartieri come Tribunali-Castellammare (47,4%) e Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pietà (34%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">La raggiungibilità delle scuole primarie con il tempo pieno</h3>
<p>In questo approfondimento, analizziamo un altro indicatore altrettanto rilevante,  elaborato nell&#8217;ambito delle attività di Istat per la commissione periferie di questa legislatura. Si tratta della quota di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 chilometri dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina. Un indicatore che consente di valutare la questione da un <strong>punto di vista diverso</strong>: l&#8217;accessibilità territoriale di servizi scolastici che offrono il tempo pieno.</p>
<div id="ce-piu-tempo-pieno-nelle-scuole-delle-periferie-del-centro-nord" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Scuole con il tempo pieno più capillari nelle città del centro-nord</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306933_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306933"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306933" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La classifica sull&#8217;accessibilità alle scuole primarie a tempo pieno conferma un divario marcato tra i capoluoghi di città metropolitana italiani, lungo la <strong>faglia nord-sud</strong>. Milano e Torino si collocano in testa con percentuali vicine al 100%, seguite da vicino da Cagliari, Firenze e Bologna. In tutti questi comuni, la quota di popolazione cge vive in una sezione di censimento distante al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo più vicina supera il 95%. </p>
<p>Al contrario, molte città del mezzogiorno occupano le posizioni inferiori. <strong>La coda della classifica è interamente composta da città meridional</strong>i, in particolare Messina, Reggio Calabria e Palermo (quest&#8217;ultima a quota 44,7%). Indicando una forte disparità territoriale nella capillarità del servizio, con il nord e il centro che garantiscono un accesso quasi universale, molto meno frequente nel sud.</p>
<div id="strillo-testo-block_3d0ec717faeea5c08bbdd11d04971b74" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Spesso le aree delle città più lontane dalle scuole con tempo pieno sono anche quelle più fragili.</p>
</section></div>
<p>Parallelamente, <strong>anche nella stessa città possono convivere situazioni di accessibilità radicalmente diverse</strong>. Spesso queste si correlano con altri fattori di disagio. Ad esempio, le aree subcomunali delle città metropolitane dove è più bassa la quota di residenti vicini a scuole con il tempo pieno, sono spesso anche quelle con i valori immobiliari più bassi e  quelle con più famiglie in potenziale disagio economico. </p>
<p>Altro aspetto rilevante è come<strong>in pochi chilometri quadrati possano registrarsi divari anche molto ampi in termini di accessibilità </strong>delle scuole a tempo pieno. Lo abbiamo approfondito per le due città emerse dall&#8217;analisi precedente.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Dentro le città: un focus su Milano e Palermo</h3>
<p>A Palermo, in 3 aree subcomunali (Tribunali-Castellammare, Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pieta&#8217; e Cuba-Calatafimi) l&#8217;accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno raggiunge il 100%. Non casualmente, <strong>le prime due sono anche le zone con maggiore incidenza degli alunni delle scuole primarie a tempo pieno</strong> della città.</p>
<div id="a-palermo-ampi-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">A Palermo forti divari tra i quartieri nell&#8217;accessibilità delle scuole primarie a tempo pieno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">A Palermo forti divari tra i quartieri nell&#8217;accessibilità delle scuole primarie a tempo pieno &#8211; Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_306939_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_306939_tab3"></p>
<p>L&#8217;indicatore mostra la percentuale di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306939"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306939" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Al contrario, <strong>7 zone si caratterizzano per una quota di popolazione a meno di 1,5 km dalla scuola a tempo pieno più vicina inferiore all&#8217;1%</strong>. Si tratta di Boccadifalco, Partanna Mondello, Montepellegrino, Villagrazia-Falsomiele, Borgo Nuovo, Tommaso Natale &#8211; Sferracavallo e Arenella &#8211; Vergine Maria. In queste zone, come in 14 quartieri su 25, la quota di alunni che frequentano scuole con il tempo pieno risulta pari a 0.</p>
<p><strong>A Milano, l&#8217;offerta è complessivamente omogenea sul territorio</strong>, con una media comunale molto elevata (98,7%) di accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno. In gran parte dei nuclei di identità locale la quota raggiunge il 100%, segnalando una capillarità estesa del servizio sul territorio comunale. </p>
<div id="a-milano-altissima-accessibilita-ma-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">A Milano l&#8217;accessibilità delle scuole a tempo pieno è omogenea, valori più bassi in alcune periferie</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">A Milano l&#8217;accessibilità delle scuole a tempo pieno è omogenea, valori più bassi in alcune periferie &#8211; Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-306940"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306940" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Livelli inferiori al 95%</strong>, sebbene superiori al 66%, si registrano in zone come Parco Monluè &#8211; Ponte Lambro, Lambrate, Quarto Cagnino, Lorenteggio, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, Adriano, Maggiore &#8211; Musocco.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa comporta per le politiche pubbliche</h3>
<p>La presenza e l’accessibilità delle scuole – in particolare quelle con tempo pieno – possono rappresentare una leva cruciale per migliorare le condizioni sociali ed educative delle periferie urbane.</p>
<div id="nel-contesto-italiano-occorrono-politiche-pubbliche-che-contrastino-disagio-giovanile-e-rafforzino-le-comunita-nelle-periferie-urbane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>I margini di azione in questo senso sono ampi. <strong>Oggi l’offerta di scuole accessibili e diffuse sul territorio non è uniforme</strong>: nelle città del nord e del centro l’accesso è quasi universale (pur con differenze interne anche significative), mentre in molte città del mezzogiorno permangono forti carenze. <strong>Anche all’interno delle singole città si osservano divari importanti tra quartieri centrali e aree periferiche</strong>. In alcune zone, la popolazione residente non dispone di una scuola primaria a tempo pieno raggiungibile nel raggio di 1,5 chilometri, con conseguenze dirette sulle opportunità educative dei bambini che vivono in questi contesti.</p>
<p>In questa prospettiva,<strong> investire nell’apertura e nella capillarità delle scuole nelle aree periferiche</strong> significa intervenire contemporaneamente su più fronti: riduzione delle disuguaglianze educative, contrasto alla <strong>dispersione scolastica</strong>, <strong>contrasto del disagio giovanile</strong>, <strong>rafforzamento della comunità educante</strong>, e miglioramento della <strong>qualità della vita</strong> nei quartieri. Le politiche di rigenerazione urbana e di sviluppo delle periferie dovrebbero quindi considerare la scuola come una vera infrastruttura sociale strategica, da rendere accessibile e pienamente funzionante in tutti i territori.</p>
<p>Rafforzare la presenza delle scuole e garantire la possibilità di frequentare il tempo pieno anche nelle aree più marginali <strong>non è soltanto una misura educativa, ma un investimento strutturale per rendere le periferie più inclusive, vivibili e sicure</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Scuola_Elementare_Ariberto.jpg">Torredibabele</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307383</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni prenderanno il via gli esami di stato a cui parteciperanno oltre 527mila studenti e studentesse. Analizziamo con i dati i livelli delle competenze alfabetiche nel paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Tra pochi giorni circa mezzo milione di studenti e studentesse inizieranno a sostenere le prove dell&#8217;<strong>esame di maturità 2026</strong>. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico. Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per essere <strong>cittadini a tutto tondo</strong> e partecipare pienamente alla vita democratica del paese. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">527.607 </span>gli studenti e le studentesse che saranno coinvolti nelle prove di maturità 2026.</p>
</section>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato si tratta anche di un importante momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di <strong>trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie</strong>. In un <strong>contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica, il tema delle competenze assume un rilievo ancora maggiore</strong>. </p>
</p>
<p>La <strong>crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro</strong>, l’accesso alle informazioni e le modalità di apprendimento. Per questo, oltre alle competenze di base, diventa sempre più <strong>importante sviluppare la capacità di comprendere e padroneggiare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone potenzialità, limiti e rischi.</strong> Una sfida che riguarda non solo la preparazione professionale futura, ma anche la formazione di cittadini in grado di orientarsi criticamente in una società sempre più digitale.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>per la Costituzione, l’insegnamento non è un’attività fine a sé stessa, bensì un’attività che deve produrre un qualche effetto concreto, magari non sempre omogeneo, su coloro che ne usufruiscono. [&#8230;] In  questa  prospettiva,  il  momento  propriamente  valutativo  diventa  un  momento  imprescindibile dell’insegnamento,  che  permette  di  stabilire  se  l’attività  di  insegnamento  sia  andata  a  buon  fine, tramutandosi  dunque  in  vera  e  propria  istruzione.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53242&#038;dpath=document&#038;dfile=11032026094406.pdf&#038;content=Il%2Bruolo%2Bdella%2Bscuola%2Bnel%2Bprocesso%2Beducativo%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; M. Losana, Il ruolo della scuola nel processo educativo (11 marzo 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Purtroppo da questo punto di vista permangono alcune <strong>criticità</strong>. Da un lato, <strong>la quota di abbandoni precoci &#8211; ovvero di giovani che lasciano la scuola dopo le medie &#8211; non è mai stata così bassa</strong>. Gli <a href="https://public.tableau.com/app/profile/istat.istituto.nazionale.di.statistica/viz/BES2025_aggiornamento/Bes_2025_aggiornamento_aprile26" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ultimi dati</a> rilasciati ad aprile nell&#8217;ambito delle statistiche sul benessere equo e sostenibile hanno mostrato che <strong>nel 2025 le uscite precoci in Italia sono scese all&#8217;8,2%</strong>. Un valore in continua discesa nell&#8217;ultimo decennio e che consente al nostro paese di raggiungere l&#8217;obiettivo europeo del 9% in anticipo sul 2030.</p>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato però, questo è solo uno degli indicatori per valutare la condizione educativa di ragazze e ragazzi. In base alle <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevazioni di Invalsi</a>, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, <strong>non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid</strong>. Anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una <strong>preoccupante inversione di tendenza</strong> rispetto all&#8217;anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. Se da un lato quindi è in <strong>netto miglioramento la quota di chi ha lasciato la scuola prima del tempo</strong>, <strong>non stanno diminuendo gli studenti che &#8211; pur completando gli studi &#8211; arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate</strong>.</p>
</p>
<p><div id="nel-2025-il-punteggio-medio-nelle-prove-invalsi-di-italiano-e-tornato-a-diminuire-restano-lontani-i-livelli-pre-covid" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">184,7 </span>il punteggio medio degli studenti nelle prove Invalsi di italiano nel 2025, in diminuzione rispetto all&#8217;anno precedente (189,5).</p>
</section>
</p>
<p>Si tratta di dinamiche estremamente complesse, su cui incidono diversi fattori. Come abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-educativi-di-chi-va-alla-maturita-iniziano-molto-prima/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> in passato infatti, <strong>sui risultati degli studenti molto spesso incide anche il loro background sociale, economico e culturale</strong>. Appianare questo tipo di ostacoli è uno degli obiettivi che la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Costituzione</a> attribuisce anche al nostro sistema scolastico, si tratta però di un compito tutt&#8217;altro che semplice.</p>
</p>
<p>Spesso i divari educativi iniziano ben prima dell&#8217;arrivo alle superiori, con le<strong>&nbsp;lacune acquisite nel primo ciclo di istruzione che in molti casi si trascinano anche negli anni successivi</strong>. Ciò comporta ritardi nel percorso di studi, interruzioni, ripetenze e altri fenomeni connessi con quello più ampio della&nbsp;<strong>dispersione scolastica</strong>, sia <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-esplicita-e-abbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esplicita</a> che <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">implicita</a>.</p>
</p>
<p>Peraltro, come vedremo in questo articolo, <strong>anche i territori dove vivono ragazzi e ragazze sembrano influenzare i loro risultati</strong>. Con i grandi centri urbani che fanno registrare generalmente risultati migliori rispetto alla media complessiva nazionale.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prove Invalsi 2025: un nuovo passo indietro</h3>
</p>
<p>Un recente <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> di <strong>Invalsi</strong> pubblicato lo scorso marzo ha restituito gli esiti delle prove somministrate agli studenti e alle studentesse nel 2025. Dalle rilevazioni emerge una situazione abbastanza preoccupante. Il punteggio medio fatto registrare nelle prove di italiano infatti è sceso a <strong>184,7</strong>, toccando il punto più basso dal 2019. In quell&#8217;anno, l&#8217;ultimo prima della pandemia, il punteggio medio nazionale in italiano era pari a 200. Con l&#8217;avvento dei lockdown e della didattica a distanza, questo valore è crollato a 186,3 nel 2021. Dopo una lieve ripresa registrata nel 2024 (185,9), l&#8217;anno 2025 ha segnato un nuovo peggioramento.</p>
</p>
<p><div id="il-52-circa-degli-studenti-e-delle-studentesse-arriva-alla-maturita-con-competenze-alfabetiche-adeguate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_88ecaa5c934cf24105324f51085cb41b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le competenze alfabetiche degli studenti non sono ancora tornate ai livelli pre-Covid.</p>
</section></div>
</p>
<p>Sulla base dei punteggi ottenuti, Invalsi suddivide gli studenti e le studentesse in 5 diversi livelli di competenza alfabetica. <strong>I livelli 1 e 2 indicano risultati non in linea con i traguardi previsti</strong>. Il livello 3 rappresenta la soglia di adeguatezza. I livelli 4 e 5 indicano invece competenze elevate. Nel 2025, quasi la metà degli studenti è rimasta confinata nei primi due livelli.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">51,7% </span>la quota di studenti dell&#8217;ultimo anno delle superiori con competenze alfabetiche soddisfacenti nel 2025.</p>
</section>
</p>
<p>Questa situazione alimenta il fenomeno della <strong>dispersione scolastica implicita</strong>. Vale a dire di tutti quegli studenti che arrivano al diploma pur non possedendo le competenze minime richieste. <strong>A livello nazionale, secondo il rapporto annuale Invalsi, nel 2025 erano l&#8217;8,7%</strong>. Tale dato risulta in aumento rispetto al 2024 e colpisce maggiormente i maschi e gli studenti svantaggiati.</p>
</p>
<p><div id="negli-istituti-professionali-questa-quota-scende-addirittura-al-18" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La tendenza alla progressiva diminuzione del livello complessivo delle competenze degli studenti si registra in ogni tipo di scuola ma con livelli significativamente differenti. Nei <strong>licei classici, scientifici e linguistici</strong> ad esempio, nel 2019, l’87% degli studenti aveva conseguito risultati almeno soddisfacenti. Nel 2025 la quota è scesa al 74%. Negli altri tipi di scuola la dinamica è simile ma con livelli di partenza molto più bassi. Negli <strong>istituti tecnici</strong>, nello stesso periodo di tempo, si è passati dal 56% al 40%, mentre in quelli <strong>professionali</strong> dal 28% al 18%.</p>
</p>
<p>La contrazione più significativa tuttavia la fa registrare la categoria degli “<strong>altri licei</strong>” (artistico, musicale e coreutico, scienze umane, sportivo), dove si è passati dal 72% di studenti con risultati almeno soddisfacenti al 50% (-22 punti percentuali).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Negli istituti professionali solo il 18% degli studenti ha competenze adeguate in italiano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in Italiano al termine del secondo ciclo d’istruzione, per tipo di scuola (2019-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307343_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_307343_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_307343_tab3"></p>
<p>Nel grafico sono rappresentate le percentuali di studenti dell&#8217;ultimo anno del secondo ciclo di istruzione che hanno raggiunto risultati almeno soddisfacenti nella prova di italiano. Si considera sufficiente il raggiungimento del livello 3 o superiore. A tale livello, uno studente o la studentessa<span style="font-weight: 400"> risponde a domande su testi complessi (anche astratti, settoriali o figurati, ma vicini alla sua esperienza), individuando informazioni implicite, esplicite e sparse. Ricava il significato di espressioni figurate, specialistiche o con tono particolare (ironico, polemico). Ricostruisce il senso globale e le parti di testi ricchi di informazioni, cogliendo l&#8217;organizzazione, la funzione delle scelte stilistiche e il senso che va oltre il significato letterale. Dimostra sicura padronanza grammaticale, unendo conoscenza spontanea della lingua e pratica dei testi a basi strutturali fondamentali.</span></p>
<p>Nel 2020 i test Invalsi non sono stati svolti a causa del lockdown.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 10 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-307343"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307343" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questi numeri indicano che <strong>le filiere tecniche e professionali faticano ad assicurare i traguardi fondamentali</strong>. In molte regioni peraltro, il risultato medio negli istituti professionali si ferma al livello 1, il gradino più basso.</p>
</p>
<p><div id="oltre-un-terzo-dei-diplomati-nei-licei-proviene-da-famiglie-agiate-viceversa-il-36-dei-figli-di-operai-si-diploma-in-istituti-professionali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;origine socio-economica come fattore determinante</h3>
</p>
<p>Nonostante la tendenza generalizzata alla progressiva diminuzione delle competenze alfabetiche, quindi, i risultati cambiano anche in maniera significativa a seconda del tipo di scuola. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_9ca5505dcd43cd3fe414364faf330aef" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;origine familiare degli studenti può incidere sul loro rendimento e sul percorso scolastico.</p>
</section></div>
</p>
<p>Ma come abbiamo già detto, i divari educativi non nascono all&#8217;ultimo anno delle superiori. Spesso si consolidano già al termine del primo ciclo di istruzione. Molte lacune sono visibili alla fine delle scuole medie, influenzando la scelta dell&#8217;indirizzo superiore. Tale scelta peraltro non è mai neutra ma <strong>risente pesantemente della condizione economica e culturale della famiglia di provenienza</strong>. Per chi viene da una famiglia svantaggiata, in caso di prosecuzione degli studi, l’opzione del liceo appare in molti casi di fatto preclusa. </p>
</p>
<p>I dati del consorzio&nbsp;<a href="https://www.almadiploma.it/indagini/profilo/profilo2024/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Almadiploma</a>, pubblicati nel febbraio scorso, hanno infatti messo in luce come <strong>solo il 15,7% dei diplomati nei licei appartenga a una famiglia di lavoratori esecutivi</strong>. Dato peraltro in flessione, sebbene contenuta, rispetto al 2024 (-0,7 punti percentuali). I figli di operai e affini sono invece oltre un terzo dei diplomati nei professionali (35,9%). In modo speculare, <strong>appartiene alle classi più abbienti oltre un terzo dei diplomati nei licei</strong>. Vale a dire il 33,7% di chi ha conseguito il titolo, a cui si affianca un altro 32,2% di studenti provenienti da famiglie riconducibili alla classe media impiegatizia. Al contrario, meno del 14% di chi si diploma in un istituto professionale e solo il 18,3% di chi esce da un tecnico viene da famiglie abbienti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_307374_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307374_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_307374_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_307374_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai &#8211; Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Almadiploma                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307374"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307374" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questa dinamica suggerisce che <strong>il percorso di studi scelto spesso non riflette le reali attitudini dello studente, ma il suo punto di partenza</strong>. Sempre secondo il rapporto Invalsi infatti, gli studenti provenienti da famiglie avvantaggiate (status <a href="https://www.istruzione.it/snv/allegati/01_A_INVALSI_escs_slide.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Escs</a> alto) ottengono punteggi medi in italiano superiori a 200. Chi vive in contesti svantaggiati invece si ferma a circa 30 punti sotto. In questo modo si perpetua il circolo vizioso della povertà educativa.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="tra-il-2019-e-il-2024-in-103-capoluoghi-su-112-il-livello-medio-delle-competenze-alfabetiche-in-terza-media-e-diminuito" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze alfabetiche alla fine del primo ciclo di istruzione nei comuni capoluogo</h3>
</p>
<p>Finora ci siamo soffermati su dati aggregati a livello nazionale. Tuttavia queste informazioni, come sappiamo, non restituiscono quelli che sono i divari e le difficoltà che caratterizzano i diversi territori del paese. Per questo è sempre importante andare a vedere cosa succede a livello locale. Per valutare il livello di competenza alfabetica nei territori è possibile fare riferimento alle elaborazioni di&nbsp;<a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> che riportano il punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi. In questo caso l’informazione è disponibile solo per i <strong>comuni capoluogo</strong> di provincia e per i ragazzi e le ragazze <strong>delle classi terze della scuola secondaria di primo grado</strong>. Dati comunque interessanti, alle luce di quanto detto nei paragrafi precedenti sull&#8217;origine delle disuguaglianze.</p>
</p>
<p>Nel 2024, ultimo anno della rilevazione, in 40 comuni il punteggio medio fatto registrare dagli studenti è stato pari o superiore a 200. I valori più elevanti in assoluto sono quelli di <strong>Macerata</strong> (211), <strong>Siena</strong> (210,9) e <strong>Fermo</strong> (209,4). Viceversa i punteggi più bassi si rilevano a <strong>Caltanissetta</strong> (179,3), <strong>Prato</strong> (180,6) e <strong>Palermo</strong> (181).</p>
</p>
<p>Un altro indicatore certamente interessante da analizzare riguarda la <strong>variazione dei punteggi medi nel tempo</strong>. Facendo un confronto tra il 2019, ultimo anno prima della pandemia, possiamo osservare come <strong>in 103 capoluoghi su 112 il livello dei punteggi si sia contratto</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">In 103 capoluoghi le competenze alfabetiche degli studenti si sono ridotte tra 2019 e 2024</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">Variazione del livello di competenza alfabetica degli studenti per comune capoluogo di provincia (2019-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307381_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307381"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307381" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le diminuzioni più consistenti sono state a <strong>Mantova</strong>, dove si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti), <strong>Nuoro</strong> (-13,9) e <strong>Aosta</strong> (-12,9). Sul versante opposto, l’incremento più significativo lo ha fatto registrare <strong>Carbonia</strong>, passata da un punteggio medio di 187,4,3 nel 2019 a 190,5 nel 2024 (+3,1). Seguono <strong>Ragusa</strong> (+2,1) e <strong>Trapani</strong> (+1,5).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle competenze alfabetiche degli studenti in III media sono elaborazioni Istat sulla base delle prove Invalsi.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/" type="link" id="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/">RDNE Stock Project</a> (<a href="https://www.pexels.com/license/">Licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>&#8220;Un anno insieme&#8221;, a L&#8217;Aquila l&#8217;evento finale di Cosmic School</title>
		<link>https://www.openpolis.it/un-anno-insieme-a-laquila-levento-finale-di-cosmic-school/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2026 14:09:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308840</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’anno scolastico che volge al termine il progetto ha visto coinvolte 13 scuole di tre regioni italiane, oltre a enti di ricerca pubblici e privati, in un percorso teorico e pratico di avvicinamento alle materie STEM. Le parole dei protagonisti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-anno-insieme-a-laquila-levento-finale-di-cosmic-school/">&#8220;Un anno insieme&#8221;, a L&#8217;Aquila l&#8217;evento finale di Cosmic School</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’AQUILA &#8211; Giunge al termine <strong>Cosmic School</strong>, percorso educativo volto ad avvicinare studenti e studentesse alle materie STEM, che ha visto nell’anno scolastico in corso il coinvolgimento di circa 1.800 studenti e studentesse di 13 scuole.</p>
<p>“L’atterraggio” di Cosmic School, evento finale del progetto, è stato ospitato dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare &#8211; INFN ad Assergi (L’Aquila). Ad animarlo una nutrita rappresentanza delle scuole partecipanti (circa 200 tra studenti, studentesse e docenti), oltre agli esponenti del <strong>Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale</strong>, che ha selezionato e sostenuto il progetto, e al partenariato, composto da Fondazione Openpolis, Gran Sasso Science Institute, Laboratori Nazionali del Gran Sasso, Fondazione Gran Sasso Tech e Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo.</p>
<p>&#8220;Il grande coinvolgimento registrato nel corso di questa iniziativa conferma quanto sia importante offrire ai giovani occasioni concrete per avvicinarsi al mondo della scienza, in particolare della fisica”, ha dichiarato <strong>Ezio Previtali</strong>, Direttore dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. “I risultati raggiunti testimoniano entusiasmo, curiosità e capacità di approfondimento da parte degli studenti che hanno saputo affrontare con interesse e passione lo studio dei raggi cosmici. Iniziative come questa ci permettono di mettere in relazione il nostro lavoro di ricerca con i giovani e, più in generale, con la società. Mi auguro inoltre che questa esperienza contribuisca non solo alla formazione delle generazioni future, ma che sia anche da stimolo per i giovani studenti ad intraprendere la carriera scientifica nel prossimo futuro”.</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2.jpg" alt="" class="wp-image-308842" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-768x512.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1536x1024.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-129x86.jpg 129w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-96x64.jpg 96w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-264x176.jpg 264w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-414x276.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-635x423.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1026x684.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-1368x912.jpg 1368w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-350x233.jpg 350w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_2-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
<p>&#8220;Secondo i più recenti dati UE, la carenza di professionisti ICT e di competenze STEM continua a rappresentare una sfida per tutta l’Europa, ancora segnata, inoltre, da un forte gender gap. In Italia solo il 16,8% delle donne (25 e 34 anni) consegue una laurea in materie scientifiche, contro il 37% degli uomini &#8211; ha evidenziato <strong>Chiara Di Girolamo</strong>, referente progetto attività istituzionali per il Fondo per la Repubblica Digitale Impresa sociale &#8211; è in questo contesto che il Fondo per la Repubblica Digitale ha pubblicato ‘Polaris’, il bando da 20 milioni di euro dedicato a rafforzare competenze STEM e orientamento di studenti e studentesse delle scuole secondarie. Tra i 34 progetti selezionati c’è Cosmic School, promosso da Fondazione Openpolis ETS, che ha coinvolto circa 1.800 studenti di 13 istituti superiori in tre regioni italiane per avvicinarli ai temi della scienza, della tecnologia e dell’innovazione in modo concreto e coinvolgente”.&nbsp;</p>
<p>“Ci auguriamo che l’evento conclusivo di oggi rappresenti non un punto di arrivo, ma l’inizio di nuovi <strong>percorsi di crescita, curiosità e fiducia nelle proprie capacità.</strong> Perché investire nei talenti delle nuove generazioni significa costruire un futuro più inclusivo per il nostro Paese”, ha concluso Di Girolamo.</p>
<p>Nel corso della mattinata sono stati presentati alcuni dei <strong>lavori prodotti dalle classi</strong> nei laboratori organizzati in questi mesi. <strong>In tutto oltre 700 incontri tenuti in circa 90 classi </strong>in scuole superiori di <strong>Abruzzo</strong> (L’Aquila, Pescara, Teramo, Avezzano, Sulmona, Vasto, Lanciano, Giulianova e Nereto), <strong>Campania </strong>(Pompei) e <strong>Basilicata</strong> (Potenza).</p>
<p>“Cosmic School ha messo in rete scuole, ricerca, terzo settore e innovazione per rendere le STEM un’esperienza concreta e accessibile. Il Cosmic Rays Cube sintetizza questo approccio: uno strumento scientifico che avvicina studenti e studentesse alla citizen science, aiutandoli a osservare fenomeni, leggere dati e fare domande sul proprio territorio. L’eredità del progetto è una rete educativa che non si esaurisce con l’evento finale, ma può proseguire attraverso protocolli condivisi, nuove attività e collaborazioni tra i partner e le scuole coinvolte”, ha dichiarato <strong>Vincenzo Smaldore,</strong> direttore dello sviluppo istituzionale di Openpolis e responsabile del progetto, che nel corso del suo intervento ha raccontato Cosmic School anche attraverso alcuni numeri.</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3.jpg" alt="" class="wp-image-308843" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-768x512.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1536x1024.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-129x86.jpg 129w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-96x64.jpg 96w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-264x176.jpg 264w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-414x276.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-635x423.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1026x684.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-1368x912.jpg 1368w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-350x233.jpg 350w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/foto_cs_3-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
<p>Nel corso dell’anno scolastico, infatti, sono stati realizzati ben <strong>312 incontri formativi </strong>incentrati sui temi della fisica fondamentale, dei raggi cosmici e delle principali tecniche di rivelazione di questi ultimi, affiancati da attività laboratoriali dedicate all’approfondimento della discriminazione di genere nelle carriere STEM (acronimo di <em>Science</em>, <em>Technology</em>, <em>Engineering</em> e <em>Mathematics</em>) e all’orientamento post-diploma di ragazzi e ragazze. Il percorso ha previsto anche il coinvolgimento diretto degli studenti nella progettazione e realizzazione del <strong>Cosmic Rays Cube (CRC)</strong>, rivelatore di raggi cosmici, guidandoli successivamente nelle attività di acquisizione e analisi dei dati prodotti dallo strumento, che rimarrà in dotazione dei rispettivi istituti. Particolare attenzione, inoltre, è stata riservata all’approfondimento delle metodologie di utilizzo dei dati prodotti, sia derivanti da esperimenti scientifici sia da indagini statistiche, evidenziandone le possibili applicazioni anche in ambiti diversi dalla ricerca scientifica. <strong>Un lavoro importante, reso possibile grazie all’apporto del personale altamente qualificato dei partner scientifici </strong>del progetto, coordinati dai referenti <strong>Attanasio Candela </strong>(per la Fondazione Gran Sasso Tech), <strong>Massimo Mannarelli </strong>(per i Laboratori Nazionali del Gran Sasso) e<strong> Adriano Di Giovanni </strong>(per il Gran Sasso Science Institute).</p>
<p>Dopo l’incontro, studenti e studentesse hanno partecipato alle visite guidate presso i <strong>Laboratori sotterranei, i più importanti laboratori sotterranei dedicati alla fisica astroparticellare</strong>. La visita ha rappresentato una preziosa occasione di approfondimento e di orientamento, permettendo ai partecipanti di conoscere da vicino le attività di ricerca scientifica svolte nei laboratori e le infrastrutture tecnologiche utilizzate negli esperimenti internazionali ospitati al loro interno. Nel corso dell’anno scolastico, infatti, le classi avevano già approfondito i principali temi di ricerca dei LNGS attraverso specifici percorsi didattici. L’esperienza ha così consentito di collegare gli aspetti teorici affrontati durante le attività formative con la loro applicazione nella ricerca sperimentale.</p>
<p>Con la giornata in Abruzzo il progetto si avvia alla sua conclusione. Cosmic School ha rappresentato un’occasione di avvicinamento alle materie STEM per migliaia di studenti e studentesse, in un confronto costante attraverso lo studio teorico e la pratica condivisa.</p>
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		<item>
		<title>La progettazione di app per l&#8217;orientamento post-diploma</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-progettazione-di-app-per-lorientamento-post-diploma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 08:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308621</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con i laboratori di orientamento le classi che partecipano a Cosmic School hanno immaginato collettivamente applicazioni per smartphone che potrebbero aiutare gli studenti e le studentesse sia a comprendere le proprie competenze che a orientarsi dopo il diploma.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ambito dei tanti laboratori di Cosmic School, due incontri sono dedicati a un laboratorio di <strong>orientamento</strong>, composto da due lezioni. </p>
<p>Nella prima si parla di<strong>percorsi post-diploma</strong>, sbocchi lavorativi e dell’importanza dell’educazione STEM. Nella seconda si riflette invece più sulle competenze, comprese quelle cosiddette trasversali.</p>
<p>Uno dei momenti più interessanti del laboratorio riguarda una sorta di &#8220;meta-riflessione&#8221; collettiva. Gli studenti e le studentesse, infatti, <strong>progettano un’app </strong>che <strong>possa servire a giovani come loro per orientarsi dopo la fine del percorso scolastico. </strong>L’idea è di riflettere non tanto su se stessi e sulle proprie scelte ma, più in generale, su cosa significa orientarsi. Il che indirettamente permette loro di <strong>individuare i propri dubbi e le proprie esigenze.</strong></p>
<p>A emergere è innanzitutto la <strong>necessità di farsi chiarezza rispetto ai propri interessi</strong>: le app che propongono questionari, quiz, test delle attitudini e della personalità sono tra le più frequenti. Al tempo stesso emerge anche il bisogno di un riscontro più concreto, per esempio attraverso il contatto con persone che hanno già esperienza in prima persona. Non da ultimo, è evidente il ruolo costruttivo che possono avere le tecnologie e l’intelligenza artificiale nell’offrire simulazioni ed esperienze immersive.</p>
<p>Di seguito alcuni esempi di applicazioni immaginate dalle classi nell&#8217;ambito del <strong>laboratorio di apprendimento.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">Le app progettate dalle classi</h3>
<p>L’app “<strong>Passo</strong>”, come altre, prevede lo svolgimento di un quiz di orientamento, ma lo fa in modo cadenzato, proponendo all’utente una domanda al giorno, per affinare via via un profilo in base al quale mostrare le alternative più pertinenti. Anche “<strong>Futura Me</strong>” offre un test dinamico su passioni, abilità, stile di vita desiderato, personalità e valori per poi proporre una lista di lavori o percorsi di studio compatibili, ma include anche una modalità “Giorno tipo nella vita” con piccole simulazioni, video o storie, e un “Diario di crescita” con sfide o mini-progetti legati alle passioni dell’utente, proposti con cadenza settimanale.</p>
<p>L&#8217;applicazione &#8220;<strong>Future Finder</strong>&#8220;, invece, permette di analizzare interessi e abilità degli utenti, oltre a proporre professioni compatibili (dopo un quiz) e mettere in contatto con esperti del settore di interesse. </p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1920" height="1920" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1.jpg" alt="" class="wp-image-308625" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1.jpg 1920w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-768x768.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-1536x1536.jpg 1536w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-92x92.jpg 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-414x414.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-635x635.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-1026x1026.jpg 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-250x250.jpg 250w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/future_finder-1-120x120.jpg 120w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>
<p>“<strong>E mo’?</strong>” si presenta invece come una risorsa informativa sulle università, corredata da una mappatura e da recensioni scritte dagli studenti. Anche “<strong>Cerco io</strong>” propone una mappatura, stavolta dei posti di lavoro disponibili, con l’obiettivo di ridurre la disoccupazione in Italia. Mentre “<strong>Future me</strong>” realizza una mappatura finalizzata a un evento in cui futuri studenti e lavoratori possono visitare facoltà e aziende per poi arricchire questo Google Maps delle opportunità con i propri pro e contro.</p>
<div id="strillo-testo-block_25398a876334df2b8d39a9abef4d353b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le classi di Cosmic School hanno immaginato insieme strumenti utili all&#8217;orientamento.</p>
</section></div>
<p>“<strong>Unimatch</strong>” è invece una delle app che ambiscono a mettere in comunicazione studenti vecchi e nuovi. Oltre al networking, offre l’accesso a delle stanze digitali in cui parlare e scambiarsi informazioni e consigli. Tra le numerose app più simulative troviamo invece “<strong>Orbi</strong>”, che crea una vera e propria esperienza spaziale, ambientata in un universo personale dove i percorsi sono orbite in una mappa galattica e l’orientamento è un’esplorazione guidata nello spazio.</p>
<p><strong>Foto</strong>: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-che-camminano-lungo-una-strada-i7cMcSQXFMw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etienne Girardet</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p><em>È importante evidenziare che le affermazioni, i risultati delle ricerche e i dati in esse contenute vanno comunque letti in un contesto di apprendimento laboratoriale e didattico, non giornalistico in senso stretto. In altre parole, si tratta puramente di esercizi per imparare un metodo, al di là della puntuale veridicità e dell’attendibilità e dai riscontri delle tesi sostenute da chi ha redatto i contenuti.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>In Italia il numero di nati è al minimo storico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 07:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306838</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il numero di medio di figli per donna è sceso a 1,14, il minimo storico degli ultimi 30 anni, ben lontano dalla soglia di ricambio generazionale. Scenario, possibili soluzione e un'analisi della natalità, comune per comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico/">In Italia il numero di nati è al minimo storico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, quello che viene definito come &#8220;inverno demografico&#8221; è diventato un fenomeno strutturale. Come avevamo già osservato in <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-continuano-a-diminuire-le-nascite/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, e come del resto emerge anche dalle ultime rilevazioni di Istat sul tema, <strong>il calo delle nascite non accenna a interrompersi</strong>. Secondo i <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> dell&#8217;istituto, ancora provvisori infatti, nel 2025 i nuovi nati sono stati circa 355mila, 6 ogni mille abitanti.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-3,9% </span>il calo delle nascite rispetto al 2024 (dato provvisorio).</p>
</section>
<p>Allargando lo sguardo agli ultimi 17 anni, rispetto al picco di nascite registrato nel 2008, la contrazione complessiva risulta pari al <strong>38,4%</strong>.</p>
<p>Tali dinamiche hanno diverse motivazioni. La prima è di natura strutturale: <strong>le persone in età fertile sono molte meno rispetto al passato</strong>. La popolazione femminile tra i 15 e i 49 anni (considerata convenzionalmente come la fascia d&#8217;età riproduttiva) è scesa da 14,3 milioni nel 1995 a 11,4 milioni nel 2025. A ciò si aggiunge una <strong>minore propensione da parte delle giovani coppie ad avere figli</strong>. </p>
<p>Una tendenza influenzata da diversi fattori, che non può essere semplicisticamente ricondotta a un&#8217;unica causa. Tra questi tuttavia può incidere in maniera significativa la <strong>mancanza di supporti adeguati alla genitorialità</strong>. Un recente <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/IWP-2-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio di Istat</a> ad esempio ha approfondito il contributo alla natalità della presenza di asili nido e servizi rivolti alla cura della prima infanzia, mostrando che <strong>un incremento sostanziale della disponibilità di servizi possa avere un effetto positivo</strong> e statisticamente significativo sull&#8217;andamento delle nascite. Anche se l&#8217;effetto causale riscontrato dalla ricerca è quello di un rallentamento del calo delle nascite piuttosto che di un incremento assoluto, si tratta di un elemento su cui riflettere nella definizione delle politiche pubbliche su questi temi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">I nuovi dati sulla natalità in Italia</h3>
<p>Alcune recenti <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/03/Report_Indicatori-demografici_Anno-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicazioni</a> dell&#8217;istituto di statistica analizzano l&#8217;inverno demografico concentrandosi non solo sul dato riguardante i <strong>nuovi nati</strong> ma anche sul <strong>tasso di natalità</strong> e quello di <strong>fecondità</strong>.</p>
<p>Per quanto riguarda il primo aspetto, come già detto, nel 2025 si sono registrati in totale <strong>circa 355mila nuovi nati, in diminuzione del 3,9% rispetto all’anno precedente (circa 15mila in meno)</strong>. Se si confronta questo dato con il picco del 2008, quando i nati erano stati oltre 576mila, <strong>la perdita complessiva è di circa 221mila nascite</strong>. Un declino che si riflette anche nel <strong>tasso di natalità</strong>, vale a dire il numero di nuovi nati ogni mille abitanti. Questo indicatore è infatti passato da 9,7 neonati ogni mille residenti fatto registrare nel 2008 ai <strong>6 per mille del 2025</strong>.</p>
<div id="il-numero-medio-di-figli-per-donna-e-sceso-a-114-si-tratta-del-minimo-storico-dal-1995" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/">Nel 2025 meno di 360mila i nuovi nati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati/">Numero di bambini nati vivi, tasso di natalità e tasso di fecondità per gli anni 2008, 2018 e 2025</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306825_tab3"></p>
<p>I dati relativi al 2025 sono provvisori.</p>
<p><span data-path-to-node="11,1,0,0">Il <strong>tasso di natalità</strong> indica il numero di nuovi nati</span><span data-path-to-node="11,1,0,2"><span class="citation-54"> ogni mille abitanti</span></span><span data-path-to-node="11,1,0,4">. Il <strong>tasso di fecondità</strong> misura il numero medio di figli che una donna avrebbe se seguisse i tassi di fecondità per età registrati nell&#8217;anno di riferimento. <span style="font-weight: 400">In altre parole, è il numero medio di figli per donna nella sua età feconda, considerata tra i 15 e 49 anni.</span></span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/nel-2024-meno-di-370mila-i-nuovi-nati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-306825"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_3c3a1db27c4f63440c1b681f54f0badb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Per l&#8217;Istat la fecondità è ai minimi storici.</p>
</section></div>
<p>Oltre alla già citata diminuzione delle potenziali madri, assistiamo anche a un calo del <strong>tasso di fecondità</strong>. Nel 2025 infatti, il numero medio di figli per donna è sceso a <strong>1,14</strong>. Questo valore rappresenta il <strong>nuovo minimo storico</strong>, dopo che già nel 2024 si era già raggiunto un picco negativo (1,18). Il precedente minimo, pari a 1,19 figli per ogni donna, risaliva al lontano 1995. L&#8217;Istat sottolinea come siamo ormai lontanissimi dalla <strong>soglia di ricambio generazionale di 2,1 figli per donna</strong>. L&#8217;ultima generazione di donne a garantire tale soglia è stata quella delle nate nel 1947. Un dato paradossale, se si considera che le indagini sono generalmente convergenti nell&#8217;indicare in due il numero di figli desiderato dalle persone.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Varie ricerche, incluse quelle che considerano il caso italiano, dimostrano, infatti, come gli individui dichiarano di desiderare più figli (di solito circa 2) di quanti ne realizzino effettivamente (Beaujouan e Berghammer 2019). Da ciò derivano alcune riflessioni. Il livello basso e molto basso di fecondità non è semplicemente una scelta esplicita da parte delle coppie giovani.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/IWP-2-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, L’impatto dell’espansione dei servizi educativi per la prima infanzia sull’andamento della natalità in Italia (2024)</a>
									            </div>
</section>
<div id="il-622-delle-persone-dichiara-di-aver-dovuto-rinunciare-alla-genitorialita-a-causa-delle-difficolta-incontrate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Perché si fanno meno figli</h3>
<p>Riuscire a intervenire su fenomeni strutturali come la diminuzione delle potenziali madri è piuttosto complesso. Dove invece le politiche pubbliche possono riuscire ad avere un impatto, anche nel medio termine, è su altre contingenze. <strong>Ad esempio sugli aspetti economici o sulla mancanza di strutture di supporto, che scoraggiano a fare figli anche chi invece vorrebbe averne</strong>. Da questo punto di vista, analizzare i desideri delle persone è fondamentale per comprendere il fenomeno.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>I fattori che contribuiscono alla contrazione della natalità sono molteplici: l’allungarsi dei tempi di formazione, le condizioni di precarietà del lavoro giovanile e la difficoltà di accedere al mercato delle abitazioni, che tendono a posticipare l’uscita dal nucleo familiare di origine, a cui si può affiancare la scelta di rinunciare alla genitorialità o di posticiparla.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/Natalita-e-fecondita-della-popolazione-residente_Anno-2024.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Natalità e fecondità nella popolazione residente (ottobre 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Una recente pubblicazione di Istat ha approfondito le <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/intenzioni-di-fecondita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intenzioni di fecondità della popolazione</a>. Secondo l&#8217;analisi dell&#8217;istituto, nel 2024 solo il 21,2% degli under 50 intendeva avere un figlio nei successivi tre anni. Nel 2003 questa quota era del 25%. Questo significa che <strong>oltre 10,5 milioni di persone in età feconda non intendono avere figli o non vogliono averne altri</strong>. Tale scelta però in diversi casi appare più subita che voluta.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">62,2% </span>i soggetti che dichiarano di aver dovuto rinunciare alla genitorialità a causa delle difficoltà incontrate nel perseguire i propri progetti riproduttivi.</p>
</section>
<p>Le <strong>motivazioni economiche</strong> rappresentano il primo grande scoglio, segnalate da circa un terzo delle persone che hanno riferito ostacoli nel realizzare i propri desideri. Questa preoccupazione è particolarmente sentita dagli <strong>uomini tra i 25 e i 34 anni</strong>. Al fattore economico si affiancano le <strong>criticità legate al mondo del lavoro</strong>. Circa il 9,4% del campione ritiene di non disporre di condizioni lavorative adeguate per accogliere un figlio. Questo dato è strettamente connesso alla percezione di instabilità: <strong>quasi un quarto delle donne tra i 25 e i 34 anni dichiara di non avere garanzie sufficienti per intraprendere il percorso della maternità</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_e684e6e59d59e5bf808928364892390e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La necessità di accudire parenti anziani può scoraggiare le giovani generazioni dal perseguire i progetti familiari.</p>
</section></div>
<p>Un ulteriore elemento di freno è rappresentato dai <strong>fattori biologici e anagrafici</strong>. Poco meno di un quinto degli intervistati indica l&#8217;età come motivo principale della mancata realizzazione dei propri desiderata, un problema che riguarda la metà delle persone (51,7% tra le donne) nella fascia tra i 45 e i 49 anni. Infine, pesano in modo significativo i <strong>nuovi carichi di cura</strong> che gravano sulle generazioni attuali. L&#8217;11,5% delle persone in età feconda dichiara di dover rinunciare alla genitorialità perché impegnato nell&#8217;assistenza ai propri genitori anziani. Questo fenomeno è particolarmente evidente tra i 45-49enni, dove la quota di chi si prende cura dei genitori raggiunge il 17,9%.</p>
<div id="le-priorita-per-invertire-la-rotta-devono-contemplare-sostegno-economico-servizi-per-linfanzia-e-agevolazioni-abitative" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Verso politiche pubbliche integrate</h3>
<p>Il declino delle nascite non riguarda quindi solo la demografia, ma interroga il futuro del welfare e dei servizi per l&#8217;infanzia. Dalle rilevazioni di Istat infatti emergono chiaramente quali sono le priorità per invertire la rotta: <strong>sostegno economico</strong> (28,5%), <strong>potenziamento dei servizi per l&#8217;infanzia</strong> (26,1%) e <strong>agevolazioni abitative</strong> (23,1%).</p>
<div id="strillo-testo-block_6ae12385b762087b4d71036110673c9d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il potenziamento dei servizi per l&#8217;infanzia può contribuire alla genitorialità.</p>
</section></div>
<p>Uno degli aspetti critici che emergono dalle rilevazioni quindi è anche quello relativo alla <strong>presenza e disponibilità di posti in asilo nido</strong>. Come abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontato in passato</a> infatti è proprio dove queste strutture mancano che le madri incontrano maggiori difficoltà a rimanere nel mercato del lavoro.</p>
<p>Senza interventi strutturali e integrati che facilitino la conciliazione tra vita e lavoro e che garantiscano stabilità economica ai giovani, difficilmente si potrà invertire la tendenza.</p>
<div id="nel-2022-catania-e-stato-il-comune-capoluogo-con-il-piu-alto-tasso-di-natalita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La natalità nei territori</h3>
<p>Finora ci siamo concentrati su analisi di carattere generale. Tuttavia per poter intervenire con politiche mirate e adeguate alle esigenze dei diversi territori è fondamentale avere <strong>dati con granularità almeno comunale</strong>. In questo senso, i <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti con questa disgregazione fanno rifermento al 2022.</p>
<p>In quell&#8217;anno, il tasso di natalità nazionale era di 6,7 nati ogni mille abitanti. Logicamente, mentre nei grandi centri urbani il tasso di natalità risulta più stabile grazie all’ampia base della popolazione residente, nei piccoli comuni l’indicatore è soggetto a una maggiore volatilità statistica, dove anche poche nascite possono determinare variazioni percentuali molto marcate. Per questo è interessante andare a vedere cosa succede nelle principali città. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/">Tasso di natalità in diminuzione in quasi 6mila comuni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/">Il tasso di natalità comune per comune (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/">Tasso di natalità in diminuzione in quasi 6mila comuni &#8211; Il tasso di natalità comune per comune (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306832_tab3"></p>
<p><span data-path-to-node="11,1,0,0">Il tasso di natalità indica il numero di nuovi nati</span><span data-path-to-node="11,1,0,2"><span class="citation-54"> ogni mille abitanti</span></span><span data-path-to-node="11,1,0,4">. A partire dai dati del 2018 il bilancio della popolazione residente tiene conto dei risultati del Censimento permanente della popolazione. I dati relativi agli anni 2014-2018 sono consultabili nella sezione &#8220;Popolazione Intercensuaria&#8221;. La configurazione territoriale e amministrativa utilizzata, relativa ai comuni e alle unità territoriali sovracomunali, fa riferimento alla data del 31 dicembre 2022. A questa data, il numero dei comuni era pari a 7904. Negli anni il numero dei comuni può modificarsi sia per la costituzione di nuovi enti, prevalentemente per la fusione di comuni già esistenti e conseguentemente soppressi, sia perché alcuni sono inglobati in altri che non cambiano nome. </span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Novembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-306832"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306832" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/tasso-di-natalita-in-diminuzione-in-quasi-6mila-comuni/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Se si prendono in considerazione i comuni capoluogo, notiamo che in 32 centri il tasso di natalità è superiore alla media. I valori più alti si registrano al sud. A <strong>Catania</strong> il tasso di natalità nel 2022 è stato di 8,5 nuovi nati ogni mille abitanti. Seguono <strong>Andria</strong> e <strong>Palermo</strong> (8) e <strong>Crotone</strong>, <strong>Bolzano</strong>, <strong>Reggio Emilia</strong> e <strong>Piacenza</strong> (7,8). Da notare anche il dato sopra la media di <strong>Napoli</strong> (7,7). Viceversa, valori particolarmente bassi si registravano in Sardegna. A <strong>Nuoro</strong>, <strong>Carbonia</strong> e <strong>Oristano</strong> c&#8217;era un tasso di 4 neonati ogni mille residenti, a <strong>Cagliari</strong> di poco superiore (4,5).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_denatalit%C3%A0/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da Openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi al tasso di natalità nei comuni sono di fonte Istat.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-donna-incinta-che-tiene-una-macchina-fotografica-tra-le-mani-pqfyq0Iur-U">Raymart Arniño</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-il-numero-di-nati-e-al-minimo-storico/">In Italia il numero di nati è al minimo storico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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