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	<title>Ambiente Archivi - Openpolis</title>
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	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 May 2024 07:35:55 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cosa si intende con cattura e stoccaggio della Co2</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-con-cattura-e-stoccaggio-della-co2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=290572</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lo stoccaggio dell'anidride carbonica è una tecnologia ambientale di natura transitoria, che permette di "nascondere" la Co2 in profondità geologiche. Per alcuni è un compromesso inevitabile, per altri è una difesa dei combustibili fossili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-con-cattura-e-stoccaggio-della-co2/">Cosa si intende con cattura e stoccaggio della Co2</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p><strong>L&#8217;eccesso di anidride carbonica è la principale causa dei cambiamenti climatici in corso</strong>. Per raggiungere gli obiettivi climatici, che impongono di rimanere al di sotto dei 2 gradi di aumento di temperatura, è importante ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili, i principali responsabili dell&#8217;emissione di Co2 nell&#8217;atmosfera, e scegliere modalità di produzione energetica più sostenibili.</p>



<p><strong>Secondo la commissione europea tuttavia l&#8217;energia rinnovabile da sola non basterà a raggiungere questi obiettivi</strong>. Pertanto sarà necessario anche ricorrere ad altre vie per ridurre l&#8217;impatto negativo della Co2 senza eliminare del tutto i combustibili fossili. Si tratterebbe comunque di <strong>soluzioni di natura transitoria</strong>, destinate nel lungo termine a essere sostituite.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Carbon removal technologies are key to reaching the EU 2050 climate targets as renewable technologies only will not be sufficient.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/carbon-capture-use-and-storage/overview_en" target="_blank">&#8211; commissione europea</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Una di queste tecnologie è lo <strong>stoccaggio della Co2</strong> (Ccs, dall&#8217;inglese <em>carbon capture and storage</em>). Tale pratica consiste nel prelievo di anidride carbonica con lo scopo di iniettarla all&#8217;interno di formazioni geologiche profonde o giacimenti esauriti.&nbsp;In alternativa si può utilizzare, direttamente oppure indirettamente dopo alcune trasformazioni chimiche.</p>


<div id="strillo-testo-block_33bd1be836ffb094e381c77d85e067df" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La Co2 viene separata, compressa, trasportata e poi immagazzinata.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il <a href="https://web.uniroma1.it/fac_smfn/sites/default/files/BIGI_24112020.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">processo</a> si articola su tre fasi. Inizialmente, l&#8217;anidride carbonica viene separata dagli altri gas di scarto prodotti nei grandi impianti industriali. Poi, una volta compressa, viene trasportata in un sito adatto, e lì avviene infine lo stoccaggio. La Co2 viene iniettata in formazioni geologiche profonde, &#8220;nascosta&#8221;. Lì, si scioglie nell&#8217;acqua ed entra a contatto con roccia porosa o fratture all&#8217;interno delle rocce sedimentarie, trovando in entrambi i casi il modo di immagazzinarsi. Quando invece la roccia è impermeabile si formano delle sacche che vengono mantenute in profondità.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>L&#8217;implementazione della cattura e dello stoccaggio di Co2 in Europa è partita dalla direttiva europea <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31985L0337" target="_blank" rel="noreferrer noopener">85/337/Ce</a>. Quest&#8217;ultima in Italia è stata recepita con il decreto legislativo <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-14;162" target="_blank" rel="noreferrer noopener">162/2011</a>, che definisce l&#8217;idoneità dei siti e i passaggi della loro identificazione.</p>



<p><strong>A oggi l&#8217;Europa detiene appena il <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/operating-and-planned-co2-capture-capacity-by-region-q1-2024-vs-2030" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5%</a> della capacità globale di cattura e stoccaggio</strong>, arrivando a smaltire con queste modalità <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/status-of-co2-storage-infrastructure-in-development-vs-planned-capture-capacity-by-region-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">meno di 2 mt di Co2 l&#8217;anno</a>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,9 mt </span>la Co2 che le strutture di cattura e stoccaggio sono capaci di smaltire in Europa nel 2023, secondo l&#8217;Iea.</p>
			        </section>
		


<p>Come rileva l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/energy-system/carbon-capture-utilisation-and-storage#tracking" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), l&#8217;Ue sta però investendo molto su questa tecnologia. I finanziamenti sono ingenti e provengono in particolare dall&#8217;<em>Innovation fund</em> e dalla <em>Connecting Europe facility</em>: <strong>oltre 2 miliardi di euro</strong>. E infatti l&#8217;agenzia dell&#8217;energia stima che<strong> entro il 2030 la capacità regionale sarà aumentata fino al 27%</strong></p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-sono-operativi-46-impianti/">Nel 2024 sono operativi 46 impianti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-2024-sono-operativi-46-impianti/">Le strutture per la cattura e lo stoccaggio della Co2 nel mondo (2012-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_290791_tab3"><p style="text-align: left">I dati si riferiscono alle strutture già operative e a quelle in corso di costruzione per la cattura e lo stoccaggio dell&#8217;anidride carbonica, a livello globale. Questi impianti permettono di estrarre la Co2 prodotta dalle grandi industrie e di iniettarla all&#8217;interno di formazioni geologiche profonde.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/evolution-of-the-co2-capture-project-pipeline-2012-q1-2024" target="_blank" rel="noopener">Iea</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 25 Aprile 2024)
                                        </p>
                </div>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>All’inizio del 2024 sono presenti 46 strutture di cattura e stoccaggio della Co2 nel mondo</strong>. Mentre quelle in fase di costruzione sono attualmente 36, con un aumento molto marcato a partire dal 2021.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Le tecnologie di cattura e stoccaggio della Co2 presentano numerosi aspetti problematici, in quanto si trovano in una zona grigia. <strong>Permettono infatti di ridurre le emissioni, ma non di portarle a zero</strong>. Sono inestricabilmente legate ai combustibili fossili. Le prospettive a riguardo si dividono tra un pragmatismo basato sulla consapevolezza che l&#8217;indipendenza dalle fonti energetiche più inquinanti è ancora lontana e un approccio più ambizioso, che contesta tutte le soluzioni che tutelerebbero un settore di immenso impatto ambientale come quello dei combustibili fossili.</p>



<p>Il <a href="https://unmig.mase.gov.it/cattura-e-stoccaggio-del-biossido-di-carbonio-domande-frequenti-faq/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mase</a> afferma che la domanda energetica globale è attualmente in aumento e i combustibili fossili continueranno a coprire la maggior parte del fabbisogno. Con queste premesse, le emissioni di gas serra sono desinate ad aumentare con un ritmo tale che, si stima, ciò determinerà un incremento della temperatura media della terra di 3,5 gradi centigradi. Quindi ben al di sopra dei 2 gradi che, secondo la comunità scientifica, costituiscono la soglia massima che la terra può sopportare.</p>



<p><strong>Le istituzioni in generale hanno mostrato di considerare la cattura e stoccaggio della Co2 un passaggio inevitabile</strong>, come è emerso anche dal linguaggio utilizzato alla Cop 28, dove si è parlato di<em> transitioning away </em>anziché di <em>phasing out</em>, in relazione ai combustibili fossili. Sottintendendo che non ci saranno passaggi radicali. </p>



<p>Tuttavia molte <strong>organizzazioni ambientaliste</strong> hanno contestato queste argomentazioni. In particolare, sostengono che il supporto di tali tecniche sia un modo per non abbandonare i combustili fossili. I quali hanno alle proprie spalle importanti interessi economici. Tale punto di vista è stato sostenuto, tra gli altri, da <a href="https://www.greenpeace.org/italy/storia/14432/il-carbon-capture-and-storage-ccs-una-tecnologia-che-finora-ha-fallito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Greenpeace</a>, secondo cui insistere sull&#8217;utilità dello stoccaggio è un modo di tutelare il mercato dei combustibili fossili anziché bandirlo del tutto. </p>



<p>Altri aspetti problematici sono i costi relativamente elevati di questa pratica e la disponibilità limitata di siti geologici adatti allo stoccaggio. Allo stesso tempo bisogna però considerare che la Ccs può essere utile per alcuni settori particolarmente difficili da decarbonizzare (autotrasporti pesanti, spedizioni, aviazione, ferro e acciaio, prodotti chimici e petrolchimici). Si tratta insomma di una soluzione complessa e molto limitata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-con-cattura-e-stoccaggio-della-co2/">Cosa si intende con cattura e stoccaggio della Co2</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come si misura la siccità</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-si-misura-la-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Mar 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=288548</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di uno dei principali effetti avversi dei cambiamenti climatici. È un fenomeno complesso e per misurarlo serve un indicatore composito, che racchiude più variabili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-si-misura-la-siccita/">Come si misura la siccità</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>La siccità, espressione con cui si intende la prolungata scarsità di acqua che rende il suolo impermeabile ed esposto al rischio idrogeologico, è<strong> uno dei principali sintomi dei cambiamenti climatici in atto</strong>. </p>



<p>Di per sé è un avvenimento naturale, ma la sua incrementata frequenza e gravità lo rende un fenomeno allarmante, che indebolisce l&#8217;ambiente e mette a rischio milioni di persone, causando ingenti perdite economiche. Inoltre si tratta di un problema destinato ad aggravarsi nei prossimi decenni. Secondo le stime delle <a href="https://www.unccd.int/land-and-life/drought/overview" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nazioni unite</a>, <strong>entro il 2050 potrebbe colpire più di tre quarti della popolazione mondiale</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Droughts are costly, damaging, and their impacts are pervasive. They affect both developed and developing nations, across all inhabited continents. [&#8230;] Forecasts estimate that by 2050 droughts may affect over three-quarters of the world’s population.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.unccd.int/land-and-life/drought/overview" target="_blank">&#8211; Unccd</a>
									            </div>
        </section>
		


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					                >
                <label class="roboto-slab fs-18 fw-700 clickable" for="list-2">
					Povertà educativa                </label>
				                <p>Presenza e qualità dei servizi nei comuni su scuola, cultura, sport e servizi sociali.</p>
            </div>
							        				        				        				        				                    <div class="mt-20 click-checkbox">
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					Governo e Parlamento                </label>
				                <p>Covid, leggi, attuazioni, voti rilevanti, cambi di gruppo, assenze e presenze.</p>
            </div>
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					Pnrr                </label>
				                <p>Approvazione e attuazione delle riforme, allocazione e avanzamento degli investimenti.</p>
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					Abruzzo                </label>
				                    <i class="fs-15"> &#8211; Ogni mese</i>
				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
            </div>
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<p><strong>Gli effetti della siccità sono molteplici</strong>. Essa infatti indebolisce il terreno, rendendolo più vulnerabile, ostacola l&#8217;agricoltura e in paesi già fragili può causare difficoltà di approvvigionamento idrico e insicurezza alimentare, fino a esacerbare problemi preesistenti di ordine economico, politico o sociale, causando ondate di <a href="https://www.openpolis.it/desertificazione-e-siccita-rendono-molte-aree-ostili-alla-vita-umana/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">migrazioni forzate</a>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>La siccità è essa stessa un fenomeno complesso e di conseguenza anche misurarla significa dover tenere conto di numerose variabili allo stesso tempo. Uno degli indici che vengono utilizzati è l&#8217;<strong>indice Spei</strong> (<em>standardized precipitation and evapotranspiration index</em>), utile perché permette di tenere insieme il calo delle precipitazioni e l&#8217;evaporazione e traspirazione dell&#8217;acqua, considerando quindi anche l&#8217;aumento delle temperature. Esso è un indice composito, un&#8217;estensione dell&#8217;indice Spi, che invece considera soltanto le precipitazioni.</p>



<p>Dalle rilevazioni risulta che nel 2021 (il valore varia di anno in anno) in Europa la siccità è in aumento in 19 stati membri, mentre in uno (l&#8217;Estonia) la situazione è rimasta invariata e nei restanti 7 i valori sono positivi, il che indica una maggiore umidità.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-19-su-27-i-paesi-colpiti-da-siccita-in-europa/">Sono 19 su 27 i paesi colpiti da siccità in Europa</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-19-su-27-i-paesi-colpiti-da-siccita-in-europa/">L&#8217;indice Spei nei paesi dell&#8217;Ue (2021)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_288575_tab3"><p>L&#8217;indice Spei (<em>standardized precipitation-evapotranspiration index</em>) è uno degli indicatori con cui si può misurare la siccità. Esso è un&#8217;estensione dell&#8217;indice Spi (<em>standardized precipitation index</em>), in quanto tiene conto sia delle precipitazioni che della capacità di evaporazione e traspirazione dell&#8217;acqua (che dipende dalle temperature). Più il valore è basso, più grave è la siccità che si riscontra. Valori positivi invece indicano una maggiore umidità.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://databank.worldbank.org/source/environment-social-and-governance-(esg)-data/Series/EN.CLC.SPEI.XD#" target="_blank" rel="noopener">Banca mondiale</a>                                                                <br>(consultati: mercoledì 20 Marzo 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p><strong>Nel 2021, l&#8217;Italia è il paese europeo con l&#8217;indice Spei più basso, ovvero è quello in cui si rileva una condizione di siccità peggiore</strong>. Seguono altri stati dell’Europa meridionale e centrale. Mentre si riscontra una tendenza opposta in due paesi dell’Europa orientale (Romania e Bulgaria), nell’area nord-occidentale del continente (Belgio, Paesi Bassi e Germania) e in Finlandia. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>In Europa a occuparsi di misurare la siccità è l&#8217;<em><a href="https://edo.jrc.ec.europa.eu/edov2/php/index.php?id=1000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European drought observatory</a></em>, gestito dal <em>Joint research center</em> della commissione europea. L&#8217;osservatorio ricorre a numerosi indicatori per valutare lo stato della siccità in Europa, favorendo un <strong>approccio integrato</strong>. In particolare si considerano le temperature, le precipitazioni, lo stato delle acque sotterranee, ma anche l&#8217;umidità del suolo e la fotosintesi della vegetazione.</p>



<p>Il centro ha inoltre elaborato un indicatore che tiene conto di diverse di queste variabili contemporaneamente, il cosiddetto <strong><em>combined drought indicator</em> (Cdi)</strong>. Specificamente, si compone di tre sotto-indicatori, ovvero lo <em>standardized precipitation index</em> (Spi), che misura le anomalie nelle precipitazioni; l&#8217;indice di umidità del suolo (Sma, acronimo di <em>soil moisture anomaly</em>, che rileva la quantità di acqua presente nel suolo); l&#8217;entità dell&#8217;attività fotosintetica (Fapar, che misura la porzione di radiazioni solari che viene assorbita dalla vegetazione per i processi di fotosintesi).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">14,6% </span>del territorio europeo (comprensivo del Regno Unito) è in condizioni di siccità, secondo l<em>&#8216;European drought observatory</em> (marzo 2024).</p>
			        </section>
		


<p>Oltre a tenere conto di tutti gli aspetti che compongono la siccità, <strong>è fondamentale monitorarne la durata</strong>. Quando si riscontra soltanto una carenza di precipitazioni si parla di <strong>siccità meteorologica</strong>, ma se tali condizioni persistono si arriva alla <strong>siccità agricola</strong> (che ha un impatto su suolo e agricoltura). Ancora più avanti, si giunge alla<strong> siccità idrologica</strong>, i cui effetti sono più strutturali, visibili nei corsi d&#8217;acqua e nelle riserve idriche sotterranee. Quando poi gli impatti sono ampi e investono la sfera umana, si parla di <strong>siccità socio-economica</strong>.</p>



<p>Infine, è cruciale osservare la <strong>concomitanza della siccità con altri fenomeni meteorologici e climatici poiché più eventi contemporanei possono esasperarsi a vicenda</strong>. Per esempio la successione di siccità e di eventi alluvionali, dove l&#8217;alluvione diventa più grave perché il terreno esposto a siccità è indebolito e meno capace di assorbire l&#8217;acqua. Ma anche le ondate di calore, che se si presentato insieme alla siccità possono aggravarla. È quindi importante monitorare questi molteplici rischi attraverso strumenti precisi, per poter avere un quadro sempre aggiornato della situazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-si-misura-la-siccita/">Come si misura la siccità</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è l&#8217;energia idroelettrica</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cose-lenergia-idroelettrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2024 08:30:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=283890</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta della principale fonte di energia rinnovabile, in Italia come nel resto del mondo. Genera energia dal movimento dell'acqua bloccandone il flusso tramite barriere e per questo può avere impatto ambientale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lenergia-idroelettrica/">Cos&#8217;è l&#8217;energia idroelettrica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Gli impianti idroelettrici sfruttano l&#8217;<strong>energia generata dal movimento di masse d&#8217;acqua</strong>, solitamente grazie all&#8217;utilizzo di barriere, come per esempio le dighe. All&#8217;interno della centrale si trova poi una turbina idraulica che viene azionata dal flusso d&#8217;acqua stesso e che, roteando, funge da alternatore, trasformando l&#8217;energia cinetica in elettricità.<a href="https://www.eea.europa.eu/"></a></p>



<p>Come rileva il gestore servizi energetici (<a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20GSE%20-%20FER%202021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>), <strong>l&#8217;idroelettrico è la principale fonte di energia rinnovabile in Italia: nel 2021 ha infatti raggiunto il 39% della produzione complessiva</strong>. Lo stesso vale anche a livello globale: per produzione di elettricità, evidenzia l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/energy-system/renewables/hydroelectricity" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), l&#8217;idroelettrico da solo vale più di tutte le altre fonti rinnovabili insieme. </p>






<p>Con ogni probabilità rimarrà la principale fonte di energia rinnovabile almeno fino al 2030 e pertanto ne è riconosciuto il ruolo significativo all&#8217;interno della transizione energetica. Ciononostante l&#8217;Iea afferma che nel medio termine sarà superata da altre tecnologie come quella <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-solare-fotovoltaico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fotovoltaica</a> e quella <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-lenergia-eolica/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">eolica</a>, caratterizzate da tassi di crescita più elevati. Attualmente, tre quarti dell&#8217;elettricità prodotta con questa modalità provengono dalla <strong>Cina</strong>. Anche India, Europa e Stati Uniti sono produttori importanti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>Terna, la società operatrice delle reti di trasmissione dell&#8217;energia elettrica, fornisce <a href="https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/dispacciamento/fonti-rinnovabili" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati</a> sulla produzione di energia idroelettrica in Italia. All&#8217;ultimo aggiornamento, gli impianti nel nostro paese sono quasi 5mila e <strong>la maggior parte di trova nel nord del paese</strong>. Infatti <strong>l&#8217;idroelettrico ha capacità maggiori in territori caratterizzati da forti dislivelli</strong>, perché questi favoriscono il movimento dell&#8217;acqua. Dei 4.852 impianti presenti in Italia, quasi 4mila sono localizzati al nord. Mentre appena 572 si trovano al centro e 334 al sud.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">81,3% </span>degli impianti idroelettrici si trova nel nord (2023).</p>
			        </section>
		

            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lenergia-idroelettrica-si-produce-soprattutto-al-nord/">L&#8217;energia idroelettrica si produce soprattutto al nord</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lenergia-idroelettrica-si-produce-soprattutto-al-nord/">Impianti e potenza installata nelle regioni (2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283892_tab3"><p>I dati si riferiscono al numero di impianti installati nelle regioni italiane alla fine del 2023 e alla potenza complessiva.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/dispacciamento/fonti-rinnovabili" target="_blank" rel="noopener">Terna</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 24 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/lenergia-idroelettrica-si-produce-soprattutto-al-nord.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-283892"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il <strong>Piemonte</strong> è primo per numero di impianti idroelettrici: 1.087, pari a oltre un quinto del totale. Seguono Trentino Alto Adige e Lombardia con rispettivamente 890 e 748 strutture. Mentre al primo posto per potenza installata si trova la <strong>Lombardia</strong> (più di 5mila megawatt), seguita da Trentino e Piemonte, con valori oltre i 3mila Mw.</p>



<p>Dal 2007 a oggi la produzione di energia idroelettrica in Italia ha subito delle oscillazioni ma nel complesso l&#8217;andamento non ha registrato un miglioramento evidente, a differenza di altre fonti come il fotovoltaico. In proporzione rispetto alle altre fonti il suo contributo è diminuito. Come mette in luce il <a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20GSE%20-%20FER%202021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>, il periodo compreso tra 2007 e 2021 è stato caratterizzato dall’<strong>installazione di impianti principalmente di piccole dimensioni</strong>. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Secondo l&#8217;<a href="https://www.iea.org/news/hydropower-has-a-crucial-role-in-accelerating-clean-energy-transitions-to-achieve-countries-climate-ambitions-securely" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, il sistema idroelettrico ha un potenziale immenso, ma complessivamente si tratta di una modalità di produzione energetica che<strong> sta subendo un progressivo rallentamento</strong>. Il settore riceve sempre meno investimenti e di conseguenza è caratterizzato da una crescita molto lenta. L&#8217;istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (<a href="https://indicatoriambientali.isprambiente.it/ada/downreport/html/6612" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>) sottolinea inoltre che i cambiamenti climatici, in particolare con il progressivo calo delle precipitazioni e lo scioglimento dei ghiacciai, ne stanno mettendo sempre più a rischio l&#8217;efficienza. </p>



<p>Un altro aspetto problematico del sistema idroelettrico è il suo <strong>potenziale effetto negativo sugli ecosistemi acquatici</strong>, dovuta all&#8217;interruzione della continuità del flusso.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Qualsiasi alterazione fisica dei corpi idrici incide sui normali processi idrologici e interrompe la continuità ecologica dei sistemi di acqua dolce, sia longitudinalmente sia lateralmente, ad esempio scollegando i fiumi dalle loro pianure alluvionali e zone umide circostanti, o creando un effetto di stagnazione intorno alla centrale.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52018XC0618(01)&#038;from=SK" target="_blank">&#8211; Comunicazione della Commissione «Guida alla produzione di energia idroelettrica nel rispetto della normativa UE sulla tutela della natura»</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>La perturbazione dei processi idromorfologici causata dalla costruzione di barriere lungo il corso può alterare le condizioni dell&#8217;ecosistema incidendo sul suo funzionamento. Le dighe possono impedire anche la <strong>migrazione delle specie</strong>, determinando la frammentazione, l&#8217;isolamento e la definitiva scomparsa in particolare di alcune popolazioni acqua dolce. Le quali sono già, secondo il <em><a href="https://livingplanet.panda.org/en-US/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Living planet index</a></em>, le specie più a rischio. </p>



<p>Inoltre le centrali possono perturbare le <strong>dinamiche di sedimentazione</strong>, causando un accumulo di sedimenti per via della ridotta capacità di trasporto. Altri potenziali effetti negativi sono le <strong>variazioni dello stato chimico</strong> e della temperatura dell&#8217;acqua, il ferimento o intrappolamento di animali e l&#8217;alterazione dei cicli di vita di alcune specie. Potenzialmente questo tipo di impianto può quindi causare una perdita di biodiversità,. Soprattutto nel caso delle centrali più piccole, che possono raggiungere ecosistemi remoti e quindi ancora più unici e vulnerabili.</p>



<p>La transizione energetica, come hanno sottolineato <a href="https://wwfeu.awsassets.panda.org/downloads/stop_new_hydropower_in_europe_1_1_1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">150 ong europee</a>, dovrebbe andare di pari passo con la tutela dell&#8217;ambiente e della biodiversità.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">25mila km </span>di fiumi da liberare dalle barriere entro il 2030, secondo la strategia europea per la biodiversità.</p>
			        </section>
		


<p>Alla luce di queste considerazioni, che permettono di vedere il potenziale dell&#8217;idroelettrico ma anche i suoi limiti da un punto di vista ambientale, <strong>è importante che la sua crescita sia supportata dall&#8217;ammodernamento degli impianti e dalla tutela degli ecosistemi più fragili</strong>, come per esempio le zone protette. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-lenergia-idroelettrica/">Cos&#8217;è l&#8217;energia idroelettrica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come si genera l&#8217;energia geotermica</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-si-genera-lenergia-geotermica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Nov 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=276217</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di un sistema di produzione energetica che sfrutta il calore della terra. Ha una diffusione limitata, ma il suo potenziale è notevole.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-si-genera-lenergia-geotermica/">Come si genera l&#8217;energia geotermica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Il sistema geotermico <strong>sfrutta il calore prodotto dalla terra per generare energia</strong>. Tale calore si rende disponibile attraverso acqua o vapore, naturalmente (tramite geyser, per esempio) o artificialmente (in seguito a perforazione). L&#8217;energia generata è poi usata principalmente per riscaldamento, orticoltura, acquacoltura e processi industriali. </p>



<p>Si tratta di una modalità di produzione di energia da fonte rinnovabile importante e dall<strong>&#8216;elevato potenziale</strong> per via di alcune sue caratteristiche. Tuttavia in Italia <strong>ha un peso ridotto</strong> e negli ultimi anni ha subito una ulteriore riduzione.</p>



<p>Secondo il gestore servizi elettrici (<a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20GSE%20-%20FER%202021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>), nel nostro paese quella di origine geotermica ammonta ad appena il <strong>5,1% del totale dell&#8217;elettricità derivata da fonti rinnovabili</strong>. Una cifra molto contenuta, se si considera che l&#8217;idroelettrico arriva al 39%, il solare al 21,5%, l&#8217;eolico al 18% e le biomasse al 16,4%. Non è sempre stato così: nel 2007 raggiungeva, come contributo totale, il 12%, ma le altre fonti hanno acquisito negli anni maggiore importanza. </p>


<div id="strillo-testo-block_51d8d34e7c5bdb1d523c305b8dfb173b" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il geotermico è stabile, produttivo e affidabile.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Eppure si tratta della <strong>fonte rinnovabile più produttiva</strong>, come afferma il Gse. Anche la <em>international energy agency</em> (<a href="https://iea.blob.core.windows.net/assets/aac4f151-c148-4b0e-bf64-f80a92a40fb4/Geothermal_Essentials.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>) evidenzia le sue caratteristiche positive. In particolare è stabile nel tempo, anche attraverso le stagioni, non subisce l&#8217;effetto dei cambiamenti climatici e meteorologici e ovunque nel mondo è ampiamente disponibile. Tutto questo la rende molto più <strong>affidabile e costante </strong>rispetto ad altri sistemi di gran lunga più diffusi come il fotovoltaico e l&#8217;eolico.</p>



<p>Tuttavia il sistema presenta anche degli svantaggi, come afferma la <a href="https://research-and-innovation.ec.europa.eu/research-area/energy/geothermal-energy_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>. Per esempio il fatto che la costruzione degli impianti abbia <strong>costi abbastanza elevati</strong>, anche se limitati alla fase iniziale, legati alla necessità di esplorare il terreno e scavare pozzi profondi. Inoltre questi processi possono avere un <strong>impatto ambientale</strong>, dovuto principalmente alla perforazione del suolo in fase di realizzazione dell&#8217;impianto e al successivo prelievo di vapore dalla terra. Tra le altre cose, tali fenomeni possono incrementare il rischio sismico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>La produzione di energia da fonte geotermica in Italia è rimasta pressoché stabile nel corso degli ultimi 15 anni. A differenza di altre fonti rinnovabili come l&#8217;eolico e soprattutto il solare fotovoltaico, che hanno invece registrato aumenti notevoli. <strong>Dal 2013 a oggi infatti non è cambiato il numero di impianti presenti sul territorio italiano: sono 34, tutti in Toscana</strong>, attualmente l&#8217;unica regione del nostro paese a produrre energia con questa modalità.</p>



<p>Per la prima volta dal 2015, la produzione è scesa sotto i 6mila gigawattora (Gwh).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5.914 Gwh </span>l&#8217;energia prodotta da fonte geotermica in Italia nel 2021.</p>
			        </section>
		

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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-produzione-di-energia-geotermica-e-in-lieve-calo/">La produzione di energia geotermica è in lieve calo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-produzione-di-energia-geotermica-e-in-lieve-calo/">Energia prodotta da fonte geotermica in Italia tra 2007 e 2021</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20GSE%20-%20FER%202021.pdf" target="_blank" rel="noopener">Gse</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 1 Marzo 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/11/la-produzione-di-energia-geotermica-e-in-lieve-calo.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-276295"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p>La produzione di energia geotermica ha avuto un andamento generalmente costante, rimanendo perlopiù su valori compresi tra i 5mila e i 6mila Gwh. Il dato più elevato si è registrato nel 2016 (6.289 Gwh) e da allora si è verificato un lieve ma continuo calo.</p>



<p>Secondo le rilevazioni del <a href="https://www.gse.it/documenti_site/Documenti%20GSE/Rapporti%20statistici/Rapporto%20Statistico%20GSE%20-%20FER%202021.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>, l&#8217;energia generata dal geotermico è utilizzata prevalentemente nel settore del commercio e dei servizi, e all&#8217;interno di questo, soprattutto per <strong>usi termali</strong> (da soli costituiscono il 51% del totale). Altri utilizzi importanti sono acquacoltura e orticoltura, seguiti dall&#8217;agricoltura.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Secondo <a href="https://www.iea.org/data-and-statistics/charts/geothermal-power-generation-in-the-net-zero-scenario-2000-2030" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, <strong>per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica entro il 2030 la produzione mondiale di energia geotermica dovrebbe arrivare a 330 Twh</strong>, mentre attualmente (nel 2020) è di appena 94 Twh (una cifra che peraltro non è neanche raddoppiata in 20 anni). È chiaro che per realizzare appieno il suo potenziale ai fini del processo di transizione energetica non bastano le applicazioni attuali.</p>



<p>Uno degli ambiti di maggior interesse, anche in Italia, è la cosiddetta <strong>geotermia profonda</strong>, ovvero impianti di energia geotermica realizzati a una profondità maggiore, che quindi possono sfruttare più calore. <a href="https://www.regione.toscana.it/-/cosa-e-l-energia-geotermica-e-come-funziona" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ogni 100 metri </a>di profondità la temperatura aumenta infatti di 3 gradi centigradi, in media. E in alcune zone naturalmente predisposte per via della presenza di anomalie geologiche o vulcaniche, la variazione può raggiungere i 12 gradi.</p>



<p>Si scava quindi più in profondità per ottenere impianti che intercettano una quantità più elevata di energia termica. Un esempio in Europa è il <a href="https://cordis.europa.eu/article/id/122148-milestone-reached-in-geothermal-deep-drilling-project/it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progetto Deepegs</a>, realizzato in Islanda, dove l&#8217;impianto ha raggiunto quasi 5 chilometri di profondità. In fondo al pozzo, la temperatura arriva fino a 427 gradi centigradi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-si-genera-lenergia-geotermica/">Come si genera l&#8217;energia geotermica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come funziona l&#8217;energia eolica</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-lenergia-eolica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=272516</guid>

					<description><![CDATA[<p>Trasforma l'energia cinetica del vento in elettricità. In Italia ha ancora un peso relativamente contenuto, ma la sfida della transizione ecologica e le variazioni climatiche in corso ne evidenziano l'importanza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-lenergia-eolica/">Come funziona l&#8217;energia eolica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>L&#8217;eolico è <strong>uno dei principali sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili</strong>. Nel 2021 ammontava al <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20230127-1#:~:text=Wind%20and%20hydropower%20accounted%20for,other%20renewable%20sources%20(8%25)." target="_blank" rel="noreferrer noopener">37,4%</a> dei consumi totali provenienti da fonti non fossili in Europa, costituendo quindi la sorgente di energia rinnovabile più importante (prima dell&#8217;idroelettrico con il 32,3% e del solare con il 15,2%). Secondo il programma di monitoraggio <a href="https://climate.copernicus.eu/copernicus-data-optimise-europes-wind-energy-output" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Copernicus</a>, è una delle fonti che più contribuiranno al raggiungimento degli obiettivi energetici europei.</p>



<p>Il sistema eolico<strong> è in grado di trasformare l&#8217;energia cinetica del vento in energia rotazionale, che dalle turbine viene trasferita a un generatore che la converte in energia elettrica</strong>. </p>



<p>La quantità di energia generata dipende da due fattori. In primo luogo, dalla struttura dell&#8217;impianto: più è grande la turbina, più sono lunghe le pale, maggiore è l&#8217;energia raccolta. In secondo luogo, dalla potenza e dalla costanza del vento.</p>






<p>Al largo del mare i venti sono più forti e questo permette di generare più energia. In alcuni paesi europei tra cui la Danimarca, la Germania e i Paesi Bassi, la creazione d<strong>i &#8220;parchi eolici&#8221; in mezzo al mare</strong> è già in uso. In questi casi si parla di eolico <em>offshore</em>, in contrapposizione agli impianti installati sulla terraferma, detti anche <em>onshore</em>. Quest’ultima è una pratica consolidata da decenni.</p>


<div id="strillo-testo-block_d2e78873252fdfd04b7863c76f21c2f0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La modalità offshore è meno utilizzata ma più in crescita.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A livello globale, come rileva l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/energy-system/renewables/wind" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), <strong>il 93% dell&#8217;energia eolica era <em>onshore</em> nel 2022</strong>. Quella offshore è presente al momento soltanto in 20 paesi ed è ancora in una fase piuttosto acerba. Tuttavia nei prossimi anni è destinata ad aumentare. Pur costituendo il 7% della capacità eolica totale, il tasso di crescita di questa tecnologia è più alto rispetto all’eolico tradizionale, rappresentando il 18% della crescita totale registrata nel 2022. L&#8217;agenzia europea dell&#8217;ambiente (<a href="https://www.eea.europa.eu/publications/europes-onshore-and-offshore-wind-energy-potential" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eea</a>) riconosce un maggior potenziale all&#8217;eolico <em>offshore</em> non soltanto per la qualità del vento, ma anche per via della minore disponibilità di spazio sulla terraferma, degli ostacoli di tipo ambientale e delle questioni di natura estetica che ne derivano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>A livello globale, la crescita della produzione di energia eolica ha subito un<strong> rallentamento in corrispondenza dello scoppio della pandemia da Covid-19</strong>. Questo, evidenzia <a href="https://www.iea.org/energy-system/renewables/wind" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, è attribuibile alla minore produttività della Cina, normalmente il principale attore a livello globale. Ma anche alla sospensione di alcuni incentivi fiscali per l&#8217;eolico negli Stati Uniti.</p>



<p>Secondo gli ultimi rilevamenti di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, nel 2023 in Italia la produzione di energia dal vento ha superato i 12 gigawatt.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">12,18 Gw </span>l&#8217;energia eolica prodotta in Italia nel 2023.</p>
			        </section>
		


<p>Meno di quanto si produce con il sistema fotovoltaico (27,78 Gw) e con l&#8217;idroelettrico (21,71 Gw), ma con una crescita pronunciata: +43% rispetto al 2013.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-del-90-degli-impianti-eolici-si-trova-nel-mezzogiorno/">Più del 90% degli impianti eolici si trova nel mezzogiorno</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-del-90-degli-impianti-eolici-si-trova-nel-mezzogiorno/">Gli impianti eolici nelle regioni italiane (2023)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_272881_tab3"><p>I dati si riferiscono al numero di impianti per produzione di energia eolica a livello regionale. I dati sono aggiornati al 31 luglio 2023.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.terna.it/it/sistema-elettrico/dispacciamento/fonti-rinnovabili" target="_blank" rel="noopener">Terna</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 30 Agosto 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/09/piu-del-90-degli-impianti-eolici-si-trova-nel-mezzogiorno.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-272881"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-272881" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>È nel mezzogiorno che si trova la quasi totalità degli impianti eolici italiani (il 92,4% del totale). Le prime regioni sono la <strong>Basilicata</strong> (1.462 impianti) e la Puglia (1.365). Tuttavia è quest&#8217;ultima a registrare la potenza maggiore (3.090 megawatt), seguita da Sicilia (2.176), Campania (1.936) e Basilicata (1.502).</p>



<p>Al nord, invece, gli impianti eolici sono molto più rari. Basti pensare che in Lombardia ce ne sono 12 e in Friuli Venezia Giulia appena 5.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p><strong>La produzione di energia eolica ha un enorme potenziale per la transizione energetica</strong>. Al momento il maggior produttore di energia eolica a livello globale è la Cina, ma anche l&#8217;Europa sta registrando dei notevoli miglioramenti. <strong>Al fine di raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 però, secondo <a href="https://www.iea.org/energy-system/renewables/wind" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, il tasso di crescita annuale dovrà aumentare del 17%</strong>. C&#8217;è quindi ancora molta strada da fare in questo senso.</p>


<div id="strillo-testo-block_c363b8220ba94792b36fc60cc1ffc7e6" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Si stanno verificando delle anomalie nell&#8217;intensità del vento.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Questo pone inoltre un problema per l&#8217;Europa. Come evidenzia il programma dell&#8217;Ue <a href="https://climate.copernicus.eu/copernicus-data-optimise-europes-wind-energy-output" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Copernicus</a>, si stanno manifestando delle <strong>forti anomalie nelle correnti e nell&#8217;intensità del vento</strong>. In molte zone soprattutto dell&#8217;Europa nord-occidentale, per esempio quella del mare del nord che è una delle più adatte alla costruzione di parchi eolici e che precedentemente aveva le correnti più forti e stabili, il vento si sta indebolendo fortemente. L&#8217;altro lato della medaglia è che in altre zone, tra cui buona parte della penisola italiana, l&#8217;intensità sta aumentando, in modo promettente per il settore eolico.</p>



<p>A oggi infatti <strong>l&#8217;eolico non ha ancora un peso particolarmente significativo in Italia</strong>. Essendo più forte nel nord Europa, il vento è una risorse maggiormente sfruttata in altri paesi del continente. Sempre secondo <a href="https://www.terna.it/it/media/comunicati-stampa/dettaglio/consumi-elettrici-giugno-2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Terna</a>, l&#8217;energia eolica rappresenta appena il 9,2% del totale dei consumi energetici da fonti rinnovabili in Italia. Molto più rilevanti l&#8217;idroelettrico (43,5%) e il fotovoltaico (31,4%), ma anche le biomasse (12,1%). Ma le variazioni climatiche e le esigenze della transizione ecologica rendono evidente l&#8217;importanza di investire maggiormente in questo settore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-lenergia-eolica/">Come funziona l&#8217;energia eolica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è il solare fotovoltaico</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cose-il-solare-fotovoltaico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jul 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=264893</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di una modalità di produzione di energia dai raggi solari. Tra le rinnovabili, è una di quelle più in crescita, ma per raggiungere gli obiettivi climatici per il 2030 c'è ancora molta strada da fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-solare-fotovoltaico/">Cos&#8217;è il solare fotovoltaico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Il fotovoltaico è una modalità di <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">produzione di energia</a> da una fonte rinnovabile, ovvero i raggi del sole. <strong>I pannelli sono in grado di trasformare l&#8217;energia solare in corrente elettrica continua</strong>. La conversione viene effettuata dai moduli, costituiti da celle in materiale semiconduttore, perlopiù silicio cristallino. Diverso il funzionamento del solare termico: per quanto si sfruttino anche in questo caso i raggi solari attraverso pannelli, non viene prodotta energia ma soltanto acqua calda, utilizzabile a livello domestico.</p>



<p>Gli impianti fotovoltaici, come riporta l&#8217;istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (<a href="https://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/copy2_of_R_189_13.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ispra</a>), possono essere connessi alla rete elettrica di distribuzione o<br>direttamente a utenze isolate (<em>stand-alone</em>). Generalmente sono considerati <strong>impianti molto affidabili e resistenti nel tempo</strong>, oltre che sostenibili e modulabili a seconda delle esigenze (per esempio in termini di potenza, ma anche di dimensioni dell&#8217;impianto stesso). Inoltre <strong>possono essere situati su qualsiasi immobile o anche direttamente sul terreno</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Solar energy is cheap, clean, modular and flexible. The cost of solar power has decreased by 82% over the last decade, making it the most competitive source of electricity in many parts of the EU.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/solar-energy_en" target="_blank">&#8211; commissione europea</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Essendo particolarmente efficiente non solo per le sue caratteristiche sopraelencate ma anche in termini di costi di produzione, al solare fotovoltaico è riconosciuto un <strong>ruolo di primo piano all&#8217;interno della transizione ecologica</strong>. Soprattutto in un paese come il nostro, dove il sole è una risorsa abbondante e affidabile. </p>



<p>La produzione e il consumo di energia da combustibili fossili contribuiscono a generare inquinamento e quindi anche ad aggravare gli effetti dei cambiamenti climatici. La questione energetica è quindi strettamente legata alla questione climatica, e una delle principali soluzioni è investire nelle fonti rinnovabili. Come afferma l&#8217;agenzia internazionale dell&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/reports/solar-pv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), dal 2021<strong> la commissione europea ha reso gradualmente più ambiziosi i suoi obiettivi sulle energie rinnovabili</strong>, passando dal 32% al 40% e infine, con il piano RePowerEu, al 45%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>Nel 2021 l&#8217;Italia derivava da fonti rinnovabili il <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_ind_ren/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">19%</a> dei propri consumi energetici. Un dato leggermente inferiore alla media dell&#8217;Ue, pari al 21,8%. Tuttavia è il <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/NRG_INF_EPC__custom_6868563/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">quarto paese membro</a> dopo Germania, Spagna e Francia per elettricità generata dal solare fotovoltaico. Il numero di impianti fotovoltaici installati nel nostro paese è in progressivo aumento da diversi anni, come emerge dagli studi del gestore servizi elettrici (<a href="https://www.gse.it/dati-e-scenari/statistiche" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gse</a>).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,2 milioni </span>gli impianti solari fotovoltaici in Italia nel 2022.</p>
			        </section>
		


<p>Le regioni che ne hanno di più sono la <strong>Lombardia</strong> (poco meno di 200mila), il Veneto (179mila) e l&#8217;Emilia-Romagna (circa 127mila). Tutte regioni situate nell&#8217;area padana.</p>



<p>Non c&#8217;è però una perfetta corrispondenza tra il numero di impianti e il quantitativo di energia prodotta. In parte, la produzione dipende anche dalla potenza dei pannelli stessi e dalle loro dimensioni. Ma anche dalle&nbsp;<strong>condizioni meteorologiche</strong>&nbsp;del territorio e quindi dalla&nbsp;<strong>disponibilità di luce solare</strong>, anche se le temperature troppo alte possono limitare l&#8217;efficienza dei pannelli. Potrebbe essere per questi motivi che il sud Italia, che pure come abbiamo visto è meno dotato di impianti, produce la quota maggiore di energia solare fotovoltaica. A registrare la produzione lorda di energia più elevata è la <strong>Puglia</strong> (oltre 4mila gigawattora). A livello provinciale, in particolare, <strong>Lecce</strong>, con oltre 1.000 Gwh.</p>



<p><strong>L&#8217;82% degli impianti (più di un milione) sono riconducibili a strutture residenziali</strong>. Sono poco meno di 100mila invece quelli installati in strutture del settore terziario, circa 73mila nell&#8217;industria e meno di 42mila in agricoltura. Non si può dire lo stesso però a livello di potenza: qui a dominare è l&#8217;industria con 15mila Gwh (più della metà del totale), mentre a livello residenziale prevalgono gli impianti di piccole dimensioni e meno potenti.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aumenta-la-produzione-di-energia-da-impianti-fotovoltaici/">Aumenta la produzione di energia da impianti fotovoltaici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/aumenta-la-produzione-di-energia-da-impianti-fotovoltaici/">La produzione lorda di elettricità da impianti fotovoltaici in Italia tra 2008 e 2022</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_265003_tab3"><p>I dati si riferiscono alla produzione lorda di energia da impianti fotovoltaici in Italia e sono relativi al 31 dicembre di ogni anno. L&#8217;unità di misura è il gigawattora (Ghw).</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.gse.it/dati-e-scenari/statistiche" target="_blank" rel="noopener">Gse</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 4 Maggio 2023)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-265003"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Dal 2008 a oggi la produzione di energia fotovoltaica è andata progressivamente aumentando. L&#8217;incremento più evidente si è registrato tra il 2010 e il 2012 (quando sono stati introdotti una serie di&nbsp;<a href="https://www.mimit.gov.it/images/stories/normativa/DM-5-luglio-2012-Incentivi_per-energia-da-fonte-fotovoltaica.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>incentivi</strong></a>&nbsp;per promuovere la diffusione di questo sistema di produzione energetica) e poi per alcuni anni ha subito variazioni minime. <strong>Nel 2022 si segna però un aumento del 12,3% rispetto all&#8217;anno precedente</strong>.</p>



<p>Anche il numero di impianti si è incrementato significativamente. Basti pensare che nel 2008 erano meno di 35mila, ma visto anche l&#8217;incremento della potenza, è soprattutto in termini di produzione di energia che il miglioramento è visibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Secondo l&#8217;agenzia internazionale per le energie rinnovabili (<a href="https://www.irena.org/Energy-Transition/Technology/Solar-energy" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Irena</a>), il solare fotovoltaico è una delle tecnologie più in crescita e pertanto gioca un ruolo fondamentale all&#8217;interno della transizione energetica globale. Mediamente nel 2021 copriva il <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/solar-energy_en#:~:text=The%20Commission%20endorsed%20the%20creation,almost%20600%20GW%20by%202030." target="_blank" rel="noreferrer noopener">5,5%</a> di tutta la produzione energetica lorda dell&#8217;Ue.</p>



<p>Nell&#8217;ottobre 2022 la commissione europea ha lanciato, all&#8217;interno del RePowerEu, una <strong>strategia per il solare</strong>, che tra le altre cose ha visto l&#8217;istituzione della <em><a href="https://single-market-economy.ec.europa.eu/industry/strategy/industrial-alliances/european-solar-photovoltaic-industry-alliance_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">European photovoltaic industry alliance</a></em>, per potenziare ulteriormente il settore.</p>


<div id="strillo-testo-block_945c363623a4b92281b1415c85601117" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il fotovoltaico ha delle applicazioni innovative.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Elementi particolarmente interessanti del sistema fotovoltaico sono, come accennato, i suoi bassi costi, la possibilità per i cittadini stessi di autoconsumare (diventando, secondo la formulazione della <a href="https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:516a902d-d7a0-11ec-a95f-01aa75ed71a1.0008.02/DOC_1&amp;format=PDF" target="_blank" rel="noreferrer noopener">commissione europea</a>, &#8220;prosumatori&#8221; fortemente autonomi). Ma anche la facilità di inserimento in vari contesti: una delle pratiche più innovative vede per esempio l&#8217;<strong>integrazione dei pannelli solari fotovoltaici nella struttura delle auto a basse emissioni</strong>, al fine di contribuire alla ricarica della batteria.</p>



<p>Tuttavia per raggiungere gli obiettivi climatici europei entro il 2030, afferma <a href="https://www.iea.org/reports/solar-pv" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>, il settore deve crescere in maniera ancora più sostenuta di quanto non stia già facendo. Nel 2022, il 38% della crescita in questo ambito è attribuibile alla Cina e il 17% all&#8217;Unione europea. <strong>Per raggiungere l&#8217;obiettivo del 2030 (8.255 Twh) sarà necessario, secondo l&#8217;organizzazione, raggiungere un tasso di crescita annuale pari al 26%, nel periodo compreso tra il 2023 e il 2030</strong>. Una cifra simile a quanto effettivamente raggiunto nel 2022, ma che per essere replicata richiederà uno sforzo continuo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-solare-fotovoltaico/">Cos&#8217;è il solare fotovoltaico</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come funziona la produzione di energia dall&#8217;idrogeno</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-la-produzione-di-energia-dallidrogeno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=248767</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di un settore in crescita ma che non è esente da criticità. All'interno del Pnrr sono presenti molti investimenti per questo segmento energetico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-la-produzione-di-energia-dallidrogeno/">Come funziona la produzione di energia dall&#8217;idrogeno</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>Nel quadro della riduzione delle emissioni per la produzione energetica, l&#8217;idrogeno sta acquistando una rilevanza sempre maggiore. <strong>Si tratta dell&#8217;elemento più presente nell&#8217;universo</strong>, dato che <a href="https://www.eai.enea.it/archivio/green-generation/idrogeno-un-ponte-verso-il-mondo-rinnovabile.html#:~:text=L%27idrogeno%20non%20%C3%A8%20una%20fonte%20di%20energia%2C%20ma%20un,CO%E2%82%82%20durante%20il%20suo%20utilizzo." target="_blank" rel="noreferrer noopener">ne costituisce il 75%</a>.</p>



<p>L’idrogeno però non può essere semplicemente sfruttato così come si trova in natura. Va infatti estratto da molecole più complesse e questo processo richiede innanzitutto un consumo di energia. Dal momento che deve essere prodotto e raccolto da un&#8217;energia precedente, <strong>non si tratta propriamente di una fonte energetica bensì di un vettore.</strong> </p>


<div id="strillo-testo-block_497725219fa2876f38ff9958df62a3d7" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le emissioni della produzione energetica di idrogeno derivano anche dalla fonte utilizzata.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Attualmente, <strong>sono numerosi i metodi che vengono utilizzati per la sua produzione</strong> a seconda della fonte da cui viene estratto. Si ottiene attraverso processi sul gas naturale, sul carbone e sulla lignite, tutti processi che generano forti emissioni di anidride carbonica. <strong>Per rendere la sua produzione più sostenibile, sono possibili due alternative</strong>: la prima è attraverso la cattura di Co2 emessa durante il processo di <em>refining</em> del gas naturale (il cosiddetto idrogeno blu) oppure attraverso la scissione della molecola d&#8217;acqua attraverso l&#8217;elettrolisi sfruttando energia elettrica rinnovabile (idrogeno verde).</p>






<p>A livello europeo, è stata adottata nel 2020 la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52020DC0301" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia per l&#8217;idrogeno</a> che ha visto alcune applicazioni pratiche nel pacchetto <em><a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/green-deal/fit-for-55-the-eu-plan-for-a-green-transition/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fit-for-55</a></em>. Viene particolarmente incentivata la produzione di idrogeno verde.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p><strong>In Europa l&#8217;idrogeno non incide particolarmente sul mix di consumi.</strong> Si tratta infatti di un segmento che ancora si deve sviluppare, in particolar modo i settori dell&#8217;idrogeno verde e dell&#8217;idrogeno blu.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">Meno del 2% </span>consumo di energia derivata dall&#8217;idrogeno in Europa (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Principalmente, <strong>è stato utilizzato per la produzione di prodotti chimici, come plastiche e fertilizzanti.</strong> Il 96% dell&#8217;idrogeno è stato prodotto attraverso il gas naturale con processi che hanno avuto un impatto in termini di emissioni. Le fonti fossili sono le principali fonti utilizzate anche a livello mondiale.</p>



<p><strong>Si tratta però di un settore in crescita</strong>. Secondo l&#8217;agenzia internazionale per l&#8217;energia (<a href="https://www.iea.org/reports/hydrogen" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iea</a>), tra il 2021 e il 2022 sono state depositate nove strategie nazionali per l&#8217;idrogeno. Questi nove stati compongono circa il 30% delle attuali emissioni globali di energia. Ciò nonostante, per Iea <strong>questi sforzi sono ancora insufficienti per il raggiungimento del target delle emissioni zero</strong>, prefissato per il 2050.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>A livello europeo, <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-systems-integration/hydrogen_en#:~:text=In%202022%2C%20hydrogen%20accounted%20for,significant%20amounts%20of%20CO2%20emissions." target="_blank" rel="noreferrer noopener">gli stati membri sono stati invitati</a> <strong>nella stesura dei relativi piani di ripresa e resilienza a investire in questo settore</strong> su cui si punta particolarmente anche in ottica di autonomia dalle forniture di gas russo.</p>


<div id="strillo-testo-block_99b2c661c4ab1884b161cec4326d77cf" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nel Pnrr sono presenti degli investimenti nel settore dell&#8217;idrogeno.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Secondo la nostra classificazione tematica, nel piano italiano sono inclusi sul tema energetico 12 investimenti e 4 riforme. Di questi, 8 sono relativi all&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/?search=idrogeno&amp;tempistica_completamento_anno=&amp;tempistica_completamento_trimestre=&amp;status=&amp;tipologia=&amp;tags=38&amp;priorita_trasversali=" target="_blank" rel="noreferrer noopener">idrogeno</a>. Si tratta di misure volte all&#8217;incentivo all&#8217;applicazione in numerosi settori compresi quelli con più emissioni come ad esempio i <a href="https://openpnrr.it/misure/93/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">trasporti</a> e i segmenti <em><a href="https://openpnrr.it/misure/92/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hard-to-abate</a>,</em> ambiti industriali ad alta intensità energetica e privi di opzioni di elettrificazione scalabili. Per quel che riguarda le riforme invece, sono relative alla <a href="https://openpnrr.it/misure/111/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">concorrenza</a> e alla <a href="https://openpnrr.it/misure/110/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">semplificazione normativa</a> del settore.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Monitora le misure su
<br><strong>OpenPNRR</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p><strong>Si tratta però di un ambito in cui si stanno riscontrando delle criticità per quel che riguarda le scadenze.</strong> Secondo il nostro monitoraggio, quattro di queste sarebbero in ritardo. Si tratta di una criticità rilevata anche dalla corte dei conti nella sua ultima <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=4e6aec02-711a-4c41-bcdb-7f5732a4d927" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> relativa allo stato di attuazione del Pnrr.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>i possibili ostacoli alla relativa tempestiva realizzazione sono stati identificati: nelle tempistiche di adozione dei provvedimenti normativi e regolamentari, nella chiusura di eventuali procedure di gara e di aggiudicazione dei contratti, nel rischio di partecipazione ai bandi di un numero di soggetti inferiore al livello atteso, nella rendicontazione dei progetti, nonché in criticità settoriali in particolare nei progetti in materia di idrogeno.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=4e6aec02-711a-4c41-bcdb-7f5732a4d927" target="_blank">&#8211; Corte dei conti &#8211; relazione sullo stato di attuazione del Pnrr </a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Uno degli aspetti critici secondo la corte dei conti sta nella <strong>mancanza di un quadro regolatorio chiaro a livello europeo</strong>, sia per quel che riguarda la disciplina dell&#8217;aiuto statale che sotto il profilo tecnico. </p>



<p>Un esempio concreto che rappresenta la complessità nell&#8217;investimento in questa tecnologia è stato analizzato <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=1fe4c30d-e505-4ae7-bfcd-9f3b28843dd3" target="_blank" rel="noreferrer noopener">deliberazione 17</a> della Corte dei Conti relativa alla misura m2c2-3.3 relativa alle stazioni di rifornimento a base di idrogeno. Numerosi fattori hanno scoraggiato le domande per questo tipo di investimento, come ad esempio i costi iniziali e al sottoutilizzo iniziale di questi impianti nelle prime fasi di mercato del settore delle auto <em>fuel cell</em>.</p>



<p>Con la pubblicazione del piano Repower Eu nel maggio 2022, si auspica l&#8217;accelerazione del settore dell&#8217;idrogeno. In questa sede, è stato raddoppiato l&#8217;obiettivo europeo, che prevede di raggiungere i 10 milioni di tonnellate di importazione e 10 di produzione da fonti rinnovabili entro il 2030.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/litalia-verso-il-piano-per-lenergia-repowereu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>L’Italia verso il piano per l’energia RepowerEu</strong></a>.</p>
        </section>
		


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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa sono le comunità energetiche</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-comunita-energetiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Apr 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=238617</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di sistemi di produzione e gestione energetica locali. È una delle potenziali soluzioni alla povertà energetica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-comunita-energetiche/">Cosa sono le comunità energetiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p><strong>La comunità energetica è composta da utenti che producono, gestiscono e utilizzano l&#8217;energia di uno o più impianti locali.</strong> Questa forma di autoconsumo avviene attraverso l&#8217;adesione volontaria a un soggetto giuridico.</p>



<p>Si tratta di una delle numerose soluzioni messe in atto per contrastare la <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/la-poverta-energetica-un-ostacolo-per-il-diritto-allabitazione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">povertà energetica</a>: la produzione decentrata ha infatti l&#8217;obiettivo di ridurre i prezzi pagati dai consumatori finali e quindi aumentare l&#8217;accesso all&#8217;energia anche per le fasce di popolazione meno abbienti.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Una fornitura adeguata di riscaldamento, raffreddamento, illuminazione ed energia per alimentare i dispositivi elettrici rappresenta un servizio essenziale, ed è necessaria per garantire un tenore di vita dignitoso e la salute dei cittadini. Si parla di povertà energetica quando un individuo o una famiglia non ha accesso a servizi energetici adeguati nella propria abitazione.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://cor.europa.eu/it/news/Pages/time-to-eradicate-energy-poverty-in-europe.aspx" target="_blank">&#8211; Comitato europeo delle regioni, 2019</a>
									            </div>
        </section>
		





<p>Le comunità possono essere di due tipi (<a href="https://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/pdf-volumi/2021/opuscolo-comunita-energetica.pdf#page=6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Enea</a>, 2021): </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>comunità energetica rinnovabile</strong>, in cui i membri sono autonomi e prossimi agli impianti, con il vincolo dello sfruttamento di fonti rinnovabili;</li>



<li><strong>comunità energetica di cittadini</strong>, che non prevede principi di autonomia e prossimità e può gestire solo l&#8217;elettricità.</li>
</ul>



<p>Questi gruppi sono stati riconosciuti a livello europeo con la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0944&amp;from=EN" target="_blank" rel="noreferrer noopener">direttiva 2019/944</a> relativa alle norme comuni per il mercato interno dell&#8217;energia. Sono stati anche inclusi nel <em>clean energy for all Europeans package</em>, un regolamento adottato per ridurre l&#8217;utilizzo dei combustibili fossili e incentivare lo sfruttamento delle rinnovabili. Si tratta di linee guida che seguono i principi del <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">green deal europeo</a>. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/energy-strategy/clean-energy-all-europeans-package_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Clean energy for all Europeans package</strong></a>.</p>
        </section>
		





<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>La decentralizzazione dell&#8217;energia si inserisce in un ambito molto difficile, quello della <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">produzione energetica</a>. Si tratta di un tema sempre più centrale del dibattito pubblico, per numerose ragioni. Diminuire gli impatti del settore dell&#8217;energia è per esempio un aspetto cruciale nella riduzione totale delle emissioni di gas a effetto serra, per cui è prevista a livello europeo una <a href="https://climate.ec.europa.eu/eu-action/climate-strategies-targets/2050-long-term-strategy_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strategia di lungo termine</a>. </p>



<p>L&#8217;offerta di elettricità, gas, vapore e aria condizionata registra più di 7 milioni di tonnellate di emissioni. <strong>È questo il segmento che in Europa ha l&#8217;impatto più ampio.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">20% </span>l&#8217;incidenza sulle emissioni totali di industrie e abitazioni europee (2021).</p>
			        </section>
		


<p>Ma ci sono anche altri aspetti da considerare oltre a quello ambientale.<strong> La nuova realtà geopolitica e la diversa configurazione del mercato energetico pongono diverse questioni di tipo economico e produttivo.</strong></p>



<p>La recente spinta inflazionistica vede tra le sue cause l&#8217;<a href="https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2022/html/ecb.sp220818~fb82d12ac0.en.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">offerta di beni energetici</a>. Resta infatti la componente che più pesa sui prezzi tra il 2021 e il 2022. Se inizialmente questa dinamica era dovuta dall&#8217;aumento delle attività produttive nella ripresa post-pandemica, le problematiche dal lato dell&#8217;offerta e l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina hanno contribuito in modo significativo all&#8217;aumento dei prezzi dell&#8217;energia.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Energy price inflation [&#8230;] remained the dominant driver of overall inflation. It caused a pronounced rise in inflation in the course of 2021 and at the beginning of 2022. While the initial rise in energy prices was driven mainly by the recovery in energy demand as lockdown measures were being eased, the subsequent price rally during 2021 was also significantly influenced by supply-side issues and later exacerbated by the Russian invasion of Ukraine.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2022/html/ecb.sp221104~b1fcbec7e6.en.html" target="_blank">&#8211; Luis de Guindos (Bce), 4 novembre 2022</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Questo ha avuto un impatto sulle spese delle famiglie. </strong>Nel 2021 le uscite per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri carburanti erano la componente che più pesava sul totale delle spese, secondo dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Household_consumption_by_purpose&amp;stable=1#Composition_of_EU_household_expenditure_in_2021" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">25% </span>l&#8217;incidenza delle spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri carburanti sul totale delle uscite delle famiglie (2021)</p>
			        </section>
		


<p>In questo quadro così complesso, la delocalizzazione della produzione energetica viene vista come <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/markets-and-consumers/energy-communities_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una delle potenziali soluzioni,</a> soprattutto per le realtà più piccole. Dal momento che si tratta di un&#8217;innovazione piuttosto recente, è difficile definire al momento quante ne sono presenti. Tuttavia, a livello europeo è in corso una <a href="https://energy-communities-repository.ec.europa.eu/energy-communities/energy-communities-map_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mappatura</a> delle iniziative in via di progettazione e costruzione.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Nonostante comunità energetica e <em>green community</em> siano molto simili, <strong>ci sono alcune piccole differenze tra le due.</strong> Quella più importante è l&#8217;ambito di azione. Se la prima ha come focus la produzione condivisa di energia elettrica che poi viene consumata da chi ha aderito a questo soggetto giuridico, la seconda può comprendere anche progetti di gestione turistica oppure di edilizia sostenibile. Inoltre, per quanto entrambe si prestino ad essere attuate in zone più distanti dai poli, le <em>green community</em> sono nate proprio per promuovere l&#8217;autonomia delle aree più rurali e montuose del paese. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-green-communities/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Cosa sono le green communities</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Come abbiamo detto, la comunità energetica viene definita all&#8217;interno delle leggi comunitarie. Cosa che non si può dire invece della <em>green community</em> che viene menzionata nella <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2015-12-28;221!vig=2023-03-10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 221/2015</a> ma <a href="https://www.issirfa.cnr.it/wp-content/uploads/2022/09/Rapporto.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">non trova un corrispettivo europeo</a>.</p>



<p>Al netto di queste differenze, <strong>l&#8217;implementazione di questi modelli ha l&#8217;ambizione di creare dei risvolti positivi anche nell&#8217;ambito economico e sociale.</strong> Per entrambe le comunità, la <strong>tecnologia</strong> riveste un ruolo fondamentale per garantire l&#8217;efficienza dei progetti e l&#8217;adattabilità alle peculiarità territoriali su cui sorgeranno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-comunita-energetiche/">Cosa sono le comunità energetiche</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cos&#8217;è il green deal europeo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=238976</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta dell'insieme di strategie e piani d'azione proposti e adottati dalla commissione europea per ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/">Cos&#8217;è il green deal europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p>A novembre 2019 il parlamento europeo ha <a href="https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/20191121IPR67110/the-european-parliament-declares-climate-emergency" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dichiarato</a> l&#8217;emergenza climatica. Dopo pochi giorni la commissione ha presentato una nuova strategia, denominata &#8220;<a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>green deal </em>europeo</a>&#8220;, articolata in una serie di piani d&#8217;azione e volta a concretizzare l&#8217;impegno europeo per il raggiungimento della neutralità climatica. Si tratta dell&#8217;ultima e più importante e strutturale iniziativa Ue sul clima.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevedono-gli-accordi-europei-sul-cambiamento-climatico/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a
<br><strong>Cosa prevedono gli accordi europei sul cambiamento climatico</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Il green deal (patto verde) europeo prende le mosse dall&#8217;<a href="https://unric.org/it/agenda-2030/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Agenda 2030</a> delle Nazioni unite, di cui è parte integrante, ma individua obiettivi aggiuntivi, più ambiziosi. In particolare quello d<strong>i ridurre le emissioni di gas serra del 55% entro il 2030</strong>, rispetto ai livelli del 1990.</p>


<div id="strillo-testo-block_c328a09d07145af466c62dd85ba78bab" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La crescita è concepita come adattamento.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Si tratta di una nuova strategia di crescita che include un adattamento ai cambiamenti climatici e alle necessità dell&#8217;ambiente. Per questo motivo la transizione ecologica, uno dei pilastri dello sviluppo sostenibile, riveste un ruolo prioritario. In questo contesto, la sostenibilità non viene vista soltanto da un punto di vista ambientale ma integra tutti gli ambiti di azione dell&#8217;Ue. L&#8217;Unione infatti si propone con questo piano di tenere un approccio inclusivo e consapevole delle attuali disuguaglianze economiche e sociali.</p>






<p>La commissione ha presentato la sua <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_335" target="_blank" rel="noreferrer noopener">proposta</a> per la prima legge europea sul clima nel marzo del 2020. Attraverso questo atto, <strong>l&#8217;azzeramento delle emissioni di Co2 entro il 2050 è diventato un obiettivo giuridicamente vincolante</strong>. Sono state inoltre proposte le misure per verificare i progressi compiuti, da svolgersi ogni 5 anni, in linea con il bilancio globale previsto dall&#8217;accordo di Parigi.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>La legge sul clima concretizza in un atto giuridico il nostro impegno politico e ci pone in modo irreversibile sulla strada verso un futuro più sostenibile. Questo atto costituisce l’elemento centrale del green deal europeo, e offre prevedibilità e trasparenza per l’industria e gli investitori europei.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_335" target="_blank">&#8211; Ursula Von Der Leyen</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Nel corso dei mesi seguenti sono stati adottati <strong>una serie di strategie e piani d&#8217;azione specifici</strong>, rivolti a numerosi settori. Dall&#8217;industria e dal settore chimico ai trasporti, fino all&#8217;architettura e al design. Per promuovere al loro interno una maggiore attenzione alla sostenibilità. </p>



<p>Sono stati inoltre formulati piani per ridurre le emissioni inquinanti, per combattere il fenomeno del disboscamento, per favorire la diffusione dell&#8217;agricoltura biologica e l&#8217;implementazione di un modello di <strong>economia circolare</strong>. Ma non sono mancate le proposte anche a livello di <strong>partecipazione civica</strong>, per esempio con il <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_20_1835" target="_blank" rel="noreferrer noopener">patto europeo per il clima</a>, uno spazio di scambio e interazione con l&#8217;obiettivo di creare un movimento di sensibilizzazione ai cambiamenti climatici. Soprattutto nel 2022, con la crisi causata dallo scoppio del conflitto in Ucraina, una delle tematiche principali è stata quella dell&#8217;<strong>energia</strong>, in particolare con lo strumento del <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_22_1511" target="_blank" rel="noreferrer noopener">RepowerEu</a>, il cui scopo è quello di affrancare l&#8217;Europa dai carboni fossili.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/litalia-verso-il-piano-per-lenergia-repowereu/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>L&#8217;Italia verso il piano per l&#8217;energia RepowerEu</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>A oggi le <strong>principali proposte </strong>che compongono il patto verde europeo sono le seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>direttiva sulle energie rinnovabili;</li>



<li>direttiva sull&#8217;efficienza energetica;</li>



<li>iniziativa FuelEu Maritime;</li>



<li>iniziativa ReFuelEu Aviation;</li>



<li>regolamento sull&#8217;infrastruttura per i combustibili alternativi;</li>



<li>direttiva sulla tassazione dell&#8217;energia;</li>



<li>meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere;</li>



<li>fondo sociale per il clima;</li>



<li>sistema per lo scambio di quote di emissioni dell&#8217;Ue per produzione di energia, industria, trasporti marittimi e aerei;</li>



<li>strategia forestale dell&#8217;Ue;</li>



<li>scambio di quote di emissioni per i trasporti stradali e l&#8217;edilizia;</li>



<li>regolamento sull&#8217;uso del suolo, la silvicoltura e l&#8217;agricoltura;</li>



<li>regolamento sulla condivisione degli sforzi;</li>



<li>livelli di emissioni di Co2 per auto e furgoni.</li>
</ul>



<p>Secondo il <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_20_24" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano di investimenti</a> elaborato nel 2020, per realizzare il tutte queste proposte sarà necessario circa 1 trilione, ovvero<strong> mille miliardi di euro</strong>. A questo scopo sono mobilitate moltissime risorse dell&#8217;Ue, a partire dal suo <strong>bilancio a lungo termine, che contribuirà per oltre 500 miliardi di euro</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">25% </span>del bilancio a lungo termine dell&#8217;Ue per il periodo 2021-2027 sarà utilizzato per obiettivi climatici e ambientali, secondo la commissione europea.</p>
			        </section>
		


<p>Mentre il programma <a href="https://ec.europa.eu/investeuportal/desktop/it/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">InvestEu</a> mobiliterà circa 279 miliardi di euro in investimenti privati e pubblici nei settori del clima e dell&#8217;ambiente nel periodo 2021-2030. Altri ruoli importanti saranno quelli della Banca europea per gli investimenti (Bei) e dei due fondi per l&#8217;innovazione e per la modernizzazione (esterni al bilancio annuale).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p>Da decenni ormai l&#8217;Unione europea riconosce l&#8217;effetto sul clima e sull&#8217;ambiente della presenza umana sulla Terra e si impegna a contrastarlo. La <strong>decarbonizzazione</strong> è un processo lungo e complesso, siccome moltissime attività umane comportano <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funzionano-la-produzione-e-il-consumo-di-energia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">produzione e consumo di energia</a>, che ancora dipendono largamente dai prodotti petroliferi e dal gas naturale, responsabili dell&#8217;emissione di elevati quantitativi di sostanze inquinanti nell&#8217;atmosfera. Tali agenti hanno l&#8217;effetto di alterare le temperature e quindi gli equilibri degli ecosistemi. Causando una serie di effetti nocivi a catena, i quali hanno importanti ripercussioni anche sulla salute umana e sullo sviluppo.</p>



<p>Come evidenzia la European environmental agency (<a href="https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eea</a>), <strong>l&#8217;energia è il primo settore per emissioni di gas serra</strong>, con un contributo pari al 26% del totale. Seguono i trasporti e l&#8217;industria (entrambi per il 22%).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-le-emissioni-si-sono-ridotte-di-un-terzo/">In Ue le emissioni si sono ridotte di un terzo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ue-le-emissioni-si-sono-ridotte-di-un-terzo/">Le emissioni di gas serra in Ue tra 1990 e 2020</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.eea.europa.eu/data-and-maps/data/data-viewers/greenhouse-gases-viewer" target="_blank" rel="noopener">Eea</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 21 Aprile 2021)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Dal 1990 al 2020 le emissioni sono diminuite del 33,3%, passando da 4,69 a 3,12 kt Co2 eq</strong>. Un calo significativo, ma ancora piuttosto lontano dagli obiettivi fissati dal <em>green deal</em> per il 2030. Oltre che legato al fatto che il 2020 è stato un anno molto particolare da un punto di vista ambientale, per via della temporanea interruzione di molte attività inquinanti durante il lockdown. <strong>Il più affidabile dato del 2019 vede infatti il calo a un più contenuto 25%, meno della metà del traguardo finale</strong>, che dovrebbe essere raggiunto ormai in meno di 7 anni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>Il patto verde è chiaramente un <strong>piano molto ambizioso</strong>, che mobilita ingenti risorse per scopi importanti e difficili da raggiungere. Una grande opportunità, ma per questo anche una sfida. </p>



<p>In primo luogo, si tratterà di verificare come questi fondi verranno utilizzati e se effettivamente si riuscirà a trovare sempre un punto di incontro tra la questione climatica e ambientale e le altre dinamiche sociali, economiche e politiche. Tensioni di questo genere sono già emerse con la crisi energetica, quando le questioni geopolitiche (il supporto europeo all&#8217;Ucraina tramite il boicottaggio della Russia) e quelle socio-economiche (l&#8217;inflazione che ha colpito il settore energetico per questa ragione) hanno messo alla prova l&#8217;Unione. </p>



<p>A maggior ragione considerata la <strong>scarsa capacità dell&#8217;Unione europea stessa di gestire i disaccordi interni</strong>. Proprio nel caso del<em> green deal</em> per esempio la <a href="https://rivista.eurojus.it/wp-content/uploads/pdf/Il-Green-Deal-europeo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Polonia</a> ha sottolineato di voler raggiungere gli obiettivi climatici al proprio ritmo, e per evitare l&#8217;<em>impasse</em> l&#8217;Unione europea ha dovuto ricorrere alla clausola dell&#8217;<em>opting out</em>, in deroga del principio di unanimità.</p>



<p>Ma bisognerà anche verificare se le risorse saranno utilizzate per progetti di reale impatto (e non per semplice <em>greenwashing</em>). E quindi che la decarbonizzazione rimanga sempre e comunque la priorità. In questo senso, il <strong>peso notevole dei privati nel programma di finanziamento</strong> potrà costituire un aspetto problematico, che sarà necessario monitorare. Ma questo non è l&#8217;unico problema relativo ai fondi. Come evidenziato da uno <a href="https://rivista.eurojus.it/wp-content/uploads/pdf/Il-Green-Deal-europeo.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">studio</a> sui vantaggi e i limiti del <strong>green deal</strong>, si tratta anche di soldi già esistenti. Nessuna risorsa viene &#8220;creata&#8221; per questo scopo.</p>



<p>Un altro problema, evidenziato tra gli altri da <a href="https://www.greenpeace.org/eu-unit/issues/climate-energy/2517/european-green-deal-misses-the-mark/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Greenpeace</a>, è che <strong>per quanto gli obiettivi possano sembrare ambiziosi, non sono tuttavia sufficienti per raggiungere la neutralità climatica</strong>. Il piano dell&#8217;Unione europea è quello di combinare la crescita economica con la sostenibilità. Ma secondo gli studi in materia, una negoziazione in questo senso potrebbe essere impossibile. Tra gli altri, a sostenerlo è la stessa agenzia europea per il clima, che <a href="https://www.eea.europa.eu/publications/growth-without-economic-growth" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sottolinea</a> come <strong>scindere la crescita economica dal consumo di risorse e quindi dalle pressioni ambientali appaia via via meno realizzabile</strong>. Difatti, evidenzia l&#8217;Eea, la probabilità che l&#8217;Europa raggiunga i suoi obiettivi risulta a oggi molto bassa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-green-deal-europeo/">Cos&#8217;è il green deal europeo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa sono le green communities</title>
		<link>https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-green-communities/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_glossary&#038;p=238068</guid>

					<description><![CDATA[<p>Si tratta di progetti previsti dalla normativa in aree rurali e montuose. Hanno l'obiettivo di stimolare lo sviluppo sostenibile e l'autonomia dai grandi centri abitati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-green-communities/">Cosa sono le green communities</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h3 class="wp-block-heading">Definizione</h3>



<p><strong>Le <em>green communities</em> sono piani di sviluppo sostenibile messi in atto a livello locale da piccole comunità</strong> <strong>con una serie di obiettivi</strong>. Come la gestione delle risorse del luogo per la produzione energetica, lo sviluppo del turismo sostenibile, l&#8217;integrazione dei servizi di mobilità con impatto minore, l&#8217;industria a “rifiuti zero” e la costruzione consapevole di strutture edilizie.</p>



<p>A livello legislativo, si inizia a parlare di <em>green communities</em> con la <a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2015-12-28;221!vig=2023-03-10" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 221/2015</a> che promuove la predisposizione della rispettiva strategia nazionale. Non si specifica sul piano normativo una definizione precisa di questo modello ma si individuano i <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/05/UNCEM-PNRR-Green-Communities-mag2022.pdf">territori di applicazione</a>, ovvero <strong>aree rurali e montane in cui c&#8217;è il desiderio di sfruttare le risorse presenti in un&#8217;ottica di sostenibilità ambientale senza tralasciare le implicazioni economiche e sociali.</strong></p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;] individua il valore dei territori rurali e  di  montagna  che  intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse principali di cui dispongono, tra cui in primo luogo  acqua,  boschi  e  paesaggio, e aprire un nuovo rapporto sussidiario e di scambio con le comunità urbane e metropolitane, in modo da poter impostare [&#8230;] un piano di sviluppo sostenibile non solo  dal punto di vista energetico, ambientale ed economico [&#8230;]</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.normattiva.it/eli/id/2016/01/18/16G00006/CONSOLIDATED/20230310" target="_blank">&#8211; legge 221/2015</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Questi progetti vengono messi in atto dai sindaci dei piccoli comuni e dai referenti di unioni di comuni oppure unioni montane in stretta collaborazione con realtà industriali e del mondo no profit, con un&#8217;attenzione particolare alle innovazioni tecnologiche che possono essere applicate sul territorio. </p>






<h3 class="wp-block-heading">Dati</h3>



<p><strong>Il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr)</strong> prevede degli incentivi per questo tipo di progetti. All&#8217;interno del piano è infatti presente una particolare <a href="https://openpnrr.it/misure/80/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">misura</a> relativa alla creazione di 30 <em>green communities</em> sul territorio italiano.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">135 milioni € </span>finanziamenti previsti dal Pnrr per l&#8217;investimento delle <em>green communities</em>.</p>
			        </section>
		


<p>Nell&#8217;attuazione di progetti di <em>green communities</em>, <strong>la tecnologia ha un ruolo importante.</strong> Si tratta secondo <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/02/UNCEMSmart_GreenDEF-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Uncem</a> di un aspetto imprescindibile. Attraverso innovazioni su ampia scala locale si possono infatti ridurre i legami di dipendenza dai centri popolati.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Di questo vogliamo parlare. Di nuovi processi e nuove opportunità. Di tecnologia che fa bene alle aree interne del Paese, di rigenerazione di pezzi di territorio e di comunità che scelgono di puntare su nuovi obiettivi legati agli assi green e smart.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/02/UNCEMSmart_GreenDEF-1.pdf" target="_blank">&#8211; Uncem, Smart &amp; Green community</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Uncem enfatizza come in questo senso <strong>la struttura <em>smart grid</em> possa essere di grande aiuto per lo sviluppo sostenibile delle piccole comunità.</strong> Si tratta di reti di distribuzione elettrica che gestiscono sovraccarichi e variazioni della tensione elettrica in modo più efficiente sfruttando determinati innovazioni tecnologiche. Anche per questo aspetto sono previsti dei <a href="https://openpnrr.it/misure/89/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondi</a> all&#8217;interno del Pnrr per il rafforzamento della rete.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3,61 miliardi € </span>fondi previsti dal Pnrr per il rafforzamento della struttura <em>smart grid</em>.</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Analisi</h3>



<p>I progetti che il Pnrr finanzia in questo ambito hanno degli obiettivi ampi. <strong>Da una parte infatti si cerca di diminuire l&#8217;impatto ambientale migliorando l&#8217;efficienza e la capillarità della generazione di energia e gestione delle risorse e dall&#8217;altro di ridurre i divari di cittadinanza.</strong> Questa è una delle tre priorità trasversali presente all&#8217;interno del Pnrr a fianco di giovani e donne. Se per questi ultimi due aspetti la ragioneria generale dello stato aveva scritto dei report per definirne il monitoraggio, non è stato fatto lo stesso per questo ambito. La definizione degli obiettivi e il controllo dello stadio di avanzamento hanno un&#8217;importanza fondamentale, soprattutto all&#8217;interno di un progetto che può garantire numerose opportunità per il paese.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-governo-disattende-ancora-la-nostra-richiesta-di-trasparenza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci
<br><strong>Il governo disattende ancora la nostra richiesta di trasparenza</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Un aiuto a livello finanziario può essere utile<strong> </strong>ma ci sono ulteriori difficoltà nell&#8217;applicazione di questo modello. <strong>La complessità nella definizione dell&#8217;ambito,</strong> non chiarissimo sul piano legislativo, è chiaramente un aspetto che incide sulla creazione di questi progetti. Dall&#8217;altra parte ci sono anche <strong>questioni legate ai territori</strong>, molto piccoli e sparsi, che dovrebbero strutturare questo tipo di interventi. Non bastano infatti soltanto gli interventi dei singoli sindaci, come puntualizzato da <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/02/UNCEMSmart_GreenDEF-1.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Uncem</a>. In questo senso l&#8217;aggregazione di comuni in <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-unioni-di-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">unioni</a> può essere d&#8217;aiuto come altri tipi di associazioni locali.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Di certo non è possibile attuare tutto questo a livello di singolo Comune. La dimensione ottimale è quella dell’Unione montana, dell’ambito territoriale, della valle alpina.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://uncem.it/wp-content/uploads/2022/02/UNCEMSmart_GreenDEF-1.pdf" target="_blank">&#8211; Uncem, Smart &amp; Green community</a>
									            </div>
        </section>
		<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-le-green-communities/">Cosa sono le green communities</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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	</channel>
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