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	<title>Ambiente Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 21 Nov 2024 08:56:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297162</guid>

					<description><![CDATA[<p>È online il portale per un monitoraggio costante delle opere da realizzare per i prossimi giochi olimpici e paraolimpici invernali in Italia. Un'importante vittoria per le organizzazioni che da mesi chiedono più trasparenza, anche se c'è ancora molta strada da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/">Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Un piano delle opere, con dati e mappe</strong> per una maggiore contezza dello stato dell&#8217;arte e della localizzazione delle infrastrutture. È &#8220;<strong>Open Milano Cortina 2026</strong>&#8220;, una nuova sezione sul sito web dedicato alle infrastrutture di Milano Cortina, le olimpiadi invernali che si terranno in Italia nel 2026.</p>



<p>Il portale, che mette a disposizione anche lo scarico di <strong>open data</strong>, è un <strong>primo importante risultato raggiunto dalla campagna Open Olympics 2026</strong>, <a href="https://www.libera.it/it-schede-2607-olimpiadi_invernali_milano_cortina_trasparenza_appalti_mafie" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avviata nei mesi scorsi</a> da una folta rete associativa, di cui fa parte anche la Fondazione Openpolis.</p>



<p>Da mesi le organizzazioni di Open Olympics chiedono <strong>piena trasparenza rispetto alle infrastrutture e alle opere connesse</strong> all&#8217;evento.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In riunioni dedicate e aperte, Simico si è detta pronta a rendere il portale sempre più corrispondente al nostro appello e a una piena accountability. È quindi un portale in stato di work in progress, che, come si legge sullo stesso portale, vuole segnare &#8216;un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026&#8217; anche per i futuri giochi.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.libera.it/it-schede-2683-bene_il_portale_dedicato_ora_che_contenga_i_progetti_di_tutti_anche_i_privati_finanziati_con_soldi" target="_blank">&#8211; Leonardo Ferrante, Libera contro le mafie</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="gli-investimenti-per-i-giochi-milano-cortina-2026-ammontano-a-oltre-57-miliardi-di-euro-di-cui-41-miliardi-per-opere-e-infrastrutture" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Parliamo di circa 5,7 miliardi di euro di investimenti pubblici, di cui 1,6 miliardi per la realizzazione dei giochi e <strong>ben 4,1 miliardi per opere ad essi connessi.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,72 </span>miliardi di euro il costo diretto dei giochi olimpici e paraolimpici invernali Milano Cortina 2026.</p>
			        </section>
		


<p>Diventa perciò fondamentale un <strong>monitoraggio sia istituzionale che civico dell&#8217;impiego di questa mole di risorse</strong>, per valutare come gli investimenti impattano sulle comunità locali e sull&#8217;ecosistema, e al fine di <strong>limitare le infiltrazioni della criminalità organizzata</strong> negli appalti per la realizzazione delle opere.</p>



<p>È sufficiente un dato: il 68% dei fondi destinati alle opere <strong>saranno assorbiti per la costruzione di 45 strade, per un costo che sfiora i 3 miliardi</strong>, secondo il <a href="https://www.libera.it/documenti/schede/doc_posizionamento_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> di Open Olympics, aggiornato all&#8217;aprile scorso.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2,82 </span>miliardi di euro il costo delle opere stradali funzionali alle infrastrutture per le olimpiadi Milano Cortina 2026.</p>
			        </section>
		

<div id="saranno-interessati-dagli-interventi-diversi-territori-del-nord-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto dei giochi sui territori</strong></h3>



<p>Le olimpiadi invernali avranno un impatto su molte regioni del nord del paese. La <strong>Lombardia</strong> da sola assorbirà oltre metà delle opere (il 52%) e dei relativi costi (47%). Ma anche il <strong>Veneto</strong> sarà interessato dai giochi. Infatti, le 13 opere ospitate (che compongono il 16% del totale) peseranno per il 33% sui fondi mobilitati per le infrastrutture. Saranno interessate in misura minore, ma comunque impattante, anche le <strong>province autonome di Bolzano e Trento</strong>.</p>



<p>Per questo già nel 2021 è stata costituita la <strong>Simico (Società Milano Cortina) SpA</strong>, una società pubblica in house partecipata da tutte le istituzioni interessate dalle opere: ministero dell&#8217;economia e ministero dei trasporti (al 35% ciascuno), Regione Lombardia e Regione Veneto (al 10% ognuna) e le due province autonome di Bolzano e Trento, con una quota del 5% per una.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.simico.it/piano-delle-opere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al
<br><strong>portale</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="e-stato-pubblicato-un-sito-di-mappe-e-dati-sulle-opere-frutto-anche-della-pressione-da-parte-della-societa-civile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ed è proprio la stessa Simico ad aver pubblicato la sezione<em> data driven</em> <strong>Open Milano Cortina 2026</strong>, dove da alcuni giorni è possibile <strong>conoscere i dettagli per tipologia di intervento, aree geografiche e stato di avanzamento delle opere</strong>. Si tratta certamente di un passo in avanti in termini di trasparenza, ottenuto anche grazie alla pressione della campagna pubblica Open Olympics. </p>


<div id="strillo-testo-block_f63db5bfee164da1874fca5b6db1eea0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il monitoraggio dettagliato degli investimenti diminuisce il rischio di infiltrazione delle mafie negli appalti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tuttavia, il portale (e in particolare gli open data disponibili) lascia ancora a desiderare <strong>rispetto alle informazioni su aggiudicatari delle gare di appalto e sui subappalti assegnati</strong>, oltre che su alcuni aspetti di usabilità della piattaforma.</p>



<p>Per questo è importante <strong>continuare a monitorare il piano di investimenti</strong> di questa ingente quantità di risorse pubbliche destinate ai giochi olimpici e paraolimpici, che il nostro paese ospiterà tra poco più di un anno.</p>



<p>Oltre alla prevenzione dei rischi per le infiltrazioni criminali e all&#8217;utilizzo delle risorse in modo rispettoso <strong>nei confronti delle comunità locali</strong>, c&#8217;è anche l&#8217;aspetto ambientale a preoccupare la rete che anima la campagna Open Olympics. </p>


<div id="strillo-testo-block_b957a8b3c156ca9bff5f26fbaeec6266" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;analisi sulla realizzazione delle opere è fondamentale anche per comprendere l&#8217;impatto ambientale sui territori interessati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Una delle richieste, infatti, riguarda una maggiore chiarezza rispetto <strong>all&#8217;impronta di carbonio delle opere olimpiche</strong>. Si tratta di un modo per stimare la quantità di emissioni di gas serra rilasciate nell&#8217;atmosfera: un elemento importante per comprendere meglio quali saranno le ricadute in termini ambientali delle olimpiadi, di cui si parlò già in fase di candidatura di &#8220;<strong>giochi a impatto zero</strong>&#8220;.</p>



<p>Insomma, siamo di fronte a un obiettivo raggiunto attraverso la pressione della società civile sui decisori pubblici. Ma c&#8217;è ancora molta strada da fare.</p>



<p><strong>Foto</strong>: <a href="https://www.lombardianotizie.online/olimpiadi-milano-cortina-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lombardia Notizie</a> &#8211; <a href="https://www.lombardianotizie.online/social-media-policy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/">Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La pericolosità vulcanica e i beni culturali a rischio</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-pericolosita-vulcanica-e-i-beni-culturali-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Feb 2021 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=117514</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è tra i paesi europei con il più alto numero di beni culturali, ma molti di questi si trovano in zone minacciate dalla pericolosità vulcanica, in particolare in Sicilia e Campania. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-pericolosita-vulcanica-e-i-beni-culturali-a-rischio/">La pericolosità vulcanica e i beni culturali a rischio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Terra è costantemente soggetta a movimenti geologici, spostamenti sia <strong>esogeni</strong> che <strong>endogeni</strong>. I primi sono esterni alla superfice terrestre, come per esempio le <strong>frane</strong>, fenomeno che abbiamo già approfondito in un precedente <a href="https://www.openpolis.it/quanto-sono-frequenti-frane-e-altre-pericolosita-geologiche/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articolo</a>, mentre i secondi sono interni, quali <strong><a href="https://www.openpolis.it/il-rischio-sismico-in-italia-e-lesposizione-dei-beni-culturali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terremoti</a></strong> o <strong>eruzioni</strong> vulcaniche. Quando parliamo di eruzioni vulcaniche facciamo riferimento al momento in cui</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>il magma, proveniente dall&#8217;interno della Terra, fuoriesce in superficie. Possono avvenire dalla bocca del vulcano &#8211; è il caso del Vesuvio &#8211; o da bocche che si aprono in punti diversi, nel caso dei Campi Flegrei o dell’Etna.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/eruzioni" target="_blank">- Protezione civile - Eruzioni vulcaniche</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Questi eventi vulcanici rappresentano ancora un <a href="https://annuario.isprambiente.it/sites/default/files/pdf/2019/versione-integrale/14-Pericolosit%C3%A0-geologiche-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">pericolo</a> per l&#8217;uomo, per l&#8217;<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/eruzioni" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ambiente</a>, per le infrastrutture e per i beni culturali, presenti numerosi su tutto il territorio nazionale. Un rischio legato non solo alla possibilità di eruzioni improvvise e distruttive, ma a tutti i fenomeni correlati all&#8217;attività vulcanica. Dai <strong>flussi piroclastici</strong> (<a href="https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/vulcani-esplosivi-e-nubi-piroclastiche---come-si-formano--perch--uccidono--194800" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nubi ardenti</a> di gas e materiale magmatico che possono sprigionarsi durante le eruzioni) alle<strong> colate di fango</strong> (lahars), dalle <strong>fuoriuscite di gas</strong> allo scatenarsi di <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/rischio-sismico-e-vulcanico" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terremoti e da maremoti</a> (tsunami).</p>
<h3>La situazione italiana</h3>
<p>In Italia si <strong>stima</strong> un numero complessivo di<strong> 47 vulcani,</strong> tra attivi e spenti. La mancanza di un dato preciso a riguardo è dovuta alla <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/sottomarini" target="_blank" rel="noopener noreferrer">complessità di definire i vulcani sottomarini</a>, spesso difficili da distinguere dalle catene montuose che si trovano sui fondali. Dati precisi sono invece quelli che riguardano gli altri vulcani, che si dividono tra <strong>estinti</strong>, <strong>quiescienti</strong> e <strong>attivi</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/stromboli-e-etna-sono-gli-unici-vulcani-attivi-in-italia/">Stromboli e Etna sono gli unici vulcani attivi in Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/stromboli-e-etna-sono-gli-unici-vulcani-attivi-in-italia/">La localizzazione dei vulcani italiani, per attività</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_121574_tab3"><p>In Italia si stima un numero complessivo di 47 vulcani, tra attivi e spenti, dovuto alla difficoltà nel categorizzare i vulcani sottomarini. Per vulcani estinti si fa riferimento a quelli la cui ultima eruzione risale ad oltre 10 mila anni fa. I vulcani quiescenti sono i vulcani attivi che hanno registrato eruzioni negli ultimi 10 mila anni e che attualmente si trovano in una fase di riposo. I vulcani sottomarini sono quelli dove la struttura vulcanica si trova al di sotto delle acque marine dalle quali può fuoriuscire esternamente del magma. Infine, si definiscono ad attività persistente quei vulcani che danno eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo, dell&#8217;ordine di mesi o di pochissimi anni.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis dati Ispra                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 31 Dicembre 2020)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-121574"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/stromboli-e-etna-sono-gli-unici-vulcani-attivi-in-italia/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In Italia, l'<strong>Etna</strong> e lo <strong>Stromboli</strong> sono categorizzati come "<a href="https://annuario.isprambiente.it/sites/default/files/pdf/2019/versione-integrale/14-Pericolosit%C3%A0-geologiche-2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">in attività persistente</a>", ossia attivi con eruzioni continue o separate da brevi periodi di riposo. Lo <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/stromboli" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Stromboli</a>, a tal proposito, è ritenuto uno dei vulcani più attivi al mondo mentre l'<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/etna" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Etna</a> è il vulcano più grande del mondo.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I vulcani sottomarini si trovano perlopiù nel mar Tirreno vicino alle coste siciliane.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>I vulcani si concentrano prevalentemente in Sicilia</strong> dove, oltre ai già menzionati, si trova anche un vulcano estinto, quello di Salina e alcuni quiescenti. Tra questi <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/pantelleria" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pantelleria</a>, che prende il nome proprio dall'isola in cui è situato, e <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/vulcano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vulcano</a>, la più a sud tra le isole Eolie.</p>
<p>Anche il <strong>Lazio</strong> e la <strong>Campania</strong> sono regioni che ospitano un numero importante di vulcani sia attivi che estinti. Come i <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/colli-albani" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Colli Albani</a> vicino a Roma, i <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/flegrei" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Campi Flegrei</a> e il <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/vesuvio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vesuvio</a> nella città metropolitana di Napoli e <a href="http://www.protezionecivile.gov.it/attivita-rischi/rischio-vulcanico/vulcani-italia/ischia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ischia</a> sull'omonima isola.</p>
<h3>I beni culturali nelle zone a rischio vulcanico</h3>
<p>Diversi territori in Italia sono considerati a rischio a causa della loro esposizione ad attività vulcaniche considerate pericolose dalla <a href="https://annuario.isprambiente.it/sys_ind/86" target="_blank" rel="noopener noreferrer">classificazione Ispra</a>. Un pericolo che non minaccia solo la vita dell'uomo, ma anche le infrastrutture, gli edifici e i beni culturali, che possono essere gravemente danneggiati o distrutti dalle eruzioni e dagli altri fenomeni correlati all'attività vulcanica.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3.367 </span>beni culturali esposti ad un elevato rischio vulcanico, ossia l'1,6% sul totale dei beni culturali italiani</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/napoli-e-il-comune-italiano-con-piu-beni-culturali-a-rischio/">Napoli è il comune italiano con più beni culturali a rischio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/napoli-e-il-comune-italiano-con-piu-beni-culturali-a-rischio/">Comuni italiani  con il maggior numero di beni culturali esposti a pericolosità vulcanica elevata</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/napoli-e-il-comune-italiano-con-piu-beni-culturali-a-rischio/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1204" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1204" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/02/napoli-e-il-comune-italiano-con-piu-beni-culturali-a-rischio.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/napoli-e-il-comune-italiano-con-piu-beni-culturali-a-rischio/">Napoli è il comune italiano con più beni culturali a rischio - Comuni italiani  con il maggior numero di beni culturali esposti a pericolosità vulcanica elevata</a></div>
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			        			                                <div id="chart_121589_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_121589_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_121589_tab3"><p>I dati Ispra indicano il numero di beni culturali italiani che sono ad alto rischio di pericolosità vulcanica nel 2018.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis dati Ispra                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Dicembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-121589"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-121589" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>I comuni con il maggior numero di beni culturali a rischio vulcanico si trovano tutti in Campania e in Sicilia</strong>. Nella prima, oltre al capoluogo con 1.627  <strong>beni in pericolo</strong>, seguono tra i primi posti <strong>Pompei</strong> (con 221 siti a rischio), <strong>Pozzuoli</strong> (175) ed <strong>Ercolano</strong> (101). Nella seconda, dove sono situati gli unici due vulcani attivi del paese, uno dei territori più a rischio è quello della città metropolitana di <strong>Catania</strong>, dove è situato l'Etna. In particolare i comuni di Acireale, Castiglione di Sicilia, Adrano, Bronte, Randazzo e Linguaglossa sono tra i più esposti della provincia. Anche <strong>Messina</strong>, circondata da vulcani quiescenti e sottomarini, conta due dei comuni con più beni a rischio, Lipari e Francavilla di Sicilia.</p>
<h3>Gli ultimi eventi e i piani di intervento</h3>
<p>Le attività vulcaniche più rilevanti avvenute di recente hanno riguardato l'<a href="https://ingvvulcani.com/2018/12/25/leruzione-laterale-etnea-iniziata-il-24-dicembre-2018/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Etna nel 2018</a> e lo <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/servizi/sistema-nazionale-di-allerta-maremoti-1/report_maremoto_3_luglio_2019_finale.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Stromboli nel 2019</a>. Nel primo caso, il 24 dicembre si è sprigionata dal vulcano una <strong>pericolosa nube di cenere</strong>, a cui sono seguite nelle successiva 24 ore ben <strong>750 scosse sismiche</strong>. Nel secondo caso invece ha avuto luogo una <strong>sequenza esplosiva</strong> che, oltre ai vari danni ai centri abitati dell'isola di Stromboli, ha causato la morte di un escursionista.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Ogni 10-20 minuti lo Stromboli registra esplosioni di moderata energia, con lanci di lava, lapilli e cenere.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Con l'intento di contenere il più possibile i danni causati dalle attività vulcaniche, l'<a href="http://www.ingv.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia</a> (Ingv) monitora costantemente i movimenti delle placche e tutti i fattori che potrebbero far scaturire un'eruzione vulcanica. Dal 2016, l'Ingv collabora inoltre con il<a href="http://www.ingv.it/it/risorse-e-servizi/centri/centro-pericolosita-vulcanica-cpv" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Centro pericolosità vulcanica</a> (Cpv) e con il dipartimento della protezione civile, per migliorare le misure di intervento emergenziali da adottare in caso di eventi pericolosi.</p>
<p>Da questa collaborazione è scaturito un <strong>piano di intervento di tre anni</strong>. Per il <a href="http://www.ingv.it/it/risorse-e-servizi/centri/centro-pericolosita-vulcanica-cpv/programmazione-attivita-cpv-triennio-2019-2021" target="_blank" rel="noopener noreferrer">triennio 2019-2021</a> infatti, il Cpv ha programmato una serie di<strong> obiettivi di monitoraggio, valutazione e ottimizzazione</strong> riguardanti il Vesuvio, i Campi Flegrei, Ischia, l'Etna, le isole Eolie e i Colli Albani, ossia i siti vulcanici con un'attività considerevole. Tra questi obiettivi vi è per esempio la realizzazione di un sistema di monitoraggio in tempo reale delle deformazioni del suolo dell'area vulcanica napoletana. Per quanto riguarda l'Etna invece, uno degli scopi per il triennio è la realizzazione del <strong>sistema Trust - Etna eruption assistant</strong>. Si tratta di un modulo pre-operativo di warning in tempo reale, per cercare di prevedere in tempo le eruzioni e intervenire più efficacemente in caso di emergenza.</p>
<h3>Naviga, scarica e riutilizza i dati</h3>
<p>I dati utilizzati per i contenuti della rubrica sull'ambiente possono essere liberamente navigati, scaricati e utilizzati per analisi, finalizzate al data journalism o alla consultazione. Le fonti utilizzate per questo articolo sono Ispra e Ingv.</p>
<p>Foto credits: Unsplash_<a href="https://unsplash.com/@magnete?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sergio Cima</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-pericolosita-vulcanica-e-i-beni-culturali-a-rischio/">La pericolosità vulcanica e i beni culturali a rischio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>A che punto è l&#8217;Italia con lo smaltimento dei rifiuti nucleari</title>
		<link>https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-litalia-con-lo-smaltimento-dei-rifiuti-nucleari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=117508</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il 5 gennaio 2021 è stato pubblicato il documento ufficiale delle aree idonee ad accogliere il deposito nazionale di rifiuti nucleari. Un'iniziativa in linea con i trattati internazionali ma che ha sollevato critiche da parte delle regioni coinvolte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-litalia-con-lo-smaltimento-dei-rifiuti-nucleari/">A che punto è l&#8217;Italia con lo smaltimento dei rifiuti nucleari</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il 5 gennaio 2021 Sogin</strong>, l’azienda pubblica italiana che ha il compito di smantellare le centrali e di mettere in sicurezza le scorie nucleari, <strong>ha pubblicato la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee al deposito dei rifiuti nucleari</strong> (<a href="https://www.depositonazionale.it/localizzazione/pagine/che-cose-la-cnapi.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cnapi</a>).</p>
<p>Un documento che riporta il tema nel dibattito pubblico a dieci anni di distanza dall&#8217;<a href="https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=F&amp;dtel=12/06/2011&amp;tpa=I&amp;tpe=A&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;es0=S&amp;ms=S" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ultimo referendum sul nucleare del 2011</a>, quando la maggioranza dei cittadini votò per non riattivare le centrali. Un risultato che confermava quello del <strong>primo referendum sul tema,</strong> <strong>nel 1987</strong>. In quella occasione, anche in seguito al drammatico incidente di Chernobyl, gli italiani votarono per l&#8217;<a href="https://elezionistorico.interno.gov.it/index.php?tpel=F&amp;dtel=08/11/1987&amp;tpa=I&amp;tpe=A&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;es0=S&amp;ms=S" target="_blank" rel="noopener noreferrer">abrogazione di alcune norme sul nucleare</a>. <strong>Successivamente</strong> <strong>lo stato chiuse le centrali, attive nel paese dal 1962</strong>, segnando così la fine della produzione di energia nucleare in Italia.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In Italia ci sono ancora grandi quantità di rifiuti radioattivi da smaltire.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Nonostante siano passati più di trent&#8217;anni, <strong>la questione dell&#8217;eliminazione delle scorie nucleari è ancora aperta</strong>. E se una piccola quantità di questi rifiuti è destinata ad essere smaltita all&#8217;estero, la maggior parte rimarrà in Italia.</p>
<p>Le <a href="https://www.depositonazionale.it/documentale/documenti_proposta_cnapi/carta_nazionale_delle_aree_potenzialmente_idonee/dngs00195_cnapi_tav_1.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aree individuate da Sogin</a> come potenzialmente idonee per essere deposito di queste scorie <strong>sono 67 e si distribuiscono tra Piemonte, Toscana, Lazio, Basilicata, Puglia e Sardegna</strong>. Da progetto inoltre, insieme al deposito nazionale verrà realizzato il <a href="https://www.depositonazionale.it/deposito-nazionale/pagine/che-cose-il-deposito-nazionale.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">parco tecnologico</a>. Un centro di ricerca e di formazione nel campo dello smantellamento nucleare, della gestione dei rifiuti radioattivi e della salvaguardia ambientale.</p>
<p>La pubblicazione della Cnapi ha sollevato <strong>critiche da parte dei territori coinvolti</strong>, che segnalano come la presenza di questi depositi costituirebbe un pericolo per la biodiversità e un danno in termini paesaggistici. Dall&#8217;altra parte però <strong>c&#8217;è in gioco anche la normativa europea</strong>, che richiede all&#8217;Italia l&#8217;attivazione di queste aree per non incorrere in ulteriori sanzioni, rispetto a quelle già ricevute per il ritardo nell&#8217;adempimento di tale programma.</p>
<h3>La regolamentazione europea e gli inadempimenti italiani sul nucleare</h3>
<p>Come abbiamo anticipato, alla fine degli anni &#8217;80 l’Italia aveva spento tutti e quattro i reattori nucleari sul suolo nazionale. Per avviare le operazioni di smantellamento il nostro paese firmò già nel 1997, insieme ad altri 41 stati nel mondo, la <a href="https://www.iaea.org/sites/default/files/infcirc546.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">convenzione comune</a> sulla sicurezza della gestione del combustibile esaurito e sulla sicurezza della gestione delle scorie radioattive. Entrata in vigore nel 2001, è il primo strumento legale a focalizzarsi sulla sicurezza della gestione dei residui radioattivi su scala globale.</p>
<p>In seguito, <strong>anche a livello europeo si è stabilita una strategia comune sul tema, attraverso la direttiva <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32011L0070&amp;from=hu#:~:text=La%20direttiva%2096%2F29%2FEuratom,da%20una%20normativa%20pi%C3%B9%20specifica." target="_blank" rel="noopener noreferrer">Euratom</a></strong> del 2011. Un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Italia non ha rispettato i tempi previsti dalla direttiva Euratom.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>La direttiva, da recepire entro il 2013, <strong>invitava i paesi membri a pianificare dei programmi nazionali per lo smaltimento</strong> e a notificarli alla commissione europea entro il 23 agosto 2015. Tuttavia, <strong>il nostro paese non ha recepito le disposizioni europee entro il 2013 e non ha inviato il programma entro il 2015</strong>, causando così l&#8217;apertura di <a href="http://www.politicheeuropee.gov.it/it/attivita/procedure-dinfrazione/stato-delle-infrazioni/infrazioni-aggiornamento-del-28-aprile-2016/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">procedure di infrazione</a> da parte dell&#8217;Ue. In seguito nel 2018 è stato inviato il <a href="https://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/rifiuti_radioattivi/programma_conformepdfa.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">programma nazionale</a>, ma per via di alcune incompletezze la commissione ha aperto un&#8217;altra <a href="http://www.politicheeuropee.gov.it/it/attivita/procedure-dinfrazione/stato-delle-infrazioni/infrazioni-30-ottobre-2020/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">procedura</a> sul tema nel 2019.</p>
<p>        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le procedure d&#8217;infrazione vengono avviate quando gli stati membri dell’Ue non rispettano il diritto comunitario. Dal 2012 sono costate all&#8217;Italia circa 78 milioni di euro all&#8217;anno.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-procedure-dinfrazione/">
                "Cosa sono le procedure d&#8217;infrazione"</a></span>

            </div>
        </section>
		</p>
<p><strong>Solo a 10 anni dalla direttiva Euratom Sogin ha potuto pubblicare, previa approvazione del governo, la carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi)</strong>, completando così il quadro strategico per lo smaltimento dei rifiuti nucleari in Italia. Un piano che però ora deve essere messo in atto, per non incorrere in nuove procedure di infrazione.</p>
<h3>Dove si trovano i rifiuti nucleari e quanti sono</h3>
<p>Per fare chiarezza sul tema, è innanzitutto importante capire dove si trovano questi rifiuti e quanti sono.</p>
<p>Come abbiamo detto in precedenza, le quattro centrali nucleari smantellate ospitano ancora grandi quantità di scorie da smaltire. Ma <strong>tali depositi sono individuabili anche in altre strutture</strong>. Tra queste, centri di ricerca, impianti di fabbricazione del combustibile nucleare e strutture di servizio integrato.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aree-nucleari-in-italia/">Aree nucleari in Italia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aree-nucleari-in-italia/">Le centrali nucleari, le aree di ricerca, zone di fabbricazione del combustibile nucleare e le aree di servizio integrato in Italia</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/aree-nucleari-in-italia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="549" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="549" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/01/Schermata-2021-01-20-alle-16.42.24.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aree-nucleari-in-italia/">Aree nucleari in Italia - Le centrali nucleari, le aree di ricerca, zone di fabbricazione del combustibile nucleare e le aree di servizio integrato in Italia</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_118705_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_118705_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_118705_tab3"><p>Oltre alle <strong>ex centrali nucleari</strong>, altre strutture ospitano rifiuti radioattivi. I <strong>centri di ricerca</strong>, che svolgono attività nel campo dello sviluppo di nuove tecnologie e metodologie per il settore nucleare. I <strong>servizi integrati</strong>, che svolgono un’azione di indirizzo, coordinamento, supervisione e pianificazione delle attività di smaltimento, stabilendo la tipologia dei rifiuti e la loro modalità di confezionamento e trasporto. E le <strong>zone di fabbricazione del combustibile nucleare</strong>, cioè i siti in cui l&#8217;uranio arricchito veniva convertito nelle barre che alimentavano i reattori.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis dati di deposito nazionale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 5 Gennaio 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/01/Schermata-2021-01-20-alle-16.42.24.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-118705"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-118705" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;549&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/aree-nucleari-in-italia/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Come emerge in modo chiaro dalla mappa, <strong>le aree nucleari in Italia si concentrano particolarmente tra Piemonte e Lombardia e in corrispondenza del comune di Roma</strong>. La prima regione ospita infatti nella provincia di Alessandria un impianto di fabbricazione del combustibile nucleare e un servizio integrato. Mentre nella zona di Vercelli è situata, insieme a due centri di ricerca e a un altro servizio integrato, una delle 4 ex centrali nucleari, quella del comune di Trino. Le altre tre si trovano a Caorso, in provincia di Piacenza, a Sessa Aurunca, un comune del casertese e a Latina. Sempre nel Lazio, in particolare nel suo capoluogo, sono situati due centri di ricerca, un servizio integrato e un impianto di fabbricazione del combustibile nucleare.</p>
<p><strong>Queste strutture non solo hanno al proprio interno rifiuti radioattivi pregressi da smaltire, ma continueranno a produrne anche in futuro</strong>. Un elemento di cui tenere conto nella messa in funzione del deposito nazionale. Un altro aspetto rilevante è che <strong>tali rifiuti non sono tutti uguali, ma variano in base alla loro radioattività</strong>, che può essere molto bassa, bassa, media o alta, secondo la <a href="https://www.isinucleare.it/sites/default/files/contenuto_redazione_isin/inventario_isin_al_dicembre_2017.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">classificazione</a> dell'ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (Isin).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rifiuti-nucleari-da-smaltire-hanno-perlopiu-una-radioattivita-molto-bassa/">I rifiuti nucleari da smaltire hanno perlopiù una radioattività molto bassa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rifiuti-nucleari-da-smaltire-hanno-perlopiu-una-radioattivita-molto-bassa/">Rifiuti nucleari da smaltire, pregressi e futuri, divisi per livello di radioattività</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_118653_tab3"><p>Nel deposito nucleare oltre ai rifiuti che sono stati prodotti dalle centrali nucleari italiane e dalle attività di smantellamento sia delle centrali che dei siti di fabbricazione del combustibile nucleare, vi sono anche i rifiuti derivanti da attività di ricerca e dalle aree di servizio integrato.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis dati di deposito nazionale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 5 Gennaio 2021)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="I rifiuti nucleari da smaltire hanno perlopiù una radioattività molto bassa - https://www.openpolis.it/numeri/i-rifiuti-nucleari-da-smaltire-hanno-perlopiu-una-radioattivita-molto-bassa/"
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                            <p><label for="embed-chart-118653"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-118653" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;396&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-rifiuti-nucleari-da-smaltire-hanno-perlopiu-una-radioattivita-molto-bassa/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>In Italia, <strong>la maggior parte dei rifiuti nucleari da eliminare ha una radioattività molto bassa</strong>, la tipologia più facile e rapida da smaltire. Sono 37.726 m³, di cui oltre 13mila pregressi e più di 24mila futuri. <strong>Man mano che aumenta il livello di radioattività e quindi la complessità delle strutture e le tempistiche per lo smaltimento, la quantità di scorie diminuisce</strong>. Fino ad arrivare ai rifiuti con attività alta che, oltre a costituire una quantità minima (48 m³) sono tutti pregressi.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">91.043 m³ </span> totale complessivo di rifiuti radioattivi italiani da smaltire.</p>
			        </section>
		</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Le aree individuate dalla Cnapi</h3>
<p>Degli oltre 91mila metri cubi di rifiuti, una parte è destinata a essere trattata e smaltita in altri paesi, tra cui <a href="https://www.depositonazionale.it/documentale/progetto_preliminare/sicurezza_del_deposito_nazionale/dnsm00007_stima_rifiuti_radioattivi_da_conferire_al_deposito_nazionale.pdf#page=34" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Francia e Regno Unito</a>, come già avvenuto in precedenza. Tuttavia, <strong>la maggior parte delle scorie sarà smaltita in Italia, dove Sogin ha individuato 67 aree potenzialmente idonee tra le regioni Lazio, Sardegna, Basilicata, Piemonte, Puglia, Sicilia e Toscana</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari/">Nel Lazio 22 potenziali aree per il deposito di rifiuti nucleari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari/">Le 67 aree idonee per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi per regioni</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="547" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="547" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2021/01/nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari/">Nel Lazio 22 potenziali aree per il deposito di rifiuti nucleari - Le 67 aree idonee per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi per regioni</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_118643_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_118643_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_118643_tab3"><p>Le aree individuate da Sogin sono il risultato della selezione secondo 28 criteri, di cui 15 sono criteri di esclusione e i restanti 13 sono criteri di approfondimento.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis dati di deposito nazionale                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 5 Gennaio 2021)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="nel-lazio-22-potenziali-aree-per-il-deposito-di-rifiuti-nucleari"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-118643"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-118643" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>I siti individuati da Sogin si concentrano prevalentemente nel Lazio (22)</strong>, in particolare nel viterbese. Segue poi la Sardegna, con 14 aree tra le province di Oristano e Sud Sardegna e la Basilicata con 12 località tra le zone di Potenza e Matera. <strong>Da notare anche gli 8 siti localizzati tra Alessandria e Torino, in Piemonte, che come abbiamo visto prima è una delle regioni più interessate dalla presenza di rifiuti nucleari.</strong></p>
<p>I <a href="https://www.depositonazionale.it/localizzazione/pagine/che-cosa-sono-i-criteri.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">criteri</a> che hanno stabilito questa scelta sono 28. Di questi, 15 sono di esclusione e i restanti 13 sono di approfondimento. I primi servono ad escludere le <a href="https://www.depositonazionale.it/raccoltadocumenti/linee-guida/ispra_guida_tecnica_n29.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">aree con situazioni specifiche</a> legate al territorio. Come ad esempio le zone vulcaniche attive o quiescenti, quelle contrassegnate da sismicità elevata, o caratterizzate dalla presenza di importanti risorse del sottosuolo. Nel secondo gruppo di criteri vengono poi incluse ulteriori analisi territoriali, quali la presenza di manifestazioni vulcaniche secondarie o presenza di habitat e specie animali e vegetali di rilievo conservazionistico.</p>
<h3>Le critiche delle regioni</h3>
<p>Dalla pubblicazione della Cnapi da parte di Sogin, le regioni coinvolte hanno a disposizione <a href="https://www.depositonazionale.it/localizzazione/pagine/come-sara-avviata-la-consultazione-pubblica.aspx" target="_blank" rel="noopener noreferrer">60 giorni per formulare osservazioni</a> e proposte tecniche in forma scritta. Osservazioni che non hanno tardato ad arrivare, viste le <strong>critiche avanzate dai loro presidenti durante la <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-3977/del-08-01-2021/nucleare-pubblicata-la-carta-nazionale-delle-aree-potenzialmente-idonee-critiche-dalle-regioni-22105/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">conferenza delle regioni e delle province autonome dell'8 gennaio 2021</a></strong>. Nella nota viene infatti sottolineato come <strong>la costruzione di tali impianti danneggerebbe il panorama paesaggistico</strong> e si evidenzia una <strong>mancanza di comunicazione tra stato e regioni, nella gestione di questo processo</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Trovo assurdo che una scelta di questa portata sia stata assunta senza un minimo confronto con la Regione e i sindaci dei territori. È inaccettabile che da Roma piovano di notte sulla testa dei cittadini piemontesi decisioni così importanti e delicate che riguardano le nostre vite.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.regioni.it/newsletter/n-3977/del-08-01-2021/nucleare-pubblicata-la-carta-nazionale-delle-aree-potenzialmente-idonee-critiche-dalle-regioni-22105/" target="_blank">- Alberto Cirio, Presidente del Piemonte</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Tuttavia, <strong>rimane aperta la questione legata alla direttiva europea e agli impegni internazionali a cui il nostro paese deve adempiere</strong>. Per evitare ulteriori infrazioni <strong>è auspicabile dunque che il governo, le regioni, Sogin e gli altri soggetti coinvolti giungano a un punto di incontro</strong>. Un accordo che permetta di <strong>avviare concretamente la realizzazione del deposito</strong> nazionale di rifiuti nucleari, <strong>rispettando comunque i beni ambientali e paesaggistici</strong> dei territori interessati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: Unsplash - <a href="https://unsplash.com/@jplenio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Johannes Plenio</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-litalia-con-lo-smaltimento-dei-rifiuti-nucleari/">A che punto è l&#8217;Italia con lo smaltimento dei rifiuti nucleari</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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