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	<title>Libia Archivi - Openpolis</title>
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		<title>A cosa è servito il fondo fiduciario per l&#8217;Africa?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/a-cosa-sono-serviti-i-soldi-delleutf/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Apr 2022 13:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=181387</guid>

					<description><![CDATA[<p>Alla fine del 2021 si è concluso il progetto dell'Eutf, un fondo fiduciario per l'Africa con cui l'Ue ha finanziato dei progetti per affrontare le cause dell'immigrazione illegale. Emerge che un'ampia quota è stata investita nell'esternalizzazione delle frontiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-cosa-sono-serviti-i-soldi-delleutf/">A cosa è servito il fondo fiduciario per l&#8217;Africa?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del 2021 si è concluso il progetto europeo del fondo fiduciario d&#8217;emergenza per l&#8217;Africa. Insieme ad altre redazioni che fanno parte dello European data journalism network, sotto la direzione di <a href="https://www.dw.com/en/top-stories/s-9097" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Deutsche Welle</a>, abbiamo ricostruito, attraverso i dati, come sono stati gestiti questi soldi.</p>
<p>Ne emerge che <strong>un&#8217;ampia quota dei finanziamenti è stata dedicata a attività di controllo dei confini esterni dell&#8217;Europa e a politiche di condizionalità degli aiuti</strong>. Una strategia di esternalizzazione delle frontiere che ormai caratterizza fortemente l&#8217;approccio europeo alla cooperazione internazionale, e che vede nel contributo italiano ai progetti Eutf in Libia un esempio particolarmente illustrativo.</p>
<h3>Cos&#8217;è l&#8217;Eutf</h3>
<p>L&#8217;Eutf, acronimo di European trust fund, è un fondo fiduciario, istituito dalla commissione europea insieme a 25 stati membri dell&#8217;Ue, Norvegia e Svizzera con lo scopo dichiarato di <strong>contribuire alla stabilizzazione del continente africano e affrontare le cause della migrazione irregolare e dello sfollamento</strong>.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/index_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai al sito<br><strong>Eutf</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Il fondo è nato in un periodo di afflussi consistenti verso l&#8217;Europa di migranti provenienti dai paesi africani. Specificamente, è stato introdotto durante il <strong>summit sulle migrazioni tenutosi a Malta nel 2015</strong>, evento che ha visto la partecipazione dei capi di stato e di governo dei paesi Ue e quelli dei paesi africani maggiormente coinvolti nei flussi migratori. Il programma è stato poi portato avanti fino alla fine del 2021.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Gli Stati europei hanno dato vita al Fondo Fiduciario Europeo di Emergenza per l’Africa, anche chiamato “Trust Fund” per finanziare con rapidità iniziative per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-e-il-trust-fund-europeo-di-emergenza-per-lafrica/">
                "Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  "</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Il fondo è stato pensato come soluzione concreta nell&#8217;ambito della <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52015DC0240&amp;from=EN" target="_blank" rel="noopener noreferrer">European agenda on migration</a>, anch&#8217;essa del 2015, la quale identificava 4 pilastri di azione per gestire il fenomeno migratorio:</p>
<ul>
<li>ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare;</li>
<li>gestire le frontiere: salvare vite umane e rendere sicure le frontiere esterne;</li>
<li>onorare il dovere morale di proteggere: una politica comune europea di asilo forte;</li>
<li>una nuova politica di migrazione legale.</li>
</ul>
<p>Nell&#8217;ambito del progetto, <strong>l&#8217;Italia è stata uno dei principali contributori, seconda, come quota di fondi stanziati, soltanto alla Germania</strong>.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-germania-e-italia-i-maggiori-contributi-alleutf/">Da Germania e Italia i maggiori contributi all&#8217;Eutf</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/da-germania-e-italia-i-maggiori-contributi-alleutf/">Il contributo ai fondi europei per l'Africa dei vari stati donatori, come quota del totale</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_180859_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_180859_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_180859_tab3"><p>I dati si riferiscono ai paesi che hanno donato più dell&#8217;1% del budget totale. Sono quindi esclusi Portogallo, Lussemburgo, Svizzera, Estonia, Croazia, Lettonia, Bulgaria, Malta, Lituania, Slovenia, Cipro, Romania e Grecia.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/04/da-germania-e-italia-i-maggiori-contributi-alleutf-1.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-180859"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Con <strong>232 milioni di euro</strong>, equivalente al 37,2% del budget totale, la <strong>Germania</strong> è stata il principale contributore da un punto di vista economico. Segue l'<strong>Italia</strong> con un contributo pari a <strong>123 milioni</strong> (per il 19,7% del totale). Tutti gli altri paesi hanno invece stanziato risorse per meno del 10% ognuno, di cui 13 per meno dell'1%.</p>
<p>Il budget totale, che era partito da 1,9 miliardi nel 2015, nel corso di questi 6 anni ha superato i 5 miliardi di euro.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,26 </span>miliardi di euro i finanziamenti dell'Eutf.</p>
			        </section>
		
<p>Grazie a questi fondi, sono stati realizzati <strong>più di 250 progetti</strong> - anche se non tutti ancora portati a termine. Di questi, <strong>193 sono stati svolti in un unico paese (per il 71% del budget complessivo)</strong>, mentre 48 si sono articolati su più paesi (per il 27% del budget) e 12 non hanno riportato esplicitamente il proprio luogo di svolgimento.</p>
<p><strong>Il budget mediano per progetto è stato di 12,8 milioni di euro</strong>. <strong>Con 24 progetti che hanno ricevuto più di 47 milioni</strong>.</p>
<h3>Dove sono andati i soldi del fondo?</h3>
<p>L'Eutf è stato pensato per l'Africa. Tuttavia non tutti i paesi del continente hanno beneficiato ugualmente dei finanziamenti.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>L'Eutf ha 3 aree di investimento: Corno d'Africa, lago Sahel e Ciad, e Africa settentrionale.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>I progetti sono stati articolati specificamente su <strong>3 aree di investimento: il Corno d'Africa</strong> (comprendente Burkina Faso, Camerun, Ciad, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria e Senegal),<strong> la zona comprendente il lago Sahel e il Ciad</strong> (e specificamente Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Tanzania e Uganda)<strong> e l'Africa settentrionale </strong>(Algeria, Egitto, Libia, Marocco e Tunisia). Alla prima area è stata destinata la quota maggiore di finanziamenti, pari al 43% del totale, mentre alla seconda è stato destinato il 38% e alla terza il 16%.</p>
<p>I singoli paesi che hanno ottenuto la quota di fondi più elevata sono stati il <strong>Sudan</strong>, la <strong>Somalia</strong> e la <strong>Libia. </strong>Anche se il Niger sale al secondo posto se consideriamo il numero di progetti anziché gli importi a essi destinati.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sudan-somalia-e-libia-i-primi-paesi-beneficiari-dei-finanziamenti-eutf/">Sudan, Somalia e Libia i primi paesi beneficiari dei finanziamenti Eutf</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sudan-somalia-e-libia-i-primi-paesi-beneficiari-dei-finanziamenti-eutf/">I paesi beneficiari del fondo per l'Africa, come quota dei finanziamenti totali</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_181527_tab3"><p>Sono considerati soltanto i progetti portati avanti in paesi singoli, escludendo quindi quelli che coinvolgono più stati contemporaneamente.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="sudan-somalia-e-libia-i-primi-paesi-beneficiari-dei-finanziamenti-eutf"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-181527"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-181527" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Da solo, il Sudan ha infatti beneficiato di circa il 9% di tutti i fondi predisposti dall'Eutf. Lo seguivano la Somalia, con l'8,6%, e la Libia (7,3%).</p>
<h3>E in cosa sono stati investiti?</h3>
<p>I progetti dell'Eutf, consultabili <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/navigation/all-projects_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>, sono stati classificati per aree tematiche, articolate in 4 ampi settori di intervento:</p>
<ul>
<li>il miglioramento e accrescimento delle opportunità economiche e di impiego;</li>
<li>la gestione o prevenzione di conflitti;</li>
<li>il miglioramento della governance locale;</li>
<li>la <strong>gestione dei flussi migratori</strong>.</li>
</ul>
<p>Quest'ultima area tematica, in particolare, ha ricoperto un ruolo molto rilevante. È infatti <strong>l'oggetto cui è stata destinata la quota più elevata di fondi </strong>(circa un quarto del totale), seguita dal miglioramento della governance e dalla prevenzione dei conflitti (20%) e dal rafforzamento della resilienza (17,1%).</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">24,3% </span>di tutti i fondi sono stati stanziati per progetti di gestione dei flussi migratori.</p>
			        </section>
		
<p>Parliamo di circa <strong>1,3 miliardi di euro investiti della gestione dei flussi migratori </strong>nei paesi del continente africano. Una cifra molto elevata e che oltretutto costituisce una <strong>sottostima</strong>, se consideriamo che molti progetti hanno toccato più aree tematiche (mentre il dato si riferisce solo ai progetti esclusivamente dedicati alla gestione delle migrazioni) o non hanno riportato esplicitamente le propria finalità.</p>
<p>Secondo le stime realizzate dalle organizzazioni <a href="https://www.cininet.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Cini</a> e <a href="http://www.concorditalia.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Concord</a> nel report "Partnership o condizionalità dell'aiuto?", tenendo conto anche di queste variabili emerge che <strong>quasi la metà di tutti i finanziamenti dell'Eutf sarebbero stati spesi per la gestione dei flussi migratori verso l'Europa</strong>.</p>
        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Vai al rapporto</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="http://www.concorditalia.org/wp-content/uploads/2017/11/rapporto-completo-EUTF.pdf" target="_blank" rel="noopener">Partnership o condizionalità dell'aiuto?</a></p></div>
				            </div>
        </section>
		
<p>Ma in cosa consiste, concretamente, la voce "gestione dei flussi migratori"?</p>
<p>Secondo i <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/thematic/improved-migration-management" target="_blank" rel="noopener noreferrer">propositi stilati dell'Eutf</a> stesso, si tratterebbe di un cluster di attività di vario genere. Ad esempio, offrire sostegno alle istituzioni locali che si occupano di migrazione, migliorare le capacità di prevenire l'immigrazione irregolare e combattere il traffico di esseri umani. Ma anche creare opportunità concrete di rimpatrio volontario e di reintegrazione nel paese di origine.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La strategia dietro gli investimenti dell'Eutf è quella di esternalizzare le frontiere.</p>
<p>
			        </section>
		
<p><span style="font-family: Roboto, -apple-system, BlinkMacSystemFont, 'Segoe UI', Roboto, Oxygen-Sans, Ubuntu, Cantarell, 'Helvetica Neue', sans-serif;">Si tratterebbe insomma di un modo per prevenire, creando più opportunità ma anche potenziando le strategie di controllo dei confini, le migrazioni verso l'Europa. Un modo quindi di <strong>arginare a monte i flussi</strong> che è da diversi anni parte della strategia anti-migratoria dell'Ue - una strategia di <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/esternalizzazione-la-nuova-frontiera-degli-aiuti-allo-sviluppo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>esternalizzazione delle frontiere</strong></a>. Una soluzione che l'Europa ha ripetutamente messo in atto negli ultimi anni ma che tuttavia appare piuttosto <strong>miope e a breve termine</strong>. Infatti, essa non agisce in profondità sulle cause reali della migrazione né garantisce un approccio sostenibile e rispettoso dei diritti umani. Inoltre, avviene <strong>a scapito di maggiori investimenti in servizi essenziali</strong> come sanità e istruzione nei paesi beneficiari delle politiche di cooperazione, che invece sarebbero realmente capaci di ridurre i flussi, migliorando le condizioni di vita delle persone nei loro paesi di provenienza. Oltre ad essere le reali ragioni che muovono o dovrebbero muovere l'aiuto pubblico allo sviluppo.</span></p>
<p>L'azione europea finanziata dal fondo fiduciario a questo specifico scopo si è concentrata in alcuni paesi chiave. Non sorprende che quasi tutti appartengano all'<strong>Africa settentrionale</strong>, un punto di transito fondamentale per i migranti intenzionati a recarsi in Europa.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-egitto-e-marocco-tutti-i-fondi-sono-destinati-alla-gestione-dei-flussi-migratori/">In Egitto e Marocco tutti i fondi sono destinati alla gestione dei flussi migratori</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-egitto-e-marocco-tutti-i-fondi-sono-destinati-alla-gestione-dei-flussi-migratori/">Quota di fondi destinata alla gestione nei flussi migratori nei paesi beneficiari dell'Eutf</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_181540_tab3"><p>Sono considerati solo i progetti portati avanti in paesi singoli, escludendo quelli che coinvolgono più stati contemporaneamente, e solo nei paesi in cui una parte dei fondi è destinata a questo scopo.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Edjnet                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 13 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-181540"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			
<p>Parliamo in particolare di Egitto, Tunisia, Marocco e Libia. L'Egitto è stato però coinvolto soltanto in 2 progetti, entrambi aventi come tema la gestione dei flussi migratori, mentre in Tunisia se ne sono svolti 3. Nel caso del <strong>Marocco</strong> invece i progetti totali sono stati 8, dei quali 7 per la gestione dei flussi, e infine nel caso della <strong>Libia</strong> parliamo di 13 progetti portati avanti nel paese in totale, di cui 10 sono stati dedicati a tale scopo.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">10 su 13 </span>progetti condotti in Libia dichiaravano esplicitamente come proprio scopo il miglioramento della gestione dei flussi migratori.</p>
			        </section>
		
<p>I restanti 3 non hanno però nessuno scopo esplicito - e lo stesso <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/north-africa/libya" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sito dell'Eutf</a> riporta che <strong>tutti i progetti in Libia sono stati articolati intorno alla questione migratoria</strong>.</p>
<h3>La Libia, uno dei principali beneficiari</h3>
<p>In totale, sono 26 i paesi africani che hanno beneficiato dei fondi europei, ma alcuni, come abbiamo visto, hanno ricevuto per una serie di ragioni quote più elevate di fondi.</p>
<p>Tra questi spicca la Libia, paese che negli anni ha intessuto rapporti molto stretti con l'Italia e che oltretutto rappresenta un <strong>punto di transito fondamentale</strong> per i flussi di migranti verso il nostro paese. La <strong>rotta del Mediterraneo centrale</strong> passa infatti proprio per la Libia, ed è una delle rotte migratorie più importanti, oltre che <a href="https://www.openpolis.it/gli-sbarchi-di-migranti-nel-mediterraneo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">una delle più pericolose</a> per chi la intraprende.</p>
        <section class="blockquote">
							<p>La Libia è un paese politicamente instabile e pericoloso per i migranti che vi transitano.</p>
<p>
			        </section>
		
<p>La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che la Libia è un <strong>paese fortemente instabile da un punto di vista politico</strong>, con un governo riconosciuto dall'Onu debole, che controlla una parte minima del paese, una serie di milizie attive su tutto il territorio nazionale, e di fatto una condizione di guerra civile in corso. Per i migranti si è dimostrato un luogo di soggiorno e di transito particolarmente pericoloso, per via della <strong>scarsa sicurezza</strong> e per la presenza di <strong>numerosi centri di detenzione</strong> in cui gli abusi sono all'ordine del giorno.</p>
<p>Una situazione che ha portato anche l'allora alto commissario Onu per i diritti umani a esprimere sdegno. Sottolineando che la sofferenza dei migranti nei centri di detenzione libici non poteva essere giustificata nell'ottica di una riduzione degli arrivi in Europa.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>We cannot be a silent witness to modern day slavery, rape and other sexual violence, and unlawful killings in the name of managing migration and preventing desperate and traumatized people from reaching Europe’s shores.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ohchr.org/en/press-releases/2017/11/un-human-rights-chief-suffering-migrants-libya-outrage-conscience-humanity?LangID=E&NewsID=22393" target="_blank">- Zeid Ra'ad Al Hussein</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Secondo Cini e Concord, la scelta di stanziare una quota così elevata dei fondi Eutf in Libia andrebbe anche compresa nell'ottica della politica, spesso attuata dall'Unione europea, del "<strong>more for more, less for less</strong>", con cui si intende una più consistente allocazione di fondi ai paesi che più si impegnano nella gestione delle migrazioni. Un modo per "premiare" gli stati che aiutano l'Europa a difendere le proprie frontiere esterne, di fatto quindi strumentalizzando a fini politici le risorse della cooperazione internazionale.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">385 </span>milioni di euro stanziati dall'Eutf in Libia.</p>
			        </section>
		
<p>Di questi, quasi 310 sono stati investiti nei progetti di gestione dei flussi migratori. Pur essendo la Libia un paese vessato da conflitti e caratterizzato da una situazione di crisi umanitaria e che quindi trarrebbe beneficio da aiuti economici di altro tipo.</p>
<h3>Il ruolo dell'Italia in Libia</h3>
<p>Importante è stato, sotto questo aspetto, il contributo italiano. Sono <strong>10 le organizzazioni italiane che hanno partecipato come soggetti attuatori all'Eutf</strong>, tra enti pubblici e ong.</p>
<p>Si tratta dell'agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), della cassa depositi e prestiti spa (Cdp), di Cesvi, del comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, di Coopi cooperazione internazionale, dell'ambasciata italiana in Etiopia, di Italian Development Cooperation, del ministero degli interni, di Lvia e del ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.</p>
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">4 </span>i progetti Eutf in Libia che hanno coinvolto organizzazioni e istituzioni italiane.</p>
			        </section>
		
<p><a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/north-africa/libya/recovery-stability-and-socio-economic-development-libya_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Un progetto</a>, con un contributo Eutf di 50 milioni di euro, ha visto la partecipazione dell'Aics. Il <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/top-managing-mixed-migration-flows-enhancing-protection-and-assistance-those-need-libya_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">secondo</a>, con un contributo Eutf di 23 milioni di euro e un co-finanziamento di altri 2,2 miliardi da parte dell'alto commissariato Onu per i rifugiati, ha coinvolto Cesvi. Il <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/libya-recovery-stability-and-socio-economic-development-libya-phase-2-rssd-2_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">terzo</a>, con un contributo Eutf di 25 milioni, ha coinvolto nuovamente l'Aics.</p>
<p>Oltre a questi, un <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/north-africa/libya/support-integrated-border-and-migration-management-libya-first-phase_en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">quarto</a> progetto è stato interamente implementato dal ministero dell'interno. Si tratta di un progetto dal costo complessivo di 42,2 milioni di euro, con un co-finanziamento aggiuntivo di altri 4 milioni. <strong>Lo scopo dichiarato del progetto è quello di migliorare la capacità dei libici di controllare i propri confini</strong>.</p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The dual objective of this action is to improve the Libyan capacity to control their borders and provide for lifesaving rescue at sea, in a manner fully compliant with international human rights obligations and standards.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/sites/default/files/t05-eutf-noa-ly-04_modified.pdf" target="_blank">- Action fiche</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Gli obiettivi del piano sono articolati nel modo seguente:</p>
<ul>
<li>Sostegno alla guardia costiera libica nella forma di addestramento e concessione di attrezzatura;</li>
<li>Potenziamento delle capacità di mantenimento ordinario delle imbarcazioni;</li>
<li>Allestimento di due sale operative a Tripoli;</li>
<li>Attività pilota per incrementare le capacità delle autorità libiche competenti di implementare un controllo efficace e responsabile dei confini;</li>
<li>Azioni di ricerca e soccorso di migranti nel deserto.</li>
</ul>
<p>Una serie di obiettivi mirati quindi a un<strong> incremento del controllo lungo i confini</strong> del paese e a un <strong>potenziamento della capacità di gestire emergenze </strong>in mare (ovvero, di riportare i migranti indietro, verso porti non sicuri).</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://eutf.akvoapp.org/en/project/7340/#summary" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai alla scheda del<br><strong>progetto realizzato dal ministero dell'interno in Libia</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Si tratta di una scelta che è stata criticata, tra gli altri, da <a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2020/01/EU-TRUST-FUND_BP_IT_def.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Oxfam</a>, <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2021/05/MDE1930842020ENGLISH.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Amnesty international</a>, Cini e Concord, e che conferma una tendenza ormai consolidata negli ultimi anni, di cui abbiamo parlato in numerosi approfondimenti. L'Italia ha infatti intessuto negli ultimi anni relazioni di collaborazione con la Libia. A partire dal <a href="https://www.governo.it/sites/governo.it/files/Libia.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">memorandum di intesa Italia-Libia</a> siglato nel 2017 dall'allora ministro dell'interno Marco Minniti e poi rinnovato nel 2020, con la finalità esplicita di tenere i migranti al di fuori dei confini italiani. Questo nonostante il paese nordafricano abbia registrato <strong>numerosi casi di abuso, detenzione arbitraria, tortura, sfruttamento e estorsioni ai danni dei migranti</strong> che vi transitavano.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/in-libia-si-violano-i-diritti-umani-con-i-fondi-della-cooperazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all'approfondimento<br><strong>In Libia si violano i diritti umani con i fondi della cooperazione</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Un approccio orientato alla sicurezza che ha caratterizzato anche le <a href="https://www.openpolis.it/le-missioni-internazionali-controllo-delle-frontiere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">missioni internazionali</a> in cui l'Italia è stata coinvolta, di cui molte hanno interessato la Libia e sempre in un'ottica di gestione dei flussi migratori.</p>
<p>Nel frattempo, la strategia non sembra essere cambiata e il nostro paese non sta sviluppando appositi corridoi umanitari. Anziché lavorare a soluzioni a lungo termine, <strong>come il resto d'Europa ha preferito investire milioni di euro nell'esternalizzazione delle proprie frontiere</strong>. Questo è evidente, ancora una volta, dalle scelte politiche che hanno animato il fondo fiduciario per l'Africa.</p>
<p>Si trattava di un'opportunità per contribuire allo sviluppo e al miglioramento delle condizioni di un continente vessato da conflitti, disastri naturali e instabilità, scelta che tra l'altro avrebbe con maggiori probabilità influito sui flussi migratori. E invece si è trasformata in un'occasione per chiudere ancora di più i confini, escludendo senza al contempo offrire soluzioni alternative - di fatto una <strong>distorsione delle finalità dell'aiuto pubblico allo sviluppo</strong>.</p>
<h3>European data journalism network</h3>
<p>Questo articolo è stato scritto nell’ambito dello European data journalism network, la piattaforma per le notizie data-driven sugli affari europei di cui openpolis fa parte. Il progetto sul fondo fiduciario per l'Africa è stato coordinato da <a href="https://www.dw.com/en/top-stories/s-9097" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Deutsche Welle</a> e vi hanno preso parte, analizzando i dati relativi ad altri paesi europei, <a href="https://voxeurop.eu/it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Voxeurop</a> e <a href="https://www.balcanicaucaso.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Obc Transeuropa</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@redbson" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Reg Hou</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/a-cosa-sono-serviti-i-soldi-delleutf/">A cosa è servito il fondo fiduciario per l&#8217;Africa?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>In Libia si violano i diritti umani con i fondi della cooperazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-libia-si-violano-i-diritti-umani-con-i-fondi-della-cooperazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ludovica Jona]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Nov 2018 11:03:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=28829</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dal Trust fund europeo al Fondo Africa, si usano i soldi dello sviluppo sostenibile per sostenere la guardia costiera libica e altre attività di controllo delle frontiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-libia-si-violano-i-diritti-umani-con-i-fondi-della-cooperazione/">In Libia si violano i diritti umani con i fondi della cooperazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da un lato il controllo sulle migrazioni, in particolare attraverso il supporto alla guardia costiera libica, dall&#8217;altro la protezione e lo sviluppo delle comunità locali</strong>: sono le due finalità del massiccio investimento fatto in Libia dal Fondo fiduciario europeo per l&#8217;Africa nel periodo 2014-2020.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Ammontano a 266 milioni di euro i progetti finanziati dal Fondo fiduciario di emergenza per l’Africa in Libia, nella gestione di alcuni dei quali l’Italia svolge un ruolo di primo piano.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-e-il-trust-fund-europeo-di-emergenza-per-lafrica/">
                "Cosa è il Trust Fund Europeo di Emergenza per l’Africa  "</a></span>

            </div>
        </section>
		
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Poiché le misure di protezione sono di difficile attuazione, c’è il rischio che il Trust Fund, dunque il finanziamento allo sviluppo, venga utilizzato soprattutto per finanziare misure securitarie.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.concorditalia.org/wp-content/uploads/2017/11/rapporto-completo-EUTF.pdf" target="_blank">- Concord Italia, Partnership o condizionalità dell’aiuto?</a>
									            </div>
        </section>
		
<h3><strong>Aiuti distribuiti lungo le rotte migratorie</strong></h3>
<p>In Libia l’Unione europea sostiene e collabora con il governo riconosciuto a livello internazionale, il <em>Government of National Accord</em> (Gna), guidato da <strong>Ali Fayez Al-Sarraj</strong>. Tuttavia, poiché gran parte del territorio libico è controllato da gruppi armati, per la gestione di alcuni progetti del Trust Fund ci si interfaccia necessariamente anche con i comuni situati nella regione della Cirenaica, area controllata dal generale <strong>Khalifa Haftar</strong>.</p>
<p>Il rapporto di Concord Italia &#8220;Partnership o condizionali dell&#8217;aiuto&#8221; , che al paese nord africano dedica un dettagliato focus, mostra come l&#8217;aiuto sia stato fornito in primo luogo alle comunità situate in località strategiche lungo la rotta del Mediterraneo centrale, le coste o il confine con il Niger: &#8220;I progetti del Trust Fund sono stati disegnati appositamente per le rotte migratorie, dal sud a Tripoli (Sabha, Zintan, Misurata e Tripoli), e le piccole città passano in secondo piano rispetto alle città principali&#8221;. Secondo le interviste ai funzionari dell&#8217;Unione europea svolte da Nancy Porsia, l&#8217;autrice dell&#8217;approfondimento, &#8220;le località sono state pre-selezionate dalla delegazione Ue in Libia e i partner internazionali hanno avuto la possibilità di cambiare solo alcuni comuni secondo le esigenze rilevate sul campo&#8221;.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.concorditalia.org/wp-content/uploads/2017/11/rapporto-completo-EUTF.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il rapporto di Concord<br />
<br><strong>Partnership o condizionalità dell’aiuto?</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="blockquote">
							<p>I fondi sono stati concessi in base alla presenza di migranti e non in funzione dei bisogni.</p>
<p>
			        </section>
		
<h3>I progetti finanziati dal Trust Fund in Libia</h3>
<p>All’inizio i programmi del Trust Fund europeo di emergenza per l&#8217;Africa hanno riguardato principalmente misure di protezione e di stabilizzazione delle comunità, attività di formazione alle autorità libiche nel settore dei diritti umani e la fornitura di attrezzature di salvataggio e di recupero. Successivamente, evidenzia il dossier, <strong>&#8220;c&#8217;è stato un cambiamento di rotta verso un approccio più orientato alla sicurezza</strong> nella gestione delle migrazioni&#8221; che ad oggi rappresenta oltre la metà dei 266 milioni del budget del Trust Fund in Libia.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/libia-oltre-la-meta-delle-risorse-del-trust-fund-vanno-a-gestione-delle-frontiere-e-stabilizzazione/">Libia, oltre la metà delle risorse del Trust Fund destinate a gestione delle frontiere e stabilizzazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/libia-oltre-la-meta-delle-risorse-del-trust-fund-vanno-a-gestione-delle-frontiere-e-stabilizzazione/">Ammontare delle risorse assegnate dal Trust Fund alla Libia per categoria di progetto</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-2">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_28848_tab2"><p>I progetti che finanziano attività per la gestione delle frontiere e per la stabilizzazione delle municipalità libiche rappresentano oltre la metà delle risorse del Trust Fund complessivamente destinate alla Libia</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_28848_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_28848_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_28848_tab3"><p>Il Fondo Fiduciario Europeo di Emergenza per l’Africa, anche chiamato “Trust Fund” è stato creato dall’Unione Europea per «affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari».</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="https://ec.europa.eu/neighbourhood-enlargement/sites/near/files/eutf-noa-ly-08052018.pdf">Commissione europea</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 19 Settembre 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-28848"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-28848" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/libia-oltre-la-meta-delle-risorse-del-trust-fund-vanno-a-gestione-delle-frontiere-e-stabilizzazione/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                            </div>

			
<h3>Il sostegno dell'Ue alla guardia costiera libica</h3>
<p>Nell’aprile del 2017, è stato destinato alla Libia il programma da 90 milioni di euro "<em>Mixed migration management</em>". La metà dei fondi sono destinati alla protezione delle comunità vulnerabili in Libia, l'altra metà è stata stanziata per favorire lo sviluppo socio-economico e la stabilizzazione delle comunità ospitanti sostenendole nell'integrazione dei migranti. Tuttavia, secondo Antonio Salanga funzionario senior dell'organizzazione mondiale delle migrazioni (Oim) intervistato da Nancy Porsia per il dossier di Concord Italia, l’azione comprende anche attività di formazione destinate alla Guardia costiera libica sui temi della gestione della migrazione basata sui diritti (diritti umani, diritto internazionale, procedure di registrazione).</p>
<p>Nel luglio 2017 il board del Trust Fund ha approvato il programma da 46,3 milioni di euro "<a href="https://ec.europa.eu/trustfundforafrica/region/north-africa/libya/support-integrated-border-and-migration-management-libya-first-phase_en" target="_blank" rel="noopener"><em>Support to Integrated border and migration management</em></a>". Questo progetto, in cui l'Italia è coinvolta come ente attuatore e co-finanziatore, è un chiaro esempio di come il Fondo europeo di sviluppo venga deviato attraverso il Trust Fund per finanziare misure di sicurezza.<strong> Il ministero dell’Interno è incaricato di fornire capacity building</strong> (formazione, attrezzature e mezzi) alle frontiere libiche e alla guardia costiera, per "migliorare la capacità di affrontare i flussi migratori, soccorrere i migranti, promuovere i diritti umani e combattere contro le reti di contrabbando".</p>
<p>Il progetto è stato adottato poco dopo che il <a href="https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2017/06/23/euco-conclusions/" target="_blank" rel="noopener">Consiglio europeo del 22 e 23 giugno 2017</a> ha invocato un maggiore impegno e una cooperazione rafforzata per frenare la pressione migratoria sulle frontiere terrestri libiche, in particolare per la fornitura di ulteriore formazione e di equipaggiamenti per la guardia costiera libica. Si è inoltre inserito nel quadro della ripresa di un dialogo tra il nostro paese e la Libia: nel gennaio 2017 è stato firmato un <a href="http://www.governo.it/sites/governo.it/files/Libia.pdf" target="_blank" rel="noopener">accordo politico</a> tra l’Italia e il governo di Al-Sarraj sul rafforzamento del controllo delle frontiere, che prevede anche attività di training alla guardia costiera libica. Nel mese successivo, l’Italia ha riattivato il <a href="http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apritelecomando_wai.asp?codice=16pdl0017390" target="_blank" rel="noopener">Trattato di amicizia italo-libico del 2008</a>, restituendo a Tripoli quattro navi di pattuglia e schierando una nave italiana per sostenere le loro operazioni.</p>
<h3><strong>La cooperazione italiana in Libia</strong></h3>
<p>Oltre all’azione nell'ambito dell’Ue, il governo italiano svolge attività bilaterali a sostegno delle autorità locali libiche in materia di migrazione. Il ministero degli Esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), attraverso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), prevede il <a href="https://www.aics.gov.it/home-ita/opportunita/area-osc/bandi-no-profit-emergenza/" target="_blank" rel="noopener">sostegno alle operazioni umanitarie in Libia</a>, nei centri di detenzione e per lo sviluppo delle comunità locali. Nel settembre 2017 ha lanciato un’iniziativa di <strong>6 milioni di euro con l’obiettivo di fornire assistenza umanitaria attraverso le ong</strong>. Inoltre, il Maeci supporta le politiche migratorie in Libia attraverso il Fondo Africa.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Valgono 12,5 milioni di euro i progetti del Fondo Africa a supporto della Guardia costiera libica. Si tratta del finanziamento più controverso stanziato dal fondo.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cose-il-fondo-africa/">
                "Che cos’è il Fondo Africa"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Dieci milioni del Fondo Africa sono stati erogati al Trust Fund per lo sviluppo di un sistema di gestione integrata delle frontiere e dell’immigrazione, nonché per il rafforzamento delle capacità di sorveglianza lungo i confini marittimi, terrestri e nel Sud del Paese (il già menzionato programma "<em>Support to Integrated border and migration management</em>"). Altri 2,5 milioni  invece sono stati utilizzati per la rimessa in efficienza di 4 motovedette libiche in particolare finanziando, per la fornitura di pezzi di ricambio e oneri di traino, per un corso di addestramento per 22 membri dell'equipaggio e per le relative coperture assicurative. Questo è avvenuto, secondo quanto affermato nel rapporto "<a href="https://www.actionaid.it/app/uploads/2017/12/Fondo_Africa_Il-compromesso_impossibile.pdf" target="_blank" rel="noopener">Il compromesso impossibile</a>" di ActionAid, "in aperta violazione del Regolamento UE n. 44 del 2016 che ha introdotto importanti limitazioni circa la fornitura di materiale bellico alla Libia, imponendo misure restrittive per gli stati membri".</p>
<h3><strong>Diritti umani violati e efficacia dell'aiuto compromessa</strong></h3>
<p>Nell'ottobre 2017 la Corte d’Assise di Milano ha <a href="https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/torture-libia-migranti-asilo-sentenza-storica-tribunale-corte-assise-milano/" target="_blank" rel="noopener">condannato</a> le condizioni di vita e le pratiche di tortura e di violenza perpetrate nei centri istituzionali di detenzione in Libia. <strong>Il Trust Fund, grazie al sostegno che fornisce alle forze di sicurezza interne libiche, rischia di contribuire indirettamente a tali pratiche.</strong></p>
        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il Trust Fund ha creato forti aspettative in Libia e tutti gli attori vogliono una parte della torta. Per dimostrare il loro impegno nel contrastare il fenomeno della migrazione irregolare e attrarre i fondi dell’UE, gli attori locali hanno sostituito parzialmente l’industria del contrabbando e della tratta con l’industria della detenzione, sfruttando e abusando dei migranti.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="http://www.concorditalia.org/wp-content/uploads/2017/11/rapporto-completo-EUTF.pdf" target="_blank">- Concord Italia, Partnership o condizionalità dell’aiuto?</a>
									            </div>
        </section>
		
<p>Amnesty International ha <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/news/2018/05/libya-shameful-eu-policies-fuel-surge-in-detention-of-migrants-and-refugees/" target="_blank" rel="noopener">denunciato</a> come <strong>i migranti intercettati dalla Guardia costiera libica siano a rischio di torture e di altre violazioni dei diritti umani nei centri di detenzione nel paese</strong>. Inoltre, come afferma Concord, "nel complesso, i programmi del Trust Fund in Libia non sono conformi ai principi fondamentali degli aiuti allo sviluppo, compromettendo in tal modo l’efficacia della cooperazione e l’utilizzo dei fondi destinati allo sviluppo umano e sociale".</p>
<p>Foto: Michele Borzoni (Oxfam)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-libia-si-violano-i-diritti-umani-con-i-fondi-della-cooperazione/">In Libia si violano i diritti umani con i fondi della cooperazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I flussi migratori e i richiedenti asilo in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/flussi-migratori-richiedenti-asilo-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 09:19:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=21062</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell’ultimo anno il numero di arrivi si è ridotto, tuttavia la gestione dei flussi rimane uno dei grandi temi di questa fase politica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/flussi-migratori-richiedenti-asilo-italia/">I flussi migratori e i richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni di campagna elettorale il tema dell&#8217;immigrazione è spesso al centro del dibattito. Per questo vale la pena conoscere i dati che caratterizzano il fenomeno dei flussi migratori.</p>
<p>I primi sbarchi di massa provenienti dal nord Africa sono avvenuti nel 2011. Durante quell&#8217;anno in gran parte della regione le speranze che erano state riposte sulle primavere arabe vennero disattese, e in Libia la repressione di Gheddafi portò alla reazione della Nato e all&#8217;intervento militare occidentale. Poi il flusso migratorio proveniente dal mediterraneo si è momentaneamente ridotto per raggiungere le dimensioni attuali nel 2014, quando sono sbarcate sulle coste italiane circa 170 mila persone. Da quel momento il numero di arrivi è rimasto più o meno stabile oscillando tra i 150 e i 180 mila negli anni successivi. Bisogna tenere presente che di questi, in media il 10% sono minori non accompagnati. Lo scorso anno si è registrato un calo considerevole degli sbarchi ma non è detto che questa tendenza sia confermata nel il 2018.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/gli-sbarchi-italia-negli-ultimi-10-anni/">Gli sbarchi in Italia negli ultimi 10 anni</a></h2>
                    	                                </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			                                <div id="chart_21171_tab2" role="tab"  aria-controls="chart_21171_tabpanel2"
                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
                        <div id="chart_21171_tabpanel2" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-2"
                             aria-labelledby="chart_21171_tab2"><p>Il primo picco di arrivi è stato nel 2011, anno delle primavere arabe e dell&#8217;intervento militare in Libia. Poi nel 2014 il flusso si è attestato ai livelli attuali. Nel 2017 c&#8217;è stata una notevole riduzione degli arrivi ma bisognerà vedere nel prossimo anno se la tendenza sarà confermata.</p>
</div>
			        			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Ministero dell'Interno e Ismu                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 5 Febbraio 2018)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-21171"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-21171" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Il governo ha comunque rivendicato il calo dei flussi e in particolare la riduzione del numero di morti in mare che in effetti sono passati da 4 mila 578 nel 2016 a 2 mila 856 nel 2017. Se messi a confronto con il numero di arrivi però, i dati sui morti in mare sulla rotta per l'Italia non sono altrettanto positivi. Il tasso di mortalità infatti si è ridotto, ma in maniera non rilevante, passando dal 2,52% al 2,39%.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://data2.unhcr.org/en/situations/mediterranean/location/5205" target="_blank" rel="noopener noreferrer">I numeri degli arrivi via mare possono essere consultati sul<br><strong>portale dell'Unhcr</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Questo dato conferma la rotta centrale del mediterraneo, come la più pericolosa al mondo. Inoltre il fatto che il numero di arrivi in Italia si sia ridotto non vuol dire affatto che si siano ridotte le partenze dai paesi di origine. Infatti, dall'analisi dei flussi emerge che le persone sbarcate in Italia provengono solo in piccola parte da paesi del nord Africa.</p>
            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nazionalita-dichiarate-al-momento-dello-sbarco-2017/">Nazionalità dichiarate al momento dello sbarco (2017)</a></h2>
                    	                                </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_21193_tab2"><p>La maggior parte dei migranti che sbarcano in Italia provengono dall&#8217;Africa subsahariana. Solo una parte minoritaria invece proviene dai paesi del nord Africa.</p>
</div>
			        			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>Ministero dell'Interno                                                                <br>(ultimo aggiornamento: domenica 31 Dicembre 2017)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-21193"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			
<p>Centinaia di migliaia di persone partite da questi paesi sono invece rimaste bloccate sulle coste libiche. <span style="font-weight: 400;">Nel 2017 l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) ha <a href="https://drive.google.com/file/d/1Xhz530VzIuUhO-SxFtB7jKldMNnmc2F9/view" target="_blank" rel="noopener noreferrer">contato</a> circa 432 mila migranti presenti in Libia</span><span style="font-weight: 400;">, altri ne stimano 700 mila. In un rapporto di luglio dello stesso anno </span>Oxfam, in collaborazione con Borderline Sicilia e Medu, ha diffuso i risultati di 158 interviste fatte a persone coinvolte nel fenomeno. Dal risultato è emerso che l’84% aveva subito trattamenti disumani, violenze e tortura. Il 74% ha invece riportato di aver assistito a omicidi e torture.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2017/07/Linferno-al-di-l%C3%A0-del-mare.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi il rapporto di Oxfam <br><strong>L’inferno, al di là del mare</strong></a>.</p>
        </section>
		
<p>Anche per coloro che sono riusciti ad arrivare in Italia comunque, il viaggio non è affatto finito. Delle 77 mila e 500 domande di asilo esaminate quest'anno infatti solo il 40,2% è stata accolta. Molti cercano invece di oltrepassare i confini italiani per raggiungere altri paesi europei.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Nel 2016 solo il 40,2% delle richieste di asilo sono state accolte</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/">
                "Che cosa si intende per migranti irregolari, richiedenti asilo o rifugiati"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Il problema è che il <a href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/ALL/?uri=CELEX:32003R0343" target="_blank" rel="noopener noreferrer">regolamento di Dublino</a> prevede che i richiedenti asilo facciano domanda nel primo paese europeo in cui arrivano. Questo meccanismo paradossale è stato definito nel 2003, quando non esistevano flussi di questa portata. La commissione europea, nel settembre 2015, ha per la prima volta adottato una <a href="http://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex%3A32015D1601" target="_blank" rel="noopener noreferrer">decisione</a> volta ad alleggerire il carico sui paesi di arrivo. Da un punto di vista istituzionale il piano ha rappresentato una svolta per l'Unione. Infatti per la prima volta il consiglio ha adottato una decisione su questa materia a maggioranza, impedendo quindi che singoli veti bloccassero il piano. Nel complesso era previsto il ricollocamento di 50 mila 400 richiedenti asilo dalla Grecia e di 15 mila 600 dall'Italia. Una cifra piuttosto piccola considerati gli arrivi annuali ma che in ogni caso non si è riusciti a raggiungere (a fine gennaio erano state ricollocate meno di 12 mila persone dall'Italia).</p>
<p>Bisogna dire che alcuni paesi hanno fatto la loro parte, o anche di più. In Germania ad esempio sono stati ricollocati quasi 5 mila richiedenti asilo, quando il piano prevedeva inizialmente che ne accogliesse 4 mila. La Francia al contrario si era impegnata ad accogliere circa 3 mila rifugiati, ma i ricollocamenti sono stati solo 486. I paesi del gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) sono stati quelli che più si sono opposti a questo tipo di politiche, <a href="http://www.votewatch.eu/en/term8-proposal-for-a-council-decision-establishing-provisional-measures-in-the-area-of-international-prote.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">votando</a> tra peraltro contro (con l'eccezione della Polonia) quando il consiglio ha preso la decisione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Foto Credit:</strong> Alessandro Rota (OXFAM)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/flussi-migratori-richiedenti-asilo-italia/">I flussi migratori e i richiedenti asilo in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le missioni internazionali e il controllo delle frontiere</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-missioni-internazionali-controllo-delle-frontiere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[michele vannucchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jan 2018 13:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cooperazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.openpolis.it/?p=20872</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ormai a camere chiuse il parlamento ha approvato la prosecuzione delle operazioni in corso e ne ha autorizzate di nuove, quasi tutte in africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-missioni-internazionali-controllo-delle-frontiere/">Le missioni internazionali e il controllo delle frontiere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La partecipazione italiana alle missioni internazionali è ormai un impegno costante per il nostro paese. <strong>Per il 2018 è prevista la partecipazione a 42 missioni per un costo di 1 miliardo e 504 milioni di euro</strong>. Si tratta di un&#8217;ampia gamma di attività che varia molto sia per tipo di missione sia da un punto di vista finanziario. Rispetto al 2017 si è registrato un costo aggiuntivo del 5,4% dovuto principalmente all&#8217;avvio di nuove operazioni. Visto che nel fondo missioni, previsto dalla legge 145/2016, attualmente è stanziata una cifra non sufficiente a coprire il costo per tutto il 2018 (la copertura del fondo è di 995,7 milioni di euro), il parlamento al momento ha autorizzato le missioni solo fino a settembre.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1063681.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Deliberazione del consiglio dei ministri sulle missioni internazionali in corso<br><strong>Doc. CCL-bis  n. 1</strong></a>.</p>
        </section>
		
        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,5 miliardi </span>di euro previsti per le missioni internazionali nel 2018</p>
			        </section>
		
<p>L&#8217;autorizzazione parlamentare avvenuta il 17 gennaio, ormai a camere sciolte, ha seguito la nuova procedura prevista dalla <strong><a href="http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016-07-21;145!vig=" target="_blank" rel="noopener noreferrer">legge n. 145/2016</a></strong>. In passato le missioni internazionali erano approvate con il cosiddetto «decreto missioni», uno strumento non adatto a regolare una materia come questa. Seguendo la nuova procedura le camere hanno autorizzato le missioni con apposite risoluzioni.</p>
        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Nel 2016 la procedura con cui il parlamento autorizza le missioni internazionali è stata riformata</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-la-nuova-legge-sulle-missioni-internazionali/">
                "Che cosa prevede la nuova legge sulle missioni internazionali"</a></span>

            </div>
        </section>
		
<p>Il senato le ha votate in <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/335014.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">commissione</a>, e nel resoconto non è specificato come si sono espressi i diversi gruppi. L&#8217;unico dato che emerge dal documento è che mentre le risoluzioni presentate dal Partito democratico (Pd) sono state adottate, quella presentata dal Movimento 5 stelle (M5s) è stata respinta.</p>
<p><strong>Alla camera invece le risoluzioni sono state approvate in aula</strong> ed è quindi possibile ricostruire più dettagliatamente la dinamica del voto. La risoluzione presentata dalla maggioranza è stata approvata tramite 6 diverse votazioni (votazioni n. <a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-premessa-e-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-delle-missioni-in-corso-relative-alle-schede-nn-1-8-21-23-25-26-27/44403" target="_blank" rel="noopener noreferrer">1</a>,<a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-delle-missioni-in-corso-relative-alle-schede-nn-2-3-4-5-6-7-10-12-13-14-15-16/44404" target="_blank" rel="noopener noreferrer">2</a>,<a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-delle-missioni-in-corso-relative-alle-schede-nn-9-24-32-e-35-garofani-francesco-saver/44405">3</a>,<a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-delle-missioni-in-corso-relative-alle-schede-nn-11-37-e-38-garofani-francesco-saverio/44406" target="_blank" rel="noopener noreferrer">4</a>,<a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-delle-missioni-in-corso-relative-alle-schede-nn-33-39-e-40-unitamente-allautorizz/44407" target="_blank" rel="noopener noreferrer">5</a>,<a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00382-limitatamente-alla-parte-dispositiva-relativa-allautorizzazione-alla-prosecuzione-della-missione-in-corso-relativa-alla-scheda-n-48-garofani-francesco-saverio-pd-cicc/44408" target="_blank" rel="noopener noreferrer">6</a>). Rispetto a queste i gruppi di opposizione si sono comportati di volta in volta in maniera diversa.</p>
<p>Intanto si è notata una distinzione nella coalizione di centro destra, infatti <strong>mentre Forza italia (Fi) e Fratelli d&#8217;Italia (Fdi) si sono espressi favorevolmente in tutte le votazioni, la lega si è astenuta</strong>. Il M5s e Liberi e uguali (Leu) invece hanno votato in maniera diversa a seconda dei casi. Comunque entrambe queste formazioni si sono espresse negativamente nella prima votazione, che riguardava anche l&#8217;avvio delle due nuove principali missioni in Libia e Niger. Al contrario nel secondo voto, che riguardava la maggior parte delle missioni già in corso, si sono espressi in maniera favorevole. Le opposizioni hanno anche presentato 3 risoluzioni, una di Leu (votazione n. <a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00383-palazzotto-erasmo-ssp-lu-scotto-arturo-mdp-lu-ed-altridoc-xvi-n-5/44409" target="_blank" rel="noopener noreferrer">7</a>) e due del M5s (votazioni n. <a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/risoluzione-n-6-00384-versione-corretta-sulla-premessa-frusone-luca-m5s-ed-altridoc-xvi-n-5/44410" target="_blank" rel="noopener noreferrer">8</a> e <a href="https://parlamento17.openpolis.it/votazione/camera/ris-artini-e-a-6-386/44411" target="_blank" rel="noopener noreferrer">9</a>) che però sono state respinte.</p>
<p>La tempistica dell’approvazione non è stata casuale, infatti la nuova legge stabilisce che il governo presenti alle camere la relazione sulle missioni entro il 31 dicembre. Si trattava quindi dell’ultima possibilità per il parlamento di trattare la questione in questa legislatura. Se da un lato era necessario rifinanziare le missioni in corso, dall’altro <strong>M5s e Leu hanno sostenuto che fosse inopportuno, a camere sciolte, impegnare il futuro parlamento su nuove missioni,</strong> e hanno votato di conseguenza.</p>
<p><strong>Sono 6 le nuove missioni che partiranno nel 2018, 5 delle quali in Africa</strong>. Per la durata fin ora autorizzata, ovvero fino a settembre 2018, il costo delle nuove operazioni ammonta a circa 83 milioni di euro, di cui il 78% riguarda Libia e Niger. Proprio questi due paesi sono stati anche i beneficiari della maggior parte delle <a href="https://cooperazione.openpolis.it/minidossier/la-partita-impropria-aiuto-controllo-delle-frontiere/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">risorse del fondo Africa</a> che attualmente gli assegna circa 108 milioni di euro.</p>
        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1063680.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Deliberazione del consiglio dei ministri sulle nuove missioni internazionali da avviare nel 2018<br><strong>Doc. CCL  n. 3</strong></a>.</p>
        </section>
		
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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-nuove-missioni-internazionali/">Le nuove missioni internazionali</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-nuove-missioni-internazionali/">Il finanziamento delle nuove missioni fino a settembre 2018</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-2" option="b">DESCRIZIONE</div>
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                             aria-labelledby="chart_20900_tab2"><p>Il finanziamento delle nuove missioni internazionali fino a settembre 2018, come previsto dalla delibera del consiglio dei ministri del 28/12/2017. Sono considerate solo le nuove missioni e non quelle già in corso.</p>
</div>
			        			                                <div id="chart_20900_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_20900_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
                        <div id="chart_20900_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_20900_tab3"><p>Con la legge quadro 145/2016 è stato <a href="http://www.openpolis.it/parole/cosa-prevede-la-nuova-legge-sulle-missioni-internazionali/" target="_blank" rel="noopener">previsto</a> che con cadenza annuale o semestrale il governo deliberi sulla partecipazione italiana alle missioni internazionali. La delibera viene poi presentata al parlamento affinché approvi oppure neghi, con appositi atti di indirizzo, l&#8217;autorizzazione al finanziamento delle missioni.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong><a href="http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1063680.pdf" target="_blank" rel="noopener">Senato della repubblica</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 17 Gennaio 2018)
                                        </p>
                </div>
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						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="le-nuove-missioni-internazionali"></div>
						                        
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                </div>

                            </div>

			
<p><strong>L’attenzione italiana per Libia e Niger è strettamente legata al controllo delle rotte migratorie</strong>. Non a caso sia le missioni internazionali sia i programmi previsti nel fondo Africa convergono sugli stessi obiettivi. Per entrambi i paesi una parte importante dei finanziamenti del fondo Africa riguarda il controllo frontiere, i rimpatri e l’assistenza a rifugiati. Allo stesso tempo la missione internazionale in Libia ha tra i suoi obiettivi il controllo e il contrasto dell’immigrazione illegale, mentre quella in Niger punta tra le altre cose, a concorre all’attività di sorveglianza delle frontiere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Foto Credit:</strong> Jonathan Morgan (<a href="https://www.flickr.com/photos/jonathanmorgan/10851234435/in/photolist-hwTpWT-48n3iY-5gNLip-e5zg7q-KSDMX-7u7zP8-3iQDe9-49195x-aL7cWX-5exvLk-a2DK5X-48n2Yy-rw5VR-7353Ab-78NSA2-ejG363-7353Aj-5EYNsZ-Ba78Xh-2LQxxr-2eeHHYg-5qm77M-ppVAKv-7xLqVP-7xQeUL-5EYNoX-8sWxTY-3iQDmQ-7himyA-7dbkzz-2zYNW-c4wP8-5eBVJh-qWSvo-eeonpv-onJGa-76Qwvn-2vpZfo-5CbDF2-5CbDNe-mLrwEZ-6W1c9-toytsg-8DXbC-47DyjP-3uGje-7hf2nN-vD6Zc-MLLon-nFj4L6" target="_blank" rel="noopener noreferrer">flickr</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-missioni-internazionali-controllo-delle-frontiere/">Le missioni internazionali e il controllo delle frontiere</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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