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	<title>Rapporti tra stato regioni e enti locali Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 27 Sep 2021 14:16:36 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cos&#8217;è e a che punto è la riforma del federalismo fiscale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cose-e-a-che-punto-e-la-riforma-del-federalismo-fiscale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 07:40:11 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=155404</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da 20 anni il principio di autonomia finanziaria degli enti locali è stato inserito nella costituzione. Una riforma partita dalle modifiche al titolo V, nel 2001, e tutt'ora in corso di attuazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-e-a-che-punto-e-la-riforma-del-federalismo-fiscale/">Cos&#8217;è e a che punto è la riforma del federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="content_block" id="custom_post_widget-159871"><div class="dossier-partner mb-40">
<p>Partner</p>
<hr />
<p><a href="https://www.sose.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2021/08/Logo_Sose_-e1630485302898.png" alt="" width="144" height="43"  layout="fixed" ></amp-img></a></p>
</div>
</div>
<h3>Definizione</h3>
<p>Il principio guida del federalismo fiscale è <strong>spostare le funzioni e i servizi pubblici, così come l&#8217;imposizione fiscale, dallo stato agli enti territoriali</strong>. In concreto ciò significa decentrare alcune funzioni dello stato alle regioni, alle province, alle città metropolitane e ai comuni.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Il federalismo fiscale attribuisce agli enti più vicini al cittadino (come i comuni) maggiori funzioni e politiche di entrata e spesa.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>In parallelo, <strong>viene attribuita a questi enti maggiore autonomia finanziaria</strong>, in particolare nella possibilità di stabilire entrate e spese proprie. L&#8217;obiettivo di questo modello è <strong>avvicinare al cittadino la sede politica in cui vengono prese le decisioni</strong>.</p>
<p>Allo stesso tempo, devono essere previste delle <strong>compensazioni per evitare che solo i comuni che raccolgono più tasse </strong>(ad esempio perché il reddito medio dei cittadini è più elevato) <strong>possano garantire maggiori servizi</strong>. In assenza di tali compensazioni, il rischio è un ulteriore allargamento dei divari territoriali.</p>
<p>Questi principi sono entrati a far parte del nostro ordinamento con la <strong>riforma del <a href="https://www.senato.it/documenti/repository/istituzione/costituzione.pdf#page=58" target="_blank" rel="noopener noreferrer">titolo V della costituzione</a>, approvata nel 2001</strong>. Si tratta della sezione della nostra carta fondamentale che si occupa dei rapporti tra lo stato e le autonomie locali. Nei rapporti economici e finanziari tra centro e periferia infatti l&#8217;assetto istituzionale del paese è profondamente mutato nell&#8217;ultimo ventennio.</p>
<p>Vediamo con quali atti il federalismo fiscale è stato progressivamente introdotto in Italia, in che tempi e con quali modalità.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Storicamente, il sistema italiano di finanza locale era basato sui <strong>trasferimenti erariali attribuiti dallo stato agli enti territoriali</strong>. In questa concezione, è lo stato centrale a raccogliere le risorse (ad esempio con imposte e tasse) e successivamente a distribuirle tra i vari livelli di governo. Con l’approccio alla base del federalismo fiscale invece <strong>il flusso viene invertito: sono comuni, province, città metropolitane e regioni a finanziare in autonomia le proprie attività</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7 </span>le funzioni fondamentali esercitate dai comuni, dalla raccolta dei rifiuti alla gestione dei servizi sociali.</p>
			        </section>
		
<p>Un <strong>cambio totale di paradigma che ha richiesto molteplici interventi normativi e amministrativi, tutt&#8217;ora in corso di attuazione</strong>. A partire dalla riforma della costituzione su questi aspetti.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2 </span>le modifiche all’articolo 119 della costituzione che regola l’autonomia finanziaria degli enti territoriali, nel 2001 e nel 2012.</p>
			        </section>
		
<p>Queste modifiche della carta fondamentale in particolare hanno previsto:</p>
<ul>
<li>nel 2001, all&#8217;interno della complessiva riforma del titolo V, l&#8217;<strong>attribuzione di autonomia finanziaria</strong> a regioni, province, città metropolitane e comuni;</li>
<li>nel 2012, nell&#8217;ottica del contenimento della spesa pubblica, è stato inserito un riferimento all&#8217;<strong>osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall&#8217;ordinamento dell&#8217;Unione europea</strong>.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="tablepress-3026-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-3026">Come è cambiata l'autonomia finanziaria dal 1948</h2>

<table id="tablepress-3026" class="tablepress tablepress-id-3026 w-100" aria-labelledby="tablepress-3026-name" aria-describedby="tablepress-3026-description">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1"><b>Dal 1948 al 2001</b></th><th class="column-2"><b>Dal 2001 al 2012</b></th><th class="column-3"><b>Dal 2012 a oggi</b></th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1"><i>Le  Regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Provincie e dei Comuni.</i></td><td class="column-2"><i>I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le  Regioni  hanno<br />
autonomia finanziaria di entrata e di spesa.</i></td><td class="column-3"><i>I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa, nel rispetto dell'equilibrio dei relativi  bilanci, e concorrono ad assicurare l'osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea.</i></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<span id="tablepress-3026-description" class="tablepress-table-description tablepress-table-description-id-3026">Nella tabella sono presentate le modifiche successive al primo comma dell'articolo 119 della costituzione.</span>

<p>&nbsp;</p>
<p>La riforma del 2001 è quella che ha<strong> introdotto nell&#8217;ordinamento i due principi cardine del federalismo: autonomia fiscale e solidarietà tra gli enti territoriali</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.parlamento.it/parlam/leggi/01003lc.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Riforma del titolo V<br />
<br><strong>Leggi</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Da un lato, è stata attribuita autonomia finanziaria agli enti territoriali. <strong>Imposte e tasse locali sono diventate infatti la prima gamba su cui si regge il sistema del federalismo fiscale</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I comuni, le province, le città metropolitane e le regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1947-12-27&atto.codiceRedazionale=047U0001&tipoDettaglio=multivigenza&qId=f1bd3e6d-0492-477e-98c7-5c5c11f80434&tabID=0.6557264413975545&title=Atto%20multivigente&bloccoAggiornamentoBreadCrumb=true" target="_blank">- Costituzione italiana, art. 119, comma 2</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Dall’altro lato, come già sottolineato, era necessario prevedere un <strong>meccanismo che frenasse l’allargamento delle disparità</strong>. Esso è stato individuato in un fondo perequativo destinato ai territori “più poveri”, ed è la <strong>seconda gamba dell’attuale assetto dei rapporti economico-finanziari tra stato e autonomie</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1947-12-27&amp;atto.codiceRedazionale=047U0001&amp;tipoDettaglio=multivigenza&amp;qId=f1bd3e6d-0492-477e-98c7-5c5c11f80434&amp;tabID=0.6557264413975545&amp;title=Atto%20multivigente&amp;bloccoAggiornamentoBreadCrumb=true" target="_blank">- Costituzione italiana, art. 119, comma 3</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>È sempre la costituzione a stabilire che <strong>questi 2 canali di finanziamento devono essere sufficienti a finanziare tutte le funzioni di competenza dell’ente</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai comuni, alle province, alle città metropolitane e alle regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1947-12-27&amp;atto.codiceRedazionale=047U0001&amp;tipoDettaglio=multivigenza&amp;qId=f1bd3e6d-0492-477e-98c7-5c5c11f80434&amp;tabID=0.6557264413975545&amp;title=Atto%20multivigente&amp;bloccoAggiornamentoBreadCrumb=true" target="_blank">- Costituzione italiana, art. 119, comma 4</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Su questi aspetti la <strong>costituzione fissa dei principi guida, ma è la legge dello stato a dover stabilire la disciplina di dettaglio</strong>. Nello specifico il ridisegno delle norme sul federalismo fiscale è stato avviato con la <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2009-05-06&amp;atto.codiceRedazionale=009G0053&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=&amp;tabID=0.861907097577749&amp;title=lbl.dettaglioAtto" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge 42 del 2009</a>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8 </span>anni tra la riforma del titolo V e l’approvazione della legge delega sul federalismo fiscale.</p>
			        </section>
		
<p><strong>La legge 42/2009 ha dato corpo ai principi del federalismo fiscale con diverse previsioni</strong>. Tra le più importanti, quella che ha portato all’istituzione di un fondo sperimentale di riequilibrio comunale, successivamente sostituito dal <strong>fondo di solidarietà comunale</strong>, per attuare la perequazione prevista dalla riforma. E la progressiva sostituzione dei trasferimenti basati sulla spesa storica con il criterio dei costi e dei fabbisogni standard.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La legge del 2009 non è immediatamente operativa: servono i decreti legislativi per attuarla.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>In prospettiva, si tratta di un <strong>passaggio fondamentale per la finanza pubblica nel nostro paese</strong>. Perché significa passare da una attribuzione delle risorse vincolata alle spese sostenute in passato (che quindi penalizza chi ha meno servizi, oppure spende meglio) ad un criterio più qualitativo, legato alle effettive esigenze e condizioni sul territorio. Tuttavia <strong>questo processo è ancora in corso di attuazione, ed è lontano dall&#8217;essere concluso</strong>.</p>
<p>Va infatti sottolineato che <strong>la norma approvata nel 2009 sul federalismo fiscale era una legge delega</strong>. Significa che non contiene norme direttamente attuative, ma una serie di deleghe al governo per intervenire con proprio decreto, nei limiti di quanto deciso in sede parlamentare.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Con la legge delega il parlamento attribuisce al governo la facoltà di disciplinare, tramite i decreti legislativi, una materia.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&amp;p=37916">
                "Cosa sono legge delega e decreto legislativo"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Dal 2009 sono stati 11 i <strong>decreti legislativi emanati in attuazione della legge sul federalismo fiscale</strong>. Il 70% dei quali approvati tra 2010 e 2011, cioè nel primo triennio di implementazione. Tra i principali, vanno ricordati quello relativo all&#8217;attribuzione di patrimonio demaniale agli enti locali (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-05-28;85" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dlgs 85/2010</a>), la definizione dei fabbisogni standard per comuni e province (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-11-26;216" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dlgs 216/2010</a>) e l&#8217;armonizzazione dei bilanci locali (<a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-06-23;118" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Dlgs 118/2011</a>).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="tablepress-3042-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-3042">A che punto è l’attuazione della legge 42/2009 sul federalismo fiscale</h2>

<table id="tablepress-3042" class="tablepress tablepress-id-3042 w-100" aria-labelledby="tablepress-3042-name" aria-describedby="tablepress-3042-description">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Data approvazione</th><th class="column-2">Decreto legislativo</th><th class="column-3">Cosa prevede</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">28 maggio 2010</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-05-28;85"target="_blank" >Dlgs n. 85/2010</a></td><td class="column-3">Federalismo demaniale, con attribuzione a comuni, province, città metropolitane e regioni di un proprio patrimonio</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">17 settembre 2010</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-09-17;156"target="_blank" >Dlgs n. 156/2010</a></td><td class="column-3">Disposizioni sull'ordinamento transitorio di Roma Capitale, in attuazione dell'articolo 24 della legge 42/2009</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">26 novembre 2010</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2010-11-26;216"target="_blank" >Dlgs n. 216/2010</a></td><td class="column-3">Disposizioni per determinare dei costi e dei fabbisogni standard di comuni, città metropolitane e province</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">14 marzo 2011</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-03-14;23"target="_blank" >Dlgs n. 23/2011</a></td><td class="column-3">Disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale</td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">6 maggio 2011</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-05-06;68"target="_blank" >Dlgs n. 68/2011</a></td><td class="column-3">Determinazione dei costi e dei fabbisogni standard del settore sanitario; Disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province; Ricognizione livello delle prestazioni erogate e affidamento a Sose di queste attività</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">31 maggio 2011</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-05-31;88"target="_blank" >Dlgs n. 88/2011</a></td><td class="column-3">Disposizioni su risorse aggiuntive e interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali</td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">23 giugno 2011</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-06-23;118"target="_blank" >Dlgs n. 118/2011</a></td><td class="column-3">Armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi, in attuazione degli articoli 1 e 2 della legge 42/2009</td>
</tr>
<tr class="row-9">
	<td class="column-1">6 settembre 2011</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;149"target="_blank" >Dlgs n. 149/2011</a></td><td class="column-3">Meccanismi sanzionatori e premiali relativi per regioni, province e comuni</td>
</tr>
<tr class="row-10">
	<td class="column-1">18 aprile 2012</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2012-04-18;61"target="_blank" >Dlgs n.61/2012</a></td><td class="column-3">Ordinamento di Roma Capitale, ulteriori disposizioni in attuazione dell'articolo 24 della legge 42/2009. Poi corretto con Dlgs 51/2013 (v. oltre)</td>
</tr>
<tr class="row-11">
	<td class="column-1">26 aprile 2013</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2013-04-26;51"target="_blank" >Dlgs n.51/2013</a></td><td class="column-3">Prevede modifiche al decreto legislativo n. 61 del 2012, rispetto all'ordinamento di Roma Capitale</td>
</tr>
<tr class="row-12">
	<td class="column-1">10 agosto 2014</td><td class="column-2"><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2014-08-10;126"target="_blank" >Dlgs n. 126/2014</a></td><td class="column-3">Modifiche ed integrazioni al Dlgs 118/2011 (armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle Regioni, degli enti locali e dei loro organismi)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<span id="tablepress-3042-description" class="tablepress-table-description tablepress-table-description-id-3042">Clicca sul link del decreto legislativo per leggere il testo completo. La <a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2009-05-06&amp;atto.codiceRedazionale=009G0053&amp;atto.articolo.numero=0&amp;atto.articolo.sottoArticolo=1&amp;atto.articolo.sottoArticolo1=10&amp;qId=&amp;tabID=0.861907097577749&amp;title=lbl.dettaglioAtto"target="_blank" >legge sul federalismo fiscale (42/2009) </a> è una legge delega. Significa che non contiene norme direttamente attuative, ma una serie di deleghe al governo per intervenire con proprio decreto, nei limiti di quanto deciso in sede parlamentare. È l'esecutivo che, tramite i decreti legislativi, deve disciplinare la materia.</span>

<p>&nbsp;</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">11 </span>i decreti legislativi finora adottati in attuazione della legge 42 del 2009.</p>
			        </section>
		
<h3>Analisi</h3>
<p>L’obiettivo del federalismo fiscale è <strong>avvicinare al livello locale la decisione su come reperire e utilizzare il denaro pubblico</strong>. Ciò dovrebbe contribuire a <strong>responsabilizzare le singole amministrazioni</strong>, perché i soldi provengono direttamente dai cittadini del comune stesso. <strong>Allo stesso tempo, si pone il tema di come non allargare i divari territoriali</strong>. Un comune con poche risorse proprie (ad esempio perché i residenti hanno bassi redditi) si troverebbe svantaggiato, quindi è necessario prevedere adeguati meccanismi di perequazione.</p>
<p>Questo processo è stato avviato prima con la riforma costituzionale del 2001 e successivamente con la legge delega del 2009, e i relativi decreti legislativi. Tuttavia, <strong>a distanza di oltre 10 anni dall&#8217;approvazione della legge, sono molti gli aspetti che devono ancora trovare attuazione</strong>. Un aspetto messo in luce nelle relazioni di monitoraggio della commissione parlamentare competente.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Per altra parte la legge n. 42/2009 è rimasta largamente inattuata, sia per il mancato esercizio di parte del potere di delega, sia per una legislazione sopravvenuta successiva, con il perdurare di una fase di transizione, che ha mantenuto il carattere di finanza di trasferimento da parte dello stato.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.camera.it/leg18/824?tipo=A&anno=2019&mese=10&giorno=24&view=filtered&commissione=62#data.20191024.com62.allegati.all00010" target="_blank">- Relazione parlamentare sull'attuazione della legge 42/2009, 24/10/2019 (p. 90)</a>
									            </div>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>La definizione dei Lep è cruciale per l&#8217;attuazione del federalismo fiscale.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Sono così rimasti in sospeso aspetti molto importanti, come la<strong> mancata definizione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) su cui attuare una effettiva perequazione delle risorse. </strong>Si tratta dei livelli essenziali delle prestazioni, riguardanti i<strong> diritti civili e sociali che devono essere garantiti sul territorio nazionale</strong>. In altre parole, dei servizi minimi che devono essere offerti senza divari sul territorio. Questi<strong> dovrebbero essere definiti con legge statale</strong>, come stabilito dall’<a href="https://www.normattiva.it/atto/caricaDettaglioAtto?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1947-12-27&amp;atto.codiceRedazionale=047U0001&amp;tipoDettaglio=multivigenza&amp;qId=f1bd3e6d-0492-477e-98c7-5c5c11f80434&amp;tabID=0.6557264413975545&amp;title=Atto%20multivigente&amp;bloccoAggiornamentoBreadCrumb=true" target="_blank" rel="noopener noreferrer">articolo 117 della costituzione</a>.</p>
<p>Una volta definiti degli standard minimi nei servizi da garantire su tutto il territorio nazionale, sarebbe infatti possibile definire sulla base di questi ultimi i <strong>fabbisogni e i costi standard che ogni amministrazione deve sostenere. </strong> Significherebbe passare da una attribuzione delle risorse vincolata alle spese sostenute in passato (che quindi penalizza chi ha meno servizi, oppure spende meglio) ad un <strong>criterio più qualitativo, legato alle effettive esigenze e condizioni sul territorio</strong>.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>Gli obiettivi di servizio sono il primo passo verso i Lep.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Oggi infatti i <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-i-fabbisogni-standard/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">fabbisogni standard</a> sono definiti in base alla spesa media per i servizi di comuni simili per caratteristiche demografiche, socio-economiche e morfologiche. Un’evoluzione recente, in questo senso (<a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/12/30/20G00202/sg" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge di bilancio 2021, art. 1, commi 791 e 792</a>), è stata quella di prevedere degli <strong>obiettivi di servizio rispetto ai servizi sociali e agli asili nido erogati dai comuni</strong>. Parametrare anche su questi ultimi la definizione dei fabbisogni standard va nella direzione di rendere più efficace ed equo il sistema di federalismo fiscale, in prospettiva della definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-e-a-che-punto-e-la-riforma-del-federalismo-fiscale/">Cos&#8217;è e a che punto è la riforma del federalismo fiscale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos&#8217;è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-delle-regioni-e-delle-autonomie-locali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 10:29:24 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=77162</guid>

					<description><![CDATA[<p>È la sede in cui si incontrano i presidenti di regione in preparazione della conferenza stato regioni. Qui si cercano posizioni comuni per le trattative con il governo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-delle-regioni-e-delle-autonomie-locali/">Che cos&#8217;è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>La conferenza delle regioni e delle province autonome <strong>è la sede destinata al coordinamento politico fra i presidenti delle giunte regionali</strong>.</p>
<p><a href="http://www.regioni.it/download/news/229976/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istituita nel 1981</a>, per molto tempo il funzionamento di questa conferenza è stato assicurato dalle <strong>decisioni prese di volta in volta dai propri membri e dalla prassi</strong>. Solo nel 2005 è stato adottato un <a href="http://www.regioni.it/show.php?id_pagina=26" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regolamento</a> ispirato al principio della &#8220;leale collaborazione tra lo stato e gli enti locali&#8221; e alla volontà di &#8220;consolidare il patto tra le regioni teso a perseguire con maggiore efficacia un’azione coordinata&#8221;.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La Conferenza delle regioni è stata costituita subito dopo la nascita della Conferenza stato, regioni e province autonome</p>
<p>
			        </section>
		
<p>Scopo principale di questa assemblea è quello di definire posizioni comuni su temi di interesse delle regioni e di elaborare documenti e proposte al fine di rappresentarle al governo, al parlamento e agli altri organismi centrali dello stato e alle istituzioni europee.</p>
<p>La conferenza al suo interno è articolata in diversi organi: l&#8217;<strong>assemblea</strong> che esamina ogni materia di interesse regionale, elegge presidente, vice presidente e ufficio di presidenza e approva un documento programmatico annuale con indicazione delle priorità; il <strong>presidente</strong> che convoca, presiede e rappresenta l&#8217;assemblea e resta in carica per 5 anni; il <strong>vice presidente</strong> che sostituisce il presidente in caso di assenza o impedimento; e l&#8217;<strong>ufficio di presidenza</strong> (composto da presidente, vice presidente e altri 3 rappresentanti eletti dall&#8217;assemblea) che coadiuva il presidente nei lavori preparatori degli argomenti da sottoporre al dibattito in assemblea.</p>
<p>Il regolamento prevede anche diversi <strong>quorum</strong> che sono richiesti in base al tipo di atto da adottare. Inoltre, per facilitare il lavoro dell&#8217;assemblea, sono anche previste <strong>11 commissioni tecniche</strong> (con la possibilità di istituirne altre in caso di necessità).</p>
<p>L&#8217;attuale presidente della conferenza è il governatore del Friuli Venezia Giulia <strong>Massimiliano Fedriga </strong>(Lega), mentre il vice presidente è il quello della Puglia <strong>Michele Emiliano</strong> (Partito democratico).</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Con il progressivo decentramento delle funzioni statali, culminato con l’attribuzione alle regioni di nuove competenze a seguito della riforma del titolo <a href="http://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-v-le-regionile-province-e-i" target="_blank" rel="noopener noreferrer">V della costituzione</a>, avvenuta nel 2001, la conferenza stato-regioni ha acquisito un’importanza crescente. Di conseguenza,<strong> anche il ruolo ricoperto dalla Conferenza delle regioni è cresciuto di pari passo</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole//" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Che cos&#8217;è la conferenza stato-regioni?<br />
<br><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Alla luce dell’ampliamento delle prerogative regionali in ambito legislativo e della prassi secondo cui <strong>gli atti in seno alla conferenza stato-regioni vengono approvati all&#8217;unanimità</strong> (quindi senza un reale dibattito in quella sede), ecco che il ruolo di questa assemblea diventa molto rilevante. È qui infatti che si cerca l&#8217;intesa sugli atti da approvare in sede di conferenza stato-regioni.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Il centrodestra esprime la maggioranza dei presidenti di regione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione/">Composizione attuale della conferenza delle regioni per appartenenza politica</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_77216_tab3"><p>Con &#8220;Altro centrodestra&#8221; sono rappresentati il presidente della Liguria, fondatore di Cambiamo, e quello della Sicilia appartenente ad una lista civica. Con &#8220;Regionale&#8221; sono rappresentati il presidente della regione Valle d&#8217;Aosta, esponente della Union valdotaine, quello della provincia autonomia di Bolzano appartenente al Sudtiroler volkspartei (alleato in questa legislatura con la Lega nord) e quello della Sardegna Christian Solinas membro del Partito sardo d&#8217;azione (che in parlamento è associato alla Lega).<br />
Dopo la morte della presidente della Calabria Jole Santelli, le sue funzioni sono svolte dal vicepresidente Antonino Spirlì (Lega) fino alle nuove elezioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati conferenza delle regioni                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 13 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-centrodestra-esprime-la-maggioranza-dei-presidenti-di-regione"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-77216"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-77216" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>In questo senso, un diverso "colore politico" tra lo stato centrale e chi guida la conferenza delle regioni può rappresentare un problema non di poco conto, rendendo tutta l'attività di raccordo tra stato ed enti locali molto più difficile. Data la prassi, già menzionata, di approvare gli atti all'unanimità in conferenza stato-regioni, si può capire come le <strong>maggioranze che scaturiscono dalla Conferenza delle regioni possano avere un peso determinante sull'attività legislativa del governo</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">15 su 21 </span>i membri della conferenza appartenenti al centrodestra nel 2020</p>
			        </section>
		
<p>Il quadro attuale vede <strong>la gran parte dei presidenti di regione e province autonome espressione del centrodestra</strong>: la Lega ne ha 6, Forza Italia 3, Fratelli d’Italia 2 e Cambiamo 1. A questi poi si possono aggiungere il presidente della Sardegna Cristian Solinas, quello della provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher e quello della Sicilia Sebastiano Musumeci. L’unica forza di centrosinistra è il Partito democratico che esprime 5 presidenti (a cui si può aggiungere la Valle d'Aosta il cui presidente appartiene all'Union valdôtaine).</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2 id="tablepress-1671-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-1671">I presidenti della conferenza delle regioni</h2>

<table id="tablepress-1671" class="tablepress tablepress-id-1671 w-100" aria-labelledby="tablepress-1671-name">
<thead>
<tr class="row-1">
	<th class="column-1">Anno</th><th class="column-2">Nome</th><th class="column-3">Area politica</th><th class="column-4">Area geografica</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
	<td class="column-1">1981</td><td class="column-2">Lanfranco Turci</td><td class="column-3">Partito comunista italiano</td><td class="column-4">Emilia Romagna</td>
</tr>
<tr class="row-3">
	<td class="column-1">1981</td><td class="column-2">Antonio Comelli</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Friuli Venezia Giulia</td>
</tr>
<tr class="row-4">
	<td class="column-1">1981-1982</td><td class="column-2">Giulio Santarelli</td><td class="column-3">Partito socialista italiano</td><td class="column-4">Lazio</td>
</tr>
<tr class="row-5">
	<td class="column-1">1982</td><td class="column-2">Giuseppe Guzzetti</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Lombardia</td>
</tr>
<tr class="row-6">
	<td class="column-1">1982</td><td class="column-2">Emidio Massi</td><td class="column-3">Partito socialista italiano</td><td class="column-4">Marche</td>
</tr>
<tr class="row-7">
	<td class="column-1">1982-1983</td><td class="column-2">Ezio Enrietti</td><td class="column-3">Partito socialista italiano</td><td class="column-4">Piemonte</td>
</tr>
<tr class="row-8">
	<td class="column-1">1983</td><td class="column-2">Nicola Quarta</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Puglia</td>
</tr>
<tr class="row-9">
	<td class="column-1">1983</td><td class="column-2">Angelo Rojch</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Sardegna</td>
</tr>
<tr class="row-10">
	<td class="column-1">1984</td><td class="column-2">Rinaldo Magnani</td><td class="column-3">Partito socialista italiano</td><td class="column-4">Liguria</td>
</tr>
<tr class="row-11">
	<td class="column-1">1984-1985</td><td class="column-2">Gianfranco Bartolini</td><td class="column-3">Partito comunista italiano</td><td class="column-4">Toscana</td>
</tr>
<tr class="row-12">
	<td class="column-1">1985-1986</td><td class="column-2">Carlo Bernini</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Veneto</td>
</tr>
<tr class="row-13">
	<td class="column-1">1986</td><td class="column-2">Germano Marri</td><td class="column-3">Partito comunista italiano</td><td class="column-4">Umbria</td>
</tr>
<tr class="row-14">
	<td class="column-1">1987</td><td class="column-2">Rino Nicolosi</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Sicilia</td>
</tr>
<tr class="row-15">
	<td class="column-1">1987-1988</td><td class="column-2">Gianni Bazzanella</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Trentino Alto Adige</td>
</tr>
<tr class="row-16">
	<td class="column-1">1989-1990</td><td class="column-2">Augusto Rollandin</td><td class="column-3">Union valdôtaine</td><td class="column-4">Valle d'Aosta</td>
</tr>
<tr class="row-17">
	<td class="column-1">1990</td><td class="column-2">Gianni Bondaz</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Valle d'Aosta</td>
</tr>
<tr class="row-18">
	<td class="column-1">1990-1991</td><td class="column-2">Adriano Biasutti</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Friuli Venezia Giulia</td>
</tr>
<tr class="row-19">
	<td class="column-1">1992</td><td class="column-2">Vinicio Turello</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Friuli Venezia Giulia</td>
</tr>
<tr class="row-20">
	<td class="column-1">1992</td><td class="column-2">Enrico Santoro</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Molise</td>
</tr>
<tr class="row-21">
	<td class="column-1">1992-1993</td><td class="column-2">Luigi Di Bartolomeo</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Molise</td>
</tr>
<tr class="row-22">
	<td class="column-1">1993</td><td class="column-2">Ferdinando Clemente di San Luca</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Campania</td>
</tr>
<tr class="row-23">
	<td class="column-1">1993</td><td class="column-2">Giovanni Grasso</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Campania</td>
</tr>
<tr class="row-24">
	<td class="column-1">1993</td><td class="column-2">Vincenzo Del Colle</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Abruzzo</td>
</tr>
<tr class="row-25">
	<td class="column-1">1994</td><td class="column-2">Guido Rhodio</td><td class="column-3">Democrazia cristiana</td><td class="column-4">Calabria</td>
</tr>
<tr class="row-26">
	<td class="column-1">1994-1995</td><td class="column-2">Antonio Boccia</td><td class="column-3">Democrazia cristiana<br />
Partito popolare italiano</td><td class="column-4">Basilicata</td>
</tr>
<tr class="row-27">
	<td class="column-1">1995</td><td class="column-2">Pier Luigi Bersani</td><td class="column-3">Partito democratico della sinistra</td><td class="column-4">Emilia Romagna</td>
</tr>
<tr class="row-28">
	<td class="column-1">1995-1996</td><td class="column-2">Alessandra Guerra</td><td class="column-3">Lega nord</td><td class="column-4">Friuli Venezia Giulia</td>
</tr>
<tr class="row-29">
	<td class="column-1">1996-2000</td><td class="column-2">Piero Badaloni</td><td class="column-3">L'Ulivo</td><td class="column-4">Lazio</td>
</tr>
<tr class="row-30">
	<td class="column-1">2000-2005</td><td class="column-2">Enzo Ghigo</td><td class="column-3">Forza Italia</td><td class="column-4">Piemonte</td>
</tr>
<tr class="row-31">
	<td class="column-1">2005-2014</td><td class="column-2">Vasco Errani</td><td class="column-3">Democratici di sinistra<br />
Partito democratico</td><td class="column-4">Emilia Romagna</td>
</tr>
<tr class="row-32">
	<td class="column-1">2014-2015</td><td class="column-2">Sergio Chiamparino</td><td class="column-3">Partito democratico</td><td class="column-4">Piemonte</td>
</tr>
<tr class="row-33">
	<td class="column-1">2015-2021</td><td class="column-2">Stefano Bonaccini</td><td class="column-3">Partito democratico</td><td class="column-4">Emilia Romagna</td>
</tr>
<tr class="row-34">
	<td class="column-1">2021-In carica</td><td class="column-2">Massimiliano Fedriga</td><td class="column-3">Lega</td><td class="column-4">Friuli Venezia Giulia</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<p>Un dato interessante da questo punto di vista può essere rappresentato anche dal fatto che,<strong> negli ultimi 25 anni, la presidenza della conferenza sia quasi sempre (con l'eccezione del Lazio) stata affidata ad esponenti delle regioni del nord</strong>. In particolare, Piemonte ed Emilia Romagna hanno espresso 5 presidenti su 7. Per trovare l'ultimo presidente di una regione meridionale si deve tornare alla prima parte del 1995 quando presidente era Antonio Boccia (Basilicata). Questa può essere una indicazione di quanto sia divenuto importante, soprattutto negli ultimi anni, riuscire ad indirizzare i lavori della conferenza.</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Alla luce di quanto detto, risulta evidente come la<strong> Conferenza delle regioni rivesta oggi un ruolo chiave nei rapporti tra stato ed enti locali</strong>. Eppure quest'organo così centrale nella formazione del processo decisionale è sostanzialmente una <strong>riunione informale dei presidenti delle giunte regionali</strong>.</p>
<p>Sebbene infatti, anche la conferenza stato-regioni non sia un organo previsto dalla costituzione ed il suo funzionamento sia caratterizzato da un ampio ricorso all'informalità, quanto meno quest'organo si muove all'interno di un quadro delineato da leggi e decreti legislativi.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La Conferenza delle regioni non è né un organo, né un’istituzione e neppure un’associazione, ma esclusivamente una modalità di incontro informale dei rappresentanti delle regioni</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.astrid-online.it/static/upload/protected/CAPR/CAPRIO_Conf_Reg_federalsmo-15_06_08.pdf" target="_blank">- Una vera conferenza delle regioni per l’attuazione del federalismo, Giovanni Caprio</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><strong>La Conferenza delle regioni invece sfugge ad ogni tipo di inquadramento nell'assetto istituzionale</strong> ed anche il regolamento che essa stessa si è data è stato creato in maniera molto tardiva. La conferenza delle regioni è diventato il luogo in cui si cercano le intese che poi verranno ratificate dalla conferenza stato-regioni. Oltretutto, spesso non tutti i presidenti di regione partecipano alle riunioni di questa assemblea, delegando di fatto la decisione all'ufficio di presidenza.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La presidenza della conferenza delle regioni può rappresentare un trampolino di lancio verso incarichi a livello nazionale</p>
<p>
			        </section>
		
<p>L'ampio ricorso all'informalità fa sì che le <strong>decisioni che vengono prese sfuggano a qualsiasi tipo di controllo</strong>: non è possibile infatti avere i resoconti stenografici delle discussioni (come avviene per le sedute del parlamento), quindi non c'è modo di capire quali erano le diverse posizioni in discussione. Il <strong>presidente, con il suo ufficio, svolgono dunque un ruolo chiave</strong> nell'indirizzare l'atteggiamento della conferenza nei confronti del governo.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Parliamo di una sorta di burocrazia parallela, un “non luogo” per eccellenza (...). Spesso i rappresentanti delle regioni non arrivano alla metà, è tutto orchestrato addirittura prima, in una precedente riunione ristrettissima che viene chiamato ufficio di presidenza. Siamo quasi al decisore unico, al commissariamento di tutte le regioni e le province autonome.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.astrid-online.it/static/upload/protected/CAPR/CAPRIO_Conf_Reg_federalsmo-15_06_08.pdf" target="_blank">- Una vera conferenza delle regioni per l’attuazione del federalismo, Giovanni Caprio</a>
									            </div>
        </section>
		
<p><strong>In Italia non esiste una camera rappresentativa di regioni e autonomie locali che prenda parte al processo decisionale</strong>. Questo ruolo è svolto, di fatto, dalla conferenza delle regioni e della conferenza stato-regioni, organismi la cui attività è largamente lasciata alla prassi e all'informalità. Alla luce della centralità assunta da questi organi con il processo di devoluzione regionale, una maggiore regolamentazione sarebbe dunque opportuna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-delle-regioni-e-delle-autonomie-locali/">Che cos&#8217;è la conferenza delle regioni e delle autonomie locali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Che cos’è la conferenza stato-regioni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-stato-regioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 10:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=76269</guid>

					<description><![CDATA[<p> È l'organo che regola i rapporti tra stato e regioni. Negli ultimi venti anni ha aumentato molto la sua influenza nel processo decisionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-stato-regioni/">Che cos’è la conferenza stato-regioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Definizione</h3>
<p>La <strong>conferenza permanente per i rapporti tra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano</strong>, meglio conosciuta come conferenza stato-regioni, rappresenta oggi la principale sede di confronto e coordinamento tra le prerogative dello stato e quelle degli enti regionali.</p>
<p>Alle sue sedute partecipano i <strong>rappresentanti del governo e i presidenti di regione</strong> a cui possono aggiungersi altri soggetti invitati ad intervenire a seconda della materia trattata.</p>
<p>Compito di questo ente è contribuire alla formazione di una volontà unitaria tra stato e regioni, nelle materie di interesse regionale. Tra le sue prerogative principali, da segnalare l&#8217;<strong>influenza nella decisione dei criteri di ripartizione delle risorse finanziarie che la legge assegna alle regioni</strong>.</p>
<p>Altre prerogative importanti sono la facoltà di <strong>nomina, nei casi previsti dalla legge, dei responsabili di enti e organismi che svolgono attività o prestano servizi strumentali all&#8217;esercizio di funzioni concorrenti</strong>, oltre all&#8217;espressione di pareri su schemi di disegno di legge, di decreto legislativo e regolamento che riguardano le materie di interesse regionale oltreché sulla legge europea e di delegazione europea.</p>
<p>L&#8217;attività della conferenza si esprime attraverso l&#8217;emanazione di <strong>pareri</strong>, <strong>intese</strong>, <strong>accordi</strong>, <strong>deliberazioni</strong>, <strong>designazioni</strong>, oltre ad attività di scambio di dati e informazioni.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6.139 </span>il numero di atti adottati dalla conferenza stato regioni dal 1990 al 2020.</p>
			        </section>
		
<p>La conferenza si riunisce a Palazzo Chigi ed è presieduta dal presidente del consiglio o, su sua delega, dal ministro per gli affari regionali oppure, se questo incarico non è attribuito, da un altro ministro. <strong>Ne fanno parte i presidenti delle regioni e i presidenti delle province autonome di Trento e di Bolzano</strong>. Alle riunioni della conferenza possono essere invitati (dal presidente del consiglio) i ministri interessati agli argomenti iscritti all&#8217;ordine del giorno, nonché rappresentanti di amministrazioni dello stato e di altri enti pubblici.</p>
<p>Sebbene dal decennio precedente si fosse manifestata la necessità di costituire un organo di raccordo, la conferenza stato-regioni è stata istituita formalmente soltanto con un <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;rct=j&amp;q=&amp;esrc=s&amp;source=web&amp;cd=&amp;ved=2ahUKEwiqoOmvytHpAhULUhUIHRknAvkQFjADegQIAxAB&amp;url=https%3A%2F%2Fwww.regione.veneto.it%2Fstatic%2Fwww%2Fdecentramento-e-federalismo%2F121983.pdf&amp;usg=AOvVaw0_L7rng_AGTnBHLEoUByeq" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto del presidente del consiglio dei ministri del 12 ottobre 1983</a>. Il funzionamento della conferenza è invece regolato, per gli aspetti generali, dall&#8217;articolo 12 della <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1988-08-23;400!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge 400 del 1988</a> e dal <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/97281dl.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto legislativo 281 del 1997</a>. La conferenza non è dunque un organo costituzionale</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La conferenza stato-regioni non è un organo costituzionale ma è regolato da leggi ordinarie</p>
<p>
			        </section>
		
<p>La conferenza stato-regioni non deve essere confusa né con la <strong>conferenza delle regioni</strong> a cui prendono parte soltanto i presidenti di regione nel tentativo di trovare posizioni comuni, né con la <strong>conferenza unificata</strong> che ha compiti simili ma a cui partecipano anche i rappresentanti degli enti locali tra cui il presidente dell’Anci (associazione nazionale comuni italiani), il presidente dell’Upi (unione province italiane) il presidente dell&#8217;unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (Uncem) oltre ad alcuni sindaci e presidenti di provincia designati.</p>
<h3>Dati</h3>
<p>Con il progressivo decentramento delle funzioni statali, culminato con l&#8217;attribuzione alle regioni di nuove competenze a seguito della riforma del <a href="http://www.governo.it/it/costituzione-italiana/parte-seconda-ordinamento-della-repubblica/titolo-v-le-regionile-province-e-i" target="_blank" rel="noopener noreferrer">titolo V della costituzione</a>, avvenuta nel 2001, <strong>la conferenza stato-regioni ha acquisito un&#8217;importanza crescente</strong>.</p>
<p>Con l&#8217;ampliamento delle prerogative regionali, la conferenza ha assunto una<strong> nuova centralità, come si può vedere anche dal numero di atti pubblicati</strong>. Fino alla fine degli anni novanta l&#8217;attività della conferenza era più limitata, e la quantità di atti prodotti abbastanza esigua.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-conferenza-stato-regioni-produce-in-media-piu-di-200-atti-allanno/">La conferenza stato-regioni produce in media più di 200 atti all’anno</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-conferenza-stato-regioni-produce-in-media-piu-di-200-atti-allanno/">Numero di sedute e di atti adottati dalla conferenza stato-regioni dal 1990 al 2020</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_76351_tab3"><p>Il dato somma tutti gli atti attribuibili alla conferenza stato-regioni: pareri, accordi, raccordi, intese, deliberazioni, attività di verifica e monitoraggio, attività di impulso, attività di scambio di informazioni, istituzione di gruppi di lavoro e comitati, designazioni.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Elaborazione openpolis su dati conferenza stato regioni                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 12 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla seconda metà degli anni novanta, in corrispondenza con il processo di decentramento, la mole di attività è aumentata in modo considerevole. Dal 1998, pur con un andamento altalenante, <strong>solo per due anni il numero di atti approvati è sceso sotto i 200</strong>.</p>
<p>Un altro indice della crescente importanza della conferenza stato-regioni è dato dalla <strong>tipologia di atti approvati</strong>. Se negli anni novanta erano soprattutto pareri, a partire dai duemila si registrano principalmente <strong>intese</strong> e <strong>accordi</strong>. Due atti che, in base al <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/97281dl.htm" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decreto legislativo 281 del 1997</a>, richiedono l'unanimità per essere approvati. Due atti soprattutto che indicano come la conferenza abbia accresciuto il suo <strong>ruolo negoziale e di influenza sul processo decisionale</strong>, e come si tratti sempre meno di un organo meramente consultivo.</p>
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni/">È l’intesa lo strumento più utilizzato attualmente dalla conferenza stato-regioni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni/">Atti pubblicati suddivisi per tipologia (1990-2020)</a></h3>
                                    </div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni/">È l’intesa lo strumento più utilizzato attualmente dalla conferenza stato-regioni - Atti pubblicati suddivisi per tipologia (1990-2020)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_76387_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_76387_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_76387_tab3"><p><strong>Pareri</strong><br />
Sono obbligatori su tutti gli schemi di disegni di legge, di decreto legislativo o di regolamento del governo nelle materie che risultino di interesse per la conferenza e quando è previsto da specifiche disposizioni normative.</p>
<p><strong>Intese</strong><br />
Le intese vengono espresse, nei casi previsti dalla legge, su una proposta di iniziativa dell&#8217;amministrazione centrale. Consistono nella determinazione concordata, all&#8217;unanimità, dei contenuti dei provvedimenti.</p>
<p><strong>Accordi</strong><br />
Rappresentano lo strumento con il quale governo, regioni e province autonome coordinano l&#8217;esercizio delle rispettive competenze e lo svolgimento di attività di interesse comune in attuazione del principio di leale collaborazione; anche in questo caso è prevista l&#8217;unanimità.</p>
<p><strong>Attività deliberativa</strong><br />
Comporta l&#8217;espressione di una volontà comune di governo e regioni per l&#8217;adozione di un atto a rilevanza esterna nei casi previsti dalla legge.</p>
<p><strong>Verifica/interscambio/gruppi/designazioni</strong><br />
Tra gli altri atti che possono essere prodotti dalla conferenza stato-regioni, ci sono quelli relativi alle attività volte alla verifica del conseguimento dei risultati, l&#8217;attività di scambio di informazioni, l&#8217;attività di impulso verso altri organi dello stato, l&#8217;istituzione di gruppi di lavoro e comitati e le designazioni di rappresentanti regionali in seno agli organismi misti stato-regioni operanti presso le amministrazioni statali.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati conferenza stato-regioni                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 13 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2020/05/e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="e-lintesa-lo-strumento-piu-utilizzato-attualmente-dalla-conferenza-stato-regioni"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-76387"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Le <strong>intese</strong> sono sempre state utilizzate dalla conferenza ma è solo a partire dal 1999 che il loro numero diventa consistente. Gli atti di questo tipo, salvo qualche eccezione, aumentano di anno in anno fino al 2009, quando <strong>diventano lo strumento principale adottato dalla conferenza stato-regioni</strong>.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">38,6% </span>la percentuale di intese e accordi pubblicati dal 1990 al 2020.</p>
			        </section>
		
<p>Anche gli <strong>accordi</strong> acquistano con il tempo un peso sempre più consistente. Introdotti per la prima volta nel 1995, così come le intese, a partire dagli anni duemila diventano uno strumento sempre più utilizzato.</p>
<p>Questa evoluzione nel tempo del tipo di atti adottati conferma che <strong>la conferenza stato-regioni abbia accresciuto negli anni il suo ruolo di luogo deputato alla ricerca di intese tra i vari livelli di governo dello stato</strong>.</p>
<p>Una centralità confermata anche dalla <strong>corte costituzionale</strong> che, con <a href="https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2018&amp;numero=74" target="_blank" rel="noopener noreferrer">la sentenza 74 del marzo 2018</a>, ha ribadito che lo stato, se vuole intervenire in materie di competenza concorrente (come infrastrutture, sanità, governo del territorio, protezione civile), non può prescindere dell'intesa con le regioni.</p>
<h3>Analisi</h3>
<p>Il ruolo che oggi riveste la conferenza stato-regioni è sintomatico di una riforma istituzionale compiuta solo a metà. Le spinte federaliste degli anni novanta portarono infatti all'avvio di percorsi per un maggiore decentramento legislativo.<strong> Un processo che la riforma del titolo V non ha portato a termine</strong>.</p>
<p>Non siamo infatti arrivati ad un sistema federale vero e proprio, come quello tedesco. In Germania un ramo del parlamento, il <strong>bundesrat</strong>,  è rappresentativo degli stati federali tedeschi e contribuisce, alla pari della camera elettiva, al procedimento legislativo. In Italia, non essendo presente questa camera, il ruolo di mediazione tra interessi dello stato e quelli regionali è stato ricoperto dalla conferenza. Ciò però comporta una serie di problemi.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La mancata costituzione di una camera legislativa in rappresentanza degli enti territoriali e la mancata introduzione di specifici strumenti di raccordo fra i vari livelli di governo, hanno determinato l’esclusiva titolarità in capo al sistema delle conferenze delle funzioni di coordinamento tra i diversi livelli di governo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00956818.pdf" target="_blank">- Il sistema delle conferenze, servizio studi del senato</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Al di là del fatto che l'organo è previsto dalla legge ordinaria, e non dalla costituzione, <strong>l'attività della conferenza stato-regioni non è codificata nel dettaglio</strong>. Le sedute sono generalmente governate dalla <strong>prassi</strong> ed è presente un ampio ricorso all'<strong>informalità</strong>. Secondo alcuni studiosi, la conferenza formale non farebbe altro che ratificare il contenuto di decisioni già prese in altre sedi.</p>
<p>In effetti, i <strong>report</strong> delle assemblee sono piuttosto scarni e si limitano a riportare l'atto adottato in funzione dei vari punti all'ordine del giorno. Non vi sono resoconti stenografici con cui ricostruire le posizioni in discussione al momento del dibattito su un atto, come invece per le sedute parlamentari.</p>
<p>D'altronde, dato che per molti atti è richiesta l'unanimità, non è possibile individuare eventuali posizioni discordi. Questo comporta <strong>limiti di trasparenza</strong> piuttosto evidenti.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Tutto è orchestrato addirittura prima, in una precedente riunione ristrettissima che viene chiamata ufficio di presidenza. In definitiva, la Conferenza Stato-Regioni, che ormai adotta mediamente circa 250 atti all’anno, “delibera” senza votare. A prevalere, in definitiva, sono il consociativismo e l’appartenenza politica che “piegano” sistematicamente queste sedi a fini e strumenti di parte.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.astrid-online.it/static/upload/protected/CAPR/CAPRIO_Conf_Reg_federalsmo-15_06_08.pdf" target="_blank">- Una vera conferenza delle regioni per l’attuazione del federalismo, Giovanni Caprio</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L'auspicata codificazione del funzionamento di questo organo sarebbe dunque necessaria alla luce della nuova centralità acquisita dalla conferenza</strong> che è in grado di influenzare nomine, allocazione di risorse finanziarie e anche provvedimenti legislativi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-conferenza-stato-regioni/">Che cos’è la conferenza stato-regioni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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