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	<title>Ecologia Archivi - Openpolis</title>
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		<title>L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304509</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli alberi sono monumentali quando hanno caratteristiche estetiche, culturali o storiche peculiari. Con 293 esemplari, l’Abruzzo è la sesta regione in Italia per numero di esemplari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Dalle coste alle montagne, passando per le città e i paesi più piccoli, l’Abruzzo è caratterizzato dalla convivenza di numerosi ecosistemi.</strong> La varietà di numerosi ambienti, naturali e artificiali, rende cruciale un lavoro di tutela e valorizzazione dei territori su chiave fortemente locale. Per esempio, <strong>vanno in questa direzione gli sforzi di salvaguardia degli alberi monumentali</strong>, esemplari con specifiche caratteristiche che rivestono un ruolo particolarmente importante per il paesaggio e la storia di un territorio.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono gli alberi monumentali</h3>



<p>Alcune piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli sotto differenti punti di vista. Ci sono esemplari che si distinguono per elementi estetici come l&#8217;altezza, la circonferenza del fusto o l&#8217;architettura dei rami. Altri che invece hanno un valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti.<strong> Questi alberi rappresentano un elemento identitario fondamentale per le comunità locali e i territori in cui esse vivono.</strong></p>


<div id="gli-alberi-monumentali-sono-elementi-identitari-di-un-territorio-e-non-possono-essere-abbattuti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_260fe350bee42b029f180aab7e8122d7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Per legge, gli alberi monumentali non possono essere abbattuti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>La tutela di questi esemplari è in vigore dal 2013, anno in cui a livello nazionale è stata emanata la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10!vig=2025-10-30" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 10/2013</a>. Questa normativa definisce le caratteristiche necessarie affinché un albero sia classificato come monumentale, formalizza l&#8217;iter di selezione e ne garantisce la salvaguardia. <strong>Ne è espressamente vietato l&#8217;abbattimento mentre sono autorizzati solo specifici interventi considerati necessari e improrogabili previa autorizzazione del comune e del ministero dell&#8217;agricoltura e della sovranità alimentare (Masaf).</strong></p>



<p>Per quel che riguarda invece il processo con cui vengono selezionati, <strong>ogni comune ha l&#8217;obbligo di effettuare un censimento</strong> sul proprio territorio comunicando poi il dato alla regione di appartenenza che invia al ministero di competenza (il Masaf) l&#8217;elenco completo degli esemplari presenti.</p>



<p>In Italia, con l&#8217;ultimo decreto direttoriale del 23 ottobre 2025 risultano censiti <strong>4.944 alberi monumentali</strong>. In seguito a questo decreto ,sono stati inseriti nell&#8217;elenco nazionale 211 esemplari. Ke regioni che hanno fatto delle richieste di aggiunta sono 11: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto. Gli alberi monumentali si distribuiscono in maniera differente sul suolo nazionale.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-italiane-con-piu-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni italiane con più alberi monumentali</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-italiane-con-piu-alberi-monumentali/">Alberi monumentali nelle regioni italiane (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_304591_tab3"><p>Gli alberi monumentali sono piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli come elementi estetici come l&#8217;altezza, la circonferenza del fusto o l&#8217;architettura dei rami o caratteristiche legate al valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Masaf                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304591"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>La regione italiana caratterizzata dal maggior numero di alberi monumentali è il<strong> Friuli-Venezia Giulia</strong>. I suoi 542 esemplari compongono l&#8217;11% di quelli registrati in Italia. Seguono Lombardia (476), Sardegna (431) e Campania (387). Ad averne di meno invece la Valle d&#8217;Aosta (118), la provincia autonoma di Trento (96) e quella di Bolzano (40).</p>


<div id="labruzzo-e-la-sesta-regione-per-numero-di-esemplari-sono-293" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_acdf333b964d8e25e61405069848011e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Abruzzo è la sesta regione in Italia per numero di alberi monumentali.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>In Abruzzo si rilevano 292 alberi monumentali, circa il 6% di tutti quelli presenti in Italia. </strong>Si tratta della sesta regione per numero di esemplari, a pari merito con il Veneto. Scendendo più nel dettaglio, la maggioranza di queste piante (231) si trova in contesto non urbano. La provincia che ne registra di più e <strong>L&#8217;Aquila (120)</strong>, seguita Teramo (78). A chiudere Chieti (64) Pescara (30).</p>



<p><strong>Principalmente, gli alberi monumentali sono stati segnalati per età o dimensioni:</strong> il 94,2% (276 su 292) riporta infatti delle caratteristiche degne di nota da questo punto di vista. 98 esemplari sono stati segnalati per pregio paesaggistico mentre 95 per forma e portamento e 80 per il valore ecologico. Sono di meno invece quelli con elementi peculiari legati all&#8217;architettura vegetale (23) e alla rarità botanica (7). L&#8217;albero monumentale con la circonferenza del fusto maggiore (circa 13 metri) è un castanea sativa (castagno in nome volgare) che si trova a Valle Castellana in provincia di Teramo. Quello invece più alto misura 45 metri e si tratta di un faggio (Fagus sylvatica L.) situato a Cappadocia in provincia dell&#8217;Aquila.</p>


<div id="la-loro-tutela-rientra-tra-le-funzioni-e-competenze-dei-comuni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La protezione di questi esemplari rientra tra le funzioni comunali.</strong> Al netto di questa competenza specifica, per il ruolo che gli alberi monumentali rivestono per il territorio più ampio del singolo comune, la loro valorizzazione potrebbe essere organizzata anche tenendo presenti bacini territoriali più ampi. Ad esempio i limiti naturali all&#8217;interno di aree geografiche come le valli montane, oppure basandosi su confini culturali o la vicinanza a servizi già attivi. </p>



<p>Dato questo contesto, la mappatura della presenza degli alberi monumentali deve essere fatta alla luce della specificità del territorio abruzzese. Di conseguenza è stata utilizzata la classificazione Gssi per comprendere meglio la distribuzione di questi esemplari sulla superficie regionale. Si tratta di una metodologia che definisce delle micropolarità comunali sulla base di alcuni servizi considerati come essenziali.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/">Ci sono 38 alberi monumentali nella polarità di Crognaleto</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/">Alberi monumentali in Abruzzo divisi per ambito giornaliero (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_304639_tab3"><p>Gli alberi monumentali sono piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli come elementi estetici come l’altezza, la circonferenza del fusto o l’architettura dei rami o caratteristiche legate al valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti. La divisione geografica utilizzata è quella degli ambiti giornalieri elaborata dal Gssi. Si tratta di una metodologia che definisce delle micropolarità comunali sulla base di alcuni servizi considerati come essenziali.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Masaf                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Ottobre 2025)
                                        </p>
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                            </div>

			

<div id="larea-territoriale-con-piu-alberi-monumentali-e-crognaleto-nel-teramano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>L&#8217;ambito giornaliero in cui ci sono più alberi monumentali è Crognaleto (38) seguito da L&#8217;Aquila (35), Castel di Sangro (14) e Penne (13). Andando a considerare i rank definiti dalla classificazione Gssi, la maggior parte di questi esemplari si concentra in comuni di tipo 4 (235). 42 unità invece si registrano in comuni di tipo 1, più urbanizzati e caratterizzati da più servizi. <strong>Questi elementi confermano da un lato la ricchezza naturale delle aree più lontane dai servizi ma anche la presenza di peculiarità naturalistiche in aree più antropizzate</strong>, ribadendo l&#8217;importanza di politiche ambientali centrate sulle caratteristiche dei territori su cui insistono.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2025ottobre_abruzzo_alberimonumentali.xls" target="_blank" rel="noopener">Alberi monumentali in Abruzzo</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/terzocchio/4719016840/in/photostream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aurelio candido</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301096</guid>

					<description><![CDATA[<p>In regione il fenomeno ha dimensioni inferiori rispetto alla media nazionale, ma ci sono aree in cui colpisce in modo rilevante. In mancanza di un quadro nazionale coeso, c’è una legge regionale che regola il consumo di suolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/">Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Il consumo di suolo in Italia è in costante crescita e questo è un elemento preoccupante alla luce dell&#8217;importanza che questa risorsa ricopre per gli ecosistemi e le economie. </strong>Nonostante stanziamenti specifici come il <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=97f397be-2ec0-4ea5-89c3-95054bf2983a" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondo di contrasto al consumo di suolo</a>, la mancanza di un quadro legislativo nazionale univoco rende molto complessa anche soltanto l&#8217;adozione di una definizione condivisa sulla sua misurazione.</p>



<p>In questo senso, <strong>l&#8217;Abruzzo (come altre regioni italiane) si è dotata di una propria legge per regolamentare il recupero del patrimonio edilizio esistente</strong>, un passo importante per la pianificazione territoriale futura e per la limitazione del processo di impermeabilizzazione del suolo. Per quanto l&#8217;incidenza di superficie coperta artificialmente nella regione sia inferiore alla media italiana, si tratta comunque di un fenomeno in crescita. Come vedremo, l&#8217;incidenza varia particolarmente tra i centri urbani e le aree interne della regione.</p>



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					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
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					Governo e Parlamento                </label>
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				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il consumo di suolo</h3>



<p>In base alla definizione fornita dall&#8217;Ispra,<strong> per suolo consumato si intende la copertura artificiale del terreno, sia essa permanente o temporanea.</strong> Per effettuare le rilevazioni statistiche, viene utilizzata una metodologia che deriva da questa definizione. Questa però non ha una valenza per scopi di pianificazione urbanistica riconosciuta a livello nazionale. Come infatti puntualizzato sempre da Ispra, <strong>la mancanza di un quadro legislativo coeso fa sì che la perimetrazione delle coperture artificiali non sia condivisa e a livello regionale ci siano diverse leggi con numerose differenze tra loro.</strong> Risulta quindi più complesso contrastare il fenomeno, anche alla luce degli obiettivi europei delineati nella <em><a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/soil-health/soil-strategy-2030_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">soil strategy</a></em>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In questo contesto, anche in considerazione della disomogeneità delle azioni sul territorio, sarebbe importante arrivare all’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo in conformità agli indirizzi europei, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana, ripristino degli  ecosistemi degradati e azzeramento del consumo di suolo netto, sostenendo con misure positive  il futuro dell’edilizia e la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Rapporto_consumo_di_suolo_2024.pdf#page=13" target="_blank">&#8211; Ispra &#8211; Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2024</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="in-mancanza-di-un-quadro-legislativo-nazionale-labruzzo-ha-una-legge-regionale-per-contrastare-il-consumo-di-suolo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>L&#8217;Abruzzo è una delle regioni che ha adottato una propria legge regionale</strong>, con <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2017/lr17040/Intero.asp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l.r. 40/2017</a> &#8220;Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente&#8221;. Con questa norma ha definito gli ambiti di applicazione, i possibili interventi di recupero e i requisiti tecnici per implementarli.</p>



<p>Stando alla<a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2024-04/OK_RELAZIONE%202023%20LR%2040%202017.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> valutazione di impatto</a> rilasciata dal dipartimento territorio-ambiente, nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2023 sono pervenute soltanto 41 note di riscontro, in cui si registrano <strong>101 interventi di recupero</strong>. La provincia che ne riporta di più è quella dell&#8217;Aquila (44), seguita da Chieti (33), Pescara (15) e Teramo (9).</p>



<p>Date queste premesse, è comunque possibile valutare il fenomeno con dati confrontabili a vari livelli territoriali grazie al lavoro effettuato appunto da Ispra per monitorare l&#8217;avanzamento della copertura del suolo. <strong>In Italia al 2023 il suolo consumato risulta pari a 21.578 ettari</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7,16% </span>suolo consumato al 2023 a livello nazionale.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta di un valore in costante crescita dal 2006</strong>, quando la percentuale era pari al 6,73%. L&#8217;aumento a livello nazionale viene ritenuto da Ispra elevato e preoccupante. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La lettura dei principali indicatori per il livello regionale e nazionale riporta una tendenza che sarà difficile da contenere in ottica degli obiettivi di sviluppo sottoscritti dal nostro Paese in ambito comunitario e internazionale. La densità con la quale avvengono i cambiamenti continua ad attestarsi su livelli preoccupanti, nonostante diminuisca il territorio a disposizione e cresca la competizione per i suoli naturali per effetto della richiesta del comparto agricolo e del settore energetico.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Rapporto_consumo_di_suolo_2024.pdf#page=38" target="_blank">&#8211; Ispra &#8211; Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2024</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Anche in Abruzzo ha registrato un incremento dal 2006 al 2023 corrispondente a 3.994 ettari. A livello di incidenza percentuale di suolo consumato, la situazione è piuttosto eterogenea nel momento in cui si analizza a livello regionale.</p>


<div id="in-abruzzo-il-suolo-consumato-al-2023-e-pari-al-503-del-territorio-regionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale/">L&#8217;Abruzzo registra un consumo di suolo inferiore della media nazionale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale/">Suolo consumato al 2023 nelle regioni italiane</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_301201_tab3"><p>Per consumo di suolo si intende la variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale (definita come &#8220;suolo consumato&#8221;). Può essere permanente o reversibile.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.snpambiente.it/temi/suolo/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2024/" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 21 Maggio 2025)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>La regione italiana che riporta l&#8217;incidenza di consumo di suolo maggiore è la Lombardia (12,19%), seguita da Veneto (11,86%), Campania (10,57%) ed Emilia-Romagna (8,91%). Tre di queste aree si trovano a cavallo della Pianura Padana, l&#8217;area nella quale nell&#8217;ultimo anno (tra il 2022 e il 2023) <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Sintesi-rapporto-consumo-di-suolo-2024-ISPRA-SNPA.pdf#page=17" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si sono registrati i cambiamenti maggiori all&#8217;interno del paese</a>. A registrare invece l&#8217;incidenza minore Basilicata (3,21%), Trentino-Alto Adige (3,02%) e Valle d&#8217;Aosta (2,16%). In questo scenario, <strong>l&#8217;Abruzzo riporta un valore di circa due punti percentuale in meno rispetto alla media nazionale (5,03%).</strong> Sono in tutto 54.313,8 gli ettari in cui vi è una copertura artificiale.</p>


<div id="tra-i-capoluoghi-quello-con-lincidenza-maggiore-e-pescara-5159" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ci sono delle aree della regione più colpite da questo fenomeno. A livello provinciale, <strong>Pescara</strong> è il territorio che presenta le percentuali maggiori (<strong>7,2%</strong>), a cui seguono Teramo (6,65%), Chieti (6,33%) e L&#8217;Aquila (3,17%). <strong>A livello di comuni capoluogo, è sempre Pescara a registrare il dato più alto: poco più della metà del suolo disponibile risulta consumato con coperture artificiali (51,59%). </strong>Valori inferiori.a Chieti (21,18%), Teramo (9,98%) e L&#8217;Aquila (5,44%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/">Le zone litoranee sono quelle con più copertura artificiale della regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/">Suolo consumato al 2023 nei comuni abruzzesi</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_301199_tab3"><p>Per consumo di suolo si intende la variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale (definita come &#8220;suolo consumato&#8221;). Può essere permanente o reversibile.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.snpambiente.it/temi/suolo/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2024/" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 21 Maggio 2025)
                                        </p>
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<div id="le-aree-piu-colpite-sono-i-comuni-polo-1034-e-le-zone-litoranee-1745" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Mano a mano che ci si allontana dalle zone polo della regione, diminuisce il consumo di suolo.</strong> Queste infatti riportano un&#8217;incidenza del 10,34% mentre le zone cintura registrano il 6,42%, i comuni intermedi il 4,11%, le aree periferiche il 3,85% e quelle ultraperiferiche il 2,22%. <strong>Nel contesto della regione spiccano anche i comuni litoranei </strong>(17,45%) rispetto al resto dei territori (4,24%). Si tratta di aree a forte vocazione turistica, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-rilancio-del-turismo-in-abruzzo-passa-dalla-diversita-dei-suoi-territori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analizzare</a> in passato, ma anche di zone in cui vi è una maggiore densità abitativa rispetto alla montagna.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo spopolamento della montagna abruzzese è inevitabile?
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		





<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2023_consumodisuolo.xls" target="_blank" rel="noopener">Il consumo di suolo in Abruzzo.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=117314469" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia</a><a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license"> </a>(<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/">Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296522</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oltre 52mila persone hanno partecipato in Azerbaigian alla conferenza delle parti sul clima. Un’analisi delle figure presenti in veste di rappresentanti delle parti, ma anche di osservatori e facilitatori del processo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/">L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Si è appena conclusa la ventinovesima conferenza delle parti (Cop) che si è tenuta a Baku, in Azerbaigian.</strong> In due settimane si sono discusse al tavolo delle parti tematiche riguardanti l&#8217;energia, la finanza e la sostenibilità, in continuità rispetto a quanto era stato fatto l&#8217;anno precedente a Dubai. L&#8217;esito del meeting <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/risultati-cop29-clima/#:~:text=nel%202030.-,L%E2%80%99accordo%20sulla%20finanza%20per%20il%20clima%20raggiunto%20alla%20COP29%3A%20le%20reazioni,-Alcuni%20paesi%2C%20tra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è stato interpretato in modo univoco</a> dal dibattito pubblico.</p>



<p>Nel corso della conferenza, si prendono delle <a href="https://unfccc.int/cop29/auvs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decisioni</a> formali che possono essere legalmente vincolanti oppure no a seconda della presenza di una clausola abilitante sotto la quale si stipula il trattato. Un esempio tra i più discussi a livello di opinione pubblica è appunto il <a href="https://unfccc.int/news/cop29-un-climate-conference-agrees-to-triple-finance-to-developing-countries-protecting-lives-and" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New Collective Quantified Goal</a>, l&#8217;accordo sui finanziamenti dei paesi ricchi in favore di paesi in via di sviluppo che ammonta a 300 miliardi di dollari statunitensi annuali. Queste somme andranno stanziate con lo scopo di sostenere la transizione ecologica e le politiche di adattamento climatico. L&#8217;obiettivo finale è quello di sostenere la finanza di quei paesi per 1.300 miliardi all&#8217;anno entro il 2035, circa cinque volte in meno rispetto alle <a href="https://www.lse.ac.uk/granthaminstitute/wp-content/uploads/2024/11/Raising-ambition-and-accelerating-delivery-of-climate-finance_Third-IHLEG-report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">necessità stimate</a>. Ma a Cop ultimata non si raggiungono sempre degli accordi chiari, come sugli <a href="https://www.carbonbrief.org/cop29-key-outcomes-agreed-at-the-un-climate-talks-in-baku/#:~:text=Countries%20failed%20to%20reach%20an%20agreement%20on%20how%20the%20outcomes%20of%20last%20year%E2%80%99s%20%E2%80%9Cglobal%20stocktake%E2%80%9D%2C%20including%20a%20key%20pledge%20to%20transition%20away%20from%20fossil%20fuels%2C%20should%20be%20taken%20forward%20%E2%80%93%20instead%20shunting%20the%20decision%20to%20COP30%20next%20year%20in%20Brazil." target="_blank" rel="noreferrer noopener">elementi chiave</a> per la transizione dai combustibili fossili.</p>



<p><strong>Ma chi partecipa nello specifico alle Cop?</strong> Spesso si parla nel dibattito pubblico dei politici, dei diplomatici e dei rappresentanti dei governi nazionali ma non sono i soli che possono prendere parte all&#8217;evento. Ci sono molte altre persone che hanno lo scopo di orientare in qualche modo il risultato finale tra cui membri di centri studi, persone appartenenti all&#8217;ambito delle organizzazioni non governative ma anche lobbisti del settore fossile, come abbiamo avuto modo di raccontare in queste settimane nell&#8217;ambito della campagna Clean the Cop.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Segui la campagna fatta con A Sud e EconomiaCircolare.com
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		





<h3 class="wp-block-heading">Le partecipazioni alla Cop 29</h3>



<p><strong>Le conferenze delle parti vedono numerose figure al loro interno che hanno ruoli differenti.</strong> Innanzitutto, non tutti i partecipanti hanno la possibilità di intervenire all&#8217;interno dei negoziati: quello è un ruolo specifico dei rappresentanti delle parti che in questo caso sono i 196 paesi che si sono riuniti alla Cop. </p>


<div id="strillo-testo-block_7d81b250891b97309191744027a732db" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Alla Cop non ci sono solo i rappresentanti delle parti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Oltre alle parti propriamente dette, ci sono anche i partecipanti che possono prendere parte alla maggior parte dei negoziati come osservatori ma non sono autorizzati a parlare in rappresentanza dello stato che li ha nominati. Sono i possessori del <em>party overflow badge</em>. Sono ammesse anche le <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/overview/admitted-ngos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organizzazioni non governative</a>, le <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/admitted-igos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organizzazioni intergovernative</a> e <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/overview/united-nations-organizations" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quelle legate all&#8217;Onu</a>, comprese le agenzie specializzate.</p>



<p>Infine, sono presenti anche dei <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/conferences/the-big-picture/what-are-united-nations-climate-change-conferences/how-cops-are-organized-questions-and-answers#UN-Climate-Change-Secretariat" target="_blank" rel="noreferrer noopener">membri della stessa segreteria delle Nazioni unite</a> che hanno il ruolo di aiutare il buon funzionamento della conferenza sotto il profilo organizzativo e facilitare la partecipazione di coloro che non sono direttamente i rappresentanti delle parti, organizzando programmi di lavoro e incentivando momenti di dialogo tra i diversi portatori di interessi.</p>


<div id="tra-rappresentanti-e-osservatori-la-cop-29-ha-visto-la-partecipazione-di-oltre-52mila-persone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52.305 </span>i partecipanti alla Cop 29.</p>
			        </section>
		


<p>Il numero di partecipanti <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noreferrer noopener">online</a> e in <a href="https://unfccc.int/documents/643061">presenza</a> (riportati per la Cop 29 in via provvisoria) <strong>è inferiore rispetto a quello registrato l&#8217;anno precedente alla Cop 28 di Dubai, pari a 72.088.</strong></p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/circa-un-terzo-dei-partecipanti-alla-cop-29-erano-rappresentanti-delle-parti/">Circa un terzo dei partecipanti alla Cop 29 erano rappresentanti delle parti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/circa-un-terzo-dei-partecipanti-alla-cop-29-erano-rappresentanti-delle-parti/">I partecipanti alla Cop 29 divisi per categoria</a></h3>
                                    </div>
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                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati della <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noopener">segreteria Unfccc</a>                                                                <br>(consultati: martedì 26 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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<div id="i-rappresentanti-delle-parti-erano-17-680-circa-un-terzo-del-totale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La maggior parte delle persone che hanno partecipato alla conferenza era formalmente registrata come rappresentante delle parti: parliamo di circa un terzo del totale, pari a 17.680 persone.</strong> Seguono i partecipanti overflow (16.305) che comprendono sia delle persone nominate dai paesi (15.478) che dei membri della segreteria e delle agenzie delle Nazioni unite (827). Presenti anche altri soggetti osservatori come membri delle Ong (9.881), delle organizzazioni intergovernative (1.029) e delle agenzie specializzate dell&#8217;Onu (671). Le presenze dei media si attestano a 3.575.</p>


<div id="lazerbaigian-stato-ospitante-e-stato-il-paese-al-mondo-con-il-maggior-numero-di-delegati-2-229" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il numero di delegati per singolo paese varia molto tra i 196 stati aderenti. <strong>Considerando sia i rappresentanti delle parti che i rappresentanti overflow, lo stato che ha nominato più persone è il paese ospitante. Sono infatti 2.229 i rappresentanti dell&#8217;Azerbaigian.</strong> Segue il Brasile (1.914), paese in cui si terrà la prossima Cop. Oltre i mille rappresentanti anche per Turchia (1.878) e Emirati Arabi Uniti (1.011). Concentrandosi invece su chi ha inviato meno delegati, si rilevano Andorra (5), Corea del Nord (5), Nicaragua (3), Niger (2) e San Marino (2).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati/">L&#8217;Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati/">Gli stati mondiali ed europei con più partecipanti alla Cop 29</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati della <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noopener">segreteria Unfccc</a>                                                                <br>(consultati: martedì 26 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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<div id="lo-stato-europeo-con-piu-delegati-e-litalia-437" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>A livello europeo invece il paese che ha nominato più delegati è l&#8217;Italia (437). </strong>Il nostro paese si attesta in tredicesima posizione sul piano mondiale. Seguono Germania (325), Danimarca (216), Grecia (212) e Portogallo (201).</p>



<p>Foto: <a href="https://cop29.az/en/media-hub/media-gallery/28/album?slide=5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cop 29</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/">L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le importazioni di beni energetici in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297357</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia. Ascolta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">4,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il calo dell&#8217;energia lorda tra 2021 e 2022 in Unione europea.</strong> In termini assoluti, nel 2022 si assestava a 58.461 petajoule. Con questo valore si identifica la domanda di energia di un paese o di un territorio. La fonte energetica per cui si registra il calo maggiore è il gas naturale (-13,3%), principalmente dovuto alle instabilità tra Russia e Ucraina. Rimane comunque la seconda fonte del mix energetico europeo dietro al petrolio e i suoi derivati. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Si%20rileva%20un%20calo%20rispetto%20all%E2%80%99anno%20precedente%20del%204%2C5%25." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">quasi 18mila petajoule</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;ammontare delle esportazioni energetiche europee nel 2022</strong>. Sono invece circa 54mila le importazioni. A livello energetico quindi nel continente europeo l&#8217;import pesa molto di più rispetto all&#8217;export. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Per%20quel%20che%20riguarda%20invece%20importazioni%20ed%20esportazioni%2C%20nel%202022%20ammontavano%20rispettivamente%20a%2054.488%20petajoule%20e%2017.909%20petajoule." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">62,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la copertura delle importazioni della domanda energetica del continente nel 2022.</strong> Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, <span style="font-size: 15px;line-height: 22px"> la percentuale è andata aumentando fino al 2019 (60,5%) per poi diminuire tra 2020 e 2021, dove si è attestata al 55,5%.</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">97,7%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza delle importazioni di petrolio e derivati sull&#8217;energia lorda del continente europeo nel 2022.</strong> Alte anche le importazioni di gas naturale, che coprono il 97,6% della domanda. Minore invece quella di fonti fossili solide (45,8%) su cui non è da trascurare anche una riduzione della domanda complessiva. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=%C3%88%20possibile%20analizzare,%C3%A8%20in%20calo." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">19</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i paesi europei in cui le importazioni nette coprono più del 50% del fabbisogno energetico interno. </strong>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono particolarmente piccoli in termini di superficie. Si tratta di Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). In seguito a questi tre, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda del paese. Sono invece caratterizzati dall’incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295857</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più del 60% del fabbisogno di beni energetici in Ue è coperto dalle importazioni. In particolare, vengono importati la maggior parte dei beni energetici di tipo fossile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questi giorni è in corso a Baku, in Azerbaijan, la ventinovesima conferenza delle parti (Cop29), l&#8217;appuntamento annuale nel quale si discute lo stato degli impatti dei cambiamenti climatici e si definiscono gli impegni che ogni stato si assume per contrastarli. In particolare, al centro delle discussioni ci sono le <strong>questioni legate alla produzione e al consumo energetico degli stati aderenti alla conferenza</strong>, elementi su cui ha insistito anche l&#8217;<a href="https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-meloni-alla-cop29/27037" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervento</a> del governo italiano. D’altronde, tra i grandi paesi dell’Unione europea, l’Italia è uno di quelli che dipende di più dall’importazione di energia, sebbene questo sia un aspetto che riguarda tutti i paesi membri.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scopri la nostra campagna
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>La creazione di un mix energetico sostenibile che permetta un sostegno costante ai consumi è una necessità impellente</strong>, non soltanto per quel che riguarda l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente ma anche per evitare gli effetti di possibili instabilità geopolitiche che possono avere delle ricadute sulle importazioni di fonti fossili, come è stato per il caso della guerra in Ucraina. In questo quadro è importante comprendere, attraverso i dati disponibili, in che direzione sta andando il vecchio continente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La dipendenza energetica</h3>



<p>Ogni paese ha il proprio fabbisogno energetico. Questo viene rappresentato all&#8217;interno dei bilanci energetici europei dalla variabile dell&#8217;<strong>energia lorda</strong>. Per valutare quanto uno stato riesce con la propria produzione a gestire i consumi, si calcola il <strong>tasso di dipendenza energetica</strong>, che mette in relazione le importazioni nette (ovvero la differenza tra importazioni e esportazioni totali) e l&#8217;energia lorda. Questo numero, espresso in percentuale, dà un&#8217;idea generale di quanto uno stato dipenda dalle importazioni.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funzionano la produzione e il consumo di energia
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Se si ottiene un valore negativo, vuol dire che il paese è un esportatore netto di energia mentre se è positivo significa che è dipendente dalle importazioni. Un numero superiore al 100% indica invece che il paese sta accumulando i prodotti energetici.</p>



<p>Prima di entrare nel dettaglio dell&#8217;indicatore, è però utile fornire alcune informazioni di contesto. Stando ai <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13755859/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Eurostat</a>, in Unione europea, <strong>l&#8217;ammontare totale di energia lorda era nel 2022 pari a 58.461 petajoule</strong>. Si rileva un calo rispetto all&#8217;anno precedente del 4,5%. In particolare, è diminuito il fabbisogno di gas naturale (-13,3%). Si tratta di una diminuzione legata principalmente alle <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Energy_statistics_-_an_overview#Gross_available_energy:~:text=This%20decrease%20was%20mostly%20due%20to%20the%20demand%2Dreduction%20measures%20taken%20as%20a%20consequence%20of%20the%20Russian%20war%20on%20Ukraine.">tensioni tra Russia e Ucraina</a>, anche se il gas rimane la seconda fonte del mix energetico, dietro a petrolio e prodotti derivati. Un aspetto rilevante riguarda il fatto che le fonti rinnovabili sono in crescita, sorpassando i combustibili fossili solidi (come il carbone) dal 2018.</p>



<p>Per quel che riguarda invece importazioni ed esportazioni, nel 2022 ammontavano rispettivamente a 54.488 petajoule e 17.909 petajoule. <strong>Il continente registra un calo della produzione primaria di energia, al quale segue un incremento delle importazioni di prodotti energetici.</strong> Un aspetto che si riflette anche sull&#8217;indice di dipendenza energetica.</p>


<div id="in-unione-europea-il-625-del-fabbisogno-energetico-dipende-dalle-importazioni-nette" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Nel 2022 il 62,5% del fabbisogno energetico europeo dipende dalle importazioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Indice di dipendenza energetica nell&#8217;Unione europea (2013-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_s__custom_13725622/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: martedì 12 Novembre 2024)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-297066"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, la percentuale è in aumento fino al 2019 (60,5%) per poi calare tra 2020 e 2021 fino al 55,5%. <strong>Nel 2022 si registra invece un ulteriore aumento, raggiungendo il 62,5%.</strong></p>


<div id="limport-incide-principalmente-su-petrolio-e-derivati-977-e-gas-naturale-976" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>È possibile analizzare il dato a livello di singola fonte energetica. Nel 2022, la domanda europea più alta riguardava il <strong>petrolio e i derivati</strong>, raggiungendo i 21.523 petajoule. Le importazioni per questo tipo di prodotti ammontano al <strong>97,7%</strong>. Per quel che riguarda il <strong>gas naturale</strong>, la domanda (pari a 12.324 petajoule) viene coperta da importazioni per il <strong>97,6%</strong>. Parlando invece di fonti fossili solide, le importazioni coprono il 45,8% della domanda. Bisogna comunque puntualizzare che sia la produzione domestica che la domanda interna per questo ultimo tipo di prodotti è in calo.</p>


<div id="tra-i-paesi-piu-grandi-litalia-e-uno-di-quelli-che-dipende-di-piu-dalle-importazioni-di-energia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">In 19 paesi europei le importazioni coprono più del 50% del fabbisogno energetico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">Tasso di dipendenza energetica per i paesi europei (2022)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13756871/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 14 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-297080"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). Tuttavia, parliamo in tutti i casi di paesi di dimensioni molto ridotte. Subito dopo, invece, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). <strong>Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda. </strong>Sono invece caratterizzati dall&#8217;incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%).</p>



<p>Il quadro complessivo quindi è quello di un continente che dipende ampiamente dalle importazioni energetiche, in particolare per i combustibili fossili che ancora compongono una parte importante del mix energetico generale dell&#8217;Unione europea. </p>



<p>Risulta quindi importante compiere scelte concrete per<strong> direzionare sensibilmente la produzione domestica verso fonti rinnovabili</strong>, a partire dagli impegni che i singoli stati si potranno assumere nel contesto della Cop.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-piattaforma-petrolifera-in-mezzo-alloceano-al-tramonto-rqWWhKzVCaU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arvind Vallabh</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il patrimonio arboreo abruzzese e la sua importanza per le aree interne</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-patrimonio-arboreo-abruzzese-e-la-sua-importanza-per-le-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Nov 2024 11:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294549</guid>

					<description><![CDATA[<p>Foreste e alberi monumentali rappresentano un tassello importante nel contrasto ai cambiamenti climatici ma possono essere anche un elemento su cui innestare processi di sviluppo sostenibile dei territori. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-patrimonio-arboreo-abruzzese-e-la-sua-importanza-per-le-aree-interne/">Il patrimonio arboreo abruzzese e la sua importanza per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Una delle caratteristiche del territorio abruzzese è la forte eterogeneità, in primis tra il suo entroterra in progressivo spopolamento e la parte costiera densamente popolata.</strong> Questo elemento porta a un paesaggio fortemente differenziato, in cui convivono numerosi eco-sistemi fisici, storici e socio-economici: aree naturali, comuni a forte vocazione turistica, zone urbanizzate e territori a rischio spopolamento.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Abruzzo region has a complex polycentric structure, which covers a range of physical, historical, socio-economic environments, encompassing urban poles and rural areas, industrial districts, a touristic coastline characterised by territorial coalescence phenomena and shrinking mountain environments, historical towns and small villages at risk of depopulation.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://iris.gssi.it/handle/20.500.12571/27904" target="_blank">&#8211; F. Compagnucci, G. Morettini, Inner areas matter: a place-sensitive approach for the identification of the Daily Life Spaces in the Abruzzo Region (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Un elemento caratteristico delle aree interne è l&#8217;ampio patrimonio forestale.</strong> Il loro valore è definito da una numerosità di fattori: da un lato quello ambientale e paesaggistico, legato alla preservazione della biodiversità e alla salubrità del territorio, dall&#8217;altro quello economico, che comprende tutte le attività remunerative che si possono innestare nelle aree forestali.</p>


<div id="proteggere-il-patrimonio-arboreo-abruzzese-significa-occuparsi-di-piu-aspetti-dalla-cura-della-superficie-forestale-alla-tutela-degli-alberi-monumentali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questo è particolarmente vero per una regione come l&#8217;Abruzzo, definita il &#8220;<a href="https://www.esa.int/Space_in_Member_States/Italy/L_Abruzzo_regione_verde_d_Europa">polmone verde d&#8217;Europa</a>&#8220;. Il territorio abruzzese presenta tre parchi nazionali e numerose aree protette e naturali, che coprono circa un terzo della sua superficie. Per questo motivo, la regione è un territorio ricco di diversità naturali. Tra queste,<strong> si comprendono anche gli alberi monumentali</strong>, piante di grandi dimensioni con un importante valore paesaggistico, culturale ed ecologico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Che cosa sono le aree forestali</h3>



<p>Le definizioni di terreno forestale sono numerose a seconda degli enti rilevatori. L&#8217;inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio (Infc) si appoggia alla <a href="https://openknowledge.fao.org/server/api/core/bitstreams/531a9e1b-596d-4b07-b9fd-3103fb4d0e72/content#:~:text=OTHER%20WOODED%20LAND-,FOREST,reach%20these%20thresholds%20in%20situ.#page=10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">formulazione</a><strong> </strong>dell&#8217;organizzazione delle nazioni unite per l&#8217;alimentazione e l&#8217;agricoltura (<em>food and agriculture organization of the united nations</em>, FAO), accettata a livello globale. <strong>Stando alla definizione Fao, la superficie forestale è composta da bosco e altre terre boscate</strong>. Per bosco si intende una superficie terrestre che ha un&#8217;estensione superiore a 0,5 ettari con alberi più alti di 5 metri e una copertura vegetale superiore al 10%. Mentre le altre terre boscate comprendono anche in questo caso superfici superiori a 0,5 ettari con alberi che raggiungono oltre 5 metri di altezza. La copertura vegetale invece è compresa tra 5 e 10% e può essere combinata con arbusti e cespugli.</p>


<div id="strillo-testo-block_ed87c9fc672985369fe7ece5475f27c3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le foreste sono cruciali per contrastare i cambiamenti climatici e per lo sviluppo delle aree interne.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>La superficie forestale non include i terreni a uso prevalentemente agricolo o urbano.</strong> Per questa ragione, quando si parla di foresta non si comprendono tutti gli alberi presenti sul territorio analizzato. Questo viene fatto per ragioni ben precise: le aree forestali rappresentano un pezzo importante per il corretto funzionamento dell&#8217;ecosistema. Oltre a proteggere il suolo dall&#8217;erosione e ad essere parte del ciclo dell&#8217;acqua, assorbiscono l&#8217;anidride carbonica dall&#8217;atmosfera diventando un elemento fondamentale nel contrasto ai cambiamenti climatici. Ma rappresentano anche una risorsa importante per la popolazione rurale e un elemento cruciale per lo sviluppo sostenibile delle aree interne del paese, comprese quelle abruzzesi.</p>



<p>La superficie forestale rappresenta il 36,7% del suolo nazionale. Un dato che nasconde delle differenze a livello regionale.</p>


<div id="le-foreste-rappresentano-il-44-della-superficie-abruzzese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-44-della-superficie-abruzzese-e-di-tipo-forestale/">Il 44% della superficie abruzzese è di tipo forestale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-44-della-superficie-abruzzese-e-di-tipo-forestale/">Incidenza superficie forestale nelle regioni italiane (2015)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_295104_tab3"><p>Per superficie forestale si considera la somma di aree boschive e altre terre boscate:</p>
<ul>
<li>il bosco è una superficie terrestre che ha un’estensione superiore a 0,5 ettari con alberi più alti di 5 metri e una copertura vegetale superiore al 10%;</li>
<li>le altre terre boscate comprendono superfici superiori a 0,5 ettari con alberi che raggiungono oltre 5 metri di altezza, la copertura vegetale è compresa tra 5 e 10% e può essere combinata con arbusti e cespugli.</li>
</ul>
<p>Non sono incluse le aree prevalentemente urbane o agricole.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.inventarioforestale.org/it/statistiche_infc/" target="_blank" rel="noopener">inventario forestale nazionale italiano</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 26 Agosto 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/il-44-della-superficie-abruzzese-e-di-tipo-forestale.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295104"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>La regione con la più ampia superficie forestale è la Liguria (71,4%), seguita dalla provincia autonoma di Trento (65,6%), Sardegna (54%) e Toscana (51,7%). A registrare l&#8217;incidenza minore invece Veneto (25,5%), Sicilia (15,1%) e Puglia (9,9%). <strong>In questo scenario, l&#8217;Abruzzo è l&#8217;ottava regione in Italia: con il 44%, supera la media nazionale di oltre 7 punti percentuali.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli alberi monumentali in Abruzzo</h3>



<p>Il mantenimento delle foreste è cruciale per il mantenimento degli habitat naturali di numerose specie viventi. Ma la protezione del patrimonio arboreo non si gioca soltanto su un livello macro. Ci sono infatti degli alberi che ricoprono un importante ruolo dal punto di vista ecologico in quanto racchiudono ecosistemi particolari oppure generano un notevole interesse per dimensioni e forma. <strong>Si tratta degli alberi monumentali che rivestono queste funzioni in virtù della loro longevità e della loro grandezza.</strong> <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/11260#:~:text=Il%20numero%20complessivo,4288%20patriarchi%20verdi." target="_blank" rel="noreferrer noopener">In Italia</a> nel 2023 risultano iscritti negli elenchi 4.288 alberi. Di questi, <strong>294 si trovano in Abruzzo</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/gli-alberi-monumentali-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi
<br><strong>gli alberi monumentali in Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="quasi-il-7-degli-alberi-monumentali-italiani-si-trova-in-abruzzo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,9% </span>gli alberi monumentali italiani presenti in Abruzzo (2023).</p>
			        </section>
		


<p><strong>La maggioranza degli alberi monumentali abruzzesi si trova in ambiente non urbano.</strong> Parliamo di <strong>232 piante, il 78,9% di quelli presenti in regione.</strong> Si tratta di una tendenza nazionale: principalmente, gli alberi monumentali riescono a svilupparsi perché non vengono tagliati dall&#8217;essere umano quindi non è un caso che la maggior concentrazione si trovi in aree più lontane dai centri produttivi. Quindi, l&#8217;Abruzzo non rappresenta un&#8217;eccezione in questo senso.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13577" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Alberi monumentali d&#8217;Italia</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="la-maggior-parte-di-questi-si-trova-nelle-aree-interne-e-nella-montagna-interna" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-i-294-alberi-monumentali-in-abruzzo/">Scopri i 294 alberi monumentali in Abruzzo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-i-294-alberi-monumentali-in-abruzzo/">Alberi monumentali in Abruzzo (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_295183_tab3"><p>Gli alberi monumentali sono caratterizzati da un particolare interesse paesaggistico, estetico, naturalistico, storico o ecologico. Nel dato è possibile visualizzare la specie, l&#8217;altezza e la circonferenza del fusto.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Masaf                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/scopri-i-294-alberi-monumentali-in-abruzzo.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295183"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Scendendo nel dettaglio, <strong>la maggior parte degli alberi monumentali abruzzesi si trova nelle zone montane (211 piante, il 71,8%)</strong>. Oltre novanta alberi (94) si trovano all&#8217;interno di comuni di tipo intermedio, componendo il 32% del patrimonio arboreo monumentale della regione. Seguono per quantità di piante i comuni periferici (68, il 23,1%), quelli cintura (61, 20,7%), le città polo (42, 14,3%) e quelle ultraperiferiche (29, 9,9%). <strong>La maggior parte di queste piante si trova quindi nelle aree interne: si parla di 193 alberi, il 65% di quelli presenti in Abruzzo.</strong> Tra le caratteristiche più evidenti, quella che si rileva in più alberi è la monumentalità per età o dimensioni (277), seguito dal pregio paesaggistico (100) e da forma e portamento (96). La specie più ricorrente è la roverella (nome scientifico <em>quercus pubescens</em>) con 123 alberi su suolo regionale. L&#8217;albero più alto misura 45 metri di altezza ed è un faggio situato nel comune di Cappadocia (L&#8217;Aquila). Al contrario, quello con la circonferenza maggiore è un castagno di 1.205 centimetri a Valle Castellana (Teramo).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/alberimonumentali_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Alberi monumentali in Abruzzo.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/terzocchio/4719047838" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aurelio candido</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>


        <section class="link_ext">
	            
        </section>
		


<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-patrimonio-arboreo-abruzzese-e-la-sua-importanza-per-le-aree-interne/">Il patrimonio arboreo abruzzese e la sua importanza per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295839</guid>

					<description><![CDATA[<p>I siti di interesse nazionale (Sin) sono aree altamente inquinate e pericolose per l’ambiente e per la salute delle comunità locali. Sono più di 40 e si trovano in quasi tutte le regioni italiane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/">È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un recente <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=d6c3bca8-92ab-4c63-8360-062c2d81874a" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> della corte dei conti, <strong>la bonifica dei siti di interesse nazionale (Sin) è un&#8217;urgenza che va affrontata su più livelli, in sinergia tra stato e regioni. </strong>Questa è la prima indagine di portata nazionale che indaga lo stato di alcune di queste aree, la loro gestione e le criticità. Il quadro riporta una generale mancanza di efficacia degli interventi, causato da difficoltà di coordinamento sulle bonifiche e sui risarcimenti per i danni ambientali provocati.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Oltre alle implicazioni finanziarie, è fondamentale considerare i rischi per la salute pubblica dovuti all&#8217;inquinamento, specialmente per le patologie tumorali. Dopo la bonifica dei siti inquinati, è essenziale monitorare costantemente l&#8217;ambiente e la salute pubblica per garantire l&#8217;efficacia delle misure adottate. Il coinvolgimento delle comunità locali e delle parti interessate è cruciale per il successo delle bonifiche, richiedendo trasparenza e comunicazione efficace</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=d6c3bca8-92ab-4c63-8360-062c2d81874a" target="_blank">&#8211; corte dei conti &#8211; Fondo per la bonifica e messa in sicurezza dei siti di interesse nazionale (Sin)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="i-sin-sono-zone-ad-alto-rischio-ambientale-e-sanitario-causato-da-contaminazioni-di-inquinanti-derivati-da-attivita-umane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I siti di interesse nazionale sono delle <strong>zone considerate altamente a rischio in cui la quantità e pericolosità degli inquinanti presenti hanno un impatto sull&#8217;ambiente circostante sia sotto il profilo ecologico che sanitario.</strong> Parliamo per esempio delle aree in cui lo smaltimento dei rifiuti non è stato fatto correttamente oppure in cui ci sono stati degli incidenti che hanno provocato il rilascio di inquinanti nell&#8217;ambiente. I Sin possono ricoprire superfici molto ampie, sia su terra che su mare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dove si trovano i Sin</h3>



<p>Sotto il profilo normativo, la prima norma nazionale riguardante i Sin è il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.ministeriale:1999-10-25;471!vig=2024-10-16" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto ministeriale 471/1999</a> che stabiliva le procedure e modalità per la messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati. Ad oggi, la regolazione della materia dal punto di vista degli interventi è il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152!vig=2020-11-27" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo 152/2006</a>. I criteri inizialmente stabiliti nel decreto sono poi stati modificati con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-08-07;132!vig=2024-10-16" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 132/2012</a>. La modifica delle caratteristiche ha dato il via nel 2013 a una ricognizione dei Sin secondo le nuove linee guida, cambiando il numero totale di queste aree sul territorio nazionale.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin/">In Italia ci sono oltre 40 Sin</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin/">Sin presenti in Italia, per anno, dal 1998 al 2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/avanzamento-identificazione-sin-2024.jpg" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 14 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-296029"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-296029" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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<div id="attualmente-in-italia-ci-sono-42-sin" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Alla fine del 2023 i Sin in Italia sono 42, un numero rimasto invariato rispetto al 2020.</strong> Ma se analizziamo gli ultimi due decenni, notiamo come il numero di queste aree sia cresciuto notevolmente fino al 2012, quando ha raggiunto un picco. Con l’introduzione dei nuovi criteri, nel 2013 i siti sono diminuiti a 39 per poi avere un ulteriore incremento, fino ai 42 attuali. L&#8217;ultimo in ordine cronologico è quello dell&#8217;<a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/perimetrazione-del-sin-area-vasta-giugliano-napoli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Area vasta di Giugliano</a> (Napoli), individuato nel 2020.</p>



<p><strong>La regione che riporta il maggior numero di Sin è la Lombardia</strong>: ce ne sono 5 interamente compresi nel territorio della regione più un altro sito, quello di Pieve Vergonte, che si trova parzialmente anche sul territorio piemontese. Anche in Piemonte sono stati registrati 5 Sin, ma solo 4 interamente ricadenti sul territorio regionale. Seguono Toscana, Puglia e Sicilia con 4 siti e la Campania con 3. Le altre regioni italiane non ne individuano più di due (nessuno in Molise).</p>


<div id="comprendono-lo-049-del-territorio-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_a79a7d250585384bf5383bf33b59e78c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Lombardia ci sono 6 Sin, non se ne registrano in Molise.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per quel che riguarda la superficie, può variare nel tempo. Come puntualizzato da <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>, le misurazioni possono portare alla scoperta di nuove aree contaminate o gli impatti possono estendersi con il tempo su un territorio più vasto. Complessivamente, <strong>i Sin si estendono su terra per poco meno di 149mila ettari, circa lo 0,40% del territorio del paese. Le aree su mare invece sono poco più di 77mila ettari.</strong></p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/">Il Sin di Casale Monferrato è esteso per più di 70mila ettari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/">Localizzazione ed estensione in ettari dei siti di interesse nazionale (Sin) in Italia, nel 2023</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/">Il Sin di Casale Monferrato è esteso per più di 70mila ettari &#8211; Localizzazione ed estensione in ettari dei siti di interesse nazionale (Sin) in Italia, nel 2023</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_296036_tab3"><p>I siti di interesse nazionale (Sin) sono delle zone considerate altamente a rischio in cui la quantità e pericolosità degli inquinanti presenti hanno un impatto sull&#8217;ambiente circostante sia sotto il profilo ecologico che sanitario. Come puntualizzato da <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>, le misurazioni possono portare alla scoperta di nuove aree contaminate o gli impatti possono estendersi con il tempo su un territorio più vasto.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/siti-contaminati/siti-contaminati-di-interesse-nazionale" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-296036"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-296036" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			

<div id="in-piemonte-e-sardegna-i-due-sin-con-maggiore-estensione-a-terra-e-a-mare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il sito che riporta l&#8217;estensione a terra maggiore è quello di <a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/sin-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casale Monferrato</a>, in Piemonte. Si estende per quasi 74mila ettari che comprendono ben 48 comuni, di cui la maggioranza (45) in provincia di Alessandria, oltre che in quelle di Vercelli (2) e Asti (1). <strong>Sull&#8217;area sono presenti materiali da costruzione che contengono amianto che provengono dallo stabilimento ex Eternit.</strong> Nelle aree vicine allo stabilimento, è stato rilevato amianto nei suoli e nei sedimenti. Il Sin è stato incluso nell&#8217;elenco con la legge 462/1998.</p>


<div id="strillo-testo-block_0ea55611211be1dd6c59269dac524ee0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Piemonte il sito con più estensione a terra, in Sardegna quello con la maggiore estensione a mare.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Quello che invece registra l&#8217;estensione a mare più ampia è quello chiamato <a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/sin-34/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sulcis &#8211; Iglesiente &#8211; Guspinese</a> in Sardegna. Comprende circa 32mila ettari di area a mare più quasi 20mila ettari a terra. Di questi ultimi, 9.100 ettari sono situati in aree minerarie. È situato tra la provincia di Sud Sardegna e l&#8217;area della città metropolitana di Cagliari. La zona è stata principalmente interessata da attività minerarie che hanno portato a <strong>progressive contaminazioni di metalli pesanti dei suoli e delle acque sotterranee.</strong> Sono anche presenti delle aree caratterizzate da inquinamento da Ipa, luoruri, idrocarburi e contaminanti legati ai clicli produttivi del cloro soda e del dicloroetano.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/darkbyte/2629489642/in/photolist-51mPEj-zBVWaS-4y1R3q-edRzkK-qT8rJ1-qdUZ1t-e31qxG-qT9HMU-e31qmE-e2UJWR-8175yN-qT9HFS-e2UJZR-e31qth-e31qoC-e31qoo-e2UJJP-e31qyj-e2UJUD-e31quE-cLKqeC-z1dit-6FoAxg-fHq7N-9T6nZ7-fm4Y71-VCuTu2-4BwNPe-jP3Cwv-cF9mQf-9aHWkD-aNT5YR-oeavBm-oeab7G-ddrAp5-geUSg-687RfP-VCuTpx-816jo9-fqTWH-ovCj7S-V3kgVd-9Cv1To-74ru4S-fsswD-fuUCR-8479jb-6xGpNp-o6PE6Z-fyrSt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonio Seprano</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/">È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295339</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alluvioni e disastri naturali sono in aumento e generano ingenti costi economici, oltre che ambientali. Ma in Italia solo il 5% dei danni è coperto da assicurazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le alluvioni che in questi giorni hanno coinvolto l’Emilia Romagna e la Toscana hanno riacceso i riflettori, per l’ennesima volta, sul tema degli eventi climatici pericolosi. </strong>Questi ultimi sono in aumento su scala globale, secondo la quasi totalità degli <a href="https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/chapter/chapter-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> e degli istituti dedicati. Gli eventi estremi sono legati per lo più all’aumento delle temperature medie globali, che vede tra le cause principali le attività umane. <strong>I fenomeni anomali, che vanno dalle alluvioni alle <a href="https://www.openpolis.it/le-ondate-di-calore-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ondate di calore</a>, hanno una forte ricaduta anche sulla società interessate oltre che sull&#8217;ambiente colpito. </strong></p>


<div id="strillo-testo-block_44bad4eb0d6dd7d9667723dc40e7a3ef" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli eventi climatici pericolosi generano anche perdite economiche.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Come è prevedibile quindi, hanno un costo  anche in termini economici.</strong> Prendendo come esempio l&#8217;Emilia-Romagna, gli eventi recenti si sono abbattuti su un territorio che già presenta delle fragilità, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-territorio-a-rischio-alluvioni-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, sul quale da tempo avvengono alluvioni e inondazioni. Se consideriamo anche solamente l’alluvione del maggio 2023, la regione <a href="https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/2023/giugno/alluvione-oltre-8-8-miliardi-di-euro-la-stima-provvisoria-dei-danni-di-cui-1-8-per-interventi-necessari-a-fare-fronte-emergenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha stimato</a> danni che sfiorano i 9 miliardi di euro. Di questi, 1,8 riguardano interventi emergenziali per la sicurezza come la riparazione degli argini e delle strade. Le valutazioni riguardano principalmente i danneggiamenti ai privati (2,1 miliardi), alle imprese (1,2) e al comparto agricolo (1,1).</p>






<p>Ogni singolo evento che crea delle perdite mina la stabilità delle comunità locali ma rappresenta anche un costo per lo stato, che spesso ha un ruolo nel contribuire ad ammortizzare il peso sui privati che hanno subito dei danni. <strong>Per strutturare al meglio gli aiuti, garantire una maggiore sicurezza ai cittadini e per mettere in atto strategie di adattamento sul lungo periodo, è cruciale contestualizzare i dati locali a livello nazionale e sovranazionale.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si quantificano le perdite economiche per eventi climatici estremi</h3>


<div id="lagenzia-europea-per-lambiente-ha-calcolato-un-indicatore-per-stimare-le-perdite-economiche-legate-a-eventi-climatici-estremi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Al momento non esiste una metodologia condivisa su come misurare i danni economici legati strettamente ai cambiamenti climatici. <strong>L&#8217;agenzia europea per l&#8217;ambiente (Eea) ha però costruito un indicatore che permette di avere dei dati storici sulle perdite confrontabili tra i singoli paesi europei.</strong> Viene pure utilizzato nella misurazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;agenda 2030, all&#8217;interno del <a href="https://www.globalcompactnetwork.org/it/il-global-compact-ita/sdgs/business-sdgs/1374-sdg-13-promuovere-azioni-a-tutti-i-livelli-per-combattere-il-cambiamento-climatico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">goal 13</a> relativo al contrasto ai cambiamenti climatici.</p>



<p>Le numerose cause di eventi ambientali pericolosi vengono raggruppate in tre ambiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>eventi meteorologici</strong> legati a fenomeni atmosferici come le tempeste e i fulmini;</li>



<li><strong>eventi idrologici</strong> collegati al ciclo dell’acqua, tra i quali rientrano per esempio le inondazioni;</li>



<li><strong>eventi climatici</strong> connessi a aspetti climatologici come le ondate di calore o di freddo.</li>
</ul>


<div id="in-unione-europea-nel-2022-ci-sono-stati-523-miliardi-di-euro-di-danni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Nel 2022 sono stati circa 52,3 i miliardi di euro quantificati in Ue per queste perdite economiche</strong>, di cui il 78% è legato a fenomeni climatologici (40,9 miliardi).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">650 miliardi </span>le perdite economiche stimate in Unione europea tra il 1980 e il 2022.</p>
			        </section>
		


<p>I primi dati dell’indicatore economico che misura il danno fanno riferimento al 1980. Per mantenere il dato confrontabile tra gli anni, quindi, è stato ricalcolato a prezzi costanti del 2022.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche in Ue per eventi climatici estremi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche derivate da eventi ambientali pericolosi, dal 2002 al 2022, nei paesi dell’Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/CLI_IAD_LOSS__custom_12939495/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 19 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295354"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Il dato del 2022 è in leggero calo rispetto a quello del 2021</strong>, dove si attestava a 59,4 miliardi di euro. Quest&#8217;ultimo è il picco più alto registrato non solo negli ultimi 20 anni ma dall&#8217;inizio della misurazione, datata 1980. Il valore di quell&#8217;anno è stato particolarmente alto per via dei danni legati al ciclo dell&#8217;acqua, pari al 77% (45,5 miliardi) delle perdite complessive.</p>



<p>Naturalmente, non tutti i paesi europei hanno rilevato le stesse perdite tra il 1980 e il 2022. Per avere un&#8217;idea più chiara, Eea <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related#:~:text=Figure%202.%20Economic%20losses%20and%20fatalities%20caused%20by%20weather%20%2D%20and%20climate%20%2D%20related%20extreme%20events%20(1980%2D2022)%20%2D%20per%20country" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha calcolato</a> per ogni stato la perdita pro capite per questo arco di tempo.</p>


<div id="i-danni-piu-costosi-tra-1980-e-2022-si-sono-registrati-in-slovenia-3-245-euro-pro-capite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">In Slovenia oltre 3mila euro di perdite pro capite per fenomeni climatici pericolosi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">Perdite pro capite cumulate dal 1980 al 2022 per eventi climatici pericolosi nei paesi dell&#8217;Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>.                                                                <br>(consultati: lunedì 23 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295356"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>In generale, il paese con le perdite economiche pro capite maggiori è la <strong>Slovenia (3.425 euro)</strong>, seguita da Lussemburgo (2.700), Germania (2.065) e Spagna (1.977). Negli ultimi quattro decenni, le perdite per persona sono invece minori in Slovacchia (333 euro pro capite), Estonia (217) e Malta (118). In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca al sesto posto tra gli stati europei, con 1.918 euro pro capite.</strong></p>


<div id="in-ue-il-195-delle-perdite-tra-1980-e-2022-e-stato-coperto-da-unassicurazione-in-italia-appena-il-5" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tra il 1980 e il 2022 quasi un quinto (il <strong>19,5%</strong>) dei danni prodotti in Ue da fenomeni estremi è stato coperto da assicurazioni. Anche in questo caso il dato varia particolarmente tra i paesi europei. L’incidenza maggiore è stata registrata in Danimarca (61%), Lussemburgo (50%), Belgio e Paesi Bassi (39%); quella minore in Lituania, Romania (1%), Cipro e Bulgaria (2%).<strong> In Italia il 5% dei danni economici con una qualche copertura di tipo assicurativo.</strong> È lo stesso valore di Spagna, Ungheria e Lettonia.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/32100104@N07/6291052555/in/photostream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sirio Negri</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le notti tropicali in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-notti-tropicali-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294631</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi&#160;&#8220;Il preoccupante aumento delle notti tropicali&#8220;. Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-notti-tropicali-in-italia/">Le notti tropicali in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi&nbsp;&#8220;<a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il preoccupante aumento delle notti tropicali</a>&#8220;.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">58,3</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le notti tropicali mediamente registrate nei capoluoghi italiani nel 2022. </strong>Con questa espressione si intende un fenomeno climatico estremo in cui la temperatura notturna non scende al di sotto dei 20 gradi. In termini assoluti, sono state segnalate in tutto 6.182 notti nelle 109 città monitorate. <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=58%2C3%20le%20notti%20tropicali%20medie%20per%20capoluogo%20(2022)." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">52</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i capoluoghi di provincia italiani che riportano dati al di sopra della media nazionale. </strong>Si trovano principalmente nelle aree della pianura padana e nel meridione. In particolare in Sicilia, un territorio che spesso deve fare i conti con fenomeni climatici estremi legati al caldo. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-52-i-capoluoghi-di-provincia-che-riportano-dati-sopra-la-media-nazionale/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">122</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le notti tropicali registrate a Messina nel 2022.</strong> Si tratta del capoluogo italiano che ne registra di più. Si tratta di circa un terzo delle notti dell&#8217;anno considerato. Seguono Reggio Calabria e Agrigento (entrambe a 121) e Palermo (119). Ne sono state segnalate di meno invece ad Avellino (4), Aosta (2) e Rieti (1). Non ne risultano a Belluno e Isernia. <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=Il%20comune%20capoluogo,ne%20sono%20registrate." target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">+46,8</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incremento nel 2022 delle notti tropicali a Bologna rispetto al periodo medio calcolato tra 2006-2015. </strong>È il capoluogo di regione italiano con l&#8217;incremento maggiore. Seguono Genova (+45,4), Milano (+43,5), Cagliari (+40,3) e Torino (+35,2). Aumenti minori invece a Potenza (+8,0), Trento (+7,7), L’Aquila (+3,0) e Aosta (+0,6). Non ci sono capoluoghi di regione dove si registra invece una diminuzione. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">+65,4</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;aumento delle notti tropicali nel 2022 a Oristano, capoluogo di provincia in cui l&#8217;incremento è più alto. </strong>Anche in questo caso, il calcolo avviene rispetto al periodo medio 2006-2015. Seguono Bologna (+46,8 ), Genova (+45,4) e Massa Carrara (+43,9). Le diminuzioni maggiori invece a Verona (-12,6) Macerata (-15,6) e Teramo (-16,8). <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=Se%20si%20comprendono,e%20Teramo%20(%2D16%2C8)." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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		<title>Il preoccupante aumento delle notti tropicali</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=293919</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mediamente, in Italia per 58,3 notti la temperatura non è scesa sotto i 20 gradi. Il fenomeno colpisce di più il sud, la pianura padana e le città densamente urbanizzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/">Il preoccupante aumento delle notti tropicali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ultimamente, il pianeta Terra ha visto il giorno più caldo mai registrato nella sua storia recente. Secondo le rilevazioni di <a href="https://climate.copernicus.eu/new-record-daily-global-average-temperature-reached-july-2024#:~:text=The%20Earth%20has%20just%20experienced,*%2C%20at%2017.16%C2%B0C." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Copernicus</a>, il programma europeo che si occupa di rilevazioni satellitari, <strong>la media della temperatura globale si è assestata a 17,16 gradi durante la giornata del 22 luglio.</strong> Questo valore supera il record precedente, registrato solo un giorno prima, di 17,09 gradi e rompe a sua volta il massimo rilevato il 6 luglio 2023 pari a 17,08 gradi. La temperatura media del 23 luglio non è incrementata ulteriormente ma si è comunque mantenuta molto vicina ai valori dei giorni antecedenti (17,15°C).</p>



<p><strong>Questo trend ha suscitato grande preoccupazione dal momento che l&#8217;incremento rispetto all&#8217;anno precedente è considerato dagli esperti particolarmente importante.</strong> Visti gli andamenti, ci si aspetta quindi che nei prossimi mesi e anni ci possano essere temperature ancora maggiori rispetto ai picchi registrati in questi giorni.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>On July 21st, C3S recorded a new record for the daily global mean temperature.  What is truly staggering is how large the difference is between the temperature of the last 13 months and the previous temperature records. We are now in truly uncharted territory and as the climate keeps warming, we are bound to see new records being broken in future months and years.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://climate.copernicus.eu/new-record-daily-global-average-temperature-reached-july-2024#:~:text=On%20July%2021st,months%20and%20years." target="_blank">&#8211; Carlo Buontempo, programma Copernicus, 25 luglio 2024</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questi incrementi anomali della temperatura dipendono, oltre che dagli <a href="https://climate.copernicus.eu/new-record-daily-global-average-temperature-reached-july-2024#:~:text=The%20ranking%20for%202024%20will%20largely%20depend%20on%20the%20development%20and%20intensity%20of%20the%20next%20phase%20of%20the%20El%20Ni%C3%B1o%20Southern%20Oscillation%20(ENSO)%20(i.e.%20when%20and%20how%20strongly%20La%20Ni%C3%B1a%20develops)." target="_blank" rel="noreferrer noopener">sviluppi della fase del Niño</a>, dalle emissioni di gas a effetto serra di natura antropica, la cui riduzione è considerata sempre più urgente dalla comunità scientifica.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The need to reduce greenhouse gas emissions is more urgent than ever before. Climate action is not a luxury but a must.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://climate.copernicus.eu/july-2023-sees-multiple-global-temperature-records-broken#:~:text=The%20need%20to%20reduce%20greenhouse%20gas%20emissions%20is%20more%20urgent%20than%20ever%20before.%20Climate%20action%20is%20not%20a%20luxury%20but%20a%20must." target="_blank">&#8211; Petteri Taalas, organizzazione meteorologica mondiale, 8 luglio 2023</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Il caldo eccessivo e prolungato è uno di quegli eventi climatici estremi che causa una forte pressione ambientale nei centri urbani.</strong> La sua misurazione avviene da un lato considerando le temperature medie, indice di un generale processo di riscaldamento, e dall&#8217;altro registrando gli eventi anomali come periodi prolungati di caldo o temperature estreme.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Le notti tropicali nei capoluoghi italiani</h3>


<div id="le-notti-tropicali-sono-un-fenomeno-climatico-estremo-in-cui-la-temperatura-notturna-non-scende-sotto-i-20-gradi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Uno degli indicatori utilizzati da Istat per inquadrare queste dinamiche anomale è quello delle <strong>notti tropicali</strong>. Con questa espressione, <strong>si intendono le notti in cui la temperatura non scende al di sotto dei 20 gradi.</strong> Secondo i <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/temperatura-e-precipitazione-nei-comuni-capoluogo-di-provincia-anno-2022-serie-storica-2006-2022/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> Istat, durante il 2022, sono state in tutto 6.182 le segnalazioni di questo fenomeno registrate nei 109 capoluoghi di provincia italiani.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58,3 </span>le notti tropicali medie per capoluogo (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Questi dati consentono di avere una visione più generale di queste dinamiche che però si presentano in modo diverso nelle città italiane. È quindi cruciale analizzare il dato a livello dei singoli capoluoghi.</p>


<div id="nel-2022-a-messina-ci-sono-state-122-notti-tropicali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-52-i-capoluoghi-di-provincia-che-riportano-dati-sopra-la-media-nazionale/">Sono 52 i capoluoghi di provincia che riportano dati sopra la media nazionale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-52-i-capoluoghi-di-provincia-che-riportano-dati-sopra-la-media-nazionale/">Notti tropicali registrate nei capoluoghi italiani (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_293942_tab3"><p>Il dato rappresenta il numero di notti tropicali registrate nei capoluoghi italiani. Per “notti tropicali” si intende nottate in cui la temperatura non scende sotto i 20°C. Non risultano disponibili alla data di pubblicazione i dati di Lucca, Nuoro e Ravenna.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/temperatura-e-precipitazione-nei-comuni-capoluogo-di-provincia-anno-2022-serie-storica-2006-2022/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 25 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-293942"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293942" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Il comune capoluogo in cui si registra il maggior numero di notti tropicali è <strong>Messina</strong>: nella città siciliana sono state 122 le notti con temperature troppo alte. Seguono Reggio Calabria, Agrigento (entrambe a 121) e Palermo (119). <strong>In questi territori, circa un terzo delle notti del 2022 riportava temperature sopra i 20 gradi.</strong> Nel complesso, sono 52 i capoluoghi che riportano valori superiori alla media nazionale. Minori notti tropicali ad Avellino (4), Aosta (2) e Rieti (1). A Belluno e a Isernia invece non se ne sono registrate.</p>


<div id="strillo-testo-block_8a7d2d8dec13637b61c3c3148b08fd26" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La Sicilia è tra le zone più colpite.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Le zone del paese che risultano colpite più a lungo durante l&#8217;anno sono le <strong>aree del meridione,</strong> in particolare come abbiamo visto la Sicilia. Si tratta di territori in cui spesso bisogna fare i conti con fenomeni di <a href="https://www.regione.sicilia.it/istituzioni/regione/strutture-regionali/assessorato-agricoltura-sviluppo-rurale-pesca-mediterranea/dipartimento-agricoltura/siccita-2022" target="_blank" rel="noreferrer noopener">grave siccità</a> e temperature estreme. L&#8217;11 agosto 2021, nella regione <a href="https://wmo.int/news/media-centre/wmo-confirms-verification-of-new-continental-european-temperature-record" target="_blank" rel="noreferrer noopener">è stata registrata</a> la massima più alta mai misurata nel continente: 48,8 gradi, una temperatura che supera di 0,8 il precedente record europeo. Ma si rilevano valori superiori alla media nazionale anche nella <strong>pianura padana</strong> e nelle <strong>città densamente edificate.</strong> I capoluoghi che si trovano lungo l&#8217;arco alpino o quello appenninico invece riportano più frequentemente valori minori della media nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno in aumento che va monitorato</h3>



<p><strong>Il numero di notti in cui si registrano oltre 20 gradi è aumentato rispetto alla media del periodo 2006-2015.</strong> Anche in questo caso, il valore varia molto tra i comuni considerati dalla rilevazione Istat. Andiamo dunque ad analizzare nel dettaglio i valori per i capoluoghi di regione.</p>


<div id="a-bologna-lincremento-maggiore-rispetto-alla-media-2006-2015-468" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/">Notti tropicali in aumento in tutti i capoluoghi di regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/">Variazioni del numero di notti tropicali registrato nel 2022 rispetto al dato medio calcolato sul periodo 2006-2015</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/">Notti tropicali in aumento in tutti i capoluoghi di regione &#8211; Variazioni del numero di notti tropicali registrato nel 2022 rispetto al dato medio calcolato sul periodo 2006-2015</a></div>
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			        			                                <div id="chart_293937_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_293937_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_293937_tab3"><p>Il dato rappresenta la variazione di notti tropicali registrate nel 2022 rispetto al valore medio 2006-2015. Per “notti tropicali” si intende nottate in cui la temperatura non scende sotto i 20°C.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/tavole-di-dati/temperatura-e-precipitazione-nei-comuni-capoluogo-di-provincia-anno-2022-serie-storica-2006-2022/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 25 Luglio 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-293937"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-293937" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>Tutti i capoluoghi di regione segnano un incremento delle notti tropicali. Tra questi, quello maggiore si registra a <strong>Bologna</strong>: 46,8 notti rispetto alla media calcolata nel periodo 2006-2015. Seguono Genova (+45,4), Milano (+43,5), Cagliari (+40,3) e Torino (+35,2). Aumenti minori invece a Potenza (+8,0), Trento (+7,7), L&#8217;Aquila (+3,0) e Aosta (+0,6). </p>



<p>Se si comprendono anche i capoluoghi di provincia, le variazioni maggiori si registrano a <strong>Oristano</strong>, dove l&#8217;incremento è pari a 65,4 notti. Seguono le già citate Bologna e Genova, Massa Carrara (+43,9) e Milano. In sette comuni si registra invece una diminuzione di questo fenomeno: Isernia (-0,2), Belluno (-0,4), Caserta (-0,5), Ascoli Piceno (-1,3), Verona (-12,6) Macerata (-15,6) e Teramo (-16,8).</p>


<div id="visti-i-rapidi-cambiamenti-monitoraggio-e-piani-di-adattamento-sono-cruciali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_3b6f65a81d33d5cd2d5aba4fc2f012f7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In una situazione che cambia velocemente, il monitoraggio è essenziale.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Si tratta di valori importanti che purtroppo danno concretezza alle proiezioni di breve e lungo periodo delle variazioni climatiche.</strong> Come per esempio quella calcolata dall&#8217;agenzia europea per l’ambiente (<a href="https://www.eea.europa.eu/it/highlights/frequenza-e-gravita-dei-pericoli#:~:text=L%E2%80%99Europa%20meridionale%20dovrebbe%20mettersi%20in%20grado%20di%20far%20fronte%20a%20estati%20pi%C3%B9%20calde%2C%20siccit%C3%A0%20pi%C3%B9%20frequenti%20e%20un%20maggiore%20pericolo%20di%20incendi." target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eea</a>), in cui si afferma che le aree dell&#8217;Europa meridionale potranno vivere estati più calde, condizioni di siccità più frequenti e un maggiore pericolo di incendi. Vista la rapidità con cui si evolve la situazione, <strong>il monitoraggio di questi effetti climatici estremi è di cruciale importanza per effettuare una corretta pianificazione degli interventi di adattamento.</strong> Si tratta di operazioni cruciali non soltanto per gli ecosistemi dei territori e per le comunità che li abitano ma anche per numerosi settori economici in cui l&#8217;impatto di questi fenomeni è particolarmente alto.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ombra-del-ventilatore-da-soffitto-a-5-pale-sul-soffitto-CN2h4eUbFGw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jason Anderson</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/">Il preoccupante aumento delle notti tropicali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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