Cosa sono i pacchetti europei Crii e Crii+

I pacchetti Crii e Crii+ sono gli strumenti finanziari che consentono ai paesi di ricollocare i fondi europei del 2014-20 nel contrasto della pandemia con maggiore flessibilità.

Definizione

Crii e Crii+  (Regolamento 2020/460 e Regolamento 2020/558) sono degli strumenti che l’Unione europea ha messo a disposizione dei paesi membri per fronteggiare l’attuale crisi sanitaria. Consentono agli stati maggiore flessibilità nell’uso dei fondi Ue. Non si tratta di risorse aggiuntive, ma della possibilità di riprogrammare i fondi europei del settennato 2014-20 su spese relative all’emergenza. Dall’acquisto di materiali e attrezzature sanitarie al sostegno alle imprese e alle spese di protezione sociale.

Crii e Crii+ sono due pacchetti emanati il primo a fine marzo, mentre il secondo è stato attivato ad aprile poco dopo del Crii nell’ottica di potenziarlo. Crii è stato un’immediata risposta sin dalle prime settimane della crisi sanitaria, mentre il Crii+ è stato attuato nel mese di aprile. Queste misure consisono in:

  • Crii (Coronavirus response investment initivative): è una misura che prevede la possibilità di riprogrammare dei fondi Sie non ancora utilizzati. L’obiettivo è dare la possibilità ai paesi di reindirizzare i fondi europei per fronteggiare le conseguenze della crisi socio-economica, spostandoli verso i sistemi sanitari, le piccole-medie imprese, il mercato del lavoro e contro il rischio vulnerabilità sociale. Oltre a una maggiore flessibilità nell’uso dei fondi Ue, il pacchetto Crii ha garantito un anticipo di 8 miliardi di liquidità immediata per velocizzare gli investimenti pubblici. Inoltre, possono usare il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e il Fondo sociale europeo (Fse) per l’acquisto dei dispositivi sanitari e di protezione, per la prevenzione delle malattie, per digitalizzare la sanità, per i dispositivi medici (compresi respiratori, mascherine e simili), per la sicurezza dell’ambiente di lavoro nel settore dell’assistenza sanitaria e per la garanzia dell’accesso all’assistenza sanitaria per i gruppi vulnerabili. In secondo luogo, i paesi dell’Ue possono fare ricorso al Fesr per aiutare le imprese a far fronte agli shock finanziari a breve termine, ad esempio in termini di capitale di esercizio delle Pmi, con speciale attenzione ai settori particolarmente colpiti dalla crisi. Possono fare ricorso al Fse, in terzo luogo, per sostenere temporaneamente i regimi nazionali di lavoro a orario ridotto, per aiutare ad attenuare l’impatto dello shock. Infine, possono utilizzare il Feamp per tutelare il reddito dei pescatori e degli acquacoltori colpiti dalla crisi.
  • Crii+ (Coronavirus response investment initivative plus): è un pacchetto che si integra al Crii nell’ottica di liquidare ulteriori risorse per aiutare i paesi dell’Ue nell’affrontare la crisi sanitaria. Il primo pacchetto di investimenti era focalizzato a dare una risposta immediata alla crisi,  con il Crii+ la commissione europea introduce una serie di modifiche importanti al Crii che garantiscono ai paesi maggiore flessibilità, per esempio sono stati riallocati 7,2 miliardi di euro in spese sanitarie, ossia 6,8 miliardi in più rispetto al bilancio. In particolare, rende possibile trasferire le risorse tra i 3 fondi della politica di coesione (Fesr, Fse e Fc) e introduce l’opzione di usufruire di un cofinanziamento dell’Ue pari al 100% per i programmi dell’esercizio 2021/21. Vengono meno gli obblighi di concentrazione tematica, che prima dell’emergenza obbligavano gli stati a concentrare le risorse sugli interventi con maggior valore aggiunto rispetto alle strategie europee. Infine, introduce la possibilità di trasferire risorse tra categorie di regioni diverse. Prima di questa misura, infatti, non era possibile trasferire più del 3% dei fondi dalle regioni meno sviluppate a quelle più sviluppate, o viceversa. In conseguenza della crisi questo limite è stato derogato per il 2020. Gli stati europei potranno inoltre beneficiare dell’intero finanziamento Ue per le misure connesse alla crisi. Prima dell’istituzione del Crii+, le regioni potevano spostare tra di loro fino al 3% dei fondi europei ricevuti. Con il Crii+ questo vincolo cade e le regioni potranno quindi beneficiare dei fondi provenienti dalle altre regioni senza limiti.
    In sintesi, i pacchetti Crii offrono maggiore flessibilità nell’uso dei fondi europei a disposizione dei paesi: la Ue consente ai paesi più bisognosi di sfruttarle i fondi Sie non utilizzati per affrontare gli effetti che la crisi sanitaria ha sulle nostre economie e società.

Dati

Alla metà gennaio 2021, dalla riprogrammazione concessa dai pacchetti Crii si sono avuti 7,2 miliardi di ricollocamenti nei fondi sanitari, con un aumento netto su questo comparto di 6,8 miliardi. Le riallocazioni sui fondi per le imprese e l’economia sono state pari a 11 miliardi, con un aumento netto di oltre 3,5 su questo settore. Inoltre, sempre a questa data, sono stati garantiti 7,6 miliardi di maggiore liquidità immediata e 168 programmi di coesione hanno optato per il cofinanziamento al 100% da parte dell’Ue. Infatti, il Crii e Crii+ entrano in gioco per fare fronte all’emergenza Covid-19, ma anche perché si stava giungendo alla conclusione del bilancio europeo pluriennale (2014-2020). Questo ha fatto sì che l’ammontare dei fondi di coesione dell’Ue disponibili fosse notevolmente ridotto e che necessitasse quanto prima di una riprogrammazione verso i settori più colpiti dalla pandemia. Come dichiarato dalla commissaria europea questi pacchetti avevano come obiettivo mobilitare da subito risorse esistenti nel contrasto alla pandemia.

We are reaching the end of a very difficult year for everyone. The amount of EU Cohesion funds that were reprogrammed and directed to the most affected sectors, show how the two CRII packages were crucial in supporting Member States, citizens and businesses in this crisis. Cohesion Policy was at the forefront of the fight against the adverse effects of the pandemic, and will remain so in the relaunch of our economies and in ensuring that they’ll emerge from this crisis stronger than before.

7,6 mld liquidazione immediata di fondi europei ai paesi membri a inizio crisi sanitaria.

Analisi

I due pacchetti europei, Crii e Crii+, sono stati definiti come un grande successo da parte della commissione europea, dando il via alla discussione all’iniziativa del React-Eu (Recovery assistance for cohesion and the territories of Europe), nel quadro del pacchetto per la ripresa Next generation Eu, noto anche come Recovery fund. Il 16 dicembre 2020 la plenaria del Parlamento europeo ha approvato il React-Eu, che consiste nell’utilizzo, tra il 2021 e il 2022, di 47,5 miliardi di fondi europei aggiuntivi rispetto all’attuale politica di coesione, da spendere entro il 2023 per affrontare la crisi sanitaria ed economica provocata dal coronavirus. Il criterio che la Ue si prefigge di seguire è la distribuzione dei fondi alle aree che ne hanno più necessità: in base al loro grado di prosperità e agli effetti socioeconomici della crisi, compreso il livello di disoccupazione giovanile.

Negli anni successivi al 2020, il React-Eu dunque estenderà le risorse immediate stanziate dal Crii e Crii+. Il pacchetto fornirà investimenti a sostegno del mantenimento del lavoro, anche attraverso programmi di lavoro a tempo ridotto e sostegno ai lavoratori autonomi. Tale fondo sarà disponibile per tutti i settori economici, compresi i settori del turismo e della cultura che sono stati molto colpiti dalla pandemia e dalle misure di contenimento. Il React-Eu servirà anche per investire nel Green deal europeo e nella transizione digitale, per continuare ad appoggiare gli sforzi e le misure sin qui già portate avanti e che meritano un ulteriore potenziamento.

Il React-Eu rientra, quindi, all’interno del pacchetto di aiuti Next generation Eu. Questa misura è già stata inclusa nel nuovo bilancio europeo 2021-2027 da 1.800 miliardi di euro, di cui 750 miliardi per il pacchetto del Recovery fund. Anche in questo nuovo bilancio, il fulcro della politica di coesione dell’Ue rimane la competitività economica attraverso la ricerca e l’innovazione, la transizione digitale, la salvaguardia ambientale attraverso un incentivo a misure più green, la neutralità climatica, e la promozione del pilastro europeo dei diritti sociali. All’interno del quadro finanziario pluriennale viene lasciata anche maggiore flessibilità ai paesi per trasferire risorse tra i fondi in qualsiasi momento del periodo di programmazione.

Se spesi correttamente i fondi del Next generation Eu potrebbero essere uno strumento che contribuirà a risollevare l’Europa. Con una programmazione adeguata, questa risorsa finanziaria aiuterà a riparare i danni economici e sociali che si sono verificati con l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. L’auspicio della commissione europea è che questo pacchetto di finanziamenti possa contribuire alla ricostruzione di un’Europa post Covid-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide presenti e future.

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