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	<title>Ecologia e innovazione Archivi - Openpolis</title>
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	<link>https://www.openpolis.it/category/ecologia-e-innovazione/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Mar 2025 16:30:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>I dati per modellare la comunità energetica del Quarticciolo a Roma</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-dati-per-modellare-la-comunita-energetica-del-quarticciolo-a-roma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Mar 2025 16:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300176</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell'ambito del progetto Energy4All, la Fondazione Openpolis sta realizzando uno studio sulla demografia e l'edilizia del quartiere della capitale. Lo scopo è fornire elementi utili per comprendere la potenzialità e fattibilità per la comunità energetica locale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-dati-per-modellare-la-comunita-energetica-del-quarticciolo-a-roma/">I dati per modellare la comunità energetica del Quarticciolo a Roma</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Analizzare le caratteristiche socio-demografiche e immobiliari di un territorio per comprendere <strong>potenzialità e fattibilità</strong> ai fini della costruzione di una comunità energetica.</p>



<p>È questo, in estrema sintesi, <strong>il ruolo della Fondazione Openpolis in</strong> <a href="https://energy4allproject.eu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Energy4All</a>, un progetto di ricerca transeuropeo che vuole esplorare il ruolo delle comunità nell&#8217;implementazione delle cosiddette <strong>comunità energetiche rinnovabili (Cer)</strong>.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Una comunità energetica è composta da utenti che producono, gestiscono e utilizzano l’energia di uno o più impianti locali. Questa forma di autoconsumo avviene attraverso l’adesione volontaria a un soggetto giuridico.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-comunita-energetiche/">
                &#8220;Cosa sono le comunità energetiche&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">La sfida del Quarticciolo a Roma</h3>



<p>Nell&#8217;ambito di Energy4All, Openpolis sta conducendo un&#8217;analisi del <strong>Quarticciolo, un quartiere della periferia est di Roma.</strong> </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://energy4allproject.eu/blog/report/how-demographic-and-building-data-shape-italys-energy-communities/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>di Energy4All</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="attraverso-dati-su-demografia-ed-edilizia-si-possono-comprendere-le-potenzialita-di-una-comunita-energetica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Attraverso l&#8217;esplorazione dei dati demografici ed edilizi di quel territorio, è infatti possibile comprendere meglio le condizioni a favore (o svantaggio) per lo sviluppo di una comunità energetica. Questo permette di avere informazioni preliminari alle <strong>strategie necessarie per affrontare la povertà energetica </strong>e migliorare gli sforzi per la sostenibilità del territorio.</p>


<div id="strillo-testo-block_f4f15ca6cb762b54e4ce15d3aefe5a74" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Un&#8217;analisi di contesto può essere utile a rafforzare sia le strategie che l&#8217;attivismo.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, un&#8217;analisi di contesto può anche <strong>arricchire il lavoro della comunità residente attiva</strong> nel quartiere della capitale.</p>



<p>Il Quarticciolo, infatti, è un quartiere popolare caratterizzato da <strong>una forte identità storica e politica</strong>, legata alla sua origine (nel periodo fascista) e soprattutto alla sua successiva storia di <strong>resistenza (nell&#8217;ultima guerra mondiale) e di lotte sociali</strong>.</p>


<div id="lanalisi-di-questi-dati-e-in-corso-nel-quartiere-quarticciolo-periferia-est-di-roma" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Questo background produce da anni una <strong>comunità solida e vivace</strong>, che ha fatto parlare di sé anche nelle ultime settimane, in relazione alla <strong><a href="https://www.internazionale.it/reportage/francesco-erbani/2025/01/27/roma-decreto-caivano-quarticciolo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mobilitazione dei residenti</a> contro il governo Meloni</strong>, che l&#8217;ha scelto tra le periferie italiane alle quali applicare il cosiddetto &#8220;modello Caivano&#8221;.</p>



<p>In questo contesto, <strong>studiare i dati dettagliati del censimento può fornire l&#8217;accesso a informazioni</strong> sui modelli di consumo, sulla sostenibilità ambientale e in generale sulle condizioni generali degli edifici.</p>



<p>Inoltre, la comprensione delle caratteristiche socio-demografiche del quartiere aiuta a identificare i <strong>servizi essenziali</strong>, in modo che la popolazione possa poi valutare se e quanto debbano essere prioritari all&#8217;interno della comunità energetica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Le due direttrici su demografia ed edilizia</h3>



<p>Sono due gli ambiti di studio dei dati: quello sulle <strong>caratteristiche socio-demografiche</strong> della popolazione, elaborati a partire dal censimento permanente del 2021, e quello sulle <strong>condizioni degli edifici del quartiere</strong>, la cui fonte è l&#8217;ultimo censimento generale del 2011. È bene evidenziare che nonostante questi ultimi dati non siano recenti, sono comunque attuali perché l&#8217;area non ha subito significative trasformazioni urbane negli ultimi anni.</p>


<div id="strillo-testo-block_605a0430713d87456f1c1f52336b8b0e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;analisi dei dati in corso riguarda sia la demografia che l&#8217;edilizia del quartiere romano.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per costruire uno studio di fattibilità (tuttora in corso) per la comunità energetica del Quarticciolo <strong>vengono analizzati dati del censimento sub-comunale</strong>. </p>



<p>Si tratta di set di dati elaborati da Istat, che suddivide il comune di Roma in unità territoriali di dimensioni anche molto ridotte, ciascuna delle quali comprende un numero limitato di edifici. Quarticciolo, che fa parte della zona urbanistica di Alessandrina (quinto municipio), <strong>aggrega alcune di queste micro-zone.</strong></p>


<div id="il-censimento-sub-comunale-della-capitale-individua-nei-municipi-le-zone-urbanistiche-allinterno-delle-quali-ci-sono-micro-zone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-localizzazione-di-quarticciolo-nella-zona-urbanistica-alessandrina-a-roma/">La localizzazione di Quarticciolo nella zona urbanistica Alessandrina a Roma</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-localizzazione-di-quarticciolo-nella-zona-urbanistica-alessandrina-a-roma/">La posizione di Quarticciolo nella zona urbanistica Alessandrina, periferia est di Roma</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/notizia/dati-per-sezioni-di-censimento/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                            </p>
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                            <p><label for="embed-chart-300184"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Attraverso un&#8217;analisi dettagliata dell&#8217;area sub-comunale del Quarticciolo, sia dal punto di vista del panorama socio-economico che di quello legato alle alle infrastrutture edilizie, Energy4All mira a favorire la creazione di una comunità energetica sostenibile che affronti la povertà energetica e sia al tempo stesso <strong>prodotto del protagonismo della comunità residente</strong> nel quartiere.</p>



<p>Mentre scriviamo l&#8217;analisi è ancora in corso. L&#8217;approfondimento sui dati sarà restituito alla comunità del Quarticciolo, in modo da poter essere utile, eventualmente, al <strong>rafforzamento della comunità energetica del quartiere</strong> romano.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.comune.roma.it/web/it/home.page" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikicommons</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-dati-per-modellare-la-comunita-energetica-del-quarticciolo-a-roma/">I dati per modellare la comunità energetica del Quarticciolo a Roma</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Nov 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296522</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oltre 52mila persone hanno partecipato in Azerbaigian alla conferenza delle parti sul clima. Un’analisi delle figure presenti in veste di rappresentanti delle parti, ma anche di osservatori e facilitatori del processo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/">L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Si è appena conclusa la ventinovesima conferenza delle parti (Cop) che si è tenuta a Baku, in Azerbaigian.</strong> In due settimane si sono discusse al tavolo delle parti tematiche riguardanti l&#8217;energia, la finanza e la sostenibilità, in continuità rispetto a quanto era stato fatto l&#8217;anno precedente a Dubai. L&#8217;esito del meeting <a href="https://www.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/risultati-cop29-clima/#:~:text=nel%202030.-,L%E2%80%99accordo%20sulla%20finanza%20per%20il%20clima%20raggiunto%20alla%20COP29%3A%20le%20reazioni,-Alcuni%20paesi%2C%20tra" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non è stato interpretato in modo univoco</a> dal dibattito pubblico.</p>



<p>Nel corso della conferenza, si prendono delle <a href="https://unfccc.int/cop29/auvs" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decisioni</a> formali che possono essere legalmente vincolanti oppure no a seconda della presenza di una clausola abilitante sotto la quale si stipula il trattato. Un esempio tra i più discussi a livello di opinione pubblica è appunto il <a href="https://unfccc.int/news/cop29-un-climate-conference-agrees-to-triple-finance-to-developing-countries-protecting-lives-and" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New Collective Quantified Goal</a>, l&#8217;accordo sui finanziamenti dei paesi ricchi in favore di paesi in via di sviluppo che ammonta a 300 miliardi di dollari statunitensi annuali. Queste somme andranno stanziate con lo scopo di sostenere la transizione ecologica e le politiche di adattamento climatico. L&#8217;obiettivo finale è quello di sostenere la finanza di quei paesi per 1.300 miliardi all&#8217;anno entro il 2035, circa cinque volte in meno rispetto alle <a href="https://www.lse.ac.uk/granthaminstitute/wp-content/uploads/2024/11/Raising-ambition-and-accelerating-delivery-of-climate-finance_Third-IHLEG-report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">necessità stimate</a>. Ma a Cop ultimata non si raggiungono sempre degli accordi chiari, come sugli <a href="https://www.carbonbrief.org/cop29-key-outcomes-agreed-at-the-un-climate-talks-in-baku/#:~:text=Countries%20failed%20to%20reach%20an%20agreement%20on%20how%20the%20outcomes%20of%20last%20year%E2%80%99s%20%E2%80%9Cglobal%20stocktake%E2%80%9D%2C%20including%20a%20key%20pledge%20to%20transition%20away%20from%20fossil%20fuels%2C%20should%20be%20taken%20forward%20%E2%80%93%20instead%20shunting%20the%20decision%20to%20COP30%20next%20year%20in%20Brazil." target="_blank" rel="noreferrer noopener">elementi chiave</a> per la transizione dai combustibili fossili.</p>



<p><strong>Ma chi partecipa nello specifico alle Cop?</strong> Spesso si parla nel dibattito pubblico dei politici, dei diplomatici e dei rappresentanti dei governi nazionali ma non sono i soli che possono prendere parte all&#8217;evento. Ci sono molte altre persone che hanno lo scopo di orientare in qualche modo il risultato finale tra cui membri di centri studi, persone appartenenti all&#8217;ambito delle organizzazioni non governative ma anche lobbisti del settore fossile, come abbiamo avuto modo di raccontare in queste settimane nell&#8217;ambito della campagna Clean the Cop.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Segui la campagna fatta con A Sud e EconomiaCircolare.com
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		





<h3 class="wp-block-heading">Le partecipazioni alla Cop 29</h3>



<p><strong>Le conferenze delle parti vedono numerose figure al loro interno che hanno ruoli differenti.</strong> Innanzitutto, non tutti i partecipanti hanno la possibilità di intervenire all&#8217;interno dei negoziati: quello è un ruolo specifico dei rappresentanti delle parti che in questo caso sono i 196 paesi che si sono riuniti alla Cop. </p>


<div id="strillo-testo-block_7d81b250891b97309191744027a732db" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Alla Cop non ci sono solo i rappresentanti delle parti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Oltre alle parti propriamente dette, ci sono anche i partecipanti che possono prendere parte alla maggior parte dei negoziati come osservatori ma non sono autorizzati a parlare in rappresentanza dello stato che li ha nominati. Sono i possessori del <em>party overflow badge</em>. Sono ammesse anche le <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/overview/admitted-ngos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organizzazioni non governative</a>, le <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/admitted-igos" target="_blank" rel="noreferrer noopener">organizzazioni intergovernative</a> e <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/parties-non-party-stakeholders/non-party-stakeholders/overview/united-nations-organizations" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quelle legate all&#8217;Onu</a>, comprese le agenzie specializzate.</p>



<p>Infine, sono presenti anche dei <a href="https://unfccc.int/process-and-meetings/conferences/the-big-picture/what-are-united-nations-climate-change-conferences/how-cops-are-organized-questions-and-answers#UN-Climate-Change-Secretariat" target="_blank" rel="noreferrer noopener">membri della stessa segreteria delle Nazioni unite</a> che hanno il ruolo di aiutare il buon funzionamento della conferenza sotto il profilo organizzativo e facilitare la partecipazione di coloro che non sono direttamente i rappresentanti delle parti, organizzando programmi di lavoro e incentivando momenti di dialogo tra i diversi portatori di interessi.</p>


<div id="tra-rappresentanti-e-osservatori-la-cop-29-ha-visto-la-partecipazione-di-oltre-52mila-persone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">52.305 </span>i partecipanti alla Cop 29.</p>
			        </section>
		


<p>Il numero di partecipanti <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noreferrer noopener">online</a> e in <a href="https://unfccc.int/documents/643061">presenza</a> (riportati per la Cop 29 in via provvisoria) <strong>è inferiore rispetto a quello registrato l&#8217;anno precedente alla Cop 28 di Dubai, pari a 72.088.</strong></p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/circa-un-terzo-dei-partecipanti-alla-cop-29-erano-rappresentanti-delle-parti/">Circa un terzo dei partecipanti alla Cop 29 erano rappresentanti delle parti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/circa-un-terzo-dei-partecipanti-alla-cop-29-erano-rappresentanti-delle-parti/">I partecipanti alla Cop 29 divisi per categoria</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati della <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noopener">segreteria Unfccc</a>                                                                <br>(consultati: martedì 26 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/circa-un-terzo-dei-partecipanti-alla-cop-29-erano-rappresentanti-delle-parti.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-297532"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			

<div id="i-rappresentanti-delle-parti-erano-17-680-circa-un-terzo-del-totale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>La maggior parte delle persone che hanno partecipato alla conferenza era formalmente registrata come rappresentante delle parti: parliamo di circa un terzo del totale, pari a 17.680 persone.</strong> Seguono i partecipanti overflow (16.305) che comprendono sia delle persone nominate dai paesi (15.478) che dei membri della segreteria e delle agenzie delle Nazioni unite (827). Presenti anche altri soggetti osservatori come membri delle Ong (9.881), delle organizzazioni intergovernative (1.029) e delle agenzie specializzate dell&#8217;Onu (671). Le presenze dei media si attestano a 3.575.</p>


<div id="lazerbaigian-stato-ospitante-e-stato-il-paese-al-mondo-con-il-maggior-numero-di-delegati-2-229" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il numero di delegati per singolo paese varia molto tra i 196 stati aderenti. <strong>Considerando sia i rappresentanti delle parti che i rappresentanti overflow, lo stato che ha nominato più persone è il paese ospitante. Sono infatti 2.229 i rappresentanti dell&#8217;Azerbaigian.</strong> Segue il Brasile (1.914), paese in cui si terrà la prossima Cop. Oltre i mille rappresentanti anche per Turchia (1.878) e Emirati Arabi Uniti (1.011). Concentrandosi invece su chi ha inviato meno delegati, si rilevano Andorra (5), Corea del Nord (5), Nicaragua (3), Niger (2) e San Marino (2).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati/">L&#8217;Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati/">Gli stati mondiali ed europei con più partecipanti alla Cop 29</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati della <a href="https://unfccc.int/documents/643063" target="_blank" rel="noopener">segreteria Unfccc</a>                                                                <br>(consultati: martedì 26 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-297541"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="lo-stato-europeo-con-piu-delegati-e-litalia-437" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>A livello europeo invece il paese che ha nominato più delegati è l&#8217;Italia (437). </strong>Il nostro paese si attesta in tredicesima posizione sul piano mondiale. Seguono Germania (325), Danimarca (216), Grecia (212) e Portogallo (201).</p>



<p>Foto: <a href="https://cop29.az/en/media-hub/media-gallery/28/album?slide=5" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cop 29</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-il-paese-europeo-che-ha-inviato-piu-delegati-alla-cop-29/">L’Italia è il paese europeo che ha inviato più delegati alla Cop 29</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>Le importazioni di beni energetici in Europa</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297357</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia. Ascolta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">i paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">4,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>il calo dell&#8217;energia lorda tra 2021 e 2022 in Unione europea.</strong> In termini assoluti, nel 2022 si assestava a 58.461 petajoule. Con questo valore si identifica la domanda di energia di un paese o di un territorio. La fonte energetica per cui si registra il calo maggiore è il gas naturale (-13,3%), principalmente dovuto alle instabilità tra Russia e Ucraina. Rimane comunque la seconda fonte del mix energetico europeo dietro al petrolio e i suoi derivati. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Si%20rileva%20un%20calo%20rispetto%20all%E2%80%99anno%20precedente%20del%204%2C5%25." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">quasi 18mila petajoule</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;ammontare delle esportazioni energetiche europee nel 2022</strong>. Sono invece circa 54mila le importazioni. A livello energetico quindi nel continente europeo l&#8217;import pesa molto di più rispetto all&#8217;export. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=Per%20quel%20che%20riguarda%20invece%20importazioni%20ed%20esportazioni%2C%20nel%202022%20ammontavano%20rispettivamente%20a%2054.488%20petajoule%20e%2017.909%20petajoule." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">62,5%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la copertura delle importazioni della domanda energetica del continente nel 2022.</strong> Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, <span style="font-size: 15px;line-height: 22px"> la percentuale è andata aumentando fino al 2019 (60,5%) per poi diminuire tra 2020 e 2021, dove si è attestata al 55,5%.</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico</a>.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">97,7%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza delle importazioni di petrolio e derivati sull&#8217;energia lorda del continente europeo nel 2022.</strong> Alte anche le importazioni di gas naturale, che coprono il 97,6% della domanda. Minore invece quella di fonti fossili solide (45,8%) su cui non è da trascurare anche una riduzione della domanda complessiva. <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/#:~:text=%C3%88%20possibile%20analizzare,%C3%A8%20in%20calo." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">19</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i paesi europei in cui le importazioni nette coprono più del 50% del fabbisogno energetico interno. </strong>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono particolarmente piccoli in termini di superficie. Si tratta di Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). In seguito a questi tre, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda del paese. Sono invece caratterizzati dall’incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>


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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-importazioni-di-beni-energetici-in-europa/">Le importazioni di beni energetici in Europa</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<title>Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=297162</guid>

					<description><![CDATA[<p>È online il portale per un monitoraggio costante delle opere da realizzare per i prossimi giochi olimpici e paraolimpici invernali in Italia. Un'importante vittoria per le organizzazioni che da mesi chiedono più trasparenza, anche se c'è ancora molta strada da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/">Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Un piano delle opere, con dati e mappe</strong> per una maggiore contezza dello stato dell&#8217;arte e della localizzazione delle infrastrutture. È &#8220;<strong>Open Milano Cortina 2026</strong>&#8220;, una nuova sezione sul sito web dedicato alle infrastrutture di Milano Cortina, le olimpiadi invernali che si terranno in Italia nel 2026.</p>



<p>Il portale, che mette a disposizione anche lo scarico di <strong>open data</strong>, è un <strong>primo importante risultato raggiunto dalla campagna Open Olympics 2026</strong>, <a href="https://www.libera.it/it-schede-2607-olimpiadi_invernali_milano_cortina_trasparenza_appalti_mafie" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avviata nei mesi scorsi</a> da una folta rete associativa, di cui fa parte anche la Fondazione Openpolis.</p>



<p>Da mesi le organizzazioni di Open Olympics chiedono <strong>piena trasparenza rispetto alle infrastrutture e alle opere connesse</strong> all&#8217;evento.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>In riunioni dedicate e aperte, Simico si è detta pronta a rendere il portale sempre più corrispondente al nostro appello e a una piena accountability. È quindi un portale in stato di work in progress, che, come si legge sullo stesso portale, vuole segnare &#8216;un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026&#8217; anche per i futuri giochi.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.libera.it/it-schede-2683-bene_il_portale_dedicato_ora_che_contenga_i_progetti_di_tutti_anche_i_privati_finanziati_con_soldi" target="_blank">&#8211; Leonardo Ferrante, Libera contro le mafie</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="gli-investimenti-per-i-giochi-milano-cortina-2026-ammontano-a-oltre-57-miliardi-di-euro-di-cui-41-miliardi-per-opere-e-infrastrutture" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Parliamo di circa 5,7 miliardi di euro di investimenti pubblici, di cui 1,6 miliardi per la realizzazione dei giochi e <strong>ben 4,1 miliardi per opere ad essi connessi.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,72 </span>miliardi di euro il costo diretto dei giochi olimpici e paraolimpici invernali Milano Cortina 2026.</p>
			        </section>
		


<p>Diventa perciò fondamentale un <strong>monitoraggio sia istituzionale che civico dell&#8217;impiego di questa mole di risorse</strong>, per valutare come gli investimenti impattano sulle comunità locali e sull&#8217;ecosistema, e al fine di <strong>limitare le infiltrazioni della criminalità organizzata</strong> negli appalti per la realizzazione delle opere.</p>



<p>È sufficiente un dato: il 68% dei fondi destinati alle opere <strong>saranno assorbiti per la costruzione di 45 strade, per un costo che sfiora i 3 miliardi</strong>, secondo il <a href="https://www.libera.it/documenti/schede/doc_posizionamento_def.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">report</a> di Open Olympics, aggiornato all&#8217;aprile scorso.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2,82 </span>miliardi di euro il costo delle opere stradali funzionali alle infrastrutture per le olimpiadi Milano Cortina 2026.</p>
			        </section>
		

<div id="saranno-interessati-dagli-interventi-diversi-territori-del-nord-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto dei giochi sui territori</strong></h3>



<p>Le olimpiadi invernali avranno un impatto su molte regioni del nord del paese. La <strong>Lombardia</strong> da sola assorbirà oltre metà delle opere (il 52%) e dei relativi costi (47%). Ma anche il <strong>Veneto</strong> sarà interessato dai giochi. Infatti, le 13 opere ospitate (che compongono il 16% del totale) peseranno per il 33% sui fondi mobilitati per le infrastrutture. Saranno interessate in misura minore, ma comunque impattante, anche le <strong>province autonome di Bolzano e Trento</strong>.</p>



<p>Per questo già nel 2021 è stata costituita la <strong>Simico (Società Milano Cortina) SpA</strong>, una società pubblica in house partecipata da tutte le istituzioni interessate dalle opere: ministero dell&#8217;economia e ministero dei trasporti (al 35% ciascuno), Regione Lombardia e Regione Veneto (al 10% ognuna) e le due province autonome di Bolzano e Trento, con una quota del 5% per una.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.simico.it/piano-delle-opere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al
<br><strong>portale</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="e-stato-pubblicato-un-sito-di-mappe-e-dati-sulle-opere-frutto-anche-della-pressione-da-parte-della-societa-civile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ed è proprio la stessa Simico ad aver pubblicato la sezione<em> data driven</em> <strong>Open Milano Cortina 2026</strong>, dove da alcuni giorni è possibile <strong>conoscere i dettagli per tipologia di intervento, aree geografiche e stato di avanzamento delle opere</strong>. Si tratta certamente di un passo in avanti in termini di trasparenza, ottenuto anche grazie alla pressione della campagna pubblica Open Olympics. </p>


<div id="strillo-testo-block_f63db5bfee164da1874fca5b6db1eea0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il monitoraggio dettagliato degli investimenti diminuisce il rischio di infiltrazione delle mafie negli appalti.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Tuttavia, il portale (e in particolare gli open data disponibili) lascia ancora a desiderare <strong>rispetto alle informazioni su aggiudicatari delle gare di appalto e sui subappalti assegnati</strong>, oltre che su alcuni aspetti di usabilità della piattaforma.</p>



<p>Per questo è importante <strong>continuare a monitorare il piano di investimenti</strong> di questa ingente quantità di risorse pubbliche destinate ai giochi olimpici e paraolimpici, che il nostro paese ospiterà tra poco più di un anno.</p>



<p>Oltre alla prevenzione dei rischi per le infiltrazioni criminali e all&#8217;utilizzo delle risorse in modo rispettoso <strong>nei confronti delle comunità locali</strong>, c&#8217;è anche l&#8217;aspetto ambientale a preoccupare la rete che anima la campagna Open Olympics. </p>


<div id="strillo-testo-block_b957a8b3c156ca9bff5f26fbaeec6266" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;analisi sulla realizzazione delle opere è fondamentale anche per comprendere l&#8217;impatto ambientale sui territori interessati.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Una delle richieste, infatti, riguarda una maggiore chiarezza rispetto <strong>all&#8217;impronta di carbonio delle opere olimpiche</strong>. Si tratta di un modo per stimare la quantità di emissioni di gas serra rilasciate nell&#8217;atmosfera: un elemento importante per comprendere meglio quali saranno le ricadute in termini ambientali delle olimpiadi, di cui si parlò già in fase di candidatura di &#8220;<strong>giochi a impatto zero</strong>&#8220;.</p>



<p>Insomma, siamo di fronte a un obiettivo raggiunto attraverso la pressione della società civile sui decisori pubblici. Ma c&#8217;è ancora molta strada da fare.</p>



<p><strong>Foto</strong>: <a href="https://www.lombardianotizie.online/olimpiadi-milano-cortina-2026/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lombardia Notizie</a> &#8211; <a href="https://www.lombardianotizie.online/social-media-policy/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/">Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295857</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più del 60% del fabbisogno di beni energetici in Ue è coperto dalle importazioni. In particolare, vengono importati la maggior parte dei beni energetici di tipo fossile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questi giorni è in corso a Baku, in Azerbaijan, la ventinovesima conferenza delle parti (Cop29), l&#8217;appuntamento annuale nel quale si discute lo stato degli impatti dei cambiamenti climatici e si definiscono gli impegni che ogni stato si assume per contrastarli. In particolare, al centro delle discussioni ci sono le <strong>questioni legate alla produzione e al consumo energetico degli stati aderenti alla conferenza</strong>, elementi su cui ha insistito anche l&#8217;<a href="https://www.governo.it/it/articolo/il-presidente-meloni-alla-cop29/27037" target="_blank" rel="noreferrer noopener">intervento</a> del governo italiano. D’altronde, tra i grandi paesi dell’Unione europea, l’Italia è uno di quelli che dipende di più dall’importazione di energia, sebbene questo sia un aspetto che riguarda tutti i paesi membri.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scopri la nostra campagna
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>La creazione di un mix energetico sostenibile che permetta un sostegno costante ai consumi è una necessità impellente</strong>, non soltanto per quel che riguarda l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente ma anche per evitare gli effetti di possibili instabilità geopolitiche che possono avere delle ricadute sulle importazioni di fonti fossili, come è stato per il caso della guerra in Ucraina. In questo quadro è importante comprendere, attraverso i dati disponibili, in che direzione sta andando il vecchio continente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La dipendenza energetica</h3>



<p>Ogni paese ha il proprio fabbisogno energetico. Questo viene rappresentato all&#8217;interno dei bilanci energetici europei dalla variabile dell&#8217;<strong>energia lorda</strong>. Per valutare quanto uno stato riesce con la propria produzione a gestire i consumi, si calcola il <strong>tasso di dipendenza energetica</strong>, che mette in relazione le importazioni nette (ovvero la differenza tra importazioni e esportazioni totali) e l&#8217;energia lorda. Questo numero, espresso in percentuale, dà un&#8217;idea generale di quanto uno stato dipenda dalle importazioni.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funzionano la produzione e il consumo di energia
<br><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Se si ottiene un valore negativo, vuol dire che il paese è un esportatore netto di energia mentre se è positivo significa che è dipendente dalle importazioni. Un numero superiore al 100% indica invece che il paese sta accumulando i prodotti energetici.</p>



<p>Prima di entrare nel dettaglio dell&#8217;indicatore, è però utile fornire alcune informazioni di contesto. Stando ai <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13755859/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati Eurostat</a>, in Unione europea, <strong>l&#8217;ammontare totale di energia lorda era nel 2022 pari a 58.461 petajoule</strong>. Si rileva un calo rispetto all&#8217;anno precedente del 4,5%. In particolare, è diminuito il fabbisogno di gas naturale (-13,3%). Si tratta di una diminuzione legata principalmente alle <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Energy_statistics_-_an_overview#Gross_available_energy:~:text=This%20decrease%20was%20mostly%20due%20to%20the%20demand%2Dreduction%20measures%20taken%20as%20a%20consequence%20of%20the%20Russian%20war%20on%20Ukraine.">tensioni tra Russia e Ucraina</a>, anche se il gas rimane la seconda fonte del mix energetico, dietro a petrolio e prodotti derivati. Un aspetto rilevante riguarda il fatto che le fonti rinnovabili sono in crescita, sorpassando i combustibili fossili solidi (come il carbone) dal 2018.</p>



<p>Per quel che riguarda invece importazioni ed esportazioni, nel 2022 ammontavano rispettivamente a 54.488 petajoule e 17.909 petajoule. <strong>Il continente registra un calo della produzione primaria di energia, al quale segue un incremento delle importazioni di prodotti energetici.</strong> Un aspetto che si riflette anche sull&#8217;indice di dipendenza energetica.</p>


<div id="in-unione-europea-il-625-del-fabbisogno-energetico-dipende-dalle-importazioni-nette" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Nel 2022 il 62,5% del fabbisogno energetico europeo dipende dalle importazioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2022-il-625-del-fabbisogno-energetico-europeo-dipende-dalle-importazioni/">Indice di dipendenza energetica nell&#8217;Unione europea (2013-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_s__custom_13725622/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: martedì 12 Novembre 2024)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-297066"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Negli ultimi dieci anni più della metà del fabbisogno energetico europeo è stato coperto dalle importazioni. Scendendo nel dettaglio, la percentuale è in aumento fino al 2019 (60,5%) per poi calare tra 2020 e 2021 fino al 55,5%. <strong>Nel 2022 si registra invece un ulteriore aumento, raggiungendo il 62,5%.</strong></p>


<div id="limport-incide-principalmente-su-petrolio-e-derivati-977-e-gas-naturale-976" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>È possibile analizzare il dato a livello di singola fonte energetica. Nel 2022, la domanda europea più alta riguardava il <strong>petrolio e i derivati</strong>, raggiungendo i 21.523 petajoule. Le importazioni per questo tipo di prodotti ammontano al <strong>97,7%</strong>. Per quel che riguarda il <strong>gas naturale</strong>, la domanda (pari a 12.324 petajoule) viene coperta da importazioni per il <strong>97,6%</strong>. Parlando invece di fonti fossili solide, le importazioni coprono il 45,8% della domanda. Bisogna comunque puntualizzare che sia la produzione domestica che la domanda interna per questo ultimo tipo di prodotti è in calo.</p>


<div id="tra-i-paesi-piu-grandi-litalia-e-uno-di-quelli-che-dipende-di-piu-dalle-importazioni-di-energia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">In 19 paesi europei le importazioni coprono più del 50% del fabbisogno energetico</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-19-paesi-europei-le-importazioni-coprono-piu-del-50-del-fabbisogno-energetico/">Tasso di dipendenza energetica per i paesi europei (2022)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_bal_c__custom_13756871/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 14 Novembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-297080"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<p>I primi tre stati europei che dipendono maggiormente dalle importazioni sono Malta (99%), Cipro (92%) e Lussemburgo (91,3%). Tuttavia, parliamo in tutti i casi di paesi di dimensioni molto ridotte. Subito dopo, invece, si trovano Paesi Bassi (80,3%), Grecia (79,6%) e Italia (79,2%). <strong>Sono in tutto 19 i paesi in cui le importazioni nette coprono più del 50% della domanda. </strong>Sono invece caratterizzati dall&#8217;incidenza minore Romania (32,4%), Svezia (26,8%) e Estonia (6,2%).</p>



<p>Il quadro complessivo quindi è quello di un continente che dipende ampiamente dalle importazioni energetiche, in particolare per i combustibili fossili che ancora compongono una parte importante del mix energetico generale dell&#8217;Unione europea. </p>



<p>Risulta quindi importante compiere scelte concrete per<strong> direzionare sensibilmente la produzione domestica verso fonti rinnovabili</strong>, a partire dagli impegni che i singoli stati si potranno assumere nel contesto della Cop.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-piattaforma-petrolifera-in-mezzo-alloceano-al-tramonto-rqWWhKzVCaU" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arvind Vallabh</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-che-dipendono-di-piu-dalle-importazioni-di-energia/">I paesi europei che dipendono di più dalle importazioni di energia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Inizia la Cop 29 con tanto lobbying e poca trasparenza</title>
		<link>https://www.openpolis.it/inizia-la-cop-29-con-tanto-lobbying-e-poca-trasparenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296525</guid>

					<description><![CDATA[<p>La presenza alle Cop di un gran numero di portatori d'interesse che rappresentano grandi inquinatori solleva preoccupazioni sulla capacità di questi soggetti di frenare il processo di transizione ecologica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/inizia-la-cop-29-con-tanto-lobbying-e-poca-trasparenza/">Inizia la Cop 29 con tanto lobbying e poca trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Ieri è iniziata ufficialmente a <strong>Baku</strong> la ventinovesima conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, più comunemente nota come<strong> Cop 29.</strong></p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://cop29.az/en/home" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Visita il sito della
<br><strong>Cop 29</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>La conferenza ha lo scopo di riunire ogni anno i leader mondiali per discutere e valutare non soltanto l&#8217;andamento ma anche dell&#8217;implementazione delle misure atte a <strong>contrastare i cambiamenti climatici.</strong> Dal 2005 si ospitano infatti anche degli incontri per negoziare impegni vincolanti.</p>



<p>Si tratta dunque dell&#8217;evento più importante in cui i paesi si confrontano a livello multilaterale per assumere decisioni che avranno un impatto sul futuro del pianeta e delle persone che lo abitano. Inoltre ogni paese può accreditare anche soggetti non governativi  a partecipare a questi momenti di confronto.</p>



<p><strong>In questo scenario è cruciale assicurarsi che la politica faccia la sua parte in un quadro di completa trasparenza,</strong> evitando che decisioni cruciali per il futuro di tutti siano assunte con un occhio di riguardo nei confronti di grandi aziende che sui combustibili fossili ancora basano la gran parte del loro modello di business.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla pagina della campagna
<br><strong>Clean the Cop!</strong></a>.</p>
        </section>
		




<div id="openpolis-insieme-a-economiacircolare-e-a-sud-promuove-la-campagna-clean-the-cop" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Proprio per questo Openpolis, assieme a <a href="https://economiacircolare.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">EconomiaCircolare</a> e <a href="https://asud.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">A Sud</a>, promuove la <strong>campagna <a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clean the Cop! Fuori i grandi inquinatori dalle conferenze sul clima</a> con l&#8217;obiettivo che alle conferenze sul clima non siano invitate persone che difendono interessi contrari alla transizione ecologica. </strong>Un&#8217;iniziativa che ripropone in chiave nazionale le richieste della campagna internazionale <a href="https://kickbigpollutersout.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kick Big Polluters Out</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://asud.net/ultima/no-ai-lobbisti-del-fossile-alla-cop29/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il comunicsa
<br><strong>governo italiano</strong></a>.</p>
        </section>
		





<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://asud.net/clean-the-cop/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1080" height="1080" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear.png" alt="" class="wp-image-296791" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear.png 1080w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-768x768.png 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-92x92.png 92w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-414x414.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-635x635.png 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-1026x1026.png 1026w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-250x250.png 250w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/clean-the-cop-clear-120x120.png 120w" sizes="(max-width: 1080px) 100vw, 1080px" /></a></figure>


<div id="la-possibilita-che-il-processo-di-transizione-ecologica-sia-frenato-da-chi-ha-interessi-nellindustria-fossile-rappresenta-un-rischio-reale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Grandi inquinatori, portatori d&#8217;interesse e conferenze sul clima</h3>



<p><strong>Eppure arriviamo all&#8217;inizio di questo evento così importante senza ancora conoscere la lista delle persone invitate dal governo italiano a partecipare ai lavori della conferenza.</strong> </p>


<div id="strillo-testo-block_60323305fda6ac26ea259fa24ae733a5" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Qual è il senso di invitare i grandi inquinatori a una conferenza sul clima?</p>
			        </section>
		</div>



<p>Lista che negli anni passati ha ospitato un gran numero di portatori d&#8217;interesse di aziende legate al mondo del fossile. Realtà che come è noto per anni si sono mosse per <a href="https://www.internazionale.it/opinione/stella-levantesi/2023/02/21/aziende-energetiche-gas" target="_blank" rel="noreferrer noopener">frenare</a> quel processo di transizione ecologica ormai non più rinviabile.</p>



<p>Da tempo peraltro si parla della <strong>presenza all&#8217;interno delle Cop di lobbysti del fossile</strong> e dell&#8217;effetto di freno che questi possono determinare sui governi e sulle scelte che in queste occasioni sono chiamati a compiere.</p>



<p>Lo scorso anno per la prima volta <strong>è diventato obbligatorio per i rappresentanti dichiarare chi rappresentano</strong> e così è venuta alla luce <strong>una realtà ben più ingombrante di quanto non fosse stato stimato fino a quel momento.</strong></p>


<div id="alla-scorsa-conferenza-sul-clima-i-portatori-dinteresse-che-rappresentavano-grandi-inquinatori-erano-2-456" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpressionante-numero-di-portatori-dinteresse-dei-grandi-inquinatori-alle-conferenze-sul-clima/">L&#8217;impressionante numero di portatori d&#8217;interesse dei grandi inquinatori alle conferenze sul clima</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpressionante-numero-di-portatori-dinteresse-dei-grandi-inquinatori-alle-conferenze-sul-clima/">Il numero stimato di portatori d&#8217;interesse che rappresentano grandi inquinatori presenti alla Cop 26 e alla Cop 27 e il numero effettivo di quelli presenti alla Cop 28</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Campagna Clean the Cop                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 24 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-296557"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-296557" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Fino al 2022 infatti si era stimato che alle Cop 25 e 26 avessero partecipato circa 500 o 600 portatori d&#8217;interesse di grandi inquinatori.</strong> Da quando è diventato obbligatorio dichiarare chi rappresenta ciascuno dei partecipati <strong>la realtà ha però superato di gran lunga le stime fatte fino a quel momento.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2.456 </span>il numero di portatori d&#8217;interesse che rappresentano grandi inquinatori presenti lo scorso anno alla Cop 28 di Dubai.</p>
			        </section>
		


<p>Viene da chiedersi quindi chi e per quali ragioni ha invitato queste figure a partecipare a una conferenza sul clima. La risposta alla prima domanda è nello stesso <a href="https://view.officeapps.live.com/op/view.aspx?src=https%3A%2F%2Funfccc.int%2Fsites%2Fdefault%2Ffiles%2Fresource%2FPLOP%2520COP28_on-site.xlsx&amp;wdOrigin=BROWSELINK" target="_blank" rel="noreferrer noopener">documento</a> rilasciato dalle Nazioni unite. Pre quanto riguarda l&#8217;Italia ad esempio <strong>i lobbisti del fossile presenti alla Cop dello scorso anno risultano essere stati 47, di cui 40 invitati proprio dal governo italiano. Quanto al perché si tratta ancora di una questione aperta e urgente.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Una questione di responsabilità e trasparenza</h3>



<p>Una presenza così massiccia di soggetti con interessi chiave nel mondo dell&#8217;estrazione, della raffinazione e della commercializzazione dei combustibili fossili desta una <strong>reale preoccupazione rispetto all&#8217;azione svolta da queste figure nel corso delle Cop.</strong></p>



<p>Una preoccupazione che invece non sembra interessare particolarmente al governo. Infatti <strong>pur non conoscendo quanti e quali soggetti sono stati invitati alla Cop 29, in assenza di una lista pubblica dei partecipanti, bisogna immaginare che gli inviti abbiano seguito il modello dello scorso anno.</strong></p>


<div id="il-governo-ha-titolo-a-invitare-chi-ritiene-alle-cop-ma-ci-si-aspetta-quantomeno-che-risponda-delle-proprie-decisioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_6624f84ba1122a84c7c6642d6c9145a0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;esecutivo è libero di invitare chi ritiene più opportuno ma è chiamato a rendere conto delle proprie decisioni.</p>
			        </section>
		</div>



<p>D&#8217;altronde se la convinzione del governo è quella di star agendo nell&#8217;interesse del paese ha tutto il diritto di farlo. <strong>L&#8217;esecutivo però ha anche degli obblighi e delle responsabilità, prime tra tutte quelle di rendere conto del proprio operato ai cittadini e ai loro rappresentanti in parlamento.</strong></p>



<p>Per questo <strong>ci si aspetta quanto meno che il governo si assuma la responsabilità delle proprie scelte, </strong>spiegando chi ha deciso di invitare alla conferenza delle parti sul clima e per quali ragioni.</p>



<p><strong>Una scelta di trasparenza che quest&#8217;anno avverrebbe comunque in ritardo,</strong> visto che la conferenza è ormai iniziata,<strong> ma che a partire dalla Cop 30 dovrebbe avvenire con largo anticipo,</strong> in modo da permettere una concreta <strong>discussione parlamentare</strong> a compimento di un più ampio <strong>dibattito pubblico.</strong></p>



<p>D&#8217;altronde se il governo ritiene che invitare grandi inquinatori a una conferenza sul clima sia appropriato e opportuno non ha che da spiegarlo.</p>



<p><strong>Foto:</strong> <a href="https://www.flickr.com/photos/unfccc/53781566561/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">UNclimatechange</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/inizia-la-cop-29-con-tanto-lobbying-e-poca-trasparenza/">Inizia la Cop 29 con tanto lobbying e poca trasparenza</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295839</guid>

					<description><![CDATA[<p>I siti di interesse nazionale (Sin) sono aree altamente inquinate e pericolose per l’ambiente e per la salute delle comunità locali. Sono più di 40 e si trovano in quasi tutte le regioni italiane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/">È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Secondo un recente <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=d6c3bca8-92ab-4c63-8360-062c2d81874a" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> della corte dei conti, <strong>la bonifica dei siti di interesse nazionale (Sin) è un&#8217;urgenza che va affrontata su più livelli, in sinergia tra stato e regioni. </strong>Questa è la prima indagine di portata nazionale che indaga lo stato di alcune di queste aree, la loro gestione e le criticità. Il quadro riporta una generale mancanza di efficacia degli interventi, causato da difficoltà di coordinamento sulle bonifiche e sui risarcimenti per i danni ambientali provocati.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Oltre alle implicazioni finanziarie, è fondamentale considerare i rischi per la salute pubblica dovuti all&#8217;inquinamento, specialmente per le patologie tumorali. Dopo la bonifica dei siti inquinati, è essenziale monitorare costantemente l&#8217;ambiente e la salute pubblica per garantire l&#8217;efficacia delle misure adottate. Il coinvolgimento delle comunità locali e delle parti interessate è cruciale per il successo delle bonifiche, richiedendo trasparenza e comunicazione efficace</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=d6c3bca8-92ab-4c63-8360-062c2d81874a" target="_blank">&#8211; corte dei conti &#8211; Fondo per la bonifica e messa in sicurezza dei siti di interesse nazionale (Sin)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="i-sin-sono-zone-ad-alto-rischio-ambientale-e-sanitario-causato-da-contaminazioni-di-inquinanti-derivati-da-attivita-umane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>I siti di interesse nazionale sono delle <strong>zone considerate altamente a rischio in cui la quantità e pericolosità degli inquinanti presenti hanno un impatto sull&#8217;ambiente circostante sia sotto il profilo ecologico che sanitario.</strong> Parliamo per esempio delle aree in cui lo smaltimento dei rifiuti non è stato fatto correttamente oppure in cui ci sono stati degli incidenti che hanno provocato il rilascio di inquinanti nell&#8217;ambiente. I Sin possono ricoprire superfici molto ampie, sia su terra che su mare.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dove si trovano i Sin</h3>



<p>Sotto il profilo normativo, la prima norma nazionale riguardante i Sin è il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.ministeriale:1999-10-25;471!vig=2024-10-16" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto ministeriale 471/1999</a> che stabiliva le procedure e modalità per la messa in sicurezza, bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati. Ad oggi, la regolazione della materia dal punto di vista degli interventi è il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006-04-03;152!vig=2020-11-27" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legislativo 152/2006</a>. I criteri inizialmente stabiliti nel decreto sono poi stati modificati con la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2012-08-07;132!vig=2024-10-16" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 132/2012</a>. La modifica delle caratteristiche ha dato il via nel 2013 a una ricognizione dei Sin secondo le nuove linee guida, cambiando il numero totale di queste aree sul territorio nazionale.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin/">In Italia ci sono oltre 40 Sin</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin/">Sin presenti in Italia, per anno, dal 1998 al 2023</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/avanzamento-identificazione-sin-2024.jpg" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 14 Ottobre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/in-italia-ci-sono-oltre-40-sin.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-296029"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="attualmente-in-italia-ci-sono-42-sin" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Alla fine del 2023 i Sin in Italia sono 42, un numero rimasto invariato rispetto al 2020.</strong> Ma se analizziamo gli ultimi due decenni, notiamo come il numero di queste aree sia cresciuto notevolmente fino al 2012, quando ha raggiunto un picco. Con l’introduzione dei nuovi criteri, nel 2013 i siti sono diminuiti a 39 per poi avere un ulteriore incremento, fino ai 42 attuali. L&#8217;ultimo in ordine cronologico è quello dell&#8217;<a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/perimetrazione-del-sin-area-vasta-giugliano-napoli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Area vasta di Giugliano</a> (Napoli), individuato nel 2020.</p>



<p><strong>La regione che riporta il maggior numero di Sin è la Lombardia</strong>: ce ne sono 5 interamente compresi nel territorio della regione più un altro sito, quello di Pieve Vergonte, che si trova parzialmente anche sul territorio piemontese. Anche in Piemonte sono stati registrati 5 Sin, ma solo 4 interamente ricadenti sul territorio regionale. Seguono Toscana, Puglia e Sicilia con 4 siti e la Campania con 3. Le altre regioni italiane non ne individuano più di due (nessuno in Molise).</p>


<div id="comprendono-lo-049-del-territorio-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_a79a7d250585384bf5383bf33b59e78c" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Lombardia ci sono 6 Sin, non se ne registrano in Molise.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per quel che riguarda la superficie, può variare nel tempo. Come puntualizzato da <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>, le misurazioni possono portare alla scoperta di nuove aree contaminate o gli impatti possono estendersi con il tempo su un territorio più vasto. Complessivamente, <strong>i Sin si estendono su terra per poco meno di 149mila ettari, circa lo 0,40% del territorio del paese. Le aree su mare invece sono poco più di 77mila ettari.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/">Il Sin di Casale Monferrato è esteso per più di 70mila ettari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/">Localizzazione ed estensione in ettari dei siti di interesse nazionale (Sin) in Italia, nel 2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_296036_tab3"><p>I siti di interesse nazionale (Sin) sono delle zone considerate altamente a rischio in cui la quantità e pericolosità degli inquinanti presenti hanno un impatto sull&#8217;ambiente circostante sia sotto il profilo ecologico che sanitario. Come puntualizzato da <a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/siti-contaminati/siti-di-interesse-nazionale-sin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>, le misurazioni possono portare alla scoperta di nuove aree contaminate o gli impatti possono estendersi con il tempo su un territorio più vasto.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://indicatoriambientali.isprambiente.it/it/siti-contaminati/siti-contaminati-di-interesse-nazionale" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="Il Sin di Casale Monferrato è esteso per più di 70mila ettari - https://www.openpolis.it/numeri/il-sin-di-casale-monferrato-e-esteso-per-piu-di-70mila-ettari/"
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                            <p><label for="embed-chart-296036"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="in-piemonte-e-sardegna-i-due-sin-con-maggiore-estensione-a-terra-e-a-mare" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Il sito che riporta l&#8217;estensione a terra maggiore è quello di <a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/sin-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Casale Monferrato</a>, in Piemonte. Si estende per quasi 74mila ettari che comprendono ben 48 comuni, di cui la maggioranza (45) in provincia di Alessandria, oltre che in quelle di Vercelli (2) e Asti (1). <strong>Sull&#8217;area sono presenti materiali da costruzione che contengono amianto che provengono dallo stabilimento ex Eternit.</strong> Nelle aree vicine allo stabilimento, è stato rilevato amianto nei suoli e nei sedimenti. Il Sin è stato incluso nell&#8217;elenco con la legge 462/1998.</p>


<div id="strillo-testo-block_0ea55611211be1dd6c59269dac524ee0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Piemonte il sito con più estensione a terra, in Sardegna quello con la maggiore estensione a mare.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Quello che invece registra l&#8217;estensione a mare più ampia è quello chiamato <a href="https://bonifichesiticontaminati.mite.gov.it/sin-34/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sulcis &#8211; Iglesiente &#8211; Guspinese</a> in Sardegna. Comprende circa 32mila ettari di area a mare più quasi 20mila ettari a terra. Di questi ultimi, 9.100 ettari sono situati in aree minerarie. È situato tra la provincia di Sud Sardegna e l&#8217;area della città metropolitana di Cagliari. La zona è stata principalmente interessata da attività minerarie che hanno portato a <strong>progressive contaminazioni di metalli pesanti dei suoli e delle acque sotterranee.</strong> Sono anche presenti delle aree caratterizzate da inquinamento da Ipa, luoruri, idrocarburi e contaminanti legati ai clicli produttivi del cloro soda e del dicloroetano.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/darkbyte/2629489642/in/photolist-51mPEj-zBVWaS-4y1R3q-edRzkK-qT8rJ1-qdUZ1t-e31qxG-qT9HMU-e31qmE-e2UJWR-8175yN-qT9HFS-e2UJZR-e31qth-e31qoC-e31qoo-e2UJJP-e31qyj-e2UJUD-e31quE-cLKqeC-z1dit-6FoAxg-fHq7N-9T6nZ7-fm4Y71-VCuTu2-4BwNPe-jP3Cwv-cF9mQf-9aHWkD-aNT5YR-oeavBm-oeab7G-ddrAp5-geUSg-687RfP-VCuTpx-816jo9-fqTWH-ovCj7S-V3kgVd-9Cv1To-74ru4S-fsswD-fuUCR-8479jb-6xGpNp-o6PE6Z-fyrSt" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Antonio Seprano</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/e-urgente-la-bonifica-dei-siti-di-interesse-nazionale/">È urgente la bonifica dei siti di interesse nazionale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Sep 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295339</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alluvioni e disastri naturali sono in aumento e generano ingenti costi economici, oltre che ambientali. Ma in Italia solo il 5% dei danni è coperto da assicurazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Le alluvioni che in questi giorni hanno coinvolto l’Emilia Romagna e la Toscana hanno riacceso i riflettori, per l’ennesima volta, sul tema degli eventi climatici pericolosi. </strong>Questi ultimi sono in aumento su scala globale, secondo la quasi totalità degli <a href="https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/chapter/chapter-11/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studi</a> e degli istituti dedicati. Gli eventi estremi sono legati per lo più all’aumento delle temperature medie globali, che vede tra le cause principali le attività umane. <strong>I fenomeni anomali, che vanno dalle alluvioni alle <a href="https://www.openpolis.it/le-ondate-di-calore-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ondate di calore</a>, hanno una forte ricaduta anche sulla società interessate oltre che sull&#8217;ambiente colpito. </strong></p>


<div id="strillo-testo-block_44bad4eb0d6dd7d9667723dc40e7a3ef" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Gli eventi climatici pericolosi generano anche perdite economiche.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Come è prevedibile quindi, hanno un costo  anche in termini economici.</strong> Prendendo come esempio l&#8217;Emilia-Romagna, gli eventi recenti si sono abbattuti su un territorio che già presenta delle fragilità, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-territorio-a-rischio-alluvioni-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, sul quale da tempo avvengono alluvioni e inondazioni. Se consideriamo anche solamente l’alluvione del maggio 2023, la regione <a href="https://protezionecivile.regione.emilia-romagna.it/notizie/2023/giugno/alluvione-oltre-8-8-miliardi-di-euro-la-stima-provvisoria-dei-danni-di-cui-1-8-per-interventi-necessari-a-fare-fronte-emergenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha stimato</a> danni che sfiorano i 9 miliardi di euro. Di questi, 1,8 riguardano interventi emergenziali per la sicurezza come la riparazione degli argini e delle strade. Le valutazioni riguardano principalmente i danneggiamenti ai privati (2,1 miliardi), alle imprese (1,2) e al comparto agricolo (1,1).</p>



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				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
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				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<p>Ogni singolo evento che crea delle perdite mina la stabilità delle comunità locali ma rappresenta anche un costo per lo stato, che spesso ha un ruolo nel contribuire ad ammortizzare il peso sui privati che hanno subito dei danni. <strong>Per strutturare al meglio gli aiuti, garantire una maggiore sicurezza ai cittadini e per mettere in atto strategie di adattamento sul lungo periodo, è cruciale contestualizzare i dati locali a livello nazionale e sovranazionale.</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si quantificano le perdite economiche per eventi climatici estremi</h3>


<div id="lagenzia-europea-per-lambiente-ha-calcolato-un-indicatore-per-stimare-le-perdite-economiche-legate-a-eventi-climatici-estremi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Al momento non esiste una metodologia condivisa su come misurare i danni economici legati strettamente ai cambiamenti climatici. <strong>L&#8217;agenzia europea per l&#8217;ambiente (Eea) ha però costruito un indicatore che permette di avere dei dati storici sulle perdite confrontabili tra i singoli paesi europei.</strong> Viene pure utilizzato nella misurazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell&#8217;agenda 2030, all&#8217;interno del <a href="https://www.globalcompactnetwork.org/it/il-global-compact-ita/sdgs/business-sdgs/1374-sdg-13-promuovere-azioni-a-tutti-i-livelli-per-combattere-il-cambiamento-climatico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">goal 13</a> relativo al contrasto ai cambiamenti climatici.</p>



<p>Le numerose cause di eventi ambientali pericolosi vengono raggruppate in tre ambiti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>eventi meteorologici</strong> legati a fenomeni atmosferici come le tempeste e i fulmini;</li>



<li><strong>eventi idrologici</strong> collegati al ciclo dell’acqua, tra i quali rientrano per esempio le inondazioni;</li>



<li><strong>eventi climatici</strong> connessi a aspetti climatologici come le ondate di calore o di freddo.</li>
</ul>


<div id="in-unione-europea-nel-2022-ci-sono-stati-523-miliardi-di-euro-di-danni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Nel 2022 sono stati circa 52,3 i miliardi di euro quantificati in Ue per queste perdite economiche</strong>, di cui il 78% è legato a fenomeni climatologici (40,9 miliardi).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">650 miliardi </span>le perdite economiche stimate in Unione europea tra il 1980 e il 2022.</p>
			        </section>
		


<p>I primi dati dell’indicatore economico che misura il danno fanno riferimento al 1980. Per mantenere il dato confrontabile tra gli anni, quindi, è stato ricalcolato a prezzi costanti del 2022.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche in Ue per eventi climatici estremi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi/">Le perdite economiche derivate da eventi ambientali pericolosi, dal 2002 al 2022, nei paesi dell’Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/CLI_IAD_LOSS__custom_12939495/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(consultati: giovedì 19 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/le-perdite-economiche-in-ue-per-eventi-climatici-estremi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295354"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-295354" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p><strong>Il dato del 2022 è in leggero calo rispetto a quello del 2021</strong>, dove si attestava a 59,4 miliardi di euro. Quest&#8217;ultimo è il picco più alto registrato non solo negli ultimi 20 anni ma dall&#8217;inizio della misurazione, datata 1980. Il valore di quell&#8217;anno è stato particolarmente alto per via dei danni legati al ciclo dell&#8217;acqua, pari al 77% (45,5 miliardi) delle perdite complessive.</p>



<p>Naturalmente, non tutti i paesi europei hanno rilevato le stesse perdite tra il 1980 e il 2022. Per avere un&#8217;idea più chiara, Eea <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related#:~:text=Figure%202.%20Economic%20losses%20and%20fatalities%20caused%20by%20weather%20%2D%20and%20climate%20%2D%20related%20extreme%20events%20(1980%2D2022)%20%2D%20per%20country" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha calcolato</a> per ogni stato la perdita pro capite per questo arco di tempo.</p>


<div id="i-danni-piu-costosi-tra-1980-e-2022-si-sono-registrati-in-slovenia-3-245-euro-pro-capite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">In Slovenia oltre 3mila euro di perdite pro capite per fenomeni climatici pericolosi</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi/">Perdite pro capite cumulate dal 1980 al 2022 per eventi climatici pericolosi nei paesi dell&#8217;Unione europea</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/en/analysis/indicators/economic-losses-from-climate-related" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>.                                                                <br>(consultati: lunedì 23 Settembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/09/in-slovenia-oltre-3mila-euro-di-perdite-pro-capite-per-fenomeni-climatici-pericolosi.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-295356"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-295356" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>In generale, il paese con le perdite economiche pro capite maggiori è la <strong>Slovenia (3.425 euro)</strong>, seguita da Lussemburgo (2.700), Germania (2.065) e Spagna (1.977). Negli ultimi quattro decenni, le perdite per persona sono invece minori in Slovacchia (333 euro pro capite), Estonia (217) e Malta (118). In questo contesto, <strong>l&#8217;Italia si colloca al sesto posto tra gli stati europei, con 1.918 euro pro capite.</strong></p>


<div id="in-ue-il-195-delle-perdite-tra-1980-e-2022-e-stato-coperto-da-unassicurazione-in-italia-appena-il-5" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tra il 1980 e il 2022 quasi un quinto (il <strong>19,5%</strong>) dei danni prodotti in Ue da fenomeni estremi è stato coperto da assicurazioni. Anche in questo caso il dato varia particolarmente tra i paesi europei. L’incidenza maggiore è stata registrata in Danimarca (61%), Lussemburgo (50%), Belgio e Paesi Bassi (39%); quella minore in Lituania, Romania (1%), Cipro e Bulgaria (2%).<strong> In Italia il 5% dei danni economici con una qualche copertura di tipo assicurativo.</strong> È lo stesso valore di Spagna, Ungheria e Lettonia.</p>



<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/32100104@N07/6291052555/in/photostream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sirio Negri</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-danni-economici-e-limpreparazione-del-paese-agli-eventi-climatici-estremi/">I danni economici e l’impreparazione del paese agli eventi climatici estremi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’agricoltura in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lagricoltura-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2024 04:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=295347</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Si approfondiscono delle elaborazioni openpolis in collaborazione con Aic. Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lagricoltura-in-italia/">L’agricoltura in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Si approfondiscono delle elaborazioni openpolis in collaborazione con <a href="https://www.aicnazionale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Aic</a>.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">6,6%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>la crescita del valore dell’export agroalimentare italiano nel 2023 rispetto al 2022, secondo Crea. </b>Un aumento che ha portato a raggiungere i 63,1 miliardi di euro. Crescono anche le importazioni, pari a 64,7 miliardi di euro (+4,1%). <span style="font-weight: 400">Si assiste quindi a un miglioramento della bilancia agroalimentare. Le elaborazioni Crea rilevano andamenti diversificati a seconda dei prodotti. I 27 paesi dell&#8217;Unione sono il principale territorio in cui si concentrano sia le esportazioni (59,4% dell&#8217;export totale) che le importazioni (70,5%).</span></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">11%</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le aziende agricole che hanno effettuato almeno un investimento di tipo innovativo tra il 2018 e il 2020</strong>. Principalmente, gli investimenti di questo tipo si concentrano nell&#8217;ambito della meccanizzazione (55,6%) e dell&#8217;impianto e della semina (23,2%). Sono invece poco diffusi gli interventi sulla struttura organizzativa (7,6%) e commerciale (5,5%) che prevedono una revisione aziendale interna pure sul lato del personale. Residuali gli investimenti nella gestione dei rifiuti (1,8%).</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">904</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le aziende che svolgevano attività di agricoltura sociale nel 2020.</strong> Il dato (elaborato da Istat) comprende tutte le imprese che svolgono attività differenti con finalità sociali messe in atto dagli imprenditori agricoli. Alcuni esempi sono l&#8217;inclusione lavorativa di manodopera in condizione svantaggiata, progetti di educazione ambientale e alimentare, servizi socio-sanitari, culturali o ricreativi. Queste aziende compongono l’1,4% delle realtà che hanno almeno un’altra attività connessa all’agricoltura e sono pari allo 0,1% di tutte quelle presenti sul territorio nazionale. Si tratta quindi di un contesto ancora embrionale, sul quale risulta molto complesso avere un quadro ben definito.</p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">2.123</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>i lavoratori nel settore agricolo vittime di violazioni accertate per caporalato e sfruttamento</b> <b>nel 2023.</b><span style="font-weight: 400"> La fattispecie considerata è quella dell’articolo 603bis del codice penale. Parliamo di un aumento del 180% rispetto all’anno precedente. Si tratta del segmento produttivo in cui ci sono più lavoratori coinvolti. Questi dati, elaborati dall&#8217;ispettorato nazionale del lavoro, tengono conto degli esiti delle ispezioni e delle verifiche effettuate sulle aziende del settore. Non è quindi una stima completa del fenomeno che vede anche una parte di sommerso.</span></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">oltre 330</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>il numero di giorni asciutti, ossia senza precipitazioni, registrati in numerose aree di Sicilia e Sardegna nel 2023 su elaborazione Snpa.</b><span style="font-weight: 400"> Si tratta delle aree che riportano i valori più alti a livello nazionale. Nella penisola, le altre aree che registrano un quantitativo di giorni elevato si trovano in Piemonte, Liguria di Ponente, Emilia-Romagna, Puglia e gran parte delle aree costiere. In Sicilia e in Sardegna si segnalano valori molto elevati anche per quel che riguarda i giorni asciutti consecutivi, rispettivamente fino a 165 e fino a 100. Altre aree in cui si riportano dati simili sono alcune zone della costa Jonica e gran parte della Puglia.</span></p>
			        </section>
		


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		<title>Le notti tropicali in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-notti-tropicali-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294631</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi&#160;&#8220;Il preoccupante aumento delle notti tropicali&#8220;. Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</p>
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<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi&nbsp;&#8220;<a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il preoccupante aumento delle notti tropicali</a>&#8220;.</p>


        <section class="link_ext">
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        </section>
		




        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">58,3</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le notti tropicali mediamente registrate nei capoluoghi italiani nel 2022. </strong>Con questa espressione si intende un fenomeno climatico estremo in cui la temperatura notturna non scende al di sotto dei 20 gradi. In termini assoluti, sono state segnalate in tutto 6.182 notti nelle 109 città monitorate. <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=58%2C3%20le%20notti%20tropicali%20medie%20per%20capoluogo%20(2022)." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">52</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>i capoluoghi di provincia italiani che riportano dati al di sopra della media nazionale. </strong>Si trovano principalmente nelle aree della pianura padana e nel meridione. In particolare in Sicilia, un territorio che spesso deve fare i conti con fenomeni climatici estremi legati al caldo. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-52-i-capoluoghi-di-provincia-che-riportano-dati-sopra-la-media-nazionale/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">122</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>le notti tropicali registrate a Messina nel 2022.</strong> Si tratta del capoluogo italiano che ne registra di più. Si tratta di circa un terzo delle notti dell&#8217;anno considerato. Seguono Reggio Calabria e Agrigento (entrambe a 121) e Palermo (119). Ne sono state segnalate di meno invece ad Avellino (4), Aosta (2) e Rieti (1). Non ne risultano a Belluno e Isernia. <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=Il%20comune%20capoluogo,ne%20sono%20registrate." target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">+46,8</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incremento nel 2022 delle notti tropicali a Bologna rispetto al periodo medio calcolato tra 2006-2015. </strong>È il capoluogo di regione italiano con l&#8217;incremento maggiore. Seguono Genova (+45,4), Milano (+43,5), Cagliari (+40,3) e Torino (+35,2). Aumenti minori invece a Potenza (+8,0), Trento (+7,7), L’Aquila (+3,0) e Aosta (+0,6). Non ci sono capoluoghi di regione dove si registra invece una diminuzione. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/notti-tropicali-in-aumento-in-tutti-i-capoluoghi-di-regione/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
			        </section>
		

        <section class="numeri-alla-mano">
							<h1 class="red1 mb-0">+65,4</h1><p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;aumento delle notti tropicali nel 2022 a Oristano, capoluogo di provincia in cui l&#8217;incremento è più alto. </strong>Anche in questo caso, il calcolo avviene rispetto al periodo medio 2006-2015. Seguono Bologna (+46,8 ), Genova (+45,4) e Massa Carrara (+43,9). Le diminuzioni maggiori invece a Verona (-12,6) Macerata (-15,6) e Teramo (-16,8). <a href="https://www.openpolis.it/il-preoccupante-aumento-delle-notti-tropicali/#:~:text=Se%20si%20comprendono,e%20Teramo%20(%2D16%2C8)." target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
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