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	<title>Ungheria Archivi - Openpolis</title>
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		<title>La sfida della transizione verde per il Pnrr, nei paesi del sud e dell&#8217;est Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-sfida-della-transizione-verde-per-il-pnrr-nei-paesi-del-sud-e-dellest-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=292560</guid>

					<description><![CDATA[<p>Abbiamo analizzato intenzioni e obiettivi sulla transizione ecologica nei Pnrr di 11 paesi del sud e dell'est Europa. Per valutarne gli effetti tuttavia sono necessarie analisi nazionali che compensino le lacune informative a livello europeo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-della-transizione-verde-per-il-pnrr-nei-paesi-del-sud-e-dellest-ue/">La sfida della transizione verde per il Pnrr, nei paesi del sud e dell&#8217;est Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>A 2 anni e mezzo dalla fine dei piani nazionali di ripresa e resilienza, abbiamo analizzato l&#8217;andamento dei <strong>Pnrr</strong> di <strong>11 paesi</strong>, in tema di <strong>transizione verde</strong>. Siamo partiti da una fotografia degli ambiti di investimento, delle risorse allocate e degli interventi completati. Abbiamo poi provato a verificare, nei limiti del possibile, l&#8217;impatto dei Pnrr sul percorso di transizione ecologica dei rispettivi paesi. Da un lato analizzando i dati non proprio esaustivi pubblicati dall&#8217;Ue e dagli stati membri. Dall&#8217;altro conducendo interviste a soggetti governativi e non, coinvolti e interessati dalla realizzazione dei piani nazionali.</p>



<p>Questo lavoro si articolerà in un approfondimento complessivo (il seguente) e 4 approfondimenti nazionali. È stato condotto da Openpolis insieme ad alcuni partner dello <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/">European data journalism network</a>: <a href="https://dennikn.sk/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dennik N</a> per la Slovacchia, <a href="https://miir.gr/en/">Miir</a> per la Grecia e <a href="https://hvg.hu/cimke/EUrologus" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurologus</a> per l&#8217;Ungheria.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Pnrr e la transizione verde</h3>



<p>Alla fine del 2026 avrà termine l&#8217;attuazione del <a href="https://commission.europa.eu/business-economy-euro/economic-recovery/recovery-and-resilience-facility_it">dispositivo di ripresa e resilienza</a>. Il programma, introdotto dall&#8217;Unione europea nel 2021, ha permesso agli stati membri di accedere ai fondi del <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/eu-budget/eu-borrower-investor-relations/nextgenerationeu_en?etrans=it&amp;prefLang=it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Next generation Eu</a>. L&#8217;obiettivo era quello di favorire la ripresa economica e sociale dell&#8217;Europa dalla crisi pandemica.</p>


<div id="strillo-testo-block_bb906070c13201c96d46165bcb955763" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La transizione verde è tra gli obiettivi primari dei Pnrr.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Ogni paese ha il proprio piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con le rispettive risorse, misure (investimenti o riforme) e scadenze (milestone e target). Anche gli ambiti di intervento sono numerosi, dal lavoro all&#8217;istruzione, dalla sanità alle infrastrutture. Per quanto gli stati siano piuttosto liberi di scegliere quanto investire in quali settori, ci sono criteri ben precisi da rispettare per accedere ai fondi. Tra questi, <strong>l&#8217;attenzione all&#8217;ambiente e alla transizione ecologica è centrale</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">37% </span>la percentuale minima di risorse che tutti i piani nazionali devono dedicare a misure per la transizione ecologica.</p>
			        </section>
		


<p>Si tratta di una decisione in linea con le politiche e gli obiettivi messi in campo dall&#8217;Ue negli ultimi anni. Basti pensare tra tutti al <a href="https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_it">Green deal europeo</a>. Inoltre, come supporto aggiuntivo alla transizione verde e in risposta alla crisi energetica causata dalla guerra tra Russia e Ucraina, l&#8217;Ue ha introdotto nel 2022 il RepowerEu. Si tratta di ulteriori risorse e interventi &#8211; che ogni paese poteva includere nel proprio Pnrr &#8211; mirati specificatamente allo sviluppo energetico dell&#8217;Europa. L&#8217;obiettivo è sostenere la produzione energetica da fonti rinnovabili e accrescere l&#8217;indipendenza europea dalle importazioni energetiche dalla Russia.</p>


<div id="il-pnrr-e-unoccasione-unica-di-sviluppo-per-il-sud-e-lest-ue-abbiamo-analizzato-landamento-del-piano-sulla-transizione-verde-in-11-paesi-di-questarea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Le differenze tra stati membri</h3>



<p><strong>Le risorse e gli obiettivi messi in campo dall&#8217;Ue hanno una rilevanza diversa</strong> per i vari stati membri. Per alcuni, il Pnrr costituisce un&#8217;<strong>occasione unica</strong> di sviluppo economico e sociale. Parliamo degli <strong>stati del sud e dell&#8217;est</strong> Europa, che presentano le percentuali più elevate di <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/index.html?lang=en">fondi Pnrr in rapporto ai rispettivi prodotti interni lordi (Pil)</a>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">19,7% </span>le risorse del Pnrr della Grecia rapportate al Pil nazionale del 2023. Si tratta della quota più alta.</p>
			        </section>
		


<p>Oltre alla <strong>Grecia</strong>, si registrano le quote più alte in <strong>Croazia, Spagna, Romania, Italia, Portogallo, Polonia, Bulgaria, Lituania, Ungheria e Slovacchia</strong>. Si tratta di paesi storicamente svantaggiati a livello socio-economico rispetto a quelli del nord e del centro Europa. Territori che hanno affrontato anche la sfida della pandemia con delle difficoltà in più.</p>



<p>È proprio su questi stati, dove il Pnrr dovrebbe avere l&#8217;impatto maggiore, che abbiamo deciso di concentrarci, per osservare l&#8217;avanzamento dei piani nazionali sul fronte ambientale ed energetico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli ambiti di intervento</h3>



<p>Tutti gli 11 paesi considerati <strong>rispettano la quota del 37%</strong> di fondi Pnrr da dedicare alla transizione ecologica. Alcuni la superano ampiamente: al primo posto l&#8217;<strong>Ungheria</strong>, che dedica a obiettivi climatici e ambientali il <strong>67%</strong> delle risorse del proprio piano nazionale. Segue la Bulgaria, altro paese che dedica oltre la metà dei suoi fondi alla transizione verde (57%). Slovacchia e Polonia invece vi si avvicinano, rispettivamente con il 48% la prima e il 47% la seconda.</p>



<p>Abbiamo approfondito la <strong>suddivisione di tali risorse tra singoli obiettivi</strong>. Ne emerge che 5 paesi (Grecia, Polonia, Bulgaria, Lituania e Ungheria) hanno dedicato la quota più elevata di fondi allo sviluppo di energia rinnovabile, 4 all&#8217;efficienza energetica (Croazia, Spagna, Portogallo e Slovacchia) e 2 alla mobilità sostenibile (Romania e Italia).</p>


<div id="gli-obiettivi-climatici-su-cui-i-paesi-considerati-investono-di-piu-sono-lo-sviluppo-di-energia-rinnovabile-e-lefficienza-energetica" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/efficienza-energetica-e-rinnovabili-gli-obiettivi-pnrr-su-cui-i-paesi-investono-di-piu/">Efficienza energetica e rinnovabili: gli obiettivi Pnrr su cui i paesi investono di più</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/efficienza-energetica-e-rinnovabili-gli-obiettivi-pnrr-su-cui-i-paesi-investono-di-piu/">Suddivisione delle risorse Pnrr per obiettivi climatici, in 11 paesi del sud e dell&#8217;est Europa</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_292626_tab3"><p>Non tutti i totali per paese equivalgono al 100% per via di arrotondamenti funzionali all&#8217;analisi. Nella categoria &#8220;Altri&#8221; sono inclusi i seguenti obiettivi: competenze e lavori verdi, altre mitigazioni del cambiamento climatico, transizione a un&#8217;economia circolare, uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine, protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, prevenzione e controllo dell&#8217;inquinamento.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati commissione europea                                                                <br>(consultati: lunedì 10 Giugno 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-292626"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Non è facile ricostruire con certezza le ragioni per cui gli stati considerati abbiano deciso di investire più su un obiettivo che su un altro. Possiamo però avanzare delle <strong>ipotesi</strong>. Per esempio è interessante notare che Polonia, Ungheria e Lituania abbiano allocato oltre la metà delle proprie risorse per la transizione verde, sullo sviluppo di energie rinnovabili. I primi due si trovano agli ultimi posti in Ue per <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/nrg_ind_ren/default/table?lang=en&amp;category=nrg.nrg_quant.nrg_quanta.nrg_ind_share">consumo di energia da fonti rinnovabili</a>. Possiamo pensare che questo sia stato un incentivo a investire maggiormente nel settore, in linea con gli <a href="https://energy.ec.europa.eu/topics/renewable-energy/renewable-energy-directive-targets-and-rules/renewable-energy-targets_en#:~:text=The%20revised%20Renewable%20Energy%20Directive%20EU%2F2023%2F2413%20raises%20the,renewable%20energy%20in%20the%20EU.">obiettivi europei</a>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Lo stato di avanzamento</h3>



<p>Al di là del quadro di partenza, è importante capire <strong>come stanno procedendo i piani nazionali nel concreto</strong>. Sia riguardo il completamento delle scadenze di misure per la transizione verde, sia rispetto ai conseguenti invii di risorse da parte delle istituzioni europee. Situazioni che variano ampiamente da uno stato all&#8217;altro.</p>


<div id="lungheria-non-ha-ancora-completato-nessun-intervento-per-la-transizione-verde-ne-ha-ricevuto-risorse-dallue-fatta-eccezione-per-il-pre-finanziamento-del-repowereu" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde/">Italia e Croazia hanno completato un quarto delle scadenze Pnrr per la transizione verde</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde/">Milestone e target raggiunti e mancanti per la transizione ecologica, in 11 paesi del sud e dell&#8217;est Europa</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde/">Italia e Croazia hanno completato un quarto delle scadenze Pnrr per la transizione verde &#8211; Milestone e target raggiunti e mancanti per la transizione ecologica, in 11 paesi del sud e dell&#8217;est Europa</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_292634_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_292634_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_292634_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_292634_tab3"><p>Le scadenze del Pnrr si dividono in target (obiettivi) e milestone (traguardi). Per valutare il raggiungimento dei primi si utilizzano indicatori quantitativi, come il numero di imprese che usufruiscono di determinati incentivi o l’incremento di personale nei tribunali. Le seconde invece si caratterizzano per una componente più qualitativa e rinviano generalmente all’approvazione di atti normativi o amministrativi.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati commissione europea                                                                <br>(consultati: lunedì 10 Giugno 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde.png" target="_blank" download></a>
						                                                
	                                        </div>
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-292634"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-292634" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/italia-e-croazia-hanno-completato-un-quarto-delle-scadenze-pnrr-per-la-transizione-verde/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Su questo fronte l&#8217;<a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/timeline.html?country=Hungary" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ungheria</a> costituisce un caso unico rispetto agli altri paesi. Nonostante il piano ungherese sia stato approvato in versione originale a dicembre 2022 e in versione modificata a novembre 2023, <strong>il paese non risulta aver conseguito finora nessuna scadenza</strong>. Non solo per la transizione ecologica ma per nessuno degli altri ambiti di intervento del Pnrr. Di conseguenza, sempre secondo i dati ufficiali della commissione, <strong>non ha neanche ricevuto nessuna quota delle risorse</strong> totali destinate al proprio Pnrr, escluso il pre-finanziamento per il capitolo sul RepowerEu.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le erogazioni di tranche di fondi ai paesi sono vincolate al conseguimento delle scadenze.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-lue-verifica-lattuazione-dei-pnrr-negli-stati-membri/">
                &#8220;Come l&#8217;Ue verifica l&#8217;attuazione dei Pnrr negli stati membri&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Come ci ha spiegato György Folk di <a href="https://hvg.hu/cimke/EUrologus" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurologus</a>, lo stallo è causato da <strong>controversie tra il governo ungherese e l&#8217;Ue</strong>, su questioni legate allo stato di diritto in vigore nel paese.</p>


<div id="strillo-testo-block_a333edda6eb95250f34a85cffc3146fb" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Il Pnrr ungherese è bloccato da questioni legate allo stato di diritto.</p>
			        </section>
		</div>



<p>L&#8217;erogazione di fondi all&#8217;Ungheria è stata infatti subordinata dalle istituzioni europee, al conseguimento di una serie di interventi, mirati a garantire l&#8217;indipendenza della magistratura nel paese e a proteggere gli interessi finanziari dell&#8217;Unione, con misure di anti-corruzione e trasparenza degli appalti pubblici. Adempimenti che tuttavia <strong>il governo ungherese è restio a implementare</strong>.</p>



<p>Come anticipato, l&#8217;Ungheria ha comunque avuto alcuni fondi: i 919,6 milioni mirati al pre-finanziamento del capitolo energetico <strong>RepowerEu</strong>. Una cifra non irrisoria, che supera anche l&#8217;ammontare complessivo di alcuni paesi che hanno già ricevuto, oltre al pre-finanziamento per il Repower, anche una o più erogazioni per la transizione verde.</p>


<div id="15-miliardi-e-le-risorse-ricevute-finora-dallitalia-per-gli-interventi-completati-su-transizione-verde-si-tratta-dellimporto-piu-alto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-finora-ha-ricevuto-piu-di-15-miliardi-per-la-transizione-verde-e-il-repowereu/">L&#8217;Italia finora ha ricevuto più di 15 miliardi per la transizione verde e il RepowerEu</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-finora-ha-ricevuto-piu-di-15-miliardi-per-la-transizione-verde-e-il-repowereu/">Erogazioni di fondi Pnrr per la transizione ecologica e il RepowerEu, ricevute da 11 paesi del sud e dell&#8217;est Europa</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati commissione europea                                                                <br>(consultati: lunedì 10 Giugno 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-292644"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Al secondo e terzo posto Polonia e Spagna, entrambe con meno della metà dei fondi erogati all&#8217;Italia: 7 miliardi la prima e 6,6 la seconda.</p>



<p>Isolando solo le risorse ricevute per la transizione verde, <strong>il divario tra l&#8217;Italia e gli altri paesi è ancora più ampio</strong>: i 15 miliardi al nostro paese sono 3 volte tanti quelli ricevuti dalla Spagna (5,2). Il quadro invece cambia osservando solo i pre-finanziamenti del RepowerEu.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5 miliardi € </span>il pre-finanziamento per il capitolo RepowerEu della Polonia. È la cifra più alta, seguita da Spagna (1,4 miliardi) e Ungheria (920 milioni).</p>
			        </section>
		


<h3 class="wp-block-heading">Gli indicatori comuni</h3>



<p>Per valutare l&#8217;andamento dei piani nazionali di ripresa e resilienza, <strong>le istituzioni europee hanno definito un set di indicatori comuni</strong> per ciascuno dei pilastri del Pnrr, inclusa la transizione ecologica. I paesi sono tenuti a raccogliere questi dati e a trasmetterli due volte l&#8217;anno a Bruxelles. Gli <strong>indicatori ambientali e climatici</strong> scelti sono i seguenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>risparmi nel consumo annuale di energia primaria, considerati rispetto al dato 2019;</li>



<li>capacità operativa supplementare installata per l&#8217;energia rinnovabile, rispetto alla capacità di produzione di elettricità nel 2019;</li>



<li>infrastruttura per i combustibili alternativi, calcolati come punti di rifornimento e ricarica ogni 100mila autovetture del 2019;</li>



<li>popolazione beneficiaria di misure contro alluvioni, incendi e altri disastri climatici naturali, calcolata come percentuale rispetto alla popolazione 2019.</li>
</ul>



<p>Tutti questi indicatori sono cumulativi, dunque possono solo aumentare nel corso del tempo. Noi ci siamo concentrati sull&#8217;ultimo aggiornamento disponibile, cioè quello al secondo semestre (giugno-dicembre) del 2023.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-4-indicatori-comuni-del-pnrr-per-la-transizione-ecologica/">I 4 indicatori comuni del Pnrr per la transizione ecologica</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-4-indicatori-comuni-del-pnrr-per-la-transizione-ecologica/">Gli indicatori comuni del Pnrr per la transizione ecologica, in 9 paesi del sud e dell&#8217;est Europa.</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-4-indicatori-comuni-del-pnrr-per-la-transizione-ecologica/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/i-4-indicatori-comuni-del-pnrr-per-la-transizione-ecologica.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-4-indicatori-comuni-del-pnrr-per-la-transizione-ecologica/">I 4 indicatori comuni del Pnrr per la transizione ecologica &#8211; Gli indicatori comuni del Pnrr per la transizione ecologica, in 9 paesi del sud e dell&#8217;est Europa.</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_292689_tab3"><p>L&#8217;asterisco (*) indica che quel valore è solo stimato, non certo. Quando un paese manca dal grafico è perché non ha riportato nessun valore per quel determinato indicatore. Se il valore invece è 0 significa che il paese ha riportato quello come dato.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati commissione europea                                                                <br>(consultati: lunedì 10 Giugno 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-292689"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Degli 11 paesi considerati, <strong>Ungheria e Bulgaria non riportano nessun dato</strong> su nessuno dei 4 indicatori comuni della transizione ecologica. Per l&#8217;Ungheria ciò è sicuramente dovuto allo stallo sull&#8217;attuazione del piano nazionale, di cui abbiamo già parlato in precedenza. Per la Bulgaria possiamo pensare che, avendo completato solo il 3% delle scadenze per la transizione ecologica (4 su 139), non vi siano ancora gli elementi per monitorare tali indicatori.</p>


<div id="gli-indicatori-comuni-su-transizione-ecologica-definiti-dallue-non-sono-utili-a-valutare-gli-effetti-del-pnrr-su-questo-fronte" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ma al di là dei dati che ciascun paese riporta per i vari indicatori comuni, l&#8217;elemento più rilevante è la <strong>scarsa utilità di questo strumento</strong> ai fini di una valutazione dell&#8217;impatto del Pnrr sulla transizione ecologica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Gli ostacoli di una valutazione dei Pnrr</h3>



<p>Le problematiche degli indicatori comuni sono diverse: innanzitutto i valori relativi a ciascun indicatore per il totale dei paesi Ue coinvolti riportano <strong>unità di misure diverse</strong> da quelle usate per i singoli stati. Per esempio, i <a href="https://ec.europa.eu/economy_finance/recovery-and-resilience-scoreboard/RRFCI01.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risparmi totali nel consumo annuale di energia primaria in tutta l&#8217;Unione</a> viene calcolata in milioni di euro e non come percentuale rispetto al dato 2019. Lo stesso accade in modi diversi per gli altri 3 indicatori, rendendo <strong>impossibile un confronto</strong> tra singoli paesi e medie europee, che sarebbe invece utile a valutare l&#8217;operato dei piani nazionali.</p>


<div id="strillo-testo-block_d8662b88dec39dc4f7167a108317041d" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>È impossibile usare gli indicatori comuni per valutare l&#8217;andamento del Pnrr.</p>
			        </section>
		</div>



<p>A ciò si aggiunge che <strong>non vengono esplicitati degli obiettivi quantitativi da conseguire</strong> per ciascun indicatore, una volta che sarà concluso il dispositivo di ripresa e resilienza nel 2026. È quindi difficile farsi un&#8217;idea dell&#8217;avanzamento, di quanta strada i piani nazionali abbiano fatto o abbiano ancora da fare in termini di impatto del Pnrr sulla transizione ecologica.</p>



<p><strong>Come fare quindi a monitorare</strong>, da una prospettiva non-istituzionale, l&#8217;andamento dei Pnrr in tema di transizione ecologica? A oggi risulta impossibile farlo a livello complessivo, considerando tutti i paesi coinvolti. Alcune valutazioni possono essere portate avanti <strong>per singolo stato membro</strong>, chiaramente a seconda di quanti e quali dati sono pubblici e accessibili. </p>



<p>È proprio con tale obiettivo che nelle prossime settimane a questo articolo seguiranno gli <strong>approfondimenti a livello nazionale</strong> su Italia (a cura di Openpolis), Grecia (Miir), Slovacchia (Dennik N) e Ungheria (Eurologus).</p>



<p>Oltre a una raccolta di <strong>dati e informazioni nazionali</strong>, tutti i partner hanno condotto <strong>interviste</strong> ad attori, governativi e non, rilevanti per il proprio paese riguardo l&#8217;attuazione del Pnrr. Lo scopo è fare chiarezza e tentare di capire, almeno in parte, se questi piani nazionali stiano avendo gli effetti auspicati di supporto alla transizione ecologica.</p>



<p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.governo.it/it/gallerie">Palazzo Chigi</a>, <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-sfida-della-transizione-verde-per-il-pnrr-nei-paesi-del-sud-e-dellest-ue/">La sfida della transizione verde per il Pnrr, nei paesi del sud e dell&#8217;est Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Europa che chiude le frontiere a est e sud</title>
		<link>https://www.openpolis.it/leuropa-che-chiude-le-frontiere-a-est-e-sud/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Sep 2022 07:57:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=209072</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a &#8220;Oltre i muri, oltre i mari: l’Europa che si difende a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-che-chiude-le-frontiere-a-est-e-sud/">L&#8217;Europa che chiude le frontiere a est e sud</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oltre i muri, oltre i mari: l’Europa che si difende a est e sud dai migranti</a>&#8220;.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h1 class="red1 mb-0">523</h1>
<p class="bt-2-grey3">il numero di km di frontiera serbo-ungherese lungo le quali è stata eretta una barriera di filo spinato e lamette. Fu costruita nel 2015 dal governo ungherese, in seguito alla &#8220;crisi europea dei migranti&#8221; scoppiata alcuni mesi prima in Europa orientale. Il muro voluto da Viktor Orbán segna per il paese l&#8217;inizio di una stagione di politiche repressive nei confronti di richiedenti asilo, rifugiati e migranti.  <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al primo capitolo.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">117</h1>
<p class="bt-2-grey3">sono le richieste di asilo avanzate in Ungheria in tutto il 2020. Nella vicina Romania sono state oltre 6mila, in Slovenia e Bulgaria più di 3mila per paese. In Italia oltre 26mila. Il numero esiguo di richieste di asilo dipende dalle leggi entrate in vigore negli ultimi anni. Se ci si avvicina al confine, infatti, si viene respinti o arrestati. Basti pensare che in tutto il 2021 solo 42 persone hanno ottenuto l&#8217;asilo. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-contraddizioni-dellaccoglienza-in-italia-e-ungheria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al secondo capitolo.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">132.036</h1>
<p class="bt-2-grey3">i respingimenti della polizia ungherese ai confini, tra il 1 gennaio e il 31 luglio 2022. Di fatto, non è possibile entrare in Ungheria per poi dirigersi in altri paesi europei. Chi vuole chiedere asilo deve farlo dall&#8217;ambasciata ungherese di Belgrado, in Serbia, attraverso una procedura resa volutamente complessa. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/le-contraddizioni-dellaccoglienza-in-italia-e-ungheria/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al secondo capitolo.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">38.385</h1>
<p class="bt-2-grey3">è il numero di richieste di asilo avanzate in Italia solo nel primo trimestre del 2022. Si tratta di un dato molto più alto rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, a causa dei profughi ucraini in fuga dalla guerra. Sebbene le politiche di accoglienza in Italia siano meno repressive rispetto a quelle ungheresi (anche per motivi legati alla geografia dei territori), l&#8217;approccio al fenomeno è da anni emergenziale, nonostante non vi sia un&#8217;emergenza. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-primi-mesi-del-2022-oltre-38mila-richieste-di-asilo-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al grafico.</a></p>
<h1 class="red1 mb-0">157.609</h1>
<p class="bt-2-grey3">i rifugiati e rifugiate ucraine sul territorio italiano che, al 23 settembre scorso, avevano avevano avuto accesso alla protezione temporanea attivata in Ue dopo lo scoppio del conflitto. Si tratta di oltre il 90% dei rifugiati entrati in Italia dopo il 24 febbraio. L’eccezione dimostrata dalle istituzioni comunitarie e dai paesi membri nel caso dell’Ucraina potrebbe aprire un nuovo capitolo nelle politiche migratorie in Europa. Ma, che si consideri i confini orientali (come quello ungherese) o meridionali (come le coste italiane), la direzione che si sta prendendo è opposta. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/arrivare-in-treno-o-nascondersi-nel-bosco/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al terzo capitolo.</a></p>
<h3>Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
<p><iframe src="//www.radioradicale.it/scheda/679394/iframe" width="560" height="355" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/leuropa-che-chiude-le-frontiere-a-est-e-sud/">L&#8217;Europa che chiude le frontiere a est e sud</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>On the way to a better life</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/on-the-way-to-a-better-life/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 18:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=208330</guid>

					<description><![CDATA[<p>Hungary and Italy are at the centre of migration routes towards the old continent. The two countries are different, yet both at once protagonists and victims of Eu migration policies.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/on-the-way-to-a-better-life/">On the way to a better life</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Crossing the Ukraine-Hungary border by car</strong>, taking a bus towards Italy, or walking from Afghanistan to Bosnia Herzegovina, at the European Union’s borders. Getting on a boat to <strong>cross the Mediterranean sea</strong>, up to the Italian coasts. Or again, trying to climb over a wall in Morocco, beyond which the European dream lies.</p>
<p>These are some of the <strong>main migratory routes towards the old continent</strong>. Along them, thousands of people cross their paths with barbed wire, walls, shipwrecks, customs, fingerprints, and violence.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;articolo in<br />
<br><strong>italiano</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Italy in the South and Hungary in the East are the main access doors to Europe.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Migration is as old as humanity itself</strong>. It has never really been halted by human actions or governments’ policies. In recent years, in Europe, two main routes were at the centre of the news, namely the one from North Africa and the countries surrounding the Gulf of Guinea to Southern Europe on one side, and the one from the Middle East and Central Asia towards Eastern Europe on the other. <strong>Two countries more than others were affected by these two routes: Italy in the South and Hungary in the East</strong>. These two different nations are protagonists of different cultures and stories, but have been sharing the same challenges posed by migration and by the shortcomings the Eu has demonstrated in managing them.</p>
<p>On top of this, there has been a <strong>significant exodus of Ukrainians starting last March, as a consequence of the Russian invasion</strong>. In the first six months of the conflict, more than 7 million people fled the war. As we will further explain later, the Eu authorities managed the exodus from Ukraine much differently than usual, proving a welcoming attitude which unfortunately just represents a virtuous exception.</p>
<p><strong>Almost 10 years after the beginning of the “European migration crisis”</strong>, it is clear that the European Union has decided not to decide on this issue. It has not reformed the policy as required by the times, leaving millions of people to their fate and the issue to national politics.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>The gaps in European politics favored anti-immigration parties.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>This irresponsible attitude produced a <strong>general hostility towards migrants almost everywhere. The consequence was an increased support for anti-immigration parties.</strong> These political forces, once in government, had the chance to implement oppressive and discriminatory policies, especially in border countries, where citizens and authorities felt abandoned by Eu institutions.</p>
<p>This happened in Hungary and partly in Italy, where these social and political processes risk to be fully carried through in the next legislature. In fact, the latest polls about the 25 September elections suggest that Fratelli d’Italia (Brothers of Italy), a right wing, sovereignist, anti-migrant party, will be the first political force of our country. <strong>Its leader, Giorgia Meloni, <a href="https://ilmanifesto.it/meloni-da-orban-fratelli-contro-ong-e-immigrazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">has repeatedly shown</a> interest in the “Orbán model” of immigration management.</strong></p>
<h3>Hungary and Italy, Europe’s Eastern and Southern doors</h3>
<p>What is journalistically known as the “European migrants crisis” began in 2013. It seems like a long time ago when an increasing number of people started travelling on foot or by makeshift means towards Europe, in search of asylum. <strong>The year 2015 marks an important turning point</strong>.</p>
<p>During those months, the Eu reported the arrival of almost 2 million people coming from war-torn countries like Syria, Iraq, Afghanistan, but also Libya, Mali or Burkina Faso.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,8 </span>million people migrated towards Europe in 2015, according to EU data.</p>
			        </section>
		</p>
<p>In these extremely dangerous trips, human rights are violated, and many people suffer and die. It was reported that <strong>at least 1,200 migrants died on only 5 boats that sank while crossing the Mediterranean sea</strong> in 2015. And in the same year, <strong>the building of the “Orbán’s wall” began, on the border between Serbia and Hungary.</strong></p>
<p>Today, the data shows a lower number of arrivals. It is not because fewer people leave, nor because policies have been implemented to improve the social-economical conditions in the countries of origin. The reason is rather that restrictive migration policies have worsened and spread across the continent.</p>
<p>Moreover, the Eu itself has been trying to limit the arrivals, <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/esternalizzazione-la-nuova-frontiera-degli-aiuti-allo-sviluppo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">externalising its borders outside the Union</a>, through agreements with third countries, such as the one <a href="https://www.internazionale.it/notizie/2016/03/18/cosa-prevede-l-accordo-sui-migranti-tra-europa-e-turchia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">signed with Turkey in 2016</a>. These arrangements aim to <strong>keep the problem far from the eyes and hearts of the Europeans</strong>. Other examples are <strong>the 2017 memorandum with the Libyan government</strong>, the fences that separate the Moroccan territory from the Spanish enclave of Ceuta and Melilla, and the detention camps on Greek islands.</p>
<p class="bg-grey2 p-20"><strong>The contradictions of the European Union’s migration policies<br />
</strong><em>The Dublin Treaty was signed in the Irish capital in 1990 and is still in force in Europe. According to the regulation, the duty to examine the asylum requests falls, apart from a few exceptions, on the country where the migrant illegally arrived. The other Eu member states have no responsibility whatsoever. This mechanism inevitably creates an unequal situation in Europe, because the reception process and the asylum requests mainly fall on the countries of first entry. This is the case for Italy (for the Mediterranean route) and Hungary (for the Balkan route), where migrants are also sent back, if they try to leave in order to reach other European states. Although the treaty was modified, first in 2003 and then in 2013, it still works pretty much in the same way. And it is accompanied by return policies operating at the external borders of the Eu, which contradict the founding values of the Union, such as the defence of human rights and dignity. Through the years, Brussels signed agreements with North African regimes to control the <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-policy/central-mediterranean-route/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Mediterranean route</a> and with the Turkish regime to control the <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-policy/eastern-mediterranean-route/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Balkan route</a>. This has been done with the explicit aim of holding back migrants in their territories and preventing them from reaching Europe. In this way, the arrivals decreased and the issue lost its centrality in the public debate. The consequence was sentencing thousands of people to the violence of Libyan prisons or to <a href="https://www.amnesty.ch/it/news/2020/grecia-turchia-richiedenti-asilo-e-migranti-uccisi-e-maltrattati-alle-frontiere" target="_blank" rel="noopener noreferrer">forced-returns at the Turkish borders</a>, as reported by human rights organisations and many journalistic investigations. Another deep Eu contradiction has emerged recently, in the management of the Ukrainian refugee crisis. It is clear that the treatment of Ukrainian migrants fleeing the war and those fleeing conflicts in other countries have been unequal. For the first ones, the Eu activated a directive which allowed Ukrainians to freely circulate in all the Eu countries and obtain a form of protection, which on the contrary is denied to thousands of people coming from other war-torn countries.</em></p>
<h3></h3>
<h3>«We don’t want to become a mixed race population»</h3>
<p>The geographical locations of Italy and Hungary are relevant when it comes to migration. <strong>In the last decade this certainly played a role in how autochthonous communities perceived foreign people</strong>. Such a process has been exacerbated by the political polarisation and by the media narratives around the issue.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>How much are Italian and Hungarian populations really mixing with foreigners communities?</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In Italy, the number of migrants landing on the Southern coasts has decreased after the so-called “refugee crisis”, but <strong>the topic keeps on setting the agenda even now, in view of the 25th September 2022</strong> elections, and the favourite parties are precisely the right-wing, anti-immigration ones. Hungary’s situation is different. There, <strong>Orbán’s government has been making the defence of borders one of the crucial principles of his political action for years now</strong>.</p>
<p>The country is characterised by one of the most radical approaches to the issue, to the extent that last July, <strong>Orbán declared</strong>:</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>We are willing to mingle with each other, but we don’t want to become a mixed race population</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2022/07/27/news/ungheria_lafrase_choc_di_orban_disposti_a_mescolarci_ma_non_vogliamo_diventare_una_razza_mista-5480300/" target="_blank">- Viktor Orbán, Bálványos, 27 July 2022</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Such a sentence <strong>caused the dimissions of his personal advisor Zsuzsa Hegedüs</strong>, after she compared the prime minister to the nazi minister Joseph Goebbels &#8211; though <a href="https://hungarytoday.hu/viktor-orbans-advisor-zsuzsa-hegedus-unresigns/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">she later withdrew</a> the allegations.</p>
<p>In 2011, 385 thousand migrants arrived in Italy. Almost 10 years later, they were 247 thousand. The <strong>Hungarian trend is reversed</strong>: in 2011, the new immigrants amounted to 28 thousand, against more than 75 thousand in 2020. However, in order to understand the real impact of the presence of migrants in the two countries, it is necessary to compare those figures with the resident population. <strong>Foreigners who arrived in Italy in 2020 were 42 for every 10 thousand inhabitants, 23 fewer than in 2011</strong>. Hungary instead recorded an increase of 49 units per 10 thousand people from 2011 to 2020. In 2020, <strong>there were 77 immigrants for every 10 thousand inhabitants</strong>.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>There is no &#8220;migrants emergency&#8221;, neither in Italy nor in Hungary.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Aside from these time variations, the most noteworthy aspect is the disproportion between these numbers and the <strong>alarmist kind of communication registered in both countries</strong>. We are in fact facing a structured phenomenon, which would just need to be systematised and organised, thereby avoiding the «invasion stigma» that is undoubtedly refuted by the data.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/new-foreigners-registered-every-year-in-italy-and-hungary/">New foreigners registered every year in Italy and Hungary</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/new-foreigners-registered-every-year-in-italy-and-hungary/">New foreigners, in relation to resident population, in Italy and Hungary, from 2011 to 2020</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis processing <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tps00176/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a> data                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>The Ukrainian refugee crisis is a separate issue</strong>. To manage the exodus, at the beginning of March the Eu reactivated its <a href="https://www.openpolis.it/la-crisi-ucraina-e-la-gestione-emergenziale-dellaccoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">55/2001 Directive, which had been created over 20 years before</a>, to manage the refugee crisis caused by the Balkan wars. According to this provision, people fleeing the conflict are offered a <strong>temporary protection status - which is similar to the refugee status -</strong> in every member state, for one year after their arrival, renewable for another two years.</p>
<p>Indeed, <strong>there have been no significant differences in the ways Italy and Hungary received Ukrainians</strong>, as they both followed the Eu directive. Instead, the main difference concerns the geographic location of the two countries and, therefore, the socio-economic outlook of the refugees who decide to stay.</p>
<p><strong>On one side, Hungary is one of Ukraine’s neighbouring countries, which made it one of the main crossing points for Ukrainians heading West</strong>. From March to July, almost one million Ukrainians entered Hungary, even though less than 30 thousand applied for protection. This suggests that the country is mainly an area of transition to other Eu countries.</p>
<p>In Italy, the situation is the exact opposite: <strong>out of the 157 thousand people who entered the country from 24 January onwards, 148 thousand (94%) asked for temporary protection</strong>. So in this case, the data shows a more permanent kind of immigration.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/on-the-4th-march-more-than-12000-ukrainian-refugees-arrived-in-hungary/">On the 4th March, more than 12,000 Ukrainian refugees arrived in Hungary</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/on-the-4th-march-more-than-12000-ukrainian-refugees-arrived-in-hungary/">Absolute number of Ukrainian citizens who arrived in Italy and Hungary between March and July 2022</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>openpolis processing <a href="https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-e-dashboards-emergenze/mappe-e-dashboards-ucraina/ingressi-alle-frontiere" target="_blank" rel="noopener">Protezione civile</a> and <a href="https://data.unhcr.org/en/situations/ukraine/location/10783" target="_blank" rel="noopener">Unhcr</a> data                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Luglio 2022)
                                        </p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>As the graph shows, <strong>both in Italy and in Hungary the peak of the flow was in March</strong>, <a href="https://www.openpolis.it/dove-sono-fuggiti-i-profughi-ucraini-nei-primi-40-giorni-di-guerra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">namely the first weeks after the Russian invasion</a>. After a decrease and an adjustment between spring and the beginning of the summer, arrivals began to slightly increase in July, even though they <strong>remained far from the winter’s peaks.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>For Ukrainians, Hungary is a crossing territory, while Italy is a point of arrival.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>No data is available about the length of stay of the refugees in Hungary and Italy, but <strong>our field investigation confirms what was suggested by the number of temporary protection requests</strong>. Namely that Hungary is a crossing territory, where migrants stay a few days and sometimes only a few hours, before heading West. Italy instead is a point of arrival, where many refugees come thanks to a network of family or personal relationships, as the country hosts a large, well-rooted Ukrainian community.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="bg-grey2 p-20"><em>This project was supported by the <a href="https://www.ciji.eu/announcements/#tengrantsawarded" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Collaborative and Investigative Journalism Initiative (Ciji)</a>. Thanks to the "cross-border stories" grant, 10 reportage across Europe were funded. The freelance journalists <strong>Irene Pepe</strong> and <strong>Aron Coceancig </strong>have contributed to the realization of this reportage.</em></p>
<p><strong>Photo</strong>: a Pakistan asylum seeker in the "Fraterna Tau" reception center in L'Aquila, Italy - <strong><a href="https://www.instagram.com/andrea.mancini.photo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Mancini</a> / Openpolis</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/on-the-way-to-a-better-life/">On the way to a better life</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In cammino verso una vita migliore</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2022 08:32:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=208120</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’Ungheria e l’Italia sono centrali nelle rotte migratorie nel vecchio continente. Due paesi diversi, al tempo stesso protagonisti e vittime delle politiche europee sull’immigrazione </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/">In cammino verso una vita migliore</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In automobile attraversando il confine tra Ucraina e Ungheria</strong>, o prendendo un bus che porta in Italia. A piedi dall&#8217;Afghanistan fino in Bosnia Herzegovina, ai confini dell’Unione europea. Su una barca fino alle coste italiane, <strong>dopo aver attraversato il Mediterraneo</strong>. O tentando di scavalcare un muro in Marocco, oltre il quale si apre il sogno dell’Europa.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/on-the-way-to-a-better-life/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Read the article<br />
<br><strong>in English</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Sono alcune delle <strong>tratte oggi al centro del fenomeno migratorio nel vecchio continente</strong>. Migliaia di persone che incrociano i loro destini con filo spinato, muri, naufragi, dogane, impronte digitali e violenze.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Italia a sud e l&#8217;Ungheria a est sono tra le principali porte d&#8217;accesso in Europa.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p><strong>Le migrazioni esistono da quando esiste l’umanità.</strong> Si tratta di un fenomeno mai realmente arrestato dalle azioni umane o dalle politiche dei governi. Negli ultimi anni i flussi al centro delle cronache europee sono stati principalmente due: gli spostamenti di persone provenienti dai paesi africani del nord e del golfo di Guinea verso il sud Europa, e quelli dei migranti provenienti dalle nazioni del Medio Oriente e dell’Asia centrale verso l’est Europa. <strong>E due, più di altri, sono tra i principali paesi interessati da queste due rotte: l’Italia a sud e l’Ungheria a est.</strong> Due nazioni diverse, protagoniste di culture e storie differenti, ma da anni accomunate dalle sfide poste dal fenomeno migratorio e dalle lacune dell&#8217;Unione europea nel gestirlo.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-muri-e-le-violenze-sulla-rotta-balcanica/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai a<br><strong>I muri e le violenze sulla rotta balcanica</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>A tutto questo si è aggiunto, poi, <strong>l’imponente esodo di ucraine e ucraini in seguito all’invasione da parte della Federazione Russa</strong>, che ha visto nei primi 6 mesi di conflitto oltre 7 milioni di persone fuggire dalla guerra. Come vedremo in seguito, le autorità europee hanno gestito questo fenomeno in modo nettamente diverso, mostrando un atteggiamento di apertura e accoglienza che a oggi rappresenta però solo una virtuosa eccezione.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/dove/ucraina/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai agli approfondimenti<br><strong>sulla questione ucraina</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p><strong>A quasi 10 anni dall’inizio della “crisi europea dei migranti”</strong> è chiaro che l’Unione europea sul fenomeno ha deciso di non decidere, non si è riformata in base alle esigenze dei tempi, abbandonando al proprio destino milioni di persone, lasciando il tema per lo più a politiche nazionali.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Le lacune nelle politiche europee hanno favorito i partiti anti-immigrazione.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Questo atteggiamento irresponsabile ha prodotto quasi ovunque <strong>un’ostilità generalizzata delle popolazioni nei confronti dei migranti, con il conseguente aumento del consenso per i partiti anti-immigrazione</strong>. I quali, una volta al governo, hanno potuto realizzare politiche repressive e discriminatorie, soprattutto nei paesi di frontiera, dove cittadini e istituzioni si sono sentiti abbandonati dalle istituzioni comunitarie.</p>
<p>È accaduto in Ungheria e, in parte, anche in Italia, dove questi processi sociali e politici rischiano di essere portati a compimento a partire dalla prossima legislatura, se verranno rispettate le previsioni dei sondaggi sulle elezioni del 25 settembre. Questi ultimi, infatti, danno per favorito il partito della destra sovranista Fratelli d’Italia, <strong>la cui leader Giorgia Meloni ha mostrato più volte interesse nei riguardi del “modello Orbán” sull’immigrazione</strong>.</p>
<h3>Ungheria e Italia porte d’Europa a est e sud</h3>
<p>Quella che a livello giornalistico viene conosciuta come “crisi europea dei migranti” ha avuto inizio nel 2013. Sembra passato molto tempo da quando un numero sempre crescente di persone ha iniziato a muoversi, a piedi o con mezzi di fortuna, in cerca di asilo in Europa. L<strong>’anno che segna la svolta è il 2015</strong>.</p>
<p>In quei mesi, secondo l’Ue quasi due milioni di persone si sono trovate ai confini del continente, provenienti da zone di guerra come la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan, ma anche la Libia, il Mali o il Burkina Faso. Parliamo di viaggi molto pericolosi.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,8 </span>milioni di persone sono migrate verso l&#8217;Europa nel 2015, secondo l&#8217;Ue.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si stima che in quel periodo <strong>siano morte almeno 1.200 persone in sole cinque imbarcazioni affondate nel mar Mediterraneo</strong>. Viaggi che spesso portano con sé sofferenza e violazioni di diritti fondamentali. È in questo contesto che, come vedremo in avanti, sempre nel 2015 inizia <strong>la costruzione del “muro di Orbán” sul confine serbo-ungherese.</strong></p>
<p>Oggi i dati raccontano di cifre più modeste in relazione agli arrivi. Non perché si parta di meno, si muoia di meno o perché siano state avviate politiche pubbliche di riequilibrio socio-economico nei paesi di provenienza, ma perché si sono aggravate negli anni politiche repressive e contenitive del fenomeno migratorio, fino a farle passare come consuete in diversi paesi Ue.</p>
<p>Inoltre si tenta, a livello comunitario, di limitare gli arrivi <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/esternalizzazione-la-nuova-frontiera-degli-aiuti-allo-sviluppo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">esternalizzando le frontiere al di fuori dell’Unione</a>, attraverso accordi onerosi come quello siglato <a href="https://www.internazionale.it/notizie/2016/03/18/cosa-prevede-l-accordo-sui-migranti-tra-europa-e-turchia" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tra Ue e Turchia nel 2016</a>. Intese che hanno l’obiettivo di <strong>tenere il problema lontano dagli occhi e dal cuore dei popoli europei</strong>. Come il <strong>memorandum con la Libia firmato nel 2017</strong>, le recinzioni che separano il territorio marocchino dalle exclave spagnole Ceuta e Melilla, o i campi di detenzione sulle isole greche.</p>
<p class="bg-grey2 p-20"><strong>Le politiche migratorie in Ue<br />
</strong><em>In Europa è ancora in vigore il trattato di Dublino, firmato nel 1990 nella capitale irlandese. Si tratta di un regolamento secondo il quale le responsabilità di esaminare le domande di asilo ricadono, salvo alcune eccezioni, sullo stato membro in cui il migrante che richiede asilo è entrato, varcando le frontiere in modo irregolare. Senza quindi prevedere alcuna responsabilità per gli altri paesi Ue. Questo meccanismo crea inevitabilmente una situazione iniqua in Europa, perché l’ospitalità e le richieste di asilo ricadono principalmente sui primi paesi d’approdo, come l’Italia (nel caso della rotta mediterranea) e l’Ungheria (nel caso della rotta balcanica), che si vedono inoltre ritornare i migranti che si spostano in altri paesi europei dopo essere passati dai loro territori. Nonostante sia stato modificato prima nel 2003 e poi nel 2013, l’impianto sostanziale del trattato è ancora oggi vigente. E si affianca alle politiche di respingimento alle frontiere esterne dell’Ue, che contraddicono nei fatti i valori su cui è fondata l’Unione, primo fra tutti la difesa della dignità e dei diritti umani. In questo senso Bruxelles negli anni ha stretto accordi con i regimi nordafricani per la <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-policy/central-mediterranean-route/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rotta mediterranea</a> e con quello turco per la <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/eu-migration-policy/eastern-mediterranean-route/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rotta balcanica</a>, affinché trattengano nei loro territori i migranti che cercano di raggiungere l’Europa. L’obiettivo è ridurre gli arrivi, marginalizzando il problema dal punto di vista dell’impatto pubblico. Con la conseguenza di condannare migliaia di esseri umani alla detenzione nelle carceri libiche o alle <a href="https://www.amnesty.ch/it/news/2020/grecia-turchia-richiedenti-asilo-e-migranti-uccisi-e-maltrattati-alle-frontiere" target="_blank" rel="noopener noreferrer">violenze</a> nei rimpatri al confine turco, come denunciato da numerose inchieste giornalistiche e da diverse organizzazioni per i diritti umani. Un’ulteriore forte contraddizione delle istituzioni comunitarie è emersa di recente, a fronte della crisi dei rifugiati ucraini. È risultata infatti evidente la disparità di trattamento dei profughi di guerra ucraini rispetto a quelli provenienti da altri paesi in conflitto. Per i primi, infatti, è stata attivata una direttiva che permette agli ucraini di circolare in Europa e di richiedere con facilità una forma di protezione, al contrario negata a centinaia di migliaia di persone provenienti da altri paesi in guerra.</em></p>
<h3></h3>
<h3>«Non vogliamo diventare popoli di razza mista»</h3>
<p>Le rispettive posizioni geografiche di Italia e Ungheria acquistano rilevanza quando si parla di migrazioni. <strong>Nell’ultimo decennio questo ha certamente contribuito a una percezione diversa delle persone straniere da parte delle comunità autoctone</strong>, complici anche le polarizzazioni politiche sul tema e le narrazioni mediatiche a riguardo.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Quanto si stanno realmente «mescolando» i popoli italiano e ungherese con le comunità straniere?</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Se in Italia gli sbarchi di migranti sulle coste meridionali sono calati dopo la cosiddetta &#8220;crisi dei rifugiati&#8221;, <strong>l’argomento continua a segnare l’agenda setting anche in vista delle elezioni politiche del 25 settembre</strong>, dove sono favoriti i partiti delle destre anti-immigrazione. Diversa la situazione per l’Ungheria, dove <strong>il governo guidato da Viktor Orbán da anni ha fatto della difesa dei confini un cardine fondamentale della sua azione politica</strong>.</p>
<p>Nel paese magiaro l’atteggiamento è tra i più radicali in Europa, tanto che lo scorso luglio lo stesso Orbán <strong>ha fatto discutere con alcune sue dichiarazioni</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Siamo disposti a mescolarci gli uni con gli altri, ma non vogliamo diventare popoli di razza mista.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.lastampa.it/esteri/2022/07/27/news/ungheria_lafrase_choc_di_orban_disposti_a_mescolarci_ma_non_vogliamo_diventare_una_razza_mista-5480300/" target="_blank">- Viktor Orbán, Bálványos, 27 luglio 2022</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Una frase che <strong>ha causato le dimissioni della sua consigliera personale Zsuzsa Hegedüs</strong>, che ha accostato il premier al ministro nazista Joseph Goebbels, <a href="https://hungarytoday.hu/viktor-orbans-advisor-zsuzsa-hegedus-unresigns/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nonostante abbia ritirato</a> queste affermazioni pochi giorni dopo.</p>
<p>Nel solo 2011 in Italia sono entrati oltre 385mila nuovi immigrati. Nell&#8217;anno 2020, invece, 247mila. <strong>Il trend è inverso in Ungheria</strong>, dove nel 2011 erano meno di 28mila i nuovi ingressi, a fronte di più di 75mila nel 2020. Per capire la portata della presenza di migranti nei due paesi, è necessario relazionare questi dati alla popolazione residente. <strong>Gli stranieri entrati in Italia nel 2020 erano 42 ogni 10mila abitanti, una cifra diminuita di 23 unità rispetto al 2011</strong>. In Ungheria invece, sempre nel 2020,<strong> risultavano 77 gli immigrati ogni 10mila residenti</strong>. In questo caso, la cifra è aumentata nel corso del decennio (+49).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Non esiste alcuna &#8220;emergenza migranti&#8221; né in Italia né in Ungheria.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-di-migranti-tra-emergenza-e-strumentalizzazioni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Gli sbarchi di migranti<br><strong>tra emergenza e strumentalizzazioni</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Al di là delle variazioni che si sono susseguite negli anni, sicuramente un aspetto da sottolineare è la sproporzione che c’è tra questi numeri e la <strong>comunicazione emergenziale che viene diffusa in entrambi i paesi</strong>. Piuttosto si è di fronte a un fenomeno strutturato che va sistematizzato e organizzato, non stigmatizzato in nome di fantomatici «teoremi dell’invasione» indubbiamente smentiti dai dati.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-nuovi-stranieri-arrivati-ogni-anno-in-italia-e-ungheria/">I nuovi stranieri arrivati ogni anno in Italia e Ungheria</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-nuovi-stranieri-arrivati-ogni-anno-in-italia-e-ungheria/">Numero di stranieri entrati annualmente, in rapporto alla popolazione residente, in Italia e Ungheria, dal 2011 al 2020</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0">
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/tps00176/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 11 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/09/i-nuovi-stranieri-arrivati-ogni-anno-in-italia-e-ungheria.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-nuovi-stranieri-arrivati-ogni-anno-in-italia-e-ungheria"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-203845"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-203845" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			</p>
<p><strong>Una questione a parte invece merita la questione ucraina.</strong> A inizio marzo è stata attivata una <a href="https://www.openpolis.it/la-crisi-ucraina-e-la-gestione-emergenziale-dellaccoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">direttiva europea risalente a oltre vent'anni fa</a> (la 55/2001), allora pensata per l'esodo proveniente dai Balcani meridionali in guerra. Secondo questa disposizione, le persone che fuggono dal conflitto possono <strong>godere di una protezione temporanea in Ue, uno status simile a quello del rifugiato</strong>, in qualsiasi paese membro e per un anno dall'ingresso, rinnovabile per altri due.</p>
<p><strong>Le differenze tra Italia e Ungheria non riguardano infatti l’accoglienza degli ucraini, tutto sommato omogenea tra i due paesi</strong> e in linea con le indicazioni comunitarie, ma soprattutto la collocazione geografica e quindi la composizione socio-economica dei profughi che decidono di rimanere nell’uno o nell’altro paese.</p>
<p><strong>L’Ungheria infatti confina con l’Ucraina, il che la rende uno dei principali punti di passaggio della popolazione ucraina verso ovest</strong>. Da marzo a luglio circa un milione di ucraini sono entrati in Ungheria, anche se poco meno di 30mila hanno fatto domanda di protezione temporanea nel paese. Questo suggerisce come la nazione magiara sia essenzialmente un luogo di passaggio verso altri stati dell’Unione.</p>
<p>In Italia la situazione è diametralmente opposta: <strong>delle 157mila persone entrate dal 24 febbraio in poi, 148mila (il 94%) ha chiesto di accedere alla protezione temporanea</strong>. In questo caso, i dati ci raccontano di un’immigrazione più stanziale.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-4-marzo-piu-di-12mila-profughi-ucraini-sono-entrati-in-ungheria/">Il 4 marzo più di 12mila profughi ucraini sono entrati in Ungheria</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-4-marzo-piu-di-12mila-profughi-ucraini-sono-entrati-in-ungheria/">Numero assoluto di ingressi di cittadini ucraini in Italia e in Ungheria da marzo a luglio 2022</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-e-dashboards-emergenze/mappe-e-dashboards-ucraina/ingressi-alle-frontiere" target="_blank" rel="noopener">Protezione civile</a> e <a href="https://data.unhcr.org/en/situations/ukraine/location/10783" target="_blank" rel="noopener">Unhcr</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 26 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/09/il-4-marzo-piu-di-12mila-profughi-ucraini-sono-entrati-in-ungheria.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-203967"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-203967" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Come emerge dal grafico, <strong>il periodo di maggior flusso di profughi ucraini sia in Italia che in Ungheria è stato nel mese di marzo</strong>, <a href="https://www.openpolis.it/dove-sono-fuggiti-i-profughi-ucraini-nei-primi-40-giorni-di-guerra/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">nelle prime settimane che hanno seguito l’invasione russa</a>. Dopo un calo e un assestamento in primavera e all’inizio dell’estate, nel mese di luglio le cifre degli ingressi nei due paesi sono tornate leggermente a salire, <strong>tuttavia rimanendo lontane dai picchi dell’inverno.</strong></p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Per gli ucraini l'Ungheria è un luogo di passaggio, l'Italia di approdo.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Non sono disponibili dati ufficiali sulla durata della permanenza dei profughi nelle due nazioni, ma <strong>la nostra indagine sul campo conferma quanto suggeriscono i dati sulle domande di protezione temporanea nei due paesi</strong>: l’Ungheria è un luogo per molti di passaggio, dove le persone stazionano pochi giorni e a volte addirittura poche ore, prima di dirigersi a ovest. L’Italia, invece, è un luogo di approdo, dove molti rifugiati arrivano attraverso una rete di relazioni personali o familiari con la folta comunità ucraina (circa 235mila persone) che vive nel paese da diversi anni.</p>
<p class="bg-grey2 p-20"><em>Questo progetto è stato sostenuto dal <a href="https://www.ciji.eu/announcements/#tengrantsawarded" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Collaborative and Investigative Journalism Initiative (Ciji)</a>. Sono stati supportati dieci reportage in tutta Europa, nell'ambito del grant sulle "cross-border stories", con l'obiettivo di raccontare storie transfrontaliere che vedessero la collaborazione tra team di diversi paesi europei. Hanno contribuito alla realizzazione di questo reportage i giornalisti freelance <strong>Irene Pepe</strong> e <strong>Aron Coceancig</strong>.</em></p>
<p><strong>Foto</strong>: un richiedente asilo pakistano nel centro di accoglienza "Fraterna Tau" dell'Aquila, in Italia - <strong><a href="https://www.instagram.com/andrea.mancini.photo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Andrea Mancini</a> / Openpolis</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/in-cammino-verso-una-vita-migliore/">In cammino verso una vita migliore</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I muri e le violenze sulla rotta balcanica</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-muri-e-le-violenze-sulla-rotta-balcanica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Sep 2022 13:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=204813</guid>

					<description><![CDATA[<p>La rotta balcanica, che giunge ai confini sud-orientali dell’Ue, è uno dei principali percorsi migratori per le persone che cercano di raggiungere l'Europa via terra. È però anche uno dei più pericolosi, teatro di sistematici abusi dei diritti umani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-muri-e-le-violenze-sulla-rotta-balcanica/">I muri e le violenze sulla rotta balcanica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La rotta balcanica esiste da decenni, ma negli ultimi anni è stata oggetto di particolare attenzione, dati i <strong>numerosi episodi di violenza</strong> che l&#8217;hanno caratterizzata. Nonostante i numeri degli arrivi e dei transiti siano diminuiti, sono aumentati i tentativi individuali di attraversamento, considerati &#8220;illegali&#8221; e duramente repressi. Un trattamento profondamente diverso da quello che è stato garantito ai molti profughi ucraini che hanno attraversato gli stessi confini e che sembra confermare un punto di vista condiviso da molti, ovvero che esistono &#8220;profughi veri&#8221; e &#8220;profughi finti&#8221;.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-teorema-dei-profughi-finti-e-i-profughi-veri-alimentato-dai-discorsi-dodio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento<br><strong>Il teorema dei “profughi finti e i profughi veri” alimentato dai discorsi d’odio</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<h3>La rotta balcanica</h3>
<p>Si tratta di un percorso variabile che <strong>dalla Turchia e dalla Grecia giunge fino ai confini orientali dell&#8217;Unione europea</strong>. Viene percorsa da molte persone provenienti da paesi instabili del medio oriente (come la Siria e l&#8217;Iraq) e dell&#8217;Asia centrale (tra cui l&#8217;Afghanistan), ma anche da molti migranti dall&#8217;Africa settentrionale (che passano dal Sinai per poi risalire) e dall&#8217;Asia meridionale, soprattutto dal Pakistan, dal Bangladesh e dall&#8217;India.</p>
<p>La rotta collega questi paesi con quelli che costituiscono l&#8217;estremo margine dell&#8217;Ue, come <strong>Croazia, Ungheria, Romania e Bulgaria</strong>. Dei punti di transito fondamentali per entrare nell&#8217;Unione. L&#8217;obiettivo finale del percorso sono solitamente gli stati dell&#8217;Europa nord-occidentale e in particolare la <strong>Germania</strong>.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6.489 </span>le presenze registrate nel sistema di accoglienza a Trieste (2021), secondo i dati del <a href="https://www.icsufficiorifugiati.org/" rel="noopener noreferrer" target="_blank">consorzio italiano di solidarietà</a> (Ics).</p>
			        </section>
		</p>
<p>Mentre per quanto riguarda i nuovi ingressi, nel 2021 sono stati 4.829.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-40-dei-migranti-che-arriva-dalla-rotta-balcanica-e-pakistano/">Il 40% dei migranti che arriva dalla rotta balcanica è pakistano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-40-dei-migranti-che-arriva-dalla-rotta-balcanica-e-pakistano/">Le principali nazionalità per numero di presenze a Trieste (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_204810_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_204810_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_204810_tab3"><p>I dati sono aggiornati al 31 dicembre 2021 e sono riferiti alle presenze di migranti registrate nel sistema di accoglienza della città di Trieste, principale punto di arrivo della rotta balcanica. Sono incluse le 10 nazionalità più frequenti.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.icsufficiorifugiati.org/il-sistema-dellaccoglienza-di-trieste-report-statistico-2021/?fbclid=IwAR1O_oRy1GPOBMxW7ULPSupSQtWxet33ueWzd8AmGi1amfpJo57kargzPuA" target="_blank" rel="noopener">Ics</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 30 Agosto 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/09/il-40-dei-migranti-che-arriva-dalla-rotta-balcanica-e-pakistano-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-40-dei-migranti-che-arriva-dalla-rotta-balcanica-e-pakistano"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-204810"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-204810" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Tra le persone che arrivano in Italia via terra, i <strong>pakistani</strong> sono la nazionalità più rappresentata (2.576 persone, ovvero il 39,7% del totale). Seguono gli afghani (1.185). Tra le altre nazionalità ricorrenti rientrano anche i bengalesi (782) e i nepalesi (406).</p>
<p>Questi dati, forniti dal consorzio italiano di solidarietà, attivo in Friuli-Venezia Giulia, sono gli unici sugli arrivi via terra. Sono <strong>riferiti soltanto alle persone coinvolte nel sistema di accoglienza</strong> e quindi escludono tutte le persone che non vengono intercettate e transitano altrove, ma sono i dati più vicini a quelli, mancanti, sugli arrivi.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il governo italiano non mette a disposizione dati sugli arrivi via terra.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Ad oggi infatti il governo italiano non mette a disposizione dati di questo genere. Il ministero dell'interno cura infatti un cruscotto statistico giornaliero sull'immigrazione che però conteggia solo gli arrivi via mare. Nemmeno l'<a href="https://data.unhcr.org/en/situations/mediterranean" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a> dispone di questo tipo di dati per l'Italia, che invece esistono per gli arrivi via terra in Grecia e in Spagna. Considerando che gli attraversamenti via terra in Europa e in Italia stanno sensibilmente aumentando, <strong>questa mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni impedisce un monitoraggio completo e indipendente del fenomeno, a svantaggio sia dei migranti che delle comunità ospitanti</strong>.</p>
<p>Sono poi disponibili i dati di <strong>Frontex</strong>, ovvero l'agenzia europea di guardia di frontiera e costiera, la quale registra i singoli tentativi commessi dai migranti per oltrepassare i confini.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+124,8% </span>i tentativi di attraversamento delle frontiere nella zona dei Balcani occidentali registrati da Frontex nel passaggio dal 2020 al 2021.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sempre-piu-numerosi-i-tentativi-di-raggiungere-lue-via-terra/">Sempre più numerosi i tentativi di raggiungere l&#8217;Ue via terra</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sempre-piu-numerosi-i-tentativi-di-raggiungere-lue-via-terra/">Il numero di attraversamenti irregolari registrati da Frontex (2019-2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_204828_tab3"><p>I dati sono pubblicati nella prima settimana di gennaio di ogni anno e sono riferiti all&#8217;anno precedente &#8211; ad eccezione del 2022, in cui sono compresi i primi 7 mesi (l&#8217;ultimo aggiornamento risale al 14 luglio). I dati del 2019 sono approssimativi (non viene indicata la cifra esatta), mentre non sono disponibili quelli degli anni precedenti, in quanto non veniva ancora riportata una &#8220;rotta balcanica&#8221; distinta dalle altre. Le cifre non indicano le persone che hanno tentato di oltrepassare il confine, ma i singoli tentativi: le due cose non si equivalgono, in quanto una stessa persona può aver tentato più volte, oppure può non essere intercettata.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://frontex.europa.eu/media-centre/news/news-release/" target="_blank" rel="noopener">Frontex</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 30 Agosto 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/09/sempre-piu-numerosi-i-tentativi-di-raggiungere-lue-via-terra.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="sempre-piu-numerosi-i-tentativi-di-raggiungere-lue-via-terra"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-204828"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-204828" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/sempre-piu-numerosi-i-tentativi-di-raggiungere-lue-via-terra/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Dal 2019 ad oggi il numero di tentativi è andato gradualmente aumentando</strong>. Nel 2020 rispetto al 2019 l’aumento è stato pari al 92%, passando da 14mila a circa 27mila. Mentre nel 2021 rispetto al 2020 ha toccato il <strong>125%</strong>, arrivando a oltre 60mila tentativi registrati. Il 2022 sembra registrare un incremento ulteriore (circa 55mila tentativi solo nei primi sette mesi).</p>
<h3>Più attraversamenti, ma meno arrivi</h3>
<p>Negli ultimi anni, come ha spiegato Gianfranco Schiavone di <a href="https://www.asgi.it/notizie/rotta-balcanica-marcia-senza-diritti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Asgi</a> a L'Eurispes, la rotta balcanica è diventata teatro di una vera e propria<strong> tragedia umanitaria</strong>. L'Ue non ha elaborato nessuna strategia di gestione dei flussi migratori in questa zona e l'unica soluzione concreta a cui si è ricorso è quella dei <strong>respingimenti</strong>, ampiamente <a href="https://www.asgi.it/wp-content/uploads/2022/05/PRAB-Report-January-to-March-2022_final.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">documentati</a>. I quali sono però <strong>illegali</strong>.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/friuli-venezia-giulia-la-crisi-dellaccoglienza-diffusa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l'intervista a Gianfranco Schiavone nell'approfondimento<br><strong>Friuli Venezia Giulia: la crisi dell’accoglienza diffusa</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>I regolamenti europei, in primis quello di Dublino, riconoscono infatti il diritto di ognuno di presentare una domanda di asilo.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Gli Stati membri esaminano qualsiasi domanda di protezione internazionale presentata da un cittadino di un paese terzo o da un apolide sul territorio di qualunque Stato membro, compreso alla frontiera e nelle zone di transito.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32013R0604&amp;from=IT" target="_blank">- regolamento di Dublino</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Nei fatti però questo diritto non viene tutelato e<strong> la zona dei Balcani occidentali è diventata progressivamente militarizzata</strong>. Per volontà dell'Ue, impegnata a difendere le proprie frontiere, le forze dell'ordine dei paesi di confine hanno avviato un'attività pianificata basata sul controllo capillare, anche con strumenti tecnologici, e sui respingimenti, per impedire sia l'ingresso che il transito di persone sul territorio.</p>
<p><strong>Alcuni paesi dell’est Europa, poi, sono andati anche oltre le intenzioni delle istituzioni comunitarie</strong>. È il caso della <a href="https://www.meltingpot.org/2022/07/terminata-la-costruzione-della-barriera-anti-migranti-sul-confine-tra-polonia-e-bielorussia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">barriera</a> costruita dalla Polonia dopo la crisi nel 2021 sul confine con la Bielorussia, o della costruzione di un <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-muro-dellungheria-di-orban-ferita-nelleuropa-di-oggi-24329" target="_blank" rel="noopener noreferrer">muro</a> lungo oltre 500 km lungo il confine serbo-ungherese, datata 2025 e voluta dal governo magiaro di Viktor Orban, in aperta contrapposizione alle convenzioni internazionali. Come anche della <a href="https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/migranti-lituania-completata-la-barriera-al-confine-con-la-bielorussia_54127785-202202k.shtml" target="_blank" rel="noopener noreferrer">barriera</a>, recentemente completata, che separa la Lituania dalla Bielorussia.</p>
<p>I dati forniti da Frontex sono in contraddizione con quelli dell'<a href="https://data.unhcr.org/en/documents/details/92490" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Unhcr</a>, che evidenziano un calo negli arrivi e nei transiti nel 2022 rispetto all'anno precedente, riportando meno di 8mila persone nell'area dei Balcani occidentali. La ragione, come evidenzia anche <a href="https://www.meltingpot.org/2022/05/repressione-campi-e-sparatorie/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Melting pot</a>, è che <strong>sono le stesse persone a fare più tentativi</strong>. E questo perché appunto oltrepassare le frontiere è diventato sempre più difficile.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7.768 </span>i migranti presenti nell'area dei Balcani occidentali a marzo 2022, secondo l'Unhcr.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Questo comporta, come evidenzia Schiavone, che le persone rimangano intrappolate alle porte dell'Ue. Da una parte ci sono i paesi da cui sono fuggite per evitare guerre e persecuzioni, dall'altra, frontiere sempre più respingenti.</p>
<p>L'<a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2016/03/18/eu-turkey-statement/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">accordo Ue-Turchia</a> siglato nel 2016, che prevedeva il respingimento dei migranti giunti dalla Turchia sulle isole dell'Egeo, e basato sulla premessa che la Turchia potesse essere considerata un paese "sicuro", ha contribuito a consolidare questa <strong>politica basata sulla sistematica negazione del diritto all'asilo</strong>.</p>
<h3>Rifiuti e violenze anche all'arrivo</h3>
<p>Nonostante le difficoltà, molte persone riescono a giungere al termine di questo ostico percorso. Quando arrivano a presentare una domanda di asilo nei paesi di confine stessi, in molti casi le loro richieste vengono però processate con tempi molto lunghi. Tra quelle su cui è presa immediatamente una decisione, è il rifiuto a prevalere.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-romania-e-il-paese-con-piu-richieste-di-asilo/">La Romania è il paese con più richieste di asilo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-romania-e-il-paese-con-piu-richieste-di-asilo/">Le richieste di asilo inoltrate e quelle rimaste in sospeso nei paesi di ingresso della rotta balcanica (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_204834_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_204834_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_204834_tab3"><p>I dati sono riferiti al 2020 e corrispondono alle prime richieste di asilo e a quante non hanno ricevuto un esito entro l&#8217;anno, nei paesi allineati lungo la frontiera orientale dell&#8217;Ue. Non sono disponibili i dati sulle richieste in sospeso per la Croazia. Le richieste in sospeso in Polonia superano le richieste totali perché risultano ancora in sospeso richieste inoltrate negli anni precedenti.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://asylumineurope.org/" target="_blank" rel="noopener">Aida e Ecre</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 30 Agosto 2022)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="la-romania-e-il-paese-con-piu-richieste-di-asilo"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-204834"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-204834" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>La <strong>Romania</strong>, che tra i paesi del confine orientale dell'Ue è quella che riceve il numero più elevato di domande di asilo, solo a 251 persone delle 6.158 che nel 2020 hanno fatto richiesta d'asilo è stato attribuito lo status di rifugiato - il 4,1% del totale. Mentre 2.217 richieste sono rimaste in sospeso.</p>
<p>Una situazione simile si registra in <strong>Bulgaria</strong>, dove sono state presentate 3.525 domande di asilo, con un tasso di rifiuto pari al 62,5%. Tra le varie nazionalità, tutti i nord-africani sono stati rifiutati, gli afghani al 99%. In <strong>Slovenia</strong> la percentuale di rifiuti sale al 70,7%. Ancora più elevato in Ungheria, dove tocca il 73,3%. In <strong>Polonia</strong> addirittura è rifiutato l'84% delle domande di asilo, e il numero di richieste in sospeso è superiore a quelle presentate. Qui, vige inoltre il <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/bielorussia-polonia-cosa-sta-succedendo-ai-confini-dell-europa" target="_blank" rel="noopener noreferrer">divieto di portare soccorso ai migranti</a> bloccati nei boschi, a pochi passi dal confine.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>La solidarietà viene criminalizzata.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>A questo si aggiunge la campagna di criminalizzazione che è stata condotta ai danni dei cittadini che si sono impegnati in attività solidali. In Italia ad esempio c'è stato il caso di <strong>Lorena Fornasir</strong> e <strong>Gian Andrea Franchi</strong>, fondatori dell'organizzazione volontaria <a href="https://www.lineadombra.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Linea d'Ombra</a>, che offrono cibo, vestiti e cure mediche ai migranti di passaggio per Trieste, e che per aver ospitato una famiglia di migranti per una notte nel loro appartamento <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/la-solidarieta-non-e-reato-archiviate-le-accuse-per-i-volontari-di-trieste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">hanno dovuto affrontare un processo per favoreggiamento dell'immigrazione illegale</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: un migrante a Bihać, in Bosnia Herzegovina (Mattia Fonzi)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-muri-e-le-violenze-sulla-rotta-balcanica/">I muri e le violenze sulla rotta balcanica</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sempre meno gli incidenti ferroviari, ma restano numerosi i suicidi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/sempre-meno-gli-incidenti-ferroviari-ma-restano-numerosi-i-suicidi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=173244</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi 10 anni nei paesi Ue è progressivamente diminuito il numero di incidenti ferroviari, come anche quello di lesioni gravi ad essi connesse e di decessi. È invece rimasto piuttosto stabile il numero di suicidi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/sempre-meno-gli-incidenti-ferroviari-ma-restano-numerosi-i-suicidi/">Sempre meno gli incidenti ferroviari, ma restano numerosi i suicidi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo la valutazione annuale svolta dalla <a href="https://www.era.europa.eu/activities/rail-accident-investigation_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">European railway agency</a> (Era), negli anni gli incidenti lungo i binari sono diminuiti,  sia per numero che per gravità, per cui il treno sta diventando una modalità di spostamento sempre più sicura.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/Rail-accidents-Hungary-leads-the-list-in-fatality-figures" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l&#8217;articolo originale di<br><strong>Eurologus</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Come riporta l&#8217;Era, nel <strong>2019</strong> ci sono stati <strong>1.516 incidenti ferroviari</strong> negli stati membri dell&#8217;Ue, <strong>con 802 morti e 612 ferimenti gravi</strong>. È interessante confrontare queste cifre con quelle degli anni precedenti. Se osserviamo i dati del 2010 e gli episodi di questo tipo registrati nel corso dell&#8217;ultimo decennio, emerge come <strong>gli incidenti siano andati costantemente calando</strong>. Nel 2010 infatti sono stati 2.229.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-32% </span>gli incidenti ferroviari registrati in Ue tra 2010 e 2019, secondo l&#8217;Era.</p>
			        </section>
		</p>
<h3>Un calo costante nell&#8217;ultimo decennio</h3>
<p>Se analizziamo il cambiamento sul breve periodo, vediamo che <strong>nel 2019 ci sono stati il 9% degli incidenti in meno (-150) rispetto all&#8217;anno precedente</strong>.</p>
<p>Stando ai dati sugli <strong>incidenti gravi</strong> relativi al 2019, sono quelli causati da veicoli in movimento che rappresentano la proporzione più ampia, con 795 episodi, pari al 52,4% del totale. Altra categoria rilevante è poi quella relativa ai passaggi a livello, con 432 casi equivalenti al 28,5% del totale. Questo significa che 8 casi su 10 rientrano in una di queste due categorie.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Un terzo di tutti gli incidenti ferroviari in Ue sono avvenuti in Germania e Polonia.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>La <strong>Germania</strong>, in particolare, è il paese Ue che, nel 2019, ne ha registrato il numero più elevato (298), seguita dalla Polonia, con 214. Da segnalare anche il dato dell&#8217;Ungheria, con 142 incidenti per il 10% del totale europeo. Le cifre più contenute sono state registrate invece in <strong>Irlanda</strong> (2), e in Estonia (5). Mentre il <strong>Lussemburgo</strong> è stato l&#8217;unica nazione a non averne riportato nessuno nel 2019 &#8211; senza considerare Cipro e Malta, sprovviste di reti ferroviarie.</p>
<h3>In Ue, meno di 2 decessi ogni milione di abitanti per incidenti ferroviari</h3>
<p>Oltre al numero di eventi registrati, <strong>anche il numero di morti è andato progressivamente calando nell&#8217;ultimo decennio</strong>, passando da 1.245 nel 2010 a 802 nel 2019. Questo calo è stato piuttosto solido, anche se si è registrato un leggero aumento a metà del decennio.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-35,6% </span>i decessi causati da incidenti ferroviari in Ue, tra 2010 e 2019.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lungheria-e-il-primo-paese-ue-per-morti-in-incidenti-ferroviari/">L&#8217;Ungheria è il primo paese Ue per morti in incidenti ferroviari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lungheria-e-il-primo-paese-ue-per-morti-in-incidenti-ferroviari/">Il numero di decessi per ogni milione di passeggeri nei paesi Ue (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_173382_tab3"><p>I dati sono riferiti alle persone che hanno perso la vita in incidenti, escludendo quindi i suicidi, che sono trattati dall&#8217;Era separatamente.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurologus e Era                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 29 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Parliamo, a livello europeo, di <strong>1,8 morti ogni milione di abitanti.</strong> Ma <strong>il dato ungherese è ben 5 volte superiore</strong>, con la mortalità più elevata del continente. Nel 2019, l'Ungheria ha infatti registrato <strong>8,9 decessi per milione di abitanti</strong>. La seguivano Lettonia (6,8) e Slovacchia (5,7).</p>
<p>Mentre è elevato il numero di vittime che si trovavano in modo non autorizzato sui binari (492), come anche quello delle vittime presso i passaggi a livello (263), <strong>solo una quota ridotta risultava costituita da passeggeri</strong>.</p>
<p>Tra 2010 e 2019 questo componente ha costituito tra l'1% e il 5% del totale, fatta eccezione per il 2013, quando la cifra è salita al 9% (97 persone). Il motivo dietro questo aumento così circoscritto nel tempo è stato l'incidente ferroviario di Santiago de Compostela nel luglio 2013, in cui hanno perso la vita 79 persone.</p>
<h3>L'aereo rimane una modalità di viaggio più sicura</h3>
<p>Guardando l'andamento temporale, vediamo quindi che i viaggi sui binari stanno diventando via via più sicuri.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il treno è più sicuro dell'autobus, ma meno dell'aereo.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>L'Era stima che <strong>tra il 2010 e il 2014 il rischio di morte per i passeggeri fosse di 0,14 ogni miliardo di chilometri</strong>. Per fare un confronto, è inferiore di un terzo rispetto ai viaggi in autobus, ma <strong>il doppio rispetto a quelli in aereo</strong>.</p>
<p><strong>Anche il numero di persone che hanno riportato lesioni gravi si sono ridotte nell'ultimo decennio</strong>, nonostante alcune fluttuazioni in corrispondenza di episodi di particolare gravità come quello già menzionato a Santiago o quello di Buizingen, in Belgio, quando nel 2010 18 persone hanno perso la vita e 162 hanno riportato lesioni.</p>
<p>Nel 2016 il numero di passeggeri feriti è aumentato significativamente rispetto all'anno precedente, prima di diminuire di nuovo nel 2017 e rimanere poi stabile nel 2018. Nel 2019, il numero di feriti (612) è diminuito del 18,2%. <strong>In 18 dei 27 stati membri, neanche una persona è stata ferita gravemente</strong>.</p>
<h3>Stabile il numero di suicidi</h3>
<p>Le statistiche sugli incidenti ferroviari trattano la questione dei suicidi separatamente. Questi ultimi non hanno visto lo stesso andamento verso il basso e continuano a essere numerosi. Tra 2010 e 2019, tra i 2.300 e i 2.800 suicidi sono stati registrati, ogni anno, lungo i binari. Il dato più alto risale al 2012, quando ci sono stati 2.734 casi.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">2.313 </span>i suicidi lungo i binari in Ue nel 2019.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Il numero più elevato (646) è stato quello della <strong>Germania</strong>. Ma cifre consistenti sono state registrate anche in Francia (261), Repubblica Ceca (211) e Paesi Bassi (194).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/rispetto-agli-incidenti-il-numero-dei-suicidi-e-rimasto-stabile/">Rispetto agli incidenti, il numero dei suicidi è rimasto stabile</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/rispetto-agli-incidenti-il-numero-dei-suicidi-e-rimasto-stabile/">Il numero di incidenti ferroviari e di suicidi presso i binari, nel periodo tra 2010 e 2019</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_173392_tab3"><p>I dati si riferiscono agli episodi registrati nei paesi membri dell&#8217;Ue nel corso del decennio 2010-2019.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurologus e Era                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 29 Dicembre 2021)
                                        </p>
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                            </div>

			</p>
<p>La lotta contro i suicidi sui binari è costantemente nell'agenda delle amministrazioni ferroviarie, ma non si tratta di una questione semplice. Ad oggi la strategia più comune consiste nella pratica di mettere barriere in corrispondenza dei principali bivi per rendere l'attraversamento dei binari più difficile, e lo staff presso le stazioni è addestrato per gestire i tentativi di suicidio.</p>
<h3>European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa</h3>
<p>Openpolis fa parte dell'European data journalism network, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di Eurologus, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. Tutti i dati relativi agli incidenti ferroviari in Ue sono disponibili e scaricabili <a href="https://files.fpfis.tech.ec.europa.eu/index.php/s/A6Arm7TffA9d7yb" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/@linchk" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sergei Piunninen</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/sempre-meno-gli-incidenti-ferroviari-ma-restano-numerosi-i-suicidi/">Sempre meno gli incidenti ferroviari, ma restano numerosi i suicidi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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