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	<title>minori Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 05 Mar 2026 15:52:19 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 08:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306276</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre il quadro normativo sul fenomeno migratorio è in rapida evoluzione, in Italia tornano a crescere i minori stranieri non accompagnati. Garantire tutele e percorsi educativi è l’unica strada assicurarne l’inclusione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le migrazioni esistono da quando esiste l’umanità. Tuttavia, negli ultimi 15 anni il fenomeno ha assunto tratti strutturali in molti paesi europei, così come in Italia. Sono molte le persone che ogni anno si affacciano ai nostri confini in cerca di prospettive di vita migliori rispetto a quelle offerte dal proprio paese d&#8217;origine. Tra questi, una categoria particolarmente vulnerabile è costituita dai <strong>minori stranieri non accompagnati (Msna)</strong>. Questi bambini e bambine, ragazzi e ragazze infatti oltre alle difficoltà e ai traumi del viaggio si ritrovano anche in un paese straniero con l&#8217;<strong>assenza totale di figure genitoriali di riferimento</strong>.</p>



<p>È particolarmente importante mantenere alta l&#8217;attenzione su questo tema anche alla luce dell&#8217;attuale contesto, caratterizzato da <strong>profonde trasformazioni legislative</strong> che impattano in parte anche sulla gestione dei Msna. A livello europeo, l&#8217;approvazione del <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-asylum-reform-pact/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Patto sulla migrazione e l&#8217;asilo</a> mira, tra le varie cose, a snellire le procedure e a introdurre una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:52020PC0610#:~:text=%C3%88%20istituito%20un%20nuovo%20meccanismo%20atto%20ad,differenti%20flussi%20migratori%20e%20diverse%20realt%C3%A0%20migratorie." target="_blank" rel="noreferrer noopener">solidarietà obbligatoria ma flessibile</a> fra gli stati. I quali possono scegliere se accogliere nei loro territori una quota di migranti oppure supportare economicamente i paesi di prima accoglienza. Oltre a questo, sono stati recentemente raggiunti degli accordi tra Consiglio e Parlamento europeo per definire una lista comune dei <strong>paesi di origine considerati sicuri</strong> e una revisione del concetto di &#8220;<strong>paese terzo sicuro</strong>&#8220;. Misure che mirano a rendere più difficile accedere alle procedure di asilo. L&#8217;Italia sta recependo queste nuove direttive con un <a href="https://www.lavoro.gov.it/notizie/pagine/il-governo-approva-il-disegno-di-legge-lattuazione-del-patto-migrazione-e-asilo#:~:text=Briciole%20di%20pane%20*%20Home/%20*%20Il,per%20l'attuazione%20del%20%E2%80%9CPatto%20migrazione%20e%20asilo%E2%80%9D" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> approvato lo scorso 12 febbraio.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17.011 </span>i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 dicembre 2025.</p>
			        </section>
		


<p>In questo quadro comunque i minori stranieri non accompagnati restano una <strong>categoria protetta</strong>, esentata ad esempio dalle procedure di frontiera e dal trattenimento nei Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri). In questo scenario, come abbiamo avuto modo di raccontare in <a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedenti approfondimenti</a>, <strong>la scuola e la comunità educante possono avere un ruolo decisivo per l&#8217;integrazione di questi minori</strong>. Un inserimento rapido all&#8217;interno del sistema educativo infatti è decisivo per la loro integrazione.</p>



<p>Da questo punto di vista un ruolo molto importante può essere svolto anche dai <strong>tutori volontari</strong>. Si tratta di cittadini privati che, dopo un&#8217;apposita formazione, vengono nominati dal tribunale per assumere la rappresentanza legale di un minore straniero. Agendo come un punto di riferimento fondamentale per garantirne i diritti e promuoverne i percorsi di integrazione.</p>



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                <span class="fs-24 fw-400">Ti interessano gli argomenti                    <span class="fw-700">Povertà educativa <span class="fw-400">e</span> Cooperazione e Migranti</span>?</span>
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				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<div id="i-minori-stranieri-non-accompagnati-msna-presenti-in-italia-sono-oltre-17mila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli Msna in Italia: un&#8217;inversione di tendenza</h3>



<p>Ma quanti sono effettivamente i minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro paese? Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>Ministero del lavoro e delle politiche sociali</strong> è possibile delineare un quadro della situazione. Al 31 dicembre 2025, i Msna erano in totale <strong>17.011</strong>. Si tratta di un dato molto interessante poiché <strong>inverte la tendenza ad una progressiva diminuzione</strong> che era in corso fin dal novembre 2023. Periodo in cui i minori registrati erano stati 24.215. L&#8217;incremento rispetto al nostro<a href="https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-stranieri-non-accompagnati-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ultimo aggiornamento</a> è abbastanza limitato ma comunque significativo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+737 </span>i Msna presenti in Italia al 31 dicembre 2025 rispetto ai dati di aprile.</p>
			        </section>
		


<p>Da notare che questo incremento non è collegato alla presenza di <strong>minori provenienti dall&#8217;Ucraina</strong> che anzi sono diminuiti nel periodo considerato (-365) pur rimanendo la seconda nazionalità più rappresentata (17,4%). Il paese d&#8217;origine più ricorrente in assoluto invece si conferma essere l&#8217;<strong>Egitto</strong>, con 5.159 minori (il 30,33% del totale, in aumento di circa 8 punti percentuali). Altre nazionalità con una presenza significativa sono quella <strong>bangladese</strong> (10%), <strong>gambiana</strong> (6,6%), <strong>tunisina</strong> (5,5%) e <strong>guineana</strong> (5,1%).</p>


<div id="la-maggior-parte-arriva-da-egitto-e-ucraina-con-questi-ultimi-in-diminuzione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">In aumento i Msna presenti nel nostro paese</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-aumento-i-msna-presenti-nel-nostro-paese/">I 15 paesi di provenienza più ricorrenti dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306269"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306269" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p>La maggior parte dei Msna presenti è <strong>vicina alla maggiore età</strong>: il 56% circa ha 17 anni e il 22% ne ha 16. I minori nella fascia 7-14 anni costituiscono invece il 12,6% del totale. È notevole la <strong>prevalenza maschile tra i 16 e 17 anni</strong>. In questa fascia i ragazzi rappresentano oltre il 90%. Un dato che suggerisce la motivazione di molti di questi ragazzi a intraprendere il viaggio per <strong>cercare lavoro e opportunità per sostenere la famiglia nel paese d’origine</strong>. Viceversa, nelle fasce d&#8217;età più basse (0-6 anni) si osserva un sostanziale riallineamento tra i generi, con il 51,2% di maschi e il 48,9% di femmine.</p>



<p>In considerazione di questi dati e dell’attuale instabilità geopolitica mondiale, diventa cruciale monitorare la condizione di questi minori, al fine di garantire le tutele previste e l&#8217;avvio di percorsi di inclusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;architettura del sistema di accoglienza</h3>



<p>Le <a href="https://www.lavoro.gov.it/documenti-e-norme/studi-e-statistiche/rapporto-di-approfondimento-semestrale-sulla-presenza-dei-msna-31122025#page=9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">normative vigenti</a> nel nostro paese delineano un sistema di accoglienza per i Msna su due livelli. La <strong>prima accoglienza</strong> è finalizzata all&#8217;identificazione e alla prima assistenza. Si avvale di strutture governative ad alta specializzazione o di centri temporanei attivati dai prefetti. In situazioni di particolare pressione, la legge consente anche l&#8217;inserimento provvisorio di minori ultra-sedicenni in sezioni specifiche di centri per adulti per un periodo limitato. Una misura che tuttavia deve rimanere eccezionale.</p>



<p>La <strong>seconda accoglienza</strong> rappresenta invece il fulcro del percorso di integrazione e si realizza prevalentemente attraverso la rete del <strong>Sistema di accoglienza e integrazione (Sai)</strong>. A queste strutture si affiancano anche quelle realizzate con il contributo del <a href="https://libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/il-fondo-nazionale-laccoglienza-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo nazionale per i minori non accompagnati</a>.</p>



<p>Un contributo importante al potenziamento della capacità di accoglienza deriva dai progetti finanziati dal <a href="http://www.interno.gov.it/it/temi/immigrazione-e-asilo/fondi-europei/fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-fami" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)</a> gestito dal ministero dell&#8217;interno. Grazie a tali risorse, nel maggio del 2023 è stata approvata una <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/avviso-pubblico-presentazione-progetti-finanziare-valere-sul-fondo-asilo-migrazione-e-integrazione-2021-2027-obiettivo-specifico-1-asilo-misura-attuazione-1b-ambito-applicazione-1e-intervento-h" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> per l&#8217;attivazione <strong>750 posti di accoglienza ad alta specializzazione</strong> suddivisi fra 34 strutture. Un dato di particolare rilievo è la riserva del 10% di questi posti per i minori di genere femminile, garantendo una <strong>tutela specifica per le ragazze</strong> che spesso presentano vulnerabilità estreme legate a rischi di tratta e violenza.</p>



<p>Un ulteriore avviso del novembre 2023 ha aggiunto risorse per finanziare <strong>altri 250 posti</strong> in strutture agili, mantenendo standard di servizio elevati. Questi finanziamenti non coprono solo l&#8217;ospitalità, ma garantiscono una serie di servizi essenziali: dal trasferimento dal luogo di sbarco al supporto legale, fino all&#8217;assistenza psico-sociale e alla nomina del tutore. La <a href="https://www.interno.gov.it/it/amministrazione-trasparente/bandi-gara-e-contratti/decreto-approvazione-graduatoria-provvisoria-dellavviso-pubblico-potenziamento-dei-servizi-favore-dei-msna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">graduatoria</a> provvisoria è stata approvata il 6 novembre 2024, ammettendo al finanziamento 2 progetti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">75,5 mln € </span>le risorse del fondo Fami stanziate per strutture a favore dei Msna.</p>
			        </section>
		


<p>La permanenza nelle strutture Fami è progettata per essere breve, con un <strong>limite massimo di 30 giorni</strong>. Trascorso questo periodo, il minore dovrebbe essere trasferito nel sistema di seconda accoglienza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come i Msna si distribuiscono sul territorio</h3>



<p>Dopo aver passato brevemente in rassegna l&#8217;architettura del sistema di accoglienza che riguarda i minori stranieri non accompagnati, passiamo adesso a vedere come questi si distribuiscono nei vari territori. La <strong>Sicilia</strong> si conferma come la regione cardine dell&#8217;intero sistema nazionale, ospitando oltre il 21% del totale dei Msna presenti in Italia. Seguono la <strong>Lombardia</strong> e la <strong>Campania</strong>.</p>


<div id="le-citta-che-ospitano-piu-msna-sono-trapani-milano-e-agrigento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A livello provinciale, il dato più rilevante riguarda <strong>Trapani</strong> che, con 1.049 minori ospitati, si posiziona al primo posto in Italia per numero di presenze. Da segnalare anche il dato di <strong>Agrigento</strong> che vede nel proprio territorio 698 minori, terzo dato più alto a livello provinciale.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">Trapani è la prima provincia italiana per accoglienza di Msna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">I minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, provincia per provincia</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna/">Trapani è la prima provincia italiana per accoglienza di Msna &#8211; I minori stranieri non accompagnati accolti in Italia, provincia per provincia</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306271_tab3"><p><span data-sheets-root="1">La mappa riporta i dati riguardanti i Msna che, al momento dell&#8217;analisi, risultano accolti presso un&#8217;ente o una struttura nel territorio italiano.</span></p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://analytics.lavoro.gov.it/t/PublicSIM/views/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia/PresenzadeiMinoristranierinonaccompagnatiinItalia?%3Aembed=y&amp;%3Aiid=5&amp;%3AisGuestRedirectFromVizportal=y" target="_blank" rel="noopener">ministero del lavoro e delle politiche sociali</a>                                                            </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/trapani-e-la-prima-provincia-italiana-per-accoglienza-di-msna.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306271"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Tuttavia, l&#8217;analisi mostra anche l&#8217;importanza dei grandi poli urbani del centro-nord nella fase successiva all&#8217;arrivo. <strong>Milano</strong> ospita infatti quasi 900 minori. Altre città come <strong>Roma</strong> e <strong>Caserta</strong> fanno registrare presenze superiori alle 500 unità. A conferma di una distribuzione che pur riguardando l&#8217;intero paese, mantiene una <strong>forte concentrazione nel mezzogiorno e in alcuni territori di confine</strong>.</p>


<div id="i-posti-per-loro-nella-rete-sai-sono-oltre-6-600-la-sicilia-e-la-regione-che-ne-ha-di-piu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Una panoramica sulla rete Sai</h3>



<p>Nel paragrafo precedente abbiamo visto come si distribuiscono fra le varie province italiane i Msna accolti all&#8217;interno di enti o strutture. Adesso ci concentriamo sulle strutture che in particolare fanno riferimento al &#8220;secondo livello&#8221; del sistema di accoglienza. Vale a dire i <strong>centri della rete Sai</strong>. Grazie ai più recenti <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> disponibili possiamo osservare che, al 31 gennaio 2026, i posti attivi su tutto il territorio nazionale sono <strong>41.475</strong>. Di questi, la stragrande maggioranza (34.059 posti, pari all&#8217;82,1%) è rappresentata da posti &#8220;ordinari&#8221;. Mentre <strong>6.655 posti (il 16,1%) sono specificamente riservati ai Msna</strong>. Una quota residua di 761 posti è invece destinata a persone con disabilità o disagio mentale.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Come stabilito dalla normativa vigente, tutti i minori stranieri non accompagnati (MSNA) accolti nella Rete SAI sono intrinsecamente vulnerabili, in quanto privi di riferimenti familiari sul territorio. A questa condizione di vulnerabilità normata si aggiungono, in molti casi, ulteriori situazioni di fragilità e di bisogni specifici – preesistenti alla partenza o insorte nel corso del viaggio migratorio – che rendono necessaria una presa in carico più complessa e articolata, nonché attenta e personalizzata. [&#8230;] La capacità di intercettare bisogni specifici, fragilità e vulnerabilità latenti, ascoltare e rispondere in modo mirato alle esigenze emergenti è una condizione essenziale per garantire tutela e sviluppo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2025/06/Rapporto-SAI-Edizione-XXIII.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto annuale Sai XXIII edizione (31/12/2024)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La <strong>Sicilia</strong> non è solo la regione con la maggiore capacità ricettiva complessiva (7.025 posti), ma è anche il cardine dell&#8217;accoglienza per i minori. Con 1.979 posti dedicati ai Msna infatti, ospita quasi il 30% dell&#8217;intera disponibilità nazionale per questa categoria. Seguono, a grande distanza, la <strong>Lombardia</strong> (696 posti), la <strong>Campania</strong> (689) e la <strong>Puglia</strong> (613).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Sai, in Sicilia quasi un terzo dei posti per i minori stranieri</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sai-in-sicilia-quasi-un-terzo-dei-posti-per-i-minori-stranieri/">Distribuzione dei posti attivi nella rete Sai per tipologia di progetto e per regione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_306274_tab3"><p>Il Sai (Sistema di accoglienza e integrazione) è costituito dalla rete degli enti locali che, con il supporto del Ministero dell&#8217;interno, realizzano progetti di accoglienza &#8220;integrata&#8221;. A differenza dei centri di accoglienza straordinaria (Cas), che rispondono a logiche di emergenza, il Sai mira all&#8217;integrazione sociale e lavorativa dei beneficiari attraverso servizi di assistenza legale, psicologica, corsi di lingua e orientamento al lavoro. Per i Msna, il Sai rappresenta il passaggio fondamentale dopo la prima accoglienza per garantire la tutela dei loro diritti e la costruzione di un percorso di crescita in Italia.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati <a href="https://www.retesai.it/i-numeri-della-rete-sai-al-31-gennaio-2026/" target="_blank" rel="noopener">Anci e Ministero dell&#8217;interno</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: sabato 31 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306274"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306274" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Questi dati confermano come la rete Sai sia fortemente radicata nel mezzogiorno, in particolare in quelle regioni che rappresentano la prima frontiera di ingresso. In questo senso, è cruciale &#8211; come più volte ribadito da <a href="https://www.unhcr.org/it/notizie/audizione-al-comitato-parlamentare-di-controllo-sullattuazione-dellaccordo-di" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unhcr</a> e <a href="https://www.retesai.it/wp-content/uploads/2023/05/prot-Rapporto-MSNA-7-%E2%80%93-2023-Il-Sistema-di-Accoglienza-e-Integrazione-e-i-minori-stranieri-non-accompagnati.pdf#page=24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a> una <strong>distribuzione omogenea dei posti</strong>, per favorire percorsi di integrazione più equilibrati ed evitare che la questione sia affrontata solo nelle regioni di prima accoglienza.</p>


<div id="nel-2024-i-tutori-volontari-attivi-erano-4-588" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dei tutori volontari</h3>



<p>Un punto di riferimento importante per i Msna può essere rappresentato dal <strong>tutore volontario</strong>. Questa figura, introdotta dalla <a href="https://temi.camera.it/leg19/post/msna-quadro-normativo.html#:~:text=Il%20sistema%20che%20ne%20risulta,centri%20governativi%20di%20prima%20accoglienza." target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge Zampa</a>, rappresenta molto più di un mero incarico burocratico. Si tratta di <strong>cittadini privati che scelgono di assumere la rappresentanza legale dei ragazzi</strong>. In un sistema di accoglienza spesso complesso, il tutore supporta il minore, garantendo che ogni decisione – dalla scelta del percorso scolastico alle cure sanitarie – sia guidata esclusivamente dal <strong>superiore interesse del giovane</strong>. </p>


<div id="strillo-testo-block_1f624de8eeb2a470f3ff797f8c2eb300" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Anche dal punto di vista dei tutori volontari la Sicilia appare più sotto pressione.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Data la centralità di questa figura sarebbe molto importante avere dati puntuali e aggiornati sulla loro presenza nei diversi territori, soprattutto nelle zone dove ce n&#8217;è più bisogno. Purtroppo, al momento, i <a href="https://tutelavolontaria.garanteinfanzia.org/dashboard/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> più recenti disponibili si fermano all&#8217;anno 2024. Sulla base di queste informazioni possiamo osservare come dal 2017 al 2024 siano stati attivati e conclusi <strong>144 corsi di formazione</strong> rivolti agli aspiranti volontari. I tutori formati e registrati negli appositi elenchi istituiti presso i tribunali per i minorenni sono in totale 4.588. Il maggior numero di queste figure si trova presso il tribunale di <strong>Torino</strong> (566), seguono <strong>Roma</strong> (524), <strong>Venezia</strong> (481) e <strong>Milano</strong> (454).</p>



<p>Da notare come nei tribunali siciliani di Catania, Palermo e Messina (non disponibile il dato riguardante il tribunale di Caltanissetta) siano attivi in totale <strong>362 tutori</strong> a fronte di 1.588 tutele in corso. </p>



<p>Questo significa che un tutore siciliano ha mediamente in carico più di 4 Msna. Un numero da non sottovalutare considerando che stiamo comunque parlando di volontari. Per quanto riguarda le tutele attive, il secondo valore più elevato lo faceva registrare la <strong>Lombardia</strong> (548). Seguono <strong>Puglia</strong> (195), Piemonte (164) e <strong>Campania</strong> (149). Facendo il confronto fra tutele attive e tutori presenti nelle diverse regioni, il secondo rapporto più alto dopo quello siciliano si registrava in <strong>Molise</strong> (28 tutele a fronte di 14 tutori), seguito dal <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (35 tutele per 26 tutori). In tutte le altre regioni il rapporto era inferiore a 1.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_FVG.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_TAA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_Veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/Msna_2026/Msna_2026_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza degli Msna nelle province sono di fonte Ministero del lavoro e delle politiche sociali.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/ragazzo-in-uniforme-rossa-si-avvicina-allautobus-giallo-QyrxP0GqZ9E" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Surya Teja</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-minori-stranieri-non-accompagnati-nel-nuovo-contesto-internazionale/">I minori stranieri non accompagnati nel nuovo contesto internazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305549</guid>

					<description><![CDATA[<p>La differenza tra il tasso di occupazione dei padri e quello delle madri in Italia è il secondo più ampio tra tutti i paesi dell’Ue. Inoltre quasi un terzo delle donne tra 25 e 49 anni con figli non lavora. I servizi scolastici, come le mense, possono rispondere alle esigenze delle famiglie, ma c’è ancora molto da fare</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I servizi scolastici come gli asili nido, il tempo pieno e le mense non sono soltanto importanti per il percorso educativo dei minori. <strong>Hanno infatti anche un ruolo importante nel colmare i divari occupazionali tra donne e uomini.</strong></p>



<p><strong>Queste differenze nascono in prima istanza da un diverso carico del lavoro di cura all&#8217;interno della coppia</strong>, che risulta sbilanciato verso le donne a causa anche di stereotipi di genere radicati. Secondo i dati di <a href="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0" type="link" id="https://eige.europa.eu/gender-equality-index/2025/domain/time/IT#:~:text=51.9-,Care%20activities,-Informal%20childcare%20(0">Eige</a>, nel 2025 il 41% delle donne italiane di età compresa tra 16 e 74 anni si occupa della cura di bambini con meno di 12 anni per più di 35 ore alla settimana. Tra gli uomini la quota scende al 20%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21 </span>la differenza, in punti percentuali, tra l&#8217;incidenza di donne e uomini che si occupano della cura dei bambini oltre le 35 ore alla settimana.</p>
			        </section>
		


<p>Tale tendenza va a discapito della stessa vita lavorativa delle donne, che risultano sistematicamente meno occupate e più spesso in condizione di part-time. L&#8217;accesso all&#8217;istruzione fin dai primi anni di vita, oltre ad essere essenziale per lo sviluppo di minore, può svolgere un ruolo fondamentale anche nella riduzione di questo tipo di divari. <strong>Ciò accade lungo i diversi gradi di istruzione: se gli asili nido sono essenziali per consentire alle donne di rientrare al lavoro dopo la gravidanza, la possibilità di frequentare il tempo pieno a scuola è altrettanto decisiva per la continuità della vita professionale delle donne che hanno avuto figli.</strong> In questo contesto, le mense scolastiche rappresentano anche un servizio indispensabile per garantire la frequenza pomeridiana di bambine e bambini.</p>






<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere si riflettono sul lavoro</h3>



<p><strong>Considerando la fascia d&#8217;età compresa tra i 25 e i 49 anni, il tasso di occupazione maschile europeo è più alto rispetto a quello femminile.</strong> Stando ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hheredty__custom_19945954/default/table" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>, nel 2024 l&#8217;87,5% degli uomini europei risultava occupato contro il 77,6% delle donne. Tra i due genere esiste quindi un divario di partenza pari a circa 10 punti percentuali.</p>


<div id="le-donne-con-figli-sono-meno-occupate-rispetto-agli-uomini-nella-stessa-situazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Questa forbice si allarga quando i lavoratori o le lavoratrici hanno avuto almeno un figlio.</strong> Gli uomini infatti riportano sistematicamente un tasso di occupazione maggiore, sia nel caso in cui siano padri (92,1%) sia che non lo siano (83,7%). Le donne senza figli riportano valori più bassi rispetto agli uomini che non ne hanno (80,9%) e per le madri il tasso cala ulteriormente al 75,1%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">17 </span>la differenza, in punti percentuali, del tasso di occupazione tra uomini e donne con figli.</p>
			        </section>
		


<p>Questa dinamica spesso risulta presente anche nei singoli paesi dell&#8217;Unione.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">In Italia è marcato il divario tra occupati uomini e donne con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli/">Tasso di occupazione delle persone 25-49 anni con e senza figli nei paesi Ue, per genere (2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
                    <div id="chart_306548_tab1" role="tab" aria-controls="chart_306548_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(consultati: lunedì 2 Febbraio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/in-italia-e-marcato-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306548"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306548" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se si considerano uomini e donne senza figli, i tassi di occupazione tendono ad essere più simili.</strong> Dei 27 paesi considerati, 22 riportano un tasso maggiore per gli uomini, i restanti 7 per le donne e uno (la Germania) una condizione di perfetta parità. In 9 stati il divario si aggira intorno al punto percentuale. Il paese dove la differenza tra il tssso di occupazione di uomini e donne senza figli è maggiore è l&#8217;Italia (9,9) mentre in Lettonia le donne superano gli uomini per 2,6 punti percentuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_dee3380de0b6e4e3f1a86415a18b3b59" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il divario occupazionale tra padri e madri è il più alto d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Sempre nella fascia tra 25 e 49 anni, i padri riportano sistematicamente un tasso di occupazione più alto rispetto alle madri.</strong> In questo contesto, i divari inferiori si registrano in Lussemburgo (6,8 punti percentuali), Svezia (7,7) e Slovenia (8,2). Al contrario, i valori maggiori sono quelli di Grecia (29,3), Italia (28,6) e Repubblica Ceca (23,9). Inoltre, <strong>l&#8217;Italia è anche il paese europeo che registra il tasso di occupazione tra le madri più basso: è pari al 61,9%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media europea.</strong></p>


<div id="nellue-il-319-delle-madri-europee-ricorre-al-part-time" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La nascita di un figlio ha un impatto importante sulla vita lavorativa di una donna. Questo accade non soltanto al momento del parto: le donne infatti tendono ad adattare il proprio percorso professionale per includere le responsabilità genitoriali, in particolare quando i bambini sono molto piccoli ma anche negli anni successivi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Women in particular are likely to adapt their paid work according to the additional responsibilities that come with parenthood, especially when children are very young, but also as they get older [&#8230;].</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2017/10/the-pursuit-of-gender-equality_g1g8072d/9789264281318-en.pdf" target="_blank">&#8211; Ocse, The Pursuit of Gender Equality: an uphill battle (2017)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Oltre a riportare un tasso di occupazione più basso, le donne con figli tendono a ricorrere di più ai lavori part-time. Nell&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety__custom_20277803/default/table" type="link" id="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_hhptety/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unione europea</a>, nel 2024, il 31,9% delle madri di età compresa tra 25 e 49 anni lavora part-time contro il 5,2% dei padri. A livello italiano, il 35,9% delle donne con figli lavora part-time mentre per gli uomini il dato si ferma al 4,6%.</p>



<p>Per favorire quindi un reinserimento lavorativo ma anche il mantenimento della carriera professionale durante l&#8217;intero percorso di crescita del figlio <strong>è importante andare incontro alle esigenze delle famiglie in ogni fase del percorso scolastico del minore.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Il tempo pieno e l&#8217;uguaglianza di genere</h3>



<p>L&#8217;integrazione del minore in un percorso scolastico favorisce l&#8217;occupazione femminile. Oltre al ruolo degli asili nido, di cui abbiamo già avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, ci sono degli effetti anche per quel che riguarda l&#8217;introduzione del tempo pieno nelle scuole. Secondo uno studio di Banca d&#8217;Italia, c&#8217;è un impatto positivo sull&#8217;occupazione femminile.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Mothers of children who attend the FT scheme in primary school increase their labor force participation by approximately 2 percentage points both in the short- and medium-term. The effect on mothers’ employment is smaller initially and increases with students’ age, probably because it takes time for mothers to find jobs: overall, three years after the end of the program, mothers of pupils in FT classes in primary school have a 2.2 percentage points higher employment rate.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/temi-discussione/2023/2023-1423/en_tema_1423.pdf#page=9" target="_blank">&#8211; Banca d&#8217;Italia, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply (2023)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel breve e nel medio periodo, le madri di bambini che hanno preso parte al programma del tempo pieno scolastico definito dallo studio hanno incrementato la partecipazione al lavoro di circa 2 punti percentuali. L&#8217;effetto è inizialmente più piccolo e aumenta all&#8217;incrementare dell&#8217;età degli studenti, probabilmente perché trovare lavoro richiede del tempo. Dopo 3 anni dalla fine del programma, le madri con i figli che si trovavano nelle classi a tempo pieno riportano un tasso di occupazione maggiore di 2,2 punti percentuali.</p>


<div id="il-6706-delle-donne-italiane-tra-25-e-49-anni-risulta-occupata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In passato abbiamo parlato delle <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" type="link" id="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>, un servizio scolastico che è la premessa per consentire ai minori di fare attività extra-scolastiche e di continuare le lezioni nel pomeriggio. In Italia si registra un profondo divario tra il centro-nord e il mezzogiorno, con le isole che mostrano i dati più bassi e il nord-ovest quelli più alti. <strong>Questa forbice tra nord e sud si riscontra anche considerando i tassi di occupazione delle donne in età compresa tra 25 e 49 anni d&#8217;età.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Sia le mense scolastiche che l&#8217;occupazione femminile presentano divari tra nord e sud</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/">Tasso di occupazione femminile della fascia d&#8217;età 25-49 (2024) e incidenza mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/03/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-306144"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-306144" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/sia-le-mense-scolastiche-che-loccupazione-femminile-presentano-divari-tra-nord-e-sud/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			


<p><strong>In Italia il 67,06% delle donne di quella specifica fascia d&#8217;età risulta occupato</strong>. La zona con l&#8217;incidenza maggiore è quella del nord-est (76,68%) a cui seguono nord-ovest (75,64%) e centro (70,69%). Il mezzogiorno riporta invece valori minori, nello specifico al sud le occupate sono il 53,58% e nelle isole il 51,36%.</p>


<div id="in-nessuna-regione-del-sud-si-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per quanto riguarda le regioni, tutte quelle che riportano un valore maggiore della media nazionale si trovano nel centro-nord.</strong> I valori maggiori si rilevano in Trentino-Alto Adige (80,65%), Valle d&#8217;Aosta (77,14%) e Veneto (76,81%). Al contrario, tutte le regioni che riportano valori inferiori della media nazionale sono nell&#8217;area del mezzogiorno. In particolare, i tassi di occupazione più bassi si riscontrano in Calabria (51,61%), Campania (49,41%) e Sicilia (47,62%).</p>



<p><strong>Si tratta di un divario visibile anche nel confronto tra province</strong>, con i valori maggiori a Belluno (81,90%), Monza e della Brianza (78,98%) e Prato (78,93%) e quelli minori a Palermo (45,68%), Agrigento (45,34%) e Caltanissetta (43,28%).</p>


<div id="il-potenziamento-delle-mense-puo-essere-uno-dei-servizi-leva-anche-per-loccupazione-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Nelle province con più occupazione femminile ci sono più mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-province-con-piu-occupazione-femminile-ci-sono-piu-mense/">Incidenza della presenza di mense negli edifici scolastici (a.s. 2024-2025) e occupazione femminile (2024) a livello provinciale</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Mim e Istat                                                                <br>(consultati: martedì 27 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-306149"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>È possibile osservare che tendenzialmente nelle province italiane in cui ci sono più mense scolastiche nelle scuole pubbliche l’occupazione femminile è più alta, con una forte divisione tra i territori del centro-nord e quelli del sud. </strong>Ci sono però delle province del centro che presentano dei valori di occupazione femminile e presenza di mense in linea con quelli del sud. Si segnalano in particolare i casi di Latina e Frosinone, due province laziali che registrano rispettivamente un tasso di occupazione femminile pari al 61,28% e 61,16% e la presenza di mense pari al 14,77% e 22,48%.</p>



<p><strong>Questa è una relazione da leggere nei due sensi</strong>: da un lato la maggiore occupazione è probabilmente un incentivo all&#8217;offerta da parte delle scuole di questo tipo di servizio; dall&#8217;altro è presumibile che la possibilità per gli studenti di fare scuola il pomeriggio garantisca ai genitori una maggiore facilità di conciliazione dei tempi di vita con quelli di lavoro. In particolare per le donne, su cui ricade gran parte del lavoro di cura nel nostro paese. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_occupazionefemminile_mense/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
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				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/ragazza-che-saluta-la-vista-posteriore-della-madre_32518289.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-scolastiche-a-supporto-delloccupazione-femminile/">Le mense scolastiche a supporto dell&#8217;occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305691</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nonostante le ragazze tra 16 e 19 anni abbiano più competenze informatiche di base rispetto ai ragazzi, questo non si riflette sulle scelte dei percorsi Stem. In ambito Ict, per esempio, 8 lavoratori su 10 sono uomini. A pesare sono anche le aspettative sociali e genitoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L&#8217;11 febbraio ricorre la <a href="https://www.un.org/en/observances/women-and-girls-in-science-day/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza</a>. Si tratta di un&#8217;occasione importante per riflettere e sensibilizzare sul ruolo che scienziate e ricercatrici hanno nello sviluppo delle conoscenze nelle discipline Stem, acronimo inglese che sta per&nbsp;<em>science, technology, engineering e mathematics</em>.</p>



<p><strong>In un contesto dove la tecnologia ha un ruolo sempre più centrale, non si è ancora completamente raggiunta una parità di genere per quanto riguarda questi ambiti.</strong> Se la quota di ragazze di età compresa tra 16 e 19 anni con competenze informatiche di base è maggiore rispetto ai ragazzi, ciò non si riflette ancora sulle scelte dei percorsi Stem, con divari maggiori nell&#8217;ambito Ict (<em>Information and communication technology</em>). <strong>Tali differenze hanno radici nel contesto familiare e scolastico.</strong> Abbiamo approfondito come le diverse aspettative per ragazze e ragazzi si possano riflettere sugli apprendimenti e quale sia il loro livello di competenze in ambito numerico.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Le discipline Stem sono sempre più importanti</h3>



<p><strong>La rapidità dello sviluppo tecnologico ha un impatto diretto sul mondo del lavoro.</strong> Secondo un recente rapporto del World economic forum (Wef), le competenze digitali sono tra quelle che &#8211; secondo i datori di lavoro &#8211; cresceranno di più come importanza nei prossimi cinque anni. In cima alla lista ci sono infatti la conoscenza dei sistemi di intelligenza artificiale e della gestione dei big data, la cybersecurity e la network security e l&#8217;alfabetizzazione tecnologica.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>According to employer expectations for the evolution of skills in the next five years, [&#8230;] technological skills are projected to grow in importance more rapidly than any other type of skills. Among these, AI and big data top the list as the fastest-growing skills, followed closely by networks and cybersecurity and technological literacy.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://reports.weforum.org/docs/WEF_Future_of_Jobs_Report_2025.pdf#page=37" target="_blank">&#8211; Wef, Future of Jobs Report: insight report (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questi ambiti stanno assumendo un&#8217;importanza sempre maggiore anche nel contesto europeo. Secondo la <a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/industry/strategy/digital-transformation_en#:~:text=Digital%20technologies%20is,of%20EU%20industry." target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, è necessario per l&#8217;Ue focalizzare la propria attenzione su dati, tecnologie e infrastrutture per migliorare la vita privata dei cittadini e favorire il funzionamento delle imprese. Per questo è stato avviato un programma specifico di politiche pubbliche, il <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/digital-decade-policy-programme" target="_blank" rel="noreferrer noopener">digital decade policy programme 2030</a>. <strong>Uno degli obiettivi principali è quello di migliorare le competenze digitali tra la popolazione, con il target di raggiungere l&#8217;80% della popolazione adulta con capacità informatiche almeno di base entro il 2030.</strong> Nel 2025 si registra un divario di oltre 20 punti percentuali rispetto a questo obiettivo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">55,56% </span>popolazione europea nella fascia d&#8217;età 16-74 che mostra competenze informatiche almeno di base.</p>
			        </section>
		

<div id="in-europa-e-in-italia-gli-uomini-hanno-piu-competenze-informatiche-di-base-rispetto-alle-donne-ma-la-dinamica-si-inverte-per-la-fascia-deta-16-24" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Su questo dato incidono l&#8217;educazione, lo stato occupazionale degli individui e la condizione economica, oltre al vivere in aree rurali, caratterizzate dall&#8217;età media più alta, oppure in zone urbane, con una popolazione mediamente più giovane. Considerando infatti soltanto la fascia d&#8217;età dai 16 ai 24 anni, l&#8217;incidenza di chi ha competenze informatiche almeno di base sale al 69,98%. <strong>Si rileva anche un divario tra i generi: tra la popolazione adulta, gli uomini riportano percentuali maggiori (56,69% contro 54,46%) ma la tendenza si ribalta nel momento in cui si prende in considerazione i più giovani (67,93% dei ragazzi e 72,16% delle ragazze).</strong> Si tratta di un fenomeno che viene rilevato in quasi tutti i paesi europei.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">In 21 paesi europei le ragazze superano i ragazzi per competenze di base di informatica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">Divario di genere nell&#8217;incidenza delle competenze informatiche almeno di base (2025)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica/">In 21 paesi europei le ragazze superano i ragazzi per competenze di base di informatica &#8211; Divario di genere nell&#8217;incidenza delle competenze informatiche almeno di base (2025)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305806_tab3"><p>Il dato mostra il calcolo della differenza percentuale tra l&#8217;incidenza registrata per le femmine e quella registrata per i maschi. Si considera la fascia d&#8217;età compresa tra i 16 e i 24 anni.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati della commissione europea                                                                <br>(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/in-21-paesi-europei-le-ragazze-superano-i-ragazzi-per-competenze-di-base-di-informatica.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305806"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>In 21 paesi le ragazze hanno più competenze di base d&#8217;informatica rispetto ai ragazzi.</strong> La differenza maggiore si registra in Irlanda, dove il 91,3% delle ragazze supera di 35,87 punti percentuali i ragazzi (55,44%). Seguono Croazia (17,25 punti percentuali), Lussemburgo (14,35) e Lettonia (11,69). Sono invece 6 i paesi in cui accade l&#8217;inverso, con i divari più ampi in Ungheria (-1,86 punti percentuali), Romania (-2,97) e Austria (-4,72).</p>



<p>Per quanto riguarda lo specifico del contesto italiano, <strong>le abilità informatiche di base sono considerate dalla commissione europea un punto di debolezza rispetto all&#8217;intero processo di digitalizzazione del paese.</strong> Una delle <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/node/12855/printable/pdf">raccomandazioni</a> specifiche per l&#8217;Italia è infatti proprio quella dell&#8217;incrementare le competenze di base, dal momento che tra la popolazione generale solo il 45,8% delle persone raggiunge questo livello. Questo è un dato che aumenta al 59,1% se si considera la fascia d&#8217;età 16-24 anni.</p>


<div id="i-lavoratori-nel-settore-ict-italiano-sono-in-larga-maggioranza-uomini-829" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_eecb633936cb6373fd45a690726958c1" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le ragazze mostrano più competenze informatiche di base ma lavorano di meno nel settore Ict.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Anche in Italia sono presenti dei divari a livello di genere</strong>: nella popolazione maschile, il 47,36% raggiunge questo livello di base contro il 44,16% di quella femminile. Anche in questo caso, la dinamica si ribalta quando si considerano i più giovani: la forbice è di circa 3,5 punti percentuali, con il valore delle ragazze più alto rispetto a quello dei ragazzi (60,9% contro 57,36%). Questa maggiore propensione femminile della popolazione più giovane non si riflette automaticamente sul profilo professionale. Nel contesto europeo, l&#8217;Italia è uno dei paesi che registra l&#8217;incidenza più bassa dei professionisti Ict sul totale dei lavoratori (4%). <strong>Disgregando il dato per genere, le donne compongono solo il 17,1% degli occupati nel settore mentre gli uomini rappresentano l&#8217;82,9%. </strong></p>



<p>Secondo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/12/Report-Livelli-di-istruzione-e-ritorni-occupazionali-Anno-2024.pdf#page=7" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, l&#8217;ambito di studio universitario incide significativamente sull&#8217;occupazione. I laureati Stem di età compresa tra 30-34 anni riportano infatti il tasso più elevato tra tutte le aree considerate, un valore pari all&#8217;88,9%. <strong>Considerando la divisione per genere, i valori rimangono alti per laureate e laureati, nonostante questi ultimi registrino sempre dei tassi maggiori.</strong> All&#8217;interno dell&#8217;area Stem, il divario occupazionale maggiore si registra per &#8220;scienze e matematica&#8221;, dove il tasso femminile è inferiore a quello maschile di circa 4,5 punti percentuali. Si riduce invece a 2,3 punti per l&#8217;area &#8220;informatica, ingegneria e architettura&#8221;.</p>



<p>Per superare le disuguaglianze di genere è importante partire dagli apprendimenti scolastici, per favorire sia un diverso orientamento che una maggiore occupazione all&#8217;interno del mercato del lavoro.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari di genere negli apprendimenti Stem sul territorio</h3>



<p><strong>La scelta dei percorsi di studi di ragazze e ragazzi non è propriamente priva di condizionamenti esterni.</strong> In particolare, quando si considera l&#8217;apprendimento delle materie Stem, incidono le aspettative sociali e dei genitori che sono molto differenti per bambini e bambine, con due effetti diretti. Il primo è che le studentesse tendono ad avere mediamente meno fiducia nelle proprie capacità nella matematica. Questo si ripercuote sui rendimenti che in media sono più bassi nelle materie scientifiche. Se però si considerano le ragazze che hanno più fiducia nelle proprie capacità, il divario si appiana raggiungendo nei test risultati analoghi a quelli dei compagni.</p>


<div id="sulle-scelte-dei-percorsi-fatte-dalle-ragazze-incidono-le-aspettative-di-genere" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In tutti i paesi e le economie che hanno raccolto dati anche sui genitori degli studenti, i genitori sono più propensi a pensare che i figli maschi, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica. […] Generalmente, le ragazze hanno meno fiducia rispetto ai ragazzi nelle proprie capacità di risolvere problemi di matematica o nel campo delle scienze esatte. Tuttavia, quando si confrontano i risultati di matematica tra ragazzi e ragazze con livelli simili di fiducia in se stessi e di ansia rispetto alla matematica, il divario di genere scompare.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.invalsi.it/invalsi/ri/pisainfocus/it/PIF-49-it.pdf" target="_blank">&#8211; In focus n.40, Ocse-Pisa</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Inoltre, i <a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-ragazze-con-ottimi-risultati-in-matematica-e-scienze-hanno-minori-aspettative-professionali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Ocse-Pisa</a> mostrano che le ragazze tendono a percepirsi di meno in ruoli come lo scienziato o l&#8217;ingegnere. Questo a testimonianza di come i condizionamenti sociali incidano direttamente sul percorso di studi e di carriera successivi, oltre che sull&#8217;apprendimento diretto delle materie.</p>



<p>Per capire il fenomeno sul paese, si possono prendere come riferimento i dati sull&#8217;apprendimento della matematica, rilevati tramite le prove Invalsi e rilasciate a livello provinciale. <strong>Nel 2024, il 44% degli alunni di terza media non raggiungono il livello di competenza numerica adeguata per il proprio grado di istruzione.</strong> Si tratta sostanzialmente di un dato in linea con l&#8217;anno precedente. Disgregando il dato per genere, si nota già una differenza: i maschi riportano un&#8217;incidenza del 41,2% mentre le femmine del 47%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,8 </span>punti percentuali di differenza tra ragazze e ragazzi con competenze numeriche non sufficienti in terza media.</p>
			        </section>
		


<p>Si tratta di una differenza che non è omogenea sul territorio nazionale. <strong>Sulle 107 province italiane, sono 4 quelle in cui le ragazze riportano un&#8217;incidenza minore dei ragazzi.</strong> Sono <strong>Nuoro</strong> (dove le femmine superano di 0,3 punti percentuali i maschi), Piacenza (0,5), Sondrio (2) ed Enna (2,6).</p>


<div id="in-sole-4-province-le-ragazze-mostrano-meno-insufficienze-nelle-competenze-numeriche-rispetto-ai-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">In quasi tutte le province italiane le ragazze registrano più insufficienze nelle competenze numeriche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/">Differenza percentuale nelle insufficienze riportate nelle prove Invalsi di ragazze e ragazzi di III media (2024)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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			        			                                <div id="chart_305809_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305809_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_305809_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_305809_tab3"><p>Il dato riporta la differenza percentuale tra le insufficienze registrate tra le ragazze di III media e quelle riportate dai ragazzi. I dati fanno riferimento alle prove Invalsi aggregate a livello provinciale.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi e Istat (Bes dei territori)                                                                <br>(consultati: martedì 20 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="In quasi tutte le province italiane le ragazze registrano più insufficienze nelle competenze numeriche"
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                            <p><label for="embed-chart-305809"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305809" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-quasi-tutte-le-province-italiane-le-ragazze-registrano-piu-insufficienze-nelle-competenze-numeriche/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Nelle restanti aree del paese, le ragazze riportano sistematicamente più insufficienze rispetto ai ragazzi. I divari più ampi si registrano nelle aree di <strong>Rieti</strong> e <strong>Avellino</strong> dove le differenze sono rispettivamente di 10,8 e 10,2 punti percentuali. Seguono con più di 9 punti percentuali di divario Rimini (9,9), Brindisi (9,9) e Palermo (9,6). Alla luce di questi dati sugli apprendimenti, e visto lo stato complessivo dei settori legati ai contesti Stem, è ancora più importante investire sugli apprendimenti delle materie scientifiche e abbattere gli stereotipi di genere.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2024_matematica_divari_genere/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli apprendimenti sono di fonte Invalsi e Istat (Bes dei territori).</p>



<p>Foto:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" type="link" id="https://it.freepik.com/foto-gratuito/giovane-inventrice-che-crea-nel-suo-laboratorio_17343812.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=46&amp;uuid=9659c0ea-1c36-4cef-ac56-a7eb430e7ff3&amp;query=apprendimenti+Stem+teenager" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" type="link" id="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-di-genere-nei-percorsi-stem-in-un-mondo-sempre-piu-tecnologico/">I divari di genere nei percorsi Stem in un mondo sempre più tecnologico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305464</guid>

					<description><![CDATA[<p>In un edificio scolastico statale su tre, in media, c'è una mensa. Ma se in Valle d’Aosta oltre il 70% dei plessi ne ha, in Sicilia questa soglia non raggiunge neanche il 15%. Differenze territoriali che rallentano il contrasto alla povertà alimentare tra i minori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le mense rappresentano un elemento importante nelle scuole.</strong> Migliorano la qualità dell’offerta scolastica, garantiscono pasti equilibrati in contrasto alla povertà alimentare, facilitano la socialità e permettono di seguire lezioni nel pomeriggio.</p>



<p><strong>Tuttavia le mense sono presenti in poco più di un terzo degli edifici scolastici statali del paese, con differenze territoriali molto marcate tra nord e sud.</strong> Se infatti oltre il 70% delle scuole in Valle d’Aosta possiede una mensa, quest’ultima è presente in meno del 15% dei plessi scolastici siciliani.</p>


<div id="strillo-testo-block_8615bade1f9d55ae8d4699de74eb1a29" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le mense aiutano la socialità e garantiscono pasti adeguati e bilanciati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Poter usufruire di una mensa è infatti spesso <strong>fondamentale per il proseguo delle lezioni nel pomeriggio,</strong> permettendo la normale frequenza delle attività educative e venendo anche incontro alle alle esigenze dei genitori che lavorano. Ma anche il momento stesso del pasto ha un&#8217;importanza cruciale per ragazze e ragazzi. Dal momento che viene effettuato in uno spazio condiviso, si creano <strong>possibilità di connessione e socializzazione al di fuori dell&#8217;orario prettamente scolastico.</strong></p>



<p>Inoltre,<strong> viene garantito un pasto adeguato a livello di porzioni e di bilanciamento dei macronutrienti almeno una volta al giorno</strong>, un elemento da non sottovalutare per famiglie in condizione di fragilità economica e sociale. Il pranzo diventa infine un momento dove è anche possibile <strong>imparare come si compone un&#8217;alimentazione corretta</strong> all&#8217;interno di uno stile di vita salutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le mense scolastiche presidio contro la povertà alimentare</h3>



<p>La povertà alimentare è un fenomeno difficile da definire. Se nei paesi in via di sviluppo è prettamente legata alla disponibilità di cibo e alla sua diretta accessibilità, nelle economie occidentali è una questione che si lega a molti altri aspetti. Come evidenziato nella <a href="https://www.disuguaglianzesociali.it/glossario/?idg=40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a> sull&#8217;argomento, si lega al tema del cosiddetto <strong>&#8220;paradosso della scarsità dell&#8217;abbondanza&#8221;</strong> (Campiglio e Rovati, 2009): nonostante la presenza di alimenti, l&#8217;accesso a risorse adeguate al proprio sostentamento è impossibile per alcune fasce della popolazione.</p>


<div id="la-poverta-alimentare-e-un-fenomeno-multimensionale-legato-anche-alla-qualita-del-cibo-cui-si-ha-accesso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A prescindere dal contesto, <strong>la corretta alimentazione non è soltanto legata a un adeguato apporto calorico</strong>: bisogna anche considerare la disponibilità dei diversi macronutrenti e la possibilità di avere del cibo di qualità e seguire diete salutari sin dai primi anni di età, elementi cruciali nell&#8217;evitare l&#8217;insorgenza di malattie croniche nel tempo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Beyond adequate calories intake, proper nutrition has other dimensions that deserve attention, including micronutrient availability and healthy diets. Inadequate micronutrient intake of mothers and infants can have long-term developmental impacts. Unhealthy diets and lifestyles are closely linked to the growing incidence of non communicable diseases in both developed and developing countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://sdgs.un.org/topics/food-security-and-nutrition-and-sustainable-agriculture#:~:text=Beyond%20adequate%20calories,and%20developing%20countries." target="_blank">&#8211; Nazioni Unite, Sustainable development goals: Food security and nutrition and sustainable agriculture (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Si tende quindi a considerare in senso più ampio l&#8217;esposizione alla malnutrizione</strong>, che oltre alle condizioni di carenza (denutrizione) include anche situazioni legate al sovrappeso e all&#8217;obesità e squilibri di elementi necessari per le funzioni vitali. Chiaramente, la povertà alimentare e le situazioni di malnutrizione incidono ancora di più su bambini e ragazzi che stanno attraversando l&#8217;età dello sviluppo, per cui ci sono <a href="https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/120209" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccomandazioni specifiche</a>.</p>


<div id="strillo-testo-block_ace4dc8a23bd83e582232a739cb615ae" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La povertà alimentare non riguarda soltanto il mero apporto calorico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>In questo contesto, un&#8217;indicazione utile per comprendere il quadro italiano è la possibilità delle famiglie di mangiare carne o pesce ogni due giorni. Nel 2024, <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,HOU,1.0/HOU_ECDISTR/DCCV_FAMNOVOCISPESA/IT1,34_280_DF_DCCV_FAMNOVOCISPESA_2,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">11 famiglie ogni 100 </a> dichiarano delle difficoltà nel potersi permettere un pasto proteico. Tra le tipologie familiari che mostrano le maggiori difficoltà spicca la famiglia monogenitoriale con almeno un figlio minore (13,4%). Concentrandosi più nello specifico sulla condizione minorile, i dati del 2019 mostrano dei divari tra le regioni italiane. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-sicilia-e-la-regione-in-cui-piu-incide-la-poverta-alimentare-minorile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo approfondito in passato</a>, in Italia <strong>il 2,8% dei minori non riesce a consumare un pasto proteico al giorno.</strong> Si tratta di numeri che tendono ad incrementare nelle regioni del sud, con incidenze maggiori in Sicilia (8,4%), Campania (5,4%) e Basilicata (4,9%).</p>



<p>Questo dato va interpretato alla luce della complessità del fenomeno. Possono infatti incidere situazioni di indigenza economica ma anche educazione alimentare e facilità ad accesso a specifici servizi. In questo quadro,<strong> le mense scolastiche rivestono un valore essenziale</strong>, sottolineato spesso nelle <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/agia-relazione-parlamento-2021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazioni</a> e negli interventi del garante dell&#8217;infanzia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Povertà educativa e marginalità si combattono inoltre garantendo pari opportunità di accesso a tempo pieno e mense scolastiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/wp-content/uploads/2025/06/scheda_5_priorita.pdf" target="_blank">&#8211; Agia, Le cinque priorità dell&#8217;Agia per la scuola (2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Abbiamo dunque analizzato i <a href="https://dati.istruzione.it/opendata/opendata/catalogo/elements1/leaf/?datasetId=DS0151EDIAMBFUNZSTA2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> della presenza delle mense scolastiche all&#8217;interno degli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2024-2025 rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione e del merito su cadenza annuale per capire come si distribuisce il servizio sul territorio nazionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si distribuiscono le mense sul territorio italiano</h3>



<p>In Italia sono presenti 39.351 edifici che comprendono scuole statali. Di questi, <strong>14.362 riportano la presenza di uno spazio adibito alla mensa.</strong></p>


<div id="in-italia-la-presenza-della-mensa-e-dichiarata-per-il-365-degli-edifici-scolastici-statali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">36,5% </span>gli edifici scolastici in cui si dichiara la presenza di una mensa (anno scolastico 2024-2025).</p>
			        </section>
		


<p><strong>Si tratta però di un dato che nasconde profonde differenze territoriali tra l&#8217;area del centro-nord e il mezzogiorno.</strong> I contesti dove l&#8217;incidenza è più alta sono la zona del nord-ovest (50,8% degli edifici), centro (41,6%) e nord-est (38,3%). Più bassi invece i dati del sud (24,1%) e le isole (22,3%). <strong>Tra il valore maggiore e quello minore ci sono circa 30 punti percentuali di differenza.</strong> Un divario che risulta ancora più evidente se si analizzano i dati a livello regionale.</p>


<div id="quasi-tutte-le-regioni-con-valori-inferiori-alla-media-nazionale-sono-del-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Nelle regioni del mezzogiorno ci sono meno scuole con le mense</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nelle regioni italiane (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nelle-regioni-del-mezzogiorno-ci-sono-meno-scuole-con-le-mense.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Sono 12 le regioni che superano la media italiana per incidenza di edifici scolastici per cui viene dichiarata la presenza dello spazio mensa.</strong> Di queste, solo una si trova nel mezzogiorno: è la Sardegna che con il 37,3% supera la percentuale italiana di poco meno di un punto percentuale. Le regioni che invece riportano valori inferiori a quello nazionale si trovano tutte nel mezzogiorno ad eccezione del Lazio.</p>


<div id="in-valle-daosta-il-719-degli-edifici-scolastici-dichiara-di-avere-una-mensa-in-sicilia-solo-il-144" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La regione italiana con la percentuale maggiore è la <strong>Valle d&#8217;Aosta (71,9%) </strong>a cui seguono Piemonte (62,6%), Liguria (59,5%) e Toscana (59,1%). Quelle con i valori minori sono Lazio (25,3%), Calabria (22,5%), Campania (18,1%) e <strong>Sicilia (14,4%).</strong></p>



<p>A livello provinciale, <strong>53 province su 107 registrano valori superiori alla media nazionale</strong> (il 49,5%). Di queste, solo Potenza, Nuoro, Sassari e Cagliari si trovano nell&#8217;area del mezzogiorno. I territori con le incidenze più alte sono Valle d&#8217;Aosta (71,9%), Imperia (68,3%), Biella (67,6%) e Vercelli (66,2%). Sono invece più basse a Trapani (12,6%), Catania (8%), Napoli (7,7%) e Ragusa (3,7%).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Nei comuni del centro-nord più scuole dichiarano di avere la mensa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di mensa nei comuni italiani (a.s. 2024/25)</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_305536_tab3"><p>L’indicatore misura il rapporto percentuale tra gli edifici scolastici statali per cui è dichiarata la dotazione della mensa e il totale degli edifici scolastici statali. Non sono disponibili dati per il Trentino-Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. In rosso sono visualizzati i comuni che riportano un&#8217;incidenza inferiore alla media nazionale (36,5%), in blu superiore.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati ministero dell’istruzione e del merito                                                                <br>(consultati: venerdì 9 Gennaio 2026)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/02/nei-comuni-del-centro-nord-piu-scuole-dichiarano-di-avere-la-mensa.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305536"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-305536" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p><strong>Il 47,8% dei capoluoghi italiani riporta dei valori superiori all&#8217;incidenza italiana. </strong>Anche per questo anno scolastico la percentuale maggiore si registra ad Alessandria, nel Piemonte. Dei 43 edifici scolastici presenti, 33 registrano la presenza di mense (76,7%). Seguono Carrara (71,1%), Como (68,5%) e Monza (64,4%). Come per le province, la maggior parte dei capoluoghi che supera la media nazionale si trova nel centro-nord.</p>



<p>Da notare però che alcuni comuni di grandi dimensioni come Napoli, Catania e Palermo riportino delle percentuali anomale inferiori al 10%. Questi dati sono forniti dagli enti proprietari di ogni singola struttura al ministero dell&#8217;istruzione e del merito per cui è possibile che ci possano essere dei discostamenti rispetto alla situazione effettiva. Nonostante questa puntualizzazione, è comunque chiaro che <strong>il mezzogiorno appare essere l&#8217;area più caratterizzata dalla minore incidenza di edifici scolastici con le mense.</strong> Rispetto quindi al ruolo della refezione, questo divario ha un impatto notevole sull&#8217;esperienza educativa dei minori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/valle_daosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2025_mense/totale_generale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/bambini-che-pranzano-alle-elementari_18416160.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=6b69d7c4-9424-4d5a-abdc-6f8f36fc3049&amp;query=mensa+scolastica" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/docs/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-profondo-divario-tra-nord-e-sud-sulle-mense-scolastiche/">Il profondo divario tra nord e sud sulle mense scolastiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Jan 2026 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=305605</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quasi la metà degli italiani non possiede competenze digitali almeno di base. Un dato che pone il nostro paese agli ultimi posti in Europa. La scuola in questo contesto ha un ruolo fondamentale ma sia dal punto di vista delle strutture che della didattica c’è ancora molto da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il prossimo 28 gennaio si celebra la <a href="https://www.coe.int/it/web/portal/28-january-data-protection-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata europea della protezione dei dati personali</a>, un’occasione per riflettere sul ruolo delle <strong>competenze digitali</strong> in una società sempre più interconnessa. Oggi infatti saper usare consapevolmente le tecnologie non significa soltanto migliorare le proprie <strong>opportunità nel mercato del lavoro</strong>, ma anche essere <strong>cittadini più consapevoli</strong>, capaci di orientarsi in un sistema complesso, segnato dalla sovrapproduzione di contenuti, dalla diffusione di fake news e dal tracciamento potenzialmente pervasivo delle nostre abitudini e dei nostri orientamenti.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>L’evoluzione tecnologica rappresenta senza dubbio un inarrestabile fattore di progresso sociale: tuttavia, taluni elementi distorsivi che la stessa introduce danno talvolta l’impressione che essa sia in parte goduta ma in parte anche subita dalle collettività.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.federalismi.it/ApplOpenFilePDF.cfm?artid=53048&#038;dpath=document&#038;dfile=12012026182902.pdf&#038;content=%3Ci%3ESocial%2Bnetwork%2C%2Be%2Ddemocracy%3C%2Fi%3E%2Be%2B%E2%80%9Ccostituzionalismo%2Bdigitale%E2%80%9D%2B%2D%2Bstato%2B%2D%2Bdottrina%2B%2D%2B" target="_blank">&#8211; D. Porena, Social network, e-democracy e costituzionalismo digitale (14/1/2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo contesto, la scuola rappresenta un presidio fondamentale. Non solo per trasmettere conoscenze ma anche per <strong>garantire parità di accesso a strumenti e infrastrutture digitali</strong>, riducendo le disuguaglianze educative. Su tale aspetto dobbiamo osservare che, nonostante alcuni progressi, <strong>l’Italia resta tra i paesi europei con la più bassa diffusione di competenze digitali almeno di base</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">54,3% </span>i cittadini italiani con competenze digitali almeno di base nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Un altro elemento &#8220;critico&#8221; riguarda l&#8217;approccio alle potenzialità offerte dagli strumenti dell&#8217;<strong>intelligenza artificial</strong>e (Ai). Risorse preziose ma che non sono prive di rischi, specialmente se utilizzate in modo non consapevole. Da questo punto di vista, il nostro paese appare caratterizzato da un <strong>approccio prudente</strong> rispetto ad altri contesti europei. Approccio che dipende anche dall&#8217;affermazione abbastanza recente di un uso più ampio di questi strumenti. Perciò <strong>è fondamentale che già a partire dalla scuola vi sia una diffusa conoscenza per poter padroneggiare le nuove tecnologie</strong>. Sono svariati infatti gli aspetti problematici che stanno emergendo riguardo all&#8217;utilizzo di queste risorse.</p>



<p>A ciò si aggiunge un altro elemento legato alla disponibilità di strumenti e strutture. Sotto questo profilo, a livello nazionale, <strong>circa il 40% degli edifici scolastici è dotato di aule di informatica</strong>. Al contrario, nel 32,7% dei plessi questo spazio non è presente mentre nel 26,7% dei casi l&#8217;informazione non è stata dichiarata dall&#8217;ente proprietario dell&#8217;immobile (comuni, province). Dati che fanno capire quanto lavoro ci sia ancora da fare per garantire a tutte le ragazze e i ragazzi le stesse opportunità.</p>





<div id="nel-2025-il-543-degli-italiani-aveva-competenze-digitali-almeno-di-base-un-dato-inferiore-di-6-punti-percentuali-rispetto-alla-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le competenze digitali in Italia e in Europa</h3>



<p>Le competenze digitali rappresentano oggi quindi un requisito fondamentale per la partecipazione piena alla vita economica e sociale. Ma quanto sono diffuse queste conoscenze tra la popolazione? Alcune indicazioni su questo fronte ci vengono messe a disposizione da <strong>Eurostat</strong>.</p>



<p>Con specifico riferimento all&#8217;<strong>Italia</strong>, <strong>nel 2025 le persone che avevano competenze digitali di base o superiori erano il 54,3% della popolazione</strong>. Un dato che, seppur in crescita rispetto all&#8217;anno precedente, è ancora inferiore di circa 6 punti percentuali rispetto alla media europea (60,4%). C&#8217;è da dire però che, il nostro paese ha recuperato qualche posizione nel confronto con gli altri stati dell&#8217;Ue, pur rimanendo nella parte bassa della classifica. Se nel 2024 infatti solamente Lettonia, Polonia, Bulgaria e Romania riportavano una quota di competenze digitali inferiore rispetto a quella italiana, nel 2025 il nostro paese sopravanza anche Lituania, Slovacchia, Grecia e Slovenia.</p>



<p>Le dinamiche restano simili anche se restringiamo l’analisi all’ambito dei <strong>giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni</strong>. Persone che possono essere considerate sostanzialmente come “native digitali”. In questo caso la percentuale di soggetti con competenze almeno di base aumenta sensibilmente. <strong>A livello Ue parliamo di una quota del 74,7%. Anche in questo caso l’Italia si colloca al di sotto della media con il 69,1%</strong>. È significativo notare che in questo caso ci sono 7 paesi Ue che riportano un dato inferiore a quello italiano e tra questi figura pure la <strong>Germania</strong> (65,2%).&nbsp;</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Il 30% dei giovani italiani non ha competenze digitali adeguate</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Percentuale di cittadini con competenze digitali di base o superiori nei paesi Ue nella fascia 16-29 anni (2025)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/">Il 30% dei giovani italiani non ha competenze digitali adeguate &#8211; Percentuale di cittadini con competenze digitali di base o superiori nei paesi Ue nella fascia 16-29 anni (2025)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305585_tab3"><p>Il livello di “digital skills” viene valutato sulla di <a href="https://joint-research-centre.ec.europa.eu/scientific-activities-z/education-and-training/digital-transformation-education/digital-competence-framework-citizens-digcomp_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 aree chiave individuate</a> dal framework europeo delle competenze digitali per i cittadini. Tra queste la risoluzione di problemi in ambito informatico, l’alfabetizzazione all’uso di dati e informazioni, la capacità di comunicazione e collaborazione in ambiente digitale, la sicurezza in rete e la creazione di contenuti digitali.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 16 Dicembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305585"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-30-dei-giovani-italiani-non-ha-competenze-digitali-adeguate/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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<div id="strillo-testo-block_e7df5b2803355ce23c2924b39012e195" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Al crescere del titolo di studio aumentano le competenze digitali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di persone con competenze digitali adeguate aumenta con il crescere del livello di studio raggiunto. In Italia, ad esempio, la percentuale di persone con competenze digitali adeguate è pari al <strong>56,7% tra coloro che hanno un basso livello di istruzione</strong>. Sale al <strong>71,7% tra chi ha un livello di istruzione media</strong> e cresce ancora fino all’<strong>84,7% tra coloro che hanno raggiunto i gradi più alti</strong>.&nbsp;</p>


<div id="in-un-mondo-dove-lai-ha-uninfluenza-crescente-avere-competenze-digitali-adeguate-e-fondamentale-litalia-su-questo-fronte-ha-scelto-un-approccio-cauto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Intelligenza artificiale nella scuola: approcci e criticità</h3>



<p>L&#8217;utilizzo consapevole delle potenzialità offerte dall&#8217;Ai è certamente un elemento centrale e lo sarà sempre di più nei prossimi anni. Al momento non sembrano esistere<strong> ancora metodologie condivise</strong> &#8211; salvo quanto contenuto nel cosiddetto <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202401689" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ai act</a> adottato a livello Ue &#8211; e che ogni stato abbia scelto un approccio diverso. Questo almeno è quello che emerge da un&#8217;indagine condotta da <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Schoolnet</a> che ha coinvolto 23 paesi tra cui anche alcuni extra Ue (Norvegia, Svizzera, Turchia). Dall’analisi delle risposte risulta che l’integrazione dell’Ai nei contesti scolastici è ancora in una <strong>fase iniziale</strong> <strong>di</strong> <strong>sperimentazione e definizione di cornici normative</strong>.</p>



<p>In questo quadro, in particolare la <strong>formazione degli insegnanti</strong> è considerata un prerequisito essenziale per l’adozione efficace dell’Ai. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi questa è ancora <strong>opzionale o limitata a progetti pilota</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The integration of AI in education contexts does not come challenge-free. Education systems must deal with a number of concerns and questions when considering the introduction of such technology in school environments. [&#8230;] one of the most pressing concerns reported by respondents relates to data privacy and protection of the rights of all school actors, in particular, minors.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.eun.org/documents/411753/12100059/Agile+collection+of+Information+vol.6-11.12.25_Updated.pdf/d0e683fa-7c71-4913-ae1d-69acbb12598b" target="_blank">&#8211; Artificial Intelligence in School Education. European Schoolnet (11/12/2025)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tutti gli intervistati hanno evidenziato aspetti critici nel ricorso a tali strumenti tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>rischi per la <strong>protezione dei dati e la privacy</strong>;</li>



<li>timori legati alla <strong>dipendenza tecnologica e alla perdita di autonomia critica</strong> degli studenti;</li>



<li>problemi di <strong>equità nell’accesso</strong>, che potrebbero ampliare i divari educativi;</li>



<li>difficoltà nel garantire <strong>trasparenza e affidabilità dei sistemi</strong>.</li>
</ul>



<p>Come già anticipato nell&#8217;introduzione, l&#8217;approccio verso questi strumenti adottato dall&#8217;<strong>Italia</strong> è abbastanza prudente. Risultano in corso delle sperimentazioni ma senza un’integrazione strutturale dell’Ia nei curricula scolastici.</p>


<div id="strillo-testo-block_ce0b10336890f862adf60bfc62b703c7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Italia ha un approccio molto cauto sull&#8217;integrazione dell&#8217;Ia nel mondo della scuola.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Interessanti da questo punto di vista le <a href="https://www.mim.gov.it/documents/20182/0/MIM_Linee+guida+IA+nella+Scuola_09_08_2025-signed.pdf/b70fdc45-4b75-1f7e-73bf-eab12989b928?t=1756468797694" target="_blank" rel="noreferrer noopener">linee guida</a> che il <strong>ministero dell&#8217;istruzione</strong> ha diffuso nel 2025. Secondo questo documento, l&#8217;Ai può supportare i <strong>dirigenti scolastici</strong> nella pianificazione e nell&#8217;analisi dati senza sostituire le decisioni umane; i <strong>docenti</strong> nella personalizzazione dell&#8217;insegnamento, nella progettazione e nella valutazione; il <strong>personale amministrativo</strong> nell&#8217;automazione delle procedure. Per gli <strong>studenti</strong>, l&#8217;Ai offre percorsi più inclusivi, ma richiede lo sviluppo di competenze critiche.</p>



<p>Sostanzialmente, si sottolinea che l&#8217;Ai deve essere uno <strong>strumento di supporto</strong>. Non un sostituto dell&#8217;azione educativa, ribadendo la centralità della responsabilità umana, della tutela dei dati e della relazione didattica.</p>


<div id="durante-lanno-scolastico-2024-25-solo-il-407-degli-edifici-scolastici-era-dotato-di-aule-di-informatica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di aule di informatica nei territori</h3>



<p>In base a quanto visto fin qui appare chiaro quanto la scuola sia fondamentale. Sia per fornire ai ragazzi e alle ragazze le competenze digitali necessarie per essere cittadini a tutto tondo, sia per garantire a tutti le stesse possibilità di accesso alle tecnologie e alla rete. Per questo è importante valutare quanto spazi come le <strong>aule di informatica</strong> siano presenti e fruibili nei diversi territori.</p>



<p>Grazie ai dati messi a disposizione dal <strong>ministero dell’istruzione</strong> e relativi all’anno scolastico 2024/25 sappiamo che in Italia gli edifici scolastici statali censiti sono in totale&nbsp;39.351 di cui <strong>15.998 dotati di aule informatiche</strong>. A livello regionale, il territorio con la quota più alta di edifici con aule di informatica è la <strong>Valle d’Aosta</strong> che però ha numeri abbastanza contenuti (139 edifici scolastici, di cui 86 con aule informatiche). Seguono <strong>Liguria</strong> (59,1%), <strong>Piemonte</strong> (53,6%) e <strong>Marche</strong> (51,4%). Le regioni con le quote più basse invece sono <strong>Abruzzo</strong> (27,8%), <strong>Calabria</strong> (27,2%) e <strong>Lazio</strong> (25,4%).</p>



<p>È interessante notare che in questo ambito ci sono alcune regioni del centro-nord che si trovano al di sotto della media nazionale. Oltre al Lazio, parliamo di <strong>Umbria</strong> (36,1%) ed <strong>Emilia-Romagna</strong> (40,3%). Viceversa alcune aree meridionali riportano valori superiori alla media. È il caso della <strong>Basilicata</strong> (49,3%) e della <strong>Puglia</strong> (42%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica/">Per il 60% degli edifici scolastici non è dichiarata la presenza di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche per regione (a.s. 2024/25)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_305595_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_305595_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_305595_tab3"><p>Questi dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico. Informazioni non disponibili per il Trentino Alto Adige.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/il-60-degli-edifici-scolastici-e-sprovvisto-di-aule-di-informatica.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-305595"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="tra-i-comuni-capoluogo-la-maggiore-disponibilita-di-aule-di-questo-tipo-si-registra-a-pavia-modena-e-aosta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo osservare che, escludendo il Trentino Alto Adige per cui non sono disponibili i dati, i comuni che ospitano almeno un plesso sul proprio territorio sono 6.613. Tra questi, ne risultano <strong>1.868 (il 28% circa) in cui la quota di edifici scolastici con aule di informatica è pari a 0</strong>. Si tratta generalmente di realtà di piccole dimensioni in cui i plessi presenti sono meno di 10. Se si escludono queste zone dall’analisi, possiamo osservare che nella maggior parte degli altri casi la quota di edifici con aule informatiche è <strong>compresa tra il 25% e il 50% (2.064 comuni)</strong>. I comuni in cui la quota risulta compresa tra il 75% e il 100% sono invece 1.156. Tra questi, sono <strong>1.062 i territori in cui tutti gli edifici presenti sono dotati di aule di informatica</strong>.</p>



<p>Soffermandoci sui comuni capoluogo, che generalmente ospitano il maggior numero di strutture, possiamo osservare che le quote più alte le fanno registrare <strong>Pavia</strong> (91,4%), <strong>Modena</strong> (87,7%) e <strong>Aosta</strong> (82,1%). Si tratta degli unici tre capoluoghi in cui il dato supera l’80%. Viceversa la percentuali più basse si registrano a <strong>Catanzaro</strong> (5,4%), <strong>Cosenza</strong> (6,6%) e <strong>Latina</strong> (8,6%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">In oltre 1.800 comuni non ci sono scuole dotate di aule informatiche</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/01/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-oltre-1-800-comuni-non-ci-sono-plessi-dotati-di-aule-informatiche/">In oltre 1.800 comuni non ci sono scuole dotate di aule informatiche &#8211; Percentuale di edifici scolastici statali dotati di aule informatiche comune per comune (a.s. 2024/25)</a></div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Mim                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Agosto 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-305598"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Un altro elemento interessante riguarda il fatto che la quota di edifici scolastici dotati di aule di informatica tende a diminuire man mano che ci si allontana dai centri principali in direzione di quelli più periferici.</p>


<div id="strillo-testo-block_6fd4115104594cbd0356fcfb05271596" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle aree interne la disponibilità di aule informatica è più limitata.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Se nei <strong>poli</strong> infatti la quota risulta superiore al <strong>44%</strong>, già nei <strong>comuni di cintura</strong> (quelli che vanno a comporre gli hinterland rispetto ai centri principali) si scende sotto la media nazionale (40,1%). La percentuale scende ancora se si prendono in considerazione i <strong>comuni intermedi</strong> (37,8%), quelli <strong>periferici</strong> (37%) e <strong>ultra periferici</strong> (33,8%). Se da un lato tale dinamica è comprensibile e rispecchia la concentrazione della domanda, dall’altro sarebbe importante non tralasciare interventi anche nelle aree interne. Anche per contribuire a contrastare alcuni fenomeni quali lo spopolamento.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza di dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_aule_informatiche/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di aule informatiche sono di fonte ministero dell&#8217;istruzione e del merito.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/studenti-universitari-che-si-affollano-all-aperto_31237838.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=40f49099-d0bc-4897-8fcc-cc7de2b494ea&amp;query=Le+competenze+digitali+nelle+scuole+italiane" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://it.freepik.com/ai/faq/what-are-premium-licenses" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-delle-competenze-digitali-nellera-dellia/">La sfida delle competenze digitali nell’era dell’intelligenza artificiale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304499</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati confermano come al diminuire del livello di istruzione corrispondano retribuzioni più basse. Per questo l'investimento in tale ambito può contribuire a una riduzione dei divari socio-economici. Anche se non è di per sé un indice di qualità, si tratta di un elemento da monitorare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I recenti dati pubblicati da Istat sulla povertà in Italia ci indicano che <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il 12,3% delle famiglie</a> con figli nel 2024 si è trovata a vivere in condizioni di povertà assoluta. Una quota che supera il 20% tra i nuclei con almeno 3 minori a carico.</p>



<p>I dati confermano inoltre che&nbsp;<strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. Tendenzialmente infatti&nbsp;<strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Una dinamica confermata anche dai <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/01/REPORT_STRUTTURA_RETRIBUZIONI_2022.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati relativi alla struttura delle retribuzioni</a> in Italia. Da queste elaborazioni emerge infatti come il livello dei salari medi tenda a diminuire al calare del titolo di studio conseguito, con significativi divari di genere.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+58,8% </span>il divario retributivo medio tra chi ha conseguito una laurea e chi si è fermato alla terza media in Italia nel 2022.</p>
			        </section>
		

        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è la povertà assoluta</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/anche-nellaccesso-alluniversita-i-divari-sociali-alimentano-quelli-educativi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a>, questo tipo di divari socio-economici tende a tramandarsi di generazione in generazione, per la forte segmentazione nel percorso di studi in base alla famiglia d&#8217;origine. <strong>Per i figli di famiglie svantaggiate infatti è meno frequente raggiungere i gradi di istruzione più alti, rispetto ai coetanei</strong>. Investire in un&#8217;istruzione accessibile per tutti resta quindi una leva imprescindibile per cercare di far uscire bambini e bambine, ragazzi e ragazze dalla trappola della <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà educativa</a>. Peraltro, nel suo ultimo <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto annuale</a>, <strong>Invalsi ha evidenziato come sia necessario intervenire fin dai primi gradi di studio</strong>. Già in terza media infatti si possono accumulare gap educativi difficilmente recuperabili. Questi possono condurre ai fenomeni come quello della <strong>dispersione scolastica, sia esplicita che implicita</strong>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vedi anche
<br><strong>Che cos’è l’abbandono scolastico</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le recenti esperienze dimostrano che, quando le azioni sono progettate sulla base delle esigenze specifiche di scuole e classi, i risultati non tardano ad arrivare. L’analisi dei dati, l’autonomia responsabile e il supporto alle comunità educanti si confermano leve strategiche.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In questo senso, la spesa in istruzione &#8211; pur essendo un indicatore quantitativo e non qualitativo &#8211; resta uno degli aspetti da monitorare per valutare l&#8217;investimento del paese in questa priorità. <strong>Da anni purtroppo l&#8217;Italia si colloca tra i paesi europei con la più bassa spesa in rapporto al prodotto interno lordo</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3,9% </span>la quota di spesa pubblica destinata all&#8217;istruzione rispetto al Pil nel 2023 in base ai dati Eurostat.</p>
			        </section>
		


<p>Come detto, si tratta di un valore quantitativo che quindi di per sé&nbsp;<strong>non rappresenta un indicatore di qualità dell’offerta educativa</strong>. Allo stesso tempo, porre questo comparto al centro delle politiche pubbliche può&nbsp;<strong>contribuire a una riduzione dei divari sociali, educativi e territoriali</strong>&nbsp;che gravano sul paese.</p>


<div id="in-italia-in-media-un-laureato-arriva-a-guadagnare-il-59-in-piu-di-chi-si-ferma-alla-licenza-media-tra-i-lavoratori-dipendenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Divari retributivi e titoli di studio in Italia</h3>



<p>I dati raccolti da Istat nell&#8217;ambito dell&#8217;indagine europea<em> </em><a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/explore/all/all_themes" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RCL-SES</a> consentono di evidenziare piuttosto chiaramente il <strong>legame tra il livello di istruzione e la retribuzione</strong>. Nel 2022, ultimo anno della rilevazione, infatti i lavoratori dipendenti con un diploma di scuola superiore guadagnavano in media circa 35mila euro all’anno, il 18,5% in più rispetto a chi possedeva al massimo la licenza media (29.567 €). I laureati invece arrivavano a guadagnare circa il 59% in più (46.953 €).</p>






<p>In questa dinamica si inserisce anche l&#8217;annosa questione del <strong>divario retributivo di genere</strong>. Dai dati infatti emerge chiaramente come le donne guadagnino generalmente meno degli uomini, anche a parità di livello di istruzione. Complessivamente infatti nell&#8217;anno in esame <strong>la retribuzione media annua degli uomini ammontava a 39.982 euro mentre quella delle donne si fermava sui 33.807 euro</strong>. Una differenza percentuale del 18,3%. Questo divario aumenta con il crescere del livello di istruzione: è del 19,9% per i dipendenti con al massimo la licenza media, sale al 20,5% per l’istruzione secondaria superiore e raggiunge il 39,9% per l’istruzione terziaria.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere/">Al diminuire del livello di istruzione diminuisce la retribuzione media annua, con forti divari di genere &#8211; Retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti per sesso e livello di istruzione in valori assoluti (2022)</a></div>
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                             aria-labelledby="chart_304490_tab3"><p><span style="font-weight: 400">I dati derivano dalla Rilevazione sulla Struttura delle retribuzioni e del costo del lavoro (RCL-SES) riferita al 2022. In linea con le normative comunitarie, l&#8217;indagine ha coinvolto i lavoratori dipendenti retribuiti per l&#8217;intero mese di ottobre 2022, impiegati in unità economiche (aziende e enti pubblici) con un minimo di 10 dipendenti.</span></p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: lunedì 20 Gennaio 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/al-diminuire-del-livello-di-istruzione-diminuisce-la-retribuzione-media-annua-con-forti-divari-di-genere.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-304490"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Da notare che il divario di genere colpisce le donne anche nelle differenze retributive in sulla base del titolo di studio. Le donne diplomate infatti guadagnano il 20,2% in più rispetto a quelle con licenza media, un divario simile a quello maschile (20,7%). Tuttavia, per le donne con istruzione terziaria, la retribuzione è superiore del 54,2% rispetto a chi ha la licenza media. Si tratta di una <strong>differenza nettamente inferiore rispetto a quella riscontrata negli uomini (79,9%)</strong>.&nbsp;</p>


<div id="nel-2023-litalia-ha-speso-in-istruzione-risorse-pari-a-meno-del-4-del-proprio-pil-da-anni-il-paese-registra-uno-dei-valori-piu-bassi-nel-contesto-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La spesa in istruzione in Italia e in Europa</h3>



<p>L&#8217;accesso all&#8217;istruzione resta quindi uno dei principali fattori per le opportunità di vita successive. Da questo punto di vista, il principale strumento a disposizione del decisore è<strong>&nbsp;l’offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti</strong>. Ciò si traduce in un investimento complessivo, che non riguarda unicamente l’entità delle risorse spese ma anche – e soprattutto – la&nbsp;<strong>qualità dell’offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso</strong>. Allo stesso tempo, le risorse investite sul comparto possono essere comunque considerate un indicatore dell&#8217;importanza attribuita al settore.</p>


<div id="strillo-testo-block_c371627507e37af844b76efd7a93015c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La spesa in istruzione non è un indicatore di qualità ma può dirci qualcosa sull&#8217;importanza attribuita al settore dai decisori.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da questo punto di vista possiamo osservare come nel 2023 la spesa pubblica italiana per l’istruzione sia consistita in circa <strong>83,7 miliardi di euro</strong>, in base ai dati riportati da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Government_expenditure_by_function_%E2%80%93_COFOG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> per quell&#8217;anno. Si tratta del terzo valore più alto all’interno dell’Unione europea superato solamente da <strong>Germania</strong> (187,3 miliardi) e <strong>Francia</strong> (141,6 miliardi). Naturalmente però occorre tenere presente le diverse caratteristiche dei paesi Ue, a partire dalla grandezza della popolazione e dalla capacità di spesa che ogni stato può mettere in campo.</p>



<p>Per questo, un indicatore utile per fare confronti a livello europeo è l’analisi della percentuale di spesa in istruzione rispetto al Pil (prodotto interno lordo) di ogni paese. Considerando questo indicatore possiamo osservare che <strong>l’Italia nel 2023 ha investito in istruzione una quota pari al 3,9% del proprio Pil</strong>. Si tratta del terzo valore più basso a livello Ue a fronte di un dato medio del 4,7%. Solo <strong>Romania</strong> (3,4%) e <strong>Irlanda</strong> (2,8%),&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/il-grande-potenziale-dellinvestimento-in-istruzione/#dal-2010-litalia-e-tra-i-maggiori-paesi-ue-quello-che-spende-meno-rispetto-al-pil" target="_blank" rel="noreferrer noopener">su cui valgono però alcune considerazioni particolari</a>, riportano valori inferiori. Ai primi posti troviamo invece <strong>Svezia</strong> (7,3%), <strong>Belgio</strong>, <strong>Finlandia</strong> ed <strong>Estonia</strong> (6,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-terzo-paese-ue-con-minor-spesa-in-istruzione/">L’Italia è il terzo paese Ue con minor spesa in istruzione &#8211; Percentuale di spesa pubblica in educazione rispetto al Pil (2023)</a></div>
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                             aria-labelledby="chart_304497_tab3"><p>I dati, raccolti da Eurostat per i diversi paesi europei, fanno riferimento alla classificazione internazionale della spesa pubblica per funzione (<a href="https://www.istat.it/it/archivio/6427" target="_blank" rel="noopener">Cofog</a>).</p>
<p>Dati 2023 provvisori per Belgio, Francia, Germania, Slovacchia, Spagna e Portogallo.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 21 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304497"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-304497" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Da notare, peraltro, che l&#8217;Italia fra i 3 maggiori stati europei (considerando anche Francia e Germania) è quella che spende meno in istruzione in rapporto al proprio Pil fin dal 2010.</p>


<div id="oltre-il-40-degli-studenti-di-terza-media-non-ha-raggiunto-competenze-linguistiche-adeguate-nel-2025" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I risultati Invalsi come indicatore di possibili criticità dove intervenire</h3>



<p>In un contesto di risorse limitate come quello appena descritto, è <strong>fondamentale attuare interventi mirati sulla base delle diverse esigenze</strong>. Da questo punto di vista, i risultati dei test Invalsi possono rappresentare un utile indicatore in questo senso. Il già citato report riguardante l&#8217;anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato come <strong>continuino ad emergere disparità territoriali significative nei livelli di apprendimento tra sud e centro-nord</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_bd39d77a565170418d926a0600e80518" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I dati possono contribuire a individuare situazioni di criticità fin dai primi gradi di studio.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questi divari sono <strong>già evidenti nella scuola primaria e si accentuano nei cicli successivi</strong>, anche quando si tiene conto del background socio-economico o dell&#8217;origine migratoria degli studenti. Divari che evidenziano la <strong>necessità di azioni strutturali, sin dalla primissima infanzia</strong>.</p>



<p>A livello nazionale, si riscontra che le percentuali di studenti che raggiungono un risultato adeguato rispetto ai traguardi di apprendimento alla fine del primo ciclo di istruzione (almeno livello 3 per italiano e matematica, livello A2 per inglese) sono: 58,6% in italiano, 55,7% in matematica, 82,8% in <em>reading</em> e 69,7% in <em>listening</em>. Italiano e, ancor più, matematica hanno mostrato una fase di sostanziale stabilità dal 2021.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,4% </span>gli studenti di terza media che non hanno raggiunto competenze linguistiche adeguate in italiano nel 2025.</p>
			        </section>
		


<p>Tale quadro suggerisce che <strong>l&#8217;ipotesi di un effetto pandemico di medio-lungo periodo sugli apprendimenti, pur plausibile, non è più sufficiente a spiegare da sola le dinamiche attuali</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il protrarsi di questa situazione potrebbe anche essere attribuito a diversi fattori strutturali, tra cui non solo le difficoltà legate alla didattica a distanza e alle discontinuità formative durante gli anni critici della pandemia ma anche all’emergere di nuove fragilità negli studenti e nelle studentesse e alle sfide poste dalla crescente complessità del contesto scolastico e sociale.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://serviziostatistico.invalsi.it/wp-content/uploads/2025/07/Rapporto-prove-INVALSI-2025.pdf" target="_blank">&#8211; Rapporto Invalsi 2025, 9 luglio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>È quindi necessario interrogarsi su fattori strutturali legati alla trasformazione della società, all&#8217;impatto crescente delle tecnologie e al ruolo della scuola.</p>


<div id="trapani-palermo-e-napoli-sono-i-comuni-capoluogo-dove-gli-studenti-di-terza-media-fanno-registrare-i-piu-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le competenze linguistiche degli studenti nei comuni capoluogo</h3>



<p>In un contesto sociale ed economico dove la capacità di padroneggiare le nuove tecnologie è diventata imprescindibile, l&#8217;apprendimento delle discipline Stem è assolutamente essenziale. Così come resta fondamentale l&#8217;acquisizione delle competenze di base, a partire dalla <strong>capacità di leggere, comprendere e produrre un testo</strong>, premessa per essere cittadini consapevoli e non soggetti passivi. Da questo punto di vista, le <strong>elaborazioni di Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali</strong> ci consentono di fare alcune analisi a livello territoriale circa le <strong>competenze linguistiche raggiunte dagli studenti di terza media nei comuni capoluogo</strong> al termine dell&#8217;anno scolastico 2021-2022.</p>


<div id="strillo-testo-block_623e44721ead6911cfd10aa7447aad46" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Generalmente gli studenti del mezzogiorno ottengono punteggi più bassi nei testi Invalsi di lingua.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello nazionale, il punteggio medio ottenuto dagli studenti di terza media in quell&#8217;anno era pari a 196,6. Disaggregando il dato a livello regionale, possiamo osservare che i punteggi più alti sono stati raggiunti in <strong>Valle d’Aosta</strong> (205,8), <strong>Umbria</strong> (204,5) e <strong>Marche</strong> (202,3). Viceversa, i punteggi più bassi si sono registrati in <strong>Sicilia</strong> (185), in <strong>Calabria</strong> (185,4) e in <strong>Campania</strong> (187,9). </p>



<p>In generale possiamo osservare che <strong>tutte le regioni del mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, hanno riportato un dato inferiore rispetto alla media nazionale</strong>. Viceversa tutte le regioni del centro-nord, con la sola eccezione della <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong>, hanno fatto registrare punteggi più alti.</p>



<p>Scendendo a livello comunale, i 5 capoluoghi con i punteggi più alti sono <strong>Macerata</strong> (214,6), <strong>Sondrio</strong> (212), <strong>Siena</strong> (211,8), <strong>Perugia</strong> (210,1) e <strong>Fermo</strong> (209,7). Rispetto alla dinamica individuata a livello regionale, ci sono, come spesso capita, delle eccezioni. Tra le realtà del mezzogiorno e delle isole infatti, si nota che 11 città fanno registrare un punteggio superiore a 200. Si tratta di: Avellino, Campobasso, Potenza, Lecce, Caserta, Teramo, Chieti, Cagliari, Pescara e Isernia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">A Palermo e Napoli bassi livelli di competenze linguistiche in terza media nel 2022</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-palermo-e-napoli-bassi-livelli-di-competenze-linguistiche-in-terza-media-nel-2022/">Livello di competenza alfabetica degli studenti di terza media per comune capoluogo di provincia (a.s. 2021-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat statistiche sperimentali                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304495"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>I capoluoghi con i risultati inferiori sono invece <strong>Trapani</strong> (178,1), <strong>Palermo</strong> (183,3), <strong>Napoli</strong> (184,7), <strong>Prato</strong> (185,2) e <strong>Crotone</strong> (186). Oltre al capoluogo toscano, altre città del centro-nord con risultati non particolarmente elevati sono Savona, Alessandria, Vercelli, Bolzano, Imperia e Venezia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/competenze_linguistiche_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla competenze linguistiche degli studenti di terza media nei comuni capoluogo sono di fonte Istat statistiche sperimentali.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/kid-taking-book-from-shelf_2499026.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=13&amp;uuid=066692ac-f25b-42ea-9bf1-ea092dce8207&amp;query=lo+stato+deve+investire+nell%27istruzione+" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-terzultimo-paese-in-ue-per-spesa-in-istruzione-sul-pil/">L&#8217;Italia è il terzultimo paese in Ue per spesa in istruzione sul Pil</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Dec 2025 10:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302100</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre l'Unione europea nel suo complesso si sta avvicinando all'obiettivo di abbattere l'abbandono scolastico precoce, alcuni paesi - tra cui la Germania - sembrano allontanarsi dai target.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>L&#8217;Unione europea si sta avvicinando all&#8217;obiettivo</strong> di ridurre sotto il 9% l&#8217;abbandono scolastico precoce, fissato per il 2030, ma <strong>non tutti i paesi marciano alla stessa velocità e nella stessa direzione</strong>.</p>



<p>Nel 2024 il <strong>9,4% dei giovani europei tra 18 e 24 anni</strong> aveva lasciato gli studi con al massimo un titolo di istruzione secondaria inferiore. Quasi 2 punti percentuali in meno rispetto a dieci anni prima, quando l&#8217;abbandono scolastico precoce colpiva oltre l&#8217;11% dei giovani.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-1,7 </span>il calo, in punti percentuali, del tasso di abbandono scolastico in Ue tra 2014 e 2024.</p>
			        </section>
		


<p>Un trend positivo, <strong>trainato in particolare dai paesi mediterranei &#8211; su tutti quelli della penisola iberica</strong>. Anche se nel tempo il modo di calcolare l&#8217;indicatore è stato aggiornato, rendendo non perfettamente comparabili i dati in serie storica, l&#8217;ordine di grandezza appare evidente. Nel 2014 in Spagna quasi il 22% dei giovani aveva lasciato precocemente i percorsi scolastici o di formazione; in Portogallo il 17,3%. Oggi i due paesi si attestano rispettivamente al 13% e al 6,6%, con un calo di 8,9 e 10,7 punti percentuali.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Portogallo e Spagna sono i paesi Ue con più progressi nel contrasto dell&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/portogallo-e-spagna-sono-i-paesi-ue-con-piu-progressi-nel-contrasto-dellabbandono-scolastico/">Andamento nei paesi Ue della percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Anche diversi altri stati dell&#8217;Europa meridionale hanno registrato un miglioramento superiore ai 5 punti percentuali. In particolare Malta (-7,4 punti), Grecia (-6) e Italia (-5,2).</p>



<p>Negli ultimi anni, <strong>alcuni paesi invece si segnalano per una tendenza all&#8217;aumento della dispersione formativa e scolastica</strong>. Nell&#8217;arco del decennio, l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono precoce è infatti cresciuta di oltre 2 punti percentuali in Danimarca (+2,3 punti), Lituania (2,5), Germania (3,4) e Cipro (4,5). Numeri non perfettamente comparabili, come detto, dal momento che la metodologia di calcolo è stata aggiustata nell&#8217;arco del decennio.</p>



<p>Tuttavia una<strong> spaccatura nelle tendenze di fondo sembra piuttosto nitida</strong>. Alcuni paesi, soprattutto dell&#8217;Europa del sud, hanno migliorato molto la propria posizione negli ultimi anni; altri mostrano una traiettoria molto meno chiara, se non in possibile peggioramento. Si tratta di aspetti da monitorare e di cui tenere conto nella definizione delle politiche educative per l&#8217;intero continente.</p>



<p>Se l&#8217;Unione nel suo complesso sta dimostrando una certa capacità di raggiungere gli obiettivi sull&#8217;abbandono scolastico, centrando prima i target per il 2020 e adesso avvicinandosi a quelli per il 2030, non altrettanto si può dire di tutti i suoi stati membri.</p>


<div id="94-di-abbandoni-scolastici-precoci-nel-2024-leuropa-nel-suo-complesso-si-sta-avvicinando-allobiettivo-del-2030-9" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il percorso dei paesi verso gli obiettivi europei</h3>



<p>Da oltre un decennio le politiche dell&#8217;Unione europea hanno individuato nella <strong>riduzione degli abbandoni scolastici precoci</strong> uno degli obiettivi principali per la competitività del Vecchio Continente.</p>



<p>Dapprima, nel 2010, inserendo tra gli obiettivi della <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia Europa 2020</a> quello di <strong>ridurre il tasso di abbandono scolastico al di sotto del 10%</strong>. Questo obiettivo è stato raggiunto a livello continentale proprio tra il 2020 e il 2021: in quella fase per la prima volta la quota di abbandoni è scesa sotto la soglia stabilita.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,7% </span>il tasso di abbandono precoce in Ue nel 2021.</p>
			        </section>
		


<p><strong>Nel 2021, nel pieno dell&#8217;emergenza Covid, sono stati aggiornati gli obiettivi sull&#8217;educazione</strong>, nell&#8217;ambito della ridefinizione del quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione. In questo contesto, una risoluzione del consiglio dell&#8217;Unione europea nel&nbsp;<a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">febbraio 2021</a> ha abbassato di un punto l&#8217;obiettivo Ue, in vista del 2030.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La percentuale di abbandono precoce dell’istruzione e della formazione dovrebbe essere inferiore al 9% entro il 2030.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/en/TXT/PDF/?uri=CELEX:32021G0226(01)&#038;from=EN" target="_blank">&#8211; Risoluzione del Consiglio su un quadro strategico per la cooperazione europea nel settore dell’istruzione e della formazione verso uno spazio europeo dell’istruzione e oltre (2021-2030) </a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Una soglia quindi ancora più sfidante,</strong> che sulla carta sembrerebbe alla portata del Vecchio Continente. In uscita dalla pandemia, nel 2023, la quota di abbandoni precoci era già scesa al 9,6%, calando ulteriormente al 9,4% l&#8217;anno successivo. A più di cinque anni dalla scadenza manca meno di mezzo punto percentuale per raggiungere l&#8217;obiettivo continentale.</p>


<div id="mentre-nelleuropa-meridionale-la-quota-di-chi-abbandona-precocemente-la-scuola-e-diminuita-altri-paesi-delleuropa-settentrionale-sembrano-allontanarsi-dagli-obiettivi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Come detto però <strong>il percorso nell&#8217;ultimo decennio non è stato lineare per tutti i partner europei</strong>. Nel 2014 19 paesi su 27 avevano raggiunto il target del 10%; 15 di questi erano anche già al di sotto della soglia del 9% che sarebbe stata fissata nel decennio successivo.<strong> Dieci anni dopo sono saliti a 20, di cui 17 già in linea con i target per il 2030</strong>.</p>



<p>In questo miglioramento complessivo, <strong>spicca l&#8217;arretramento di alcuni paesi rispetto agli obiettivi europei</strong>. Come si nota dalla mappa, mentre alcuni paesi passano dal &#8220;rosso&#8221; degli obiettivi non raggiunti al &#8220;verde&#8221; del target centrato, altri hanno fatto il percorso inverso. </p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Alcuni paesi, tra cui la Germania, si stanno allontanando dagli obiettivi Ue sull&#8217;abbandono scolastico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014 vs 2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/alcuni-paesi-tra-cui-la-germania-si-stanno-allontanando-dagli-obiettivi-ue-sullabbandono-scolastico.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-302102"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Nel corso del decennio, <strong>Cipro</strong> è passata da un&#8217;incidenza inferiore al 9% (6,8% nel 2014) all&#8217;11,3% attuale. La <strong>Germania</strong>, che già nel 2014 aveva raggiunto gli obiettivi per il 2020, attestandosi al 9,5%, nell&#8217;ultimo quadriennio ha costantemente superato il 12%. La <strong>Lituania</strong>, pur restando sempre al di sotto del 9%, è passata dal 5,9% del 2014 all&#8217;8,4% attuale. In <strong>Danimarca</strong> il tasso di abbandono nel 2014 era inferiore al 9% (8,1% in quell&#8217;anno), mentre negli ultimi due anni si è attestato al 10,4%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Uno sguardo di breve periodo sul fenomeno</h3>



<p>Questo sguardo di lungo periodo (2014-2024) <strong>sconta purtroppo anche le variazioni metodologiche intervenute nel tempo</strong>. Negli ultimi due decenni le istituzioni Ue hanno fatto un grande sforzo in termini di armonizzazione tra i paesi. Tuttavia aspetti come l&#8217;istruzione informale e i programmi con <em>partial level completion</em> (corsi di studi che non danno accesso diretto al livello successivo, ad esempio l&#8217;università) possono essere perimetrati con modalità che si prestano a variazioni e aggiustamenti nel tempo, in base alle decisioni dei paesi, nonostante la presenza di linee guida comuni. </p>



<p><strong>Se si osserva un periodo più ristretto</strong>, in modo da contenere l&#8217;impatto delle variazioni metodologiche, <strong>la tendenza alla crescita per alcuni paesi appare comunque confermata</strong>. Esaminiamo il periodo 2021-2023, una fase in larga parte esente dalle revisioni metodologiche che hanno coinvolto tutti paesi nell&#8217;immediatezza della pandemia e poi solo alcuni stati nel 2024. Tra 2021 e 2023, nell&#8217;immediato post-Covid, la crescita è stata superiore al punto percentuale in Slovenia, Portogallo, Finlandia, Romania, Lituania e Paesi Bassi.</p>


<div id="in-germania-si-e-passati-dal-122-del-2021-al-125-del-2022-al-13-del-2023" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In <strong>Germania</strong> si è passati dal 12,2% del 2021, al 12,5% del 2022, al 13% del 2023: un aumento di quasi un punto nel triennio, sostanzialmente confermato con la rilevazione del 2024. In <strong>Danimarca</strong> dal 9,8% del 2021 al 10,4% del 2023.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Le tendenze a breve termine: dove l&#8217;abbandono scolastico precoce è in aumento e dove è in calo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-tendenze-a-breve-termine-dove-labbandono-scolastico-precoce-e-in-aumento-e-dove-e-in-calo/">Percentuale di abbandoni precoci negli stati Ue (2021-2023)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304622"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Nello stesso periodo, <strong>ci sono anche diversi paesi che hanno migliorato l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono</strong>; il miglioramento è stato superiore al punto percentuale in stati come Svezia, Slovacchia, Polonia, Italia, Lussemburgo e Bulgaria.</p>



<p>Il confronto tra stati è cruciale per monitorare le traiettorie dei paesi nel raggiungimento dell&#8217;obiettivo del 9% entro questo decennio. Allo stesso tempo, su fenomeni socio-educativi come questi, ciascuno stato non è un monolite: gli abbandoni precoci della scuola e della formazione non colpiscono indistintamente tutti i giovani e tutti i territori. </p>



<p>Una variabile fondamentale in questo senso è anche la <strong>perifericità dell&#8217;area in cui si abita</strong>. Chi vive in contesti meno urbanizzati potrebbe avere infatti meno possibilità di accedere all&#8217;istruzione di livello superiore o a percorsi di formazione, specialmente dove questo tipo di servizi e opportunità mancano. Questo aspetto emerge chiaramente ad esempio nel caso delle aree interne italiane, <a href="https://www.openpolis.it/il-gap-sugli-apprendimenti-nelle-aree-interne/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistematicamente più in difficoltà</a> in tutti gli indicatori che riguardano l&#8217;accesso e la qualità dell&#8217;istruzione.</p>



<p>A livello continentale, è particolarmente visibile nella formazione destinata agli adulti, come emerso nell&#8217;ultimo <a href="https://op.europa.eu/webpub/eac/education-and-training-monitor/en/comparative-report/comparative-report.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Education and Training Monitor 2024</a> della Commissione europea. I paesi che hanno più difficoltà a coinvolgere gli adulti (25-64 anni) in programmi di <em>Adult learning</em> sono anche quelli dove il divario urbano-rurale è più ampio. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Overall, the gap between rural (and suburban) and urban rates is wider in underperforming countries.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/9637e78f-acc7-11ef-acb1-01aa75ed71a1/language-en" target="_blank">&#8211; European Commission: Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Education and training monitor 2024 – Comparative report, Publications Office of the European Union, 2024</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Ciò può essere il sintomo di una <strong>difficoltà in alcune aree del Continente nello sviluppare un sistema educativo e formativo adeguato ai bisogni della popolazione</strong>. Proviamo a capire se questo problema riguarda anche l&#8217;istruzione e formazione rivolta ai più giovani, analizzando l&#8217;impatto dei divari territoriali nell&#8217;abbandono scolastico precoce nel Vecchio Continente.</p>


<div id="nellue-il-fenomeno-e-piu-grave-al-di-fuori-dei-centri-urbani-tuttavia-in-paesi-come-germania-e-italia-lincidenza-dellabbandono-precoce-supera-il-10-nelle-citta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La spaccatura centro-periferie nel fenomeno dell&#8217;abbandono precoce</h3>



<p>In media nell&#8217;Unione europea il <strong>fenomeno incide molto di più al di fuori dei grandi centri urbani</strong>. Nelle aree classificate come <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Urban_centre" target="_blank" rel="noreferrer noopener">urban centre</a> l&#8217;obiettivo del 9% è infatti già stato raggiunto. Nel 2024 queste aree a maggiore densità abitativa hanno visto un tasso di abbandoni precoci pari all&#8217;8,3%. Fuori dai centri, la quota sale al di sopra del 10% nelle zone meno urbanizzate: <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Town_or_suburb" target="_blank" rel="noreferrer noopener">towns and suburbs</a> (10,3%) e <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Glossary:Rural_area" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rural areas</a> (10,1%).</p>



<p>Nell&#8217;arco dell&#8217;ultimo decennio miglioramenti a livello europeo si sono registrati a prescindere dal grado di urbanizzazione, ma in modo che sembrerebbe più sensibile nelle aree rurali (-2,4 punti percentuali rispetto al 2014) rispetto a centri più urbanizzati (-1,2) e intermedi (-1,5).</p>



<p>Queste tendenze medie però non si registrano ovunque. In primo luogo, <strong>in alcuni stati l&#8217;incidenza degli abbandoni precoci supera il 10% nelle città</strong>: Germania (12,4%), Malta (11,4%), Spagna (11,3%), Italia (10,9%) e Austria (10,4%). Mentre il fenomeno colpisce le aree rurali soprattutto dell&#8217;Europa centro-orientale: Romania (26,3%), Bulgaria (17,7%), Ungheria (16,9%) &#8211; ma anche in quelle danesi (15,5%) e spagnole (14,6%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Nelle zone rurali della Romania il 26% dei giovani ha abbandonato precocemente gli studi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nelle-zone-rurali-della-romania-il-26-dei-giovani-ha-abbandonato-precocemente-gli-studi/">Abbandoni precoci dell&#8217;istruzione e della formazione negli stati europei per grado di urbanizzazione (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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<p>In secondo luogo, nell&#8217;arco del decennio <strong>la tendenza al calo nelle aree rurali è rilevabile soprattutto nei paesi dell&#8217;Europa meridionale</strong>. Ovvero quelli che hanno registrato i miglioramenti più consistenti nel periodo. Il tasso di abbandoni precoci è calato di oltre 13 punti percentuali nelle aree rurali del Portogallo tra 2014 e 2024, di 11,6 punti in quelle della Spagna, -11,5 punti nelle aree rurali della Bulgaria, -9,8 in quelle greche, -5,4 in quelle italiane.</p>



<p>Al contrario, <strong>Danimarca</strong>, <strong>Lituania</strong>, <strong>Germania</strong> e <strong>Cipro</strong> &#8211; <strong>i paesi che hanno visto un arretramento nell&#8217;ultimo decennio &#8211; sono anche quelli dove la situazione delle aree rurali è più peggiorata rispetto all&#8217;abbandono scolastico</strong>. Nelle aree meno urbanizzate di Danimarca, Lituania e Germania la crescita nel tasso di uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione è stata superiore ai 3 punti percentuali. Un peggioramento da cui non sono comunque esenti anche le aree più urbanizzate di questi paesi. </p>



<p>L&#8217;andamento dell&#8217;abbandono scolastico precoce ha quindi connessioni con il territorio che vanno ben oltre il dato del singolo stato e che per questo motivo richiedono un approfondimento in chiave locale per comprendere meglio la situazione. Così da valutare i divari esistenti tra le regioni che compongono l&#8217;Unione europea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I divari territoriali tra le regioni europee</h3>



<p>Se si considerano tutte le regioni dell&#8217;Unione, anche al di fuori del continente europeo, quella con l&#8217;incidenza più elevata di abbandono scolastico è la <strong>Guyana francese</strong> (29,4% nel 2024). Da segnalare in questo senso anche la spagnola Ciudad de Melilla (26%) e le Azzorre portoghesi (19,8%).</p>



<p>Sul Continente, escludendo i territori d&#8217;oltremare ed extraeuropei, il fenomeno incide maggiormente nei Balcani orientali e nell&#8217;Europa orientale. In particolare nel Sud-Est della Romania (26,2%), nell&#8217;ungherese Észak-Magyarország (21,6%) e in altre regioni rumene come Centru (21,6%) e Sud-Muntenia (19%) e nella bulgara Yugoiztochen (18,1%). L&#8217;incidenza è elevata anche nell&#8217;Europa meridionale, in particolare in territori spagnoli come le Isole Baleari (20,1%) e Región de Murcia (18,2%).</p>


<div id="sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Il Sud-Est (Romania) è la regione europea con più abbandoni precoci nel 2024</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sud-est-romania-e-la-regione-europea-con-piu-abbandoni-precoci-nel-2024/">Percentuale di abbandoni precoci nelle regioni Ue (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-304629"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>Da notare come <strong>al di sopra del 15% di abbandoni precoci</strong> &#8211; insieme ad altre regioni dell&#8217;Europa orientale meridionale tra cui alcune rumene (Sud-Vest Oltenia, Nord-Est), spagnole (La Rioja, Andalucía), italiane (come la Sicilia) &#8211; si registri la <strong>presenza di diverse aree della Germania</strong>. Tra queste Weser-Ems (18,1%), Koblenz (16,8%), Niedersachsen (16,1%), Schleswig-Holstein (16%), Lüneburg (15,7%), nonché la regione della capitale di stato, Berlino (15,5%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Come è cambiato l&#8217;abbandono precoce dell&#8217;istruzione e della formazione nelle regioni europee</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-e-cambiato-labbandono-precoce-dellistruzione-e-della-formazione-nelle-regioni-europee/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media nelle regioni Ue (2014 vs 2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: giovedì 11 Settembre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304632"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p><strong>Sono tedesche anche le regioni con il maggior incremento di abbandoni nell&#8217;arco del decennio</strong>. A livello di Nuts1 &#8211; il livello di aggregazione maggiore delle regioni europee &#8211; ai primi posti spiccano Thüringen (13,1% nel 2024, 7 punti percentuali in più rispetto a dieci anni prima), Niedersachsen (16,1%, +5,5 punti) e Brandenburg (14,3%, +5,3 punti). Scendendo a livello di Nuts2 &#8211; livello più fine di ripartizione &#8211; gli incrementi appaiono ancora più ampi. Oltre 7 punti percentuali in più in territori come Weser-Ems, Niederbayern, Unterfranken e Gießen. Da notare come, nella massima parte dei casi, questi incrementi non si osservano solo con uno sguardo di lungo periodo (2014-2024), ma spesso anche con uno di breve periodo (2021-2023), come tale meno sensibile alle variazioni metodologiche intervenute nel tempo. </p>



<p>In Thüringen in questo periodo più ristretto l&#8217;aumento è stato di 1,3 punti percentuali, in Niedersachsen di 3,5 punti, tendenze coerenti con quella della Germania nel suo complesso. Per l&#8217;intero paese la crescita tra 2021 e 2023 è stata di quasi un punto: da 12,3% a circa il 13%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un fenomeno da non sottovalutare per lo sviluppo della Ue</h3>



<p>Sulla scorta degli obiettivi europei, l&#8217;ultimo decennio ha visto un significativo <strong>miglioramento della situazione nel nostro Continente</strong>, rendendo sempre più contenuta la quota di giovani che lasciano la scuola con al massimo la licenza media.</p>



<p>Pur negli aggiornamenti di metodologia, si trovava in questa condizione l&#8217;11,1% dei giovani europei nel 2014; la quota era scesa al 10% all&#8217;arrivo della pandemia e successivamente ha continuato a scendere fino al 9,4% attuale. <strong>Con questo trend è ragionevole supporre che l&#8217;obiettivo di scendere al di sotto del 9% entro il 2030 possa essere conseguito</strong>.</p>



<p>Allo stesso tempo, il <strong>quadro è molto più in chiaroscuro di quanto la medie europee possano mostrare</strong>. Da un lato la situazione è migliorata nettamente in paesi che storicamente erano più colpiti dagli abbandoni precoci, a partire da quelli dell&#8217;Europa meridionale. Dall&#8217;altro, in alcuni paesi dell&#8217;Europa centrale e settentrionale si osservano segnali di peggioramento e restano ampi i divari tra centri urbani e aree rurali, così come tra le singole regioni di uno stesso paese.</p>



<p>Vi sono poi segnali che l&#8217;indicatore europeo sull&#8217;abbandono precoce non è in grado di cogliere. La dispersione scolastica è infatti un fenomeno complesso, che mal si presta ad essere esaminato con le sole uscite precoci dai percorsi di istruzione e formazione. Questa è infatti solo la punta dell&#8217;iceberg: sotto la superficie c&#8217;è una parte &#8220;implicita&#8221; del fenomeno che è molto più difficile da monitorare. </p>



<p>Parliamo di quella che <strong>nel contesto italiano è stata denominata &#8220;dispersione implicita&#8221;</strong>: la quota di giovani che completano gli studi senza però competenze corrispondenti al loro livello di istruzione. In Italia, in seguito alla pandemia, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">la quota di studenti che all&#8217;ultimo anno delle superiori hanno competenze del tutto inadeguate</a> è cresciuta sensibilmente, dal 7,5% del 2019 a quasi il 10%. Nel 2025 si è attestata all&#8217;8,7%, segnalando che l&#8217;emergenza educativa non è ancora del tutto superata, almeno in questo paese.</p>



<p>Di fronte a queste tendenze, dotarsi di strumenti per monitorare anche questi aspetti sommersi del fenomeno è quanto mai necessario. Così come non si può rinunciare, parlando di abbandono scolastico, a uno sguardo che vada oltre i confini degli stati, approfondendo le tendenze in chiave interna. Specialmente laddove aree come quelle rurali risultano incapaci di tenere il passo in termini di accesso all&#8217;istruzione per i propri giovani abitanti. A maggior ragione quando il problema non riguarda solo le aree periferiche del Continente, ma anche il suo cuore pulsante.</p>



<p>In un contesto globale in cui l’accesso al lavoro di qualità richiede competenze sempre più elevate, queste differenze territoriali e il ritardo nel migliorare i livelli di istruzione possono produrre due rischi. Da un lato, quello di rafforzare fratture sociali ed economiche, producendo un’Europa a più velocità, con regioni in grado di inserirsi nei processi di globalizzazione e altre destinate a rimanere ai margini dello sviluppo. Dall&#8217;altro, in definitiva, quello di minare l&#8217;autonomia e le possibilità di sviluppo dell&#8217;Unione europea in un contesto globale sempre più critico.</p>



<p><em>This article is published in collaboration with the&nbsp;<a href="https://www.europeandatajournalism.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European Data Journalism Network</a>&nbsp;in the context of<a href="https://chateurope.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;ChatEurope</a>&nbsp;and is released under a&nbsp;<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CC BY-SA 4.0</a>&nbsp;licence</em></p>



<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/it/foto/aula-vuota-con-banchi-e-sedie-vicino-alle-finestre-vYshbugcfSU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Allen Y (unsplash)</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labbandono-scolastico-un-problema-in-crescita-per-alcuni-paesi-ue/">L&#8217;abbandono scolastico è un problema in crescita per alcuni paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il diritto all’inclusione per gli studenti con disabilità, una sfida ancora aperta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-diritto-allinclusione-per-gli-studenti-con-disabilita-una-sfida-ancora-aperta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=303853</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli studenti con disabilità che frequentano le scuole italiane sono in costante aumento a testimonianza della crescente capacità di inclusione. Tuttavia le sfide da affrontare sono ancora molte, a partire dalla disponibilità di personale di sostegno e di postazioni informatiche adattate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-diritto-allinclusione-per-gli-studenti-con-disabilita-una-sfida-ancora-aperta/">Il diritto all’inclusione per gli studenti con disabilità, una sfida ancora aperta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il <strong>diritto allo studio di ragazzi e ragazze con disabilità</strong>, anche mediante il ricorso a <strong>misure specifiche di assistenza e integrazione</strong>, è riconosciuto e tutelato dall’ordinamento italiano come parte integrante del principio di uguaglianza sostanziale e del diritto all’istruzione per tutti. A rafforzare questo quadro, sul piano internazionale, vi è la <a href="https://pninclusione21-27.lavoro.gov.it/sites/default/files/2023-10/Convenzione%20ONU.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Convenzione Onu</a> sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009;18" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 18/2009</a>, che sancisce il diritto all’educazione su base di uguaglianza, senza discriminazioni e con la <strong>predisposizione di accomodamenti ragionevoli per favorire la piena partecipazione scolastica</strong>.</p>



<p>Un principio ribadito di recente dalla <a href="https://mdp.giustizia-amministrativa.it/visualizza/?nodeRef=&amp;schema=tar_rm&amp;nrg=202500012&amp;nomeFile=202502914_20.xml&amp;subDir=Provvedimenti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sentenza 12/2025 del Tar del Lazio</a>, nella quale i giudici amministrativi hanno chiarito che il diritto all’istruzione e all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità <strong>deve essere garantito indipendentemente dalle risorse disponibili</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Né le norme di organizzazione del servizio scolastico, né tanto meno quelle sui vincoli di spesa pubblica, possono giustificare l’imposizione surrettizia di limiti</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://mdp.giustizia-amministrativa.it/visualizza/?nodeRef=&#038;schema=tar_rm&#038;nrg=202500012&#038;nomeFile=202502914_20.xml&#038;subDir=Provvedimenti" target="_blank">&#8211; Sentenza 12/2025 Tar del Lazio, 10 febbraio 2025</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tale pronunciamento è ancora più significativo se si considera il progressivo aumento degli studenti con disabilità all&#8217;interno del sistema educativo italiano. <strong>Durante l&#8217;anno scolastico 2023/24 ne risultavano iscritti 359mila, 21mila in più rispetto all&#8217;anno precedente</strong>. Un incremento che da un lato testimonia una maggiore capacità di individuazione e diagnosi, dall’altro una crescente inclusione nel sistema educativo.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4,5% </span>la quota di alunni con disabilità rispetto al totale degli studenti iscritti nell&#8217;anno scolastico 2023/24.</p>
			        </section>
		


<p>Tuttavia, l’effettiva inclusione scolastica <strong>rimane una sfida aperta</strong>. Un <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2022-06/dispersione-scolastica-2022.pdf#page=36" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> del garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza ha evidenziato infatti tra le criticità la persistenza di barriere architettoniche, l’uso ancora limitato di strumenti di supporto digitali, e la carenza di insegnanti di sostegno e assistenti all’autonomia adeguatamente formati.</p>



<p>In questo articolo approfondiremo in particolare due dimensioni cruciali per l’inclusione scolastica: <strong>il livello di partecipazione degli studenti con disabilità alle attività didattiche in classe</strong> e <strong>la disponibilità di postazioni informatiche adattate</strong>. Due aspetti che, insieme, possono contribuire notevolmente a un apprendimento accessibile e partecipato.</p>





<div id="nellanno-scolastico-2023-24-erano-oltre-359mila-gli-studenti-con-disabilita-iscritti-agli-istituti-italiani" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanti sono gli studenti con disabilità che frequentano le scuole italiane</h3>



<p>Per quanto riguarda l’inclusione degli alunni con disabilità, il 18 marzo 2025 <strong>Istat</strong> ha pubblicato un nuovo <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Alunni-con-disabilita-as-23-24.pdf#PAGE=8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> relativo all’anno scolastico 2023/24. In base a questo documento, gli studenti con disabilità iscritti alle scuole di ogni ordine e grado erano quasi 359mila. Si tratta di un incremento del 6% rispetto all’anno precedente. <strong>Tale tendenza è ormai in corso da diverso tempo</strong>. Considerando gli ultimi 5 anni infatti gli studenti con disabilità inseriti nel sistema scolastico sono stati <strong>75mila in più</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+26% </span>l&#8217;incremento di studenti con disabilità presenti nelle scuole italiane registrato tra il 2019/20 e il 2023/24.</p>
			        </section>
		

<div id="la-disabilita-intellettiva-e-quella-piu-comune-tra-gli-studenti-40-il-37-soffre-di-piu-forme-di-disabilita-contemporaneamente" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per quanto riguarda il tipo di disabilità, quella <strong>intellettiva</strong> è la più comune tra gli studenti (40%). Seguono i <strong>disturbi dello sviluppo psicologico</strong> (35%) e quelli <strong>dell&#8217;apprendimento e dell&#8217;attenzione</strong> (20%). Meno comuni sono le <strong>disabilità motorie</strong> (9%) e quelle <strong>visive o uditive</strong> (circa 7%). Da notare che <strong>il 37% degli alunni con disabilità presenta più problemi</strong> <strong>contemporaneamente</strong>, in particolare tra gli studenti con disabilità intellettiva (53%). Inoltre il 28% degli studenti ha <strong>difficoltà di autonomia</strong> (comunicazione, igiene, mobilità, alimentazione).</p>


<div id="il-20-degli-studenti-con-disabilita-non-e-autonomo-in-nessuna-attivita-di-base-comunicazione-igiene-mobilita-alimentazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20% </span>gli studenti con disabilità che non sono autonomi in nessuna attività (comunicazione, igiene, mobilità, alimentazione).</p>
			        </section>
		


<p>Istat evidenzia inoltre l’aumento degli insegnanti di sostegno con una formazione specifica, passati dal 63% al 73% in quattro anni. Il rapporto alunno-insegnante è di 1,4 nelle scuole statali, migliore del rapporto raccomandato di 2 a 1. Tuttavia segnala anche che <strong>un numero considerevole di docenti (27%) non è ancora specializzato</strong>, con un picco del 38% nel nord Italia. L&#8217;11% di questi insegnanti viene inoltre <strong>assegnato in ritardo</strong>. </p>



<p>In media, gli studenti usufruiscono di <strong>15,6 ore settimanali di sostegno</strong>. Si notano però <strong>differenze territoriali in tutti i livelli scolastici</strong>, con un maggiore numero di ore di sostegno nelle scuole del mezzogiorno (17,3, ovvero 3,4 ore in più rispetto alle 13,9 del nord). A questo proposito, Istat segnala che il 3,7% delle famiglie ha presentato <strong>ricorso al Tar</strong>, ritenendo inadeguata l&#8217;assegnazione delle ore di sostegno.</p>


<div id="strillo-testo-block_e9384a7c237698f12ce41628ee66db95" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Insegnanti di sostegno e assistenti all&#8217;autonomia non sono ancora sufficienti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un altro elemento critico riguarda il fatto che <strong>oltre 15mila studenti con disabilità (il 4,2% del totale) non ricevono l&#8217;assistenza necessaria per l&#8217;autonomia e la comunicazione</strong>. Questa carenza è più marcata nel mezzogiorno, dove la percentuale sale al 5,4%. Spesso si tenta di compensare aumentando le ore di sostegno, sebbene le due figure professionali (assistente all&#8217;autonomia e alla comunicazione e insegnante di sostegno) siano complementari e non intercambiabili.</p>


<div id="gli-studenti-totalmente-non-autonomi-passano-in-media-73-ore-a-settimana-lontano-dalla-classe-nelle-scuole-del-nord-il-dato-sale-a-94-ore" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La partecipazione degli alunni con disabilità alle attività della classe</h3>



<p>Il già citato documento dell&#8217;istituto di statistica sottolinea come <strong>il rapporto con i coetanei giochi un ruolo fondamentale sul piano relazionale e dell’apprendimento</strong>. Per questo è auspicabile che la didattica sia svolta sempre insieme ai compagni e che l’attività dell’insegnante per il sostegno non sia rivolta esclusivamente all’alunno con disabilità, ma riguardi l’intero gruppo classe, evitando situazioni di isolamento.</p>



<p>Valutare il tempo che gli alunni con disabilità passano con i loro compagni di classe è quindi molto importante. In base ai dati più recenti rilasciati da Istat, in media gli alunni con disabilità passano <strong>29 ore settimanali in classe</strong> mentre 2,9 ore sono dedicate ad attività individuali.</p>


<div id="strillo-testo-block_822344b0effe9ccc332a12190defa24e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Al diminuire del livello di autonomia dello studente aumentano le ore trascorse lontano dalla classe.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Si tratta di un dato certamente rilevante che ci dice che gli alunni con disabilità passano lontano dalla classe il 10% del tempo. Tuttavia, andando a disaggregare i dati e ad analizzarli più nel dettaglio, si notano delle significative differenze. Queste sono legate sia al livello di autonomia del minore, sia al grado di scuola frequentato, sia alla ripartizione geografica. A livello nazionale, ad esempio, si nota che <strong>se lo studente non è autonomo in nessuna delle attività di base (spostarsi, mangiare, comunicare, igiene personale) il numero medio di ore trascorse lontano dalla classe aumenta a 7,3</strong>. Valore che sale a 9,4 nelle scuole del nord e a 8 in quelle del centro. Viceversa, al sud le ore trascorse lontano dai compagni passano a 5,3, meno della media nazionale.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni/">Al nord gli studenti con disabilità gravi passano quasi un terzo del tempo lontano dai compagni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni/">Numero medio di ore di didattica settimanali svolte dagli alunni con disabilità lontano dai compagni (2023/24)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni/">Al nord gli studenti con disabilità gravi passano quasi un terzo del tempo lontano dai compagni &#8211; Numero medio di ore di didattica settimanali svolte dagli alunni con disabilità lontano dai compagni (2023/24)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_303914_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_303914_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_303914_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_303914_tab3"><p>I diversi grafici mostrano il numero medio di ore di didattica settimanali svolte dagli alunni con disabilità lontano dai compagni di classe, il grado di autonomia dell&#8217;alunno, l&#8217;ordine scolastico e la ripartizione geografica per l&#8217;anno scolastico 2023/24. <span data-sheets-root="1">I dati relativi alla scuola dell&#8217;infanzia di Trento non sono stati rilevati. </span></p>
<p>Si considera autonomo lo studente che si sposta da solo all’interno della scuola, che mangia e va in bagno e comunica autonomamente.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 18 Marzo 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/al-nord-gli-studenti-con-disabilita-gravi-passano-quasi-un-terzo-del-tempo-lontano-dai-compagni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303914"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Altro elemento che emerge dall&#8217;analisi dei dati disaggregati è che tendenzialmente sono le <strong>scuole dell&#8217;infanzia</strong> quelle dove gli alunni con disabilità passano il maggior numero di ore lontano dai compagni. A livello nazionale, parliamo di 7,9 ore nel caso di studenti autonomi in almeno una delle quattro attività di base e di 9,8 ore per gli alunni totalmente non autonomi. Focalizzandoci su questi ultimi però, si nota che il numero di ore trascorse fuori classe più alto in assoluto è quello degli studenti delle <strong>scuole secondarie di secondo grado nel nord</strong> del paese.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,6  </span>le ore trascorse lontano dai compagni dagli studenti con disabilità non autonomi in nessuna attività nelle scuole secondarie di secondo grado del nord.</p>
			        </section>
		


<p>Seguono le scuole dell&#8217;<strong>infanzia del mezzogiorno</strong> (10,8 ore), quelle del <strong>centro</strong> (10,1) e le <strong>scuole secondarie di primo grado del nord</strong> (9,6).</p>


<div id="il-46-degli-istituti-scolastici-non-dispone-o-non-ha-una-dotazione-sufficiente-di-postazioni-informatiche-adattate-per-gli-studenti-con-disabilita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di postazioni informatiche adattate</h3>



<p>Abbiamo appena visto che la condivisione del tempo e delle attività con i compagni è fondamentale per gli alunni con disabilità. Questo sia per <strong>garantire lo sviluppo delle loro abilità relazionali ma anche per limitare il rischio di abbandono</strong>. Da questo punto di vista, una delle misure assolutamente da considerare è la <strong>messa a disposizione di postazioni informatiche adattate</strong>. Strumenti che possono rendere più semplice il percorso didattico e favorire l’acquisizione di competenze sempre più richieste in cui le tecnologie sono sempre più centrali.</p>



<p>I dati Istat riferiti all’anno scolastico 2023/24 mostrano che <strong>il 75% delle scuole primarie e secondarie</strong> dispone di postazioni informatiche adattate per alunni con disabilità. Le percentuali più elevate si registrano in <strong>Emilia-Romagna </strong>(85%) e nella <strong>provincia autonoma di Trento </strong>(83%), seguite da <strong>Umbria e Toscana </strong>(79%) e da <strong>Piemonte, Lombardia e Sicilia (77%)</strong>. La <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> presenta invece il valore più basso, con appena <strong>il 45%</strong> degli istituti dotati.</p>



<p>Tra le scuole già fornite però, il 39% giudica la dotazione insufficiente. Mentre tra quelle prive di postazioni, il 66% dichiara di averne bisogno. Nel complesso, <strong>la domanda insoddisfatta per carenza o assenza di postazioni informatiche riguarda il 46% delle scuole</strong>. Una criticità che si accentua nel mezzogiorno, dove riguarda oltre la metà degli istituti.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">46% </span>la quota di istituti con una domanda insoddisfatta di postazioni informatiche adattate per gli studenti con disabilità.</p>
			        </section>
		


<p>Il modo più efficace per utilizzare le potenzialità offerte dagli strumenti informatici è quello di collocarli <strong>in classe o in laboratori condivisi</strong>. Al contrario, la loro sistemazione in aule di sostegno rischia di <strong>ostacolare la didattica inclusiva</strong>, riducendo le opportunità di relazione e apprendimento cooperativo.</p>


<div id="strillo-testo-block_6136336309b2ddc5e4cac8141d1f922b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dotare gli alunni con disabilità di postazioni informatiche adattate non è sufficiente: è necessario anche garantire la cooperazione coi coetanei.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Da questo punto di vista, <strong>il 49% delle scuole</strong> colloca le postazioni direttamente in classe (una quota in crescita rispetto al 37% fatto registrare nell&#8217;anno scolastico 2019-2020), con un picco nel centro Italia e in particolare in <strong>Umbria (61%)</strong>. Il 54,3% le utilizza in laboratori esterni, mentre il 42,6% le colloca in aule di sostegno (la somma delle percentuali è diversa da 100 perché ciascuna scuola può avere postazioni in più ambienti). Va però evidenziato che <strong>il 19%</strong> <strong>degli istituti utilizza queste tecnologie</strong> <strong>esclusivamente nelle aule di sostegno</strong>, dove l’attività didattica avviene solo con l’insegnante dedicato, limitando di fatto l’inclusione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La disponibilità di postazioni informatiche adattate a livello territoriale</h3>



<p>I dati più recenti disponibili sulle postazioni informatiche adattate si fermano al livello regionale. Per analisi territoriali più dettagliate è necessario fare riferimento ai dati rilasciati da Istat per l&#8217;anno 2022. Questi riguardano la <strong>percentuale di scuole frequentate da alunni con disabilità che, a livello provinciale, dichiarano di disporre di postazioni informatiche adattate</strong>. Sebbene questi dati non forniscano informazioni sulla collocazione o sull’adeguatezza delle dotazioni, rappresentano un utile indicatore per individuare i territori più critici. </p>



<p>A livello complessivo, possiamo osservare che <strong>in nessuna provincia si registra un livello di copertura del 100%</strong>. In 60 casi poi la percentuale risulta inferiore al dato medio nazionale (60,5%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-6-provincie-la-copertura-di-postazioni-informatiche-adattate-e-inferiore-al-50/">In 6 province la copertura di postazioni informatiche adattate è inferiore al 50%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-6-provincie-la-copertura-di-postazioni-informatiche-adattate-e-inferiore-al-50/">Scuole con alunni con disabilità per presenza di postazioni informatiche adattate, provincia per provincia (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(consultati: venerdì 10 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303927"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>È la provincia molisana di <strong>Isernia </strong>a riportare il livello di copertura più alto (82,8%), seguita da <strong>Asti </strong>(77,4%) e <strong>Ravenna </strong>(75,7%). Le percentuali più basse si registrano invece a <strong>Bolzano </strong>(41,2%), <strong>Oristano </strong>(47,5%) e <strong>Sassari </strong>(49,2%). Da notare che ci sono altre 3 province con un livello di copertura inferiore al 50%. Si tratta di <strong>Brindisi</strong> (49,8%), <strong>Campobasso</strong> (49,7%) e <strong>Novara</strong> (49,3%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/trentino_aa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/disabilit%C3%A0_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle scuole che dispongono di postazioni informatiche adattate per studenti con disabilità a livello provinciale sono di fonte Istat.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/young-girl-wakes-up-her-colleague-campus-library-after-falling-asleep_417797952.htm#fromView=image_search_similar&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=7fd7c63b-09cd-477f-a255-874e6a30c120&amp;query=disabilità+intellettiva+studenti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://support.freepik.com/s/topic/0TO3V000000Cla4WAC/licenses?_gl=1*xvu8h5*_gcl_au*MjEzODk0MTEzMS4xNzQ0NzM2OTkx*_ga*MTcwMzM4OTQ5MC4xNzQ0NzM2OTkx*_ga_QWX66025LC*czE3NTI1MDE4NDgkbzEwJGcxJHQxNzUyNTAxOTQyJGoyNiRsMCRoMA.." target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-diritto-allinclusione-per-gli-studenti-con-disabilita-una-sfida-ancora-aperta/">Il diritto all’inclusione per gli studenti con disabilità, una sfida ancora aperta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Nov 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<category><![CDATA[povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=303743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nel 2023 più di 113mila bambine e bambini sono stati presi in carico dai servizi sociali a seguito di episodi di violenza. Queste situazioni possono avere un impatto psicologico e fisico devastante sulla loro vita. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>violenza di genere</strong> è da alcuni anni sempre più al centro dell’attenzione pubblica. Anche per il susseguirsi di notizie che raccontano di donne uccise o maltrattate, spesso da partner, ex partner o persone a loro vicine. Un fenomeno che ha riacceso il dibattito pubblico e stimolato il confronto nelle sedi istituzionali: di recente si è discusso di una <a href="https://parlamento19.openpolis.it/attivita_legislativa/disegni_di_legge/C_2528" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proposta di legge</a> volta a inasprire le pene per il femminicidio e ad ampliare le aggravanti per reati come maltrattamenti e stalking, oltre a prevedere nuove forme di sostegno per le vittime.</p>



<p>Le <strong>violenze di genere colpiscono le donne e, spesso, anche bambini e bambine che vivono nel nucleo familiare</strong>: minori che, in molti casi, subiscono una qualche forma di abuso diretto, ma che sono anche testimoni delle sopraffazioni. Secondo un <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2025-06/iii-indagine-maltrattamento.pdf#page=36" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> pubblicato dall&#8217;Autorità garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza infatti, <strong>il 34% dei minori presi in carico dai servizi sociali nel 2023 ha assistito a episodi di violenza</strong> contro familiari o conviventi. Un&#8217;esperienza altrettanto devastante.</p>



<p>L’impatto in termini psicologici su bambini e bambine, ragazzi e ragazze è profondo e duraturo. <strong>Crescere in un contesto familiare violento può causare disturbi del sonno, ansia, aggressività o comportamenti “adultizzati”</strong>. Inoltre aumenta il rischio che la violenza venga interiorizzata come modello relazionale comune e accettabile.</p>


<div id="nel-2023-oltre-113mila-minori-sono-stati-presi-in-cura-dai-servizi-sociali-a-seguito-di-episodi-di-violenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">113.892 </span>i minorenni presi in carico dai servizi sociali a causa di una qualche forma di maltrattamento al 31 dicembre 2023.</p>
			        </section>
		


<p>In questo articolo analizzeremo alcune delle pubblicazioni e dei dati più recenti sul tema. Esamineremo inoltre la distribuzione del fenomeno e la presenza sul territorio nazionale di strutture di supporto — come centri antiviolenza e case rifugio — che possono rappresentare un punto di riferimento anche per i più giovani. Il quadro che ne emerge è che, sebbene la sensibilità su questo fronte sia aumentata negli ultimi anni, c&#8217;è ancora molto lavoro da fare.</p>






<h3 class="wp-block-heading">Gli orfani di femminicidio</h3>



<p>Relativamente ai minori vittime di violenza, è recentemente intervenuta anche la <a href="https://www.camera.it/leg19/99?shadow_organo_parlamentare=3941" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere</a>. Lo scorso agosto infatti l&#8217;organo bicamerale ha approvato una <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> dedicata agli <strong>orfani di femminicidio</strong>. Al netto degli episodi di violenza diretta, com&#8217;è evidente si tratta di casi particolarmente critici che comportano gravi conseguenze: dai disturbi psicologici alle difficoltà nel proseguire un percorso scolastico.</p>



<p>Secondo il documento infatti, l&#8217;impatto psicologico sui minori orfani di femminicidio è devastante. Gli esperti definiscono questa condizione come <strong>sindrome da lutto traumatico infantile </strong>(<em>Child Traumatic Grief &#8211; C</em>tg). Tra i principali sintomi vengono segnalati disturbi del sonno e dell&#8217;alimentazione, ansia, isolamento, comportamenti aggressivi, apatia, sfiducia generalizzata, sensi di colpa e depressione. A questo si aggiunge lo <strong>stigma sociale</strong> che molti orfani subiscono.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>A volte si presenta un rifiuto di proseguire gli studi, dato dagli aspetti depressivi e dal senso di inutilità generalizzato che provoca il ritenersi ingiustamente precipitati in un dolore senza fine, e diviene difficilissimo mantenere il precedente standard di rendimento scolastico, oppure si verificano abbandoni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://comunicazione.camera.it/sites/comunicazione/files/notiz_prima_pag/allegati/Relazione_Orfani_di_femminicidio.pdf" target="_blank">&#8211; Relazione sugli orfani di femminicidio, 6 agosto 2025.</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Il documento evidenzia come l&#8217;Italia disponga di un valido impianto normativo per quanto riguarda la tutela e il supporto degli orfani di femminicidio. Tuttavia individua anche alcuni aspetti critici su cui sarebbero necessari ulteriori interventi. Tra le varie proposte avanzate dalla commissione vi sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l&#8217;attivazione di un numero di pubblica utilità per l&#8217;orientamento ai servizi socio-sanitari e la consulenza legale;</li>



<li>supporto psicologico specializzato;</li>



<li>formazione specifica per gli operatori;</li>



<li>semplificazione dell&#8217;iter burocratico;</li>



<li>adeguamento dei sostegni economici (da ricordare l&#8217;indennizzo una tantum previsto dalla <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016;122~art14" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 122/2016</a> e il <a href="http://www.interno.gov.it/it/fondo-rotazione-vittime-dei-reati-tipo-mafioso-dei-reati-intenzionali-violenti-e-orfani-dei-crimini-domestici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondo di rotazione per la solidarietà</a>) giudicati non sufficienti.</li>
</ul>



<p>Oltre a ciò, la commissione auspica anche la creazione di un <strong>registro nazionale/banca dati</strong> per analizzare meglio il fenomeno, i fattori di rischio e raccogliere dati su interventi e buone pratiche. Come abbiamo avuto modo di raccontare in passato anche su altri temi, questo tipo di <strong>mappatura attraverso i dati e informazioni certificate è il primo passo per produrre interventi e politiche efficaci</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I minori vittime di abusi nei territori</h3>



<p>I minori orfani di femminicidio rappresentano certamente una delle categorie più vulnerabili tra quelle colpite dalla violenza di genere. La loro condizione richiede quindi tutele particolari. Tuttavia, molti degli effetti che segnano la vita di questi bambini e ragazzi — dal trauma emotivo alle difficoltà relazionali, fino all’impatto sul rendimento scolastico — non riguardano esclusivamente chi è rimasto orfano. Sono <strong>aspetti che accomunano, pur con intensità e sfumature diverse, l’intero universo dei minori vittime di violenza domestica o di genere</strong>, siano essi testimoni o vittime dirette.</p>


<div id="le-regioni-con-piu-segnalazioni-per-reati-di-violenza-con-coinvolgimento-dei-minori-sono-state-lombardia-campania-sicilia-e-lazio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ma come si distribuiscono questi fenomeni sul territorio nazionale? Con specifico riferimento ai casi di violenza domestica, alcune informazioni ci vengono messe a disposizione dal <a href="https://gruppocrc.net/wp-content/uploads/2024/12/Rapporto-crc-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> sui diritti dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza curato dal <a href="https://gruppocrc.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo Crc</a>. A livello nazionale i reati segnalati <strong>nel 2023 per maltrattamento contro familiari e conviventi sono stati 25.258</strong> di cui la maggior parte si è verificata in <strong>Lombardia</strong>. Qui infatti le segnalazioni sono state 3.635 pari al 14,4% del totale. Le altre regioni con più segnalazioni sono la <strong>Campania</strong> (3.293), la <strong>Sicilia</strong> (2.807) e il <strong>Lazio</strong> (2.697).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Nel 2023 oltre 25mila segnalazioni di maltrattamento domestico con coinvolgimento di minori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori/">Reati per maltrattamento contro familiari e conviventi che coinvolgono minori (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Gruppo Crc                                                                <br>(pubblicati: giovedì 12 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/nel-2023-oltre-25mila-segnalazioni-di-maltrattamento-domestico-con-coinvolgimento-di-minori.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303801"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>Logicamente, nelle aree poco popolose si sono verificati anche meno casi di violenza, tuttavia nessuna parte del paese è esente dal fenomeno.&nbsp;Specie se si considera che in questa statistica mancano i tanti casi non denunciati. In <strong>Basilicata</strong>, ad esempio, ci sono state 200 segnalazioni, in <strong>Molise</strong> 102, in <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> 50.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Centri anti violenza e case rifugio nel territorio</h3>



<p>Tutelare e sostenere i bambini e le bambine vittime di violenza nel proprio percorso di crescita è un dovere per tutto il sistema paese. Su questo fronte anche il mondo della scuola e, più in generale, la comunità educante possono svolgere un ruolo importante, a partire dalla prevenzione, per superare stereotipi radicati ed educare a un&#8217;affettività sana. In parallelo, nei casi più gravi <strong>servono strutture e competenze specializzate</strong> per affrontare il problema. In questo senso spazi come i centri antiviolenza e le case rifugio sono fondamentali, non solo per le donne vittime di abusi ma anche per i loro figli.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/contro-la-violenza-di-genere-serve-abbattere-gli-stereotipi-fin-dallinfanzia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche
<br><strong>Contro la violenza di genere serve abbattere gli stereotipi fin dall’infanzia</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>I <strong>centri antiviolenza</strong> sono strutture spesso gestite da associazioni, enti locali o cooperative che offrono servizi di varia natura tra cui un primo supporto di natura psicologica oltre che consulenza legale e orientamento verso i servizi sanitari, sociali o abitativi. Le <strong>case rifugio</strong> sono invece strutture residenziali protette e segrete destinate alle donne e spesso anche ai loro figli che si trovano in pericolo di reiterazione della violenza e che quindi non possono rimanere a vivere nella propria abitazione. L&#8217;istituto di statistica ha elaborato una <a href="https://www.istat.it/tag/centri-antiviolenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mappatura</a> delle strutture attive sul territorio nazionale nel 2023.</p>


<div id="in-italia-sono-attivi-868-tra-cav-e-case-rifugio-la-diffusione-di-queste-strutture-e-fondamentale-per-il-contrasto-del-fenomeno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_6dd5201fa9ab6f4689508aedfab99076" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il tasso di copertura di case rifugio e centri antiviolenza è ancora limitato e con significative differenze territoriali.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I centri antiviolenza sono 404 in Italia. La maggior parte di queste strutture si concentra in <strong>Campania</strong> (67), <strong>Lombardia</strong> (54), <strong>Lazio</strong> (44) e <strong>Sicilia</strong> (31). Istat fornisce anche il tasso di centri antiviolenza attivi ogni 10mila donne. In base a questo indicatore possiamo osservare che il livello di copertura più ampio è quello del <strong>Molise</strong> (0,27 centri ogni 10mila donne). Seguono <strong>Umbria</strong> (0,25), <strong>Campania</strong> (0,23) e <strong>Abruzzo</strong> (0,2). I tassi più bassi sono quelli della <strong>Basilicata</strong> e delle <strong>Marche</strong> (0,07), del <strong>Trentino Alto Adige</strong> (0,09) e del <strong>Piemonte</strong> e dell&#8217;<strong>Emilia Romagna</strong> (0,1).</p>



<p>Le case rifugio attive sono invece 464 di cui 145 localizzate in <strong>Lombardia</strong>, 59 in <strong>Sicilia</strong> e 55 in <strong>Emilia Romagna</strong>. Questi dati segnano un raddoppio rispetto al 2017, tuttavia Istat sottolinea che <strong>il livello di copertura rimane comunque basso</strong>. Considerando il tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne, la <strong>Lombardia</strong> si conferma al primo posto insieme al <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (0,29). Seguono <strong>Sicilia</strong> ed <strong>Emilia Romagna</strong> (0,24). In questo caso Istat fornisce anche l&#8217;indicazione riguardante il <strong>tasso di case rifugio attive ogni 10mila donne vittime di violenza</strong>. Per questo indicatore il valore più alto è quello fatto registrare dal <strong>Friuli Venezia Giulia</strong> (4,53), seguito da <strong>Sicilia</strong> (3,98) e <strong>Lombardia</strong> (3,92). Da notare i valori significativamente bassi riportati dal <strong>Piemonte</strong> (0,83) e dal <strong>Lazio</strong> (0,5).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">Ancora pochi i Cav e i centri antiviolenza sul territorio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/">La distribuzione di case rifugio e centri antiviolenza nelle regioni italiane (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303805"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-303805" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/ancora-troppi-pochi-i-cav-e-i-centri-antiviolenza-sul-territorio/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p> Con particolare riferimento alle case rifugio (e alle altre strutture residenziali non specializzate per le vittime di violenza) Istat fornisce anche alcune informazioni circa le vittime accolte. <strong>Nel 2023 le strutture residenziali in Italia hanno ospitato 7.731 persone a causa di violenza di genere</strong>. I minori rappresentano una quota significativa degli ospiti, con un totale di 4.157 presenze. Tra questi, 2.875 erano figli di donne vittime di violenza accolte nelle case rifugio, potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza. Altri 1.282 minori erano vittime di violenza ospitati in strutture non specializzate.</p>


<div id="nel-2023-sono-stati-2-875-i-minori-potenzialmente-esposti-o-direttamente-vittime-di-violenza-accolti-nelle-case-rifugio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2.875 </span>i minori potenzialmente esposti o direttamente vittime di violenza accolti nelle case rifugio nel 2023.</p>
			        </section>
		


<p>Da segnalare che 165 case hanno segnalato <strong>difficoltà nell&#8217;accogliere donne a causa dell&#8217;indisponibilità di posti</strong>. Di queste, 5 hanno dichiarato la <strong>necessità di triplicare la capacità di accoglienza</strong> attuale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/minori_violenza.xls">minori e violenza di genere.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla distribuzione dei centri antiviolenza e delle case rifugio nelle regioni italiane sono di fonte Istat.</p>



<p>Foto: Towfiqu barbhuiya da Pexels</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpatto-della-violenza-di-genere-sui-minori/">L&#8217;impatto della violenza di genere sui minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302699</guid>

					<description><![CDATA[<p>Se vent’anni fa erano gli anziani a essere più esposti all’indigenza, oggi i più colpiti sono bambini e bambine in famiglie numerose, nei nuclei monogenitoriali e con genitori disoccupati o operai. Investire in istruzione può contribuire a contrastare il fenomeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel 2024 <strong>quasi 1,3 milioni di minori in Italia si sono trovati in povertà assoluta</strong>, secondo i più recenti dati <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/10/La-poverta-in-italia-_-Anno-2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>. Si tratta del 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. Un dato che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che continua a rappresentare <strong>il livello più alto mai registrato dal 2014</strong>. Si conferma quindi una tendenza di lungo periodo che vede nei <strong>minori la fascia d&#8217;età che più spesso si trova a vivere in questa condizione</strong>. Non era così prima della recessione del 2008.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una famiglia si trova in povertà assoluta quando non può permettersi le spese essenziali per condurre uno standard di vita minimamente accettabile.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-poverta-assoluta/">
                &#8220;Che cos&#8217;è la povertà assoluta&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Sebbene infatti questi nuovi dati non siano direttamente confrontabili con quelli di fine anni 2000, per un cambio metodologico, la&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/numeri/con-la-pandemia-si-sono-ulteriormente-allargati-i-divari-generazionali-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dinamica resta chiara</a>. Vent’anni fa la distanza generazionale era più contenuta e gli anziani risultavano la fascia più esposta al rischio di povertà. Oggi, invece, la <strong>situazione si è capovolta</strong>.</p>


<div id="nel-2024-erano-1-milione-e-283mila-i-minori-in-poverta-assoluta-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori che vivono in povertà assoluta in Italia nel 2024 rispetto al totale delle persone residenti con meno di 18 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Altre tendenze ormai consolidate riguardano il fatto che <strong>la povertà assoluta tende ad aumentare al crescere del numero di figli a carico delle famiglie e al diminuire del livello di istruzione della persona di riferimento</strong>. Un titolo di studio più basso riduce infatti la possibilità di accedere a lavori qualificati e ben retribuiti, con effetti che si trasmettono da una generazione all’altra. Investire in istruzione può contribuire ad arginare questi fenomeni ma <strong>servono strumenti di monitoraggio sempre più aggiornati e capillari</strong>, per comprendere dove e come intervenire. In questo approfondimento analizziamo come queste dinamiche incidono sulla popolazione minorile e sulle loro famiglie. Con uno sguardo anche locale ai possibili fattori di disagio tra i nuclei con figli.</p>






<h3 class="wp-block-heading">La condizione delle famiglie, un quadro generale</h3>



<p>Grazie ai dati pubblicati dall&#8217;istituto di statistica è possibile ricostruire un quadro sulla condizione delle famiglie che si trovano in povertà assoluta, con particolare attenzione per i <strong>nuclei che hanno minori a carico</strong>.</p>


<div id="il-207-delle-famiglie-con-3-o-piu-figli-si-trova-in-condizione-di-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questa rilevazione indica che le famiglie con minori in tale condizione nel 2024 erano quasi 734mila, pari al 12,3% del totale. Nelle coppie, <strong>l&#8217;incidenza del fenomeno cresce all&#8217;aumentare del numero di figli minori</strong>: 7,3% con un figlio, 10,6% con due e 20,7% con almeno tre figli. Anche le famiglie monogenitoriali con minori mostrano valori elevati (14,4%).</p>


<div id="strillo-testo-block_400466274aa56bc2824b15e548791cbd" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Investire in istruzione significa anche avere accesso a occupazioni qualificate e meglio retribuite.</p>
			        </section>
		</div>



<p>I dati confermano peraltro che <strong>la condizione economica delle famiglie tende a peggiorare al diminuire del titolo di studio della persona di riferimento</strong>. L’incidenza della povertà assoluta, infatti, si attesta al 4,2% tra i nuclei in cui la persona di riferimento ha almeno un diploma di scuola superiore e raggiunge il 12,8% nel caso della licenza media. L&#8217;incidenza aumenta ulteriormente (14,4%) tra chi ha conseguito solo la licenza elementare.</p>


<div id="il-187-dei-nuclei-in-cui-la-persona-di-riferimento-e-operaio-o-assimilato-si-trova-in-poverta-assoluta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">L&#8217;incidenza della povertà assoluta è più alta nelle famiglie numerose</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-della-poverta-assoluta-tra-le-famiglie-numerose/">Percentuale di famiglie con figli in povertà assoluta rispetto alla situazione familiare (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br>(pubblicati: martedì 14 Ottobre 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-304398"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Tendenzialmente <strong>un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti</strong>, accentuando la vulnerabilità economica. Questo legame emerge con particolare forza nelle famiglie con minori a carico. Tra quelle in cui la persona di riferimento è <strong>operaio o assimilato</strong>, l’incidenza della povertà assoluta raggiunge il 18,7%. Supera il 20% se la persona di riferimento è <strong>disoccupata o in cerca di occupazione</strong>. </p>


<div id="nel-2020-andria-e-barletta-erano-le-due-citta-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli-a-carico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle famiglie nei territori</h3>



<p>Le medie nazionali e regionali offrono un quadro generale, ma spesso nascondono forti disuguaglianze interne. Per comprendere davvero dove si concentrano le situazioni di maggiore difficoltà, <strong>è fondamentale poter contare su dati territoriali il più possibile dettagliati</strong>. Disporre di informazioni aggiornate a livello comunale — e, nel caso delle grandi città, anche con maggiore livello di dettaglio — permetterebbe di individuare con precisione i contesti più fragili e di progettare interventi mirati.</p>



<p>Da questo punto di vista, l&#8217;analisi dei dati riguardanti le <strong>famiglie monoreddito con figli a carico</strong> <strong>rappresenta un importante indicatore di potenziale vulnerabilità</strong>. Tuttavia, i dati disponibili su questo specifico aspetto purtroppo provengono dalle statistiche sperimentali di Istat e riguardano esclusivamente i <strong>comuni con oltre 5mila abitanti</strong>. Inoltre <strong>il dato più recente disponibile si ferma al 2020</strong>. Sebbene allo stato attuale ciò renda complessa una ricostruzione completa e aggiornata della condizione delle famiglie con figli in Italia, si tratta di dati preziosi e utili per approfondire l&#8217;analisi.</p>


<div id="strillo-testo-block_38a8415bd531863ae4178a70941a30b0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Dati dettagliati sulla condizione delle famiglie sono disponibili solo per i comuni con più di 5mila abitanti e risalgono al 2020.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Considerando i dati a disposizione, focalizzando l&#8217;analisi esclusivamente sui <strong>comuni capoluogo</strong>, possiamo osservare che in media la percentuale di famiglie anagrafiche monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai 6 anni nel 2020 era pari al <strong>17,9%</strong> rispetto al totale delle famiglie anagrafiche. Le percentuali più alte sono riportate dai comuni pugliesi di <strong>Andria</strong> (31,5%) e <strong>Barletta</strong> (28,3%), seguite dalla toscana <strong>Prato</strong> (26,7%). Da segnalare anche i dati di <strong>Napoli</strong> (24,4%) e <strong>Palermo</strong> (23,8%), casi particolarmente rilevanti visto che stiamo parlando rispettivamente del terzo e del quinto comune più popoloso d&#8217;Italia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">Nel 2020 Andria era il capoluogo con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2020-andria-era-il-capoluogo-con-la-piu-alta-percentuale-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più alta quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-302695"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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        <section class="blockquote">
							<p>Sono quasi tutti del sud i capoluoghi con la più alta percentuale di famiglie monoreddito con figli.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Estendendo l&#8217;analisi ai 20 capoluoghi con la più alta quota di famiglie monoreddito con figli possiamo osservare che si tratta <strong>quasi esclusivamente di città del mezzogiorno</strong>. Oltre alla già citata Prato infatti, le uniche altre due eccezioni sono rappresentate dalla laziale <strong>Latina</strong> (22,5%) e dalla romagnola <strong>Forlì</strong> (20,2%).</p>



<p>Per quanto riguarda invece i capoluoghi con le percentuali più basse, possiamo osservare che ai primi posti troviamo i comuni sardi di <strong>Cagliari</strong> (10,9%) e <strong>Carbonia</strong> (11,6%), seguiti da <strong>Savona</strong> (12,4%). È interessante notare come sebbene in questo caso non siano presenti capoluoghi del sud continentale (e della Sicilia), troviamo invece diversi comuni della Sardegna. Oltre alle due città già citate infatti rientrano tra i primi 20 capoluoghi anche <strong>Oristano</strong> (13,3%) e <strong>Sassari</strong> (14,5%).</p>



<p>Altro elemento interessante da notare è che rientrano in questa graduatoria alcuni dei maggiori comuni italiani. Tra questi possiamo citare <strong>Genova</strong> (12,7%), <strong>Bologna</strong> (14,1%), <strong>Milano</strong> (14,2%) e <strong>Torino</strong> (14,7%). <strong>Roma</strong> invece si attesta sul 16,9%.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">La percentuale più bassa di famiglie monoreddito con figli è a Cagliari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-cagliari-nel-2020-meno-dell11-di-famiglie-monoreddito-con-figli/">I 20 comuni capoluogo con la più bassa quota di famiglie monoreddito con bambini di età inferiore a 6 anni (2020).</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Giugno 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302697"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Il lavoro di Istat sulle statistiche sperimentali offre una&nbsp;<strong>base preziosa per comprendere meglio la realtà a livello locale e per arricchire il dibattito pubblico con nuove evidenze</strong>. Senza queste informazioni ciò non sarebbe possibile. Purtroppo però, con i dati attualmente disponibili, ampie aree del paese rimangono escluse dall’indagine.</p>



<p>Per poter definire delle politiche mirate che siano guidate dalle evidenze dei dati&nbsp;<strong>sarebbe auspicabile garantire una disponibilità più ampia e aggiornata delle informazioni</strong>. Disporre di dati aggiornati e granulari infatti non è soltanto una questione tecnica, ma un requisito fondamentale per definire interventi mirati e realmente efficaci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/famiglie_monoreddito_2025/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
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<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio di meno di 6 anni sono di fonte Istat (statistiche sperimentali).</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/2-persone-sedute-sulla-sedia-nel-corridoio-aYLo12XGSY4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Luba Ertel</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-piu-di-un-milione-di-minori-e-in-condizioni-di-poverta-assoluta/">In Italia più di un milione di minori è in condizioni di povertà assoluta</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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