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	<title>aree interne Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 27 Aug 2026 15:55:56 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 05:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Potere politico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=309577</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il piano destina alle zone più periferiche del paese 22 miliardi di euro. Il 70% dei progetti risulta già concluso ma sono proprio i comuni che ne avrebbero più bisogno quelli a essere in ritardo. Il rischio è che il piano acuisca le disuguaglianze che puntava ad abbattere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In Italia esistono oltre 3.800 comuni classificati come <strong>aree interne</strong>. Vale a dire territori distanti dai grandi centri dove l&#8217;offerta di servizi essenziali come scuole, ospedali e stazioni ferroviarie è maggiore. Si tratta di più della metà dei comuni italiani. Aree che, nonostante lo <strong>spopolamento</strong> in corso da decenni, continuano a ospitare <strong>oltre 13 milioni di persone</strong>, circa un quinto della popolazione nazionale.</p>



<p>Sotto questa etichetta tuttavia <strong>convivono realtà anche molto diverse tra loro</strong>. Troviamo infatti piccoli comuni montani in declino demografico, territori a economia fragile del mezzogiorno, aree benestanti ma poco dinamiche del centro-nord e zone dinamiche e attrattive vicine ai grandi assi produttivi.</p>



<p>È in questo scenario che si inserisce il <strong>piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) che, accanto a misure pensate specificamente per le aree interne, mette in campo un ventaglio molto ampio di investimenti generali.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">21,9 mld € </span>le risorse del Pnrr destinante alle aree interne.</p>
			        </section>
		


<p>Se da un lato, in base ai dati, l&#8217;attuazione dei progetti in queste zone procede complessivamente meglio della media nazionale, dall&#8217;altro emerge un elemento critico. <strong>Sono proprio i comuni con i divari più marcati &#8211; quelli più periferici, con minore capacità amministrativa e a economia più fragile &#8211; ad accumulare i maggiori ritardi nella realizzazione degli interventi</strong>. Il rischio quindi è che il Pnrr finisca per ampliare alcune disuguaglianze territoriali che si proponeva di ridurre.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono le aree interne</h3>



<p>Le differenze territoriali italiane sono state per decenni raccontate attraverso la dicotomia nord-sud. Una lettura che però trascura le <strong>forti eterogeneità interne alle macro-aree e alle singole regioni</strong>. Per cogliere le disuguaglianze legate all&#8217;accesso ai servizi è più efficace un altro tipo di confronto: quello tra centro e periferia.</p>



<p>È su questa base che si è iniziato a <strong>classificare i comuni in base alla loro</strong> <strong>distanza dai &#8220;poli&#8221; di offerta di servizi</strong>. Cioè i centri che dispongono contemporaneamente di almeno un ospedale con pronto soccorso, una scuola secondaria superiore e una stazione ferroviaria &#8220;silver&#8221;. A seconda dei tempi di percorrenza i territori sono suddivisi in poli (e poli intercomunali), aree di cintura, aree intermedie, periferiche e ultra-periferiche.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		I comuni intermedi, periferici e ultra-periferici sono classificati come &#8220;aree interne&#8221;.</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p>Con l&#8217;aggiornamento della classificazione, risultano <strong>1.928 comuni intermedi, 1.524 periferici e 382 ultra-periferici</strong>. Sono territori concentrati soprattutto nel mezzogiorno, prevalentemente rurali, a bassa densità abitativa e, per circa la metà, montani o situati in isole minori.</p>



<p>I divari rispetto ai centri urbani sono netti su più fronti. Le aree interne hanno una <strong>popolazione mediamente più anziana</strong>: i giovani under 14 sono l&#8217;11,6% (10,7% nei comuni ultraperiferici) contro il 12% dei poli, mentre gli ultrasettantenni arrivano al 20% nelle aree ultraperiferiche contro il 18,2% dei centri. I <strong>redditi imponibili sono mediamente inferiori</strong> del 20% rispetto ai centri, con un divario che sale fino al 30% tra i poli e i comuni ultraperiferici. Sul fronte dei <strong>servizi</strong>, la dotazione di posti letto sanitari è modesta e le farmacie sono distribuite in modo discontinuo. Inoltre si registra una diffusa &#8220;<strong>desertificazione bancaria</strong>&#8221; e un <strong>forte divario nella copertura della rete internet in fibra</strong> <strong>ottica</strong>. Carenti anche i <strong>servizi per l&#8217;infanzia</strong>: la copertura degli asili nido è inferiore al 10%, la metà rispetto ai poli.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">L&#8217;assenza di servizi nelle aree interne incentiva il circolo vizioso dell&#8217;abbandono</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/lassenza-di-servizi-nelle-aree-interne-incentiva-il-circolo-vizioso-dellabbandono/">Alcuni indicatori sui servizi essenziali disponibili nei comuni delle aree interne</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_309528_tab3"><p>Utilizza il menu a tendina per visualizzare i dati dei diversi indicatori.</p>
<p>I dati riguardanti i posti letto sono ogni mille abitanti, tutti gli altri invece sono quote percentuali. Gli utenti del trasporto scolastico sono calcolati sulla fascia di età 3-14 anni, mentre quelli degli asili nido sulla fascia 0-2.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat, Opencivitas, Ministero della salute e Agcom                                                                <br>(pubblicati: venerdì 29 Maggio 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309528"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>C&#8217;è poi un altro elemento di fondamentale importanza che è la <strong>qualità e la capacità amministrativa</strong> che si registra in queste zone più carenti in termini di servizi. Per valutare questo aspetto è stato introdotto il cosiddetto <a href="https://www.gssi.it/images/discussion%20papers%20rseg/2024/DPRSEG_2024-06.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Municipal administration quality index (Maqi)</a>. Vale a dire un un indicatore che analizza oggettivamente, attraverso fonti nazionali, la burocrazia, i politici locali e la performance economico-fiscale dei comuni, tramite indicatori su istruzione, turnover, equilibrio di genere, capacità di spesa, riscossione e investimento.</p>


<div id="strillo-testo-block_3727d18126ea472de655cbc6ced2d045" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>In genere nelle aree interne si registra una qualità amministrativa inferiore.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Le aree interne mostrano generalmente una qualità amministrativa inferiore rispetto ai poli. Tuttavia, al loro interno, i comuni periferici e ultra-periferici registrano spesso valori medi più alti. Questo probabilmente è possibile perché <strong>spesso comunità piccole e coese favoriscono coordinamento e partecipazione locale</strong>.</p>



<p>Il divario tra poli e aree interne è <strong>più marcato nel centro-nord</strong> mentre nel mezzogiorno risulta più sfumato, complice il fatto che anche i poli meridionali si collocano su livelli bassi dell&#8217;indice.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La strategia nazionale per le aree interne</h3>



<p>Per contrastare la marginalizzazione strutturale di queste zone del paese, nel 2012 è stata istituita la <a href="https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/strategia-nazionale-aree-interne-snai/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Strategia nazionale per le aree interne</a> (Snai). Un programma che, attraverso un approccio <em>place-based</em> integrato e partecipato, puntava a rinnovare le politiche per promuovere crescita economica, coesione territoriale e qualità della vita dei residenti.</p>



<p>La strategia, nella sua versione originaria, puntava ad agire su due fronti: il <strong>riequilibrio dei servizi essenziali e lo sviluppo locale</strong>. Quest&#8217;ultimo in particolare era articolato su cinque ambiti che vanno dalla tutela del territorio alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali, fino alle filiere agro-alimentari e alle energie rinnovabili.</p>


<div id="strillo-testo-block_d72f9f90ee49233a24e98a2f51239326" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Nel primo ciclo di programmazione la Snai ha accumulato forti ritardi.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Durante il primo ciclo di attuazione (2014-2020) le aree individuate erano state 72 per un totale di 1.077 comuni, a cui si sono aggiunte 56 nuove aree (764 comuni) nel secondo ciclo della strategia (2021-2027). Nel 2023 è stato introdotto il <a href="https://politichecoesione.governo.it/media/jhld12qn/psnai_finale_30072025_clean_ministro.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano strategico nazionale delle aree interne (Psnai)</a>, che ha ancorato esplicitamente la Snai ai fondi di coesione e al Pnrr.</p>



<p>Una recente <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">valutazione</a> della <strong>Banca d&#8217;Italia</strong> sull&#8217;efficacia della strategia a dieci anni dalla sua introduzione restituisce un quadro interlocutorio. Da un lato <strong>non emergono ancora effetti significativi sulle dinamiche demografiche né sui prezzi immobiliari</strong>, a conferma che il contrasto allo spopolamento richiede tempi lunghi. Si registrano invece <strong>effetti positivi sulla densità di imprese e sulla nascita di nuove unità locali</strong>, in particolare nel manifatturiero e nelle costruzioni. Tuttavia <strong>non emergono impatti misurabili sull&#8217;occupazione</strong>. </p>



<p>Lo stesso studio evidenzia come la capacità amministrativa locale sia decisiva. <strong>I comuni più efficienti attraggono e utilizzano meglio le risorse. Al contrario, nei territori con qualità amministrativa più debole l&#8217;impatto della strategia tende ad annullarsi</strong>. Questa dinamica comporta il rischio che i territori più fragili restino esclusi dai benefici redistributivi del programma.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>The quality of local administrations influences both the ability to attract external resources [&#8230;] and the capacity to effectively manage and allocate them once received. Our results indicate that the effects on the number of local business units are stronger in municipalities with higher administrative quality. [&#8230;] Municipalities with more capable administrations tend to experience more pronounced improvements in local business density, highlighting the role of governance quality in shaping the policy’s effectiveness.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2025-0992/index.html?com.dotmarketing.htmlpage.language=1" target="_blank">&#8211; Michele Mariani, Ten years on: has Italy&#8217;s Inner Areas Strategy paid off? (Banca d&#8217;Italia, maggio 2025)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="la-riduzione-dei-divari-territoriali-era-una-delle-priorita-trasversali-del-pnrr-il-piano-ha-destinato-circa-22-miliardi-alle-aree-interne" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Gli investimenti del Pnrr per le aree interne</h3>



<p>In origine il Pnrr integrava la Snai attraverso due sub-investimenti: 725 milioni per le <strong>infrastrutture sociali di comunità</strong> e 100 milioni per la <strong>sanità di prossimità</strong> affidata alle farmacie rurali. La <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-cambiato-il-pnrr-italiano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">revisione del piano di fine 2023</a> ha però definanziato l&#8217;intervento sociale. Una parte dei progetti già in corso sono rimasti coperti da risorse nazionali precedenti per 255 milioni. I restanti 500 milioni sono stati <a href="https://www.openpolis.it/come-saranno-finanziate-le-misure-stralciate-dal-pnrr/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rifinanziati con un decreto legge del 2024</a> tramite finanza ordinaria. È stato invece mantenuto il finanziamento per lo sviluppo delle <a href="https://openpnrr.it/misure/220/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">strutture sanitarie di prossimità</a>.</p>



<p>Oltre a questo intervento, il Pnrr include altre misure destinate prioritariamente alle aree interne. Tra queste, oltre un miliardo per l&#8217;<a href="https://openpnrr.it/misure/63/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">attrattività dei borghi</a> con meno di 5mila abitanti, 200 milioni per lo sviluppo sostenibile di <a href="https://openpnrr.it/misure/49/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">19 isole minori non interconnesse</a>, 135 milioni per le <a href="https://openpnrr.it/misure/80/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Green communities</em></a> nei territori rurali e montani e un sostegno alle <a href="https://openpnrr.it/misure/86/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">comunità energetiche</a> nei comuni sotto i 5mila abitanti, il cui stanziamento è stato ridotto da 2,2 miliardi a 795,5 milioni con le varie revisioni del piano. A questi si aggiungono, dal Piano nazionale complementare, ulteriori 300 milioni per la <a href="https://openpnrr.it/misure/364/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">messa in sicurezza della rete stradale secondaria</a>.</p>



<p>Oltre a queste misure con finalità esplicitamente territoriale, alle aree interne sono state dedicate anche altre risorse provenienti dalle misure a finalità generale. In base a una recente <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> della <strong>Corte dei conti</strong>, considerando solo i progetti situati univocamente in un singolo comune classificato come area interna, si contano <strong>circa 175mila interventi per un valore complessivo di 31,4 miliardi di euro, di cui 21,9 miliardi finanziati dal Pnrr</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">174.571 </span>i progetti finanziati dal Pnrr localizzabili univocamente nei comuni delle aree interne.</p>
			        </section>
		


<p>Oltre un quinto di questi finanziamenti (21,4%) è destinato ai servizi per l&#8217;istruzione. La componente riguardante l’<strong>efficienza energetica</strong> invece assorbe circa il 18% degli investimenti. Altri investimenti riguardano <strong>digitalizzazione</strong> <strong>e competitività</strong> ed <strong>economia circolare e agricoltura</strong>. Stanziamenti rilevanti interessano anche il <strong>turismo</strong>, gli interventi per la <strong>riduzione dei rischi idrogeologici</strong> e per le <strong>reti sanitarie di prossimità e la telemedicina</strong>.</p>


<div id="i-progetti-finanziati-sono-circa-175mila-gli-investimenti-si-concentrano-su-istruzione-efficienza-energetica-e-digitalizzazione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Dal Pnrr circa 22 miliardi per le aree interne</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-pnrr-circa-22-miliardi-per-le-aree-interne/">Gli investimenti del Pnrr localizzabili nelle aree interne, per componente</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309532"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Guardando al tipo di intervento, la maggior parte dei progetti nelle aree interne consiste in <strong>incentivi e contributi.</strong> Rientrano in questa categoria oltre il 64% dei progetti che cubano il 42% dei finanziamenti Pnrr. Le <strong>opere pubbliche</strong> rappresentano invece solo il 5,6% dei progetti ma assorbono ben <strong>9,6 miliardi</strong>, pari al 44% dei finanziamenti Pnrr.</p>



<p>A livello territoriale, <strong>il mezzogiorno attrae la quota maggiore di risorse (16,9 miliardi)</strong>. Ciò in coerenza con la maggiore diffusione delle aree interne al sud, dove si concentra il 67% dei comuni così classificati.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">56% </span>la quota di risorse Pnrr destinate alle aree interne del mezzogiorno.</p>
			        </section>
		


<p>La <strong>Sicilia</strong> è la prima regione per interventi finanziati, seguita da <strong>Puglia</strong> ed <strong>Emilia-Romagna</strong>. Agli ultimi posti si collocano Valle d&#8217;Aosta, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.</p>


<div id="il-70-dei-progetti-e-gia-concluso-ma-solo-il-39-delle-opere-pubbliche-e-completato-o-in-fase-di-collaudo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">Lo stato di attuazione dei progetti Pnrr nelle aree interne</h3>



<p>Sul fronte dell&#8217;attuazione, secondo la già citata relazione della Corte dei conti, a inizio marzo 2026 l&#8217;avanzamento finanziario &#8211; cioè la quota di pagamenti effettuati sul finanziamento totale &#8211; era pari al <strong>57% per i progetti delle aree interne, a fronte di una media totale del 46%</strong>. Tale risultato va però interpretato con cautela. Nelle aree interne infatti i progetti hanno generalmente dimensioni minori, di conseguenza procedono più in fretta di quelli complessi e di importo maggiore.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>I dati sembrano suggerire che il PNRR raggiunge formalmente anche i territori più marginali, ma con progetti di dimensione ridotta rispetto al bisogno, e con un’intensità di intervento che nelle aree più fragili risulta sistematicamente inferiore al peso demografico.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/Notizie/DettaglioNotizia?Id=04a4b7cd-d77f-49e7-b9b7-e24fe8edac7f" target="_blank">&#8211; Corte dei conti, Relazione sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (29 maggio 2026)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Guardando invece all&#8217;avanzamento procedurale &#8211; vale a dire le fasi effettive di realizzazione dalla progettazione al collaudo &#8211; i progetti conclusi nelle aree interne sono <strong>oltre 122mila</strong>. Tuttavia tali opere cubano complessivamente circa il 46% del finanziamento complessivo. Ciò significa che <strong>i progetti ancora in corso assorbono il 54% degli investimenti</strong>. Tra gli interventi attivi, in termini di importo, il 2% si trova nelle fasi preliminari o di aggiudicazione, <strong>il 32% è in fase esecutiva</strong> e il 13% è in fase di collaudo. L’11% dei progetti (8% in termini finanziari) non presenta dati o non risulta avviato, evidenziando <strong>criticità di rendicontazione o attuazione</strong>.</p>


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                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Il 70% dei progetti Pnrr nelle aree interne è già concluso</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-70-dei-progetti-pnrr-nelle-aree-interne-e-gia-concluso/">Distribuzione dei progetti Pnrr nelle aree interne per natura del Cup e fase attuativa dell’iter</a></h3>
                                    </div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_309537_tab3"><p>Il grafico mostra la ripartizione dei progetti finanziati dal Pnrr nelle aree interne per fase dell&#8217;iter attuativo. La percentuale non rappresenta la numerosità dei progetti ma il loro valore economico totale.</p>
</div>
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                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti e Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-309537"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309537" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>L’iter varia sensibilmente in base alla <strong>natura dell’intervento</strong>. Per i contributi a soggetti diversi da imprese, il 95% dei progetti risulta già concluso grazie a un ciclo di due sole fasi. Al contrario, <strong>per le opere pubbliche la quota di interventi ultimati è solo del 10%</strong>, con il 29% al collaudo e oltre la metà ancora in esecuzione.</p>



<p>Anche l&#8217;avanzamento fisico conferma il ruolo della <strong>capacità amministrativa</strong>. Soffermandoci sulle opere pubbliche, possiamo osservare che i comuni con capacità amministrativa alta e molto alta (gli ultimi due quintili dell&#8217;indice Maqi) raggiungono rispettivamente oltre il 30% di progetti conclusi e il 12% di opere in collaudo.</p>


<div id="i-comuni-con-maggiore-qualita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">I comuni con alta capacità amministrativa sono più avanti nella realizzazione delle opere Pnrr</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-con-alta-capacita-amministrativa-sono-piu-avanti-nella-realizzazione-delle-opere-pnrr/">Quota percentuale di progetti Pnrr nelle aree interne conclusi o in collaudo sulla base della capacità amministrativa del comune</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati Corte dei conti, Istat e Gssi                                                                <br>(ultimo aggiornamento: martedì 3 Marzo 2026)
                                        </p>
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                            <p><label for="embed-chart-309540"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-309540" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                            </div>

			


<h3 class="wp-block-heading">Il rischio di un peggioramento dei divari</h3>



<p>Le aree interne presentano svantaggi strutturali rispetto ai poli, oltre a caratteristiche molto eterogenee che richiedono <strong>interventi mirati</strong> <strong>e tarati sui fabbisogni dei singoli territori</strong>. In questo contesto, il Pnrr rappresentava un&#8217;opportunità importante.</p>



<p>Tuttavia i dati dimostrano come <strong>l&#8217;attuazione delle opere finanziate dal piano proceda più lentamente proprio nei comuni che presentano i disagi maggiori</strong>: i più periferici, i più fragili economicamente, quelli con amministrazioni meno capaci. Sono queste zone, quelle che ne avrebbero più bisogno, a rischiare maggiormente di perdere parte delle risorse stanziate.</p>



<p>C&#8217;è la<strong> possibilità concreta che il Pnrr finisca per ampliare alcune delle disuguaglianze territoriali che si proponeva di contrastare</strong>. Per questo, il tema del potenziamento della capacità amministrativa locale emerge come uno snodo cruciale per il futuro delle politiche di coesione nelle aree interne italiane.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il nostro osservatorio sul Pnrr</h3>



<p>Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Oltre agli&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articoli di approfondimento</a>&nbsp;sullo stato di attuazione e sulle misure presenti nel piano, mettiamo a disposizione anche la piattaforma&nbsp;<a href="http://openpnrr.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">openpnrr.it</a>&nbsp;che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri&nbsp;<a href="https://openpnrr.it/opendata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">open data</a>&nbsp;che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.</p>



<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-306091"><div class="mt-40">
<div class="mb-10">
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</div></div>
<p><em>Finanziato dall&#8217;Unione europea. Le opinioni espresse appartengono tuttavia al solo o ai soli autori e non riflettono necessariamente le opinioni dell&#8217;Unione europea o della Commissione europea (amministrazione erogatrice). Né l&#8217;Unione europea né l&#8217;amministrazione erogatrice possono esserne ritenute responsabili.</em></p></p>



<p>Foto: <a href="https://www.magnific.com/free-photo/look-from-red-roofs-old-italian-town_1471421.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=24463d54-2893-4c33-a2c7-cb492d16a646&amp;track=ais_hybrid&amp;query=paese+italia">freepic.diller</a> (<a href="https://www.magnific.com/ai/docs/licenses-attribution">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-interne-il-pnrr-rischia-di-accentuare-le-disuguaglianze/">Nelle aree interne il Pnrr rischia di accentuare le disuguaglianze</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Perché molti bambini non visitano i musei</title>
		<link>https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 07:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Povertà educativa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=306668</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'Italia è il primo paese al mondo per siti Unesco, ma per diversi motivi i più giovani non accedono a questa ricchezza. Tra le criticità maggiori, i redditi delle famiglie e la centralità dei luoghi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/">Perché molti bambini non visitano i musei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>L&#8217;accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura, e in particolare ai musei, è un diritto che incontra significative <strong>barriere che vanno oltre la semplice disponibilità di strutture</strong>.</p>
</p>
<p>I limiti di accesso ai musei per i minori infatti sono complessi e multifattoriali. A partire dalla <strong>concezione di questi luoghi, storicamente pensati per una fruizione da parte degli adulti</strong>, sebbene nel tempo si sia progressivamente affermata l&#8217;esigenza di consentire un accesso consapevole anche per bambini e ragazzi. Per un paese come il nostro, <strong>ai vertici a livello internazionale per patrimonio culturale e ambientale</strong>, si tratta di una sfida di primaria importanza.</p>
</p>
<p><div id="litalia-e-il-primo-paese-al-mondo-per-siti-patrimonio-dellumanita-unesco" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">61 </span>beni iscritti nel <a href="https://whc.unesco.org/en/list/stat#s2" target="_blank" rel="noopener">patrimonio Unesco</a> in Italia nel 2025. Seguono Cina (60), Germania (55) e Francia (54).</p>
</section>
</p>
<p>Restano ancora <strong>ostacoli di tipo socio-economico</strong>, con appena l&#8217;11,3% di chi vive in famiglie a basso reddito con figli che visita siti culturali. Si riscontrano inoltre significative <strong>disparità territoriali</strong> nel tipo di offerta erogata e nella <strong>capacità di attivare collaborazioni</strong> e partnership con le scuole e la comunità educante.</p>
</p>
<p>Abbiamo approfondito questi <strong>fattori e la loro diversa incidenza sul territorio nazionale</strong>, in modo da avere un quadro più completo della situazione.</p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p><form class="newsletter-subscribe newsletter-subscribe--one bg-grey3 sm-row-full justify-center" action="https://b7h3d.emailsp.com/frontend/subscribe.aspx" target="_blank">
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</p>
</div>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I gap nell&#8217;accesso ai musei rispetto alla densità delle strutture</h3>
</p>
<p>L&#8217;offerta di strutture museali sul territorio nazionale appare piuttosto capillare, tanto in regioni del nord quanto in quelle del mezzogiorno. Se si considera l&#8217;indicatore di <strong>densità e rilevanza del patrimonio museale</strong> (che considera il numero di musei per chilometro quadrato, ponderato rispetto al numero di visitatori), le regioni dove l&#8217;offerta è più presente sono <strong>Lazio</strong> (6,13 per kmq), <strong>Campania</strong> (3,46), <strong>Toscana</strong> (3,28) e <strong>Veneto</strong> (1,93). Ciò evidentemente per la presenza in questi territori di importanti città d&#8217;arte, con la relativa dotazione museale che attrae un grande numero di visitatori.</p>
</p>
<p><div id="la-presenza-di-musei-e-siti-culturali-non-si-traduce-automaticamente-in-un-maggior-accesso-dei-bambini-ai-luoghi-della-cultura" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Ciò non significa però che questo si traduca automaticamente in un maggiore accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura. <strong>Le regioni del centro-nord hanno di gran lunga la quota più alta di bambini e ragazzi che frequentano musei</strong>. Oltre il 40% dei minori è stato almeno una volta nel 2022 in un museo nella provincia autonoma di Trento (dove la quota supera il 60%), in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta, Piemonte, Toscana, provincia autonoma di Bolzano e Umbria. Mentre la quota <strong>non raggiunge il 30% in Basilicata, Campania, Sicilia, Puglia e Calabria</strong> (ultima in classifica per fruizione dei minori con il 23,3% nel periodo 2022-23).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei/">Il rapporto tra la densità del patrimonio museale e l&#8217;accesso dei minori ai musei</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei/">Confronto tra la percentuale di minori che hanno frequentato musei e/o mostre e la densità/rilevanza del patrimonio museale</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat e Crc                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2026)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2026/05/il-rapporto-tra-la-densita-del-patrimonio-museale-e-laccesso-dei-minori-ai-musei.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306749"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306749" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La <strong>relazione tra avere un patrimonio museale denso e l&#8217;effettivo tasso di visita dei ragazzi</strong> è un fenomeno prevalentemente delle regioni centrali e che, se si esclude la provincia autonoma di Trento, in parte emerge anche nell&#8217;Italia settentrionale.</p>
</p>
<p>Mentre <strong>non c&#8217;è alcuna relazione positiva tra la densità dei musei e la frequenza con cui i minori vi hanno accesso nel mezzogiorno</strong>. Si prenda il caso della Campania, con una densità di patrimonio molto alta (3,46 per 100kmq), ma una bassa accessibilità dei minori (28,9%). Inferiore a regioni con densità molto più basse, ma con elevato accesso dei minori.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I limiti dell&#8217;accesso ai musei per i minori</h3>
</p>
<p>I motivi di un <strong>mancato accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura ovviamente non può essere ricondotto meramente all&#8217;offerta di strutture</strong>. Può trattarsi di un <strong>problema anche socio-economico</strong>, con una quota di famiglie che resta esclusa dal consumo culturale e che non è in grado di sostenere tali spese. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-italia-solo-una-persona-su-10-in-famiglie-con-figli-a-basso-reddito-visita-siti-culturali/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo già avuto modo di ricostruire</a>, si tratta di una questione rilevante. Basti pensare che in Italia <strong>chi vive in una famiglia a basso reddito e con figli nel corso del 2022 ha visitato un sito culturale solo nell’11,3% dei casi</strong>: una quota che è metà di quella media (22,6%) e meno di un terzo rispetto a quella di chi vive in nuclei ad alto reddito con figli a carico (36,9%).</p>
</p>
<p><div id="1-su-10-i-componenti-di-famiglie-a-basso-reddito-e-con-figli-che-hanno-visitato-un-sito-culturale-nel-2022" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">1 su 10 </span>i componenti di famiglie a basso reddito e con figli che hanno visitato un sito culturale nel 2022.</p>
</section>
</p>
<p>Inoltre, <strong>non solo la presenza, ma anche la stessa accessibilità delle strutture potrebbe incidere</strong>. In Italia nel 2022 circa il 40% dei musei è stato aperto per oltre 250 giorni, ma la quota nelle aree interne scende a circa un terzo del totale.</p>
</p>
<p>Per quanto sia certamente <strong>da non sottovalutare l&#8217;importante diffusione territoriale di queste strutture</strong> e da apprezzare il fatto che persino in comuni ultraperiferici oltre l&#8217;80% dei musei sia aperto con orario prestabilito (non a prenotazione) e di questi oltre il 60% dichiari almeno 6 giorni settimanali di apertura, il <strong>divario territoriale appare ampio</strong>.</p>
</p>
<p>Come detto, i <strong>giorni effettivi di apertura nelle zone interne sono sensibilmente più bassi</strong>. Una tendenza che rimanda al fatto che in alcune aree del paese l&#8217;accesso al museo potrebbe essere più funzionale al turismo che all&#8217;utenza residenziale, come osservato in un recente rapporto dell&#8217;istituto di statistica.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Solo un terzo dei luoghi della cultura delle Aree Interne (33,5%) è invece aperto per più di 250 giorni l’anno, probabilmente con una maggiore propensione a soddisfare le esigenze turistiche che non a offrire servizi continuativi ai residenti.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/02/PATRIMONIO-CULTURALE-NELLE-AREE-INTERNE-1.pdf" target="_blank">&#8211; Istat, Il patrimonio culturale nelle aree interne (febbraio 2025)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Un altro aspetto da considerare è che anche <strong>la possibilità di creare relazioni strutturate con le scuole e la comunità educante può variare molto tra i territori</strong>.</p>
</p>
<p>Sebbene <strong>non esistano dati sistematici a livello locale sugli ingressi dei minori ai musei</strong>, questi aspetti sull&#8217;offerta museale sono ricostruiti periodicamente da Istat attraverso una raccolta di dati sui musei e le istituzioni similari. Uno strumento prezioso per comprendere questi aspetti e avere uno sguardo più approfondito sull&#8217;approccio ai luoghi della cultura nel nostro paese.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come cambia l&#8217;offerta di musei sul territorio</h3>
</p>
<p>Un primo aspetto è banalmente la <strong>semplice presenza di queste strutture</strong>. In Italia quelle censite da Istat come attive sono state 4.416 nel 2022. <a href="https://www.openpolis.it/numeri/lofferta-di-musei-per-minore-e-maggiore-nei-comuni-del-centro-italia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato</a>, parliamo quindi di <strong>4,8 musei censiti ogni 10mila minori</strong> residenti nel nostro paese. Con valori che tra i capoluoghi variano tra le oltre 40 strutture ogni 10mila minori a <strong>Siena</strong> (41,2) e meno di una ogni 10mila bambini e ragazzi a <strong>Ragusa</strong> e <strong>Messina</strong> (0,9 circa in entrambe le città).</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7 su 10 </span>capoluoghi con minore dotazione di istituti museali si trovano nel mezzogiorno.</p>
</section>
<p><div id="nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo-del-totale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Ancora più interessante è vedere quanto restano aperti nell&#8217;arco di un anno. Nel 2022 in media il <strong>39% dei musei è rimasto aperto oltre 250 giorni</strong>, un dato che raggiunge il 54,3% nei comuni polo, mentre si attesta al 34% circa nelle aree interne.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo/">Nei comuni polo oltre la metà dei musei è aperto per più di 250 giorni all&#8217;anno, nelle aree interne circa un terzo</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nei-comuni-polo-oltre-la-meta-dei-musei-e-aperto-per-piu-di-250-giorni-allanno-nelle-aree-interne-circa-un-terzo/">Percentuale di musei che nel 2022 hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
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<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis &#8211; Con i bambini su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: lunedì 26 Febbraio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-306719"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-306719" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Non è un elemento da trascurare che nelle zone più periferiche una quota importante riesca a mantenere tempi di apertura ampi, anche se il divario con le aree più urbanizzate è molto profondo, come emerge dalla mappa.</p>
</p>
<p>Del resto,<strong> anche tra le città il dato cambia molto</strong>. Tutti i musei presenti hanno dichiarato oltre 250 giorni di apertura in 18 capoluoghi, con un&#8217;alta incidenza nel mezzogiorno. Nel 28,6% dei capoluoghi delle isole e nel 34,6% di quelli del sud continentale la totalità dei musei riporta un&#8217;apertura superiore a 250 giorni all&#8217;anno, a fronte di una media nazionale del 16%.</p>
</p>
<p><strong>Un dato che va letto probabilmente in parallelo con quello sulla diffusione</strong>. Nel centro-nord sono presenti più musei per minore, con tante strutture anche di piccola dimensione che hanno aperture più limitate. Nel mezzogiorno i tempi di apertura sono più ampi, ma i musei attivi rispetto a bambini e ragazzi residenti sono meno.</p>
</p>
<p><div id="la-capacita-di-creare-relazioni-con-la-comunita-educante-varia-molto-sul-territorio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">I tanti fattori in gioco nell&#8217;accesso dei minori ai musei</h3>
</p>
<p>Diffusione sul territorio e giorni di apertura complessivi non sono comunque gli unici elementi da considerare quando si riflette sul diritto di accesso di bambini e ragazzi ai luoghi della cultura. </p>
</p>
<p>Un fattore fondamentale è la <strong>capacità dei musei di sviluppare relazioni sul territorio</strong>, in particolare con gli istituti scolastici, per <strong>attivare un maggior coinvolgimento e incrementare le possibilità di fruizione degli studenti</strong>.</p>
</p>
<p><a href="https://www.openpolis.it/lalleanza-tra-scuole-e-musei-nel-contrasto-della-poverta-educativa/#:~:text=La%20relazione%20tra%20scuole%20e%20musei%2C%20comune%20per%20comune" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Come abbiamo già ricostruito</a>, il <strong>numero di musei che svolge attività rivolte ai minori diminuisce al crescere del livello di complessità della relazione da instaurare</strong>.&nbsp;<strong>Nel 2022, ad esempio, in quasi 3 musei su 4 si sono svolte visite guidate per gruppi scolastici (73,9%)</strong>. Considerando quelli che <strong>hanno tenuto laboratori didattici dedicati ai gruppi scolastici, la quota scende al 44,8%</strong>&nbsp;(cioè meno della metà del totale). Meno di uno su 3 (30,1%) dichiara di aver attivato vere e proprie partnership con il mondo della scuola.&nbsp;</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_da7aeb3c5afbd75e635e3587749bbd82" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Al sud attivate più collaborazioni dedicate a soggetti che vivono in condizioni di indigenza.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Circa uno su 10 (11,8%) è stato coinvolto in progetti di inclusione rivolti a soggetti che vivono in povertà economica, educativa o culturale, attraverso collaborazioni o partenariati con i diversi soggetti della comunità educante</strong>. Da segnalare in questo senso la quota doppia dei musei del sud continentale attivi su questo fronte (21,7%).</p>
</p>
<p>Un segnale molto interessante, <strong>da monitorare con i prossimi rilasci dell&#8217;istituto di statistica</strong>. Nella speranza che nei prossimi anni la possibilità degli istituti museali di creare relazioni con le scuole aumenti ulteriormente e soprattutto che questo <strong>favorisca un maggiore accesso dei minori alla cultura e a questo tipo di esperienze, in senso lato</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Scarica, condividi e riutilizza i dati</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_abruzzo.xls">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_basilicata.xls">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_calabria.xls">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_campania.xls">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_emilia_romagna.xls">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Fvg.xls">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_lazio.xls">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_liguria.xls">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_lombardia.xls">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_marche.xls">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_molise.xls">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_piemonte.xls">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_puglia.xls">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_sardegna.xls">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_sicilia.xls">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_toscana.xls">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Taa.xls">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_umbria.xls">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_Vda.xls">Valle d’Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_veneto.xls">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Canale+pov+edu/2026_musei/2026_musei_totale_nazionale.xls">Totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa&nbsp;<a href="https://www.openpolis.it/poverta-educativa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">#conibambini</a>&nbsp;sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di&nbsp;<em>data journalism</em>&nbsp;o anche per semplice consultazione. I dati riguardanti la presenza e le attività svolte dai musei sono di fonte Istat.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-uomo-e-una-donna-seduti-su-una-panchina-in-un-museo-DzbDKEzC5D8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ben Elliot</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/perche-molti-bambini-non-visitano-i-musei/">Perché molti bambini non visitano i musei</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Dec 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304813</guid>

					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno in Abruzzo ci sono oltre 400mila spostamenti di lavoratori e lavoratrici pendolari. È un fenomeno rilevante che pone diverse questioni per le politiche pubbliche: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione del territorio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/">I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Ogni giorno in Abruzzo si registrano <strong>più di 400mila spostamenti di persone che si muovono per motivi di lavoro</strong>, di cui quasi un terzo verso le città capoluogo.</p>
</p>
<p>Come nel resto del paese, il pendolarismo dei lavoratori e delle lavoratrici abruzzesi rappresenta un fenomeno rilevante. I flussi generati da questi spostamenti, infatti, aprono <strong>diverse questioni per le politiche pubbliche</strong>: dalla pianificazione urbanistica alla viabilità, dal diritto all’abitare alla gestione complessiva del territorio.</p>
</p>
<p>In regione ci sono poco più di 144mila imprese di cui circa 123mila attive. Sono <a href="https://agenziasviluppoaq.eu/cresa-informa-n-1-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">distribuite</a> su tutto il territorio territorio della regione, con maggiore concentrazione a Chieti (30% del totale) e Pescara (25,2%). <strong>Ogni giorno confluiscono verso questi luoghi di lavoro migliaia di lavoratori abruzzesi</strong>.</p>
</p>
<p><strong>L’analisi dei movimenti indica che nella regione gli spostamenti verso i capoluoghi spiegano solo una parte residuale del pendolarismo di lavoratori e lavoratrici. </strong></p>
</p>
<p>Questo quadro porta a riflettere sulla pianificazione e sull’organizzazione dei servizi indispensabili per rispondere alle esigenze di chi ogni giorno affronta spostamenti più o meno lunghi per raggiungere il luogo di lavoro.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Il pendolarismo per lavoro in Abruzzo</h3>
</p>
<p>Per analizzare i flussi di spostamento per lavoro, <strong>Istat ha sviluppato una metodologia che permette di individuare i comuni di origine e di destinazione del pendolarismo. </strong>Grazie a questi dati è possibile capire quanti e quali spostamenti sono diretti verso una città capoluogo, in qualsiasi parte del paese.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_943c844df039078b59a8f4507d299e64" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Gli spostamenti per lavoro spiegano solo una parte di quelli complessivi.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>È comunque importante ricordare che questi spostamenti non comprendono tutti i movimenti che le persone compiono quotidianamente</strong>: oltre al lavoro ci possono essere altri motivi che portano le persone a spostarsi dal proprio comune di residenza come per esempio dover fare la spesa, dover andare dal medico o ancora spostarsi per motivi di studio. Per questi ultimi, Istat ha elaborato una metodologia specifica che è attualmente <a href="https://www.youtube.com/live/qS5QSV4rres?si=3QuRA1TxNYGO62tx&amp;t=5589" target="_blank" rel="noreferrer noopener">in corso di aggiornamento</a>.</p>
</p>
<p>Nel 2021 si stima che siano stati circa <strong>19,6 milioni i movimenti effettuati dai pendolari in Italia.</strong> Di questi, circa 7,6 milioni<strong> </strong>avviene verso un capoluogo di provincia del paese, comprendendo qualsiasi comune di partenza (quindi anche i capoluoghi stessi). In termini percentuali, <strong>lo spostamento verso i capoluoghi rappresenta il 39,1% del totale.</strong> L&#8217;analisi a livello regionale evidenzia comunque delle differenze tra i territori italiani.</p>
</p>
<p><div id="labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-le-citta-capoluogo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni con meno pendolarismo verso i capoluoghi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-con-meno-pendolarismo-verso-i-capoluoghi/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304816_tab3"></p>
<p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<p><label for="embed-chart-304816"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304816" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La regione italiana dove si registra più pendolarismo lavorativo verso il capoluogo è il <strong>Lazio</strong>, dove questo fenomeno riguarda il 65,2% dei movimenti (circa 1,2 milioni). Seguono Liguria (58,2%), Emilia-Romagna (43,1%) e Sicilia (42,7%). Sono 7 le regioni che superano la media nazionale. I valori più bassi si registrano invece in Calabria (31,4%), Veneto (28,4%) e Marche (27,2%). </p>
</p>
<p>L&#8217;Abruzzo registra poco più di 410mila spostamenti giornalieri per motivi di lavoro. Di questi, il <strong>32,1% </strong>(quasi 132 mila in termini assoluti) <strong>avviene verso un capoluogo.</strong> Si tratta di un valore di circa 7 punti percentuali inferiore rispetto alla media nazionale.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_1ccc7ac623e152cf43ea3f6f7bf65f58" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il movimento verso i capoluoghi non spiega tutti gli spostamenti per lavoro.</p>
</section></div>
</p>
<p><strong>Pur essendo importanti per il lavoro, i capoluoghi di provincia non sono gli unici poli che attraggono i pendolari.</strong> Questo è un elemento cruciale quando si parla di pianificazione efficiente dei servizi: i flussi diretti verso determinate aree rivelano infatti i bisogni della popolazione che le raggiunge ogni giorno. Si tratta di esigenze che possono riguardare la mobilità, ma anche la presenza di servizi come asili nido o altri presìdi utili per le famiglie dei lavoratori. Per questo è fondamentale analizzare gli spostamenti guardando oltre i confini provinciali, in ottica di gestione delle risorse e di sostegno dello sviluppo locale del territorio. </p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Per comprendere meglio quanto incidono gli spostamenti verso i capoluoghi nel territorio abruzzese, è stata utilizzata la <strong>classificazione Gssi.</strong> Questa particolare metodologia definisce delle polarità comunali sulla base di servizi considerati come essenziali. Ciascun comune può appartenere a 4 classi differenti ottenute attraverso la combinazione dei servizi presenti. Seguendo una metodologia per step, sono state individuate 48 polarità.</p>
</p>
<p><div id="piu-ci-si-avvicina-verso-le-citta-e-piu-aumenta-il-pendolarismo-verso-di-esse" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<section class="link_ext">
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Il pendolarismo verso i capoluoghi aumenta avvicinandosi alle città</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304818_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta/">Il pendolarismo verso i capoluoghi aumenta avvicinandosi alle città &#8211; Incidenza di spostamenti per lavoro verso i capoluoghi nei comuni abruzzesi (2021)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304818_tab3"></p>
<p>I dati sono stati elaborati dalle matrici del pendolarismo per lavoro elaborate da Istat. I capoluoghi considerati negli spostamenti sono tutti quelli di provincia presenti sul territorio nazionale.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: mercoledì 8 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/12/il-pendolarismo-verso-i-capoluoghi-aumenta-avvicinandosi-alle-citta.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304818"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304818" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><strong>Il primo elemento che risulta evidente dall&#8217;analisi è che più i comuni sono vicini ai capoluogo più riportano dei movimenti di pendolarismo verso le città.</strong> Questo è un dato interessante anche alla luce dell&#8217;incidenza degli spostamenti verso un capoluogo da parte dei comuni della montagna interna: questi movimenti compongono il 34,2% di tutti gli spostamenti per lavoro, non discostandosi particolarmente dalla media della regione. Il dato può essere spiegato con la vicinanza di alcuni capoluoghi, in primis quello dell&#8217;Aquila, ai grandi gruppi montuosi presenti in regione. </p>
</p>
<p>È possibile vedere l&#8217;effetto dei capoluoghi considerando la divisione comunale effettuata con la metodologia Gssi. <strong>Sono i comuni di rank 1 (quelli con più servizi essenziali) a registrare più spostamenti verso i capoluoghi (70,9%).</strong> Fanno parte di questa categoria i quattro comuni capoluogo stessi e Avezzano. Questo elemento ci permette di capire che tendenzialmente chi vive in un capoluogo rimane lì anche per lavoro.</p>
</p>
<p><div id="la-metodologia-del-gssi-ci-permette-di-capire-che-molti-spostamenti-gravitano-intorno-ai-quattro-capoluoghi-piu-avezzano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_f95adc6d7c11660c05f7a3ee59248ffa" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Tra i comuni di rank 1 c&#8217;è una differenza tra i capoluoghi e Avezzano.</p>
</section></div>
</p>
<p>Andando però ad analizzare i dati specifici sulle aree delineate dalla metodologia Gssi, quindi ampliando il raggio dei comuni interessati, <strong>si definiscono due dinamiche principali: quella dei capoluoghi e quella di Avezzano.</strong> Attorno ai capoluoghi stessi molti spostamenti gravitano attorno alla città principale, nello specifico: la polarità dell&#8217;Aquila registra una percentuale dell&#8217;85,5%, Chieti del 62,4%, Teramo del 59,7% e Pescara del 50,4%.</p>
</p>
<p><strong>Nel comune di Avezzano, il pendolarismo verso capoluoghi spiega solo il 10,5% degli spostamenti per lavoro</strong>; nell&#8217;area limitrofa a questo comune l&#8217;11,4%. Se però si considerano i movimenti verso lo stesso comune di Avezzano nei comuni adiacenti, il dato aumenta all&#8217;64%.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_4a55bed0f18a505d3fb3c697f14f3fec" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;esempio di Vasto mostra più polarità tra i comuni vicini.</p>
</section></div>
</p>
<p>Un esempio particolare che si può analizzare è quello di <strong>Vasto</strong>. Il comune risulta secondo la classificazione delle aree interne come intermedio, quindi distante almeno 28 minuti dal polo più vicino. Secondo invece la classificazione Gssi, è un comune di rank 2, ovvero un territorio in cui sono presenti dei servizi che possono essere importanti per la popolazione, seppur non nella stessa misura delle aree che rientrano nel rank 1. In questo contesto, il pendolarismo verso i capoluoghi dello stesso comune di Vasto si assesta al 3,7%, se si comprende l&#8217;area limitrofa si scende al 3,1%. Analizzando quali sono i comuni verso i quali ci sono più spostamenti nell&#8217;area in questione, si nota che i primi tre sono <strong>Vasto (37,6%), San Salvo (29,6%) e Atessa (8,8%).</strong> Nel dettaglio, San Salvo rientra all&#8217;interno della polarità di Vasto secondo la classificazione Gssi mentre Atessa è a sua volta una polarità di rank 3.</p>
</p>
<p>Questi esempi mostrano come le zone più attrattive a livello lavorativo non sono soltanto i capoluoghi e che superare la concezione dei confini provinciali è necessario per un&#8217;efficiente gestione dei servizi per i lavoratori sul territorio.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2021_pendolarismoperlavoro.xls" target="_blank" rel="noopener">I movimenti pendolari in Abruzzo per motivi di lavoro</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Stazione_di_Pescara_03.jpg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia Commons</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/i-movimenti-dei-pendolari-abruzzesi-verso-le-citta-capoluogo/">I movimenti dei pendolari abruzzesi verso le città capoluogo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</title>
		<link>https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Nov 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=304509</guid>

					<description><![CDATA[<p>Gli alberi sono monumentali quando hanno caratteristiche estetiche, culturali o storiche peculiari. Con 293 esemplari, l’Abruzzo è la sesta regione in Italia per numero di esemplari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dalle coste alle montagne, passando per le città e i paesi più piccoli, l’Abruzzo è caratterizzato dalla convivenza di numerosi ecosistemi.</strong> La varietà di numerosi ambienti, naturali e artificiali, rende cruciale un lavoro di tutela e valorizzazione dei territori su chiave fortemente locale. Per esempio, <strong>vanno in questa direzione gli sforzi di salvaguardia degli alberi monumentali</strong>, esemplari con specifiche caratteristiche che rivestono un ruolo particolarmente importante per il paesaggio e la storia di un territorio.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cosa sono gli alberi monumentali</h3>
<p>Alcune piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli sotto differenti punti di vista. Ci sono esemplari che si distinguono per elementi estetici come l&#8217;altezza, la circonferenza del fusto o l&#8217;architettura dei rami. Altri che invece hanno un valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti.<strong> Questi alberi rappresentano un elemento identitario fondamentale per le comunità locali e i territori in cui esse vivono.</strong></p>
<div id="gli-alberi-monumentali-sono-elementi-identitari-di-un-territorio-e-non-possono-essere-abbattuti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_260fe350bee42b029f180aab7e8122d7" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Per legge, gli alberi monumentali non possono essere abbattuti.</p>
</section></div>
<p>La tutela di questi esemplari è in vigore dal 2013, anno in cui a livello nazionale è stata emanata la <a href="https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2013-01-14;10!vig=2025-10-30" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 10/2013</a>. Questa normativa definisce le caratteristiche necessarie affinché un albero sia classificato come monumentale, formalizza l&#8217;iter di selezione e ne garantisce la salvaguardia. <strong>Ne è espressamente vietato l&#8217;abbattimento mentre sono autorizzati solo specifici interventi considerati necessari e improrogabili previa autorizzazione del comune e del ministero dell&#8217;agricoltura e della sovranità alimentare (Masaf).</strong></p>
<p>Per quel che riguarda invece il processo con cui vengono selezionati, <strong>ogni comune ha l&#8217;obbligo di effettuare un censimento</strong> sul proprio territorio comunicando poi il dato alla regione di appartenenza che invia al ministero di competenza (il Masaf) l&#8217;elenco completo degli esemplari presenti.</p>
<p>In Italia, con l&#8217;ultimo decreto direttoriale del 23 ottobre 2025 risultano censiti <strong>4.944 alberi monumentali</strong>. In seguito a questo decreto ,sono stati inseriti nell&#8217;elenco nazionale 211 esemplari. Ke regioni che hanno fatto delle richieste di aggiunta sono 11: Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Veneto. Gli alberi monumentali si distribuiscono in maniera differente sul suolo nazionale.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-italiane-con-piu-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni italiane con più alberi monumentali</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-e-una-delle-regioni-italiane-con-piu-alberi-monumentali/">Alberi monumentali nelle regioni italiane (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304591_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_304591_tab3"></p>
<p>Gli alberi monumentali sono piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli come elementi estetici come l&#8217;altezza, la circonferenza del fusto o l&#8217;architettura dei rami o caratteristiche legate al valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Masaf                                                                <br />(ultimo aggiornamento: giovedì 23 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/labruzzo-e-una-delle-regioni-italiane-con-piu-alberi-monumentali.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304591"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304591" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>La regione italiana caratterizzata dal maggior numero di alberi monumentali è il<strong> Friuli-Venezia Giulia</strong>. I suoi 542 esemplari compongono l&#8217;11% di quelli registrati in Italia. Seguono Lombardia (476), Sardegna (431) e Campania (387). Ad averne di meno invece la Valle d&#8217;Aosta (118), la provincia autonoma di Trento (96) e quella di Bolzano (40).</p>
<div id="labruzzo-e-la-sesta-regione-per-numero-di-esemplari-sono-293" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_acdf333b964d8e25e61405069848011e" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Abruzzo è la sesta regione in Italia per numero di alberi monumentali.</p>
</section></div>
<p><strong>In Abruzzo si rilevano 292 alberi monumentali, circa il 6% di tutti quelli presenti in Italia. </strong>Si tratta della sesta regione per numero di esemplari, a pari merito con il Veneto. Scendendo più nel dettaglio, la maggioranza di queste piante (231) si trova in contesto non urbano. La provincia che ne registra di più e <strong>L&#8217;Aquila (120)</strong>, seguita Teramo (78). A chiudere Chieti (64) Pescara (30).</p>
<p><strong>Principalmente, gli alberi monumentali sono stati segnalati per età o dimensioni:</strong> il 94,2% (276 su 292) riporta infatti delle caratteristiche degne di nota da questo punto di vista. 98 esemplari sono stati segnalati per pregio paesaggistico mentre 95 per forma e portamento e 80 per il valore ecologico. Sono di meno invece quelli con elementi peculiari legati all&#8217;architettura vegetale (23) e alla rarità botanica (7). L&#8217;albero monumentale con la circonferenza del fusto maggiore (circa 13 metri) è un castanea sativa (castagno in nome volgare) che si trova a Valle Castellana in provincia di Teramo. Quello invece più alto misura 45 metri e si tratta di un faggio (Fagus sylvatica L.) situato a Cappadocia in provincia dell&#8217;Aquila.</p>
<div id="la-loro-tutela-rientra-tra-le-funzioni-e-competenze-dei-comuni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>La protezione di questi esemplari rientra tra le funzioni comunali.</strong> Al netto di questa competenza specifica, per il ruolo che gli alberi monumentali rivestono per il territorio più ampio del singolo comune, la loro valorizzazione potrebbe essere organizzata anche tenendo presenti bacini territoriali più ampi. Ad esempio i limiti naturali all&#8217;interno di aree geografiche come le valli montane, oppure basandosi su confini culturali o la vicinanza a servizi già attivi. </p>
<p>Dato questo contesto, la mappatura della presenza degli alberi monumentali deve essere fatta alla luce della specificità del territorio abruzzese. Di conseguenza è stata utilizzata la classificazione Gssi per comprendere meglio la distribuzione di questi esemplari sulla superficie regionale. Si tratta di una metodologia che definisce delle micropolarità comunali sulla base di alcuni servizi considerati come essenziali.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/">Ci sono 38 alberi monumentali nella polarità di Crognaleto</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/">Alberi monumentali in Abruzzo divisi per ambito giornaliero (2025)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_304639_tab1" role="tab" aria-controls="chart_304639_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_304639_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/11/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/ci-sono-38-alberi-monumentali-nella-polarita-di-crognaleto/">Ci sono 38 alberi monumentali nella polarità di Crognaleto &#8211; Alberi monumentali in Abruzzo divisi per ambito giornaliero (2025)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_304639_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_304639_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_304639_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_304639_tab3"></p>
<p>Gli alberi monumentali sono piante hanno delle caratteristiche che sono considerate notevoli come elementi estetici come l’altezza, la circonferenza del fusto o l’architettura dei rami o caratteristiche legate al valore paesaggistico, storico o culturale per il territorio in cui sono presenti. La divisione geografica utilizzata è quella degli ambiti giornalieri elaborata dal Gssi. Si tratta di una metodologia che definisce delle micropolarità comunali sulla base di alcuni servizi considerati come essenziali.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Masaf                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 22 Ottobre 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-304639"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-304639" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="larea-territoriale-con-piu-alberi-monumentali-e-crognaleto-nel-teramano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>L&#8217;ambito giornaliero in cui ci sono più alberi monumentali è Crognaleto (38) seguito da L&#8217;Aquila (35), Castel di Sangro (14) e Penne (13). Andando a considerare i rank definiti dalla classificazione Gssi, la maggior parte di questi esemplari si concentra in comuni di tipo 4 (235). 42 unità invece si registrano in comuni di tipo 1, più urbanizzati e caratterizzati da più servizi. <strong>Questi elementi confermano da un lato la ricchezza naturale delle aree più lontane dai servizi ma anche la presenza di peculiarità naturalistiche in aree più antropizzate</strong>, ribadendo l&#8217;importanza di politiche ambientali centrate sulle caratteristiche dei territori su cui insistono.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2025ottobre_abruzzo_alberimonumentali.xls" target="_blank" rel="noopener">Alberi monumentali in Abruzzo</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione Openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/terzocchio/4719016840/in/photostream/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">aurelio candido</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/labruzzo-e-una-delle-regioni-piu-ricche-di-alberi-monumentali/">L&#8217;Abruzzo è una delle regioni più ricche di alberi monumentali</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Per metà dei comuni abruzzesi è difficile raggiungere la stazione</title>
		<link>https://www.openpolis.it/per-meta-dei-comuni-abruzzesi-e-difficile-raggiungere-la-stazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=302078</guid>

					<description><![CDATA[<p>Più di un quarto degli abruzzesi vive in comuni con stazioni ferroviarie lontane e inaccessibili. La regione è quella con l’incidenza maggiore in Italia. È una questione importante per il diritto alla mobilità dei cittadini e per le economie dei territori, anche alla luce del calo demografico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-meta-dei-comuni-abruzzesi-e-difficile-raggiungere-la-stazione/">Per metà dei comuni abruzzesi è difficile raggiungere la stazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’Abruzzo è la regione italiana che presenta la situazione di marginalità peggiore rispetto alla rete ferroviaria.</strong> Per oltre la metà dei comuni in regione, infatti, la stazione è lontana e inaccessibile. Questo limita la fruizione di un servizio fondamentale per la mobilità, reso critico a più di un quarto della popolazione abruzzese.</p>
<p><strong>Considerare l’accessibilità del servizio è importante anche alla luce del calo demografico in corso in diverse aree</strong> (perlopiù interne e montane) più lontane dalle stazioni.</p>
<p>Ma non parliamo solo del diritto alla mobilità per le comunità, bensì di un importante strumento di sviluppo per l’economia dei territori.<strong> L’infrastruttura ferroviaria, infatti, è cruciale anche dal punto di vista commerciale.</strong> Non è un caso che a questa siano stati assegnati oltre 20 miliardi di euro nel piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">22,5 mld € </span>i fondi Pnrr destinati a Rete ferroviaria italiana (Rfi).</p>
</section>
<p>Tra le numerose misure messe in atto per il trasporto ferroviario, ce n&#8217;è <a href="https://openpnrr.it/misure/151/#progetti" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una</a> che riguarda il miglioramento delle stazioni del sud del paese che è storicamente dotato di una minore capillarità e qualità del servizio. Ha come obiettivo il miglioramento dei servizi ai clienti e lo sviluppo di intermodalità ferro-gomma. <strong>Tra le 30 stazioni medio-grandi di importanza strategica selezionata, c&#8217;è anche quella di Pescara, in Abruzzo.</strong></p>
<p>Ma non sono soltanto la qualità di una stazione o la quantità di corse presenti che rendono più utilizzabile il servizio: <strong>bisogna infatti considerare anche l&#8217;accessibilità e la vicinanza delle stesse, un problema particolarmente presente nella regione.</strong> La marginalità di questi territori si riflette anche sulle dinamiche di spopolamento.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come si valuta l&#8217;accesso alle stazioni ferroviarie</h3>
<p>La definizione dell&#8217;accessibilità può essere data in molti modi. Tra i numerosi metodi che si possono utilizzare,&nbsp;<a href="https://www.istat.it/it/files//2023/12/Stat_Focus_Accessibilit%C3%A0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a>&nbsp;ha definito una matrice basandosi su una&nbsp;<a href="https://www.oecd-ilibrary.org/transport/benchmarking-accessibility-in-cities_4b1f722b-en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">metodologia</a>&nbsp;delineata dall&#8217;Ocse. La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità ferroviaria è data da due elementi principali: l’<strong>accessibilità assoluta</strong> (ovvero la capacità di raggiungere la stazione entro un tempo massimo prestabilito) e la <strong>prossimità</strong> (la presenza o meno di un’infrastruttura in una certa distanza). In sintesi, la prima definisce la possibilità di un collegamento alle stazioni, la seconda invece la vicinanza alle stesse.</p>
<p>Nel paese, il 32,8% dei comuni ha stazioni accessibili e vicine. Nel 2022 vivono in queste zone 35,7 milioni di italiani, il 61% della popolazione. Le aree distanti ma ben collegate (accessibili e vicine) sono invece il 17,2% dei comuni. I territori con più criticità sono quelli in cui la ferrovia non risulta né accessibile né vicina.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2.599 </span>i comuni italiani in cui la ferrovia non é né accessibile né vicina.</p>
</section>
<p>Compongono il 32,8% dei comuni del paese e in queste zone vivono all&#8217;incirca 6,8 milioni di persone, pari all&#8217;11,6% della popolazione residente.</p>
<div id="le-stazioni-ferroviarie-sono-lontane-e-inaccessibili-per-il-538-dei-comuni-abruzzesi-e-oltre-un-quarto-dei-suoi-abitanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-stazioni-ferroviarie-sono-lontane-e-inaccessibili-per-la-meta-dei-comuni-abruzzesi/">Le stazioni ferroviarie sono lontane e inaccessibili per la metà dei comuni abruzzesi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-stazioni-ferroviarie-sono-lontane-e-inaccessibili-per-la-meta-dei-comuni-abruzzesi/">Incidenza di comuni e popolazione che si trovano in aree inaccessibili e lontane dalle stazioni ferroviarie (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_302322_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-stazioni-ferroviarie-sono-lontane-e-inaccessibili-per-la-meta-dei-comuni-abruzzesi/">Le stazioni ferroviarie sono lontane e inaccessibili per la metà dei comuni abruzzesi &#8211; Incidenza di comuni e popolazione che si trovano in aree inaccessibili e lontane dalle stazioni ferroviarie (2022)</a></div>
</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_302322_tab3"></p>
<p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità ferroviaria è data da due elementi principali: l’accessibilità assoluta (ovvero la capacità di raggiungere la stazione entro un tempo massimo prestabilito) e la prossimità (la presenza o meno di un’infrastruttura in una certa distanza). In sintesi, la prima definisce la possibilità di un collegamento alle stazioni, la seconda invece la vicinanza alle stesse.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/08/le-stazioni-ferroviarie-sono-lontane-e-inaccessibili-per-la-meta-dei-comuni-abruzzesi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302322"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302322" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Si tratta di una situazione particolarmente differenziata tra i territori italiani. La regione con il maggior numero di comuni caratterizzati dalla situazione di marginalità peggiore rispetto alla rete ferroviaria è l&#8217;<strong>Abruzzo</strong>, dove i treni risultano inaccessibili e lontani per il <strong>53,8%</strong> dei territori. Seguono Molise (53,7%), Valle d&#8217;Aosta e Basilicata (52,7%). Valori minori invece in Lombardia (20,7%), Veneto (18,8%) e Umbria (13%). Per quel che riguarda invece la popolazione, l&#8217;incidenza più alta di abitanti in questo tipo di aree è la Basilicata (29,2%), a. cui seguono Molise (25%) e Valle d&#8217;Aosta (24,7%). La più bassa invece si rileva in Friuli Venezia Giulia (4,7%), Umbria (3,2%) e Liguria (2,1%). In Abruzzo sono il 22,5%. <strong>Come analizzato da Istat, le regioni che presentano maggiori difficoltà sono quelle in cui sono più presenti le catene montuose delle Alpi e degli Appennini.</strong></p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Il determinismo ambientale, in particolare il ruolo dell’orografia, spiega gran parte delle aeree inaccessibili a Nord sulle Alpi e al Centro con gli Appennini</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/12/Stat_Focus_Accessibilit%C3%A0.pdf" target="_blank">&#8211; L&#8217;accessibilità dei comuni alle principali infrastrutture di trasporto, Istat</a>
									            </div>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">La presenza di infrastrutture su rotaia e il calo demografico</h3>
<p>Le stazioni ferroviarie sono considerate uno dei servizi essenziali per lo sviluppo di un territorio. A dimostrazione di ciò, la presenza di una stazione almeno di livello silver è uno dei tre elementi che caratterizza i comuni polo nella classificazione delle aree interne.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<p>Questa metodologia ha una sua rilevanza a livello nazionale sulle questioni legate al contrasto alla marginalizzazione dei territori. Ma non è l&#8217;unica che considera l&#8217;infrastruttura ferroviaria come centrale rispetto allo sviluppo territoriale. Lo è infatti anche per la classificazione sviluppata dai ricercatori del Gran Sasso Science Institute (Gssi) che riporta una chiave specificatamente locale per la regione Abruzzo.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio.<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
<div id="la-complessita-nel-raggiungere-le-stazioni-ferroviarie-ha-dei-legami-con-il-calo-demografico" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Uno degli scopi con cui entrambe le metodologie sono state elaborate è il monitoraggio al calo demografico, una criticità che caratterizza fortemente le aree lontane dai servizi essenziali.</strong> Non tutti i comuni sono però da considerarsi uguali in questo scenario: alcuni territori della regione mostrano infatti delle differenti capacità di adattamento agli shock che, <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/">secondo i ricercatori del Gssi</a>, è una variabile chiave nel determinare la loro direzione di sviluppo. Questa a sua volta è influenzata da tutta una serie di fattori come la capacità di terziarizzare l&#8217;economia e la presenza di presidi per la prima infanzia. Sulla base di queste ricerche, è stata definita dai ricercatori un&#8217;altra metodologia che definisce la traiettoria demografica di ciascun comune sulla base di alcuni elementi socio-economici.</p>
<p>I comuni con maggiore capacità di adattamento ai processi in corso sono definiti “<strong>vibranti</strong>”. Si tratta di territori che mostrano una crescita demografica continua dal censimento 1971 al 2011. Oltre a questi, ci sono quelli che mostrano fasi di crescita e calo e quelli che invece registrano esclusivamente un trend di decrescita. Questi ultimi sono i comuni “<strong>a combustione lenta</strong>”. Alla luce di quanto è stato detto fin ora, risulta interessante considerare come si distribuisce l&#8217;accessibilità ferroviaria sul territorio abruzzese alla luce di quest&#8217;ultima metodologia che non prende direttamente in analisi la presenza delle stazioni sul territorio.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili/">I comuni abruzzesi &#8220;a combustione lenta&#8221; sono quelli in cui le ferrovie sono lontane e inaccessibili</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili/">Accessibilità dell&#8217;infrastruttura ferroviaria dei comuni abruzzesi rispetto alla classificazione per capacità di adattamento (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_302324_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/08/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili/">I comuni abruzzesi &#8220;a combustione lenta&#8221; sono quelli in cui le ferrovie sono lontane e inaccessibili &#8211; Accessibilità dell&#8217;infrastruttura ferroviaria dei comuni abruzzesi rispetto alla classificazione per capacità di adattamento (2022)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_302324_tab3"></p>
<p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità ferroviaria è data da due elementi principali: l’accessibilità assoluta (ovvero la capacità di raggiungere la stazione entro un tempo massimo prestabilito) e la prossimità (la presenza o meno di un’infrastruttura in una certa distanza). In sintesi, la prima definisce la possibilità di un collegamento alle stazioni, la seconda invece la vicinanza alle stesse.</p>
<div id="chart_288845_tabpanel3" class="tabContent tabContent-3" role="tabpanel" aria-labelledby="chart_288845_tab3">
<p>La classificazione per capacità di adattamento è stata sviluppata dalle ricercatrici Gssi all’interno della ricerca <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/tesg.12535" target="_blank" rel="noopener">Distant but Vibrant Places. Local Determinants of Adaptability to Peripherality.</a></p>
</div>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                            </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-302324"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-302324" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-comuni-abruzzesi-a-combustione-lenta-sono-quelli-in-cui-le-ferrovie-sono-lontane-e-inaccessibili/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="i-comuni-a-combustione-lenta-hanno-piu-spesso-stazioni-lontane-e-inaccessibili-rispetto-a-quelli-vibranti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Considerando i comuni a combustione lenta, in tutto 141 sulla regione, <strong>103 riportano una condizione in cui il trasporto su rotaia è inaccessibile e lontano.</strong> Gli abitanti di questi territori sono circa 98mila. Solo 6 riportano stazioni accessibili e distanti (quindi sono ben collegati anche se non sono vicini) mentre 2 sono caratterizzati dalla situazione migliore.</p>
<p>Al contrario, <strong>prendendo in esame i comuni vibranti, la maggior parte (20 su 53) ha stazioni accessibili e vicine.</strong> In queste zone vivono quasi 315mila persone. Sono 11 invece quelli in cui sono inaccessibili e lontane.</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2021_accessibilitavibranza.xls" target="_blank" rel="noopener">Accessibilità e prossimità delle stazioni ferroviarie</a></p>
</div></div>
</section>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto Mattia Fonzi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/per-meta-dei-comuni-abruzzesi-e-difficile-raggiungere-la-stazione/">Per metà dei comuni abruzzesi è difficile raggiungere la stazione</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La differenziazione delle aziende agricole e lo sviluppo dei territori in Abruzzo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/la-differenziazione-delle-aziende-agricole-e-lo-sviluppo-dei-territori-in-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301945</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’agricoltura è un settore in trasformazione anche in regione. Una parte delle imprese diversifica le attività. Dall’energia rinnovabile all’offerta agrituristica, le sfide del comparto con un’analisi comune per comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-differenziazione-delle-aziende-agricole-e-lo-sviluppo-dei-territori-in-abruzzo/">La differenziazione delle aziende agricole e lo sviluppo dei territori in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I cambiamenti climatici, il ricambio demografico e le nuove tecnologie mutano le caratteristiche tradizionali di un comparto che, se ben strutturato, può avere un impatto per lo sviluppo dei territori abruzzesi, soprattutto nelle aree rurali e montane.</strong> Una parte oggi minoritaria delle imprese in regione è protagonista di questo cambiamento, attraverso l’ampliamento e la differenziazione delle attività.</p>
<p>In questo contesto, alcune aziende stanno iniziando a sviluppare un approccio multifunzionale. Significa svolgere attività connesse a quella agricola che vanno dalla valorizzazione turistica (con l&#8217;offerta di agriturismi) alla produzione di energia rinnovabile, oltre al ruolo nella manutenzione del territorio e nella pulizia di aree boschive. <strong>Quello agricolo è un comparto che negli anni ha ampliato il proprio ruolo, rafforzandosi in questo tipo di attività che può rappresentare anche una chiave di sviluppo territoriale.</strong> In Abruzzo, l&#8217;incidenza di questo tipo di imprese sul comparto agricolo è inferiore rispetto alla media nazionale e risulta molto differenziata all&#8217;interno del territorio regionale.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Una trasformazione ancora in corso</h3>
<p>Alla luce del momento che il comparto sta passando, <strong>l&#8217;integrazione di strumenti di sviluppo rurale è centrale per i territori, in particolare quelli delle aree interne che risentono in misura maggiore degli effetti del calo demografico in corso nel paese.</strong> Tra le misure messe in campo dalla regione Abruzzo, c&#8217;è quella introdotta tramite la <a href="https://www.google.com/url?q=http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2015/lr15014/Intero.asp&amp;sa=D&amp;source=editors&amp;ust=1751448502295832&amp;usg=AOvVaw1-9hPgyQrl2Lmy6hxTX2mz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 14/2015</a> che istituisce la creazione di distretti rurali: si tratta di sistemi di sviluppo e gestione territoriale da implementare in aree a forte vocazione agricola, attraverso interlocuzioni tra gli attori locali pubblici e privati che operano nel settore.</p>
<p>Stando all&#8217;ultima clausola valutativa, <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/relazione-2019-distretti-rurali_0%281%29.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rilasciata nel 2019</a>, si tratta ancora di un processo allo stato embrionale, data la difficoltà di mettere in contatto le parti in gioco.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>L’integrazione tra attività agricola e altre attività locali non viene ancora percepita come “valore aggiunto del territorio” pertanto è estremamente difficile far dialogare le diverse componenti produttive imprenditoriali che operano nei diversi territori.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/relazione-2019-distretti-rurali_0%281%29.pdf" target="_blank">&#8211; Dipartimento politiche dello sviluppo rurale e della pesca &#8211; relazioni clausole valutative 2019</a>
									            </div>
</section>
<p>Anche alla luce delle complessità nell&#8217;integrazione delle attività locali, <strong>ci sono diverse imprese agricole multifunzione che cercano di inserire nel processo aziendale anche altre attività di diversa natura</strong>, come per esempio gli agriturismi e la produzione di energia da fonti rinnovabili. Sono presenti in tutta la regione, con una particolare concentrazione nelle zone cintura e nei comuni intermedi.</p>
<h3 class="wp-block-heading">Le aziende agricole con attività connesse in Abruzzo</h3>
<p>Ma cosa si intende esattamente quando si parla di attività connesse? Stando alla definizione utilizzata <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/censimentoagricoltura/categories/CENSAGR/CENSAGR_STRCHAR/IT1,DCAT_CENSAGRIC2020_GAIN,1.0">da Istat</a>, sono comprese <strong>tutte quelle prestazioni a scopo di lucro direttamente collegate all&#8217;attività agricola in senso stretto.</strong> <strong>In questi contesti lavorativi, sono direttamente impiegate risorse oppure prodotti finali dell&#8217;azienda.</strong> Sono incluse attività a scopo turistico come gli agriturismi e le fattorie didattiche, lavori legati alla trasformazione dei prodotti animali o vegetali, la sistemazione dei parchi e dei giardini, acquacoltura, silvicoltura e la produzione di energia da fonti rinnovabili.</p>
<div id="le-attivita-connesse-a-quelle-agricole-sono-cruciali-per-affrontare-le-trasformazioni-nel-sistema-agricolo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Integrare ulteriori attività oltre a quelle strettamente agricole è una strategia messa in atto dalle stesse aziende agricole per fare fronte ai numerosi mutamenti che il settore sta attraversando.</strong> Da una parte, la maggiore formalizzazione del comparto sta portando a trasformazioni dal punto di vista strutturale: imprese sempre più grandi territorialmente e una maggiore legalizzazione del settore stanno progressivamente cambiando metodi di lavoro, per quanto ancora la maggior parte delle aziende siano ancora di piccole dimensioni e a conduzione familiare. Dall&#8217;altro, si tratta di un ambito caratterizzato da sfide importanti, come il mancato ricambio demografico e gli impatti dei cambiamenti climatici.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/lagricoltura-in-breve-un-settore-in-trasformazione/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci<br />
<br /><strong>Agricoltura oggi: sfide per il futuro</strong></a>.</p>
</section>
<p>Gli ultimi dati disponibili, relativi al <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/censimentoagricoltura/categories/CENSAGR/CENSAGR_STRCHAR/IT1,DCAT_CENSAGRIC2020_GAIN,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">censimento generale dell&#8217;agricoltura del 2020</a>, mostrano che sul territorio nazionale sono presenti 65.125 imprese che riportano almeno un&#8217;altra attività connessa direttamente all&#8217;agricoltura. Rappresentano una piccola parte di tutte le aziende agricole italiane, pari circa a 1,1 milioni.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">5,7% </span>l&#8217;incidenza di aziende agricole che svolgono attività connesse sul totale delle imprese che operano nel settore (2020).</p>
</section>
<p>Ci sono zone del paese in cui l&#8217;integrazione di attività connesse nel processo aziendale agricolo sono più presenti.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-oltre-1-500-imprese-agricole-svolgono-anche-altre-attivita-connesse/">In Abruzzo, oltre 1.500 imprese agricole svolgono anche altre attività connesse</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-oltre-1-500-imprese-agricole-svolgono-anche-altre-attivita-connesse/">Imprese agricole che riportano almeno un&#8217;attività connessa (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301947_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301947_tab3"></p>
<p>Le attività connesse generano reddito e risultano direttamente collegate alle attività agricole in senso stretto. In queste, sono impiegate risorse dell’azienda o prodotti.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/censimentoagricoltura/categories/CENSAGR/CENSAGR_STRCHAR/IT1,DCAT_CENSAGRIC2020_GAIN,1.0" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: martedì 20 Maggio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301947"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301947" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Tra le regioni italiane, quella che riporta il numero maggiore è la <strong>Toscana</strong>, con <strong>7.723 aziende</strong>. Seguono Lombardia (6.248), Emilia-Romagna (5.731) e Veneto (5.681). Sono di meno invece in Basilicata (831), Molise (593) e <strong>Valle d&#8217;Aosta</strong> <strong>(336)</strong>. Se si analizza il dato sotto il profilo dell&#8217;incidenza di queste aziende sul totale di quelle caratterizzate da attività agricole,<strong> si può vedere che c&#8217;è una divisione tra il nord e il sud del paese.</strong> Il territorio caratterizzato dalla percentuale più alta è infatti <strong>Bolzano</strong> <strong>(24,6%)</strong>, a cui seguono Toscana (14,8%), Valle d&#8217;Aosta (13,4%) e Lombardia (13,3%). Minori valori invece in Sicilia (2,4%), Calabria (2,2%) e <strong>Puglia</strong> <strong>(1,8%)</strong>.</p>
<div id="in-abruzzo-si-riscontrano-in-1-695-aziende-il-38-di-quelle-che-operano-nel-comparto" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In questo scenario, <strong>l&#8217;Abruzzo si colloca in una posizione coerente con le dinamiche registrate a livello nazionale.</strong> Sono in tutto <strong>1.695</strong> le aziende agricole con attività connesse, pari al <strong>3,8%</strong> di quelle rilevate sul territorio della regione. Si tratta di un valore di circa 2 punti inferiore rispetto alla media nazionale.</p>
<p><strong>Le principali attività connesse svolte dalle aziende agricole abruzzesi riguardano il settore agrituristico, riportato da 547 imprese.</strong> Seguono la trasformazione di prodotti vegetali (267) e animali (237). La produzione di energia da fonti rinnovabili viene riscontrata in 159 imprese, principalmente prodotta tramite il sole (144). Le province abruzzesi in cui si rilevano più imprese agricole di questo tipo sono Chieti (540) e Teramo (487). Sono di meno invece a L&#8217;Aquila (338) e Pescara (330).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-svolgono-anche-altre-attivita/">Teramo è il comune abruzzese con più imprese agricole che svolgono anche altre attività</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-svolgono-anche-altre-attivita/">Imprese agricole che riportano almeno un&#8217;attività connessa in Abruzzo (2020)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-svolgono-anche-altre-attivita/">Teramo è il comune abruzzese con più imprese agricole che svolgono anche altre attività &#8211; Imprese agricole che riportano almeno un&#8217;attività connessa in Abruzzo (2020)</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/censimentoagricoltura/categories/CENSAGR/CENSAGR_STRCHAR/IT1,DCAT_CENSAGRIC2020_GAIN,1.0" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: martedì 20 Maggio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/07/teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-svolgono-anche-altre-attivita.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301952"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301952" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-svolgono-anche-altre-attivita/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="teramo-e-il-comune-abruzzese-con-piu-imprese-agricole-che-fanno-attivita-connesse-allagricoltura-46" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>Principalmente, queste aziende si trovano nei comuni cintura (592) e intermedi (510). </strong>Come abbiamo <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-interne-abruzzesi-e-il-loro-contributo-al-settore-agricolo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analizzato</a> in passato, sono anche le aree della regione in cui c&#8217;è una maggiore superficie agricola utilizzata, oltre ad essere quelle con più unità agricole. Sono invece di meno nelle zone periferiche (368), polo (143) e ultraperiferiche (82). Considerando però l&#8217;incidenza, risulta maggiore il valore dei comuni ultraperiferici (5,8%), seguito da quelli polo (4,5%), intermedi (4,1%), cintura (3,6%) e periferici (3,4%).</p>
<p>I comuni in cui si registrano i valori più alti sono <strong>Teramo (46)</strong>, L&#8217;Aquila (35), Loreto Aprutino (Pescara, 34) e Penne (Pescara, 32). In termini relativi, il comune con l&#8217;incidenza maggiore delle imprese agricole multifunzione è Anversa degli Abruzzi (L&#8217;Aquila) con il 50% delle aziende sul totale (7 su 14). Seguono Carapelle Calvisio (L&#8217;Aquila, 40% pari a 2 su 5) e Villetta Barrea (L&#8217;Aquila, 38,5% pari a 5 su 13). </p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2020_agricolturaconnessi.xls" target="_blank" rel="noopener">Aziende agricole abruzzesi con attività connesse</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/venditore-felice-che-parla-al-cliente-e-vende-verdure-stagionali-coltivate-localmente_143378398.htm#fromView=image_search&amp;page=1&amp;position=0&amp;uuid=f2b5760e-1724-412e-9824-46ff8868eb6f&amp;query=agriturismo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a>&nbsp;(<a href="https://support.freepik.com/s/article/Attribution-How-when-and-where?language=en_US&amp;_gl=1*an45g5*_gcl_au*MTI2OTE0MzI3Mi4xNzQ4MjU1OTQ4*_ga*NTQzNTcyMTUzLjE3NDgyNTU5NDg.*_ga_QWX66025LC*czE3NDkyMDc2NjEkbzQkZzAkdDE3NDkyMDc2NjEkajYwJGwwJGgw" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/la-differenziazione-delle-aziende-agricole-e-lo-sviluppo-dei-territori-in-abruzzo/">La differenziazione delle aziende agricole e lo sviluppo dei territori in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Potenzialità e prospettive del cinema in Abruzzo in un nuovo report</title>
		<link>https://www.openpolis.it/potenzialita-e-prospettive-del-cinema-in-abruzzo-in-un-nuovo-report/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jun 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301733</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'osservatorio interuniversitario sul cinema e sugli audiovisivi in Abruzzo (OICA) e Fondazione Openpolis hanno presentato oggi un'indagine preliminare sul settore, delineando le caratteristiche e le opportunità per una crescita del cinema e dell'audiovisivo in Abruzzo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/potenzialita-e-prospettive-del-cinema-in-abruzzo-in-un-nuovo-report/">Potenzialità e prospettive del cinema in Abruzzo in un nuovo report</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama “<strong>Potenzialità e prospettive del settore cinematografico e audiovisivo in Abruzzo. Un’indagine preliminare</strong>” il nuovo report presentato stamattina all&#8217;Aquila.</p>
<p>Il dossier, presentato oggi nel capoluogo abruzzese, rappresenta <strong>un’indagine preliminare sul settore nella regione</strong>, redatto in base alle fonti che sono disponibili e a oggi: il punto di partenza di un percorso di analisi più approfondito.</p>
<p>È stato realizzato dall&#8217;<strong>Osservatorio interuniversitario sul Cinema e sugli Audiovisivi in Abruzzo (OICA)</strong> e da <strong>Fondazione Openpolis</strong>, nell’ambito del progetto “CineAb: Strategie per la valorizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo della Regione Abruzzo”.</p>
<div id="strillo-testo-block_15b3a7d569be993ec7641f16dfcd92eb" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I progetti regionali permettono un&#8217;analisi dettagliata dei territori e delle comunità.</p>
</section></div>
<p>Si tratta di uno dei nostri progetti in ambito territoriale, con cui ci poniamo l&#8217;obiettivo di <strong>analizzare le dinamiche socio-economiche dei territori e delle comunità</strong> che abitano il paese.</p>
<p>Nel dossier si ripercorre la storia e la natura delle <strong>Film Commission</strong> in Italia, con particolare attenzione a quella nata di recente in Abruzzo. Vengono presentati inoltre i risultati di un’analisi sulla produzione in regione, con dati di dettaglio su <strong>imprese</strong> del settore, professionisti e professioniste del cinema, e location. Inoltre, l’indagine approfondisce attraverso una logica <em>data-driven</em> gli aspetti legati alla <strong>formazione</strong> e all’audience, considerando anche i <strong>festival</strong> e l’offerta in termini di <strong>sale</strong> cinematografiche in Abruzzo.</p>
<p>Nel report vengono rivelati <strong>alcuni numeri sul cinema in Abruzzo</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">278 </span>le società con sede legale in Abruzzo in ambito cinematografico, audiovisivo o in ambiti affini, nel 2023.</p>
</section>
<p>Le imprese attive sul territorio hanno generato nel 2023 quasi 228 milioni di euro di ricavi. Nello stesso anno erano 177 i professionisti nati in regione, di cui tuttavia <strong>solo meno di un terzo (31,5%) donne</strong>.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-professionisti-del-cinema-in-abruzzo-e-la-disparita-di-genere/">I professionisti del cinema in Abruzzo e la disparità di genere</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-professionisti-del-cinema-in-abruzzo-e-la-disparita-di-genere/">Gli interpreti e gli altri professionisti del cinema nati in Abruzzo e la loro distribuzione di genere (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
<div id="chart_301749_tab1" role="tab" aria-controls="chart_301749_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
<div id="chart_301749_tabpanel1" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-1 tabChart"
                         aria-labelledby="chart_301749_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/i-professionisti-del-cinema-in-abruzzo-e-la-disparita-di-genere/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/i-professionisti-del-cinema-in-abruzzo-e-la-disparita-di-genere.png" placeholder ></amp-img></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati IMDB                                                            </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301749"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301749" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/i-professionisti-del-cinema-in-abruzzo-e-la-disparita-di-genere/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Viene inoltre presentata l’analisi sulle <strong>119 location individuate in 78 comuni abruzzesi.</strong> E poi numeri e grafici sui soggetti che erogano le formazioni, sui festival, sulle sale cinematografiche e gli spettatori nei territori.</p>
<p>Dall&#8217;analisi emerge come il settore del cinema e dell&#8217;audiovisivo abbia <strong>ottime potenzialità in Abruzzo. </strong>Al contempo è bene evidenziare come quella presentata oggi all&#8217;Aquila sia un&#8217;indagine preliminare. </p>
<p>Infatti, per entrare nel dettaglio del comparto è innanzitutto necessario <strong>migliorare la strutturazione delle informazioni</strong>, dai database su professionisti e professioniste, alla formazione specialistica, fino alle attività sui territori.</p>
<p>&#8220;<strong>Potenzialità e prospettive del settore cinematografico e audiovisivo in Abruzzo</strong>&#8221; è un report lungo 40 pagine e composto da quattro capitoli tematici su film commission, produzione, formazione e fruizione cinematografica. Da oggi è liberamente scaricabile su Openpolis.</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-301734"><div class="d-none d-lg-flex justify-center flex-align-center py-20  mt-40 mb-40   bt-3-grey2 bb-3-grey2">
<div class="mt-30 mr-20"><a href="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025_img.png" alt="" width="170" height="170" /></a></div>
<div class="mb-15">
<h3 class="fw-700">POTENZIALITÀ E PROSPETTIVE DEL SETTORE CINEMATOGRAFICO E AUDIOVISIVO IN ABRUZZO</h3>
<p>Un’indagine preliminare</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025.pdf" target="_blank">Scarica il report CineAb 2025 (pdf 11 MB)</a></div>
</div>
</div>
<div class="d-lg-none flex-grid-col justify-center flex-align-center mt-40 mb-40 bt-3-grey2 pt-15 bb-3-grey2 pb-10">
<div class="mb-10 text-center">
<h3 class="fw-700">POTENZIALITÀ E PROSPETTIVE DEL SETTORE CINEMATOGRAFICO E AUDIOVISIVO IN ABRUZZO</h3>
<p>Un’indagine preliminare</p>
<div><a class="btn" href="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025_img.png" target="_blank">Scarica il report CineAb 2025 (pdf 11 MB)</a></div>
</div>
<div class="mt-20"><a href="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025.pdf" target="_blank"><amp-img src="/wp-content/uploads/2025/06/oica-report-cineab-2025_img.png" alt="" width="235" height="235" /></a></div>
</div>
</div></p>
<p><strong>Foto</strong>: Rocca Calascio (L&#8217;Aquila), location di numerosi film. <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-castello-seduto-sulla-cima-di-una-montagna-rocciosa-zrBgCLKT4s0">Angelo Casto</a> (<a href="https://unsplash.com/it/licenza">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/potenzialita-e-prospettive-del-cinema-in-abruzzo-in-un-nuovo-report/">Potenzialità e prospettive del cinema in Abruzzo in un nuovo report</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</title>
		<link>https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=301096</guid>

					<description><![CDATA[<p>In regione il fenomeno ha dimensioni inferiori rispetto alla media nazionale, ma ci sono aree in cui colpisce in modo rilevante. In mancanza di un quadro nazionale coeso, c’è una legge regionale che regola il consumo di suolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/">Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>Il consumo di suolo in Italia è in costante crescita e questo è un elemento preoccupante alla luce dell&#8217;importanza che questa risorsa ricopre per gli ecosistemi e le economie. </strong>Nonostante stanziamenti specifici come il <a href="https://www.corteconti.it/Download?id=97f397be-2ec0-4ea5-89c3-95054bf2983a" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fondo di contrasto al consumo di suolo</a>, la mancanza di un quadro legislativo nazionale univoco rende molto complessa anche soltanto l&#8217;adozione di una definizione condivisa sulla sua misurazione.</p>
</p>
<p>In questo senso, <strong>l&#8217;Abruzzo (come altre regioni italiane) si è dotata di una propria legge per regolamentare il recupero del patrimonio edilizio esistente</strong>, un passo importante per la pianificazione territoriale futura e per la limitazione del processo di impermeabilizzazione del suolo. Per quanto l&#8217;incidenza di superficie coperta artificialmente nella regione sia inferiore alla media italiana, si tratta comunque di un fenomeno in crescita. Come vedremo, l&#8217;incidenza varia particolarmente tra i centri urbani e le aree interne della regione.</p>
</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è il consumo di suolo</h3>
</p>
<p>In base alla definizione fornita dall&#8217;Ispra,<strong> per suolo consumato si intende la copertura artificiale del terreno, sia essa permanente o temporanea.</strong> Per effettuare le rilevazioni statistiche, viene utilizzata una metodologia che deriva da questa definizione. Questa però non ha una valenza per scopi di pianificazione urbanistica riconosciuta a livello nazionale. Come infatti puntualizzato sempre da Ispra, <strong>la mancanza di un quadro legislativo coeso fa sì che la perimetrazione delle coperture artificiali non sia condivisa e a livello regionale ci siano diverse leggi con numerose differenze tra loro.</strong> Risulta quindi più complesso contrastare il fenomeno, anche alla luce degli obiettivi europei delineati nella <em><a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/soil-health/soil-strategy-2030_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">soil strategy</a></em>.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>In questo contesto, anche in considerazione della disomogeneità delle azioni sul territorio, sarebbe importante arrivare all’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo in conformità agli indirizzi europei, che affermi i principi fondamentali di riuso, rigenerazione urbana, ripristino degli  ecosistemi degradati e azzeramento del consumo di suolo netto, sostenendo con misure positive  il futuro dell’edilizia e la tutela e la valorizzazione dell’attività agricola.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Rapporto_consumo_di_suolo_2024.pdf#page=13" target="_blank">&#8211; Ispra &#8211; Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2024</a>
									            </div>
</section>
<p><div id="in-mancanza-di-un-quadro-legislativo-nazionale-labruzzo-ha-una-legge-regionale-per-contrastare-il-consumo-di-suolo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>L&#8217;Abruzzo è una delle regioni che ha adottato una propria legge regionale</strong>, con <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2017/lr17040/Intero.asp" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l.r. 40/2017</a> &#8220;Disposizioni per il recupero del patrimonio edilizio esistente&#8221;. Con questa norma ha definito gli ambiti di applicazione, i possibili interventi di recupero e i requisiti tecnici per implementarli.</p>
</p>
<p>Stando alla<a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2024-04/OK_RELAZIONE%202023%20LR%2040%202017.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> valutazione di impatto</a> rilasciata dal dipartimento territorio-ambiente, nel periodo compreso tra il 1 gennaio e il 31 ottobre 2023 sono pervenute soltanto 41 note di riscontro, in cui si registrano <strong>101 interventi di recupero</strong>. La provincia che ne riporta di più è quella dell&#8217;Aquila (44), seguita da Chieti (33), Pescara (15) e Teramo (9).</p>
</p>
<p>Date queste premesse, è comunque possibile valutare il fenomeno con dati confrontabili a vari livelli territoriali grazie al lavoro effettuato appunto da Ispra per monitorare l&#8217;avanzamento della copertura del suolo. <strong>In Italia al 2023 il suolo consumato risulta pari a 21.578 ettari</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">7,16% </span>suolo consumato al 2023 a livello nazionale.</p>
</section>
</p>
<p><strong>Si tratta di un valore in costante crescita dal 2006</strong>, quando la percentuale era pari al 6,73%. L&#8217;aumento a livello nazionale viene ritenuto da Ispra elevato e preoccupante. </p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>La lettura dei principali indicatori per il livello regionale e nazionale riporta una tendenza che sarà difficile da contenere in ottica degli obiettivi di sviluppo sottoscritti dal nostro Paese in ambito comunitario e internazionale. La densità con la quale avvengono i cambiamenti continua ad attestarsi su livelli preoccupanti, nonostante diminuisca il territorio a disposizione e cresca la competizione per i suoli naturali per effetto della richiesta del comparto agricolo e del settore energetico.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Rapporto_consumo_di_suolo_2024.pdf#page=38" target="_blank">&#8211; Ispra &#8211; Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, edizione 2024</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Anche in Abruzzo ha registrato un incremento dal 2006 al 2023 corrispondente a 3.994 ettari. A livello di incidenza percentuale di suolo consumato, la situazione è piuttosto eterogenea nel momento in cui si analizza a livello regionale.</p>
</p>
<p><div id="in-abruzzo-il-suolo-consumato-al-2023-e-pari-al-503-del-territorio-regionale" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale/">L&#8217;Abruzzo registra un consumo di suolo inferiore della media nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale/">Suolo consumato al 2023 nelle regioni italiane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301201_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_301201_tab3"></p>
<p>Per consumo di suolo si intende la variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale (definita come &#8220;suolo consumato&#8221;). Può essere permanente o reversibile.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.snpambiente.it/temi/suolo/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2024/" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 21 Maggio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/labruzzo-registra-un-consumo-di-suolo-inferiore-della-media-nazionale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301201"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301201" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>La regione italiana che riporta l&#8217;incidenza di consumo di suolo maggiore è la Lombardia (12,19%), seguita da Veneto (11,86%), Campania (10,57%) ed Emilia-Romagna (8,91%). Tre di queste aree si trovano a cavallo della Pianura Padana, l&#8217;area nella quale nell&#8217;ultimo anno (tra il 2022 e il 2023) <a href="https://www.snpambiente.it/wp-content/uploads/2025/01/Sintesi-rapporto-consumo-di-suolo-2024-ISPRA-SNPA.pdf#page=17" target="_blank" rel="noreferrer noopener">si sono registrati i cambiamenti maggiori all&#8217;interno del paese</a>. A registrare invece l&#8217;incidenza minore Basilicata (3,21%), Trentino-Alto Adige (3,02%) e Valle d&#8217;Aosta (2,16%). In questo scenario, <strong>l&#8217;Abruzzo riporta un valore di circa due punti percentuale in meno rispetto alla media nazionale (5,03%).</strong> Sono in tutto 54.313,8 gli ettari in cui vi è una copertura artificiale.</p>
</p>
<p><div id="tra-i-capoluoghi-quello-con-lincidenza-maggiore-e-pescara-5159" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Ci sono delle aree della regione più colpite da questo fenomeno. A livello provinciale, <strong>Pescara</strong> è il territorio che presenta le percentuali maggiori (<strong>7,2%</strong>), a cui seguono Teramo (6,65%), Chieti (6,33%) e L&#8217;Aquila (3,17%). <strong>A livello di comuni capoluogo, è sempre Pescara a registrare il dato più alto: poco più della metà del suolo disponibile risulta consumato con coperture artificiali (51,59%). </strong>Valori inferiori.a Chieti (21,18%), Teramo (9,98%) e L&#8217;Aquila (5,44%).</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/">Le zone litoranee sono quelle con più copertura artificiale della regione</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/">Suolo consumato al 2023 nei comuni abruzzesi</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_301199_tab1" role="tab" aria-controls="chart_301199_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301199_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione/">Le zone litoranee sono quelle con più copertura artificiale della regione &#8211; Suolo consumato al 2023 nei comuni abruzzesi</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_301199_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_301199_tab3"></p>
<p>Per consumo di suolo si intende la variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale (definita come &#8220;suolo consumato&#8221;). Può essere permanente o reversibile.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.snpambiente.it/temi/suolo/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2024/" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br />(consultati: mercoledì 21 Maggio 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/06/le-zone-litoranee-sono-quelle-con-piu-copertura-artificiale-della-regione.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301199"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301199" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="le-aree-piu-colpite-sono-i-comuni-polo-1034-e-le-zone-litoranee-1745" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Mano a mano che ci si allontana dalle zone polo della regione, diminuisce il consumo di suolo.</strong> Queste infatti riportano un&#8217;incidenza del 10,34% mentre le zone cintura registrano il 6,42%, i comuni intermedi il 4,11%, le aree periferiche il 3,85% e quelle ultraperiferiche il 2,22%. <strong>Nel contesto della regione spiccano anche i comuni litoranei </strong>(17,45%) rispetto al resto dei territori (4,24%). Si tratta di aree a forte vocazione turistica, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/il-rilancio-del-turismo-in-abruzzo-passa-dalla-diversita-dei-suoi-territori/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analizzare</a> in passato, ma anche di zone in cui vi è una maggiore densità abitativa rispetto alla montagna.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Lo spopolamento della montagna abruzzese è inevitabile?<br />
<br /><strong>Approfondisci</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2023_consumodisuolo.xls" target="_blank" rel="noopener">Il consumo di suolo in Abruzzo.</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: <a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=117314469" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wikimedia</a><a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license"> </a>(<a href="https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/come-incide-il-consumo-di-suolo-in-abruzzo-tra-costa-e-aree-interne/">Come incide il consumo di suolo in Abruzzo, tra costa e aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 07:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300729</guid>

					<description><![CDATA[<p>La regione, come tutto il resto del paese, soffre di un drammatico calo delle nascite. Per arginare questo fenomeno è stato istituito anche un assegno di natalità finanziato da fondi regionali. Vediamo quali sono i primi dati rispetto all'attuazione della misura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/">Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non accenna a interrompersi il <strong>calo delle nascite nel nostro paese</strong>. È quanto certificano gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati da Istat. Nel 2024 infatti i nuovi nati sono stati circa 370mila, cioè 10mila in meno rispetto al 2023, con una riduzione del 2,6% in un solo anno. <strong>Rispetto al 2008 il calo è addirittura di oltre 200mila nati</strong>. Vale a dire oltre un terzo in meno dell’anno che ha segnato il “picco” nella serie storica recente. Una tendenza che purtroppo colpisce anche l’<strong>Abruzzo</strong>.</p>
<div id="in-italia-come-in-abruzzo-e-in-corso-da-anni-una-tendenza-alla-diminuzione-delle-nascite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-4.165 </span><span style="font-weight: 400">nati in Abruzzo nel 2023 rispetto al 2008.</span></p>
</section>
<p>Lo stesso istituto di statistica <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Indicatori_demografici_2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">specifica</a> come il fenomeno abbia molteplici spiegazioni. Alcune cause sono strutturali (sono diminuiti i potenziali genitori) altre no. È proprio su queste ultime che sarebbe necessario <strong>intervenire con delle politiche pubbliche mirate per cercare di arginare il fenomeno</strong>. Specie nelle aree interne, particolarmente colpite dalla denatalità e dallo spopolamento.</p>
<p>Da questo punto di vista possiamo notare come l’Abruzzo sia una delle regioni italiane ad aver introdotto, nel 2021, un <strong>assegno di natalità</strong> finanziato con risorse proprie e dedicato specificamente ai residenti dei comuni più piccoli e che sorgono in area montana. Oltre all’analisi dei dati sull’andamento delle nascite, abbiamo approfondito le prime evidenze che emergono dall’introduzione di questa misura.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle nascite nei territori</h3>
<p>Per quanto riguarda i nuovi nati, l&#8217;ultimo anno per cui sono già disponibili <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_BIRTHFERT/DCIS_NATI2/IT1,25_74_DF_DCIS_NATI2_1,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati consolidati</a> è il 2023. Complessivamente a livello nazionale in quest’anno le nascite sono state 379.890. In valori assoluti nel confronto fra le varie regioni, <strong>l’Abruzzo si posiziona al quattordicesimo posto con 7.578 bambine e bambini nati vivi</strong> sul proprio territorio in quell’anno.</p>
<div id="355-i-nuovi-nati-in-abruzzo-nel-2023-rispetto-al-2008" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Come già detto nell’introduzione, rispetto al 2008 la diminuzione della natalità è piuttosto evidente ma non riguarda solo l’Abruzzo. In tutte le regioni infatti si registra un calo più o meno significativo. A livello nazionale nel periodo considerato la diminuzione si attesta su circa 197mila nuovi nati in meno, pari a un calo del 34%. <strong>Il dato abruzzese risulta essere superiore rispetto alla media nazionale. Parliamo infatti di una</strong> <strong>riduzione del 35,5%</strong>. Da notare però che, tenendo in considerazione la differenza percentuale, ci sono 9 regioni con una diminuzione ancora più marcata. Tra queste ce ne sono 3 in particolare in cui si registra una diminuzione superiore al 40%. Si tratta di Sardegna (-46,2%), Valle d’Aosta (-44,6%) e Umbria (-42,4%).</p>
<p>Restringendo il periodo di osservazione agli <strong>anni della pandemia</strong>, possiamo osservare come la diminuzione delle nascite sia proseguita. Facendo un confronto in valori assoluti si nota che nel 2023, rispetto al 2019, in Italia sono nati <strong>oltre 40mila bambini in meno</strong>.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-922 </span><span style="font-weight: 400">nuovi nati in Abruzzo nel 2023 rispetto al pre-Covid.</span></p>
</section>
<p>Anche in questo caso si registra una diminuzione in tutte le regioni del paese.  Se a livello nazionale la diminuzione è stata del 9,6%,<strong> l&#8217;Abruzzo si attesta sul -10,8% rispetto ai bambini nati nel 2019</strong>. La regione si colloca all’ottavo posto, mentre la Sardegna si conferma l&#8217;area con la percentuale più elevata (-18,2% di nuovi nati nel 2023 rispetto al pre-Covid). Seguono Basilicata (-15%) e Valle d’Aosta (-14,6%).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/">In Abruzzo -10,8% di nuovi nati nel 2023 rispetto al pre-Covid</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/">Variazione nel numero di nuovi nati tra 2019 e 2023 nelle regioni italiane</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_301004_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/">In Abruzzo -10,8% di nuovi nati nel 2023 rispetto al pre-Covid &#8211; Variazione nel numero di nuovi nati tra 2019 e 2023 nelle regioni italiane</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(consultati: martedì 29 Aprile 2025)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-301004"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-301004" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="pescara-e-tra-le-province-italiane-che-hanno-registrato-il-calo-delle-nascite-piu-marcato-rispetto-al-pre-covid-155" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Mantenendo il focus sull&#8217;andamento registrato negli ultimi anni ma spostandoci sul livello provinciale possiamo notare che, con la sola eccezione di Gorizia (+8,6%), in tutti i territori si conferma la tendenza alla denatalità. </p>
<div id="strillo-testo-block_ee70130efa769515994cf1c5fe484574" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>La provincia di Pescara ha registrato un calo delle nascite marcato rispetto al pre-Covid.</p>
</section></div>
<p>Per quanto riguarda l’Abruzzo si registra il dato particolarmente elevato di <strong>Pescara</strong> (-15,5%) che pone la provincia al sesto posto tra i territori con una riduzione di nuovi nati più marcata nel periodo considerato. Sopra il 10% anche le <strong>province dell’Aquila</strong> (-10,9%) e <strong>Chieti</strong> (-10,3%). Pur con un dato negativo, invece la provincia di <strong>Teramo</strong> fa registrare una percentuale inferiore rispetto alla media nazionale (-6,5%).</p>
<div id="lassegno-di-natalita-in-abruzzo-e-stato-introdotto-nel-2021-con-lobiettivo-di-sostenere-le-famiglie-residenti-nei-piccoli-comuni-montani" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;assegno di natalità e il suo impatto nei territori</h3>
<p>L’assegno di natalità in Abruzzo è stato istituito a decorrere dall’1 gennaio 2022 dalla <a href="https://www.regione.abruzzo.it/content/legge-regionale-21122021-n-32" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 32/2021</a>. L’obiettivo dell’intervento è quello di <strong>favorire l’incremento delle nascite e valorizzare la genitorialità nei piccoli comuni montani</strong>. Il supporto è valido fino al compimento del terzo anno d’età del minore</p>
<p>I territori potenzialmente beneficiari di questa iniziativa sono quelli caratterizzati da una <strong>popolazione residente inferiore alle 200 unità o compresa tra 200 e 3mila abitanti purché il calo demografico registrato nei 5 anni precedenti sia superiore alla media regionale</strong>. Il perimetro dei territori potenzialmente beneficiari è quindi variabile. Attualmente, sulla base della <a href="https://www.regione.abruzzo.it/delibera/6792673/view#:~:text=85%20del%2021%2F02%2F2023,-DPA%20DIPARTIMENTO%20PRESIDENZA&amp;text=MISURE%20URGENTI%20PER%20CONTRASTARE%20LO,32%20DEL%2021%20DICEMBRE%202021." target="_blank" rel="noreferrer noopener">deliberazione della giunta regionale 85/2023</a>, parliamo di <strong>176 comuni su 305</strong>.</p>
<p>Alcune importanti novità sono state introdotte con la <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2023/lr23005/Agg1.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 5/2023</a>. Questa norma ha infatti <strong>rivisto i requisiti per l’accesso all’assegno</strong> eliminando il limite Isee, inizialmente fissato a 25mila euro annui, rendendo così la misura accessibile a tutte le famiglie. Altre modifiche di rilievo sono state:&nbsp;</p>
<ul class="wp-block-list">
<li>la semplificazione nella quota dell’assegno che adesso è di 2.500 euro per tutti (mentre in precedenza erano previsti degli scaglioni);</li>
<li>l’estensione del limite di tempo per presentare la domanda a 180 giorni dalla nascita del minore (in precedenza era di 90).</li>
</ul>
<p>Analizzando la <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2025-04/Relazione%202024%20ex%20art%205%20LR%2032_signed.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> sull&#8217;attuazione pubblicata nel marzo scorso è possibile avere un primo riscontro dei risultati raggiunti nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024. In questo periodo sono pervenute in totale <strong>1.103 istanze delle quali 878 ammesse</strong>. Per quanto riguarda le istanze respinte, nella maggior parte dei casi si tratta di duplicati. Dalla relazione emerge come in 154 comuni sia stata presentata almeno un&#8217;istanza.&nbsp;</p>
<p>Da notare però che in <strong>46 comuni ancora non è stato erogato il beneficio</strong>. Tra le istanze accolte, risulta che quelle per cui le famiglie beneficiarie hanno già ricevuto almeno una parte dei fondi loro assegnati sono in totale <strong>369 (pari al 42% delle istanze ammesse)</strong>.</p>
<div id="i-fondi-gia-erogati-ammontano-a-circa-900mila-euro-distribuiti-tra-108-comuni-la-maggior-parte-si-trova-in-provincia-dellaquila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">878.150,66 € </span><span style="font-weight: 400">i fondi dell’assegno di natalità già liquidati alle famiglie abruzzesi tra il 2022 e il 2024.</span></p>
</section>
<p>La maggior parte delle risorse già erogate allo stato attuale è andata al comune aquilano di <strong>Scurcola Marsicana</strong> con oltre 45mila euro. Seguono i comuni di <strong>Tornareccio</strong> (circa 29mila euro) e <strong>Barisciano</strong> (circa 28mila euro).</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Assegno di natalità, accolte istanze provenienti da 154 comuni</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Distribuzione tra i comuni delle risorse già liquidate per l’assegno di natalità dalla Regione Abruzzo (2022-2024)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_300727_tab1" role="tab" aria-controls="chart_300727_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_300727_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Assegno di natalità, accolte istanze provenienti da 154 comuni &#8211; Distribuzione tra i comuni delle risorse già liquidate per l’assegno di natalità dalla Regione Abruzzo (2022-2024)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_300727_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_300727_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_300727_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_300727_tab3"></p>
<p>La mappa rappresenta, per ogni comune, il numero di istanze ammesse per le annualità 2022, 2023 e 2024 e il totale di fondi già erogati alle famiglie sulla base di una <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2025-04/Relazione%202024%20ex%20art%205%20LR%2032_signed.pdf" target="_blank" rel="noopener">relazione</a> pubblicata dalla giunta regionale nel marzo del 2025. Il documento si riferisce all&#8217;avviso 2024 ma tiene conto anche delle istanze presentate e ammesse negli anni precedenti per cui è ancora in corso l&#8217;erogazione dell&#8217;assegno fino al compimento del terzo anno di età del minore. In grigio sono rappresentati i territori che non rientrano tra quelli che potevano beneficiare della misura. I territori potenzialmente beneficiari di questa iniziativa sono quelli caratterizzati da una popolazione residente inferiore alle 200 unità o compresa tra 200 e 3mila abitanti purché il calo demografico registrato nei 5 anni precedenti sia superiore alla media regionale. Il perimetro è quindi variabile. I dati riguardanti le istanze ammesse nel 2024 devono interdersi come non consolidati in quanto le famiglie hanno 180 giorni di tempo per presentare l&#8217;istanza. Per i nati a fine anno quindi c&#8217;è ancora tempo.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Regione Abruzzo                                                                <br />(pubblicati: giovedì 20 Marzo 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300727"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300727" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Aggregando i dati a livello provinciale possiamo osservare che il numero più consistente di istanze presentate arriva dall&#8217;aquilano (470). Seguono Chieti (342), Pescara (157) e Teramo (134). <strong>Con riferimento alla percentuale di istanze ammesse, L&#8217;Aquila si conferma al primo posto tra le province abruzzesi con il 44,9%</strong>. Seguono <strong>Pescara</strong> (35,7%), <strong>Teramo</strong> (35,1%) e <strong>Chieti</strong> (32,8%).</p>
<p>Anche per quanto riguarda gli <strong>importi già erogati L&#8217;Aquila si trova al primo posto con circa 126mila euro</strong>. A <strong>Chieti</strong> sono arrivati oltre 58mila euro mentre nelle altre 2 province gli importi erogati sono più contenuti: circa 24mila euro per <strong>Teramo</strong> e 10mila per <strong>Pescara</strong>. Logicamente su questo incide anche il diverso numero di comuni potenzialmente interessati dall&#8217;intervento che sono 77 in provincia dell&#8217;Aquila, 57 in quella di Chieti, 23 nel pescarese e 19 nel teramano. </p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/assegno_natalita_abruzzo.xls">I fondi dell&#8217;assegno di natalità erogati in Abruzzo.</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/primo-piano-di-una-bambina-che-cammina-in-un-parco_19538390.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=3f010a6d-ebf5-4780-911a-f91d3c46807d&amp;query=neonato+di+spalle+in+italia+montagna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a><a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/primo-piano-di-una-bambina-che-cammina-in-un-parco_19538390.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=2&amp;uuid=df8b38ff-eaaf-4ffe-9575-7e746f4113ed&amp;query=neonato+di+spalle+in+italia+montagna" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>(<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/">Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le diverse velocità della raccolta differenziata in Abruzzo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-diverse-velocita-della-raccolta-differenziata-in-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300281</guid>

					<description><![CDATA[<p>La gestione dei rifiuti è cruciale sia per limitare gli effetti del cambiamento climatico che per garantire la salubrità dei territori. Non tutte le aree del paese sono in linea con gli obiettivi europei, a partire da quelle abruzzesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-diverse-velocita-della-raccolta-differenziata-in-abruzzo/">Le diverse velocità della raccolta differenziata in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo 22 aprile si celebrerà in tutto il mondo la Giornata mondiale della Terra. Per la salvaguardia degli ecosistemi e la salute della popolazione, una corretta gestione del ciclo dei rifiuti è cruciale, anche attraverso politiche di riciclo e riuso. <strong>Per questo motivo, come vengono smaltiti i rifiuti e quanto vengono differenziati è una sfida di primo piano nel governo di un territorio.</strong></p>
<p>Questo servizio è però caratterizzato da forti disomogeneità rilevate all&#8217;interno del paese. <strong>Un elemento che emerge anche dall&#8217;analisi del territorio abruzzese</strong>, sia nel confronto con il resto dell&#8217;Italia che nell&#8217;analisi entro i confini regionali.</p>
<p>Nel corso di questo approfondimento, vedremo come l&#8217;Abruzzo &#8211; pur avendo praticamente raggiunto l&#8217;obiettivo europeo di raccolta differenziata dei rifiuti urbani presenti una situazione molto diversificata tra i territori, tra comune a comune. <strong>L&#8217;organizzazione e l&#8217;efficacia del sistema di raccolta dipende molto anche dal territorio in cui si attua, dalle zone densamente popolate a realtà interne spopolate con abitati dispersi.</strong> Per questo, avvalendoci di una classificazione del Gran Sasso Science Institute (Gssi), abbiamo ricostruito la capacità di differenziare rispetto agli ambiti omogenei dell&#8217;Abruzzo. Un punto di vista che può introdurre una riflessione anche sull&#8217;organizzazione del servizio per ambiti territoriali omogenei.</p>
<h3 class="wp-block-heading">La raccolta differenziata è centrale nella gestione dei rifiuti</h3>
<p>Il problema dei rifiuti riguarda molti aspetti, dalla predisposizione di un sistema di raccolta dei rifiuti urbani e speciali al trattamento degli stessi. La pianificazione e impostazione di un servizio efficiente sul territorio non può però prescindere da un elemento fondamentale: la predisposizione della raccolta differenziata.</p>
<div id="la-differenziata-rappresenta-sia-un-costo-che-unopportunita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_6502899d8f7a51b7f6aa80d52385b40c" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>I rifiuti sono un costo ma anche un&#8217;opportunità.</p>
</section></div>
<p>Si tratta infatti di un aspetto cruciale <strong>con effetti che vanno visti in due direzioni</strong>: da una parte la produzione dei rifiuti è sicuramente un problema ma dall&#8217;altra la reintroduzione nel ciclo produttivo dei beni di consumo attraverso un&#8217;ottica di economia circolare è un&#8217;opportunità. Lo è innanzitutto per le amministrazioni locali stesse che <a href="https://www.openpolis.it/i-comuni-che-spendono-meno-sono-quelli-che-riciclano-di-piu/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno il compito di gestire questo servizio</a>.</p>
<p>Dati alla mano, è possibile delineare un quadro generale sul funzionamento del servizio di raccolta e differenziazione. Uno dei valori che meglio riescono a esprimere il fenomeno è l&#8217;incidenza della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani raccolti. <strong>A livello nazionale, nel 2023 il 66,64% dei rifiuti raccolti viene immesso in un circolo di riciclaggio. </strong>Si tratta di una percentuale che supera <a href="https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=nazione#:~:text=Andamento%20della%20percentuale%20di%20raccolta%20differenziata%20nazionale%2C%20anni%202015%2D2023" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;obiettivo italiano</a> prefissato per il 2012 (65%), <a href="https://environment.ec.europa.eu/topics/waste-and-recycling/waste-framework-directive_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">lo stesso fissato dall&#8217;unione europea per il 2035</a>. Si tratta però di un obiettivo che non viene raggiunto in maniera omogenea da tutte le regioni.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-la-quota-di-raccolta-differenziata-e-inferiore-alla-media-nazionale/">In Abruzzo la quota di raccolta differenziata è inferiore alla media nazionale</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-la-quota-di-raccolta-differenziata-e-inferiore-alla-media-nazionale/">Incidenza della raccolta differenziata sui rifiuti urbani (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_300283_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-la-quota-di-raccolta-differenziata-e-inferiore-alla-media-nazionale/">In Abruzzo la quota di raccolta differenziata è inferiore alla media nazionale &#8211; Incidenza della raccolta differenziata sui rifiuti urbani (2023)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_300283_tab3"></p>
<p>Il dato mostra l&#8217;incidenza della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti. Sono considerate anche le attività di pulizia degli spazi pubblici.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=regione" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 27 Marzo 2025)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/in-abruzzo-la-quota-di-raccolta-differenziata-e-inferiore-alla-media-nazionale.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300283"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300283" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Sono in tutto 11 le regioni italiane che segnano una quota di avviamento dei rifiuti al riciclaggio maggiore rispetto agli obiettivi europeo e nazionale. In particolare, i valori più alti vengono registrati da Veneto (77,7%), Emilia-Romagna (77,1%) e Sardegna (76,3%). <strong>L&#8217;Abruzzo invece fa parte di quei territori che riportano una percentuale leggermente minore dei target e di conseguenza anche della media nazionale.</strong></p>
<div id="il-646-dei-rifiuti-raccolti-in-abruzzo-nel-2023-rientravano-nella-raccolta-differenziata" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">64,6% </span>incidenza della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani raccolti in Abruzzo nel 2023.</p>
</section>
<p>Si tratta comunque di un <strong>valore inferiore di 0,4 punti percentuali</strong>, quindi una piccola differenza anche rispetto alle ultime regioni in classifica: Lazio (55,4%, 9,6 punti percentuali in meno), Sicilia (55,2%, 9,8) e Calabria (55,1%, 9,9).</p>
<h3 class="wp-block-heading">La raccolta differenziata in Abruzzo</h3>
<p>Queste differenti velocità si registrano anche all&#8217;interno della regione stessa, a partire dai capoluoghi. Quello con l&#8217;incidenza maggiore è <strong>Teramo</strong> (72%) seguito da Chieti (68,2%). Valori minori invece a Pescara (48,1%) e L&#8217;Aquila (44,5%).</p>
<p><strong>Garantire un servizio capillare in modo omogeneo in tutti i comuni della regione può essere complesso.</strong> Basti pensare a quanto l&#8217;organizzazione e l&#8217;efficacia del sistema di raccolta dei rifiuti dipende dal territorio in cui si attua. Per esempio, organizzare un servizio di raccolta porta a porta comporta modalità diverse, e potenzialmente anche un&#8217;efficacia diversa, tra aree urbane densamente popolate e zone montane con abitati dispersi. Aree interne che spesso attraversano anche un un <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">calo demografico più pronunciato</a>, ponendo una sfida anche in termini di governance al mantenimento e al funzionamento di molti servizi.</p>
<p>Da questo punto di vista, <strong>è interessante ragionare anche in termini di aree territoriali omogenee nello sviluppo e nell&#8217;organizzazione dei servizi.</strong> Un possibile strumento in questa direzione sono gli ambiti giornalieri definiti dal Gssi. Ovvero gruppi di comuni vicini in cui avvengono gli spostamenti per raggiungere determinati servizi forniti dalla micropolarità più vicina. Abbiamo analizzato lo sviluppo sul territorio del sistema di nettezza urbana alla luce di questa classificazione; emerge che la differenziata si avvicina al 100% in alcuni territori, mentre risulta molto più indietro in altri.</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Approfondisci<br />
<br /><strong>nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio</strong></a>.</p>
</section>
<div id="la-polarita-con-lincidenza-maggiore-e-quella-di-palena-873" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato/">Nella polarità di Palena quasi il 90% dei rifiuti viene differenziato</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato/">Incidenza della raccolta differenziata sui rifiuti urbani nei comuni abruzzesi (2023)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_300285_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato/">Nella polarità di Palena quasi il 90% dei rifiuti viene differenziato &#8211; Incidenza della raccolta differenziata sui rifiuti urbani nei comuni abruzzesi (2023)</a></div>
</p></div>
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                             aria-labelledby="chart_300285_tab3"></p>
<p>Il dato mostra l&#8217;incidenza della raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti. Sono considerate anche le attività di pulizia degli spazi pubblici. La metodologia utilizzata per individuare le polarità è quella di definire dei rank comunali in base al tipo di servizio, anche con un livello più basso rispetto a quello identificato dalla Snai.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Openpolis su dati <a href="https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it/index.php?pg=downloadComune#:~:text=Download%20dati-,2023,-2022" target="_blank" rel="noopener">Ispra</a> e Gssi.                                                                <br />(consultati: giovedì 27 Marzo 2025)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/04/nella-polarita-di-palena-quasi-il-90-dei-rifiuti-viene-differenziato.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-300285"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-300285" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Considerando tutti gli ambiti giornalieri della classificazione Gssi, quella in cui la quota di riciclaggio è maggiore è quella di <strong>Palena</strong> (87,3%), seguita da Villa Santa Maria (82,4%) e Atessa (80,7%). Quelle invece in cui la percentuale è inferiore sono L&#8217;Aquila (47,4%), Montereale (46,9%) e Valle Castellana (34,8%). Considerando invece i singoli comuni, i valori più alti si registrano a <strong>Palena</strong> (Chieti, 92,8%), Villa Santa Maria (Chieti, 92,2%) e Borrello (Chieti, 91,6%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
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<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
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<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/2023_raccoltadifferenziata.xls" target="_blank" rel="noopener">La raccolta differenziata in Abruzzo</a>.</p>
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<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: <a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/foto-ravvicinata-di-bottiglie-di-plastica-2547565/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Magda Ehlers</a><a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license"> </a>(<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license">licenza</a>)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-diverse-velocita-della-raccolta-differenziata-in-abruzzo/">Le diverse velocità della raccolta differenziata in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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