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	<title>Economia digitale Archivi - Openpolis</title>
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		<title>Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-le-piattaforme-digitali-organizzano-il-lavoro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[collaboratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Mar 2018 08:41:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Termini utili per orientarsi nel dibattito sull’economia digitale, la gig economy e le nuove forme di organizzazione del lavoro.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Gig economy</h3>
<p>Con gig economy si intende un modello economico dove non esistono prestazioni lavorative continuative (il posto fisso, con contratto a tempo indeterminato) ma il lavoro è a chiamata: solo quando c’è richiesta per i propri servizi, prodotti o competenze. Domanda e offerta vengono infatti gestite in maniera semi-automatizzata attraverso piattaforme web e app dedicate: esempi noti sono l’affitto temporaneo di camere (ad es. Airbnb), le attività da freelance (ad es. Upwork o Fiverr), la vendita di prodotti artigianali (ad es. Etsy), i trasporti privati alternativi ai taxi (ad es. Uber), e le consegne a domicilio (ad es. di pasti pronti, come Deliveroo e Foodora).</p>
<h3>Fabbriche cattura click</h3>
<p>Le &#8220;fabbriche cattura click&#8221; sono una forma di frode on-line che impiega migliaia di lavoratori sottopagati per eseguire operazioni ripetitive, con lo scopo di generare entrate monetarie.<br />
Ad esempio, un lavoratore deve cliccare su un banner pubblicitario, navigare sulla pagina in cui arriva per un po&#8217; di tempo e, se possibile, iscriversi alla newsletter; il tutto viene ripetuto innumerevoli volte. Altri schemi vengono utilizzati per accumulare recensioni fasulle su prodotti e attività commerciali, aumentandone la visibilità e popolarità su piattaforme social e motori di ricerca.<br />
Mentre in passato questi compiti ripetitivi venivano solitamente affidati a dei bot &#8211; ovvero sistemi che automatizzano la creazione di migliaia di account fasulli e le loro interazioni con le pagine web &#8211; la forza lavoro a basso costo è tornata ad essere necessaria dopo che diverse piattaforme si sono dotate di sistemi anti-bot più sofisticati.</p>
<h3>Gig work gig worker</h3>
<p>Con questo termine s’intendono, rispettivamente, il lavoro e i lavoratori afferenti al paradigma della gig economy.</p>
<h3>Disruption</h3>
<p>In inglese la parola &#8220;disruption&#8221; può assumere diversi significati. Il primo (secondo l&#8217;<a href="https://en.oxforddictionaries.com/definition/disruption" target="_blank" rel="noopener">Oxford Dictionary</a>) e più semplice è quello di &#8220;interruzione di un evento, attività o processo a causa di disturbi o disordini.&#8221; Ad esempio &#8220;flights were disrupted by adverse weather conditions&#8221; significa &#8220;i voli sono stati sospesi a causa del maltempo.&#8221;</p>
<p>Clayton Christensen dell&#8217;Harvard Business School, è stato il primo ad introdurre il concetto &#8220;<a href="http://www.claytonchristensen.com/key-concepts/" target="_blank" rel="noopener">disruptive innovations</a>&#8220;, in contrapposizione alle &#8220;sustaining innovations.&#8221; Mentre le seconde sono miglioramenti incrementali il cui scopo è estrarre il più alto plusvalore possibile dai clienti disposti a pagare, le innovazioni &#8220;disruptive&#8221; rendono un prodotto o servizio accessibile ad una nuova fetta di mercato: persone che non potevano permettersi il prodotto per mancanza di soldi o conoscenze. La &#8220;disruption&#8221; consiste quindi nella sostituzione del vecchio prodotto col nuovo, il quale riesce gradualmente a inglobare la maggioranza del mercato.</p>
<p>I cellulari &#8220;all&#8217;avanguardia&#8221; che presentano innovazioni incrementali (ad esempio una fotocamera migliore rispetto all&#8217;anno precedente) sono un esempio di &#8220;sustaining innovation&#8221;, mentre uno smartphone talmente economico da poter essere acquistato da persone che prima non potevano permetterselo può diventare una &#8220;disruptive innovation&#8221; se col  tempo riuscirà a convincere la maggioranza dei consumatori.Altri esempi includono la sostituzione della telefonia via cavo (inaccessibile in zone dove la rete telefonica non era presente) con i cellulari; oppure i computer mainframe &#8211; enormi macchinari talmente costosi che solo poche organizzazioni (come banche, universtà e agenzie governative) potevano permettersi &#8211; sostituiti dai personal computer.</p>
<p>Nell&#8217;articolo &#8220;<a href="http://www.openpolis.it/esercizi/la-disruption-delle-persone/" target="_blank" rel="noopener">La disruption delle persone</a>&#8221; l&#8217;autore utilizza il concetto per catturare il ruolo delle tecnologie digitali nel supportare la creazione e gestione delle cooperative digitali. La &#8220;disruption&#8221; è &#8220;delle persone&#8221; perché sono i membri delle cooperative su piattaforma che riescono a rendere il lavoro più equo e solidale rivendicando il controllo sulle piattaforme che lo intermediano.</p>
<h3>Data brokers</h3>
<p>I data brokers sono intermediari che rielaborano informazioni da fonti diverse e, dopo averle raccolte, aggregate, ripulite ed analizzate, le forniscono al cliente completi di licenza d&#8217;uso.</p>
<h3>Sharing economy</h3>
<p>Tradotta letteralmente come “economia della condivisione”, è un’espressione utilizzata per richiamare alcuni aspetti del mutualismo, delle cooperative, e delle imprese sociali. Recentemente viene spesso utilizzata per riferirsi a piattaforme web e app che permettono agli utenti di condividere beni e servizi, come le abitazioni su AirBnB e i passaggi in auto su BlaBlaCar e Uber. Molte delle aziende che gestiscono le app della sharing economy hanno un modello di business basato sulle commissioni per la gestione dei pagamenti tra gli utenti e/o l’estrazione dei dati dalle loro interazioni.</p>
<h3>Crowdworking e microtasking</h3>
<p>I due termini sono strettamente correlati fra loro, il crowdwork spesso include il microtasking. Come emerge da un report dell’International Labour Office:</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>il primo dei due termini si riferisce solitamente ad attività lavorative che implicano il completamento di una serie di mansioni attraverso una piattaforma online.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/---ed_protect/---protrav/---travail/documents/publication/wcms_443267.pdf" target="_blank">- The rise of the «just-in-time workforce»: On-demand work, crowdwork and labour protection in the «gig-economy</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Una folla di persone (crowd) connessa ad una piattaforma su cui i committenti caricano delle commesse, la cui evasione è indirizzata alla folla stessa. Nonostante la natura delle mansioni svolte sulle piattaforme di crowdworking possa variare considerevolmente, spesso comporta il microtasking: lo svolgimento di attività estremamente parcellizzate, spesso banali e monotone, che tuttavia richiedono ancora una forma di valutazione che i sistemi di intelligenza artificiale non possiedono (ad esempio la catalogazione di fotografie, la valutazione di contenuti sensibili in un sito web o in un testo, il completamento di un questionario).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-le-piattaforme-digitali-organizzano-il-lavoro/">Come le piattaforme digitali organizzano il lavoro</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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