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	<title>Reggio Calabria Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 13 Mar 2026 15:12:25 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
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<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_303558_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_303558_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella medesima classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=299215</guid>

					<description><![CDATA[<p>I recenti cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale sembrano aver fatto passare in secondo piano i temi ambientali. Eppure la lotta al cambiamento climatico resta una priorità per i giovani, specie per chi vive in zone particolarmente critiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/">In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi mesi il contesto geopolitico internazionale è fortemente mutato, determinando un cambiamento sia nell’agenda dei decisori che all’interno del dibattito pubblico. <strong>Il rischio è che a fare le spese di questa nuova situazione sia il tema della transizione ecologica, che pure resta una priorità, soprattutto per le giovani generazioni</strong>, non essendo affatto cessate le crisi climatiche. L’approssimarsi della <a href="https://www.earthday.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della terra</a>, che ricorrerà il prossimo 22 aprile, è un’occasione per tornare a porre l’attenzione su questi temi.</p>



<p>In effetti, ancora nell&#8217;autunno scorso, un&#8217;<a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3392" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine</a> realizzata da Eurobarometro evidenziava come <strong>per un terzo dei giovani europei il cambiamento climatico rappresentasse una priorità che l&#8217;Ue avrebbe dovuto affrontare nei prossimi 5 anni</strong>. È interessante osservare che l&#8217;<strong>Italia</strong> riporta la percentuale più alta fra i vari stati membri.</p>


<div id="i-giovani-italiani-restano-tra-i-piu-preoccupati-in-ue-dai-problemi-ambientali-e-dal-cambiamento-climatico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">46% </span>i giovani italiani tra i 16 e 30 anni per cui il cambiamento climatico dovrebbe essere una questione prioritaria per l&#8217;Ue nei prossimi 5 anni.</p>
			        </section>
		


<p>Le motivazioni di una percentuale così importante sono probabilmente molteplici. Un elemento che influisce nella percezione di quali dovrebbero essere le principali priorità è costituito certamente dal <strong>contesto in cui i giovani italiani vivono</strong>. Da questo punto di vista l&#8217;ambiente scolastico, in cui ragazzi e ragazze trascorrono molto del loro tempo, ha un ruolo di primo piano.</p>



<p>Aspetti come la vicinanza della scuola a <strong>fonti inquinanti</strong> o la possibilità di raggiungere il proprio istituto con <strong>mezzi alternativi all&#8217;auto privata</strong> per ridurre l&#8217;impatto ambientale sono quindi dati molto interessanti da analizzare. Non solo per comprendere meglio quali sono le esigenze dei giovani ma anche per individuare le maggiori criticità da questo punto di vista ed eventualmente intervenire. Dai dati emerge che <strong>le situazioni più complicate si registrano principalmente nelle città maggiori</strong>.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Ambiente ancora prioritario per i giovani, soprattutto in Italia</h3>



<p>Nel corso dell&#8217;ultima indagine sulla gioventù, condotta nell&#8217;autunno scorso da Eurobarometro per le istituzioni Ue, è stato chiesto ai giovani europei <strong>quali fossero le questioni che consideravano prioritarie per l&#8217;Unione nei prossimi 5 anni</strong>. Ogni intervistato poteva indicare 3 priorità.</p>


<div id="1-su-3-i-giovani-europei-per-cui-e-prioritario-il-cambiamento-climatico-sono-quasi-1-su-2-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In media, a livello europeo, quella più citata è l&#8217;aumento dei prezzi (40%). Seguono il cambiamento climatico (33% del campione) e la creazione di posti di lavoro (31%).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 su 3 </span>i giovani europei per cui è prioritario il cambiamento climatico. Sono quasi 1 su 2 in Italia.</p>
			        </section>
		


<p>In Italia il tema dell&#8217;ambiente è vissuto come ancora più urgente dai giovani. <strong>Nel nostro paese e in Danimarca infatti oltre il 40% dei ragazzi e delle ragazze considera l&#8217;ambiente e il cambiamento climatico una delle principali priorità</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-di-italia-e-danimarca-sono-quelli-che-considerano-lambiente-maggiormente-prioritario/">I giovani di Italia e Danimarca sono quelli che considerano l&#8217;ambiente maggiormente prioritario</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-di-italia-e-danimarca-sono-quelli-che-considerano-lambiente-maggiormente-prioritario/">Percentuale di giovani 16-30 anni che ritengono che l&#8217;ambiente e il cambiamento climatico debbano essere una delle 3 principali priorità per l&#8217;Ue nei prossimi 5 anni (2024)</a></h3>
                                    </div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurobarometro                                                                <br>(pubblicati: lunedì 17 Febbraio 2025)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-299212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-299212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il <strong>46% dei giovani italiani indica questa come priorità per le istituzioni europee</strong> (13 punti in più della media Ue). Al secondo posto, viene menzionato il tema del lavoro (38% delle risposte). Seguono, con il 34%, l&#8217;aumento del costo della vita e l&#8217;accesso alla protezione sociale.</p>



<p>Negli ultimi anni, le <strong>mobilitazioni per il clima</strong> tra i più giovani hanno testimoniato l&#8217;importanza attribuita al tema. L&#8217;ordine di priorità emerso nell&#8217;indagine riflette anche questa tendenza.</p>



<p>Allo stesso tempo, è interessante indagarne le cause profonde. Ad esempio, se e come la preoccupazione verso l&#8217;ambiente <strong>riflette anche la percezione che ragazze e ragazzi hanno rispetto alla condizione del proprio territorio</strong>, nella vita di tutti i giorni. A partire dalle scuole che frequentano quotidianamente.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Inquinamento e raggiungibilità delle scuole con mezzi alternativi</h3>



<p>La scuola è infatti uno dei principali luoghi dove i giovani trascorrono il tempo fuori da casa. Qui condividono esperienze con coetanei e adulti, riscontrando in alcuni casi problemi o disagi che ne formano la <strong>percezione di cosa funziona e cosa può migliorare nel mondo che li circonda</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_7a8f1473fa4fc84ac50e4ca9c06f6a42" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;ambiente scolastico che frequentano può influenzare molto la percezione dei giovani di quali siano le priorità su cui intervenire.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Due aspetti (non gli unici) fortemente collegati con la questione ambientale, e con la sostenibilità percepita di una scuola, sono la sua <strong>raggiungibilità con mezzi alternativi all&#8217;auto</strong> e la <strong>vicinanza a fonti di inquinamento</strong>. Informazioni che &#8211; attraverso l&#8217;analisi dei dataset rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione &#8211; possiamo ricostruire per l&#8217;anno scolastico 2022/23.</p>


<div id="in-italia-quasi-il-90-degli-edifici-scolastici-e-raggiungibile-con-mezzi-alternativi-allauto-il-24-e-vicino-a-fonti-di-inquinamento-atmosferico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>In media in Italia <strong>quasi 9 edifici scolastici su 10 (89,3%) sono raggiungibili con mezzi alternativi all&#8217;auto privata</strong>. A partire dalle diverse forme di trasporto pubblico locale: con pullman e autobus, treni, tram e metropolitane (nelle città maggiori). Una quota molto inferiore, pari al <strong>2,4% degli edifici scolastici statali, è vicina a fonti di inquinamento atmosferico</strong>.</p>



<p>Incrociando le due informazioni, possiamo ricostruire <strong>quali comuni siano caratterizzati da scuole più raggiungibili con mezzi di trasporto alternativi all&#8217;auto e distanti da fonti di inquinamento</strong> <strong>rispetto alla media nazionale</strong>. O, viceversa, poco raggiungibili con il trasporto pubblico e vicine a fonti inquinanti.</p>


<div id="65-i-comuni-con-scuole-che-vivono-entrambe-le-criticita-poca-raggiungibilita-con-mezzi-alternativi-e-presenza-di-inquinamento-sono-quasi-sempre-citta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/">Nei grandi centri sono più frequenti le scuole vicine a fonti inquinanti o difficili da raggiungere</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/">Classificazione del comune in base alla raggiungibilità degli edifici scolastici statali con mezzi alternativi e alla loro vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2022/23)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/">Nei grandi centri sono più frequenti le scuole vicine a fonti inquinanti o difficili da raggiungere &#8211; Classificazione del comune in base alla raggiungibilità degli edifici scolastici statali con mezzi alternativi e alla loro vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2022/23)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_299260_tab3"><p>Per ogni comune è stata calcolata:</p>
<ul>
<li>la percentuale di edifici scolastici statali per cui è stata dichiarata dagli enti proprietari la raggiungibilità con mezzi alternativi a quello privato (trasporto pubblico urbano, interurbano, ferroviario etc.);</li>
<li>la percentuale di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico. In quest&#8217;ultimo caso, per determinare univocamente il concetto di “prossimità” all’edificio scolastico, il ministero segnala nelle <a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/allegati/Manuale%20Compilazione%20Scheda%20Edificio%20Scolastico%202021.pdf#page=47" target="_blank" rel="noopener">linee guida alla compilazione</a><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif"> che, “generalmente, nei regolamenti comunali si considera ‘prossimo’ a un edificio, un elemento urbanistico che si trovi entro il raggio di 300 metri dall’edificio stesso”.</span></li>
</ul>
<p>I comuni sono stati attribuiti a una delle 4 categorie in base al confronto tra la quota registrata nel comune e la media nazionale. Dati non disponibili per il Trentino Alto-Adige.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br>(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-299260"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-299260" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Dei quasi ottomila comuni presenti in Italia, al netto dei circa 1.200 senza edifici scolastici attivi,<strong> la maggior parte (5.324) ospita edifici scolastici più raggiungibili con mezzi pubblici e meno vicini a fonti inquinanti della media nazionale</strong>. Parliamo dei comuni in verde sulla mappa. Oltre mille si trovano in posizione intermedia. O perché gli edifici sono lontani da fonti inquinanti ma non sono ben collegati con i mezzi (1.087), o viceversa sono ben collegati ma si trovano in aree di inquinamento atmosferico (194).</p>



<p>Altri <strong>65 comuni</strong>, una minoranza (indicata in rosso sulla mappa), si caratterizzano per entrambe le criticità. Ovvero meno scuole raggiungibili con mezzi alternativi all&#8217;auto e maggior vicinanza a fonti di inquinamento. <strong>Da notare che si tratta soprattutto delle città principali</strong>. In ordine di numerosità del patrimonio di edilizia scolastica, possiamo citare tra i comuni in questa situazione Roma, Napoli, Milano, Bari, Reggio Calabria, Livorno, Rimini e Forlì. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">7,3% </span>i capoluoghi di provincia in cui la vicinanza delle scuole a fonti inquinanti o la raggiungibilità con mezzi pubblici è peggiore del dato nazionale.</p>
			        </section>
		


<p>Ciò a fronte di una media inferiore all&#8217;1% tra i comuni non capoluogo. In modo analogo, la quota è pari al 6,6% nei comuni polo, le città baricentriche in termini di servizi. <strong>Grandi città in cui il tema dell&#8217;accesso al trasporto pubblico e della qualità dell&#8217;aria è centrale</strong>. E può contribuire a formare in ragazze e ragazzi la coscienza di cosa è più urgente per migliorare il mondo in cui vivono.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di edifici scolastici vicini a fonti di inquinamento atmosferico rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-che-regge-uno-striscione-verde-zB3c92e2VMA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leonardo Basso</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/">In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298272</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 16,2% di bambini e adolescenti vive in una casa con problemi strutturali, oltre il 40% in una situazione di sovraffollamento. Ricostruire il fenomeno in chiave territoriale è difficile, ma necessario per le politiche di contrasto alla povertà minorile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>La <strong>povertà abitativa</strong> colpisce ancora una quota ampia di bambini e ragazzi. Parliamo di famiglie costrette a vivere in alloggi con<strong> problemi strutturali</strong>, in situazioni di <strong>sovraffollamento</strong> o senza potersi <strong>permettere le spese</strong> per sostenere i costi dell&#8217;affitto o del mantenimento della casa.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21,6% </span>delle famiglie in affitto si trova in povertà assoluta (<span data-sheets-root="1">4,7% tra quelle con la casa di proprietà).</span></p>
</section>
</p>
<p>A dicembre, i dati Istat pubblicati nell&#8217;ambito del <a href="https://gruppocrc.net/documento/i-diritti-dellinfanzia-e-delladolescenza-in-italia-3edizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto del gruppo Crc</a> (il gruppo di lavoro per la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) hanno fatto emergere un quadro piuttosto nitido. Nel 2023 in Italia il <strong>16,2% dei minori viveva in abitazioni con problemi strutturali o di umidità</strong>; mentre per oltre il 40% è stata riportata una situazione di sovraffollamento abitativo. Un&#8217;incidenza in calo rispetto a quanto emerso nel precedente rapporto (61%), ma che comunque cela differenze abbastanza marcate tra i territori.</p>
</p>
<p><strong>Divari territoriali che oggi, purtroppo, è molto difficile ricostruire in modo accurato</strong>, anche per la complessità di ricostruire informazioni come queste a livello locale con rilevazioni campionarie. Abbiamo approfondito il <strong>legame tra povertà abitativa e condizione minorile</strong>, anche incrociando le informazioni disponibili a livello locale sul disagio sociale con quelle sulla cattiva condizione delle abitazioni.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa e povertà educativa</h3>
</p>
<p>Nelle scorse settimane, abbiamo avuto modo di approfondire quanto la <strong>condizione strutturale </strong>degli edifici scolastici incida anche sull&#8217;esperienza didattica di bambini e ragazzi. E quanto sulla qualità dell&#8217;ambiente scolastico incidano fattori come il<a href="https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> funzionamento degli  impianti di riscaldamento</a> o la presenza di <a href="https://www.openpolis.it/a-quando-risale-ledilizia-scolastica-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scuole nuove e a norma</a>.</p>
</p>
<p><div id="la-condizione-abitativa-incide-sullo-sviluppo-e-sulle-opportunita-sociali-ed-educative-di-bambini-e-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_34cbbfb2d2f7e3351457bcd200c54257" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La povertà abitativa è una minaccia per la crescita di bambini e ragazzi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Ciò vale a maggior ragione per la <strong>casa in cui bambini e ragazzi vivono</strong> con la propria famiglia. In primo luogo per ragioni di <strong>salubrità degli ambienti</strong>: un alloggio non adeguatamente riscaldato o con problemi di umidità incide negativamente sulla salute di chi vi abita, a partire dai soggetti in età evolutiva. Vi sono poi anche <strong>aspetti educativi e sociali da tenere in considerazione</strong>. Una casa sovraffollata o piccola è una casa dove è più difficile avere uno spazio in cui studiare, fare i compiti, giocare. Situazioni in cui spesso è preclusa, o comunque molto limitata, la stessa <strong>possibilità di invitare degli amici</strong>.</p>
</p>
<p>Per tutte queste ragioni, ricostruire il fenomeno dei bambini e ragazzi che vivono in contesti abitativi disagevoli è <strong>fondamentale per impostare le politiche di contrasto alla povertà minorile</strong>. Un’esigenza tanto grande quanto la difficoltà di delineare un quadro in chiave territoriale, per una serie di motivi.</p>
</p>
<p><div id="162-dei-minori-vive-in-case-con-problemi-strutturali-o-di-umidita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa minorile: un fenomeno difficile da misurare</h3>
</p>
<p>Uno sforzo fondamentale in questo senso è quello fatto da Istat nell&#8217;ambito delle analisi per il gruppo Crc. In media in Italia il <strong>16,2% dei minori vive in case con problemi strutturali o di umidità</strong>, una quota che supera il 20% in Umbria, Sardegna, Emilia-Romagna, Lazio e Friuli Venezia Giulia. <strong>Ancora più diffuso è il fenomeno del sovraffollamento</strong>, riguardante oltre il 45% dei minori in Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Lazio, Lombardia e Puglia.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">I fattori della povertà abitativa tra bambini e ragazzi, regione per regione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">Percentuale di minori che vivono in abitazioni con problemi strutturali/umidità e in situazioni di sovraffollamento abitativo (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298278_tab3"></p>
<p>I dati presentati, di fonte Istat, sono stati disaggregati su base regionale dall&#8217;istituto ai fini del Rapporto Crc. Dati non disponibili per Valle d’Aosta, Molise e Basilicata per l&#8217;indicatore sui problemi strutturali. Nei seguenti casi la numerosità campionaria ridotta (20 e 49 unità) rende il dato statisticamente poco significativo. Per i problemi strutturali e umidità: Trentino Alto Adige, Toscana Marche, Liguria, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria. Per il sovraffollamento: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat per Crc                                                                <br />(pubblicati: martedì 17 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298278"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298278" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si tratta di dati solitamente rilasciati a livello nazionale. Per questo <strong>va ribadita l&#8217;importanza della disaggregazione offerta da Istat a livello regionale</strong>, in occasione del rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Una ricostruzione che però ovviamente sconta tutti i limiti delle rilevazioni campionarie. </p>
</p>
<p><div id="ricostruire-il-fenomeno-sul-territorio-e-pero-molto-complesso-data-la-difficolta-di-una-rilevazione-cosi-puntuale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La bassa numerosità del campione rende infatti <strong>statisticamente poco significativo il dato di 8 regioni </strong>rispetto ai problemi strutturali vissuti dai bambini, mentre non è rilevabile quello di altri 3 territori (Valle d’Aosta, Molise e Basilicata). Anche l&#8217;altro indicatore di povertà abitativa è purtroppo da considerare statisticamente non significativo per 6 regioni. Da qui l&#8217;esigenza di<strong> ricostruire con una maggiore disaggregazione queste informazioni</strong>, avvalendoci dei dati raccolti in occasione del censimento generale.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le case in cattive condizioni in Italia, comune per comune</h3>
</p>
<p>Poco prima della pandemia, l&#8217;istituto di statistica &#8211; nell&#8217;ambito della mappatura dei rischi presenti nel paese &#8211; aveva ricostruito i <strong>dati sulla condizione abitativa</strong>, purtroppo risalenti al censimento generale 2011, ai confini comunali del 2018.</p>
</p>
<p><div id="nellultimo-censimento-generale-era-emerso-come-il-22-delle-abitazioni-fosse-in-cattive-condizioni-quota-oltre-il-50-in-7-citta-tutte-del-sud" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Una volta analizzati, questi dati mostrano quanto l&#8217;<strong>incidenza di edifici residenziali in muratura in stato mediocre o pessimo</strong> risulti fortemente variabile sul territorio nazionale. Rispetto a una media nazionale del 22% di edifici in cattive condizioni, la <strong>quota superava il 50% in 7 capoluoghi, tutti del mezzogiorno</strong>: Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Salerno, Catania e Napoli.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">L’incidenza delle case in cattive condizioni sul territorio nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo (2011)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_298281_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">L’incidenza delle case in cattive condizioni sul territorio nazionale &#8211; Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo (2011)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_298281_tab3"></p>
<p>I dati sono stati raccolti in occasione del censimento generale (2011) e ricondotti ai confini comunali del 2018. La classificazione degli edifici residenziali in ‘ottimo’, ‘buono’, ‘mediocre’ o ‘pessimo’ stato di conservazione era l&#8217;esito della valutazione effettuata sul campo dai rilevatori censuari ai fini del censimento generale del 2011. L’assegnazione di una delle suddette modalità al singolo edificio era frutto dell’osservazione di alcuni elementi (condizioni del tetto, intonaco, infissi ed eventuale presenza di danni strutturali evidenti, ecc.), rispetto ai quali i rilevatori comunali avevano ricevuto una specifica formazione. Va tenuto presente che – come specificato da Istat – le istruzioni e la formazione ricevuta dai rilevatori erano finalizzate alla realizzazione di un’indagine di carattere statistico.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (mappa rischi)</span>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/01/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298281"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298281" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>L&#8217;incidenza di case in stato di conservazione mediocre o pessimo era risultata invece <strong>inferiore al 10% in 19 città</strong>. Si tratta di <strong>capoluoghi in massima parte del centro-nord</strong>, con l&#8217;eccezione della molisana Isernia. Una classifica in cui spiccano, con meno del 7% del patrimonio abitativo in cattivo stato, Siena, Brescia, Modena, Vercelli e Arezzo.</p>
</p>
<p>Parliamo di dati rilevati in modo puntuale da operatori appositamente formati nel corso del censimento del 2011 e la<strong> situazione da allora è quindi sicuramente cambiata</strong>. Tuttavia un aspetto che emerge incrociando quei dati, raccolti allora, con quelli rilevati contestualmente sulle famiglie con figli in disagio, è la correlazione tra i due fenomeni.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra disagio familiare e povertà abitativa</h3>
</p>
<p>Tendenzialmente, <strong>un territorio con molte famiglie in difficoltà economica&nbsp;è anche un territorio dove la condizione degli edifici residenziali risulta peggiore</strong>. In media, sulla scorta di quanto rilevato nell&#8217;ultimo censimento generale, come detto la quota di edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo si attestava sul 22%. Mentre la <strong>quota di famiglie in potenziale disagio era pari al 2,7%</strong>.</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda quest&#8217;ultimo indicatore, parliamo di una stima del disagio economico rilevata calcolando la&nbsp;percentuale di<strong> famiglie con figli in cui la persona di riferimento ha fino a 64 anni e dove nessun componente è occupato o in pensione</strong>. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
</p>
<p><div id="nel-mezzogiorno-e-particolarmente-evidente-la-relazione-tra-incidenza-di-famiglie-con-figli-in-disagio-e-cattive-condizioni-abitative" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I dati allora raccolti avevano fatto emergere una forte <strong>relazione territoriale tra i due fenomeni</strong>: sono infatti le province del sud e delle isole quelle caratterizzate dalla maggiore incidenza sia delle famiglie con figli in potenziale disagio, sia degli edifici in cattive condizioni.</p>
</p>
<p>Come si osserva dal grafico, nel quadrante in alto a destra &#8211; ovvero quello dove si collocano i territori che superano entrambe le medie nazionali &#8211; <strong>compaiono quasi esclusivamente province del mezzogiorno</strong>, con la sola eccezione di Frosinone.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Nel mezzogiorno più famiglie in disagio e abitazioni in cattive condizioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298288_tab1"><br />
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_298288_tab3"></p>
<p>Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
<p>Il dato sulla quota di edifici residenziali in cattive condizioni è calcolato sommando la percentuale di edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre con quelli in stato pessimo. Entrambi gli indicatori sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento generale 2011.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat</span>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298288"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298288" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si tratta di dati che, pur risalendo a un&#8217;altra fase storica, fanno <strong>emergere una tendenza da non sottovalutare</strong>. Da aggiornare nei prossimi mesi, in sinergia con le indagini condotte da Istat con il censimento permanente. In modo da poter disporre di <strong>informazioni aggiornate su un fenomeno riguardante così tanti bambini e ragazzi</strong> sul territorio nazionale.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Totale_Nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli edifici per stato di conservazione sono di fonte Istat (mappa rischi) e sono relativi al censimento 2011.</p>
</p>
<p>Foto: Unsplash <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-seduta-sulla-finestra-delledificio-5agQPeI7OhY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ivan Mandić</a><span style="font-size: revert; font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &quot;Segoe UI&quot;, Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, &quot;Helvetica Neue&quot;, sans-serif;"> &#8211; </span><a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La qualità dell&#8217;ambiente scolastico e il riscaldamento a scuola</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 08:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=296499</guid>

					<description><![CDATA[<p>Circa il 90% degli edifici scolastici dispone di un impianto di riscaldamento, con ampie differenze sul territorio nazionale. Un aspetto da monitorare con attenzione, perché può incidere fortemente anche sulla qualità dell'esperienza scolastica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/">La qualità dell&#8217;ambiente scolastico e il riscaldamento a scuola</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>In inverno, il funzionamento degli impianti di riscaldamento è una delle questioni più rilevanti per monitorare la <strong>qualità dell&#8217;esperienza scolastica</strong> di studenti, insegnanti e personale della scuola.</p>
</p>
<p>Nei mesi scorsi abbiamo avuto modo di approfondire come alcuni <strong>fattori strutturali influiscano in modo determinante sull&#8217;offerta didattica</strong>. A partire dalla disponibilità di servizi e strutture, come la <a href="https://www.openpolis.it/luso-consapevole-di-internet-e-le-competenze-digitali-nelle-scuole/#maggiore-diffusione-di-aule-informatiche-nelle-scuole-del-nord-ovest-minore-nel-centro-sud" target="_blank" rel="noreferrer noopener">presenza di aule informatiche</a>, per consentire l&#8217;apprendimento delle competenze digitali, oltre alla disponibilità di <a href="https://www.openpolis.it/lo-sport-a-scuola-per-riavvicinare-i-giovani-alla-pratica-sportiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">palestre</a> e di <a href="https://www.openpolis.it/le-mense-nel-contrasto-della-poverta-educativa-e-alimentare" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mense</a>. Queste possono facilitare i rientri, il tempo pieno, attività di doposcuola o altri progetti extra-scolastici.</p>
</p>
<p><div id="un-ambiente-scolastico-confortevole-e-il-presupposto-per-unofferta-didattica-di-qualita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Accanto a quelli citati, il presupposto per garantire un&#8217;<strong>offerta didattica adeguata</strong> è che la scuola rappresenti prima di tutto un <strong>ambiente confortevole e sicuro</strong>. Non parliamo solo della <a href="https://www.openpolis.it/a-quando-risale-ledilizia-scolastica-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disponibilità di scuole moderne</a>, <a href="https://www.openpolis.it/il-problema-dellinquinamento-per-scuole-e-studenti-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lontane da fonti di inquinamento</a>, facilmente <a href="https://www.openpolis.it/le-opportunita-educative-dipendono-anche-dallaccessibilita-delle-scuole/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raggiungibili con il trasporto pubblico</a>. Ma anche della<strong> possibilità di fare lezioni in un ambiente con temperature adeguate</strong>, anche grazie alla presenza di impianti di riscaldamento. </p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Gli impianti di riscaldamento nelle scuole italiane</h3>
</p>
<p>La presenza di impianti, informazione ricostruibile grazie ai dati aperti pubblicati dal ministero dell&#8217;istruzione,<strong> ovviamente non è sufficiente per valutare l&#8217;effettiva esperienza scolastica di ragazze e ragazzi</strong>. Questo perché vi sono anche altri aspetti da tenere in considerazione: dal funzionamento in concreto degli impianti, all&#8217;isolamento termico nelle singole aule. Allo stesso tempo, si tratta di un <strong>primo elemento rilevante da considerare per valutare la condizione delle scuole</strong>.</p>
</p>
<p>In Italia, su oltre 40mila edifici scolastici statali presenti, sono circa 35mila quelli per cui gli enti proprietari hanno dichiarato la presenza dell&#8217;impianto di riscaldamento. Perciò in media <strong>poco meno del 90% degli edifici è dotato di impianto di riscaldamento</strong>. In 526 questo non è sicuramente presente, mentre per circa il 10% degli edifici (oltre quattromila) tale informazione non è disponibile.</p>
</p>
<p><div id="884-gli-edifici-scolastici-per-cui-e-dichiarata-la-presenza-di-impianti-di-riscaldamento" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">88,4% </span>gli edifici scolastici per cui è dichiarata la presenza di impianti di riscaldamento.</p>
</section>
</p>
<p>Questi dati variano ampiamente sul territorio nazionale. Il <strong>Piemonte</strong> è la regione con più scuole che dispongono di impianti di riscaldamento, essendone dichiarata la presenza nel<strong> 98,5% degli edifici scolastici statali della regione</strong>. Seguono, con oltre il 95%, Veneto, Liguria, Marche, Lombardia, Valle d&#8217;Aosta. </p>
</p>
<p><div id="la-quota-scende-sotto-il-70-in-campania-e-calabria-tuttavia-per-molte-scuole-linformazione-non-e-disponibile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-70-degli-edifici-scolastici-ha-limpianto-di-riscaldamento-in-calabria-e-campania/">Meno del 70% degli edifici scolastici ha l&#8217;impianto di riscaldamento in Calabria e Campania</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/meno-del-70-degli-edifici-scolastici-ha-limpianto-di-riscaldamento-in-calabria-e-campania/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di impianti di riscaldamento (a.s. 2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_296508_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_296508_tab3"></p>
<p>Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br />(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296508"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_e2aa81ca632aabe8b5e8fb5832f882b8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Per molte scuole l&#8217;informazione non è disponibile per l&#8217;anno scolastico 2022/23.</p>
</section></div>
</p>
<p>In <strong>Calabria</strong> e in <strong>Campania</strong> la presenza dell&#8217;impianto di riscaldamento è stata dichiarata nell&#8217;anno scolastico 2022/23 per meno del 70% degli edifici scolastici. Rispettivamente il 69,8% e il 66,1% del totale.</p>
</p>
<p>Va comunque considerato che, <strong>in entrambe regioni, risulta molto elevata la quota di edifici per cui tale informazione non è stata dichiarata dagli enti proprietari, province e comuni</strong>. Il dato non è infatti disponibile per circa un terzo delle scuole campane (32,8% degli edifici scolastici statali) e per il 28,1% di quelle calabresi.</p>
</p>
<p>Tra le <strong>province</strong>, quella di <strong>Imperia è l&#8217;unica dove la presenza è dichiarata per tutte le scuole</strong>. Seguono, con oltre il 99% di edifici scolastici dotati di impianti di riscaldamento, i territori di Rovigo, Vercelli, Verbano-Cusio-Ossola, Lodi, Cremona e Novara. Mentre <strong>non raggiungono i due terzi delle scuole in alcune province del mezzogiorno</strong>. Come quella di Catanzaro, dove la presenza è dichiarata per il 65,8% degli edifici scolastici, e quelle di Vibo Valentia (65,6%), Reggio Calabria (62,7%), Trapani (60,4%), Salerno (58,5%) e Napoli (55,4%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le scuole dotate di impianti di riscaldamento, comune per comune</h3>
</p>
<p>Divari molto ampi si registrano anche a livello locale, approfondendo il dato comune per comune. I <strong>comuni di cintura</strong>, hinterland delle città maggiori, sono quelli dove la presenza di impianti di riscaldamento è dichiarata con maggiore frequenza (90,4% dei casi). <strong>Nelle aree interne, così come nelle città principali, la loro disponibilità è sensibilmente inferiore</strong>.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i territori del paese più distanti dai servizi essenziali (quali istruzione, salute, mobilità). Parliamo di circa 4.000 comuni, con 13 milioni di abitanti, a forte rischio spopolamento (in particolare per i giovani), e dove la qualità dell&#039;offerta educativa risulta spesso compromessa.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Nei <strong>comuni periferici e ultraperiferici</strong>, i più distanti dai servizi essenziali, la presenza di impianti di riscaldamento è dichiarata per l&#8217;<strong>86,6% degli edifici scolastici</strong>. Quasi 2 punti in meno della media nazionale, pari all&#8217;88,4%. <strong>Quota poco superiore per le città polo, baricentriche in termini di servizi</strong>. In questi centri, in media l&#8217;<strong>86,7%</strong> degli edifici scolastici risulta dotato di impianti di riscaldamento.</p>
</p>
<p>Peraltro <strong>anche tra i capoluoghi i dati possono variare fortemente</strong>. In 24 città capoluogo su 109 tutti gli edifici scolastici censiti dispongono dell&#8217;impianto di riscaldamento, mentre in altri 50 la quota supera il 90%. <strong>Di questi 74 comuni con maggiore dotazione, 57 si trovano nell&#8217;Italia centro-settentrionale</strong>, mentre sono 17 quelli di sud e isole.</p>
</p>
<p><div id="tra-le-citta-meno-impianti-di-riscaldamento-dichiarati-nelle-scuole-di-catanzaro-e-reggio-calabria" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-meno-impianti-di-riscaldamento-nelle-scuole-di-catanzaro-e-reggio-calabria/">Tra le città, meno impianti di riscaldamento nelle scuole di Catanzaro e Reggio Calabria</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-meno-impianti-di-riscaldamento-nelle-scuole-di-catanzaro-e-reggio-calabria/">Percentuale di edifici scolastici statali dotati di impianti di riscaldamento (a.s. 2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_296514_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_296514_tab3"></p>
<p>Dati non disponibili per il Trentino Alto Adige. I dati, pubblicati sul portale open data del ministero dell’istruzione, sono forniti dagli enti locali proprietari o gestori degli edifici adibiti ad uso scolastico.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br />(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/12/tra-le-citta-meno-impianti-di-riscaldamento-nelle-scuole-di-catanzaro-e-reggio-calabria.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-296514"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-296514" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Sono <strong>6 le città capoluogo per cui la presenza dell&#8217;impianto di riscaldamento è stata dichiarata per meno della metà degli edifici scolastici statali censiti.</strong> Si tratta di Salerno (48,8%), Cosenza (47,5%), Napoli (46,3%), Parma (46%), Catanzaro (28%) e Reggio Calabria (20,6%).</p>
</p>
<p><div id="938-gli-edifici-dotati-di-impianto-nelle-2-zone-climatiche-piu-fredde-e-e-f" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Un ulteriore aspetto da tenere in considerazione è il confronto con le <a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-italiani-per-zona-climatica-di-appartenenza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">zona climatica</a> di appartenenza del comune. Si tratta di una classificazione contenuta nel&nbsp;<a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.del.presidente.della.repubblica:1993-08-26;412!vig=2022-10-12" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dpr 412/1993</a>, che consente di categorizzare i comuni secondo una scala da A a F. <strong>Nei comuni delle due zone climatiche &#8220;più fredde&#8221; (zone E e F), in media oltre il 93% degli edifici scolastici è dotato di impianto, a fronte di una media dell&#8217;88,4%</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/impianti_riscaldamento_2022_23/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli impianti di riscaldamento negli edifici scolastici statali per l&#8217;anno scolastico 2022/23 sono di fonte Mim.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/la-bambina-nel-parco-di-autunno-sta-al-consiglio-scolastico_7408551.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=8349cc19-82e9-4a34-a698-40ed39c679c9" target="_blank" rel="noreferrer noopener">teksomolika (Freepik)</a><span style="font-size: revert; font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &quot;Segoe UI&quot;, Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, &quot;Helvetica Neue&quot;, sans-serif;"> &#8211; </span><a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/">La qualità dell&#8217;ambiente scolastico e il riscaldamento a scuola</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=286893</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre ancora scarseggiano le informazioni sul nuovo piano a livello nazionale, siamo andati a vedere cosa pubblicano sui propri siti web i comuni e le città metropolitane. Ne è emerso un quadro molto disomogeneo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>La carenza di informazioni chiare e puntuali sul <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è una criticità che denunciamo sin dal 2021. La situazione in questo senso si è aggravata a seguito dell&#8217;<a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents-publications/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=16051%2F23&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=&amp;DateTo=&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvazione della proposta di revisione del piano italiano</a> da parte delle istituzioni europee lo scorso dicembre. Solo recentemente, con la pubblicazione del decreto <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pnrr quater</a> e della <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/iv_relazione_al_parlamento_sezi.pdf">quarta relazione</a> per il parlamento, le nubi si sono un po&#8217; diradate. Nonostante questi aggiornamenti tuttavia il quadro è tutt&#8217;altro che esaustivo.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-la-spesa-dei-fondi-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>A che punto è la spesa dei fondi del Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>In questo contesto piuttosto complicato anche gli <strong>enti territoriali</strong>, che giocano un ruolo importante nell’attuazione del Pnrr, possono fare molto per fornire informazioni ai cittadini. Compensando almeno in parte le lacune delle amministrazioni centrali. In un <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-regionali-nellaccesso-ai-dati-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedente approfondimento</a> abbiamo visto quali sono i dati messi a disposizione dalle regioni, adesso invece ci soffermeremo sulle <strong>città metropolitane</strong> e su alcuni dei <strong>comuni</strong> più popolosi del paese.&nbsp;</p>
</p>
<p><div id="il-governo-e-responsabile-della-pubblicazione-di-informazioni-sul-pnrr-ma-anche-gli-enti-territoriali-possono-fare-molto-in-questo-senso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13 su 15 </span><span style="font-weight: 400">i comuni che ricevono più fondi Pnrr che hanno allestito un sito o una sezione dedicata ai progetti che realizzeranno.</span></p>
</section>
</p>
<p>Quello che emerge dall’analisi è un <strong>quadro piuttosto disomogeneo tra i territori</strong>. Si passa infatti da situazioni vicine all&#8217;eccellenza ad altre dove invece l’accesso alle informazioni per i cittadini è molto complicato. In generale gli aspetti più critici riguardano i <strong>dati sulla spesa sostenuta</strong>, che non sono quasi mai presenti, e la disponibilità di <strong>file in formato aperto</strong>. Elementi fondamentali per condurre analisi e confronti.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni messe a disposizione, cosa cerchiamo</h3>
</p>
<p>Prima di passare in rassegna i dati condivisi dai comuni e dalle città metropolitane sono importanti alcune premesse. In primo luogo, è bene sottolineare che <strong>il Pnrr stesso individua nel governo il soggetto competente alla pubblicazione di informazioni</strong> riguardanti i progetti finanziati.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_6f7ca755f222b88b757104281222dc2d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il governo è responsabile della pubblicazione dai dati sul Pnrr.</p>
</section></div>
</p>
<p>Nonostante ciò, in una recente <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conferenza stampa</a> il ministro <strong>Raffaele Fitto</strong> ha scaricato proprio sugli enti territoriali la responsabilità della mancanza di informazioni aggiornate sul Pnrr. <strong>Molte amministrazioni locali infatti, secondo il ministro, non sarebbero particolarmente solerti nel caricare i dati</strong> su Regis, la piattaforma creata ad hoc per la rendicontazione del piano.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Nel decreto legge inseriremo degli elementi che daranno un’accelerazione nell’inserimento dei dati.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank">&#8211; Raffaele Fitto, 22 febbraio 2024.</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Tornando alla condivisione pubblica di informazioni da parte degli enti locali, abbiamo individuato <strong>8 criteri</strong> per la nostra analisi:</p>
</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>presenza di un sito dedicato al Pnrr o di una sezione apposita all’interno del portale istituzionale dell’ente;&nbsp;</li>
</p>
<li>disponibilità di dati in formato aperto;&nbsp;</li>
</p>
<li>presenza di grafici e mappe che aiutino i cittadini a comprendere l’impatto effettivo del Pnrr sul territorio;&nbsp;</li>
</p>
<li>possibilità di recuperare facilmente i bandi Pnrr pubblicati e conoscerne gli esiti;&nbsp;</li>
</p>
<li>presenza di un elenco dettagliato dei progetti finanziati;&nbsp;</li>
</p>
<li>disponibilità di informazioni sullo stato di avanzamento degli interventi;&nbsp;</li>
</p>
<li>notizie sulle spese già sostenute;&nbsp;</li>
</p>
<li>localizzazione dei progetti sul territorio.</li>
</ul>
</p>
<p>Un altro fattore trasversale di cui abbiamo tenuto conto è la <strong>facilità con cui queste informazioni sono reperibili anche per i non addetti ai lavori</strong>. Un elemento importante che non deve essere sottovalutato.</p>
</p>
<p><div id="tra-i-15-comuni-che-ricevono-piu-fondi-del-pnrr-13-hanno-creato-un-sito-ad-hoc-o-una-sezione-dedicata-sul-loro-portale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dei comuni</h3>
</p>
<p>Ovviamente è impossibile passare in rassegna i portali istituzionali di tutti gli oltre 8mila comuni italiani. Per cui in questo articolo abbiamo scelto di <strong>approfondire l’analisi di 15 enti</strong>. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_8ac236f18a03aa73cecc358b3372d7d4" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I comuni pubblicano dati sui progetti di loro diretta competenza.</p>
</section></div>
</p>
<p>Il primo dato che emerge è che <strong>in 13 casi dei 15 analizzati sono stati predisposti dei siti ad hoc o comunque delle sezioni dedicate</strong> all’interno dei portali istituzionali. In 11 casi invece è possibile reperire un elenco con informazioni sufficientemente dettagliate sui progetti gestiti dai comuni. </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286661_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286661_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286661_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_286661_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni &#8211; Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286661"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286661" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Le voci più “critiche” tra quelle individuate, sono quelle relative alla <strong>disponibilità di dati in formato aperto</strong>, presenti per alcuni aspetti limitati solo sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong>. L’altro dato che si trova più difficilmente è quello relativo alla spesa sostenuta. Informazione fornita solo da <strong>Cagliari</strong> e <strong>Palermo</strong>.</p>
</p>
<p>Più in generale, i due enti appena citati sono quelli che forniscono più informazioni. Buoni risultati anche per <strong>Bologna</strong>, <strong>Firenze</strong>, <strong>Padova</strong>, <strong>Roma</strong> e <strong>Torino</strong>.</p>
</p>
<p><div id="i-comuni-di-palermo-e-cagliari-sono-quelli-che-pubblicano-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni dei comuni nel dettaglio</h3>
</p>
<p>Come abbiamo appena visto la quantità e la qualità delle informazioni messe a disposizione varia anche di molto da territorio a terriotorio. Scendendo più nel dettaglio, possiamo osservare che per quanto riguarda il <strong>comune di Napoli</strong> la sezione dedicata al Pnrr consiste in una raccolta dei bandi pubblicati. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7 su 15 </span>i comuni che pubblicano anche informazioni sullo stato di avanzamento dei progetti.</p>
</section>
</p>
<p>Nel caso del <strong>comune di</strong> <strong>Bari</strong>, sul sito è possibile rinvenire una descrizione generale del Pnrr e indicazioni su 2 specifici progetti, di cui uno finanziato dal <strong>fondo complementare</strong>. Attraverso il motore di ricerca inoltre si riescono a reperire diversi contenuti, principalmente comunicati stampa. Situazione simile anche per quanto riguarda <strong>Venezia</strong> anche se in questo caso si trovano alcuni comunicati molto dettagliati. </p>
</p>
<p>Nel caso di <strong>Genova</strong>, c’è una parte dedicata al Pnrr all’interno della sezione “amministrazione trasparente” del sito comunale che rimanda al portale appalti. A <strong>Taranto</strong> invece è disponibile un elenco dei progetti finanziati.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">Informazioni sul Pnrr, sette comuni danno indicazioni sull&#8217;avanzamento dei progetti</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti di alcuni comuni italiani.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286646_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286646_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286646_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_286646_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">Informazioni sul Pnrr, sette comuni danno indicazioni sull&#8217;avanzamento dei progetti &#8211; L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti di alcuni comuni italiani.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286646"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286646" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Anche nelle realtà più virtuose dal punto di vista delle informazioni fornite si trovano alcuni elementi che potrebbero essere migliorati. Sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong> ad esempio non esiste una tabella riassuntiva con i dettagli di tutti i progetti finanziati. È necessario navigare le varie sezioni del sito, misura per misura. Per quanto riguarda <strong>Bologna</strong> non è semplicissimo rintracciare i bandi né le ditte vincitrici degli appalti. C’è da dire però che molti progetti ancora devono partire.</p>
</p>
<p>Ovviamente, per questo specifico aspetto, molti enti rimandano alle sezioni avvisi e amministrazione trasparente dei propri siti. Tuttavia in questo modo non è immediato riuscire a reperire le informazioni sui bandi riguardanti i progetti finanziati dal Pnrr. </p>
</p>
<p><div id="in-generale-le-citta-metropolitane-mettono-a-disposizione-meno-dati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle città metropolitane</h3>
</p>
<p>Dopo aver analizzato le informazioni pubblicate dai comuni, passiamo a osservare un altro soggetto coinvolto nella realizzazione dei progetti del piano: le <strong>città metropolitane</strong>. Qui la situazione è un po&#8217; diversa. Parliamo infatti di amministrazioni particolari, composte dall’unione di più comuni e senza organi elettivi diretti. Sono inoltre coinvolte nell’attuazione del Pnrr in misura più contenuta rispetto ad altri enti territoriali. <strong>In generale, la disponibilità e la qualità delle informazioni sono più limitate di quelle dei comuni.</strong></p>
</p>
<p>Sono <strong>11 su 14 le città metropolitane che hanno realizzato un sito ad hoc o una sezione all’interno del portale istituzionale</strong> per informare i cittadini sui progetti finanziati con i fondi del Pnrr. La città metropolitana di <strong>Genova</strong> è quella che mette a disposizione la maggior quantità di informazioni anche se manca una sezione facilmente consultabile relativa alle gare Pnrr e una riguardante le risorse già spese.&nbsp;In generale,<strong> 8 città metropolitane mettono a disposizione un elenco dettagliato dei progetti finanziati</strong> e in 4 casi sono fornite indicazioni sul loro stato di avanzamento (Bologna, Firenze, Genova e Torino).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">Tra le città metropolitane Genova è quella che fornisce più informazioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">La quantità di informazioni sul Pnrr messe a disposizione dei cittadini dalle città metropolitane.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286685_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286685_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286685_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">Tra le città metropolitane Genova è quella che fornisce più informazioni &#8211; La quantità di informazioni sul Pnrr messe a disposizione dei cittadini dalle città metropolitane.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286685"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286685" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Troviamo poi 6 siti istituzionali che forniscono una <strong>localizzazione degli interventi</strong> facilmente individuabile per i cittadini (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Torino e Bari). Le voci per cui è più difficile trovare materiale sono, anche in questo caso, la disponibilità di <strong>open data</strong> dedicati al Pnrr che sono pubblicati solo dalle città metropolitane di <strong>Genova</strong> e <strong>Napoli</strong>. Solo <strong>Reggio Calabria</strong> invece mette a disposizione indicazioni sui <strong>fondi già impegnati</strong>.</p>
</p>
<p><div id="a-livello-di-citta-metropolitane-genova-e-la-realta-che-fornisce-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni delle città metropolitane nel dettaglio</h3>
</p>
<p>Andando più nel dettaglio, è interessante notare che <strong>il sito dedicato al Pnrr della città metropolitana di Bologna è condiviso con il comune</strong>. Si tratta dell’unico caso di questo tipo. Altro elemento degno di nota riguarda il fatto che le città metropolitane di <strong>Genova</strong> e di <strong>Torino</strong> riportano non solo i progetti di cui sono soggetti attuatori ma anche quelli per cui svolgono un ruolo di coordinamento.&nbsp;</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_41592ad434c8183f2eaaec853a4ec4b7" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In molti casi non esiste un elenco completo di tutti i progetti finanziati.</p>
</section></div>
</p>
<p>Anche nei territori che forniscono più informazioni comunque si rilevano delle situazioni che potrebbero essere migliorate. Ad esempio, nel caso della <strong>città metropolitana di Milano</strong> i dati su progetti e importi non sono semplicissimi da reperire nonostante la presenza di una mappa che dovrebbe aiutare ad individuare la localizzazione degli interventi sul territorio. </p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">Informazioni sul Pnrr, in alcuni casi si trovano solo comunicati stampa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti delle città metropolitane.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">Informazioni sul Pnrr, in alcuni casi si trovano solo comunicati stampa &#8211; L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti delle città metropolitane.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286698"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286698" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Spostandoci su altri territori, possiamo osservare che per quanto riguarda la <strong>città metropolitana di Catania</strong> la sezione dedicata al Pnrr è sostanzialmente un raccoglitore degli avvisi pubblici. Mentre nel caso della <strong>città metropolitana di</strong> <strong>Roma</strong> sono indicate le misure e i progetti finanziati, in alcuni casi ci sono anche delle mappe ma non è possibile consultare un elenco completo di tutte le opere con l’esatta localizzazione. Situazione simile anche per la <strong>città metropolitana di Venezia</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
</p>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
</p>
<p>Foto:&nbsp;<a href="https://www.anci.it/gualtieri-sala-e-brugnaro-tagli-sbagliati-servono-riforme-e-piu-peso-ai-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell&#8217;ultimo decennio</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentato-il-verde-fruibile-nelle-citta-nellultimo-decennio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Aug 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=235743</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra 2011 e 2021 il verde fruibile nei capoluoghi è cresciuto del 5,7%, con ampie differenze tra i singoli comuni. Un approfondimento, anche alla luce dell'espansione edilizia avvenuta nelle città.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentato-il-verde-fruibile-nelle-citta-nellultimo-decennio/">Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell&#8217;ultimo decennio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal <strong>XXI secolo, la popolazione delle città italiane è tornata a crescere</strong>, così come è proseguito l&#8217;aumento dei residenti nei comuni di hinterland. <strong>Tendenze che saranno tutte da verificare nei prossimi anni</strong>, anche alla luce del <a href="https://www.openpolis.it/le-conseguenze-dellinverno-demografico-italiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">declino demografico del paese</a>. Tuttavia è interessante<strong> capire se (e quanto) a questa crescita già consolidata sia corrisposto un aumento del verde pubblico nelle città</strong>. </p>
<div id="strillo-testo-block_a338b4bc30e5f82f09cc3227ed832242" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;offerta di verde fruibile è connessa a una serie di diritti fondamentali dei minori.</p>
</section></div>
<p>Si tratta di un <strong>aspetto centrale per il benessere di bambine e bambini</strong>, nonché di ragazzi e ragazze. Specialmente nelle aree urbane, dove la disponibilità di spazi verdi ha un impatto diretto sulla qualità della vita, sulla <strong>possibilità di giocare e di fare sport all&#8217;aperto</strong>. Come abbiamo avuto modo di raccontare, dalla presenza e manutenzione di questi spazi dipendono una serie di <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-nel-verde-pubblico-per-bambini-e-ragazzi-nelle-citta-italiane/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">prerogative tutelate dalla convenzione Onu sui diritti dell&#8217;infanzia</a>.</p>
<p>Perciò è così importante che nelle città <strong>non vi sia carenza del cosiddetto &#8220;verde fruibile</strong>&#8220;. Parliamo di aree verdi gestite da enti pubblici e accessibili ai cittadini, come <strong>parchi urbani</strong>, aree a <strong>verde storico</strong>, <strong>giardini pubblici</strong> e altri spazi verdi disponibili per la fruizione. Per intendersi, non sono comprese le aree boschive o incolte.</p>
<p>Rispetto al 2011, questo tipo di verde è <strong>cresciuto in media del 5,7% nei capoluoghi</strong>, con ampie differenze tra i singoli comuni, che sono interessanti da approfondire.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<div id="nellultimo-decennio-e-cresciuta-la-popolazione-nelle-citta-principali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La crescita di popolazione nelle città, dal 2000 ad oggi</h3>
<p>Negli ultimi vent&#8217;anni è <strong>tornata ad aumentare la popolazione dei comuni polo</strong>, le città baricentriche in termini di servizi sul proprio territorio. Si tratta di un dato in controtendenza rispetto ai decenni precedenti. Dopo una crescita repentina nell&#8217;immediato dopoguerra, a partire dagli anni &#8217;70 e &#8217;80 popolazione delle città si era avviata verso un progressivo calo, a vantaggio di centri minori e comuni dell&#8217;hinterland.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-decenni-di-declino-dal-2000-e-tornata-a-crescere-la-popolazione-delle-citta/">Dopo decenni di declino, dal 2000 è tornata a crescere la popolazione delle città</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-decenni-di-declino-dal-2000-e-tornata-a-crescere-la-popolazione-delle-citta/">Andamento della popolazione italiana per tipo di comune, dal 1951 al 2020 (1951=100)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dopo-decenni-di-declino-dal-2000-e-tornata-a-crescere-la-popolazione-delle-citta/">Dopo decenni di declino, dal 2000 è tornata a crescere la popolazione delle città &#8211; Andamento della popolazione italiana per tipo di comune, dal 1951 al 2020 (1951=100)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati censimento permanente                                                                <br />(consultati: venerdì 3 Marzo 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-237343"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-237343" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Dall&#8217;inizio del secolo sono <strong>tornati a crescere i residenti nelle città principali, una tendenza proseguita anche tra 2011 e 2020</strong>. Gli abitanti dei poli in questi anni sono passati da 20,1 a 20,5 milioni. Una crescita che, è bene specificarlo, è di gran lunga più moderata rispetto a quella degli anni &#8217;50 e &#8217;60, oltre ad essere compensata dal <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-interne-tra-spopolamento-e-carenza-di-servizi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">progressivo spopolamento delle aree interne</a>. </p>
<p>Soprattutto tutta da verificare nei prossimi anni, alla luce di cambi di stili di vita emersi dopo il Covid (ad esempio il lavoro da remoto), e del declino demografico di un paese che potrebbe contare <a href="http://openpolis.it/in-quali-territori-aumenteranno-i-bambini-nei-prossimi-anni" target="_blank" rel="noreferrer noopener">5 milioni di italiani in meno nel 2050, specialmente tra bambini e ragazzi</a>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il riflesso sull&#8217;espansione dei centri abitati</h3>
<p>Il ritorno alla crescita delle città e dei loro hinterland nell&#8217;ultimo ventennio ha comunque comportato un&#8217;espansione edilizia. <strong>Gli edifici residenziali costruiti dopo il 2005 raggiungono il picco nei comuni di cintura</strong> (in termini mediani, ammonta al 3,5% il costruito di recente costruzione in queste aree di hinterland) <strong>e nei comuni polo</strong> (qui la mediana supera il 2%).</p>
<div id="allespansione-anche-edilizia-non-sempre-e-seguita-lestensione-del-verde-pubblico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Queste quote ovviamente<strong> variano da città a città</strong>. Tra i centri maggiori, ad esempio, spiccano <strong>Napoli</strong> (4,5% degli edifici residenziali costruiti tra 2005 e la rilevazione al censimento 2011) e <strong>Roma</strong> (3,9%). Seguono Milano (1,5%) e Bologna (1,2%), mentre tutte le altre città italiane con almeno 300mila abitanti si collocano al di sotto dell&#8217;1%.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">4,5% </span>gli edifici residenziali nel comune di Napoli costruiti dopo il 2005.</p>
</section>
<div id="strillo-testo-block_584bc24820269a712008ff0b4c8e97df" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La grande città con più costruito dopo il 2005 è Napoli, quella con la maggiore espansione rispetto agli anni &#8217;90 è Roma.</p>
</section></div>
<p>Un <strong>altro parametro per verificare l&#8217;espansione delle città</strong> è stato elaborato &#8211; sempre con i dati del censimento 2011 &#8211; nell&#8217;ambito degli indicatori per le politiche urbane. Si tratta dell&#8217;<strong>indice di espansione edilizia</strong> ed è il rapporto percentuale tra il numero di abitazioni occupate costruite nell&#8217;ultimo decennio nei centri e nei nuclei abitati e il numero di quelle costruite nel decennio precedente. Più è alto, più la città si è espansa negli anni 2000 rispetto a quanto costruito nei &#8217;90. </p>
<p><strong>A differenza della quota di costruito post 2005</strong>, questo indicatore <strong>va letto con la cautela che risente di quanto edificato nel decennio immediatamente precedente</strong>. Se è stato costruito molto negli anni &#8217;90, potrebbe risultare basso anche in presenza di un&#8217;espansione importante &#8211; ma inferiore &#8211; avvenuta nei 2000. Viceversa, se sono poche le abitazioni edificate nei &#8217;90, potrebbe risultare alto anche in presenza di valori relativamente contenuti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;andamento di popolazione e abitazioni nelle grandi città italiane</h3>
<p>Adottando questo punto di vista comunque, <strong>Roma</strong> presenta un indice di <strong>5,7%</strong>, seguita da <strong>Bologna</strong> (<strong>4,1%</strong>) e <strong>Milano</strong> (<strong>3,9%</strong>). Si tratta anche delle aree che hanno visto un aumento maggiore di popolazione negli ultimi anni. Tra le grandi città, la capitale è infatti quella la cui popolazione è più aumentata negli anni 2000 (+2,8% tra 2001 e 2011) e la seconda per crescita dei residenti nel decennio successivo (+5,8% tra 2011 e 2020). </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+9% </span>gli abitanti a Milano e Roma tra 2001 e 2020.</p>
</section>
<p>Milano, che aveva visto una contrazione nei 2000 (-1,1%), ha recuperato completamente negli ultimi 10 anni (aumentando i residenti quasi dell&#8217;11% rispetto al 2011 e del 9,4% rispetto agli inizi del secolo). Bologna è l&#8217;unica altra grande città in cui gli abitanti sono aumentati di oltre il 5% dal 2001.</p>
<p>Agli ultimi posti per indice di espansione edilizia rilevata al censimento, <strong>Catania</strong>, <strong>Palermo</strong> (entrambe al 1,1%) e <strong>Genova</strong> (0,7%). Tutte hanno visto diminuire la popolazione di oltre il 4% tra 2001 e 2020.</p>
<div id="57-la-crescita-del-verde-fruibile-tra-2011-e-2021" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Come è cambiata la disponibilità di verde pubblico</h3>
<p>In media, la popolazione residente nelle città capoluogo è cresciuta dell&#8217;1,5% dal 2011 e del 2,1% rispetto al 2001. In parallelo anche il verde pubblico in questi comuni è aumentato del 5,7% nell&#8217;ultimo decennio.</p>
<p>Tuttavia, a fronte di questi dati medi, <strong>non emerge sempre una relazione evidente tra la crescita delle città</strong>, come testimoniata dalla variazione di popolazione o dall&#8217;incidenza di nuova edilizia residenziale, <strong>e la parallela estensione del verde pubblico</strong>.</p>
<p>In termini di<strong> crescita della popolazione</strong>, Parma, Milano, Prato, Latina, Rimini, Roma, Lecce, Bologna e Reggio Emilia sono quelle dove i residenti sono aumentati di oltre il 5% rispetto al 2011. Tutte hanno visto una crescita del verde fruibile, tuttavia la maggior parte &#8211; con le sole eccezioni di Milano, Rimini e Bologna &#8211; sono al di sotto della crescita media. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+15,2% </span>i metri quadri di verde fruibile a Milano tra 2011 e 2021.</p>
</section>
<p>Ad esempio <strong>Parma</strong> è la città dove sono aumentati di più i residenti (+11,4%). Qui anche il verde è aumentato, sebbene meno della media nazionale (+2,61%). In questo senso <strong>vanno però considerati i diversi punti di partenza e di arrivo</strong>. A <strong>Milano</strong> nel 2021 la dotazione di verde fruibile per minore è pari a 119 metri quadri, mentre a <strong>Parma</strong> sono 229,5 i mq per residente sotto i 18 anni, ai vertici in Italia.</p>
<div id="8-le-citta-in-cui-il-verde-fruibile-non-e-cresciuto-o-addirittura-diminuito" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Complessivamente, sono <strong>8 le città in cui il verde fruibile non è cresciuto o è addirittura diminuito</strong>. Si tratta di Foggia, Oristano, Aosta, Teramo, Caserta, Reggio Calabria, Chieti (variazione dello 0% del verde fruibile tra 2011 e 2021) e Catania (-0,99%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-lunico-capoluogo-dove-il-verde-fruibile-e-diminuito-rispetto-al-decennio-scorso/">Catania è l&#8217;unico capoluogo dove il verde fruibile è diminuito rispetto al decennio scorso</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-e-lunico-capoluogo-dove-il-verde-fruibile-e-diminuito-rispetto-al-decennio-scorso/">Confronto tra le variazione del verde fruibile (2011-21) e la percentuale di edifici residenziali costruiti dopo il 2005</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 22 Febbraio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-236226"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-236226" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/catania-e-lunico-capoluogo-dove-il-verde-fruibile-e-diminuito-rispetto-al-decennio-scorso/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Con l&#8217;eccezione di Teramo, si tratta di città in cui la popolazione è diminuita tra 2001 e 2020. Rispetto alla quota di <strong>edifici residenziali costruiti dopo il 2005</strong>, il minimo si rileva proprio a <strong>Teramo</strong> (0,25%) e <strong>Catania</strong> (0,56%), mentre la quota risulta più elevata nel comune di <strong>Caserta</strong> (4,27%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/variazione_verde_fruibile_2011_2021/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi al verde urbano nelle città sono di fonte Istat e sono aggiornati al 2021.</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=82179459" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ivan Stesso (wikimedia)</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentato-il-verde-fruibile-nelle-citta-nellultimo-decennio/">Quanto è aumentato il verde fruibile nelle città nell&#8217;ultimo decennio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le aree interne, tra spopolamento e carenza di servizi</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-aree-interne-tra-spopolamento-e-carenza-di-servizi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2023 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=224870</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le province dove più minori vivono nelle aree interne sono quelle destinate a spopolarsi maggiormente nei prossimi anni. Spesso si tratta anche dei territori dove l'offerta di nidi e servizi oggi risulta più carente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-interne-tra-spopolamento-e-carenza-di-servizi/">Le aree interne, tra spopolamento e carenza di servizi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Le aree interne hanno sofferto di un <strong>progressivo spopolamento</strong> negli ultimi decenni. Parliamo dei territori più distanti dalle città, dove le opportunità di lavoro sono meno frequenti e anche i servizi in molti casi scarseggiano.</p>
</p>
<p>Spesso si trovano in <strong>contesti montani o isolani </strong>che rendono più difficile organizzare una rete di infrastrutture, collegamenti e servizi. Compresi quelli sociali, educativi, culturali, scolastici. </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cosa sono le aree interne?<br />
<br /><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
</section>
<p><div id="19-i-residenti-in-comuni-periferici-e-ultraperiferici-negli-ultimi-decenni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La conseguenza è che ampie aree del paese risultano <strong>meno vivibili per le famiglie, specialmente se hanno figli a carico</strong>. Da ciò deriva il progressivo spopolamento che ha caratterizzato i comuni periferici, fin dal dopoguerra.</p>
</p>
<p>Dal 1951 a oggi, la <strong>popolazione nei comuni polo</strong> &#8211; baricentrici in termini di servizi &#8211; <strong>è aumentata del 30,6%</strong>: da 15,8 a 20,6 milioni di abitanti. Nei comuni cintura, hinterland delle città maggiori, l&#8217;aumento è stato del 48,9% (da 16 a quasi 24 milioni).<strong> In quelli periferici e ultraperiferici si è registrato un crollo negli ultimi 70 anni</strong>, rispettivamente del 17,7 e del 26,4%. Ovvero da 6,7 milioni di abitanti censiti agli inizi degli anni &#8217;50 a 5,4 settant&#8217;anni dopo.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-ultimi-decenni-si-sono-spopolate-le-aree-interne-hinterland-in-crescita/">Negli ultimi decenni si sono spopolate le aree interne, hinterland in crescita</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/negli-ultimi-decenni-si-sono-spopolate-le-aree-interne-hinterland-in-crescita/">Variazione percentuale della popolazione residente tra 1951 e 2019</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_228594_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_228594_tab3"></p>
<p>I comuni in blu sono quelli dove la popolazione è diminuita: più è intenso il colore, maggiore la diminuzione. I comuni in rosso sono quelli dove la popolazione è aumentata: più è intenso il colore, maggiore la crescita dei residenti.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 16 Gennaio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/negli-ultimi-decenni-si-sono-spopolate-le-aree-interne-hinterland-in-crescita.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-228594"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-228594" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-19% </span>i residenti in comuni periferici e ultraperiferici dal 1951 a oggi.</p>
</section>
</p>
<p>Tale tendenza <strong>è proseguita anche negli ultimi anni</strong>. <strong>Dal 2011</strong> a oggi la popolazione in Italia è rimasta stabile sui 59 milioni e mezzo di residenti (+0,35%). I poli sono aumentati del 2,5%, gli hinterland sono rimasti stabili (+0,3%), mentre <strong>i comuni interni hanno visto un calo in proporzione alla loro distanza dai servizi</strong>. </p>
</p>
<p>In quelli <strong>intermedi</strong>, dove si impiegano tra 27 e 40 minuti per raggiungere il polo più vicino, il <strong>calo è stato dell&#8217;1,9% rispetto agli abitanti censiti nel 2011</strong>. Quelli <strong>periferici</strong>, dove servono tra 40 e 67 minuti, hanno visto la popolazione <strong>ridursi del 3,8%</strong>. <strong>Nei comuni ultraperiferici i residenti sono il 4,5% in meno del 2011</strong>. Si tratta dei territori più remoti, situati ad almeno 67 minuti di distanza dai poli.</p>
</p>
<p>Un trend di progressivo spopolamento che, osservando i dati sulle previsioni di popolazione al 2030, è probabile sia destinato a continuare anche nei prossimi anni.</p>
</p>
<p><div id="le-province-con-piu-minori-residenti-in-aree-interne-sono-quelle-per-cui-e-previsto-lo-spopolamento-maggiore-da-qui-al-2030" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il calo dei bambini nelle aree interne da oggi al 2030</h3>
</p>
<p>Le province con più minori residenti in aree interne sono anche quelle destinate a <strong>spopolarsi</strong> maggiormente nei prossimi anni.</p>
</p>
<p>È&nbsp;quanto emerge se si incrociano i dati sulle previsioni demografiche di Istat al 2030 (formulati su uno <a href="https://www.istat.it/it/files//2021/11/REPORT-PREVISIONI-DEMOGRAFICHE.pdf#page=25" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scenario mediano</a>) con quelli sull&#8217;incidenza di minori in comuni periferici e ultraperiferici. </p>
</p>
<p>In media <strong>in Italia l&#8217;8,6% dei bambini sotto i 2 anni vive in questi comuni interni</strong>, distanti oltre 40 minuti dai poli di servizi. E la percentuale cresce ulteriormente in 46 province su 107. Tutte e 46, tranne una (Trento), vedranno il numero di minori calare da qui al 2030. Per 36 di queste il decremento sarà superiore a quello registrato nel paese.</p>
</p>
<p>A livello nazionale, il <strong>numero di bambini nella fascia demografica più giovane</strong> (quella più bassa disponibile è compresa tra 0 e 4 anni) si prevede che cali del <strong>-8,32% in questo decennio</strong>. Passando da 2,26 milioni nel 2020 a 2,08 milioni nel 2030.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-8,3% </span>i minori fino a 4 anni in Italia tra 2020 e 2030.</p>
</section>
</p>
<p><strong>Nelle province con tanti bambini che vivono in aree interne tale spopolamento procederà a un ritmo molto più sostenuto</strong>. A <strong>Nuoro</strong> (prima per quota di residenti 0-2 anni in comuni periferici e ultraperiferici, 85% del totale nel 2020) i bambini nel 2030 potrebbero essere il 19,1% in meno di oggi. A <strong>Isernia</strong> (seconda, con il 66,4% di minori in aree periferiche) si prevede un calo del 16,7%. <strong>Enna</strong> (terza, 62,75%) potrebbe assistere a una diminuzione di bambini dell&#8217;11%.</p>
</p>
<p><div id="sono-spesso-anche-quelle-con-meno-servizi-per-linfanzia-e-i-minori" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Territori con pochi servizi e rischio spopolamento</h3>
</p>
<p>In tanti casi, cali particolarmente significativi colpiranno i territori che oggi hanno una minore disponibilità di servizi educativi, in particolare quelli rivolti all&#8217;infanzia.</p>
</p>
<p>Una serie di province &#8211; 17, tutte del mezzogiorno &#8211; attualmente si caratterizzano per un&#8217;offerta nelle strutture per la prima infanzia inferiore ai <strong>15 posti ogni 100 bambini</strong> residenti con meno di 3 anni. </p>
</p>
<p>In tutti e 17 questi territori, i bambini fino a 4 anni nel 2030 saranno meno di oggi. Con un <strong>calo che in 15 casi su 17 supera la media nazionale, e in 6 sfonda quota 10%</strong>: Crotone (-10,74%), Palermo (-11,87%), Vibo Valentia (-13,79%), Catanzaro (-14,96%), Reggio Calabria (-16,23%) e Cosenza (-17,07%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-pochi-servizi-per-linfanzia-e-previsto-un-forte-calo-di-minori/">Nei territori con pochi servizi per l&#8217;infanzia è previsto un forte calo di minori</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-pochi-servizi-per-linfanzia-e-previsto-un-forte-calo-di-minori/">Confronto tra l&#8217;offerta di posti in asili nido e servizi prima infanzia e la variazione di minori residenti prevista per il 2030</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_227913_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-territori-con-pochi-servizi-per-linfanzia-e-previsto-un-forte-calo-di-minori/">Nei territori con pochi servizi per l&#8217;infanzia è previsto un forte calo di minori &#8211; Confronto tra l&#8217;offerta di posti in asili nido e servizi prima infanzia e la variazione di minori residenti prevista per il 2030</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_227913_tab3"></p>
<p>Ogni punto è una provincia. In basso a sinistra quelle con minore offerta di asili nido e servizi per l&#8217;infanzia e maggiore calo di residenti tra 0 e 4 anni previsto per il 2030. In alto a destra, viceversa, quelle con maggiore offerta di servizi e prevista crescita di minori tra 2020 e 2030.</p>
<p>La previsione relativa alla popolazione è stata effettuata nell’ambito delle statistiche sperimentali di Istat, sulla base dello scenario mediano. Le previsioni sono formulate tenendo come base il numero di residenti al 1° gennaio 2020.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 14 Luglio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/nei-territori-con-pochi-servizi-per-linfanzia-e-previsto-un-forte-calo-di-minori-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-227913"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-227913" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Ovviamente, il <strong>fenomeno dello spopolamento nei prossimi anni sarà generalizzato in quasi tutto il paese</strong> e quindi colpirà anche territori più attrezzati. Basti pensare alle 3 province che superano la quota di 45 posti ogni 100 bambini, Ravenna, Bologna e Ferrara, dove il calo di residenti 0-4 anni oscillerà tra l&#8217;8 e il 10%. </p>
</p>
<p>Inoltre il <strong>caso della Sardegna </strong>mostra come anche territori con ampie aree interne, pur in presenza di un livello di servizi in linea o superiore media nazionale, saranno fortemente colpiti dallo spopolamento. E del resto, si potrebbe anche dire che l&#8217;offerta dei servizi attuale è commisurata allo spopolamento in corso e previsto per il futuro.</p>
</p>
<p>Tuttavia, parlando di politiche pubbliche chiave per il futuro del paese, lo <strong>scopo dovrebbe essere proprio invertire la tendenza</strong>. Ovviamente nidi e altri servizi rivolti ai minori, come quelli scolastici, sono solo una parte di una <strong>strategia per fermare declino demografico</strong>.</p>
</p>
<p>Ma è anche dalla capacità di offrire servizi per le famiglie e i minori, su tutto il territorio nazionale, che passa <strong>sfida per interrompere il calo della natalità</strong>. Anche e soprattutto nelle aree più distanti dalle città.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un focus sui 10 territori più soggetti a spopolamento</h3>
</p>
<p>Interessante osservare come le <strong>10 province dove entro il 2030 si dovrebbe registrare il maggior calo</strong> di bambini siano anche tra quelle con <strong>più minori che oggi vivono in aree interne</strong> e in cui spesso i servizi sono meno capillari.</p>
</p>
<p><div id="10-province-dove-i-bambini-diminuiranno-di-oltre-il-15-in-questo-decennio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">10 </span>le province dove il numero di bambini tra 0 e 4 anni diminuirà di oltre il 15% in questo decennio.</p>
</section>
<div id="strillo-testo-block_3f9b2a35c82a5f836f04d94655f7d577" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Le aree in spopolamento sono spesso quelle più periferiche.</p>
</section></div>
</p>
<p>Si tratta di <strong>Nuoro</strong>, dove oggi oltre l&#8217;85% dei bambini con meno di 2 anni vive in un comune periferico o ultraperiferico, <strong>Isernia</strong> (66,4%), <strong>Potenza</strong> (53,7%), <strong>Campobasso</strong> (45,9%). In queste 4 province, tutte ai primi 10 posti per percentuale di minori in aree periferiche, i residenti più giovani nel 2030 potrebbero tra il 15 e il 20% in meno di oggi, secondo lo scenario di previsione mediano di Istat. Segue <strong>Cosenza</strong>, anch&#8217;essa a forte rischio spopolamento e 15esima provincia in Italia con più bambini nei comuni maggiormente distanti dai centri (24,1%).</p>
</p>
<p>Tutte le altre province a maggior spopolamento sono comunque tra le prime 35 per quota di bambini in aree interne: <strong>Sud Sardegna</strong>, <strong>Sassari</strong>, <strong>Oristano</strong>, <strong>Reggio Calabria</strong>. L&#8217;unica eccezione è la città metropolitana di <strong>Cagliari</strong>, dove un forte spopolamento da qui al 2030 non è associato a presenza di minori in territori periferici.</p>
</p>
<p>Sull&#8217;offerta attuale di servizi, ad esempio quelli rivolti alla prima infanzia, la situazione è <strong>molto variabile tra i territori considerati</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nei-10-territori-piu-soggetti-a-spopolamento-dei-minori-nel-2030/">L&#8217;offerta di nidi nei 10 territori più soggetti a spopolamento dei minori nel 2030</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nei-10-territori-piu-soggetti-a-spopolamento-dei-minori-nel-2030/">Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni nei comuni italiani (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_227948_tab1"><br />
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_227948_tab3"></p>
<p>La linea rossa delimita i territori delle 10 province per cui è previsto, in uno scenario mediano, il maggior calo di residenti tra 0 e 4 anni tra 2020 e 2030.</p>
<p>Nell&#8217;elaborazione è considerata l’offerta di asili nido e di servizi integrativi per la prima infanzia, nel settore pubblico e in quello privato.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 14 Gennaio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/lofferta-di-nidi-nei-10-territori-piu-soggetti-a-spopolamento-dei-minori-nel-2030.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-227948"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-227948" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/lofferta-di-nidi-nei-10-territori-piu-soggetti-a-spopolamento-dei-minori-nel-2030/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>In termini di <strong>offerta media</strong> (numero di posti rispetto agli utenti potenziali), sono <strong>3 le province in forte spopolamento dove il servizio nel 2020 non raggiunge i 20 posti ogni 100 minori</strong>. Si tratta di <strong>Cosenza</strong> (8,9 posti ogni 100 bambini residenti), <strong>Reggio Calabria</strong> (14,3) e <strong>Isernia</strong> (19,8). <strong>Potenza</strong> e <strong>Campobasso</strong> si attestano poco sopra questa soglia, con rispettivamente 22,1 e 22,4.</p>
</p>
<p>Da questo punto di vista,<strong> fa eccezione la Sardegna</strong>: pure in forte spopolamento previsto per i prossimi anni, le sue province si attestano su un&#8217;offerta di nidi vicina alla media nazionale e in 2 casi (Cagliari e Sassari) anche di poco superiore alla soglia Ue del 33%.</p>
</p>
<p><div id="in-9-di-queste-meno-della-meta-dei-comuni-era-dotata-di-servizi-prima-infanzia-nel-2020" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Offerta meno capillare nelle aree periferiche soggette a spopolamento</h3>
</p>
<p>Tuttavia <strong>il quadro cambia se invece della copertura media</strong> provinciale si va ad approfondire la<strong> capillarità dell&#8217;offerta di strutture sul territorio</strong>. In <strong>9 province su 10 a maggior spopolamento</strong>, meno della metà dei comuni offre il servizio. </p>
</p>
<p><strong>Cinque di queste</strong> (Nuoro, Oristano, Sud Sardegna, Potenza e Reggio Calabria) sono <strong>tra le ultime 15 province in Italia per capillarità del servizio</strong>. I comuni che lo erogano in questi territori oscillano tra il 20 e il 25% del totale. Molto meno della media nazionale, pari al 59,3% nel 2020. La città metropolitana di <strong>Cagliari è l&#8217;unica a superare questa media</strong> (76,5% dei comuni dotati del servizio). Nel sassarese e nel cosentino i comuni in cui è garantito si attestano tra il 30 e il 40%, rientrando tra le 30 province su 107 con minore capillarità. Anche nelle aree di <strong>Campobasso</strong> e <strong>Isernia</strong> meno della metà dei comuni ne è dotata.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5,7 </span>posti ogni 100 residenti 0-2 anni nelle aree periferiche della provincia di Oristano.</p>
</section>
</p>
<p>La questione della <strong>capillarità del servizio</strong> si collega direttamente a quella delle <strong>aree interne</strong>. Come abbiamo visto, in tutti i territori considerati &#8211; eccetto la città metropolitana di Cagliari &#8211; una percentuale rilevante di bambini sotto i 3 anni vive in <strong>comuni periferici e ultraperiferici</strong>.</p>
</p>
<p><strong>Bambini che molto spesso vivono in un comune dove il servizio è assente o carente</strong>. Nelle aree periferiche l&#8217;orografia, l&#8217;estensione territoriale e la bassa densità di minori contribuiscono a rendere più difficile la sostenibilità delle strutture. </p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_e356124ace8cee7e4481c2d7a3718c9f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Copertura potenziale più bassa nei comuni interni.</p>
</section></div>
</p>
<p>Perciò a <strong>Oristano</strong> &#8211; dove in media vi sono 25,6 posti ogni 100 minori &#8211; la copertura scende al 5,7% se si isolano i soli comuni più distanti dai centri. A <strong>Cosenza</strong> da un dato medio già basso (8,9%) si scende al 7,1% nei comuni periferici e ultraperiferici, così come a <strong>Reggio Calabria</strong> (14,3% contro 11,0%). Nel <strong>Sud Sardegna</strong> da 25,4 posti su 100 si scende a circa 17, nell&#8217;area di <strong>Isernia</strong> da 19,8 a 17,5, nel <strong>sassarese</strong> da 33,4 a 21. Solo nel territorio di <strong>Campobasso</strong> i posti presenti nei comuni più periferici (24,3%) superano leggermente la media provinciale (22,4%).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/spopolamento_51_19_servizi/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla variazione dei residenti per comune (1951-2019), così come quelli sull&#8217;offerta di asili nido e servizi prima infanzia sono di fonte Istat. Sono stati incrociati con quelli sulla classificazione per aree interne (fonte Agenzia per la coesione territoriale). Sono di fonte Istat (statistiche sperimentali) i dati relativi alle previsioni sulla popolazione 0-4 anni tra 2020 e 2030.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune/">Com&#8217;è cambiata la popolazione in Italia dal 1951, comune per comune</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune/">Variazione percentuale della popolazione residente tra 1951 e 2019</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_230164_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune-1.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune/">Com&#8217;è cambiata la popolazione in Italia dal 1951, comune per comune &#8211; Variazione percentuale della popolazione residente tra 1951 e 2019</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
<div id="chart_230164_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_230164_tab2"></p>
<p>Per conoscere come è cambiato il numero di residenti nel tuo territorio digita il nome del tuo comune.</p>
</div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: lunedì 16 Gennaio 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/02/come-cambiata-la-popolazione-in-italia-dal-1951-comune-per-comune-1.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-230164"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-230164" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/portobeseno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PORTOBESENO</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-interne-tra-spopolamento-e-carenza-di-servizi/">Le aree interne, tra spopolamento e carenza di servizi</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jan 2023 06:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=217711</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano italiano stanzia quasi 3 miliardi di euro per riqualificare le aree periferiche delle città metropolitane al fine di ridurre situazioni di degrado e marginalizzazione. Vediamo quali sono i progetti finanziati e come si distribuiscono sul territorio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/">Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno degli obiettivi che il nostro paese punta a raggiungere con il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) è la <strong>riduzione del divario di cittadinanza</strong>. Chiunque viva in Italia infatti dovrebbe poter avere accesso agli stessi servizi e allo stesso livello di qualità nella loro erogazione. Oggi però sappiamo che purtroppo non è così. Le differenze sono notevoli tra i diversi territori.</p>
<p>Squilibri nella qualità della vita e nell’erogazione dei servizi però non caratterizzano soltanto la dicotomia nord-sud o tra aree interne e centri maggiori. <strong>Anche all’interno delle città stesse infatti il divario può essere notevole</strong>. Ad esempio tra chi vive in centro e chi invece risiede in periferia.</p>
<p>È per questo motivo che nel Pnrr è prevista una specifica misura che punta a riqualificare le periferie delle principali aree metropolitane del nostro paese con l’obiettivo primario di <strong>ridurre l’emarginazione e le situazioni di degrado</strong>. Lo scorso maggio un <a href="https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-22-aprile-2022" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto</a> del ministero dell’interno di concerto con quello dell’economia ha assegnato le risorse per questo tipo di interventi. In questo articolo vedremo più nel dettaglio come si distribuiscono le risorse sul territorio e quali sono i progetti finanziati.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-193851"><div class="d-none d-lg-flex justify-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 bb-3-grey2 pt-15 pb-50">
<div class="mt-20 mr-20"><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-30"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
<div class="d-lg-none justify-center flex-align-center text-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div><amp-img decoding="async" src="/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_logo.png" alt="" width="140" height="44" layout="fixed"></amp-img></p>
<div class="mb-10">
<h3 class="fw-700">Trasparenza, informazione, monitoraggio e<br />
valutazione del PNRR</h3>
<p>Il <span class="fw-700">tuo</span> accesso personalizzato<br />
al Piano nazionale di ripresa e resilienza</p>
</div>
<p><a class="btn" href="https://www.openpnrr.it">Accedi e monitora</a></p>
</div>
<div class="mt-20"><a href="https://www.openpnrr.it"><amp-img src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/openpnrr_sito-e1653031804280.png" alt="" width="350" height="235" /></a></div>
</div>
</div></p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosa prevede il Pnrr per le aree urbane</strong></h3>
<div id="il-pnrr-prevede-specifici-interventi-per-riqualificare-le-periferie-delle-citta-metropolitane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>La misura del Pnrr di riferimento è denominata <a href="https://openpnrr.it/misure/402/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piani urbani integrati</a> e, come già anticipato nell’introduzione, punta a finanziare progetti volti alla riduzione di situazioni di degrado, in particolare nelle periferie delle aree metropolitane.</p>
<p>Ciò potrà avvenire anche attraverso interventi di <strong>rigenerazione urbana</strong>, con il recupero, la ristrutturazione e la rifunzionalizzazione ecosostenibile delle strutture edilizie e delle aree pubbliche. Saranno finanziati con questo investimento anche interventi per l’<strong>efficientamento energetico e idrico</strong> degli edifici e la riduzione del consumo di suolo, anche attraverso operazioni di demolizione e ricostruzione. Saranno sostenuti anche progetti legati alle <a href="https://living.corriere.it/architettura/smart-city/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">smart cities</a>, con particolare riferimento ai trasporti e al consumo energetico.</p>
<div id="strillo-testo-block_59222404fd1000639f40a37732f72478" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L’obiettivo del Pnrr per le periferie è anche offrire occasioni sociali e culturali.</p>
</section></div>
<p>L’intervento in particolare è dedicato a quei territori che rientrano nelle aree delle <strong>città metropolitane</strong>. Obiettivo primario è recuperare spazi urbani e aree già esistenti allo scopo di <strong>migliorare la qualità della vita</strong>, anche promuovendo processi di partecipazione sociale e imprenditoriale. I progetti inoltre non dovranno semplicemente riqualificare immobili. Con questo investimento infatti ci si pone anche l’ambizioso obiettivo di favorire occasioni di incontro per la comunità. Ciò potrà avvenire attraverso la <strong>promozione di attività sociali, culturali ed economiche</strong>, con particolare attenzione agli aspetti ambientali.</p>
<p>Per quanto riguarda il cronoprogramma del Pnrr, entro la fine dell’anno era prevista l’<a href="https://openpnrr.it/scadenze/997/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">entrata in vigore del piano di investimenti per progetti di rigenerazione urbana</a> nelle aree metropolitane. Milestone che è stata conseguita, in anticipo, lo scorso maggio con la pubblicazione in <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2022/05/03/22A02669/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">gazzetta ufficiale</a> del decreto che assegna le risorse ai soggetti attuatori (in via principale i comuni). Entro il 30 luglio 2023 invece questi ultimi dovranno aggiudicare tutti gli appalti per la realizzazione dei progetti selezionati.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-le-difficolta-degli-enti-locali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Il Pnrr e le difficoltà degli enti locali</strong></a>.</p>
</section>
<p>Anche in questo caso, come si legge nel decreto, ci sono state alcune difficoltà. Infatti il compito di individuare i progetti ammissibili al finanziamento era demandato alle <strong>città metropolitane</strong>. Operazione che si è conclusa nel marzo scorso. Tuttavia diversi soggetti (si fa esplicito riferimento ai territori di Catania e Messina) hanno commesso degli <strong>errori nella compilazione delle domande</strong>. Ciò ha reso necessario l’invio da parte del ministero di una nota alle amministrazioni interessate al fine di apportare le correzioni e integrazioni necessarie. Queste difficoltà, come vedremo tra poco, hanno determinato <strong>alcune lacune</strong> per quanto riguarda le informazioni sulla territorializzazione degli investimenti.</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Come sono state distribuite le risorse</strong></h3>
<div id="un-decreto-interministeriale-ha-assegnato-ai-diversi-territori-circa-27-miliardi-di-fondi-pnrr-per-interventi-di-questo-tipo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>I criteri utilizzati per la selezione delle proposte da ammettere al finanziamento sono numerosi. Tra questi c’era la necessità di presentare delle <strong>proposte che fossero ad un livello progettuale avanzato</strong>. Come <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-le-difficolta-degli-enti-locali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">già evidenziato</a> spesso infatti, la necessità di completare gli interventi entro il 2026 ha spinto in molte occasioni i soggetti coinvolti a <strong>ripresentare progetti vecchi che non avevano ricevuto risorse piuttosto che produrne appositamente di nuovi</strong>. I progetti finanziabili inoltre non potevano avere un valore complessivo inferiore a <strong>50 milioni di euro</strong>.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/i-fondi-per-la-rigenerazione-urbana-e-la-contrapposizione-tra-nord-e-sud/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>I fondi per la rigenerazione urbana e la contrapposizione tra nord e sud</strong></a>.</p>
</section>
<p>Ma l’elemento forse più interessante riguarda il fatto che anche in questo caso si è fatto ricorso all’indice di vulnerabilità sociale e materiale (Ivsm). Un indicatore prodotto da Istat che è stato recentemente al centro di <a href="https://www.italiaoggi.it/news/fondi-per-la-rigenerazione-urbana-niente-al-nord-2581242" target="_blank" rel="noreferrer noopener">polemiche</a> poiché giudicato obsoleto.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		L’Ivsm misura la vulnerabilità di un territorio in base alle condizioni sociali e abitative dei suoi abitanti.</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-la-vulnerabilita-sociale/"><br />
                &#8220;Che cos&#8217;è la vulnerabilità sociale&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Per questo bando nello specifico, erano ammissibili al finanziamento quei progetti che sarebbero andati a intervenire su aree urbane il cui <strong>Ivsm è superiore a 99 o alla mediana dell’area territoriale</strong>. In questo caso però non si sono registrate particolari polemiche, sebbene la cifra messa a bando fosse consistente, perché <strong>tutte le aree metropolitane del nostro paese hanno avuto accesso ai fondi</strong>.</p>
<div id="i-piani-finanziati-sono-31-in-totale-di-questi-6-saranno-realizzati-nel-napoletano-5-nellarea-metropolitana-di-roma-e-4-nel-milanese" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2,7 miliardi € </span><span style="font-weight: 400">le risorse del Pnrr per i piani urbani integrati delle città metropolitane. </span></p>
</section>
<p>A questo ammontare inoltre si aggiungono altri 272 milioni di euro di risorse nazionali provenienti dal <strong>fondo ripresa resilienza Italia</strong> istituito dall’articolo 8 del <a href="https://parlamento18.openpolis.it/singolo_atto/57328" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 152/2021</a>. Tale fondo può coprire fino a massimo il 25% del costo dei progetti. Complessivamente i piani urbani finanziati sono <strong>31</strong>. Questo perché, ovviamente, le città metropolitane potevano presentarne anche più di uno. Nel napoletano ad esempio ne saranno finanziati 6. Nell&#8217;area metropolitana di Roma 5, nel milanese 4 mentre nelle aree metropolitane di Torino, Bari, Firenze, Catania e Messina 2. </p>
<p>A livello di finanziamenti per progetto, quello che riceverà la quota più consistente di fondi interessa la <strong>città metropolitana di Palermo</strong> (circa 196 milioni di euro). Seguono <strong>Catania</strong> (185,5 milioni) e <strong>Bologna</strong> (157 milioni). Queste tre realtà hanno presentato un singolo progetto ciascuna. </p>
<p>Se però analizziamo la quantità di risorse assegnate a ogni città metropolitana, al primo posto troviamo <strong>Napoli</strong> (351 milioni circa). Seguono <strong>Roma</strong> (330 milioni) e <strong>Milano</strong> (277 milioni). Da notare che le risorse assegnate a territori del mezzogiorno ammontano al <strong>46,9%</strong>. In questo caso quindi la clausola sulla riserva del 40% dei fondi del Pnrr al meridione è stata rispettata.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/">Piani urbani, Napoli e Roma le città metropolitane con più fondi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/">Il riparto delle risorse Pnrr per i piani urbani integrati tra le città metropolitane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_217535_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi/">Piani urbani, Napoli e Roma le città metropolitane con più fondi &#8211; Il riparto delle risorse Pnrr per i piani urbani integrati tra le città metropolitane</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell&#8217;interno                                                                <br />(consultati: martedì 8 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/piani-urbani-napoli-e-roma-le-citta-metropolitane-con-piu-fondi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-217535"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-217535" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Le città metropolitane erano il soggetto istituzionale a cui spettava il compito di individuare i progetti da finanziare. Ma tutti i comuni il cui territorio insiste in queste aree potevano potenzialmente essere eletti come soggetti attuatori. Grazie alle informazioni fornite dagli <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-22-04-2022-all-2.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">allegati</a> al già citato decreto, possiamo osservare che <strong>i territori interessati da questo punto di vista sono oltre 300</strong>. Se si esclude <strong>Roma</strong> (a cui vanno circa 330 milioni di euro) che ha una struttura istituzionale particolare (Roma capitale), il singolo comune a cui vanno più fondi è <strong>Milano</strong> (166 milioni). Troviamo poi <strong>Messina</strong> (132 milioni).</p>
<div id="sono-oltre-300-i-territori-complessivamente-coinvolti-il-comune-non-capoluogo-a-cui-andranno-piu-risorse-e-cardito-na" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/">I soggetti coinvolti nei piani urbani integrati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/">Il quadro completo dei progetti finanziati con i fondi Pnrr per i piani urbani integrati</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_217543_tab1" role="tab" aria-controls="chart_217543_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_217543_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_217543_tab3"></p>
<p>La tabella mostra i dettagli dei progetti finanziati nell&#8217;ambito della misura del Pnrr <a href="https://openpnrr.it/misure/402/" target="_blank" rel="noopener">Piani urbani integrati</a>, così come disposto dal <a href="https://dait.interno.gov.it/documenti/decreto-fl-22-04-2022.pdf" target="_blank" rel="noopener">decreto interministeriale</a> dei ministeri dell’interno e dell’economia del 22 aprile 2022. Nella tabella sono indicati i soggetti attuatori dei progetti che in alcuni casi possono non coincidere con il territorio di effettiva realizzazione degli interventi. Per una descrizione più dettagliata e l&#8217;importo di ogni opera è possibile scaricare questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/descrizione+e+fondi+progetti.csv" target="_blank" rel="noopener">file</a>. Per la localizzazione di ogni progetto è possibile scaricare questo <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/localizzazione+progetti.csv" target="_blank" rel="noopener">file</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati ministero dell&#8217;interno                                                                <br />(consultati: martedì 8 Novembre 2022)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/01/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-217543"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-217543" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-soggetti-coinvolti-nei-piani-urbani-integrati/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Anche quello della città siciliana però è un caso un po’ particolare. Infatti nel proprio piano non ha indicato la ripartizione territoriale tra i comuni che ne fanno parte. Escludendo quindi anche questo caso un po’ complesso, sul podio insieme a Milano troviamo <strong>Genova</strong> (127 milioni) e <strong>Bologna</strong> (125). Mentre il comune non capoluogo che riceverà l’importo più rilevante è <strong>Cardito</strong> (Na) a cui andranno oltre 52 milioni di euro. Seguono <strong>Bagheria</strong> (Pa, 20 milioni), <strong>Imola</strong> (Bo, 17 milioni circa) e <strong>Sant&#8217;Olcese</strong> (Ge, 14,5 milioni).</p>
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Alcune lacune nei dati</strong></h3>
<div id="come-accaduto-per-altri-bandi-anche-in-questo-caso-i-dati-pubblicati-presentano-alcune-lacune" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come <a href="https://www.openpolis.it/lo-scarso-controllo-del-governo-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abbiamo rilevato</a> in molte occasioni a proposito dei fondi Pnrr, le informazioni riguardanti i progetti finanziati presentano anche in questo caso diverse <strong>criticità</strong>. In primo luogo, dalle tabelle presenti negli allegati al decreto, non è possibile desumere alcuna informazione di dettaglio relativamente agli interventi realizzati. <strong>Si trova solo il titolo del piano</strong>. Per ottenere informazioni aggiuntive è necessario analizzare le proposte presentate dalle singole città metropolitane.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://dait.interno.gov.it/finanza-locale/documentazione/decreto-22-aprile-2022" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br />
<br /><strong>la documentazione inviata dalle città metropolitane</strong></a>.</p>
</section>
<p>Inoltre, per ricostruire un database puntuale con il dettaglio delle opere finanziate e la territorializzazione delle risorse, l’unica alternativa è quella di ricollegare ogni singolo codice univoco di progetto (Cup), che si trova negli allegati del decreto citato, ai dati presenti sul portale <a href="https://opencup.gov.it/homepage" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Open cup</a>. Anche così però si incontrano delle difficoltà. In questo database infatti non si trovano le informazioni legate a tutti i progetti riguardanti i piani urbani integrati. E anche dove presenti, non sempre tali informazioni sono state verificate.</p>
<div id="strillo-testo-block_b4ea44601f66b0d2ef5b3cc8d8c24bca" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Con i dati disponibili non è possibile una territorializzazione precisa delle risorse Pnrr. Una criticità non nuova. </p>
</section></div>
<p>Inoltre nei dati di Open cup in molti casi come soggetto attuatore è indicata la città metropolitana mentre nel decreto è indicato uno specifico comune. A ciò si deve aggiungere che un singolo progetto può riguardare più territori ma l&#8217;importo fornito è quello complessivo. Per tutti questi motivi quindi risulta attualmente impossibile spingere la territorializzazione delle risorse e degli interventi più in profondità.</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i nostri dataset</p>
</div>
<div class="files">
<ul>
<li> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/descrizione+e+fondi+progetti.csv">Descrizione e importo dei progetti</a></li>
<li> <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/piani_urbani_integrati/localizzazione+progetti.csv">Localizzazione dei progetti</a>.</li>
</ul>
</div></div>
</section>
<p>A queste criticità avrebbe dovuto rispondere il portale <strong>Regis</strong> di cui abbiamo parlato anche in questo <a href="https://www.openpolis.it/abbiamo-speso-meno-fondi-pnrr-del-previsto/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>. Tale portale avrebbe dovuto rappresentare la banca dati centralizzata contenente tutte le informazioni riguardanti le opere finanziate con i fondi del Pnrr. Dalla seconda <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/2022_RelazionePARLAMENTO_Sez_I.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> presentata al parlamento dal governo Draghi si apprende tuttavia che la pubblicazione in formato aperto e riutilizzabile di queste informazioni dipenderà dalla velocità con cui i vari soggetti coinvolti le invieranno all’amministrazione centrale. L’operazione sarebbe in corso in base al documento. Al momento però tali dati non risultano ancora accessibili.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico&nbsp;<strong>OpenPNRR</strong>, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;data journalism&nbsp;o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto: Flickr &#8211; <a href="https://www.flickr.com/photos/142773626@N07/32353353296/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leonardo Barbareschi</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-pnrr-e-il-recupero-delle-periferie-urbane/">Il Pnrr e il recupero delle periferie urbane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come la condizione familiare incide sugli apprendimenti degli studenti</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-la-condizione-familiare-incide-sugli-apprendimenti-degli-studenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2022 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=210386</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli alunni con alle spalle una condizione familiare svantaggiata tendono ad avere dei risultati più bassi nelle prove Invalsi. Una tendenza che emerge anche a livello locale, e che colpisce soprattutto il mezzogiorno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-la-condizione-familiare-incide-sugli-apprendimenti-degli-studenti/">Come la condizione familiare incide sugli apprendimenti degli studenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto della condizione familiare sui risultati degli studenti</h3>
</p>
<p>Ancora oggi, molte delle opportunità che bambine e bambini ricevono dipendono direttamente dalla condizione familiare. In primo luogo, per motivi strettamente socio-economici. </p>
</p>
<p><div id="la-condizione-familiare-di-origine-e-purtroppo-ancora-un-buon-predittore-del-successo-scolastico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Una famiglia con meno risorse ha più difficoltà a investire sull&#8217;istruzione dei propri figli</strong>. Vi sono poi fattori di carattere culturale: ad esempio in una famiglia dove i genitori non leggono, anche i figli saranno meno spesso lettori.</p>
</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">77,4% </span>di minori figli di lettori leggono. Quando nessuno dei genitori legge, la quota scende al 35,4%. (<a href="https://www.istat.it/it/files//2021/01/REPORT_LIBRI-REV_def.pdf#page=9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Istat, 2021</a>).</p>
			        </section>
		
</p>
</p>
<p><strong>Queste tendenze hanno un&#8217;influenza anche sui risultati scolastici degli studenti</strong>. Chi nasce in una famiglia svantaggiata dal punto di vista socio-economico-culturale resta più spesso indietro. Per questo motivo, <strong>è prioritario garantire a tutti &#8211; a prescindere dal reddito e dalla condizione familiare &#8211; parità di accesso alle opportunità educative</strong>. Dai servizi per l&#8217;infanzia all&#8217;accesso ai luoghi della cultura o a quelli per fare sport.</p>
</p>
<p><strong>Senza interventi di questo tipo le disparità, già ampie, rischiano di allargarsi ulteriormente</strong>.</p>
</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpatto-della-condizione-familiare-sui-risultati-scolastici/">L&#8217;impatto della condizione familiare sui risultati scolastici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/limpatto-della-condizione-familiare-sui-risultati-scolastici/">Distribuzione degli alunni nei livelli di competenza in italiano per fascia socio-economico-culturale della famiglia (III media, 2020/21)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Ottobre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                        <div>
                            <p><label for="embed-chart-210452"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-210452" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
</p>
</p>
<p>In terza media, <strong>quasi il 19% delle ragazze e dei ragazzi che vengono dalle famiglie nella fascia socio-economico-culturale più elevata raggiungono il livello massimo</strong>&nbsp;(il quinto) nelle competenze in italiano. Al contrario, <strong>la quota crolla</strong> al 7,1% tra gli alunni di condizione familiare medio-bassa e addirittura <strong>al 3,4% tra quelli di condizione bassa</strong>.</p>
</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">27,5% </span>degli studenti svantaggiati in III media si attesta sul livello più basso nelle prove Invalsi di italiano.</p>
			        </section>
		
</p>
<p><div id="275-gli-studenti-di-famiglie-svantaggiate-che-in-iii-media-hanno-bassi-apprendimenti-contro-il-45-dei-coetanei-avvantaggiati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Tra gli alunni svantaggiati, oltre 1 su 4 raggiunge al massimo il livello 1</strong>, contro il 4,5% dei coetanei di migliore condizione familiare. Se si sommano quelli che arrivano al massimo al livello 2 (ovvero un grado di apprendimento insufficiente), la quota tra gli svantaggiati sale addirittura al 59,5%.</p>
</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">37,3% </span>degli studenti svantaggiati di sud e isole in III media si attesta sul livello più basso nelle prove Invalsi di italiano.</p>
			        </section>
		
</p>
</p>
<p>Da notare come<strong> la quota di studenti svantaggiati che raggiungono i risultati più bassi non sia allineata in tutto il paese</strong>. A fronte di un 27,5% medio, nel nord-ovest (20,7%) e nel nord-est (22,6%) la quota appare ben più contenuta rispetto all'area sud e isole (37,3%). Una ripartizione che ai fini Invalsi raggruppa Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.</p>
</p>
<p>Ricorrenze che però i dati aggregati non sono in grado di ricostruire con sufficiente accuratezza. E che quindi richiedono un approfondimento in chiave locale.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Dove si concentrano i bassi redditi in Italia</h3>
</p>
<p>Prima di addentrarci nell'analisi, è d'obbligo porre due premesse. In primo luogo, i <strong>redditi dichiarati non sempre sono attendibili della effettiva situazione socio-economica</strong> dei contribuenti. A causa del fenomeno dell'<a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-sono-evasione-elusione-e-frode-fiscale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">evasione fiscale</a>, infatti, non necessariamente la condizione familiare reale coincide con quella dichiarata al fisco.</p>
</p>
<p>Inoltre, <a href="https://www.openpolis.it/parole/quali-sono-le-cause-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">come abbiamo spesso avuto modo di puntualizzare</a>, <strong>quando si affronta il tema della povertà educativa il reddito è solo uno degli elementi da prendere in considerazione</strong>. Aspetti come lo svantaggio educativo, culturale e sociale - pur correlati con la condizione economica - rendono il fenomeno così ampio da necessitare di tanti punti di vista. Tuttavia, anche le entrate annuali di un nucleo rappresentano un riferimento importante per valutare la condizione familiare.</p>
</p>
<p>Anche in questo aspetto <strong>appare evidente la frattura tra nord e sud del paese</strong>. Nel mezzogiorno la quota di contribuenti che, per il 2020, hanno dichiarato tra 0 e 10mila euro si attesta tra il 39 e il 40% del totale. Una percentuale di 10 punti superiore alla media nazionale (29,6%) e di circa 15 rispetto a quanto rilevato nel nord del paese (23,9% nel nord-ovest e nel nord-est).</p>
</p>
<p>La percentuale più elevata di dichiaranti con meno di 10mila euro si rileva in Calabria (44,92%), Sicilia (40,91%) e Campania (40,21%). Quella più contenuta in Emilia Romagna (22,77%) e in Lombardia (23,25%).</p>
</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020/">Quanti contribuenti hanno dichiarato meno di 10mila euro nel 2020</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020/">Percentuale di contribuenti che hanno dichiarato un reddito complessivo da 0 a 10.000 euro (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/12/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020/">Quanti contribuenti hanno dichiarato meno di 10mila euro nel 2020 - Percentuale di contribuenti che hanno dichiarato un reddito complessivo da 0 a 10.000 euro (2020)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_210401_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_210401_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_210401_tab3"><p>La mappa è stata elaborata dalle informazioni sulle dichiarazioni dei redditi effettuate nel 2021, relative all&#8217;anno d&#8217;imposta 2020. Comprende i redditi Irpef, includendo sia quelli da lavoro autonomo che quelli da lavoro dipendente.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero dell'economia e delle finanze                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/12/quanti-contribuenti-hanno-dichiarato-meno-di-10mila-euro-nel-2020.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-210401"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-210401" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
</p>
</p>
<p>Tra le province, spiccano per un'elevata quota di dichiarazioni tra 0 e 10mila euro i territori di Crotone (48,53%), Vibo Valentia (46,50%), Cosenza (45,94%) e Agrigento (45,55%). Le aree del bolognese (20,29%), del lodigiano (21,15%) e del modenese (21,18%) sono quelle in cui la quota è più contenuta.</p>
</p>
<p>Tuttavia, scendendo a livello comunale, si osserva come molti dei comuni con un'alta percentuale di dichiarazioni tra 0 e 10mila euro si registri soprattutto in piccoli e piccolissimi comuni del nord. In particolare nelle province di Como, Verbano-Cusio-Ossola, Lecco. <strong>Comuni spesso collocati in aree montane soggette a spopolamento e abitate in larga misura da anziani</strong>.</p>
</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">3 su 4 </span>i contribuenti del comune di Cavargna (Como, 182 abitanti) con dichiarazioni tra 0 e 10mila euro. Qui la popolazione con almeno 80 anni è il 12% del totale (media Italia: 7,6%).</p>
			        </section>
		
</p>
</p>
<p>Se però si escludono i comuni minori -<strong> considerando solo quelli con almeno 2.000 abitanti - appartengono quasi tutti alle maggiori regioni meridionali.</strong> Con l'eccezione di Goro (nel ferrarese, 63% di dichiarazioni tra 0 e 10mila euro), gli altri che superano il 60% sono Grotteria (Reggio Calabria, 62,53%), nella stessa provincia Platì (62,39%), Isola di Capo Rizzuto (Crotone, 61,78%). Seguono una serie di territori tra Calabria, Sicilia e Campania, come Delia (Caltanissetta), Rosarno (Reggio Calabria), Camerota (Salerno), San Ferdinando e Melicucco (entrambi nel reggino).</p>
</p>
<p><div id="la-relazione-emerge-anche-a-livello-locale-confrontando-redditi-e-risultati-invalsi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il legame tra condizione familiare e livello di apprendimento</h3>
</p>
<p>Una volta approfondite le ricorrenze nei livelli dei redditi, è interessante incrociare tale dato con la quota di alunni che si attestano - provincia per provincia - al di sotto dei livelli di apprendimento 1 e 2. Si tratta di quelli più bassi, al di sotto dei quali l'apprendimento si può considerare non adeguato.</p>
</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-territori-con-bassi-redditi-sono-anche-quelli-con-minori-apprendimenti/">I territori con bassi redditi sono anche quelli con minori apprendimenti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-territori-con-bassi-redditi-sono-anche-quelli-con-minori-apprendimenti/">Ogni punto è una provincia: in alto a destra quelle con più studenti nei livelli di apprendimento inferiori e redditi più bassi, viceversa in basso a sinistra</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_210441_tab3"><p>Sull’asse verticale è presentata la percentuale di studenti di III media che, nelle prove Invalsi (2020/21) si sono collocati nei 2 livelli più bassi nelle prove di italiano (<a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2018/ITA_Descrizione_analitica_livelli.pdf" target="_blank" rel="noopener">livelli 1 e 2</a>).</p>
<p>Sull&#8217;asse orizzontale è indicata la percentuale di dichiarazioni dei redditi che nel 2021 (anno d&#8217;imposta 2020) si sono attestate tra 0 e 10mila euro.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati ministero dell'istruzione e Mef                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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                                          data-param-text="I territori con bassi redditi sono anche quelli con minori apprendimenti - https://www.openpolis.it/numeri/i-territori-con-bassi-redditi-sono-anche-quelli-con-minori-apprendimenti/"
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                            <p><label for="embed-chart-210441"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-210441" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			
</p>
<p><div id="crotone-e-il-territorio-con-i-livelli-di-apprendimento-piu-bassi-e-primo-per-quota-di-contribuenti-con-meno-di-10mila-euro" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il<strong> territorio crotonese</strong> è contemporaneamente quello con i livelli di apprendimento più bassi nei test di italiano in III media e quello dove la quota di redditi tra 0 e 10mila euro risulta più elevata.</p>
</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">59,7% </span>studenti di III media della provincia di Crotone che si attestano sui 2 livelli più bassi di competenze in italiano.</p>
			        </section>
		
</p>
</p>
<p>Nel crotonese oltre il 48% delle dichiarazioni si attesta tra 0 e 10mila euro. In questo stesso territorio quasi un terzo degli studenti che hanno partecipato alle prove Invalsi di italiano (III media) si sono attestati sul livello 1, il più basso. Sommando quelli a livello 2, la percentuale sale fino al 59,7%.</p>
</p>
<p><strong>Anche diverse altre province del mezzogiorno si caratterizzano per la coesistenza dei due fenomeni</strong> (bassi redditi e bassi apprendimenti). Superano ad esempio il 40% di bassi redditi e il 50% di studenti con apprendimenti inadeguati le province di Vibo Valentia, Agrigento, Cosenza, Trapani, Reggio Calabria, Ragusa, Enna, Caltanissetta e Foggia.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione.</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Calabria.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Campania.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Emilia+Romagna.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emilia Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Friuli+Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Friuli Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Lazio.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Liguria.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Marche.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Molise.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Puglia.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Toscana.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Trentino+Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Trentino Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Umbria.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Veneto.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/redditi_apprendimenti/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noreferrer noopener" data-rich-text-format-boundary="true">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi ai redditi sono di fonte ministero dell'economia e delle finanze; quelli sulla classificazione per aree interne sono pubblicati dall'agenzia per la coesione territoriale; quelli sugli apprendimenti sono di fonte Invalsi.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/vucba/49934548422/in/photolist-2j5xBy3-2j5xBsB-2j5tp2Z-hHTqaR-2j5tpk4-2j5tp9Y-2j5w3ib-2j5toES-eHnEZm-2j5w3c4-tja83M-2j5xBoo-2j5toK1-2j5w37u-2j5xBD3-2j5w3w7-2j5w2To-eHnRUh-hHYaGf-2j5touw-eHp6ub-hHRK13-2j5xASJ-927cEx-sn6a9S-Rvm4Cx-T8w6Fh-6V5wJd-tgLN6E-Rvm2S8-eHgN4K-72P3jF-hHXTKy-2fgGECM-2fgGEbV-eHnx23-hvFKoY-6vDQFq-tiQoAu-6vzWYe-eHgqLz-sngSfP-2dSQrcH-hHVVgA-hHViN8-hHTSop-aShqr2-6vB5Xi-6vwysv-hvFiAC/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Bratislavský kraj (BSK)</a> - <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-la-condizione-familiare-incide-sugli-apprendimenti-degli-studenti/">Come la condizione familiare incide sugli apprendimenti degli studenti</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La povertà educativa e il Pnrr</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-poverta-educativa-e-il-pnrr/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 04:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=222617</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai al rapporto nazionale &#8220;Il Pnrr e la povertà educativa&#8221; e consulta gli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-educativa-e-il-pnrr/">La povertà educativa e il Pnrr</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Vai al <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/il-ruolo-del-pnrr-nel-contrasto-della-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto nazionale &#8220;Il Pnrr e la povertà educativa&#8221;</a> e consulta gli <a href="https://www.openpolis.it/come-il-pnrr-interverra-sulla-poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">allegati regionali</a>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su radio radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">19,44 miliardi €</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>destinati dal Pnrr al potenziamento dei servizi di istruzione.</b> A questi si aggiungono altri interventi trasversali alle diverse missioni. <span style="font-weight: 400">Nei prossimi anni la sfida dell’Italia sarà investire adeguatamente tali risorse, specie sulla povertà educativa minorile. Il piano infatti non è che la declinazione italiana del Next Generation Eu: è quindi prioritario intervenire sui divari educativi e territoriali che oggi gravano sulle giovani generazioni. </span><a href="https://www.openpolis.it/esercizi/il-ruolo-del-pnrr-nel-contrasto-della-poverta-educativa/#1944-miliardi-e-destinati-dal-pnrr-al-potenziamento-dei-servizi-di-istruzione-a-questi-si-aggiungono-altri-interventi-trasversali-alle-diverse-missioni" target="_blank" rel="noopener">Vai al rapporto.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">7</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>i nuovi traguardi Ue sull&#8217;istruzione. </b>L&#8217;orizzonte temporale di attuazione del Pnrr coincide con i nuovi, e sempre più ambiziosi, obiettivi europei sull’istruzione. Dall&#8217;aumento dell&#8217;offerta di servizi per l&#8217;infanzia al miglioramento delle competenze dei ragazzi, fino alla riduzione dell&#8217;abbandono scolastico. Per il nostro paese, che su molti di questi temi si caratterizza per distanza dalla media Ue e ampi divari interni, si tratta di traguardi di non poco conto in vista di questo decennio. Con i dati delle prime graduatorie pubblicate, abbiamo approfondito gli interventi del Pnrr su 3 aspetti in cui restano importanti gap territoriali da colmare: asili nido, edilizia scolastica e dispersione. <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/il-ruolo-del-pnrr-nel-contrasto-della-poverta-educativa/#3-investimenti-del-pnrr-monitorati-asili-nido-nuove-scuole-lotta-alla-dispersione" target="_blank" rel="noopener">Vai agli approfondimenti. </a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">59,3%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>dei comuni italiani offre il servizio nido o altri servizi integrativi per la prima infanzia. </strong>Nel mezzogiorno la quota scende al 46%. E i divari non sono solo tra nord e sud, ma anche tra città e aree interne: <span style="font-weight: 400">se l’offerta nei comuni polo &#8211; baricentrici per i servizi &#8211; raggiunge i 33 posti ogni 100 bambini 0-2 anni, in quelli più periferici non arriva al 20%.</span> In questo quadro il nuovo bando nidi del Pnrr destina il 55% delle risorse al sud, ma alcune regioni (come Sicilia, Molise e Basilicata) hanno presentato domande inferiori al fabbisogno. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/offerta-di-posti-nido-ancora-limitata-nelle-aree-interne-e-nel-mezzogiorno/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">410.000 mq</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>di nuove scuole entro il 2026 è l&#8217;obiettivo del Pnrr, con una riduzione dei consumi di energia del 50%. </b>Oggi in media il 57,5% delle scuole è dotato di almeno un accorgimento per il risparmio energetico (a.s. 2020/21). Con ampie differenze territoriali: in alcune province come Bergamo, Padova, Lecco, Sondrio e Vicenza si supera l&#8217;80%. Mentre la quota non arriva al 20% <span class="s1">nei territori di Crotone, Trapani e Reggio Calabria.<span class="Apple-converted-space"> I molti interventi sull&#8217;edilizia scolastica previsti dal Pnrr e non solo dovranno essere coordinati per migliorare la condizione delle scuole. </span></span><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-interventi-per-le-nuove-scuole-riguardera-edifici-in-classe-energetica-g/" target="_blank" rel="noopener" data-px-verified-attrs="style">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">10,2%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>l’obiettivo del Pnrr per il 2026 sugli abbandoni scolastici.</b> Oggi i giovani che hanno lasciato la scuola prima del tempo sono il 12,7% del totale, un dato in calo negli ultimi anni ma che resta il terzo più elevato in Ue e che anche in questo caso è l&#8217;esito di ampi divari territoriali. Il Pnrr mobilita su questo aspetto 1,5 miliardi di euro, di cui la prima tranche di 500 milioni è stata destinata per il 42,4% a istituti scolastici di sud e isole. Queste sono le aree del paese con gli abbandoni più elevati e con i livelli di apprendimento più bassi. In III media, il 90% dei primi 20 territori con competenze non adeguate in italiano si trovano nel mezzogiorno. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-interventi-contro-la-dispersione-e-i-comuni-con-piu-abbandoni/" target="_blank" rel="noopener">Vai alla mappa.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
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