Il rischio povertà nelle famiglie monogenitoriali #conibambini

Oltre un milione di bambini vive in famiglie monogenitoriali. Nuclei che spesso affrontano maggiori difficoltà economiche e le cui esigenze e necessità vanno tenute presenti nella programmazione del welfare.

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Nel corso degli ultimi decenni il numero di famiglie con un solo genitore è più che raddoppiato. Agli inizi degli anni ’80 le famiglie composte da un genitore solo e uno o più figli minori erano 468mila. Attualmente sono circa un milione: significa che 1,4 milioni di bambini e ragazzi (il 14% dei minori) vive in nuclei monoparentali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Aprile 2018)

Famiglie che nell'86,4% dei casi sono composte da madri sole, e che spesso affrontano le maggiori difficoltà economiche. Come abbiamo avuto modo di raccontare, le famiglie con figli piccoli sono state le più colpite dalla crisi. Una tendenza che vale a maggior ragione per quelle con un solo genitore, generalmente dipendenti da un unico reddito e che, come emerso da alcune indagini, in diversi casi risultano anche meno inserite in reti sociali.

Ciò è particolarmente significativo in un paese come l'Italia, dove spesso è nelle reti di prossimità e familiari che risiede il primo sostegno sociale. Un aspetto di cui bisogna tenere conto, perché da un lato è vero che rispetto agli altri paesi europei in Italia il fenomeno dei nuclei monoparentali è meno frequente.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 24 Aprile 2019)

Ma, dall'altro lato, questo dato di per sé dice poco. La questione più che nel numero è nella capacità del paese, attraverso il sistema sociale e di welfare, di rispondere alle esigenze di queste famiglie. Ma quali sono le caratteristiche di questi nuclei nel caso italiano?

Le famiglie monogenitoriali in Italia

In quasi 9 casi su 10 si tratta di nuclei con a capo una madre sola mentre, in base ai dati Istat, è più contenuto il numero dei padri soli con figli a carico (141mila, il 13,6% dei nuclei monogenitoriali).

Di conseguenza, 186mila bambini e ragazzi vivono con un padre solo e circa 1,2 milioni abitano con la madre. In quasi la metà di queste famiglie i figli sono almeno 2, e in 3/4 dei casi il figlio più piccolo ha meno di 14 anni. Dal momento che in Italia la povertà è strettamente collegata sia alla giovane età, sia al numero di figli in famiglia, questi dati segnalano una possibile fragilità per le famiglie monogenitoriali.

E alcuni indicatori, purtroppo, sembrano andare proprio in questa direzione. Queste famiglie affrontano più spesso della media gravi problemi economici e sociali. Ad esempio, sono quelle che dichiarano di avere le maggiori difficoltà ad arrivare a fine mese.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: giovedì 19 Aprile 2018)

 

Quasi il 12% dei nuclei monoparentali con almeno un figlio minore dichiara grandi difficoltà nel far quadrare il bilancio familiare. Aggiungendo il 22,7% che dichiara "difficoltà", significa che oltre un terzo delle famiglie monogenitoriali ha problemi a raggiungere la fine del mese. Un dato superiore rispetto a tutte le altre tipologie familiari, in particolare quelle senza figli. E anche rispetto alle stesse coppie con figli, altrettanto duramente colpite dalla crisi economica.

Nelle famiglie monogenitoriali è anche più elevata l'incidenza della povertà assoluta. Si tratta della tipologia familiare che si trova con maggiore frequenza in povertà, seconda solo alle coppie con 3 o più figli.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: martedì 18 Giugno 2019)

L'istituto di statistica ha confrontato alcuni indicatori di disagio sociale tra le madri in coppia e quelle da sole, che come abbiamo visto costituiscono quasi il 90% dei nuclei monogenitoriali. Anche in questo caso emerge chiaramente il rischio che queste famiglie finiscano nell'esclusione sociale.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: venerdì 19 Aprile 2019)

I nuclei monogenitoriali subiscono più spesso i fattori di disagio ed esclusione sociale. Minore possibilità di fare fronte ad imprevisti di natura economica, di riscaldare la casa in modo adeguato, di permettersi almeno una settimana all'anno lontani da casa. Rischi che derivano anche da una condizione lavorativa più difficile e precaria, sintetizzata dall'indicatore di bassa intensità lavorativa.

Dove vivono le famiglie con un solo genitore

I dati raccontano alcune delle difficoltà che spesso le famiglie monogenitoriali si trovano ad affrontare. Ma in quali aree del paese la loro presenza è più frequente?

I dati più interessanti a livello locale purtroppo risalgono al 2011, e sono stati raccolti con indicatori parzialmente diversi. Eurostat ha rilevato questo dato nel corso del censimento europeo del 2011, provincia per provincia, calcolando la percentuale di famiglie monogenitoriali sul totale dei nuclei con almeno un figlio di età inferiore ai 25 anni.

In base a questo indicatore, si nota come sia Roma il territorio con più famiglie monogenitoriali (13,9%), seguito dalla provincia di Savona (12,5%) e da quella autonoma di Bolzano (12,3%). Sopra la soglia del 12% anche un'altra provincia ligure, Imperia (12,1%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Eurostat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 24 Aprile 2019)

A livello di divari interni alle singole regioni è interessante rilevare le forti differenze tra le province siciliane. Nella parte orientale dell'isola il fenomeno sembra essere più frequente (Messina 10,5%; Catania 9,7%), mentre Agrigento (5,4%), Enna (5,7%) e Caltanissetta (6,4%) sono agli ultimi posti della classifica nazionale.

10,5% le famiglie monogenitoriali a Messina, il doppio rispetto ad Agrigento.

Al contrario, tra le regioni con la maggior percentuale di famiglie monogenitoriali, è molto più omogeneo il dato della Liguria. In questa regione tutte le province sono al di sopra della soglia del 10%: Savona (12,5%), Imperia (12,1%), Genova (11,6%), La Spezia (10,4%).

Un focus sulla Liguria

Abbiamo visto come in questa regione la presenza di famiglie monogenitoriali sia diffusa piuttosto omogeneamente tra le province. Ma è vero anche a livello comunale?

Per approfondire ulteriormente il tema, possiamo utilizzare un altro indicatore, costruito da Istat con i dati del censimento nazionale 2011. L'indicatore di incidenza di famiglie monogenitoriali giovani misura la percentuale di nuclei monogenitore dove il padre o la madre ha meno di 35 anni sul totale delle famiglie. Un'informazione molto importante, perché aggiunge un ulteriore elemento di potenziale disagio: la giovane età della persona di riferimento. Ovviamente, dal momento che vengono conteggiati solo i nuclei più giovani, presenta valori molto più bassi dell'indicatore precedente.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat (censimento 2011)
(ultimo aggiornamento: sabato 31 Dicembre 2011)

Il comune ligure con più famiglie monogenitoriali giovani al censimento era Massimino (9,7% dei nuclei), nel savonese. Oltre a questo, ai primi posti emerge la presenza di altri piccoli comuni della provincia di Imperia: Aquila d'Arroscia (4,9%)  Rocchetta Nervina (4,8%), Seborga (4,5%), Prelà (4,3%), Apricale (4,0%). Anche isolando i soli comuni maggiori, con almeno 20mila abitanti, quello con la maggiore incidenza di famiglie con un solo giovane genitore è dell'imperiese: Ventimiglia (1,4%).

Da notare come i capoluoghi di provincia si caratterizzino per una omogeneità coerente con i dati provinciali. Savona (1,2%) è quello che risulta più alto, ma non distante dalle altre, tutte all'1,1%: Genova, La Spezia e Imperia.

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I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sull'incidenza di famiglie monogenitoriali giovani è Istat. I dati sono relativi al 2011, essendo stati raccolti in occasione del censimento.

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