Pnrr - piano nazionale di ripresa e resilienza Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/pnrr/ Wed, 04 Mar 2026 18:03:18 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Gli investimenti del Pnrr per il lavoro e l’occupazione https://www.openpolis.it/gli-investimenti-del-pnrr-per-il-lavoro-e-loccupazione/ Wed, 04 Mar 2026 08:52:45 +0000 https://www.openpolis.it/?p=306649 Da oggi è online e liberamente accessibile la terza uscita di Pnrr Watch, un'indagine di Assonime e Fondazione Openpolis su aspetti strategici del piano nazionale di ripresa e resilienza. Nel dossier spazio all'analisi sulle politiche per il lavoro e la formazione.

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Il lavoro, l’occupazione e la formazione in Italia sono i temi al centro della terza uscita di Pnrr Watch, il report realizzato da Assonime e Fondazione Openpolis.

La partnership, lanciata a marzo dello scorso anno, ha già visto la pubblicazione di approfondimenti dedicati alla transizione digitale e a quella ecologica.

Anche nella terza uscita di Pnrr Watch parliamo di alcune tra le misure più strategiche del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Lo sguardo sul mondo del lavoro è duplice: da un lato l’analisi di alcune riforme e investimenti volti a rafforzare le politiche attive in favore dell’occupazione, come il programma Gol (acronimo di “Garanzia occupabilità lavoratori”) o il potenziamento del sistema degli Its (Istituti tecnologici superiori), dall’altro invece l’approfondimento di alcuni interventi che potrebbero agevolare la partecipazione al mercato del lavoro, in particolare delle donne.

10,3 mld € il valore complessivo delle quattro misure su lavoro, occupazione e formazione analizzate in Pnrr Watch 3.

Le misure analizzate nel dettaglio attraverso l’indagine di Assonime e Openpolis sono quattro. La più rilevante dal punto di vista economico è “Politiche attive del mercato, del lavoro e della formazione“, che conta progetti per 4,6 miliardi di euro, quasi la metà di tutti quelli analizzati nel rapporto.

C’è poi la riforma e lo sviluppo del sistema Its, che può contribuire a fare da ponte tra la formazione e il mondo del lavoro. Gli istituti tecnologici superiori possono contare un finanziamento di 1,5 miliardi di euro.

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Infine, altre due misure analizzate riguardano due piani nelle scuole, in particolare negli istituti dedicati ai più piccoli. Una è “Piano asili nido e scuole dell’infanzia e servizi di educazione e cura per la prima infanzia” (3,24 miliardi), l’altra è focalizzata sul piano per l’estensione del tempo pieno e delle mense scolastiche. In quest’ultimo caso lo stanziamento complessivo vale 960 milioni di euro. Si tratta di due misure importanti sia per i minori che per i genitori – in particolare le donne, su cui nella maggior parte dei casi ricadono gli oneri di cura dei figli – che grazie al supporto delle istituzioni scolastiche possono partecipare attivamente al mondo del lavoro.

Attraverso Pnrr Watch cerchiamo di indagare aspetti strategici del piano, dati alla mano.

Di ognuna di queste misure viene analizzato il dettaglio dello stato di avanzamento procedurale e di spesa, oltre che dei progetti rendicontati.

Sono diversi i dati rilevanti che emergono dall’indagine. Uno dei più evidenti è rappresentato dal fatto che il 64% dei bandi del Pnrr non abbia rispettato la quota del 30% di assunzioni in favore di giovani e donne. Parliamo di oltre 6 bandi su 10, una dinamica resa possibile grazie a nove diverse motivazioni di deroga previste dalle norme.

Un altro elemento di interesse riguarda lo stato di avanzamento della spesa delle politiche attive per il lavoro, che come detto assorbono circa 4,6 miliardi di euro. Di questi, infatti, all’ottobre 2025 ne erano stati spesi poco più di 550 milioni, pari al 13% del totale. Dai dati emerge come la componente formativa rimanga uno dei punti più critici dell’intera riforma.

Poi c’è l’analisi sulla riduzione dei posti negli asili nido del paese, le performance e la distribuzione territoriale degli Its e molti altri aspetti, attraverso i quali proviamo a ricostruire i punti di forza e le criticità delle politiche per l’occupazione e la formazione nel Pnrr.

GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE

LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE

GLI INVESTIMENTI DEL PNRR PER L’OCCUPAZIONE

LAVORO, ISTRUZIONE E FORMAZIONE

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A che punto sono gli investimenti del Pnrr per la cultura https://www.openpolis.it/a-che-punto-sono-gli-investimenti-del-pnrr-per-la-cultura/ Mon, 02 Mar 2026 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=306460 Le misure del piano in ambito culturale valgono oltre 4 miliardi. Negli anni sono emerse difficoltà attuative che hanno reso necessarie varie revisioni degli obiettivi. Nonostante le scadenze finora rispettate, lo stato di avanzamento finanziario mostra criticità.

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Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rappresenta un’occasione senza precedenti per il rilancio del sistema culturale italiano. Con gli investimenti in questo settore infatti si punta ad intervenire su vari ambiti come l’accessibilità, la digitalizzazione e l’efficienza energetica. Ciò non solo con l’obiettivo di tutelare e valorizzare il patrimonio, ma anche di renderlo fruibile a tutti e sfruttarlo come volano sia di coesione sociale che di sviluppo economico.

4,2 mld € gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura.

Gli interventi finanziati sono molteplici e di varia natura. Non è sempre semplice capire di che tipo di progetti si parla e a che punto sono. Per valutare lo stato dell’arte di queste misure, il riferimento più aggiornato è la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr. Nonostante l’esecutivo evidenzi i risultati già conseguiti mantenendo un tono positivo, è opportuno evidenziare che anche queste misure hanno incontrato ostacoli durante il percorso.

Quasi tutti gli investimenti infatti sono stati oggetto di revisioni più o meno incisive. Inoltre i dati disponibili sullo stato di avanzamento finanziario – indicatore utile per valutare lo stato dell’arte – segna ancora una distanza significativa tra quanto è già stato speso e il totale delle risorse stanziate.

27% la percentuale di spesa dichiarata dal ministero della cultura al 30 novembre 2025 rispetto al totale delle risorse stanziate.

In questo articolo passeremo in rassegna gli investimenti previsti in ambito culturale, approfondendo come stanno procedendo e quali modifiche sono state fatte in corso d’opera nell’attuazione del piano. Successivamente, verificheremo il loro stato di avanzamento e la distribuzione sul territorio.

Gli investimenti di competenza del ministero della cultura

Sono 9 in totale gli investimenti del Pnrr di competenza del ministero della cultura per un valore complessivo pari a circa 4,2 miliardi di euro. Nei prossimi paragrafi li approfondiremo più nel dettaglio. A livello di risorse stanziate, la misura più significativa è quella relativa all’attrattività dei borghi che da sola cuba oltre 1 miliardo. Seguono gli interventi rivolti ai luoghi di culto (800 milioni), alla tutela dell’architettura e del paesaggio rurale (600 milioni) e alla digitalizzazione del patrimonio culturale (500 milioni).

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)


In base ai più recenti dati disponibili, risalenti al 14 ottobre 2024, i progetti che ricevono finanziamenti Pnrr sono in totale 14.938 per un valore complessivo di circa 4 miliardi di euro. Non tutte le risorse stanziate quindi risultano effettivamente attribuite.

La misura più “critica” da questo punto di vista è proprio il già citato intervento a favore del paesaggio rurale, dove i progetti finanziati assorbono risorse Pnrr per circa 460 milioni (il 77% dell’importo stanziato). In tutti gli altri casi le risorse assegnate oscillano tra il 92% e il 100% dei fondi disponibili.

La digitalizzazione del patrimonio culturale

Il primo investimento che passiamo in rassegna è denominato Strategia digitale e piattaforme per il patrimonio culturale. Questo intervento, del valore complessivo di circa 500 milioni, mira a colmare il divario digitale di musei, archivi e biblioteche, trasformando il modo in cui i cittadini fruiscono della cultura. L’idea centrale è la creazione di un’infrastruttura software nazionale chiamata I.PaC (Infrastruttura e servizi digitali per il patrimonio culturale), gestita da Cineca, che permetta di raccogliere e conservare le risorse digitali in modo integrato.

La misura si articola in dodici sub-investimenti:

  • definizione del Piano nazionale di digitalizzazione;
  • sistema di certificazione dell’identità digitale per i beni culturali;
  • migrazione dei servizi del Mic verso infrastrutture cloud sicure;
  • sviluppo dell’infrastruttura software I.PaC;
  • digitalizzazione massiva delle collezioni di musei, archivi e biblioteche;
  • formazione digitale per il personale tramite il programma Dicolab;
  • supporto operativo per l’attuazione dei progetti;
  • creazione di un polo di conservazione digitale per gli archivi dello stato;
  • sviluppo del portale dei procedimenti e dei servizi online per i cittadini;
  • piattaforma di accesso integrato “Digital Library”;
  • piattaforma di co-creazione e crowdsourcing per coinvolgere il pubblico;
  • servizi digitali per sviluppatori e imprese creative.

In seguito alla revisione del Pnrr approvata a novembre 2025, il target finale dell’investimento ha visto una modifica: l’obiettivo è ora la digitalizzazione e pubblicazione di almeno 65 milioni di risorse multimediali. Da notare che il traguardo finale della misura doveva essere raggiunto a fine 2025.

Secondo la già citata relazione governativa, al 30 settembre dello scorso anno, risultavano avviati procedimenti per il 92% del finanziamento totale e le risorse digitalizzate superavano già i 60 milioni.

L’esecutivo ha già inviato la richiesta di pagamento legata al completamento delle scadenze previste per il secondo semestre del 2025, presupponendo il conseguimento anche di tale impegno. Da notare però che sul sito del ministero della cultura tale scadenza risulta ancora “da raggiungere“. È possibile però che questa discrepanza sia dovuta a un mancato aggiornamento della pagina web ministeriale. Questo vale per tutti gli adempimenti previsti per la fine dello scorso anno.

Accessibilità della cultura

Con uno stanziamento di 300 milioni, la misura denominata Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi ha l’obiettivo di eliminare tutti quegli ostacoli che limitano l’accesso ai luoghi della cultura per le persone con disabilità. Gli interventi si basano sulle linee guida contenute nel Piano strategico per l’eliminazione delle barriere architettoniche (Peba), approvato a maggio 2022. Oltre a lavori strutturali e forniture, gli interventi prevedono il potenziamento di piattaforme tecnologiche e un massiccio piano di formazione per gli operatori culturali.

L’investimento è stato suddiviso in diverse linee d’azione per coprire l’intera gamma della proprietà culturale italiana. Parliamo del finanziamento di interventi in musei, archivi e biblioteche statali, a cui si aggiungono interventi presso musei e biblioteche comunali o regionali e luoghi della cultura di proprietà privata.

In base a quanto pubblicato dall’esecutivo, al 30 settembre 2025, la quasi totalità degli istituti statali e numerosi siti pubblici e privati avevano avviato i cantieri. Per quanto riguarda gli istituti statali, risultano attivi 557 progetti. Quelli conclusi sono 215 mentre 342 interventi sono in corso (oltre il 60%). Con riferimento ai luoghi della cultura pubblici non statali i progetti sono in totale 265, di cui 115 con cantieri completati a fronte di 150 in corso (57%). Per quanto riguarda i 45 siti privati, sono 31 le opere già ultimate. Parallelamente, è stata lanciata la piattaforma Musei Italiani, che integra ticketing e servizi di accessibilità in più lingue.

L’intero investimento dovrà concludersi entro il 30 giugno 2026, termine entro il quale si prevede la stabilizzazione definitiva delle piattaforme e la conclusione degli interventi strutturali.

Efficienza energetica

Anche per il settore della cultura è previsto un contributo alla transizione ecologica. Per questo l’investimento denominato Migliorare l’efficienza energetica di cinema, teatri e musei stanzia 300 milioni di euro per ridurre i consumi energetici di questi luoghi. Gli interventi spaziano dal rinnovo degli impianti meccanici alla sostituzione di proiettori con tecnologie a basso consumo.

Quasi tutte le misure del Pnrr per la cultura sono state oggetto di modifica.

A seguito delle modifiche introdotte con l’ultima revisione del Pnrr il target finale dell’investimento è stato semplificato, riducendo le tipologie di interventi da realizzare. Secondo la già citata relazione dell’esecutivo, risultano già completati oltre 450 interventi in sale cinematografiche e teatrali. Il target finale, fissato al 31 dicembre 2025, anche in questo caso risulterebbe conseguito nei tempi.

I risultati preliminari su 80 interventi conclusi in cinema e teatri mostrano una riduzione del consumo energetico del 15%. Il risparmio è più marcato nei teatri (27%) rispetto ai cinema (11%), data la scarsa efficienza di partenza degli edifici teatrali storici.

Attrattività dei borghi

L’investimento sui borghi, forte di 1,02 miliardi di euro, punta a valorizzare luoghi storici anche al fine di contrastare lo spopolamento delle aree interne. Inizialmente la misura si divideva in due linee principali: la Linea A dedicata a 21 progetti pilota regionali (per un importo di 20 milioni l’uno), e la Linea B che finanzia la rigenerazione di 293 borghi storici sotto i 5mila abitanti.

A seguito di confronto e condivisione con le regioni e l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci), alla misura si sono aggiunte altre 2 linee di azione. Un regime d’aiuto per Pmi, profit e non profit, operanti nei borghi beneficiari della Linea B a cui si affianca il progetto Turismo delle Radici. Gestito in collaborazione con il ministero degli esteri, questo progetto punta ad attirare i discendenti di italiani emigrati alla scoperta dei luoghi d’origine.

La Commissione Ue ha contestato il conseguimento della scadenza prevista per giugno 2025.

Una prima scadenza era prevista per giugno 2025 e richiedeva il sostegno ad almeno 1.800 imprese. Nonostante risultasse già conclusa, la Commissione ha richiesto un decreto che ne certificasse l’attuazione. A questa richiesta il ministero ha provveduto con il decreto capo dipartimento 2099 del 19 novembre 2025 che ha attestato l’assegnazione di risorse a 2.654 imprese. La conclusione di tutti i progetti è prevista entro i termini del Pnrr, avendo questi una durata massima di 18 mesi.

A questo si è aggiunto un ulteriore target da raggiungere entro giugno 2026 che prevede la realizzazione di 3.250 interventi (lavori, servizi o forniture) nell’ambito dei progetti di rigenerazione borghi. Di queste opere, 400 dovranno essere comprese nei progetti pilota della linea A. Al 30 settembre 2025 risultavano ultimati circa 1.350 progetti.

Architettura e paesaggio rurale

L’investimento denominato Tutela e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale, del valore di 600 milioni di euro, mira al recupero e alla valorizzazione di beni come mulini, frantoi, fienili, chiese campestri. Ciò con il duplice obiettivo di preservare il paesaggio storico e promuovere un turismo sostenibile legato alle tradizioni agricole.

La procedura di attuazione si è basata su avvisi pubblici regionali che hanno generato una risposta massiccia. Ad oggi, risultano attivi interventi su oltre 5.400 beni. Gli interventi, localizzati fuori dai centri abitati, hanno riguardato beni estremamente eterogenei per tipologia e funzione: non solo abitazioni rurali, ma anche manufatti agricoli ed edifici religiosi. I soggetti selezionati per gli interventi sono vari. Tra gli altri, persone fisiche, società, aziende agricole, imprese individuali, parrocchie e diocesi.

La scadenza finale dell’investimento sull’architettura rurale è stata posticipata di 6 mesi.

Anche in questo caso si registra una modifica della misura, con il rinvio di 6 mesi del target finale, dalla fine del 2025 al giugno del 2026. Questa proroga si è resa necessaria per permettere il completamento di interventi spesso complessi dal punto di vista tecnico e burocratico, garantendo che i lavori rispettino gli standard di qualità richiesti. Al 30 settembre 2025, risultavano già completati circa 1.400 interventi.

Parallelamente, è stato completato un censimento nazionale dell’architettura rurale, con la produzione di oltre 45mila schede consultabili online.

Parchi e giardini storici

L’intervento sui parchi e sui giardini storici non è inteso unicamente come investimento sui beni culturali ma anche come valorizzazione di questi luoghi come polmoni verdi, in particolare per le grandi città. Con 300 milioni di euro, la misura prevede 3 diverse linee di intervento:

  • linea A (circa 98 milioni) dedicata al restauro e alla valorizzazione di 5 grandi siti monumentali scelti direttamente dal ministero: la Reggia di Caserta, il Real Bosco di Capodimonte, Villa Favorita, Villa Lante e Villa Pisani;
  • linea B (190 milioni) rivolta a una platea più ampia di parchi e giardini storici vincolati, selezionati tramite avviso pubblico;
  • linea C (circa 12 milioni) focalizzata su attività immateriali, quali la catalogazione del patrimonio e la formazione specialistica dei “Giardinieri d’arte”.

Anche in questo caso ci sono state importanti modifiche per rispondere alle esigenze di rispetto del cronoprogramma. La scadenza finale per il completamento degli interventi è stata posticipata da fine 2024 al 31 dicembre 2025. Al contempo, il numero di interventi di riqualificazione da completare è passato da 40 a 100. Al 30 novembre, risultano attivi 130 interventi, di cui 110 già terminati. Il target finale è quindi raggiunto.

+60 i parchi e giardini storici su cui si prevede di intervenire rispetto all’obiettivo iniziale del Pnrr.

L’obiettivo riguardante i giardinieri (che inizialmente prevedeva la formazione di 1.260 persone) è stato rimosso dalle scadenze di rilevanza europea. Tuttavia la relazione dell’esecutivo evidenzia che sono stati realizzati circa 90 corsi in 13 regioni e i certificati rilasciati sono stati 1.230.

Infine, la misura ha colmato un vuoto conoscitivo attraverso un’attività di catalogazione sistematica. Al 30 settembre 2025, sono state elaborate 4.587 schede di catalogazione che confluiranno in un portale dedicato, rendendo accessibili informazioni precedentemente frammentate sul patrimonio dei giardini italiani.

Luoghi di culto

La misura denominata Recovery Art dedicata ai luoghi di culto e ai siti di ricovero per le opere d’arte ha una dotazione finanziaria complessiva di 800 milioni di euro. Cuore pulsante dell’investimento è la creazione di una rete nazionale di depositi di sicurezza e rifugi speciali. Centri tecnologicamente all’avanguardia dove le opere d’arte rimosse dalle zone colpite possono essere ricoverate in ambienti ad atmosfera controllata e, se necessario, sottoposte a interventi di restauro immediati grazie a laboratori interni.

Oltre a questo, l’investimento finanzia anche interventi di adeguamento antisismico su luoghi di culto, torri e campanili, esposti al rischio crolli. A questi si aggiungono progetti di restauro dedicati esclusivamente alle chiese del Fondo edifici di culto (Fec), per un valore di circa 500 milioni di euro.

Il target finale della misura è stato posticipato al giugno 2026.

Anche questo investimento è stato oggetto di revisione nel corso del 2025. Il target finale è stato posticipato di sei mesi, fissando la nuova scadenza a giugno 2026. Il nuovo obiettivo prevede la realizzazione di almeno 700 interventi complessivi e la piena operatività di almeno 3 depositi di ricovero (Camerino, Roma e Palmanova). Al 30 settembre 2025, risultavano 761 interventi già finanziati e la maggior parte dei cantieri regolarmente avviati.

Per quanto riguarda i luoghi di culto, era prevista l’ultimazione di 270 interventi entro il 31 dicembre, con l’obiettivo di chiudere tutti i restanti lavori entro la scadenza finale di giugno 2026. Per quanto riguarda i depositi, i lavori sono in corso ed è stata avviata la progettazione anche per Matera e Venaria Reale.

Progetto Cinecittà

L’investimento denominato Sviluppo industria cinematografica del valore di 230 milioni di euro, punta a potenziare la competitività internazionale dell’industria cinematografica italiana, con l’obiettivo di trasformare gli storici studi di Cinecittà in un polo tecnologico d’avanguardia.

L’attuazione della misura sull’industria cinematografica è stata tra le più complesse.

Il percorso di questa misura è stato uno dei più accidentati tra gli investimenti presi in esame. A causa della mancata disponibilità di un’area limitrofa a Cinecittà per i nuovi teatri di posa e dell’aumento dei costi (materie prime, energia) si è reso necessario rivedere al ribasso l’obiettivo finale: si realizzeranno solo 5 nuovi studi (rispetto ai 13 previsti), oltre al rinnovo di 4 esistenti.

Al 30 settembre 2025, i quattro teatri storici (T7, T19, T20 e T21) sono stati già collaudati e restituiti alla produzione, mentre i nuovi studi risultano in fase di ultimazione.

L’investimento cammina di pari passo con l’innovazione didattica: la Fondazione centro sperimentale di cinematografia ha già realizzato un set di produzione virtuale e sta digitalizzando gli archivi storici dell’Istituto Luce.

Competenze per la transizione digitale e verde

L’investimento Capacity building per gli operatori della cultura punta a fornire agli operatori del settore gli strumenti necessari per affrontare la doppia sfida della transizione digitale e di quella ecologica.

155 mln € destinati alla “capacity building” per la cultura.

Si punta quindi a promuove l’innovazione digitale in tutti gli ambiti della cultura — dalla musica alla moda, dalle arti visive al design — incoraggiando la creazione di prodotti nativi digitali e l’integrazione di linguaggi narrativi innovativi. Si mira inoltre a finanziare progetti finalizzati a ridurre drasticamente l’impronta ecologica di mostre, festival, concerti ed eventi culturali, minimizzando i consumi e le emissioni.

Per quanto riguarda il rispetto delle scadenze di rilevanza europea, questa misura ne prevedeva solamente una. Vale a dire l’aggiudicazione degli appalti pubblici, completata alla fine del 2023.

In ogni caso, secondo i dati governativi, al 31 ottobre 2025 risultavano conclusi 1.368 progetti. Questi riguardano per il 30% il patrimonio culturale materiale e immateriale, ma vedono una partecipazione significativa anche dello spettacolo dal vivo, dell’audiovisivo e dell’editoria.

Lo stato di avanzamento finanziario

Anche se, come più volte ribadito dal governo, lo stato di avanzamento finanziario non rappresenta un indicatore preso in considerazione dalle istituzioni europee per valutare la bontà dell’operato italiano, rappresenta sicuramente un utile punto di riferimento per capire a che punto sono le opere finanziate dal Pnrr.

In base ai dati contenuti nella più volte citata relazione dell’esecutivo sullo stato di attuazione del piano, il ministero della cultura ha già erogato circa 1,1 miliardi di euro, pari a circa il 27,4% delle risorse di competenza. Si tratta di un dato aggiornato al 30 novembre 2025 che resta comunque basso, se si considera la scadenza ravvicinata del piano.

I dati disaggregati sugli interventi finanziati risalgono al 14 ottobre 2025.

Purtroppo, nel documento dell’esecutivo è presente solo il dato aggregato. Per avere informazioni più puntuali sullo stato di avanzamento delle singole misure e dei relativi progetti finanziati non si può far altro che basarsi sugli open data pubblicati sul portale Italia domani che però, purtroppo, sono meno recenti. Informazioni quindi utili per farsi un’idea dello stato dell’arte ma che sono probabilmente sottostimate rispetto al reale avanzamento dei lavori.

Per quanto riguarda la spesa già sostenuta dal ministero possiamo osservare che un investimento supera la quota del 50% di risorse già spese. Si tratta della misura riguardante l’efficientamento energetico di cinema, teatri e musei (56,1%). Altri investimenti con percentuali di spesa significative sono il Progetto Cinecittà (49%) e la valorizzazione di parchi e giardini storici (47,8%). In tutti gli altri casi la spesa già sostenuta risultava inferiore al 28%. Con il livello più basso fatto registrare dall’investimento su luoghi di culto e depositi (5,5%).

Se invece analizziamo i dati riguardanti i pagamenti già effettuati dai soggetti attuatori, vale a dire i soggetti responsabili della realizzazione dei singoli progetti, possiamo osservare che risultava erogato circa 1 miliardo a fronte di risorse Pnrr assegnate per circa 4 miliardi (25,4%).

La percentuale di spesa dichiarata dalle amministrazioni titolari fa riferimento al valore totale della misura e risale al 31 agosto 2025. La percentuale dei pagamenti invece si riferisce alle erogazioni dei soggetti attuatori rispetto alla quota di risorse Pnrr assegnate a ciascun progetto finanziato e risale al 14 ottobre 2025. Sia il governo che la corte dei conti hanno più volte segnalato errori e ritardi nel conferimento dei dati da parte dei soggetti attuatori, motivo per cui le percentuali sono verosimilmente sottostimate rispetto al reale stato di avanzamento finanziario.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)


A livello di singole misure, l’investimento sull’efficienza energetica si conferma quello in fase più avanzata (58,4%). Seguono la misura su parchi e giardini (50,1%) e il Progetto Cinecittà (49,8%). Anche in questo caso troviamo ben 4 misure con una percentuale di pagamenti già sostenuti inferiore al 25% e una di poco superiore.

Gli investimenti del Pnrr per la cultura nei territori

È sempre molto interessante cercare di capire quale sia il reale impatto del Pnrr sui territori. Suddividendo i vari progetti in ambito culturale a livello regionale, possiamo osservare che il territorio che ne ospita di più è la Campania con 1.952. Seguono Sicilia (1.565), Lazio (1.351) e Puglia (1.209). Se però prendiamo in considerazione il valore economico dei progetti finanziati notiamo che la regione che riceve più risorse è il Lazio con oltre 620 milioni. Seguono Campania (466 milioni), Sicilia (318 milioni) e Veneto (223,5 milioni).

37,2% la quota di risorse del Pnrr per interventi culturali assegnate al mezzogiorno (meno del minimo previsto: 40%)

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento finanziario, nessuna regione supera il 40%. Le quote più alte si registrano in Lombardia (39,9%), Liguria (35,8%) ed Emilia-Romagna (33,7%). La Sardegna è l’unica regione meridionale a riportare una percentuale superiore alla media italiana (29,8%). Tutte le altre regioni del sud, fatta eccezione per la Valle d’Aosta, si collocano invece in fondo alla classifica. I dati più contenuti sono fatti registrare da Campania (11,4%), Basilicata (14%) e Molise (15%).

Per “Nazionale” all’interno del grafico si intendono tutti quei progetti che vengono considerati rilevanti per tutto il territorio e che per questo non possono essere attribuiti a una specifica regione.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)


Per spingersi a un livello di analisi ancora più locale e individuare gli interventi territorializzabili su scala comunale, è necessario escludere le opere di competenza provinciale, delle città metropolitane, nonché quelle a titolarità regionale o nazionale. Le opere che ricadono sul territorio di uno o più comuni sono in totale 12.466 per un importo complessivo di circa 3,2 miliardi. Oltre l’80% del valore dei progetti finanziati è quindi localizzabile a livello comunale. I centri interessati direttamente da investimenti Pnrr sono in totale 2.597. 

Nella mappa sono rappresentati esclusivamente i progetti che possono essere localizzati all’interno di uno o più comuni. Progetti di livello provinciale, regionale o nazionale non sono inclusi nell’elaborazione.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati OpenPNRR
(ultimo aggiornamento: martedì 14 Ottobre 2025)


A livello di importi, le città che attraggono più risorse sono Roma (circa 410 milioni), Napoli (92,5 milioni), Matera (42,8 milioni) e Firenze (36 milioni). Investimenti superiori ai 30 milioni anche a Caserta, Ercolano e Palmanova. Tra gli altri comuni capoluogo, ricevono quote significative Venezia, Bologna e Palermo.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.

Foto: Vinicius “amnx” Amano (licenza)

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La sfida delle opere pubbliche a pochi mesi dal termine del Pnrr https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-opere-pubbliche-a-pochi-mesi-dal-termine-del-pnrr/ Mon, 23 Feb 2026 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=305985 Mentre il piano si avvicina alla scadenza finale, un'analisi della Corte dei conti rileva come l'accelerazione impressa negli ultimi mesi non sia ancora sufficiente. Le opere di maggiore entità finanziaria restano il principale collo di bottiglia.

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Mancano ormai pochi mesi alla conclusione formale del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Una scadenza che impone di mantenere alta l’attenzione sullo stato di avanzamento dei cantieri, sia da parte dei soggetti direttamente coinvolti nella realizzazione delle opere, sia da parte dei cittadini.

Nella settima relazione per il parlamento sullo stato di avanzamento del piano, il governo ha diffuso dati rassicuranti, sottolineando come la maggioranza dei progetti finanziati risulti già conclusa: circa 384mila interventi su un totale di 550mila. Tuttavia, questo resoconto meramente numerico rischia di essere parziale. Questa lettura dei dati, da sola, trascura il fatto che sono proprio le opere di più grandi dimensioni finanziarie — e dunque verosimilmente le più complesse — ad essere maggiormente indietro e a richiedere tempi di realizzazione sensibilmente più lunghi.

Questa dinamica emerge con chiarezza da un approfondimento condotto dalla Corte dei conti su un insieme di circa 19.200 opere pubbliche finanziate dal Pnrr. L’analisi evidenzia come il programma stia procedendo, ma senza segnali di un’effettiva accelerazione. Al contrario, man mano che entrano in fase esecutiva gli investimenti più consistenti, i tempi medi di completamento tendono ad allungarsi.

È possibile, in primo luogo, osservare come il Programma stia procedendo, ma senza che vi siano segnali di una sua effettiva accelerazione. […] è presumibile che i tempi dei lavori tenderanno ad allungarsi ulteriormente, man mano che giungeranno in esecuzione gli investimenti finanziariamente più consistenti. Ciò richiede alle amministrazioni responsabili di monitorare con attenzione e costanza la coerenza tra tempi attesi di conclusione delle realizzazioni e la scadenza ultima del Piano.

Semplificazioni normative e metodologia dell’analisi

In premessa, la corte sottolinea come l’attuazione del Pnrr dipenda in gran parte dalla capacità del sistema paese di realizzare opere pubbliche in tempi record. Per favorire questo processo, il legislatore ha introdotto massicce misure di semplificazione del quadro normativo sui contratti pubblici, spesso in deroga alle norme ordinarie. Questo sforzo di snellimento burocratico, che costituiva peraltro una milestone del piano, si è concretizzato principalmente con i decreti legge 77/2021 e 13/2023 ma gli interventi di natura normativa sono stati molti di più. Tali iniziative hanno introdotto disposizioni specifiche per gli appalti Pnrr in materia di pari opportunità, tutela della concorrenza, affidamento ed esecuzione, oltre a modificare istituti critici come il subappalto.

Per valutare l’efficacia di queste misure e lo stato reale dei lavori, la Corte dei conti ha selezionato un campione statistico estratto dal database Regis. L’insieme è composto da circa 19.200 progetti classificabili come “opere pubbliche” per i quali è stato possibile ricostruire una sequenza consecutiva di quattro fasi fondamentali: aggiudicazione, stipula del contratto, esecuzione dei lavori e collaudo. Questo campione, che rappresenta oltre l’80% dell’universo di riferimento e il 90% delle risorse finanziarie associate alle opere pubbliche, permette di valutare con buona approssimazione quanto effettivamente realizzato fino a ottobre dello scorso anno.

Lo stato di avanzamento dei progetti nel corso del 2025

Dall’analisi del panel individuato emerge un quadro in chiaroscuro. Tra gennaio e ottobre 2025 infatti i progetti interamente realizzati (collaudati) sono passati dal 18,1% al 28,9%. D’altra parte circa il 59,7% degli interventi si trova ancora in fase di esecuzione lavori. Rispetto a gennaio, l’incidenza dei progetti in questa fase è diminuita (erano al 69%) ma resta ampiamente la quota più alta. In parallelo, sono diminuiti i progetti in stipula (dall’8 al 3,6%). Infine le opere in collaudo ma non ancora concluse sono passate dal 5 al 7,8%.

L’aspetto più problematico emerge con riferimento al valore finanziario delle opere concluse e di quelle ancora in corso. Infatti sebbene le prime costituiscano quasi il 30% a livello numerico, esse rappresentano appena il 4,2% del valore economico complessivo del gruppo di interventi considerato (circa 3,6 miliardi di euro su un totale di oltre 86 miliardi). Al contrario, i lavori ancora in corso di esecuzione assorbono quasi 78 miliardi di euro, pari all’89,8% delle risorse analizzate.

I dati si riferiscono a un campione panel di circa 19.200 progetti estratto dal sistema ReGiS, monitorato in due momenti (gennaio e ottobre 2025) per misurare l’avanzamento procedurale e finanziario. Per maggiori informazioni clicca qui.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti.
(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Dicembre 2025)


Questo divario conferma che il progresso maggiore ha interessato finora prevalentemente lavori di piccola o media entità finanziaria. Anche se si registra una crescita in questo senso. L’importo finanziario medio delle opere portate a termine infatti è passato dai 450mila euro registrati a gennaio ai 700mila euro di ottobre. Si tratta comunque di una cifra destinata ad aumentare in modo ancora più netto nei prossimi mesi considerando che il valore medio delle opere già aggiudicate risulta essere di 4,5 milioni di euro, una dimensione oltre sei volte superiore a quella dei lavori finora ultimati.

0,7 mln € su 4,5 mln € il valore medio delle opere Pnrr già concluse rispetto a quelle per cui è avvenuta l’aggiudicazione a ottobre 2025, secondo la Corte dei conti.

I tempi di esecuzione

Focalizzandosi sui 5.546 progetti del panel già portati a termine per cui è possibile fare valutazioni sull’intero ciclo di realizzazione, si può notare un progressivo aumento dei tempi da gennaio a ottobre 2025. Nel punto di osservazione più recente infatti la Corte dei conti evidenzia come la durata media di un’opera pubblica sia stata di 533 giorni, pari a circa 18 mesi. Si tratta di un incremento significativo rispetto ai 458 giorni registrati a gennaio, con una dilatazione di circa due mesi e mezzo che riflette la crescente complessità dei progetti che raggiungono le fasi finali.

La fase di esecuzione dei lavori si conferma come il passaggio più oneroso, assorbendo da sola il 55,2% del tempo totale con una durata media di 294 giorni, un dato in forte crescita rispetto ai 226 giorni rilevati all’inizio dell’anno. Anche il collaudo ha visto aumentare le proprie tempistiche medie, salendo a 79 giorni, mentre le fasi burocratiche preliminari di aggiudicazione e stipula sono rimaste sostanzialmente stabili o in lieve calo, attestandosi rispettivamente a 61 e 49 giorni.

I “tempi di attraversamento” rappresentano il periodo di attesa che intercorre tra la fine di una fase e l’inizio della successiva.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti.
(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Dicembre 2025)


Questo allungamento dei tempi è strettamente correlato alla dimensione finanziaria degli interventi, che rappresenta un chiaro indicatore della loro complessità procedurale e tecnica. Mentre i lavori di minore entità, con valore fino a un milione di euro, vengono ultimati mediamente in 494 giorni, le tempistiche si dilatano progressivamente al crescere dell’impegno economico. Si passa infatti ai 722 giorni necessari per le opere comprese tra uno e due milioni, fino ad arrivare a quasi 1.200 giorni, ovvero circa 40 mesi, per gli investimenti superiori ai 5 milioni di euro.

Nel grafico, per motivi di visualizzazione, non sono rappresentati i tempi di attraversamento perché spesso riportano un valore negativo. Ciò indica una sovrapposizione temporale tra le fasi, dovuta all’avvio anticipato di alcune attività o all’efficacia delle misure di semplificazione che permettono di procedere con i lavori parallelamente agli adempimenti burocratici.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti.
(ultimo aggiornamento: venerdì 5 Dicembre 2025)


Caratteristiche degli interventi analizzati e distribuzione territoriale

L’analisi condotta dalla Corte dei conti mette in luce differenze significative nella durata dei lavori basate non solo sulla natura degli interventi ma anche sulla loro localizzazione. Sotto il profilo territoriale, emerge un dato parzialmente inaspettato. La realizzazione delle opere Pnrr infatti è stata finora più celere nel mezzogiorno, con una durata media di 460 giorni, rispetto ai 526 giorni necessari nel centro e ai 579 nel nord.

La maggiore speditezza dei progetti localizzati nel meridione si riscontra per tutte le fasi di lavorazione, con differenze più accentuate per l’Aggiudicazione e la Stipula. Ciò potrebbe riflettere, da un lato, la minore dimensione finanziaria media dei lavori realizzati nelle aree meridionali (cfr. appendice), dall’altro lato, potrebbe anche segnalare l’efficacia delle procedure adottate con il PNRR nel contrastare i ritardi di attuazione a cui vanno tradizionalmente incontro le regioni meridionali.

Sul versante opposto troviamo i progetti di ambito nazionale e multi-regionale che registrano tempi di realizzazione superiori ai mille giorni a causa della loro notevole dimensione finanziaria e della conseguente complessità tecnica.

Anche la distinzione tra progetti nuovi o già in essere (vale a dire quegli interventi previsti già prima del Pnrr e che si è poi deciso di finanziare del tutto o in parte con i fondi europei) influisce sulle tempistiche complessive. I nuovi interventi richiedono mediamente 509 giorni contro i 579 di quelli preesistenti, sebbene le fasi preliminari di aggiudicazione risultino più lunghe per i primi. Questo suggerisce che la minore durata complessiva dei nuovi progetti possa dipendere più da un’entità economica ridotta che da una reale accelerazione della fase esecutiva.

Gli interventi di ampliamento o nuova realizzazione hanno richiesto mediamente oltre 560 giorni.

Un impatto determinante sulla media generale dei tempi è esercitato inoltre dalla tipologia di investimento. La manutenzione si conferma la categoria più veloce con 508 giorni medi. Poiché tale tipologia costituisce il 56,9% dei progetti completati, essa contribuisce in modo significativo a contenere la media dei tempi di lavorazione dell’intero campione. Al contrario, gli investimenti finalizzati all’ampliamento e alla ristrutturazione richiedono oltre 600 giorni per essere ultimati, mentre le opere di nuova realizzazione si attestano su una media di 561 giorni.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.

Foto: Tye Doring (licenza)

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Lo stato di avanzamento di oltre 30 importanti progetti nelle città italiane https://www.openpolis.it/lo-stato-di-avanzamento-di-oltre-30-importanti-progetti-nelle-citta-italiane/ Mon, 16 Feb 2026 08:52:16 +0000 https://www.openpolis.it/?p=305567 È online il nuovo dossier realizzato da Confcommercio e Fondazione Openpolis. Si tratta di un'analisi dettagliata di investimenti territoriali con risorse provenienti da Pnrr e fondi europei per la coesione, per un valore complessivo di 2,1 miliardi di euro.

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Più di 30 investimenti pubblici dislocati da nord a sud, finanziati dal piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e fondi europei per la coesione. Sono gli interventi oggetto della seconda edizione del “Monitoraggio dei progetti pubblici per l’economia del territorio“, un report long form realizzato da Confcommercio e Openpolis.

Il dossier, che segue quello lanciato nel luglio scorso, è parte del progetto “Monitor“, iniziativa congiunta tra Fondazione Openpolis e la stessa organizzazione di categoria, che prevede una piattaforma web data-driven dedicata a questi investimenti pubblici nelle città.

Le parole con le quali Salvatore Vescina (responsabile del Settore Credito, Incentivi e Politiche di coesione di Confcommercio) introduce il report sono chiarificatrici rispetto agli obiettivi.

L’obiettivo di questa iniziativa è sperimentare un metodo di partecipazione civica, che fa leva sull’accountability […] per supportare le progettualità virtuose, portando all’attenzione pubblica sia le eccellenze sia le criticità

I progetti, 34 in tutto, sono gli stessi oggetto della prima edizione del report. La maggior parte di loro (24) godono di fondi provenienti dal Pnrr, i restanti 10 di finanziamenti relativi alle politiche di coesione. Vengono esaminati nel dettaglio, con un’analisi dei progressi registrati rispetto alla prima edizione del report.

Parliamo di interventi che investono principalmente l’ambito urbano di diverse città del paese, da nord a sud. Roma e Genova sono i comuni più rappresentati (4 progetti per uno), ma c’è spazio per l’analisi anche di investimenti in centri di dimensioni più ridotte, come Brindisi, Catanzaro, Campobasso e Sassari.

20 città italiane oggetto del monitoraggio di Confcommercio e Openpolis.

I progetti sono stati selezionati dalle associazioni territoriali di Confcommercio – una delle organizzazioni con più radicamento e capillarità nel paese – considerando l’impatto potenziale sulle comunità. Il valore complessivo dei progetti è di circa 2,1 miliardi di euro.

2,13 mld € il valore totale dei progetti oggetto del monitoraggio.

Gli interventi sono stati selezionati per la loro rilevanza per lo sviluppo delle città. Pur non rappresentando un campione statistico, l’analisi offre un “termometro” sull’attuazione delle politiche urbane, oltre che su difficoltà e successi che le amministrazioni incontrano nel “mettere a terra” gli investimenti.

Sono stati individuati cinque temi diversi su cui insistono i progetti monitorati: commercio, cultura e turismo, infrastrutture, rigenerazione urbana, trasporto pubblico locale e mobilità dolce.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Italia Domani e Opencoesione
(ultimo aggiornamento: martedì 20 Gennaio 2026)



La mobilità urbana si distingue come l’ambito che assorbe la maggior parte delle risorse tra i progetti monitorati, totalizzando circa 1,7 miliardi di euro, equivalenti al 75% dei fondi stanziati. Seguono le infrastrutture, con circa 271,8 milioni di euro, e la rigenerazione urbana (82 milioni).

Per quanto riguarda il numero di progetti, invece, la rigenerazione urbana è il tema prevalente, con 12 interventi finanziati. Seguono quelli nel trasporto pubblico locale e la mobilità dolce (10), nel commercio (6), per la cultura e il turismo (4) e per infrastrutture (3).

Oltre a raccontare il contesto generale nel quale si inserisce l’ingente mole di investimenti pubblici legati al Pnrr e alle sue revisioni operate negli anni, nel dossier vengono analizzati anche gli stati di avanzamento dei progetti. Di quelli monitorati, quasi tutti sono arrivati alla fase di realizzazione, facendo registrare un miglioramento rispetto al report pubblicato nel luglio scorso.

31 progetti monitorati su 34 sono giunti alla fase di realizzazione, al 14 ottobre 2025.

Nel documento trovano ovviamente ampio spazio i dettagli legati ai singoli progetti. Città per città, investimento per investimento, attraverso schede dedicate abbiamo approfondito gli aspetti legati all’avanzamento di spesa e all’iter di realizzazione.

Si tratta insomma di un lavoro di monitoraggio puntuale e perimetrato a investimenti selezionati da chi anima l’economia di un territorio quotidianamente. Una panoramica utile a comprendere quanto è stato realizzato e quanto resta ancora da fare.

MONITORAGGIO DEI PROGETTI PUBBLICI PER L’ECONOMIA DEL TERRITORIO

MONITORAGGIO DEI PROGETTI PUBBLICI PER L’ECONOMIA DEL TERRITORIO

Foto: il progetto del nuovo mercato di San Benedetto a Cagliari

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Com’è cambiato il Pnrr dopo le ultime revisioni https://www.openpolis.it/come-cambiato-il-pnrr-dopo-le-ultime-revisioni/ Mon, 09 Feb 2026 08:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=305720 A pochi mesi dalla conclusione del piano circa un quarto dei progetti finanziati è ancora lontano dalla conclusione mentre la quota di risorse già spese si attesta di poco sopra il 50%. In questo contesto, l’esecutivo è intervenuto con la sesta revisione del piano.

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Mancano ormai pochi mesi alla conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Come noto infatti le riforme e la gran parte degli interventi finanziati dovranno concludersi entro l’estate, con l’ultima parte dell’anno che sarà dedicata alla fase di assessment. Per questo motivo è particolarmente importante fare il punto sullo stato dell’arte.

Purtroppo, ad oggi, i dati più recenti risalgono al 14 ottobre dello scorso anno. Questo rende piuttosto complesso definire un quadro chiaro della situazione, anche perché le informazioni disponibili al momento non tengono conto delle ultime modifiche apportate al piano. In attesa di un nuovo aggiornamento, per avere un quadro più realistico, il principale riferimento è la settima relazione del governo sullo stato di attuazione del Pnrr, trasmessa al parlamento a fine 2025.

Dalle informazioni contenute in questo documento emerge un quadro in chiaroscuro. Il cronoprogramma delle scadenze è stato finora rispettato. Ciò ha consentito all’Italia di incassare gran parte delle risorse assegnate. D’altra parte una quota significativa degli interventi è ancora in corso e la percentuale di risorse già spese risulta essere circa la metà del totale, a poco più di sei mesi dalla conclusione del piano.

52% le risorse del Pnrr che risultavano già spese al 30 novembre 2025.

Da tenere presente inoltre che il nostro paese finora è riuscito a incassare tutte le risorse previste dalle prime 8 rate (oltre 150 miliardi di euro) solo ricorrendo a diverse modifiche del piano. Cambiamenti che hanno spesso comportato rinvii o revisioni al ribasso degli obiettivi inizialmente previsti.

In questo articolo faremo un breve punto sullo stato di attuazione del Pnrr e vedremo nel dettaglio com’è cambiato il piano in seguito alla sesta revisione approvata dalle istituzioni europee lo scorso 25 novembre. Una revisione che ha comportato modifiche più o meno significative per 173 misure fra riforme e investimenti. A questo proposito è utile ricordare che lo scorso 29 gennaio il governo ha varato un nuovo decreto Pnrr. Ciò proprio con il fine di agevolare il completamento dei target finali previsti e dei progetti ancora in corso.

In questo contesto non semplice non si deve dimenticare – come ribadito dallo stesso esecutivo – il rischio di “reversal”. Vale a dire la possibilità che adempimenti già conclusi e valutati positivamente possano essere riesaminati se successivamente dovessero sopraggiungere cambiamenti che ne inficiano la tenuta. In questi casi l’Italia potrebbe essere chiamata a restituire risorse già erogate. Per tutti questi motivi è molto importante proseguire nel monitoraggio del piano.

Lo stato dell’arte: scadenze, progetti, spesa

Secondo l’esecutivo, con il conseguimento delle scadenze legate alla settima e ottava rata, risultano completati 366 fra milestone e target. Si tratta del 64% rispetto al totale delle scadenze previste dal piano. Le risorse già incassate dall’Italia ammontano a 153,2 miliardi di euro, pari a circa il 79% dei 194,4 miliardi complessivi assegnati.

Per quanto riguarda gli interventi finanziati, i progetti che risultano attivi sono oltre 550mila. Tale numero è più che raddoppiato rispetto all’inizio dell’anno. L’esecutivo attribuisce questo incremento principalmente al progressivo completamento da parte dei soggetti attuatori delle attività di registrazione e aggiornamento delle opere in corso. I progetti conclusi risultano essere circa 384mila. A questi se ne aggiungono circa 32mila in fase di completamento.

24,4% i progetti Pnrr in corso e ancora lontani dalla conclusione.

Sebbene tale percentuale possa apparire tutto sommato contenuta, è doveroso ricordare che ci troviamo ormai a pochi mesi dalla conclusione del piano e che tutte le opere dovrebbero essere ormai in dirittura d’arrivo. Considerando, peraltro, che molti progetti sono stati tagliati dal piano proprio per il rischio che non si concludessero in tempo. Inoltre la relazione governativa omette di fornire il dato sul valore complessivo dei progetti conclusi e di quelli ancora in corso. Come avevamo evidenziato in un precedente approfondimento, tendenzialmente sono proprio le opere che cubano più risorse, e quindi anche più complesse, ad essere più indietro rispetto alla tabella di marcia.

Infine, per quanto riguarda la spesa già sostenuta, a novembre 2025 ammontava a circa 101,3 miliardi di euro. Si tratta di poco più del 52% delle risorse complessive del Pnrr. Sebbene la spesa non sia un indicatore significativo ai fini della rendicontazione del piano, si tratta comunque di un dato utile per valutare lo stato di avanzamento degli interventi.

Va inoltre ricordato che a seguito della sesta revisione – che approfondiremo nei prossimi paragrafi – diverse risorse sono state dirottate su strumenti finanziari. Per queste cosiddette facility sarà sufficiente assumere impegni giuridicamente vincolanti entro il 2026. La realizzazione concreta degli interventi selezionati invece potrà avvenire anche successivamente. Si tratta di una delle soluzioni che la Commissione europea aveva suggerito agli stati in difficoltà nell’attuazione del proprio Pnrr per non rischiare di perdere una parte delle risorse.

Com’è cambiato il Pnrr con l’ultima revisione

Tra il 2023 e il 2025 l’Italia ha inviato a Bruxelles 6 diverse richieste di modifica del proprio Pnrr. Una dinamica che evidenzia chiaramente tutte le difficoltà che il nostro paese ha incontrato nella realizzazione del piano. Difficoltà solo in parte attribuibili a fattori esterni come l’inflazione, l’aumento del costo di materie prime ed energia o l’invasione dell’Ucraina.

Tuttavia quasi tutti i paesi europei hanno incontrato i medesimi ostacoli. Per questo motivo la Commissione europea, con la comunicazione NextGenerationEU – La strada verso il 2026, ha invitato gli stati a rivedere i propri piani per garantire il completamento degli interventi senza proroghe. È in questo contesto che si inserisce la sesta e ultima richiesta di modifica presentata dall’Italia.

Il governo ha scelto di mantenere invariata la dotazione finanziaria complessiva ma è intervenuto su ben 173 misure. Si è proceduto con una generale opera di semplificazione delle descrizioni con l’obiettivo di ridurre l’onere amministrativo legato alla valutazione del conseguimento di milestone e target. Laddove possibile inoltre c’è stata una definizione più puntuale degli elementi probatori utilizzati per la verifica del raggiungimento degli obiettivi.

All’interno di questo quadro generale, per 83 misure la revisione ha comportato esclusivamente interventi di semplificazione, senza modificare né gli obiettivi di politica pubblica né le dotazioni finanziarie. Per un altro gruppo di misure, invece, la revisione ha avuto una natura più sostanziale. In 52 casi, oltre agli interventi di semplificazione, si è provveduto a individuare modalità alternative e più efficaci per il conseguimento degli obiettivi, talvolta accompagnate da una rimodulazione delle risorse finanziarie. Infine, per alcune misure si è reso necessario un ridimensionamento dei target, motivato da circostanze oggettive emerse durante l’attuazione.

52 le misure del Pnrr modificate in maniera sostanziale con l’ultima revisione.

Dal punto di vista finanziario, queste scelte si sono tradotte in una rimodulazione complessiva di 13,4 miliardi di euro. In particolare, alcuni investimenti hanno visto un parziale definanziamento in virtù di una domanda inferiore alle attese o di difficoltà strutturali nella realizzazione degli interventi. Tali risorse sono state riallocate su 7 misure già esistenti che hanno dimostrato una maggiore capacità di assorbimento e su 8 di nuova introduzione.

Tra le misure depotenziate in maniera più consistente possiamo citare Transizione 5.0 (-3,8 miliardi), comunità energetiche (- 1,4 miliardi), misure contro il rischio di alluvioni e idrogeologico (-910 milioni) e politiche attive del lavoro (-876 milioni). Per quanto riguarda gli investimenti con incremento di risorse invece da segnalare Transizione 4.0 (+4,7 miliardi), fondo rotativo dei contratti di filiera (+2 miliardi) e la riforma riguardante la gestione delle infrastrutture ferroviarie (+1,2 miliardi).

Le rimodulazioni finanziarie sono giustificate da ridimensionamento obiettivi o alternative migliori. Nei casi in cui vi è stato un accorpamento di misure e una riduzione netta delle risorse attribuite, è stato fatto riferimento alla rimodulazione della misura risultante dall’accorpamento.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati governo
(ultimo aggiornamento: lunedì 22 Dicembre 2025)



Un elemento rilevante è il già citato ricorso crescente agli strumenti finanziari. Questa soluzione ha riguardato diverse misure nei settori dell’energia, delle infrastrutture idriche, dell’agroalimentare, dell’housing universitario e del sostegno agli investimenti privati.

23,5 mld € le risorse del Pnrr che saranno gestite tramite strumenti finanziari (con possibilità di completare le opere anche dopo il 2026).

La riprogrammazione di milestone e target

Con l’ultima proposta revisione il governo è intervento anche sulla programmazione di milestone e target. Il numero totale di scadenze è infatti passato da 614 a 575, una diminuzione che deriva soprattutto da semplificazioni e accorpamenti di obiettivi simili e dall’eliminazione di alcuni target intermedi considerati non essenziali per le ultime richieste di pagamento.

Il riequilibrio ha riguardato in particolare le scadenze collegate alle ultime tre rate. Per queste, gli obiettivi complessivi da raggiungere sono passati da 284 a 241. Con tale nuova impostazione l’ottava rata risulta ora composta da 32 scadenze anziché 40, la nona da 50 (-17) e la decima da 159 (-18).

In alcuni casi gli obiettivi sono stati anticipati o semplificati, perché già sostanzialmente raggiunti o in fase avanzata. In altri sono stati ripensati o posticipati alla luce di ritardi oggettivi. C’è stata poi l’introduzione di nuovi target finali per definire in maniera più puntuale gli obiettivi da raggiungere. Da ricordare che l’Italia ha già ottenuto i fondi relativi all’ottava rata e ha inviato la nona richiesta di pagamento lo scorso dicembre.

Nel grafico sono rappresentate solo le scadenze di rilevanza europea, vale a dire i milestone e i target presi in considerazione dalla Commissione europea per valutare lo stato di attuazione del Pnrr.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Governo e Italia domani
(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Gennaio 2025)


Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli articoli di approfondimento sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma openpnrr.it che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Finanziato dall’Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell’Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l’Unione europea né l’amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.

Foto: Guillaume Périgois (licenza)

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Cosa ancora non sappiamo della nuova revisione del Pnrr https://www.openpolis.it/cosa-non-sappiamo-ancora-della-nuova-revisione-del-pnrr/ Wed, 05 Nov 2025 09:08:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=304673 A un anno dalla conclusione, la sesta revisione del piano proposta dal governo punta a ricollocare oltre 14 miliardi. Ma molti aspetti sono ancora poco chiari. Un quadro delle informazioni disponibili, in attesa del pronunciamento delle istituzioni europee.

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Nelle ultime settimane il governo ha illustrato al parlamento la sesta revisione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dovrà essere approvata dalle istituzioni europee entro la fine dell’anno e il cui obiettivo è quello di non perdere i 194,4 miliardi di investimenti a disposizione del nostro paese.

Nonostante l’esecutivo abbia ricevuto il via libera dalle camere e che la richiesta di modifica sia già stata inviata a Bruxelles, sono molti gli aspetti che a oggi risultano poco chiari in base alle informazioni disponibili. Secondo una relazione presentata dall’esecutivo, sarebbero 34 in totale le misure interessate da un definanziamento almeno parziale. Tuttavia non è ancora definito in maniera puntuale in quale misura ciascuno di questi investimenti sarà modificato. Anche l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha evidenziato questa situazione di incertezza.

Attualmente, oltre all’ammontare complessivo della rimodulazione del Pnrr, sono disponibili solo informazioni di carattere qualitativo; né per le misure depotenziate né per quelle che si vorrebbero potenziate si conoscono gli specifici importi. Lo stesso Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), in cui si afferma che il quadro programmatico sconta anche gli effetti derivanti dalla rinegoziazione del Piano, non fornisce dettagli.

Ad oggi, dunque, non disponiamo di tutti gli elementi per capire come cambierà il Pnrr italiano dopo questa nuova revisione. Si possono trarre tuttavia alcune indicazioni di carattere generale. L’esecutivo stima, ad esempio, in circa 14 miliardi di euro le risorse del Pnrr da ricollocare. Una parte consistente di questi fondi sarà gestita attraverso le cosiddette facility. Vale a dire strumenti finanziari che consentiranno di proseguire i progetti anche oltre la scadenza del giugno 2026.

Il percorso di revisione però non è ancora stato completato a livello europeo. Un primo pronunciamento della commissione era atteso entro ottobre ma a oggi non è ancora arrivato. Il che significa che il confronto tra Roma e Bruxelles è ancora in corso. Non è detto quindi che tutte le modifiche proposte dal governo italiano saranno accettate.

Lo stato dell’arte del Pnrr

Prima di vedere più nel dettaglio cosa sappiamo delle proposte di modifica, è utile anche fare il punto sullo stato di attuazione del Pnrr. Ciò è reso possibile dalla documentazione già citata, che ci consente di avere uno sguardo d’insieme sul piano aggiornato a settembre 2025.

La qualità delle informazioni riguardanti il Pnrr rimane un tema aperto.

Su questo fronte tuttavia è doveroso ricordare che la qualità dei dati disponibili resta un tema aperto. L’Upb segnala infatti che la piattaforma Regis, lo strumento ufficiale per il monitoraggio dei progetti finanziati dal piano, presenta ancora incongruenze e problemi di accuratezza. In diversi casi infatti i soggetti coinvolti aggiornano i dati con ritardo o in modo incompleto. Inoltre le ultime revisioni del piano non sono ancora state pienamente integrate. Secondo l’Upb, inoltre, alcune amministrazioni contabilizzano come spesa effettiva il semplice trasferimento di risorse a fondi o strumenti finanziari, senza che queste siano ancora utilizzate per la realizzazione degli interventi. Tutto ciò rende difficile ottenere un quadro chiaro e coerente sull’avanzamento del piano e obbliga ad affiancare ai dati di Regis altre fonti istituzionali per valutarne l’effettiva attuazione.

Fatte queste premesse, al 25 settembre 2025 i progetti attivi risultano essere 447.174, per un totale di 157,8 miliardi di euro. In base ai dati, la spesa già sostenuta ammonta a 85,8 miliardi. A queste risorse, secondo le valutazioni del governo, vanno aggiunti circa 8,6 miliardi destinati a strumenti finanziari. Uscite che non servono direttamente per la realizzazione dei progetti ma che ne sostengono l’attuazione.

48,6% la percentuale di spesa dei fondi Pnrr a settembre 2025, in base alle informazioni rilasciate da governo e Upb.

La relazione dell’esecutivo sottolinea inoltre i risultati già raggiunti. Sul piano procedurale, l’Italia ha finora completato positivamente 334 obiettivi e traguardi, pari al 54,4% del totale. Con il pagamento della settima rata, il nostro paese è arrivato a ricevere circa 140 miliardi di euro, equivalenti al 72% delle risorse complessive assegnate. Entro la fine del 2025 è atteso il pagamento dell’ottava rata da 12,8 miliardi di euro, legata al completamento di 40 nuovi obiettivi la cui rendicontazione è stata presentata lo scorso 30 giugno. Allo stesso tempo risulta in preparazione la nona richiesta di pagamento, da inviare entro dicembre.

Va ricordato che l’erogazione dei fondi legati all’ottava rata non ha ancora ricevuto l’ok da parte delle istituzioni europee. Inoltre la commissione lo scorso giugno, aveva invitato l’Italia ad accelerare.

Andando più nello specifico degli interventi in corso, l’Upb fornisce anche un’analisi sulle fasi di realizzazione dei progetti. Si tratta purtroppo di dati aggregati a livello di missione. Tra gli interventi monitorati, il 94% – circa 420 mila progetti che corrispondono all’88,5% delle risorse assegnate (139,7 miliardi) – risulta in corso di esecuzione o in fase conclusiva. Il restante 6% (11,5% delle risorse, pari a 18,1 miliardi) si trova invece in fasi critiche. Di questi, lo 0,6% è ancora in programmazione, progettazione o affidamento (2 miliardi), mentre per un ulteriore 5,4% mancano informazioni aggiornate o è indicata solo la fase teorica di avvio.

Dei 194,4 miliardi del Pnrr, 186,2 risultano attivati. Sono stati cioè attribuiti i finanziamenti a specifici progetti. Di questi però, solo 157,8 sono rilevabili nella piattaforma Regis per progetti in corso o conclusi. Le differenze possono essere dovute a interventi non ancora caricati sulla piattaforma o a strumenti finanziari che diventeranno progetti futuri.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio
(ultimo aggiornamento: giovedì 25 Settembre 2025)


Le difficoltà non sono distribuite in modo uniforme tra le missioni del piano. In particolare, la Missione 7, introdotta nel 2023 con il capitolo RepowerEU, è quella con la quota più elevata di risorse allocate a progetti in fasi critiche (47,3%). Seguono la Missione 2 (ambiente e transizione ecologica) con il 18,4%, e la Missione 5 (inclusione e coesione) con il 15,9%.

Cosa sappiamo della sesta richiesta di modifica

Come già anticipato nell’introduzione molti aspetti della revisione del piano devono ancora essere chiariti. Tuttavia, la documentazione già citata, ci consente di avere un quadro abbastanza chiaro di quelle che sono le intenzioni del governo. Le misure interessate da una riformulazione sono in totale 37 e riguardano il 7,3% circa delle risorse del piano. L’obiettivo è quello di non perdere i fondi assegnati al nostro paese. Per questo la scelta è stata quella di togliere i finanziamenti Pnrr da quei progetti che si prevede non potranno concludersi entro il 2026.

Come abbiamo già avuto modo di raccontare in un precedente approfondimento, praticamente tutti gli stati europei hanno presentato più di una richiesta di modifica del proprio piano. Date le difficoltà incontrate, la commissione europea lo scorso giugno aveva indicato una serie di soluzioni possibili per evitare di dover rinunciare a parte delle risorse assegnate.

La riformulazione italiana si avvarrà di 4 delle 8 soluzioni prospettate. Nello specifico, si tratta di:

  • potenziamento di misure esistenti;
  • ricorso agli strumenti finanziari volti a incentivare gli investimenti privati;
  • utilizzo di facility;
  • trasferimenti al programma InvestEu.

Le risorse liberate saranno riallocate in 18 misure, nuove o già esistenti, con la possibilità di finanziare anche progetti attualmente coperti con risorse nazionali. Da notare che per alcune misure il governo prevede contemporaneamente sia un definanziamento che un potenziamento. Anche se non è esplicito, possiamo ipotizzare che questo significhi una riorganizzazione degli investimenti all’interno della stessa misura.

4 le misure che rientrano nella sesta revisione del Pnrr per cui si prevede contemporaneamente un definanziamento e un potenziamento.

Due di queste misure sono il piano Italia a 1 Giga e la riforma sugli alloggi per studenti, per cui è prevista la creazione di nuove facility. Questo comporta la creazione di specifici fondi che saranno gestiti da soggetti come, ad esempio, Invitalia. Tale soluzione permette di completare entro il 2026 solo l’istituzione della nuova struttura mentre i progetti finanziati potranno essere completati anche dopo la fine del piano. Secondo le attuali stime del governo, i fondi del Pnrr che saranno gestiti in questo modo sono arrivati a circa 20 miliardi.

Per quanto riguarda il Programma innovativo per la qualità dell’abitare (Pinqua) il rafforzamento consisterà nell’inserimento di alcuni progetti precedentemente finanziati dal Piano nazionale complementare (Pnc). L’Upb evidenzia inoltre come il potenziamento del parco autobus a zero emissioni risulti poco chiaro: nonostante le difficoltà denunciate nel reperimento dei mezzi infatti, non si prevede in questo caso il ricorso a facility che permetterebbe di posticipare gli acquisti.

La tabella riporta tutte le misure che il governo intende mettere in atto con la sesta revisione del Pnrr. Sono incluse: il parziale definanziamento di alcuni investimenti, il potenziamento di altri, la creazione di nuovi fondi (facility) per la gestione dei fondi Pnrr anche dopo la scadenza del 2026. In alcuni casi si prevede potenziamento e definanziamento della stessa misura. Nella tabella è indicato con il simbolo D/P.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Ufficio parlamentare di bilancio e Ministero per gli affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione
(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)


Da segnalare infine la previsione si due nuovi strumenti finanziari: uno per l’approvvigionamento idrico e uno per l’agri-solare. Si sta inoltre valutando la creazione di una Rolling stock company (Rosco), collegata agli interventi sulle ferrovie, per l’acquisto e la fornitura di materiale rotabile per il trasporto pubblico. 

L’importanza di proseguire nel monitoraggio

Sebbene questa revisione del Pnrr possa apparire relativamente limitata, va ricordato che dal 2023 a oggi il piano è stato modificato più volte. Molte delle misure critiche escluse da questa riforma erano già state oggetto di precedenti interventi di revisione.

Molte misure critiche non sono rientrate nella sesta revisione del Pnrr me erano già state modificate in precedenza.

È il caso, ad esempio, del piano asili nido o delle misure dedicate alla sanità territoriale — come le case della comunità, gli ospedali di comunità e le centrali operative territoriali — già rimodulate in passato per far fronte a difficoltà attuative e ritardi. Per questo motivo, se si vuole comprendere davvero come sia cambiato il Pnrr nel tempo, è necessario valutare nel loro insieme tutte le modifiche intervenute dal 2021 a oggi.

Per far questo è fondamentare poter contare su dati completi, aggiornati e coerenti, che tengano conto delle varie revisioni. Solo in questo modo sarà possibile valutare in modo compiuto l’impatto reale del piano, quali obiettivi sono stati raggiunti, quali no e quali fattori hanno determinato le maggiori difficoltà di attuazione.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Governo (licenza)

L'articolo Cosa ancora non sappiamo della nuova revisione del Pnrr proviene da Openpolis.

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La sostenibilità e le sfide del Pnrr: soggetti, territori, modalità  https://www.openpolis.it/la-sostenibilita-e-le-sfide-del-pnrr-soggetti-territori-modalita/ Mon, 29 Sep 2025 07:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=302756 Un’analisi realizzata da Openpolis e Scuola Normale Superiore fornisce dati sull'attuazione del Pnrr, i soggetti coinvolti e la distribuzione nei territori.

L'articolo La sostenibilità e le sfide del Pnrr: soggetti, territori, modalità  proviene da Openpolis.

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Il dispositivo di ripresa e resilienza è lo strumento centrale di attuazione del
NextGenerationEU, il programma di investimenti dell’Unione europea volto ad affrontare la recessione legata alla crisi post-pandemica. Pur essendo uno strumento temporaneo, ha rappresentato un momento storico nella governance economica europea. Non solo perché è in parte finanziato con l’emissione congiunta di debito europeo da parte della
Commissione, ma anche perché, trattandosi di politica espansiva, è in forte discontinuità con le politiche di austerità attuate in relazione alla crisi del debito sovrano nel 2011 nell’Eurozona.

L’accesso a fondi e prestiti da parte degli stati membri è subordinato all’attuazione di riforme e investimenti. Questi sono declinati nei Piani nazionali di ripresa e resilienza (Pnrr), in linea con le priorità stabilite a livello europeo, e con una forte condizionalità legata a traguardi (milestones) e obiettivi (targets).

È centrale capire come il Pnrr influisce sulle politiche pubbliche: quali sono gli attori e i territori coinvolti e in che modalità.

Tale struttura ha segnato delle innovazioni nel modello di governance europea che, per quanto temporanee (ma è possibile che alcuni elementi vengano mantenuti nella definizione del prossimo bilancio europeo settennale) possono avere degli effetti di lungo periodo. Per questo motivo è centrale capire in che modo i piani nazionali di ripresa e resilienza intervengono nelle politiche pubbliche degli stati membri. In particolare per capire quali attori e territori ne beneficiano di più e in che modalità.

A quattro anni dall’approvazione del Pnrr italiano nel 2021, rimane fondamentale mappare il suo contenuto e il suo impatto territoriale, in termini delle
politiche effettivamente attuate, o nella terminologia del piano, dei progetti. Si tratta infatti di un investimento notevole, dopo un periodo storico caratterizzato da politiche di
austerità, che perciò sta avendo – e continuerà ad avere – importanti ripercussioni
sull’economia e la società italiana. Anche se conclusioni definitive potranno essere tratte
soltanto al termine del piano nel 2026
, resta imprescindibile il costante monitoraggio e la mappatura di quello che sta succedendo del nostro paese.

Tramite un progetto1 di ricerca finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, una collaborazione tra Openpolis e Scuola Normale Superiore si sta occupando non solo di mappare queste politiche, ma anche valutare la loro sostenibilità economica, sociale ed ambientale.

L’analisi condotta finora restituisce una fotografia aggregata di quello che è il piano in termini di soggetti, territori, e modalità. Dati che sono fondamentali per una valutazione, per quanto preliminare, della sostenibilità sociale del piano.

Un quadro ancora in evoluzione

Qualsiasi ragionamento sul Pnrr non può prescindere dalla consapevolezza che il piano italiano è tutt’ora in evoluzione e che potrebbe cambiare anche in maniera significativa nei prossimi mesi.

A questo si deve aggiungere il fatto che non tutte le risorse del Pnrr sono già state assegnate. In alcuni casi ciò dipende dal fatto che i progetti da realizzare non sono ancora stati individuati. Questo vale sicuramente per la Missione 7 dedicata al RepowerEu che è stata introdotta a fine 2023. Ma non si tratta dell’unico caso di questo tipo. In alcuni settori infatti si è faticato a trovare un numero sufficiente di opere da finanziare. Ciò anche a causa dei vincoli molto stringenti previsti dal piano (ad esempio in tema di impatto ambientale).

I dati sul Pnrr contengono errori e lacune.

Tuttavia, esistono anche altri casi in cui è noto che i progetti sono stati identificati e, in alcuni frangenti, persino completati, ma non sono stati divulgati dettagli specifici. È il caso ad esempio delle misure Transizione 4.0 e Rafforzamento dell’Ecobonus per l’efficienza energetica. A tutto questo si deve poi aggiungere che purtroppo i dati pubblicati contengono errori e inesattezze.

Questo quadro rende molto complesso fare un’analisi puntuale del reale impatto del Pnrr sul paese. Quello che è possibile fare ad oggi quindi è una valutazione dello stato dell’arte. Si rinvia a dopo il 2026 per riflessioni più compiute in termini di crescita e sviluppo.

Fatte queste premesse, nei prossimi paragrafi passeremo in rassegna le principali evidenze che emergono dall’analisi dei dati disponibili su un totale di 284.065 progetti alla data del 31 marzo 2025. Parliamo di opere per un valore complessivo di oltre 226 miliardi di euro di cui 171,3 (circa il 76%) provenienti dal Pnrr e il resto da altre fonti.

Di chi è il Pnrr? I soggetti attuatori

Un primo elemento interessante da analizzare riguarda certamente chi sono i soggetti coinvolti nella realizzazione del piano e i principali beneficiari. Si tratta di moltissimi interlocutori di varia natura e con ruoli diversi. Si va dai ministeri e dalle aziende a partecipazione pubblica fino ai comuni, alle imprese e ai soggetti privati.

Sicuramente centrali nella “messa a terra” delle opere sono i cosiddetti soggetti attuatori. Vale a dire gli enti incaricati di trasformare le risorse assegnate in interventi concreti. Si tratta quindi di attori intermedi ma fondamentali. Partecipano infatti ai bandi e agli avvisi pubblici promossi dai ministeri per ottenere i finanziamenti, individuano le opere da realizzare e seguono da vicino la fase di progettazione. Non sono però i soggetti che eseguono materialmente i lavori. Per la realizzazione concreta delle opere infatti bandiscono specifiche gare d’appalto e affidano l’esecuzione dei lavori a imprese o altri operatori.

I dati disponibili sui soggetti attuatori sono molto utili. Infatti per ogni progetto è individuato un solo soggetto attuatore. Questo ci aiuta quindi ad ottenere informazioni molto interessanti sia sulla natura di questi enti che sulla quantità di risorse che si trovano a gestire.

Oltre alle istituzioni pubbliche come regioni, province e comuni, un ruolo fondamentale nell’attuazione del Pnrr è svolto dalle Spa.

I soggetti attuatori coinvolti rientrano in 44 diverse categorie. A livello numerico, gli enti che gestiscono il maggior numero di interventi sono i ministeri (67.825), i comuni (63.235), le società per azioni (20.584), le regioni (19.218) e le università (11.406). Se però si considerano le risorse Pnrr assegnate, al primo posto troviamo le Spa con circa 38 miliardi di euro. Seguono i comuni (24,5 miliardi), i ministeri (18,8 miliardi) e le regioni (13,6 miliardi).

Se invece dell’ammontare complessivo delle risorse si considera il costo medio dei progetti finanziati, si può notare che gli interventi di competenza delle Spa hanno un valore che si attesta intorno agli 1,8 milioni di euro. Il secondo dato medio più alto è quello dei progetti di competenza delle regioni con circa 707mila euro. Per quanto riguarda invece gli interventi di competenza comunale il valore è di 388mila euro circa. La media per i progetti ministeriali è di circa 278mila euro, mentre per le università ci si attesta sui 176mila euro circa. Si deve tenere presente che nel 23% dei casi la forma giuridica del soggetto attuatore non è indicata.

1,85 mln € l’importo medio dei progetti finanziati con il Pnrr i cui soggetti attuatori sono società per azioni.

Le informazioni disponibili ci consentono poi di avere un quadro per quanto riguarda il tipo di opere finanziate. La maggior parte dei progetti rientra nella categoria dell’acquisto di servizi (126.961). Seguono la concessione di contributi ad altri soggetti diversi da unità produttive (68.946), la concessione di contributi a unità produttive (38.146), la realizzazione di lavori pubblici (opere pubbliche ed impiantistica, 26.266) e l’acquisto di beni (23.741). Com’era lecito attendersi, la maggior parte delle risorse è destinata alle opere pubbliche (circa 69 miliardi). Seguono l’acquisto di servizi (33,6 miliardi), la concessione di contributi a soggetti diversi dalle imprese (17 miliardi) e alle imprese (12 miliardi).

Con la revisione del Pnrr sono diminuiti gli investimenti in opere pubbliche e sono aumentati gli incentivi per le imprese.

Per quanto la voce relativa alle opere pubbliche rimanga la più consistente in termini di investimenti, è opportuno sottolineare che, in seguito alle varie revisioni del piano avvenute tra il 2023 e il 2025, si è assistito a una contrazione delle risorse destinate a questo ambito a fronte di un aumento degli incentivi dedicati alle imprese attraverso strumenti come il credito d’imposta. Secondo una relazione della Corte dei conti pubblicata nel maggio 2024 tale incremento era quantificabile in oltre 11 miliardi di euro.

Anche in questo caso è interessante soffermarsi sui dati riguardanti il valore medio dei progetti finanziati. Per questo riguarda l’acquisto di servizi tale valore ammonta a 387mila euro, mentre per l’acquisto di beni si parla di un costo medio di 346mila euro. Alle imprese in media sono stati concessi contributi per circa 320mila euro. Mentre per i soggetti diversi dalle attività produttive ci si attesta sui 250mila euro. Per quanto riguarda le opere pubbliche infine il valore medio è logicamente molto più alto e si attesta sui 2,63 milioni di euro.

I destinatari finali del Pnrr

Un altro elemento interessante da analizzare grazie ai dati disponibili è quello riguardante i destinatari finali dei vari progetti. Si tratta in questo caso dell’amministrazione pubblica, dell’impresa o della persona fisica che riceve dal progetto un beneficio economico diretto. Bisogna però sottolineare che i dati a disposizione mostrano il valore complessivo dei progetti finanziati, ma non l’importo esatto destinato a ogni beneficiario. Non forniscono quindi una misura economica puntuale, bensì una panoramica delle diverse tipologie di soggetti beneficiari.

I destinatari finali si suddividono in 55 categorie. Tuttavia spesso la forma giuridica è indicata come “Non disponibile“. Escludendo questi casi dall’analisi, possiamo osservare che i principali soggetti a beneficiare dei fondi del Pnrr sono i comuni. Questi enti rappresentano infatti circa il 39% dei destinatari finali (da ricordare che in alcuni casi soggetto attuatore e destinatario finale coincidono). Troviamo poi le società a responsabilità limitata (28,3%), le aziende del servizio sanitario nazionale (6,3%), le università (5,7%), le società semplici (3,7%) e le Spa (3,4%).

Il destinatario finale deve essere inteso come l’ultimo ente che riceve fondi per una misura del Pnrr, che non è un appaltatore o un subappaltatore e che l’entità deve aver ricevuto un trasferimento monetario (o deve essere assegnata a crediti di bilancio per lo scopo indicato nella misura Pnrr). 

Il grafico non tiene conto di quei soggetti per cui non è disponibile la forma giuridica. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di persone fisiche. Per motivi di visualizzazione, nel grafico sono rappresentate solo le 20 voci più significative.

 

FONTE: Elaborazione Openpolis-Sns su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)


Questo per quanto riguarda le categorie di appartenenza dei destinatari finali. Se però ci si sofferma sui singoli soggetti, si può osservare che tra le istituzioni comunali, quelle che figurano più spesso come destinatari finali sono Roma capitale, Torino, Fabbriche di Vergemoli in provincia di Lucca, Terni, Ulassai in provincia di Nuoro e Palù del Fresina nella provincia autonoma di Trento.

Tra le Srl, particolarmente ricorrenti le ditte CampuStore di Bassano del Grappa, C2 di Cremona, MR Digital di Legnano (Mi), Rekordata di Torino e Gonzarredi di Gonzaga (Mn). Per quanto riguarda i soggetti del sistema sanitario, tra i principali destinatari finali figurano l’Azienda sanitaria locale di Salerno, l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, l’Asl di Bari, quella di Napoli 3 sud e quella di Taranto. Relativamente alle università invece ai primi posti figurano la Federico II di Napoli, l’Alma mater studiorum di Bologna e le università degli di studi di Milano, Padova e Bari.

Per quanto riguarda le aziende semplici, la maggior parte dei destinatari finali più ricorrenti rientra nell’ambito agricolo. Ai primi posti troviamo infatti la Società agricola allevamento bestiame di Gonzaga, la Colle d’oro bio di Ispica (Rg), la Livon di San Giovanni al Natisone (Ud), la Bipoig Italia di Nogara (Vr), la società Allevamenti Plodari Mario e Massimo di Brescia.

Infine, con riferimento alle società per azioni, i soggetti più ricorrenti sono la C&C con sede a Bari, Rete ferroviaria italiana, Gruppo Spiaggiari Parma, R-Store con sede a Napoli e Horizons unlimited con sede a Bologna.

Da sottolineare ancora una volta che i soggetti appena passati in rassegna non sono quelli che ricevono più fondi dal Pnrr ma quelli che ricorrono più spesso in qualità di destinatari finali dei vari interventi.

Dove si concentrano le risorse del Pnrr? Un’analisi territoriale

Un altro elemento interessante da analizzare è certamente quello di riuscire a capire come si distribuiscono gli investimenti del Pnrr nei diversi territori. Per farlo, anche in questo caso, sono necessarie alcune premesse. In primo luogo, bisogna tenere presente che gli interventi finanziati non sono tutti allo stesso livello. Ci sono infatti progetti di ambito nazionale per cui una territorializzazione esatta non è possibile. Altre opere invece sono di livello regionale, provinciale o di città metropolitana e infine comunale.

È difficile valutare l’impatto del Pnrr a livello locale.

Un ulteriore aspetto da considerare riguarda il fatto che una parte dei progetti finanziati interessa contemporaneamente più territori (ad esempio 2 o più comuni, 2 o più regioni eccetera). Non potendo suddividere in modo puntuale gli investimenti “inter-territoriali”, questi devono essere esclusi dall’analisi. Si tratta di meno del 3% dei progetti attivi che però cubano circa il 44% dei fondi Pnrr assegnati. Ciò comporta una sottostima degli investimenti Pnrr nei territori. L’analisi tuttavia resta utile per capire la distribuzione dei progetti finanziati.

Una buona approssimazione di come si distribuiscono le risorse del Pnrr è possibile se ci si sofferma sul livello regionale. In questo caso è possibile infatti considerare nell’analisi tutti i progetti che rientrano nel territorio di una singola regione (siano essi di livello regionale, provinciale, comunale o interterritoriale).

A livello di progetti attivi possiamo osservare che la maggior parte (41.513) è localizzata in Lombardia. Seguono Campania (24.648) e Veneto (24.242). Se invece si considerano i volumi di risorse assegnate, al primo posto troviamo sempre la Lombardia con circa 13,4 miliardi di fondi Pnrr. Sicilia e Campania hanno a disposizione un ammontare di risorse molto simile (circa 9 miliardi di euro), così come il Lazio (circa 8,9 miliardi).

Il grafico riporta il numero di progetti che è possibile territorializzare all’interno di una singola regione. Sono quindi escluse le opere di rilievo nazionale e, più in generale, tutte quelle che interessano il territorio di più regioni.

I dati sul numero di residenti per ogni regione sono di fonte Istat e sono aggiornati al 1° gennaio 2024.

FONTE: Elaborazione Openpolis-Sns su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)


39,1% gli investimenti del Pnrr territorializzabili nelle regioni del mezzogiorno (sono escluse le opere interregionali).

Nella maggior parte dei casi le opere sono finanziate completamente dal Pnrr. In alcuni casi tuttavia è possibile che alle risorse del piano si aggiungano anche fondi provenienti da altre fonti di finanziamento, sia nazionali che europee. Se consideriamo anche queste possiamo osservare che l’ammontare di investimenti che è localizzabile in Lombardia sale a circa 19 miliardi. La Sicilia in questo caso può fare affidamento su 12,2 miliardi, la Campania su circa 11,1, il Lazio su 10,9.

Se invece degli investimenti in termini assoluti si analizzano le risorse assegnate alle diverse regioni in rapporto alla popolazione residente, emerge un quadro abbastanza diverso. La Lombardia riporta infatti il livello di “investimenti pro capite” più basso (1.333 euro per abitante), seguita da Toscana (1.342,56 euro) e Veneto (1.376,62 euro).

All’opposto, la regione con il valore più elevato è il Molise (4.485,31 euro pro capite). Tale dato evidentemente è dovuto alla particolare dimensione demografica del territorio, il secondo meno popoloso d’Italia. Valori relativamente alti si registrano anche in Basilicata (2.683,55 euro), Calabria (2.220,23 euro) e Sardegna (2.205,50 euro). Escludendo la Valle d’Aosta, la prima regione non meridionale a comparire è l’Emilia-Romagna, con 1.771,04 euro pro capite.

È opportuno specificare che tali cifre non vanno intese come un trasferimento diretto di risorse ai cittadini: il beneficio, nella maggior parte dei casi, è di natura indiretta e dipende dagli investimenti attivati sul territorio. Questi possono avere ricadute differenziate e non sempre immediate sull’insieme della popolazione regionale.

Un tentativo di analisi a livello comunale

Riuscire a valutare come si distribuiscono gli investimenti del Pnrr con una granularità comunale rappresenta ad oggi un’operazione assai complicata. Questo perché, come visto nel paragrafo precedente, è impossibile scindere in maniera esatta gli investimenti fatti su progetti di natura inter-territoriale oltre che di livello superiore a quello comunale. Vale a dire che un progetto di livello provinciale, ad esempio, non avrà le stesse ricadute su tutti i comuni della provincia. Lo stesso vale per interventi di livello comunale che però, allo stesso modo, interessano più territori.

Per superare questo limite si possono seguire due strade: considerare lo stesso progetto in tutti i comuni coinvolti, con la controindicazione che in questo caso alcune opere sarebbero conteggiate più volte, oppure restringere l’analisi ai soli interventi che possono essere attribuiti con certezza a un singolo territorio comunale. Si è scelta la seconda via, con la consapevolezza che si tratta di una sottostima rispetto alla distribuzione reale dei fondi. D’altra parte è anche il modo più coerente per restituire un quadro comparabile tra territori.

Data questa impostazione metodologica, i progetti che rientrano nel raggio dell’analisi sono in totale 270.624 (pari a circa il 95% di tutte le opere finanziate dal Pnrr). Tali interventi cubano in totale circa 81,8 miliardi di euro (vale a dire il 47,8% delle risorse già assegnate). In quasi tutti i comuni italiani è stato avviato almeno un progetto territorializzabile esattamente in quel territorio.

81,8 mld € i fondi del Pnrr che è possibile territorializzare a livello comunale.

Logicamente sono i centri principali ad accogliere il maggior numero di opere e di finanziamenti sul proprio territorio. Possiamo osservare infatti che a Roma sono attivi in totale 8.097 interventi per un valore superiore ai 5 miliardi. A Milano i progetti finanziati sono 4.474 per un importo Pnrr di 2,7 miliardi mentre a Napoli sono in corso 4.102 progetti per un importo di circa 2,3 miliardi. Tra i comuni che ricevono più risorse troviamo anche Bologna (1,7 miliardi), Torino (1,6 miliardi), Genova (1,4 miliardi) e Bari (1,1 miliardi). Il primo comune non capoluogo per quantità di risorse assegnate è Termoli che può fare affidamento su circa 344 milioni di euro.

La mappa rappresenta i progetti che è possibile territorializzare all’interno di un singolo comune. Sono quindi escluse le opere di rilievo nazionale e, più in generale, tutte quelle che interessano il territorio di più comuni.

FONTE: Elaborazione Openpolis-Sns su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)


Com’è logico attendersi, la quantità degli importi assegnati è molto variabile a seconda della grandezza ma anche della “capacità attuativa” dei diversi territori. In generale, oltre ai casi già citati, troviamo altri 21 comuni che beneficiano di una quantità di risorse Pnrr compresa tra 950 e 300 milioni. Rientrano in questa fascia, a titolo esemplificativo, Catania, Venezia, Palermo, Firenze e Trieste. C’è poi una fascia consistente composta da 70 comuni a cui è stato assegnato un ammontare di risorse compreso tra 292 e 100 milioni di euro. 

Come vengono assegnate le risorse? Gli strumenti e le tendenze

Grazie ai dati pubblicati è possibile analizzare anche i bandi emessi e le aggiudicazioni già concluse. È fondamentale premettere però che non tutti i fondi del Pnrr sono stati assegnati tramite procedure di gara. Quindi il fatto che gli importi degli avvisi pubblici siano inferiori al valore totale dei progetti non deve sorprendere. Alcune voci di spesa, come la progettazione e i costi del personale del soggetto attuatore, possono rientrare nelle coperture finanziarie del Pnrr senza dover essere oggetto di gara. In altri contesti, l’investimento stesso del Pnrr identifica i beneficiari (ad esempio le università per scopi di ricerca) che gestiscono una porzione delle risorse senza ricorrere a gare d’appalto.

Permangono inoltre alcune criticità nei dati che rendono molto complessa un’analisi accurata. Innanzitutto, i dataset associano ogni gara a tutti i progetti per i quali sono stati assegnati fondi tramite uno specifico bando. Ciò significa che la stessa gara può ripetersi tante volte quanti sono i progetti finanziati. Purtroppo, non sempre è presente il codice identificativo di gara (Cig), elemento essenziale per identificare univocamente i bandi ed evitare duplicazioni. Per ovviare a questo problema, è indispensabile escludere dalle elaborazioni le gare prive di Cig.

I dati su gare e aggiudicazioni contengono errori che ridimensionano i tentativi di analisi.

Oltre a ciò, la presenza di errori nel conferimento dei dati da parte dei soggetti coinvolti appare abbastanza evidente. Si notano infatti casi in cui la data di aggiudicazione risale addirittura agli anni Sessanta e Settanta, o importi aggiudicati particolarmente bassi (anche 1 euro o meno). Un altro aspetto critico riguarda gli importi aggiudicati superiori a quelli messi a bando. Sebbene alcune procedure lo consentano (ad esempio il dialogo competitivo, o i partenariati per l’innovazione), la probabilità di errori di compilazione rimane concreta, specie quando la differenza è significativa. Si parla di divari di decine di milioni di euro, troppo marcati per non pensare a un errore.

Alla luce di queste considerazioni, l’analisi mira a fornire una panoramica generale dei dati disponibili ma senza pretesa di completezza. Date le premesse, le gare indette sono oltre 162mila per un valore complessivo di circa 90,4 miliardi di euro. Più di 90mila procedure si sono già concluse, per un importo aggiudicato totale di circa 68 miliardi di euro.

162.384 le gare indette legate al Pnrr per cui è noto il Cig.

Un altro elemento interessante che è possibile ricostruire dai dati riguarda i diversi tipi di procedura utilizzati. Analizzando esclusivamente gli importi già aggiudicati, emergono 27 diverse categorie di gara. La maggior parte delle risorse (27,3 miliardi di euro) è stata assegnata tramite procedura aperta. Seguono gli affidamenti diretti in adesione ad accordi quadro o convenzioni, che ammontano a 11 miliardi di euro. Le procedure negoziate senza previa indizione di gara (per settori speciali) hanno assegnato 7,7 miliardi, mentre gli affidamenti diretti tradizionali hanno interessato 5,3 miliardi. Infine, 5,2 miliardi sono stati aggiudicati con procedure negoziate per affidamenti sotto soglia.

I conteggi tengono conto di tutte le gare per cui è disponibile il Cig e l’indicazione dell’importo aggiudicato. Per motivi di visualizzazione, nel grafico sono riportate solamente le 15 procedure di gara con importi aggiudicati più significativi. Per circa 4,5 milioni di euro l’informazione sulla procedura adottata non è disponibile.

FONTE: Elaborazione Openpolis-Sns su dati Italia domani.
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)


È interessante notare che una quota consistente di risorse risulta assegnata mediante procedure riconducibili ad affidamenti diretti o comunque sotto soglia.

35,2% le risorse del Pnrr per cui sono disponibili informazioni, assegnate tramite procedure riconducibili ad affidamenti diretti o sotto soglia.

Questi dati risultano particolarmente rilevanti alla luce di una recente relazione pubblicata dall’Anac. In tale documento l’autorità anticorruzione ha sottolineato che se da un lato tali soluzioni velocizzano le procedure, dall’altro rendono tutto il processo meno controllabile. Con rischio di spreco di risorse e di infiltrazioni della criminalità organizzata.

Conclusioni

I dati raccolti e analizzati, per quanto con le limitazioni illustrate, ci permettono di
valutare gli sviluppi del Pnrr e anche di trarre delle conclusioni importanti circa
la sua sostenibilità sociale.

In primo luogo si registra un importante ruolo delle aziende. Le Società per azioni, in particolare, risultano la prima categoria dei soggetti attuatori in termini di risorse assegnate. Questo indica una trasformazione in atto nella struttura dello stato, in cui risorse e competenze vanno a svuotarsi nelle istituzioni pubbliche, per concentrarsi invece in strutture di diritto privato, quali sono le Spa. Va notato che esse sono sia di proprietà pubblica che privata, ma in ogni caso indicano un cambiamento nel modello di gestione, ispirato a logiche privatistiche piuttosto che pubblicistiche.

In secondo luogo, l’analisi territoriale restituisce una maggiore assegnazione di fondi ai
centri principali
. Con Roma e Milano in testa in termini di progetti e risorse e, a livello
regionale, con la Lombardia al primo posto, e a seguire Sicilia, Campania e Lazio con risorse simili. Sono meno della metà (39,1%) gli investimenti territorializzabili nel mezzogiorno. Rimane quindi aperta la questione se il Pnrr andrà ad intervenire sulle disuguaglianze territoriali, così come era stato promesso, o se confermerà tendenze storiche di crescita diseguale in centri e periferie.

Infine, per quello che riguarda le modalità di assegnazione dei fondi, la procedura preponderante è quella della gara pubblica, così come richiesto dalle normative europee. Si registra però anche un uso significativo degli affidamenti diretti e sotto soglia, confermando la coesistenza di diverse modalità di gestione delle risorse.

(1) Questo articolo si inserisce nell’ambito del progetto The environmental and social sustainability of the NRRP: policy coalitions, distributional effects, impact evaluation, coordinato da Guglielmo Meardi (SNS), e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca, programma PRIN 2022 (PNRR). Coinvolge oltre a Openpolis e Scuola Normale Superiore anche le Università di Bari e Napoli. L’analisi presentata qui è stata condotta dalle unità di Openpolis e Scuola Normale Superiore, l’articolo è stato curato da Gemma Gasseau (SNS) e Luca dal Poggetto (Openpolis).

Foto: Freepik (licenza)

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Il Terzo settore nel Pnrr, a un anno dalla conclusione https://www.openpolis.it/il-terzo-settore-nel-pnrr-a-un-anno-dalla-conclusione/ Thu, 10 Jul 2025 14:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=302194 È online la terza edizione del report di approfondimento che abbiamo realizzato con il Forum nazionale del Terzo settore. Un’occasione per fare il punto sullo stato dell’arte e sul coinvolgimento degli Ets nell’attuazione del piano.

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A poco più di un anno dalla scadenza fissata per la conclusione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) pubblichiamo la terza edizione del rapporto civico di monitoraggio realizzato in collaborazione con il Forum nazionale del Terzo settore. Si tratta di un rapporto con cui proseguiamo il lavoro iniziato nel 2023, volto ad analizzare gli sviluppi, le promesse e le difficoltà di uno degli strumenti più rilevanti delle politiche pubbliche degli ultimi decenni in Italia.

In questa terza edizione lo stato dell’arte delle misure che interessano il terzo settore.

Al centro dell’indagine non c’è solo una panoramica sullo stato di attuazione del piano – soprattutto il suo impatto nell’ambito della coesione sociale – ma anche un primo tentativo, sulla base dei dati disponibili, di valutare l’effettiva partecipazione del mondo del Terzo settore.

Nel dossier abbiamo raccontato attraverso le analisi e dati di dettaglio a che punto è il Pnrr, nelle misure che coinvolgono il terzo settore e in riferimento ai soggetti che lavorano nel comparto. Nel documento presentiamo anche alcuni focus tematici rispetto a investimenti del piano che riguardano le persone vulnerabili, quelle senza fissa dimora, il diritto all’abitare, il piano asili nido e le scuole dell’infanzia.

IL PNRR A UN ANNO DALLA CONCLUSIONE

Il punto del Terzo settore

IL PNRR A UN ANNO DALLA CONCLUSIONE

Il punto del Terzo settore

L’analisi restituisce un quadro complesso, segnato da luci e ombre. Da un lato, sono emersi segnali incoraggianti: come un significativo miglioramento della disponibilità e accessibilità dei dati. Dall’altro, rimangono ritardi sostanziali nella spesa, criticità nei meccanismi di attuazione, e, soprattutto, una difficoltà sistemica nel riconoscere agli enti del terzo settore (Ets) un ruolo pieno e strutturale nel processo trasformativo del piano.

I dati sui progetti

Rispetto alle due edizioni precedenti del report, sono stati fatti dei passi in avanti sulla trasparenza e sulla disponibilità dei dati. Oggi abbiamo a disposizione informazioni di dettaglio su oltre 284mila progetti finanziati dal Pnrr per un valore totale di circa 172 miliardi di euro. Sebbene l’impegno da parte delle istituzioni preposte alla pubblicazione di questi dati sia apprezzabile, rimangono delle criticità.

Infatti per ben 25 misure, pari a circa 32,6 miliardi di euro, non risultano disponibili informazioni di dettaglio sui progetti finanziati. In alcuni casi questa opacità è legata al fatto che le risorse non sono ancora state assegnate. In altri si tratta di vere e proprie lacune informative.

Fatta questa premessa, per quanto riguarda la distribuzione dei progetti nei diversi territori, possiamo osservare che la maggior parte si trova in Lombardia (42.561 interventi). Seguono Campania (25.483), Veneto (24.827) e Piemonte (22.614). Queste regioni sono anche quelle che ricevono la maggior quota di finanziamenti Pnrr.

FONTE: elaborazione Openpolis – Forum nazionale del Terzo Settore su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)



Da notare che, sulla base delle informazioni disponibili, la clausola che prevede una riserva minima del 40% di risorse del Pnrr da destinare al mezzogiorno è sostanzialmente rispettata.

39,8%  la quota di risorse Pnrr destinate al mezzogiorno al 31 marzo 2025.

Com’è evidente, il dato fatica a raggiungere la soglia minima prevista. Inoltre se è vero che osservando il piano nel suo complesso l’obiettivo è raggiunto, andando ad analizzare singoli casi si notano delle significative differenze da una misura all’altra. Questo non è attribuibile – o almeno non sempre – a una volontà politica. Spesso di tratta di difficoltà incontrate dagli enti meridionali nel presentare proposte di qualità sufficiente per essere ammesse al finanziamento.

Lo stato di avanzamento finanziario

Una delle grandi novità delle ultime pubblicazioni riguarda i dati di dettaglio sui pagamenti già effettuati per ogni singolo progetto. Sono informazioni che ci consentono di valutare in maniera più o meno accurata lo stato di avanzamento dei diversi interventi, almeno dal punto di vista finanziario. Anche in questo caso però è necessario evidenziare come risultino degli errori nel conferimento dei dati. Il più evidente riguarda quasi 5mila progetti, per i quali vengono indicate somme pagate superiori al valore totale indicato.

Nonostante i passi avanti rimangono lacune nei dati pubblicati dalle istituzioni.

Rispetto a questo aspetto vanno fatte due doverose precisazioni. La prima riguarda la natura del finanziamento. Le anomalie, infatti, sono state riscontrate per gli importi totali, compresi quelli derivanti da altre fonti di finanziamento. I dati sulle risorse relative al Pnrr invece non riportano questa criticità. La seconda riguarda l’entità dei progetti: solo in 240 casi la differenza tra pagato e finanziato è superiore ai 100mila euro. In alcuni casi, però, tale divario è eclatante. Per questo nell’analisi ci siamo focalizzati esclusivamente sui dati riguardanti i finanziamenti Pnrr.

Da questo punto di vista possiamo osservare che tutti i territori si trovano ben al di sotto del 50% di pagamenti già effettuati rispetto al valore del finanziamento Pnrr ricevuto. La regione dove gli interventi sono più avanzati risulta essere il Veneto con il 35%. Seguono Trentino-Alto Adige (29%), Lombardia e Toscana (24%) e Liguria (23%). Più in difficoltà nella realizzazione degli interventi invece le regioni del mezzogiorno. Fatta eccezione per la Valle d’Aosta infatti sono tutte meridionali le aree del paese con la quota di pagamenti effettuati più bassa. Si tratta della Calabria (13%), della Sicilia (15%), della Sardegna (16%), del Molise e della Campania (18%).

FONTE: elaborazione Openpolis – Forum nazionale del Terzo Settore su dati Italia domani
(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Marzo 2025)



Questi dati ci confermano come molto del lavoro sia ancora da portare a termine e che è indispensabile un’accelerazione da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Il coinvolgimento del terzo settore

In questo scenario, il ruolo degli Enti del terzo settore (Ets) appare ancora marginale rispetto al potenziale espresso dalla loro presenza e competenza capillare nei territori. I dati indicano infatti che sono appena 4.491 i progetti attivi a cui partecipa, a vario titolo, almeno un Ets. Si tratta di un universo composito di attori – cooperative sociali, associazioni, imprese sociali, fondazioni – che operano come soggetti attuatori, aggiudicatari di gare, destinatari finali, partner di rete o intermediari. Il valore complessivo dei progetti che coinvolgono il comparto supera i 3 miliardi di euro.

3,12 mld € l’importo totale dei progetti Pnrr che vedono un coinvolgimento degli Ets.

Tuttavia, i dataset non permettono di stabilire con certezza quale quota di risorse sia effettivamente arrivata nelle casse degli enti coinvolti, rendendo parziale la lettura dell’impatto economico sul comparto.

Un dato significativo riguarda la co-progettazione, forma avanzata di partenariato pubblico-privato prevista dal Codice del Terzo Settore e riconosciuta come strumento privilegiato per costruire politiche realmente partecipate. Nel Pnrr, solo 173 interventi hanno previsto il ricorso a questa modalità, per un valore complessivo di circa 213 milioni di euro. È un numero ancora esiguo, che conferma come la cultura della collaborazione tra amministrazioni e Terzo Settore fatichi ad affermarsi, nonostante le potenzialità dimostrate.

Le co-progettazioni previste si concentrano in particolare sulle misure a favore delle persone vulnerabili, dei senza dimora e delle persone con disabilità, settori in cui il contributo degli Ets è storicamente molto importante.

La necessità di un’accelerazione

Anche altri organismi autorevoli, tra cui la Corte dei conti nella sua ultima relazione semestrale, hanno confermato molte delle criticità evidenziate nel report. La Corte, in particolare, ha sottolineato come, nel 2024, la spesa sia stata pari a circa 19 miliardi di euro, cioè meno della metà di quanto programmato. Ha evidenziato inoltre l’inefficacia di alcune anticipazioni di liquidità, i ritardi negli iter procedurali, le difficoltà di coordinamento tra i diversi livelli istituzionali e la scarsa qualità del monitoraggio. Le missioni più in difficoltà sono proprio quelle che riguardano l’inclusione sociale e la salute, ossia i settori nei quali il contributo del Terzo Settore sarebbe più strategico.

Nel frattempo, l’Italia ha avviato numerose revisioni del piano. Tra luglio 2023 e maggio 2025, sono state formalizzate cinque richieste di modifica, cui si aggiunge una sesta in fase avanzata. Il numero di milestone e target è passato da 527 a 621, con una forte concentrazione delle scadenze nel biennio finale. L’inclusione della missione 7 (REPowerEU), il definanziamento di alcune misure e il potenziamento di altre, hanno trasformato progressivamente la struttura del Pnrr, con impatti anche sulle modalità di coinvolgimento degli attori sociali.

È necessario che il Pnrr lasci al Paese un’eredita che riesca a trasformare i territori.

A fronte di queste trasformazioni, il Forum Terzo Settore rinnova l’appello per una governance più inclusiva, capace di valorizzare la dimensione territoriale, la prossimità e l’innovazione sociale di cui gli Ets sono portatori. Il rischio infatti è che il Pnrr si esaurisca in una somma di opere e adempimenti, senza lasciare un’eredità trasformativa. Occorre invece restituire al piano il suo senso originario: essere una leva per una crescita equa, sostenibile e partecipata.

I prossimi mesi saranno decisivi. È ancora possibile recuperare il ritardo accumulato, ma solo a condizione di una forte accelerazione nella spesa, accompagnata da un cambio di passo nella qualità dei processi.

In questo percorso, il Terzo settore si propone non solo come attuatore, ma come co-artefice di politiche pubbliche più giuste, efficaci e radicate nei bisogni reali delle persone e dei territori.

Foto: by Sunny Studio

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I progetti per l’economia del territorio nelle città italiane https://www.openpolis.it/i-progetti-per-leconomia-del-territorio-nelle-citta-italiane/ Mon, 07 Jul 2025 09:09:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=301937 È online un nuovo report, curato da Confcommercio in collaborazione con Openpolis, dove vengono analizzati più di 30 importanti progetti in ambito urbano, con l'obiettivo di supportare la valutazione dei decisori nelle politiche territoriali e favorire la crescita delle comunità.

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Tra i report long form che abbiamo redatto in questa prima parte dell’anno c’è il “Monitoraggio dei progetti pubblici per l’economia del territorio“, un dossier realizzato da Confcommercio e Openpolis.

Come altri su cui abbiamo lavorato, anche in questo documento si analizza il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) con una prospettiva data-driven. La stessa che guida anche una sezione del sito web dell’organizzazione di categoria, dedicato proprio al monitoraggio del piano attraverso i numeri.

Questo rapporto costituisce la prima esperienza, così strutturata, con protagonista una grande organizzazione imprenditoriale che coinvolge il proprio network territoriale per un’azione di civic monitoring sugli investimenti pubblici

Gli interventi nelle città per l’economia del territorio

I progetti analizzati nel dossier riguardano principalmente l’ambito urbano: dall’acquisto di autobus elettrici alla riqualificazione urbana, dalla mobilità cittadina alle politiche per la cultura, il commercio e il turismo, per un valore complessivo di circa 2,2 miliardi di euro, di cui 1,76 miliardi messi a disposizione da fondi europei.

34 progetti monitorati nel report 2025 di Confcommercio e Openpolis.

Non tutti gli interventi considerati sono finanziati interamente dal Pnrr: 24, infatti, utilizzano in prima battuta risorse del piano. Ma i restanti 10 attingono ai fondi europei per le politiche di coesione. Inoltre, in alcuni casi a queste risorse se ne aggiungono anche altre, sia pubbliche che private.

I progetti sono stati selezionati dalle associazioni territoriali di Confcommercio, considerando l’impatto potenziale sulle comunità.

Gli interventi oggetto dell’analisi vengono localizzati da nord a sud del paese, perché sono stati selezionati dalle associazioni territoriali di Confcommercio, considerandone l’impatto potenziale sui luoghi in cui saranno realizzati, sia in termini economici che sociali.

È rilevante infatti la portata economica dei progetti esaminati. Basti pensare che solo nell’ambito della mobilità urbana gli interventi hanno un valore complessivo di circa 1,7 miliardi di euro.

A livello di singoli progetti, invece, i principali sono localizzati rispettivamente a Bologna (linea tranviaria, 511 milioni di euro), Genova (interventi sulla viabilità per 498 milioni) e Roma, dove è previsto l’acquisto di più di 400 bus elettrici per un investimento di quasi 221 milioni.

L’avanzamento della spesa per gli interventi

Oltre al dettaglio dei 34 progetti presi in considerazione, il documento racconta anche un’ampia panoramica sugli investimenti del Pnrr nelle città, oltre a fornire alcuni spunti costruttivi che possono essere utili per decisori e politiche pubbliche sui rispettivi temi.

Un elemento importante su cui valutare i progetti del piano è quello relativo alla spesa sostenuta. Si tratta di un fattore di cui abbiamo parlato molto in questi mesi su Openpolis, grazie al nostro monitoraggio indipendente OpenPNRR.

Oltre a valutare gli step degli iter burocratici per l’avvio dei progetti, infatti, l’aspetto dell’avanzamento finanziario può raccontare lo stato del’arte.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Italia Domani e Opencoesione
(ultimo aggiornamento: martedì 11 Febbraio 2025)



Rispetto ai progetti oggetto del dossier, possiamo osservare che, a fronte di un valore totale di poco più di 2 miliardi di euro, al febbraio scorso erano già stati erogati 504 milioni.

Tra gli interventi analizzati nel rapporto, quelli che risultano avere percentuali più alte di fondi erogati si trovano a Brescia, dove un intervento sulle ciclovie è stato già realizzato, a Lecce (69,8% di spesa erogata) dove è in corso una rifunzionalizzazione dell’area esterna al mercato rionale, e a Catanzaro, dove il collegamento ferroviario metropolitano ha visto un avanzamento della spesa pari al 68,7%.

MONITORAGGIO DEI PROGETTI PUBBLICI PER L’ECONOMIA DEL TERRITORIO

MONITORAGGIO DEI PROGETTI PUBBLICI PER L’ECONOMIA DEL TERRITORIO

Foto: lavori per la costruzione di un tram a Bologna (licenza)

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Le prospettive del Pnrr a un anno dalla scadenza https://www.openpolis.it/le-prospettive-del-pnrr-a-un-anno-dalla-scadenza/ Wed, 02 Jul 2025 08:30:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=301756 Mentre il parlamento europeo ha chiesto ufficialmente di sforare il limite temporale del 2026, la Commissione ha invitato gli stati membri a rivedere radicalmente i piani per evitare di perdere i fondi. Anche dirottandone una parte sulla difesa.

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Nelle ultime ore il governo ha rivendicato due importanti risultati riguardanti il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Da un lato lo sblocco dei fondi legati della settima rata, attesi dallo scorso dicembre. Dall’altro l’invio della richiesta di pagamento dell’ottava rata legata al completamento di ulteriori 40 scadenze. Si tratta certamente di risultati di rilievo, tuttavia non si deve dimenticare il fatto che il rispetto del cronoprogramma è stato possibile solo a seguito di plurime revisioni del piano italiano. Inoltre, a febbraio 2025, risultava speso appena un terzo delle risorse assegnate al nostro paese. Il lavoro da fare in termini di realizzazione degli interventi quindi è ancora molto. Tanto che lo stesso ministro italiano con delega al Pnrr Tommaso Foti, ha annunciato una ulteriore revisione del piano in autunno.

Nonostante queste difficoltà, l’Italia è ad oggi uno dei paesi Ue più avanti nella realizzazione del proprio Pnrr. Molti stati infatti stanno incontrando degli ostacoli nell’attuazione. Proprio per questo motivo, lo scorso 18 giugno il parlamento europeo ha approvato una risoluzione in cui si esorta la Commissione a valutare la possibilità di estendere per ulteriori 18 mesi il recovery and resilience facility (Rrf). Ovvero lo strumento finanziario che alimenta i piani nazionali di ripresa e resilienza.

Finora l’ipotesi di sforare la scadenza del 2026 è stata considerata un tabù. E in effetti la Commissione europea in una comunicazione di inizio giugno, pur evidenziando i ritardi, aveva ribadito come questo limite temporale fosse inderogabile.

Per attuare pienamente il dispositivo per la ripresa e la resilienza e coglierne i benefici, è necessaria un’accelerazione significativa dell’attuazione da parte degli Stati membri. L’attuale ritmo di attuazione non è sufficiente a garantire il conseguimento di tutti i traguardi e di tutti gli obiettivi entro agosto 2026 e l’erogazione dell’intera dotazione del dispositivo per la ripresa e la resilienza entro la fine del dispositivo nel 2026.

Quali sono quindi le prospettive per il Pnrr a un anno dalla sua conclusione? È lo stesso organo presieduto da Ursula von der Leyen a indicare alcune possibili soluzioni (da adottare entro e non oltre la fine dell’anno).

In sintesi, si cerca di andare nella direzione della massima efficacia possibile nell’erogazione dei fondi assegnati e nella realizzazione degli interventi finanziati. Potenzialmente anche a costo di dover rinunciare almeno in parte alle ambizioni iniziali. Nel caso del Pnrr italiano, ad esempio, le famose 3 priorità trasversali che avrebbero dovuto portare a una riduzione dei divari territoriali, di genere e generazionali.

La Commissione ha suggerito agli stati membri di contribuire al programma europeo di difesa con i fondi Pnrr inutilizzati.

Ciò potrà avvenire attraverso diverse soluzioni. Tra queste: la rinuncia a una parte dei fondi presi in prestito; il definanziamento delle misure più indietro; il dirottamento di una parte dei fondi inutilizzati verso altre forme di investimento comunitarie. Quest’ultima opzione risulta particolarmente rilevante. Tra le varie possibilità vi è infatti anche quella di contribuire al futuro programma europeo per l’industria della difesa.

Alla luce di queste indicazioni e del delicatissimo contesto internazionale in cui ci troviamo, l’attenzione sul Pnrr e, più in generale, su tutte le politiche pubbliche di investimento, sia europee che nazionali, deve rimanere molto alta.

Pnrr, lo stato dell’arte a livello Ue

L’attuazione dei Pnrr sta scontando difficoltà in tutta l’Ue, non solo in Italia. Da questo punto di vista alcune informazioni sono fornite dalla già citata comunicazione della Commissione. Altre sono reperibili sull’apposito portale.

Come noto, l’impostazione del Rrf prevede un modello cosiddetto performance based. Ciò significa che l’erogazione dei fondi assegnati ai diversi stati è condizionata al raggiungimento di determinati traguardi e obiettivi (le cosiddette scadenze). Da questo punto di vista possiamo osservare che, sulla base dei dati contenuti nel documento della Commissione, al 4 giugno restavano ancora da erogare circa 335 miliardi di euro (di cui circa 154 in sovvenzioni e 180 in prestiti). Considerando che l’ammontare complessivo del Rrf è di circa 650 miliardi, ne consegue che a poco più di un anno dalla conclusione dei piani nazionali oltre la metà delle risorse deve ancora essere erogata.

51,5%  la quota di risorse Rrf ancora da erogare ai singoli stati.

Su questo fronte sappiamo che l’Italia ha già ottenuto 122 miliardi di euro sui 194,4 miliardi assegnati (pari al 62,7%). Sappiamo inoltre che nelle scorse ore la Commissione ha dato il via libera all’erogazione dei fondi legati alla settima rata per un ammontare complessivo di 18,3 miliardi di euro. A ciò si aggiunge che il governo ha presentato la richiesta di pagamento dell’ottava rata per circa 12,8 miliardi. Da questo punto di vista quindi il nostro paese è tra quelli con la quota di risorse già ricevute più alta.

Anche dal punto di vista delle scadenze da conseguire la situazione è piuttosto complessa in quasi tutti gli stati europei. In base ai dati della Commissione, allo stato attuale i vari paesi devono ancora presentare la documentazione relativa al completamento di oltre 4.300 traguardi e obiettivi sui 7.105 totali. Ciò significa che nel complesso le scadenze ancora da conseguire sono circa il 68%. Andando a vedere più nel dettaglio, la quota di scadenze già completate più elevata è quella riportata dalla Francia (82%). Seguono Danimarca (57%), Germania (54%) ed Estonia (49%). Italia e Lussemburgo si trovano entrambe al 43%.

L’Italia non ha il primato per quanto riguarda il rapporto tra scadenze già completate e il totale di quelle previste.

Questo dato non tiene conto delle situazioni riguardanti la settima e l’ottava rata. Dando per acquisiti i traguardi e gli obiettivi relativi al secondo semestre del 2024 (il governo italiano ha dato l’annuncio ma l’ok definitivo ancora non risulta dalle pagine web ufficiali della Commissione al momento della pubblicazione di questo articolo), l’Italia salirebbe al 54% di scadenze già completate. Un risultato certamente importante se paragonato a quello di molti altri stati membri ma che comunque non le vale il primato. Nemmeno considerando, cosa da non dare assolutamente per scontata, che la Commissione valuti positivamente quanto fatto per le scadenze del primo semestre del 2025.

La mappa riporta la percentuale di milestone e target ancora da completare (più è scuro il gradiente di colore maggiore è la quota di scadenze ancora da completare). In alcuni casi è presente una quota di scadenze il cui giudizio da parte delle istituzioni europee è “sospeso”. In 2 casi invece (Lituania e Romania) alcune scadenze sono state dichiarate ufficialmente come non conseguite. La percentuale in questi casi è stata portata a 1 per motivi di arrotondamento. Per tale motivo, in questi casi specifici, la somma del livello di completamento di milestone e target è superiore al 100%. Relativamente all’Italia, il dato presente sul portale non tiene ancora conto dello sblocco delle risorse legate alla settimana rata. Ciò non è stato preso in considerazione per permettere un confronto con la stessa data di aggiornamento fra tutti gli stati membri.

FONTE: elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(consultati: lunedì 23 Giugno 2025)


Per 8 paesi (Belgio, Romania, Austria, Polonia, Cipro, Bulgaria, Ungheria e Svezia) la quota di scadenze da completare risulta ancora superiore al 70%. La Spagna, secondo principale beneficiario dei fondi Rrf, riporta una quota di scadenze ancora da completare pari al 69%.

Ritardi nei pagamenti e costi di gestione

In base al documento della Commissione, i ritardi nell’attuazione si riflettono nel recente rallentamento delle erogazioni. Secondo Bruxelles infatti la prima metà del 2025 ha registrato un netto rallentamento. In un momento in cui sarebbe invece necessaria un’ulteriore accelerazione.

I ritardi accumulati stanno generando costi finanziari aggiuntivi per l’Ue.

I ritardi accumulati da molti stati membri nella presentazione delle richieste di pagamento stanno generando costi finanziari aggiuntivi per l’Unione europea. Questo perché la Commissione ha anticipato l’assunzione di prestiti sui mercati dei capitali sulla base dei calendari previsti. I fondi già raccolti e destinati al Rrf rimangono quindi temporaneamente bloccati e inutilizzati. Questa situazione comporta il pagamento di interessi crescenti e costi di gestione della liquidità, che vanno a gravare sul bilancio dell’Ue, riducendo l’efficienza complessiva dello strumento e la disponibilità di risorse per altre priorità.

È probabilmente anche per questo motivo che Bruxelles è così restia a un’eventuale proroga del Rrf.

Le modifiche ai piani nazionali

Il quadro sin qui delineato comporta che, a meno di improbabili proroghe, tutte le richieste di pagamento e le prove necessarie per la loro valutazione, dovranno essere presentate entro il 30 settembre 2026. Per lasciare tempo sufficiente all’attuazione e alla valutazione delle richieste, la Commissione ha esortato quindi gli stati membri ad adottare eventuali revisioni dei piani quanto prima. In ogni caso, entro la fine del 2025.

Gli Stati membri dovrebbero riesaminare integralmente i rispettivi PRR quanto prima per garantire che tutti i traguardi e gli obiettivi possano essere attuati entro il termine del 31 agosto 2026. Dovrebbero essere mantenute nei piani soltanto le misure di cui è certa la piena attuazione entro tale termine. Le misure per cui ciò non può essere garantito dovrebbero essere eliminate per evitare il disimpegno di ingenti importi di fondi del dispositivo per la ripresa e la resilienza.

Attualmente l’Italia è tra gli stati membri che hanno già inviato il maggior numero di proposte di revisione (5) insieme a Belgio, Irlanda e Spagna. Per quanto riguarda l’Italia inoltre una sesta revisione del piano italiano è stata annunciata dal ministro Foti. Da notare che tutti i paesi hanno presentato almeno 2 richieste di modifica (a riprova delle difficoltà nell’attuazione) e che molti sono ancora in attesa del via libera dell’ultima richiesta di revisione inviata. Si trovano in questa condizione 11 stati Ue tra cui anche Spagna e Germania.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati Commissione europea
(consultati: lunedì 23 Giugno 2025)


Quali prospettive per il Pnrr

Alla luce del quadro delineato quali sono quindi le prospettive per evitare di perdere una parte dei fondi? In generale, la Commissione europea ha incoraggiato gli stati membri a rivedere in maniera mirata i propri piani. Adottando una strategia più flessibile e pragmatica, in linea con le reali capacità di esecuzione.

Una delle opzioni suggerite è quella di potenziare le misure che stanno già mostrando buoni risultati, ampliandone la portata nei casi in cui vi sia una domanda elevata o emergano performance superiori alle aspettative iniziali. Nel caso italiano ad esempio, come abbiamo evidenziato in passato, l’erogazione di risorse attraverso incentivi alle imprese e crediti d’imposta ha permesso di velocizzare notevolmente le procedure. Tanto che alcune misure, come transizione 4.0 e Superbonus risultano già completate.

A questo proposito la Commissione stessa ha rimarcato il potenziale rappresentato da strumenti finanziari e regimi di sovvenzione in grado di attrarre capitali privati. In questo senso una parte delle risorse del Pnrr potrà anche essere trasferita al comparto nazionale del fondo InvestEU. Le risorse trasferibili possono arrivare fino al 4%, a cui può aggiungersi un ulteriore 6% per le misure che contribuiscono agli obiettivi della piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (Step). Il traguardo finale del Pnrr in questo caso sarebbe l’approvazione di tutte le operazioni di investimento entro il 31 agosto 2026.

La Commissione suggerisce agli stati membri di rinunciare a una parte delle risorse della componente di prestiti.

Parallelamente, gli interventi finanziati con sovvenzioni che risultano non più realizzabili potranno essere rimossi senza intaccare il valore complessivo delle risorse a fondo perduto. Inoltre, per gli stati membri che hanno fatto ricorso anche alla componente a prestito del dispositivo, sarà possibile ricalibrare la dotazione finanziaria spostando alcuni interventi dal comparto dei prestiti a quello delle sovvenzioni.

La Commissione in questo caso quindi suggerisce implicitamente di rinunciare a una parte delle risorse assegnate sotto forma di prestito. Come noto l’Italia ha deciso di richiedere il massimo delle risorse che avrebbe potuto prendere, vale a dire circa 122,6 miliardi. Al momento non è prevista una rimodulazione in questo senso, tuttavia non è da escludere che questa ipotesi possa essere presa in considerazione.

Un’ulteriore possibilità riguarda i progetti di ampia scala (come le grandi opere infrastrutturali) che, pur rimanendo strategici, non potranno essere completati entro la scadenza del dispositivo. In questi casi, si suggerisce di suddividere gli interventi, mantenendo nel Pnrr solo le componenti realmente realizzabili entro i termini previsti. Le restanti parti potranno essere portate avanti con risorse nazionali o mediante il ricorso ad altri strumenti dell’Unione, come i fondi strutturali. La parte che continuerà a essere finanziata nell’ambito del Rrf dovrebbe costituire un investimento a sé stante nel Pnrr. Gli elementi “mantenuti” però non dovrebbero essere limitati a fasi intermedie quali la pubblicazione di un bando di gara.   

Una delle opzioni è dirottare una parte dei fondi del Pnrr nel settore della difesa.

Infine, ma non certo per importanza, la Commissione ha aperto anche alla possibilità di utilizzare parte dei fondi per rafforzare il ruolo delle banche e degli istituti di promozione nazionali. Attraverso conferimenti di capitale mirati, questi enti potranno espandere la propria operatività in settori chiave come la transizione energetica, la decarbonizzazione industriale, la sicurezza e la difesa. In quest’ottica, sono considerate ammissibili anche forme di contributo volontario al futuro programma europeo per l’industria della difesa (Edip) e ai programmi dell’Ue per le comunicazioni satellitari, come Iris2 o Galileo. Ciò purché gli investimenti ricadano concretamente a beneficio dello stato membro contribuente e siano coerenti con le priorità comuni europee.

Alla luce del quadro delineato possiamo concludere che le ambizioni trasformative del Pnrr sembrano essersi ridimensionate in maniera significativa. Oggi, l’obiettivo primario è evitare il disimpegno delle risorse e salvare il piano dal rischio di fallimento. In questa corsa contro il tempo, anche settori come la difesa diventano opzioni di investimento legittime e appetibili pur di non perdere i fondi. Proprio per questo, diventa ancora più cruciale continuare a monitorare con attenzione l’effettivo utilizzo delle risorse e la coerenza delle scelte rispetto agli obiettivi dichiarati.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Governo (licenza)

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