trasparenza Archivi - Openpolis https://www.openpolis.it/cosa/trasparenza/ Mon, 30 Jun 2025 11:56:49 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.1 Tutte le incertezze del Pnrr a un anno dalla sua conclusione https://www.openpolis.it/tutte-le-incertezze-del-pnrr-a-un-anno-dalla-sua-conclusione/ Wed, 21 May 2025 08:16:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=301153 La scadenza del 2026 si avvicina ma i progetti per i quali sono stati spesi i fondi sono solo un terzo del totale. Nell'ultimo aggiornamento dei dati sono diverse le sviste e le inesattezze, tra cui l'assenza di progetti in misure che sommate ammontano a più di 32 miliardi di euro.

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A poco più di un anno dalla scadenza del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) a tenere banco sono ancora i ritardi e la poca trasparenza, oltre alle inesattezze dei dati.

Nonostante questo, abbiamo pubblicato un nuovo aggiornamento dei dati (provenienti come sempre dal portale governativo Italia Domani) su OpenPNRR.

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Era il 20 maggio 2022 quando abbiamo lanciato quello che è a oggi il primo e l’unico progetto di monitoraggio indipendente del piano italiano. In tre anni abbiamo dovuto lottare per ottenere e pubblicare i dati necessari a una valutazione quantitativa dell’avanzamento del Pnrr nel paese.

Ma come accaduto altre volte in passato, ci sono diversi aspetti poco chiari nell’ultimo aggiornamento dei dati da parte del governo, risalente al 31 marzo scorso.

Il monitoraggio del Pnrr è ancora più necessario in un momento in cui c’è minore attenzione da parte di politica, media e opinione pubblica.

Questo non può che generare scetticismo e confusione, che spesso viene utilizzata dalla politica per piegare i numeri alle proprie tesi e incentivare un dibattito non basato su informazioni certe.

Può accadere soprattutto in un momento in cui l’attenzione dell’opinione pubblica sul Pnrr è nettamente minore rispetto al passato, per via di altri temi sull’agenda politica e delle specificità tecniche di questo ambito, non sempre facilmente comprensibili.

Probabilmente anche per questi motivi la quinta revisione del piano richiesta dal governo Meloni in meno di due anni, di cui Openpolis aveva dato notizia già a inizio maggio, sembrava essere passata in sordina fino alla cabina di regia di ieri. E forse anche in seguito al nostro allarme sul “disinteresse generale” sulla revisione, l’esecutivo ha deciso stavolta di sottoporla al giudizio del parlamento.

Miliardi di euro senza dettagli sui progetti

Sono 25 le misure del Pnrr sulle quali non sono ancora stati resi noti i progetti messi in campo. Anzi, non avendo alcuna informazione sui progetti non sappiamo neanche se questi ultimi siano stati effettivamente avviati.

Tutto questo rappresenta un problema, considerando che secondo norma le azioni del piano dovrebbero essere tutte concluse entro l’estate 2026.

Parliamo infatti di misure che tutte insieme sommano importi pari a oltre 32 miliardi di euro.

32,6 mld € la somma degli importi sulle misure per le quali non sono note le informazioni sui progetti, a un anno dal termine del Pnrr.

Si tratta di un’ingente mole di finanziamenti, su cui vale la pena di accendere i riflettori e rispetto ai quali vanno fatte alcune precisazioni.

La misura più sostanziosa è “Transizione 4.0“, che vale 13,4 miliardi di euro. Questa somma risulta già interamente erogata, ma non avendo contezza dei progetti finanziati (e liquidati) non sappiamo esattamente per quali investimenti intrapresi, se non per la descrizione che ne ha dato il ministero delle imprese e del made in Italy.

Le misure di incentivazione fiscale incluse nel Piano Transizione 4.0 sono un tassello fondamentale della strategia complessiva tesa ad aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle imprese italiane. Dal lato dell’offerta, tale strategia prevede il potenziamento della ricerca di base e applicata e la promozione del trasferimento tecnologico.

Come evidenziamo da tempo, conoscere il dettaglio dei progetti restituisce sia l’effettiva natura degli investimenti fatti che il reale stato di avanzamento del progetto stesso, attraverso i dati sulla spesa.

A proposito di imprese, poi, tra i 32,6 miliardi di finanziamenti senza evidenza pubblica dei progetti sono compresi anche 6,3 miliardi di euro per la misura “Transizione 5.0 credito d’imposta. Sarebbe il caso di rendere pubblico l’elenco delle imprese beneficiarie di queste importanti agevolazioni.

Conoscere la spesa dei progetti consente una maggiore conoscenza sia sugli investimenti fatti che sull’avanzamento della spesa.

La maggior parte delle 25 misure considerate riportano come amministrazioni titolari il già citato ministero delle imprese, ma anche quelli delle infrastrutture e trasporti, del lavoro, dell’agricoltura, dell’ambiente e sicurezza energetica.

Per quanto riguarda quest’ultimo dicastero è interessante notare come non siano noti i progetti delle misure “Tecnologia a zero emissioni nette” (2 miliardi di euro), “Promozione per le comunità energetiche e l’autoconsumo” (2,2 miliardi), “Sviluppo agrovoltaico” (1 miliardo) e l’installazione di infrastrutture di ricarica elettrica (circa 740 milioni).

A oggi capire con esattezza il destino di questi fondi è impossibile con gli open data disponibili. In alcuni casi è probabile che i progetti non siano stati assegnati, il che sarebbe un problema non da poco, considerate le scadenze ravvicinate del Pnrr. In altri casi, come la misura sulle colonnine di ricarica elettrica, sappiamo da altre fonti (per esempio le relazioni del governo sul piano) che almeno una parte delle risorse è già stata assegnata, ma nei dati di Italia Domani non risulta.

Progetti con pagamenti superiori a finanziamenti

C’è poi tutto il capitolo relativo alle anomalie degli ultimi dati aggiornati su Italia Domani. La più evidente riguarda quasi 5mila progetti, per i quali vengono indicate somme pagate superiori al valore totale dei progetti indicato.

4.773 progetti per cui risultano importi totali pagati superiori a quelli finanziati.

Rispetto a questo aspetto vanno fatte due doverose precisazioni. La prima riguarda la natura del finanziamento: le anomalie, infatti, sono state riscontrate per gli importi totali, compresi quelli derivanti da altre fonti di finanziamento, e mai dai finanziamenti puramente relativi al Pnrr. La seconda riguarda l’entità dei progetti: solo in 240 casi la differenza tra pagato e finanziato è superiore ai 100mila euro.

In alcuni casi, però, la differenza tra il finanziato e l’erogato è eclatante.

Per esempio, per un progetto contenuto nella misura “ALMPs e formazione professionale” è previsto un finanziamento totale di 1,6 milioni ma risultano già erogati 335milioni di euro. Ma anche per altri progetti afferenti alla misura “rafforzamento e potenziamento della ricerca biomedica del sistema sanitario nazionale” sono previsti finanziamenti per 200mila o 600mila euro, ma riportano pagamenti che variano tra 119 e 242 milioni di euro.

Molto probabilmente siamo di fronte a errori nell’inserimento di dati, che tuttavia cambiando l’ordine di grandezza delle cifre (da migliaia a milioni di euro) possono portare a compromettere l’analisi e quindi la valutazione del piano.

L’avanzamento della spesa

Con l’ultimo aggiornamento dei dati, su OpenPNRR è possibile monitorare più di 284mila progetti (oltre 14mila in più rispetto ai dati del dicembre 2024), per importi totali pari a 226,6 miliardi di euro, di cui 171,3 di provenienza Pnrr.

284.065 progetti monitorabili su OpenPNRR, con dati aggiornati al 31 marzo 2025.

Dall’ultimo monitoraggio, che considerava dati aggiornati al dicembre 2024, l’avanzamento della spesa effettivamente erogata per i finanziamenti Pnrr è progredito, passando dal 30,1% al 33,8%.

Tuttavia, se consideriamo che siamo ben oltre la metà del percorso del piano, aver speso solo un terzo dei fondi desta qualche preoccupazione sulla capacità da parte del paese di rispettare gli obblighi concordati con le istituzioni europee.

Questo ragionamento è ancora più valido se teniamo conto delle parole del ministro per gli affari europei e il Pnrr Tommaso Foti, che lo scorso febbraio aveva minimizzato un nostro approfondimento, parlandone nel corso di un’intervista all’agenzia AdnKronos.

Rispondendo a una domanda che chiamava in causa il nostro monitoraggio, Foti aveva minimizzato i ritardi di spesa affermando che i nostri dati erano fermi a novembre, e che la situazione sarebbe stata diversa nell’aggiornamento successivo.

I dati di Openpolis si fermano al 30 novembre 2024, ora siamo a febbraio 2025. Ritengo di poter dire che probabilmente al 30 dicembre 2024 avremo più o meno contabilizzato 64 miliardi di spesa.

Ora che l’aggiornamento dei dati su Italia Domani è stato pubblicato, possiamo dire che i fondi spesi finora sono effettivamente 65,7 miliardi di euro, come lo stesso ministro aveva anticipato.

Allo stesso tempo, però, possiamo anche confermare che questo importo è pari a un terzo dei fondi previsti. E che quindi la situazione oggi si presenta molto simile a quella dello scorso dicembre, con l’aggravante che è passato un altro trimestre nel percorso che porterà il piano alla sua conclusione, prevista per il prossimo anno.

Foto: Pexels (licenza)

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È stato speso meno di un terzo dei fondi del Pnrr https://www.openpolis.it/e-stato-speso-meno-di-un-terzo-dei-fondi-del-pnrr/ Mon, 03 Feb 2025 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=298823 Dopo mesi di richieste e appelli, finalmente siamo in grado di rendere pubblici i dati sulla spesa e i pagamenti di ognuno dei quasi 270mila progetti del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un risultato frutto di una mobilitazione collettiva.

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Dopo anni di battaglie oggi siamo finalmente in grado di annunciare un’importante novità sullo stato dell’arte del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Le informazioni sul nostro progetto di monitoraggio indipendente OpenPNRR sono state infatti aggiornate con l’avanzamento della spesa effettiva per ognuno dei quasi 270mila progetti del piano. In questo modo è possibile verificare quanto si sta effettivamente spendendo per il più grande piano di investimenti pubblici del paese.

269.299 progetti del Pnrr monitorati su OpenPNRR, al 13 dicembre 2024.

La fonte dei dati è sempre Italia Domani, il portale governativo che rilascia periodicamente le informazioni sul piano. Questo risultato è stato possibile solo dopo una campagna di pressione della società civile, che nell’ultimo anno ha preteso e ottenuto più trasparenza.

Era il 12 febbraio 2024, infatti, quando abbiamo inviato la nostra prima richiesta di accesso civico per conoscere i dati sull’avanzamento di spesa per i progetti. A quella e ad altre richieste sono seguiti diversi dinieghi da parte del governo. Sono stati mesi di botta e risposta, resi possibili dal prezioso supporto dello studio legale E-lex. Inoltre, avevamo richiesto dati sulla spesa dei progetti già a partire dal 2022.

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Fino a quando, poco prima di capodanno, il governo ha pubblicato i nuovi dati, proprio alla vigilia della scadenza del 31 dicembre, annunciata dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti in parlamento in seguito a un’interrogazione parlamentare elaborata sulla base del nostro monitoraggio.

Questo risultato è stato possibile grazie alla mobilitazione di centinaia di organizzazioni.

Il percorso legato alle richieste formali è stato importante tanto quanto la campagna pubblica che ha visto protagoniste centinaia di associazioni e organizzazioni della società civile, riunite nelle sigle Dati bene comune e Osservatorio civico PNRR. Il rilascio dei dati da parte del governo è la dimostrazione plastica che la mobilitazione paga.

Oggi quindi siamo di fronte al salto di qualità di un progetto di monitoraggio importante per la nostra fondazione. Un lavoro necessario per valutare in modo indipendente, basato sui numeri, il Pnrr. E che necessita del sostegno di tutti per mantenere un’autonomia slegata dalla politica e dall’opinionismo delle parti che troppo spesso inquina il dibattito pubblico.

“Fin dal 2021, anno di approvazione del piano, abbiamo lavorato affinché venisse fatta più luce possibile sull’andamento di investimenti e riforme. Non è possibile valutare compiutamente questa ingente mole di risorse se non c’è la minima trasparenza. La chiediamo da sempre e continueremo a farlo fino alla fine”, afferma Vittorio Alvino, presidente della Fondazione Openpolis.

Speso un terzo dei finanziamenti

Ma perché sono così importanti i dati sulla spesa? Perché ci danno la misura quantitativa dello stato dell’arte dei progetti del Pnrr. Ci dicono quanto e dove è stato effettivamente investito finora in un piano che, secondo le previsioni, dovrebbe cambiare il volto dell’Italia.

Al 13 dicembre scorso, data dell’ultimo rilascio trimestrale dei dati su Italia Domani, la spesa effettiva delle risorse ammontava a 58,6 miliardi di euro, meno di un terzo del totale previsto dal piano, pari a 194,4 miliardi.

30,14% delle risorse del Pnrr previste è stato speso, al 13 dicembre 2024.

La percentuale di spesa è molto simile a quella dei pagamenti effettuati per i singoli progetti nel loro complesso. Questa rappresenta un’altra novità di OpenPNRR. Differisce leggermente dalla spesa perché quest’ultima, aggregata a livello di misura, è comunicata al governo direttamente dalle amministrazioni titolari dell’investimento. Mentre i dati sui pagamenti, relativi ai singoli progetti, arrivano dai rispettivi soggetti attuatori.

In entrambi i casi, tuttavia, siamo in grado di dire che abbiamo speso meno di un terzo delle risorse a meno di due anni dal termine del piano, previsto per metà 2026, e tre anni e mezzo dall’approvazione dello stesso, nel luglio 2021.

Si tratta di una conferma, rispetto alle difficoltà e ai ritardi che abbiamo denunciato negli ultimi mesi, che contraddice il tono trionfalistico sul Pnrr della presidente del consiglio Giorgia Meloni e dell’ex ministro Raffaele Fitto, oggi diventato commissario europeo.

Quanto sarà impattante il Pnrr per l’economia e la società italiana?

Certo, l’avanzamento di questo importante programma di investimenti non è omogeneo in tutte le misure, agli ambiti e ai territori. Per questo, attraverso OpenPNRR, è possibile monitorare lo stato dell’arte di ogni singolo progetto e territorio, per capire dove ci si trova in difficoltà e dove a buon punto rispetto alla programmazione iniziale.

Come nel passato, è possibile farlo in modo personalizzato, iscrivendosi gratuitamente e ricevendo via mail aggiornamenti costanti sui progetti che si è scelto di monitorare.

Nelle prossime settimane pubblicheremo un’analisi più dettagliata dell’avanzamento della spesa del Pnrr, alla luce di questi nuovi dati. È importante analizzare gli eventuali ritardi negli investimenti, per comprendere come vengono impiegati i fondi e quindi valutare se e quanto realmente saranno impattanti per il futuro dell’economia e della società italiana.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Danist Soh (licenza)

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Le promesse di Giorgetti sulla trasparenza del Pnrr hanno i giorni contati https://www.openpolis.it/le-promesse-di-giorgetti-sulla-trasparenza-del-pnrr-hanno-i-giorni-contati/ Mon, 23 Dec 2024 13:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=298235 Il ministro dell'economia ha dichiarato in parlamento che i dati sull'avanzamento della spesa dei progetti del piano saranno pubblicati entro dicembre. Lo stesso ha fatto il ministero rispondendo a una nostra richiesta. Alle promesse ora devono seguire i fatti.

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Dopo mesi di richieste c’è quantomeno un’ipotesi di tempistiche per la pubblicazione dei dati sull’avanzamento della spesa per i progetti del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Il ministero dell’economia, infatti, ha risposto alla richiesta di riesame della Fondazione Openpolis evidenziando che la “verifica dei dati” sulla spesa dei progetti del Pnrr dovrebbe concludersi in tempo utile per la pubblicazione degli open data su Italia Domani, prevista per il mese di dicembre.

[…] il Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato ha comunicato, comunque, che la verifica dei dati di cui sopra dovrebbe concludersi in tempo utile per la loro divulgazione contestualmente alla pubblicazione degli Open Data prevista per il corrente mese di dicembre.

Il mese di dicembre sta per terminare e di questi dati ancora non c’è traccia. È importante che alle promesse seguano i fatti.

Tempi precisi per impegni precisi

A chi legge Openpolis la vicenda è nota: il governo non ha mai pubblicato i dati sull’avanzamento della spesa del Pnrr per i singoli progetti ma solo aggregati a livello di misura. Questo rende impossibile valutare lo stato di avanzamento degli oltre 260mila progetti finanziati dal piano, complicando non poco una valutazione quantitativa dello stato dell’arte, al di là delle dichiarazioni e gli annunci.

Così lo scorso settembre abbiamo inviato una richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia) al governo per chiedere i dati. L’esecutivo ha preso tempo, rispondendo che sarebbero stati rilasciati “all’esito del processo di verifica“. Un riscontro inaccettabile, perché fuori tempo massimo rispetto agli obblighi di legge che il governo stesso ha imposto sulla trasparenza del Pnrr.

Così a ottobre abbiamo inviato una richiesta di riesame del diniego dell’esecutivo, a cui è stato risposto che il già citato “processo di verifica” sarà presumibilmente completato in tempo per l’aggiornamento dei dati previsto per fine anno.

La risposta degli uffici del ministero è coerente con quanto lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti ha dichiarato in parlamento lo scorso 13 novembre, nel corso di un question time alla camera.

In occasione di un’interrogazione del deputato Benedetto Della Vedova, in cui venivano citate le nostre richieste di maggiore trasparenza, Giorgetti rispondeva che “con la pubblicazione di dicembre il portale Italia Domani si arricchirà di nuove funzioni quali quelle relative ai pagamenti a livello di progetto”.

Insomma il titolare del ministero dell’economia ha preso impegni precisi nella massima sede istituzionale della democrazia italiana.

Valutare oltre i talk show televisivi

Le informazioni sullo stato di avanzamento dei singoli progetti del Pnrr non rappresentano un capriccio di chi considera un valore aggiunto avere a disposizione dati più dettagliati possibile.

Ma sono necessari a tratteggiare la direzione di questo ingente piano di risorse pubbliche, che secondo la classe dirigente del paese dovrebbe rilanciare l’economia italiana.

Non è un caso, infatti, che nonostante il trionfalismo dell’esecutivo Meloni (in particolare in occasione della nomina a commissario europeo di Raffaele Fitto) sia la nostra analisi sull’avanzamento della spesa delle misure sia una recente relazione della corte dei conti certificano che il Pnrr si trova più indietro di quanto si dica nel corso delle conferenze stampa o dei talk show televisivi.

In particolare dal documento della corte dei conti emerge come al 30 settembre scorso i fondi spesi fossero 57,7 miliardi di euro, pari a circa il 30% delle risorse totali assegnate all’Italia.

FONTE: Elaborazione Openpolis su dati corte dei conti e presidenza del consiglio dei ministri
(ultimo aggiornamento: lunedì 30 Settembre 2024)


Parliamo di cifre di fronte alle quali il governo deve rendere conto alla popolazione, alle istituzioni e alla società civile.

Quest’ultima, in particolare, negli anni si è organizzata attraverso diverse iniziative, tra cui l’osservatorio civico Pnrr e Dati bene comune. Campagne che nel tempo hanno prodotto risultati importanti, ottenendo maggiore trasparenza sul piano.

Vedremo nei prossimi giorni se il ministero dell’economia e chi lo dirige avranno finalmente rispettato gli impegni presi negli atti e negli interventi in parlamento.

Foto: ministero dell’economia e delle finanze

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Il primo importante obiettivo raggiunto dalla campagna Open Olympics https://www.openpolis.it/il-primo-importante-obiettivo-raggiunto-dalla-campagna-open-olympics/ Thu, 21 Nov 2024 08:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=297162 È online il portale per un monitoraggio costante delle opere da realizzare per i prossimi giochi olimpici e paraolimpici invernali in Italia. Un'importante vittoria per le organizzazioni che da mesi chiedono più trasparenza, anche se c'è ancora molta strada da fare.

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Un piano delle opere, con dati e mappe per una maggiore contezza dello stato dell’arte e della localizzazione delle infrastrutture. È “Open Milano Cortina 2026“, una nuova sezione sul sito web dedicato alle infrastrutture di Milano Cortina, le olimpiadi invernali che si terranno in Italia nel 2026.

Il portale, che mette a disposizione anche lo scarico di open data, è un primo importante risultato raggiunto dalla campagna Open Olympics 2026, avviata nei mesi scorsi da una folta rete associativa, di cui fa parte anche la Fondazione Openpolis.

Da mesi le organizzazioni di Open Olympics chiedono piena trasparenza rispetto alle infrastrutture e alle opere connesse all’evento.

In riunioni dedicate e aperte, Simico si è detta pronta a rendere il portale sempre più corrispondente al nostro appello e a una piena accountability. È quindi un portale in stato di work in progress, che, come si legge sullo stesso portale, vuole segnare ‘un elemento di legacy delle Olimpiadi invernali 2026’ anche per i futuri giochi.

Parliamo di circa 5,7 miliardi di euro di investimenti pubblici, di cui 1,6 miliardi per la realizzazione dei giochi e ben 4,1 miliardi per opere ad essi connessi.

5,72 miliardi di euro il costo diretto dei giochi olimpici e paraolimpici invernali Milano Cortina 2026.

Diventa perciò fondamentale un monitoraggio sia istituzionale che civico dell’impiego di questa mole di risorse, per valutare come gli investimenti impattano sulle comunità locali e sull’ecosistema, e al fine di limitare le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti per la realizzazione delle opere.

È sufficiente un dato: il 68% dei fondi destinati alle opere saranno assorbiti per la costruzione di 45 strade, per un costo che sfiora i 3 miliardi, secondo il report di Open Olympics, aggiornato all’aprile scorso.

2,82 miliardi di euro il costo delle opere stradali funzionali alle infrastrutture per le olimpiadi Milano Cortina 2026.

L’impatto dei giochi sui territori

Le olimpiadi invernali avranno un impatto su molte regioni del nord del paese. La Lombardia da sola assorbirà oltre metà delle opere (il 52%) e dei relativi costi (47%). Ma anche il Veneto sarà interessato dai giochi. Infatti, le 13 opere ospitate (che compongono il 16% del totale) peseranno per il 33% sui fondi mobilitati per le infrastrutture. Saranno interessate in misura minore, ma comunque impattante, anche le province autonome di Bolzano e Trento.

Per questo già nel 2021 è stata costituita la Simico (Società Milano Cortina) SpA, una società pubblica in house partecipata da tutte le istituzioni interessate dalle opere: ministero dell’economia e ministero dei trasporti (al 35% ciascuno), Regione Lombardia e Regione Veneto (al 10% ognuna) e le due province autonome di Bolzano e Trento, con una quota del 5% per una.

Ed è proprio la stessa Simico ad aver pubblicato la sezione data driven Open Milano Cortina 2026, dove da alcuni giorni è possibile conoscere i dettagli per tipologia di intervento, aree geografiche e stato di avanzamento delle opere. Si tratta certamente di un passo in avanti in termini di trasparenza, ottenuto anche grazie alla pressione della campagna pubblica Open Olympics.

Il monitoraggio dettagliato degli investimenti diminuisce il rischio di infiltrazione delle mafie negli appalti.

Tuttavia, il portale (e in particolare gli open data disponibili) lascia ancora a desiderare rispetto alle informazioni su aggiudicatari delle gare di appalto e sui subappalti assegnati, oltre che su alcuni aspetti di usabilità della piattaforma.

Per questo è importante continuare a monitorare il piano di investimenti di questa ingente quantità di risorse pubbliche destinate ai giochi olimpici e paraolimpici, che il nostro paese ospiterà tra poco più di un anno.

Oltre alla prevenzione dei rischi per le infiltrazioni criminali e all’utilizzo delle risorse in modo rispettoso nei confronti delle comunità locali, c’è anche l’aspetto ambientale a preoccupare la rete che anima la campagna Open Olympics.

L’analisi sulla realizzazione delle opere è fondamentale anche per comprendere l’impatto ambientale sui territori interessati.

Una delle richieste, infatti, riguarda una maggiore chiarezza rispetto all’impronta di carbonio delle opere olimpiche. Si tratta di un modo per stimare la quantità di emissioni di gas serra rilasciate nell’atmosfera: un elemento importante per comprendere meglio quali saranno le ricadute in termini ambientali delle olimpiadi, di cui si parlò già in fase di candidatura di “giochi a impatto zero“.

Insomma, siamo di fronte a un obiettivo raggiunto attraverso la pressione della società civile sui decisori pubblici. Ma c’è ancora molta strada da fare.

Foto: Lombardia Notizielicenza

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La richiesta di maggiore trasparenza sulle Olimpiadi Milano Cortina 2026 https://www.openpolis.it/la-richiesta-di-maggiore-trasparenza-sulle-olimpiadi-milano-cortina-2026/ Thu, 26 Sep 2024 16:24:07 +0000 https://www.openpolis.it/?p=295521 Aderiamo a Open Olympics 2026, una campagna di monitoraggio civico delle opere e dei costi dei giochi olimpici e paraolimpici che si svolgeranno in Lombardia e Veneto tra meno di due anni.

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Una forte richiesta di trasparenza, ma anche di maggiore legalità e rispetto per il territorio, nei confronti delle prossime olimpiadi e paraolimpiadi invernali, che si terranno in Italia, a Milano e Cortina, nel 2026.

È la campagna internazionale di monitoraggio civico Open Olympics 2026, avviata da circa 20 organizzazioni della società civile sia nazionale che di ambito regionale. Anche Fondazione Openpolis ha aderito alla campagna, insieme ad altre realtà italiane ed estere, tra le organizzazioni sostenitrici.

“Vogliamo i giochi invernali Milano Cortina trasparenti, legali, rendicontabili”, è l’appello lanciato da Open Olympics da Pieve di Cadore (Belluno), dove è stata lanciata la campagna nel maggio scorso.

Vogliamo assicurarci che nessuna delle risorse destinate a Milano Cortina 2026, siano esse dedicate alle infrastrutture o alla realizzazione dei giochi, si disperda in opacità o inefficienza, scoraggiando qualunque volontà di infiltrazione criminale, di stampo mafioso o corruttivo, e garantendo contemporaneamente che vengano evitate spese non utili.

La campagna prevede anche formazione e campagne di monitoraggio civico realizzato direttamente sul campo, a partire dalle comunità che vivono i territori all’interno dei quali verranno realizzate le infrastrutture, e insieme alle associazioni locali dei comuni coinvolti: “Come persone e comunità che vivono i luoghi delle opere in quanto storici presidi di tutela e cura del territorio, intendiamo conoscere come esso cambierà, al fine di valutare adeguatamente l’impatto sulle nostre vite e sull’ambiente. Ciò è garantito solo avendo costante informazione e trasparenza riguardo alle spese effettuate direttamente e indirettamente in concomitanza con interventi inerenti il paesaggio”, si legge nella nota di Open Olympics.

Nei mesi scorsi sono stati presentati anche i primi dati del monitoraggio dei prossimi giochi olimpici e paraolimpici, evidenziando come sia necessaria maggiore trasparenza rispetto a costi ingenti per le casse pubbliche, oltre che sull’impatto territoriale delle opere previste.

5,72 miliardi di euro il costo dei giochi olimpici e paraolimpici Milano Cortina 2026.

Le olimpiadi di Milano Cortina infatti costeranno circa 5,7 miliardi di euro, di cui 1,6 miliardi per la realizzazione della kermesse e 4,1 miliardi per la realizzazione delle opere connesse. Il 68% di queste ultime (2,8 miliardi) sarà destinato alle opere stradali.

Negli ultimi mesi è la stessa Open Olympics a evidenziare come le istituzioni stiano andando in direzione opposta al principio di trasparenza. Con il decreto legge numero 76 dello scorso giugno, infatti, non solo non c’è un riferimento alla trasparenza.

Nel provvedimento, intitolato “Disposizioni urgenti per la ricostruzione post-calamità, per interventi di protezione civile e per lo svolgimento di grandi eventi internazionali“, si ribadisce anzi come “le attività svolte dalla Fondazione Milano Cortina 2026 non siano disciplinate da norme di diritto pubblico e che la Fondazione non riveste la qualifica di organismo di diritto pubblico”.

La richiesta di Open Olympics, che sosteniamo anche come Fondazione Openpolis, è la realizzazione di un portale unico di dati relativo alle opere connesse ai giochi, che possa contribuire a un compiuto monitoraggio.

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Perché siamo costretti a presentare l’ennesimo Foia sul Pnrr https://www.openpolis.it/perche-siamo-costretti-a-presentare-lennesimo-foia-sul-pnrr/ Wed, 18 Sep 2024 10:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=294811 Nonostante gli impegni presi, il governo continua a non pubblicare dati dettagliati sulla spesa del piano nazionale di ripresa e resilienza. Una chiara scelta politica tesa ad evitare di rendere troppo evidenti criticità e ritardi.

L'articolo Perché siamo costretti a presentare l’ennesimo Foia sul Pnrr proviene da Openpolis.

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Negli ultimi mesi il governo Meloni ha fatto una serie di annunci sui risultati raggiunti relativamente al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Se da un lato è vero che, da un punto di vista procedurale, la gran parte delle misure del piano è stata attivata dall’altro occorre osservare come la realizzazione concreta delle diverse opere sia ancora piuttosto indietro. Questo è un elemento che emerge chiaramente se si analizzano i dati disponibili riguardanti la spesa già sostenuta.

Come abbiamo visto in un precedente approfondimento infatti, al momento i fondi spesi ammontano a 51,4 miliardi di euro. Ovvero appena il 26% dell’importo totale assegnato al nostro paese. Questo dato – unito al fatto che il 56% delle scadenze legate alla realizzazione del piano deve ancora essere completato – ci dice che resta ancora da fare gran parte del lavoro.

In questo contesto, si inseriscono gli ormai ben noti problemi legati alla trasparenza e alla disponibilità dei dati. Nonostante alcuni passi in avanti avvenuti negli ultimi mesi, ad oggi non è ancora possibile conoscere nel dettaglio il livello di spesa già sostenuta per ogni singolo progetto finanziato. Si tratta di una grave mancanza poiché senza questi dati è impossibile comprendere quale sia il reale grado di realizzazione delle diverse opere.

Anche per questo motivo, nell’aprile scorso avevamo inviato una specifica richiesta di accesso agli atti (Foia). Richiesta alla quale l’ispettorato generale per il Pnrr aveva risposto con una rassicurazione ben precisa.

Con riferimento all’avanzamento delle spese, il relativo data set open sarà oggetto di prossima pubblicazione sul portale con l’aggiornamento dei dati entro il mese di luglio p.v.

Purtroppo per il momento tale impegno risulta disatteso. Per questo ci vediamo costretti – supportati ancora una volta dall’Osservatorio civico Pnrr, delle centinaia di organizzazioni aderenti alla campagna Dati Bene Comune e con l’assistenza dello studio legale E-Lex – a presentare un nuovo Foia per chiedere che questi dati vengano finalmente pubblicati.

Non pubblicare i dati sulla spesa dei progetti è una scelta politica tesa a minimizzare le situazioni di criticità.

L’esecutivo infatti è in possesso di tali informazioni. Lo dimostra il fatto che i dati aggregati a livello di misura sono stati diffusi. Non pubblicare i dati di dettaglio è quindi una scelta politica tesa a minimizzare le situazioni di criticità che tutt’ora permangono riguardo al Pnrr.

In una fase così concitata come quella attuale, con il ministro Raffaele Fitto in procinto di lasciare il proprio incarico per andare a far parte della nuova commissione europea, è fondamentale che siano pubblicati tutti i dati in possesso dell’esecutivo. In modo tale da far chiarezza una volta per tutte su quali sono competenze e responsabilità e individuare le situazioni più critiche su cui è necessario intervenire per imprimere un’accelerazione.

Le difficoltà nell’accesso ai dati, un riepilogo

Fin dall’avvio del Pnrr, nel 2021, le varie realtà che si sono occupate di monitorare il piano si sono scontrate con gravi lacune in termini di trasparenza e disponibilità di dati.

Nel tempo, anche grazie alla costante azione di pressione e denuncia delle organizzazioni che aderiscono alla campagna #DatiBeneComune, la situazione era andata via via migliorando. Tanto che ci era stato possibile realizzare anche la nostra piattaforma di libera consultazione OpenPNRR. Con l’avvio della revisione del piano voluta dal governo Meloni tuttavia si sono registrati dei significativi passi indietro.

A seguito dell’approvazione definitiva della modifica, per diversi mesi le informazioni disponibili sul cosiddetto “nuovo Pnrr” sono state pochissime. Tra le principali lacune si segnalava l’assenza di un elenco aggiornato e dettagliato delle misure (riforme e investimenti) che sarebbero andate a comporre il piano rivisto, con particolare riferimento al quadro finanziario, e di quelle che invece erano state depotenziate o eliminate del tutto.

5 le richieste Foia inviate al governo sul Pnrr dalla Fondazione Openpolis.

Inoltre, in continuità con il passato, persisteva la mancanza di dati aggiornati sul livello di spesa delle risorse assegnate al nostro paese e ulteriori dettagli circa lo stato di avanzamento dei singoli progetti. Senza contare che non erano disponibili nemmeno indicazioni chiare su quello che sarebbe stato il destino dei progetti che invece a quelle fonti non avrebbero più avuto accesso. La mancanza di queste informazioni ci ha costretto a sospendere anche gran parte delle nostre attività di monitoraggio.

Questo quadro così complesso ci ha portato alla decisione di inviare al governo e a tutti gli altri soggetti coinvolti una nuova richiesta di accesso generalizzato agli atti (Foia). La quarta dall’avvio del Pnrr. A seguito di questa ulteriore richiesta, l’esecutivo ha rilasciato una pubblicazione straordinaria di aggiornamento dati. Questa ha certamente rappresentato un passo in avanti ma presentava comunque diverse criticità e lacune, già evidenziate in passato.

Sul Pnrr si riscontrano problemi di trasparenza, ancora non risolti del tutto.

Un ulteriore aggiornamento dei dati è stato rilasciato alla fine di luglio. Grazie a questa pubblicazione possiamo dire che finalmente il quadro sul nuovo Pnrr è in gran parte completo. Tuttavia permane una grave lacuna. E cioè la mancata pubblicazione, nonostante gli impegni assunti, dei dati relativi allo stato di avanzamento finanziario dei diversi progetti che ricevono i fondi del Pnrr. Un elemento fondamentale senza il quale è impossibile analizzare, caso per caso, dove si incorre in situazioni di criticità che sarebbe opportuno affrontare prima che sia troppo tardi.

Come già detto nell’introduzione, il governo ha diffuso questi dati a livello aggregato di misura. Si specifica tuttavia che tali indicazioni si basano sulle dichiarazioni rilasciate dalle diverse amministrazioni titolari degli investimenti del Pnrr.

Il dataset Spesa PNRR per misura prospetta gli avanzamenti finanziari comunicati dall’Amministrazione Titolare per ciascuna misura di cui è responsabile.

Questa dichiarazione può avere due diverse interpretazioni. O i singoli ministeri non hanno idea di dove siano andate a finire del risorse del Pnrr che hanno già erogato e sarebbe molto grave. Oppure, più probabilmente, si è scelto di omettere queste informazioni anche per evitare di dare eccessiva rilevanza alle situazioni più difficili.

A questo proposito è opportuno ricordare che in passato l’esecutivo ha più volte attribuito la responsabilità della mancanza di dati sulla spesa ai soggetti attuatori. Ovvero quegli enti che hanno la responsabilità della “messa a terra” del Pnrr. Questi ultimi, nella ricostruzione del governo, non sarebbero stati sufficientemente puntuali nel rendicontare le spese sostenute e ciò avrebbe determinato una sottostima del reale stato di avanzamento dei diversi interventi. Anche per questo motivo nel cosiddetto decreto Pnrr quater si prevedevano specifici obblighi in tal senso.

I soggetti attuatori dei programmi e degli interventi provvedono a rendere disponibile ovvero ad aggiornare sul sistema informatico «ReGiS» entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, il cronoprogramma procedurale e finanziario di ciascun programma e intervento […] con l’indicazione dello stato di avanzamento e dei pagamenti alla predetta data.

La Struttura di missione PNRR provvede a pubblicare sul sito internet utilizzato per lo svolgimento delle attività […] i cronoprogrammi […] con l’indicazione di quelli per i quali è stato richiesto l’esercizio dei poteri sostitutivi.

Tuttavia la norma è rimasta solo sulla carta, per il momento. Almeno per quel che riguarda l’accesso a queste informazioni da parte dei non addetti ai lavori. Per tutti questi motivi abbiamo deciso di inviare un nuovo Foia al governo e a tutti gli altri enti preposti.

Il rischio di perdere una parte dei fondi

Anche con i pochi dati a disposizione, risulta evidente come la realizzazione pratica della maggior parte degli investimenti sia ancora molto indietro. Questo non può che rappresentare un campanello d’allarme visto che il tempo inizia a scarseggiare.

Avere dati di dettaglio aiuterebbe gli stessi decisori chiamati a trovare soluzioni per non far fallire il Pnrr.

Infatti anche diversi esponenti autorevoli del mondo accademico stanno iniziando a paventare il rischio che l’Italia possa perdere una parte dei fondi assegnati. Secondo gli economisti Gustavo Pica e Gaetano Scognamiglio, ad esempio, attualmente il nostro paese riesce a spendere circa 1,5 miliardi al mese. Questo significa che a fine 2026, a meno di una forte accelerazione, l’Italia avrà erogato al massimo un centinaio di miliardi. Poco più della metà delle risorse assegnate al nostro paese.

Poter analizzare dati di dettaglio sul livello di spesa dei singoli interventi potrebbe aiutare a comprendere meglio dove si trovano le maggiori criticità. Questo sarebbe importante non solo per gli analisti ma anche per gli stessi decisori, chiamati a trovare delle soluzioni per non far fallire il Pnrr.

La scelta di non rendere pubblici questi dati, nonostante le promesse e gli obblighi di legge che lo stesso esecutivo si è autoimposto, è incomprensibile e inaccettabile. Per questo proseguiremo nella nostra battaglia per una maggiore trasparenza riguardo la gestione del Pnrr.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Governo – Licenza

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I dati sul Pnrr del governo contengono errori e anomalie https://www.openpolis.it/i-dati-sul-pnrr-del-governo-contengono-errori-e-anomalie/ Thu, 25 May 2023 10:02:35 +0000 https://www.openpolis.it/?p=258298 Sul piano il governo confonde la trasparenza con la comunicazione. Tra localizzazioni errate e importi sballati i progetti finanziati e pubblicati da Italia domani mostrano numerose criticità.

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Localizzazioni territoriali, importi di finanziamento e soggetti attuatori. Sono solo alcune delle categorie sulle quali stiamo riscontrando importanti criticità nei dati rilasciati dal governo, attraverso il portale Italia domani, sullo stato di attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Ancora una volta siamo costretti a chiedere maggiore chiarezza su un piano di finanziamenti così imponente. Ancora una volta siamo costretti a evidenziare che l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni confonde la comunicazione politica con la trasparenza.

Si tratta di informazioni la cui pubblicazione abbiamo ottenuto non senza difficoltà, attraverso una campagna di pressione realizzata insieme ad altre organizzazioni delle società civile, oltre che di richieste di accesso agli atti.

La trasparenza è uno strumento fondamentale per la valutazione delle politiche pubbliche, ancora più importante quando si parla di un piano di finanziamenti che assegna miliardi di euro ed è costantemente al centro del dibattito. È insomma anche una questione di democrazia, oltre che di risorse pubbliche.

Per queste ragioni riteniamo giusto evidenziare alcune delle principali criticità dei dati rilasciati dal governo e da noi sistematizzati e geolocalizzati su OpenPNRR.

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Si tratta di errori e ambiguità in parte segnalate anche dalla community di utenti che quotidianamente monitorano il piano su OpenPNRR (oltre 500), oltre che da parte di giornalisti e amministratori pubblici che ci hanno scritto.

I problemi sulla localizzazione dei progetti

Molti progetti riguardano interventi in ambito nazionale ma vengono territorializzati in base al comune in cui si trova la sede del soggetto attuatore. Questo non consente di fare una valutazione puntuale e corretta sull’impatto che i fondi del Pnrr avranno sui singoli territori.

Progetti finanziati per centinaia di milioni di euro sono stati erroneamente localizzati a Roma.

Un esempio lampante riguarda il comune di Roma: almeno 13 progetti classificati come nazionali (quindi impossibile da territorializzare) sono stati localizzati nella capitale solo perché lì si trova la sede istituzionale dei soggetti attuatori. Parliamo di 779 milioni di euro, di cui 400 milioni per un progetto sul ripristino e la tutela dei fondali marini di cui il soggetto attuatore è l’istituto per la protezione dell’ambiente (Ispra) e altri 339 milioni sulla digitalizzazione, la cui titolarità è in mano a diversi ministeri. Nel caso di Roma abbiamo provveduto a riclassificare le incongruenze.

Altri progetti, invece, evidenziano errate sovrapposizioni territoriali. Per esempio viene indicato un comune e insieme tutta la regione in cui questo si trova, o al contrario si indica un ambito nazionale quando invece il progetto riguarda uno specifico perimetro territoriale di intervento.

Le incongruenze sugli importi dei finanziamenti

Rispetto all’ammontare delle risorse ci sono criticità sulle fonti di provenienza dei finanziamenti. Ci siamo accorti di questo problema perché la somma di alcuni progetti riferiti alla stessa misura riportano importi complessivi maggiori della misura stessa.

Un problema non da poco, considerando che parliamo di fondi su progetti finanziati per miliardi di euro.

Per esempio i progetti finanziati nell’ambito del piano innovativo per la qualità abitativa (Pinqua) cubano 785 milioni di euro in più rispetto alla misura del piano cui si riferiscono. Lo stesso accade per interventi sulla rigenerazione urbana (74,6 milioni in più) e sui piani urbani integrati (4 milioni).

È altrettanto chiaro che queste risorse aggiuntive siano state messe nero su bianco attraverso decreti legge o bilanci dei rispettivi ministeri. Tuttavia, il fatto che su Italia domani non sia stato segnalato in alcun modo genera confusione.

Circa 2mila progetti sarebbero stati finanziati ma l’importo risulta zero.

Inoltre abbiamo rilevato che circa duemila progetti che Italia domani presenta come finanziati, in realtà mostrano un valore pari a zero nella voce relativa alle fonti di finanziamento. Infine, ci sono alcuni progetti i cui importi corrispondono (o quasi) all’intero ammontare delle misure di riferimento.

La confusione sui soggetti attuatori

Rispetto ai soggetti attuatori, invece, abbiamo riscontrato errori in decine di progetti.

64 i progetti finanziati al 1 marzo che non presentano un soggetto attuatore o dove è palesemente errato.

Quattordici di questi, per esempio, riportavano la regione Veneto come soggetto attuatore ma sono localizzati in Puglia.

La mappa su OpenPNRR prima della correzione degli errori di Italia domani

Inoltre la denominazione dei soggetti attuatori non è sempre ben esplicitata, a svantaggio della chiarezza delle informazioni e della sistematizzazione delle stesse.

Altri dati, tra quelli rilasciati recentemente su Italia domani, non presentano errori conclamati ma mostrano anomalie, che possono portare a pensare che i set di dati non siano completi. Un esempio è rappresentato dalla misura Transizione 4.0: complessivi 18,46 miliardi di euro di risorse destinate ma 4 progetti finanziati, per importi totali pari a soli 578mila euro.

Le imprecisioni e le incertezze impediscono le potenzialità di un monitoraggio strutturale.

Oltre a rilevare alcune incoerenze dei codici unici dei progetti (Cup) tra Italia domani e il portale governativo dedicato Opencup, evidenziamo anche che alcuni progetti riportano la stessa chiave di identificazione (Cup + Clp – Codice Locale del Progetto), che al contrario dovrebbe essere univoca.

Molti progetti, poi, sono stati intitolati in formati non proprio user friendly, con descrizioni troncate, accenti o apostrofi mancanti che limitano le potenzialità di un’analisi strutturale.

Inoltre, va considerato che i dati sono oggetto di un processo di validazione che però è risulta completato soltanto per meno della metà dei progetti caricati, circa 50mila su un totale di oltre 138mila. Per fornire la più ampia informazione abbiamo scelto, tuttavia, di caricare su OpenPNRR tutti i dati disponibili, segnalando però i progetti non validati.

Infine, vanno sottolineate le criticità che avevamo già rilevato lo scorso 15 maggio: la mancanza dello stato di avanzamento dei progetti, le informazioni relative alle risorse effettivamente spese e la totale incertezza sulla frequenza di aggiornamento dei dati.

Invitiamo la nostra comunità di utenti su OpenPNRR e in generale i nostri attenti lettori, i media, i cittadini e le cittadine a segnalarci altri errori, affinché si possa collettivamente agire attraverso un reale monitoraggio civico di un piano così importante per il presente e il futuro delle comunità.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: Giorgia Meloni (Twitter)

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Perché chiediamo al governo maggiore trasparenza sul Pnrr https://www.openpolis.it/perche-chiediamo-al-governo-maggiore-trasparenza-sul-pnrr/ Wed, 30 Nov 2022 11:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=218662 Il piano italiano sconta ancora molte lacune in termini di informazioni e dati disponibili per il monitoraggio. Per questo, insieme ad altre realtà civiche, chiediamo al nuovo esecutivo maggiore impegno su questo fronte.

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Fin dalla sua presentazione in parlamento, abbiamo lanciato denunce e appelli per la massima trasparenza a proposito del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Parliamo infatti di un progetto epocale che vede l’Italia come principale beneficiaria con oltre 190 miliardi di euro assegnati. Di fronte a una massa così ingente di risorse, la società civile può e deve esercitare un ruolo di pungolo nei confronti delle istituzioni affinché questi soldi siano ben spesi.

Da questo punto di vista quindi la trasparenza e la pubblicazione di dati sono elementi essenziali. Non solo per fornire ai cittadini tutte le informazioni utili a sapere come il Pnrr impatterà sui loro territori, ma anche per permettere attività di monitoraggio civico finalizzato a evitare sprechi e scelte sbagliate.

D’altronde le norme stesse prevedevano precisi obblighi in tal senso. La legge di bilancio per il 2021 infatti impegnava il governo a pubblicare i dati di attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto del Pnrr. Un successivo decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) aveva inoltre specificato che tali dati avrebbero dovuto essere disponibili per tutti in formato aperto e rielaborabile.

Il ministero dell’economia […] rende accessibile in formato elaborabile e […] navigabile dati sull’attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto, assieme ai costi programmati e ai milestone e target perseguiti.

Tuttavia allo stato attuale, dopo oltre un anno dall’approvazione del piano, queste informazioni non risultano ancora disponibili. Questo rappresenta un grosso problema non solo per i cittadini ma anche per gli stessi decisori che non hanno le informazioni necessarie per tenere sotto controllo lo stato di attuazione dei singoli progetti e del Pnrr nel suo complesso. Per questo nell’aprile scorso avevamo presentato una richiesta di accesso agli atti. Richiesta a cui l’allora governo Draghi aveva risposto in maniera del tutto insoddisfacente

Per questo motivo, insieme ad ActionAid, Cittadinanzattiva, Infonodes, Monithon, Ondata, Period Think Tank Aps, Transparency International Italia e altre 49 realtà del mondo civico abbiamo deciso di lanciare la campagna #ItaliaDomaniDatiOggi e, al tempo stesso, di scrivere una lettera al nuovo governo per chiedere un maggiore impegno da questo punto di vista.

Lo scontro Draghi-Meloni e la carenza di informazioni

La mancanza di informazioni chiare e puntuali sullo stato di avanzamento del Pnrr ha, tra le altre cose, determinato anche un momento di forte tensione tra Mario Draghi e Giorgia Meloni. La presidente del consiglio subentrante infatti aveva affermato come ci fossero ritardi evidenti nella realizzazione del Pnrr. Draghi ha replicato che tale contestazione non era fondata. In caso contrario l’Ue non avrebbe versato i fondi della seconda rata di finanziamenti, cosa che invece ha fatto.

Il presidente uscente però faceva riferimento al conseguimento delle scadenze previste per il primo semestre del 2022. Tuttavia, come abbiamo spiegato in questo articolo, c’è una differenza sostanziale tra scadenze e progetti. Le prime rappresentano il cronoprogramma che l’Italia ha concordato con l’Unione europea e che il nostro paese deve rispettare se non vuole rischiare di perdere i fondi assegnati.

Con il termine progetti invece si fa riferimento a tutti i singoli interventi che dovranno essere realizzati nel nostro paese grazie ai fondi europei. Se anche lo stesso monitoraggio delle scadenze presenta molte difficoltà, è proprio sui progetti che si incontrano le lacune più gravi nella disponibilità di dati.

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Nella nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) redatta dallo stesso governo Draghi, ad esempio, si evidenzia come il nostro paese abbia speso effettivamente molti meno soldi di quanto inizialmente previsto. Questo si traduce sostanzialmente nel fatto che molti cantieri ancora non sono partiti e sono quindi effettivamente in ritardo.

13,2 miliardi € i fondi Pnrr spesi in meno dall’Italia, rispetto a quanto previsto.

Questa però è l’unica informazione attualmente disponibile. Non possiamo sapere con puntualità invece quali sono i progetti che ancora non sono partiti, il loro costo né come si distribuiscono sul territorio.

Sui progetti le informazioni disponibili sono pochissime.

Tali informazioni peraltro non sono disponibili nemmeno per i progetti che sono attualmente in corso. Non sappiamo infatti quanti sono i soldi già spesi per ogni singolo intervento. Tale indicazione avrebbe potuto rappresentare un buon indicatore per valutare lo stato di avanzamento delle diverse opere.

Se da un lato il fatto che abbiamo speso meno fondi nel 2022 avrà un impatto marginale sul raggiungimento di obiettivi e traguardi previsti per quest’anno ciò non vuol dire che sarà così anche nei prossimi anni. Il ritardo accumulato nell’avvio dei cantieri infatti dovrà essere recuperato. Ciò perché, a meno di modifiche del Pnrr, tutti i progetti dovranno concludersi entro il 2026.

Anche per questo motivo è fondamentale un monitoraggio puntuale e costantemente aggiornato sullo stato di avanzamento di bandi e progetti.

I ritardi legati alla piattaforma Regis

Ma il dato sui fondi effettivamente erogati non è l’unica informazione mancante. A oggi infatti è difficilissimo ottenere elementi di dettaglio sugli interventi che saranno finanziati con i fondi europei. Questo perché ancora non esiste un luogo unico e facilmente accessibile in cui sia possibile reperire delle “schede progetto”. Ossia pagine web che permettano di conoscere i dettagli dei singoli interventi e scaricare i documenti rilevanti.

Tali informazioni sarebbero dovute essere disponibili per tutti attraverso il portale Italia domani. Tuttavia questo sito presenta diverse lacune. In particolare all’interno della sezione open data, allo stato attuale, sono presenti informazioni solamente per 5mila progetti legati a quattro procedure di gara, per un valore complessivo di circa un miliardo di euro. Questi dati risalgono allo scorso maggio.

Tuttavia nella seconda relazione che il governo Draghi ha presentato al parlamento nei primi giorni di ottobre, si legge che i progetti che risultano attualmente in corso sarebbero oltre 73mila.

65 miliardi € il valore complessivo dei progetti in corso.

I dati mancanti sarebbero dovuti confluire in un unico database centralizzato attraverso il sistema informatico Regis. Un portale creato dal ministero dell’economia in cui tutti i soggetti coinvolti avrebbero dovuto caricare le informazioni legate agli interventi di loro competenza. Ma, com’è evidente, ciò non è ancora avvenuto.

La piattaforma Regis avrebbe dovuto essere operativa già dal 2021.

L’obiettivo di fornire a cittadini e realtà del terzo settore dati aperti e riutilizzabili a fini di monitoraggio peraltro doveva essere conseguito già nel 2021. Tuttavia i ritardi nell’implementazione della piattaforma avevano fatto mancare questo primo appuntamento. Successivamente, il governo aveva assicurato che tale infrastruttura sarebbe stata operativa entro il 30 giugno di quest’anno. Ciò anche a seguito di impegni presi con la commissione europea.

Anche questo traguardo però è stato mancato. Solo alla fine di luglio infatti sono state prodotte delle linee guida indirizzate a tutte le amministrazioni coinvolte nella realizzazione dei progetti finanziati con il Pnrr per il caricamento dei dati sulla piattaforma. Il processo di conferimento dei dati dunque sembrerebbe essere in corso. Tuttavia, come abbiamo già spiegato in questo articolo, le informazioni contenute su Regis non appaiono ancora oggi accessibili alla cittadinanza.

Nella relazione del governo per il parlamento si legge sostanzialmente che il fatto che i dati non siano ancora disponibili dipende dalla lentezza con cui le amministrazioni coinvolte stanno conferendo le informazioni richieste. Da questo punto di vista, abbiamo sottolineato spesso le difficoltà che molti enti stanno incontrando nell’espletare procedure così complesse come quelle richieste dal Pnrr. Anche questo sarebbe un elemento che sta contribuendo ai ritardi.

Motivo per cui, tra l’altro, recentemente sarebbe stata raggiunta un’intesa che prevede l’assunzione di ulteriori 700 unità di personale proprio con il fine di supportare le amministrazioni locali anche nella rendicontazione dei progetti.

Cosa chiediamo

Nonostante tutte le promesse e gli annunci, a oggi le informazioni sono ancora scarse e inadeguate. Questo rende praticamente impossibile monitorare in maniera adeguata lo stato di avanzamento delle opere finanziate con il Pnrr e il loro impatto sul territorio e sulle persone.

Tutto è demandato alla buona volontà degli enti locali che in alcuni casi hanno pubblicato sui loro siti istituzionali le informazioni relative ai progetti che li vedevano coinvolti. In questo modo però si è creata anche una disparità di accesso ai dati tra i cittadini che vivono in queste realtà e gli altri.

Per questo chiediamo al nuovo governo – che, peraltro, ha individuato in Raffaele Fitto un ministro con delega specifica al Pnrr – di non fare passi indietro. Ma anzi, di colmare le lacune lasciate dal precedente esecutivo.

In particolare chiediamo:

  • la pubblicazione completa, tempestiva e in formato aperto dei dati relativi a tutti i progetti;
  • la creazione di un’unica banca dati per le schede progetto e tutti i dati e informazioni utili a comprendere come il Pnrr impatterà sui singoli territori;
  • che sia garantito un aggiornamento costante, quantomeno trimestrale, dei dati;
  • che siano resi noti gli indicatori su cui si intende monitorare l’impatto dei progetti sulle tre priorità trasversali.

Il Pnrr rappresenta una sfida epocale ed irripetibile per il nostro paese. Una sfida che avrà impatti significativi anche sulle generazioni future. Da questo punto di vista, la trasparenza e la disponibilità dei dati sono condizione essenziale per promuovere il dibattito, esercitare il controllo civico e intervenire per scongiurare sprechi ed errori.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Foto: palazzo ChigiLicenza

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La reticenza del ministero dell’interno nel fornire i dati sui centri di accoglienza https://www.openpolis.it/la-reticenza-del-ministero-dellinterno-nel-fornire-i-dati-sui-centri-di-accoglienza/ Fri, 22 Jul 2022 12:00:00 +0000 https://www.openpolis.it/?p=200759 Come ogni anno abbiamo chiesto al Viminale l'accesso ai dati per la piattaforma di monitoraggio Centri d'Italia, ottenendoli non senza fatica. La strada verso una compiuta trasparenza nei confronti del sistema è lunga e ostacolata.

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Disporre di dati certi riguardo un fenomeno sociale è fondamentale per la pianificazione e la realizzazione di politiche pubbliche a beneficio della collettività.

Tuttavia, le istituzioni continuano ad essere reticenti nel rilasciare i dati, rallentando il processo verso una piena e compiuta trasparenza, e quindi una conseguente valutazione dei risultati delle politiche da parte della società civile e, in generale, della popolazione.

Questa valutazione rappresenta uno dei principi sui quali si fondano sempre le nostre attività, attraverso l’analisi e l’interpretazione qualitativa dei dati che applichiamo a tutti i nostri progetti. Uno di questi è Centri d’Italia, la piattaforma di monitoraggio di tutti i centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati in Italia, lanciata lo scorso febbraio da ActionAid Italia e Openpolis.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.

Esplora il sistema di accoglienza.
Scarica i dati.

Le strutture per richiedenti asilo e rifugiati.
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In diverse occasioni, negli ultimi anni, abbiamo denunciato la mancanza di dati esaustivi, aperti e accessibili su un fenomeno che, oltre a riguardare direttamente la vita di migliaia di persone ospiti nei centri, torna periodicamente al centro del dibattito pubblico, spesso purtroppo oggetto di strumentalizzazioni.

La mancanza di informazioni da parte delle istituzioni che gestiscono il sistema di accoglienza in Italia ci ha costretto, in questi anni, a inoltrare numerose richieste di accesso agli atti, foia, ricorsi, fino ad arrivare a contenziosi in tribunale.

Il cittadino e le associazioni rappresentative possono richiedere alla pubblica amministrazione dati e documenti già esistenti, senza dover dimostrare l’esistenza di un interesse attuale e concreto né motivare la richiesta.
Vai a "Che cos’è il Foia"

ActionAid e Openpolis sono partiti nel 2018, con centinaia di richieste di accesso agli atti rivolte alle prefetture, oltre che con l’analisi dei contratti pubblici ricavati dalla banca dati di Anac. Fino a quelle inoltrate nell’ultimo biennio, direttamente al ministero dell’interno.

24 le istanze di accesso ai dati, le richieste di riesame o di chiarimenti, e i ricorsi in sede giurdisdizionale avviati dall’aprile 2020 al giugno 2022.

L’accesso a dati di dettaglio sul sistema di accoglienza ordinario (ex Sprar, oggi Sai) e sui centri di accoglienza straordinaria (Cas) ci ha permesso di mappare tutto il territorio italiano e di realizzare Centri d’Italia, nel quale oggi sono presenti i dati di tutti i centri attivi dal 2018 al 2020.

Si tratta di un risultato non scontato, perché arrivato in seguito a rifiuti da parte del ministero dell’interno e soprattutto dopo una sentenza del Tar che ha invece confermato le nostre ragioni, imponendo al Viminale di fornirci dati che hanno un chiaro interesse pubblico.

Cos’è successo nelle ultime settimane

Lo scorso giugno abbiamo chiesto al ministero dell’interno i dati relativi ai centri di accoglienza attivi nel 2021. Nonostante la nostra richiesta fosse, nella forma e nella sostanza, del tutto analoga a quelle inoltrate precedentemente (e accolte in virtù della sentenza del Tar), il ministero ci ha inizialmente negato i dati relativi ai centri aperti sul territorio nazionale lo scorso anno.

Non senza sorpresa, abbiamo quindi preso atto del diniego, avviando un’interlocuzione con il Viminale, che fortunatamente è terminata lo scorso 13 luglio con l’invio dei dati sulle strutture al 31 dicembre 2021.

Tuttavia, per stessa comunicazione del ministero, non si tratterebbe di dati completi.

Con riferimento all’istanza di accesso […] e in risposta all’ulteriore richiesta di interlocuzione del 5 luglio u.s. si provvede all’ostensione dei dati relativi ai centri di accoglienza straordinaria […] precisando che gli stessi sono ancora in fase di validazione e consolidamento e quindi potrebbero fornire una rappresentazione parziale di quanto richiesto e di ciò che – come già evidenziato – confluirà definitivamente nella Relazione annuale al Parlamento.

La relazione alla quale fa riferimento il ministero nella risposta alla nostra richiesta è la “relazione annuale sul funzionamento del sistema di accoglienza“, un documento che in virtù dell’articolo 6 del decreto legge 119 del 2014 deve essere presentato alle camere entro il 30 giugno di ogni anno, con il fine di illustrare al parlamento l’utilizzo delle risorse finanziate nell’anno precedente.

Pur essendo soddisfatti del ravvedimento del ministero, che dopo un iniziale diniego ha risposto positivamente alla nostra richiesta di accesso, siamo costretti a evidenziare – ancora una volta – quanto sia ancora lungo e faticoso il percorso verso una completa e compiuta trasparenza sul sistema.

Affermare che i dati “potrebbero fornire una rappresentazione parziale” significa fornire elementi parziali da cui partire per una valutazione delle politiche pubbliche sull’accoglienza. Oltre a essere un’ammissione della violazione dei termini per la presentazione della relazione ministeriale al parlamento. Infatti, al 13 luglio, data in cui abbiamo ricevuto la missiva, i dati sarebbero già dovuti essere elaborati e perfezionati.

Inoltre, non è possibile ignorare il fatto che, a oltre un anno dalla scadenza dei termini (il 30 giugno 2021) per la presentazione al parlamento della relazione 2020, sulla pagina dedicata sul sito web del senato l’ultima relazione disponibile risalga addirittura al 2019.

L’ultima relazione pubblica sull’accoglienza in Italia è relativa al 2019.

Infine, la nostra richiesta aveva a oggetto informazioni aggiuntive rispetto a quelle contenute nella relazione, vale a dire i dati che presumiamo siano presenti nel sistema per la gestione dell’accoglienza (Sga), il sistema informatico in disponibilità al ministero per la gestione dei dati sui centri. Il Viminale ha inviato invece dati sistematizzati con criteri diversi rispetto a quanto aveva fatto negli anni scorsi.

Questa mancata standardizzazione del processo di pubblicazione delle informazioni indebolisce inevitabilmente la realizzazione dei principi di trasparenza e accessibilità. Impedendo lo studio dettagliato delle caratteristiche del sistema, dagli aspetti più legati alla quotidianità e alla qualità della vita delle persone ospitate nei centri, fino all’analisi della gestione economico-finanziaria delle strutture.

L’importanza di monitorare il sistema di accoglienza

La trasparenza e la puntualità dei dati sul sistema di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati sono importanti per contrastare la generalizzazione nella lettura di questo fenomeno, oltre che per monitorare il corretto impiego delle risorse e prevenire eventuali distorsioni, anomalie e abusi nella gestione dei centri.

Non è possibile pianificare né valutare politiche pubbliche, senza avere un quadro dell’esistente.

La relazione è uno strumento di trasparenza, utile alla cittadinanza e agli organi di informazione, e prima ancora è un mezzo attraverso cui il parlamento dovrebbe valutare l’effettivo stato dell’accoglienza in Italia.

Com’è noto, infatti, sono state diverse le riforme poste in essere negli ultimi anni. Per questo, non è pensabile che i decisori politici siano costretti a prendere decisioni senza che siano stati forniti loro gli strumenti minimi di valutazione di un fenomeno. Allo stesso tempo la violazione dei termini per la presentazione della relazione svilisce il ruolo del parlamento che in questo modo rischia di prendere decisioni sul sistema di accoglienza senza avere accesso a un quadro completo e aggiornato.

Ci auguriamo, insomma, che il ministero dell’interno possa sistematizzare al più presto i dati sui centri di accoglienza. In tal senso continueremo un’interlocuzione costruttiva ma determinata. Per continuare il nostro lavoro di informazione, nel modo più preciso e corretto possibile, a beneficio dei migranti ospitati e di tutta la collettività.

Foto: Andrea Mancini

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Non è chiaro se tutte le scadenze Pnrr di questo trimestre siano state completate https://www.openpolis.it/non-e-chiaro-se-tutte-le-scadenze-pnrr-di-questo-trimestre-siano-state-completate/ Mon, 11 Jul 2022 05:00:43 +0000 https://www.openpolis.it/?p=200403 Il 30 giugno si è concluso il secondo trimestre del 2022 e il governo ha inviato una nuova richiesta di fondi per il Pnrr all'Ue. Tuttavia, non tutti gli interventi previsti risultano conseguiti come da cronoprogramma.

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Il 29 giugno scorso, l’Italia ha presentato a Bruxelles la richiesta per ricevere il secondo finanziamento destinato al piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), pari a 21 miliardi di euro. Un procedimento che avviene al massimo due volte all’anno, ogni sei mesi, quando la commissione europea controlla che i paesi abbiano completato, nei tempi stabiliti, le scadenze definite nei rispettivi Pnrr. Solo dopo tale verifica, l’organo esecutivo dell’Unione procede all’erogazione dei fondi concordati.

L’iniziativa del nostro paese ha anticipato di un giorno la fine del secondo trimestre del 2022. Anche se la verifica da parte dell’Ue è semestrale infatti, il governo italiano ha previsto il conseguimento di determinate milestone e target per ogni trimestre dell’anno, fino al 2026. Dal 1 aprile al 30 giugno 2022 erano 38 le scadenze europee – sottoposte al controllo delle istituzioni Ue – da completare. Ma nonostante la richiesta già inviata dal governo a Bruxelles, il 30 giugno risultavano ancora 5 interventi da conseguire, in base ai dati disponibili e reperiti sia attraverso la nostra attività di monitoraggio, sia sulla piattaforma del governo Italia domani.

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Le scadenze europee

Sono in totale 527 gli interventi di rilevanza europea da mettere in atto tra il 2021 e il 2026 nell’ambito del Pnrr. Di questi, 100 sono da completare entro il 2022 e, in particolare, 38 erano previsti per questo secondo trimestre (dal 1 aprile al 30 giugno 2022).

5 le scadenze europee – tutte milestone – del secondo trimestre che risultano in ritardo, al 30 giugno 2022.

In 3 casi, si tratta dell’entrata in vigore di decreti ministeriali che non risultano ancora pubblicati in gazzetta ufficiale (Gu) e che quindi non si possono considerare in vigore. Sono in particolare i decreti di adozione della strategia nazionale per l’economia circolare, del programma nazionale di gestione dei rifiuti e due su semplificazione e mobilità nel settore della ricerca e sviluppo – in quest’ultimo caso risulta pubblicato il decreto sulla semplificazione ma non quello sulla mobilità.

La pubblicazione in Gu è un criterio indicato dallo stesso Pnrr, per considerare completate certe scadenze.

È in ritardo anche l’entrata in vigore dell’atto nazionale che assegna i finanziamenti necessari a sostenere progetti di notevole rilevanza per lo sviluppo produttivo e tecnologico del paese. In questo caso, è stato pubblicato il decreto che delibera l’erogazione delle risorse necessarie, ma non l’atto nazionale in gazzetta ufficiale.

Per quanto riguarda la produzione di elettrolizzatori invece, il decreto pubblicato e citato anche da Italia domani fa riferimento in realtà solo all’erogazione delle risorse e non all’aggiudicazione degli appalti, come richiesto invece dalla scadenza.

La politica degli annunci

L’Italia ha quindi avviato il processo per ricevere il secondo finanziamento, quando ancora questi interventi erano formalmente incompleti. Un’evidenza piuttosto singolare, considerando che quando i paesi inviano la domanda di fondi alla commissione, devono allegare la documentazione necessaria a verificare che tutti gli interventi previsti siano stati effettivamente realizzati.

Viene quindi da chiedersi se il governo abbia effettivamente completato tutte le scadenze, senza condividere dati aggiornati a riguardo ma solo proclamandone il raggiungimento. Oppure se quelle 5 milestone siano realmente in ritardo e quindi, in tal caso, l’Italia avrebbe inviato una richiesta di fondi a Bruxelles senza avere i requisiti per farlo. Su questo punto chiaramente è necessario attendere la valutazione da parte della commissione europea. Anche se, come abbiamo spiegato in un recente approfondimento, il processo di verifica Ue sull’attuazione dei Pnrr si conclude in realtà con una decisione che sembra più politica, in capo al voto dei commissari, che tecnica.

Il ruolo del comitato economico e finanziario è più che altro quello di fornire un parere tecnico, che non vincola in modo obbligatorio le scelte della commissione.
Vai a "Come l’Ue verifica l’attuazione dei Pnrr negli stati membri"

Le scadenze italiane: il fondo complementare

Un’altra questione da affrontare in merito alla fine del trimestre riguarda le scadenze italiane. Cioè milestone e target che seguono lo stesso cronoprogramma trimestrale delle scadenze europee, ma che non sono sottoposte al controllo delle istituzioni Ue.

Il Pnc è alimentato da risorse nazionali.

Parliamo innanzitutto del fondo complementare (Pnc), cioè di quelle risorse aggiuntive – 30,6 miliardi di euro in totale – che il governo italiano ha deciso di affiancare ai fondi provenienti da Bruxelles. Sia per facilitare l’attuazione di alcune misure del Pnrr, sia per finanziare eventuali interventi inizialmente non previsti.

Trattandosi di soldi dello stato, i dati sull’attuazione delle misure e delle scadenze previste dal Pnc dovrebbero essere chiari e accessibili. Almeno quanto quelli sul Pnrr che, come abbiamo avuto modo di raccontare più volte, rivelano comunque numerose criticità e mancanze. Invece, le scadenze del fondo complementare sono ancora più difficili da monitorare di quelle del Pnrr. Questo probabilmente perché gli interventi previsti dal Pnc non sono oggetto di verifica da parte delle istituzioni Ue. Di conseguenza, il governo ha ancora meno interesse a produrre documentazione a riguardo.

Il monitoraggio del Pnc

Sono in totale 298 i target e i milestone previsti dal fondo complementare al Pnrr. Di queste, grazie al nostro progetto OpenPNRR, siamo in grado di monitorarne 163, poco più della metà. Come per i target e milestone europei, abbiamo verificato il completamento delle scadenze previste dal Pnc per il secondo trimestre 2022 e il quadro riscontrato è tutt’altro che positivo.

7 su 11 le scadenze in ritardo al 30 giugno 2022, sul totale di quelle previste dal Pnc per il secondo trimestre di quest’anno.

La maggior parte degli interventi pianificati risulta quindi in ritardo, almeno alla data di fine del trimestre.

Essendo risorse nazionali, il governo può decidere di gestirle con maggiore autonomia rispetto a quelle del Pnrr. E questo probabilmente spiega il perché di una maggiore flessibilità sul cronoprogramma definito. Tant’è che alcune scadenze del fondo complementare sono in ritardo anche da trimestri già trascorsi. In particolare una che andava completata entro il 31 dicembre 2021 e tre entro il 31 marzo 2022.

Le scadenze italiane: tappe intermedie alle scadenze europee

Sono scadenze di rilevanza italiana anche quegli interventi minori del Pnrr, che il governo ha inserito come tappe intermedie per completare quelli più ampi di rilevanza europea.

621 tutte le scadenze di rilevanza italiana previste dal Pnrr.

Per fare un esempio, prima abbiamo parlato della scadenza Ue relativa ai decreti su semplificazione e mobilità nel settore della ricerca e sviluppo, prevista per il secondo trimestre 2022. Propedeutiche al conseguimento di questa milestone europea ce ne sono due italiane: una per l’approvazione del decreto su semplificazione, prevista e completata nel quarto trimestre del 2021; e una per il decreto su mobilità, che era da conseguire entro il primo trimestre del 2022, ma che a oggi risulta ancora in ritardo.

Anche su queste scadenze valgono le stesse dinamiche descritte prima per il fondo complementare: la comunicazione del governo è carente, è difficile monitorarne l’attuazione e molti di questi target e milestone sono in ritardo. Anche in questo caso infatti si tratta di interventi che non vengono verificati dalla commissione europea.

Il monitoraggio delle scadenze italiane per il Pnrr

Vista l’enorme quantità di scadenze di rilevanza italiana (621), abbiamo scelto di monitorarne solo quelle (99) che riteniamo più rilevanti ai fini dell’attuazione del Pnrr.

3 su 10 le scadenze in ritardo al 30 giugno 2022, sul totale di quelle italiane previste dal Pnrr per il secondo trimestre di quest’anno.

Si tratta in particolare dell’approvazione di: un accordo quadro tra stato e regioni per distribuire i centri di facilitazione digitale sul territorio, il piano per la tipizzazione del patrimonio culturale e la pubblicazione di un bando di concorso per l’assunzione di insegnanti di qualità.

A queste si aggiungono, come abbiamo visto prima per il Pnc, 4 scadenze in ritardo dal 31 dicembre 2021 e 3 dal 31 marzo 2022.

Il nostro osservatorio sul Pnrr

Questo articolo rientra nel progetto di monitoraggio civico OpenPNRR, realizzato per analizzare e approfondire il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ogni lunedì pubblichiamo un nuovo articolo sulle misure previste dal piano e sullo stato di avanzamento dei lavori (vedi tutti gli articoli). Tutti i dati sono liberamente consultabili online sulla nostra piattaforma openpnrr.it, che offre anche la possibilità di attivare un monitoraggio personalizzato e ricevere notifiche ad hoc. Mettiamo inoltre a disposizione i nostri open data che possono essere riutilizzati liberamente per analisi, iniziative di data journalism o anche per semplice consultazione.

Fonte: Facebook – Palazzo Chigi – Presidenza del Consiglio dei Ministri

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