Ucraina Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/dove/ucraina/ Fri, 26 May 2023 13:04:44 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 I profughi ucraini a 15 mesi dall’inizio della guerra https://www.openpolis.it/i-profughi-ucraini-a-15-mesi-dallinizio-della-guerra/ Fri, 26 May 2023 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=257233 Per accogliere i profughi provenienti dall'Ucraina sono state prese misure senza precedenti: un sistema di protezione temporanea e un nuovo modello di accoglienza. Quest’ultimo non ha funzionato al meglio, ma può essere una strada futura da percorrere.

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Degli 8,3 milioni di rifugiati ucraini presenti in Europa, circa 5 milioni hanno ricevuto la protezione temporanea. Una forma di asilo che negli ultimi 20 anni non era mai stata implementata per altre categorie di profughi.

L’Italia ha inoltre avviato un modello di accoglienza del tutto nuovo, basato sul ricorso alla pratica dell’accoglienza diffusa e al contributo di sostentamento. Il secondo ha funzionato meglio della prima e pertanto il sistema ha sicuramente dei margini di miglioramento.

Ciononostante, si tratta di due esempi di una chiara volontà di accogliere, che non si è manifestata per i rifugiati provenienti da altri paesi altrettanto vessati da guerre e conflitti. Ma che potrebbe in futuro rappresentare un nuovo modello di accoglienza.

I profughi ucraini in Europa e il sistema di asilo temporaneo

Secondo le stime dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr), sono più di 8 milioni i profughi ucraini che si trovano in Europa. L’alto commissariato rileva inoltre quasi 22 milioni di attraversamenti in uscita dal paese dal 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione russa in Ucraina, al 16 maggio scorso. È doveroso evidenziare che si tratta di singoli movimenti e non di persone. Perché in questi 15 mesi sono molti ucraini usciti, rientrati e nuovamente fuggiti dal paese.

Oltre 5 milioni di ucraini in Europa hanno ottenuto la protezione temporanea prevista dalla direttiva europea 2001/55/Ce. Si tratta di un provvedimento entrato in vigore dopo le guerre nei Balcani, di fronte al forte flusso di profughi di quelle zone, e riattivato nel 2022 per la prima volta dopo 20 anni. Tale direttiva, che non è stata applicata nel caso di altri, ugualmente tragici conflitti che hanno generato milioni di profughi, come la guerra in Siria o quella in Afghanistan, crea un sistema di asilo temporaneo specificamente per i cittadini e le cittadine ucraine.

L’accoglienza in Italia ha forti criticità e anzi si tende a stringere le maglie sempre di più. Quando invece il caso ucraino dimostra, al di là di tutto, che funziona accogliere, rendere autonomi. Questo nonostante i profughi ucraini siano in numero decisamente superiore rispetto agli atri richiedenti asilo e rifugiati.

5.124.575 gli ucraini che hanno ricevuto la protezione temporanea (al 16 maggio 2023).

I dati sono aggiornati a metà maggio 2023 e si riferiscono al numero di rifugiati registrati. Si considerano soltanto le persone che hanno ricevuto la protezione temporanea (direttiva 2001/55/Ce). Pertanto le cifre non corrispondono al numero totale dei rifugiati di nazionalità ucraina.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(pubblicati: martedì 16 Maggio 2023)

La Polonia è il primo paese Ue per numero di ucraini titolari di protezione temporanea (1,6 milioni di persone, per il 31,2% del totale). Seguono la Germania e la Repubblica Ceca con cifre superiori al mezzo milione.

L’Italia, con circa 175mila, è al sesto posto. Le regioni che hanno ricevuto più rifugiati di nazionalità ucraina sono state la Lombardia (circa 32mila, il 18% del totale), l’Emilia-Romagna (20.555 persone) e la Campania (18.278).

Come è stata gestita l’accoglienza degli ucraini in Italia

Il governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza per la guerra in Ucraina il 25 febbraio 2022, il giorno successivo all’invasione russa. Dalla fine del 2022 lo ha prorogato prima al 3 marzo 2023 e infine al 31 dicembre dello stesso anno.

Due nuove misure: accoglienza diffusa e contributo di sostentamento.

Lo stato di emergenza ha visto una attivazione di tutto il sistema di accoglienza italiano per gestire i flussi di rifugiati provenienti dall’Ucraina. Si sono predisposti nuovi posti nei centri, sia Cas che Sai, e si è ricorso allo strumento della cosiddetta “accoglienza diffusa” (introdotta dal dl 21/2022), che ha visto il coinvolgimento di comuni, terzo settore e privato sociale (enti religiosi, centri di volontariato e altri). A queste misure si è aggiunto infine il contributo di sostentamento. Ovvero un assegno di 300 euro mensili per ogni cittadino ucraino titolare di protezione temporanea che abbia trovato una sistemazione autonomamente, più 150 euro per ogni minorenne. Un contributo erogato per massimo 90 giorni. Due sostanziali novità dell’accoglienza dei profughi.

Pochi ucraini hanno scelto il sistema di accoglienza. La principale ragione è che, pur essendo un paese di recente immigrazione verso l’Italia, quella ucraina era nel 2021 la quarta nazionalità extra-Ue più rappresentata nel nostro paese.

Disponendo quindi di una rete di conoscenze più forte, spesso si sono affidati a questa piuttosto che alla normale accoglienza. Come riporta il centro studi Idos, dei profughi ucraini arrivati nei primi sei mesi dall’invasione russa, appena il 20% è stato accolto tramite il sistema istituzionale. Un fatto imputabile anche al fallimento del sistema di accoglienza diffusa, che ha visto una serie di ostacoli burocratici.

La maggior parte dei profughi ucraini presenti nel nostro paese ha quindi trovato autonomamente una sistemazione e ha percepito il contributo di sostentamento. Si tratta della principale modalità con cui l’Italia ha, alla fine, gestito l’accoglienza degli ucraini.

I dati si riferiscono alle richieste presentate dai cittadini ucraini titolari di protezione temporanea alla misura di contributo di sostentamento, nel periodo compreso tra il 29 aprile 2022 e il 22 gennaio 2023. Per quanto riguarda invece i dati sulla popolazione residente, essi sono relativi al primo gennaio 2022.

FONTE: elaborazione openpolis su dati protezione civile
(consultati: lunedì 22 Maggio 2023)

Nella provincia di Napoli si sono registrate quasi 8mila richieste. Seguono altre due città molto popolose: Roma e Milano, entrambe con oltre 6mila richieste. A livello regionale invece, al primo posto si trova la Lombardia (quasi 24mila richieste), seguita dalla Campania e dall’Emilia-Romagna (entrambe con poco meno di16mila).

Se invece analizziamo i dati in rapporto alla popolazione residente, al primo posto c’è Rimini (718 richiedenti ogni 100mila abitanti), seguita da Novara (515).

Nonostante le difficoltà che ha incontrato l’accoglienza diffusa, il sistema con cui l’Italia ha gestito l’accoglienza degli ucraini può essere un esempio per il futuro. Si tratta infatti di un sistema che ha aiutato migliaia di persone in poco tempo valorizzando inoltre l’autonomia dei profughi stessi, permettendo loro di trovarsi un alloggio da soli. Come evidenzia Idos, tale modello potrebbe essere esteso anche ai profughi di altre nazionalità, che come denunciamo ormai da anni vengono accolti in un sistema che mostra quotidianamente tutte le sue forti criticità.

Foto: Andrea Mancini

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L’accoglienza dei minori migranti in Italia https://www.openpolis.it/laccoglienza-dei-minori-migranti-in-italia/ Tue, 20 Dec 2022 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=210277 Nell'anno che sta per finire si è assistito a un aumento nel numero di minori migranti nel nostro paese, in tanti casi anche non accompagnati. Bambini e ragazzi per la cui inclusione è cruciale il ruolo della scuola e di un sistema di accoglienza funzionante.

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Le molteplici crisi degli ultimi anni hanno portato ad aumento delle migrazioni nel mondo, secondo i dati raccolti da Unhcr, l’agenzia Onu che si occupa di rifugiati. Fughe spesso causate da persecuzioni, guerre, fame, violazioni dei diritti umani.

In molti casi colpendo direttamente la vita di bambini e ragazzi, costretti a fuggire con le proprie famiglie o anche da soli. È il caso dei minori stranieri non accompagnati (Msna), riconosciuti dalla legge del nostro paese come

(…) [ogni] minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.

Nonostante l’anno in corso non sia ancora finito, si può già rilevare un aumento netto nel loro numero, anche in conseguenza dell’invasione russa dell’Ucraina. Si tratta di fenomeni in cui il ruolo del sistema di accoglienza è cruciale, in particolare nella capacità della scuola nel favorire l’accoglienza e l’inclusione.

La crescita dei minori stranieri non accompagnati

A partire dalla seconda metà del 2020, è tornato a crescere il numero di bambini e ragazzi stranieri che arrivano nel nostro paese senza accompagnamento. Una condizione che come evidente è di enorme vulnerabilità, dal momento che tutte le difficoltà connesse con l’arrivo in un paese straniero si sommano all’assenza di una figura genitoriale o comunque di riferimento.

20.032 i minori stranieri non accompagnati nel nostro paese al 30 novembre 2022.

Un aumento che nel corso di quest’anno ha raggiunto sempre nuovi picchi, mese dopo mese. A gennaio, in base ai dati raccolti dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, erano circa 11mila i minori stranieri non accompagnati nel nostro paese. Nel censimento del 30 novembre scorso sono saliti sopra quota 20mila.

I dati si riferiscono, per ciascun mese, ai minori stranieri non accompagnati (Msna) presenti nel nostro paese nell’ultimo giorno dello stesso mese. Sono tratti dai report mensili del ministero del lavoro sui minori stranieri non accompagnati presenti in Italia.

In corrispondenza del cambio di anno, il decremento nel numero di Msna è spesso più significativo che nei restanti periodi. Ciò è in parte dovuto al fatto che per numerosi minori in attesa di identificazione formale viene registrata come data di nascita il primo giorno dell’anno. Pertanto i 17enni che risultano avere come data di nascita il 1° gennaio escono dalla base dati nel mese di gennaio, cioè al compimento formale della maggiore età.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero del lavoro e delle politiche sociali
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Novembre 2022)

+79,5% i minori stranieri non accompagnati in Italia rispetto a novembre 2021.

Un incremento su cui l'impatto dell'invasione dell'Ucraina è stato dirompente. Ancora a gennaio, prima dell'inizio del conflitto, la cittadinanza ucraina non compariva tra le 25 più presenti. Al 31 marzo, a poco più di un mese dall'inizio della guerra, erano oltre 1.400 i minori ucraini non accompagnati, facendone la terza nazionalità più frequente. Da aprile, come avevamo avuto modo di raccontare, sono diventati la prima nazionalità tra i Msna (3.906 minori su 14mila totali).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero del lavoro e delle politiche sociali
(ultimo aggiornamento: mercoledì 30 Novembre 2022)

Questo primato si è ulteriormente consolidato. Anche se negli ultimi mesi è stata netta anche la crescita anche dei Msna egiziani, la nazionalità più frequente rimane quella del paese dell'Europa orientale. Oggi sono più di cinquemila i minori stranieri non accompagnati di origine ucraina, su 20mila totali. Ovvero oltre 1 su 4 tra quelli presenti nel nostro paese.

25,3% dei minori stranieri non accompagnati attualmente presenti in Italia sono di nazionalità ucraina.

L'impatto della guerra sull'accoglienza e l'inclusione a scuola

L'arrivo dei profughi dall'Ucraina ha posto la necessità di organizzare l'accoglienza e percorsi di inclusione. Specialmente per tanti bambini e ragazzi scappati dalla guerra, da soli o con le loro famiglie, arrivati in un paese nuovo senza sapere se e quando sarà possibile tornare nel proprio. Dovendo inserirsi in una nuova città, una nuova scuola, con nuovi compagni.

Il numero di bambini e di giovani ucraini rifugiati varia molto fra i paesi presi in esame. Il numero più alto registrato a maggio 2022 è in Polonia (528.110), a seguire troviamo la Germania (circa 290.000), la Cechia (70.530) e poi Italia, Romania, Spagna e Slovacchia (fra 30.000 e 40.000).

Numeri che hanno richiesto una risposta da parte dei diversi sistemi di accoglienza europei e anche delle istituzioni educative. Ciascun sistema scolastico Ue ha gestito l'emergenza in modo diverso. La maggior parte degli stati - tra cui il nostro - ha promosso l'integrazione nelle classi regolari, affiancata al supporto intensivo per l'apprendimento della lingua del paese ospitante. Con alterni successi anche in base al numero di minori accolti. L'Italia è uno dei paesi con la quota più elevata di bambini e giovani ucraini rifugiati iscritti nelle scuole: 27.323 sugli oltre 38mila presenti.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurydice
(ultimo aggiornamento: giovedì 14 Luglio 2022)

Polonia e Germania si fermano al di sotto del 40%. Ma sono anche i due paesi dell'Unione che a maggio scorso avevano accolto il maggior numero di giovani rifugiati. Rispettivamente oltre mezzo milione la prima e 290mila la seconda.

Un'altra scelta comune a molti sistemi educativi è stata offrire supporto per l'apprendimento a distanza, seguendo il curriculum ucraino. Generalmente assistendo scuole e studenti nell'accesso a piattaforme online messe a disposizione dal ministero dell’educazione di Kiev. In Italia e Germania è stato offerto supporto anche nell'apprendimento sincrono in videoconferenza, così da partecipare "in diretta" a lezioni ed esami finali.

Un altra scelta comune è stata il reclutamento di insegnanti ucraini o, come in Italia, mediatori linguistico-culturali. Mentre meno frequente nei paesi Ue è stata l'attenzione ai bisogni psicologici e sociali. Alcuni stati (tra cui la Germania) hanno esteso linee guida e raccomandazioni nazionali per promuovere il benessere emotivo degli alunni. In altri, tra cui il nostro e l'Irlanda, il materiale pedagogico è stato fornito direttamente dalle autorità educative.

Politiche e scelte emergenziali, dettate dall'arrivo della guerra nel continente europeo. Ma anche inserite nel quadro con cui ciascun paese - in via ordinaria - promuove l'inclusione di bambini e ragazzi migranti attraverso la scuola.

Il ruolo della scuola per l'accoglienza dei minori migranti

Nell'integrazione dei minori con un background migratorio il contributo del sistema scolastico è centrale. Come messo bene in luce dalle analisi di Eurydice, la scuola è il primo e principale motore di inclusione, in quanto luogo di socialità e di apprendimento. La possibilità di accedere a un'istruzione equa e di qualità - cruciale per tutte le bambine e i bambini - è ancora più decisiva per chi ha un contesto migratorio alle spalle.

Gli studenti della scuola primaria che non parlano la lingua di istruzione a casa segnalano un minore senso di appartenenza e più frequenti esperienze di bullismo a scuola.

Aspetti che chiamano in causa non solo l'istruzione formale, ma la capacità di inclusione a tutto tondo. Rendendo necessario un approccio interculturale all'educazione, ovvero la possibilità di creare spazi di comprensione reciproca basati sul dialogo e la condivisione. In gran parte dei paesi europei l'educazione interculturale è declinata in una vera e propria materia (Eurydice, 2019). In altri (come il nostro e la Svezia) è piuttosto un principio che deve essere alla base dell’intero curricolo.

13 su 42 i sistemi educativi europei che promuovono l'utilizzo di mediatori interculturali. Tra cui quelli di Italia, Spagna e Germania.

Le strategie per l'inclusione a scuola del resto variano da paese a paese. In 10 sistemi educativi europei, tra cui il nostro e quello tedesco, le autorità di livello centrale hanno adottato un piano d'azione specifico per l'inclusione degli studenti migranti nel sistema di istruzione.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Eurydice
(ultimo aggiornamento: martedì 1 Gennaio 2019)

In più di due sistemi scolastici su 3 invece l'integrazione scolastica di bambini e ragazzi migranti è solo una delle tante dimensioni di una strategia più ampia, che può riguardare aspetti come l'accesso ai servizi pubblici, l'inserimento nel mercato del lavoro, la sistemazione abitativa, l'apprendimento della lingua.

Solo una minoranza di paesi, tra cui Spagna, Portogallo, Slovenia, Finlandia e - fuori dall'Ue - Svizzera, si è dotata di entrambe le strategie. Ovvero un piano strategico complessivo, che riguarda vari aspetti tra cui l'istruzione, accompagnato da un piano specifico per l'accoglienza dei minori nelle scuole. Altri sistemi al contrario non hanno nessun piano specifico per l'integrazione scolastica.

Un investimento culturale sull'inclusione

In questo senso un ruolo centrale dell'integrazione è svolto dall'apprendimento della lingua. Questo per il nostro paese sembra essere un punto ancora più importante e critico, data la maggiore tendenza degli alunni che non la parlano a casa nel subire esperienze di bullismo.

Se si esaminano le esperienze di bullismo degli studenti, quelli che non parlano la lingua di istruzione a casa indicano di essere maggiormente bullizzati rispetto a coloro che la parlano, in particolare in Ungheria, Portogallo, Lituania, Cechia, Lettonia e Italia. (...) A Malta, nei Paesi Bassi e in Italia, coloro che parlano la lingua di istruzione a casa si sentono molto meglio a scuola di quelli che non la parlano.

Un aspetto che fa capire quanto l'inclusione passi anche da una maggiore apertura e da un investimento culturale sul valore del dialogo e della conoscenza reciproca. In questo, accanto alla mediazione culturale, anche il sostegno psico-sociale può essere un importante fattore di inclusione. Uno strumento che, nel nostro come in altri sistemi educativi, è però indicato solo per i minori non accompagnati, almeno stando alla lettera dei documenti ufficiali.

In Francia, Italia e Regno Unito (Inghilterra), i servizi sono destinati esclusivamente ai minori non accompagnati.

Si tratta di bambini e ragazzi che in ragione di una situazione particolarmente drammatica necessitano di ancora più tutele. Allo stesso tempo, è essenziale non trascurare il diritto all'inclusione di tutti i minori migranti, sia a scuola che nella vita quotidiana.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati utilizzati sui minori stranieri non accompagnati sono di fonte ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Foto: World Bank (Flickr) - Licenza

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L’Europa che chiude le frontiere a est e sud https://www.openpolis.it/leuropa-che-chiude-le-frontiere-a-est-e-sud/ Thu, 29 Sep 2022 07:57:27 +0000 https://www.openpolis.it/?p=209072 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a “Oltre i muri, oltre i mari: l’Europa che si difende a […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai a “Oltre i muri, oltre i mari: l’Europa che si difende a est e sud dai migranti“.

523

il numero di km di frontiera serbo-ungherese lungo le quali è stata eretta una barriera di filo spinato e lamette. Fu costruita nel 2015 dal governo ungherese, in seguito alla “crisi europea dei migranti” scoppiata alcuni mesi prima in Europa orientale. Il muro voluto da Viktor Orbán segna per il paese l’inizio di una stagione di politiche repressive nei confronti di richiedenti asilo, rifugiati e migranti.  Vai al primo capitolo.

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sono le richieste di asilo avanzate in Ungheria in tutto il 2020. Nella vicina Romania sono state oltre 6mila, in Slovenia e Bulgaria più di 3mila per paese. In Italia oltre 26mila. Il numero esiguo di richieste di asilo dipende dalle leggi entrate in vigore negli ultimi anni. Se ci si avvicina al confine, infatti, si viene respinti o arrestati. Basti pensare che in tutto il 2021 solo 42 persone hanno ottenuto l’asilo. Vai al secondo capitolo.

132.036

i respingimenti della polizia ungherese ai confini, tra il 1 gennaio e il 31 luglio 2022. Di fatto, non è possibile entrare in Ungheria per poi dirigersi in altri paesi europei. Chi vuole chiedere asilo deve farlo dall’ambasciata ungherese di Belgrado, in Serbia, attraverso una procedura resa volutamente complessa. Vai al secondo capitolo.

38.385

è il numero di richieste di asilo avanzate in Italia solo nel primo trimestre del 2022. Si tratta di un dato molto più alto rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti, a causa dei profughi ucraini in fuga dalla guerra. Sebbene le politiche di accoglienza in Italia siano meno repressive rispetto a quelle ungheresi (anche per motivi legati alla geografia dei territori), l’approccio al fenomeno è da anni emergenziale, nonostante non vi sia un’emergenza. Vai al grafico.

157.609

i rifugiati e rifugiate ucraine sul territorio italiano che, al 23 settembre scorso, avevano avevano avuto accesso alla protezione temporanea attivata in Ue dopo lo scoppio del conflitto. Si tratta di oltre il 90% dei rifugiati entrati in Italia dopo il 24 febbraio. L’eccezione dimostrata dalle istituzioni comunitarie e dai paesi membri nel caso dell’Ucraina potrebbe aprire un nuovo capitolo nelle politiche migratorie in Europa. Ma, che si consideri i confini orientali (come quello ungherese) o meridionali (come le coste italiane), la direzione che si sta prendendo è opposta. Vai al terzo capitolo.

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La crisi alimentare globale e la guerra in Ucraina https://www.openpolis.it/la-crisi-alimentare-globale-e-la-guerra-in-ucraina/ Fri, 17 Jun 2022 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=195185 Da ormai vari anni il numero di persone che soffre la fame nel mondo è in continuo aumento. Una situazione drammaticamente peggiorata con l'arrivo della pandemia e che ora dovrà affrontare gli effetti indiretti della guerra in Ucraina.

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Da diversi anni i report delle agenzie delle Nazioni unite segnalano numeri preoccupanti sul tema della sicurezza alimentare. E questo già da prima che la pandemia aggravasse drammaticamente la situazione. Ora con la guerra in Ucraina la questione potrebbe raggiungere dimensioni ancora più drammatiche, mettendo seriamente a rischio la sicurezza alimentare di ancora più persone in sempre più paesi.

Lette sotto questa luce le argomentazioni di chi insiste sulla differenza tra i migranti che scappano dalla guerra e i migranti economici appaiono dunque artificiali. Sia perché trovarsi in una condizione di grave insicurezza alimentare è una motivazione più che seria per decidere di emigrare, sia perché è molto frequente che queste situazioni siano generate proprio da conflitti, anche se non sempre pienamente riconosciuti a livello internazionale.

La crescita dei numeri della fame prima dell’inizio della guerra in Ucraina

Il numero di persone che si trovano in una condizione di crisi alimentare, emergenza o carestia (classificate come Icp/Ch 3 o superiore) superava i 100 milioni già nel 2016. Tra il 2018 e il 2021 tuttavia questo numero è quasi raddoppiato a causa di un insieme di fattori. Tra questi rientrano i vari conflitti in corso, in particolare nel continente africano, gli effetti del cambiamento climatico e, a partire dal 2020, la pandemia da Covid-19.

2022 Global Report on Food Crises.

193 milioni le persone nel mondo che si trovavano in una condizione di crisi alimentare, di emergenza o di carestia nel 2021.

La scala Integrated food security phase classification and Cadre harmonisé (Icp/Ch) è composta da 5 fasi. Il numero riguarda le persone che rientrano nelle fasi considerate di crisi alimentare (Icp/Ch 3), di emergenza (Icp/Ch 4) e di carestia (Icp/Ch 5).

FONTE: 2022 Global Report on Food Crises
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Maggio 2022)

Ma se sono quasi 200 milioni le persone in condizione di insicurezza alimentare ben 39 milioni di queste in 36 diversi paesi si trovano in una situazione di vera e propria emergenza (Icp 4).

Inoltre è fondamentale considerare che al netto dei numeri forniti fino a ora, altre 236 milioni di persone si trovano in una situazione di stress alimentare (Icp 2). Questo vuol dire che se non vengono adottate importanti misure per contenere i rischi, anche loro nel prossimo futuro potrebbero trovarsi in una situazione di crisi.

I paesi più in difficoltà

I paesi con il numero più alto di persone in condizione di insicurezza alimentare (Icp 3) o emergenza (Icp 4) sono la Repubblica Democratica del Congo e l'Afghanistan.

FONTE: 2022 Global Report on Food Crises
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Maggio 2022)

In Afghanistan il 2021 ha rappresentato un anno particolarmente difficile, con il ritiro della coalizione e gli scontri che ne sono derivati. In questo contesto il numero di persone in condizione di insicurezza alimentare è passato da 13,2 milioni a 22,8, ovvero il 55% della popolazione totale.

Nella Repubblica Democratica del Congo questa quota scende al 28% che tuttavia, data la dimensione del paese, rappresenta oltre 27milioni di persone.

Ma oltre alle situazioni più difficili sono molti i paesi in cui le persone soffrono la fame e ci si aspetta che nei prossimi anni aumenteranno ancora di più.

53 i paesi in cui si trovano persone in condizioni di grave insicurezza alimentare.

Le ragioni delle crisi sono molteplici e spesso si sommano l'un l'altra. Volendo però identificare le motivazioni di maggiore impatto si può dire che di questi 53 paesi 24 si trovino in questa condizione principalmente a causa di conflitti, 8 a causa di condizioni meteorologiche estreme e 21 come conseguenza di crisi economiche. Queste ultime possono a loro volta avere molteplici ragioni, come il rallentamento dell'economia globale avvenuto in seguito alla pandemia o l'emergere di un conflitto che, anche se molto distante, può influire pesantemente sulle esportazioni e sull'economia internazionale.

Le drammatiche conseguenze della guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina ha causato conseguenze drammatiche da molteplici punti di vista. In primo luogo ovviamente per la popolazione locale, che ne sta soffrendo gli effetti sia diretti che indiretti, con moltissime persone costrette a scappare dalle loro case e a rifugiarsi in altre città ucraine o in altri paesi. Ma una conseguenza indiretta della guerra riguarda anche la crisi alimentare globale.

In parte i suoi effetti sono già in corso ma molto dipenderà dalla durata del conflitto e da la volontà delle parti di raggiungere accordi che permettano esportazioni cruciali per molti paesi.

L'intensità e la durata del conflitto rimangono incerte. Le probabili interruzioni delle attività agricole di questi due principali esportatori di materie prime di base potrebbero seriamente aggravare l'insicurezza alimentare a livello globale, quando i prezzi internazionali dei prodotti alimentari e dei fattori di produzione sono già elevati e volatili.

Russia e Ucraina infatti sono esportatori molto importanti di grano, orzo e molti altri cereali e prodotti alimentari fondamentali.

FONTE: International food policy research institute
(ultimo aggiornamento: venerdì 27 Maggio 2022)

Ad oggi è impossibile fare previsioni. Sia perché gli effetti dipenderanno dalla durata del conflitto, sia per la possibilità che le parti si accordino almeno per lasciar passare le navi commerciali che, nel caso dei cereali ucraini, transitavano per il 95% dal Mar Nero. Ma anche se non è possibile prevedere quali saranno gli effetti complessivi alcuni elementi raccontano già di un quadro drammatico legato ad esempio al fatto che nel paese in conflitto la semina invernale non si è potuta svolgere nel 20-30% delle terre disponibili.

36 i paesi in condizione di insicurezza alimentare che nel 2021 dipendevano dalle importazioni di grano da Russia e Ucraina per oltre il 10 per cento.

Ma anche se le quantità di cereali prodotta a livello globale dovesse rivelarsi sufficiente l'aumento dei prezzi, in buona parte già in corso, andrà a colpire in maniera diretta le fasce più deboli dei paesi più poveri, ovvero quelle che si trovano in condizione di stress alimentare, se non già di insicurezza o emergenza.

First crisis, then catastrophe.

Infatti, come fa notare un recente rapporto di Oxfam International, se già in paesi sviluppati (gli Stati Uniti), la fascia di popolazione più povera, utilizza circa il 27% del proprio reddito in prodotti alimentari, in paesi più svantaggiati, come il Perù o il Mozambico, questa quota si aggira intorno al 60%.

È evidente dunque come un aumento dei prezzi delle materie prime alimentari può rapidamente portare intere fasce di popolazione di fronte a una condizione di insicurezza alimentare.


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

Foto: Johny Goerend (Unsplash)

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I cambi di gruppo parlamentare a maggio 2022 https://www.openpolis.it/i-cambi-di-gruppo-parlamentare-a-maggio-2022/ Wed, 15 Jun 2022 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=190750 L’avvicinarsi della fine della legislatura e l’inizio delle manovre elettorali ha determinato nuovi riposizionamenti in seno alle camere. Da segnalare in particolare la nascita di un nuovo gruppo al senato e alcuni spostamenti verso Forza Italia.

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Dopo le fibrillazioni dei primi mesi dell’anno dovute alle elezioni per il presidente della repubblica, il parlamento ha ripreso la propria attività dovendo affrontare questioni tutt’altro che secondarie. Tra queste, l’esplosione del conflitto militare in Ucraina che ha avuto un impatto anche sul nostro paese sia dal punto di vista umanitario che economico. E, parallelamente, la necessità di portare a compimento le riforme legate al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) rispettando le tempistiche previste.

In un contesto così complesso non si è comunque arrestato il fenomeno dei cambi di gruppo in parlamento. Nei primi 5 mesi dell’anno infatti si sono registrati 55 riposizionamenti che hanno visto protagonisti 34 tra deputati e senatori. Una dinamica certamente influenzata dalle operazioni che hanno portato alla conferma di Sergio Mattarella al Quirinale. Ma, almeno in parte, anche dal fatto che ormai la legislatura sta volgendo al termine.

34 i parlamentari che hanno cambiato gruppo nel primo trimestre del 2022.

Con l’avvicinarsi delle elezioni infatti, la decisione di cambiare gruppo o meno può anche essere motivata da una valutazione sulle possibilità di candidatura e rielezione.

I cambi di gruppo dal 2018 a oggi

Il fenomeno dei cambi di gruppo, pur se con intensità diversa, ha caratterizzato tutta la legislatura fin dal suo inizio nel marzo del 2018. Infatti evoluzioni nella composizione dei gruppi di camera e senato sono avvenute con cadenza quasi mensile. Alcuni passaggi politici particolarmente rilevanti però hanno impresso una significativa accelerazione al fenomeno. Ad esempio i due cambi di governo hanno comportato dei significativi stravolgimenti nella geografia parlamentare. Un altro momento molto importante è stato la recente elezione del presidente della repubblica che ha portato al rinnovo del mandato di Sergio Mattarella.

Tra dicembre 2021 e gennaio 2022 infatti si sono conteggiati 31 cambi di appartenenza. Una volta superato questo scoglio la frequenza dei cambi di gruppo è tornata ad attenuarsi anche se il fenomeno non si è mai del tutto arrestato. In totale quindi i cambi di gruppo sono arrivati a 332, di cui 55 avvenuti nei primi 5 mesi dell’anno in corso. Alla camera i deputati coinvolti sono stati 146 per un totale di 198 cambi di gruppo. A palazzo Madama invece i riposizionamenti totali sono stati 134 e hanno visto protagonisti 73 senatori.

Nel grafico sono riportati i cambi di gruppo avvenuti mese per mese nel corso della XVIII legislatura. I dati relativi al senato sono aggiornati alla data del 19 maggio 2022.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Si tratta certamente di numeri molto consistenti ma comunque ancora lontani dai valori relativi al quinquennio 2013-2018. In questo periodo infatti i cambi di gruppo sono stati 569 e hanno coinvolto 348 parlamentari, oltre un terzo degli esponenti presenti a palazzo Madama e Montecitorio. Più contenuti invece i valori riguardanti la XVI legislatura. Tra il 2008 e il 2013 infatti i deputati e i senatori che cambiarono gruppo furono 180 per un totale di 261 riposizionamenti.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

La disparità tra il numero di cambi di gruppo complessivi e quello dei parlamentari coinvolti è dovuta al fatto che un esponente politico può anche cambiare più di un gruppo durante la legislatura.

Come sono cambiati i gruppi parlamentari nella XVIII legislatura

Analizzando l’evoluzione dei gruppi della camera e del senato, possiamo osservare che ci sono in particolare 4 formazioni che, dal 2018 a oggi, si sono indebolite di cui 3 in maniera rilevante. Si tratta del Movimento 5 stelle, che ha perso 100 esponenti dall’inizio della legislatura, di Forza Italia (-36) e del Partito democratico (-29). A queste si aggiunge Liberi e uguali che, tra nuovi ingressi e abbandoni, si è ridotto di un'unità rispetto all’inizio della legislatura.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Fdi e Lega si sono rafforzate in parlamento grazie ai cambi di gruppo.

Analizzando il dato relativo agli abbandoni, possiamo osservare che dopo il M5s il secondo gruppo che ne ha subiti di più è stato il misto (90). Questo gruppo allo stesso tempo però è anche quello che ha accolto il maggior numero di nuovi parlamentari dall’inizio della legislatura. Gli ingressi infatti sono stati 150, per un saldo positivo di 60 nuovi aderenti complessivi tra camera e senato. Il motivo di un ricambio così significativo è dovuto alle particolari caratteristiche del gruppo misto, che accoglie tutti quei parlamentari che scelgono di non aderire ad altri gruppi.

I gruppi rappresentano la proiezione dei partiti all’interno del parlamento. Ogni parlamentare deve aderire ad un gruppo ma può scegliere a quale senza vincoli. E può anche cambiare liberamente nel corso della legislatura. Se non aderisce a nessun altro gruppo, viene inserito d'ufficio nel misto.
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Gli altri gruppi con saldi positivi tra entrati e fuoriusciti sono Italia viva (+45), Coraggio Italia (+20), Costituzione, ambiente, lavoro (+13), Fratelli d’Italia (+9) e Lega (+7). Fdi e Lega però erano gli unici gruppi già presenti all'inizio della legislatura. Gli altri invece si sono costituiti in seguito. È quindi fisiologico che abbiano un saldo positivo tra parlamentari persi e acquisiti. Interessante notare da questo punto di vista che sia Iv che Ci, nonostante si siano costituiti nel corso del quinquennio registrino comunque degli abbandoni al loro interno: rispettivamente 8 e 7. Indice del fatto che, evidentemente, alcuni tra gli esponenti che vi avevano aderito hanno ritenuto che questi progetti non sono effettivamente decollati fuori dalle aule parlamentari.

I cambi di gruppo nel dettaglio

Il cambio di gruppo non è necessariamente un un evento singolo nel percorso di un parlamentare. In parecchi in effetti hanno cambiato più volte gruppo nel corso di questa legislatura.

75 i parlamentari che hanno cambiato più di un gruppo nel corso della XVIII legislatura.

Al primo posto in questa particolare classifica troviamo il senatore Giovanni Marilotti, autore di ben 5 passaggi. Ci sono poi 12 esponenti con 4 cambi di gruppo ciascuno. Si tratta di:

Molti degli esponenti appena citati sono confluiti infine nel gruppo del senato Costituzione, ambiente, lavoro - Alternativa - Pc - Idv (Cal). La vicenda di questa formazione è molto interessante. Come abbiamo già raccontato in un precedente approfondimento infatti questo gruppo si era già costituito nel gennaio scorso durante le operazioni per l’elezione del presidente della repubblica. In quell’occasione però il gruppo si è sciolto dopo solamente un giorno e i senatori che vi avevano aderito erano tornati sui loro passi.

Questa formazione però è stata nuovamente reintrodotta, seppure con una denominazione leggermente diversa, lo scorso 9 maggio. Di conseguenza, tutti coloro che vi avevano aderito la prima volta hanno effettuato un nuovo cambio di gruppo per rientrarvi. A questi poi se ne sono aggiunti anche altri successivamente. Tra gli esponenti più noti di questa formazione vi sono l’ex ministra Barbara Lezzi e l’ex presidente della commissione affari esteri Vito Petrocelli (sostituito nel ruolo per le sue posizioni filorusse) che, dopo aver abbandonato il Movimento 5 stelle, ha deciso di aderire a questo nuovo raggruppamento. Possiamo osservare che, salvo il caso dell’ex leghista Rosellina Sbrana, tutti gli altri componenti del gruppo avevano iniziato la legislatura nel M5s.

Molti parlamentari sono passati a Fi, forse sperando in una rielezione.

Un ultimo elemento interessante da notare riguarda il fatto che in questi mesi ci sono stati molti nuovi ingressi in Forza Italia. Parliamo di 6 esponenti acquisiti dai gruppi azzurri a fronte di un solo abbandono nel periodo considerato. Si tratta in particolare di Matteo Dall'Osso, Nicola Acunzo, Stefano Benigni, Michela Rostan, Saverio De Bonis e Gelsomina Vono. Un dato in contrasto rispetto alla dinamica di lungo periodo che vede Fi come una delle principali vittime del fenomeno.

Il grafo riporta sono la destinazione iniziale e finale dei deputati e dei senatori che hanno cambiato gruppo nei primi 5 mesi del 2022. Non sono rappresentati eventuali cambi di gruppo intermedi.

FONTE: elaborazione e dati openpolis
(ultimo aggiornamento: venerdì 10 Giugno 2022)

Questa apparente inversione di tendenza (che sta caratterizzando anche, in misura minore, il Partito democratico) può essere forse spiegata con logiche di opportunità politica. Con il taglio dei parlamentari e l’avvicinarsi delle elezioni infatti, non deve stupire che i deputati e senatori cerchino la via che, a loro giudizio, possa garantirgli le più alte probabilità di rielezione.

Particolarmente rilevante da questo punto di vista il percorso dell'onorevole Michela Rostan. La vice presidente della commissione affari sociali infatti era stata eletta nella lista di Liberi e uguali. Inizialmente aveva aderito al misto prima di approdare al gruppo di Leu. Rostan è poi passata a Italia via, è successivamente rientrata nel misto prima di approdare finalmente a Forza Italia.

Foto: Facebook - Michela Rostan

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L’inclusione dei minori stranieri non accompagnati https://www.openpolis.it/linclusione-dei-minori-stranieri-non-accompagnati/ Tue, 14 Jun 2022 07:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=185900 Già dal 2020 si era assistito a un aumento dei rifugiati nel mondo, un fenomeno che la guerra in Ucraina ha incrementato drammaticamente. In questo quadro resta centrale la condizione dei bambini che arrivano nel nostro paese, in particolare di quelli non accompagnati.

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Il 2022, a seguito dell’aggressione all’Ucraina da parte della Russia, ha visto un aumento del numero di profughi e rifugiati. I dati dell’Unhcr – l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di questi temi – riportano come, a poco più di un mese dall’inizio del conflitto, le fuoriuscite dal paese fossero già 4 milioni, un dato successivamente cresciuto fino a circa 7 milioni ai primi di giugno.

6.983.041 le fuoriuscite dall’Ucraina dal 24 febbraio al 1° giugno.

Cifre che purtroppo confermano una tendenza già emersa nei rapporti di Unhcr e che avevamo avuto modo di raccontare nei mesi scorsi. Nel 2020 il numero di sfollati è cresciuto notevolmente, portando ad un aumento del 6,2% di rifugiati, sfollati e persone a rischio tra 2019 e 2020.

 

I dati si riferiscono alla fine dell’anno. Come è riportato nel glossario di Unhcr, riguardo ai “rifugiati” l’Unhcr fa riferimento alla Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati del 1951, mentre con “richiedenti asilo (casi pendenti)” intende i casi di persone che hanno inoltrato una domanda di asilo che non ha però ancora avuto un esito definitivo. Gli “sfollati interni” sono le persone che hanno lasciato la propria abitazione ma non il proprio paese, che diventano “sfollati interni di ritorno” quando rientrano nella propria residenza. Sono “apolidi” le persone che non hanno la nazionalità di alcun paese, mentre le “altre persone a rischio” sono individui che non rientrano in nessuna di queste categorie ma che l’Unhcr ritiene abbiano comunque bisogno di protezione. L’Unhcr utilizza poi una categoria a parte per gli sfollati venezuelani all’estero, ovvero tutte le persone di origine venezuelana che potrebbero necessitare la protezione internazionale secondo i criteri contenuti nella dichiarazione di Cartagena ma che non hanno inoltrato una richiesta di asilo nel paese in cui si trovano.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: martedì 28 Settembre 2021)

Un fenomeno sempre più ampio negli ultimi anni.

Complessivamente, nel primo anno di pandemia, erano state 82,4 milioni le persone in fuga da guerre, persecuzioni e disastri naturali, tra cui circa 34 milioni di minori. L'aggressione all'Ucraina, con la conseguente fuga della popolazione civile, in particolare famiglie e bambini, sta incrementando drammaticamente questa emergenza. Aggravando con essa anche la situazione dei minori stranieri non accompagnati (Msna). Facciamo il punto su quanti sono in Italia e cosa prevedono le leggi per la loro tutela e inclusione.

La situazione dei minori stranieri non accompagnati

Quando si parla di minori stranieri non accompagnati (Msna) ci si riferisce - in base a quanto stabilito dalla legge 47 del 2017 - a ogni

(...) minorenne non avente cittadinanza italiana o dell'Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili.

Questa norma, che dispone misure specifiche per la loro protezione, è il punto di partenza per affrontare la situazione dei minori stranieri non accompagnati che si trovano nel nostro paese.

14.025 i minori stranieri non accompagnati nel nostro paese al 30 aprile 2022.

Una condizione che come evidente è di enorme vulnerabilità, dal momento che tutte le difficoltà connesse con l'arrivo in un paese straniero si sommano all'assenza di una figura genitoriale o comunque di riferimento. È il primo articolo della legge a stabilire che le tutele e i diritti di questi bambini e ragazzi debbano essere pari a quelle dei coetanei italiani ed Ue.

I minori stranieri non accompagnati sono titolari dei diritti in materia di protezione dei minori a parità di trattamento con i minori di cittadinanza italiana o dell'Unione europea.

Inoltre devono essere garantite una serie di prerogative, tra cui il divieto di respingimento e l'accesso ai diversi servizi territoriali di accoglienza, anche allo scopo di assicurarne il diritto alla salute e all'istruzione. Si tratta di sfide ancora più importanti dal momento che il numero di questi bambini e ragazzi è tornato a crescere negli ultimi mesi, anche come conseguenza degli eventi internazionali.

+17,5% minori stranieri non accompagnati in Italia tra marzo e aprile. Una crescita dovuta in gran parte all'arrivo di bambini e ragazzi dall'Ucraina.

A gennaio, in base ai dati raccolti dal ministero del lavoro e delle politiche sociali, erano circa 11mila i minori stranieri non accompagnati nel nostro paese. Nel censimento del 31 marzo, a poco più di un mese dall'inizio del conflitto, erano saliti a quasi 12mila. Alla fine di aprile erano oltre duemila in più, con un aumento del 17,5% rispetto al mese precedente.

I dati si riferiscono, per ciascun mese, ai minori stranieri non accompagnati (Msna) presenti nel nostro paese nell’ultimo giorno dello stesso mese. Sono tratti dai report mensili del ministero del lavoro sui minori stranieri non accompagnati presenti in Italia.

In corrispondenza del cambio di anno, il decremento nel numero di Msna è spesso più significativo che nei restanti periodi. Ciò è in parte dovuto al fatto che per numerosi minori in attesa di identificazione formale viene registrata come data di nascita il primo giorno dell’anno. Pertanto i 17enni che risultano avere come data di nascita il 1° gennaio escono dalla base dati nel mese di gennaio, cioè al compimento formale della maggiore età.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero del lavoro e delle politiche sociali
(ultimo aggiornamento: sabato 30 Aprile 2022)

Oggi sono quindi circa 14mila, provenienti da varie parti del mondo. Il numero di bambini e ragazzi ucraini è cresciuto soprattutto a marzo, quando sono diventati la terza nazionalità più presente tra i Msna, e poi ad aprile. Nel corso di quel mese sono diventati di gran lunga la prima cittadinanza tra i minori stranieri non accompagnati. Sono infatti quasi 4.000 i bambini e ragazzi ucraini non accompagnati presenti nel nostro paese. Seguiti dai minori provenienti dall'Egitto (2.325 persone al 30 aprile), dal Bangladesh (1.731), dall'Albania (1.280) e dalla Tunisia (1.205).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero del lavoro e delle politiche sociali
(ultimo aggiornamento: sabato 30 Aprile 2022)

27,9% dei minori stranieri non accompagnati attualmente presenti in Italia sono di nazionalità ucraina.

I Msna nelle regioni italiane

La maggiore regione di accoglienza attualmente è la Lombardia, con 2.749 minori non accompagnati sul proprio territorio (pari al 19,6% del totale). Al secondo posto la Sicilia, con circa 2.500 bambini e ragazzi presenti (18%). Seguono, con poco meno di un decimo dei Msna accolti in Italia, Emilia Romagna (8,8%) e Calabria (8,4%).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero del lavoro e delle politiche sociali
(ultimo aggiornamento: sabato 30 Aprile 2022)

Per quanto riguarda le età dei minori stranieri non accompagnati presenti, la metà dichiara 17 anni (50,1%), quasi il 28% ha tra 15 e 16 anni e più di uno su 5 ha meno di 14 anni. Tra questi in particolare il 18,8% ha tra 7 e 14 anni e il 3,3% - quasi 500 bambini - ha addirittura meno di 6 anni.

Le tutele e i meccanismi di protezione per favorire l'inclusione

Si tratta di bambini e ragazzi che, in ragione di una situazione di oggettiva vulnerabilità, necessitano di tutele speciali anche in merito a provvedimenti di respingimento o di espulsione

Il primo è un divieto assoluto, perché come recita l'articolo 3 della legge 47/2017 "in nessun caso può disporsi il respingimento alla frontiera di minori stranieri non accompagnati". Il secondo è derogabile solo per motivi di ordine pubblico e di sicurezza dello stato e, anche in quel caso, si può procedere all’espulsione solo se essa non comporta il rischio di danni gravi per il minore.

Presupposto dell'accoglienza è conoscere la situazione specifica di ogni minore non accompagnato.

Di fianco a queste tutele sono previsti anche alcuni meccanismi di protezione nel percorso di accoglienza. La legge 47/2017 stabilisce che la prima accoglienza avvenga attraverso un colloquio per approfondire la situazione specifica del minore, la sua storia familiare e personale, alla presenza di un mediatore culturale e - ove possibile - di organizzazioni o enti con comprovata e specifica esperienza nella tutela dei minori. Un colloquio che è disciplinato dalla stessa legge (articolo 5) e su cui l'autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza ha sollecitato negli anni scorsi l’adozione di norme volte a definire in dettaglio le modalità di svolgimento. In particolare rispetto alla presenza del tutore che - salvo casi eccezionali - dovrebbe rappresentare la regola.

(...) l’Agia [ha] espresso parere favorevole sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sulla materia, con alcune precisazioni. In particolare, è stata rappresentata la necessità della presenza al colloquio del tutore volontario del minore straniero anche qualora vi siano esigenze di celerità, in applicazione del principio del superiore interesse del minore di cui all’articolo 3 della Convenzione Onu.

Direttamente collegata con questa tutela è quella stabilita dall'articolo 7 della legge, che prevede di la preferenza dell'affidamento familiare sull'ingresso in strutture di prima accoglienza. Inoltre, l'articolo 11 stabilisce che sia istituito un elenco di tutori volontari, selezionati e formati dai garanti regionali dell'infanzia e dell'adolescenza.

(...) presso ogni tribunale per i minorenni è istituito un elenco dei tutori volontari, a cui possono essere iscritti privati cittadini, selezionati e adeguatamente formati, da parte dei garanti regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano per l'infanzia e l'adolescenza, disponibili ad assumere la tutela di un minore straniero non accompagnato (...)

Dall'approvazione della legge fino alla fase precedente al Covid, come riportato nella relazione dell'autorità garante, si sono tenuti 17 corsi svolti direttamente dall'autorità nazionale nelle regioni che in quel periodo erano prive di garante regionale. Con la formazione quasi 500 potenziali tutori.

479 aspiranti tutori volontari formati dall'autorità garante nazionale per la tutela dei Msna tra 2017 e 2019.

Ultimo, fondamentale tassello dell'inclusione è il diritto all'istruzione, previsto dall'articolo 14 della legge 47.

A decorrere dal momento dell'inserimento del minore nelle strutture di accoglienza, le istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e le istituzioni formative (...) attivano le misure per favorire l'assolvimento dell'obbligo scolastico (...) e formativo da parte dei minori stranieri non accompagnati, anche attraverso la predisposizione di progetti specifici che prevedano, ove possibile, l'utilizzo o il coordinamento dei mediatori culturali (...)

Non si tratta esclusivamente di assicurare l'obbligo scolastico, obiettivo ovviamente essenziale. Ma anche di creare - attraverso la scuola, le istituzione educative, la comunità educante - un percorso di accoglienza e integrazione a tutto tondo. Il cui presupposto necessario è il superamento delle barriere culturali e sociali che ostacolano l'inclusione dei minori stranieri non accompagnati.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati utilizzati sui minori stranieri non accompagnati sono di fonte ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Foto: Kevin Bückert (unsplash) - Licenza

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Gli sbarchi dei migranti nei primi mesi dell’anno https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-dei-migranti-nei-primi-mesi-dellanno/ Fri, 10 Jun 2022 11:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=195631 Da gennaio a maggio si è registrato un aumento degli arrivi sulle coste italiane rispetto al 2021. Parliamo, tuttavia, di un terzo degli sbarchi rispetto agli anni passati. La questione migratoria va approcciata come un fenomeno ordinario, emarginando i discorsi d'odio.

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Come negli anni scorsi, all’avvicinarsi dell’estate il dibattito torna a infiammarsi sulla questione migratoria, stimolato principalmente da chi continua a parlare di “invasione” dei migranti in Italia. Ma le cifre degli sbarchi sulle nostre coste, seppur più alte rispetto al 2021, sono di gran lunga inferiore agli anni passati.

A innestarsi nella discussione pubblica quest’anno è la guerra in Ucraina, scoppiata in seguito all’invasione russa di fine febbraio. Il blocco del commercio di grano nell’paese ex sovietico – uno dei maggiori esportatori mondiali di questa importante materia prima – sta causando non pochi problemi all’approvvigionamento di cereali da parte di molti paesi, soprattutto nel continente africano.

Attraverso i discorsi d’odio si vuole sovradimensionare un fenomeno ordinario, connotandolo con un’accezione negativa.

Nonostante la questione sia molto complessa, in queste settimane non si fanno attendere i discorsi d’odio sui social (e non solo) da parte di alcuni esponenti politici italiani. Un hate speech nostrano, che punta tutto sulla divisione tra “profughi veri e profughi finti” (come abbiamo già avuto modo di approfondire) e soprattutto sul teorema dell’invasione.

Parliamo di una “narrazione straordinaria” della migrazione in Italia, che mira a sovradimensionare esponenzialmente un fenomeno, al contrario, dai numeri tutto sommato ordinari.

Gli sbarchi nei primi mesi dell’anno

Quasi 20mila persone sono sbarcate sulle coste italiane nei primi cinque mesi di quest’anno. Da queste cifre sono escluse le persone che entrano nel territorio italiano via terra, come per esempio i migranti della cosiddetta “rotta balcanica”, perché il ministero dell’interno non ha mai diffuso questo tipo di dati.

Ad ogni modo, si tratta di numeri di gran lunga inferiori a quelli di rifugiati e rifugiate in fuga dall’Ucraina e approdate nel nostro Paese, che al 7 giugno scorso erano 129mila.

19.416 persone sbarcate sulle coste italiane dal 1 gennaio al 31 maggio 2022.

20mila persone sono tante o poche? Non si può compiere una valutazione oggettiva se non si paragona questo numero a quello degli anni precedenti, quelli della “crisi dei rifugiati” in Europa (2015-2017) ma anche quelli più recenti, caratterizzati dalla pandemia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Il dato relativo ai primi cinque mesi di quest'anno è in aumento rispetto allo stesso periodo del 2021 (quando arrivarono circa 14mila persone), e soprattutto rispetto alle cifre registrate nel 2020, anno della pandemia, quando da gennaio a maggio arrivarono poco più di 5mila richiedenti asilo.

Alcuni esponenti politici approcciano alla questione migratoria come facevano 5 anni fa.

Tuttavia, parliamo di cifre nettamente più basse rispetto a quelle registrate negli anni in cui la questione migratoria iniziò a dominare il dibattito pubblico, diventando presto oggetto di consenso (e campagne elettorali). Nella prima parte del 2017, infatti, i migranti entrati in territorio italiano furono più di 60mila - tre volte quelli registrati quest'anno - mentre l'anno precedente si verificarono più di 40mila ingressi.

È interessante analizzare le differenze nei flussi tra quel periodo e oggi, perché alcuni esponenti politici tendono ad approcciare alla questione migratoria con gli stessi paradigmi di allora.

Basti pensare che appena qualche giorno fa Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia è tornata a chiedere il blocco navale a largo del mar Mediterraneo, come aveva già fatto lo scorso anno, nel 2020 e anche nel 2017.

A fronte di una invasione pianificata, il blocco navale rientra come atto di legittima difesa e quindi consentito anche dal diritto internazionale.

È bene evidenziare che anche allora, di fronte a numeri molto più alti rispetto a quelli di oggi, era esagerato e strumentale parlare di "emergenza". Gli arrivi via mare, d'altro canto, erano molti di meno rispetto a chi si dirigeva dai paesi del Medio Oriente verso l'Europa centrale.

Gli sbarchi e la guerra in Ucraina

Rispetto al passato, la novità legata al dibattito sul fenomeno migratorio è rappresentata dalla guerra in Ucraina che non solo ha portato migliaia di rifugiati in Italia, ma è anche strettamente legata all'approvvigionamento di materie prime alimentari.

Sia l'Ucraina che la Russia, infatti, sono tra i maggiori esportatori di grano al mondo, e molti analisti parlano di una forte crisi alimentare globale alle porte.

Naturalmente la questione si riflette anche sulla discussione pubblica intorno al fenomeno migratorio. Anche se a oggi non ci sono collegamenti empirici diretti tra i flussi di persone che attraversano il Mediterraneo e la crisi del grano, generata da un aumento indiscriminato dei prezzi.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: martedì 7 Giugno 2022)

Sebbene nei primi cinque mesi dell'anno si sia registrato un aumento del 32,1% degli sbarchi rispetto allo stesso periodo del 2021, a marzo e aprile i numeri degli sbarchi sono stati persino inferiori.

È il mese di maggio quello dove c'è stata un'impennata di arrivi: 8.655 persone, il 52,4% in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, quando erano sbarcati 5.679 richiedenti asilo. Si tratta di un flusso di arrivi favorito, probabilmente, anche dal clima mite e quindi dalla calma delle acque.

Detto ciò, occorre sottolineare che non sempre il trend di cifre che si susseguono nei primi mesi dell'anno portano poi a un maggior numero di arrivi al termine dello stesso. Per esempio, al 31 maggio 2016 gli sbarchi erano minori rispetto allo stesso periodo del 2017. Ma a fine anno la situazione era ribaltata.

Non ci sono elementi sufficienti per collegare la crisi alimentare all'aumento degli sbarchi.

È ancora presto, lo ripetiamo, per collegare l'aumento degli arrivi alla crisi del grano. Nonostante ciò, si può rilevare come tra le persone che sbarcano sulle nostre coste la maggioranza arrivi da Egitto e Tunisia, tra i paesi più penalizzati dalla crisi alimentare.

Le due nazioni, infatti, sono fortemente dipendenti dalle importazioni di grano dall'Ucraina e dalla stessa Russia. Perciò, nelle ultime settimane, il prezzo del pane e di altre materie prime alimentari è salito vistosamente nei due paesi.

Siamo preoccupati perché la situazione è grave per i Paesi dell'Africa, come la Tunisia e l'Egitto che prendono il 50% di cereali e grano dall'Ucraina e dalla Russia e ora sono in difficoltà. Il presidente Draghi ha telefonato ieri al presidente Putin proprio per cercare di sbloccare la situazione che rischia di determinare una grave crisi umanitaria. E ovviamente ci saranno, e lo stiamo vedendo anche ora, ripercussioni sui flussi migratori che stanno aumentando.

 

Nel dettaglio, tra le quasi 20mila persone sbarcate sulle coste del nostro paese nei primi 5 mesi dell'anno, 3.388 provengono dall'Egitto, 3.084 dal Bangladesh e 2.206 dalla Tunisia.

Se sommiamo gli arrivi da Egitto (17%) e Tunisia (11%) si arriva al 28% del totale degli sbarchi nel periodo considerato. Una cifra più alta degli anni scorsi, ma non tale da giustificare un collegamento diretto tra l'aumento dei prezzi e le migrazioni.

Nello stesso periodo ma nel 2021, infatti, erano egiziani e tunisini rispettivamente il 6% e il 14% del totale, mentre nel 2019 i soli tunisini rappresentavano il 20% degli arrivi totali.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(pubblicati: martedì 7 Giugno 2022)

Oltre ai già citati bengalesi, tra le nazionalità più frequenti nei primi mesi di quest'anno ci sono anche afghani (2.031 arrivi) e siriani (1.315). Anche in questo caso paesi in guerra.

La prima nazione dell'Africa sub-sahariana presente è la Costa D'Avorio, che ha visto arrivare 887 persone.

Vedremo nel corso dell'estate se e quanto aumenteranno gli sbarchi sulle coste italiane, e quale sarà la composizione di chi arriva nel nostro paese in cerca di asilo e di una vita migliore.

Rimane, tuttavia, l'urgenza di affrontare un tema complesso come quello sulle migrazioni con un approccio nuovo, analitico e laico, che escluda dal dibattito i discorsi d'odio, strumentali solo a un facile consenso elettorale.


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

Foto: Mediterranea 

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Il teorema dei “profughi finti e i profughi veri” alimentato dai discorsi d’odio https://www.openpolis.it/il-teorema-dei-profughi-finti-e-i-profughi-veri-alimentato-dai-discorsi-dodio/ Thu, 26 May 2022 06:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=194244 Fin dall'inizio della guerra in Ucraina si è diffusa l'idea secondo cui i rifugiati del paese ex sovietico sarebbero i "veri profughi", diversamente da chi arriva via mare. Discorsi d'odio strumentali che mirano ad alimentare l'intolleranza e aumentare le disuguaglianze.

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Negli ultimi anni, le crisi economiche e sociali susseguitesi in Europa sono state accompagnate da una crescita esponenziale dei discorsi d’odio nei confronti di alcune categorie, classi sociali e minoranze etniche, che sarebbero responsabili della situazione di disagio socio-economico di cui soffre parte della popolazione.

Nel linguaggio comune si chiama “guerra tra poveri” ed è da sempre una tecnica comunicativa tristemente diffusa. Perché si tenta di porre in contrasto gruppi di persone ugualmente svantaggiati, in un conflitto sociale che parte dalla mancata identificazione delle reali motivazioni che portano a disagi e disuguaglianze.

In questo contesto, una delle manifestazioni più diffuse della “guerra tra poveri” è la divisione tra “buoni e cattivi” quando si parla di migranti che arrivano nel nostro paese. Se già prima del conflitto in Ucraina le distinzioni tra “migranti economici” e chi scappa da una guerra erano marcate da parte della classe politica (con il risultato di semplificare situazioni invece più complesse), dopo l’invasione russa queste differenze sono state evidenziate ancora di più.

Un migrante economico si muove dal paese di origine per migliorare le sue condizioni di vita, cercando un lavoro. Il termine viene spesso usato per distinguere queste persone da chi si sposta a causa di guerre, conflitti o persecuzioni.
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A partire dall’invasione russa di fine febbraio, infatti, alcuni esponenti politici hanno utilizzato la fuga di milioni di profughi ucraini per evidenziare quanto, a loro dire, sia invece inopportuna l’accoglienza di persone provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana.

A marzo la Lega ha costruito una propria strategia sui social, a partire dal tweet del leader Matteo Salvini, con il fine di rimarcare la differenza tra “profughi veri” (donne e bambini ucraini) e “profughi finti”, che attraversando il Mediterraneo sbarcano sulle coste italiane.

Si tratta di concetti ribaditi anche da altri importanti rappresentanti istituzionali, come il parlamentare europeo della Lega Alessandro Panza.

Anche Fratelli d’Italia ha rimarcato queste differenze, per bocca della sua leader Giorgia Meloni, intervenuta a proposito persino in parlamento.

In realtà, anche se volessimo assumere il fatto che sia giusto scappare da un paese solo se si è vittime di una guerra, è bene ricordare che sono numerose quelle che attraversano da decenni molti stati del continente africano. Per non parlare delle persecuzioni di tipo razziale, religioso e sessuale, o delle violenze da parte di gruppi di miliziani e paramilitari.

Basti pensare che secondo l’osservatorio indipendente Armed conflict location & event data project (Acled) sono ben 12 i paesi africani ad aver superato la soglia dei mille morti per violenze armate, dal gennaio 2021 a oggi.

Eppure negli ultimi mesi il solco tra migranti ucraini e quelli arrivati da altre aree critiche, come l’Africa, il Medio Oriente e l’Asia centrale, è stato tracciato anche attraverso politiche dell’Unione europea che hanno generato alcune innegabili disparità di trattamento, generando in questo caso sì reali differenze tra chi arriva via mare e chi fugge dal paese ex sovietico.

Le peculiarità dei rifugiati ucraini

Nei primi tre mesi di guerra più di 6,5 milioni di persone hanno lasciato l’Ucraina. Tutti via terra (essendo lo spazio aereo ucraino chiuso dalla fine di febbraio) e quindi tutti almeno inizialmente diretti verso i 7 paesi confinanti.

6.577.318 persone sono fuggite dall’Ucraina, secondo l’Unhcr, dal 24 febbraio al 23 maggio 2022.

Metà dei rifugiati (50,4%) sono andati in Polonia, il 13,7% in Romania, mentre il 13,1% si è recato nella stessa Federazione Russa. Negli ultimi due mesi, infatti, sono quasi triplicati gli ingressi di ucraini in Russia, passando da circa 350mila persone di inizio aprile alle 919mila attuali.

Sono inoltre 649mila le persone fuggite attraverso il confine ungherese (il 9,3% del totale). Seguono poi gli ingressi in Moldavia (6,7%) e Slovacchia (6,3%). Infine, poco meno di 30mila i rifugiati andati in Bielorussia.

Nei primi tre mesi dopo l’invasione in Ucraina da parte della Federazione Russa 6,6 milioni di persone hanno lasciato il paese per rifugiarsi nelle nazioni confinanti, prima di proseguire eventualmente il proprio altrove. Metà di queste (50,4%) è andata in Polonia, il 13,7% in Romania e il 13,1% si è rifugiata nella stessa Federazione Russa. Nei mesi di aprile e maggio sono quasi triplicati gli ingressi di ucraini in Russia, passando da circa 350mila persone alle 919mila attuali. Sono 649mila le persone fuggite attraverso il confine ungherese (il 9,3% del totale). Seguono poi gli ingressi in Moldavia (6,7%) e Slovacchia (6,3%). Infine, poco meno di 30mila i rifugiati andati in Bielorussia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: lunedì 23 Maggio 2022)

Considerate le vaste dimensioni di questo fenomeno migratorio, a inizio marzo le istituzioni europee hanno deciso di attivare in via del tutto eccezionale una direttiva europea risalente a oltre vent'anni fa (la direttiva 55/2001), allora pensata per l'esodo proveniente dai paesi balcanici in guerra.

L'articolo 6 della direttiva sancisce che le persone che fuggono dal conflitto possano godere di una protezione temporanea in Ue, uno status simile a quello del rifugiato, in qualsiasi paese dell'Ue e per un anno dall'ingresso, rinnovabile per altri due.

La guerra in Ucraina dovrebbe generare un cambio radicale nell'approccio alle questioni migratorie.

Da parte dell'Ue si tratta indubbiamente di un cambio di paradigma radicale rispetto ai passati approcci alla questione migratoria. Basti pensare che negli anni della cosiddetta "crisi dei rifugiati", provenienti per lo più dalla Siria in guerra e da paesi dell'Asia centrale come Afghanistan e Pakistan, è stato scelto di affidare ai paesi di approdo le procedure di asilo individuali - come accade da anni alle nazioni dell'Europa meridionale, interessate dagli sbarchi di cittadini africani - o di esternalizzare l'accoglienza a paesi terzi, come nel caso degli accordi con la Turchia per i profughi siriani.

Il fatto che cittadini extra-comunitari possano attraversare liberamente il continente alla ricerca di un riparo e di un futuro migliore rappresenta certamente un passo in avanti positivo e significativo.

Dovrebbe essere da apripista e da esempio a una profonda riforma dell'accoglienza in Ue per tutti i migranti. Come abbiamo scritto in numerose occasioni, infatti, le procedure per il riconoscimento della protezione sono complesse e rappresentano un vero e proprio ostacolo per la ricerca di un lavoro e di una stabilità, contribuendo alla marginalizzazione sociale e di conseguenza soffiando sul fuoco acceso dal razzismo e dai discorsi d'odio.

Le differenze nel monitoraggio dei fenomeni

Le differenze tra l'accoglienza delle famiglie ucraine e del resto della popolazione migrante è evidente anche nel nostro paese, a partire dall'approccio con cui le istituzioni affrontano il fenomeno.

Il ministero dell'interno non pubblica dati sugli ingressi tramite i confini terrestri.

Infatti, se per gli arrivi via mare un importante strumento informativo è il cruscotto giornaliero del ministero dell'interno, a cui abbiamo più volte accennato anche in occasione dei rapporti annuali sul sistema di accoglienza in Italia, per la questione ucraina la protezione civile ha pubblicato una dashboard ricca e dettagliata, dove vengono monitorati flussi, richieste e caratteristiche delle persone che oltrepassano il confine.

È il dipartimento della protezione civile (che fa capo alla presidenza del consiglio dei ministri), infatti, a gestire l'accoglienza di ucraini e ucraine in Italia. A differenza dell'accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati provenienti da altre zone del mondo, sistema governato dal ministero dell'interno.

Si tratta dell'unico monitoraggio permanente pubblico sui flussi di entrata via terra (o via aereo) verso l'Italia. Il Viminale, infatti, non ha mai pubblicato i dati degli ingressi di migranti non ucraini via terra, attraverso la cosiddetta "rotta balcanica".

Sono 117.165 le persone provenienti dall'Ucraina entrate in Italia da inizio marzo fino a metà maggio, con una media di oltre milleseicento persone al giorno.

1.605 persone arrivate in Italia dall'Ucraina ogni giorno, in media, dal 3 marzo al 14 maggio 2022.

Di queste 79.172 sono adulte e le rimanenti 37.993 minori. La maggioranza (61.553) è rappresentata da donne, per via del divieto di uscita dal paese imposto dal governo ucraino agli uomini di età compresa tra 18 e 60 anni.

Il grafico mostra gli ingressi di persone provenienti dall’Ucraina in Italia, dal 3 marzo al 14 maggio 2022. La popolazione in fuga dal paese è stata accolta e assistita in primo luogo dalle nazioni confinanti. Contestualmente anche in Italia sono state avviate le attività necessarie a garantire l’accoglienza.

FONTE: elaborazione openpolis su dati protezione civile
(ultimo aggiornamento: sabato 14 Maggio 2022)

Com'è evidente dal grafico, i flussi di entrata in Italia sono costanti ma hanno rallentato nel corso delle settimane. Nell'ultimo mese, infatti, solo due giorni (29 aprile e 11 maggio) hanno visto ingressi in numero superiore alla media giornaliera.

Delle quasi 120mila persone rifugiatesi in Italia, 94.015 hanno presentato la richiesta di permesso di soggiorno per protezione temporanea presso gli Uffici immigrazione delle Questure, in virtù della direttiva 55/2001 di cui abbiamo parlato precedentemente.

Si tratta anche in questo caso della stragrande maggioranza di donne (68.047), a fronte di 25.968 maschi, dei quali 75% sono minori. Sempre tramite i dati messi a disposizione dal dipartimento di protezione civile rileviamo che i maggiori volumi di richieste sono stati inoltrati nelle questure delle regioni nel nord. In particolare in Lombardia (12.258), Emilia Romagna (10.940), Veneto (8.248) e Piemonte (7.732).

Il ritorno in patria

Rispetto ad altri fenomeni migratori recenti, una peculiarità è rappresentata dal fatto che in molti, dopo essere fuggiti dall'Ucraina, fanno ritorno in patria. È il caso di molte famiglie provenienti dal centro e dall'ovest del paese, soprattutto dagli oblast popolosi di Leopoli e Kiev.

Si tratta di una dinamica impossibile da porre in essere per i migranti che provengono da paesi extra-comunitari, a meno che non aderiscano a un definitivo rimpatrio volontario.

Le differenze tra contesti diversi non dovrebbero essere strumentali all'alimentazione dell'odio.

Sebbene sui flussi di rientro non si abbiano dati disponibili per l'Italia, l'agenzia per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr) stima che al 22 maggio più di 2 milioni di ucraini siano rientrati nel proprio paese. Una cifra che riflette i movimenti transfrontalieri (persino dei pendolari) e che la stessa Unhcr indica come "prematura per trarre conclusioni sulle tendenze definitive".

2.086.500 ucraini rientrati nel proprio paese dopo il 24 febbraio 2022, secondo le stime di Unhcr.

Tuttavia, si tratta di dati forniti dal servizio statale della guardia di frontiera ucraina. E che, con tutte le premure del caso, restituiscono un'ulteriore peculiarità di questo fenomeno rispetto ad altri flussi migratori che attraversano il vecchio continente, oltre che smentire ulteriormente il falso teorema dei "profughi finti e profughi veri". In quanto, semplicemente, si tratta di situazioni differenti per natura, di caratteristiche sociali di chi è colpito, dei paesi di provenienza e delle enormi difficoltà che ognuno incontra sulla propria strada.

Persone che, tuttavia, hanno qualcosa in comune: l'esigenza di essere accolti degnamente, per potersi costruire una vita migliore.


Il sostegno della Commissione europea alla produzione di questa pubblicazione non costituisce un'approvazione del contenuto, che riflette esclusivamente il punto di vista degli autori, e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per l'uso che può essere fatto delle informazioni ivi contenute.

Foto: frontiera moldavo-ucraina a Palanca - Andrea Mancini

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I profughi ucraini nei primi 40 giorni di guerra https://www.openpolis.it/i-profughi-ucraini-nei-primi-40-giorni-di-guerra/ Thu, 14 Apr 2022 07:22:08 +0000 https://www.openpolis.it/?p=188869 I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti “Dove sono fuggiti i profughi ucraini nei primi 40 giorni […]

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I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai agli approfondimenti “Dove sono fuggiti i profughi ucraini nei primi 40 giorni di guerra“.

4,2

milioni di persone fuggite dall’Ucraina nei primi 40 giorni di guerra, dal 24 febbraio al 4 aprile scorsi. In media sono uscite dal paese circa 116mila    al giorno. Quello in cui si è registrato l’esodo maggiore è il 7 marzo, con 207mila ingressi nei 7 paesi confinanti, quasi il doppio della media giornaliera del conflitto. A partire da metà marzo si è registrato un trend in discesa nell’esodo, fino ad arrivare ai circa 29mila rifugiati del 4 aprile. Vai al grafico.

51,8%

del totale dei profughi ucraini sono andati in Polonia (2,5 milioni di persone). Dopo la Polonia, tra i paesi di frontiera con l’Ucraina seguono Moldavia, Ungheria, Federazione Russa e Slovacchia, dove l’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha registrato ingressi simili (tra il 7% e il 9% del totale). La Bielorussia, invece, ha visto il passaggio di poco più di 16mila persone, pari allo 0,4%. Vai al grafico.

83.100

i rifugiati ucraini entrati nel territorio italiano nei primi 40 giorni del conflitto. Secondo quanto ha recentemente affermato alla camera la ministra dell’interno Luciana Lamorgese, al 29 marzo il 60,1% delle persone (circa 42mila) aveva fatto ingresso in Italia attraverso la frontiera con la Slovenia, il 35,7% era arrivato in aereo, e il restante 4,1% attraverso i valichi ferroviari in Friuli Venezia Giulia. Vai all’articolo.

7,46%

dei profughi provenienti dall’Ucraina ed entrati in Italia hanno aderito al sistema di accoglienza del nostro paese. In termini assoluti parliamo di 5.600 sulle oltre 83mila presenze attuali. Tra loro, 5.301 si trovano nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) e 299 nel sistema di accoglienza e integrazione (Sai). Meno di un ucraino su 10, insomma, è finora entrato in una struttura di accoglienza. Vai all’articolo.

679

le persone, arrivate dall’Ucraina in Italia, che hanno presentato domanda di protezione internazionale al 29 marzo, sempre secondo quanto dichiarato da Lamorgese al parlamento. Si tratta di meno dell’1% del totale. Questo dato restituisce da un lato la speranza di molti di poter tornare presto in patria, e dall’altro dimostra quanto la stragrande maggioranza dei migranti ucraini guardi alla direttiva europea 55 del 2001, la quale sancisce che chi fugge dal paese possa godere di una protezione temporanea in Ue. Vai all’articolo.

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Dove sono fuggiti i profughi ucraini nei primi 40 giorni di guerra https://www.openpolis.it/dove-sono-fuggiti-i-profughi-ucraini-nei-primi-40-giorni-di-guerra/ Fri, 08 Apr 2022 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=187755 Più di 100mila persone escono ogni giorno dall'Ucraina in guerra per rifugiarsi nei 7 paesi confinanti. Per questo l'Europa ha attivato una vecchia direttiva del 2001, mentre in Italia finora meno del 10% dei rifugiati è ospitato nei centri di accoglienza.

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Nei primi 40 giorni di guerra sono fuggite più di 4 milioni di persone dall’Ucraina, circa il 10% della popolazione. Grazie a una norma pensata per i conflitti nell’ex Jugoslavia, i profughi possono muoversi liberamente nell’Unione europea.

Si tratta di fatto di un nuovo approccio – seppur temporaneo – all’accoglienza degli sfollati di guerra in Europa.

4,2 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina dal 24 febbraio al 4 aprile 2022, secondo l’Unhcr.

Dove si recano i rifugiati

In media sono stati 116mila ogni giorno le profughe e i profughi ucraini fuggiti dal paese dal 24 febbraio, primo giorno dell’invasione da parte della Russia, fino allo scorso 4 aprile.

Si tratta per lo più di donne e minori, perché in virtù di una legge d’emergenza del governo ucraino è proibito agli uomini tra 16 e 60 anni di uscire dal paese, tranne che per alcune eccezioni.

Essendo lo spazio aereo ucraino chiuso ormai da settimane, l’unico modo per espatriare è via terra, in direzione delle nazioni confinanti.

 


Le direttrici di chi emigra dall’Ucraina (Unhcr).

 

L’Ucraina confina con 7 paesi. Gran parte dei rifugiati attraversa il paese in direzione nord-ovest, e attraverso l’importante stazione ferroviaria di Lviv (Leopoli) raggiunge la Polonia, in Unione europea. Questo è stato il doloroso percorso affrontato, finora, da 2,47 milioni di persone, pari al 58,1% del totale.

Dopo la Polonia, il paese dove sono entrati più profughi è la Romania, che accoglie il 15,3% degli sfollati. Seguono poi Moldavia, Ungheria, Federazione Russa e Slovacchia, dove l’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha registrato ingressi simili (tra il 7% e il 9% del totale). La Bielorussia, invece, ha visto il passaggio di poco più di 16mila persone, pari allo 0,4%.

Infine occorre segnalare che gli ingressi in Moldavia conteggiati dalle Nazioni unite non comprendono quelli che attraversano la frontiera tra l’Ucraina e la Transnistria, regione separatista che però per la comunità internazionale fa parte della stessa Moldavia, anche se dotata di governo autonomo dal 1992. Qui, secondo il governo transnistriano sarebbero ospitate 25mila persone, mentre per l’esecutivo moldavo sarebbero entrati in Transnistria 15mila ucraini. Tuttavia questi dati sono privi di riscontri da parte di organizzazioni internazionali.

Il grafico mostra gli ingressi di persone provenienti dall’Ucraina dal 24 febbraio al 4 aprile 2022. Sono incluse le persone che una volta entrate nel paese lo lasciano immediatamente per approdare altrove. I dati rilasciati da Unhcr vengono comunicati dai rispettivi governi. Il dato della Federazione Russa è aggiornato al 29 marzo. Il dato della Repubblica Slovacca è aggiornato al 3 aprile.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

Le famiglie che fuggono dall'Ucraina invasa seguono più o meno coerentemente l'andamento delle operazioni militari nel corso di questa drammatica guerra.

L'Ucraina è una nazione molto estesa, per questo anche la provenienza territoriale dei profughi è decisiva per le tendenze e il tracciamento dei flussi migratori. Per esempio, nei giorni peggiori dei bombardamenti nella capitale Kiev e in altre metropoli del nord (come Kharkiv), si sono registrati maggiori ingressi in paesi più raggiungibili dalle zone settentrionali attraverso lo snodo di Leopoli, come la Polonia e la Romania.

Al contrario, dovessero intensificarsi i bombardamenti nella città più importante del sud - Odessa, finora solo lambita dalle operazioni belliche più violente - probabilmente si assisterebbe a maggiori flussi in entrata verso la Moldavia, la cui frontiera sud dista poco più di 50 km da Odessa.

Il grafico mostra gli ingressi di persone provenienti dall’Ucraina nei paesi con essa confinanti, dal 24 febbraio al 4 aprile 2022. Sono incluse le persone che una volta entrate nel paese di approdo lo lasciano immediatamente per recarsi altrove. Sono stati considerati i paesi confinanti con l’Ucraina: Polonia, Romania, Slovacchia, Moldavia, Federazione Russa, Ungheria e Bielorussia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Unhcr
(ultimo aggiornamento: lunedì 4 Aprile 2022)

Dall'inizio della guerra, il giorno in cui si è registrato l'esodo maggiore è il 7 marzo, con 207mila ingressi nei paesi confinanti, quasi il doppio della media giornaliera del conflitto.

A partire dal 14 marzo, invece, si è verificata una discesa nei numeri delle persone che hanno scelto di lasciare il proprio paese. Fino ad arrivare ai circa 29mila rifugiati lo scorso 4 aprile.

Quale accoglienza in Europa?

A inizio marzo le istituzioni europee hanno deciso di attivare in via del tutto eccezionale una direttiva europea risalente a oltre vent'anni fa.

Si tratta della direttiva 55, pensata nell'estate del 2001, quando ci si ritrovò di fronte al massiccio numero di sfollati provenienti dai paesi balcanici, vessati da anni di guerre.

La presente direttiva ha lo scopo di istituire norme minime per la concessione della protezione temporanea in caso di afflusso massiccio di sfollati provenienti da paesi terzi che non possono ritornare nel paese d'origine e di promuovere l'equilibrio degli sforzi tra gli Stati membri che ricevono gli sfollati e subiscono le conseguenze dell'accoglienza degli stessi.

Questa disposizione non era mai stata attivata per le numerose crisi di rifugiati generati dai conflitti scoppiati nell'ultimo ventennio, soprattutto in medio oriente e Asia centrale. Parliamo dei milioni di siriani giunti in Europa in questi anni, fino ai rifugiati afghani in fuga dal paese fino alla scorsa estate. Per non parlare da chi scappa dalle guerre (civili e non) nelle nazioni dell'Africa occidentale.

In tutti questi casi, com'è noto, le autorità del vecchio continente hanno deciso di finanziare ed "esternalizzare" l'accoglienza a paesi terzi - è il caso degli accordi con la Turchia nel caso della crisi siriana - o di affidare ai paesi di approdo le procedure di asilo individuali, come accade da tempo soprattutto nelle nazioni dell'Europa meridionale, più interessate dagli sbarchi di persone proveniente dal continente africano.

Dopo l'attacco della Russia all'Ucraina, invece, i ministri dell'Unione europea hanno deciso all'unanimità l'istituzione di un meccanismo di "asilo temporaneo" per rispondere all'afflusso di sfollati provenienti dall'ex repubblica sovietica.

L'articolo 6 della direttiva 55 sancisce che le persone che fuggono dal conflitto debbano godere di una protezione temporanea in Ue, uno status simile a quello del rifugiato, in qualsiasi paese dell'Ue e per un anno dall'ingresso, rinnovabile per altri due.

Lo status di rifugiato è la prima e più importante forma di protezione internazionale, e può essere riconosciuta a un richiedente asilo da uno stato membro della convenzione di Ginevra del 1951.
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La decisione di riattivare una norma messa da parte oltre vent'anni fa ha diversi obiettivi. Innanzitutto è fondamentale che, di fronte a un esodo così massiccio in così poco tempo, si debbano snellire le procedure per la protezione (seppur temporanea) degli sfollati ucraini. Attraverso la direttiva, infatti, si evita che le persone vengano sottoposte all'esame individuale delle domande di asilo, con il risultato di poter godere da subito dell'assistenza medica e sociale, del diritto al lavoro, del diritto all'istruzione per i minori, e ai contributi per il sostentamento delle famiglie stanziati dalle autorità comunitarie in queste settimane.

Inoltre viene lasciata libertà ai profughi di circolare tra le nazioni europee, senza vincoli di spostamento tra un paese e l'altro.

Infine c'è un aspetto che riguarda più che altro gli equilibri tra gli stati membri. Per quanto riguarda le persone che entrano nei circuiti dell'accoglienza organizzata dalle singole nazioni, infatti, attualmente non vi sono quote prefissate di redistribuzione tra i paesi membri.

Gli Stati membri accolgono con spirito di solidarietà comunitaria le persone ammissibili alla protezione temporanea. Essi indicano la loro capacità d'accoglienza in termini numerici o generali. [...] Tali indicazioni vengono rapidamente comunicate all'UNHCR.

La presenza ucraina in Italia

Al 4 aprile erano 83.100 le persone provenienti dall'Ucraina entrate in Italia dopo il 24 febbraio. Poco più di 2mila al giorno.

Secondo quanto ha recentemente affermato alla camera la ministra dell'interno Luciana Lamorgese, al 29 marzo il 60,1% delle persone (circa 42mila) aveva fatto ingresso in Italia attraverso la frontiera con la Slovenia, il 35,7% era arrivato in aereo, e il restante 4,1% attraverso i valichi ferroviari in Friuli Venezia Giulia (quest'ultimo è un dato a decorrere dal 10 marzo).

Nei primi 40 giorni di guerra sono entrate in Italia in media 2mila persone al giorno.

Di queste, il 51,5% erano donne (42.879 persone), il 10,3% uomini (8.851) e il 38,1% minori (31.670). Secondo quanto comunica il ministero dell'interno, le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia sono Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Al momento non vengono rilasciati i dati di quanti profughi ucraini siano attualmente ospitati nel sistema di accoglienza. Inoltre, come abbiamo denunciato più volte, sul cruscotto giornaliero del ministero dell'interno vengono pubblicati quotidianamente solo i dati relativi agli sbarchi via mare, e non gli ingressi via terra, come nel caso dei migranti provenienti dalla "rotta balcanica", o da poco più di un mese, dall'Ucraina.

Pochi ucraini ricorrono all'accoglienza

Pur mancando dati organici messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche, torna nuovamente utile l'audizione di Lamorgese. La ministra afferma che delle 75.115 persone arrivate in Italia al 29 marzo scorso, solo 5.600 risultano inserite nel sistema di accoglienza. Di queste 5.301 sono nei centri di accoglienza straordinaria (Cas) e 299 nel sistema di accoglienza e integrazione (Sai). Meno di un profugo ucraino su 10, insomma, entra in un centro.

7,46% degli ucraini entrati in Italia dal 24 febbraio al 29 marzo 2022 hanno aderito al sistema di accoglienza.

Quindi parliamo, almeno finora, di un numero di posti occupati inferiore rispetto a quelli finanziati recentemente dal governo: 8mila, come abbiamo raccontato nei giorni scorsi.

Se in pochi hanno aderito all'accoglienza, in pochissimi hanno richiesto la protezione internazionale.

I motivi per i quali una così bassa quota di rifugiati decide di non entrare nel sistema di accoglienza sono diversi. Uno delle principali è dovuto alla presenza di una folta comunità ucraina che già viveva nel nostro paese prima del conflitto. Al 1 gennaio 2021, infatti, gli ucraini in Italia erano 255mila, e costituivano la quinta comunità straniera più popolosa, dopo quelle provenienti da Romania, Marocco, Albania e Cina.

Questo ha fatto sì che con l'invasione russa si attivassero, in Italia come in Europa, numerose reti familiari e sociali da parte degli emigrati ucraini che già vivevano fuori dal loro paese di origine.

Infine, un ultimo elemento riferito dalla ministra Lamorgese è indicativo: al 29 marzo le domande di protezione internazionale presentate erano solo 679. Si tratta di un dato che da un lato restituisce la speranza di molti di poter tornare presto in patria, e dall'altro dimostra quanto la stragrande maggioranza delle persone fuggite punti alla protezione temporanea prevista dalla direttiva 55.

Foto: frontiera moldavo-ucraina a Palanca - Andrea Mancini

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