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	<title>Scuola Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</title>
		<link>https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=308817</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’uso dell’Ia è sempre più esteso, in Italia come nel mondo. È fondamentale governare il fenomeno, attraverso conoscenze e consapevolezza. Un’indagine sul potenziale impatto dell’Ia sulla povertà educativa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;intelligenza artificiale (Ia) sta trasformando radicalmente la società e il mercato del lavoro richiedendo nuove competenze digitali essenziali per il futuro. A livello globale, <strong>l&#8217;uso dell&#8217;Ia tra i minori è già diventato un fenomeno di massa</strong>. Le indagini, sia del <a href="https://hai.stanford.edu/assets/files/ai_index_report_2026.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">contesto internazionale</a> che di quello <a href="https://researchonline.lse.ac.uk/id/eprint/137132/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">europeo</a> e <a href="https://boa.unimib.it/retrieve/56eeb435-9e7e-4f2a-aff0-794aaad6254f/Mascheroni-2026-L%E2%80%99IA%20Generativa%20fra%20bambini%20e%20adolescenti%20italiani-VoR.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nazionale</a>, sono concordi nell’indicare quanto l’uso di strumenti di Ia generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia crescente.</p>


<div id="strillo-testo-block_e1d0ed144411e1b3e77a14397cb331d3" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Serve costruire una cultura diffusa sull&#8217;uso consapevole dell&#8217;Ia in ambito educativo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da un lato appaiono evidenti le <strong>potenzialità </strong>di questi strumenti come supporto all&#8217;apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall&#8217;altro non vanno sottovalutati i <strong>rischi di un uso non appropriato</strong>. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può <strong>compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente</strong>. Si tratta di aspetti di cui raramente si parla in un dibattito fortemente polarizzato tra approcci entusiastici e altri puramente luddisti.</p>



<p>In questo quadro, l&#8217;apporto delle politiche pubbliche non può limitarsi alla regolazione, aspetto comunque fondamentale. L&#8217;obiettivo deve essere quello di <strong>trasformare le persone, a partire dai minori, da semplici &#8220;utenti&#8221; passivi a cittadini attivi e consapevoli nell&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia</strong>. È fondamentale infatti essere capaci di riconoscere i rischi legati alla privacy, alla disinformazione e alle &#8220;allucinazioni&#8221; (errori) dei sistemi. Evitando che l&#8217;Ia si riduca a un fattore di appiattimento di competenze già fragili.</p>



<p>Tuttavia, in questo quadro in costante evoluzione, è <strong>difficile tanto per il legislatore, quanto per educatori e istituzioni educative stare al passo</strong>.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accesso consapevole all&#8217;Ia riguarda anche la lotta alla povertà educativa</h3>



<p>Questo <strong>disallineamento rischia di trasformare l&#8217;Ia in un formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze, creando un nuovo &#8220;divario digitale&#8221;</strong> qualora le tecnologie &#8211; e soprattutto gli strumenti per padroneggiarle &#8211; <strong>non siano accessibili in modo equo</strong>. <strong>L’osservatorio sulla povertà educativa</strong>, curato da quasi un decennio da Openpolis e <a href="https://www.conibambini.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Con i bambini</a>, <strong>fin dalla fondazione ha prestato la massima attenzione a questi aspetti</strong>. Nel pieno dell’emergenza Covid, nel luglio 2020, il rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/07/Disuguaglianze-digitali.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Disuguaglianze digitali</a> provò a offrire un quadro delle <strong>disparità di accesso alla didattica a distanza</strong>. Disparità strutturalmente legate alla condizione sociale (case sovraffollate e computer in condivisione), alle possibilità tecnologiche (mancanza di rete veloce, specie nelle aree interne), nonché alle competenze nell’uso degli strumenti.</p>


<div id="strillo-testo-block_7076ab0cf149705eabef56f7445e767b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le disuguaglianze digitali sono un&#8217;ulteriore forma della povertà educativa.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Quella fase straordinaria rese evidente come il <strong>divario digitale non fosse altro che una ulteriore declinazione delle disparità alla base della povertà educativa. E come il gap digitale si aggiunga, rafforzandoli, ai fattori di disuguaglianza già esistenti</strong>: dalla condizione sociale al luogo di residenza.</p>



<p>Anche in questo contesto quindi, <strong>l&#8217;impatto dell&#8217;Ia sui minori non è solo una questione tecnologica, ma un tema centrale di povertà educativa. Con potenzialità e criticità da affrontare e mettere a fuoco nel dibattito pubblico e nel lavoro degli operatori sul campo</strong>.</p>



<p>L&#8217;Unione europea, con l’<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">AI Act del 2024</a>, ha classificato come <strong>&#8220;ad alto rischio&#8221; i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nell&#8217;istruzione</strong>. Questo perché tali strumenti, se progettati e utilizzati in modo inadeguato, possono avere conseguenze negative sul percorso dei ragazzi. Possono incidere sull&#8217;accesso o meno degli studenti a determinati percorsi formativi, valutare i risultati dell&#8217;apprendimento e perpetuare discriminazioni storiche.</p>



<p>Anche la recente legge nazionale sul settore, la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025;132" target="_blank" rel="noreferrer noopener">132/2025</a>, promuove un <strong>approccio antropocentrico</strong> e delega il governo a <strong>potenziare l&#8217;alfabetizzazione all&#8217;Ia e le discipline Steam nelle scuole</strong>. Proprio per rafforzare le competenze di studenti e formatori, introducendo anche limiti anagrafici per la tutela dei dati dei minori. Più recentemente, il governo ha approvato in via definitiva un <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-185/32468#:~:text=2.%20Adeguamento%20della,legislativo%20%E2%80%93%20esame%20definitivo)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo</a> che introduce ulteriori misure tra cui l&#8217;<strong>inserimento dell&#8217;Ia nell&#8217;ambito dell&#8217;educazione civica</strong> e la <strong>formazione stabile dei docenti</strong>, con uno stanziamento di <strong>100 milioni di euro</strong> per contrastare i rischi legati all&#8217;uso improprio di piattaforme e social. Com&#8217;è evidente quindi anche dal punto di vista normativo ci troviamo di fronte a un <strong>contesto in continua evoluzione</strong>. Una dinamica che riflette il tentativo delle istituzioni di accompagnare una trasformazione tecnologica destinata ad avere un impatto crescente anche sul mondo dell&#8217;istruzione.</p>



<p>Tuttavia le <strong>tutele normative, da sole, non sono sufficienti: serve un profondo lavoro di formazione e informazione all&#8217;uso critico degli strumenti</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Partire dai dati per analizzare la relazione tra minori e Ia</h3>



<p>Alla luce di questo scenario, <strong>l&#8217;Osservatorio sulla povertà educativa non può esimersi dal trattare il rapporto tra minori e Ia</strong>. Monitorare l&#8217;accesso a queste tecnologie è oggi fondamentale per <strong>garantire il diritto allo studio</strong>, tutelare i minori e <strong>prevenire nuove forme di esclusione</strong> sociale e di discriminazioni derivanti sia dal mancato accesso che da un uso inconsapevole o sbagliato.</p>



<p>Questo <strong>lavoro di formazione non è dato a priori, ma deve essere costruito quotidianamente</strong> con chi lavora a contatto con bambini e ragazzi.</p>


<div id="strillo-testo-block_878306b517e9b17619b6999240f82f72" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Vanno gettate le basi, dati alla mano, per una riflessione condivisa sul rapporto tra povertà educativa e nuove tecnologie.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Con la pubblicazione di questo primo minidossier, Openpolis e l&#8217;impresa sociale Con i Bambini vogliono gettare le <strong>basi analitiche per una riflessione <strong>fondamentale</strong> sul rapporto tra intelligenza artificiale e minori</strong>. Partire dai dati è infatti una scelta di metodo indispensabile per mostrare, concretamente, come l&#8217;<strong>accesso disomogeneo a queste tecnologie rischi di innestarsi sulle disuguaglianze educative e territoriali del nostro paese</strong>, amplificandole. Questo documento rappresenta tuttavia solo la prima tappa di un percorso che si svilupperà per tutto il 2026. L&#8217;obiettivo infatti non è limitarsi all&#8217;analisi del fenomeno ma fornire strumenti utili a chi lavora quotidianamente con i ragazzi.</p>



<p>Per questo motivo, alla fotografia quantitativa scattata oggi farà seguito, <strong>questo inverno, la pubblicazione di un secondo documento dal taglio più operativo: un vero e proprio <em>toolkit</em> rivolto all&#8217;intera comunità educante</strong>. Si tratterà di una bussola pensata per insegnanti, educatori, operatori del terzo settore e famiglie, volta a offrire un orientamento critico sulle potenzialità e sui rischi dell&#8217;Ia. Infine, raccoglieremo e valuteremo i riscontri ottenuti dalle scuole e dalla rete territoriale. Sarà un importante momento di confronto, utile a mappare i bisogni emersi e a delineare le traiettorie che guideranno il futuro lavoro dell&#8217;osservatorio.</p>


<div id="in-europa-il-664-degli-adolescenti-fa-gia-uso-di-strumenti-di-intelligenza-artificiale-generativa-litalia-e-agli-ultimi-posti-519-ma-il-fenomeno-e-destinato-a-estendersi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;uso e nella consapevolezza sull&#8217;Ia</h3>



<p>L&#8217;elemento da cui partire nell&#8217;analisi dei dati è certamente quello di capire quanto l’intelligenza artificiale generativa sia già diffusa tra i più giovani. In questo senso, <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiu/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> ha pubblicato alcune prime rilevazioni relative al 2025. Questi dati mostrano come l&#8217;Ia sia già entrata nelle abitudini quotidiane di una parte consistente degli adolescenti europei. Considerando la fascia di età compresa tra i 16 e i 19 anni, il <strong>66,4% dei ragazzi e delle ragazze nell’Ue ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di Ia</strong> generativa nei tre mesi precedenti l’indagine.&nbsp;</p>



<p>Si tratta tuttavia di una media che nasconde differenze molto rilevanti tra i paesi membri. In ben 19 stati infatti la quota di giovani fruitori supera la media. Le percentuali più elevate si registrano in <strong>Estonia</strong> (89,3%), <strong>Grecia</strong> (85,1%) e <strong>Danimarca</strong> (83,1%). In questi paesi oltre quattro adolescenti su cinque hanno fatto ricorso a questi strumenti nel periodo considerato. All’estremo opposto si collocano invece <strong>Romania</strong> (48,2%), <strong>Germania</strong> (51,5%) e <strong>Italia</strong> (51,9%). In questi paesi poco più della metà dei giovani dichiara di aver utilizzato applicazioni di intelligenza artificiale generativa.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Italia terzultima in Ue per diffusione dell&#8217;Ia tra i giovani</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-terzultima-in-ue-per-diffusione-dellia-tra-i-giovani/">Percentuale di giovani europei che hanno fatto ricorso all&#8217;Ia negli ultimi 3 mesi, per paese (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_308959_tab3"><p>Per intelligenza artificiale generativa si intendono sistemi in grado di creare nuovi contenuti – come testi, immagini, video, codice informatico o altri tipi di dati – a partire dalle informazioni e dagli schemi appresi durante il processo di addestramento. A differenza di altri sistemi di intelligenza artificiale utilizzati principalmente per classificare, prevedere o analizzare dati esistenti, gli strumenti di Ia generativa producono contenuti originali in risposta alle richieste degli utenti.</p>
<p>Non sono disponibili dati per l&#8217;Irlanda mentre quelli della Croazia sono considerati di limitata affidabilità.</p>
<p>La fascia d&#8217;età considerata è quella dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Giugno 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308959"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Colpisce in particolare il <strong>dato di Italia e Germania</strong> che, pur rappresentando due delle principali economie dell’Unione europea, si collocano nelle ultime posizioni della graduatoria. <strong>È necessario comunque interpretare questi risultati con cautela</strong>. Come abbiamo detto infatti il fenomeno è in piena evoluzione e i dati sono destinati a crescere in tutto il mondo.</p>


<div id="strillo-testo-block_0e4bbc4321073cbe2db8c110ca4ed98b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati riguardanti l&#8217;utilizzo dell&#8217;Ia sono ancora pochi e in costante evoluzione. </p>
			        </section>
		</div>



<p>La rapidità con cui si sviluppano e si diffondono gli strumenti di Ia rende infatti <strong>probabili cambiamenti significativi anche nel giro di pochi mesi</strong>. Per questo motivo sarà <strong>fondamentale monitorare nel tempo l’evoluzione del fenomeno</strong>. </p>



<p>La questione non riguarda infatti soltanto se le differenze osservate oggi tra i paesi europei tenderanno a ridursi o ad ampliarsi, ma anche <strong>come una tecnologia sempre più diffusa influenzerà i percorsi educativi, le opportunità di apprendimento e più in generale le condizioni di vita di bambini, adolescenti e delle comunità educanti</strong> che li accompagnano nella crescita.</p>


<div id="tra-coloro-che-utilizzano-lia-oltre-la-meta-lo-fa-per-scopi-scolastici-in-italia-il-41" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Potenzialità e rischi nell&#8217;ambito educativo e nella vita di bambini e ragazzi</h3>



<p>Oltre a misurare quanto l&#8217;intelligenza artificiale generativa sia diffusa tra i più giovani, è <strong>importante anche comprendere per quali finalità venga utilizzata</strong>. Eurostat fornisce alcune prime evidenze anche in questo senso. Gli intervistati potevano indicare più risposte, segnalando un utilizzo per scopi privati, professionali e scolastici (attività legate allo studio, allo svolgimento di compiti, alla preparazione di elaborati o ad altri aspetti del percorso educativo). </p>


<div id="strillo-testo-block_1499159d27b2b888b10bae7e486bdf4e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Molti giovani europei utilizzano l&#8217;Ia per lo svolgimento di compiti e la preparazione di elaborati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello europeo, la finalità più frequente tra i ragazzi e le ragazze di età compresa tra i 16 e i 19 anni è proprio quella scolastica. Tra i giovani che hanno dichiarato di aver usato l&#8217;Ia generativa negli ultimi 3 mesi, <strong>il 50,5% ha dichiarato di averlo fatto per attività connesse al proprio percorso di istruzione</strong>. Una quota leggermente inferiore (43,8%) ha invece fatto ricorso a questi strumenti per scopi privati. Molto più contenuta la percentuale di chi li ha utilizzati per motivi professionali (9,1%). Quest&#8217;ultimo dato non sorprende particolarmente. Nella fascia di età considerata infatti la maggior parte dei giovani è ancora inserita in percorsi scolastici o formativi. Non ha ancora fatto quindi ingresso stabile nel mercato del lavoro.</p>



<p>Per quanto riguarda gli usi privati, le quote più elevate si registrano in <strong>Grecia</strong> (75,3%), <strong>Cipro</strong> (75,2%) e <strong>Lituania</strong> (65,6%). All&#8217;estremo opposto si collocano invece <strong>Polonia</strong> (37,1%), <strong>Romania</strong> (36,2%) e <strong>Italia</strong> (24,2%). Anche osservando gli utilizzi scolastici emergono differenze significative tra i paesi europei. Le percentuali più alte si rilevano in <strong>Estonia</strong> (75,5%), <strong>Malta</strong> (74,7%) e <strong>Portogallo</strong> (70,2%). Mentre quelle più basse si registrano in <strong>Germania</strong> (20,9%), <strong>Romania</strong> (31,1%) e <strong>Finlandia</strong> (31,5%). L&#8217;Italia si colloca al quartultimo posto.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,1% </span>la quota di giovani italiani che ha fatto ricorso all&#8217;Ia per scopi scolastici negli ultimi 3 mesi del 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Nel complesso, i dati mostrano come il ricorso all&#8217;intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti italiani risulti ancora meno diffuso rispetto a quanto osservato in gran parte dell&#8217;Unione europea. <strong>Come già detto, si tratta tuttavia di un fenomeno in rapida trasformazione e destinato con ogni probabilità a crescere nei prossimi anni</strong>. Questa tendenza deve essere analizzata con un approccio scientifico, senza facili entusiasmi ma allo stesso tempo senza allarmismi.</p>


<div id="tra-i-giovani-italiani-che-non-utilizzano-lia-l86-dichiara-di-non-sapere-come-fare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il diritto a un uso consapevole</h3>



<p>Un altro elemento importante da analizzare è <strong>capire le motivazioni che spingono una parte non marginale degli adolescenti a non fare uso dell&#8217;Ia</strong>. Si tratta di un aspetto particolarmente rilevante dal punto di vista delle politiche pubbliche per capire quali possono essere le eventuali criticità.</p>



<p>I dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/isoc_ai_iaiuxr/default/table?lang=en&amp;category=isoc.isoc_i.isoc_ai" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> mostrano che, tra i giovani italiani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che non hanno utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa nei tre mesi precedenti l&#8217;indagine, la motivazione di gran lunga più frequente è la <strong>percezione di non averne bisogno</strong>. Lo dichiara il <strong>74,6%</strong> dei non utilizzatori, una quota perfettamente in linea con la media dell&#8217;Unione europea.</p>


<div id="strillo-testo-block_3955d592202ef02c94a451ef895162c6" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>È importante capire anche le motivazioni di chi ha scelto di non usare l&#8217;Ia.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Molto più contenuta invece la percentuale di chi afferma di non aver <strong>mai utilizzato questi strumenti perché non ne conosceva l&#8217;esistenza. In Italia si tratta del 3% dei giovani</strong>, un dato inferiore alla media europea (4,4%). Questo suggerisce che la scarsa diffusione dell&#8217;intelligenza artificiale tra gli adolescenti italiani non sia riconducibile principalmente a un problema di mancata conoscenza. Allo stesso modo, appaiono <strong>relativamente marginali le motivazioni legate alla tutela della privacy o alla sicurezza dei dati</strong>. Solo il 2,7% dei giovani italiani indica questa ragione, a fronte di una media europea pari al 4,5%.</p>



<p>Merita invece particolare attenzione un altro dato. <strong>L&#8217;8,6% dei giovani italiani che non utilizzano l&#8217;intelligenza artificiale dichiara infatti di non sapere come usarla</strong>. Si tratta di una quota superiore alla media dell&#8217;Unione europea (7,3%) e che richiama direttamente il tema delle competenze digitali.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Il 9% dei giovani che non usano l&#8217;Ia non la usa perché non saprebbe come fare</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-9-dei-giovani-che-non-usano-lia-non-la-usa-perche-non-saprebbe-come-fare/">Le motivazioni per cui i giovani fra i 16 e i 19 anni non hanno utilizzato l’Ia negli ultimi 3 mesi (2025)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_308982_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308982_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308982_tab3"><p>Il grafico mostra le motivazioni per cui i giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni non hanno fatto ricorso all&#8217;intelligenza artificiale nei 3 mesi precedenti. Le percentuali riguardano solo i ragazzi e le ragazze che hanno dichiarato di non aver fatto ricorso a strumenti di intelligenza artificiale generativa.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 17 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308982"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Pur trattandosi di una minoranza, questo dato evidenzia come una parte degli adolescenti possa incontrare <strong>difficoltà nell&#8217;avvicinarsi a strumenti che stanno rapidamente entrando nella vita quotidiana, nei percorsi di studio e, sempre più spesso, nelle future esperienze lavorative</strong>. È un elemento che rafforza la necessità di investire in percorsi educativi dedicati. Percorsi che devono essere capaci di fornire non soltanto competenze tecniche ma anche strumenti per comprendere il funzionamento e le implicazioni dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p>In prospettiva, tuttavia, la questione centrale potrebbe non riguardare tanto il numero di ragazzi che non utilizzano questi strumenti. Con ogni probabilità, infatti, tale quota è destinata a ridursi progressivamente nei prossimi anni. La sfida principale sembra piuttosto essere quella di <strong>garantire che l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale avvenga in modo consapevole</strong>. In questo senso, il tema non è soltanto quanti giovani sfruttino l&#8217;Ia, ma come la utilizzano, con quale grado di comprensione delle sue potenzialità e dei suoi limiti e con quali strumenti critici per valutarne risultati e conseguenze.</p>



<p>Per questo motivo <strong>il ruolo della scuola, delle famiglie e più in generale della comunità educante appare destinato a diventare sempre più importante</strong>. L&#8217;obiettivo non è favorire o scoraggiare l&#8217;utilizzo dell&#8217;intelligenza artificiale, ma mettere tutti i giovani nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e di utilizzarla in maniera responsabile, autonoma e informata.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza di regolare un fenomeno</h3>



<p>Come accade per molte innovazioni tecnologiche, il punto centrale non è tanto la diffusione dello strumento in sé, quanto la <strong>capacità di utilizzarlo in modo consapevole</strong>. Le applicazioni di intelligenza artificiale generativa possono infatti offrire opportunità importanti per l&#8217;apprendimento, l&#8217;accesso alle informazioni e lo sviluppo di nuove competenze. Allo stesso tempo pongono <strong>questioni rilevanti</strong> legate all&#8217;affidabilità dei contenuti prodotti, alla tutela dei dati personali, ai possibili bias incorporati nei modelli e al rischio di un utilizzo passivo delle tecnologie. </p>



<p>In questa prospettiva, assume particolare importanza il ruolo della scuola e delle politiche pubbliche. L&#8217;Italia si è già dotata di un primo quadro normativo attraverso la <strong>legge 132 del 2025</strong>. Tale norma contiene disposizioni e deleghe al governo in materia di intelligenza artificiale. Tra queste, si introducono anche alcune <strong>limitazioni</strong> legate all&#8217;età per l&#8217;accesso ad alcuni strumenti di Ia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L&#8217;accesso alle tecnologie di intelligenza artificiale da parte dei minori di anni quattordici nonché il conseguente trattamento dei dati personali richiedono il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale [&#8230;] Il minore di anni diciotto, che abbia compiuto quattordici anni, può esprimere il proprio consenso per il trattamento dei dati personali connessi all&#8217;utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, purché le informazioni e le comunicazioni di cui al comma 3 siano facilmente accessibili e comprensibili.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2025-09-23;132!vig=2025-10-10" target="_blank">&#8211; Legge 132/2025, art. 4 comma 4</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il quadro normativo nazionale comunque continua a evolversi. Lo scorso giugno infatti il consiglio dei ministri ha approvato, in esame preliminare, uno <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank" rel="noreferrer noopener">schema di decreto legislativo</a> &#8211; poi approvato con modifiche in via definitiva ad agosto &#8211; con l&#8217;obiettivo di completare l&#8217;allineamento dell&#8217;ordinamento nazionale alle disposizioni dell&#8217;Ai Act europeo. La norma interviene in diversi ambiti, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aggiornamento dei <strong>programmi scolastici del secondo ciclo</strong>, per integrare tecnologie avanzate e Ia generativa nei percorsi di studio;</li>



<li>inserimento dell’Ia nell’<strong>educazione civica</strong>, con attenzione ai profili etici e alla cittadinanza digitale;</li>



<li>rafforzamento delle <strong>competenze Steam</strong> (scienza, tecnologia, ingegneria, arte e matematica) e dell’<strong>orientamento scolastico</strong>, per accompagnare gli studenti verso scelte formative e professionali coerenti con le trasformazioni tecnologiche;</li>



<li><strong>formazione stabile dei docenti</strong> su funzionamento dei sistemi, rischi di errore e distorsione, tutela dei dati e uso responsabile dell’Ia.</li>
</ul>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le norme costruiscono una cornice di garanzie affinché l’innovazione tecnologica resti sempre al servizio della persona, della sua dignità e dei suoi diritti fondamentali. [&#8230;]<br />
L’intelligenza artificiale è una risorsa solo se resta governata da una visione etica e umanistica, che coniughi innovazione, giustizia, sicurezza e bene comune.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-177/32050" target="_blank">&#8211; Comunicato stampa del Consiglio dei ministri (10 giugno 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Le norme rappresentano però soltanto un primo passo. <strong>Accanto alla regolazione è necessario investire nella formazione di studenti, insegnanti e comunità educanti</strong>, affinché l&#8217;intelligenza artificiale diventi un&#8217;occasione per rafforzare le competenze digitali e il pensiero critico. L&#8217;obiettivo non dovrebbe essere soltanto formare utenti in grado di utilizzare queste tecnologie ma cittadini consapevoli delle loro potenzialità, dei loro limiti e delle implicazioni che comportano per la società.</p>


<div id="litalia-si-sta-dotando-di-un-sistema-normativo-ma-sara-fondamentale-il-ruolo-svolto-da-tutta-la-comunita-educante" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Cosa possono fare scuola e comunità educanti</h3>



<p>La diffusione dell&#8217;Ia tra i più giovani pone quindi una <strong>sfida che è prima di tutto educativa</strong>. In questo percorso la scuola rappresenta il principale punto di riferimento, ma da sola non può bastare. Attorno ad essa opera una <strong>comunità educante</strong> più ampia, composta da famiglie, educatori, associazioni, realtà sportive e culturali che contribuiscono alla crescita delle nuove generazioni.</p>


<div id="strillo-testo-block_3f244c51addc4d3a5f4412868292c1c2" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;ecosistema della comunità educante deve essere sostenuto.</p>
			        </section>
		</div>



<p>È importante che tutte queste componenti rivestano un ruolo attivo in tale ambito. Promuovere un uso consapevole di queste tecnologie significa infatti investire non solo nelle competenze digitali, ma anche nel rafforzamento dei contesti educativi e delle opportunità di apprendimento. Sia per i giovani che per insegnanti ed educatori.</p>



<p>Pur essendo un tema in costante evoluzione, o forse proprio per questo, di fronte alla crescente diffusione dell&#8217;Ia tra studenti e insegnanti, <strong>molti paesi europei stanno cercando di definire strategie e regole per accompagnarne l&#8217;introduzione nelle scuole</strong>. Secondo un rapporto pubblicato da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> (rete di ministeri dell’istruzione europei che ha l&#8217;obiettivo di innovare l&#8217;insegnamento e promuovere la collaborazione tra scuole) a fine 2025, nel giro di pochi anni l&#8217;Ia è passata dall&#8217;essere un tema marginale a una delle principali priorità delle politiche educative europee. <strong>Nessuno dei 23 sistemi scolastici analizzati considera oggi la questione secondaria e oltre la metà la colloca tra le aree di intervento più rilevanti</strong>.</p>



<p>L&#8217;obiettivo principale non è soltanto introdurre nuove tecnologie nelle classi, ma utilizzarle per <strong>migliorare l&#8217;insegnamento e l&#8217;apprendimento</strong>, preparare gli studenti alle competenze richieste dalla società digitale e supportare il lavoro degli insegnanti. In molti paesi l&#8217;attenzione si concentra anche sul <strong>potenziale dell&#8217;Ia per favorire inclusione e accessibilità</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. […] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questa crescente attenzione si è tradotta nell&#8217;adozione di <strong>strategie nazionali, linee guida e politiche dedicate</strong>. La maggior parte dei sistemi educativi europei dispone già di documenti ufficiali che affrontano temi come l&#8217;uso etico dell&#8217;intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali, la formazione dei docenti e l&#8217;impiego degli strumenti di Ia nelle attività didattiche. </p>



<p>Anche l&#8217;<strong>Italia</strong> si è mossa in questa direzione. Oltre alle norme già citate, nell&#8217;agosto dello scorso anno il ministero dell&#8217;istruzione e del merito ha pubblicato le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> per l&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale nelle istituzioni educative. Il nostro paese figura inoltre tra quelli che hanno già avviato una valutazione degli effetti della nuova normativa europea sul sistema scolastico.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="400" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="400" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/plugins/opmag-charts/images/numeri_placeholder.svg" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-tra-i-paesi-ad-aver-gia-emanato-atti-formali-in-tema-di-educazione-e-ia/">L&#8217;Italia è tra i paesi ad aver già emanato atti formali in tema di educazione e Ia &#8211; Gli stati europei che hanno già adottato strategie nazionali, politiche pubbliche e/o linee guida sull&#8217;Intelligenza artificiale nell&#8217;educazione</a></div>
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			        			                                <div id="chart_308992_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_308992_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_308992_tab3"><p>La mappa mostra come gli stati stanno affrontando il tema dell&#8217;introduzione dell&#8217;intelligenza artificiale generativa nei propri sistemi educativi. L&#8217;indagine è stata condotta su 23 paesi inclusi alcuni extra-Ue (come Norvegia e Turchia). Allo stesso tempo mancano informazioni circa alcuni paesi Ue rilevanti (come Germania e Polonia). Nel caso del Belgio, solo la parte fiamminga si è già dotata di documenti formali.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati European Schoolnet                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-308992"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-308992" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>Un altro aspetto che accomuna molti paesi riguarda la scelta di non adottare un approccio esclusivamente restrittivo. L&#8217;orientamento prevalente è infatti quello di <strong>promuovere un utilizzo responsabile dell&#8217;intelligenza artificiale</strong> attraverso regole, formazione e sviluppo delle competenze. Parallelamente, quasi tutti i sistemi educativi stanno introducendo percorsi di alfabetizzazione all&#8217;Ia all&#8217;interno dei curricula scolastici, generalmente integrandoli nelle discipline già esistenti. In questo quadro, <strong>l&#8217;Italia presenta una particolarità. Insieme alla Finlandia infatti è tra i pochi paesi a prevedere un primo avvicinamento a questi temi già a partire dalla scuola dell&#8217;infanzia</strong>.</p>



<p>Il report conferma infine come il <strong>rafforzamento delle competenze degli insegnanti</strong> rappresenti la priorità più citata dalle amministrazioni scolastiche. Un&#8217;indicazione che conferma come il dibattito sull&#8217;intelligenza artificiale nella scuola sia, prima ancora che tecnologico, una questione educativa.</p>


<div id="il-407-degli-edifici-scolastici-italiani-e-dotato-di-aule-di-informatica-il-dato-decresce-man-mano-che-ci-si-allontana-dai-grandi-centri" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>



<p>Ribadita ancora una volta l&#8217;importanza del coinvolgimento di tutta la comunità educante, non c&#8217;è dubbio che in tutto questo processo <strong>le istituzioni scolastiche ricoprano un ruolo centrale</strong>. Non solo nel trasmettere agli studenti le abilità digitali indispensabili per una cittadinanza attiva, ma anche nel fungere da <strong>garante per l&#8217;equità nell&#8217;accesso alla rete e alle innovazioni tecnologiche</strong>. In quest&#8217;ottica, è importante monitorare la diffusione e l&#8217;effettiva disponibilità di laboratori informatici nelle diverse aree del paese.</p>



<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?area=Edilizia%20Scolastica&amp;datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ministero dell’istruzione</a> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale 39.351. Di questi <strong>15.998 sono</strong> <strong>dotati di aule informatiche</strong>. Analizzando la situazione su base regionale, la <strong>Valle d’Aosta</strong> si distingue per la percentuale più elevata di strutture attrezzate. In questo caso si tratta di numeri assoluti molto ridotti (86 scuole attrezzate su 139 complessive). Seguono con buone coperture la <strong>Liguria</strong> (59,1%), il <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e le <strong>Marche</strong> (51,4%). Al contrario, le percentuali più contenute si registrano in <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong>, dove solo il 25,4% degli edifici dispone di tali spazi dedicati.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"><p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">40,7% </span>gli edifici scolastici statali dotati di aule informatiche nell&#8217;a. s. 2024/25.</p>
			        </section>
		


<p>Analizzando i comuni capoluogo, dove solitamente si concentra la maggior parte delle strutture, emergono differenze significative tra le diverse città. <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%) guidano la classifica con le percentuali più elevate, risultando gli unici centri a superare la soglia dell’80%. All’estremo opposto, i valori più contenuti si rilevano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>



<p>Un altro elemento da evidenziare riguarda il fatto che <strong>la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali</strong> in direzione di quelli più periferici.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="strillo-testo-block_a1c8adb3c1c5ee73d75596a62258c18a" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle scuole delle aree interne la presenza di aule informatiche è più rara.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Mentre nei <strong>comuni polo</strong> la quota supera il 44%, in quelli di <strong>cintura</strong> — che costituiscono l’hinterland dei centri principali — il valore scende già al di sotto della media nazionale, attestandosi al 40,1%. Questa tendenza al ribasso prosegue man mano che ci si allontana dalle aree più centrali. La percentuale cala progressivamente nei <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), in quelli <strong>periferici</strong> (37%) e tocca il minimo negli <strong>ultraperiferici</strong> (33,8%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Aule d&#8217;informatica a scuola, permangono i divari tra città e comuni più periferici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aule-dinformatica-a-scuola-permangono-i-divari-tra-citta-e-comuni-piu-periferici/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309122"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Sebbene tale distribuzione sia una diretta conseguenza della maggiore concentrazione della domanda nei grandi centri, appare fondamentale promuovere <strong>interventi mirati anche nelle aree interne</strong>. Al fine di contrastare criticità strutturali come lo <strong>spopolamento</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Intelligenza artificiale, una sfida educativa</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_Ia_sfida_educativa.xls">Scarica i dati.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-che-si-siede-e-usando-il-computer-portatile-E5MLP5tJTrs">fran innocenti</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/intelligenza-artificiale-una-sfida-educativa/">Intelligenza artificiale e povertà educativa, una sfida urgente</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 04:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307269</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del diploma erano l’8,2% del totale. Un dato in miglioramento e che finalmente raggiunge l’obiettivo europeo per il 2030. Tuttavia, rimangono criticità soprattutto nelle città e tra i giovani non italiani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo <strong>7 settembre</strong> gli studenti e le studentesse della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> saranno i primi a tornare sui banchi di scuola dopo la pausa estiva, seguiti 3 giorni dopo dai ragazzi e dalle ragazze di Valle d&#8217;Aosta, Veneto e Provincia autonoma di Trento e poi via via tutti gli altri nel corso del mese.</p>



<p>Per milioni di giovani si apre quindi un nuovo anno scolastico, fatto di lezioni, verifiche, relazioni e percorsi di crescita. Ma il ritorno in classe rappresenta anche un’occasione per <strong>interrogarsi sul sistema educativo italiano</strong> e, in particolare, sul fenomeno dell’<strong>abbandono scolastico</strong>.</p>



<p>Nel 2025 <strong>l&#8217;incidenza di ragazzi e ragazze che in Italia hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa all&#8217;8,2%</strong>. Si tratta di un dato importante perché segna il raggiungimento dell&#8217;obiettivo europeo del 9% da parte del nostro paese.</p>



<p>Un conseguimento che corona <strong>oltre un decennio di sforzi per raggiungere questo target</strong>: a metà degli anni 2000 la quota di abbandoni superava il 20%, poi scesa sotto il 14% nel corso degli anni &#8217;10, per poi calare ulteriormente, sulla scorta dell&#8217;obiettivo Ue.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Nell’ambito dell’agenda 2020, l’Unione europea aveva fissato come obiettivo che – entro quell’anno – i giovani europei tra 18 e 24 anni senza diploma superiore (o qualifica professionale) fossero meno del 10% del totale. Nel febbraio 2021 l&#8217;obiettivo è stato abbassato al 9%.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/">
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>In un quadro di miglioramento, resta comunque forte la prevalenza degli abbandoni in alcuni contesti territoriali e sociali. <strong>Il fenomeno supera ancora il 9% nelle città</strong>. E la situazione, in base ai dati dell&#8217;ultimo censimento, appare <strong>più grave nei quartieri con più famiglie in potenziale disagio.</strong></p>



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<h3 class="wp-block-heading">Quanti hanno abbandonato la scuola in Italia e in Ue</h3>



<p>Nel 2025 in media in Europa i giovani che avevano abbandonato la scuola prima del tempo erano il <strong>9,1% del totale</strong>. Una quota sempre più vicina al raggiungimento della soglia del 9%, fissata dalle istituzioni Ue come obiettivo per il 2030. In questo quadro, l&#8217;<strong>Italia</strong> rientra tra i 17 paesi che hanno già raggiunto il target.</p>


<div id="82-gli-abbandoni-scolastici-in-italia-nel-2025-piu-basso-dellobiettivo-ue-del-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8,2% </span>i giovani italiani tra 18 e 24 anni che nel 2025 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Nel continente la situazione appare molto differenziata</strong>. Gli stati in cui il fenomeno incide maggiormente sono <strong>Romania</strong> e <strong>Germania</strong>, dove raggiunge rispettivamente il 15,5% e il 13,1%. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, quest&#8217;ultimo paese &#8211; insieme ad altri del nord Europa &#8211; negli anni scorsi si è allontanato dalla traiettoria europea.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Sono 17 su 28 i paesi Ue che hanno raggiunto l&#8217;obiettivo del 9% sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-17-su-28-i-paesi-ue-che-hanno-raggiunto-lobiettivo-del-9-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 16 Aprile 2026)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tra i maggiori paesi dell&#8217;Ue da segnalare anche la <strong>Spagna</strong> &#8211; terza per incidenza del fenomeno (12,8%) &#8211; e la <strong>Francia</strong> dove si attesta al 7%. Incidenza ancora più contenuta in <strong>Polonia</strong>, dove scende al 4%.</p>



<p><strong>Le differenze tuttavia non sono solo tra paesi, ma anche al loro interno</strong>. A partire dalla faglia che divide città e aree rurali. A livello europeo, in media, il fenomeno colpisce soprattutto le aree rurali (9,6%) e gli abitati ad urbanizzazione intermedia (10,1%), mentre coinvolge relativamente meno le città (8%).</p>


<div id="strillo-testo-block_720adebb0afaa2d638802b92979eb366" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia l&#8217;abbandono scolastico è più frequente nelle città.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Nel caso italiano, lo spaccato dell&#8217;abbandono scolastico rispetto al grado di urbanizzazione restituisce una fotografia diversa</strong>. Nelle città la quota di abbandoni precoci sfiora la doppia cifra (9,5%), mentre è sensibilmente più contenuto nelle aree intermedie (7,3%) e in quelle rurali (8%).</p>



<p>Segnale di una <strong>possibile difficoltà dei territori ad alta densità abitativa e, in particolare, delle loro periferie</strong>. Una difficoltà che spesso è collegata alla situazione socio-economica delle famiglie in queste zone, e che ci ricorda quanto la <strong>condizione di partenza e gli esiti educativi possano essere strettamente connessi</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione dell&#8217;abbandono scolastico nelle città</h3>



<p>Per comprendere meglio tale tendenza, abbiamo approfondito i dati raccolti e pubblicati da Istat per la commissione periferie. Questi, sebbene meno aggiornati di quelli nazionali appena visti, consentono di <strong>ricostruire il fenomeno in modo più disaggregato</strong>, per i comuni capoluogo delle 14 città metropolitane oggetto di rilevazione nel 2021.</p>


<div id="oltre-un-quarto-dei-giovani-tra-18-e-24-anni-di-catania-ha-lasciato-la-scuola-prima-del-diploma-seguono-palermo-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In media, gli abbandoni scolastici precoci incidono maggiormente a&nbsp;<strong>Catania</strong>, dove oltre un giovane su 4 ha lasciato la scuola prima di raggiungere il diploma (26,5% del totale nel 2021). Seguono&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;al secondo posto con il 19,8% e&nbsp;<strong>Napoli</strong>&nbsp;al terzo con il 17,6%. I livelli di abbandono precoce sono leggermente più contenuti a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(16,3%) e&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(14,6%). A metà classifica&nbsp;<strong>Genova</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Bari</strong>, entrambe con il 13,8%. Al di sotto del 10% <strong>Roma</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Reggio Calabria</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_09da9e3aa206b839bf45580995d75d96" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;abbandono è più frequente tra i giovani non italiani.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Tra i giovani con cittadinanza non italiana l&#8217;uscita precoce dal sistema di istruzione è ancora più frequente</strong>. A <strong>Catania</strong> sono il 68,6%, a <strong>Bari</strong> il 60%, a <strong>Cagliari</strong> il 59,2%. Superano il 50% anche <strong>Napoli</strong> (55,9%) e <strong>Palermo</strong> (54,2%) e <strong>Messina</strong> (53,2%). Si avvicina molto a questa quota <strong>Reggio Calabria</strong> (49% dei giovani stranieri nel 2021 aveva lasciato la scuola prima del diploma). <strong>I tassi di abbandono più contenuti tra i ragazzi stranieri si riscontrano a Roma, Bologna, Milano e Torino</strong>, dove comunque superano un terzo del totale.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Catania è la città dove il fenomeno dell&#8217;abbandono scolastico precoce colpisce in modo più ampio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-la-citta-dove-il-fenomeno-dellabbandono-scolastico-precoce-colpisce-in-modo-piu-ampio/">Percentuale di giovani 18-24 anni in uscita precoce dal sistema di istruzione, per segmento socio-demografico (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-307272"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-307272" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Tra le ragazze di 18-24 anni gli abbandoni precoci sono meno frequenti</strong>. Al primo posto si registra&nbsp;<strong>Catania</strong> con il 23,7%. Seguono alcune delle maggiori città del mezzogiorno come&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(18,1%), <strong>Napoli</strong>&nbsp;(15,7%),&nbsp;<strong>Messina</strong>&nbsp;(12,5%) e&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(11,7%).</p>



<p><strong>L&#8217;avere i genitori a loro volta senza diploma è uno dei fattori che influisce più frequentemente sulla scelta dei giovani</strong> di lasciare il percorso di studi, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-2-3-dei-casi-i-figli-di-chi-non-ha-il-diploma-non-si-diplomano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>. A testimonianza di come questo fenomeno <strong>contribuisca a irrigidire l&#8217;ascensore sociale</strong>. Oltre un terzo di chi ha lasciato la scuola precocemente ha i genitori senza diploma a&nbsp;<strong>Catania</strong>&nbsp;(36,5%). Quote significative anche a&nbsp;<strong>Cagliari</strong>&nbsp;(31,9%) e&nbsp;<strong>Palermo</strong>&nbsp;(29,1%).&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli abbandoni precoci nelle aree delle città con più famiglie in disagio</h3>



<p>Per questo motivo è interessante mettere a confronto due indicatori diversi, raccolti per le aree subcomunali delle città metropolitane italiane. Il primo è quello appena visto delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione</strong>, che misura la quota di giovani di 18-24 anni con al massimo la licenza media, non iscritti a nessun corso regolare di studio.</p>



<p>Il secondo è l&#8217;<strong>incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico</strong>, calcolato come percentuale di famiglie che hanno figli a carico, in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e nessun componente è occupato o percettore di pensione da lavoro. Una situazione che verosimilmente può condurre in una condizione di disagio economico per il nucleo familiare.</p>



<p>Il grafico mostra che, in generale, esiste una tendenza. <strong>Al crescere della percentuale di famiglie che si trovano in potenziale condizione di disagio</strong> economico<strong>, tende ad aumentare anche il tasso di giovani (18-24 anni) che hanno lasciato precocemente</strong> gli studi.</p>


<div id="i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">I quartieri con più famiglie con figli in disagio spesso sono anche quelli con più abbandoni scolastici precoci</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-quartieri-con-piu-famiglie-con-figli-in-disagio-spesso-sono-anche-quelli-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l’incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_307283_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_307283_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_307283_tab3"><p>Il grafico mostra la relazione tra due indicatori, entrambi calcolati al 2021:</p>
<ul>
<li>Uscita precoce dal sistema di istruzione (18-24 anni): calcola il rapporto tra il totale delle persone di 18-24 anni con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media) e non iscritti a nessun corso regolare di studio e il totale delle persone di 18-24 anni;</li>
<li>Incidenza delle famiglie con potenziale disagio economico: calcola il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli la cui persona di riferimento ha fino a 64 anni e nelle quali nessun componente è occupato o percettore di una pensione da lavoro e il totale delle famiglie.</li>
</ul>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-307283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-307283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Questa relazione suggerisce che il contesto socio-economico svantaggiato possa rappresentare un <strong>fattore di rischio per l&#8217;abbandono scolastico</strong>. Va ovviamente tenuto presente che una correlazione di per sé non implica una causalità diretta. L&#8217;abbandono scolastico e il disagio economico potrebbero essere entrambi sintomi di fattori strutturali più ampi, come la qualità dell&#8217;offerta formativa in alcune aree o la mancanza di opportunità lavorative qualificate. Situazioni che dovrebbero essere verificate con ulteriori indagini, zona per zona.</p>


<div id="serve-intervenire-sulla-relazione-tra-svantaggio-socio-economico-e-dispersione-scolastica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Allo stesso tempo, va considerato che <strong>le cause potenziali sono state ampiamente approfondite dalla letteratura in materia</strong>. Le difficoltà economiche familiari possono limitare l&#8217;accesso a risorse educative aggiuntive, creando la necessità di un ingresso precoce nel mondo del lavoro (talvolta anche informale), o semplicemente riflettere un minor capitale culturale che supporti il percorso formativo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La condizione socioeconomica degli studenti pare esercitare l’influenza più forte sulla probabilità dell’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione rispetto ad altri fattori. Situazioni familiari difficili come disoccupazione, basso reddito del nucleo familiare e scarsi livelli di istruzione dei genitori possono avere un effetto diretto e duraturo sulla carriera scolastica degli studenti, sul loro atteggiamento nei confronti dello studio, sui loro risultati scolastici e, di conseguenza, ciò può indurli a decidere di abbandonare precocemente i percorsi di istruzione e formazione</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2016/06/Tackling-Early-Leaving-from-Education-and-Training-in-Europe-Strategies-Policies-and-Measures_IT.pdf" target="_blank">&#8211; Eurydice, Lotta all’abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione in Europa – Strategie, politiche e misure (2014)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Intervenire alla radice di questo svantaggio socio-economico</strong>, che talvolta si traduce in un abbandono vero e proprio della scuola, ma molto più spesso in bassi apprendimenti e dispersione implicita, <strong>è cruciale per migliorare le prospettive future di ragazze e ragazzi </strong>che nei prossimi giorni inizieranno (o, purtroppo, non inizieranno) l&#8217;anno scolastico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, città per città</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bari.xls">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Bologna.xls">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Cagliari.xls">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Catania.xls">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Firenze.xls">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Genova.xls">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Messina.xls">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Milano.xls">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Napoli.xls">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Palermo.xls">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Reggio+Calabria.xls">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Roma.xls">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Torino.xls">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2026/Venezia.xls">Venezia</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. </p>



<p>Fonte: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo" type="link" id="https://www.magnific.com/free-photo/students-seating-chairs-group-people-business-conference-modern-classroom-daytime_9831239.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=8&amp;uuid=47fd022c-d427-4833-9959-d45a6b2310a9&amp;track=ais_hybrid&amp;query=liceo">Standret</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution" type="link" id="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-in-italia-in-europa-e-nelle-citta/">L&#8217;abbandono scolastico in Italia, in Europa e nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307181</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 13% dei giovani fa parte dei cosiddetti Neet, un dato superiore alla media europea. L’analisi città per città, con un focus sui due casi estremi di Catania e Bologna. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Nel 2025 il 13,3% dei giovani tra 15 e 29 anni nel nostro paese si è trovato in condizione di Neet (dall&#8217;inglese, <em>not in education, employment or training</em>, persone senza lavoro, che non studiano e non sono in formazione). Nonostante si tratti di un dato in calo rispetto all&#8217;anno precedente, risulta essere ancora uno dei più alti del continente.</p>
</p>
<p>Il fenomeno dei Neet – giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione – <strong>non può essere letto soltanto come una condizione individuale, ma va compreso anche nella sua dimensione sociale</strong>. Il 15 luglio ricorre la <a href="http://www.un.org/en/events/youthskillsday/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale delle competenze giovanili</a> e la presenza di una quota non marginale di giovani inattivi rappresenta senza dubbio una delle principali forme di <strong>dispersione del potenziale delle nuove generazioni</strong>. In altre parole, della risorsa più preziosa per una società.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione in Italia e in Ue</h3>
</p>
<p>Come ogni anno, Eurostat ha rilasciato i dati armonizzati a livello europeo sulla situazione riguardo a questo fenomeno. <strong>Nel 2025, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano rappresentano complessivamente l&#8217;11% della popolazione giovanile dell&#8217;Unione.</strong> In questo scenario, l&#8217;Italia continua a registrare una delle incidenze più elevate, nonostante sia in costante calo dal 2020.</p>
</p>
<p><div id="i-giovani-neet-in-italia-sono-il-133-a-fronte-di-una-media-ue-dell11" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13,3% </span>italiani di età compresa tra 15 e 29 anni che nel 2025 non studiano né lavorano.</p>
</section>
</p>
<p><strong>Il paese è infatti il quarto in Europa</strong>, dietro solo a Romania (19,2%), Bulgaria (13,8%) e Grecia (13,6%). Gli stati che invece registrano i valori minori sono Paesi Bassi (5,3%), Svezia (5,9%) e Slovenia (7,6%).</p>
</p>
<p>Ci sono numerosi fattori che hanno un impatto sul fenomeno. Per esempio, <strong>maggiore è il grado di istruzione e minore è l&#8217;incidenza di Neet</strong>: in Europa, nel 2025, i giovani tra 15 e 29 anni con al massimo la licenza media che non studiano e non lavoravano sono il 12,8%, dato che scende all&#8217;11% per chi ha un titolo di scuola secondaria superiore e all&#8217;8% per chi è in possesso di una laurea.</p>
</p>
<p>Incide anche il grado di urbanizzazione, seppur con delle diversità tra i paesi europei. In generale, le aree rurali sono quelle in cui i Neet risultano più presenti, con una percentuale nel 2025 pari a 12,2%. Seguono le periferie e le città di medie dimensioni (11%) e le città più grandi (10,3%). Questa è una dinamica che caratterizza la maggior parte dei paesi europei. <strong>In Italia invece accade l&#8217;opposto: a riportare i valori più alti sono proprio i centri urbani più ampi (14,2%) a cui seguono le zone rurali (12,9%) e quelle periferiche (12,8%).</strong></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;incidenza dei Neet nelle città italiane</h3>
</p>
<p>Come abbiamo avuto modo di approfondire nel rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, la <strong>situazione varia molto tra le città italiane</strong> e la quota di Neet tende a essere più alta nelle realtà dove la condizione sociale di partenza è più difficile e dove anche il percorso scolastico risulta più critico.</p>
</p>
<p>I comuni capoluogo di città metropolitana con più giovani che non studiano e non lavorano, in base ai dati raccolti nell&#8217;ambito del censimento 2021, sono <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%). A quota 20% circa, tra le altre, le due città italiane più popolose, Roma e Milano. La quota scende sotto il 18% a Genova, Firenze e Bologna. </p>
</p>
<p><div id="a-catania-i-neet-sono-il-354-della-popolazione-tra-15-e-29-anni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet &#8211; Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-303568" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Bologna è il comune capoluogo di città metropolitana con meno Neet. </p>
</p>
<p>Si tratta di dati che aprono a due considerazioni, che approfondiamo nel corso dell&#8217;articolo. In primo luogo, <strong>per grandi città come quelle metropolitane il dato medio non necessariamente è omogeneo sull&#8217;intero territorio comunale</strong>, anzi. In secondo luogo, è importante comprendere come &#8211; anche a livello locale &#8211; il <strong>problema dei Neet sia strettamente connesso a una questione educativa più ampia</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione con l&#8217;abbandono precoce della scuola nelle periferie</h3>
</p>
<p>Anche all&#8217;interno di una stessa città perciò la situazione non è omogenea. Si prenda il caso di <strong>Catania</strong>, prima per incidenza dei Neet (35,4%). Nel capoluogo siciliano, la quota supera il 40% nel 1° Municipio e nel 6° Municipio; mentre è su livelli molto inferiori nel terzo (22%). Lo stesso vale per <strong>Bologna</strong>: a fronte del 17,3% medio, il fenomeno incide ancora meno in alcune aree subcomunali, come Siepelunga (11,3%), La Dozza (10,9%) e Scandellara (5,6%), mentre è più diffuso in aree come Ex Mercato Ortofrutticolo (47,2%), Caab (39,8%) e Pilastro (29,6%).</p>
</p>
<p>Ancora più interessante è osservare come anche in ambito urbano il fenomeno sia <strong>strettamente legato alla questione degli abbandoni scolastici precoci</strong>. Nei quartieri delle città dove più ragazzi hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, tendenzialmente anche la quota di giovani Neet è più alta, e viceversa. Le aree subcomunali con meno abbandoni precoci coincidono generalmente con quelle dove il fenomeno dei Neet è meno grave.</p>
</p>
<p><div id="nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Nei quartieri con più abbandono scolastico è più frequente il problema dei giovani Neet</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-quartieri-con-piu-abbandono-scolastico-e-piu-frequente-il-problema-dei-giovani-neet/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali delle città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-307201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Una relazione perfettamente comprensibile alla luce del fatto che<strong> un giovane che lascia la scuola prima di aver completato gli studi, oltre a non proseguire nel percorso di istruzione, potrebbe avere anche più difficoltà nell&#8217;accesso al lavoro</strong>. Basti pensare che meno della metà dei 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi è occupato (47,2%), come ricostruito alla fine dell&#8217;anno scorso nel <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto di Istat dedicato ai ritorni occupazionali dell&#8217;istruzione</a>. Una quota che, sebbene cresciuta negli ultimi anni, resta inferiore al 50%. E che comunque considera tutti gli occupati, a prescindere da reddito, tutele e posizione lavorativa.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra Neet e abbandoni scolastici in 2 città</h3>
</p>
<p>Abbiamo approfondito questo legame nelle due città agli estremi della distribuzione: Catania e Bologna. Perché <strong>la correlazione tra alti abbandoni e presenza di giovani Neet non riguarda solo le grandi città del sud</strong>. Anche in città dove il fenomeno è mediamente meno frequente, come quelle del centro-nord, possono esservi aree urbane più colpite. </p>
</p>
<p>Quartieri spesso periferici, con più disagio sociale della media, dove l&#8217;abbandono precoce della scuola e la presenza di giovani che non studiano e non lavorano incide maggiormente.</p>
</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, se si confrontano i 6 municipi in cui è ripartita la città, si vede come i due fenomeni &#8211; abbandoni e Neet &#8211; riguardino le stesse aree. In particolare<strong> il primo e sesto municipio, dove l&#8217;incidenza dei giovani che non studiano e non lavorano supera il 40%</strong>. Si tratta anche delle due ripartizioni comunali con più uscite precoci dal sistema di istruzione. Oltre un terzo dei giovani di queste aree hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Catania incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Catania</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_307212_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-quali-zone-di-catania-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="a-bologna-le-10-zone-con-piu-giovani-neet-in-8-casi-sono-anche-quelle-con-piu-abbandoni-scolastici-precoci" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>A <strong>Bologna</strong>, dove la disaggregazione dei dati rilasciati da Istat per la commissione periferie consente di arrivare fino alle 90 aree statistiche in cui è ripartita la città,<strong> emerge in modo simile</strong>.</p>
</p>
<p>Le 10 zone subcomunali con più giovani Neet in 8 casi sono anche quelle con più abbandoni scolastici precoci.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">In quali zone di Bologna incidono di più i fenomeni dei Neet e degli abbandoni scolastici</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/">Confronto tra le uscite precoci dal sistema di istruzione e l&#8217;incidenza di giovani che non studiano e non lavorano nelle aree subcomunali di Bologna</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_307213_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307213_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/07/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307213"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307213" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-quali-zone-di-bologna-incidono-di-piu-i-fenomeni-dei-neet-e-degli-abbandoni-scolastici/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>A testimoniare come anche a Bologna, città dove il fenomeno è certamente meno diffuso (il caso più virtuoso tra le 14 città metropolitane rilevate),<strong> la questione educativa e quella delle prospettive dei più giovani siano fortemente collegate</strong>. E riguardi quartieri specifici delle città, in cui i diversi fattori di disagio possono sovrapporsi e rafforzarsi a vicenda. </p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prospettive dei più giovani, una questione sociale ed educativa</h3>
</p>
<p>È&nbsp;a un livello così disaggregato che è più facile individuare la cosiddetta &#8220;trappola della povertà educativa&#8221;. <strong>I quartieri delle città con più famiglie in disagio sono spesso quelli con più abbandoni scolastici</strong>. E, quasi di conseguenza, quelli con <strong>più giovani che finiscono fuori da qualsiasi percorso di studio o di lavoro</strong> e dove perciò le <strong>prospettive di ragazze e ragazzi diventano più incerte</strong>. </p>
</p>
<p>In assenza di un intervento sociale ed educativo forte, il rischio è che le disuguaglianze finiscano per trasmettersi da una generazione all’altra. Spezzare questo circolo vizioso significa quindi <strong>intervenire non solo sulla condizione giovanile</strong>, ma anche, più in generale, sulla <strong>riduzione dei divari all’interno delle città</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica e condividi i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2021_neet_citta/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-sedute-sui-gradini-di-un-edificio-u_Jg3Wv7h4M">Limbo Hu</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" type="link" id="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanti-sono-i-giovani-che-non-studiano-e-non-lavorano-in-italia/">Quanti sono i giovani che non studiano e non lavorano in Italia?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 05:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306902</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nelle aree periferiche urbane le scuole aperte di pomeriggio contrastano il disagio giovanile e rafforzano il supporto ai giovani. Un’analisi, quartiere per quartiere, di alcune delle principali città italiane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 24 giugno si celebrerà la Giornata nazionale delle periferie urbane, istituita con <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge dello stato alla fine del 2024</a>. L’obiettivo della ricorrenza è <strong>riportare l’attenzione sulle condizioni di inclusione sociale, vivibilità e sicurezza delle aree periferiche</strong> attraverso iniziative di rigenerazione urbana, riqualificazione e partecipazione facendo leva su stato, enti locali, soggetti della comunità educante e scuole.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Nella Giornata nazionale, lo Stato, le regioni, le province,  le citta&#8217; metropolitane e  i  comuni  possono  promuovere  e  sostenere (&#8230;) anche in coordinamento con le associazioni degli enti locali, con gli  enti previsti dall&#8217;articolo 4 del codice del  Terzo  settore,  (&#8230;) e  con  le  istituzioni scolastiche (&#8230;)  iniziative specifiche,    manifestazioni pubbliche, cerimonie, incontri e momenti di studio e  analisi,  volti alla  sensibilizzazione  delle  istituzioni  e  dei  cittadini  sulle specificita&#8217; delle periferie urbane e sugli  interventi  necessari  a contrastare le situazioni di degrado economico, sociale, culturale  e abitativo.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/18/24G00186/SG" target="_blank">&#8211; Legge 170/2024, art. 2</a>
									            </div>
</section>
<p>In questo contesto, <strong>la scuola rappresenta uno dei principali presìdi educativi e sociali delle aree periferiche</strong>. L’accesso a servizi scolastici di qualità, come il tempo pieno nella scuola primaria, può infatti contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a offrire maggiori opportunità a bambini e ragazzi che vivono in contesti più fragili.</p>
<p>Abbiamo analizzato il tema della questione educativa nelle periferie urbane attraverso i dati sull’accessibilità alle scuole con tempo pieno, per capire quanto questo servizio sia effettivamente diffuso e raggiungibile nelle diverse zone delle città metropolitane.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading">Scuole aperte nelle periferie, perché sono importanti</h3>
<p>Nell&#8217;ultimo rapporto <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giovani e periferie</a>, abbiamo avuto modo di approfondire come la <strong>presenza di scuole, e anche la loro apertura pomeridiana, sia uno strumento potente per migliorare la condizione nelle aree urbane.</strong></p>
<p>Può offrire un <strong>contributo decisivo nella riduzione dei divari educativi </strong>e nel contrasto della dispersione, perché consente lo svolgimento di attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell’orario scolastico. </p>
<p>Ma una scuola che resta aperta anche di pomeriggio è anche un&nbsp;<strong>presidio sociale sul territorio insostituibile</strong>. L&#8217;estensione dell&#8217;orario di apertura può avere un impatto che non è esclusivamente educativo: rappresenta un <strong>luogo sicuro</strong> dove poter trascorrere il tempo libero. Una <strong>funzione essenziale, soprattutto nelle periferie urbane</strong>, dove la carenza di spazi di aggregazione alternativi si fa sentire maggiormente.</p>
<p>Nel rapporto avevamo avuto modo di riscontrare come <strong>l&#8217;incidenza di studenti frequentano il tempo pieno variasse fortemente tra le città</strong>. In alcune, come Milano, Firenze, Torino e Roma, oltre l’85% degli alunni delle primarie statali frequenta scuole con il tempo pieno; mentre la quota scende al di sotto del 10% a Reggio Calabria e Palermo. Con <strong>differenze interne nelle città</strong>: a Palermo, ad esempio, a fronte di una media cittadina pari a circa il 5%, la quota supera il 30% in quartieri come Tribunali-Castellammare (47,4%) e Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pietà (34%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">La raggiungibilità delle scuole primarie con il tempo pieno</h3>
<p>In questo approfondimento, analizziamo un altro indicatore altrettanto rilevante,  elaborato nell&#8217;ambito delle attività di Istat per la commissione periferie di questa legislatura. Si tratta della quota di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 chilometri dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina. Un indicatore che consente di valutare la questione da un <strong>punto di vista diverso</strong>: l&#8217;accessibilità territoriale di servizi scolastici che offrono il tempo pieno.</p>
<div id="ce-piu-tempo-pieno-nelle-scuole-delle-periferie-del-centro-nord" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Scuole con il tempo pieno più capillari nelle città del centro-nord</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306933_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/scuole-con-il-tempo-pieno-piu-capillari-nelle-citta-del-centro-nord.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306933"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306933" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La classifica sull&#8217;accessibilità alle scuole primarie a tempo pieno conferma un divario marcato tra i capoluoghi di città metropolitana italiani, lungo la <strong>faglia nord-sud</strong>. Milano e Torino si collocano in testa con percentuali vicine al 100%, seguite da vicino da Cagliari, Firenze e Bologna. In tutti questi comuni, la quota di popolazione cge vive in una sezione di censimento distante al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo più vicina supera il 95%. </p>
<p>Al contrario, molte città del mezzogiorno occupano le posizioni inferiori. <strong>La coda della classifica è interamente composta da città meridional</strong>i, in particolare Messina, Reggio Calabria e Palermo (quest&#8217;ultima a quota 44,7%). Indicando una forte disparità territoriale nella capillarità del servizio, con il nord e il centro che garantiscono un accesso quasi universale, molto meno frequente nel sud.</p>
<div id="strillo-testo-block_3d0ec717faeea5c08bbdd11d04971b74" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Spesso le aree delle città più lontane dalle scuole con tempo pieno sono anche quelle più fragili.</p>
</section></div>
<p>Parallelamente, <strong>anche nella stessa città possono convivere situazioni di accessibilità radicalmente diverse</strong>. Spesso queste si correlano con altri fattori di disagio. Ad esempio, le aree subcomunali delle città metropolitane dove è più bassa la quota di residenti vicini a scuole con il tempo pieno, sono spesso anche quelle con i valori immobiliari più bassi e  quelle con più famiglie in potenziale disagio economico. </p>
<p>Altro aspetto rilevante è come<strong>in pochi chilometri quadrati possano registrarsi divari anche molto ampi in termini di accessibilità </strong>delle scuole a tempo pieno. Lo abbiamo approfondito per le due città emerse dall&#8217;analisi precedente.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Dentro le città: un focus su Milano e Palermo</h3>
<p>A Palermo, in 3 aree subcomunali (Tribunali-Castellammare, Palazzo Reale &#8211; Monte Di Pieta&#8217; e Cuba-Calatafimi) l&#8217;accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno raggiunge il 100%. Non casualmente, <strong>le prime due sono anche le zone con maggiore incidenza degli alunni delle scuole primarie a tempo pieno</strong> della città.</p>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">A Palermo forti divari tra i quartieri nell&#8217;accessibilità delle scuole primarie a tempo pieno</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306939_tab3"></p>
<p>L&#8217;indicatore mostra la percentuale di popolazione che risiede in sezioni di censimento che distano al massimo 1,5 km dalla scuola primaria a tempo pieno più vicina.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/a-palermo-forti-divari-tra-i-quartieri-nellaccessibilita-delle-scuole-primarie-a-tempo-pieno.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306939"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Al contrario, <strong>7 zone si caratterizzano per una quota di popolazione a meno di 1,5 km dalla scuola a tempo pieno più vicina inferiore all&#8217;1%</strong>. Si tratta di Boccadifalco, Partanna Mondello, Montepellegrino, Villagrazia-Falsomiele, Borgo Nuovo, Tommaso Natale &#8211; Sferracavallo e Arenella &#8211; Vergine Maria. In queste zone, come in 14 quartieri su 25, la quota di alunni che frequentano scuole con il tempo pieno risulta pari a 0.</p>
<p><strong>A Milano, l&#8217;offerta è complessivamente omogenea sul territorio</strong>, con una media comunale molto elevata (98,7%) di accessibilità della popolazione residente alle scuole primarie a tempo pieno. In gran parte dei nuclei di identità locale la quota raggiunge il 100%, segnalando una capillarità estesa del servizio sul territorio comunale. </p>
<div id="a-milano-altissima-accessibilita-ma-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">A Milano l&#8217;accessibilità delle scuole a tempo pieno è omogenea, valori più bassi in alcune periferie</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-milano-laccessibilita-delle-scuole-a-tempo-pieno-e-omogenea-valori-piu-bassi-in-alcune-periferie/">Percentuale di residenti che vivono vicini a scuole primarie a tempo pieno per area subcomunale (2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br />(pubblicati: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
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<p><label for="embed-chart-306940"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306940" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Livelli inferiori al 95%</strong>, sebbene superiori al 66%, si registrano in zone come Parco Monluè &#8211; Ponte Lambro, Lambrate, Quarto Cagnino, Lorenteggio, Quarto Oggiaro, Quinto Romano, Adriano, Maggiore &#8211; Musocco.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa comporta per le politiche pubbliche</h3>
<p>La presenza e l’accessibilità delle scuole – in particolare quelle con tempo pieno – possono rappresentare una leva cruciale per migliorare le condizioni sociali ed educative delle periferie urbane.</p>
<div id="nel-contesto-italiano-occorrono-politiche-pubbliche-che-contrastino-disagio-giovanile-e-rafforzino-le-comunita-nelle-periferie-urbane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>I margini di azione in questo senso sono ampi. <strong>Oggi l’offerta di scuole accessibili e diffuse sul territorio non è uniforme</strong>: nelle città del nord e del centro l’accesso è quasi universale (pur con differenze interne anche significative), mentre in molte città del mezzogiorno permangono forti carenze. <strong>Anche all’interno delle singole città si osservano divari importanti tra quartieri centrali e aree periferiche</strong>. In alcune zone, la popolazione residente non dispone di una scuola primaria a tempo pieno raggiungibile nel raggio di 1,5 chilometri, con conseguenze dirette sulle opportunità educative dei bambini che vivono in questi contesti.</p>
<p>In questa prospettiva,<strong> investire nell’apertura e nella capillarità delle scuole nelle aree periferiche</strong> significa intervenire contemporaneamente su più fronti: riduzione delle disuguaglianze educative, contrasto alla <strong>dispersione scolastica</strong>, <strong>contrasto del disagio giovanile</strong>, <strong>rafforzamento della comunità educante</strong>, e miglioramento della <strong>qualità della vita</strong> nei quartieri. Le politiche di rigenerazione urbana e di sviluppo delle periferie dovrebbero quindi considerare la scuola come una vera infrastruttura sociale strategica, da rendere accessibile e pienamente funzionante in tutti i territori.</p>
<p>Rafforzare la presenza delle scuole e garantire la possibilità di frequentare il tempo pieno anche nelle aree più marginali <strong>non è soltanto una misura educativa, ma un investimento strutturale per rendere le periferie più inclusive, vivibili e sicure</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, città per città</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bari.xls" target="_blank" rel="noopener">Bari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/bologna.xls" target="_blank" rel="noopener">Bologna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/cagliari.xls" target="_blank" rel="noopener">Cagliari</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/catania.xls" target="_blank" rel="noopener">Catania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/firenze.xls" target="_blank" rel="noopener">Firenze</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/genova.xls" target="_blank" rel="noopener">Genova</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/messina.xls" target="_blank" rel="noopener">Messina</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/milano.xls" target="_blank" rel="noopener">Milano</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/napoli.xls" target="_blank" rel="noopener">Napoli</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/palermo.xls" target="_blank" rel="noopener">Palermo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/reggio_calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Reggio Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/roma.xls" target="_blank" rel="noopener">Roma</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/torino.xls" target="_blank" rel="noopener">Torino</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2022_23_accesso_scuole_periferie/venezia.xls" target="_blank" rel="noopener">Venezia</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Scuola_Elementare_Ariberto.jpg">Torredibabele</a> (<a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Reusing_content_outside_Wikimedia">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-questione-educativa-nelle-periferie/">Perché nelle periferie il tempo pieno nelle scuole è importante</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 08:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307383</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra pochi giorni prenderanno il via gli esami di stato a cui parteciperanno oltre 527mila studenti e studentesse. Analizziamo con i dati i livelli delle competenze alfabetiche nel paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Tra pochi giorni circa mezzo milione di studenti e studentesse inizieranno a sostenere le prove dell&#8217;<strong>esame di maturità 2026</strong>. Un passaggio fondamentale che va oltre il semplice rendimento scolastico. Valutare il livello delle competenze raggiunte infatti rappresenta un indicatore importante su almeno due fronti. Da un lato, avere un livello di competenze adeguato è fondamentale per i ragazzi, non solo per il prosieguo del loro percorso formativo e professionale ma anche per essere <strong>cittadini a tutto tondo</strong> e partecipare pienamente alla vita democratica del paese. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">527.607 </span>gli studenti e le studentesse che saranno coinvolti nelle prove di maturità 2026.</p>
</section>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato si tratta anche di un importante momento per riflettere su quanto il sistema educativo italiano nel suo complesso sia in grado di <strong>trasferire ai propri studenti le competenze di base necessarie</strong>. In un <strong>contesto sociale ed economico sempre più segnato dall’innovazione tecnologica, il tema delle competenze assume un rilievo ancora maggiore</strong>. </p>
</p>
<p>La <strong>crescente diffusione dell’intelligenza artificiale sta trasformando il mondo del lavoro</strong>, l’accesso alle informazioni e le modalità di apprendimento. Per questo, oltre alle competenze di base, diventa sempre più <strong>importante sviluppare la capacità di comprendere e padroneggiare questi strumenti in modo consapevole, conoscendone potenzialità, limiti e rischi.</strong> Una sfida che riguarda non solo la preparazione professionale futura, ma anche la formazione di cittadini in grado di orientarsi criticamente in una società sempre più digitale.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>per la Costituzione, l’insegnamento non è un’attività fine a sé stessa, bensì un’attività che deve produrre un qualche effetto concreto, magari non sempre omogeneo, su coloro che ne usufruiscono. [&#8230;] In  questa  prospettiva,  il  momento  propriamente  valutativo  diventa  un  momento  imprescindibile dell’insegnamento,  che  permette  di  stabilire  se  l’attività  di  insegnamento  sia  andata  a  buon  fine, tramutandosi  dunque  in  vera  e  propria  istruzione.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53242&#038;dpath=document&#038;dfile=11032026094406.pdf&#038;content=Il%2Bruolo%2Bdella%2Bscuola%2Bnel%2Bprocesso%2Beducativo%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; M. Losana, Il ruolo della scuola nel processo educativo (11 marzo 2026)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Purtroppo da questo punto di vista permangono alcune <strong>criticità</strong>. Da un lato, <strong>la quota di abbandoni precoci &#8211; ovvero di giovani che lasciano la scuola dopo le medie &#8211; non è mai stata così bassa</strong>. Gli <a href="https://public.tableau.com/app/profile/istat.istituto.nazionale.di.statistica/viz/BES2025_aggiornamento/Bes_2025_aggiornamento_aprile26" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ultimi dati</a> rilasciati ad aprile nell&#8217;ambito delle statistiche sul benessere equo e sostenibile hanno mostrato che <strong>nel 2025 le uscite precoci in Italia sono scese all&#8217;8,2%</strong>. Un valore in continua discesa nell&#8217;ultimo decennio e che consente al nostro paese di raggiungere l&#8217;obiettivo europeo del 9% in anticipo sul 2030.</p>
</p>
<p>Dall&#8217;altro lato però, questo è solo uno degli indicatori per valutare la condizione educativa di ragazze e ragazzi. In base alle <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilevazioni di Invalsi</a>, in particolare per quanto riguarda le competenze alfabetiche, <strong>non si è ancora tornati ai livelli pre-Covid</strong>. Anzi, il risultato del 2025 ha fatto registrare una <strong>preoccupante inversione di tendenza</strong> rispetto all&#8217;anno precedente in cui si era invece assistito a un parziale recupero. Se da un lato quindi è in <strong>netto miglioramento la quota di chi ha lasciato la scuola prima del tempo</strong>, <strong>non stanno diminuendo gli studenti che &#8211; pur completando gli studi &#8211; arrivano in quinta superiore con competenze inadeguate</strong>.</p>
</p>
<p><div id="nel-2025-il-punteggio-medio-nelle-prove-invalsi-di-italiano-e-tornato-a-diminuire-restano-lontani-i-livelli-pre-covid" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">184,7 </span>il punteggio medio degli studenti nelle prove Invalsi di italiano nel 2025, in diminuzione rispetto all&#8217;anno precedente (189,5).</p>
</section>
</p>
<p>Si tratta di dinamiche estremamente complesse, su cui incidono diversi fattori. Come abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-educativi-di-chi-va-alla-maturita-iniziano-molto-prima/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> in passato infatti, <strong>sui risultati degli studenti molto spesso incide anche il loro background sociale, economico e culturale</strong>. Appianare questo tipo di ostacoli è uno degli obiettivi che la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Costituzione</a> attribuisce anche al nostro sistema scolastico, si tratta però di un compito tutt&#8217;altro che semplice.</p>
</p>
<p>Spesso i divari educativi iniziano ben prima dell&#8217;arrivo alle superiori, con le<strong>&nbsp;lacune acquisite nel primo ciclo di istruzione che in molti casi si trascinano anche negli anni successivi</strong>. Ciò comporta ritardi nel percorso di studi, interruzioni, ripetenze e altri fenomeni connessi con quello più ampio della&nbsp;<strong>dispersione scolastica</strong>, sia <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-esplicita-e-abbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">esplicita</a> che <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">implicita</a>.</p>
</p>
<p>Peraltro, come vedremo in questo articolo, <strong>anche i territori dove vivono ragazzi e ragazze sembrano influenzare i loro risultati</strong>. Con i grandi centri urbani che fanno registrare generalmente risultati migliori rispetto alla media complessiva nazionale.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le prove Invalsi 2025: un nuovo passo indietro</h3>
</p>
<p>Un recente <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> di <strong>Invalsi</strong> pubblicato lo scorso marzo ha restituito gli esiti delle prove somministrate agli studenti e alle studentesse nel 2025. Dalle rilevazioni emerge una situazione abbastanza preoccupante. Il punteggio medio fatto registrare nelle prove di italiano infatti è sceso a <strong>184,7</strong>, toccando il punto più basso dal 2019. In quell&#8217;anno, l&#8217;ultimo prima della pandemia, il punteggio medio nazionale in italiano era pari a 200. Con l&#8217;avvento dei lockdown e della didattica a distanza, questo valore è crollato a 186,3 nel 2021. Dopo una lieve ripresa registrata nel 2024 (185,9), l&#8217;anno 2025 ha segnato un nuovo peggioramento.</p>
</p>
<p><div id="il-52-circa-degli-studenti-e-delle-studentesse-arriva-alla-maturita-con-competenze-alfabetiche-adeguate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_88ecaa5c934cf24105324f51085cb41b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le competenze alfabetiche degli studenti non sono ancora tornate ai livelli pre-Covid.</p>
</section></div>
</p>
<p>Sulla base dei punteggi ottenuti, Invalsi suddivide gli studenti e le studentesse in 5 diversi livelli di competenza alfabetica. <strong>I livelli 1 e 2 indicano risultati non in linea con i traguardi previsti</strong>. Il livello 3 rappresenta la soglia di adeguatezza. I livelli 4 e 5 indicano invece competenze elevate. Nel 2025, quasi la metà degli studenti è rimasta confinata nei primi due livelli.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">51,7% </span>la quota di studenti dell&#8217;ultimo anno delle superiori con competenze alfabetiche soddisfacenti nel 2025.</p>
</section>
</p>
<p>Questa situazione alimenta il fenomeno della <strong>dispersione scolastica implicita</strong>. Vale a dire di tutti quegli studenti che arrivano al diploma pur non possedendo le competenze minime richieste. <strong>A livello nazionale, secondo il rapporto annuale Invalsi, nel 2025 erano l&#8217;8,7%</strong>. Tale dato risulta in aumento rispetto al 2024 e colpisce maggiormente i maschi e gli studenti svantaggiati.</p>
</p>
<p><div id="negli-istituti-professionali-questa-quota-scende-addirittura-al-18" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La tendenza alla progressiva diminuzione del livello complessivo delle competenze degli studenti si registra in ogni tipo di scuola ma con livelli significativamente differenti. Nei <strong>licei classici, scientifici e linguistici</strong> ad esempio, nel 2019, l’87% degli studenti aveva conseguito risultati almeno soddisfacenti. Nel 2025 la quota è scesa al 74%. Negli altri tipi di scuola la dinamica è simile ma con livelli di partenza molto più bassi. Negli <strong>istituti tecnici</strong>, nello stesso periodo di tempo, si è passati dal 56% al 40%, mentre in quelli <strong>professionali</strong> dal 28% al 18%.</p>
</p>
<p>La contrazione più significativa tuttavia la fa registrare la categoria degli “<strong>altri licei</strong>” (artistico, musicale e coreutico, scienze umane, sportivo), dove si è passati dal 72% di studenti con risultati almeno soddisfacenti al 50% (-22 punti percentuali).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Negli istituti professionali solo il 18% degli studenti ha competenze adeguate in italiano</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-istituti-professionali-solo-il-18-degli-studenti-ha-competenze-adeguate-in-italiano/">Percentuale di studenti che raggiungono i traguardi previsti in Italiano al termine del secondo ciclo d’istruzione, per tipo di scuola (2019-2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307343_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_307343_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_307343_tab3"></p>
<p>Nel grafico sono rappresentate le percentuali di studenti dell&#8217;ultimo anno del secondo ciclo di istruzione che hanno raggiunto risultati almeno soddisfacenti nella prova di italiano. Si considera sufficiente il raggiungimento del livello 3 o superiore. A tale livello, uno studente o la studentessa<span style="font-weight: 400"> risponde a domande su testi complessi (anche astratti, settoriali o figurati, ma vicini alla sua esperienza), individuando informazioni implicite, esplicite e sparse. Ricava il significato di espressioni figurate, specialistiche o con tono particolare (ironico, polemico). Ricostruisce il senso globale e le parti di testi ricchi di informazioni, cogliendo l&#8217;organizzazione, la funzione delle scelte stilistiche e il senso che va oltre il significato letterale. Dimostra sicura padronanza grammaticale, unendo conoscenza spontanea della lingua e pratica dei testi a basi strutturali fondamentali.</span></p>
<p>Nel 2020 i test Invalsi non sono stati svolti a causa del lockdown.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 10 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307343"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307343" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questi numeri indicano che <strong>le filiere tecniche e professionali faticano ad assicurare i traguardi fondamentali</strong>. In molte regioni peraltro, il risultato medio negli istituti professionali si ferma al livello 1, il gradino più basso.</p>
</p>
<p><div id="oltre-un-terzo-dei-diplomati-nei-licei-proviene-da-famiglie-agiate-viceversa-il-36-dei-figli-di-operai-si-diploma-in-istituti-professionali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;origine socio-economica come fattore determinante</h3>
</p>
<p>Nonostante la tendenza generalizzata alla progressiva diminuzione delle competenze alfabetiche, quindi, i risultati cambiano anche in maniera significativa a seconda del tipo di scuola. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_9ca5505dcd43cd3fe414364faf330aef" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;origine familiare degli studenti può incidere sul loro rendimento e sul percorso scolastico.</p>
</section></div>
</p>
<p>Ma come abbiamo già detto, i divari educativi non nascono all&#8217;ultimo anno delle superiori. Spesso si consolidano già al termine del primo ciclo di istruzione. Molte lacune sono visibili alla fine delle scuole medie, influenzando la scelta dell&#8217;indirizzo superiore. Tale scelta peraltro non è mai neutra ma <strong>risente pesantemente della condizione economica e culturale della famiglia di provenienza</strong>. Per chi viene da una famiglia svantaggiata, in caso di prosecuzione degli studi, l’opzione del liceo appare in molti casi di fatto preclusa. </p>
</p>
<p>I dati del consorzio&nbsp;<a href="https://www.almadiploma.it/indagini/profilo/profilo2024/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Almadiploma</a>, pubblicati nel febbraio scorso, hanno infatti messo in luce come <strong>solo il 15,7% dei diplomati nei licei appartenga a una famiglia di lavoratori esecutivi</strong>. Dato peraltro in flessione, sebbene contenuta, rispetto al 2024 (-0,7 punti percentuali). I figli di operai e affini sono invece oltre un terzo dei diplomati nei professionali (35,9%). In modo speculare, <strong>appartiene alle classi più abbienti oltre un terzo dei diplomati nei licei</strong>. Vale a dire il 33,7% di chi ha conseguito il titolo, a cui si affianca un altro 32,2% di studenti provenienti da famiglie riconducibili alla classe media impiegatizia. Al contrario, meno del 14% di chi si diploma in un istituto professionale e solo il 18,3% di chi esce da un tecnico viene da famiglie abbienti.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_307374_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307374_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_307374_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_307374_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai/">Meno del 16% dei diplomati nei licei è figlio di operai &#8211; Composizione percentuale dei diplomati 2025 per condizione professionale dei genitori</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Almadiploma                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 26 Febbraio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/06/meno-del-16-dei-diplomati-nei-licei-e-figlio-di-operai.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-307374"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307374" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questa dinamica suggerisce che <strong>il percorso di studi scelto spesso non riflette le reali attitudini dello studente, ma il suo punto di partenza</strong>. Sempre secondo il rapporto Invalsi infatti, gli studenti provenienti da famiglie avvantaggiate (status <a href="https://www.istruzione.it/snv/allegati/01_A_INVALSI_escs_slide.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Escs</a> alto) ottengono punteggi medi in italiano superiori a 200. Chi vive in contesti svantaggiati invece si ferma a circa 30 punti sotto. In questo modo si perpetua il circolo vizioso della povertà educativa.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2025/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto%20prove%20INVALSI%202025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="tra-il-2019-e-il-2024-in-103-capoluoghi-su-112-il-livello-medio-delle-competenze-alfabetiche-in-terza-media-e-diminuito" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze alfabetiche alla fine del primo ciclo di istruzione nei comuni capoluogo</h3>
</p>
<p>Finora ci siamo soffermati su dati aggregati a livello nazionale. Tuttavia queste informazioni, come sappiamo, non restituiscono quelli che sono i divari e le difficoltà che caratterizzano i diversi territori del paese. Per questo è sempre importante andare a vedere cosa succede a livello locale. Per valutare il livello di competenza alfabetica nei territori è possibile fare riferimento alle elaborazioni di&nbsp;<a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> che riportano il punteggio medio ottenuto dagli studenti a cui sono stati somministrati i test Invalsi. In questo caso l’informazione è disponibile solo per i <strong>comuni capoluogo</strong> di provincia e per i ragazzi e le ragazze <strong>delle classi terze della scuola secondaria di primo grado</strong>. Dati comunque interessanti, alle luce di quanto detto nei paragrafi precedenti sull&#8217;origine delle disuguaglianze.</p>
</p>
<p>Nel 2024, ultimo anno della rilevazione, in 40 comuni il punteggio medio fatto registrare dagli studenti è stato pari o superiore a 200. I valori più elevanti in assoluto sono quelli di <strong>Macerata</strong> (211), <strong>Siena</strong> (210,9) e <strong>Fermo</strong> (209,4). Viceversa i punteggi più bassi si rilevano a <strong>Caltanissetta</strong> (179,3), <strong>Prato</strong> (180,6) e <strong>Palermo</strong> (181).</p>
</p>
<p>Un altro indicatore certamente interessante da analizzare riguarda la <strong>variazione dei punteggi medi nel tempo</strong>. Facendo un confronto tra il 2019, ultimo anno prima della pandemia, possiamo osservare come <strong>in 103 capoluoghi su 112 il livello dei punteggi si sia contratto</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">In 103 capoluoghi le competenze alfabetiche degli studenti si sono ridotte tra 2019 e 2024</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/">Variazione del livello di competenza alfabetica degli studenti per comune capoluogo di provincia (2019-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_307381_tab1" role="tab" aria-controls="chart_307381_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_307381_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 26 Maggio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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                                          data-param-text="In 103 capoluoghi le competenze alfabetiche degli studenti si sono ridotte tra 2019 e 2024 - https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/"
                                          data-param-url="https://www.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/"></amp-social-share><br />
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<div>
<p><label for="embed-chart-307381"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-307381" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-78-capoluoghi-le-competenze-alfabetiche-degli-studenti-si-sono-ridotte-tra-2019-e-2022/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le diminuzioni più consistenti sono state a <strong>Mantova</strong>, dove si è passati da un punteggio medio di 208 a 192,9 (-15,1 punti), <strong>Nuoro</strong> (-13,9) e <strong>Aosta</strong> (-12,9). Sul versante opposto, l’incremento più significativo lo ha fatto registrare <strong>Carbonia</strong>, passata da un punteggio medio di 187,4,3 nel 2019 a 190,5 nel 2024 (+3,1). Seguono <strong>Ragusa</strong> (+2,1) e <strong>Trapani</strong> (+1,5).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_competenze_ita/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle competenze alfabetiche degli studenti in III media sono elaborazioni Istat sulla base delle prove Invalsi.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/" type="link" id="https://www.pexels.com/photo/student-cheating-during-an-exam-7092587/">RDNE Stock Project</a> (<a href="https://www.pexels.com/license/">Licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/competenze-degli-studenti-la-strada-in-salita-dopo-la-pandemia/">Competenze degli studenti, la strada in salita dopo la pandemia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2026 07:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306622</guid>

					<description><![CDATA[<p>Rispetto al decennio scorso, la consapevolezza ambientale è aumentata soprattutto tra e grazie ai giovani. Gli ultimi dati mostrano però differenze di preoccupazione tra adolescenti e ventenni. Le scuole stesse possono essere esposte a questi problemi sul territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/">La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 22 aprile ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/earth-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata mondiale della Terra</a>, una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare governi, istituzioni e cittadini sull’<strong>importanza della tutela dell’ambiente</strong>, della <strong>lotta al cambiamento climatico</strong> e della salvaguardia delle <strong>risorse naturali del pianeta</strong>.</p>
<p>Nonostante negli ultimi anni altri problemi abbiano centralizzato l’attenzione pubblica (dalla pandemia alle guerre), <strong>quella ambientale rimane una questione molto sentita</strong>, come ha mostrato un&#8217;indagine dell&#8217;anno scorso condotta a livello europeo.</p>
<p>In ambito Ue, i giovani sono il segmento demografico più preoccupato per il cambiamento. Comprensibilmente, è soprattutto chi è esposto ai problemi ambientali a mostrare le maggiori preoccupazioni.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Around eight in ten Europeans (85%) believe climate change is a serious problem (&#8230;) Women (87% vs 83% men) and the youngest respondents (15–24) (88% vs 83% aged 40-54 ) are the groups most likely to see climate change as a serious problem. Those exposed to environmental or climate risks show high concern (91%) compared to those not exposed (81%).</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3472" target="_blank">&#8211; Commissione europea, I cambiamenti climatici (Eurobarometro, giugno 2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Questa tendenza <strong>non significa tuttavia che vi sia sempre un collegamento diretto tra esposizione al rischio e preoccupazione verso queste problematiche</strong>. I recenti dati Istat rilasciati nell&#8217;ambito delle statistiche per il benessere equo e sostenibile hanno mostrato in questo senso un quadro in chiaro-scuro. Variabile anche in funzione della fascia d&#8217;età: tra i ventenni la preoccupazione per il clima e l&#8217;insoddisfazione per la qualità dell&#8217;ambiente appare più alta rispetto a ragazze e ragazzi più giovani.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<div id="gli-adolescenti-sembrano-meno-preoccupati-dei-cambiamenti-climatici-rispetto-al-recente-passato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Adolescenti e ventenni: percezioni in parte diverse sull&#8217;ambiente</h3>
<p>In media, <strong>dopo anni di incremento, appare in relativo calo la quota di popolazione preoccupata per il cambiamento climatico, in particolare tra i giovanissimi</strong>. Le persone che ritengono il cambiamento climatico o l’aumento dell’effetto serra e il buco<br />dell’ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie sono aumentate molto nel corso degli anni &#8217;10 di questo secolo. L&#8217;ultimo periodo mostra invece una tendenza più altalenante, con un<strong> calo visibile soprattutto tra gli adolescenti (14-19 anni), e molto meno nitido tra ragazze e ragazzi più grandi (20-24 anni)</strong>. Una dinamica che comunque riflette una tendenza complessiva, visibile anche per la media della popolazione.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima/">Dopo quasi un decennio di aumento, appaiono in calo gli adolescenti preoccupati per il clima</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima/">Percentuale di persone che ritengono il cambiamento climatico o l&#8217;aumento dell&#8217;effetto serra e il buco nell&#8217;ozono tra le 5 preoccupazioni ambientali prioritarie (2012-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_306632_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306632_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306632_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 13 Novembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/dopo-quasi-un-decennio-di-aumento-appaiono-in-calo-gli-adolescenti-preoccupati-per-il-clima.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306632"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306632" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_4202f4b7d6cef76f527e36d4d43b35ba" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Ventenni più preoccupati degli adolescenti per la situazione ambientale.</p>
</section></div>
<p>Nello stesso periodo <strong>appare piuttosto elevata, tra gli adolescenti, la quota di coloro che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatti per la situazione ambientale (aria, acqua, rumore) della zona in cui vivono</strong>, pari al 74,1% nel 2024. Molto più della media della popolazione (68% nello stesso anno) e dei giovani ventenni. <strong>Tra 20 e 24 anni infatti la quota di soddisfatti per la situazione ambientale scende al 66,8% nel 2024; era di 3 punti percentuali superiore nel 2023</strong> (69,7%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Percezioni e tendenze strutturali sulla condizione ambientale</h3>
<p>Si tratta di una tendenza su cui riflettere per diversi motivi. In primo luogo, la <strong>preoccupazione per il cambiamento climatico e l&#8217;insoddisfazione per il clima tende a correlarsi con il titolo di studio</strong>. Più è alto, più è probabile che la persona si curi degli aspetti ambientali o li percepisca come critici. Un segnale da non sottovalutare, perché <strong>comporta il rischio che questi temi vengano sempre più relegati a questione minoritaria o, peggio, elitaria</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’incremento in termini di consapevolezza per i cambiamenti climatici, osservato rispetto al 2014, risulta particolarmente marcato tra i laureati di tutte le classi di età</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/11/10-Ambiente-1.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Rapporto Bes &#8211; Ambiente 2025</a>
									            </div>
</section>
<div id="il-rischio-da-evitare-e-che-il-tema-diventi-minoritario-o-perda-importanza-mentre-questi-problemi-si-riflettono-sulla-vita-delle-persone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>E questo proprio quando in realtà &#8211; come è sempre il rapporto Bes di Istat a segnalare -gli effetti della crisi climatica in corso appaiono sempre più evidenti, <strong>riflettendosi sulla sulla vita quotidiana delle persone</strong>.</p>
<p>Da un lato è vero che <strong>diversi <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/11/10-Ambiente-1.pdf#page=2">indicatori ambientali </a>sono in miglioramento</strong>. Nell&#8217;ultimo decennio la qualità dell’aria ha risentito in modo positivo della diminuzione delle concentrazioni di pm2,5, così come del calo delle emissioni di CO2. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6,8 </span>tonnellate per abitante. Le emissioni di anidride carbonica e altri gas climalteranti. Erano 8,4 nel 2012.</p>
</section>
<p>Dall&#8217;altro, <strong>altri indicatori meteo-climatici come i giorni di durata dei periodi di caldo, o quelli consecutivi senza pioggia, mostrano un peggioramento nell&#8217;ultimo periodo</strong>. Segnalando come la strada per il contrasto del cambiamento climatico resti ancora lunga e complessa.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">42 </span>giorni ricadenti nei periodi di caldo nel 2023; erano stati 15 nel 2012.</p>
</section>
<p>Per questo motivo, una <strong>consapevolezza diffusa su questi temi non va considerata un fattore secondario</strong>; a partire dalla sensibilizzazione a scuola su questi temi. Scuole che, come approfondiamo in questo articolo, in alcuni casi possono essere anch&#8217;esse esposte a problemi ambientali e di inquinamento.</p>
<div id="poco-meno-di-mille-edifici-scolastici-in-italia-risultano-essere-vicini-a-fonti-di-inquinamento-atmosferico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Quanto incide sulle scuole l’inquinamento atmosferico</h3>
<p>In media in Italia, <strong>su circa 40mila edifici scolastici statali, poco meno di mille risultano collocati nei pressi di una fonte di inquinamento atmosferico</strong>. Si tratta del 2,3% del totale, con divari regionali rilevanti. In Liguria si sfiora il 6%, seguono il Lazio con il 4,4% e la Puglia con il 3,8%. Queste regioni, insieme all&#8217;Emilia-Romagna (3,7%), rappresentano le aree con la più alta incidenza di scuole esposte.</p>
<p>Al contrario, <strong>la maggior parte delle regioni si colloca al di sotto della soglia del 3%, con una quota inferiore all&#8217;1% in Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Molise</strong>. In generale, i dati suggeriscono che il problema della vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico per le strutture scolastiche appare circoscritto a specifici contesti territoriali, rendendo cruciale un approccio mirato, di livello almeno comunale.</p>
<p><strong>Nei capoluoghi di provincia, il 5% degli edifici scolastici statali risulta situato in prossimità di fonti di inquinamento atmosferico</strong>, una quota pari a circa il doppio della media nazionale (2,3%). Allo stesso tempo, l’analisi evidenzia che questa condizione non è distribuita in modo omogeneo tra le città italiane, ma presenta differenze significative da territorio a territorio.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5% </span>gli edifici scolastici statali vicini a una fonte di inquinamento atmosferico nelle città. Il doppio della media nazionale.</p>
</section>
<p>In 53 capoluoghi, circa la metà del totale, questo problema non è dichiarato per nessuna scuola statale. Mentre il capoluogo di provincia dove è dichiarata con <strong>maggiore frequenza la vicinanza delle scuole a fonti di inquinamento atmosferico è La Spezia</strong>. In questo comune sono censiti 53 edifici scolastici statali, di cui per 22 gli enti proprietari hanno riportato la vicinanza a tali fonti (il 41,5% del totale). Immediatamente dopo si posiziona&nbsp;<strong>Foggia</strong>, con una quota del&nbsp;38,5%. Seguono a maggiore distanza&nbsp;<strong>Taranto</strong>&nbsp;con il&nbsp;27,4%&nbsp;e&nbsp;<strong>Imperia</strong>&nbsp;con il&nbsp;25,9%.</p>
<div id="la-spezia-e-foggia-sono-i-capoluoghi-di-provincia-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti/">La Spezia, Foggia, Taranto e Imperia sono i capoluoghi con più scuole vicine a fonti inquinanti</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti/">Percentuale di edifici scolastici statali che hanno nelle vicinanze fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306625_tab3"></p>
<div id="chart_285238_tabpanel3" class="tabContent tabContent-3" role="tabpanel" aria-labelledby="chart_285238_tab3">
<p>Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Per determinare univocamente il concetto di “prossimità” all’edificio scolastico, il ministero segnala nelle <a href="https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/allegati/Manuale%20Compilazione%20Scheda%20Edificio%20Scolastico%202021.pdf#page=47" target="_blank" rel="noopener">linee guida alla compilazione</a> che, “generalmente, nei regolamenti comunali si considera ‘prossimo’ a un edificio, un elemento urbanistico che si trovi entro il raggio di 300 metri dall’edificio stesso”.</p>
</div>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306625"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306625" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/la-spezia-foggia-taranto-e-imperia-sono-i-capoluoghi-con-piu-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra i primi 10 capoluoghi per incidenza di scuole vicine a fonti di inquinamento atmosferico anche Pistoia (16,9%),&nbsp;Ancona (14,1%),&nbsp;Reggio nell&#8217;Emilia (10,9%),&nbsp;Napoli (10,5%),&nbsp;Treviso (10,3%)&nbsp;e&nbsp;Livorno (9,9%). Questi dati suggeriscono che, <strong>in alcuni specifici contesti urbani, è cruciale adottare misure di mitigazione e di pianificazione territoriale per proteggere la salute degli studenti e del personale scolastico</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_fonti_inquinanti/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla vicinanza degli istituti scolastici statali a fonti di inquinamento atmosferico sono di fonte ministero dell’istruzione e del merito.</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/le-persone-si-sono-radunate-fuori-dagli-edifici-con-il-cartello-climate-justice-now-dYZumbs8f_E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Markus Spiske</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-percezione-dei-problemi-ambientali-tra-i-giovani-e-la-vicinanza-a-fonti-inquinanti/">La percezione dei problemi ambientali tra i giovani e la vicinanza a fonti inquinanti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306438</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo sport dentro e fuori il tempo scolastico è fondamentale per il benessere psico-fisico sia individuale che collettivo. Ma nella pratica dei minori ci sono forti divari sia rispetto al contesto sociale delle famiglie di appartenenza che tra nord e sud del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Lo sport è universalmente riconosciuto come uno strumento fondamentale per lo <strong>sviluppo fisico, la socializzazione e l&#8217;apprendimento di valori come il rispetto delle regole e il gioco di squadra</strong>, <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-pratica-sportiva-tra-bambini-e-ragazzi/">come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>. Eppure, in Italia, il diritto alla pratica sportiva per i giovanissimi è tutt&#8217;altro che garantito in modo equo.</p>
</p>
<p>Un recente <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Giovanissimi-e-tempo-libero_Anno-2023.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto dell&#8217;istituto nazionale di statistica</a> ha messo in luce come <strong>oltre il 60% dei giovanissimi pratichi sport</strong> al di fuori dell’orario scolastico, soprattutto il calcio tra i ragazzi, la palestra tra le ragazze.</p>
</p>
<p><div id="645-dei-giovani-tra-gli-11-e-i-19-anni-pratica-sport-in-orario-extrascolastico-ma-laccesso-cambia-molto-a-seconda-della-condizione-di-partenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Tuttavia, sebbene il 64,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni pratichi un&#8217;attività sportiva al di fuori dell&#8217;orario scolastico, questa <strong>media nasconde profonde disuguaglianze</strong> dettate dal <strong>genere</strong>, dalla <strong>cittadinanza</strong> e dal <strong>contesto sociale</strong> di provenienza.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le disuguaglianze nell&#8217;attività sportiva fuori da scuola</h3>
</p>
<p>I dati dell&#8217;ultima indagine Istat, pubblicata nel dicembre scorso, restituiscono la fotografia di un paese in cui <strong>l&#8217;accesso allo sport in ambito extrascolastico è un&#8217;opportunità che resta fortemente condizionata dalle possibilità familiari</strong>. Il background socio-culturale, misurato attraverso il titolo di studio dei genitori, traccia un confine netto: <strong>più del 75% dei figli di laureati pratica regolarmente sport</strong>, ma la quota scende nelle famiglie con livelli di istruzione inferiori. Nello specifico, <strong>questa barriera sociale si intreccia con il divario di genere, aggravandolo</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7 su 10 </span>le ragazze con genitori laureati che praticano sport nel tempo libero. Tra le figlie di non diplomati la quota scende a 3 su 10.</p>
</section>
</p>
<p>Complessivamente, <strong>i maschi praticano sport con maggiore frequenza delle femmine (73,5% contro 55%)</strong> e le ragazze, superati i 13 anni, fanno attività sportiva in meno di un caso su due. Tuttavia, <strong>uno dei dati più rilevanti emerge dall&#8217;incrocio tra genere ed estrazione sociale</strong>: mentre sette figlie di laureati su dieci possono accedere alla pratica sportiva fuori da scuola, solo tre su dieci ci riescono se i genitori non possiedono un diploma superiore.</p>
</p>
<p><strong>A rimanere ai margini sono spesso anche i giovanissimi di cittadinanza straniera</strong>, per i quali l&#8217;attività sportiva è molto meno frequente. Meno della metà dei ragazzi stranieri (47,3%) fa sport, con un calo drastico per le <strong>ragazze con cittadinanza non italiana, che lo praticano solo in un caso su tre</strong>. Per alcune comunità, l&#8217;esclusione appare ancora più marcata: tra le ragazze di origine cinese e marocchina, solo una su quattro ha accesso a un&#8217;attività sportiva.</p>
</p>
<p>In un contesto in cui le famiglie non sempre riescono – per limiti economici, culturali o sociali – a garantire ai minori l&#8217;accesso alla pratica sportiva nel tempo libero, <strong>la scuola rimane un presidio fondamentale per il diritto al movimento e alla salute</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Quante scuole hanno una palestra o una piscina</h3>
</p>
<p>È in questo senso che la dotazione infrastrutturale delle scuole, con la presenza di strutture sportive, cessa di essere un semplice dettaglio architettonico. L&#8217;assenza della palestra a scuola, ovviamente, <strong>da sola non significa in automatico un problema, potendo utilizzare per l&#8217;educazione fisica altri istituti o impianti sportivi del territorio, magari limitrofi</strong>. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio, rispetto alla necessità di fare sport.</p>
</p>
<p>Quante scuole italiane hanno dotazioni di questo tipo? Per comprenderlo, possiamo avvalerci degli open data del ministero dell&#8217;istruzione; sono gli stessi enti proprietari degli edifici scolastici statali a indicare la presenza di dotazioni in questo senso, come una palestra o una piscina. </p>
</p>
<p>In Italia, <strong>su circa 40mila edifici scolastici statali, sono 15.067 quelli per cui è segnalata la presenza di una palestra o di una piscina (38,3%)</strong>. Per 24mila non è dichiarata la presenza di tali dotazioni, mentre per 271 l&#8217;informazione non è censita. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">38,3% </span>gli edifici scolastici statali con palestra o piscina in Italia.</p>
</section>
</p>
<p>Analizzando i dati nel dettaglio, il quadro cambia molto tra i diversi territori. </p>
</p>
<p><div id="537-gli-edifici-scolastici-con-palestra-o-piscina-in-liguria-in-calabria-sono-il-218" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La <strong>Liguria è la regione con l&#8217;incidenza più elevata</strong>: il 53,7% dei suoi edifici scolastici statali è dotato di palestra o piscina. A seguire, la Puglia e la Lombardia mostrano percentuali di poco inferiori, rispettivamente con il 49,2% e il 48,8% degli edifici attrezzati. In queste regioni quasi un edificio su due risulta attrezzato per fare sport a scuola.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">In Calabria circa un edificio scolastico su 5 ha la palestra</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_306444_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306444_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306444_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra/">In Calabria circa un edificio scolastico su 5 ha la palestra &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-calabria-circa-un-edificio-scolastico-su-5-ha-la-palestra.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306444"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306444" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Al contrario, in coda alla classifica troviamo la <strong>Calabria</strong>, con la percentuale più bassa di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina (21,8%), seguita dall&#8217;<strong>Umbria</strong> (23,7%). In queste regioni, le strutture sportive sono presenti in meno di un edificio scolastico su quattro. Ciò ovviamente non significa che gli alunni che frequentano queste scuole non abbiano accesso alla palestra, in altri istituti o in impianti sportivi della zona. Ma è comunque un&#8217;indicazione rispetto alla dotazione infrastrutturale delle scuole sul territorio.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I divari nell&#8217;offerta di palestre scolastiche sul territorio</h3>
</p>
<p>L&#8217;analisi rispetto alla classificazione dei comuni per area interna rivela una <strong>correlazione tra centralità territoriale e dotazione infrastrutturale</strong>.</p>
</p>
<p><div id="nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I comuni polo, baricentrici in termini di servizi, registrano la <strong>percentuale di copertura più alta, superiore al 42%</strong>. Tale concentrazione appare coerente con il ruolo di centri di servizi svolto da queste aree.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Nelle città polo oltre il 40% degli edifici ha la palestra, nelle aree interne poco più di uno su 3</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_306441_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306441_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_306441_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-citta-polo-oltre-il-40-degli-edifici-ha-la-palestra-nelle-aree-interne-poco-piu-di-uno-su-3/">Nelle città polo oltre il 40% degli edifici ha la palestra, nelle aree interne poco più di uno su 3 &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di palestra e/o piscina nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_306441_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_306441_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_306441_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_306441_tab3"></p>
<p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione di palestra e/o piscina e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306441"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306441" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le aree territoriali meno centrali e più distanti dai servizi mostrano una progressione decrescente. I&nbsp;<strong>comuni di cintura</strong>, ovvero gli hinterland&nbsp;delle città principali, si attestano al 38,1%. <strong>La quota di scuole con strutture sportive cala ulteriormente nelle aree interne</strong>. Nei comuni <strong>intermedi</strong>, a circa mezz&#8217;ora di distanza dai poli, la quota di edifici scolastici con palestra o piscina scende al 35%.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell&#039;offerta educativa risulta spesso compromessa.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>L&#8217;<strong>incidenza di scuole con la palestra scende ulteriormente allontanandosi dai poli</strong>. I comuni periferici (a oltre 40 minuti dal polo più vicino) e ultraperiferici (a oltre un&#8217;ora di distanza) sono quelli con la minor incidenza, attestandosi al 34% circa. Questi dati indicano che, in media, la presenza di strutture sportive negli edifici scolastici statali tende a diminuire progressivamente allontanandosi dai principali centri urbani.</p>
</p>
<p><div id="divari-profondi-anche-tra-i-capoluoghi-797-a-milano-95-a-catanzaro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Divari profondi anche tra le città</h3>
</p>
<p>Ciò detto, anche <strong>tra le stesse città la situazione non è omogenea</strong>. Se si considerano i soli capoluoghi di provincia, <strong>Milano</strong> registra il dato più elevato, con quasi l&#8217;80% degli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina. Seguono altri centri con alta incidenza, tra cui <strong>Firenze</strong> (71,5%), <strong>Bologna</strong> (71,2%) e <strong>Monza</strong> (71,2%), segnalando una notevole concentrazione di strutture sportive nelle scuole di questi contesti urbani.</p>
</p>
<p>Le percentuali più basse, al contrario, si riscontrano in <strong>4 capoluoghi che non raggiungono il 15% di strutture per cui è dichiarata la presenza di palestra o piscina</strong>. <strong>Catanzaro</strong> presenta il valore più basso tra questi comuni, con il 9,5% degli edifici scolastici attrezzati per lo sport. Seguono Forlì (10,3%) e Teramo (13,6%), assieme a Latina (14,2%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_palestre/palestre_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di piscine e palestre negli istituti scolastici sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-giocano-a-basket-su-un-campo_11684602.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-territoriali-nelle-strutture-sportive-scolastiche/">I divari territoriali nelle strutture sportive scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>
<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>
<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
</section></div>
<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>
<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>
<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>
<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
</section>
<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>
<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
</section></div>
<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>
<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>
<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>
<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
</section>
<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>
<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305528_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br />(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305528" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>
<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>
<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305536_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"></p>
<p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br />(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305536" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>
<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quasi la metà degli italiani non possiede competenze digitali almeno di base. Un dato che pone il nostro paese agli ultimi posti in Europa. La scuola in questo contesto ha un ruolo fondamentale ma sia dal punto di vista delle strutture che della didattica c’è ancora molto da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 28 gennaio si celebra la <a href="https://www.coe.int/it/web/portal/28-january-data-protection-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata europea della protezione dei dati personali</a>, un’occasione per riflettere sul ruolo delle <strong>competenze digitali</strong> in una società sempre più interconnessa. Oggi infatti saper usare consapevolmente le tecnologie non significa soltanto migliorare le proprie <strong>opportunità nel mercato del lavoro</strong>, ma anche essere <strong>cittadini più consapevoli</strong>, capaci di orientarsi in un sistema complesso, segnato dalla sovrapproduzione di contenuti, dalla diffusione di fake news e dal tracciamento potenzialmente pervasivo delle nostre abitudini e dei nostri orientamenti.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’evoluzione tecnologica rappresenta senza dubbio un inarrestabile fattore di progresso sociale: tuttavia, taluni elementi distorsivi che la stessa introduce danno talvolta l’impressione che essa sia in parte goduta ma in parte anche subita dalle collettività.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53048&#038;dpath=document&#038;dfile=12012026182902.pdf&#038;content=%3Ci%3ESocial%2Bnetwork%2C%2Be%2Ddemocracy%3C%2Fi%3E%2Be%2B%E2%80%9Ccostituzionalismo%2Bdigitale%E2%80%9D%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; D. Porena, Social network, e-democracy e costituzionalismo digitale (14/1/2026)</a>
									            </div>
</section>
<p>In questo contesto, la scuola rappresenta un presidio fondamentale. Non solo per trasmettere conoscenze ma anche per <strong>garantire parità di accesso a strumenti e infrastrutture digitali</strong>, riducendo le disuguaglianze educative. Su tale aspetto dobbiamo osservare che, nonostante alcuni progressi, <strong>l’Italia resta tra i paesi europei con la più bassa diffusione di competenze digitali almeno di base</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">54,3% </span>i cittadini italiani con competenze digitali almeno di base nel 2025.</p>
</section>
<p>Un altro elemento &#8220;critico&#8221; riguarda l&#8217;approccio alle potenzialità offerte dagli strumenti dell&#8217;<strong>intelligenza artificial</strong>e (Ai). Risorse preziose ma che non sono prive di rischi, specialmente se utilizzate in modo non consapevole. Da questo punto di vista, il nostro paese appare caratterizzato da un <strong>approccio prudente</strong> rispetto ad altri contesti europei. Approccio che dipende anche dall&#8217;affermazione abbastanza recente di un uso più ampio di questi strumenti. Perciò <strong>è fondamentale che già a partire dalla scuola vi sia una diffusa conoscenza per poter padroneggiare le nuove tecnologie</strong>. Sono svariati infatti gli aspetti problematici che stanno emergendo riguardo all&#8217;utilizzo di queste risorse.</p>
<p>A ciò si aggiunge un altro elemento legato alla disponibilità di strumenti e strutture. Sotto questo profilo, a livello nazionale, <strong>circa il 40% degli edifici scolastici è dotato di aule di informatica</strong>. Al contrario, nel 32,7% dei plessi questo spazio non è presente mentre nel 26,7% dei casi l&#8217;informazione non è stata dichiarata dall&#8217;ente proprietario dell&#8217;immobile (comuni, province). Dati che fanno capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per garantire a tutte le ragazze e i ragazzi le stesse opportunità.</p>
<div id="nel-2025-il-543-degli-italiani-aveva-competenze-digitali-almeno-di-base-un-dato-inferiore-di-6-punti-percentuali-rispetto-alla-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze digitali in Italia e in Europa</h3>
<p>Le competenze digitali rappresentano oggi quindi un requisito fondamentale per la partecipazione piena alla vita economica e sociale. Ma quanto sono diffuse queste conoscenze tra la popolazione? Alcune indicazioni su questo fronte ci vengono messe a disposizione da <strong>Eurostat</strong>.</p>
<p>Con specifico riferimento all&#8217;<strong>Italia</strong>, <strong>nel 2025 le persone che avevano competenze digitali di base o superiori erano il 54,3% della popolazione</strong>. Un dato che, seppur in crescita rispetto all&#8217;anno precedente, è ancora inferiore di circa 6 punti percentuali rispetto alla media europea (60,4%). C&#8217;è da dire però che, il nostro paese ha recuperato qualche posizione nel confronto con gli altri stati dell&#8217;Ue, pur rimanendo nella parte bassa della classifica. Se nel 2024 infatti solamente Lettonia, Polonia, Bulgaria e Romania riportavano una quota di competenze digitali inferiore rispetto a quella italiana, nel 2025 il nostro paese sopravanza anche Lituania, Slovacchia, Grecia e Slovenia.</p>
<p>Le dinamiche restano simili anche se restringiamo l’analisi all’ambito dei <strong>giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni</strong>. Persone che possono essere considerate sostanzialmente come “native digitali”. In questo caso la percentuale di soggetti con competenze almeno di base aumenta sensibilmente. <strong>A livello Ue parliamo di una quota del 74,7%. Anche in questo caso l’Italia si colloca al di sotto della media con il 69,1%</strong>. È significativo notare che in questo caso ci sono 7 paesi Ue che riportano un dato inferiore a quello italiano e tra questi figura pure la <strong>Germania</strong> (65,2%).&nbsp;</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Il 30% dei giovani italiani non ha competenze digitali adeguate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Percentuale di cittadini con competenze digitali di base o superiori nei paesi Ue nella fascia 16-29 anni (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_305585_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305585_tab3"></p>
<p>Il livello di “digital skills” viene valutato sulla di <a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/scientific-activities-z/education-and-training/digital-transformation-education/digital-competence-framework-citizens-digcomp_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 aree chiave individuate</a> dal framework europeo delle competenze digitali per i cittadini. Tra queste la risoluzione di problemi in ambito informatico, l’alfabetizzazione all’uso di dati e informazioni, la capacità di comunicazione e collaborazione in ambiente digitale, la sicurezza in rete e la creazione di contenuti digitali.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 16 Dicembre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305585"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305585" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="strillo-testo-block_e7df5b2803355ce23c2924b39012e195" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Al crescere del titolo di studio aumentano le competenze digitali.</p>
</section></div>
<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di persone con competenze digitali adeguate aumenta con il crescere del livello di studio raggiunto. In Italia, ad esempio, la percentuale di persone con competenze digitali adeguate è pari al <strong>56,7% tra coloro che hanno un basso livello di istruzione</strong>. Sale al <strong>71,7% tra chi ha un livello di istruzione media</strong> e cresce ancora fino all’<strong>84,7% tra coloro che hanno raggiunto i gradi più alti</strong>.&nbsp;</p>
<div id="in-un-mondo-dove-lai-ha-uninfluenza-crescente-avere-competenze-digitali-adeguate-e-fondamentale-litalia-su-questo-fronte-ha-scelto-un-approccio-cauto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale nella scuola: approcci e criticità</h3>
<p>L&#8217;utilizzo consapevole delle potenzialità offerte dall&#8217;Ai è certamente un elemento centrale e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Al momento non sembrano esistere<strong> ancora metodologie condivise</strong> &#8211; salvo quanto contenuto nel cosiddetto <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ai act</a> adottato a livello Ue &#8211; e che ogni stato abbia scelto un approccio diverso. Questo almeno è quello che emerge da un&#8217;indagine condotta da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> che ha coinvolto 23 paesi tra cui anche alcuni extra Ue (Norvegia, Svizzera, Turchia). Dall’analisi delle risposte risulta che l’integrazione dell’Ai nei contesti scolastici è ancora in una <strong>fase iniziale</strong> <strong>di</strong> <strong>sperimentazione e definizione di cornici normative</strong>.</p>
<p>In questo quadro, in particolare la <strong>formazione degli insegnanti</strong> è considerata un prerequisito essenziale per l’adozione efficace dell’Ai. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi questa è ancora <strong>opzionale o limitata a progetti pilota</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. [&#8230;] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
</section>
<p>Tutti gli intervistati hanno evidenziato aspetti critici nel ricorso a tali strumenti tra cui:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>rischi per la <strong>protezione dei dati e la privacy</strong>;</li>
<li>timori legati alla <strong>dipendenza tecnologica e alla perdita di autonomia critica</strong> degli studenti;</li>
<li>problemi di <strong>equità nell’accesso</strong>, che potrebbero ampliare i divari educativi;</li>
<li>difficoltà nel garantire <strong>trasparenza e affidabilità dei sistemi</strong>.</li>
</ul>
<p>Come già anticipato nell&#8217;introduzione, l&#8217;approccio verso questi strumenti adottato dall&#8217;<strong>Italia</strong> è abbastanza prudente. Risultano in corso delle sperimentazioni ma senza un’integrazione strutturale dell’Ia nei curricula scolastici.</p>
<div id="strillo-testo-block_ce0b10336890f862adf60bfc62b703c7" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Italia ha un approccio molto cauto sull&#8217;integrazione dell&#8217;Ia nel mondo della scuola.</p>
</section></div>
<p>Interessanti da questo punto di vista le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> che il <strong>ministero dell&#8217;istruzione</strong> ha diffuso nel 2025. Secondo questo documento, l&#8217;Ai può supportare i <strong>dirigenti scolastici</strong> nella pianificazione e nell&#8217;analisi dati senza sostituire le decisioni umane; i <strong>docenti</strong> nella personalizzazione dell&#8217;insegnamento, nella progettazione e nella valutazione; il <strong>personale amministrativo</strong> nell&#8217;automazione delle procedure. Per gli <strong>studenti</strong>, l&#8217;Ai offre percorsi più inclusivi, ma richiede lo sviluppo di competenze critiche.</p>
<p>Sostanzialmente, si sottolinea che l&#8217;Ai deve essere uno <strong>strumento di supporto</strong>. Non un sostituto dell&#8217;azione educativa, ribadendo la centralità della responsabilità umana, della tutela dei dati e della relazione didattica.</p>
<div id="durante-lanno-scolastico-2024-25-solo-il-407-degli-edifici-scolastici-era-dotato-di-aule-di-informatica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>
<p>In base a quanto visto fin qui appare chiaro quanto la scuola sia fondamentale. Sia per fornire ai ragazzi e alle ragazze le competenze digitali necessarie per essere cittadini a tutto tondo, sia per garantire a tutti le stesse possibilità di accesso alle tecnologie e alla rete. Per questo è importante valutare quanto spazi come le <strong>aule di informatica</strong> siano presenti e fruibili nei diversi territori.</p>
<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>ministero dell’istruzione</strong> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale&nbsp;39.351 di cui <strong>15.998 dotati di aule informatiche</strong>. A livello regionale, il territorio con la quota più alta di edifici con aule di informatica è la <strong>Valle d’Aosta</strong> che però ha numeri abbastanza contenuti (139 edifici scolastici, di cui 86 con aule informatiche). Seguono <strong>Liguria</strong> (59,1%), <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e <strong>Marche</strong> (51,4%). Le regioni con le quote più basse invece sono <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong> (25,4%).</p>
<p>È interessante notare che in questo ambito ci sono alcune regioni del centro-nord che si trovano al di sotto della media nazionale. Oltre al Lazio, parliamo di <strong>Umbria</strong> (36,1%) ed <strong>Emilia-Romagna</strong> (40,3%). Viceversa alcune aree meridionali riportano valori superiori alla media. È il caso della <strong>Basilicata</strong> (49,3%) e della <strong>Puglia</strong> (42%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_305595_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_305595_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_305595_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"></p>
<p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305595" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="tra-i-comuni-capoluogo-la-maggiore-disponibilita-di-aule-di-questo-tipo-si-registra-a-pavia-modena-e-aosta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo osservare che, escludendo il Trentino Alto Adige per cui non sono disponibili i dati, i comuni che ospitano almeno un plesso sul proprio territorio sono 6.613. Tra questi, ne risultano <strong>1.868 (il 28% circa) in cui la quota di edifici scolastici con aule di informatica è pari a 0</strong>. Si tratta generalmente di realtà di piccole dimensioni in cui i plessi presenti sono meno di 10. Se si escludono queste zone dall’analisi, possiamo osservare che nella maggior parte degli altri casi la quota di edifici con aule informatiche è <strong>compresa tra il 25% e il 50% (2.064 comuni)</strong>. I comuni in cui la quota risulta compresa tra il 75% e il 100% sono invece 1.156. Tra questi, sono <strong>1.062 i territori in cui tutti gli edifici presenti sono dotati di aule di informatica</strong>.</p>
<p>Soffermandoci sui comuni capoluogo, che generalmente ospitano il maggior numero di strutture, possiamo osservare che le quote più alte le fanno registrare <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%). Si tratta degli unici tre capoluoghi in cui il dato supera l’80%. Viceversa la percentuali più basse si registrano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">In oltre 1.800 comuni non ci sono scuole dotate di aule informatiche</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_305598_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">In oltre 1.800 comuni non ci sono scuole dotate di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-305598"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-305598" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali in direzione di quelli più periferici.</p>
<div id="strillo-testo-block_6fd4115104594cbd0356fcfb05271596" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Nelle aree interne la disponibilità di aule informatica è più limitata.</p>
</section></div>
<p>Se nei <strong>poli</strong> infatti la quota risulta superiore al <strong>44%</strong>, già nei <strong>comuni di cintura</strong> (quelli che vanno a comporre gli hinterland rispetto ai centri principali) si scende sotto la media nazionale (40,1%). La percentuale scende ancora se si prendono in considerazione i <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), quelli <strong>periferici</strong> (37%) e <strong>ultra periferici</strong> (33,8%). Se da un lato tale dinamica è comprensibile e rispecchia la concentrazione della domanda, dall’altro sarebbe importante non tralasciare interventi anche nelle aree interne. Anche per contribuire a contrastare alcuni fenomeni quali lo spopolamento.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza di dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/studenti-universitari-che-si-affollano-all-aperto_31237838.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=40f49099-d0bc-4897-8fcc-cc7de2b494ea&amp;query=Le+competenze+digitali+nelle+scuole+italiane" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304499</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati confermano come al diminuire del livello di istruzione corrispondano retribuzioni più basse. Per questo l'investimento in tale ambito può contribuire a una riduzione dei divari socio-economici. Anche se non è di per sé un indice di qualità, si tratta di un elemento da monitorare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti dati pubblicati da Istat sulla povertà in Italia ci indicano che <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il 12,3% delle famiglie</a> con figli nel 2024 si è trovata a vivere in condizioni di povertà assoluta. Una quota che supera il 20% tra i nuclei con almeno 3 minori a carico.</p>
<p>I dati confermano inoltre che&nbsp;<strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. Tendenzialmente infatti&nbsp;<strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Una dinamica confermata anche dai <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_STRUTTURA_RETRIBUZIONI_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati relativi alla struttura delle retribuzioni</a> in Italia. Da queste elaborazioni emerge infatti come il livello dei salari medi tenda a diminuire al calare del titolo di studio conseguito, con significativi divari di genere.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+58,8% </span>il divario retributivo medio tra chi ha conseguito una laurea e chi si è fermato alla terza media in Italia nel 2022.</p>
</section>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche<br />
<br /><strong>Che cos’è la povertà assoluta</strong></a>.</p>
</section>
<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, questo tipo di divari socio-economici tende a tramandarsi di generazione in generazione, per la forte segmentazione nel percorso di studi in base alla famiglia d&#8217;origine. <strong>Per i figli di famiglie svantaggiate infatti è meno frequente raggiungere i gradi di istruzione più alti, rispetto ai coetanei</strong>. Investire in un&#8217;istruzione accessibile per tutti resta quindi una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà educativa</a>. Peraltro, nel suo ultimo <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto annuale</a>, <strong>Invalsi ha evidenziato come sia necessario intervenire fin dai primi gradi di studio</strong>. Già in terza media infatti si possono accumulare gap educativi difficilmente recuperabili. Questi possono condurre ai fenomeni come quello della <strong>dispersione scolastica, sia esplicita che implicita</strong>.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche<br />
<br /><strong>Che cos’è l’abbandono scolastico</strong></a>.</p>
</section>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Le recenti esperienze dimostrano che, quando le azioni sono progettate sulla base delle esigenze specifiche di scuole e classi, i risultati non tardano ad arrivare. L’analisi dei dati, l’autonomia responsabile e il supporto alle comunità educanti si confermano leve strategiche.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
</section>
<p>In questo senso, la spesa in istruzione &#8211; pur essendo un indicatore quantitativo e non qualitativo &#8211; resta uno degli aspetti da monitorare per valutare l&#8217;investimento del paese in questa priorità. <strong>Da anni purtroppo l&#8217;Italia si colloca tra i paesi europei con la più bassa spesa in rapporto al prodotto interno lordo</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">3,9% </span>la quota di spesa pubblica destinata all&#8217;istruzione rispetto al Pil nel 2023 in base ai dati Eurostat.</p>
</section>
<p>Come detto, si tratta di un valore quantitativo che quindi di per sé&nbsp;<strong>non rappresenta un indicatore di qualità dell’offerta educativa</strong>. Allo stesso tempo, porre questo comparto al centro delle politiche pubbliche può&nbsp;<strong>contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali</strong>&nbsp;che gravano sul paese.</p>
<div id="in-italia-in-media-un-laureato-arriva-a-guadagnare-il-59-in-piu-di-chi-si-ferma-alla-licenza-media-tra-i-lavoratori-dipendenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Divari retributivi e titoli di studio in Italia</h3>
<p>I dati raccolti da Istat nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine europea<em> </em><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/explore/all/all_themes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RCL-SES</a> consentono di evidenziare piuttosto chiaramente il <strong>legame tra il livello di istruzione e la retribuzione</strong>. Nel 2022, ultimo anno della rilevazione, infatti i lavoratori dipendenti con un diploma di scuola superiore guadagnavano in media circa 35mila euro all’anno, il 18,5% in più rispetto a chi possedeva al massimo la licenza media (29.567 €). I laureati invece arrivavano a guadagnare circa il 59% in più (46.953 €).</p>
<p>In questa dinamica si inserisce anche l&#8217;annosa questione del <strong>divario retributivo di genere</strong>. Dai dati infatti emerge chiaramente come le donne guadagnino generalmente meno degli uomini, anche a parità di livello di istruzione. Complessivamente infatti nell&#8217;anno in esame <strong>la retribuzione media annua degli uomini ammontava a 39.982 euro mentre quella delle donne si fermava sui 33.807 euro</strong>. Una differenza percentuale del 18,3%. Questo divario aumenta con il crescere del livello di istruzione: è del 19,9% per i dipendenti con al massimo la licenza media, sale al 20,5% per l’istruzione secondaria superiore e raggiunge il 39,9% per l’istruzione terziaria.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_304490_tab1" role="tab" aria-controls="chart_304490_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304490_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere &#8211; Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_304490_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_304490_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304490_tab3"></p>
<p><span style="font-weight: 400">I dati derivano dalla Rilevazione sulla Struttura delle retribuzioni e del costo del lavoro (RCL-SES) riferita al 2022. In linea con le normative comunitarie, l&#8217;indagine ha coinvolto i lavoratori dipendenti retribuiti per l&#8217;intero mese di ottobre 2022, impiegati in unità economiche (aziende e enti pubblici) con un minimo di 10 dipendenti.</span></p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: lunedì 20 Gennaio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304490"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304490" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Da notare che il divario di genere colpisce le donne anche nelle differenze retributive in sulla base del titolo di studio. Le donne diplomate infatti guadagnano il 20,2% in più rispetto a quelle con licenza media, un divario simile a quello maschile (20,7%). Tuttavia, per le donne con istruzione terziaria, la retribuzione è superiore del 54,2% rispetto a chi ha la licenza media. Si tratta di una <strong>differenza nettamente inferiore rispetto a quella riscontrata negli uomini (79,9%)</strong>.&nbsp;</p>
<div id="nel-2023-litalia-ha-speso-in-istruzione-risorse-pari-a-meno-del-4-del-proprio-pil-da-anni-il-paese-registra-uno-dei-valori-piu-bassi-nel-contesto-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La spesa in istruzione in Italia e in Europa</h3>
<p>L&#8217;accesso all&#8217;istruzione resta quindi uno dei principali fattori per le opportunità di vita successive. Da questo punto di vista, il principale strumento a disposizione del decisore è<strong>&nbsp;l’offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti</strong>. Ciò si traduce in un investimento complessivo, che non riguarda unicamente l’entità delle risorse spese ma anche – e soprattutto – la&nbsp;<strong>qualità dell’offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso</strong>. Allo stesso tempo, le risorse investite sul comparto possono essere comunque considerate un indicatore dell&#8217;importanza attribuita al settore.</p>
<div id="strillo-testo-block_c371627507e37af844b76efd7a93015c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La spesa in istruzione non è un indicatore di qualità ma può dirci qualcosa sull&#8217;importanza attribuita al settore dai decisori.</p>
</section></div>
<p>Da questo punto di vista possiamo osservare come nel 2023 la spesa pubblica italiana per l’istruzione sia consistita in circa <strong>83,7 miliardi di euro</strong>, in base ai dati riportati da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_by_function_%E2%80%93_COFOG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> per quell&#8217;anno. Si tratta del terzo valore più alto all’interno dell’Unione europea superato solamente da <strong>Germania</strong> (187,3 miliardi) e <strong>Francia</strong> (141,6 miliardi). Naturalmente però occorre tenere presente le diverse caratteristiche dei paesi Ue, a partire dalla grandezza della popolazione e dalla capacità di spesa che ogni stato può mettere in campo.</p>
<p>Per questo, un indicatore utile per fare confronti a livello europeo è l’analisi della percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (prodotto interno lordo) di ogni paese. Considerando questo indicatore possiamo osservare che <strong>l’Italia nel 2023 ha investito in istruzione una quota pari al 3,9% del proprio Pil</strong>. Si tratta del terzo valore più basso a livello Ue a fronte di un dato medio del 4,7%. Solo <strong>Romania</strong> (3,4%) e <strong>Irlanda</strong> (2,8%),&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/#dal-2010-litalia-e-tra-i-maggiori-paesi-ue-quello-che-spende-meno-rispetto-al-pil" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su cui valgono però alcune considerazioni particolari</a>, riportano valori inferiori. Ai primi posti troviamo invece <strong>Svezia</strong> (7,3%), <strong>Belgio</strong>, <strong>Finlandia</strong> ed <strong>Estonia</strong> (6,3%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_304497_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304497_tab3"></p>
<p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati 2023 provvisori per Belgio, Francia, Germania, Slovacchia, Spagna e Portogallo.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304497"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304497" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Da notare, peraltro, che l&#8217;Italia fra i 3 maggiori stati europei (considerando anche Francia e Germania) è quella che spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil fin dal 2010.</p>
<div id="oltre-il-40-degli-studenti-di-terza-media-non-ha-raggiunto-competenze-linguistiche-adeguate-nel-2025" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">I risultati Invalsi come indicatore di possibili criticità dove intervenire</h3>
<p>In un contesto di risorse limitate come quello appena descritto, è <strong>fondamentale attuare interventi mirati sulla base delle diverse esigenze</strong>. Da questo punto di vista, i risultati dei test Invalsi possono rappresentare un utile indicatore in questo senso. Il già citato report riguardante l&#8217;anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato come <strong>continuino ad emergere disparità territoriali significative nei livelli di apprendimento tra sud e centro-nord</strong>.</p>
<div id="strillo-testo-block_bd39d77a565170418d926a0600e80518" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I dati possono contribuire a individuare situazioni di criticità fin dai primi gradi di studio.</p>
</section></div>
<p>Questi divari sono <strong>già evidenti nella scuola primaria e si accentuano nei cicli successivi</strong>, anche quando si tiene conto del background socio-economico o dell&#8217;origine migratoria degli studenti. Divari che evidenziano la <strong>necessità di azioni strutturali, sin dalla primissima infanzia</strong>.</p>
<p>A livello nazionale, si riscontra che le percentuali di studenti che raggiungono un risultato adeguato rispetto ai traguardi di apprendimento alla fine del primo ciclo di istruzione (almeno livello 3 per italiano e matematica, livello A2 per inglese) sono: 58,6% in italiano, 55,7% in matematica, 82,8% in <em>reading</em> e 69,7% in <em>listening</em>. Italiano e, ancor più, matematica hanno mostrato una fase di sostanziale stabilità dal 2021.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">41,4% </span>gli studenti di terza media che non hanno raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025.</p>
</section>
<p>Tale quadro suggerisce che <strong>l&#8217;ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo sugli apprendimenti, pur plausibile, non è più sufficiente a spiegare da sola le dinamiche attuali</strong>.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
</section>
<p>È quindi necessario interrogarsi su fattori strutturali legati alla trasformazione della società, all&#8217;impatto crescente delle tecnologie e al ruolo della scuola.</p>
<div id="trapani-palermo-e-napoli-sono-i-comuni-capoluogo-dove-gli-studenti-di-terza-media-fanno-registrare-i-piu-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le competenze linguistiche degli studenti nei comuni capoluogo</h3>
<p>In un contesto sociale ed economico dove la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie è diventata imprescindibile, l&#8217;apprendimento delle discipline Stem è assolutamente essenziale. Così come resta fondamentale l&#8217;acquisizione delle competenze di base, a partire dalla <strong>capacità di leggere, comprendere e produrre un testo</strong>, premessa per essere cittadini consapevoli e non soggetti passivi. Da questo punto di vista, le <strong>elaborazioni di Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali</strong> ci consentono di fare alcune analisi a livello territoriale circa le <strong>competenze linguistiche raggiunte dagli studenti di terza media nei comuni capoluogo</strong> al termine dell&#8217;anno scolastico 2021-2022.</p>
<div id="strillo-testo-block_623e44721ead6911cfd10aa7447aad46" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Generalmente gli studenti del mezzogiorno ottengono punteggi più bassi nei testi Invalsi di lingua.</p>
</section></div>
<p>A livello nazionale, il punteggio medio ottenuto dagli studenti di terza media in quell&#8217;anno era pari a 196,6. Disaggregando il dato a livello regionale, possiamo osservare che i punteggi più alti sono stati raggiunti in <strong>Valle d’Aosta</strong> (205,8), <strong>Umbria</strong> (204,5) e <strong>Marche</strong> (202,3). Viceversa, i punteggi più bassi si sono registrati in <strong>Sicilia</strong> (185), in <strong>Calabria</strong> (185,4) e in <strong>Campania</strong> (187,9). </p>
<p>In generale possiamo osservare che <strong>tutte le regioni del mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, hanno riportato un dato inferiore rispetto alla media nazionale</strong>. Viceversa tutte le regioni del centro-nord, con la sola eccezione della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong>, hanno fatto registrare punteggi più alti.</p>
<p>Scendendo a livello comunale, i 5 capoluoghi con i punteggi più alti sono <strong>Macerata</strong> (214,6), <strong>Sondrio</strong> (212), <strong>Siena</strong> (211,8), <strong>Perugia</strong> (210,1) e <strong>Fermo</strong> (209,7). Rispetto alla dinamica individuata a livello regionale, ci sono, come spesso capita, delle eccezioni. Tra le realtà del mezzogiorno e delle isole infatti, si nota che 11 città fanno registrare un punteggio superiore a 200. Si tratta di: Avellino, Campobasso, Potenza, Lecce, Caserta, Teramo, Chieti, Cagliari, Pescara e Isernia.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">A Palermo e Napoli bassi livelli di competenze linguistiche in terza media nel 2022</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">Livello di competenza alfabetica degli studenti di terza media per comune capoluogo di provincia (a.s. 2021-2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat statistiche sperimentali                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304495"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304495" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I capoluoghi con i risultati inferiori sono invece <strong>Trapani</strong> (178,1), <strong>Palermo</strong> (183,3), <strong>Napoli</strong> (184,7), <strong>Prato</strong> (185,2) e <strong>Crotone</strong> (186). Oltre al capoluogo toscano, altre città del centro-nord con risultati non particolarmente elevati sono Savona, Alessandria, Vercelli, Bolzano, Imperia e Venezia.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/kid-taking-book-from-shelf_2499026.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=066692ac-f25b-42ea-9bf1-ea092dce8207&amp;query=lo+stato+deve+investire+nell%27istruzione+" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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