Cos’è la corte dei conti e di cosa si occupa

La corte dei conti è un organo di rilievo costituzionale che svolge funzioni di controllo e giurisdizionali nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge.

Definizione

La corte dei conti è un organo di rilievo costituzionale che svolge sia funzioni di controllo che giurisdizionali nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge. Oltre a ciò la corte fornisce pareri sia a governo e parlamento che agli enti locali che ne facciano richiesta.

Per quanto riguarda le funzioni di controllo l’articolo 100 della costituzione prevede che la corte produca una valutazione preventiva sulla legittimità degli atti del governo e una successiva sulla gestione del bilancio dello stato. È previsto inoltre un controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo stato contribuisce in via ordinaria. Il controllo di legittimità serve ad assicurare che un atto o un’attività siano conformi alla legge. Il controllo sulla gestione serve invece a verificare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità dell’azione amministrativa rispetto agli obiettivi posti dalla legge.

Relativamente alle funzioni giurisdizionali invece l’articolo 103 della costituzione assegna alla corte la competenza nelle materie di contabilità pubblica ovvero in materia di responsabilità amministrativa e contabile. La corte infine ha giurisdizione anche in materia di pensioni.

La corte dei conti svolge sia attività di controllo che giurisdizionale.

La legge 20/1994 ha attuato un’ampia riforma delle funzioni di controllo della corte. Da un lato infatti sono stati ridotti gli atti sottoposti al controllo preventivo di legittimità, limitati a quelli fondamentali del governo. Dall’altro è stato esteso a tutte le amministrazioni pubbliche il controllo successivo sulla gestione e sul patrimonio, incluse le gestioni fuori bilancio e quelle dei fondi di provenienza europea. Inoltre è stato affidato alla corte anche il compito di verificare il funzionamento dei controlli interni a ciascuna amministrazione.

Data la varietà di funzioni che svolge la corte dei conti presenta un’articolazione molto vasta. Al suo interno infatti si trovano sia sezioni dedicate all’attività di controllo sia sezioni con funzioni giurisdizionali. Per quanto riguarda questo specifico aspetto la legge 19/1994 ha disposto l’istituzione di sezioni di primo grado in ogni capoluogo di regione (è presente una sezione in entrambe le province autonome di Trento e Bolzano). Sono poi presenti 3 sezioni di appello, tutte a Roma (la Sicilia ha una propria sezione di appello a Palermo). Presso ogni sezione giurisdizionale è prevista una procura, con funzioni di pubblico ministero.

In base all’articolo 10 della legge 117/1988 (e successive modifiche), la direzione della corte dei conti è affidata ad un consiglio di presidenza che è così composto:

  • presidente della corte dei conti;
  • procuratore generale della corte;
  • presidente aggiunto o, in sua vece, presidente di sezione più anziano;
  • quattro membri scelti dal parlamento (2 per aula) ed eletti a maggioranza assoluta dei componenti;
  • quattro membri eletti da e tra i magistrati della corte.

Il presidente in particolare è nominato con decreto del presidente della repubblica su proposta del presidente del consiglio dei ministri sentito il parere del consiglio di presidenza. I componenti elettivi dell’organo rimangono in carica per quattro anni e non sono nuovamente eleggibili per i successivi otto anni dalla scadenza dell’incarico.

Dati

Come abbiamo visto, la corte dei conti è un ente molto complesso che riunisce al suo interno diversi organi sia locali che nazionali. Per farsi un’idea della mole di lavoro svolta basti pensare che negli ultimi 5 anni sono stati prodotti dalle varie sezioni quasi 9mila atti.

8.790 gli atti pubblicati dalla corte dei conti negli ultimi 5 anni.

In questo approfondimento ci concentreremo quindi sull’attività svolta dall’organo di vertice della corte dei conti e cioè le sezioni riunite. Analizzando il lavoro svolto negli ultimi 5 anni possiamo osservare che le sezioni riunite sono state occupate in via principale nell’attività giurisdizionale. Sono state 152 infatti le sentenze emanate tra il 2016 e il 2020. Proprio l’ultimo anno dell’analisi è stato il momento più intenso per quanto riguarda l’attività della corte con ben 45 pronunce.

In ambito giurisdizionale le sezioni riunite sono chiamate a dirimere i conflitti di competenza tra le sezioni regionali e/o quelle centrali. Inoltre, su richiesta del presidente della corte dei conti, del procuratore generale o di una sezione, possono essere chiamate a pronunciarsi si questioni di massima (per risolvere dubbi interpretativi).

FONTE: elaborazione openpolis su dati corte dei conti
(ultimo aggiornamento: martedì 21 Settembre 2021)

Al secondo posto invece troviamo le pronunce in sede di controllo che ammontano complessivamente a 94 (con un picco di 22 nel 2018). Seguono le pronunce su questioni di massima (cioè quelle volte a risolvere dubbi interpretativi) e quelle in sede consultiva.

Analisi

Un primo interessante elemento di analisi riguarda la varietà di compiti che la costituzione e le leggi attribuiscono alla corte. Attribuzioni peraltro che nel corso del tempo sono aumentate. Ad esempio l’articolo 7 comma 7 della legge 131/2003 ha esteso i poteri di controllo della corte dei conti sul rispetto dei principi di bilancio anche a comuni, province, città metropolitane e regioni.

La corte dei conti ha una duplice funzione: organo statale di controllo e organo giurisdizionale.

Sotto questo profilo, un autorevole studioso nonché ex membro della corte come Aldo Carosi ha però osservato che l’intervento della corte dei conti in questo settore si limita ad un controllo di legittimità sugli atti presentati. Si punterebbe quindi più alla correttezza formale dei bilanci che non ad una effettiva valutazione delle performance. Una tendenza in parte dovuta anche ai vincoli stabiliti a livello europeo con il patto di stabilità e crescita (oggi sospeso a causa dell’emergenza coronavirus). Sotto questo profilo Carosi sottolinea che sarebbe opportuno anche un sindacato di merito.

[Ciò anche in virtù] dell’emergenza di miriadi di fattispecie di illecito che il mondo della pubblica amministrazione ha purtroppo esibito in questo difficile momento per la finanza pubblica e che devono trovare un giudice specializzato nella loro valutazione.

Strettamente collegato alla natura complessa dell’organo vi è anche il tema della sua indipendenza, in particolare dal governo. In base alle norme vigenti infatti, oltre al presidente, l'esecutivo può nominare - previo parere del consiglio di presidenza - una quota di membri della corte. Per quanto la prassi assodata sia quella che il governo rispetti le indicazioni del consiglio di presidenza, il problema rimane. Sul tema si è espressa anche la corte costituzionale che però ha negato l’esistenza di criticità ed ha anzi affermato che in questo caso la scelta di magistrati che abbiano avuto esperienze di amministrazione attiva rappresenterebbe un valore aggiunto.

[...] la provvista dell'ufficio in modi diversi e con procedimenti diversi da quelli del concorso può essere necessaria, o quanto meno opportuna, per il raggiungimento delle finalità loro assegnate (com'é evidente nel caso della corte dei conti, non potendosi negare l'opportunità di acquisire all'Istituto esperienze maturate nell'ambito dell'amministrazione attiva).

Tuttavia alcuni studiosi (tra cui Urbano) dissentono da questa impostazione. Questa parte della dottrina ritiene inverosimile che l’organo politico vada a nominare un magistrato non in sintonia con i suoi orientamenti politici. Per questo sarebbe auspicabile l’abrogazione delle disposizioni relative alle nomine governative e una distinzione più organica tra la funzione di controllo e quella giurisdizionale.

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