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	<title>Napoli Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 15 Apr 2026 10:11:52 +0000</lastBuildDate>
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		<title>L&#8217;indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale del fast fashion</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lindagine-tra-consumi-consapevolezza-e-impatto-ambientale-del-fast-fashion/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:11:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=307923</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell'ambito del laboratorio di citizen science di Cosmic School, la 4A del liceo "Pascal" di Pompei ha condotto un sondaggio sul fenomeno fast fashion, dal quale sono emersi risultati molto interessanti e in parte anche contraddittori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lindagine-tra-consumi-consapevolezza-e-impatto-ambientale-del-fast-fashion/">L&#8217;indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale del fast fashion</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel laboratorio di citizen science, studenti e studentesse interessate da Cosmic School acquisiscono una <strong>maggiore consapevolezza rispetto ai dati e alla loro utilità civica,</strong> svolgendo una ricerca su un tema di interesse pubblico da raccontare poi in maniera divulgativa.&nbsp;</p>



<p>A seconda del tema analizzato alcune classi utilizzano <strong>dati forniti dagli enti statistici mentre altre li reperiscono in modo diretto</strong>, sul campo o tramite sondaggi e interviste. </p>



<p>La 4A del liceo scientifico &#8220;E. Pascal&#8221; di Pompei (Napoli) ha scelto proprio il <strong>sondaggio</strong> come modalità di raccolta dati al fine di analizzare un tema di grande attualità: <strong>il fenomeno del fast fashion,</strong> ovvero la moda low cost, consumistica, fondata sullo spreco e sul ricambio continuo.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il fast fashion è la capacità di alcune aziende di immettere sul mercato un prodotto in tempi molto brevi (detto anche moda veloce). Tradizionalmente, dalla selezione delle tendenze e delle materie prime fino alla vendita dell’abito nel negozio passano circa due anni, eppure il ciclo di vita dei prodotti è solo di poche settimane.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/fast-fashion_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/" target="_blank">&#8211; Enciclopedia Treccani online</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>I ragazzi hanno diffuso a scuola un sondaggio di 22 domande il cui scopo era quello di comprendere, da una parte, la consapevolezza dei giovani rispetto al fenomeno del fast fashion, in particolare del suo impatto ambientale, e dall’altra di misurarne le abitudini e i modelli di consumo. Hanno risposto molte persone, ben distribuite a livello di genere ed età.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">65 </span>persone hanno risposto al questionario sul fast fashion realizzato dalla 4A del liceo &#8220;Pascal&#8221; di Pompei.</p>
			        </section>
		


<p>Dalla ricerca, intitolata “<strong>Fast fashion, un’indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale</strong>”, sono emersi risultati molto interessanti e in parte controintuitivi. In particolare il fatto che, se la consapevolezza risulta essere abbastanza diffusa tra i giovani, essa non corrisponde ad abitudini di consumo etici o ambientalisti. </p>



<p>Sono ancora molti i ragazzi e le ragazze che <strong>acquistano online o nei negozi a basso prezzo</strong>, come anche quelli che acquistano troppi vestiti nuovi, spesso solo per l’estetica o per seguire mode passeggere.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="600" height="371" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/4A-sondaggio_acquisti_online.png" alt="" class="wp-image-307933" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/4A-sondaggio_acquisti_online.png 600w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/4A-sondaggio_acquisti_online-414x256.png 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/4A-sondaggio_acquisti_online-350x216.png 350w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un grafico su una delle domande del sondaggio</figcaption></figure>



<p>Affrontare il problema del fast fashion si prefigura come una sfida complessa ed è quindi necessario, per citare la 4A, “promuovere un cambiamento più profondo, che passi attraverso l’educazione, la sensibilizzazione e l’adozione di modelli di consumo più responsabili”.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica la</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/04/fast_fashion_pompei.pdf" target="_blank" rel="noopener">ricerca</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p><em>È importante evidenziare che le affermazioni, i risultati delle ricerche e i dati in esse contenute vanno comunque letti in un contesto di apprendimento laboratoriale e didattico, non giornalistico in senso stretto. In altre parole, si tratta puramente di esercizi per imparare un metodo, al di là della puntuale veridicità e dall’attendibilità e dai riscontri delle tesi sostenute da chi ha redatto i contenuti.</em></p>



<p>Foto: <a href="https://www.freepik.com/free-photo/girl-chooses-dresses_1281077.htm#from_element=cross_selling__photo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a> (<a href="https://www.freepik.com/ai/docs/licenses-attribution" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lindagine-tra-consumi-consapevolezza-e-impatto-ambientale-del-fast-fashion/">L&#8217;indagine tra consumi, consapevolezza e impatto ambientale del fast fashion</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 08:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&#038;p=303065</guid>

					<description><![CDATA[<p>Come vivono gli adolescenti nelle periferie delle città italiane? Che differenza c’è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra crescere nel centro di una città o nella sua periferia? Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Come vivono gli <strong>adolescenti nelle periferie</strong> delle città italiane? Che differenza c&#8217;è, in termini di opportunità sociali, economiche ed educative, tra <strong>crescere nel centro di una città o nella sua periferia?</strong></p>



<p>Rispondere a domande come queste è tanto complesso, quanto urgente. A partire dalla pandemia, si è molto discusso sulla condizione dei giovani nel nostro paese. Temi come <strong>disagio sociale</strong> e <strong>dispersione scolastica</strong> si sono imposti nel dibattito, in forza di un disagio finalmente percepito nell&#8217;opinione pubblica. In particolare rispetto alla situazione delle periferie: luoghi lontani dal centro non solo in termini geografici, ma sempre più anche economici, sociali, culturali.</p>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Il report completo, in formato pdf</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/report_2025_giovani_e_periferie_HD.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Purtroppo, come abbiamo avuto modo di raccontare nel <a href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/11/Report_nonsonoemergenza_desktop.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto</a> dello scorso anno, nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a> promossa da Con i bambini, la discussione sul disagio giovanile risente di un’<strong>elevata infodemia</strong>. Abbiamo cioè accesso a tantissime informazioni, pareri, argomentazioni, e allo stesso tempo a<strong> pochi dati su fenomeni la cui possibilità di misurazione resta complessa</strong>. In un panorama informativo così articolato è difficile orientarsi; è invece molto facile ricadere in due tendenze di fondo, entrambe deleterie per la condizione di ragazze e ragazzi. L&#8217;<strong>allarmismo emergenziale</strong>, da un lato; la <strong>sottovalutazione del fenomeno</strong>, dall&#8217;altro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni in abbandono precoce nel 2024, in netto calo negli ultimi anni. Nel 2025 però è tornata a crescere la dispersione implicita: studenti che completano il percorso di studi senza competenze adeguate.</p>
			        </section>
		


<p>Partire dai <strong>dati</strong> è, a nostro avviso, l&#8217;<strong>unico modo per impostare correttamente la discussione</strong>, <strong>individuare cause</strong> e <strong>predisporre soluzioni</strong>. Quando parliamo di soluzioni, non ci riferiamo ad approcci uniformi, validi per ogni situazione e replicabili in qualsiasi contesto. Al contrario, pensiamo a interventi calibrati sulle esigenze e i bisogni di ciascun territorio.</p>



<p>Per poterlo fare, serve avere gli <strong>strumenti per riconoscere i problemi a livello locale</strong>: comune per comune, municipio per municipio, addirittura <strong>quartiere per quartiere nelle grandi città</strong>. Con questo approccio, il rapporto di quest&#8217;anno si focalizza proprio su tali aspetti, anche avvalendosi della preziosa attività di rilascio dati svolta da <strong>Istat</strong> nell&#8217;ambito del <strong>censimento permanente</strong>, nonché per la <strong>Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni delle città e delle periferie</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6,2% </span>le famiglie con figli in potenziale disagio economico a Catania. Nel sesto municipio del comune la quota raggiunge il 9,3%.</p>
			        </section>
		


<p>L&#8217;obiettivo è restituire un <strong>quadro chiaro delle disuguaglianze che attraversano le città</strong>, mettendo in luce dimensioni cruciali come il disagio socio-economico delle famiglie con figli, la condizione di Neet, la dispersione scolastica e l’accesso a opportunità educative e sociali.</p>



<p>A questo scopo il report è così strutturato. Nel prossimo paragrafo, inquadreremo le <strong>tendenze di fondo nella condizione giovanile nel paese dopo la pandemia</strong>, focalizzandoci, dove i dati lo consentono, sulle <strong>specificità delle grandi città e aree urbane</strong>. In quelli successivi, approfondiremo l&#8217;<strong>analisi città per città</strong>, per i 14 comuni capoluogo di città metropolitana. Nella consapevolezza di fondo che il dato medio spesso nasconde la reale condizione sul territorio, specie per comuni di grandi dimensioni e popolazione quali i capoluoghi delle città metropolitane. A questo scopo, cuore del rapporto sono i <strong>paragrafi dedicati a ciascuna città</strong>, e al confronto tra centri e periferie nella condizione degli adolescenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il volto economico, educativo e sociale del disagio tra gli adolescenti</h3>



<p>Negli ultimi anni, si sono imposti all&#8217;attenzione pubblica i segnali di disagio attraversato da tante ragazze e ragazzi. Questo fenomeno, reso evidente dalla pandemia nei mesi di isolamento fisico e troppo spesso sociale, incrocia tante dimensioni diverse.</p>



<p>In primis, riguarda la <strong>questione socio-economica per le famiglie con figli</strong>. Da circa quindici anni ormai si registra la tendenza per cui più una persona è giovane, più è probabile che si trovi in povertà assoluta.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">13,8% </span>i minori di 18 anni in povertà assoluta nel 2024. Molto più della media (9,8%).</p>
			        </section>
		


<p>Una questione <strong>particolarmente pressante nelle città</strong>, dove il costo della vita rende meno sostenibile per le famiglie il mantenimento dei figli. In media, nel 2024, il 12,3% delle famiglie in cui vivono minori di 18 anni si è trovato in povertà assoluta; la quota sale al <strong>16,1% dei nuclei con minori nei comuni centro di area metropolitana</strong>.</p>



<p>I dati sulla povertà e l&#8217;esclusione sono il punto di partenza ineludibile, poiché strettamente connessi alla cosiddetta <strong>trappola della povertà educativa</strong>. Chi cresce in una famiglia con minori possibilità economiche, generalmente ha anche <strong>minore accesso alle opportunità educative, sociali e culturali </strong>che potrebbero consentirgli di affrancarsi da una condizione di svantaggio.</p>



<p>Ne sono indiretta testimonianza gli <strong>esiti educativi</strong>, in molti casi differenziati in base all&#8217;origine sociale. Il nostro purtroppo resta un paese dove il <strong>percorso di istruzione di ragazze e ragazzi tende a riflettere la condizione di partenza</strong>. Ciò è particolarmente visibile nell&#8217;adolescenza, con la scelta dell&#8217;indirizzo di studi dopo le scuole medie. Nel 2024 su 100 diplomati del liceo, in base ai dati Almadiploma, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-34-dei-diplomati-nei-licei-appartiene-alle-classi-piu-elevate-nei-professionali-sono-solo-il-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">solo 16 erano figli di operai e lavoratori esecutivi</a>. Al contrario, questi rappresentano il 27,9% dei diplomati negli istituti tecnici e oltre un terzo dei diplomati in quelli professionali (33,8%). Le percentuali sono pressoché ribaltate per gli studenti delle classi più elevate, che rappresentano oltre un terzo dei diplomati dei licei e appena il 13,9% dei diplomati nei professionali.</p>



<p>E se perlomeno negli anni, anche sulla scorta degli obiettivi europei in materia, è <strong>calata la quota di chi abbandona gli studi prima di raggiungere il diploma</strong>, non si può dire lo stesso della <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione scolastica implicita</a>. Parliamo di chi completa il percorso di studi, ma lo fa con competenze del tutto inadeguate, più vicine al livello previsto alla fine delle medie che a quello dei diplomati. <strong>La quota di alunni che arrivano alla fine delle superiori con competenze insufficienti nelle materie di base è nettamente cresciuta durante la pandemia</strong>, per assestarsi nell&#8217;immediato post-Covid su livelli vicini al 10%. Da allora è cominciato un percorso di calo, anche se l&#8217;ultima rilevazione del 2025 mostra che <strong>i ritardi del periodo pandemico non sembrano ancora del tutto recuperati</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">La dispersione implicita resta ancora alta rispetto ai livelli pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/">Percentuale di studenti in condizione di dispersione scolastica implicita al termine del secondo ciclo d’istruzione (2019-2025)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 9 Luglio 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-302885"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/la-dispersione-implicita-resta-ancora-alta-rispetto-ai-livelli-pre-covid/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p>I fenomeni di dispersione scolastica, tanto espliciti (l&#8217;abbandono vero e proprio) quanto impliciti (le basse competenze) riguardano soprattutto alcune aree geografiche e sociali. Gli studenti di quinta che hanno alle spalle una <strong>famiglia con status socio-economico-culturale inferiore alla media</strong> si trovano in dispersione implicita nel <strong>9,8% dei casi, una frequenza quasi doppia rispetto ai coetanei più avvantaggiati</strong> (5,3%). </p>



<p>In terza media, prima che gli effetti dell&#8217;abbandono scolastico vero e proprio si facciano sentire (eliminando dalla statistica gli studenti più svantaggiati), il contrasto risulta ancora più stridente: <strong>13,4% di alunni in dispersione implicita tra i meno avvantaggiati, 6% tra i coetanei con famiglie più benestanti</strong>.</p>



<p>Restano divari territoriali su entrambi gli aspetti. In alcune in regioni la quota di ragazze e ragazzi in <strong>dispersione implicita supera ampiamente il 10% alla fine delle superiori</strong>: tra queste <strong>Campania</strong> (17,6%), <strong>Sardegna</strong> (15,9%), <strong>Sicilia</strong> (12,1%) e <strong>Calabria</strong> (11,6%). Si tratta delle regioni che, pur nel miglioramento degli ultimi anni sull&#8217;abbandono scolastico, restano anche <strong><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra le più colpite dalla parte &#8220;esplicita&#8221; del fenomeno</a></strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_6bfef1435ed4c1ad6e87625879c07a1e" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nelle periferie l&#8217;abbandono scolastico precoce è ancora molto presente.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Inoltre, nonostante per la prima volta sia scesa sotto la soglia del 10% la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del diploma o di una qualifica, la <strong>situazione appare più critica nelle città</strong>. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l’incidenza massima si raggiunge infatti nelle aree urbane densamente popolate dove sfiora l’11%. Mentre scende all’8,8% nei comuni a densità intermedia, quindi già al di sotto dell’obiettivo europeo del 9% entro il 2030. Risale al 10% in aree meno densamente popolate come quelle interne: un altro tipo di periferie &#8211; diverso da quelle urbane di cui ci occupiamo in questo rapporto &#8211; ma altrettanto rilevante per un paese come il nostro.</p>



<p>Gli aspetti economici ed educativi del disagio sono strettamente connessi con quelli sociali. La <strong>possibilità cioè per gli adolescenti di avere accesso a tempo libero di qualità</strong>, con tutto ciò che questo comporta: luoghi di aggregazione, aree verdi, opportunità sportive e culturali, dentro e fuori la scuola. Per l&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio sulla povertà educativa</a> curato insieme a Con i bambini abbiamo avuto modo di raccontare come questi aspetti si colleghino direttamente al <strong>benessere sociale e psicologico dei più giovani</strong>, al rischio di inattività ed esclusione sociale.</p>



<p>Negli ultimi vent&#8217;anni, la quota di adolescenti che vede i propri amici tutti i giorni si è pressoché dimezzata, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-quota-di-ragazzi-che-vedono-tutti-i-giorni-gli-amici-era-crollata-gia-prima-della-pandemia-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">passando da oltre il 70% a poco più del 30%</a>. Una tendenza i cui fattori alla base sono molteplici, da affrontare senza allarmismi, basti pensare al concomitante ruolo delle tecnologie e alle nuove possibilità di comunicazione. Allo stesso tempo, <strong>garantire a ragazze e ragazzi luoghi di incontro</strong>, dai centri di aggregazione all&#8217;apertura pomeridiana delle scuole, deve essere un obiettivo delle politiche pubbliche, nazionali come locali.</p>



<p>In questo senso, appare centrale <strong>l&#8217;apertura delle scuole</strong>. La possibilità di svolgere attività educative, didattiche, formative anche al di fuori dell&#8217;orario scolastico può offrire un contributo decisivo nel contrasto dei fenomeni di dispersione e per la riduzione dei divari educativi appena citati. Ma una scuola aperta di pomeriggio, o d&#8217;estate, non è &#8220;solo&#8221; questo. È un <strong>presidio sociale sul territorio</strong>, un luogo sicuro dove poter trascorrere il tempo libero, <strong>essenziale specie laddove questo tipo di spazi mancano</strong>. Come, purtroppo, è spesso il caso di alcune periferie urbane delle nostre città.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una prospettiva utile per le politiche pubbliche in senso ampio</h3>



<p>Questa prospettiva sul disagio, che tiene insieme aspetti socio-economici, educativi e di accesso ai servizi, è assolutamente da considerare anche nella <strong>definizione delle politiche pubbliche in senso più ampio</strong>. Negli ultimi mesi, il tema del disagio giovanile e dei <strong>comportamenti a rischio o violenti tra gli adolescenti è diventato parte del dibattito pubblico</strong>. I primi studi esplorativi, come evidenziato nel <a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lavoro di Transcrime, centro di ricerca interuniversitario</a>,<a href="https://www.transcrime.it/wp-content/uploads/2024/06/Le-traiettorie-della-devianza-giovanile_report.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> in collaborazione con il dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della giustizia</a>, mostrano <strong>alcuni segnali di peggioramento <strong> proprio tra i più giovani</strong></strong>, <strong>tra prima e dopo il Covid</strong>.</p>



<p>Il tasso di <strong>presunti autori di delitti violenti denunciati o arrestati dalle forze dell&#8217;ordine</strong> ogni 100mila abitanti è rimasto <strong>sostanzialmente stabile nella popolazione complessiva</strong>, se si confrontano i dati precedenti la pandemia (133,14 nel periodo 2007-19) con quelli successivi all&#8217;emergenza (133,43 tra 2021 e 2022). <strong>Tra i minori e gli adolescenti, al contrario, il quadro mostra un situazione molto più critica</strong>. Nella fascia tra 14 e 17 anni si è passati da una media di 196,61 presunti autori ogni 100mila giovani nel periodo 2007-19 a 301,87 dopo la pandemia. Nella fascia fino a 13 anni, l&#8217;incremento è stato ancora maggiore, trattandosi di numeri in partenza molto più contenuti: da 2,38 a 6,25 ogni 100mila minori, per un aumento del 163%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+ 54% </span>la crescita del tasso di presunti autori di delitto denunciati/arrestati dalle forze di polizia ogni 100.000 residenti tra 14 e 17 anni, tra prima e dopo la pandemia.</p>
			        </section>
		


<p>Sono <strong>dati da interpretare con estrema cautela</strong>, come specifica giustamente lo stesso centro di ricerca, dal momento che riguardano un periodo ancora troppo ristretto di tempo (appena un biennio). <strong>Non abbastanza per delineare una tendenza consolidata</strong>. Tuttavia sottendono un problema da non sottovalutare su cui è fondamentale proseguire nell&#8217;attività di monitoraggio, allo scopo di <strong>definire politiche pubbliche che vadano alle radici, anche sociali, economiche ed educative di questi fenomeni</strong>.</p>



<p>Questo rapporto &#8211; che pure nello specifico non si occupa direttamente di comportamenti a rischio o violenti, mancando dati disaggregati sul fenomeno &#8211; vuole contribuire evidenziando le <strong>potenziali criticità esistenti nelle aree urbane</strong>. Aspetti come la condizione di partenza delle famiglie, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, la capacità della scuola di trattenere ragazze e ragazzi ed essere presidio sul territorio vanno tenuti presenti nella definizione di strumenti e interventi pubblici. Si tratta infatti di <strong>fattori da mettere a fuoco nel contrasto di due fenomeni spesso collegati: povertà educativa e disagio giovanile, specie nelle periferie delle città</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La situazione nelle città italiane</h3>



<p>Per comprendere a fondo la condizione dei giovani che vivono nelle periferie è quindi fondamentale analizzare i dati al livello più granulare possibile, fino a cogliere le specificità di ciascuna zona. Prima di entrare nel dettaglio delle singole realtà locali, tuttavia, è utile confrontare le grandi città per avere un quadro d’insieme delle disuguaglianze territoriali e delle loro caratteristiche.</p>



<p>L’analisi condotta sui 14 comuni capoluogo di città metropolitana conferma quanto le disuguaglianze territoriali pesino sulla condizione educativa dei più giovani. Le situazioni di maggiore fragilità sociale si concentrano nelle aree del mezzogiorno. <strong>A Catania (6,2%), Napoli (6%) e Palermo (5,8%) l&#8217;incidenza delle famiglie con figli in potenziale disagio economico</strong> <strong>risulta molto marcata</strong>. Si tratta di nuclei con figli a carico in cui la persona di riferimento ha meno di 65 anni e non è né occupata né pensionata, una condizione che verosimilmente si associa spesso con una potenziale vulnerabilità sociale. Tali valori sono oltre 4 volte superiori rispetto a quelli registrati in altre città del centro-nord, dove l’incidenza è più contenuta: <strong>Bologna</strong> si ferma all’1,2%, <strong>Venezia</strong> e <strong>Genova</strong> all’1,3%, <strong>Milano</strong> e <strong>Firenze</strong> all’1,4%.</p>


<div id="strillo-testo-block_1bba87cfbb9078727fb5838094abf627" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Le condizioni socio-economiche della famiglia di origine incidono molto sul percorso scolastico dei giovani.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Il legame tra condizioni economiche e opportunità educative emerge anche osservando il fenomeno delle <strong>uscite precoci dal sistema di istruzione e formazione</strong>. A <strong>Catania</strong> oltre un quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni (26,5%) ha lasciato gli studi prima di conseguire un diploma o una qualifica, mentre a <strong>Palermo</strong> e <strong>Napoli</strong> le quote si attestano rispettivamente al 19,8% e al 17,6%. Valori che si riducono sensibilmente a <strong>Bologna</strong> (12%), <strong>Roma</strong> (9,5%) e <strong>Reggio Calabria</strong> (8,4%), in base ai dati ricostruiti da Istat attraverso il censimento permanente. Ancora più marcate risultano le differenze se si considerano le<strong> uscite precoci dal sistema educativo per i giovani con genitori privi di diploma</strong>. In questo caso, l’abbandono scolastico raggiunge il 36,5% a <strong>Catania</strong>, il 31,9% a <strong>Cagliari</strong> e il 29,1% a <strong>Palermo</strong>, contro il 17,4% di <strong>Torino</strong>, il 16,3% di <strong>Roma</strong> e il 14% di <strong>Reggio Calabria</strong>.</p>



<p><strong>Gli abbandoni precoci della scuola</strong>, con al massimo la licenza media, <strong>rappresentano oltretutto solo la parte esplicita di un fenomeno molto più complesso</strong>, la cosiddetta <strong>dispersione implicita</strong>. </p>



<p>I dati <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=33" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Invalsi</a> mostrano come, già al termine della scuola media, prima quindi della scelta dell&#8217;indirizzo successivo o dell&#8217;abbandono della scuola, in molte città una quota consistente di alunni evidenzi gravi carenze nelle materie di base. Nelle prove Invalsi 2022/23, a <strong>Palermo</strong>, quasi un quarto degli studenti (24,7%) si è attestato al livello più basso di competenze in italiano, più vicino a quanto previsto in uscita dalla scuola primaria che alla fine delle medie. Percentuali simili si registrano a <strong>Napoli</strong> (22,9%) e <strong>Catania</strong> (22,1%). In città come <strong>Bologna</strong> (12,8%), <strong>Roma</strong> (11%) e <strong>Cagliari</strong> (10,1%) la quota è invece nettamente inferiore. Se si aggiungono gli studenti con risultati deboli (livello 2), le criticità si accentuano ulteriormente: <strong>a Catania, Napoli e Palermo oltre la metà dei ragazzi conclude il primo ciclo di istruzione con competenze linguistiche non del tutto adeguate</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano/">Oltre la metà degli studenti di III media a Catania, Napoli e Palermo in difficoltà con l’italiano &#8211; Percentuale di studenti con apprendimenti insufficienti in italiano in terza media nell&#8217;anno scolastico 2022-2023</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_303558_tab3"><p>Per quanto riguarda le competenze in italiano, i test Invalsi valutano la <span style="font-weight: 400">capacità degli studenti di leggere e interpretare un testo scritto, comprendendone il significato e alcuni aspetti fondamentali di funzionamento della lingua italiana. I livelli 1 e 2 sono considerati non sufficienti per ragazzi e ragazze che si apprestano ad iniziare il percorso nelle scuole superiori. </span></p>
<ul>
<li><strong>Livello 1</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato molto debole, corrispondente ai traguardi di apprendimento in uscita dalla V primaria;</span></li>
<li><strong>Livello 2</strong>: r<span style="font-weight: 400">isultato debole, non in linea con i traguardi di apprendimento posti al termine del primo ciclo d’istruzione.</span></li>
</ul>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 6 Luglio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/oltre-la-meta-degli-studenti-di-iii-media-a-catania-napoli-e-palermo-in-difficolta-con-litaliano.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-303558"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Si tratta di lacune che si trascinano lungo tutto il percorso successivo. <strong>In primo luogo negli studi</strong>: influenzando sia gli apprendimenti che sarà possibile raggiungere alle superiori, sia il rischio di lasciare precocemente la scuola.<strong> In secondo luogo impatteranno sull&#8217;intera vita adulta</strong>, cioè sulla possibilità di accedere al mondo del lavoro nelle migliori condizioni possibili.</p>



<p>Ne è testimonianza, tra gli adolescenti e i giovani adulti, la condizione dei <strong>Neet</strong>: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Anche in questo caso, il divario territoriale è evidente: <strong>Catania</strong> (35,4%), <strong>Palermo</strong> (32,4%) e <strong>Napoli</strong> (29,7%) registrano i valori più elevati, a fronte di percentuali più contenute nelle città del centro-nord, come <strong>Venezia</strong> (19,7%), <strong>Firenze</strong> e <strong>Genova</strong> (17,7%) e <strong>Bologna</strong> (17,3%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Catania, Palermo e Napoli i 3 capoluoghi metropolitani con la più alta quota di giovani Neet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/catania-palermo-e-napoli-i-3-capoluoghi-metropolitani-con-la-piu-alta-quota-di-giovani-neet/">Rapporto tra i residenti di 15-29 anni che non studiano e non lavorano e la popolazione residente totale nella stessa classe di età (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i bambini su dati Istat per la Commissione periferie                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 16 Dicembre 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-303568"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>I dati delineati, e le relative ricorrenze territoriali, sembrano indicare un percorso nitido. Un percorso che collega, nella più classica &#8220;<strong>trappola della povertà educativa</strong>&#8221; la condizione di partenza familiare, l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, gli esiti nella vita adulta. <strong>Offrire opportunità che rompano questo circolo vizioso</strong> è la principale sfida per le politiche pubbliche nel contrasto della povertà educativa.</p>



<p>In questo senso, un indicatore interessante da analizzare  è quello riguardante la quota di alunni che ha accesso al <strong>tempo pieno</strong>. Questo peraltro conferma come all&#8217;interno di una stessa città convivano realtà molto diverse, da analizzare con una lente ulteriore, municipio per municipio, quartiere per quartiere. Questo indicatore infatti in molti casi risulta polarizzato, con zone in cui tutti gli alunni o quasi frequentano anche di pomeriggio e altri in cui questa possibilità è del tutto assente. Una dinamica riscontrata, con diverse intensità, in città come <strong>Bologna, Firenze, Genova, Milano, Roma e Torino</strong>. Da notare che generalmente al sud la possibilità di frequentare la scuola anche al pomeriggio è solitamente più limitata.</p>


<div id="strillo-testo-block_ec20f2d17eff5a411e95f007dd1efb55" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>All&#8217;interno della stessa città coesistono realtà molto diverse.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Gli indicatori analizzati finora fanno emergere delle ricorrenze piuttosto chiare, con alcune delle maggiori città del mezzogiorno, tra cui Catania, Palermo e Napoli che <strong>necessitano di interventi strutturali e mirati</strong>. Evidentemente, questa informazione è del tutto insufficiente però per programmare delle politiche pubbliche efficaci in materia. Tornando alla domanda iniziale: come vivono e di che opportunità dispongono gli adolescenti nelle periferie italiane?</p>



<p>Per rispondere a questa domanda è indispensabile un’analisi di dettaglio a livello subcomunale. Le differenze interne ai grandi centri urbani sono infatti notevoli. A titolo di esempio, se Catania presenta la maggiore incidenza di famiglie in potenziale disagio economico tra i capoluoghi metropolitani, il valore più alto in assoluto si registra nel quartiere palermitano di <strong>Brancaccio-Ciaculli</strong> (9,9%). In modo analogo, a Bologna – dove la quota complessiva di abbandoni precoci è tra le più basse – vi sono anche aree della città che superano la soglia 35%. Un altro caso da segnalare, a titolo esemplificativo, è quello del quartiere veneziano di <strong>Marghera</strong>. Qui infatti, pur in un contesto comunale meno critico di altri, si registrano valori significativi di famiglie in potenziale disagio, abbandono scolastico e inattività giovanile.</p>



<p>Nelle prossime sezioni del report entreremo più nel dettaglio delle periferie delle diverse città metropolitane. Solo conoscendo a fondo le caratteristiche di ciascun territorio infatti sarà possibile disegnare politiche efficaci e realmente mirate alla riduzione dei divari educativi e sociali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/uno-sguardo-dinsieme-alla-condizione-dei-giovani-nelle-periferie-italiane/">Uno sguardo d&#8217;insieme alla condizione dei giovani nelle periferie italiane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Abbandono scolastico, obiettivo vicino ma la situazione è più critica nelle città</title>
		<link>https://www.openpolis.it/abbandono-scolastico-obiettivo-vicino-ma-la-situazione-e-piu-critica-nelle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Sep 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301536</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta il dato sull'abbandono scolastico in Italia è sceso sotto la soglia del 10%, in avvicinamento al nuovo obiettivo Ue per il 2030. Tuttavia le città restano indietro e, con poche eccezioni, mancano dati strutturati per monitorare la situazione nei singoli comuni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/abbandono-scolastico-obiettivo-vicino-ma-la-situazione-e-piu-critica-nelle-citta/">Abbandono scolastico, obiettivo vicino ma la situazione è più critica nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Con il ritorno degli studenti sui banchi di scuola, è utile fare un punto sullo stato del sistema di istruzione in Italia e sull&#8217;<strong>impatto dell&#8217;abbandono scolastico</strong>.</p>



<p>Nel 2024 <strong>la quota di giovani che hanno lasciato la scuola prima del tempo è scesa al 9,8%</strong>. Al di sotto del 10% indicato negli obiettivi dell&#8217;<a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-europa-2020/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">agenda europea per il 2020</a> e in avvicinamento al nuovo obiettivo del 9% per il 2030.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		L’obiettivo continentale, in vista del 2030, è stato ulteriormente abbassato di un punto (9%) con una risoluzione del consiglio europeo del febbraio 2021.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/">
                &#8220;Che cos&#8217;è l&#8217;abbandono scolastico&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Il dato del 2024 si inserisce in un <strong>percorso di miglioramento</strong> che prosegue da oltre un decennio. Una tendenza positiva che comunque non deve far trascurare alcune delle <strong>contraddizioni di fondo che caratterizzano il nostro paese e su cui resta urgente intervenire. </strong></p>



<p>A partire dal fatto che<strong> questo indicatore</strong> &#8211; come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/numeri/durante-il-covid-la-dispersione-implicita-ha-raggiunto-il-12-tra-gli-studenti-svantaggiati/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare in passato</a> &#8211; <strong>descrive solo una parte del fenomeno, quella emersa e più visibile</strong>, relativa alle ragazze e ragazzi che lasciano la scuola con al massimo la licenza media. Mentre gli indicatori di <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione implicita</a> &#8211; giovani che completano la scuola senza però le competenze adeguate &#8211; restano su livelli ancora alti in base ai risultati delle ultime prove Invalsi.</p>



<p>In un quadro di riduzione delle distanze sull&#8217;abbandono esplicito, inoltre, restano divari tra nord e sud e tra i diversi comuni. La <strong>situazione appare relativamente peggiore <a href="https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/work/2014_01_new_urban.pdf#page=6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tanto nelle città densamente popolate quanto nelle aree rurali</a>, rispetto al resto del paese</strong>. Con il forte limite che oggi &#8211; con poche eccezioni &#8211; disponiamo di pochi dati sufficientemente disaggregati per misurare il fenomeno in chiave locale.</p>



<p>Per provare a capire meglio la situazione, abbiamo ricostruito alcuni <strong>possibili segnali di dispersione</strong> attraverso i dati delle prove Invalsi a livello comunale.</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Il percorso decennale di avvicinamento ai target Ue</h3>



<p>Tra 2014 e 2015, circa il 15% dei giovani italiani tra 18 e 24 anni aveva lasciato gli studi prima del tempo. Rispetto ad allora, il calo è stato di oltre 5 punti percentuali.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">9,8% </span>i giovani tra 18 e 24 anni che nel 2024 hanno al massimo la licenza media e non partecipano a un percorso di istruzione e formazione.</p>
			        </section>
		


<p>Come si vede dalla mappa, <strong>nel corso dell&#8217;ultimo decennio l&#8217;Italia si è avvicinata agli obiettivi Ue. Prima a quello del 10%, oggi superato, e quindi anche a quello per il 2030 del 9%.</strong></p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abbandono-scolastico-lavvicinamento-dellitalia-agli-obiettivi-ue-nellultimo-decennio/">Abbandono scolastico, l&#8217;avvicinamento dell&#8217;Italia agli obiettivi Ue nell&#8217;ultimo decennio</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abbandono-scolastico-lavvicinamento-dellitalia-agli-obiettivi-ue-nellultimo-decennio/">Andamento nei paesi Ue della percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2014-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/abbandono-scolastico-lavvicinamento-dellitalia-agli-obiettivi-ue-nellultimo-decennio.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301560"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			


<p><strong>In questo miglioramento, si è ridotta molto anche la distanza dalla media europea</strong>. Nel 2014 il tasso di abbandono nazionale superava di quasi 4 punti la media Ue, mentre oggi la differenza è di 0,5 punti percentuali. L&#8217;incidenza a livello europeo è infatti al 9,3%.</p>



<p>Da notare come, nel contesto Ue, <strong>i paesi che dal 2014 hanno migliorato di più il loro dato siano quelli mediterranei</strong>, in cui il fenomeno partiva da livelli molto più alti della media. In particolare: <strong>Portogallo</strong> (dal 17,3% di allora al 6,6% attuale, -10,7 punti) e <strong>Spagna</strong> (da 21,9% a 13%, -8,9 punti). Ai paesi iberici seguono Malta (-7,4), Grecia (-6) e Italia (-5,2).</p>



<p>Attualmente il nostro paese è ottavo in Ue per incidenza del fenomeno, mentre storicamente si piazzava sul podio o comunque tra i primi 5. A<strong>l miglioramento della posizione relativa ha contribuito il peggioramento nell&#8217;ultimo decennio di alcuni paes</strong>i, in controtendenza con la media Ue. Spicca in particolare l&#8217;aumento dell&#8217;abbandono scolastico in stati del nord Europa tra cui Germania, Lituania e Danimarca, dove l&#8217;incremento supera i 2 punti percentuali.</p>


<div id="pur-in-un-percorso-di-calo-in-sicilia-gli-abbandoni-superano-ancora-il-15" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Calano i divari interni, ma l&#8217;Italia si muove a due velocità</h3>



<p>Rispetto a dieci anni fa, molte regioni hanno visto un contenimento del fenomeno. Le isole, che ancora nel 2015 superavano ampiamente il 20%, hanno visto una diminuzione nel decennio vicina ai 10 punti percentuali. In quell&#8217;anno anche la Campania superava il 18%, mentre Puglia e Calabria si attestavano tra 16 e 17%.</p>



<p>Da allora<strong> la situazione è migliorata, ma il paese continua a muoversi a 2 velocità</strong>. In Sicilia la quota di giovani che ha lasciato gli studi prima del tempo, pur diminuita rispetto agli anni scorsi, supera il 15%. La Sardegna si attesta poco sotto il 15%, così come la provincia autonoma di Bolzano (14,7%). In Campania ammontano a circa il 13% le uscite precoci dal sistema di istruzione e di formazione; mentre appaiono in avvicinamento all&#8217;obiettivo 2030 Calabria (10,8%) e Puglia (9,9%).</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/">In Sicilia gli abbandoni scolastici superano il 15%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-sicilia-gli-abbandoni-scolastici-superano-il-15/">Percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che hanno al massimo la licenza media (2024)</a></h3>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br>(pubblicati: lunedì 14 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-301555"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>L’incidenza è già inferiore al 9% in Toscana, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Abruzzo, Emilia-Romagna, Lombardia, Lazio, provincia autonoma di Trento e Umbria. Dati che indicano come, nonostante negli anni le distanze tra le regioni siano molto diminuite, l’<strong>Italia sugli abbandoni resti ancora un paese a fortemente differenziato</strong>.</p>


<div id="nelle-citta-la-situazione-e-piu-critica-ma-abbiamo-ancora-pochi-strumenti-a-disposizione-per-monitorarla" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Nelle città la situazione è più critica</h3>



<p>Il grado di urbanizzazione del comune è un&#8217;altra variabile che contribuisce a spiegare le differenze interne al paese. Rispetto alla media nazionale del 9,8%, l&#8217;incidenza massima si raggiunge nelle <strong>città e nelle aree urbane più densamente popolate</strong> dove sfiora l&#8217;11%.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10,9% </span>l&#8217;incidenza dell&#8217;abbandono scolastico precoce nei territori ad alta densità di popolazione.</p>
			        </section>
		


<p>Scende all&#8217;8,8%, quindi <strong>già al di sotto dell&#8217;obiettivo europeo per il 2030, nei comuni a densità intermedia</strong>. In questi centri minori, mediamente urbanizzati, il fenomeno risulta quindi molto più contenuto. Mentre <strong>è più frequente nelle aree rurali (10%)</strong>: i territori &#8211; spesso periferici &#8211; meno densamente popolati del paese.</p>



<p>Sono comunque <strong>le città e le aree urbane più densamente popolate</strong> a mostrare una maggiore criticità rispetto ai fenomeni della dispersione scolastica e dell&#8217;abbandono precoce. Da qui la <strong>necessità di poter monitorare queste tendenze non solo a livello nazionale, ma anche in chiave locale</strong>, comune per comune, quartiere per quartiere nelle città maggiori.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Pochi dati a disposizione per ricostruire il fenomeno sul territorio</h3>



<p>Purtroppo attualmente, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-labbandono-scolastico/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">raccontare</a> in passato, la disaggregazione dei dati a disposizione non rende possibile questo tipo di analisi. Analisi che invece sarebbe utilissima per <strong>comprendere meglio il fenomeno e poter impostare politiche pubbliche adeguate</strong>.</p>



<p>In questo senso, va segnalata la <strong>buona pratica di alcuni comuni</strong> <strong>che curano un osservatorio dedicato</strong> proprio alla dispersione scolastica. È il caso ad esempio di <a href="https://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/956" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Napoli</a>, città dove il fenomeno incide molto. <strong>I dati rilasciati annualmente dal comune consentono di ricostruire anche le differenze locali rispetto alle segnalazioni per inadempienza dall&#8217;obbligo scolastico</strong> lungo tutto il ciclo di istruzione (primarie, medie, superiori).</p>


<div id="strillo-testo-block_2164cfb6b18b1dfc15a54fdab1aaec4f" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Quando vengono pubblicati dati disaggregati, i divari territoriali emergono in modo macroscopico.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Un indicatore quindi diverso da quello di Eurostat (che ricostruisce il fenomeno a posteriori, sui 18-24enni) e che consente un monitoraggio piuttosto aggiornato. Questi dati consentono di risalire fino al 1996, e soprattutto di evidenziare i divari sul territorio comunale. Ad esempio nell&#8217;anno scolastico 2023-2024, <strong>nelle scuole medie di Napoli si sono registrate 549 segnalazioni di elusione scolastica, pari al 2,16% degli iscritti in quell&#8217;anno</strong>. Tale media è però fortemente variabile. Raggiunge il 4,84% dell&#8217;ottava municipalità (comprendente Chiaiano, Piscinola e Scampia) e supera il 4% anche nella sesta (San Giovanni-Ponticelli-Barra), mentre si attesta allo 0,23% nella quinta (Arenella-Vomero).</p>



<p>Questo è solo un esempio di quanto tali fenomeni abbiano una connotazione territoriale da cui non si può prescindere nell&#8217;analisi e nella definizione delle politiche pubbliche. Purtroppo oggi <strong>sono pochi gli strumenti per poter comprendere le tendenze reali con una granularità così fine</strong>.</p>


<div id="quasi-il-30-degli-studenti-di-terza-media-a-prato-termina-il-primo-ciclo-di-istruzione-con-competenze-inadeguate-a-palermo-e-trapani-ci-si-avvicina-al-25" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I bassi rendimenti: un possibile segnale di dispersione</h3>



<p>Uno strumento in questa direzione sono i risultati scolastici degli studenti. Un<strong> basso rendimento a scuola difatti non spiega né tantomeno coincide con l&#8217;abbandono precoce, ma può essere un primo segnale su cui ragionare</strong>. Ciò per due motivi: il primo è che un livello di apprendimento totalmente inadeguato rientra tra i segnali di <a href="https://www.openpolis.it/parole/dispersione-implicita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dispersione implicita</a>. Cioè quella che non si realizza con l&#8217;abbandono vero e proprio della scuola, ma con il raggiungimento di un titolo di studio che non corrisponde alle reali competenze.</p>



<p>Il secondo motivo è che la dispersione scolastica è un <strong>fenomeno multifattoriale</strong>. Ritardi nel percorso di istruzione, risultati scarsi, ripetenze possono influenzarne l&#8217;incidenza.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Le differenze di rendimento scolastico possono contribuire a spiegare l’incidenza degli abbandoni.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/2022-06/dispersione-scolastica-2022.pdf#page=32" target="_blank">&#8211; Agia, La dispersione scolastica in Italia: un’analisi multifattoriale (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Perciò per fare una valutazione sul rischio di abbandono nelle città, un possibile strumento a disposizione &#8211; indiretto, ma comunque utile &#8211; sono i dati sugli apprendimenti degli studenti.</p>



<p>Attraverso l&#8217;analisi di questi dati, rilasciati da Invalsi, emerge come <strong>in alcune città un quarto o più degli studenti di terza media finisca il primo ciclo di istruzione con il livello di apprendimento più basso possibile</strong>. Grosso modo corrispondente ai traguardi in termini di competenze che ci si aspettano per la quinta primaria, quindi molto lontano dai risultati previsti in terza media.</p>



<p><strong>Prato è il capoluogo con più studenti di terza media con apprendimenti totalmente inadeguati</strong>: nell’anno scolastico 2022-2023 sfioravano il 30% in questo comune. Tuttavia le 10 città dove il fenomeno incide di più &#8211; esclusa l&#8217;appena citata Prato e Brescia (19,4%) &#8211; si trovano tutte nel mezzogiorno. Parliamo di <strong>Palermo</strong> e <strong>Trapani</strong>, rispettivamente seconda e terza con quasi uno studente su 4 che ha apprendimenti totalmente inadeguati. Seguono a poca distanza <strong>Napoli</strong>, <strong>Agrigento</strong> e <strong>Catania</strong>.</p>



<p>Allargando la classifica alle 20 città con più studenti di terza media con apprendimenti inadeguati, compaiono anche altre città del centro-nord. Tra queste spiccano, dopo Brescia, alcune città liguri e Reggio Emilia.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-20-citta-con-piu-studenti-con-apprendimenti-totalmente-inadeguati-in-italiano-alla-fine-delle-medie/">Le 20 città con più studenti con apprendimenti totalmente inadeguati in italiano alla fine delle medie</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-20-citta-con-piu-studenti-con-apprendimenti-totalmente-inadeguati-in-italiano-alla-fine-delle-medie/">Percentuale di studenti al livello 1 (il più basso) nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2022-2023)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_301542_tab1" role="tab" aria-controls="chart_301542_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301542_tab3"><p>I dati presentati per ciascun comune corrispondono alla percentuale di studenti in ciascun livello di apprendimento (da 1 a 5, metodologia <a href="https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2022/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto_Prove_INVALSI_2022.pdf#page=56" target="_blank" rel="noopener">qui</a>). La classifica qui presentata è stata elaborata per le sole città capoluogo di provincia e di città metropolitana.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: martedì 24 Ottobre 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/09/le-20-citta-con-piu-studenti-con-apprendimenti-totalmente-inadeguati-in-italiano-alla-fine-delle-medie.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-301542"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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<div id="a-siena-macerata-avellino-perugia-e-belluno-gli-apprendimenti-inadeguati-riguardano-al-massimo-l8-degli-studenti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Tuttavia <strong>il centro-nord del paese appare molto più rappresentato nella classifica delle 20 città in cui il fenomeno incide di meno</strong>, dove quindi la quota di studenti con risultati del tutto inadeguati è più residuale.</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-20-citta-con-meno-studenti-con-apprendimenti-totalmente-inadeguati-in-italiano-alla-fine-delle-medie/">Le 20 città con meno studenti con apprendimenti totalmente inadeguati in italiano alla fine delle medie</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-20-citta-con-meno-studenti-con-apprendimenti-totalmente-inadeguati-in-italiano-alla-fine-delle-medie/">Percentuale di studenti al livello 1 (il più basso) nei test Invalsi di italiano (III media, a.s. 2022-2023)</a></h3>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Invalsi                                                                <br>(pubblicati: martedì 24 Ottobre 2023)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-301545"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-301545" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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<p>Riguarda al massimo l&#8217;8% degli studenti a Siena, Macerata, Avellino, Perugia e Belluno. Un&#8217;incidenza comunque da non sottovalutare, sebbene più contenuta delle città viste in precedenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, regione per regione</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_Lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_Liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_Lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/abbandono+scolastico+2025/dati_Invalsi_III_media_22_23_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle competenze degli studenti sono di fonte Invalsi.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/a-young-girl-sitting-in-a-classroom-with-a-book-frGf5WHXzZI" target="_blank" rel="noreferrer noopener">DuoNguyen</a> (unsplash) &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza">Licenza</a></p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/abbandono-scolastico-obiettivo-vicino-ma-la-situazione-e-piu-critica-nelle-citta/">Abbandono scolastico, obiettivo vicino ma la situazione è più critica nelle città</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Apr 2025 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=299215</guid>

					<description><![CDATA[<p>I recenti cambiamenti dello scenario geopolitico internazionale sembrano aver fatto passare in secondo piano i temi ambientali. Eppure la lotta al cambiamento climatico resta una priorità per i giovani, specie per chi vive in zone particolarmente critiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/">In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Negli ultimi mesi il contesto geopolitico internazionale è fortemente mutato, determinando un cambiamento sia nell’agenda dei decisori che all’interno del dibattito pubblico. <strong>Il rischio è che a fare le spese di questa nuova situazione sia il tema della transizione ecologica, che pure resta una priorità, soprattutto per le giovani generazioni</strong>, non essendo affatto cessate le crisi climatiche. L’approssimarsi della <a href="https://www.earthday.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Giornata mondiale della terra</a>, che ricorrerà il prossimo 22 aprile, è un’occasione per tornare a porre l’attenzione su questi temi.</p>
</p>
<p>In effetti, ancora nell&#8217;autunno scorso, un&#8217;<a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3392" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indagine</a> realizzata da Eurobarometro evidenziava come <strong>per un terzo dei giovani europei il cambiamento climatico rappresentasse una priorità che l&#8217;Ue avrebbe dovuto affrontare nei prossimi 5 anni</strong>. È interessante osservare che l&#8217;<strong>Italia</strong> riporta la percentuale più alta fra i vari stati membri.</p>
</p>
<p><div id="i-giovani-italiani-restano-tra-i-piu-preoccupati-in-ue-dai-problemi-ambientali-e-dal-cambiamento-climatico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">46% </span>i giovani italiani tra i 16 e 30 anni per cui il cambiamento climatico dovrebbe essere una questione prioritaria per l&#8217;Ue nei prossimi 5 anni.</p>
</section>
</p>
<p>Le motivazioni di una percentuale così importante sono probabilmente molteplici. Un elemento che influisce nella percezione di quali dovrebbero essere le principali priorità è costituito certamente dal <strong>contesto in cui i giovani italiani vivono</strong>. Da questo punto di vista l&#8217;ambiente scolastico, in cui ragazzi e ragazze trascorrono molto del loro tempo, ha un ruolo di primo piano.</p>
</p>
<p>Aspetti come la vicinanza della scuola a <strong>fonti inquinanti</strong> o la possibilità di raggiungere il proprio istituto con <strong>mezzi alternativi all&#8217;auto privata</strong> per ridurre l&#8217;impatto ambientale sono quindi dati molto interessanti da analizzare. Non solo per comprendere meglio quali sono le esigenze dei giovani ma anche per individuare le maggiori criticità da questo punto di vista ed eventualmente intervenire. Dai dati emerge che <strong>le situazioni più complicate si registrano principalmente nelle città maggiori</strong>.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ambiente ancora prioritario per i giovani, soprattutto in Italia</h3>
</p>
<p>Nel corso dell&#8217;ultima indagine sulla gioventù, condotta nell&#8217;autunno scorso da Eurobarometro per le istituzioni Ue, è stato chiesto ai giovani europei <strong>quali fossero le questioni che consideravano prioritarie per l&#8217;Unione nei prossimi 5 anni</strong>. Ogni intervistato poteva indicare 3 priorità.</p>
</p>
<p><div id="1-su-3-i-giovani-europei-per-cui-e-prioritario-il-cambiamento-climatico-sono-quasi-1-su-2-in-italia" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>In media, a livello europeo, quella più citata è l&#8217;aumento dei prezzi (40%). Seguono il cambiamento climatico (33% del campione) e la creazione di posti di lavoro (31%).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 3 </span>i giovani europei per cui è prioritario il cambiamento climatico. Sono quasi 1 su 2 in Italia.</p>
</section>
</p>
<p>In Italia il tema dell&#8217;ambiente è vissuto come ancora più urgente dai giovani. <strong>Nel nostro paese e in Danimarca infatti oltre il 40% dei ragazzi e delle ragazze considera l&#8217;ambiente e il cambiamento climatico una delle principali priorità</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-di-italia-e-danimarca-sono-quelli-che-considerano-lambiente-maggiormente-prioritario/">I giovani di Italia e Danimarca sono quelli che considerano l&#8217;ambiente maggiormente prioritario</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-giovani-di-italia-e-danimarca-sono-quelli-che-considerano-lambiente-maggiormente-prioritario/">Percentuale di giovani 16-30 anni che ritengono che l&#8217;ambiente e il cambiamento climatico debbano essere una delle 3 principali priorità per l&#8217;Ue nei prossimi 5 anni (2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_299212_tab1"><br />
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurobarometro                                                                <br />(pubblicati: lunedì 17 Febbraio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/i-giovani-di-italia-e-danimarca-sono-quelli-che-considerano-lambiente-maggiormente-prioritario.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-299212"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-299212" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Il <strong>46% dei giovani italiani indica questa come priorità per le istituzioni europee</strong> (13 punti in più della media Ue). Al secondo posto, viene menzionato il tema del lavoro (38% delle risposte). Seguono, con il 34%, l&#8217;aumento del costo della vita e l&#8217;accesso alla protezione sociale.</p>
</p>
<p>Negli ultimi anni, le <strong>mobilitazioni per il clima</strong> tra i più giovani hanno testimoniato l&#8217;importanza attribuita al tema. L&#8217;ordine di priorità emerso nell&#8217;indagine riflette anche questa tendenza.</p>
</p>
<p>Allo stesso tempo, è interessante indagarne le cause profonde. Ad esempio, se e come la preoccupazione verso l&#8217;ambiente <strong>riflette anche la percezione che ragazze e ragazzi hanno rispetto alla condizione del proprio territorio</strong>, nella vita di tutti i giorni. A partire dalle scuole che frequentano quotidianamente.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Inquinamento e raggiungibilità delle scuole con mezzi alternativi</h3>
</p>
<p>La scuola è infatti uno dei principali luoghi dove i giovani trascorrono il tempo fuori da casa. Qui condividono esperienze con coetanei e adulti, riscontrando in alcuni casi problemi o disagi che ne formano la <strong>percezione di cosa funziona e cosa può migliorare nel mondo che li circonda</strong>.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_7a8f1473fa4fc84ac50e4ca9c06f6a42" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;ambiente scolastico che frequentano può influenzare molto la percezione dei giovani di quali siano le priorità su cui intervenire.</p>
</section></div>
</p>
<p>Due aspetti (non gli unici) fortemente collegati con la questione ambientale, e con la sostenibilità percepita di una scuola, sono la sua <strong>raggiungibilità con mezzi alternativi all&#8217;auto</strong> e la <strong>vicinanza a fonti di inquinamento</strong>. Informazioni che &#8211; attraverso l&#8217;analisi dei dataset rilasciati dal ministero dell&#8217;istruzione &#8211; possiamo ricostruire per l&#8217;anno scolastico 2022/23.</p>
</p>
<p><div id="in-italia-quasi-il-90-degli-edifici-scolastici-e-raggiungibile-con-mezzi-alternativi-allauto-il-24-e-vicino-a-fonti-di-inquinamento-atmosferico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>In media in Italia <strong>quasi 9 edifici scolastici su 10 (89,3%) sono raggiungibili con mezzi alternativi all&#8217;auto privata</strong>. A partire dalle diverse forme di trasporto pubblico locale: con pullman e autobus, treni, tram e metropolitane (nelle città maggiori). Una quota molto inferiore, pari al <strong>2,4% degli edifici scolastici statali, è vicina a fonti di inquinamento atmosferico</strong>.</p>
</p>
<p>Incrociando le due informazioni, possiamo ricostruire <strong>quali comuni siano caratterizzati da scuole più raggiungibili con mezzi di trasporto alternativi all&#8217;auto e distanti da fonti di inquinamento</strong> <strong>rispetto alla media nazionale</strong>. O, viceversa, poco raggiungibili con il trasporto pubblico e vicine a fonti inquinanti.</p>
</p>
<p><div id="65-i-comuni-con-scuole-che-vivono-entrambe-le-criticita-poca-raggiungibilita-con-mezzi-alternativi-e-presenza-di-inquinamento-sono-quasi-sempre-citta" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/">Nei grandi centri sono più frequenti le scuole vicine a fonti inquinanti o difficili da raggiungere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/">Classificazione del comune in base alla raggiungibilità degli edifici scolastici statali con mezzi alternativi e alla loro vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico (a.s. 2022/23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_299260_tab3"></p>
<p>Per ogni comune è stata calcolata:</p>
<ul>
<li>la percentuale di edifici scolastici statali per cui è stata dichiarata dagli enti proprietari la raggiungibilità con mezzi alternativi a quello privato (trasporto pubblico urbano, interurbano, ferroviario etc.);</li>
<li>la percentuale di edifici scolastici statali per cui è dichiarata la vicinanza a fonti di inquinamento atmosferico. In quest&#8217;ultimo caso, per determinare univocamente il concetto di “prossimità” all’edificio scolastico, il ministero segnala nelle <a style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif" href="https://www.istruzione.it/edilizia_scolastica/allegati/Manuale%20Compilazione%20Scheda%20Edificio%20Scolastico%202021.pdf#page=47" target="_blank" rel="noopener">linee guida alla compilazione</a><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif"> che, “generalmente, nei regolamenti comunali si considera ‘prossimo’ a un edificio, un elemento urbanistico che si trovi entro il raggio di 300 metri dall’edificio stesso”.</span></li>
</ul>
<p>I comuni sono stati attribuiti a una delle 4 categorie in base al confronto tra la quota registrata nel comune e la media nazionale. Dati non disponibili per il Trentino Alto-Adige.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Mim                                                                <br />(pubblicati: martedì 12 Settembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/nei-grandi-centri-sono-piu-frequenti-le-scuole-vicine-a-fonti-inquinanti-o-difficili-da-raggiungere.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-299260"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-299260" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Dei quasi ottomila comuni presenti in Italia, al netto dei circa 1.200 senza edifici scolastici attivi,<strong> la maggior parte (5.324) ospita edifici scolastici più raggiungibili con mezzi pubblici e meno vicini a fonti inquinanti della media nazionale</strong>. Parliamo dei comuni in verde sulla mappa. Oltre mille si trovano in posizione intermedia. O perché gli edifici sono lontani da fonti inquinanti ma non sono ben collegati con i mezzi (1.087), o viceversa sono ben collegati ma si trovano in aree di inquinamento atmosferico (194).</p>
</p>
<p>Altri <strong>65 comuni</strong>, una minoranza (indicata in rosso sulla mappa), si caratterizzano per entrambe le criticità. Ovvero meno scuole raggiungibili con mezzi alternativi all&#8217;auto e maggior vicinanza a fonti di inquinamento. <strong>Da notare che si tratta soprattutto delle città principali</strong>. In ordine di numerosità del patrimonio di edilizia scolastica, possiamo citare tra i comuni in questa situazione Roma, Napoli, Milano, Bari, Reggio Calabria, Livorno, Rimini e Forlì. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7,3% </span>i capoluoghi di provincia in cui la vicinanza delle scuole a fonti inquinanti o la raggiungibilità con mezzi pubblici è peggiore del dato nazionale.</p>
</section>
</p>
<p>Ciò a fronte di una media inferiore all&#8217;1% tra i comuni non capoluogo. In modo analogo, la quota è pari al 6,6% nei comuni polo, le città baricentriche in termini di servizi. <strong>Grandi città in cui il tema dell&#8217;accesso al trasporto pubblico e della qualità dell&#8217;aria è centrale</strong>. E può contribuire a formare in ragazze e ragazzi la coscienza di cosa è più urgente per migliorare il mondo in cui vivono.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/trentino_AA.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/vicinanza_scuole_fonti_inquinanti_e_raggiungibilit%C3%A0/totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di edifici scolastici vicini a fonti di inquinamento atmosferico rispetto al comune sono stati elaborati incrociando informazioni di fonte Mim e Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-gruppo-di-persone-che-regge-uno-striscione-verde-zB3c92e2VMA" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leonardo Basso</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-la-tutela-dell-ambiente-resta-una-priorita-per-i-giovani/">In Italia la tutela dell’ambiente resta una priorità per i giovani</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 09:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298674</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia spesso è sulle donne che - per stereotipi di genere consolidati - ricade il compito di dedicarsi ai figli. Anche per questo l'occupazione femminile è più bassa. Investire su asili nido e scuole dell’infanzia può contribuire a invertire la tendenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/">Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Il potenziamento dell&#8217;offerta di posti negli asili nido e nelle scuole dell&#8217;infanzia è un obiettivo molto importante per gli <strong>evidenti benefici su bambini e bambine, sia in termini di capacità di apprendimento che di crescita personale e sviluppo sociale</strong>. Ma un altro elemento rilevante è rappresentato dal fatto che <strong>la presenza dei nidi può facilitare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro</strong>. Queste strutture infatti sono anche uno strumento importante a supporto delle famiglie per conciliare meglio i ritmi vita-lavoro.</p>
</p>
<p>Al contrario, dove questo servizio non è presente, nella maggior parte dei casi sono le donne &#8211; per stereotipi di genere radicati &#8211; a lasciare l&#8217;impiego per farsi carico del lavoro di cura familiare.<strong> </strong></p>
</p>
<p><div id="in-italia-1-donna-su-5-lascia-il-lavoro-dopo-la-maternita-investire-in-asili-nido-e-scuole-dellinfanzia-e-fondamentale-per-invertire-questa-tendenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 5 </span>le donne che fuoriescono dal mercato del lavoro a seguito della maternità (<a href="https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/PP004LA.pdf#page=7" target="_blank" rel="noopener">dossier camera</a>).</p>
</section>
</p>
<p>Purtroppo l&#8217;Italia è uno dei paesi europei in cui questa dinamica è più marcata. In base ai dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/bookmark/15ddf0f1-125e-4e6f-8102-3e227841417a?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> infatti il nostro paese si caratterizza per un divario molto ampio tra i genitori che lavorano. Per riavvicinare il tasso di occupazione femminile alla media europea, e ridurre i divari all’interno del paese, <strong>è quindi essenziale l’estensione dei servizi per la prima infanzia e la loro accessibilità in termini economici.</strong> Un legame individuato anche a livello continentale, e su cui da anni investono anche le politiche Ue.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Increasing participation in formal early childhood education and care (ECEC) could significantly improve the labour market activity of mothers in low-income households. Yet, accessible, affordable, and high-quality ECEC remains limited in a number of Member States.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://op.europa.eu/webpub/empl/esde-2023/#:~:text=The%20EU%20experienced%20a%20new,%2D19%20pandemic%2C%20remain%20high." target="_blank">&#8211; Commissione Europea, Employment and Social Developments in Europe 2023</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Purtroppo a questo tema non sempre viene riservata l&#8217;attenzione che meriterebbe. E questo crea un circolo vizioso, soprattutto nei territori dove le donne lavorano di meno. <strong>Il rischio è che proprio in queste aree l&#8217;esigenza di servizi per la prima infanzia venga considerata secondaria</strong>, quando invece rappresenta la premessa per invertire tale tendenza. Per questa ragione un cambio di prospettiva è necessario.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il livello di occupazione delle madri in Europa e in Italia</h3>
</p>
<p>Incrementare la presenza delle donne nel mondo del lavoro era uno degli obiettivi individuati nel 2002 a Barcellona per quanto riguarda gli asili nido e le scuole dell’infanzia. In quel contesto si stabilirono soglie europee per definire il <strong>livello minimo di presenza di questi servizi sul territorio</strong>.</p>
</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Gli stati membri devono impegnarsi a offrire un servizio educativo ad almeno il 33% dei bambini sotto i 3 anni (asili nido) e ad almeno il 90% di quelli nell&#8217;età compresa fra i 3 anni e l’età dell’obbligo scolastico (scuole dell&#8217;infanzia).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-prevedono-gli-obiettivi-di-barcellona-sugli-asili-nido/"><br />
                &#8220;Che cosa prevedono gli obiettivi di Barcellona sugli asili nido&#8221;</a></span></p></div>
</section>
</p>
<p>Tali soglie sono poi state riviste tra il 2021 e il 2022.<strong> </strong>Rispetto agli asili nido, segmento essenziale perché riguarda i primi mesi di vita del bambino, è stato indicato un <strong>incremento tendenziale dal 33% al 45%</strong>. L&#8217;incremento è commisurato alla situazione di partenza ciascun paese: quelli che sono al di sotto del 20% dovrebbero incrementare il proprio indicatore di almeno il 90% mentre quelli che si trovano tra il 20% e il 33% dovrebbero riportare un miglioramento di almeno il 45% o raggiungere un tasso pari al 45%. L’Italia si trova all’interno di quest&#8217;ultimo gruppo, avendo riportato una percentuale pari al 30% nel 2022.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/italia-a-3-punti-dallobiettivo-del-33-sugli-asili-nido/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>Italia a 3 punti dall’obiettivo del 33% sugli asili nido</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Nonostante i risultati raggiunti finora, purtroppo la situazione nel nostro paese per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile rimane complessa. Da questo punto di vista un primo elemento da tenere presente è che non esistono in Europa stati in cui la percentuale di donne con figli occupate è superiore a quella degli uomini. Considerando la media Ue possiamo osservare che il tasso di occupazione delle donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni con figli di meno di 6 è pari al 67,8% mentre quello dei coetanei uomini è del 91,5%. <strong>L&#8217;Italia riporta una delle percentuali più basse per quanto riguarda il tasso di occupazione delle madri nel confronto con gli altri paesi europei</strong>.</p>
</p>
<p><div id="con-il-553-di-giovani-madri-occupate-litalia-e-uno-dei-paesi-europei-dove-il-divario-tra-donne-e-uomini-con-figli-occupati-e-piu-marcato" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">55,3% </span>il tasso di occupazione femminile in Italia nel 2023 considerando le donne di età compresa tra i 20 e i 49 anni con figli di meno di 6 anni.</p>
</section>
</p>
<p>Solo <strong>Grecia</strong> (54,8%), <strong>Romania</strong> (50,3%) e <strong>Repubblica Ceca</strong> (44,5%) riportano percentuali più basse. Il nostro paese si piazza poi sul podio tra gli stati Ue per divario più marcato tra uomini e donne occupati con figli. Il dato italiano infatti nel 2023 era di 35,4 punti percentuali di differenza. Solo <strong>Repubblica Ceca</strong> (51,3) e <strong>Grecia</strong> (37,1) riportavano un divario più ampio.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">In Italia il divario tra occupati uomini e donne con figli è molto marcato</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">Tasso di occupazione delle persone 20-49 anni con almeno un figlio con meno di 6 anni nei paesi Ue, per genere (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_299352_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato/">In Italia il divario tra occupati uomini e donne con figli è molto marcato &#8211; Tasso di occupazione delle persone 20-49 anni con almeno un figlio con meno di 6 anni nei paesi Ue, per genere (2023)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_299352_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_299352_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_299352_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_299352_tab3"></p>
<p>Il grafico mostra il tasso di occupazione maschile, femminile e medio delle persone di età compresa tra i 20 e i 49 che hanno almeno un figlio con meno di 6 anni nei diversi paesi dell&#8217;Unione europea. Per Francia e Spagna la definizione del campione è diversa dalle altre. Per maggiori informazioni si vedano i <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/cache/metadata/en/lfst_hh_esms.htm">metadati</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 12 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/03/in-italia-il-divario-tra-occupati-uomini-e-donne-con-figli-e-molto-marcato.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-299352"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-299352" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_e15e538047251e6144493b1616c1f4de" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il divario nel tasso di occupazione maschile e femminile tra chi ha figli è aumentato.</p>
</section></div>
</p>
<p>Altro elemento importante da rimarcare è che nella stragrande maggioranza dei paesi europei il divario tra tasso di occupazione maschile e femminile è diminuito tra il 2014 e il 2023. <strong>Sono solo 7 i paesi in cui invece la differenza si è acuita, tra questi anche l’Italia</strong> per l&#8217;aumento relativamente superiore dei tassi di occupazione dei padri rispetto a quello delle madri. In questo periodo infatti il divario si è ulteriormente allargato di 3,3 punti percentuali. <strong>Romania</strong> (+10,3 punti percentuali), <strong>Grecia</strong> (+4,6) e <strong>Spagna</strong> (+3,4) sono gli unici paesi europei in cui tale tendenza risulta essere ancora più marcata rispetto all’Italia.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Offerta di nidi e occupazione femminile, un legame evidente</h3>
</p>
<p>I dati indicano chiaramente come <strong>alla nascita di un figlio sia soprattutto l&#8217;occupazione femminile a calare</strong>. In questa dinamica, è interessante osservare il ruolo degli asili nido e in generale dei servizi rivolti alla prima infanzia.</p>
</p>
<p><div id="nei-comuni-in-cui-ce-maggiore-offerta-di-nidi-si-registra-il-minore-squilibrio-tra-tasso-di-occupazione-maschile-e-femminile" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Si può notare che <strong>i comuni con la maggiore parità di genere in termini di occupazione sono anche quelli con un&#8217;offerta di asili nido e servizi più capillare</strong>. Al contrario, <strong>nei comuni dove il tasso di occupazione maschile è doppio o anche più che doppio rispetto a quello femminile, la presenza di nidi risulta molto meno diffusa</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Nei comuni con più squilibrio di genere nell&#8217;occupazione ci sono meno nidi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni rispetto al rapporto tra occupazione maschile e femminile (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_298678_tab1" role="tab" aria-controls="chart_298678_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298678_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/03/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-con-piu-squilibrio-di-genere-nelloccupazione-ci-sono-meno-nidi/">Nei comuni con più squilibrio di genere nell&#8217;occupazione ci sono meno nidi &#8211; Posti in asili nido e servizi prima infanzia per 100 residenti 0-2 anni rispetto al rapporto tra occupazione maschile e femminile (2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_298678_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_298678_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_298678_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_298678_tab3"></p>
<p>Tutti i comuni italiani sono stati suddivisi in fasce in base al rapporto tra occupazione maschile e occupazione femminile. Per ciascuna fascia è stata calcolata l&#8217;offerta di asili nido e servizi per la prima infanzia rispetto ai residenti 0-2 anni in quei territori.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298678"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298678" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Tendenzialmente quindi l&#8217;occupazione femminile va di pari passo con l&#8217;offerta di servizi per la prima infanzia e viceversa. <strong>Una relazione che probabilmente va letta in entrambe le direzioni</strong>. Se più donne lavorano, ci sarà una maggiore pressione per aumentare ulteriormente l&#8217;offerta. Allo stesso tempo una maggiore disponibilità di servizi costituirà un supporto all&#8217;occupazione soprattutto femminile.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_ebe5ae6f41e8a9e613e7462b90799393" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Più donne lavorano e maggiore sarà la richiesta di posti in asilo nido. Più posti ci sono e più donne avranno l&#8217;opportunità di lavorare.</p>
</section></div>
</p>
<p>Così <strong>nei comuni dove il tasso di occupazione di donne e uomini è più paritario, l&#8217;offerta di nidi e servizi prima infanzia raggiunge i 40 posti ogni 100 bambini</strong>. Dieci punti al di sopra della media nazionale (30%). Nei territori dove il rapporto tra tasso di occupazione maschile è tra 1,2 e 1,5 volte superiore rispetto a quello femminile, l&#8217;offerta scende al 26%. Dove gli uomini lavorano tra 1,5 e 2 volte più delle donne, i posti nido calano a 12 ogni 100 bambini. Addirittura a 7 posti ogni 100 minori dove il tasso di occupazione maschile è doppio o più che doppio di quello femminile.</p>
</p>
<p>Una relazione da leggere nei due sensi, ma che deve porre l&#8217;attenzione rispetto alla <strong>necessità di potenziare l&#8217;offerta di questi servizi sull&#8217;intero territorio nazionale</strong>.</p>
</p>
<p><div id="sono-tutti-del-centro-nord-i-10-comuni-capoluogo-con-piu-occupazione-femminile-in-queste-citta-lofferta-di-servizi-prima-infanzia-supera-la-media-nazionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Occupazione femminile e offerta di nidi, comune per comune</h3>
</p>
<p>Scendere a un livello territoriale più fine, comune per comune, aiuta a comprendere meglio la situazione attuale e le potenzialità di intervento su questo tema. In base ai dati del 2022, in entrambi gli ambiti considerati, <strong>i divari tra centro-nord e mezzogiorno appaiono molto netti, anche a livello comunale</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi/">Italia a 2 velocità sull&#8217;occupazione femminile e sull&#8217;offerta di nidi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi/">Tasso di occupazione femminile nella fascia d’età 25-49 anni e offerta di servizi prima infanzia nel comune (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/03/italia-a-2-velocita-sulloccupazione-femminile-e-sullofferta-di-nidi.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: sabato 1 Gennaio 2022)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298671"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298671" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Prendendo i capoluoghi, ad esempio, emerge come la situazione sia fortemente differenziata. Sono <strong>tutte dell&#8217;Italia centrosettentrionale le 10 città con più occupazione femminile</strong>: Belluno, Siena, Bolzano, Trento, Lodi, Prato, Cuneo, Modena, Lecco e Milano. In questi comuni, l&#8217;occupazione femminile oscilla tra il 75,7% del capoluogo lombardo e l&#8217;81,9% di Belluno. Analogamente, <strong>in tutte queste città l&#8217;offerta di servizi per la prima infanzia supera la media nazionale</strong> (30 posti ogni 100 bambini). Dai quasi 60 posti di Siena ai 35,1 di Cuneo.</p>
</p>
<p>Al contrario, <strong>sono tutte nel mezzogiorno le città italiane con l&#8217;occupazione femminile più bassa</strong>: Catania, Napoli, Palermo, Trapani, Andria, Taranto, Messina, Crotone, Siracusa e Trani. Comuni dove la percentuale di donne che lavora varia dal 42,1% di Catania al 47,4% di Trani e Siracusa. In parallelo, anche in termini di servizi per la prima infanzia l&#8217;offerta di posti è sistematicamente inferiore alla media nazionale. Si attesta appena a 8 posti ogni 100 bambini a Catania, e in nessuna di queste &#8211; con l&#8217;eccezione di Siracusa (27,4%) &#8211; raggiunge i 20 posti ogni 100 bambini.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/friuli_venezia_giulia.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/trentino_alto_adige.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/valle_d-aosta.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale%2Bpov%2Bedu/Totale_nazionale.xls">totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/cosa/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulla disponibilità di posti in asilo nido e sul tasso di occupazione maschile e femminile a livello comunale è Istat.</p>
</p>
<p>Foto credit:&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/donna-con-le-sue-due-figlie-carine-guardando-portatile_2610845.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=39&amp;uuid=2eb425ae-1244-4742-9450-7f12070da84a&amp;query=madri+lavoratrici" target="_blank" rel="noreferrer noopener">freepik</a> –&nbsp;<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-legame-tra-offerta-di-nidi-e-occupazione-femminile/">Il legame tra offerta di nidi e occupazione femminile</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 09:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=298272</guid>

					<description><![CDATA[<p>In Italia il 16,2% di bambini e adolescenti vive in una casa con problemi strutturali, oltre il 40% in una situazione di sovraffollamento. Ricostruire il fenomeno in chiave territoriale è difficile, ma necessario per le politiche di contrasto alla povertà minorile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>La <strong>povertà abitativa</strong> colpisce ancora una quota ampia di bambini e ragazzi. Parliamo di famiglie costrette a vivere in alloggi con<strong> problemi strutturali</strong>, in situazioni di <strong>sovraffollamento</strong> o senza potersi <strong>permettere le spese</strong> per sostenere i costi dell&#8217;affitto o del mantenimento della casa.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">21,6% </span>delle famiglie in affitto si trova in povertà assoluta (<span data-sheets-root="1">4,7% tra quelle con la casa di proprietà).</span></p>
</section>
</p>
<p>A dicembre, i dati Istat pubblicati nell&#8217;ambito del <a href="https://gruppocrc.net/documento/i-diritti-dellinfanzia-e-delladolescenza-in-italia-3edizione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rapporto del gruppo Crc</a> (il gruppo di lavoro per la convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) hanno fatto emergere un quadro piuttosto nitido. Nel 2023 in Italia il <strong>16,2% dei minori viveva in abitazioni con problemi strutturali o di umidità</strong>; mentre per oltre il 40% è stata riportata una situazione di sovraffollamento abitativo. Un&#8217;incidenza in calo rispetto a quanto emerso nel precedente rapporto (61%), ma che comunque cela differenze abbastanza marcate tra i territori.</p>
</p>
<p><strong>Divari territoriali che oggi, purtroppo, è molto difficile ricostruire in modo accurato</strong>, anche per la complessità di ricostruire informazioni come queste a livello locale con rilevazioni campionarie. Abbiamo approfondito il <strong>legame tra povertà abitativa e condizione minorile</strong>, anche incrociando le informazioni disponibili a livello locale sul disagio sociale con quelle sulla cattiva condizione delle abitazioni.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa e povertà educativa</h3>
</p>
<p>Nelle scorse settimane, abbiamo avuto modo di approfondire quanto la <strong>condizione strutturale </strong>degli edifici scolastici incida anche sull&#8217;esperienza didattica di bambini e ragazzi. E quanto sulla qualità dell&#8217;ambiente scolastico incidano fattori come il<a href="https://www.openpolis.it/la-qualita-dellambiente-scolastico-e-il-riscaldamento-a-scuola/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> funzionamento degli  impianti di riscaldamento</a> o la presenza di <a href="https://www.openpolis.it/a-quando-risale-ledilizia-scolastica-in-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scuole nuove e a norma</a>.</p>
</p>
<p><div id="la-condizione-abitativa-incide-sullo-sviluppo-e-sulle-opportunita-sociali-ed-educative-di-bambini-e-ragazzi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_34cbbfb2d2f7e3351457bcd200c54257" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La povertà abitativa è una minaccia per la crescita di bambini e ragazzi.</p>
</section></div>
</p>
<p>Ciò vale a maggior ragione per la <strong>casa in cui bambini e ragazzi vivono</strong> con la propria famiglia. In primo luogo per ragioni di <strong>salubrità degli ambienti</strong>: un alloggio non adeguatamente riscaldato o con problemi di umidità incide negativamente sulla salute di chi vi abita, a partire dai soggetti in età evolutiva. Vi sono poi anche <strong>aspetti educativi e sociali da tenere in considerazione</strong>. Una casa sovraffollata o piccola è una casa dove è più difficile avere uno spazio in cui studiare, fare i compiti, giocare. Situazioni in cui spesso è preclusa, o comunque molto limitata, la stessa <strong>possibilità di invitare degli amici</strong>.</p>
</p>
<p>Per tutte queste ragioni, ricostruire il fenomeno dei bambini e ragazzi che vivono in contesti abitativi disagevoli è <strong>fondamentale per impostare le politiche di contrasto alla povertà minorile</strong>. Un’esigenza tanto grande quanto la difficoltà di delineare un quadro in chiave territoriale, per una serie di motivi.</p>
</p>
<p><div id="162-dei-minori-vive-in-case-con-problemi-strutturali-o-di-umidita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Povertà abitativa minorile: un fenomeno difficile da misurare</h3>
</p>
<p>Uno sforzo fondamentale in questo senso è quello fatto da Istat nell&#8217;ambito delle analisi per il gruppo Crc. In media in Italia il <strong>16,2% dei minori vive in case con problemi strutturali o di umidità</strong>, una quota che supera il 20% in Umbria, Sardegna, Emilia-Romagna, Lazio e Friuli Venezia Giulia. <strong>Ancora più diffuso è il fenomeno del sovraffollamento</strong>, riguardante oltre il 45% dei minori in Valle d&#8217;Aosta, Piemonte, Lazio, Lombardia e Puglia.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">I fattori della povertà abitativa tra bambini e ragazzi, regione per regione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione/">Percentuale di minori che vivono in abitazioni con problemi strutturali/umidità e in situazioni di sovraffollamento abitativo (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_298278_tab3"></p>
<p>I dati presentati, di fonte Istat, sono stati disaggregati su base regionale dall&#8217;istituto ai fini del Rapporto Crc. Dati non disponibili per Valle d’Aosta, Molise e Basilicata per l&#8217;indicatore sui problemi strutturali. Nei seguenti casi la numerosità campionaria ridotta (20 e 49 unità) rende il dato statisticamente poco significativo. Per i problemi strutturali e umidità: Trentino Alto Adige, Toscana Marche, Liguria, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria. Per il sovraffollamento: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat per Crc                                                                <br />(pubblicati: martedì 17 Dicembre 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/01/i-fattori-della-poverta-abitativa-tra-bambini-e-ragazzi-regione-per-regione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298278"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298278" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si tratta di dati solitamente rilasciati a livello nazionale. Per questo <strong>va ribadita l&#8217;importanza della disaggregazione offerta da Istat a livello regionale</strong>, in occasione del rapporto sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia. Una ricostruzione che però ovviamente sconta tutti i limiti delle rilevazioni campionarie. </p>
</p>
<p><div id="ricostruire-il-fenomeno-sul-territorio-e-pero-molto-complesso-data-la-difficolta-di-una-rilevazione-cosi-puntuale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La bassa numerosità del campione rende infatti <strong>statisticamente poco significativo il dato di 8 regioni </strong>rispetto ai problemi strutturali vissuti dai bambini, mentre non è rilevabile quello di altri 3 territori (Valle d’Aosta, Molise e Basilicata). Anche l&#8217;altro indicatore di povertà abitativa è purtroppo da considerare statisticamente non significativo per 6 regioni. Da qui l&#8217;esigenza di<strong> ricostruire con una maggiore disaggregazione queste informazioni</strong>, avvalendoci dei dati raccolti in occasione del censimento generale.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le case in cattive condizioni in Italia, comune per comune</h3>
</p>
<p>Poco prima della pandemia, l&#8217;istituto di statistica &#8211; nell&#8217;ambito della mappatura dei rischi presenti nel paese &#8211; aveva ricostruito i <strong>dati sulla condizione abitativa</strong>, purtroppo risalenti al censimento generale 2011, ai confini comunali del 2018.</p>
</p>
<p><div id="nellultimo-censimento-generale-era-emerso-come-il-22-delle-abitazioni-fosse-in-cattive-condizioni-quota-oltre-il-50-in-7-citta-tutte-del-sud" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Una volta analizzati, questi dati mostrano quanto l&#8217;<strong>incidenza di edifici residenziali in muratura in stato mediocre o pessimo</strong> risulti fortemente variabile sul territorio nazionale. Rispetto a una media nazionale del 22% di edifici in cattive condizioni, la <strong>quota superava il 50% in 7 capoluoghi, tutti del mezzogiorno</strong>: Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Messina, Salerno, Catania e Napoli.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">L’incidenza delle case in cattive condizioni sul territorio nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/">Percentuale di edifici residenziali in muratura con stato di conservazione mediocre o pessimo (2011)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298281_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<div id="chart_298281_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_298281_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_298281_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_298281_tab3"></p>
<p>I dati sono stati raccolti in occasione del censimento generale (2011) e ricondotti ai confini comunali del 2018. La classificazione degli edifici residenziali in ‘ottimo’, ‘buono’, ‘mediocre’ o ‘pessimo’ stato di conservazione era l&#8217;esito della valutazione effettuata sul campo dai rilevatori censuari ai fini del censimento generale del 2011. L’assegnazione di una delle suddette modalità al singolo edificio era frutto dell’osservazione di alcuni elementi (condizioni del tetto, intonaco, infissi ed eventuale presenza di danni strutturali evidenti, ecc.), rispetto ai quali i rilevatori comunali avevano ricevuto una specifica formazione. Va tenuto presente che – come specificato da Istat – le istruzioni e la formazione ricevuta dai rilevatori erano finalizzate alla realizzazione di un’indagine di carattere statistico.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (mappa rischi)</span>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 1 Gennaio 2018)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298281"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298281" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/lincidenza-delle-case-in-cattive-condizioni-sul-territorio-nazionale/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>L&#8217;incidenza di case in stato di conservazione mediocre o pessimo era risultata invece <strong>inferiore al 10% in 19 città</strong>. Si tratta di <strong>capoluoghi in massima parte del centro-nord</strong>, con l&#8217;eccezione della molisana Isernia. Una classifica in cui spiccano, con meno del 7% del patrimonio abitativo in cattivo stato, Siena, Brescia, Modena, Vercelli e Arezzo.</p>
</p>
<p>Parliamo di dati rilevati in modo puntuale da operatori appositamente formati nel corso del censimento del 2011 e la<strong> situazione da allora è quindi sicuramente cambiata</strong>. Tuttavia un aspetto che emerge incrociando quei dati, raccolti allora, con quelli rilevati contestualmente sulle famiglie con figli in disagio, è la correlazione tra i due fenomeni.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La relazione tra disagio familiare e povertà abitativa</h3>
</p>
<p>Tendenzialmente, <strong>un territorio con molte famiglie in difficoltà economica&nbsp;è anche un territorio dove la condizione degli edifici residenziali risulta peggiore</strong>. In media, sulla scorta di quanto rilevato nell&#8217;ultimo censimento generale, come detto la quota di edifici residenziali in stato di conservazione mediocre o pessimo si attestava sul 22%. Mentre la <strong>quota di famiglie in potenziale disagio era pari al 2,7%</strong>.</p>
</p>
<p>Per quanto riguarda quest&#8217;ultimo indicatore, parliamo di una stima del disagio economico rilevata calcolando la&nbsp;percentuale di<strong> famiglie con figli in cui la persona di riferimento ha fino a 64 anni e dove nessun componente è occupato o in pensione</strong>. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
</p>
<p><div id="nel-mezzogiorno-e-particolarmente-evidente-la-relazione-tra-incidenza-di-famiglie-con-figli-in-disagio-e-cattive-condizioni-abitative" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>I dati allora raccolti avevano fatto emergere una forte <strong>relazione territoriale tra i due fenomeni</strong>: sono infatti le province del sud e delle isole quelle caratterizzate dalla maggiore incidenza sia delle famiglie con figli in potenziale disagio, sia degli edifici in cattive condizioni.</p>
</p>
<p>Come si osserva dal grafico, nel quadrante in alto a destra &#8211; ovvero quello dove si collocano i territori che superano entrambe le medie nazionali &#8211; <strong>compaiono quasi esclusivamente province del mezzogiorno</strong>, con la sola eccezione di Frosinone.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Nel mezzogiorno più famiglie in disagio e abitazioni in cattive condizioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_298288_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-mezzogiorno-piu-famiglie-in-disagio-e-abitazioni-in-cattive-condizioni/">Nel mezzogiorno più famiglie in disagio e abitazioni in cattive condizioni &#8211; Ogni punto è una provincia italiana: in basso a sinistra quelle con meno famiglie in disagio e meno edifici residenziali in cattive condizioni; viceversa in alto a destra </a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_298288_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_298288_tab3"></p>
<p>Per stimare l’incidenza delle famiglie in potenziale disagio economico, viene calcolato il rapporto percentuale tra il numero di famiglie con figli con la persona di riferimento in età fino a 64 anni nelle quali nessun componente è occupato o ritirato dal lavoro e il totale delle famiglie. Caratteristiche che molto probabilmente indicano una situazione di forte disagio.</p>
<p>Il dato sulla quota di edifici residenziali in cattive condizioni è calcolato sommando la percentuale di edifici residenziali in muratura in stato di conservazione mediocre con quelli in stato pessimo. Entrambi gli indicatori sono stati elaborati a partire dalle informazioni raccolte nel censimento generale 2011.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong><span data-sheets-root="1">elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat</span>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: domenica 9 Ottobre 2011)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-298288"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-298288" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Si tratta di dati che, pur risalendo a un&#8217;altra fase storica, fanno <strong>emergere una tendenza da non sottovalutare</strong>. Da aggiornare nei prossimi mesi, in sinergia con le indagini condotte da Istat con il censimento permanente. In modo da poter disporre di <strong>informazioni aggiornate su un fenomeno riguardante così tanti bambini e ragazzi</strong> sul territorio nazionale.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/edifici_stato_conservazione/Totale_Nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi agli edifici per stato di conservazione sono di fonte Istat (mappa rischi) e sono relativi al censimento 2011.</p>
</p>
<p>Foto: Unsplash <a href="https://unsplash.com/it/foto/persona-seduta-sulla-finestra-delledificio-5agQPeI7OhY" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ivan Mandić</a><span style="font-size: revert; font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, &quot;Segoe UI&quot;, Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, &quot;Helvetica Neue&quot;, sans-serif;"> &#8211; </span><a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-la-poverta-abitativa-sulla-vita-dei-minori/">Come incide la povertà abitativa sulla vita dei minori</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;impegno degli adolescenti nel volontariato</title>
		<link>https://www.openpolis.it/limpegno-degli-adolescenti-nel-volontariato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2024 06:53:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=292318</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo la pandemia la partecipazione attiva in associazioni di volontariato ha subito un calo. In controtendenza, vi sono segnali di recupero tra i giovani di 14-17 anni tra 2021 e 2023. Restano ampi i divari tra centro-nord e sud nella diffusione di organizzazioni non profit.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpegno-degli-adolescenti-nel-volontariato/">L&#8217;impegno degli adolescenti nel volontariato</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Dopo la crisi della partecipazione sociale in fase Covid, alcuni <strong>segnali mostrano un aumento dell&#8217;impegno degli adolescenti nel volontariato</strong>. La quota di 14-17enni che ha svolto attività gratuite in questo tipo di associazioni è infatti passata dal 3,9% del 2021 al 6,4% del 2022, fino a sfiorare il 7% nel 2023.</p>
</p>
<p>Un dato interessante, anche perché appare<strong> in parziale controtendenza</strong> rispetto al resto della popolazione. Anche rispetto a ragazze e ragazzi appena maggiorenni, quindi poco più grandi.</p>
</p>
<p><div id="le-giovani-generazioni-sono-il-patrimonio-piu-prezioso-di-cui-dispone-la-societa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Il 12 agosto ricorrerà la <a href="https://www.un.org/en/observances/youth-day" target="_blank" rel="noreferrer noopener">giornata internazionale della gioventù</a>. Un&#8217;occasione per fare il punto sul ruolo dei giovani nella società come <strong>agenti di cambiamento</strong>. Nei mesi scorsi, anche nell&#8217;ambito della campagna <a href="https://www.nonsonoemergenza.it/campagna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Non sono emergenza</a>, abbiamo avuto modo di analizzare <strong>come i dati smentiscano molti dei luoghi comuni che abbondano nel dibattito sulle giovani generazioni.</strong> </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/disagio-giovanile-un-fenomeno-che-non-si-puo-ridurre-a-pochi-numeri/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Disagio giovanile, un fenomeno che non si può ridurre a pochi numeri<br />
<br /><strong>Vai al report</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Se è indubbio che vi siano segnali di malessere e disagio, le competenze e la vitalità di <strong>ragazze e ragazzi restano senza dubbio il patrimonio più importante a disposizione del paese</strong> per il suo miglioramento e la sua crescita. </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">6 su 10  </span>i 14-19enni che esprimono un giudizio positivo sulle proprie prospettive future nei prossimi 5 anni.</p>
</section>
</p>
<p>Non solo per le <strong>energie </strong>di cui sono naturalmente portatori, ma anche per il<strong> punto di vista nuovo</strong> che sono in grado di offrire nelle attività di tutti i giorni, nello studio, nel lavoro e nel sociale.</p>
</p>
<p>In questo approfondimento, facciamo il punto su un aspetto specifico: la <strong>partecipazione in associazioni di volontariato</strong>, attraverso il contributo gratuito alle loro attività.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come varia la partecipazione nel volontariato</h3>
</p>
<p>Rispetto all&#8217;ultimo anno prima del Covid, il contributo della popolazione in associazioni di volontariato è diminuito in modo diffuso. </p>
</p>
<p>Tuttavia, mentre<strong> l&#8217;impegno nell&#8217;ultimo biennio è calato sia tra la popolazione generale</strong> (dall&#8217;8,3% del 2022 al 7,8% del 2023)<strong> che soprattutto tra i neomaggiorenni</strong> (-3 punti nello stesso periodo), gli adolescenti mostrano segnali in controtendenza.</p>
</p>
<p><div id="68-i-14-17enni-che-hanno-prestato-attivita-gratuite-nel-volontariato-nel-2023-erano-il-39-nel-2021-in-controtendenza-con-il-resto-della-popolazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>La quota di 14-17enni che ha svolto attività gratuite in associazioni di volontariato è infatti passata dal 3,9% del 2021 al 6,4% del 2022, fino a raggiungere il 6,8% nel 2023. Anche se la situazione pre-Covid non è ancora recuperata e soprattutto si tratta di rilevazioni campionarie, da interpretare quindi con grande cautela, è <strong>interessante osservare un dato in controtendenza per i più giovani</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid/">Il contributo della popolazione nel volontariato, tra prima e dopo il Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid/">Percentuale di persone che negli ultimi 12 mesi hanno svolto attività gratuite in associazioni di volontariato (2019-23)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat                                                                <br />(consultati: venerdì 14 Giugno 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/il-contributo-della-popolazione-nel-volontariato-tra-prima-e-dopo-il-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-292524"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-292524" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="la-partecipazione-nel-volontariato-e-minore-nel-mezzogiorno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_a8cc8f8360d3fc23d0f218cf01c80c67" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La partecipazione nel volontariato è minore nel mezzogiorno.</p>
</section></div>
</p>
<p>Le <strong>differenze peraltro non sono solo generazionali</strong>. Vi sono infatti dei divari anche territoriali nella partecipazione ad attività sociali e di volontariato.</p>
</p>
<p>Non è disponibile una disaggregazione per età, ma in media nel 2023 hanno prestato attività gratuite in associazioni di volontariato il 16% dei residenti in <strong>Trentino Alto Adige</strong> e il 10,1% dei friulani. Nonché quasi un abitante su 10 in Valle d&#8217;Aosta, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Al contrario, la partecipazione nel volontariato scende al 5,6% in Calabria, al 4,8% in Campania e al 4,6% in <strong>Sicilia</strong>.</p>
</p>
<p>Simili differenze dipendono anche dalla diversa diffusione di soggetti attivi in questi ambiti, a partire da organizzazioni e istituzioni non profit. Un aspetto da non sottovalutare, visto che è anche dal <strong>capitale sociale disponibile sul territorio</strong> che derivano le possibilità di crescita per le comunità che vi abitano.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il volontariato sul territorio e la diffusione di istituzioni non profit</h3>
</p>
<p><strong>In Italia nel 2020 sono risultate attive, in media, 612 istituzioni non profit ogni 100mila abitanti</strong>. Un rapporto che supera quota mille in regioni come Valle d&#8217;Aosta (1150 per 100mila residenti) e Trentino-Alto Adige (1148) e si avvicina a questa soglia in Friuli-Venezia Giulia (912). Seguono, con oltre 700 organizzazioni non profit ogni 100mila abitanti, 3 regioni del centro Italia, Umbria (832), Marche (765) e Toscana (758), nonché Liguria (732), Sardegna (720) e  Piemonte (704).</p>
</p>
<p>La<strong> dotazione di questo tipo di organizzazioni sul territorio risulta molto inferiore in grandi regioni del mezzogiorno</strong> come Calabria (548), Puglia (489), Sicilia (470) e Campania (396).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">396 </span>istituzioni non profit attive ogni 100mila abitanti in Campania nel 2020.</p>
</section>
<p><div id="sondrio-gorizia-e-pordenone-sono-le-citta-con-piu-istituzioni-non-profit-pro-capite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Questi divari territoriali emergono anche scendendo a livello locale, comune per comune. Nel confronto tra i capoluoghi, <strong>spiccano Sondrio e Gorizia</strong> (con oltre 1.500 istituzioni non profit ogni 100mila residenti), seguite da <strong>Pordenone </strong>(poco sotto tale soglia con 1475,7). </p>
</p>
<p>In generale, <strong>nelle prime 20 posizioni, i capoluoghi del centro-nord sono 15</strong>. Altri 4 si trovano nelle isole, specialmente in Sardegna: Oristano (1315,3), Enna (1293,8), Cagliari (1165,1) e Nuoro (1154,2). Una sola città del sud continentale (Potenza, 1273) occupa le prime 20 posizioni.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-centro-nord-sono-piu-diffuse-associazioni-e-istituzioni-non-profit/">Nel centro-nord sono più diffuse associazioni e istituzioni non profit</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-centro-nord-sono-piu-diffuse-associazioni-e-istituzioni-non-profit/">Numero istituzioni non profit per 100.000 abitanti per comune (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_292506_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (statistiche sperimentali)                                                                <br />(ultimo aggiornamento: venerdì 8 Marzo 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/08/nel-centro-nord-sono-piu-diffuse-associazioni-e-istituzioni-non-profit.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-292506"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-292506" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="quelle-dove-sono-meno-diffuse-sono-andria-barletta-e-napoli" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Al contrario, tra le<strong> 20 città capoluogo con minore presenza </strong>di organizzazioni non profit attive pro capite, figurano <strong>14 capoluoghi del mezzogiorno</strong>, di cui 9 nel sud continentale. In particolare, con meno di 500 istituzioni ogni 100mila abitanti, troviamo Andria (371,6), Barletta (422,4), Napoli (466,4) e Palermo (477,6).</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/istituzioni_non_profit_2019_2020/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di <em>data journalism</em> o anche per semplice consultazione. I dati relativi alla presenza di istituzioni non profit sono di fonte Istat (statistiche sperimentali), quelli sulla classificazione dei comuni per area interna sono di fonte Dip. coesione.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/141202146@N02/53059512872" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dipartimento della Protezione Civile</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/limpegno-degli-adolescenti-nel-volontariato/">L&#8217;impegno degli adolescenti nel volontariato</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La condizione sociale incide ancora sull&#8217;iscrizione all&#8217;università</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-condizione-sociale-incide-ancora-sulliscrizione-alluniversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jul 2024 07:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=291539</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia resta agli ultimi posti in Ue per quota di laureati. Un ritardo che ha un forte retroterra sociale e territoriale. Gli adolescenti con alle spalle una famiglia con difficoltà intendono andare all'università nel 46% dei casi, contro il 67,1% dei coetanei avvantaggiati. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-condizione-sociale-incide-ancora-sulliscrizione-alluniversita/">La condizione sociale incide ancora sull&#8217;iscrizione all&#8217;università</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Tra i paesi europei, l&#8217;Italia è agli ultimi posti per quota di giovani laureati in università o con un titolo terziario equivalente. Nel 2023 ne era in possesso il <strong>30,6% dei giovani italiani tra 25 e 34 anni</strong>. Un&#8217;incidenza in crescita rispetto al 29,2% dell&#8217;anno precedente, ma che pone il nostro paese al terzultimo posto nell&#8217;Unione europea, dopo Romania (22,5%) e Ungheria (29,4%).</p>
</p>
<p><div id="litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è terzultima in Ue per quota di giovani laureati</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">Percentuale di giovani 25-34 anni con un titolo di studio terziario (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_291549_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/litalia-e-terzultima-in-ue-per-quota-di-giovani-laureati/">L&#8217;Italia è terzultima in Ue per quota di giovani laureati &#8211; Percentuale di giovani 25-34 anni con un titolo di studio terziario (2023)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_291549_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_291549_tab3"></p>
<p>Il dato calcola la percentuale di persone tra 25 e 34 anni che hanno conseguito un titolo di livello terziario (<a href="https://eurydice.indire.it/wp-content/uploads/2022/03/QUADERNO-EURYDICE-50-File-per-web.pdf#page=39" target="_blank" rel="noopener">Isced 5, 6, 7 o 8</a>) sul totale delle persone della stessa età.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Eurostat                                                            </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-291549"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-291549" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Questo ritardo, <a href="https://www.openpolis.it/dietro-i-pochi-laureati-ce-anche-un-problema-di-divari-territoriali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come abbiamo avuto modo di raccontare in passato</a>, ha diverse radici. Da quelle di matrice territoriale a quelle legate alla condizione sociale ed economica della famiglia di origine.</p>
</p>
<p>Nuovi dati mostrano come, in uscita dalla pandemia, la <strong>situazione economica del nucleo familiare continui a influenzare profondamente la possibilità di immatricolazione all&#8217;università</strong>.</p>
</p>
<p>Abbiamo approfondito la questione attraverso i dati più recenti disponibili, anche rispetto ai diversi tassi di iscrizione nel paese, da nord a sud.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Possibilità economiche e accesso all&#8217;università</h3>
</p>
<p>La recente indagine di Istat sul comportamento, gli atteggiamenti e i progetti futuri dei giovani tra 11 e 19 anni ha confermato l&#8217;<strong>impatto della condizione familiare sulle scelte educative</strong>.</p>
</p>
<p>Nel passaggio tra le medie e le superiori, chi ritiene di avere alle spalle una famiglia con maggiori difficoltà si orienta meno spesso verso il liceo. Ed è <strong>tre volte più propenso dei coetanei avvantaggiati nella scelta di un istituto professionale</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5,3% </span>degli studenti delle medie in condizione molto buona indica la prosecuzione degli studi in istituti professionali. Tra i ragazzi svantaggiati la quota sale al 15,6%.</p>
</section>
<p><div id="oltre-2-giovani-su-3-in-famiglie-in-condizione-economica-buona-vogliono-andare-alluniversita-se-la-condizione-economica-e-negativa-sono-meno-di-1-su-2" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Lo stesso condizionamento si registra anche nel <strong>passaggio dalla scuola all&#8217;università</strong>.</p>
</p>
<p>Oltre <strong>2 giovani su 3</strong> (67,1%) con alle spalle una famiglia in condizione economica buona vogliono andare all&#8217;università. Mentre <strong>se la condizione economica è ritenuta negativa la quota scende a meno della metà del totale</strong> (46%). Processi di autosegregazione che contribuiscono ad approfondire i divari educativi nella popolazione giovanile rispetto alla classe sociale d’origine.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Chi pensa di avere una situazione economica non molto o per niente buona vuole andare all’università nel 46,0% dei casi, mentre tra chi ha una situazione molto buona è il 67,1% a esprimere l’intenzione di andare all’università. All’opposto, chi ha una situazione economica non molto o per niente buona nel 24,5% dei casi si orienta verso il lavoro contro il 14,2% di chi ha una situazione economica molto buona.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files//2024/05/Bambini-e-ragazzi-2023.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Indagine Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri (maggio 2024)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Simili tendenze rendono essenziale comprendere quante ragazze e ragazzi scelgano effettivamente di andare all&#8217;università dopo la scuola.</p>
</p>
<p><div id="517-i-giovani-neo-diplomati-iscritti-alluniversita-nel-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le iscrizioni all&#8217;università dei neodiplomati</h3>
</p>
<p>Nel 2022 il <strong>51,7% dei giovani neo-diplomati si è iscritto all&#8217;università</strong>. Una quota che sul territorio nazionale varia dal 57% del centro Italia al 53,5% del nord, e scende sotto la metà del totale nel mezzogiorno (47,4%). </p>
</p>
<p>Tra le regioni &#8211; al netto del Trentino Alto Adige in cui incide il fenomeno dei giovani che si iscrivono in università austriache &#8211; quelle agli ultimi posti sono tutte meridionali. Si tratta di <strong>Campania</strong> (39,2%), <strong>Sicilia</strong> (49,6%), <strong>Sardegna</strong> (51,5%) e <strong>Calabria</strong>, quest&#8217;ultima con un dato analogo a quello veneto (52,3%). </p>
</p>
<p>Questi dati, pur non comprendendo altri percorsi formativi terziari &#8211; come gli Its e istituti di alta formazione artistica &#8211; offrono una<strong> visuale piuttosto nitida delle scelte dopo la scuola</strong> dei diplomati nelle diverse aree del paese.</p>
</p>
<p>Scendendo a livello locale, <strong>in 6 province oltre il 60% delle ragazze e dei ragazzi si è iscritto all&#8217;università nel 2022</strong>. Si tratta di Isernia (66,7%), L&#8217;Aquila (62,6%), Teramo (62%), Parma (61,8%), Trieste (61,2%) e Pescara (60,3%). Al contrario in circa un territorio su 5 i neodiplomati iscritti all&#8217;università rappresentano meno della metà del totale.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-22-delle-province-meno-della-meta-dei-neodiplomati-si-iscrive-alluniversita/">Nel 22% delle province meno della metà dei neodiplomati si iscrive all’università</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-22-delle-province-meno-della-meta-dei-neodiplomati-si-iscrive-alluniversita/">Percentuale di neodiplomati che si iscrivono all&#8217;università nell&#8217;anno di conseguimento del diploma (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_293095_tab1" role="tab" aria-controls="chart_293095_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_293095_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_293095_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nel-22-delle-province-meno-della-meta-dei-neodiplomati-si-iscrive-alluniversita/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/07/nel-22-delle-province-meno-della-meta-dei-neodiplomati-si-iscrive-alluniversita.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nel-22-delle-province-meno-della-meta-dei-neodiplomati-si-iscrive-alluniversita/">Nel 22% delle province meno della metà dei neodiplomati si iscrive all’università &#8211; Percentuale di neodiplomati che si iscrivono all&#8217;università nell&#8217;anno di conseguimento del diploma (2022)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis &#8211; Con i Bambini su dati Istat (Bes dei Territori)                                                                <br />(pubblicati: lunedì 1 Luglio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-293095"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-293095" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="la-quota-scende-sotto-al-40-nei-territori-di-napoli-e-salerno" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Agli ultimi posti, a parte Bolzano per cui valgono le considerazioni già fatte, troviamo la provincia di <strong>Salerno</strong> (36,5%) e la città metropolitana di <strong>Napoli</strong> (38,6%). Si tratta degli unici territori che non arrivano alla soglia del 40%. Poco sopra questa soglia anche Sondrio (40,4%), Caserta (41,8%), Benevento (43,2%), Avellino (44,2%) e Agrigento (44,7%).</p>
</p>
<p>Tra le 24 province in cui meno del 50% degli studenti si iscrive all&#8217;università, oltre la metà (14) si trovano nel mezzogiorno.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un divario che spesso emerge ben prima dell&#8217;università</h3>
</p>
<p>Al quadro appena emerso, va aggiunto che i dati sulle iscrizioni dei neo-diplomati non dicono tutto. In molti casi infatti la selezione in base alla condizione economica del nucleo è avvenuta prima.</p>
</p>
<p>È ancora l&#8217;indagine sulla condizione di bambini e ragazzi pubblicata lo scorso maggio a indicarlo. Ad esempio, la <strong>scelta di andare al liceo dopo la terza media appare fortemente condizionata dal reddito familiare</strong>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La condizione economica della famiglia sembra avere un ruolo importante nel determinare gli orientamenti scolastici dei ragazzi. Il 60,3% di coloro che ritengono che la situazione della propria famiglia sia molto buona intende andare al liceo, mentre manifesta lo stesso orientamento solo il 34,8% degli studenti che dicono di avere una situazione economica familiare non molto o per niente buona. Per questi ultimi risulta relativamente più elevata la quota di coloro che vogliono proseguire gli studi in un istituto professionale: il 15,6% contro il 5,3% di chi ritiene di avere una situazione economica molto buona</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files//2024/05/Bambini-e-ragazzi-2023.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Indagine Bambini e ragazzi: comportamenti, atteggiamenti e progetti futuri (maggio 2024)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Dati che fanno supporre che <strong>la decisione di non andare all&#8217;università sia in realtà avvenuta molto prima dei 18-19 anni</strong>. Questa scelta è probabile che in molti casi sia compiuta già alle medie, per ragioni che potrebbero riguardare più la condizione della famiglia che l&#8217;effettivo potenziale di ragazze e ragazzi.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Emilia-Romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Friuli-Venezia+Giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Trentino-Alto+Adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Valle+d'Aosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/iscriz_uni_2022/Totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell&#8217;Osservatorio povertà educativa <a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">#conibambini</a> sono realizzati da openpolis con l&#8217;impresa sociale Con i Bambini nell&#8217;ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell&#8217;articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l&#8217;obiettivo di creare un&#8217;unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati relativi alle iscrizioni dei neo-diplomati all&#8217;università sono di fonte Istat (Bes dei territori)</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/131313484@N06/16473751124" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Università di Pavia (Flickr)</a> &#8211;&nbsp;<a href="https://www.flickr.com/photos/131313484@N06/16473751124" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-condizione-sociale-incide-ancora-sulliscrizione-alluniversita/">La condizione sociale incide ancora sull&#8217;iscrizione all&#8217;università</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le regioni dove andrebbe la popolazione dei Campi Flegrei in caso di evacuazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-regioni-dove-andrebbe-la-popolazione-dei-campi-flegrei-in-caso-di-evacuazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia e innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=291736</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell'area campana, da sempre a rischio eruzioni e terremoti, vive più di un milione di persone. Secondo i piani di prevenzione ogni comunità è "gemellata" a una regione diversa, in modo da garantire un'eventuale evacuazione volontaria e assistita dalle autorità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-regioni-dove-andrebbe-la-popolazione-dei-campi-flegrei-in-caso-di-evacuazione/">Le regioni dove andrebbe la popolazione dei Campi Flegrei in caso di evacuazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Le scosse sismiche verificatesi alcuni giorni fa in Campania hanno allarmato la popolazione e le autorità. Lo scorso 20 maggio, infatti, è stato registrato <strong>il terremoto più forte (magnitudo 4.4) degli ultimi 40 anni</strong> nell&#8217;area dei Campi Flegrei.</p>
</p>
<p>Per questo si è tornato a parlare di evacuazione degli abitanti, da predisporre con una <strong>certa gradualità di azione</strong>, fino al trasferimento temporaneo della popolazione in tutte le regioni italiane. </p>
</p>
<p>Va doverosamente premesso ed evidenziato che<strong> si tratta solo di un&#8217;eventualità</strong> che si verificherebbe solo in caso di gravi emergenze che, in base alla sua natura, <strong>possono portare a scenari</strong> che implicano una diversa gradualità d&#8217;azione.</p>
</p>
<p><div id="nel-bacino-dei-campi-flegrei-vivono-circa-15-milioni-di-persone" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un&#8217;area attenzionata da sempre</h3>
</p>
<p>I Campi Flegrei sono una <strong>grande area vulcanica attiva</strong> che si trova a ovest della città metropolitana di Napoli. Oltre a diverse zone del comune capoluogo, include anche i territori dei comuni di Pozzuoli, Monte di Procida, Bacoli, Quarto e, in parte, Marano di Napoli e Giugliano in Campania. Parliamo di un bacino all&#8217;interno del quale vivono <strong>circa un milione e mezzo di persone</strong>.</p>
</p>
</p>
<p>Nei Campi Flegrei c&#8217;è una cosiddetta &#8220;<strong>caldera</strong>&#8220;, ossia una sorta di conca ribassata, che si estende per circa 200 km quadrati, anche sotto il fondale del golfo di Pozzuoli e che si è formata nei millenni per effetto di grandi eruzioni esplosive. È all&#8217;interno di questa zona che si formano i <strong>bradisismi,</strong> deformazioni del terreno che comportano fasi di lento abbassamento del suolo, alternate a fasi di sollevamento più rapido, queste ultime accompagnate generalmente da terremoti superficiali e di bassa magnitudo.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.regione.campania.it/regione/it/campi-flegrei/rischio-bradisismico" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai agli approfondimenti<br />
<br /><strong>della protezione civile</strong></a>.</p>
</section>
<div id="strillo-testo-block_18b2ebf65a88680a03edf5f2d392b8c8" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La crisi bradisismica del 2023 ha spinto il governo a elaborare un decreto legge ad hoc.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Nel 2005 è iniziata una nuova fase di sollevamento della caldera</strong>, con una maggiore frequenza dei terremoti registrati a partire dal 2023. Nell&#8217;autunno scorso, infatti, già si erano registrati sismi di magnitudo 4.2 e 4.0 Richter, che avevano<strong> preoccupato la popolazione e le istituzioni,</strong> tanto da spingere il governo a emanare il <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-10-12;140" target="_blank" rel="noreferrer noopener">decreto legge 140/2023</a>, intitolato &#8220;Misure urgenti di prevenzione del rischio sismico connesso al fenomeno bradisismico nell&#8217;area dei Campi Flegrei&#8221;.</p>
</p>
<p>Ma già negli anni scorsi il dipartimento nazionale di protezione civile aveva provveduto ad aggiornare la <strong>pianificazione nazionale per il rischio bradisismico e vulcanico ai Campi Flegrei.</strong></p>
</p>
<p><div id="nelle-zone-rossa-e-gialla-sorgono-12-comuni-piu-o-meno-interessati-dai-bradisismi-flegrei" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La popolazione da evacuare e le regioni gemellate</h3>
</p>
<p>Nell’estate 2016 il governo allora presieduto da Matteo Renzi emanò un <strong>decreto della presidenza del consiglio dei ministri (Dpcm)</strong>, attraverso il quale&nbsp;veniva&nbsp;ridefinito lo scenario eruttivo,&nbsp;individuando&nbsp;<strong>due zone di pericolosità (rossa e gialla)</strong> e&nbsp;indicando&nbsp;le eventuali destinazioni extra-regionali per la popolazione da evacuare, o almeno la parte di essa che dovesse decidere di essere assistita dalle istituzioni.</p>
</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-e-dashboards-rischi/piano-nazionale-campi-flegrei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img decoding="async" width="780" height="520" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei.jpg" alt="Mappa della zona rossa e gialla dei Campi Flegrei" class="wp-image-291744" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei.jpg 780w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-768x512.jpg 768w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-129x86.jpg 129w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-96x64.jpg 96w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-264x176.jpg 264w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-414x276.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-635x423.jpg 635w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/anteprimamappa-flegrei-350x233.jpg 350w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></a><figcaption class="wp-element-caption"><a href="https://mappe.protezionecivile.gov.it/it/mappe-e-dashboards-rischi/piano-nazionale-campi-flegrei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fonte Protezione Civile</a></figcaption></figure>
</p>
<p>Nella zona rossa, quella più interessata dalle eruzioni e quindi dai bradisismi potenzialmente più pericolosi, <strong>vivono circa 500mila persone</strong>. Essa comprende per intero i comuni di Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, e in parte i territori di Marano, Giugliano e della stessa Napoli. Per quanto riguarda quest&#8217;ultima, parliamo delle intere municipalità all&#8217;interno delle quali sorgono Soccavo, Pianura, Bagnoli e Fuorigrotta, e di alcune porzioni dei quartieri di San Ferdinando, Posillipo, Chiaia, Arenella, Vomero e Chiaiano.</p>
</p>
<p>La zona gialla, che potrebbe essere investita dall&#8217;emergenza in misura minore rispetto alla rossa, comprende invece i comuni di Villaricca, Calvizzano, Casavatore, Melito, Mugnano, oltre che parte dei comuni di Napoli e Marano. <strong>Qui vivono circa 800mila persone.</strong></p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">12 </span>comuni interessati dai piani di evacuazione, di cui 7 nella cosiddetta zona rossa.</p>
</section>
<p><div id="secondo-i-gemellaggi-del-2016-a-ogni-localita-interessata-da-uneventuale-emergenza-corrisponde-una-regione-italiana" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La mappa dei gemellaggi</h3>
</p>
<p>Il Dpcm del 2016 definisce anche i cosiddetti<strong> &#8220;gemellaggi&#8221; tra i territori flegrei e le regioni italiane </strong>(tutte tranne la Campania), nel caso dovesse verificarsi una grave emergenza, tale da evacuare temporaneamente fuori regione la popolazione.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Le regioni e le province autonome interessate rendono operativi i predetti gemellaggi mediante specifici protocolli d&#8217;intesa sottoscritti con la Regione Campania ed i comuni gemellati, in raccordo con il Dipartimento della protezione civile e adottano specifici piani per il trasferimento e l&#8217;accoglienza della popolazione da assistere.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-08-19&#038;atto.codiceRedazionale=16A06080&#038;elenco30giorni=false" target="_blank">&#8211; Dpcm del 24 giugno 2016, </a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>È importante ribadire che si tratta di un <strong>piano di evacuazione che scatterebbe solo in caso di grave emergenza sismica e in forma volontaria </strong>da parte di chi dovesse scegliere la sistemazione assistita dalle istituzioni anziché quella organizzata in modo autonomo.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei/">Le regioni gemellate per l&#8217;eventuale evacuazione assistita dai Campi Flegrei</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei/">L&#8217;abbinamento tra i comuni dell&#8217;area flegrea e le regioni italiane &#8220;gemellate&#8221; in caso di evacuazione per disastro naturale nei Campi Flegrei</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_291739_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei.png" placeholder ></amp-img></p>
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<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei/">Le regioni gemellate per l&#8217;eventuale evacuazione assistita dai Campi Flegrei &#8211; L&#8217;abbinamento tra i comuni dell&#8217;area flegrea e le regioni italiane &#8220;gemellate&#8221; in caso di evacuazione per disastro naturale nei Campi Flegrei</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_291739_tab3"></p>
<p>A ogni regione o provincia autonoma è stata abbinato la totalità della popolazione di un comune dell&#8217;area flegreo, una parte della popolazione all&#8217;interno del territorio comunale o, nel caso di Napoli, una municipalità del comune capoluogo. Nella mappa viene localizzato per convenzione il capoluogo di regione, ma l&#8217;eventuale trasferimento temporaneo di sfollati sarebbe dislocato sul territorio regionale, in base agli accordi tra regione e comuni. La mappa è stata realizzata sulla base di un decreto del presidente del consiglio dei ministri del 24 giugno 2016.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2016-08-19&amp;atto.codiceRedazionale=16A06080&amp;elenco30giorni=false" target="_blank" rel="noopener">Gazzetta ufficiale della Repubblica</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 23 Maggio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/le-regioni-gemellate-per-leventuale-evacuazione-assistita-dai-campi-flegrei.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-291739"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-291739" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Secondo il piano di prevenzione ogni regione &#8220;si gemella&#8221; con un comune o una municipalità (nel caso di Napoli) diversa</strong>. Secondo il programma, dunque, in Lombardia si recherebbero i residenti del comune di Pozzuoli o in Toscana quelli di Quarto, gli abitanti di Fuorigrotta (quartiere del capoluogo) andrebbero nel Lazio, quelli di Posillipo in Sardegna e parte di Chiaiano finirebbe in Friuli Venezia Giulia, solo per fare alcuni esempi.</p>
</p>
<p>Già nella fase di &#8220;preallarme&#8221;, <strong>le persone che vogliono allontanarsi possono farlo ma solo in autonomia</strong>, anche attraverso il proprio mezzo, seguendo percorsi stradali stabiliti dai &#8220;piani di allontanamento&#8221; della regione.</p>
</p>
<p><div id="i-piani-di-prevenzione-prevedono-unevacuazione-in-72-ore-attraverso-tre-diversi-step" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_11c8486f661caa4b156fea281a418c8c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In caso di allarme i piani prevedono un&#8217;evacuazione in 72 ore attraverso tre step.</p>
</section></div>
</p>
<p>Alla dichiarazione di &#8220;allarme&#8221; invece <strong>tutta la popolazione dovrebbe temporaneamente abbandonare i territori ricadenti zona rossa</strong>, scegliendo come detto di farlo in modo autonomo o assistito. La protezione civile ha stimato in 3 giorni (72 ore) il tempo complessivo delle operazioni di evacuazione.</p>
</p>
<p>Nelle <strong>prime 12 ore la popolazione si preparerà all&#8217;evacuazione</strong>, nei successivi due giorni si dovrebbe <strong>procedere ai trasferimenti nelle regioni gemellate</strong>, secondo i cronoprogrammi definiti nei piani comunali. Infine, le ultime 12 ore sono previste come <strong>margine di sicurezza per la gestione di eventuali criticità</strong>.</p>
</p>
<p>È giusto ribadire che questi piani, sia per quanto riguarda i tempi che le destinazioni extra-regione, <strong>riguardano esclusivamente l&#8217;area dei Campi Flegrei e non anche i piani di prevenzione per il sistema vulcanico del Vesuvio</strong>. In questi giorni, infatti, nel dibattito pubblico sono stati a volte confusi questi due distinti contesti.</p>
</p>
<p>Infatti, i piani di prevenzione in caso di eruzione del Vesuvio risalgono al 2001, anche se  sono stati <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2014-05-12&amp;atto.codiceRedazionale=14A03663&amp;elenco30giorni=false" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aggiornati nel 2014</a>. Anch&#8217;essi prevedono aree di attesa temporanea e gemellaggi tra comuni campani e le altre regioni, ma interessano <strong>un&#8217;altra area geografica</strong> (più ampia dei Campi Flegrei) di competenza di oltre 70 comuni nelle province di Napoli e Salerno.</p>
</p>
<p>Foto: la solfatara di Pozzuoli (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Campi_Flegrei#/media/File:Solfatara_-_Pozzuoli_-_Campania_-_Italy_-_July_11th_2013_-_12.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Norbert Nagel</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-regioni-dove-andrebbe-la-popolazione-dei-campi-flegrei-in-caso-di-evacuazione/">Le regioni dove andrebbe la popolazione dei Campi Flegrei in caso di evacuazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=286893</guid>

					<description><![CDATA[<p>Mentre ancora scarseggiano le informazioni sul nuovo piano a livello nazionale, siamo andati a vedere cosa pubblicano sui propri siti web i comuni e le città metropolitane. Ne è emerso un quadro molto disomogeneo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La carenza di informazioni chiare e puntuali sul <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) è una criticità che denunciamo sin dal 2021. La situazione in questo senso si è aggravata a seguito dell&#8217;<a href="https://www.consilium.europa.eu/en/documents-publications/public-register/public-register-search/?WordsInSubject=&amp;WordsInText=&amp;DocumentNumber=16051%2F23&amp;InterinstitutionalFiles=&amp;DocumentTypes=&amp;DateFrom=&amp;DateTo=&amp;MeetingDateFrom=&amp;MeetingDateTo=&amp;DocumentLanguage=EN&amp;OrderBy=DOCUMENT_DATE+DESC" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvazione della proposta di revisione del piano italiano</a> da parte delle istituzioni europee lo scorso dicembre. Solo recentemente, con la pubblicazione del decreto <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pnrr quater</a> e della <a href="https://www.italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/iv_relazione_al_parlamento_sezi.pdf">quarta relazione</a> per il parlamento, le nubi si sono un po&#8217; diradate. Nonostante questi aggiornamenti tuttavia il quadro è tutt&#8217;altro che esaustivo.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/a-che-punto-e-la-spesa-dei-fondi-del-pnrr/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi anche<br />
<br /><strong>A che punto è la spesa dei fondi del Pnrr</strong></a>.</p>
</section>
<p>In questo contesto piuttosto complicato anche gli <strong>enti territoriali</strong>, che giocano un ruolo importante nell’attuazione del Pnrr, possono fare molto per fornire informazioni ai cittadini. Compensando almeno in parte le lacune delle amministrazioni centrali. In un <a href="https://www.openpolis.it/i-divari-regionali-nellaccesso-ai-dati-sul-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">precedente approfondimento</a> abbiamo visto quali sono i dati messi a disposizione dalle regioni, adesso invece ci soffermeremo sulle <strong>città metropolitane</strong> e su alcuni dei <strong>comuni</strong> più popolosi del paese.&nbsp;</p>
<div id="il-governo-e-responsabile-della-pubblicazione-di-informazioni-sul-pnrr-ma-anche-gli-enti-territoriali-possono-fare-molto-in-questo-senso" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">13 su 15 </span><span style="font-weight: 400">i comuni che ricevono più fondi Pnrr che hanno allestito un sito o una sezione dedicata ai progetti che realizzeranno.</span></p>
</section>
<p>Quello che emerge dall’analisi è un <strong>quadro piuttosto disomogeneo tra i territori</strong>. Si passa infatti da situazioni vicine all&#8217;eccellenza ad altre dove invece l’accesso alle informazioni per i cittadini è molto complicato. In generale gli aspetti più critici riguardano i <strong>dati sulla spesa sostenuta</strong>, che non sono quasi mai presenti, e la disponibilità di <strong>file in formato aperto</strong>. Elementi fondamentali per condurre analisi e confronti.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni messe a disposizione, cosa cerchiamo</h3>
<p>Prima di passare in rassegna i dati condivisi dai comuni e dalle città metropolitane sono importanti alcune premesse. In primo luogo, è bene sottolineare che <strong>il Pnrr stesso individua nel governo il soggetto competente alla pubblicazione di informazioni</strong> riguardanti i progetti finanziati.</p>
<div id="strillo-testo-block_6f7ca755f222b88b757104281222dc2d" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il governo è responsabile della pubblicazione dai dati sul Pnrr.</p>
</section></div>
<p>Nonostante ciò, in una recente <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank" rel="noreferrer noopener">conferenza stampa</a> il ministro <strong>Raffaele Fitto</strong> ha scaricato proprio sugli enti territoriali la responsabilità della mancanza di informazioni aggiornate sul Pnrr. <strong>Molte amministrazioni locali infatti, secondo il ministro, non sarebbero particolarmente solerti nel caricare i dati</strong> su Regis, la piattaforma creata ad hoc per la rendicontazione del piano.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Nel decreto legge inseriremo degli elementi che daranno un’accelerazione nell’inserimento dei dati.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.governo.it/it/articolo/pnrr-approvata-cabina-di-regia-la-iv-relazione-sullo-stato-di-attuazione-del-piano/25049" target="_blank">&#8211; Raffaele Fitto, 22 febbraio 2024.</a>
									            </div>
</section>
<p>Tornando alla condivisione pubblica di informazioni da parte degli enti locali, abbiamo individuato <strong>8 criteri</strong> per la nostra analisi:</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>presenza di un sito dedicato al Pnrr o di una sezione apposita all’interno del portale istituzionale dell’ente;&nbsp;</li>
<li>disponibilità di dati in formato aperto;&nbsp;</li>
<li>presenza di grafici e mappe che aiutino i cittadini a comprendere l’impatto effettivo del Pnrr sul territorio;&nbsp;</li>
<li>possibilità di recuperare facilmente i bandi Pnrr pubblicati e conoscerne gli esiti;&nbsp;</li>
<li>presenza di un elenco dettagliato dei progetti finanziati;&nbsp;</li>
<li>disponibilità di informazioni sullo stato di avanzamento degli interventi;&nbsp;</li>
<li>notizie sulle spese già sostenute;&nbsp;</li>
<li>localizzazione dei progetti sul territorio.</li>
</ul>
<p>Un altro fattore trasversale di cui abbiamo tenuto conto è la <strong>facilità con cui queste informazioni sono reperibili anche per i non addetti ai lavori</strong>. Un elemento importante che non deve essere sottovalutato.</p>
<div id="tra-i-15-comuni-che-ricevono-piu-fondi-del-pnrr-13-hanno-creato-un-sito-ad-hoc-o-una-sezione-dedicata-sul-loro-portale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione dei comuni</h3>
<p>Ovviamente è impossibile passare in rassegna i portali istituzionali di tutti gli oltre 8mila comuni italiani. Per cui in questo articolo abbiamo scelto di <strong>approfondire l’analisi di 15 enti</strong>. </p>
<div id="strillo-testo-block_8ac236f18a03aa73cecc358b3372d7d4" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I comuni pubblicano dati sui progetti di loro diretta competenza.</p>
</section></div>
<p>Il primo dato che emerge è che <strong>in 13 casi dei 15 analizzati sono stati predisposti dei siti ad hoc o comunque delle sezioni dedicate</strong> all’interno dei portali istituzionali. In 11 casi invece è possibile reperire un elenco con informazioni sufficientemente dettagliate sui progetti gestiti dai comuni. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_286661_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni/">Pnrr, Palermo è il comune che fornisce più informazioni &#8211; Le informazioni messe a disposizione dei propri cittadini dai comuni</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/pnrr-palermo-e-il-comune-che-fornisce-piu-informazioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286661"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286661" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Le voci più “critiche” tra quelle individuate, sono quelle relative alla <strong>disponibilità di dati in formato aperto</strong>, presenti per alcuni aspetti limitati solo sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong>. L’altro dato che si trova più difficilmente è quello relativo alla spesa sostenuta. Informazione fornita solo da <strong>Cagliari</strong> e <strong>Palermo</strong>.</p>
<p>Più in generale, i due enti appena citati sono quelli che forniscono più informazioni. Buoni risultati anche per <strong>Bologna</strong>, <strong>Firenze</strong>, <strong>Padova</strong>, <strong>Roma</strong> e <strong>Torino</strong>.</p>
<div id="i-comuni-di-palermo-e-cagliari-sono-quelli-che-pubblicano-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni dei comuni nel dettaglio</h3>
<p>Come abbiamo appena visto la quantità e la qualità delle informazioni messe a disposizione varia anche di molto da territorio a terriotorio. Scendendo più nel dettaglio, possiamo osservare che per quanto riguarda il <strong>comune di Napoli</strong> la sezione dedicata al Pnrr consiste in una raccolta dei bandi pubblicati. </p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7 su 15 </span>i comuni che pubblicano anche informazioni sullo stato di avanzamento dei progetti.</p>
</section>
<p>Nel caso del <strong>comune di</strong> <strong>Bari</strong>, sul sito è possibile rinvenire una descrizione generale del Pnrr e indicazioni su 2 specifici progetti, di cui uno finanziato dal <strong>fondo complementare</strong>. Attraverso il motore di ricerca inoltre si riescono a reperire diversi contenuti, principalmente comunicati stampa. Situazione simile anche per quanto riguarda <strong>Venezia</strong> anche se in questo caso si trovano alcuni comunicati molto dettagliati. </p>
<p>Nel caso di <strong>Genova</strong>, c’è una parte dedicata al Pnrr all’interno della sezione “amministrazione trasparente” del sito comunale che rimanda al portale appalti. A <strong>Taranto</strong> invece è disponibile un elenco dei progetti finanziati.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">Informazioni sul Pnrr, sette comuni danno indicazioni sull&#8217;avanzamento dei progetti</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti di alcuni comuni italiani.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286646_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286646_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286646_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_286646_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti/">Informazioni sul Pnrr, sette comuni danno indicazioni sull&#8217;avanzamento dei progetti &#8211; L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti di alcuni comuni italiani.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-sette-comuni-danno-indicazioni-sullavanzamento-dei-progetti.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286646"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286646" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Anche nelle realtà più virtuose dal punto di vista delle informazioni fornite si trovano alcuni elementi che potrebbero essere migliorati. Sul sito del comune di <strong>Cagliari</strong> ad esempio non esiste una tabella riassuntiva con i dettagli di tutti i progetti finanziati. È necessario navigare le varie sezioni del sito, misura per misura. Per quanto riguarda <strong>Bologna</strong> non è semplicissimo rintracciare i bandi né le ditte vincitrici degli appalti. C’è da dire però che molti progetti ancora devono partire.</p>
<p>Ovviamente, per questo specifico aspetto, molti enti rimandano alle sezioni avvisi e amministrazione trasparente dei propri siti. Tuttavia in questo modo non è immediato riuscire a reperire le informazioni sui bandi riguardanti i progetti finanziati dal Pnrr. </p>
<div id="in-generale-le-citta-metropolitane-mettono-a-disposizione-meno-dati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle città metropolitane</h3>
<p>Dopo aver analizzato le informazioni pubblicate dai comuni, passiamo a osservare un altro soggetto coinvolto nella realizzazione dei progetti del piano: le <strong>città metropolitane</strong>. Qui la situazione è un po&#8217; diversa. Parliamo infatti di amministrazioni particolari, composte dall’unione di più comuni e senza organi elettivi diretti. Sono inoltre coinvolte nell’attuazione del Pnrr in misura più contenuta rispetto ad altri enti territoriali. <strong>In generale, la disponibilità e la qualità delle informazioni sono più limitate di quelle dei comuni.</strong></p>
<p>Sono <strong>11 su 14 le città metropolitane che hanno realizzato un sito ad hoc o una sezione all’interno del portale istituzionale</strong> per informare i cittadini sui progetti finanziati con i fondi del Pnrr. La città metropolitana di <strong>Genova</strong> è quella che mette a disposizione la maggior quantità di informazioni anche se manca una sezione facilmente consultabile relativa alle gare Pnrr e una riguardante le risorse già spese.&nbsp;In generale,<strong> 8 città metropolitane mettono a disposizione un elenco dettagliato dei progetti finanziati</strong> e in 4 casi sono fornite indicazioni sul loro stato di avanzamento (Bologna, Firenze, Genova e Torino).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">Tra le città metropolitane Genova è quella che fornisce più informazioni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">La quantità di informazioni sul Pnrr messe a disposizione dei cittadini dalle città metropolitane.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286685_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni/">Tra le città metropolitane Genova è quella che fornisce più informazioni &#8211; La quantità di informazioni sul Pnrr messe a disposizione dei cittadini dalle città metropolitane.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/tra-le-citta-metropolitane-genova-e-quella-che-fornisce-piu-informazioni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286685"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286685" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Troviamo poi 6 siti istituzionali che forniscono una <strong>localizzazione degli interventi</strong> facilmente individuabile per i cittadini (Bologna, Firenze, Genova, Milano, Torino e Bari). Le voci per cui è più difficile trovare materiale sono, anche in questo caso, la disponibilità di <strong>open data</strong> dedicati al Pnrr che sono pubblicati solo dalle città metropolitane di <strong>Genova</strong> e <strong>Napoli</strong>. Solo <strong>Reggio Calabria</strong> invece mette a disposizione indicazioni sui <strong>fondi già impegnati</strong>.</p>
<div id="a-livello-di-citta-metropolitane-genova-e-la-realta-che-fornisce-piu-informazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le informazioni delle città metropolitane nel dettaglio</h3>
<p>Andando più nel dettaglio, è interessante notare che <strong>il sito dedicato al Pnrr della città metropolitana di Bologna è condiviso con il comune</strong>. Si tratta dell’unico caso di questo tipo. Altro elemento degno di nota riguarda il fatto che le città metropolitane di <strong>Genova</strong> e di <strong>Torino</strong> riportano non solo i progetti di cui sono soggetti attuatori ma anche quelli per cui svolgono un ruolo di coordinamento.&nbsp;</p>
<div id="strillo-testo-block_41592ad434c8183f2eaaec853a4ec4b7" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>In molti casi non esiste un elenco completo di tutti i progetti finanziati.</p>
</section></div>
<p>Anche nei territori che forniscono più informazioni comunque si rilevano delle situazioni che potrebbero essere migliorate. Ad esempio, nel caso della <strong>città metropolitana di Milano</strong> i dati su progetti e importi non sono semplicissimi da reperire nonostante la presenza di una mappa che dovrebbe aiutare ad individuare la localizzazione degli interventi sul territorio. </p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">Informazioni sul Pnrr, in alcuni casi si trovano solo comunicati stampa</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti delle città metropolitane.</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_286698_tab1" role="tab" aria-controls="chart_286698_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_286698_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_286698_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa/">Informazioni sul Pnrr, in alcuni casi si trovano solo comunicati stampa &#8211; L&#8217;analisi delle informazioni fornite dai siti delle città metropolitane.</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 9 Aprile 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/informazioni-sul-pnrr-in-alcuni-casi-si-trovano-solo-comunicati-stampa.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-286698"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-286698" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Spostandoci su altri territori, possiamo osservare che per quanto riguarda la <strong>città metropolitana di Catania</strong> la sezione dedicata al Pnrr è sostanzialmente un raccoglitore degli avvisi pubblici. Mentre nel caso della <strong>città metropolitana di</strong> <strong>Roma</strong> sono indicate le misure e i progetti finanziati, in alcuni casi ci sono anche delle mappe ma non è possibile consultare un elenco completo di tutte le opere con l’esatta localizzazione. Situazione simile anche per la <strong>città metropolitana di Venezia</strong>.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>
<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vedi tutti gli articoli</a>). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/i-nostri-open-data-per-il-monitoraggio-del-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>
<p>Foto:&nbsp;<a href="https://www.anci.it/gualtieri-sala-e-brugnaro-tagli-sbagliati-servono-riforme-e-piu-peso-ai-comuni/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Anci</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quali-informazioni-condividono-sul-pnrr-i-comuni-e-le-citta-metropolitane/">Quali informazioni condividono sul Pnrr i comuni e le città metropolitane</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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