Ancona Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/dove/ancona/ Wed, 21 Jun 2023 14:21:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia https://www.openpolis.it/esercizi/un-punto-di-vista-originale-sul-paese-negli-anni-della-pandemia/ Wed, 21 Jun 2023 08:25:57 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=237116 Il rapporto finale dell'attività di data journalism e monitoraggio civico del progetto Ripartire, svolta in 5 scuole superiori di tutta Italia tra 2020 e 2023.

L'articolo Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia proviene da Openpolis.

]]>
L’esperienza di Ripartire: non solo dati

Ripartire (rigenerare la partecipazione per innovare la rete) è un progetto selezionato dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo nazionale per il contrasto alla povertà educativa.

Iniziato nel 2020, ha coinvolto gli studenti di 5 scuole superiori in territori diversi d’Italia. Da città come L’Aquila, Ancona e Pordenone a piccoli comuni come Trebisacce (in provincia di Cosenza) e quartieri periferici come Borghesiana (zona urbanistica del comune di Roma).

Il report in formato pdf

Il progetto consiste in tre anni di formazione in cui ragazze e ragazzi, partecipando a varie attività, hanno modo di sviluppare competenze civiche e sociali e sperimentare metodologie di cittadinanza attiva, nella scuola e nella comunità. Una partnership che ha coinvolto, oltre a Openpolis, partner nazionali tra cui ActionAid e partner locali radicati in ciascuno dei territori.

In questo quadro, Openpolis ha portato avanti con gli studenti l’attività di data journalism e monitoraggio civico. Un percorso che ha previsto diverse fasi.

20 classi coinvolte nel percorso di data journalism e monitoraggio civico con Openpolis.

In primo luogo quella di capire insieme a studenti e insegnanti quali siano i problemi concreti nell’offerta di servizi e opportunità nella loro zona. Dai trasporti alla sanità, dalla condizione dei parchi alla presenza di luoghi di aggregazione, dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione delle strade.

Successivamente, quella di scegliere con i ragazzi quali servizi approfondire, selezionandoli in un processo partecipativo che li vedesse direttamente protagonisti. Infine, analizzare e indagare ciascun aspetto attraverso i dati: raccolti, analizzati, interpretati e rappresentati dagli stessi studenti in articoli di data journalism, con mappe, grafici ed esperienze dirette.

Questo percorso ha permesso agli studenti di impratichirsi nell’uso di strumenti digitali e di analisi dei dati, per mappare e approfondire la situazione del loro territorio rispetto all’offerta di servizi. Non solo, unendo alle competenze tecniche la loro specifica prospettiva di riflessione, i ragazzi hanno potuto far emergere nei loro articoli le criticità e le mancanze individuate, con opinioni e informazioni uniche e originali. Portandole all’attenzione della comunità educante e dei decisori a livello locale. L’impegno dei ragazzi è stato cruciale per il raggiungimento di questi obiettivi, così come quello di partner locali e insegnanti, con cui ci siamo confrontati passo dopo passo nel corso di tutta l’attività.

23 i diversi servizi, opportunità e fenomeni indagati dagli alunni in modo trasversale.

Quando i temi scelti dagli studenti erano poco più che titoli di una ricerca, non pensavamo che questo percorso ci avrebbe trasmesso così tanto. Non solo per l’esperienza umana di confrontarsi con ragazze e ragazzi in scuole dislocate lungo l’intera penisola. Ma anche per il momento storico in cui questo progetto si è svolto: nel pieno dell’emergenza Covid.

Lo sguardo degli adolescenti sull’Italia a cavallo della pandemia

Sembra passato un secolo da quando, nel 2019, cominciammo a pianificare insieme agli altri partner il progetto Ripartire. Nel frattempo è trascorso il periodo che, nella storia mondiale recente, ha senza dubbio inciso di più sulla vita delle persone. E in particolare di bambini e ragazzi, compromettendone non solo la quotidianità ma anche le stesse esperienze di crescita.

Dalla possibilità di andare a scuola e frequentare le lezioni in presenza a quella di vedere gli amici nel tempo libero, fino alla fruizione di momenti culturali, sportivi, sociali. Nessun ambito del loro sviluppo personale è stato risparmiato.

Le restrizioni e le chiusure imposte per contenere i contagi hanno costituito una sfida enorme per tutte le attività di Ripartire. Progettate prima dello scoppio della pandemia, hanno infatti preso il via proprio con l’anno scolastico 2020/2021. Da un punto di vista operativo, questo ci ha portato ad adattare gli incontri alle modalità previste dalla didattica a distanza. A livello di contenuti, è diventato necessario impostare il percorso di monitoraggio civico includendo tutti quei cambiamenti drastici in tema di servizi, causati da chiusure, obblighi di distanziamento e altre misure preventive. Parlando di musei, cinema e teatri, molte volte è emerso il tema delle perdite economiche dovute al periodo pandemico. Così come discutendo di parchi e verde urbano, ragazze e ragazzi hanno sottolineato la funzione sociale di queste aree, in un momento in cui stare vicini in spazi chiusi non era possibile.

Oltretutto non si può non sottolineare l’opportunità di entrare in contatto con adolescenti di diverse parti d’Italia, in un momento storico così drammatico. Ragazze e ragazzi accomunati dall’età e spesso uniti dagli stessi interessi e passioni. Nonché dalle preoccupazioni per il futuro, a partire dai timori per il Coronavirus e dall’incertezza sulla fine dell’emergenza. Eppure così differenti per provenienza geografica, contesto sociale di riferimento, esperienze vissute quotidianamente.

Perciò non appare secondario l’interesse per gli oggetti di ricerca di volta in volta individuati dagli studenti, prima ancora di soffermarci – nei prossimi capitoli – sull’esito delle loro analisi.

FONTE: elaborazione openpolis
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Marzo 2023)

Sono molti i temi risultati ricorrenti nelle aree di progetto, in alcuni casi in modo addirittura unanime: è il caso dell’attenzione al trasporto pubblico. Tuttavia, in ciascuna località, gli stessi aspetti sono stati declinati in modo completamente diverso, come approfondiremo nei prossimi capitoli.

Un lavoro collettivo di discussione e analisi

Nel corso di questo report, metteremo in luce – con le chiavi di lettura scelte dai ragazzi e valorizzando il contributo delle loro analisi – le questioni considerate più salienti nelle 5 aree di progetto. Dalla mobilità sostenibile alla disponibilità di aree verdi e di luoghi per fare sport, dall’offerta culturale alla prossimità dei servizi.

Per ciascuno di questi temi, mostreremo quanto emerso dai lavori delle classi in relazione ai singoli territori. Si tratta di un punto di vista inedito, di cui preme sottolineare l’assoluta originalità dato che il lavoro di raccolta e di analisi dei dati – pur supportato da analisti, educatori e insegnanti – è stato condotto e guidato direttamente dai ragazzi, in base ai loro interessi di ricerca.

Come ultimo aspetto, non è irrilevante sottolineare come questa sia stata l’occasione per entrare in contatto con i punti di forza e di debolezza che caratterizzano la scuola italiana nella sua quotidianità. Dalle classi più reattive, dove tutti gli studenti riescono a lavorare in gruppo in modo affiatato. A quelle più difficili, dove convivono nuclei di studenti “avvantaggiati” con altri compagni che fanno più fatica e devono essere seguiti individualmente.

Il fulcro di questo report è il lavoro di tutte le classi coinvolte nella nostra attività di data journalism e monitoraggio civico, di cui saranno passati in rassegna i lavori più rappresentativi, non necessariamente i migliori. Questo percorso ha infatti avuto nel contributo di tutte e tutti il requisito essenziale. Anche per questa ragione, è stata un’esperienza per noi così straordinaria a livello umano.

Foto: Progetto Ripartire

L'articolo Un punto di vista originale sul paese negli anni della pandemia proviene da Openpolis.

]]>
L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa nelle Marche https://www.openpolis.it/limpatto-del-pnrr-sulla-poverta-educativa-nelle-marche/ Tue, 13 Dec 2022 05:35:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=214449 La vera sfida del Pnrr è ridurre i divari tra i territori, anche nel contrasto della povertà educativa. Approfondiamo la situazione attuale nelle Marche e cosa prevede il piano per la regione su 3 temi: asili nido, nuove scuole e dispersione scolastica.

L'articolo L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa nelle Marche proviene da Openpolis.

]]>

Il Pnrr interviene su numerosi fronti relativi alla povertà educativa, dagli asili nido all’edilizia scolastica, dal contrasto all’abbandono precoce alla riduzione dei divari territoriali nell’istruzione.

Interventi che riguarderanno anche le Marche, dai primi livelli d’istruzione a quelli più elevati.

L’offerta di asili nido e l’investimento del Pnrr

Partendo dagli asili nido, nelle Marche nel 2020 sono 9.293 i posti offerti nei nidi e nei servizi per la prima infanzia, a fronte di circa 30mila residenti con meno di 3 anni nella regione. Ovvero una copertura del 31%, al di sopra della media nazionale (27,2%) e vicino alla soglia del 33% fissata in sede Ue.

Tra le province, quella con la maggiore copertura potenziale è Ancona con 35,5 posti ogni 100 bambini. È l’unica che supera la soglia Ue, tuttavia anche le altre si collocano sopra la media nazionale. Seguono infatti i territori di Pesaro e Urbino (30,4%), Fermo (29,8%), Ascoli Piceno (28,5%) e Macerata (27,6%).

Tra i capoluoghi, spiccano Ancona (40,8%) e altri 3 comuni collocati tra il 34 e 38%: Macerata, Ascoli Piceno e Fermo. Più distanziata Pesaro (26,1 posti ogni 100 bambini). Comunque tutte le 10 maggiori città marchigiane si collocano sopra la soglia del 20%. Tra queste Senigallia con quasi 1 posto ogni 2 residenti con meno di 3 anni (49,2%).

Complessivamente, nelle Marche il 51,1% dei comuni offre asili nido o altri servizi per la prima infanzia, a fronte di una media nazionale del 59,3%. La diffusione maggiore nei territori di Ancona e Pesaro e Urbino, con rispettivamente il 72,3% e il 65,4% dei comuni che offre il servizio. L’offerta appare concentrata in un numero minore di comuni nel fermano (30%) e nel maceratese (38,2%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: giovedì 18 Agosto 2022)



In questo contesto il Pnrr stanzia 4,6 miliardi sull’investimento per gli asili nido e le scuole per l’infanzia. Di questi, accanto alle risorse che finanzieranno progetti già in essere, è stato varato un bando da 3 miliardi di euro, di cui 2,4 per i soli nidi.

Di tali risorse, stando alle graduatorie pubblicate in agosto, nella regione dovrebbero arrivare con il nuovo bando 74 milioni euro per gli asili nido e poli d’infanzia, pari al 3% dei 2,4 miliardi di euro stanziati. In termini assoluti, il territorio con i progetti ammessi in graduatoria che cubano più risorse è la provincia di Pesaro e Urbino (quasi 18,4 milioni), seguita da Macerata, anch’essa con 18,3 milioni circa.

Complessivamente nella regione è previsto il finanziamento di 63 progetti. Di questi, 21 sono entrati nelle graduatorie pubblicate lo scorso agosto come ammessi, 42 come riserva. Per 3 dei progetti entrati in graduatoria, è comunque già prevista una successiva rimodulazione degli importi.

Va infatti tenuto presente che quelli pubblicati nelle graduatorie di agosto non necessariamente corrispondono agli importi definitivi: prima della sottoscrizione dell’accordo di concessione potranno essere svolte ulteriori verifiche sull’ammissibilità e per alcuni importi è già prevista una successiva rimodulazione. Altro elemento cruciale è dato dal fatto che, come detto, molti interventi presentano l’indicazione “riserva” nella graduatoria.

Con questi caveat, il singolo progetto già ammesso senza riserve con l’importo maggiore nelle graduatorie di agosto è un intervento nel comune di Montegranaro, in provincia di Fermo, da 2,78 milioni.

Sommando i singoli progetti, sia ammessi che in riserva nelle graduatorie pubblicate ad agosto, l’ente con più risorse previste era il comune di Civitanova Marche (5 interventi per asili nido da 6,8 milioni di euro complessivi). Seguito dal capoluogo regionale, Ancona (3 interventi per 5,19 milioni) e da Fano (2 progetti del valore previsto di circa 3 milioni).

La costruzione di nuove scuole 

Un altro aspetto di cui si occupa il Pnrr è la costruzione di nuove scuole sostenibili. Un investimento da 1,19 miliardi per la realizzazione di oltre 200 nuove scuole, di cui 9 previste nelle Marche.

Nella regione, in base ai dati relativi all’a.s. 2020/21, sono presenti 1.256 edifici scolastici. Dal punto di vista della sostenibilità, per 854 in quell’anno era stata dichiarata la dotazione di accorgimenti per ridurre i consumi energetici, come la presenza di vetri o serramenti doppi, l’isolamento di coperture e pareti esterne, oppure ancora la zonizzazione dell’impianto termico, che consente un dispendio più accurato per la climatizzazione degli ambienti.

Il 67,99% degli edifici scolastici nelle Marche presenta quindi questo tipo di accorgimenti, oltre 10 punti in più della media italiana (57,5%). Una quota variabile tra i diversi territori, ma che in ogni caso è sempre superiore al dato nazionale: dalla provincia Fermo (77,85% di edifici con accorgimenti per ridurre i consumi) a quella di Pesaro e Urbino (62,6%).

Scendendo a livello comunale, tra i comuni della regione con più residenti tra 6 e 18 anni spiccano – con il 70% di edifici scolastici dotati di accorgimenti – Ancona (75,7%), San Benedetto del Tronto (79,2%), Civitanova Marche (77,8%), Jesi (71,1%), Osimo (86,2%) e Fermo (73%). Più contenuti, ma comunque superiori al 50%, i dati di Pesaro (55,4%), Fano (52,4%) e Ascoli Piceno (51,2%). In posizione intermedia Senigallia (60%) e Macerata (65%).

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione
(pubblicati: domenica 17 Luglio 2022)



Su questa situazione si innestano gli interventi del Pnrr, con una serie di investimenti per l’edilizia scolastica tra cui quelli per la costruzione di nuove scuole. Sono 9 le aree individuate per le Marche, per un totale di circa 28mila metri quadrati e un importo complessivo richiesto di 63,7 milioni di euro, in base alle graduatorie pubblicate nel maggio scorso. Il 55,6% degli interventi per le nuove scuole della regione riguarderà patrimonio edilizio in classe energetica G, quella meno efficiente.

I maggiori interventi riguardano la realizzazione del nuovo polo scolastico “Iiss Carlo Urbani – sede Luigi Einaudi” a Porto Sant’Elpidio (Fermo) con un importo richiesto di circa 21,7 milioni di euro. Si tratta di un intervento di demolizione edilizia con ricostruzione in situ su edifici di 9.036 mq. Nello stesso comune, l’intervento sul Plesso A. Bacci, che ospita scuole primaria e secondaria di I grado. Si tratta di quasi 11,5 milioni di euro per 4.820 metri quadri, attualmente in classe G.

Il contrasto ai divari educativi esistenti

Nelle Marche il tasso di abbandono scolastico nel 2021 si è attestato al 7,9%. Uno dei dati più contenuti tra le regioni italiane, di 4,8 punti inferiore alla media nazionale e anche al di sotto dell’obiettivo del 9% fissato a livello continentale per il 2030.

Nonostante un dato positivo sugli abbandoni espliciti, questi non sono l’unico metro della dispersione. Deve essere considerato anche l’abbandono implicito, cioè la quota di studenti che non lasciano precocemente la scuola ma hanno apprendimenti insufficienti. Nei test Invalsi 2020/21, il 29% degli studenti marchigiani di III media si è attestato sui livelli di competenza 1 e 2 in italiano, considerati non adeguati (media nazionale: 39% circa). Tutte le province si attestano attorno 30%, con dati che superano il 33% nel fermano (33,5%) e nel territorio di Ascoli Piceno (33,05%).

Dati a cui dedicare un’attenzione prioritaria: i bassi livelli di competenza sono uno dei segnali più rilevanti della dispersione scolastica. Il Pnrr interviene con un investimento apposito, che ha tra gli obiettivi quello di scendere nel 2026 al 10,2% di abbandoni precoci nel nostro paese. Tale intervento vale 1,5 miliardi, di cui 500 milioni assegnati con una prima tranche attraverso un decreto del ministero dell’istruzione nel giugno di quest’anno.

I dati sono stati elaborati a partire dalla tabella di ripartizione per istituzione scolastica pubblicati dal ministero dell’istruzione il 28 giugno 2022. Il colore dei comuni varia in base all’incidenza dell’abbandono scolastico nel comune, come rilevata nell’ambito del censimento 2011. Più intenso il colore, maggiore la quota di giovani tra 15 e 24 anni usciti precocemente dal sistema di istruzione e formazione.

FONTE: elaborazione openpolis – Con i Bambini su dati ministero dell’istruzione e Istat
(pubblicati: martedì 28 Giugno 2022)



Risorse che, nelle Marche, sono destinate a 68 istituti, per un totale di 8,58 milioni di euro. Si tratta dell’1,72% delle risorse stanziate con questo decreto. Il finanziamento maggiore nella regione arriverà agli istituti con sede nel comune di Pesaro, con 5 istituti finanziati per complessivi 779.675,85 euro.

Quello più finanziato è l’istituto omnicomprensivo “Della Rovere” (Urbania, Pesaro e Urbino), cui sono destinati 221.618,79 euro. Superano i 200mila euro anche l’Ipsia “Benelli” (Pesaro), l’istituto professionale “O. Ricci” di Fermo e l’Iis “Podesti – Calzecchi Onesti”.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

Scarica i dati della regione

Nidi e poli per l’infanzia Marche

Nuove scuole Marche

Piano dispersione (I tranche) Marche

I contenuti dell’Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell’articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l’obiettivo di creare un’unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. I dati relativi al Pnrr sono stati elaborati a partire dalle graduatorie e dalle informazioni pubblicate dal ministero dell’istruzione.

L'articolo L’impatto del Pnrr sulla povertà educativa nelle Marche proviene da Openpolis.

]]>
Il caldo e le piogge nelle città italiane https://www.openpolis.it/il-caldo-e-le-piogge-nelle-citta-italiane/ Fri, 17 Dec 2021 09:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=172084 Alcuni effetti del cambiamento climatico colpiscono più duramente i centri urbani. Secondo le ultime rilevazioni Istat relative al 2020, la tendenza è quella di un aumento della temperatura media e un calo delle precipitazioni.

L'articolo Il caldo e le piogge nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>
Tra gli effetti del cambiamento climatico ci sono le anomalie nelle temperature e nelle precipitazioni. Questo fenomeno riguarda soprattutto le città che, per una serie di ragioni legate alla maggiora incidenza di abitanti e quindi di traffico e impianti di riscaldamento e alla carenza di aree verdi, si trovano a a subirne ancora più pesantemente gli effetti.

I fenomeni meteoclimatici possono interagire con le caratteristiche strutturali dei sistemi urbani – specialmente se di maggiori dimensioni – favorendo il fenomeno dell’Isola di Calore (Urban Heat Island), un surriscaldamento locale determinato dalle caratteristiche termiche e radiative di superfici in asfalto, cemento e metallo, con differenze significative di temperatura rispetto ad aree rurali circostanti.

Abbiamo parlato di questo fenomeno in un approfondimento precedente sui comuni capoluogo. Intanto Istat ha continuato il suo monitoraggio delle principali città italiane – 24 in totale, tra capoluoghi di regione, di città metropolitana e i comuni di Trento e Bolzano. Con alcune differenziazioni geografiche lungo la penisola, la maggior parte dei grandi centri urbani nel nostro paese sta registrando aumenti delle temperature medie e cali delle precipitazioni.

Le città italiane sono sempre più calde

Secondo i dati raccolti dal programma europeo Copernicus climate change service, in tutta l’Ue il 2020 è stato uno degli anni più caldi mai registrati mai registrati dall’inizio delle rilevazioni, che in Europa risalgono all’epoca pre-industriale. Un risultato che si è verificato ogni anno nell’ultima decade, a partire dal 2011.

L’aumento delle temperature incide particolarmente nei centri urbani maggiori, per via di alcune loro caratteristiche che favoriscono l’accumulo di calore, come accennato in precedenza.

83,3% delle principali città in Italia ha registrato un incremento della temperatura media annua nel 2020 rispetto al periodo 2006-2015.

I dati relativi alle città colorati in rosso indicano un aumento della temperatura media, mentre quelli in blu indicano l’assenza di mutamento e quelli in verde un calo. L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

La città che ha registrato il maggior aumento della temperatura media è stata Bologna, dove nel 2020 la temperatura era superiore di 1,2 gradi rispetto al valore medio degli anni 2006-2015. Era seguita sotto questo aspetto da Catania (+1°C) e Roma (+0,9°C).

Soltanto in 3 dei centri urbani analizzati si è osservata invece la tendenza opposta. Il calo più consistente è stato pari a -0,8 gradi ad Ancona, seguita da Bari (-0,2°C) e L'Aquila (-0,1°C). Solo a Potenza non c'è stato alcun mutamento.

Un indicatore importante è la variazione rispetto al valore di lungo periodo.

Oltre alla variazione nella temperatura rispetto alla media di un periodo precedente ma comunque vicino, un altro indicatore climatico importante è la cosiddetta anomalia della temperatura. Come riporta Istat, il cambiamento climatico è infatti definito come lo "spostamento del valore medio di lungo periodo di una grandezza meteorologica", in questo caso della temperatura. Il valore di lungo periodo preso a riferimento da Istat è la temperatura media degli anni tra 1971 e 2000, che in questo senso corrisponde alla "normale climatologica".

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso la temperatura media 2020) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso la temperatura media 1971-2000). I dati sono riferiti alle città di grandi dimensioni (con più di 200mila abitanti). Non sono disponibili i dati per Catania e Messina. L’unità di misura è il grado Celsius (°C).

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Nel periodo 1971-2000 la temperatura media più alta era quello di Palermo, pari a 18,5 gradi, seguita da Bari (17°C). Osservando invece le anomalie del 2020 rispetto al valore climatico, Roma registra il maggiore aumento, pari a +2°C, seguita da Milano (+1,9°C), Bologna (+1,8°C) e Torino (1,7°C).

In sintesi, le città del centro-nord registrano anomalie maggiori rispetto a quelle del sud. Una situazione che, almeno in parte, potrebbe essere spiegata dall’inquinamento atmosferico, che è più incisivo nell’Italia settentrionale che nel meridione ed è la causa principale dell’innalzamento delle temperature.

Piogge, temporali e neve sono sempre meno frequenti

A differenza delle temperature, che in quasi tutte le principali città italiane sono aumentate, nel 2020 le precipitazioni totali annue hanno visto una sostanziale riduzione. Parliamo di 661 millimetri di acqua depositatasi sui suoli dei più grandi centri urbani italiani nel corso dell'anno.

-132 mm il calo della precipitazione annua nelle principali città italiane, nel 2020, rispetto agli anni 2006-2015.

Istat con precipitazioni intende tutti i fenomeni climatici in cui particelle di acqua cadono al suolo - sia quelle liquide che quelle solide. Sono quindi incluse nel monitoraggio pioviggine, pioggia, rovesci, temporali, rugiada e brina, ma anche neve e grandine.

I dati relativi alle città colorate in rosso indicano un aumento nelle precipitazioni medie annuali, mentre quelle colorati in verde segnano un calo.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Solo nelle città di Bolzano e Perugia le precipitazioni, in senso assoluto, sono aumentate, rispettivamente di 133,8 e 83 millimetri. Nelle restanti 22 città monitorate da Istat si è invece visto un calo. Soprattutto a sud della penisola e in particolare a Napoli, dove nel 2020 le precipitazioni totali sono state di 423,5 mm inferiori rispetto alla media 2006-2015. Sotto questo aspetto la seguono Catanzaro (-416 mm) e Catania (-359,7).

Anche per quanto riguarda poi quelli che Istat definisce come i "giorni piovosi", ovvero i giorni, in un anno, in cui le precipitazioni sono state pari o superiori a 1 mm, si è registrato un calo.

-14 i giorni piovosi nel 2020, rispetto alla media 2006-2015.

Anche in questo caso, è utile analizzare la normale climatica riferita al trentennio 1971-2000 per riscontrare le maggiori anomalie rispetto al valore di lungo termine.

Per anomalia climatica si intende la differenza tra il valore di un parametro meteorologico (in questo caso il valore assoluto, in millimetri, di pioggia nel 2020) e il valore medio di lungo periodo preso a riferimento, denominato normale climatologica (in questo caso il valore assoluto, in millimetri, di pioggia nel periodo 1971-2000). I dati sono riferiti alle città di grandi dimensioni (con più di 200mila abitanti). Non sono disponibili i dati per Catania e Messina.

FONTE: elaborazione openpolis su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 15 Dicembre 2021)

Napoli si riconferma come la città italiana con il maggior calo delle precipitazioni annue, pari a -439,6 millimetri rispetto alla normale climatica. Seguita da Genova (-276,9 mm), che tra i comuni considerati era quello con le precipitazioni più elevate (1.263,8 mm nel periodo 1971-2000) e Firenze (-221,6 mm).

Mentre soltanto a Palermo c'è stato un incremento delle precipitazioni, pari a 60,7 millimetri, nonostante rispetto al periodo 2006-2015 anche la città siciliana avesse registrato un calo.

 

Foto credit: Tolga Kilinc - licenza

L'articolo Il caldo e le piogge nelle città italiane proviene da Openpolis.

]]>
Come variano opportunità e servizi educativi, tra province e comuni delle Marche https://www.openpolis.it/esercizi/come-variano-opportunita-e-servizi-educativi-tra-province-e-comuni-delle-marche/ Tue, 16 Nov 2021 15:00:43 +0000 https://www.openpolis.it/?post_type=opmag_minidossier&p=147290 Nella fase attuale, con le conseguenze della pandemia, monitorare l'impatto della povertà educativa diventa ancora più importante. Dall’offerta di asili nido alla digitalizzazione e condizione delle scuole, abbiamo analizzato servizi e opportunità educative nelle Marche.

L'articolo Come variano opportunità e servizi educativi, tra province e comuni delle Marche proviene da Openpolis.

]]>
Chi oggi ha meno di 18 anni sta vivendo un passaggio fondamentale del proprio percorso di crescita e formazione in un contesto particolarmente complesso. L’emergenza Covid infatti ha avuto delle pesanti ripercussioni anche per bambine e bambini, ragazzi e ragazze. La pandemia infatti ha reso molto più complesso l’accesso a opportunità educative e sociali. In questo contesto risultano particolarmente colpiti i minori provenienti da famiglie che si trovano in disagio economico.

Tendenze che caratterizzano anche i ragazzi e le ragazze che vivono nelle Marche. Parliamo di oltre 200mila minori in base ai dati del censimento permanente recentemente rilasciati da Istat. Da questo punto di vista, il ruolo del territorio è cruciale.

228.498 residenti con meno di 18 anni nelle Marche nel 2020.

La presenza diffusa di presidi educativi e reti comunitarie infatti costituisce la garanzia principale di contrasto alla povertà educativa. Ma nel contesto emergenziale sono emerse anche alcune questioni di lungo periodo. Come il distanziamento in classe, con la necessità di riadattare le scuole, che ha riproposto il tema della condizione del patrimonio edilizio scolastico. Nelle Marche ad esempio si registra una percentuale di edifici scolastici classificati come “vetusti” (cioè con un’età superiore ai 50 anni) superiore alla media nazionale del 17,8%. Edifici che spesso necessitano di interventi di manutenzione e ammodernamento.

Il report in formato pdf


24,4% edifici scolastici classificati come vetusti nelle Marche.

Un altro tema tornato in primo piano è la questione dei trasporti per raggiungere la scuola, con la necessità da un lato di rispettare le norme anti-contagio e dell’altro di garantire a tutti gli studenti e le studentesse di poter arrivare a scuola facilmente. In questo caso i dati della regione sono superiori alla media nazionale. Nelle Marche infatti oltre il 92% degli edifici scolastici è raggiungibile con almeno un mezzo pubblico alternativo all’auto privata.

Gli asili nido sono una fondamentale opportunità per bambini e famiglie.

Inoltre, è stata ridata attenzione pubblica alla necessità di disporre di una rete capillare servizi educativi per la prima infanzia. Non solo come conciliazione dei tempi familiari, stressati nella fase post-Covid. Ma come investimento di lungo periodo sull’occupazione femminile e sull’apprendimento dei bambini nei primi 1.000 giorni, cioè la fase della vita in cui sono più ricettivi. Nelle Marche il livello di copertura potenziale di posti in asilo nido e servizi integrativi per la prima infanzia pubblici e privati è superiore alla media nazionale (26,9%), ma non ha raggiunto l’obiettivo europeo di garantire 33 posti in asilo nido ogni 100 bambini.

I mesi di didattica a distanza poi hanno dimostrato quanto agenda digitale e contrasto della povertà educativa siano legate in modo determinante. Sotto questo aspetto, la quota di famiglie marchigiane raggiunte dalle connessioni veloci e ultraveloci è oltre 10 punti al di sotto della media nazionale. In base ai dati precedenti l’emergenza, il 55% dei nuclei risulta raggiunto da una connessione di banda larga veloce su rete fissa (pari almeno a 30 Mbps, contro una media nazionale del 68,5%). Mentre nella banda larga ultraveloce (connessioni superiori a 100 Mbps) il dato (25% delle famiglie potenzialmente raggiunte) è circa 12 punti al di sotto della media italiana (36,8%).

16 su 20 la posizione delle Marche rispetto alle altre regioni per quanto riguarda le connessioni ultraveloci.

Analizzando altri indicatori regionali sulla condizione educativa dei più giovani possiamo osservare inoltre come nel 2019 in questa regione la quota di giovani tra 18 e 24 anni che aveva lasciato la scuola prima del diploma si attestasse all’8,7%. Un dato inferiore alla media nazionale del 13,5% rilevato in quell’anno ed anche all’obiettivo europeo di riduzione del tasso di abbandono scolastico sotto al 10%.

L’emergenza Covid ha avuto un impatto decisivo sulla condizione di bambini e ragazzi.

Questo dato può essere letto anche insieme ad un altro fenomeno legato alla povertà educativa. Ovvero quello dei neet, cioè quei ragazzi che non solo non lavorano ma che hanno anche abbandonato qualsiasi percorso di formazione. Un altro fenomeno che è stato pesantemente impattato dalla pandemia. E tuttavia non particolarmente presente nelle Marche. In base ai dati di Eurostat infatti sappiamo che nel 2019 i Neet in questa regione erano l’11,5% dei giovani compresi tra i 15 e i 24 anni. Uno dei dati più bassi tra le regioni italiane.

Per questo nel corso del report approfondiremo alcuni degli aspetti più salienti in questa fase. Dalla diffusione della rete internet ultraveloce alla condizione dell’edilizia scolastica, dalla raggiungibilità delle scuole all’offerta di asili nido.

Lo faremo con il metodo proprio dell’osservatorio povertà educativa #conibambini, utilizzando dati di livello comunale. Perché se le medie regionali sono il punto di partenza dell’analisi, solo dati con una maggiore granularità possono aiutarci a comprendere la reale condizione dei minori sul territorio.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat, Agcom, Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 4 Marzo 2020)

Foto credit: Unsplash Taylor Wilcox - Licenza

L'articolo Come variano opportunità e servizi educativi, tra province e comuni delle Marche proviene da Openpolis.

]]>
Come cambia il ricorso al Foia tra i comuni capoluogo https://www.openpolis.it/come-cambia-il-ricorso-al-foia-tra-i-comuni-capoluogo/ Mon, 23 Nov 2020 07:15:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=79246 In alcune città italiane, e in particolare a Roma, il 2019 ha visto una crescita significativa nelle richieste di Foia agli uffici comunali. Mentre in altre realtà lo strumento resta molto meno utilizzato. Ancora 3 i comuni capoluogo che non pubblicano il registro degli accessi.

L'articolo Come cambia il ricorso al Foia tra i comuni capoluogo proviene da Openpolis.

]]>
Appuntamento mensile con l’osservatorio Foia di openpolis. Dall’evoluzione normativa della materia, alla sua applicazione nella giurisprudenza. Ma anche i dati del fenomeno, tra richieste e risposte, e il racconto di best practice: come sono stati utilizzati i dati per investigazioni di interesse pubblico. In collaborazione con Giulio Marotta.

Il registro degli accessi dei comuni capoluogo

Con l’accesso civico generalizzato i cittadini possono richiedere alle pubbliche amministrazioni dati, documenti e informazioni già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.

In questo articolo torniamo ad occuparci, a distanza di un anno dalla precedente analisi, dei registri degli accessi istituiti dalle 21 amministrazioni comunali capoluogo di regioni e province autonome, al fine di verificare le novità intervenute sull’utilizzo nell’organo di rappresentanza politica più vicina ai cittadini.

Come si richiede l’accesso ad atti e documenti

Tutti i siti dei comuni capoluogo hanno predisposto, all’interno della sezione “amministrazione trasparente”, alla voce “altri contenuti”, una rubrica in cui si forniscono notizie sulle diverse forme d’accesso.

Sul sito di quasi tutte le amministrazioni è disponibile il Registro degli accessi, attraverso il quale il cittadino può conoscere le domande di accesso già presentate ed il loro esito.
Vai a "Che cos’è il Foia"

In generale le informazioni sulle diverse tipologie di accesso sono dettagliate ed esaurienti, ed è fornita anche la modulistica e l’indicazione degli uffici competenti per ricevere le richieste (vedi ad esempio Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trento, Trieste). In alcuni casi sono pubblicati anche i regolamenti comunali e le disposizioni interne (Bolzano, Cagliari, Napoli, Perugia, Palermo, Potenza, Roma, Torino).

Chi ha pubblicato il registro e chi no

Come abbiamo avuto modo di raccontare, le amministrazioni devono istituire un registro degli accessi dove indicare gli estremi delle richieste di accesso ricevute e il relativo esito. Tre delle 21 amministrazioni considerate continuano a non pubblicare il registro: Bolzano, Palermo e Trento.

3 su 21 i comuni che non pubblicano un registro: Bolzano, Palermo e Trento.

Come già verificato per le altre amministrazioni passate in rassegna nei precedenti mesi, anche per i comuni capoluogo si registrano modalità differenti nella presentazione dei dati dei registri per l’accesso, dando così vita a siti internet molto diversi uno dall’altro. Questo è un problema perché rende la base dati non uniforme, e quindi spesso non utilizzabile per un monitoraggio completo dell’andamento delle richieste. Anche perché in alcuni casi non è possibile distinguere i casi di accesso civico generalizzato da quelli riguardante l’accesso documentale e l’accesso civico semplice.

Accesso generalizzato, civico e documentale

Aosta, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila (quello in formato excel), Potenza (suddiviso per i singoli uffici), Roma, Venezia pubblicano un unico registro, inclusivo dell’accesso documentale e dell’accesso civico e Foia, con distinzione al suo interno delle diverse tipologie. Lo stesso Ancona, Bologna e Perugia, dove non è prevista una distinzione in ordine alla forma di accesso prescelta.

Non c’è uniformità nella tipologia e nel formato dei registri che vengono pubblicati.

Bari, Milano, Firenze e Trieste hanno realizzato un unico registro per accesso civico semplice e Foia (quello di Trieste non consente però di distinguere tra le due tipologie). Il comune di Torino ha sul proprio sito internet solamente il registro per l’accesso Foia. L’Aquila (in formato pdf) e Genova pubblicano tre distinti registri (accesso documentale, accesso civico semplice e Foia). Il comune di Napoli infine pubblica due registri (documentale e civico).

Registro degli accessi Foia – comuni capoluogo

comuneregistro degli accessiultimo aggiornamento formato datilink a sezione Foia
Anconagiugno 2019xls e pdfVai
Aostaluglio 2020odsVai
Bariaprile 2020odsVai
Bolognadicembre 2019pdfVai
Bolzanono--Vai
Cagliarigiugno 2020odsVai
Campobassodicembre 2019pdfVai
Catanzarodicembre 2018pdfVai
Firenzegiugno 2020pdfVai
Genovadicembre 2019xlsVai
L'Aquiladicembre 2017xls e pdfVai
Milanogiugno 2020pdfVai
Napolidicembre 2018odsVai
Palermono--Vai
Perugiadicembre 2018pdfVai
Potenzasettembre 2020pdfVai
Romagiugno 2020pdfVai
Torinogiugno 2019pdfVai
Trentono--Vai
Triestegiugno 2020pdfVai
Veneziaottobre 2020tabella di navigazioneVai

Quali dati, e con quali tempistiche, vengono aggiornati

Come già evidenziato nei precedenti approfondimenti, le variabili più importanti per un monitoraggio costante sono tre: la tempistica degli aggiornamenti, la tipologia di dati rilasciati e il contenuto delle informazioni rese disponibili.

Un aggiornamento costante dei registri è garantito dai comuni di Aosta, Bari, Cagliari, Firenze, Milano, Potenza, Roma, Trieste (dove però mancano i dati relativi al secondo semestre del 2019) e Venezia. I registri di diverse città capoluogo sono aggiornati solo a giugno o dicembre 2019; ma ci sono registri con carenze ancora più evidenti, come quelli di Catanzaro, Napoli e Perugia (tuttora fermi a dicembre 2018). A Campobasso e Perugia manca peraltro anche il registro 2017, mentre per L’Aquila sono disponibili i dati solo per il 2017.

Capitolo a parte merita invece il comune di Venezia che ha realizzato un’apposita banca dati, che consente al cittadino di effettuare ricerche sulle richieste di accesso (ad esempio per tipologia di accesso, periodo di riferimento, ufficio competente etc.). Ricerche che però non si possono salvare o scaricare, elemento che non permette una facile analisi del registro. I dati degli altri registri sono prevalentemente in formato pdf (Bologna, Campobasso, Catanzaro, Firenze, L’Aquila, Milano, Perugia, Potenza, Roma, Torino, Trieste); gli altri in formato xls.

61% dei registri pubblicati sono in formato pdf.

Le informazioni contenute nei registri sono meno dettagliate rispetto a quelle di alcuni ministeri. La descrizione delle richieste è talora sommaria (Cagliari, Catanzaro, Napoli, Roma) oppure non sono esplicitate le motivazioni del diniego (Bologna, Cagliari, Catanzaro, Roma, Trieste, Venezia). Solo il registro di Roma (a partire dal 2019) riporta la tipologia del soggetto richiedente (privato cittadino, avvocato, docente, giornalista, associazione etc.), mentre le informazioni sui ricorsi al Tar sono presenti solo nei registri di Cagliari, Genova, L’Aquila, Torino (i casi riportati sono peraltro pochissimi). Alcuni registri (Bologna, Cagliari, Milano) calcolano anche i tempi di risposta.

Come emerge in maniera abbastanza chiara, aumentando il numero di istituzioni confrontate, aumentano anche le differenze su come vengono pubblicati i dati sulle richieste Foia. Il confronto dei dati tra i comuni capoluogo di regione risulta essere complicato, in quanto la base dati fondamentalmente non è affidabile. Nello spirito di questo osservatorio un’analisi completa sui primi tre anni di applicazione del Foia (2017-2019) per i comuni capoluogo di regione non si può quindi svolgere.

Come sono andate le richieste di accesso generalizzato nei grandi comuni

Per tentare comunque di capire quanto i cittadini utilizzino il Foia nei confronti delle amministrazioni locali, abbiamo effettuato un’analisi a campione. Rispetto alla scorsa rilevazione, dove l’analisi era circoscritta alle 3 città più popolose d’Italia (Roma, Milano e Napoli), abbiamo allargato il monitoraggio a Torino, Firenze e Bari. Una selezione che quindi ci permette di approfondire i 4 maggiori comuni italiani, che il prossimo anno andranno al voto, più due città del centro e del sud con oltre 300mila abitanti (Firenze e Bari).

Per Napoli, l’esame è limitato ai soli anni 2017 e 2018, mentre per Torino non sono disponibili i dati del secondo semestre 2019.

FONTE: elaborazione openpolis su dati registri accessi comunali
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

Nei primi anni di applicazione del Foia i comuni presi in esame hanno ricevuto in totale 1.780 richieste di accesso civico generalizzato. In media la grande maggioranza di queste risulta accolte (86,5% del totale) o comunque parzialmente accolta (4,7%). Tra i comuni selezionati spiccano il 95-96% di Foia accolti o parzialmente accolti a Napoli e Roma (per la prima città però non sono disponibili i dati relativi al 2019). Seguono, con una percentuale di accolti o parzialmente accolti compresa tra l'80 e l'85%, Torino, Firenze e Milano. Anche a Bari gran parte delle richieste presentate nel triennio sono state accolte (70%).

Guardando ai valori assoluti, poco meno di mille sono state depositate a Roma (992, il 55,7% del totale), che stacca le altre città considerate: 394 Milano, circa 200 Napoli e 118 a Torino, 73 a Firenze e 10 a Bari. Presi come totale, si tratta di una cifra considerevole se confrontata con quelle delle altre istituzioni analizzate fin qua all’interno dell’Osservatorio Foia di openpolis: 1.827 le richieste a presidenza del consiglio e ministeri, 1.810 alle regioni italiane (qui però i dati si sono rivelati spesso carenti) e 202 nei confronti delle autorità indipendenti.

È soprattutto la Capitale a veder aumentare le richieste rispetto alla scorsa rilevazione: in un solo anno le richieste sono quasi raddoppiate, passando da 507 a 992, con una crescita del 95,7%.

Il ricorso al Foia varia molto sul territorio nazionale.

Questi numeri si prestano a due considerazioni. Da un lato, il potenziale dello strumento sicuramente aumenta con l'avvicinarsi dell'istituzione ai cittadini. Appare evidente che i comuni, trattando tematiche e questioni che in maniera più immediata riguardano la vita di tutti i giorni, siano l'ambito prediletto per le richieste di accesso civico generalizzato dei cittadini. Dall'altro le forti differenze tra i capoluoghi considerati indicano che l'utilizzo del Foia non è affatto omogeneo sul territorio nazionale. E tende a concentrarsi sui comuni più grandi, e in particolare sulla capitale che ha visto la crescita più significativa nell'arco del triennio.

Una mole di lavoro elevata, che nel 2019 ha in alcuni casi allungato i tempi di attesa, che però restano mediamente entro i limiti stabiliti. Le amministrazioni interpellate devono infatti pronunciarsi sulla richiesta di accesso entro 30 giorni, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del garante della privacy.

24 giorni d'attesa in media per ricevere una risposta alle richieste Foia nei comuni considerati.

In questo ambito i comuni italiani presi in considerazione hanno registrato un tempo medio di attesa di 24 giorni, quindi sotto il tempo massimo consentito. Un buon risultato, specialmente per quanto riguardo il comune di Milano che in tutto il triennio ha avuto un dato inferiore ai 20 giorni: 18,2 nel 2017, 16 nel 2018 e 18,4 nel 2019. Valori che fanno registrare una performance migliore rispetto alle altre città considerate, almeno come dato medio.

FONTE: elaborazione openpolis su dati registri accessi comunali
(ultimo aggiornamento: martedì 10 Novembre 2020)

Paradossalmente, è proprio il comune con meno richieste tra quelli considerati (Bari) a mostrare i tempi maggiori. Con un dato medio (34 giorni) che comunque segna un miglioramento rispetto agli anni precedenti (39 giorni nel 2018).

Considerazioni finali

Il quadro sopra sintetizzato evidenzia i ritardi da parte di alcune città capoluogo nella piena attuazione della normativa in materia di accesso. Da questo punto di vista sarebbe necessario che anche Bolzano, Palermo e Trento procedessero tempestivamente all’istituzione dei registri per l’accesso.

È necessario che i dati siano compilati in modo da rendere possibile consultazione e analisi.

In ogni caso appare opportuno che anche le altre amministrazioni si adeguino alla circolare n. 1/2019 del ministro Bongiorno che definisce uno standard comune per quanto riguarda sia i dati da pubblicare sia il supporto informatico (in modo da facilitare anche una trasmissione più facile dei dati medesimi), ed avere così una visione chiara del fenomeno e consentire un monitoraggio efficace e costante.

I dati delle città campione sottolineano in maniera chiara e nitida quanto il Foia venga utilizzato in modo ricorrente dai cittadini, sebbene con forti differenze. Motivo per il quale è ancora più importante aumentare la comunicazione e la trasparenza istituzionale sul tema.

Foto credit: Luca Aless - Palazzo Marino (Milano) - Wikimedia commons - Licenza

L'articolo Come cambia il ricorso al Foia tra i comuni capoluogo proviene da Openpolis.

]]>
Il valore educativo dei giardini scolastici https://www.openpolis.it/il-valore-educativo-dei-giardini-scolastici/ Tue, 04 Feb 2020 08:22:11 +0000 https://www.openpolis.it/?p=64562 I giardini scolastici e gli spazi verdi esterni alla scuola hanno un grande potenziale educativo. Vediamo in quali città sono più diffusi rispetto agli alunni e ai minori residenti.

L'articolo Il valore educativo dei giardini scolastici proviene da Openpolis.

]]>
I giardini scolastici e gli spazi verdi esterni alla scuola, se valorizzati, possono avere un grande valore aggiunto per i bambini e i ragazzi. Offrono un luogo di incontro, di gioco e di socialità durante la ricreazione.

Ma hanno anche un ulteriore potenziale educativo da non sottovalutare. Cortili, giardini e spazi esterni possono essere inseriti nella programmazione scolastica: dalla pratica sportiva ad attività didattiche all’aperto come orti, laboratori e aule verdi.

Aspetti su cui la letteratura internazionale sull’edilizia e la progettazione scolastica insiste molto. L’uso continuativo e partecipato del “verde scolastico”, e in generale degli spazi fuori dalla scuola, offre opportunità educative a tutto tondo.

Il verde, progettato e realizzato in continuità o facilmente accessibile dagli spazi della didattica quotidiana, può assumere valore anche per l’educazione ambientale e alimentare dei giovani.

Per queste ragioni il non utilizzo degli spazi esterni delle scuole è assimilabile ad un vero e proprio spreco. Sia per le ragazze e i ragazzi, ma anche per l’intera comunità educante e per lo stesso territorio in cui si trova la scuola.

Il ruolo dei giardini scolastici nelle città

Nelle città maggiori, e soprattutto nei quartieri più carenti di verde, è ancora più importante la presenza di giardini scolastici. Un aspetto spesso sottovalutato, purtroppo.

In quasi tutti i casi questi spazi [cortili e giardini scolastici, ndr] svolgono ruoli marginali come luoghi di scambio fra la scuola e la strada, spesso sono dei “vuoti” senza identità, nella migliore delle ipotesi fungono unicamente da contenitori per una “ricreazione” limitatissima in tempo e poco programmata. Per l’istituzione scolastica il cortile non è un “luogo d’apprendimento” e per il quartiere il cortile, semplicemente, “non esiste”.

Del resto, è la presenza stessa di aree verdi nelle scuole a cambiare molto, da comune a comune. Lo vediamo calcolando i metri quadri di giardini scolastici rispetto al numero di alunni delle scuole.

Come tendenza nazionale, ai primi posti spiccano soprattutto alcuni capoluoghi del centro-nord e sardi. Le città con più giardini scolastici per alunno sono Nuoro e Pistoia (circa 20 metri per alunno). Seguono, tutte con più di 15 metri quadri per minore, Carbonia, Torino, Bologna, Forlì, Reggio nell’Emilia, Lodi, Ancona e Ravenna.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 18 Dicembre 2019)

Agli ultimi 10 posti per presenza di giardini scolastici rispetto agli studenti, tutti comuni del mezzogiorno e due liguri: Messina, Vibo Valentia, Trapani, Trani, Imperia, Avellino, Brindisi, Genova, Isernia e Reggio Calabria.

3 i capoluoghi dove i giardini scolastici sono meno di un metro quadro per alunno. Si tratta di Messina, Vibo Valentia e Trapani.

Giardini scolastici meno presenti nelle città del sud

I dati appena visti fanno emergere una tendenza: i metri quadri di giardini scolastici per alunno sono più bassi nei capoluoghi meridionali.

I dati disponibili mostrano che nei comuni capoluogo italiani in media ci sono circa 8,5 metri quadri per alunno. Una cifra che varia tra le diverse aree del paese. Nell'Italia centro-settentrionale il dato è più in linea con la media nazionale. Nelle scuole dei capoluoghi del nord ci sono circa 11 metri quadri di giardini scolastici per alunno. Nel centro Italia il dato è sostanzialmente in linea con quello nazionale (8,7 metri quadri).

I dati si riferiscono ai soli capoluoghi di provincia.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 18 Dicembre 2019)

Nell'Italia meridionale i metri quadri per alunno nelle scuole dei capoluoghi sono circa 6. Una media che però non è identica all'interno delle singole macroaree.

A livello regionale, i capoluoghi del Piemonte sono quelli con più giardini scolastici per alunno. In questa regione, nelle scuole delle città sono presenti quasi 15 metri quadri per alunno. Seguono Toscana, Emilia Romagna e Sardegna.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat e Miur
(ultimo aggiornamento: mercoledì 18 Dicembre 2019)

Il dato dell'isola mostra come all'interno della macroarea "mezzogiorno" la presenza di giardini scolastici sia molto variabile. Sardegna e Molise superano la media nazionale per i capoluoghi, in controtendenza con il dato complessivo visto in precedenza.

Ma agli ultimi posti della classifica compaiono soprattutto le regioni del sud, con l'eccezione della Liguria. I capoluoghi calabresi in media sono quelli con meno giardini scolastici per minore (2,2 metri quadri per studente).

I giardini scolastici in relazione al verde pubblico

Un ulteriore dato da porre all'attenzione è il rapporto tra i giardini scolastici e il resto del verde pubblico esistente sul territorio.

Questo vale soprattutto per le città e per i quartieri con meno spazi verdi. Dove il verde pubblico è carente, la presenza di scuole dotate di giardini può essere ancora più importante.

Se manca il verde pubblico, i giardini scolastici diventano una risorsa ancora più preziosa per i bambini.

Per valutare questo aspetto, dobbiamo ricostruire il verde urbano per minore nei capoluoghi. Per verde urbano si intende, in base alla definizione dell'istituto di statistica, il "patrimonio di aree verdi, disponibili per ciascun cittadino, presente sul territorio comunale e gestito (direttamente o indirettamente) da enti pubblici". Comprende giardini pubblici, ville, parchi, verde attrezzato di quartiere, ma anche le aree verdi di arredo urbano, gli orti urbani e - per l'appunto - i giardini scolastici.

Nei capoluoghi italiani ci sono oltre 500 milioni di metri quadri censiti come verde urbano (nelle diverse categorie citate). Rapportati ai 2,7 milioni di minori residenti negli stessi comuni, significa una media di 196 mq per ogni abitante tra 0 e 17 anni.

195,81 metri quadri di verde urbano per residente tra 0 e 17 anni nei capoluoghi italiani.

Rispetto a questo dato, i 7,2 mq di giardini scolastici per minore rappresentano il 3,68% del verde urbano. Un'incidenza che nell'Italia settentrionale è sensibilmente più alta.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: mercoledì 18 Dicembre 2019)

Da notare come nel mezzogiorno il verde urbano complessivo non differisca eccessivamente dal dato del nord: 201 mq per minore contro 209. Ma rispetto ai soli giardini scolastici, i capoluoghi meridionali (e quelli del centro) restano indietro: 5,18 mq per residente 0-17 contro i 9,23 del nord.

In percentuale, significa che al nord il 4,42% del verde urbano è costituito dalle aree verdi di pertinenza delle scuole, mentre al sud la quota scende al 2,57%.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati sulle aree verdi sono i dati ambientali di Istat, quelli sugli alunni è il Miur.

Foto credit: Biologia Tor Vergata

L'articolo Il valore educativo dei giardini scolastici proviene da Openpolis.

]]>
Foia, le richieste dei cittadini ai comuni https://www.openpolis.it/foia-le-richieste-dei-cittadini-ai-comuni/ Mon, 09 Dec 2019 08:26:16 +0000 https://www.openpolis.it/?p=57267 Più l'istituzione è vicina ai cittadini, e più viene utilizzato il Foia. Molte le richieste di accesso ai comuni capoluogo di regione. Spesso però i dati dei registri sono inutilizzabili.

L'articolo Foia, le richieste dei cittadini ai comuni proviene da Openpolis.

]]>
Appuntamento mensile con l’Osservatorio Foia di openpolis. Analizziamo l’evoluzione della normativa e della giurisprudenza e il dibattito parlamentare. Ma anche i dati del fenomeno, tra richieste e risposte, e il racconto di best practice: come sono stati utilizzati i dati per investigazioni di interesse pubblico. In collaborazione con Giulio Marotta.

Il registro degli accessi dei comuni capoluogo

Da alcuni mesi stiamo portando avanti un’analisi comparativa per capire quanto e come viene utilizzato lo strumento del Foia, il cosiddetto accesso civico generalizzato. Ricordiamo che si tratta del diritto che hanno i cittadini di avere accesso alle informazioni pubbliche. Un diritto che consente a chiunque di richiedere alla pubblica amministrazione dati, documenti e informazioni già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né di motivare la richiesta.

Per capire pienamente quanto questa novità stia rappresentando un elemento positivo nello scenario italiano, è giusto analizzarne l’utilizzo nell’organo di rappresentanza politica più vicina ai cittadini: i comuni. Infatti, dopo l’esame dei registri per gli accessi di presidenza del consiglio e dei ministeri, delle autorità indipendenti e delle regioni e province autonome analizziamo i registri istituiti dalle amministrazioni comunali capoluogo di regione e province autonome. Quando parliamo del registro degli accessi parliamo dell’obbligo che le amministrazioni hanno di pubblicare sul proprio sito internet un registro nel quale vengono riportati gli estremi delle richieste di accesso ricevute e il relativo esito.

Come si richiede l’accesso ad atti e documenti

Uno degli aspetti più importanti per il successo di uno strumento come il Foia riguarda la comunicazione. Quante sono le informazioni che le amministrazioni pubblicano sul tema? Quanto vengono assistiti i cittadini nell’esercizio di questo diritto? Tutti i siti dei comuni capoluogo hanno predisposto, all’interno della sezione “amministrazione trasparente”, alla voce “altri contenuti”, una rubrica in cui si forniscono notizie sulle diverse forme d’accesso.

Quanto vengono aiutati i cittadini nel presentare le richieste di Foia?

In generale le informazioni sulle diverse tipologie di accesso sono dettagliate ed esaurienti, ed è fornita anche la modulistica e l’indicazione degli uffici competenti per ricevere le richieste (vedi ad esempio Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Campobasso, Catanzaro, l’Aquila, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Trento, Trieste); in alcuni casi sono pubblicati anche i regolamenti comunali e le disposizioni interne (Bolzano, Cagliari, Napoli, Perugia, Palermo, Potenza, Roma, Torino).

Chi ha pubblicato il registro e chi no

Come abbiamo avuto modo di raccontare, le amministrazioni hanno l’obbligo di istituire un registro degli accessi. Tre delle 21 amministrazioni considerate (19 capoluoghi di regioni, e i 2 comuni di Bolzano e Trento) non hanno però ancora pubblicato un registro. Parliamo nello specifico di Bolzano, Palermo e Trento.

3 su 21 i comuni che non pubblicano un registro: Bolzano, Palermo e Trento.

Come già verificato per le altre amministrazioni passate in rassegna nei precedenti mesi, anche per i comuni capoluogo si registrano modalità differenti nella presentazione dei dati dei registri per l’accesso, dando così vita a siti internet molto diversi uno dall’altro. Questo è un problema perché rende la base dati non uniforme, e quindi spesso non utilizzabile per un monitoraggio della materia. Anche perché, è giusto ricordare, oltre al Foia (l’accesso civico generalizzato), esiste anche l’accesso documentale e l’accesso civico semplice.

Ancona, Aosta, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catanzaro, L’Aquila (quello in formato excel), Potenza (suddiviso per i singoli uffici), Roma, Venezia pubblicano un unico registro, inclusivo dell’accesso documentale e dell’accesso civico e Foia, con distinzione al suo interno delle diverse tipologie; lo stesso Perugia, ma senza consentire una chiara distinzione in ordine alla forma di accesso prescelta.

Non c’è uniformità nella tipologia e nel formato dei registri che vengono pubblicati.

Bari, Milano, Firenze e Trieste hanno realizzato un unico registro per accesso civico semplice e Foia (quello di Trieste non consente però di distinguere tra le due tipologie, mentre quello di Trento solo dal 2019). Il comune di Torino ha sul proprio sito internet solamente il registro per l’accesso Foia. L’Aquila (in formato pdf) e Genova pubblicano tre distinti registri (accesso documentale, accesso civico semplice e Foia). Il comune di Napoli infine pubblica due registri (documentale e civico).

Registro degli accessi Foia – comuni capoluogo

comuneregistro degli accessiultimo aggiornamento formato datilink a sezione Foia
Anconagiugno 2019xls e pdfVai
Aostagiugno 2019odsVai
Barigiugno 2019odsVai
Bolognasettembre 2019pdfVai
Bolzanono--Vai
Cagliarigiugno 2019odsVai
Campobassodicembre 2018pdfVai
Catanzarodicembre 2018pdfVai
Firenzegiugno 2019pdfVai
Genovadicembre 2018xlsVai
L'Aquiladicembre 2017xls e pdfVai
Milanogiugno 2019pdfVai
Napolidicembre 2018odsVai
Palermono--Vai
Perugiadicembre 2018pdfVai
Potenzasettembre 2019pdfVai
Roma capitalegiugno 2019pdfVai
Torinogiugno 2019pdfVai
Trentono--Vai
Triestegiugno 2019pdfVai
Veneziaottobre 2019tabella di navigazioneVai

Quali dati, e con quali tempistiche, vengono aggiornati

Come già evidenziato nei precedenti report, le variabili più determinanti per un vero monitoraggio della materia sono tre: la tempistica degli aggiornamenti, la tipologia di dati rilasciati e il contenuto delle informazioni rese disponibili. Un aggiornamento costante dei registri è garantito dai comuni di Bologna, Firenze, Potenza e Venezia. I registri di quasi tutte le altre città capoluogo sono aggiornati a maggio-luglio 2019, ad eccezione di Campobasso, Catanzaro, Genova, Napoli, Perugia, che si fermano a dicembre 2018 (per Campobasso e Perugia manca peraltro il registro 2017); per L’Aquila sono disponibili i dati solo per il 2017.

Capitolo a parte merita invece il comune di Venezia che ha realizzato un’apposita banca dati, che consente al cittadino di effettuare ricerche sulle richieste di accesso (ad esempio per tipologia di accesso, periodo di riferimento, ufficio competente etc.). Ricerche che però non si possono salvare o scaricare, elemento che non permette una facile analisi del registro. I dati degli altri registri sono prevalentemente in formato pdf (Bologna, Campobasso, Catanzaro, Firenze, L’Aquila, Milano, Perugia, Potenza, Roma, Torino, Trieste); gli altri in formato xls.

Sono pochi i dettagli che vengono forniti sulle richieste.

Le informazioni contenute nei registri sono meno dettagliate rispetto a quelle di alcuni ministeri. La descrizione delle richieste è talora sommaria (Cagliari, Catanzaro, Napoli, Roma) ovvero non sono esplicitate le motivazioni del diniego (Bari, Bologna, Cagliari, Catanzaro, Roma, Trieste, Venezia). Solo il registro di Roma (a partire dal 2019) riporta la tipologia del soggetto richiedente (privato cittadino, avvocato, docente, giornalista, associazione etc.), mentre le informazioni sui ricorsi al tar sono presenti solo nei registri di Cagliari, Genova, L’Aquila, Torino (i casi riportati sono peraltro pochissimi). Alcuni registri (Bologna, Cagliari, Milano) calcolano anche i tempi di risposta.

Come emerge in maniera abbastanza chiara, aumentando il numero di istituzioni confrontate, aumentano anche le differenze su come vengono pubblicati i dati sulle richieste Foia. Il confronto dei dati tra i comuni capoluogo di regione risulta essere complicato, e quasi controproducente, in quanto la base dati fondamentalmente non è affidabile. Nello spirito di questo osservatorio un’analisi vera sui primi due anni di applicazione del Foia (2017 e 2018) per i comuni capoluogo di regione non si può quindi svolgere.

Come sono andate le richieste di accesso generalizzato a Roma, Milano e Napoli

Per tentare comunque di capire quanto i cittadini utilizzino il Foia nei confronti delle amministrazioni locali, abbiamo preso come campione di analisi i comuni di Roma, Milano e Napoli. I dati delle 3 città più popolose d’Italia da soli ci permettono di capire quanto l’utilizzo da parte dei cittadini dello strumento sia più elevato quando di mezzo ci sono istituzioni vicine alle loro esigenze.

Nei primi 2 anni di applicazione del Foia i comuni di Roma, Milano e Napoli hanno ricevuto 968 richieste di accesso civico generalizzato: 507 Roma, 256 Milano e infine 205 Napoli. Un dato molto elevato soprattutto se confrontato con quello delle altre istituzioni analizzate fin qua all’interno dell’Osservatorio Foia di openpolis: 1.051 le richieste a presidenza di consiglio e ministeri, circa 800 alle regioni italiane e poco più di 120 nei confronti delle autorità indipendenti.

Quando parliamo del Foia, parliamo dell’accesso civico generalizzato introdotto nel 2016. Si tratta del diritto che hanno i cittadini di avere accesso alle informazioni pubbliche. Un diritto che consente a chiunque di richiedere alla pubblica amministrazione dati, documenti e informazioni già esistenti (ulteriori rispetto a quelli per i quali già vige un obbligo di pubblicazione), senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né di motivare la richiesta.

FONTE: Dati ed elaborazione openpolis

Questi numeri dimostrano quanto aumenti il potenziale dello strumento con l'avvicinarsi dell'istituzione ai cittadini. È chiaro che i comuni, trattando tematiche e questioni che in maniera più immediata riguardano la vita di tutti i giorni, siano l'ambito prediletto per le richieste di accesso civico generalizzato dei cittadini. Una mole di lavoro elevata, che però pare essere svolta in maniera efficace. Le amministrazioni interpellate devono infatti pronunciarsi sulla richiesta di accesso entro 30 giorni, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del garante della privacy.

20 giorni d'attesa in media per ricevere una risposta alle richieste Foia nei comuni di Roma, Milano e Napoli.

In questo ambito i comuni italiani presi in considerazione hanno registrato un tempo medio di attesa di 20 giorni, ampiamente quindi sotto il tempo massimo consentito. Un buon risultato, specialmente per quanto riguardo il comune di Milano che sia nel 2017 che nel 2018 ha avuto un dato inferiore ai 20 giorni: 18,2 il primo anno, e 16 nel secondo. Valori che fanno registrare una performance migliore rispetto a Roma e Napoli.

Le amministrazioni interpellate devono infatti pronunciarsi sulla richiesta di accesso entro 30 giorni, salvo termini più ampi in caso di presenza di controinteressati e di parere del garante della privacy.

FONTE: dati ed elaborazione openpolis

Considerazioni finali

Il quadro sopra sintetizzato evidenzia i ritardi da parte di alcune città capoluogo nell’attuazione della normativa in materia di accesso. Da questo punto di vista sarebbe necessario che anche Bolzano, Palermo e Trento procedano tempestivamente all’istituzione dei registri per l’accesso.

Il Foia viene utilizzato, è quindi necessaria una migliore comunicazione e trasparenza istituzionale.

In ogni caso appare opportuno che anche le altre amministrazioni si adeguino alla circolare n. 1/2019 del ministro Buongiorno che definisce uno standard comune per quanto riguarda sia i dati da pubblicare sia il supporto informatico (in modo da facilitare anche una trasmissione più facile dei dati medesimi), ed avere così una visione chiara del fenomeno e consentire un monitoraggio efficace e costante.

I dati di Roma, Milano e Napoli sottolineano in maniera chiara e nitida quanto il Foia venga utilizzato in modo ricorrente dai cittadini. I numeri registrati sono infatti notevolmente superiori a quelli delle altre amministrazioni, motivo per il quale è ancora più critica la necessità di aumentare la comunicazione e la trasparenza istituzionale sul tema.

I prossimi passi

Anche nel 2020 continuerà l'Osservatorio Foia. La prossima uscita sarà dedicata ai registri per gli accessi delle agenzie di rilievo nazionale (agenzia delle entrate, agenzia del demanio, Aifa, Enit etc.). Successivamente inizierà una nuova fase del lavoro, in cui passeremo all’analisi dei casi più interessanti di richieste di accesso civico generalizzato effettuate nei primi anni di attuazione del FOIA.

Foto credit - Facebook Roma Capitale

L'articolo Foia, le richieste dei cittadini ai comuni proviene da Openpolis.

]]>
La presenza delle biblioteche nei capoluoghi del centro Italia https://www.openpolis.it/la-presenza-delle-biblioteche-nei-capoluoghi-del-centro-italia/ Tue, 06 Aug 2019 07:12:59 +0000 http://www.openpolis.it/?p=49200 Il centro Italia è una delle aree dove l'andamento dei lettori è stato più altalenante: forte crescita tra 2001 e 2010, in calo nell'ultimo decennio. Cosa sappiamo sulla presenza di biblioteche in questi territori, in particolare rispetto ai minori?

L'articolo La presenza delle biblioteche nei capoluoghi del centro Italia proviene da Openpolis.

]]>
L’esistenza di una rete di biblioteche pubbliche è preziosa per il consumo culturale di bambini e ragazzi. Nel nostro paese l’abitudine alla lettura, come rilevato dalle ricerche, è fortemente condizionata dal contesto familiare. Se entrambi i genitori sono lettori, anche i figli leggono, nel 66,9% dei casi. Se i genitori non leggono, questa percentuale è più che dimezzata.

30,8% i lettori tra i figli di genitori che non leggono.

Tendenze che certo non possono essere invertite dalla maggiore o minore offerta di biblioteche sul territorio. Ma la presenza di strutture accoglienti e fornite può essere una delle premesse per la fruizione culturale da parte dei più piccoli e delle loro famiglie.

In questo senso, l’abitudine alla lettura degli italiani – e in particolare dei minori – è cambiata nel corso degli anni.

Tra tutti potenziali lettori (persone con oltre 6 anni), la quota di lettori è all’incirca del 40%. Un dato che ha raggiunto un picco (46%) tra 2010 e 2012, per poi ritornare al 40,6% del 2018.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Giugno 2019)

A fronte di questa tendenza generale, la frequenza di lettura dei minori varia molto a seconda della fascia d'età. Leggono più spesso almeno un libro l'anno i ragazzi tra 11 e 14 anni (58,2%), seguiti dai 15-17enni (54,5%) e dai bambini tra 6 e 10 anni (45,9%).

In termini geografici, la lettura tra i minori è più frequente nelle regioni del nord (in Trentino, Valle d'Aosta e Liguria meno di 4 su 10 non sono lettori). Mentre la grande maggioranza di bambini e ragazzi del sud non legge: sono oltre 2/3 i minori che non leggono in Sicilia, Campania e Calabria.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i Bambini su dati Istat-Stc
(ultimo aggiornamento: martedì 30 Ottobre 2018)

Ma c'è un altro trend molto interessante che emerge dai dati. Se confrontiamo l'inizio della serie storica (2001) con l'ultimo anno disponibile (2018), ci si trova di fronte ad un apparente paradosso. Da un lato, la percentuale di giovani lettori assidui è aumentata (chi legge un libro o più al mese). Dall'altro, sono complessivamente diminuiti i lettori moderati: i ragazzi che leggono da 1 a 3 libri sono calati di oltre 6 punti percentuali nelle fasce 6-10 e 15-17.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Giugno 2019)

Queste percentuali hanno subito nel tempo delle oscillazioni, ma delineano una possibile tendenza da monitorare attentamente. Se è positivo l'aumento dei lettori assidui (ragazze e ragazzi che leggono almeno 12 libri all'anno), il rischio che gli altri leggano sempre meno va evitato.

-6,1 punti il calo dei lettori moderati (da 1 a 3 libri) tra i bambini di 6-10 anni, tra 2001 e 2018.


Il centro Italia è l'area con l'andamento di lettori più altalenante: forte crescita tra 2001 e 2010, in calo nell'ultimo decennio.

La variazione del numero di lettori negli ultimi venti anni è cambiata anche in funzione dell'area geografica di appartenenza. Tra 2001 e 2018, il centro Italia è l'area del paese dove sono cresciuti di più i lettori: +1,5 punti percentuali, a fronte di una sostanziale stabilità del nord (-0,3) e il calo del mezzogiorno (-2). Un dato finale che è in realtà il risultato di due tendenze opposte. Negli anni 2000 il numero di lettori è cresciuto in tutta Italia, in particolare nel centro (+8,6 punti tra 2001 e 2010), ma anche nel nord (+4,7) e nel sud (+5,5). Nel decennio successivo (2010-18), i lettori sono calati di 5 punti nelle regioni settentrionali, e di oltre 7 punti in quelle centrali e meridionali.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Giugno 2019)

Un altro aspetto che emerge è la progressiva polarizzazione dei lettori, tra centro e periferie. Nei quasi vent'anni tra 2001 e 2018, la percentuale di persone che hanno letto almeno un libro cresce nelle aree metropolitane, mentre cala nei comuni medi e piccoli.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Istat
(ultimo aggiornamento: lunedì 24 Giugno 2019)

Come risultato di queste tendenze, nei centri delle aree metropolitane la quota di lettori nel 2018 sfiora il 50%. Nelle periferie delle aree metropolitane e in generale nei comuni con oltre 50mila abitanti il dato oscilla tra il 41 e il 42%. Sotto quota 40% i comuni al di sotto dei 50mila abitanti. 37% in quelli con più di 10mila residenti, 38,1% tra 2mila e 10mila, 36,1% i piccoli comuni con meno di 2mila persone.

13,1 i punti di differenza tra la quota di lettori nei centri di area metropolitana (49,2%) e quella nei piccoli comuni (36,1%).

Emergono quindi almeno due elementi da approfondire. Il centro Italia, pur collocandosi a metà classifica per quota di lettori, è l'area del paese dove caratterizzata da maggiore variabilità nell'ultimo ventennio. La tendenza nazionale (aumento della lettura negli anni 2000, diminuzione dal 2010) è particolarmente marcata nelle regioni centrali. Allo stesso tempo nel corso del ventennio si è acuita la distanza tra le maggiori aree metropolitane e i piccoli comuni.

Un focus sulle biblioteche nel centro Italia

I dati passati in rassegna indicano queste tendenze, ma non consentono di approfondire le differenze a livello territoriale. Trattandosi di stime attraverso rilevazioni campionarie, non sono in grado di individuare ricorrenze locali.

Se, come ricordato nell'introduzione, non è la semplice presenza di una biblioteca a influire sull'abitudine alla lettura, la diffusione di queste strutture è comunque indicativa dell'offerta culturale presente sul territorio. Una rete bibliotecaria accessibile può essere la base per attività in coordinamento con la scuola o con associazioni.

I capoluoghi del centro offrono un punto di vista interessante sulla presenza di biblioteche.

Allora viene da chiedersi: cosa sappiamo della presenza di biblioteche in Italia? A maggior ragione nell'Italia centrale, un'area del paese che siamo abituati a pensare come ricca di offerta culturale. E a maggior ragione - date le tendenze emerse - nel confronto tra i piccoli comuni e i centri maggiori. Le province dei 4 capoluoghi regionali del centro (Roma, Firenze, Perugia, Ancona) offrono entrambi i punti di vista. Quello delle grandi città, tra cui la Capitale, e quello dei piccolissimi comuni delle rispettive province.

Tenendo presente un limite già esplicitato in altri approfondimenti: con i dati attualmente disponibili (anagrafe delle biblioteche) conosciamo il numero di strutture, ma non ulteriori criteri dimensionali che consentano una valutazione più ponderata. Ad esempio non abbiamo indicazioni per valutare il numero di minori che è effettivamente in grado di accogliere ciascuna biblioteca. Ciascuna struttura conta a prescindere dalla dimensione effettiva, e i territori con pochi minori possono risultare più serviti.

Roma

Nella Capitale e negli altri comuni della città metropolitana di Roma vivono quasi mezzo milione di bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni. Utilizzando questa fascia d'età per approssimare il numero di minori in età per leggere, contiamo infatti 495.203 residenti nel 2018.

Quante biblioteche hanno a disposizione? Sulla carta, il totale delle strutture presenti sul territorio della ex provincia di Roma è 1.310 biblioteche, con un rapporto di poco meno di 3 strutture ogni 1.000 residenti della fascia d'età considerata.

2,6 biblioteche totali ogni 1.000 residenti tra 6 e 17 anni nella città metropolitana di Roma.

Ma questo dato, preso da solo, rischia di essere fuorviante. Nel totale delle biblioteche sono infatti comprese anche strutture universitarie (168) o comunque destinate un pubblico specializzato (576), quindi non necessariamente fruibili da bambini e ragazzi.

Per i nostri scopi è più utile isolare solo le biblioteche pubbliche e quelle non specializzate (in totale 182 strutture), che ragionevolmente sono più accessibili per i minori. Nella consapevolezza però che, non essendo tutte le strutture censite con questo livello di dettaglio, il dato potrebbe lasciar fuori tante biblioteche. Prendendo questo dato, il rapporto scende a 0,37 biblioteche ogni 1.000 minori.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)


Quasi 4 comuni su 10 della città metropolitana di Roma non hanno la biblioteca.

Nella Capitale, in termini assoluti, si concentra il maggior numero di biblioteche, sia contandole tutte (1.118 strutture), sia isolando solo quelle censite come pubbliche e non specializzate (95 strutture). Molto staccata, al secondo posto, Guidonia Montecelio con 13 biblioteche totali e 4 censite come pubbliche o non specializzate. Se si confronta il valore assoluto con l'utenza potenziale, nel nostro caso i residenti tra 6 e 17 anni, il dato in parte cambia. Tra i 10 comuni con più abitanti in questa fascia d'età, dopo Roma, spicca Tivoli (1,8 strutture totali ogni 1.000 minori), mentre Guidonia Montecelio è terza (1,1).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)

Se si considerano solo le biblioteche che sappiamo essere pubbliche e non specializzate, è Anzio il comune con più strutture per minore (0,4 ogni 1.000 abitanti), seguito - a pari merito con 0,3 strutture ogni mille minori - da Guidonia Montecelio, Velletri, Tivoli e Roma. Ad Ardea, pur non essendo presente una biblioteca censita nell'anagrafe ufficiale, dal 2013 è presente una struttura (gestita con il patrocinio del comune) che offre gratuitamente il prestito libri per 2 ore al giorno e altre attività per le scuole.

Meno biblioteche nella parte est della città metropolitana.

Un'altra chiave di lettura è la differenza nell'offerta di biblioteche tra i centri maggiori e le aree interne della città metropolitana. Nella ex provincia di Roma sono presenti 3 poli, oltre al capoluogo: Tivoli, Civitavecchia e Anzio. Si tratta di comuni che, rispetto al territorio in cui si trovano, svolgono un ruolo di baricentro in termini di servizi. Di conseguenza, nei poli è sempre presente almeno una biblioteca, cosa che non si può dire per gli altri.

Tra i comuni di cintura, spesso coincidenti con l'hinterland delle città maggiori, la quota di quelli senza biblioteca è del 37,5%, analoga a quella dei comuni intermedi (35%). In queste ultime due categorie di comuni, né poli né periferici, vivono oltre 150mila minori tra 6 e 17 (quasi un terzo di quelli residenti nella città metropolitana). Rispetto a questa domanda potenziale, il numero di biblioteche totali risulta più basso (0,99 per 1.000 minori nei comuni intermedi, 1,2 in quelli di cintura, contro 3,4 nei comuni polo).

85,3% delle biblioteche della città metropolitana si trovano nel comune di Roma.

I 19 comuni periferici sono collocati ai margini della città metropolitana, in particolare ai confini con le province di Viterbo, Rieti e Frosinone. Vi abitano complessivamente pochi minori (meno di 6.000 persone tra 6 e 17 anni), dato che innalza lievemente la quota di biblioteche per minore (1,5 per 1.000) rispetto ai comuni cintura e intermedi. Ma trattandosi di comuni dove è più difficile spostarsi (si trovano ad almeno 40 minuti dal polo più vicino), va considerato un altro dato: oltre il 60% non ha la biblioteca.

Firenze

Nella città metropolitana di Firenze, in base ai dati 2018, vivono 109.460 minori di età compresa tra 6 e 17 anni. Sul territorio della provincia sono presenti 465 biblioteche, con un rapporto di 4,2 strutture ogni 1.000 residenti della fascia d'età considerata. In questo totale sono comprese biblioteche di tutti i tipi, anche non necessariamente fruibili per i minori, da quelle universitarie e destinate a un pubblico specialistico (28 strutture) a quelle proprietà di fondazioni e istituzioni private (42).

4,2 biblioteche totali ogni 1.000 residenti tra 6 e 17 anni nella città metropolitana di Firenze.

Se isoliamo solo le strutture più probabilmente accessibili per bambini e ragazzi, cioè pubbliche o non specializzate, la quota scende a 0,8 biblioteche ogni 1.000 minori. Sono infatti 84 le strutture che risultano censite con questa classificazione. Però, dal momento che non tutte sono censite con questo dettaglio nell'anagrafe, non è detto che la cifra comprenda il totale delle biblioteche realmente aperte al pubblico.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)


In tutti i comuni della città metropolitana di Firenze c'è almeno una biblioteca.

In termini assoluti, è il capoluogo quello con più biblioteche, sia se si considera il totale delle biblioteche (353 strutture), sia solo quelle censite come pubbliche e non specializzate (31). Un dato in parte analogo emerge nel rapporto con l'utenza potenziale, nel nostro caso i residenti tra 6 e 17 anni. Tra i 10 comuni con più abitanti in questa fascia d'età, a Firenze ci sono 9,3 biblioteche totali per 1.000 minori. Più distanti, al secondo e terzo posto Figline e Incisa Valdarno (2,3) e Sesto Fiorentino (2,2).

75,9% delle biblioteche della città metropolitana si trovano nel comune di Firenze.


FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)

Se si considerano solo le biblioteche che sappiamo essere pubbliche e non specializzate, è Figline e Incisa Valdarno il comune con più strutture per minore (1,2 ogni 1.000 abitanti), seguito da Firenze (0,8) e Empoli (0,6).

Fiesole è il comune con più biblioteche per minore, ma contando solo quelle pubbliche è quinto.

Da notare come la presenza di biblioteche vari molto nei 3 poli della città metropolitana (Firenze, Empoli e Borgo San Lorenzo). Contando tutte le strutture, Firenze distacca entrambi i comuni: 9,3 per 1.000 residenti 6-17 nel capoluogo, contro 1,5 a Borgo San Lorenzo e 1,1 a Empoli. Più omogeneo il dato se si considerano solo le strutture classificate come pubbliche e non specializzate. È sempre Firenze a prevalere (0,8), ma è minore la distanza con Empoli (0,6) e Borgo San Lorenzo (0,5).

I comuni periferici della città metropolitana, presi insieme, spiccano sia per presenza di biblioteche totali (4,9 per 1.000 minori) che solo pubbliche (3,7 per 1.000 minori). La ragione è che in questi comuni abitano pochi bambini e ragazzi (816, lo 0,75% di quelli residenti nella provincia) e quindi basta un numero limitato di strutture per alzare il rapporto. Ma queste presumibilmente sono anche più distanti, e quindi meno facilmente raggiungibili rispetto alla città. In questo senso aiuta il fatto che tutti i comuni della ex provincia abbiano almeno una biblioteca sul loro territorio.

Perugia

Nella provincia di Perugia i residenti di età compresa tra 6 e 17 anni sono poco meno di 72mila, in base ai dati 2018. In questo territorio sono presenti 323 biblioteche, con un rapporto di 4,5 strutture ogni 1.000 ragazze e ragazzi della fascia d'età considerata.

4,5 biblioteche totali ogni 1.000 residenti tra 6 e 17 anni nella provincia di Perugia.

In questo totale possono comprese anche biblioteche non adatte alla fruizione dei minori, ad esempio 85 sono classificate come universitarie. Quelle censite come pubbliche e non specializzate, quindi potenzialmente accessibili per bambini e ragazzi, sono 76. Un elenco che è possibile non sia esaustivo, dal momento che non tutte le strutture sono censite con un dettaglio tale da consentire questa distinzione .

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)


Oltre 8 comuni su 10 della provincia di Perugia hanno almeno una biblioteca.

Con 188 biblioteche totali, di cui 14 censite come pubbliche o non specializzate, è il comune di Perugia quello con più strutture in termini assoluti. Al secondo posto Assisi (26 totali, di cui 8 pubbliche o non specializzate). Al terzo posto, considerando il totale delle strutture, pari merito per Foligno e Spoleto (12). Mentre se isoliamo solo quelle potenzialmente più accessibili per i minori, al terzo posto con Foligno troviamo Città di Castello e Gubbio (tutte con 3 biblioteche).

58,2% delle biblioteche della provincia di Perugia si trovano nel capoluogo.

Emergono dati in parte diversi se rapportiamo il numero di biblioteche con l'utenza potenziale, nel nostro caso i ragazzi tra 6 e 17 anni, per i 10 comuni dove questo segmento è più popoloso. Considerando il totale delle strutture, la classifica resta grosso modo la stessa. Spiccano Perugia (10,2 ogni 1.000 minori) e Assisi (8,5), seguite da Spoleto (3,1), Gubbio (2,1), Foligno e Città di Castello (entrambe 1,9).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)

Ma se contiamo solo le strutture censite come pubbliche e non specializzate, il capoluogo è terzo (0,8 per mille) - a pari merito con Bastia Umbria. Al primo posto Assisi (2,6) e al secondo, staccata, Gubbio (0,9).

Nelle aree interne 3 comuni su 10 non hanno la biblioteca.

Quindi, in coerenza con il loro ruolo di comuni polo, attrattivi per i comuni limitrofi, i 3 poli della provincia (Perugia, Spoleto e Foligno) sono ai vertici per numero di biblioteche. Anche i 21 comuni di cintura, cerniera tra i poli e le aree interne, hanno tutti almeno una biblioteca. Invece la loro presenza appare più rarefatta man mano che ci si allontana dai centri maggiori. Il 26% dei comuni intermedi, e il 43% di quelli periferici non ha la biblioteca. Nonostante ciò, data la bassa popolosità di minori in questi territori (1.158 residenti tra 6 e 17 anni nei comuni periferici), il rapporto tra strutture e abitanti risulta complessivamente elevato. Ogni 1.000 giovani, 6,9 biblioteche totali e 3,45 pubbliche e non specializzate.

Ancona

Nella provincia di Ancona vivono 51.832 minori di età compresa tra 6 e 17 anni. Nello stesso territorio sono presenti 174 biblioteche, con un rapporto di 3,4 strutture ogni 1.000 residenti della fascia d'età considerata.

3,4 biblioteche totali ogni 1.000 residenti tra 6 e 17 anni nella provincia di Ancona.

Non tutte sono fruibili per i minori. A questo scopo, se isoliamo solo quelle che sono censite come pubbliche o importanti non specializzate (46 strutture), la quota scende a 0,89 ogni 1.000 minori. Va però tenuto presente che non tutte le biblioteche sono censite con un livello di dettaglio tale da consentire questa ulteriore distinzione. Quindi questa cifra potrebbe non comprendere tutte le strutture aperte a un pubblico di bambini e ragazzi.

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)


Quasi il 90% dei comuni della provincia ha almeno una biblioteca.

Il comune di Ancona, in termini assoluti, è quello che ospita più biblioteche (51 totali). Seguono Fabriano (18 strutture), Senigallia (16), Jesi (13) e Osimo (10). Considerando solo quelle censite come pubbliche e non specializzate, ai primi posti Osimo (4) e Ancona (3), seguite da Fabriano, Jesi, Sassoferrato, Ostra e Trecastelli (2 biblioteche ciascuno). La classifica cambia se invece di guardare ai valori assoluti il dato viene messo in relazione con l'utenza potenziale.

29,3% delle biblioteche della provincia di Ancona si trovano nel capoluogo.

Tra i 10 comuni dell'anconetano con più residenti tra 6 e 17 anni, Fabriano è quello con più strutture per minore (5,5 ogni 1.000 abitanti di questa fascia d'età). Seguono il capoluogo, Ancona (4,8), e al terzo posto Senigallia (3,4).

FONTE: elaborazione openpolis - Con i bambini su dati Iccu
(ultimo aggiornamento: mercoledì 31 Ottobre 2018)

Se si considerano solo le biblioteche che sappiamo essere pubbliche e non specializzate, tra quelli presi in esame sono Osimo e Montemarciano i comuni con più strutture per minore (0,9 ogni 1.000 abitanti), seguiti da Loreto (0,7), Chiaravalle e Fabriano (0,6).

I comuni senza biblioteca sono tutti di cintura.

La provincia di Ancona è formata solo da 3 tipi di comuni rispetto alla classificazione per aree interne: 4 poli, 30 di cintura e 13 intermedi. Ovviamente i poli, che oltre al capoluogo comprendono Fabriano, Jesi e Senigallia, hanno tutti almeno una biblioteca. Non ci sono comuni periferici: le aree interne della provincia sono esclusivamente comuni intermedi, che distano dal polo più vicino tra 20 e 40 minuti. Anche questi 13, dove abitano circa 5mila bambini e ragazzi tra 6 e 17 anni, hanno tutti la biblioteca. Solo tra i comuni di cintura una piccola minoranza (17% del totale) non ha la biblioteca, almeno stando ai dati raccolti nell'anagrafe ufficiale.

Scarica, condividi e riutilizza i dati

Scarica i dati utilizzati nell'articolo

I contenuti dell'Osservatorio povertà educativa #conibambini sono realizzati da openpolis con l'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Mettiamo a disposizione in formato aperto i dati utilizzati nell'articolo. Li abbiamo raccolti e trattati così da poterli analizzare in relazione con altri dataset di fonte pubblica, con l'obiettivo di creare un'unica banca dati territoriale sui servizi. Possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione. La fonte dei dati è l'anagrafe delle biblioteche italiane.

L'articolo La presenza delle biblioteche nei capoluoghi del centro Italia proviene da Openpolis.

]]>
Nei ballottaggi sconfitte le amministrazioni uscenti https://www.openpolis.it/nei-ballottaggi-sconfitte-le-amministrazioni-uscenti/ Tue, 26 Jun 2018 13:09:20 +0000 http://www.openpolis.it/?p=26324 Centrosinistra battuto nelle roccaforti, in generale perde la coalizione che esprime il sindaco uscente. Tra le città maggiori fanno eccezione solo Ancona, Siracusa e alcuni comuni laziali.

L'articolo Nei ballottaggi sconfitte le amministrazioni uscenti proviene da Openpolis.

]]>
Con i ballottaggi di ieri si è conclusa questa tornata di elezioni amministrative. Come avevamo avuto modo di raccontare, nelle città maggiori il centrodestra si presentava già ai blocchi di partenza come la coalizione con più candidati al secondo turno, ben 19 su 23 sfide. Il centrosinistra puntava a difendere le sue roccaforti storiche, in particolare nel centro Italia. Il Movimento 5 stelle mirava a mantenere le 2 amministrazioni uscenti e a catalizzare il voto degli elettori delusi in quelle dove non governava. Vediamo com’è andata.

Le grandi città prima e dopo i ballottaggi

Sono 23 i comuni con più di 50mila abitanti che domenica sono andati al ballottaggio. In 14 di questi, le ultime elezioni erano state vinte da un sindaco del centrosinistra. In 3 aveva prevalso il centrodestra, in 2 il M5s, in 4 coalizioni di altro tipo (civiche, centriste ecc.). Alla luce dell’esito dei ballottaggi, la situazione si è completamente ribaltata.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Giugno 2018)

Il centrosinistra dimezza il numero di città, passando da 14 a 6. Il centrodestra al contrario cresce da 3 a 8 comuni, con conquiste di portata storica nei capoluoghi toscani (Pisa, Siena, Massa) ai danni della coalizione a guida Pd. Anche il M5s vince in due roccaforti del centrosinistra (Imola e Avellino). Dei comuni amministrati dai pentastellati, il M5s mantiene Pomezia (dove peraltro il sindaco uscente si era ricandidato con una coalizione civica alternativa), mentre perde Ragusa.

Al netto dei saldi positivi e negativi, il dato politico è la sconfitta delle coalizioni a guida Pd nei comuni storicamente governati dalla sinistra.

Il crollo delle roccaforti Pd

In questi ballottaggi si disputavano 8 grandi città amministrate da almeno 20 anni dal centrosinistra: Terni, Ancona, Pisa, Cinisello Balsamo, Imola, Avellino, Siena, Massa. Un test monitorato dai media non solo in chiave locale, ma anche in prospettiva nazionale per valutare lo stato dell'opposizione al governo M5s-Lega. Il capoluogo delle Marche è l'unico rimasto alla coalizione a guida Pd.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: lunedì 25 Giugno 2018)

In 5 casi ha prevalso il centrodestra (i 3 capoluoghi toscani, Terni e Cinisello Balsamo), in 2 il M5s (Avellino e Imola). È interessante notare come in queste ultime due città il candidato del centrosinistra avesse sfondato il 40% nel primo turno, superando di oltre 10 punti lo sfidante a Imola e di oltre 20 a Avellino. Ma, come già successo in altre tornate amministrative (ad esempio Torino nel 2016 e Livorno nel 2014), il ballottaggio può ribaltare gli esiti del primo turno. Tutto riparte da zero, e i voti dei candidati esclusi possono convergere sul secondo classificato per sconfiggere il candidato della coalizione uscente.

E proprio questo sembra essere l'elemento dominante dei ballottaggi di domenica scorsa: la sconfitta delle amministrazioni in carica.

La difficoltà della riconferma

Su 23 città con oltre 50mila abitanti andate al voto, 17 hanno cambiato colore politico in modo netto.

Le coalizioni uscenti, se costrette al ballottaggio, spesso vengono sconfitte.

A farne le spese come abbiamo visto è stato soprattutto il centrosinistra, che si presentava con un maggior numero di comuni amministrati. Ma da questa tendenza non sono usciti indenni neanche gli altri schieramenti. Il centrodestra si presentava con 3 amministrazioni uscenti, tutte commissariate nel corso del mandato: Torre del Greco, Altamura e Teramo. Non è riuscito a rieleggere il sindaco in nessuna delle 3 città: nella prima ha perso contro una coalizione di liste civiche, nelle altre due contro il centrosinistra. Anche il Movimento 5 stelle ha fatto tendenzialmente meglio nei comuni dove non amministrava (conquista infatti Imola, Avellino e Acireale) che in quelli dove governava (mantiene Pomezia ma perde il capoluogo Ragusa).

6 su 23 le città che hanno mantenuto una continuità con l'amministrazione uscente

In questo quadro solo una manciata di città ha visto riconfermata la coalizione amministrativa uscente. È il caso già segnalato di Ancona, unica roccaforte rossa non espugnata. Diverse riconferme in comuni di medie dimensioni del Lazio. Fiumicino e Velletri restano saldamente a guida Pd, ad Aprilia viene rieletto il sindaco espressione di una coalizione civica. A Pomezia i 5 stelle riconquistano il comune già vinto nel 2013. A questi casi più evidenti si può aggiungere Siracusa, dove prevale l'ex vicesindaco della giunta uscente di centrosinistra ma a capo di una coalizione civica senza il Pd.

Questi dati segnalano una difficoltà per le amministrazioni uscenti di essere riconfermate nel ballottaggio. Le ragioni possono essere varie. Quando un sindaco in carica viene costretto al ballottaggio è possibile che ci sia un giudizio contrastato sulla sua azione di governo. La struttura binaria dei ballottaggi crea l'occasione perché si realizzi la convergenza di tutti gli oppositori dell'amministrazione uscente. Con un'affluenza molto bassa (attorno al 47% nazionale in questo secondo turno), la mobilitazione di alcuni elettori dei candidati sconfitti al primo turno può decidere l'elezione del sindaco. Oppure basta la smobilitazione di parte dell'elettorato di riferimento dell'amministrazione uscente.

Come sono andate le sfide

Nei giorni precedenti ai ballottaggi era stato notato come fosse in parte tornata la dinamica sinistra-destra. Inoltre il centrodestra era lo schieramento che portava più candidati nei ballottaggi (19 su 23 sfide). Un vantaggio in teoria, ma tutto da vedere alla prova dei voti.

I 9 scontri tra centrosinistra e centrodestra finiscono 5 a 4 a favore del primo. Oltre alle già citate Ancona, Fiumicino e Velletri, le coalizioni a guida Pd battono il centrodestra a Brindisi e Teramo. Ma questo dato è oscurato dalla conquista storica da parte del centrodestra delle roccaforti toscane (Pisa, Massa, Siena) e di Cinisello Balsamo.

Esito dei ballottaggicontro Cdxcontro Csxcontro M5scontro Civica
Cdx vince a-Pisa, Massa, Siena, Cinisello BalsamoTerni, RagusaCastellammare di Stabia, Viterbo
Csx vince aAncona, Fiumicino, Velletri, Brindisi, Teramo--Altamura
M5s vince aPomezia, AcirealeAvellino, Imola--
Civica vince aMessina, Siracusa, Torre del Greco, Aprilia--Bisceglie

 

Nei 6 scontri tra centrodestra e coalizioni civiche, queste ultime hanno avuto la meglio in 4 ballottaggi. A Messina il centrodestra ufficiale ha perso contro una coalizione di liste civiche di area moderata. A Siracusa al contrario è stato sconfitto da una coalizione civica di centrosinistra, pur senza il Pd. Anche a Torre del Greco e Aprilia i candidati civici hanno prevalso sul centrodestra. Invece a Castellammare di Stabia e a Viterbo i candidati dell'alleanza tra Lega, Fdi e Forza Italia sconfiggono le coalizioni civiche. Due vittorie di peso, in quanto avvenute in due città governate dal centrosinistra nella scorsa consiliatura.

Come di rilievo sono le vittorie del centrodestra contro i 5 stelle in due capoluoghi, Terni (uscente centrosinistra) e Ragusa (uscente lo stesso M5s). Nella città siciliana peraltro non è l'intero schieramento di centrodestra a vincere, ma una coalizione di destra tra Fratelli d'Italia e alcune liste civiche. I cinque stelle battono il centrodestra a Pomezia e Acireale, e vincono entrambi gli scontri diretti con il centrosinistra.

Foto credit: pagina candidato del centrodestra a Siena, Luigi De Mossi

L'articolo Nei ballottaggi sconfitte le amministrazioni uscenti proviene da Openpolis.

]]>
Centrodestra in lizza in 8 ballottaggi su 10 nelle grandi città https://www.openpolis.it/centrodestra-in-lizza-in-8-ballottaggi-su-10-nelle-grandi-citta/ Thu, 21 Jun 2018 14:22:42 +0000 http://www.openpolis.it/?p=26142 La coalizione di centrodestra, nei suoi diversi formati, è quella che piazza più candidati nei ballottaggi nei comuni maggiori. Da capire se questo primato si concretizzerà in un maggior numero di sindaci eletti.

L'articolo Centrodestra in lizza in 8 ballottaggi su 10 nelle grandi città proviene da Openpolis.

]]>
Questa domenica si tornerà al voto in 75 comuni, per i ballottaggi tra i due candidati sindaco più votati il 10 giugno scorso. Tra questi 75, sono 23 le città con più di 50mila abitanti. Si va dal comune di Messina (oltre 240mila abitanti al censimento) al comune di Velletri (Roma) con poco più di 50mila residenti.

Com’era andata la volta scorsa

Nella maggioranza delle grandi città che andranno al ballottaggio, le elezioni più recenti avevano visto prevalere la coalizione di centrosinistra (ben 14 casi su 23). Tra queste la più grande Siracusa, più altri capoluoghi soprattutto del centro Italia come Terni, Ancona, Pisa, Massa e Siena. Le restanti 9 città erano andate in modo equilibrato tra lo schieramento di centrodestra (3), i cinque stelle (2), delle alleanze tra liste centriste (2) o civiche (2, di cui una – a Messina – di ispirazione di sinistra).

Per centrosinistra si intendono le coalizioni costruite intorno al Partito democratico, per centrodestra quelle formate da Forza Italia, Lega o Fratelli d’Italia.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno

Queste le coalizioni che avevano vinto nelle elezioni più recenti, in molti casi ovviamente svolte in tornate diverse. Non tutte però sono riuscite a completare il mandato: in 9 casi è intervenuto un commissariamento che ha interrotto la consiliatura. Tra queste Terni, amministrata dal centrosinistra e sciolta a febbraio per dimissioni del sindaco. Pomezia, governata dal Movimento 5 stelle e commissariata lo scorso aprile per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri. Torre del Greco, guidata dal centrodestra e sciolta a settembre 2017, anche in questo caso per le dimissioni del primo cittadino.

9 le città maggiori al ballottaggio che al momento risultano commissariate

I commissariamenti hanno ridefinito il profilo politico delle amministrazioni che si presentano al ballottaggio del 24 giugno. Nove comuni, come dicevamo, sono attualmente amministrati da un commissario prefettizio in forza dello scioglimento. Il centrosinistra resta comunque la coalizione prevalente, con 11 città. Il centrodestra, a causa dei commissariamenti, si presenta con 0 sindaci in carica nei comuni con oltre 50mila abitanti. I 5 stelle, perso il sindaco di Pomezia (ricandidato con una lista alternativa), vanno al voto con una sola amministrazione uscente, quella di Ragusa.

Le sfide ai ballottaggi

Il centrodestra è la coalizione che piazza più candidati ai ballottaggi. In ben 19 sfide su 23 (83%) infatti uno dei due candidati contrapposti sarà un esponente del centrodestra. Se la vedrà nella maggior parte dei casi con un candidato di centrosinistra (9 ballottaggi su 23, quasi il 40%). In 6 città si scontrerà con un candidato civico (26%) e in 4 con un esponente dei 5 stelle (17%).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Giugno 2018)


Solo in 4 grandi città non ci sarà un esponente del centrodestra ufficiale.

Ad Avellino e Imola sfida a due tra una coalizione a guida Pd e i 5 stelle. Si tratta di sfide interessanti perché si terranno in città governate dal centrosinistra fin da quando è stata introdotta l'elezione diretta del sindaco. In entrambi i casi il candidato del centrosinistra ha superato il 40% al primo turno, e sarà interessante capire se parte del voto per la coalizione di centrodestra si trasferirà sui candidati pentastellati nella logica del "candidato forte da battere". Si tratta di una dinamica già riscontrata in passato, ad esempio nelle ultime elezioni a Torino e Livorno.

Ad Altamura si scontreranno un candidato sostenuto da una coalizione di liste civiche e uno di centrosinistra. Scontro tutto tra civici in un'altra città pugliese, Bisceglie.

Chi parte in pole position?

In quasi la metà dei ballottaggi che si terranno nelle città maggiori (11 su 23) è la coalizione di centrodestra ad aver ottenuto più voti al primo turno. Un vantaggio solo teorico, dal momento che nel ballottaggio tutto riparte da capo: le preferenze di chi nel primo turno ha votato per uno schieramento ormai escluso potrebbero dirigersi verso il secondo classificato.

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Giugno 2018)

In queste elaborazioni abbiamo classificato come coalizione di centrodestra ogni alleanza che comprenda al suo interno almeno uno dei tre contraenti: Forza Italia, Lega, Fratelli d'Italia. Ma se andiamo più nel dettaglio il centrodestra non si presenta in tutte le realtà con la stessa formula politica.

Centrodestra a formato variabile

Su 19 ballottaggi dove c'è un candidato del centrodestra, 13 vedono la coalizione in lizza con un candidato unitario già dal primo turno. È il caso di Messina, città dove peraltro il candidato del centrodestra ufficiale (sostenuto da Fi, Noi con Salvini e Fratelli d'Italia) si scontrerà con una coalizione formalmente civica (non sono presenti contrassegni di partito) ma di fatto anch'essa di area centrodestra, in quanto guidata da Cateno De Luca (Udc). Oppure a Terni (dove l'alleanza a tre è allargata a una lista civica e al Popolo della famiglia), Pisa (dove corrono da soli), Cinisello Balsamo.

Accanto alla formula prevalente della coalizione unitaria delle tre anime storiche (Fi, Lega, Fdi), ai ballottaggi del 24 giugno si presentano anche centrodestra in formati differenti da quello classico. In 2 casi in versione “moderata” (Forza Italia e alleati senza Lega e Fdi), in un caso “sovranista” (Lega e Fratelli d’Italia con alleati ma senza Forza Italia).

FONTE: elaborazione openpolis su dati ministero dell'interno
(ultimo aggiornamento: mercoledì 20 Giugno 2018)

Nei restanti 6 casi il centrodestra si era presentato al primo turno in ordine sparso. In due città (Fiumicino e Brindisi) abbiamo un centrodestra ristretto a Forza Italia e alleati, senza l'apporto (almeno nel primo turno) di Fratelli d'Italia e Lega. Da notare che in entrambe queste realtà la quota di voto raccolta dall'altro candidato di centrodestra, quello "sovranista", è decisiva. Per quanto non sia bastata a raggiungere il ballottaggio, oscilla attorno al 18-20% e può decidere l'elezione.

In due città siciliane abbiamo un'alleanza di centrodestra senza la Lega, che nel primo turno si era presentata in una coalizione contrapposta. Si tratta di Siracusa (dove è in corso un riconteggio dei voti) e Acireale. In entrambi i casi il consenso per la lista singola Noi con Salvini-Lega è stato residuale (1-2%).

A Velletri va al ballottaggio una coalizione di centrodestra senza Forza Italia, il cui candidato al primo turno era alternativo a quello di Lega, Fdi e alleati. Anche a Ragusa si presentavano contrapposte al primo turno almeno due coalizioni legate ai partiti del centrodestra ufficiale: una guidata da Forza Italia e una da Fratelli d'Italia. In questo caso, andrà al ballottaggio il candidato della coalizione di destra tra Fdi e liste civiche.

La corsa in salita di Pd e alleati

Il centrosinistra nelle scorse elezioni aveva prevalso in 14 delle 23 città maggiori al voto. In questa occasione ha raggiunto 12 ballottaggi, quindi il saldo (almeno per le grandi città al voto domenica prossima) parte già con il segno meno. Va specificato che i nostri criteri di classificazione, analogamente a quanto già visto per il centrodestra, conteggiano come "centrosinistra" solo le coalizioni in cui sia presente uno dei partiti principali di quell'area, in questo caso in particolare il Pd. Per fare un esempio, seguendo la classificazione adottata, il ballottaggio che si terrà a Siracusa vedrà contrapposte una coalizione civica (guidata da Francesco Italia) e il centrodestra, con il centrosinistra fuori dai giochi. Perché anche se la coalizione civica in lizza per l'incarico di sindaco è considerata di area centrosinistra, la lista con il contrassegno del Pd non ha portato il suo candidato al secondo turno.

Fatta questa premessa metodologica, una delle chiavi di lettura dei prossimi ballottaggi sarà la tenuta della coalizione di centrosinistra, in particolare in quelli che sono i suoi capisaldi storici. Quei comuni dove ha sempre vinto un candidato di sinistra o centrosinistra, almeno da quando il sindaco si elegge direttamente. Non si tratta solo di capoluoghi toscani come Pisa e Siena, ma anche di realtà del nord come Cinisello Balsamo.

Le roccaforti del centrosinistra

Abbiamo contato 7 città maggiori al ballottaggio domenica dove il centrosinistra ha vinto tutte le elezioni dal 1993: Ancona, Pisa, Cinisello Balsamo, Imola, Avellino (qui però nelle prime elezioni con il nuovo sistema elettorale la convergenza tra Pds e Ppi si era realizzata solo con un apparentamento ai ballottaggi e non al primo turno), Siena, Massa. A queste possiamo aggiungere Terni, che fino al 1999 aveva un sindaco di centrodestra ma da allora ha sempre eletto esponenti Ds-Pd.

8 le grandi città al ballottaggio in cui il centrosinistra governa da almeno 20 anni

Il candidato del centrosinistra ha raggiunto il secondo turno in 7 di questi 8 comuni con più di 50mila abitanti. Terni è l'unica in cui il centrosinistra è già sicuramente fuori dai giochi per l'elezione del sindaco. Qui la competizione sarà tra 5 stelle e centrodestra unito a forte trazione leghista. Negli altri 7, in cinque casi la sfida del candidato Pd sarà con il centrodestra, in due casi (i già citati Imola e Avellino) con i 5 stelle.

In queste due città, come anche ad Ancona, Siena e Massa, il candidato del centrosinistra è quello che ha raccolto più voti nel primo turno. Nei due capoluoghi toscani la sfida appare più difficile per il candidato Pd (in entrambi casi il sindaco uscente), rispetto agli altri in cui al primo turno ha già raccolto più del 40%. Stesso ragionamento nell'altra grande città toscana al voto, Pisa, e a Cinisello Balsamo, dove il candidato di centrodestra al primo turno ha raccolto un consenso leggermente superiore a quello di centrosinistra.

L'articolo Centrodestra in lizza in 8 ballottaggi su 10 nelle grandi città proviene da Openpolis.

]]>