cultura del dato Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/cultura-del-dato/ Fri, 26 May 2023 08:49:03 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 I dati sul Pnrr del governo contengono errori e anomalie https://www.openpolis.it/i-dati-sul-pnrr-del-governo-contengono-errori-e-anomalie/ Thu, 25 May 2023 10:02:35 +0000 https://www.openpolis.it/?p=258298 Sul piano il governo confonde la trasparenza con la comunicazione. Tra localizzazioni errate e importi sballati i progetti finanziati e pubblicati da Italia domani mostrano numerose criticità.

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Localizzazioni territoriali, importi di finanziamento e soggetti attuatori. Sono solo alcune delle categorie sulle quali stiamo riscontrando importanti criticità nei dati rilasciati dal governo, attraverso il portale Italia domani, sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Ancora una volta siamo costretti a chiedere maggiore chiarezza su un piano di finanziamenti così imponente. Ancora una volta siamo costretti a evidenziare che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni confonde la comunicazione politica con la trasparenza.

Si tratta di informazioni la cui pubblicazione abbiamo ottenuto non senza difficoltà, attraverso una campagna di pressione realizzata insieme ad altre organizzazioni delle società civile, oltre che di richieste di accesso agli atti.

La trasparenza è uno strumento fondamentale per la valutazione delle politiche pubbliche, ancora più importante quando si parla di un piano di finanziamenti che assegna miliardi di euro ed è costantemente al centro del dibattito. È insomma anche una questione di democrazia, oltre che di risorse pubbliche.

Per queste ragioni riteniamo giusto evidenziare alcune delle principali criticità dei dati rilasciati dal governo e da noi sistematizzati e geolocalizzati su OpenPNRR.

Trasparenza, informazione, monitoraggio e valutazione del PNRR

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Si tratta di errori e ambiguità in parte segnalate anche dalla community di utenti che quotidianamente monitorano il piano su OpenPNRR (oltre 500), oltre che da parte di giornalisti e amministratori pubblici che ci hanno scritto.

I problemi sulla localizzazione dei progetti

Molti progetti riguardano interventi in ambito nazionale ma vengono territorializzati in base al comune in cui si trova la sede del soggetto attuatore. Questo non consente di fare una valutazione puntuale e corretta sull’impatto che i fondi del Pnrr avranno sui singoli territori.

Progetti finanziati per centinaia di milioni di euro sono stati erroneamente localizzati a Roma.

Un esempio lampante riguarda il comune di Roma: almeno 13 progetti classificati come nazionali (quindi impossibile da territorializzare) sono stati localizzati nella capitale solo perché lì si trova la sede istituzionale dei soggetti attuatori. Parliamo di 779 milioni di euro, di cui 400 milioni per un progetto sul ripristino e la tutela dei fondali marini di cui il soggetto attuatore è l’istituto per la protezione dell’ambiente (Ispra) e altri 339 milioni sulla digitalizzazione, la cui titolarità è in mano a diversi ministeri. Nel caso di Roma abbiamo provveduto a riclassificare le incongruenze.

Altri progetti, invece, evidenziano errate sovrapposizioni territoriali. Per esempio viene indicato un comune e insieme tutta la regione in cui questo si trova, o al contrario si indica un ambito nazionale quando invece il progetto riguarda uno specifico perimetro territoriale di intervento.

Le incongruenze sugli importi dei finanziamenti

Rispetto all’ammontare delle risorse ci sono criticità sulle fonti di provenienza dei finanziamenti. Ci siamo accorti di questo problema perché la somma di alcuni progetti riferiti alla stessa misura riportano importi complessivi maggiori della misura stessa.

Un problema non da poco, considerando che parliamo di fondi su progetti finanziati per miliardi di euro.

Per esempio i progetti finanziati nell’ambito del piano innovativo per la qualità abitativa (Pinqua) cubano 785 milioni di euro in più rispetto alla misura del piano cui si riferiscono. Lo stesso accade per interventi sulla rigenerazione urbana (74,6 milioni in più) e sui piani urbani integrati (4 milioni).

È altrettanto chiaro che queste risorse aggiuntive siano state messe nero su bianco attraverso decreti legge o bilanci dei rispettivi ministeri. Tuttavia, il fatto che su Italia domani non sia stato segnalato in alcun modo genera confusione.

Circa 2mila progetti sarebbero stati finanziati ma l’importo risulta zero.

Inoltre abbiamo rilevato che circa duemila progetti che Italia domani presenta come finanziati, in realtà mostrano un valore pari a zero nella voce relativa alle fonti di finanziamento. Infine, ci sono alcuni progetti i cui importi corrispondono (o quasi) all’intero ammontare delle misure di riferimento.

La confusione sui soggetti attuatori

Rispetto ai soggetti attuatori, invece, abbiamo riscontrato errori in decine di progetti.

64 i progetti finanziati al 1 marzo che non presentano un soggetto attuatore o dove è palesemente errato.

Quattordici di questi, per esempio, riportavano la regione Veneto come soggetto attuatore ma sono localizzati in Puglia.

La mappa su OpenPNRR prima della correzione degli errori di Italia domani

Inoltre la denominazione dei soggetti attuatori non è sempre ben esplicitata, a svantaggio della chiarezza delle informazioni e della sistematizzazione delle stesse.

Altri dati, tra quelli rilasciati recentemente su Italia domani, non presentano errori conclamati ma mostrano anomalie, che possono portare a pensare che i set di dati non siano completi. Un esempio è rappresentato dalla misura Transizione 4.0: complessivi 18,46 miliardi di euro di risorse destinate ma 4 progetti finanziati, per importi totali pari a soli 578mila euro.

Le imprecisioni e le incertezze impediscono le potenzialità di un monitoraggio strutturale.

Oltre a rilevare alcune incoerenze dei codici unici dei progetti (Cup) tra Italia domani e il portale governativo dedicato Opencup, evidenziamo anche che alcuni progetti riportano la stessa chiave di identificazione (Cup + Clp – Codice Locale del Progetto), che al contrario dovrebbe essere univoca.

Molti progetti, poi, sono stati intitolati in formati non proprio user friendly, con descrizioni troncate, accenti o apostrofi mancanti che limitano le potenzialità di un’analisi strutturale.

Inoltre, va considerato che i dati sono oggetto di un processo di validazione che però è risulta completato soltanto per meno della metà dei progetti caricati, circa 50mila su un totale di oltre 138mila. Per fornire la più ampia informazione abbiamo scelto, tuttavia, di caricare su OpenPNRR tutti i dati disponibili, segnalando però i progetti non validati.

Infine, vanno sottolineate le criticità che avevamo già rilevato lo scorso 15 maggio: la mancanza dello stato di avanzamento dei progetti, le informazioni relative alle risorse effettivamente spese e la totale incertezza sulla frequenza di aggiornamento dei dati.

Invitiamo la nostra comunità di utenti su OpenPNRR e in generale i nostri attenti lettori, i media, i cittadini e le cittadine a segnalarci altri errori, affinché si possa collettivamente agire attraverso un reale monitoraggio civico di un piano così importante per il presente e il futuro delle comunità.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Giorgia Meloni (Twitter)

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Come monitorare il rischio di corruzione sul territorio https://www.openpolis.it/come-monitorare-il-rischio-di-corruzione-sul-territorio/ Tue, 11 Apr 2023 14:15:20 +0000 https://www.openpolis.it/?p=244353 Openpolis ha collaborato con Anac allo sviluppo di un progetto di misurazione del rischio di corruzione a livello territoriale.

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Giovedì 6 aprile si è tenuta a Roma la terza Giornata Nazionale per l’integrità in Sanità organizzata da Transparency International Italia e Re-Act. Per l’occasione è intervenuto anche il presidente dell’autorità nazionale anticorruzione (Anac) Giuseppe Busia.

Nell’ambito di questa giornata è stato affrontato il tema della Misurazione del rischio di corruzione a livello territoriale. Si tratta di un progetto Anac che vede la partecipazione di openpolis attraverso la fornitura di dati e la messa a disposizione di strumenti e metodologie di analisi di network.

Il progetto si concentra sull’ambito sanitario con l’obiettivo di rendere disponibile un insieme di indicatori in grado di misurare il rischio di corruzione nei diversi territori. Un modo per comprendere dove intensificare gli sforzi, massimizzando l’efficienza degli interventi.

L’evento è stato l’occasione per mostrare la dashboard che permette di esplorare nel dettaglio le tre tipologie di indicatori utilizzati per la misurazione:

  • contesto;
  • appalti;
  • comunali.

Gli indicatori di contesto sono costruiti analizzando 18 diversi aspetti legati al territorio, che vanno dall’istruzione, alla presenza di criminalità, al tessuto sociale, all’economia locale e alle condizioni socio-economiche dei cittadini.

Gli indicatori di rischio corruttivo negli appalti si basano sull’analisi dei contratti pubblici disponibili sulla banca dati dei contratti pubblici di Anac (Bdncp). Incrociando le informazioni i bandi pubblici sono classificati attraverso diciassette indicatori che tengono conto di aspetti diversi. Come ad esempio lo scostamento nei tempi o nei costi previsti, la presenza di procedure di scelta del contraente poco limpide o altro.

Infine gli indicatori di rischio a livello comunale raggruppano elementi che possono essere associati alla presenza di fenomeni corruttivi all’interno dell’amministrazione stessa. Questa analisi si è limitata ai comuni con popolazione maggiore di 15mila abitanti concentrandosi su aspetti quali: le dimensioni del comune, la quota di appalti sotto soglia assegnati, eventuali scioglimenti per mafia, la condizione dei comuni limitrofi.

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La reticenza del ministero dell’interno nel fornire i dati sui centri di accoglienza https://www.openpolis.it/la-reticenza-del-ministero-dellinterno-nel-fornire-i-dati-sui-centri-di-accoglienza/ Fri, 22 Jul 2022 12:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=200759 Come ogni anno abbiamo chiesto al Viminale l'accesso ai dati per la piattaforma di monitoraggio Centri d'Italia, ottenendoli non senza fatica. La strada verso una compiuta trasparenza nei confronti del sistema è lunga e ostacolata.

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Disporre di dati certi riguardo un fenomeno sociale è fondamentale per la pianificazione e la realizzazione di politiche pubbliche a beneficio della collettività.

Tuttavia, le istituzioni continuano ad essere reticenti nel rilasciare i dati, rallentando il processo verso una piena e compiuta trasparenza, e quindi una conseguente valutazione dei risultati delle politiche da parte della società civile e, in generale, della popolazione.

Questa valutazione rappresenta uno dei principi sui quali si fondano sempre le nostre attività, attraverso l’analisi e l’interpretazione qualitativa dei dati che applichiamo a tutti i nostri progetti. Uno di questi è Centri d’Italia, la piattaforma di monitoraggio di tutti i centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia, lanciata lo scorso febbraio da ActionAid Italia e Openpolis.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.

Esplora il sistema di accoglienza.
Scarica i dati.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.
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In diverse occasioni, negli ultimi anni, abbiamo denunciato la mancanza di dati esaustivi, aperti e accessibili su un fenomeno che, oltre a riguardare direttamente la vita di migliaia di persone ospiti nei centri, torna periodicamente al centro del dibattito pubblico, spesso purtroppo oggetto di strumentalizzazioni.

La mancanza di informazioni da parte delle istituzioni che gestiscono il sistema di accoglienza in Italia ci ha costretto, in questi anni, a inoltrare numerose richieste di accesso agli atti, foia, ricorsi, fino ad arrivare a contenziosi in tribunale.

Il cittadino e le associazioni rappresentative possono richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti già esistenti, senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.
Vai a "Che cos’è il Foia"

ActionAid e Openpolis sono partiti nel 2018, con centinaia di richieste di accesso agli atti rivolte alle prefetture, oltre che con l’analisi dei contratti pubblici ricavati dalla banca dati di Anac. Fino a quelle inoltrate nell’ultimo biennio, direttamente al ministero dell’interno.

24 le istanze di accesso ai dati, le richieste di riesame o di chiarimenti, e i ricorsi in sede giurdisdizionale avviati dall’aprile 2020 al giugno 2022.

L’accesso a dati di dettaglio sul sistema di accoglienza ordinario (ex Sprar, oggi Sai) e sui centri di accoglienza straordinaria (Cas) ci ha permesso di mappare tutto il territorio italiano e di realizzare Centri d’Italia, nel quale oggi sono presenti i dati di tutti i centri attivi dal 2018 al 2020.

Si tratta di un risultato non scontato, perché arrivato in seguito a rifiuti da parte del ministero dell’interno e soprattutto dopo una sentenza del Tar che ha invece confermato le nostre ragioni, imponendo al Viminale di fornirci dati che hanno un chiaro interesse pubblico.

Cos’è successo nelle ultime settimane

Lo scorso giugno abbiamo chiesto al ministero dell’interno i dati relativi ai centri di accoglienza attivi nel 2021. Nonostante la nostra richiesta fosse, nella forma e nella sostanza, del tutto analoga a quelle inoltrate precedentemente (e accolte in virtù della sentenza del Tar), il ministero ci ha inizialmente negato i dati relativi ai centri aperti sul territorio nazionale lo scorso anno.

Non senza sorpresa, abbiamo quindi preso atto del diniego, avviando un’interlocuzione con il Viminale, che fortunatamente è terminata lo scorso 13 luglio con l’invio dei dati sulle strutture al 31 dicembre 2021.

Tuttavia, per stessa comunicazione del ministero, non si tratterebbe di dati completi.

Con riferimento all’istanza di accesso […] e in risposta all’ulteriore richiesta di interlocuzione del 5 luglio u.s. si provvede all’ostensione dei dati relativi ai centri di accoglienza straordinaria […] precisando che gli stessi sono ancora in fase di validazione e consolidamento e quindi potrebbero fornire una rappresentazione parziale di quanto richiesto e di ciò che – come già evidenziato – confluirà definitivamente nella Relazione annuale al Parlamento.

La relazione alla quale fa riferimento il ministero nella risposta alla nostra richiesta è la “relazione annuale sul funzionamento del sistema di accoglienza“, un documento che in virtù dell’articolo 6 del decreto legge 119 del 2014 deve essere presentato alle camere entro il 30 giugno di ogni anno, con il fine di illustrare al parlamento l’utilizzo delle risorse finanziate nell’anno precedente.

Pur essendo soddisfatti del ravvedimento del ministero, che dopo un iniziale diniego ha risposto positivamente alla nostra richiesta di accesso, siamo costretti a evidenziare – ancora una volta – quanto sia ancora lungo e faticoso il percorso verso una completa e compiuta trasparenza sul sistema.

Affermare che i dati “potrebbero fornire una rappresentazione parziale” significa fornire elementi parziali da cui partire per una valutazione delle politiche pubbliche sull’accoglienza. Oltre a essere un’ammissione della violazione dei termini per la presentazione della relazione ministeriale al parlamento. Infatti, al 13 luglio, data in cui abbiamo ricevuto la missiva, i dati sarebbero già dovuti essere elaborati e perfezionati.

Inoltre, non è possibile ignorare il fatto che, a oltre un anno dalla scadenza dei termini (il 30 giugno 2021) per la presentazione al parlamento della relazione 2020, sulla pagina dedicata sul sito web del senato l’ultima relazione disponibile risalga addirittura al 2019.

L’ultima relazione pubblica sull’accoglienza in Italia è relativa al 2019.

Infine, la nostra richiesta aveva a oggetto informazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nella relazione, vale a dire i dati che presumiamo siano presenti nel sistema per la gestione dell’accoglienza (Sga), il sistema informatico in disponibilità al ministero per la gestione dei dati sui centri. Il Viminale ha inviato invece dati sistematizzati con criteri diversi rispetto a quanto aveva fatto negli anni scorsi.

Questa mancata standardizzazione del processo di pubblicazione delle informazioni indebolisce inevitabilmente la realizzazione dei principi di trasparenza e accessibilità. Impedendo lo studio dettagliato delle caratteristiche del sistema, dagli aspetti più legati alla quotidianità e alla qualità della vita delle persone ospitate nei centri, fino all’analisi della gestione economico-finanziaria delle strutture.

L’importanza di monitorare il sistema di accoglienza

La trasparenza e la puntualità dei dati sul sistema di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati sono importanti per contrastare la generalizzazione nella lettura di questo fenomeno, oltre che per monitorare il corretto impiego delle risorse e prevenire eventuali distorsioni, anomalie e abusi nella gestione dei centri.

Non è possibile pianificare né valutare politiche pubbliche, senza avere un quadro dell’esistente.

La relazione è uno strumento di trasparenza, utile alla cittadinanza e agli organi di informazione, e prima ancora è un mezzo attraverso cui il parlamento dovrebbe valutare l’effettivo stato dell’accoglienza in Italia.

Com’è noto, infatti, sono state diverse le riforme poste in essere negli ultimi anni. Per questo, non è pensabile che i decisori politici siano costretti a prendere decisioni senza che siano stati forniti loro gli strumenti minimi di valutazione di un fenomeno. Allo stesso tempo la violazione dei termini per la presentazione della relazione svilisce il ruolo del parlamento che in questo modo rischia di prendere decisioni sul sistema di accoglienza senza avere accesso a un quadro completo e aggiornato.

Ci auguriamo, insomma, che il ministero dell’interno possa sistematizzare al più presto i dati sui centri di accoglienza. In tal senso continueremo un’interlocuzione costruttiva ma determinata. Per continuare il nostro lavoro di informazione, nel modo più preciso e corretto possibile, a beneficio dei migranti ospitati e di tutta la collettività.

Foto: Andrea Mancini

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