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	<title>Grecia Archivi - Openpolis</title>
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		<title>I paesi europei in cui si lavora troppo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-in-cui-si-lavora-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jun 2023 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=251825</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli orari di lavoro eccessivi ledono la salute psicofisica, la sicurezza e il diritto al tempo libero dei lavoratori. Sono ancora molti i paesi in cui i cittadini lavorano troppo, e i divari esistono su più piani: da paese a paese, tra uomini e donne e tra categorie di lavoratori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-in-cui-si-lavora-troppo/">I paesi europei in cui si lavora troppo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>È&nbsp;importante che le persone non lavorino troppo<strong>. Gli orari di lavoro eccessivi hanno effetti negativi sulla salute psicofisica dei lavoratori</strong> e minano la loro sicurezza. Senza contare che impediscono loro di trascorrere sufficiente tempo in autonomia, per sviluppare la propria socialità, trascorrere tempo con la propria famiglia e soddisfare i propri interessi culturali e intellettuali. </p>



<p>Inoltre <strong>diversi stati europei negli ultimi anni hanno iniziato a condurre esperimenti per ridurre il numero di ore o di giornate di lavoro</strong>. In <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/europe/sweden-introduces-six-hour-work-day-a6674646.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Svezia</a> per esempio già dal 2015 è stata introdotta la giornata lavorativa di 6 ore. Mentre vari paesi tra cui Belgio, Germania e Spagna hanno adottato la settimana di 4 giorni. Nonostante si tratti di un dibattito ancora aperto, sembrerebbe che <strong>lavorare meno sia benefico non solo per i lavoratori stessi ma anche per la loro produttività</strong>, che ne risulta incrementata.</p>



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<p>Tuttavia, nonostante il fatto che l&#8217;Europa sia privilegiata rispetto al resto del mondo da questo punto di vista, <strong>sono ancora molti i cittadini dell&#8217;Unione che lavorano troppo</strong>. Si può osservare anche una grande frammentazione a livello nazionale e regionale, all&#8217;interno dei singoli paesi. Segno che esistono ancora disuguaglianze significative: non sono infatti i paesi più benestanti quelli in cui si lavora di più, ma il contrario. Inoltre sussistono anche disparità interne, tra chi lavora poco e chi tanto.</p>


<div id="nel-2022-mediamente-i-cittadini-ue-lavorano-362-ore-alla-settimana" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanto lavorano in media i cittadini europei</h3>



<p>Mediamente in Europa gli occupati (con cui si intende sia i dipendenti che gli autonomi, con dipendenti o meno, part-time e full-time) lavorano<strong> in media 36,2 ore alla settimana</strong>. Tra dipendenti e autonomi c&#8217;è una differenza: i primi ne lavorano mediamente 35,3, i secondi 41,7. Lo stesso, anzi con un divario più marcato, si può chiaramente osservare anche tra lavoratori a tempo pieno e a tempo parziale. I primi registrano un valore di 44,5 ore e i secondi di 20,3 (pesano meno perché nel complesso sono meno numerosi).</p>



<p>Sia a livello nazionale che regionale in Europa si rilevano<strong> notevoli differenze</strong> per quanto riguarda l&#8217;impegno lavorativo settimanale.</p>


<div id="sono-forti-le-differenze-da-stato-a-stato-in-grecia-si-lavorano-397-ore-nei-paesi-bassi-311" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-greche-le-regioni-in-cui-si-lavora-di-piu-ogni-settimana/">Sono greche le regioni in cui si lavora di più ogni settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sono-greche-le-regioni-in-cui-si-lavora-di-piu-ogni-settimana/">Le ore lavorative settimanali nelle regioni Ue (2022)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_258575_tab3"><p>I dati provengono dal rilevamento sulla forza lavoro (<em>Labour force survey</em>) di Eurostat e si riferiscono al numero di ore lavorative settimanali dei cittadini occupati, nelle regioni Ue.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFST_R_LFE2EHOUR__custom_6322958/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
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<p><strong>Sono tutte greche le regioni in cui si lavorano più ore ogni settimana</strong>. Cifre elevate si riscontrano anche in alcune regioni della Polonia, della Romania e della Bulgaria, ma anche in Alentejo (Portogallo), in due regioni ceche e in una slovacca. La cifra più bassa invece si registra nella<strong> regione olandese di Groningen</strong>, la quale riporta una media settimanale di 29,9 ore. Oltre 16 di differenza rispetto alle isole Ionie, in Grecia, che con 46,2 ore di lavoro a settimana detengono il record europeo.</p>



<p><strong>A livello nazionale è quindi la Grecia il paese Ue in cui si lavora di più, con una media di 39,7 ore alla settimana</strong>. Seguono Romania, Polonia e Bulgaria, tutte sopra le 39. Agli ultimi posti i <strong>Paesi Bassi</strong> con appena 31,1, seguita a una certa distanza da Danimarca e Austria, che riportano rispettivamente una media di 33,6 e 33,7. Con 36,2 ore lavorative, l&#8217;Italia è esattamente in linea con la media dell&#8217;Ue.</p>


<div id="mediamente-le-donne-lavorano-51-ore-in-meno-rispetto-agli-uomini" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>La Grecia sale poi a una media di 41,7 ore settimanali se si isolano gli occupati di genere maschile, con una differenza di quasi 5 ore rispetto alle donne (36,9). Una differenza che risulta essere in linea con la media europea. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">5,1 ore </span>la differenza di genere di impegno lavorativo settimanale, mediamente in Ue (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Le settimane lavorative più lunghe per le donne si registrano in Romania (39,2) e in Bulgaria (39). Questi sono anche i due paesi con il divario di genere più contenuto (meno di un&#8217;ora a settimana di differenza). I divari più ampi si registrano invece nei Paesi Bassi (8,2 ore settimanali), in Austria (7,7), in Germania (7,6) e in Irlanda (7,1). L&#8217;Italia, con 6,8 ore alla settimana di differenza, è al quinto posto tra i paesi membri.</p>


<div id="in-grecia-il-126-degli-occupati-lavora-troppo-piu-di-48-ore-alla-settimana" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Quanti europei lavorano troppo</h3>



<p>In <a href="https://europa.eu/youreurope/business/human-resources/working-hours-holiday-leave/working-hours/index_en.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Europa</a>, a parte in alcuni specifici settori (sanitario, protezione civile, industrie che non possono essere interrotte per ragioni tecniche e agricoltura),<strong> l&#8217;orario di lavoro settimanale non dovrebbe superare le 48 ore</strong>.</p>



<p>Tuttavia sono ancora molti i cittadini europei che superano regolarmente questo limite, un fenomeno fortemente lesivo della salute psico-fisica.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-il-126-delle-persone-lavora-piu-di-48-ore-alla-settimana/">In Grecia il 12,6% delle persone lavora più di 48 ore alla settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-il-126-delle-persone-lavora-piu-di-48-ore-alla-settimana/">La quota di intervistati che hanno dichiarato di lavorare più di 48 ore a settimana nei paesi Ue (2021)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_258294_tab3"><p>I dati si riferiscono alla quota di persone occupate che nell&#8217;ambito del rilevamento sulla forza lavoro (<em>Labour force survey</em>) di Eurostat hanno dichiarato di lavorare 49 ore o più alla settimana.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSA_QOE_3A2__custom_5984558/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=5054a79e-599a-4501-94fd-4381359f83ef" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 27 Aprile 2023)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/06/in-grecia-il-126-delle-persone-lavora-piu-di-48-ore-alla-settimana.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-258294"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-258294" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>La <strong>Grecia</strong> è il primo paese Ue per quota di occupati che dichiarano di lavorare più di 48 ore alla settimana (12,6%). Seguono la Francia (10,2%) e Cipro (9,7%). Bulgaria e Lituania riportano invece un dato inferiore all&#8217;1%.</p>


<div id="in-italia-la-situazione-e-polarizzata-mentre-in-bulgaria-e-piuttosto-omogenea" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




<div id="strillo-testo-block_6abf2f00ef9694c57f207a167d81974a" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In Italia sembra esserci una polarizzazione tra chi lavora molto e chi poco.</p>
			        </section>
		</div>



<p>L’Italia, con il 9,4%, è al quarto posto insieme al Portogallo. È&nbsp;interessante notare come in Italia ci sia in questo senso una differenza: a livello di ore medie, il dato non è particolarmente elevato e anzi del tutto in linea con la media dell&#8217;Unione, mentre risulta elevata, rispetto alla media, la quota di occupati che lavorano &#8220;troppo&#8221;. Considerato che all&#8217;interno del rilevamento sulla forza lavoro Eurostat ottiene dichiarazioni, più affidabili di altri tipi di dati per quanto riguarda il sommerso, <strong>sembra esserci nel nostro paese una certa polarizzazione</strong>. <strong>Mediamente orari &#8220;normali&#8221;, ma un gruppo consistente di persone supera il numero di ore considerate consone</strong>. Il che vuol dire che gli altri occupati hanno orari molto meno impegnativi. O che c&#8217;è un&#8217;ampia parte della popolazione che lavora part-time.</p>



<p>Al contrario in un paese come la Bulgaria, al quarto posto in Ue per ore lavorative medie (38,6), la quota di persone che superano il limite è molto basso, indice di una forte omogeneizzazione da questo punto di vista.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/4I0NZ27uKQE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Brook Cagle</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-paesi-europei-in-cui-si-lavora-troppo/">I paesi europei in cui si lavora troppo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=218664</guid>

					<description><![CDATA[<p>La quota di persone che lavorano va progressivamente aumentando, ma in Italia l'incremento risulta particolarmente lento. Le regioni del mezzogiorno, soprattutto Sicilia e Campania, registrano nel 2021 i dati più bassi del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/">L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un recente approfondimento, ci siamo occupati del <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tasso di disoccupazione</a> nelle regioni e negli stati dell&#8217;Ue. L&#8217;Italia nel 2021 si posizionava terza, sotto la Spagna e la Grecia, come paese con il tasso più elevato (9,5%, contro una media del 7%).</p>



<p>Tuttavia per descrivere la partecipazione al mondo del lavoro c&#8217;è un altro indicatore importante da considerare: <strong>il tasso di occupazione, con cui si intende la percentuale della forza lavoro che ha un impiego nel momento della rilevazione</strong>. È importante considerare questo indicatore per capire quanti lavoratori ci sono tra la popolazione attiva.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Occupato è chi svolge un lavoro. Occupati e disoccupati compongono la forza lavoro, cioè la popolazione economicamente attiva.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-si-intende-per-occupati-disoccupati-e-inattivi/">
                &#8220;Che cosa si intende per occupati, disoccupati e inattivi&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

<div id="nel-2021-in-ue-risulta-occupato-il-684-della-forza-lavoro-nei-paesi-bassi-l801" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Il tasso di occupazione nei paesi e nelle regioni dell&#8217;Ue</h3>



<p><strong>Mediamente in Ue nel 2021 risulta occupato il 68,4% della forza lavoro</strong>. Una quota che nell&#8217;arco di un decennio è cresciuta di circa 6 punti percentuali (nel 2012 si attestava al 62,6%). La situazione appare però fortemente diversificata da paese a paese, e anche a livello regionale.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/">Nei Paesi Bassi è occupato l&#8217;80% della forza lavoro</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-paesi-bassi-e-occupato-l80-della-forza-lavoro/">Il tasso di occupazione nei paesi dell&#8217;Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_218873_tab3"><p>I dati si riferiscono alla percentuale di persone che lavorano, all&#8217;interno della forza lavoro (ovvero la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, che comprende anche i disoccupati).</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfe2emprtn/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-218873"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-218873" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>I <strong>Paesi Bassi</strong> registrano la quota più elevata (80,1%). Seguono Germania (75,8%) e Danimarca e Malta (entrambe con il 75,5%). Agli ultimi posti invece Grecia (57,2%), Italia (58,2%) e Romania (61,9%).</p>


<div id="la-sicilia-e-lultima-regione-europea-per-tasso-di-occupazione-411" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>A livello regionale, la quota più elevata la riporta la regione finlandese dell&#8217;<strong>Åland</strong>, con un tasso di occupazione pari all&#8217;84,2%. Un valore più che doppio rispetto a quello della <strong>Sicilia</strong>, che detiene invece il record negativo a livello europeo. Seguono per tasso più contenuto la Campania (41,3%), il territorio oltremare francese della Guyana (41,4%) e la Calabria (42%).</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">41,1% </span>il tasso di occupazione in Sicilia nel 2021, il dato più basso d&#8217;Europa.</p>
			        </section>
		

<div id="solo-due-regioni-italiane-p-a-di-bolzano-e-emilia-romagna-superano-la-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>L&#8217;Italia si caratterizza per una marcata disomogeneità da regione a regione</strong>. Mentre infatti le regioni del mezzogiorno registrano alcuni dei dati più bassi d&#8217;Europa, lo stesso non si può dire per quelle settentrionali, che restano comunque distanti dai dati del nord Europa. </p>



<p><strong>Tra la Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano (che detiene il record italiano) c&#8217;è una differenza di quasi 30 punti percentuali</strong>. Si tratta però dell&#8217;unica regione insieme all&#8217;Emilia-Romagna (68,5%) che supera la media europea. Tutte le altre 19 si trovano al di sotto, con 9 regioni, tra cui tutte quelle del mezzogiorno, che non arrivano al 60%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cresce l&#8217;occupazione, ma non ovunque con lo stesso ritmo</h3>



<p>In tutti gli stati membri dell&#8217;Unione nell&#8217;ultimo decennio il tasso di occupazione è gradualmente aumentato. Ma con intensità diverse da paese e paese. Ad esempio a <strong>Malta</strong> la quota è cresciuta di oltre 15 punti percentuali, passando dal 59,9% nel 2012 al 75,5% nel 2021. Altri incrementi marcati si sono registrati in Ungheria (+14,5 punti percentuali) e Polonia (+12,3).</p>


<div id="in-italia-il-tasso-di-occupazione-e-cresciuto-di-21-punti-percentuali-in-un-decennio-meno-degli-altri-grandi-paesi-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Dopo l&#8217;Austria (+1 punto percentuale di differenza), l&#8217;Italia è, insieme alla Svezia, il paese Ue che ha riportato l&#8217;aumento più contenuto, pari ad appena 2,1 punti percentuali</strong>.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/">In Spagna il maggior aumento del tasso di occupazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/">Il tasso di occupazione nei grandi paesi Ue (2012-2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_218890_tab1" role="tab" aria-controls="chart_218890_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-spagna-il-maggior-aumento-del-tasso-di-occupazione/">In Spagna il maggior aumento del tasso di occupazione &#8211; Il tasso di occupazione nei grandi paesi Ue (2012-2021)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_218890_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_218890_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_218890_tab3"><p>I dati si riferiscono alla percentuale di persone che lavorano, all’interno della forza lavoro (ovvero la popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni, che comprende anche i disoccupati).</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/LFSI_EMP_A__custom_3926994/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: mercoledì 16 Novembre 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-218890"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-218890" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>In tutti i grandi paesi Ue il tasso di occupazione è lievemente aumentato tra il 2012 e il 2021, pur subendo il temporaneo impatto della pandemia (soprattutto nel caso di Germania e Spagna). </p>



<p>L’Italia riporta il dato più basso nel 2021, mentre <strong>la Spagna, che deteneva il record negativo nel 2012, ha registrato l’aumento più marcato </strong>(+7 punti percentuali nel corso del decennio). In Francia e Germania si è verificato invece un aumento pari rispettivamente a 2,8 e 3,8 punti percentuali in questo stesso lasso di tempo.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/photos/Hcfwew744z4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Christin Hume</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/litalia-e-tra-gli-ultimi-stati-ue-per-tasso-di-occupazione/">L’Italia è tra gli ultimi stati Ue per tasso di occupazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Nov 2022 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=213114</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha colpito duramente il mercato del lavoro causando, oltre una perdita salariale e di ore lavorative, un aumento della disoccupazione. Dopo l'emergenza sanitaria la situazione è migliorata, ma le regioni meridionali dell'Ue affrontano ancora situazioni difficili.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/">La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tasso di disoccupazione è uno strumento molto importante per descrivere il mercato del lavoro e per misurare lo stato di salute di un&#8217;economia nel suo complesso.</p>



<p>In Italia come nel resto dell&#8217;Unione europea, la <strong>pandemia</strong> ha colpito duramente i lavoratori causando, oltre a un forte calo delle ore lavorative e a una significativa <a href="https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">perdita di massa salariale</a>, anche un aumento della disoccupazione. </p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/quanto-e-aumentata-la-disoccupazione-nelle-regioni-deuropa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vai all&#8217;approfondimento
<br><strong>Quanto è aumentata la disoccupazione nelle regioni d&#8217;Europa</strong></a>.</p>
        </section>
		





<p>Ma qual è la <strong>situazione nel 2022</strong>, quando lo stato di emergenza è finito e molti ambiti della vita quotidiana sono tornati alla situazione precedente lo scoppio della pandemia?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue</h2>



<p>Con tasso di disoccupazione si intende la <strong>quota di persone all&#8217;interno della forza lavoro che sono alla ricerca di un impiego</strong>. Ovvero tutti coloro che non lavorano al momento della rilevazione ma che non si trovano in una situazione di inattività, essendo alla ricerca di un impiego.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Il tasso di disoccupazione è il rapporto percentuale tra la popolazione di più di 15 anni che è alla ricerca di un lavoro e la forza lavoro totale.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/cose-il-tasso-di-disoccupazione/">
                &#8220;Cos&#8217;è il tasso di disoccupazione&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		

        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">6% </span>il tasso di disoccupazione in Ue all&#8217;ultimo aggiornamento Eurostat (agosto 2022).</p>
			        </section>
		

<div id="rispetto-al-2020-nel-2022-e-diminuito-del-21-il-numero-dei-disoccupati" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Ovvero <strong>poco meno di 13 milioni di persone</strong>, sui circa <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20220711-1#:~:text=Over%20a%20longer%20period%2C%20the,increase%20of%2092.3%20million%20people." target="_blank" rel="noreferrer noopener">446,8 milioni</a> che risultano risiedere nell&#8217;Unione nel 2022. Parliamo di una <strong>variazione del 21% rispetto allo stesso mese del 2020</strong>, quando il numero di disoccupati superava ampiamente i 16 milioni.</p>



<p>I paesi che registrano i valori inferiori sono tutti appartenenti all&#8217;area meridionale/mediterranea dell&#8217;Europa. Il tasso più elevato è registrato dalla <strong>Spagna</strong> (14,8%), seguita dalla <strong>Grecia</strong> (14,7%) e dall&#8217;<strong>Italia</strong> (9,5%). Al quarto posto per quota di disoccupati, prima della Francia, si posiziona la Svezia con l&#8217;8,8%. Il record positivo lo detiene invece la <strong>Repubblica ceca</strong>, con appena il 2,8%.</p>



<p>Tuttavia<strong> le differenze sussistono non solo a livello nazionale, ma anche regionale</strong>.</p>


<div id="le-regioni-meridionali-di-grecia-spagna-e-italia-registrano-i-tassi-di-disoccupazione-piu-elevati-deuropa" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Spagna e Grecia sono i primi paesi Ue per tasso di disoccupazione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue (2021)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
                    <div id="chart_213131_tab1" role="tab" aria-controls="chart_213131_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/">Spagna e Grecia sono i primi paesi Ue per tasso di disoccupazione &#8211; Il tasso di disoccupazione nelle regioni Ue (2021)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_213131_tab3"><p>Con tasso di disoccupazione si intende la quota di persone nella forza lavoro (di età compresa tra i 15 e i 74 anni) che non lavorano ma sono alla ricerca di un impiego. Per il 2021 non sono disponibili i dati della regione di Trier, in Germania, e di Lubuskie, in Polonia.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfu3rt/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 27 Settembre 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/11/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-213131"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-213131" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/spagna-e-grecia-sono-i-primi-paesi-ue-per-tasso-di-disoccupazione/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Nel 2021, sono in particolare le regioni meridionali della Spagna, della Grecia e dell&#8217;Italia a registrare le cifre più alte</strong>. Prima tra tutte l&#8217;enclave di <strong>Ceuta</strong>, che raggiunge il 26,6%. Seguono le Canarie, l&#8217;Andalusia e la regione del Sud, tutte in Spagna. </p>



<p>Mentre <strong>la Bassa Baviera, in Germania, è l&#8217;unica con un tasso di disoccupazione inferiore al 2%</strong>. Seguono altre aree dell&#8217;Europa centrale e orientale, in particolare le regioni delle capitali Varsavia (2,1%) e Praga (2,3%).</p>


<div id="in-italia-il-dato-piu-alto-e-quello-campano-193-e-il-piu-basso-e-quello-trentino-48" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, è la <strong>Campania</strong> a registrare il tasso più elevato (19,3%), seguita da Sicilia (18,7%) e Calabria (18%). Al contrario al nord si riscontrano le cifre più contenute, in particolare in <strong>Trentino-Alto Adige</strong> (4,8%, con una differenza di quasi 15 punti percentuali rispetto alla Campania).</p>


<div id="rispetto-al-2019-nel-2022-il-tasso-di-disoccupazione-italiano-e-calato-di-16-punti-percentuali-piu-della-media-ue" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue/">Il calo della disoccupazione in Italia e in Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-calo-della-disoccupazione-in-italia-e-in-ue/">Il tasso di disoccupazione mensile in Italia e in Ue, tra 2019 e 2022</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_213165_tab3"><p>Con tasso di disoccupazione si intende la quota di persone nella forza lavoro (di età compresa tra i 15 e i 74 anni) che non lavorano ma sono alla ricerca di un impiego. I dati sono destagionalizzati, ovvero sono eliminate le fluttuazioni connesse a fattori meteorologici, consuetudinari o legislativi all’interno della serie storica. Questo con lo scopo di individuare la tendenza di fondo. Non sono invece corretti per gli effetti di calendario, ovvero non è stato cambiato il numero di giorni lavorati in particolari periodi dell&#8217;anno come nel caso delle vacanze pasquali o dell&#8217;anno bisestile.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/UNE_RT_M__custom_3646290/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: giovedì 20 Ottobre 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-213165"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-213165" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<p><strong>In Italia il tasso di disoccupazione è stato costantemente al di sopra della media Ue, ma il calo è stato più marcato e conseguentemente lo scarto è andato gradualmente diminuendo</strong>. Se a gennaio e febbraio del 2019 la differenza era superiore ai 3 punti percentuali, ad agosto 2022 è pari a 1,8.</p>



<p><strong>Lo stesso si può osservare rispetto agli altri grandi paesi Ue</strong>: in Germania, il calo in questo stesso lasso di tempo è stato di 0,1 punti percentuali (passando dal 3,1% al 3%), mentre in Francia è stato di 1,5 punti (da 8,8% a 7,3%) e in Spagna di 1,9 (da 14,3% a 12,4%). </p>



<p>Ma in assoluto il paese che ha visto il calo maggiore da prima a dopo la pandemia è stata la <strong>Grecia</strong>, dove a gennaio del 2019 il tasso di disoccupazione si attestava al 19,4% (con una <strong>differenza di 7 punti percentuali</strong>).</p>



<p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-concentrata-scrivendo-negli-appunti-durante-l-assunzione-del-candidato-5668869/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sora Shimazaki</a> &#8211; <a href="https://www.pexels.com/it-IT/license/">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-disoccupazione-in-ue-dopo-lemergenza-sanitaria/">La disoccupazione in Ue dopo l’emergenza sanitaria</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=210523</guid>

					<description><![CDATA[<p>Garantire sostegno ai cittadini nei momenti di maggiore vulnerabilità sociale dall'infanzia fino alla vecchiaia è un pilastro fondante dell'Ue. Non c'è però ancora omogeneità nell'uso di risorse che gli stati membri fanno a questo scopo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/">Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza delle misure di protezione sociale</h2>



<p>La &#8220;protezione sociale&#8221; consiste in un <strong>insieme di politiche e programmi pensati per ridurre e prevenire la povertà e la vulnerabilità sociali</strong> delle persone durante il corso di tutta la loro vita, dall&#8217;infanzia fino alla vecchiaia.</p>



<p>Parliamo, in concreto, di schemi di <a href="https://www.openpolis.it/la-poverta-e-il-reddito-minimo-garantito/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">reddito minimo garantito</a>, indennità per malattia e infortunio, sussidi per la vecchiaia, per la maternità e per l&#8217;invalidità, ma anche di fondi dedicati al sostegno all&#8217;infanzia e aiuti alle persone con <a href="https://www.openpolis.it/sono-ancora-troppe-le-persone-disabili-a-rischio-di-poverta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disabilità</a>. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Tali benefici sono importanti non solo per i singoli lavoratori e le loro famiglie, ma per tutta la società. Fornendo assistenza sanitaria, sicurezza del reddito e servizi sociali, aumenta la produttività e si contribuisce alla dignità e alla piena realizzazione dell’individuo.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_631353/lang--it/index.htm" target="_blank">&#8211; organizzazione internazionale del lavoro (Oil)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Come afferma l&#8217;<a href="https://www.ilo.org/rome/approfondimenti/WCMS_631353/lang--it/index.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Oil</a>, l&#8217;accesso alla protezione sociale<strong> è un diritto fondamentale dell&#8217;essere umano e del cittadino</strong>. Ma tali politiche sono <strong>utili anche per la società nel suo complesso</strong>, per garantire coesione e anche resilienza in tempi di crisi.</p>


<div id="la-protezione-sociale-e-un-diritto-fondamentale-e-lue-la-riconosce-come-uno-dei-suoi-pilastri-ma-i-paesi-membri-differiscono-ampiamente-per-le-risorse-che-le-dedicano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h2 class="wp-block-heading">Le risorse per l&#8217;assistenza sociale negli stati dell&#8217;Ue</h2>



<p>Nonostante i suoi evidenti vantaggi, ad oggi la protezione sociale è una realtà limitata a pochi paesi del mondo &#8211; stima l&#8217;Oil che <strong>oltre della metà della popolazione globale non è raggiunta da alcuna misura di contrasto alla povertà e alle vulnerabilità sociali </strong>&#8211; e anche in Europa non risulta essere capillare né omogenea da paese a paese. </p>



<p>Eppure è considerata uno dei pilastri fondamentali alla base dell&#8217;Unione, come riportato nella <a href="https://ec.europa.eu/info/strategy/priorities-2019-2024/economy-works-people/jobs-growth-and-investment/european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">carta europea dei diritti sociali</a>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">8.777 € </span>pro capite, la spesa media per le misure di protezione sociale in Ue, secondo Eurostat (2019).</p>
			        </section>
		

            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata/">Il Lussemburgo registra la spesa per protezione sociale più elevata</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata/">La spesa per la protezione sociale nei paesi Ue (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_211986_tab3"><p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché quelli del 2020 non sono disponibili per 15 stati membri. Il quadro di riferimento è Esspros (European system of integrated social protection statistics), che considera come “protezione sociale” le misure orientate ai nuclei familiari e ai singoli individui sulla base di uno specifico set di rischi e bisogni sociali. I principali sono: disabilità, malattia/assistenza sanitaria, vecchiaia, superstiti, famiglia/figli, disoccupazione, alloggio ed esclusione sociale. Sono inclusi gli schemi di assistenza garantiti ai non residenti, mentre sono esclusi quelli esteri garantiti ai residenti, in quanto il dato riguarda la spesa nazionale</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_sum/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/10/il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-lussemburgo-registra-la-spesa-per-protezione-sociale-piu-elevata"></div>
						                        
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Il primo paese per spesa in rapporto alla popolazione è il <strong>Lussemburgo</strong>, con quasi 22mila euro pro capite. Mentre le cifre più basse, al di sotto dei 2mila, si registrano in <strong>Romania</strong> e <strong>Bulgaria</strong>. </p>



<p>Nel complesso, le spese pro capite più elevate sono riportate dai paesi dell&#8217;Europa settentrionale, con una tradizione di stato sociale e spesso con maggiori disponibilità economiche. Mentre quelle più basse sono associate agli stati dell&#8217;area orientale del continente. Cifre intermedie si registrano invece nei paesi mediterranei: tra i circa 12mila euro pro capite della Francia e i 4mila di Malta.</p>


<div id="in-tutti-gli-stati-membri-tranne-la-grecia-la-spesa-per-lassistenza-sociale-e-aumentata-dal-2011-in-alcuni-paesi-pero-laumento-e-contenuto-come-in-italia-13" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h2 class="wp-block-heading">Le spese per l&#8217;assistenza sociale aumentano, ma non sempre in modo significativo</h2>



<p>Nel complesso in Europa la spesa per l&#8217;assistenza sociale è andata gradualmente aumentando. Se nel 2008 ammontava a 6.564 euro pro capite, dal 2010 superava i 7mila, e dal 2016 in poi si è attestata al di sopra degli 8mila. </p>



<p>Si tratta di un miglioramento che ha caratterizzato quasi la totalità degli stati membri, ma con diverse intensità. Guardiamo ad esempio i dati relativi agli stati più grandi. </p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-il-maggior-aumento-nella-spesa-per-protezione-sociale/">In Germania il maggior aumento nella spesa per protezione sociale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-germania-il-maggior-aumento-nella-spesa-per-protezione-sociale/">La spesa nazionale per la protezione sociale nei più grandi paesi dell&#8217;Ue (2012-2019)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_211880_tab3"><p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché non sono disponibili quelli aggiornati al 2020 per Francia e Spagna. Il quadro di riferimento è Esspros (European system of integrated social protection statistics), che considera come &#8220;protezione sociale&#8221; le misure orientate ai nuclei familiari e ai singoli individui sulla base di uno specifico set di rischi e bisogni sociali. I principali sono: disabilità, malattia/assistenza sanitaria, vecchiaia, superstiti, famiglia/figli, disoccupazione, alloggio ed esclusione sociale. Sono inclusi gli schemi di assistenza garantiti ai non residenti, mentre sono esclusi quelli esteri garantiti ai residenti, in quanto il dato riguarda la spesa nazionale.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_sum/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-211880"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-211880" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>In tutti i più grandi paesi dell’Ue (Germania, Francia, Italia e Spagna) la spesa nazionale per gli schemi di protezione sociale è andata progressivamente aumentando nel corso del decennio. In particolare in <strong>Germania</strong>, dove è passata da poco meno di 10mila euro pro capite a oltre 12mila (+2.940 euro). Negli altri l’aumento è stato decisamente più contenuto, in particolare in <strong>Spagna</strong> (+559 euro pro capite).</p>



<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, la cifra è passata da 7.797 euro pro capite nel 2011 a 8.787 nel 2019 (9.591 nel 2020, ma questo dato non è disponibile per tutti i paesi Ue). Dal 2011 al 2019 è quindi aumentata di circa 991 euro pro capite. In termini assoluti, si è passati da 463 a 525 miliardi di euro.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">+13% </span>la spesa per la protezione sociale in Italia, tra 2011 e 2019.</p>
			        </section>
		


<p>Un aumento quindi che risulta più contenuto rispetto a quello registrato mediamente nell&#8217;Unione, pari al 23%.</p>


<div id="strillo-testo-block_fdf7a175d9fb17ea8350fe391d6e8cb4" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La Grecia è l&#8217;unico paese Ue in cui la spesa è diminuita.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per quanto riguarda poi gli altri paesi dell&#8217;Ue, a registrare l&#8217;aumento più marcato è stata l&#8217;<strong>Estonia </strong>(+76%), seguita da Polonia (+60%) e Malta (+58%). Mentre l&#8217;unico stato membro in cui la spesa per protezione sociale si è ridotta è stata la <strong>Grecia</strong> (-19%), dove è passata da circa 57 a meno di 46 miliardi di euro, tra il 2011 e il 2019. Aumenti piuttosto contenuti hanno avuto luogo anche a Cipro (+5%), in Spagna e in Ungheria (in entrambe +11%). <strong>L&#8217;Italia è al quinto posto come stato con il miglioramento più contenuto</strong>.</p>


<div id="a-spendere-di-piu-in-rapporto-al-pil-e-la-francia-mentre-litalia-e-al-sesto-posto-283" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/">La Francia è il paese Ue che in proporzione spende di più in protezione sociale</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-francia-e-il-paese-ue-che-in-proporzione-spende-di-piu-in-protezione-sociale/">La spesa per protezione sociale in rapporto al Pil, negli stati Ue (2019)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                             aria-labelledby="chart_211909_tab3"><p>I dati si riferiscono alla spesa, in euro pro capite, e si fermano al 2019 perché quelli del 2020 non risultano disponibili per 15 stati dell&#8217;Unione. Il dato rappresenta un aggregato e corrisponde quindi alla media tra le seguenti funzioni: assistenza sanitaria, disabilità, vecchiaia e assistenza ai superstiti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/spr_exp_gdp/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(pubblicati: venerdì 14 Ottobre 2022)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-211909"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Se rapportiamo la spesa per assistenza sociale al Pil, la Francia è il paese Ue che, nel 2019, registra la percentuale più elevata: 31,2%</strong>. Seguono alcuni stati dell’Europa settentrionale, in primis Danimarca (30,2%) e Finlandia (29,6%). Gli unici a registrare invece una cifra inferiore al 15% sono <strong>Malta</strong> e <strong>Irlanda</strong> (rispettivamente 14,5% e 13,3%). </p>


<div id="strillo-testo-block_c6d9a5670830283320d8a7a3741230e9" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>L&#8217;Italia è sesta per spesa/Pil, ma secondo i dati provvisori Eurostat sarebbe terza nel 2020.</p>
			        </section>
		</div>



<p>L’Italia, con il 28,3%, è al sesto posto. Stando ai dati provvisori di <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/social-protection/data/early-estimates" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> relativi al 2020, la quota italiana sarebbe salita al 33,4%, posizionandosi quindi appena dopo la Francia (35,7%) e l&#8217;Austria (33,8%), al terzo posto, per spesa in rapporto al Pil.</p>



<p>La <strong>Germania</strong> in particolare si distingue per l&#8217;elevata quota di spesa destinata all&#8217;assistenza sanitaria (10,1% del Pil), come anche i Paesi Bassi (9,4%) e la Francia (9%). Mentre sono i paesi scandinavi a dedicare la quota più elevata alle misure per la disabilità, in primis la Danimarca con il 4,8%. </p>


<div id="in-italia-la-principale-voce-di-spesa-e-lassistenza-agli-anziani-che-ammonta-quasi-alla-meta-del-totale-circa-256-miliardi-di-euro-nel-2020-secondo-i-dati-provvisori-eurostat" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>L&#8217;Italia registra invece un doppio record</strong>, insieme alla Grecia, per le spese di <strong>assistenza agli anziani </strong>(rispettivamente il 13,9% e il 13,5%) e per quelle di aiuto ai <strong>superstiti</strong> (2,6% e 2,4%).</p>



<p>Come riporta <a href="https://www.istat.it/it/files//2020/04/Protezione_sociale.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>, quasi la metà di tutte le prestazioni erogate in Italia appartengono alla categoria dell&#8217;assistenza agli anziani. Più del doppio rispetto a quelle in ambito sanitario.  Secondo i dati provvisori forniti da <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/web/social-protection/data/early-estimates" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Eurostat</a> <strong>l&#8217;Italia avrebbe speso nel 2020 più di 256 miliardi di euro per le misure protezione sociale dedicate agli anzian</strong>i e circa 124 miliardi per le prestazioni di assistenza sanitaria. Appena lo 0,1% della spesa totale sarebbe invece andato all&#8217;ambito degli alloggi.</p>



<p></p>



<p>Foto:<a href="https://unsplash.com/photos/hQFrxZydZQk" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Nabeel Syed</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-spendono-i-paesi-comunitari-per-la-protezione-sociale/">Quanto spendono i paesi comunitari per la protezione sociale</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</title>
		<link>https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=189051</guid>

					<description><![CDATA[<p>Analizzando i dati raccolti nell'ultimo sondaggio Eurobarometro, abbiamo fatto un punto sulla percezione dell'Ue a 72 anni dalla dichiarazione Schuman. Per capire se i cittadini si sentono parte dell'Unione e hanno fiducia nelle sue istituzioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/">Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio ricorrerà l&#8217;anniversario della <a href="https://european-union.europa.eu/principles-countries-history/history-eu/1945-59/schuman-declaration-may-1950_it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">dichiarazione Schuman</a> del 1950, considerata l&#8217;<strong>atto di nascita dell&#8217;Unione europea</strong>. In quella data, il ministro degli esteri francese proponeva la creazione di una <strong>comunità europea del carbone e dell&#8217;acciaio</strong> comune agli stati membri &#8211; che allora erano Francia, Italia, Germania occidentale, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo.</p>
<p>A distanza di <strong>72 anni</strong> l&#8217;Unione ha visto una notevole espansione a livello geografico ed è oggi composta da 27 stati membri. Le istituzioni si sono nel frattempo moltiplicate ed è sempre più forte la volontà di formare un&#8217;identità comune. Ma cosa pensano, nel 2022, i cittadini degli stati membri dell&#8217;Unione europea?</p>
<h3>La percezione del funzionamento dell&#8217;Ue</h3>
<p>Dai dati raccolti nell&#8217;inverno 2022 nel <strong>sondaggio Eurobarometro</strong>, che monitora l&#8217;opinione pubblica all&#8217;interno dell&#8217;Ue, emerge innanzitutto che <strong>molti cittadini dell&#8217;Unione non sono realmente consapevoli del funzionamento delle varie istituzioni</strong>. Appena il 13% dei partecipanti ha infatti dichiarato di avere a riguardo una conoscenza solida, il 45% moderata.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">39% </span>dei circa 27mila partecipanti al sondaggio Eurobarometro sostiene di non sapere come funzioni l&#8217;Ue (2022).</p>
			        </section>
		</p>
<p>C&#8217;è da questo punto di vista una certa eterogeneità. Ad esempio in <strong>Lussemburgo</strong> la quota di persone che dichiara di avere una conoscenza ottima o buona del funzionamento dell&#8217;Ue si attesta al 76%. Seguono sotto questo aspetto la Polonia e la Svezia (entrambe con il 74%) e l&#8217;Irlanda (70%). Mentre le quote più basse si registrano in <strong>Bulgaria</strong> (49%), Spagna (54%) e Malta (56%).</p>
<p>Per quanto riguarda invece la<strong> fiducia riposta nelle istituzioni</strong>, questa è espressa da meno della metà dei partecipanti (47%). Anche in questo caso con differenze significative tra i vari stati. Si va da una fiducia molto elevata in <strong>Portogallo</strong> (69%) a una molto bassa in <strong>Francia</strong> (32%).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-meta-dei-cittadini-ue-ha-fiducia-nel-parlamento-europeo/">La metà dei cittadini Ue ha fiducia nel parlamento europeo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/la-meta-dei-cittadini-ue-ha-fiducia-nel-parlamento-europeo/">La quota di cittadini Ue che hanno o non hanno fiducia (o non sanno) nelle varie istituzioni europee (2022)</a></h3>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_190575_tab3"><p>Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/la-meta-dei-cittadini-ue-ha-fiducia-nel-parlamento-europeo.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-190575"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                            </div>

			</p>
<p>Tra le singole istituzioni, la fiducia maggiore è riposta nel <strong>parlamento europeo</strong> (50%), mentre nella <strong>banca centrale europea</strong> il 43% dei partecipanti dichiara di non riporre fiducia (si tratta della quota più elevata). È comunque importante sottolineare che il parlamento è l'unica istituzione dell'Ue a essere eletta direttamente dai cittadini dei paesi membri.</p>
<p>In tutti questi casi si può osservare una<strong> forte sfiducia da parte dei partecipanti di nazionalità greca</strong>. Il 54% infatti sostiene di non fidarsi del parlamento europeo (contro una media del 39%). Una quota che sale al 55% nel caso del consiglio europeo e al 62% per la commissione Ue. Per quanto riguarda la banca centrale, tale sfiducia emerge nelle risposte di oltre 2 intervistati su 3.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">70% </span>dei partecipanti greci non ha fiducia nella banca centrale europea (contro una media del 43%).</p>
			        </section>
		</p>
<p>È importante evidenziare che i greci sono stati vittima di durissime misure di austerity in seguito alla crisi del debito del 2009 e che questo probabilmente ha contribuito a generare una forte sfiducia nei confronti delle istituzioni europee, soprattutto quelle finanziarie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Il futuro dell'Ue</h3>
<p>In generale, analizzando i risultati del sondaggio, sembrerebbe esserci un <strong>relativo ottimismo rispetto al futuro prossimo dell'Unione</strong>. Il 62% dei partecipanti si dichiara molto o moderatamente ottimista, mentre il 35% è pessimista. Il pessimismo maggiore si rileva in <strong>Grecia</strong> (53%) e in Francia (46%). Mentre risulta particolarmente contenuto in Irlanda (10%) e Portogallo (20%).</p>
<p>Per quanto riguarda invece le <strong>principali priorità percepite dai partecipanti</strong>, al primo posto troviamo la <strong>questione climatica</strong>, considerata una sfida centrale dal 26% dei partecipanti.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/">Clima e inflazione le priorità principali per i cittadini Ue</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/clima-e-inflazione-le-priorita-principali-per-i-cittadini-ue/">Le priorità Ue indicate dai partecipanti al sondaggio Eurobarometro (2022)</a></h3>
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                             aria-labelledby="chart_190692_tab3"><p>Ogni partecipante poteva scegliere due risposte, per cui il totale è superiore al 100% (sono stati escluse le risposte alternative e i &#8220;non lo so&#8221;). Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-190692"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-190692" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Segue da questo punto di vista <strong>l'aumento dei prezzi e del costo della vita e l'inflazione</strong> (24%). Al terzo posto invece troviamo invece <strong>l'immigrazione</strong> (22%). Rispetto a quest'ultimo tema, la situazione è molto diversificata. Si va dal 61% nel caso dei partecipanti ciprioti all'11% nel caso dei rumeni.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Le questioni economiche sono maggiormente sentite al sud e a est del continente.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>In generale <strong>nei paesi dell'Europa orientale e meridionale sembrano essere più sentiti i problemi economici come la disoccupazione</strong> (che tocca il 21% tra i partecipanti italiani e il 17% tra gli spagnoli) <strong>e l'inflazione</strong> (considerata preoccupante dal 35% dei cechi e dal 33% dei croati). Mentre nei paesi del nord Europa risalta soprattutto la preoccupazione per il cambiamento climatico (indicata da più del 50% dei partecipanti danesi, olandesi e svedesi). Dei risultati che si dimostrano in linea con le condizioni economiche dei paesi in questione.</p>
<h3>Quanto si sentono europei i cittadini degli stati membri?</h3>
<p><strong>Il 58% dei partecipanti dichiara di sentire un legame con l'Ue</strong> (mentre il 40% si esprime negativamente). Anche in questo caso, sono i partecipanti greci a mostrare il maggiore scetticismo (il 60% esprime un parere negativo).</p>
<p>Il 71% dichiara di sentirsi cittadino europeo. Un dato quest'ultimo che scende al 52% in <strong>Bulgaria</strong> e invece supera l'80% in Portogallo, Malta, Germania, Estonia, Irlanda, Spagna, Lussemburgo e Ungheria.</p>
<p><strong>Perlopiù la percezione è che l'Ue tuteli gli interessi degli stati membri</strong> - anche se si tratta di un dato molto variabile, che supera il 70% in Portogallo, Irlanda e Lussemburgo e si attesta invece intorno al 30% nel caso di Cipro e Grecia. Non sono pochi però anche i cittadini che ritengono che la propria nazione avrebbe un futuro migliore fuori dall'Unione.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/">I rumeni primi in Ue per percezione di un futuro migliore fuori dall&#8217;Unione</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/">La quota di partecipanti al sondaggio Eurobarometro che pensano che il loro paese avrebbe un futuro migliore fuori dall'Ue (2022)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1018" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1018" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione/">I rumeni primi in Ue per percezione di un futuro migliore fuori dall&#8217;Unione - La quota di partecipanti al sondaggio Eurobarometro che pensano che il loro paese avrebbe un futuro migliore fuori dall'Ue (2022)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_190699_tab3"><p>Il sondaggio Eurobarometro è stato coordinato dalla commissione europea e svolto nel periodo tra il 18 gennaio e il 7 febbraio del 2022. In totale hanno partecipato al sondaggio 26.696 persone provenienti dai 27 paesi dell&#8217;Ue.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2553" target="_blank" rel="noopener">Eurobarometro</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 29 Aprile 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/05/i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="i-rumeni-primi-in-ue-per-percezione-di-un-futuro-migliore-fuori-dallunione"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-190699"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-190699" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Sono soprattutto alcuni stati dell'Europa settentrionale - in particolare Danimarca, Estonia e Paesi Bassi - a registrare le quote più elevate di persone che ritengono che il loro paese non avrebbe possibilità migliori fuori dall'Ue (considerando cumulativamente quelli che si dichiarano completamente e moderatamente d'accordo).</p>
<p>Mentre in alcuni paesi dell'Europa orientale e centrale risulta particolarmente elevata la percentuale di partecipanti che si esprimono, su questo, in modo negativo. In particolare la <strong>Romania</strong>, dove il 41% considera migliore un futuro fuori dall'Ue. Ma anche la Slovenia, dove la cifra si attesta al 39%, e la Polonia (37%).</p>
<h3>Gli italiani e la percezione dell'Ue</h3>
<p>Come si posiziona il nostro paese rispetto alle questioni analizzate nel sondaggio e rispetto agli altri stati membri?</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I partecipanti italiani considerano la salute una sfida fondamentale per il futuro dell'Ue.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Generalmente i partecipanti italiani (un totale di 1.020 persone) hanno espresso <strong>maggiori preoccupazioni per le condizioni economiche proprie, del proprio paese e dell'Unione europea nel suo complesso</strong>, rispetto alla media dei vari paesi. Emerge chiaramente una preoccupazione rispetto al problema della disoccupazione (21% tra gli italiani rispetto a una media dell'8%) e dell'economia in generale (30% contro il 21%). Ma spicca anche la <strong>salute</strong>, considerata una sfida dal 33% dei partecipanti di nazionalità italiana, contro il 21% della media europea.</p>
<p>In linea di massima <strong>la fiducia nelle istituzioni europee sembrerebbe leggermente superiore rispetto alla media</strong> (tranne nel caso della banca centrale, per cui risulta uguale), mentre si dimostra inferiore (44% rispetto al 58% di media) la conoscenza del funzionamento dell'Ue.</p>
<p><strong>È invece lievemente al di sotto della media l'attaccamento all'Ue</strong> (52% contro il 58%) e in generale al concetto di Europa (55% contro il 67%). Come anche il sentirsi cittadini Ue (60% contro il 71%).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@antoine_schibler" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Antoine Schibler</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/cosa-pensano-i-cittadini-dellunione-europea/">Cosa pensano i cittadini dell&#8217;Unione europea</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quante ore lavorano i cittadini europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quante-ore-lavorano-i-cittadini-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Feb 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=179856</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per garantire il benessere psico-fisico dei lavoratori, è necessario porre un limite al numero di ore lavorative settimanali. Sotto questo aspetto l'Ue è caratterizzata da ampi divari tra gli stati membri, e sono ancora molti i cittadini che lavorano più di 48 ore alla settimana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quante-ore-lavorano-i-cittadini-europei/">Quante ore lavorano i cittadini europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono <strong>numerosi indicatori per misurare le condizioni lavorative</strong>. In approfondimenti precedenti abbiamo parlato, tra gli altri, del <a href="https://www.openpolis.it/quanto-guadagnano-in-media-i-cittadini-europei/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">reddito medio</a>, delle misure per garantire un <a href="https://www.openpolis.it/il-salario-minimo-nei-paesi-europei/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">salario minimo</a>, della <a href="https://www.openpolis.it/gli-infortuni-sul-lavoro-ai-tempi-della-pandemia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sicurezza sul posto di lavoro</a> e delle <a href="https://www.openpolis.it/le-prospettive-pensionistiche-dei-giovani-europei/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prospettive pensionistiche</a>.</p>
<p>Un altro indicatore importante è quello del <strong>numero di ore trascorse ogni settimana a lavorare</strong>. La regolamentazione in questo senso è considerata <strong>fondamentale per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori</strong> e imporre dei limiti al tempo trascorso sul posto di lavoro è stata una delle principali conquiste dei movimenti operai nel corso del novecento.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Excessive hours of work and inadequate periods of rest and recuperation, which can damage workers&#8217; health and increase the risk of work accidents.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.ilo.org/empent/areas/business-helpdesk/WCMS_DOC_ENT_HLP_TIM_EN/lang--en/index.htm" target="_blank">- Business and working hours - Ilo</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Un numero eccessivo di ore di lavoro può infatti avere effetti deleteri sul benessere dei lavoratori.</p>
<p>Ad oggi però <strong>in Europa è ancora scarsa l&#8217;armonizzazione in questo senso</strong>, e in molti stati si lavora ben oltre i limiti stabiliti. All&#8217;interno dei singoli paesi inoltre cambia la situazione da regione a regione, come anche il <strong>divario tra chi lavora poco e chi supera regolarmente il limite di 48 ore settimanali</strong> previsto dalla prima convenzione dell&#8217;organizzazione internazionale del lavoro (Oil), risalente al 1919.</p>
<h3>Quanto lavorano i cittadini Ue ogni settimana</h3>
<p>Nonostante le politiche comunitarie promuovano per tutti gli stati membri condizioni lavorative eque e dignitose, anche in termini di ore di lavoro settimanali, sussistono ancora <strong>ampie disparità tra i paesi Ue in questo ambito</strong>. Con notevoli divari soprattutto tra i paesi dell&#8217;Europa settentrionale e quelli dell&#8217;area sud-orientale del continente.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana/">In Europa settentrionale si lavora meno ore alla settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana/">Il numero di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1018" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1018" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana-2.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana/">In Europa settentrionale si lavora meno ore alla settimana - Il numero di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020)</a></div>
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                             aria-labelledby="chart_180728_tab3"><p>I dati sono riferiti ai lavoratori di età tra i 15 e i 64 anni e indicano la media di ore di lavoro settimanali trascorse nell&#8217;impiego principale, in tutti i settori economici.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Eurostat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/in-europa-settentrionale-si-lavora-meno-ore-alla-settimana-2.png" target="_blank" download></a>
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                            <p><label for="embed-chart-180728"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p><strong>Sono 4 i paesi membri in cui mediamente si lavora più di 40 ore alla settimana</strong>: prima tra tutte la <strong>Grecia</strong>, con una media di 41,7 ore, seguita da Bulgaria (40,4), Polonia (40,3) e Repubblica Ceca (40,2). Mentre le cifre più basse sono registrate dai paesi dell'Europa settentrionale. Soprattutto dai <strong>Paesi Bassi</strong>, dove la media settimanale nel 2020 era di 30,6 ore.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">11,1 </span>le ore di lavoro in più alla settimana, sostenute mediamente da un cittadino greco rispetto a un olandese (2020).</p>
			        </section>
		</p>
<p>In Italia, il dato si attesta sulle 37 ore, leggermente al di sotto della media Ue, pari a 38,1.</p>
<p>Se poi osserviamo questi dati a livello regionale, vediamo che <strong>la situazione varia ampiamente anche all'interno dei singoli paesi</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-tre-regioni-greche-si-lavora-piu-di-44-ore-alla-settimana/">In tre regioni greche si lavora più di 44 ore alla settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-tre-regioni-greche-si-lavora-piu-di-44-ore-alla-settimana/">Il numero medio di ore lavorative settimanali nei paesi Ue (2020)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_180474_tab3"><p>I dati sono riferiti ai lavoratori di età tra i 15 e i 64 anni e indicano la media di ore di lavoro settimanali trascorse nell&#8217;impiego principale, in tutti i settori economici.</p>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/lfst_r_lfe2ehour/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-180474"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>La regione europea in cui si lavora di più sono le <strong>isole Ionie</strong>, nella Grecia nord-occidentale (47,2 ore in media). Seguono altre due regioni dello stesso paese: l'<strong>Egeo meridionale</strong> e il <strong>Peloponneso</strong>, rispettivamente con una media settimanale di 46,4 e 44,3 ore.</p>
<p>Mentre a registrare la cifra più bassa è la regione di <strong>Drenthe</strong>, con 29,7 ore lavorative settimanali, seguita da quella di <strong>Groninga</strong> (29,8), entrambe nel nord dei Paesi Bassi.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In Italia un divario di 2,5 ore tra Sicilia e provincia autonoma di Bolzano.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Per quanto riguarda l'Italia, è la <strong>Sicilia</strong> a registrare il numero più basso di ore di lavoro settimanali (35,5), seguita da Sardegna e provincia autonoma di Trento, entrambe con 36,3. Mentre il dato più alto lo riporta la <strong>provincia autonoma di Bolzano</strong> (38 ore), seguita da Veneto (37,6) e Emilia-Romagna (37,5).</p>
<p>È importante sottolineare che i dati si riferiscono esclusivamente all'impiego regolare e che quindi non tengono conto di eventuale <strong>lavoro straordinario o in nero</strong>. Da evidenziare inoltre che lavorare un numero molto ridotto di ore, come nel caso del<strong> part-time</strong>, può anch'esso essere un indicatore di condizioni di impiego svantaggiose.</p>
<h3>Anche all'interno dei singoli paesi esistono divari</h3>
<p>Analizzare la media di ore di lavoro per singolo paese o regione non basta però a restituire la complessità di questo fenomeno. Sono utili in questo senso i dati Ocse, che per ciascun paese suddividono la popolazione occupata in base al numero di ore lavorative settimanali.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana/">In Ungheria la quota più elevata di persone che lavorano più di 40 ore alla settimana</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana/">La quota di occupati nei paesi Ue, suddivisi per numero di ore lavorative settimanali (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1042" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1042" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana/">In Ungheria la quota più elevata di persone che lavorano più di 40 ore alla settimana - La quota di occupati nei paesi Ue, suddivisi per numero di ore lavorative settimanali (2020)</a></div>
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                             aria-labelledby="chart_180745_tab3"><p>I dati sono riferiti alle persone di età maggiore ai 15 anni e alle ore di lavoro nell&#8217;impiego principale.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://stats.oecd.org/Index.aspx?DataSetCode=ANHRS#" target="_blank" rel="noopener">Ocse</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: mercoledì 16 Febbraio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-ungheria-la-quota-piu-elevata-di-persone-che-lavorano-piu-di-40-ore-alla-settimana"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-180745"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-180745" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Secondo i dati Ocse, è soprattutto nei paesi dell'<strong>Europa centrale e orientale</strong> che si trova la quota più elevata di persone che lavorano mediamente più di 40 ore. <strong>La forbice risulta invece più ridotta nei paesi del nord Europa</strong>. È in particolare la <strong>Danimarca</strong> a registrare la quota maggiore di persone che lavorano meno di 40 ore alla settimana (quasi il 90% del totale, contro il 7% dell'<strong>Ungheria</strong>). Nel nostro paese invece circa il 60% delle persone lavorano oltre 40 ore.</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Un secolo fa, si è stabilito un massimo di 48 ore lavorative settimanali, ancora spesso non rispettato.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Ma possiamo approfondire ulteriormente, per capire quante sono le persone che lavorano oltre i limiti stabiliti. Già nel 1919, la prima <a href="https://www.ilo.org/dyn/normlex/en/f?p=NORMLEXPUB:12100:0::NO::P12100_ILO_CODE:C001" target="_blank" rel="noopener noreferrer">convenzione Oil</a> stabiliva un <strong>massimo di 8 ore giornaliere o un massimo di 48 settimanali</strong>. Eppure, ancora oggi, più di 100 anni dopo e in uno dei continenti più ricchi del mondo, sono ancora molti i lavoratori costretti a superare costantemente questa soglia.</p>
<p>Lavorare un numero eccessivo di ore costituisce una <strong>minaccia per il benessere psico-fisico degli occupati e delle loro famiglie.</strong> Oltre ad aumentare la probabilità di avere <strong>incidenti</strong> sul posto di lavoro.</p>
<p>È infatti fondamentale garantire <strong>tempi sufficienti di riposo</strong>, non solo come vacanze nel corso dell'anno, ma anche come momento di recupero accessibile regolarmente, ogni settimana.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1 su 10 </span>impiegati a Malta lavorano 49 ore o più alla settimana, secondo l'Oil.</p>
			        </section>
		</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-malta-quasi-il-10-degli-impiegati-supera-il-limite-di-ore-stabilito/">A Malta quasi il 10% degli impiegati supera il limite di ore stabilito</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-malta-quasi-il-10-degli-impiegati-supera-il-limite-di-ore-stabilito/">La quota di persone che lavorano 49 ore o più alla settimana nei paesi Ue (2020)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_180796_tab3"><p>Non sono disponibili i dati di Cipro, Grecia e Repubblica Ceca.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ilostat.ilo.org/topics/working-time/" target="_blank" rel="noopener">Oil</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: giovedì 17 Febbraio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/a-malta-quasi-il-10-degli-impiegati-supera-il-limite-di-ore-stabilito.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="a-malta-quasi-il-10-degli-impiegati-supera-il-limite-di-ore-stabilito"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-180796"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-180796" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Nel 2020 nel nostro paese il 7,8% delle persone di più di 15 anni lavorava 49 ore o più alla settimana. L'Italia era preceduta in questo senso solo da <strong>Malta</strong> (9,5%), Irlanda (9,3%), Francia (9,1%) e Austria (8%).</p>
<p>Mentre le quote più basse si registravano in alcuni paesi dell'Europa orientale, primo tra tutti la <strong>Bulgaria</strong> (1,1%), seguita da Lettonia e Lituania, entrambe con un dato inferiore al 3%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@frantic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alex Kotliarskyi</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quante-ore-lavorano-i-cittadini-europei/">Quante ore lavorano i cittadini europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Quanto costa la connessione internet nei paesi Ue</title>
		<link>https://www.openpolis.it/quanto-costa-la-connessione-internet-nei-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=177310</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra i paesi europei esistono ancora divari rispetto alla velocità di connessione internet e ai prezzi degli abbonamenti. Disuguaglianze che si ampliano ulteriormente se consideriamo anche l'entità dei salari medi nazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-costa-la-connessione-internet-nei-paesi-ue/">Quanto costa la connessione internet nei paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il costo di una buona connessione internet varia molto all&#8217;interno dell’Unione europea, con prezzi che risultano particolarmente elevati nei paesi che affacciano sul mare Adriatico.</p>
<p>        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.europeandatajournalism.eu/eng/News/Data-news/Gigabits-for-some-but-not-for-others" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi l&#8217;articolo originale di<br><strong>Obc Transeuropa</strong></a>.</p>
        </section>
		</p>
<p>Che ogni cittadino europeo abbia accesso a una <strong>connessione di almeno 1 gigabit al secondo</strong> è uno degli obiettivi fondamentali dello <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/europes-digital-decade" target="_blank" rel="noopener noreferrer">European digital compass</a>, ovvero la strategia digitale europea per il prossimo decennio.</p>
<p>Oltre all’accesso di per sé a una qualsiasi rete internet, è importante la velocità della connessione di cui si può usufruire. Un aspetto che cambia radicalmente le possibilità di utilizzo dello strumento. Abbiamo quindi analizzato l’accessibilità delle connessioni veloci, sia in termini di presenza che di costi degli abbonamenti, rispetto alle condizioni economiche dei cittadini.</p>
<p>Un tema che è inoltre strettamente legato al <strong>nono obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite</strong>, che prevede un incremento significativo dell’accesso alle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, e l’accesso universale a internet con prezzi equi “entro il 2020”.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Costruire un’infrastruttura resiliente e promuovere l’innovazione ed una industrializzazione equa, responsabile e sostenibile.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://unric.org/it/obiettivo-9-costruire-uninfrastruttura-resiliente-e-promuovere-linnovazione-ed-una-industrializzazione-equa-responsabile-e-sostenibile/" target="_blank">- Nono obiettivo Onu per lo sviluppo sostenibile</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<h3>La velocità di connessione in Europa</h3>
<p>La connessione internet offerta dagli abbonamenti più convenienti ha <strong>velocità di download altamente variabili all&#8217;interno dell&#8217;Unione</strong>. Si va infatti da una velocità media di 21,34 Mbps (megabit per secondo) a Cipro a una di 104,83 in Danimarca.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">83,5 </span>Mbps di differenza tra la connessione internet mediamente accessibile a Cipro e quella in Danimarca.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Anche a livello di costi, le differenze sono ampie. Considerando l’abbonamento più economico di tutti i paesi Ue, si passa da 8,71 euro al mese in Lituania a 37,86 euro nei Paesi Bassi.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-romania-il-miglior-rapporto-tra-prezzo-e-velocita-di-download/">In Romania il miglior rapporto tra prezzo e velocità di download</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-romania-il-miglior-rapporto-tra-prezzo-e-velocita-di-download/">La velocità di download in rapporto al prezzo dell'abbonamento nei paesi Ue</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_177553_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_177553_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_177553_tab3"><p>I prezzi sono riferiti alle offerte più economiche disponibili per una connessione di 30-100 Mbps nel 2019. I dati sulla velocità di download invece sono riferiti al primo trimestre del 2020.</p>
</div>
			                        </amp-selector>
                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Obc Transeuropa                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Gennaio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/02/in-romania-il-miglior-rapporto-tra-prezzo-e-velocita-di-download.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-177553"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-177553" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Alle connessioni più lente non corrispondono necessariamente i prezzi più bassi.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Come mostra il grafico, <strong>i 3 paesi con le connessioni più lente (Grecia, Cipro e Croazia) hanno anche </strong><strong>costi tra i più alti del continente</strong>. Nel 2019 un cittadino greco pagava leggermente più di uno spagnolo per navigare a un quarto della velocità. Mentre in Croazia l'abbonamento più conveniente era leggermente più economico di quello danese, ma per una connessione 3,5 volte più lenta.</p>
<p><strong>Non c'è quindi una correlazione diretta tra i prezzi e la velocità</strong>. Infatti, alcuni paesi riescono a offrire abbonamenti particolarmente convenienti per i consumatori nonostante le ottime performance. Romania, Lussemburgo, Francia e Ungheria ad esempio hanno abbonamenti al di sotto dei 20 euro al mese, con una velocità di download di quasi 100 Mbps.</p>
<p>Come mostra la mappa, sono <strong>i paesi intorno all'Adriatico</strong> (Cipro, Grecia, Croazia, Slovenia e Italia) ad avere il <strong>peggiore rapporto tra costo dell'abbonamento e velocità di download</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-e-a-cipro-gli-abbonamenti-piu-cari/">In Grecia e a Cipro gli abbonamenti più cari</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-e-a-cipro-gli-abbonamenti-piu-cari/">La velocità di download, il prezzo dell'abbonamento e il relativo rapporto nei paesi Ue (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_177732_tab3"><p>I prezzi sono riferiti alle offerte più economiche disponibili per una connessione di 30-100 Mbps nel 2019. I dati sulla velocità di download invece sono riferiti al primo trimestre del 2020.</p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Obc Transeuropa                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Gennaio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-177732"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-177732" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Gli stati con il rapporto migliore in questo senso sono invece la <strong>Romania</strong> (poco più di 11 euro per 98,6 Mbps) e la Lituania (8.71 euro per 74,2 Mbps). Mentre i rapporti peggiori si registrano a Cipro e in Grecia (entrambi con 34 euro per, rispettivamente, 21,4 e 23,4 Mbps).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">11,5 </span>euro al mese per una connessione di 99 Mbps in Romania, il miglior rapporto prezzo-velocità in Ue.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Un'analisi che acquisisce poi ulteriore complessità e profondità se consideriamo anche i dati Eurostat (2019) sui <strong>salari medi</strong> nei vari paesi membri.</p>
<h3>Quanto bisogna lavorare in Europa per potersi permettere internet</h3>
<p>Per capire quanto effettivamente costa una connessione internet, dobbiamo quindi considerare anche l'entità della spesa rispetto alle possibilità economiche di chi deve sostenerla.</p>
<p>Il salario medio, che può essere usato come riferimento in questo senso, è estremamente variabile tra i vari paesi Ue. Il più elevato si registra in <strong>Lussemburgo</strong>, con oltre 42mila euro netti l'anno, mentre il più basso è quello bulgaro, pari ad appena 6mila euro all'anno (ovvero un settimo).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/un-cittadino-croato-deve-lavorare-5-ore-per-un-abbonamento-internet/">Un cittadino croato deve lavorare 5 ore per un abbonamento internet</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/un-cittadino-croato-deve-lavorare-5-ore-per-un-abbonamento-internet/">Il prezzo dell'abbonamento meno caro disponibile nel paese, il salario medio e le ore di lavoro necessarie per permettersi la connessione</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                    </div>
			        			                                <div id="chart_177749_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_177749_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_177749_tab3"><p>I prezzi sono riferiti alle offerte più economiche disponibili per una connessione di 30-100 Mbps nel 2019. I dati sulla velocità di download invece sono riferiti al primo trimestre del 2020. I dati sui salari medi sono presi da Eurostat e risalgono al 2019.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati Obc Transeuropa                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 31 Gennaio 2022)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-177749"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-177749" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Da questo punto di vista, sono i paesi dell'Europa orientale, insieme a Spagna e Portogallo, a trovarsi nelle situazioni più svantaggiose. In <strong>Croazia </strong>in particolare <strong>il prezzo della migliore offerta corrisponde a quasi 5 ore di lavoro con il salario medio</strong>, come calcolato da Eurostat (equivalente a 798 euro al mese).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>Il rapporto migliore tra costo dell'abbonamento e salario medio si registra in Finlandia.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Altre cifre elevate si registrano in <strong>Portogallo </strong>(3 ore e 47 minuti) e in Slovenia (3 ore e 37 minuti). Segue la Grecia con 3 ore e 22 minuti. Mentre solo in 3 dei 27 paesi Ue basta meno di un'ora di lavoro per pagare la connessione internet di un mese: 44 minuti in Finlandia, 46 in Lussemburgo e 48 in Germania. In Italia invece occorrono 2 ore e 1 minuto di lavoro.</p>
<p>È importante però sottolineare che<strong> comparare i costi degli abbonamenti internet tra vari paesi è un'operazione complessa, perché le aziende tendono a costruire i loro abbonamenti secondo criteri che cambiano significativamente da una ditta all'altra</strong>. Incidono ad esempio le garanzie di buona esecuzione o i pacchetti di servizi offerti insieme alla connessione internet (come i dati sul cellulare, gli abbonamenti Tv, ecc.)</p>
<h3>European data journalism network, i dati nel resto dell'Europa</h3>
<p>Openpolis fa parte dell'European data journalism network, una rete di realtà che si occupano di data journalism in tutta Europa. La versione originale di questo articolo è di Obc Transeuropa, un giornale europeo, ed è partner di Edjnet. I dati relativi alle offerte più convenienti nei vari paesi Ue sono consultabili e scaricabili <a href="https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/library/mobile-and-fixed-broadband-prices-europe-end-2019" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a>. Mentre <a href="https://datavis.europeandatajournalism.eu/obct/connectivity/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> si trovano i dati sulla velocità di download disponibile nei vari stati e <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/EARN_NT_NET/bookmark/table?lang=en&amp;bookmarkId=ded2720d-85b4-4664-a936-422f73ba7ceb" target="_blank" rel="noopener noreferrer">qui</a> quelli sui salari medi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/@thomasjsn" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Thomas Jensen</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/quanto-costa-la-connessione-internet-nei-paesi-ue/">Quanto costa la connessione internet nei paesi Ue</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Di quanti medici dispongono i sistemi sanitari europei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/di-quanti-medici-dispongono-i-sistemi-sanitari-europei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Anita]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=173246</guid>

					<description><![CDATA[<p>La pandemia ha avuto un forte impatto sugli ospedali europei, e se questi hanno risposto differentemente all'emergenza è anche perché esistono disparità, nazionali e regionali, nella disponibilità di risorse, a partire da quelle umane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/di-quanti-medici-dispongono-i-sistemi-sanitari-europei/">Di quanti medici dispongono i sistemi sanitari europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fin dall’inizio, la pandemia da Covid-19 ha messo in grave difficoltà i sistemi sanitari nazionali degli stati europei. La risposta data da ciascuno è dipesa e dipende ancora in larga parte dalle diverse risorse e capacità, economiche e umane, che variano ampiamente non solo a livello nazionale ma anche regionale.</p>
<p>Disparità che è possibile misurare, almeno in parte, anche attraverso i dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Health_statistics_at_regional_level#Health_care_personnel_and_health_care_facilities" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Eurostat</a> relativi al numero di medici rispetto alla popolazione residente.</p>
<h3>I medici messi a disposizione dal sistema sanitario</h3>
<p>Sono diversi i fattori che hanno fatto sì che la mortalità da Covid-19 incidesse differentemente in diverse zone dell&#8217;Ue. Certamente, ci sono state le scelte politiche dei governi rispetto alla gestione dell&#8217;emergenza. Come anche l&#8217;età media della popolazione o la densità abitativa.</p>
<p>Alcuni fattori sono invece più o meno direttamente legati al funzionamento del sistema sanitario nazionale. Ad esempio, le condizioni di salute generali della popolazione o il suo status socio-economico ma anche, in maniera più immediata, <strong>la disponibilità di risorse, in primis di dottori</strong>.</p>
<p>        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Hospital bed numbers and/or the number of medical doctors are indicators that may be used to measure the capacity of health care system in regular times and also their resilience to pandemics such as COVID-19.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Health_statistics_at_regional_level#Health_care_personnel_and_health_care_facilities" target="_blank">- Health statistics at regional level</a>
									            </div>
        </section>
		</p>
<p>Si tratta di una delle variabili che indicano, come riporta Eurostat, lo stato della sanità pubblica in tempi normali, e conseguentemente anche la capacità di rispondere a un contesto di tipo emergenziale.</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">1,7 </span>milioni circa i medici in Ue nel 2019.</p>
			        </section>
		</p>
<p>Si tratta di <strong>390,6 dottori ogni 100mila abitanti,</strong> un dato aumentato di 18 unità circa rispetto al 2016, quando erano 372 ogni 100mila. Anche in Italia si registra un aumento confrontando le stesse annualità, da 395,3 medici ogni 100mila abitanti nel 2016 a 405 nel 2019.</p>
<p>Analizzando poi i dati relativi ai vari paesi dell&#8217;Unione, vediamo che <strong>il</strong><strong> panorama europeo è piuttosto eterogeneo</strong>. Dalla Grecia, dove sono 616 i medici ogni 100mila abitanti, al Belgio, dove il numero risulta quasi dimezzato (316).</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici/">Il Belgio è lo stato Ue con la minore disponibilità di medici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici/">Il numero di medici ogni 100mila abitanti nei paesi Ue (2019)</a></h3>
                                    </div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="1018" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-tablepress"><amp-img width="1010" height="1018" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/01/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici/">Il Belgio è lo stato Ue con la minore disponibilità di medici - Il numero di medici ogni 100mila abitanti nei paesi Ue (2019)</a></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_173526_tab3"><p>Con &#8220;medici&#8221; si fa riferimento sia ai medici di base che agli specialisti. Non sono disponibili i dati per Danimarca, Estonia, Lussemburgo, Malta, Polonia, Svezia e Finlandia.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/hlth_rs_prsrg/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/01/il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="il-belgio-e-lo-stato-ue-con-la-minore-disponibilita-di-medici"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-173526"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-173526" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>I dati di Grecia e Portogallo rappresentano sovrastime.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Osservando il grafico, è importante sottolineare che la Grecia è sì al primo posto, ma conta il personale sanitario differentemente rispetto agli altri paesi Ue, usando una <strong>categoria di riferimento più ampia che include tutti i medici forniti di licenza</strong>, e non soltanto i praticanti effettivi. Una cifra che include quindi anche i dottori in pensione e quelli che potrebbero essere emigrati all'estero. Un ragionamento simile vale anche per il <strong>Portogallo</strong> che, secondo le <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/sites/1d767767-en/index.html?itemId=/content/component/1d767767-en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">analisi Ocse</a>, si troverebbe invece al di sotto della media Ue.</p>
<p>Non è importante però solo la disponibilità a livello nazionale, ma anche <strong>la distribuzione di queste risorse a livello locale</strong>, indice della capacità di raggiungere efficacemente la popolazione.</p>
<p>A livello regionale è <strong>Ceuta</strong>, enclave spagnola in Marocco, a riportare la cifra più elevata, con più di 900 dottori ogni 100mila abitanti. Seguono l'Attica, la regione della capitale greca, con 813,5 dottori e le regioni di Praga (736,2) e Vienna (686,75). Mentre a registrare le cifre più basse sono <strong>Mayotte</strong>, appartenente ai territori d'oltremare francesi (con 81 medici ogni 100mila abitanti) e la regione olandese del Flevoland (123,9).</p>
<p>        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">907,8 </span>medici ogni 100mila abitanti a Ceuta, la regione Ue più fornita.</p>
			        </section>
		</p>
<p>In generale, <strong>sono le regioni di appartenenza delle capitali a disporre dei numeri più elevati di dottori</strong> in rapporto alla popolazione residente e in generale i territori urbanizzati rispetto a quelli più rurali.</p>
<p>Come sottolinea l'<a href="https://www.oecd-ilibrary.org/sites/1d767767-en/index.html?itemId=/content/component/1d767767-en" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Ocse</a> però a essere significativo non è solo il personale ospedaliero disponibile, ma anche la tipologia cui esso appartiene. Gli stipendi relativamente bassi dei medici di base e il minore prestigio rispetto ad altri percorsi fanno sì che molti neolaureati preferiscano intraprendere la strada della specializzazione. Secondo l'organizzazione però un <strong>mix equilibrato tra medi di base e specialisti è un ingrediente fondamentale di un buon sistema sanitario</strong>.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-meno-del-6-dei-dottori-sono-medici-di-base/">In Grecia, meno del 6% dei dottori sono medici di base</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-grecia-meno-del-6-dei-dottori-sono-medici-di-base/">Le tipologie di dottori come quota sul totale nei paesi Ue (2018)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_174318_tab3"><p>Con &#8220;altri generalisti&#8221; si intende altri medici non specializzati che lavorano in ospedale e i neolaureati in medicina che ancora non hanno conseguito una specializzazione. Mancano i dati di Slovacchia e Spagna.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/sites/1d767767-en/index.html?itemId=/content/component/1d767767-en" target="_blank" rel="noopener">Ocse</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: lunedì 10 Gennaio 2022)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/01/in-grecia-meno-del-6-dei-dottori-sono-medici-di-base-1.png" target="_blank" download></a>
						                                                <div title="Scarica dati CSV" class="opmag-chart-action-data-btn" data-param-filename="in-grecia-meno-del-6-dei-dottori-sono-medici-di-base"></div>
						                        
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                            <p><label for="embed-chart-174318"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Il <strong>Portogallo</strong> è l'unico paese Ue in cui la quota di medici di base supera il 40% del totale. Cifre elevate si registrano anche in Finlandia e Belgio (37%). Mentre è la <strong>Grecia</strong> a riportare il dato più basso (5,6%), a fronte della quota di specialisti più elevata di tutta l'Ue (84,2%).</p>
<h3>I divari regionali nella disponibilità di medici</h3>
<p>In Italia come nel resto d'Europa, il panorama nazionale è caratterizzato da disparità a livello regionale. A risultare fornito di personale medico, in rapporto alla popolazione residente, è in particolare il centro della penisola.</p>
<p>            <div class="opmag-chart-selector-panel">
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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-province-autonome-del-trentino-ultime-per-disponibilita-di-medici/">Le province autonome del Trentino ultime per disponibilità di medici</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-province-autonome-del-trentino-ultime-per-disponibilita-di-medici/">La disponibilità di medici ogni 100mila abitanti nelle regioni italiane (2019)</a></h3>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-province-autonome-del-trentino-ultime-per-disponibilita-di-medici/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2022/01/le-province-autonome-del-trentino-ultime-per-disponibilita-di-medici.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-province-autonome-del-trentino-ultime-per-disponibilita-di-medici/">Le province autonome del Trentino ultime per disponibilità di medici - La disponibilità di medici ogni 100mila abitanti nelle regioni italiane (2019)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_173535_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_173535_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_173535_tab3"><p>Con &#8220;medici&#8221; si fa riferimento sia ai medici di base che agli specialisti.</p>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/hlth_rs_prsrg/default/table?lang=en" target="_blank" rel="noopener">Eurostat</a>                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 31 Dicembre 2021)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-173535"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			</p>
<p>Con oltre 482 dottori ogni 100mila abitanti, è la <strong>Sardegna</strong> la regione italiana più fornita. Seguono il Lazio (473,8) e la Liguria (462,4). A registrare le cifre più basse sono invece le due <strong>province autonome di Bolzano e Trento</strong>, con rispettivamente 324,4 e 329,2 dottori ogni 100mila abitanti. Seguite sotto questo aspetto dal Veneto (345,7) e dalla Basilicata (351,5).</p>
<p>        <section class="blockquote">
							<p>In 3 regioni italiane, il numero di medici è diminuito.</p>
<p>
			        </section>
		</p>
<p>Rispetto a qualche anno fa, in quasi tutte le regioni della penisola la disponibilità di dottori è aumentata. Fanno eccezione in questo senso la <strong>Valle d'Aosta</strong>, la provincia autonoma di Trento e la Sardegna, dove invece si è osservato un calo. Il più significativo è quello della Valle D’Aosta, passata da 373,7 medici ogni 100mila abitanti nel 2016 a 367 nel 2019.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto credit: <a href="https://unsplash.com/@gpiron" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Piron Guillaume</a> - <a href="https://unsplash.com/license" target="_blank" rel="noopener noreferrer">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/di-quanti-medici-dispongono-i-sistemi-sanitari-europei/">Di quanti medici dispongono i sistemi sanitari europei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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