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	<title>Accoglienza dei migranti in Italia Archivi - Openpolis</title>
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	<link>https://www.openpolis.it/glossari/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 30 Jun 2023 14:08:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I concetti di stato e nazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/i-concetti-di-stato-e-nazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Nov 2022 14:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=214107</guid>

					<description><![CDATA[<p>I termini "stato" e "nazione" sono spesso usati in maniera intercambiabile, ma hanno significati differenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/i-concetti-di-stato-e-nazione/">I concetti di stato e nazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Definizione</h2>



<p>Con stato si intende l’<strong>organizzazione politica di una comunità</strong>. Sia nella struttura che nelle modalità di funzionamento, esso è regolamentato da norme giuridiche (<strong>leggi</strong>) ed è dedito alla cura dei bisogni della popolazione. Ha numerose funzioni, che nel tempo si sono moltiplicate (<a href="https://www.mulino.it/isbn/9788815125620?forcedLocale=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cotta, Della Porta, Morlino</a>), dal monopolio dell&#8217;uso legittimo della forza alla gestione dei servizi di welfare. </p>



<p>Si tratta quindi di un&#8217;<strong>entità istituzionale</strong>, e nell&#8217;ordinamento italiano ha lo status di una persona giuridica pubblica con autonomia legale.</p>



<p>Per quanto riguarda invece la <strong>nazione</strong>, etimologicamente il termine deriva da &#8220;nascere&#8221;, e indica il paese non tanto come organizzazione politica, quanto più come <strong>appartenenza comune di un gruppo di persone a un insieme di radici storiche e culturali</strong>, a tradizioni, valori, lingua, religione, usi, costumi e patrimonio condivisi. In altre parole, indica la <strong>&#8220;identità&#8221; di uno stato</strong>. Politicamente, è un potenziale elemento di coesione interna, ma anche di differenziazione rispetto all&#8217;esterno.</p>



<p>Secondo il sociologo tedesco <a href="https://www.openstarts.units.it/handle/10077/9582?locale=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Theodor Geiger</a>, a livello storico la nazione sarebbe emersa dal disfacimento dello stato assoluto, quando i confini &#8220;naturali&#8221; subentrarono a quelli &#8220;dinastici&#8221;. La nazione sarebbe quindi un&#8217;unità sociale che <strong>trascende i vincoli puramente giuridici dello stato</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_fd679baef88f3b82677a87e2e99b5894" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Lo stato è una struttura, non una comunità di persone.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Lo stato invece non è fatto dalle persone, è anzi esterno a esse: consiste nella struttura sotto cui una comunità di persone si organizza</strong>. In un certo senso si pone in contrapposizione rispetto alla popolazione.</p>



<p>L’unione di questi due concetti, uno prettamente giuridico e l&#8217;altro identitario, ha dato vita ai cosiddetti<strong> stati-nazione</strong>. <strong>Ma i confini di stato e nazione non sempre coincidono</strong>, perché una nazione può esistere anche laddove non ci sia uno stato. Come nel caso del Kurdistan, caratterizzato da una forte identità collettiva ma istituzionalmente inesistente.</p>



<p>Spesso ai concetti di stato e nazione si accompagna quello di <strong>sovranità</strong>. In particolare nei rapporti internazionali, questo concetto si declina in alcuni principi: la non ingerenza negli affari interni, l&#8217;indipendenza e la pari dignità. È a tali elementi che si richiamano attualmente i sovranisti quando rivendicano la supremazia delle nazioni (ma più esattamente degli stati-nazione) rispetto ad alcune forme di collaborazione internazionali come ad esempio l&#8217;Unione europea. Principi tuttavia difficili da attuare data la <strong>forte interdipendenza a livello economico (ma anche sociale e culturale) che caratterizza il mondo contemporaneo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Analisi</h2>



<p>Nel suo <a href="https://www.governo.it/it/media/il-presidente-meloni-alla-camera-dei-deputati-le-dichiarazioni-programmatiche/20766" target="_blank" rel="noreferrer noopener">discorso</a> per chiedere la fiducia al parlamento, la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha ripetutamente usato i termini stato e nazione, spesso in modo intercambiabile.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13 </span>le volte in cui la presidente del consiglio Giorgia Meloni si riferisce all&#8217;Italia con il termine &#8220;nazione&#8221; nel suo discorso alla camera.</p>
			        </section>
		


<p>In alcuni passaggi, &#8220;nazione&#8221; è usato per identificare un aspetto prettamente istituzionale e politico. La presidente del consiglio si definisce ad esempio <strong>la prima donna a capo del governo di una nazione, non di uno stato, anche se il suo incarico è di natura istituzionale e politica</strong> e quindi afferente alla sfera dello stato. Afferma poi che durante il suo mandato – ancora, un elemento di natura politica – darà priorità assoluta all’interesse &#8220;della nazione&#8221;.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Quello che noi vogliamo fare è liberare le migliori energie di questa Nazione e garantire agli italiani, a tutti gli italiani, un futuro di maggiore libertà, giustizia, benessere e sicurezza.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.camera.it/leg19/410?idSeduta=0004&#038;tipo=stenografico" target="_blank">&#8211; Giorgia Meloni</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Altrettante volte la presidente del consiglio usa il termine &#8220;stato&#8221; per parlare dell&#8217;Italia. In un&#8217;occasione la sovrapposizione tra i due termini appare particolarmente evidente, quando l&#8217;Italia è definita sia &#8220;stato fondatore dell&#8217;Ue&#8221; che &#8220;nazione fondatrice dell&#8217;Ue&#8221;. </p>



<p>Si tratta di una precisa <strong>scelta di comunicazione che prevede una commistione di termini che sono però diversi</strong>. Questa scelta è pienamente voluta e allude al <strong>concetto ideologico di primato nazionale</strong>. Nel corso della storia, spesso le forze al potere hanno sfruttato il<strong> rischio di una minaccia esterna agli interessi nazionali</strong> per tacitare le opposizioni e ricompattare la comunità. Tale strategia viene utilizzata ancora oggi con successo, a destra e a sinistra, in regimi sia autoritari che democratici.</p>


<div id="strillo-testo-block_abe0d318d6bb7956c4425c51f65adc2c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il concetto di nazione si basa su un&#8217;idea e non su fatti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tuttavia è importante evidenziare che <strong>il concetto di nazione è stato più volte criticato,</strong> perché il suo fondamento è un concetto vuoto, e non un fatto reale e concreto. Ernest Renan, filosofo francese dell&#8217;800 considerato il padre dell&#8217;idea di nazione, sosteneva che questa fosse un&#8217;anima, un principio spirituale, che presupponeva un <strong>passato</strong> (un&#8217;eredità comune) ma che si riassumeva nel <strong>presente</strong> (in un presunto consenso attuale). <strong>Storicamente però l&#8217;idea di un popolo caratterizzato etnicamente ma anche da un punto di vista linguistico e religioso è fittizia</strong>, non ha riscontri. L&#8217;Italia in maniera particolare è stata presa da numerosi storici ad esempio di come all&#8217;interno dei confini di uno stesso paese possa presentarsi una grande diversità.</p>



<p>Nonostante il termine derivi da &#8220;nascere&#8221;, &#8220;nazione&#8221; non è semplicemente una questione di rapporto tra l&#8217;individuo e il territorio. A determinare l&#8217;appartenenza alla nazione è la condivisione di un patrimonio fatto di simboli, di stemmi, di vittorie e di sconfitte. Come evidenzia lo storico tedesco <a href="https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788842047520" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hagen Schulze</a>,<strong> la guerra fu infatti un catalizzatore importante nella nascita dell&#8217;idea di nazione</strong>. Il concetto nasce storicamente da un <strong>elemento di ostilità, di demarcazione di ogni paese rispetto al vicino</strong> che si affaccia ai confini. Anche oggi quest&#8217;ultimo può entrare in un paese, per vie legali, acquisendo ad esempio la cittadinanza, ma solo rispettando una<a href="https://www.interno.gov.it/it/temi/cittadinanza-e-altri-diritti-civili/cittadinanza" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> lunga serie di requisiti</a>.</p>



<p>Di fatto <strong>quello di nazione è un concetto di natura essenzialistica e quindi escludente,</strong> chiuso verso l&#8217;esterno. Se uno straniero può ottenere la cittadinanza e quindi stabilirsi in un paese attraverso le istituzioni statali, non può per definizione essere parte di un patrimonio ideale passato. Ne è di fatto escluso. <strong>Se poi si fa un&#8217;equazione tra i concetti di stato e nazione, l&#8217;esclusione diventa ancora più netta.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/i-concetti-di-stato-e-nazione/">I concetti di stato e nazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali sono le forme di protezione per gli stranieri in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-forme-di-protezione-per-gli-stranieri-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 14:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=121399</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le parole che si utilizzano quando si parla di migrazioni nascondono percorsi, lunghi anche anni, di persone che si spostano da un luogo all'altro per migliorare le proprie condizioni di vita.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sentiamo parlare spesso di migranti, richiedenti asilo o rifugiati. Al di là delle differenze tecniche che inquadrano giuridicamente di una o dell&#8217;altra definizione, dietro queste parole c&#8217;è un <strong>percorso che una persona compie, lungo anche diversi anni</strong>, con l&#8217;obiettivo di fuggire da guerre, fame o soprusi e migliorare le proprie condizioni di vita.</p>
<p>Se il diritto internazionale che norma la protezione di una persona che fugge dal proprio paese negli ultimi anni è rimasto tutto sommato immutato, in Italia <strong>alcune forme di protezione nazionale hanno subito dei cambiamenti</strong>. È il caso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">protezione umanitaria</a>, abrogata dal decreto sicurezza del 2018, e della <strong>protezione speciale</strong>, introdotta dallo stesso decreto e ampliata dalla <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riforma dell&#8217;immigrazione</a> approvata alla fine del 2020.</p>
<p>Vediamo dunque qual è il <strong>significato di alcune parole nell&#8217;ambito delle migrazioni</strong>, in modo che ci si possa orientare adeguatamente in un campo complesso.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.camera.it/temiap/documentazione/temi/pdf/1242607.pdf?_1608579168294" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi le principali modifiche disposte dalla <br><strong>riforma sull'immigrazione nel 2020</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Asilo politico</h3>
<p>È la prima e più importante forma di protezione <strong>internazionale</strong>. Può essere riconosciuta a una persona che faccia richiesta di asilo da uno stato membro della <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">convenzione di Ginevra del 1951</a>, una serie di trattati multilaterali delle Nazioni unite, all&#8217;interno dei quali c&#8217;è la convenzione relativa allo statuto dei rifugiati. L&#8217;asilo politico consente di conseguire lo <strong>status di rifugiato</strong>, che la convenzione definisce come:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato;</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank">- Art. 1 della Convenzione di Ginevra del 1951</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Dal momento in cui viene inoltrata la richiesta di asilo, fino all&#8217;accoglimento della domanda, la persona assume lo <strong>status di richiedente asilo</strong>, regolarmente soggiornante in Italia. Il richiedente asilo non è definibile quindi né migrante irregolare né clandestino. Il permesso di soggiorno derivante da questo tipo di protezione ha durata quinquennale e può essere rinnovato. Nel periodo di soggiorno in Italia, <strong>chi è titolare di questo tipo di protezione può lavorare</strong>, accedere al servizio sanitario nazionale, alle prestazioni assistenziali o ai servizi per il diritto allo studio.</p>
<h3>Protezione sussidiaria</h3>
<p>È un&#8217;altra forma di protezione <strong>internazionale</strong>, in questo caso prevista dall&#8217;Unione europea e recepita dal diritto italiano. Si tratta di una <strong>protezione aggiuntiva che viene riconosciuta a chi non rientri nella definizione di rifugiato</strong>. Una norma del 2007 definisce il titolare di protezione sussidiaria come una persona:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[···] nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, [&#8230;] correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno come definito dal presente decreto e il quale non può o, a causa di tale rischio, non vuole avvalersi della protezione di detto Paese.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2007-11-19;251!vig=" target="_blank">- Decreto legislativo 251/2007</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Anche in questo caso il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria <strong>dura 5 anni ed è rinnovabile</strong>. L&#8217;accesso al mondo del lavoro e ai servizi pubblici essenziali è simile all&#8217;asilo.</p>
<h3>Protezione speciale</h3>
<p>Come detto, il <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-10-04;113" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto sicurezza</a> del 2018 abolisce la protezione umanitaria, una forma di protezione nazionale che era stata istituita dal <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-07-25;286" target="_blank" rel="noopener noreferrer">testo unico sull&#8217;immigrazione</a> nel 1998. Contestualmente, il decreto voluto dall&#8217;allora ministro dell&#8217;interno Matteo Salvini introduceva la possibilità che venisse accordata la &#8220;<strong>protezione speciale</strong>&#8221; , modificando il decreto legislativo 25 del 2008. <strong>La riforma del 2020 </strong>(decreto legge 130/2020)<strong> estende il perimetro entro il quale può essere accordata la protezione speciale</strong> modificando l&#8217;articolo 19 del testo unico per l&#8217;immigrazione:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] Non sono altresì ammessi il respingimento o l&#8217;espulsione di una persona verso uno Stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che l&#8217;allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, a meno che esso sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale, di ordine e sicurezza pubblica nonché di protezione della salute nel rispetto della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati&#8221;</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-10-21;130" target="_blank">- decreto legge 130/2020</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il decreto 130/2020 sancisce inoltre la <strong>convertibilità del permesso speciale in permesso di lavoro</strong>, prima non possibile.</p>
<h3>Altre forme di protezione</h3>
<p>Il testo unico per l&#8217;immigrazione prevede il rilascio di <strong>permessi di soggiorno per casi diversi. </strong>Per alcuni di questi (calamità, assistenza a minori, attività sportiva, lavoro artistico e motivi religiosi) la riforma del 2020 apre alla possibilità che possano essere <strong>convertiti in permessi di lavoro</strong>.</p>
<p>Queste sono le principali forme di protezione previste dal diritto internazionale e nazionale. Questi status definiscono, più o meno adeguatamente, nell&#8217;immaginario comune alcune categorie di persone, dal migrante al richiedente asilo, fino all&#8217;utilizzo improprio del termine &#8220;clandestino&#8221;. Per le definizioni di questi termini rimandiamo al nostro glossario &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">Che cosa s’intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</a>&#8220;.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/glossari/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il glossario sull&#8217;accoglienza dei<br><strong>Migranti in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-forme-di-protezione-per-gli-stranieri-in-italia/">Quali sono le forme di protezione per gli stranieri in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come funziona l&#8217;accoglienza dei migranti in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2021 09:00:50 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=120844</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dietro acronimi e numeri di richiedenti asilo, rifugiati e migranti si nascondono le storie di migliaia di persone. Vediamo come funziona il sistema dell'accoglienza in Italia, dall'arrivo all'integrazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/">Come funziona l&#8217;accoglienza dei migranti in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Negli anni la normativa che disciplina <strong>l&#8217;accoglienza di richiedenti asilo, rifugiati e migranti</strong> in Italia è cambiata più volte. Se pur con alcuni importanti rimandi a norme diverse, le modalità di accoglienza sono sostanzialmente definite dal <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2015-08-18;142" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo 142/2015</a>. Negli anni più recenti tre decreti in particolare hanno modificato questa norma.</p>



<p>Il primo è il cosiddetto <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-10-04;113" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto sicurezza</a>, approvato dal primo governo Conte. Tra le molte modifiche che ha introdotto una ha avuto un impatto particolarmente significativo sul sistema di accoglienza. Ovvero l&#8217;esclusione dal Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) dei richiedenti asilo. </p>



<p>Questa e altre norme sono state poi modificate dal secondo governo Conte attraverso il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-10-21;130" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dl 130/2020</a> (riforma Lamorgese). Tuttavia quello che è stato recentemente chiamato “decreto Cutro” (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-03-10;20" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dl 20/2023</a>), varato dal governo Meloni, ripristina questa e altre previsioni già contenute nel decreto sicurezza, aggiungendone anche di nuove. Nel tornare ad escludere i richiedenti asilo dal circuito Sai ad esempio, il governo ha deciso di eliminare del tutto le diciture di prima e seconda accoglienza.<strong> La discriminante dunque diventa, almeno in teoria, la disponibilità di una qualche forma di protezione o di altre condizioni particolari.</strong></p>



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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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					Pnrr                </label>
				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<p>Vediamo quali sono le fasi dell’accoglienza in Italia, secondo la normativa entrata in vigore dal marzo 2023.</p>



<p><strong>Soccorso, prima assistenza e identificazione.</strong> I cittadini stranieri soccorsi in mare vengono condotti in centri localizzati nei pressi delle aree di sbarco per la prima assistenza sanitaria, il fotosegnalamento e la pre-identificazione. Questo tipo di centri sono interessati dall’approccio hotspot, nato nel 2015 in ragione degli impegni assunti dal governo italiano con la commissione europea. Nei centri c&#8217;è anche il primo scambio di informazioni sulle procedure per l&#8217;asilo: è qui che si differenziano i richiedenti asilo dai cosiddetti migranti economici, che saranno avviati ai centri di permanenza per il rimpatrio (<strong>Cpr</strong>) o lasciati sul territorio in condizione di soggiorno irregolare (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-07-25;286~art10ter" target="_blank" rel="noreferrer noopener">D.lgs 286/1998, art. 10-ter</a>).</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.camera.it/leg17/1281?shadow_organo_parlamentare=2649&#038;shadow_organo=102&#038;natura=M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sull&#8217;approccio hotspot
<br><strong>leggi la relazione della commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>Centri governativi.</strong> Chi manifesta la volontà di richiedere asilo in Italia viene trasferito presso i centri governativi dove viene avviata la procedura di esame della richiesta di asilo (<a href="https://www.normattiva.it/eli/id/2015/09/15/15G00158/CONSOLIDATED" target="_blank" rel="noreferrer noopener">d.lgs. 142/2015</a>, articoli 9 e 10). In questi centri devono anche essere accertate le condizioni di salute degli ospiti, con il fine di verificare eventuali situazioni di vulnerabilità. In queste strutture trovano quindi accoglienza i richiedenti asilo anche se con servizi ridotti al minimo. Il decreto 20/2023 infatti ha eliminato dai centri governativi i servizi di assistenza psicologica, i corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio. Oltre all’accoglienza materiale, dunque, rimangono attivi solo l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e la mediazione linguistico-culturale.</p>



<p><strong>Centri di accoglienza straordinaria (Cas).</strong> Qualora si esaurissero i posti disponibili nei centri governativi, le prefetture possono prevedere l&#8217;istituzione di Centri di accoglienza straordinaria (<strong>Cas</strong>) e affidarli a soggetti privati mediante le procedure di affidamento dei contratti pubblici (<a href="https://www.normattiva.it/eli/id/2015/09/15/15G00158/CONSOLIDATED" target="_blank" rel="noreferrer noopener">d.lgs. 142/2015, articolo 11</a>). All’interno di queste strutture, come nei centri governativi, vengono accolti i richiedenti asilo con servizi ridotti sia rispetto a quanto previsto in precedenza che, a maggior ragione, rispetto al Sai.</p>



<p><strong>Strutture di accoglienza provvisoria.</strong> Il cosiddetto &#8220;decreto Cutro&#8221; ha inoltre creato una nuovo tipo di Cas che possono essere attivati dalle prefetture in caso di indisponibilità nei centri governativi. Tali strutture sono attivate con le stesse modalità dei Cas e si differenziano da questi e dagli altri centri governativi solo rispetto ai servizi erogati che, in questi casi, sono ridotti ulteriormente. Infatti se, oltre all&#8217;accoglienza materiale, nei primi sono previsti l&#8217;assistenza sanitaria, l&#8217;assistenza sociale e la mediazione linguistico-culturale in queste nuove strutture l&#8217;assistenza sociale è esclusa. </p>



<p><strong>Il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai).</strong> Come anticipato, con le nuove regole il Sistema di accoglienza e integrazione (già Siproimi e prima ancora Sprar) torna ad essere un sistema dedicato esclusivamente ai titolari di protezione, o quasi. Solo ad alcune categorie di richiedenti asilo infatti sarà ancora permesso di accedere al Sai. Tra questi i minori stranieri non accompagnati (Msna), le persone che si trovano in particolari condizioni di vulnerabilità o chi sia entrato in Italia tramite “corridoi umanitari” o sistemi analoghi. Infine, in considerazione di norme specifiche, l&#8217;accesso al Sai è consentito anche ai richiedenti ucraini e afghani. Data l&#8217;esistenza di queste eccezioni la struttura a due livelli già prevista per il Sai è stata mantenuta. Il primo livello è riservato ai richiedenti asilo, ed è basato sull&#8217;assistenza materiale, legale, sanitaria e linguistica. I servizi di secondo livello sono riservati ai titolari di protezione e hanno anche funzioni di integrazione e orientamento lavorativo. A differenza dei centri governativi, gestiti esclusivamente dal ministero dell&#8217;interno, il Sai è coordinato dal Servizio centrale, la cui gestione è assegnata all&#8217;Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) con il supporto operativo della fondazione Cittalia. La titolarità dei progetti è assegnata agli <strong>enti locali</strong> che, su base volontaria, attivano e realizzano progetti di accoglienza e integrazione (<a href="https://www.normattiva.it/eli/id/2015/09/15/15G00158/CONSOLIDATED" target="_blank" rel="noreferrer noopener">d.lgs. 142/2015, articolo 9</a> e <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1989-12-30;416~art1sexies" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dl 416/1989, art. 1 sexies</a>).</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://centriditalia.it/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tutti i dati sul sistema, struttura per struttura
<br><strong>su Centri d&#8217;Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>Il supporto a percorsi di integrazione.</strong>  Al termine del periodo nel Sai le amministrazioni locali possono avviare altre iniziative con lo scopo di favorire l&#8217;autonomia individuale dei cittadini già beneficiari del Sai, con particolare riguardo a una maggiore formazione linguistica, all&#8217;orientamento lavorativo e ai servizi pubblici essenziali, e alla conoscenza dei diritti e dei doveri fondamentali sanciti dalla costituzione.</p>



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        <div class="fs-15 fw-500 mb-10">Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.</div>
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<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>Con la crescita delle presenze nel sistema di accoglienza è andata aumentando la quota di persone accolte nei Cas, a scapito dei centri appartenenti al sistema ordinario a titolarità pubblica, chiamato negli anni Sprar, Siproimi e oggi Sai. <strong>Nel periodo considerato, infatti, il sistema ordinario è sempre stato minoritario</strong>, a vantaggio dei <strong>Cas, divenuti negli anni di gran lunga il maggioritari</strong>. L&#8217;anno in cui la percentuale di presenze nel sistema ordinario è stata maggiore è il 2021 (31,6% del totale delle presenze). Al contrario, gli anni in cui il peso del sistema ordinario è stato minore sono stati 2016 e 2017 (13,5%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-2014-e-2023/">Le presenze nei centri di accoglienza tra 2014 e 2023</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-2014-e-2023/">La distribuzione delle presenze in accoglienza distinte per Cas e altri centri governativi da un lato e centri Sprar/Siproimi/Sai dall’altro (2014-giugno 2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/DEF_2018_-_Sez.1_-_Programma_di_Stabilitx.pdf" target="_blank" rel="noopener">Def 2018</a>, <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener">ministero dell’interno</a>, <a href="https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/001/791/Memorie_Prefetto_Michele_Di_Bari.pdf" target="_blank" rel="noopener">Commissione affari costituzionali della camera</a>, <a href="https://centriditalia.it/home" target="_blank" rel="noopener">Centri d’Italia</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 15 Giugno 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-257457"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-257457" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-2014-e-2023/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			


<p>Con il calo delle presenze nei centri nel 2020 e nel 2021 la quota di posti del Sai è tornata a crescere (31,6% nel 2021). Non si trattava però di un aumento dei posti nel Sai quanto piuttosto di una riduzione delle presenze nei centri governativi dovuta al minor numero di arrivi.</p>



<p>Allo stesso modo,<strong> nonostante un modesto aumento di posti nel Sai nel 2022 e nel 2023, la proporzione è tornata a ridursi a causa di una crescita delle presenze complessive</strong> (29,4% a giugno 2023).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Il lieve aumento di posti nel sistema a titolarità pubblica negli anni 2022-2023 <strong>non è il segno di un cambio di rotta nelle politiche di accoglienza</strong> quanto piuttosto la conseguenza di una serie di contingenze, tra cui due crisi specifiche: quella afghana e quella ucraina.</p>



<p>In ogni caso questo aumento si è dimostrato del tutto insufficiente. Eppure <strong>un periodo di calo della pressione migratoria come quello attraversato tra 2019 e 2021 sarebbe stato il momento ideale per ripensare il sistema in modo strutturale.</strong></p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://migrantidb.s3.eu-central-1.amazonaws.com/rapporti_pdf/centri_ditalia_il_vuoto_dellaccoglienza.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l&#8217;analisi del sistema su
<br><strong>Centri d&#8217;Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>Con l&#8217;avvento del governo Meloni poi le norme si sono mosse in direzione opposta </strong>rispetto a un modello che dovrebbe vedere nell&#8217;accoglienza solo il primo passo di un più complessivo processo di integrazione.</p>



<p>Come abbiamo visto infatti, oltre a non permettere più ai richiedenti asilo (o almeno a quasi tutti) di accedere ai servizi del Sai, il nuovo sistema prevede una riduzione dei servizi di assistenza e integrazione nei centri governativi e nei Cas. In aggiunta<strong> viene creato un ulteriore livello di accoglienza straordinaria</strong>, ovvero le strutture di accoglienza provvisoria, con ancora meno servizi. </p>



<p><strong>Non è chiaro però quando un prefetto dovrebbe decidere di attivare questi centri invece dei normali Cas.</strong> In entrambi i casi infatti la legge specifica che queste strutture dovrebbero essere attivate quando non ci sono più posti negli altri tipi di centro. Ma in caso di mancanza di posti nelle strutture Cas il prefetto può sempre attivarne di nuovi. Non si capisce quindi sulla base di quale valutazione dovrebbe decidere di attivare strutture meno efficaci in termini di integrazione e accoglienza. (<a href="https://www.normattiva.it/eli/id/2015/09/15/15G00158/CONSOLIDATED" target="_blank" rel="noreferrer noopener">d.lgs. 142/2015, articolo 11 comma 2</a>).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/">Come funziona l&#8217;accoglienza dei migranti in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è il Global Compact</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Jona]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 08:44:20 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=31400</guid>

					<description><![CDATA[<p>E' un accordo non vincolante negoziato dai 193 paesi dell'Onu per una migrazione sicura e regolare. I motivi per cui all'Italia conviene.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/">Che cos&#8217;è il Global Compact</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>Il &#8220;Global Compact per una migrazione sicura ordinata e regolare&#8221; è un <strong>accordo non vincolante negoziato dai governi dei 193 Stati membri dell’Onu</strong> che si propone di <strong>garantire i diritti umani dei migranti attraverso la governance dei flussi migratori e la condivisione delle responsabilità</strong>. La <a href="https://refugeesmigrants.un.org/sites/default/files/180713_agreed_outcome_global_compact_for_migration.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">bozza finale</a> è stata approvata il 13 luglio scorso da 192 paesi, sarà presentata al vertice dei capi di Stato e di Governo che si terrà a Marrakech, in Marocco, il 10 dicembre in coincidenza con i 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Si tratta di <strong>un documento di mediazione tra posizioni differenti</strong>, una bussola con indicazioni precise e utili: <strong>che ogni Stato può seguire con maggiore o minore intensità a seconda delle proprie opzioni politiche.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Obiettivo è un governo ordinato, regolare, sicuro della migrazione, togliendola dalle mani di trafficanti e criminali.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>I negoziati intergovernativi per il Global Compact hanno avuto inizio dopo il vertice del 19 settembre 2016 <strong>l’Assemblea Generale dell’ONU in cui è stata adottata all’unanimità la</strong> <a href="https://refugeesmigrants.un.org/declaration" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dichiarazione di New York sui migranti e rifugiati</a>. I leader dei 193 Stati membri hanno riconosciuto la necessità di un approccio globale alla mobilità umana, esprimendo la volontà di garantire la salvezza delle vite, il rispetto dei diritti umani, la condivisione delle responsabilità e degli oneri e il potenziamento della governance dei flussi. A tal fine è stato programmato, con il supporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), un percorso di consultazione con le più rilevanti istituzioni pubbliche e private coinvolte, seguìto da negoziati intergovernativi. In parallelo, con analogo percorso, è stato elaborato il “Global Compact sui rifugiati”. Entrambi i patti saranno adottati dalla comunità internazionale entro il 2018.<br />
<strong>Il relativo piano di azione suggerisce alcuni strumenti che gli Stati possono utilizzare nella loro sovranità ed autonomia, secondo le proprie opzioni politiche, priorità, valutazioni e possibilità.</strong></p>
<h3><strong>Dati</strong></h3>
<p>Il Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare” (tre aggettivi che esprimono ciò che l’Esecutivo italiano sta cercando di perseguire) riprende tali principi e norme basilari, riproponendoli in modo corrispondente alla realtà migratoria odierna in 10 principi guida e 23 obiettivi per un governo sostenibile dei movimenti migratori.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">258 milioni </span>Il numero stimato di migranti nel mondo. Corrispondente al 3,4% della popolazione globale.</p>
			        </section>
		</p>
<h3><strong>Analisi</strong></h3>
<p>Dopo che alcuni Stati &#8211; <strong>Usa, Austria e Ungheria &#8211; hanno dichiarato di non voler firmare l&#8217;accordo</strong>, anche in Italia la firma è in discussione. Ad una <a href="http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0088&amp;tipo=stenografico#sed0088.stenografico.tit00050.sub00060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">interrogazione</a> parlamentare nel corso della quale la deputata di Fratelli d&#8217;Italia Giorgia Meloni ha chiesto al governo di non firmare l&#8217;accordo, il ministro degli Esteri Domenico Moavero ha affermato che il presidente del consiglio Giuseppe Conte è ad esso favorevole.</p>
<p>In un documento dal titolo &#8220;<a href="http://www.camera.it/leg18/410?idSeduta=0088&amp;tipo=stenografico#sed0088.stenografico.tit00050.sub00060" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Perché il Global Compact conviene all&#8217;Italia</a>&#8221;  il network di ong Link 2007 elenca <strong>3 ragioni per le quali per il nostro paese è conveniente non isolarsi e aderire al Global Compact:</strong></p>
<ol>
<li>come riferimento della propria politica migratoria, superando l’approccio emergenziale e settoriale;</li>
<li>come strumento per rafforzare le proprie ragioni nelle relazioni e negoziazioni con gli altri paesi europei;</li>
<li>come tramite per facilitare le trattative nella definizione dei necessari accordi bilaterali con i paesi di provenienza e di transito che occorre moltiplicare nel prossimo futuro. Può infatti fornire ai decisori italiani e a quelli europei lo strumento per superare almeno in parte l’inconciliabilità  delle posizioni contrapposte, indicando quel comune filo conduttore su cui poggiare le priorità  e le scelte. Rafforzando così anche la richiesta italiana di maggiore cooperazione e solidarietà  e di decisioni politiche maggiormente condivise.</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-global-compact/">Che cos&#8217;è il Global Compact</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa sono le procedure di scelta del contraente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-procedure-di-scelta-del-contraente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2018 08:03:58 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=27744</guid>

					<description><![CDATA[<p>I contratti pubblici possono essere assegnati seguendo procedure diverse a seconda dei casi. A volte sono più trasparenti e aperte, altre sono più chiuse e dovrebbero rispondere ad esigenze particolari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-procedure-di-scelta-del-contraente/">Cosa sono le procedure di scelta del contraente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>Le procedure di scelta del contraente sono il modo attraverso cui le stazioni appaltanti decidono come assegnare un contratto. Sono disciplinate dal <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2016-04-18;50!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">codice degli appalti</a> che stabilisce le situazioni e le modalità con cui possono essere utilizzate. Si elencano di seguito alcune <strong>procedure usate più di frequente per l&#8217;aggiudicazione di contratti in materia di accoglienza</strong> dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale.</p>
<p><strong>Procedura aperta</strong>: ​il codice prevede che “Nelle procedure aperte, qualsiasi operatore economico interessato può presentare un&#8217;offerta in risposta a un avviso di indizione di gara.” Si tratta della procedura in cui è garantito il massimo livello di trasparenza e di competitività tra i diversi operatori economici interessati.</p>
<p><strong>Affidamento diretto in adesione ad accordo quadro/convenzione</strong>​: questa procedura si attiva in seguito alla conclusione di un accordo quadro. In questo primo accordo si definisce una classifica di operatori abilitati a ricevere parte dell’appalto. In seguito la stazione appaltante assegna dei lotti agli operatori precedentemente definiti senza riaprire una competizione.</p>
<p><strong>Procedura negoziata senza previa pubblicazione di bando</strong>: in alcuni specifici casi previsti dalla legge le stazioni appaltanti possono negoziare i termini del contratto con un minimo di 5 operatori economici (se sussistono in tale numero) senza pubblicare preventivamente un bando di gara.</p>
<p><strong>Affidamento in economia &#8211; cottimo fiduciario</strong>​: è un tipo particolare di procedura negoziata.</p>
<p><strong>Affidamento in economia &#8211; affidamento diretto</strong>​: è una procedura che non prevede un confronto competitivo tra più operatori economici. Questa procedura, che è stata riformata con il nuovo codice degli appalti, dovrebbe essere utilizzata solo per importi sotto soglia o comunque per rispondere a situazioni di necessità e di urgenza. In ogni caso il <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2015-08-18;142" target="_blank" rel="noopener noreferrer">d.lgs 142/2015</a> ha previsto esplicitamente la possibilità di ricorrere a questa procedure per l&#8217;apertura di un centro di accoglienza straordinario (Cas) in caso di &#8220;estrema urgenza&#8221;.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-procedure-piu-utilizzate-per-assegnare-i-contratti-pubblici-in-materia-di-accoglienza-dei-migranti/">Con la crescita di procedure aperte e accordi quadro aumenta il livello di trasparenza nella gestione dei contratti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-procedure-piu-utilizzate-per-assegnare-i-contratti-pubblici-in-materia-di-accoglienza-dei-migranti/">Le procedure più utilizzate per assegnare i contratti pubblici in materia di accoglienza dei migranti</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_27515_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_27515_tab2"><p>Sono qui considerate le percentuali di importo messe a bando sul totale dell&#8217;importo a base d&#8217;asta per ciascun anno. Notiamo un aumento della proporzione di procedure trasparenti (come le procedure aperte e gli accordi quadro), a fronte di una quota ridotta di affidamenti diretti. Si tenga presente che negli anni in considerazione il valore complessivo degli importi è variato significativamente.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_27515_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_27515_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_27515_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_27515_tab3"><p>Le procedure di scelta del contraente sono il modo in cui, a seconda della situazione, ciascuna stazione appaltante decide di assegnare i contratti (<a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2016-04-18;50!vig=2018-10-17" target="_blank" rel="noopener">d.lgs 50/2016</a>). Sono considerati tutti i contratti della Banca dati nazionale dei contratti pubblici (Bdncp) dell&#8217;Anac che abbiamo classificato come contratti per la gestione di centri di accoglienza, escludendo quelli identificati come appartenenti al sistema Sprar.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://www.anticorruzione.it/" target="_blank" rel="noopener">Anac</a>, elaborazione openpolis                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 2 Ottobre 2018)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="le-procedure-piu-utilizzate-per-assegnare-i-contratti-pubblici-in-materia-di-accoglienza-dei-migranti"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-27515"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-27515" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;732&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/le-procedure-piu-utilizzate-per-assegnare-i-contratti-pubblici-in-materia-di-accoglienza-dei-migranti/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Il ricorso alle diverse procedure per l'affidamento degli appalti in materia di accoglienza dei migranti è notevolmente cambiato tra il 2012 e il 2017. In particolare<strong> dal 2013 si osserva una progressiva crescita nella quota di importi messia a bando con procedure aperte e affidamenti diretti in adesione ad accordo quadro, a fronte di una quota ridotta di affidamenti diretti.</strong> L’utilizzo di una procedura meno competitiva non è di per sé una pratica negativa: possono certamente esistere casi in cui l’utilizzo di queste procedure è legittimo e anzi auspicabile. Tuttavia, in termini aggregati, il frequente ricorso a procedure semplificate comporta un abbassamento del livello di trasparenza sia nella gestione di fondi pubblici che nella possibilità di monitorare l’affidamento di servizi così importanti per la buona riuscita del processo di accoglienza e integrazione. Dunque l<strong>a tendenza  a un aumento nel numero di procedure aperte è un segnale positivo</strong> che va nella direzione di un maggior livello di trasparenza nella gestione dei contratti pubblici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-procedure-di-scelta-del-contraente/">Cosa sono le procedure di scelta del contraente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa sono i Cas, lo Sprar e gli Hotspot</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-cas-lo-sprar-e-gli-hotspot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Nov 2018 08:03:07 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=27795</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando viene trattato il tema dell'accoglienza si sentono spesso alcuni nomi e acronimi che identificano i diversi tipi di centri. Vediamo quali sono le differenze che si nascondono dietro questi termini e perché sono importanti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-cas-lo-sprar-e-gli-hotspot/">Che cosa sono i Cas, lo Sprar e gli Hotspot</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>Negli ultimi anni la normativa che disciplina i centri di accoglienza è stata modificata più volte.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Nel 2020 è stato approvato il decreto legge 130, una nuova riforma del sistema di accoglienza, che ha sostituito il discusso decreto sicurezza.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/">
                "Come funziona l&#8217;accoglienza dei migranti in Italia"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p>Il <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-10-04;113!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto Salvini</a> prevedeva un forte ridimensionamento del modello Sprar, destrutturando di fatto il circuito che la normativa indicava come principale e ordinario.</p>
<p>Ad ogni modo, fino a settembre 2018, il sistema prevedeva un&#8217;accoglienza divisa in tre passaggi (<a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2015-08-18;142" target="_blank" rel="noopener noreferrer">d.lgs 142/2015</a>).</p>
<p><strong>Soccorso, prima assistenza e identificazione. </strong>Si tratta di centri governativi situati in aree più soggette a sbarchi. Attualmente questi centri sono interessati dall’approccio <strong>hotspot</strong> predisposto a partire dal 2015 in ragione degli impegni assunti dal governo italiano con la Commissione europea. In questi luoghi si svolgono le operazioni di soccorso, di prima assistenza sanitaria, di pre-identificazione e fotosegnalamento, di informazione sulle procedure dell&#8217;asilo. Gli hotspot nascono sostanzialmente per “differenziare” i richiedenti asilo dai cosiddetti migranti economici.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.camera.it/leg17/1281?shadow_organo_parlamentare=2649&shadow_organo=102&natura=M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sull&#8217;approccio Hotspot leggi le<br />
<br><strong>relazioni della Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Centri governativi di prima accoglienza.</strong> Segue una fase di prima accoglienza, assicurata in centri governativi (<strong>Cara, Cda, Cpsa</strong>), teoricamente per il tempo necessario all’identificazione, formalizzazione della domanda, avvio della procedura e accertamento dello stato di salute, diretto anche a verificare situazioni di vulnerabilità. Questa fase è interessata dall’istituzione di <strong>hub regionali</strong> o interregionali, a partire dai quali si procede con lo smistamento in strutture di seconda accoglienza. Tuttavia a parte rari casi, tra cui quello di Settimo Torinese, queste strutture non hanno trovato larga operatività.</p>
<p><strong>Seconda accoglienza.</strong> Consiste nel <strong>Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar)</strong> a cui il richiedente asilo può accedere nel caso in cui manchi dei mezzi di sussistenza. Con la legge 189/2002 il Ministero dell’Interno ha istituito la struttura di coordinamento del sistema – il Servizio centrale – e ne ha affidato la gestione ad Anci. Lo Sprar è composto da una rete di enti locali che, attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi di asilo (Fnpsa), realizzano progetti di accoglienza integrata. Il sistema non si limita a un’accoglienza meramente assistenziale ma è volto ad integrare le persone nel territorio attraverso l’accoglienza in piccoli centri sviluppando progetti personalizzati.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.sprar.it/wp-content/uploads/2017/11/Rapporto_protezione_internazionale_2017_extralight.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per approfondire leggi il<br />
<br><strong>Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>Sistema di accoglienza straordinaria. </strong>Secondo la legge 142/2015, qualora sia esaurita la disponibilità di posti all’interno delle strutture di prima e/o seconda accoglienza, sono apprestate dal Prefetto misure straordinarie di accoglienza, in strutture temporanee e limitatamente al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture di prima o seconda accoglienza. Riguardo alla gestione dei centri di accoglienza straordinaria (<strong>Cas</strong>) vale la pena sottolineare che negli anni sono state date indicazioni diverse e in parte contraddittorie su come dovessero essere strutturati. Da una parte si tendeva infatti ad omologare i servizi resi nei Cas a quelli dello Sprar per favorire il progressivo passaggio all’interno del sistema ordinario di protezione (si pensi alla direttiva del ministro dell’Interno del 11.10.2016 o alla circolare del 04.08.2017), mentre dall’altra, con il nuovo capitolato di gara (<a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/bandi-gara/fornitura-beni-e-servizi-relativi-alle-strutture-dei-centri-accoglienza" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto del ministero dell’Interno 7 marzo 2017</a>), si incentivava un modello basato sulle grandi strutture collettive opposto allo Sprar.</p>
<p><strong>Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr, ex Cie)</strong>. In questo caso non si tratta di accoglienza ma di strutture detentive dove i migranti vengono trattenuti in attesa di essere rimpatriati.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020/">Le presenze nei centri di accoglienza tra il 2014 e il 2020</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020/">Da anni è ormai in costante calo il numero di richiedenti asilo e rifugiati presenti nei centri di accoglienza.</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="571" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="571" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/11/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020/">Le presenze nei centri di accoglienza tra il 2014 e il 2020 - Da anni è ormai in costante calo il numero di richiedenti asilo e rifugiati presenti nei centri di accoglienza.</a></div>
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			                                <div id="chart_103034_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_103034_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_103034_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_103034_tab2"><p>Tra il 2016 e il 2017 l’Italia si è ritrovata a gestire un numero di arrivi di richiedenti asilo considerevole, nonostante non si potesse parlare di emergenza. A partire dalla seconda metà del 2017 tuttavia il numero di arrivi si è drasticamente ridotto e con questo le presenze nel nostro sistema di accoglienza. Tra il 2017 e il 2018 infatti queste sono diminuite di oltre il 27,6%.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_103034_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_103034_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_103034_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_103034_tab3"><p>Nel periodo considerato la normativa prevedeva che i migranti potessero essere accolti nei Cas in caso di mancanza di posti nella prima o nella seconda accoglienza (Sprar) solo per il tempo strettamente necessario al trasferimento nel sistema ordinario.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://www.dt.mef.gov.it/export/sites/sitodt/modules/documenti_it/analisi_progammazione/documenti_programmatici/def_2018/DEF_2018_-_Sez.1_-_Programma_di_Stabilitx.pdf" target="_blank" rel="noopener">Def 2018</a>, <a href="https://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg18/attachments/upload_file_doc_acquisiti/pdfs/000/001/791/Memorie_Prefetto_Michele_Di_Bari.pdf" target="_blank" rel="noopener">camera dei deputati</a>, <a href="http://www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/it/documentazione/statistica/cruscotto-statistico-giornaliero" target="_blank" rel="noopener">ministero dell'interno</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Agosto 2020)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/11/le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="le-presenze-nei-centri-di-accoglienza-tra-il-2014-e-il-2020"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-103034"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-103034" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>In questi anni lo Sprar è rimasto ampiamente sottodimensionato rispetto alle necessità. Per questo il sistema di accoglienza straordinaria, che avrebbe dovuto teoricamente avere funzione accessoria e transitoria, è diventato in realtà il circuito di gran lunga più importante dell’accoglienza. Tuttavia, al di là di singoli casi che possono anche essere virtuosi, queste strutture risultano spesso improvvisate e con servizi di qualità molto inferiore a quelli dello Sprar. Monitorare queste strutture inoltre risulta molto più complesso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-i-cas-lo-sprar-e-gli-hotspot/">Che cosa sono i Cas, lo Sprar e gli Hotspot</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Feb 2018 10:17:46 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=21705</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alcune definizioni per fare chiarezza sulle parole che caratterizzano il dibattito sui flussi migratori in Italia e nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per capire un fenomeno, prima ancora dei dati, sono importanti le parole. A volte infatti vengono fornite cifre esatte abbinate a termini sbagliati, rendendo così l&#8217;informazione non corretta o utilizzando alcuni termini impropriamente, per fini strumentali. Vediamo quindi alcune parole da tenere presenti quando parliamo di fenomeno migratorio.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://publications.iom.int/system/files/pdf/iml_34_glossary.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il<br><strong>glossario sulle migrazioni dell'Oim</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Migrante economico</h3>
<p>È una persona che si è mossa dal suo paese di origine per migliorare le sue condizioni di vita, cercando un lavoro. Il termine viene spesso usato per distinguere chi si muove dal proprio paese per migliorare le condizioni economiche con chi si sposta a causa di guerre, conflitti o persecuzioni. In realtà la differenza tra queste due categorie di persone non è sempre distinguibile, perché molti paesi hanno condizioni di vita meno favorevoli a causa di guerre passate ma recenti, o al contrario in altre nazioni ci sono conflitti interni (etnici, tribali, religiosi, etc.) non pienamente riconosciuti a livello internazionale.</p>
<h3>Migrante irregolare</h3>
<p>Si tratta di una persona entrata nel paese senza un regolare controllo alla frontiera, oppure che è arrivata regolarmente ma a cui è scaduto il visto o il permesso di soggiorno.</p>
<h3>Clandestino</h3>
<p>Il termine non esiste né nelle definizioni internazionali né nel diritto dell’Unione europea. Si è diffuso in Italia da quando la legge Bossi-Fini ha introdotto alcune disposizioni contro le immigrazioni clandestine. Si distingue dalla migrazione irregolare in quanto riguarda solo coloro che abbiano violato le regole sull’ingresso nel territorio e non abbiano alcun titolo legale per rimanervi. Dunque non riguarda né i richiedenti asilo né chi l&#8217;asilo l&#8217;ha ottenuto.</p>
<h3>Richiedente asilo</h3>
<p>Si definisce così una persona che ha richiesto di essere riconosciuta come <strong>rifugiato</strong> (o altra forma di protezione) e che è in attesa del responso. I richiedenti asilo solitamente entrano nel territorio in modo<strong> irregolare</strong>, ma dal momento in cui presentano la richiesta sono regolarmente soggiornanti, e quindi non possono essere definiti <strong>clandestini</strong>. Hanno cioè il pieno diritto di permanenza sul territorio italiano.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/category/migranti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>gli approfondimenti sui migranti in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Profugo</h3>
<p>Un profugo è una persona scappata per ragioni di sopravvivenza, solitamente a causa di guerre o conflitti, ma che non rientra necessariamente nella categoria di rifugiato. Il profugo può essere anche uno &#8220;sfollato interno&#8221;, ovvero una persona che si è mossa dalla propria abitazione verso un altro luogo, ma all’interno dello stesso paese.</p>
<h3>Rifugiato (Unhcr)</h3>
<p>In termini generici il rifugiato è una persona che è scappata dal proprio paese per cercare protezione in un altro. L&#8217;Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (<a href="https://www.unhcr.org/it/risorse/statistiche/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a>) riconosce come rifugiati coloro che rientrano nei criteri stabiliti dal loro statuto. Questi sono dunque titolari della protezione che l’agenzia Onu può offrirgli. Altra cosa è il riconoscimento dello <strong>status di rifugiato</strong> da parte di un paese membro della <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">convenzione di Ginevra del 1951</a>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20,7 </span>milioni di persone nel mondo erano rifugiati sotto il mandato dell&#8217;Unhcr, nel 2020.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Status di rifugiato</h3>
<p>È la prima e più importante forma di <strong>protezione internazionale, </strong>e può essere riconosciuta a un richiedente asilo da uno stato membro della convenzione di Ginevra del 1951. La convenzione definisce il rifugiato come:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] chiunque, nel giustificato timore d’essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche, si trova fuori dello Stato di cui possiede la cittadinanza e non può o, per tale timore, non vuole domandare la protezione di detto Stato;</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2017/01/Convenzione-di-Ginevra-del-1951_.pdf" target="_blank">- Art. 1  della Convenzione di Ginevra del 1951</a>
									            </div>
        </section>
		<br />
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.unhcr.it/wp-content/uploads/2016/01/1UNHCR_manuale_operatore.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Consulta il volume dell&#8217;Unhcr:<br><strong>La tutela dei richiedenti asilo</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Migrazione forzata</h3>
<p>Si tratta di una migrazione che deriva da una minaccia alla propria sopravvivenza, indipendentemente che sia causata dall’uomo o da fenomeni naturali. A differenza del rifugiato, il &#8220;migrante forzato&#8221; oggi non è riconosciuto a livello internazionale, tuttavia il tema è sempre più all&#8217;ordine del giorno, soprattuto a causa del cambiamento climatico.</p>
<h3>Migrante climatico</h3>
<p>Il migrante climatico è una persona costretta a lasciare la propria abitazione e il territorio dove vive, per causa diretta o indiretta di disastri naturali o degrado ambientale. Spesso il migrante climatico è uno &#8220;sfollato interno&#8221;, ossia si muove dal proprio territorio in un altro luogo, ma all&#8217;interno del paese di provenienza. Secondo l&#8217;<a href="https://www.internal-displacement.org/database/displacement-data" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Internal displacement monitoring center (Idmc)</a>, solo nel 2020 sono stati 30,7 milioni i nuovi migranti climatici nel mondo. L&#8217;<a href="https://www.iom.int/news/iom-migration-research-series-no-31-migration-and-climate-change" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Organizzazione mondiale per le migrazioni</a> (Oim) stima che ci potranno essere 200 milioni di migranti climatici nel mondo, entro il 2050.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-cambiamenti-climatici-stanno-generando-sempre-piu-sfollati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>l'approfondimento sui migranti climatici</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>Sfollato interno</h3>
<p>Lo sfollato interno è una persona costretta o obbligata a lasciare il luogo di residenza abituale, in particolare a causa o al fine di evitare gli effetti di conflitti armati, situazioni di violenza generalizzata, violazioni dei diritti umani, disastri naturali o provocati dall&#8217;uomo, e che si è mossa all&#8217;interno dello stesso paese di provenienza. Ossia che &#8220;non abbia attraversato un confine di stato internazionalmente riconosciuto&#8221;, come si afferma nei &#8220;<a href="https://www.internal-displacement.org/publications/ocha-guiding-principles-on-internal-displacement" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Principi guida sugli sfollati interni</a>&#8221; scritti dall&#8217;Onu nel 1998. Secondo l&#8217;<a href="https://www.internal-displacement.org/internal-displacement" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Idmc</a>, alla fine del 2019 erano 50,8 milioni le persone a vivere in stato di sfollamento interno a causa di conflitti, violenze e disastri.</p>
<h3>Altre forme di protezione</h3>
<p>Oltre allo status di rifugiato, esistono altre forme di protezione. Come per esempio la protezione sussidiaria e la protezione speciale in Italia, le cui definizioni sono cambiate negli anni, a causa delle riforme sull&#8217;immigrazione operate da alcuni governi. Sulle forme di protezione per gli stranieri in Italia rimandiamo al glossario dedicato.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-forme-di-protezione-per-gli-stranieri-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br><strong>Quali sono le forme di protezione per gli stranieri in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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