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	<title>spopolamento Archivi - Openpolis</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 28 May 2025 10:03:42 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luca Dal Poggetto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 07:34:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=300729</guid>

					<description><![CDATA[<p>La regione, come tutto il resto del paese, soffre di un drammatico calo delle nascite. Per arginare questo fenomeno è stato istituito anche un assegno di natalità finanziato da fondi regionali. Vediamo quali sono i primi dati rispetto all'attuazione della misura.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/">Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non accenna a interrompersi il <strong>calo delle nascite nel nostro paese</strong>. È quanto certificano gli ultimi dati disponibili recentemente pubblicati da Istat. Nel 2024 infatti i nuovi nati sono stati circa 370mila, cioè 10mila in meno rispetto al 2023, con una riduzione del 2,6% in un solo anno. <strong>Rispetto al 2008 il calo è addirittura di oltre 200mila nati</strong>. Vale a dire oltre un terzo in meno dell’anno che ha segnato il “picco” nella serie storica recente. Una tendenza che purtroppo colpisce anche l’<strong>Abruzzo</strong>.</p>


<div id="in-italia-come-in-abruzzo-e-in-corso-da-anni-una-tendenza-alla-diminuzione-delle-nascite" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-4.165 </span><span style="font-weight: 400">nati in Abruzzo nel 2023 rispetto al 2008.</span></p>
			        </section>
		


<p>Lo stesso istituto di statistica <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/03/Indicatori_demografici_2024.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">specifica</a> come il fenomeno abbia molteplici spiegazioni. Alcune cause sono strutturali (sono diminuiti i potenziali genitori) altre no. È proprio su queste ultime che sarebbe necessario <strong>intervenire con delle politiche pubbliche mirate per cercare di arginare il fenomeno</strong>. Specie nelle aree interne, particolarmente colpite dalla denatalità e dallo spopolamento.</p>



<p>Da questo punto di vista possiamo notare come l’Abruzzo sia una delle regioni italiane ad aver introdotto, nel 2021, un <strong>assegno di natalità</strong> finanziato con risorse proprie e dedicato specificamente ai residenti dei comuni più piccoli e che sorgono in area montana. Oltre all’analisi dei dati sull’andamento delle nascite, abbiamo approfondito le prime evidenze che emergono dall’introduzione di questa misura.</p>



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				                <p>Osservatorio basato sui dati dedicato alla regione Abruzzo.</p>
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<h3 class="wp-block-heading">La situazione delle nascite nei territori</h3>



<p>Per quanto riguarda i nuovi nati, l&#8217;ultimo anno per cui sono già disponibili <a href="https://esploradati.istat.it/databrowser/#/it/dw/categories/IT1,POP,1.0/POP_BIRTHFERT/DCIS_NATI2/IT1,25_74_DF_DCIS_NATI2_1,1.0" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dati consolidati</a> è il 2023. Complessivamente a livello nazionale in quest’anno le nascite sono state 379.890. In valori assoluti nel confronto fra le varie regioni, <strong>l’Abruzzo si posiziona al quattordicesimo posto con 7.578 bambine e bambini nati vivi</strong> sul proprio territorio in quell’anno.</p>


<div id="355-i-nuovi-nati-in-abruzzo-nel-2023-rispetto-al-2008" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Come già detto nell’introduzione, rispetto al 2008 la diminuzione della natalità è piuttosto evidente ma non riguarda solo l’Abruzzo. In tutte le regioni infatti si registra un calo più o meno significativo. A livello nazionale nel periodo considerato la diminuzione si attesta su circa 197mila nuovi nati in meno, pari a un calo del 34%. <strong>Il dato abruzzese risulta essere superiore rispetto alla media nazionale. Parliamo infatti di una</strong> <strong>riduzione del 35,5%</strong>. Da notare però che, tenendo in considerazione la differenza percentuale, ci sono 9 regioni con una diminuzione ancora più marcata. Tra queste ce ne sono 3 in particolare in cui si registra una diminuzione superiore al 40%. Si tratta di Sardegna (-46,2%), Valle d’Aosta (-44,6%) e Umbria (-42,4%).</p>



<p>Restringendo il periodo di osservazione agli <strong>anni della pandemia</strong>, possiamo osservare come la diminuzione delle nascite sia proseguita. Facendo un confronto in valori assoluti si nota che nel 2023, rispetto al 2019, in Italia sono nati <strong>oltre 40mila bambini in meno</strong>.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-922 </span><span style="font-weight: 400">nuovi nati in Abruzzo nel 2023 rispetto al pre-Covid.</span></p>
			        </section>
		


<p>Anche in questo caso si registra una diminuzione in tutte le regioni del paese.  Se a livello nazionale la diminuzione è stata del 9,6%,<strong> l&#8217;Abruzzo si attesta sul -10,8% rispetto ai bambini nati nel 2019</strong>. La regione si colloca all’ottavo posto, mentre la Sardegna si conferma l&#8217;area con la percentuale più elevata (-18,2% di nuovi nati nel 2023 rispetto al pre-Covid). Seguono Basilicata (-15%) e Valle d’Aosta (-14,6%).</p>


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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/">In Abruzzo -10,8% di nuovi nati nel 2023 rispetto al pre-Covid</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/">Variazione nel numero di nuovi nati tra 2019 e 2023 nelle regioni italiane</a></h3>
                                    </div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br>(consultati: martedì 29 Aprile 2025)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-301004"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-108-di-nuovi-nati-nel-2023-rispetto-al-pre-covid/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			

<div id="pescara-e-tra-le-province-italiane-che-hanno-registrato-il-calo-delle-nascite-piu-marcato-rispetto-al-pre-covid-155" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Mantenendo il focus sull&#8217;andamento registrato negli ultimi anni ma spostandoci sul livello provinciale possiamo notare che, con la sola eccezione di Gorizia (+8,6%), in tutti i territori si conferma la tendenza alla denatalità. </p>


<div id="strillo-testo-block_ee70130efa769515994cf1c5fe484574" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>La provincia di Pescara ha registrato un calo delle nascite marcato rispetto al pre-Covid.</p>
			        </section>
		</div>



<p>Per quanto riguarda l’Abruzzo si registra il dato particolarmente elevato di <strong>Pescara</strong> (-15,5%) che pone la provincia al sesto posto tra i territori con una riduzione di nuovi nati più marcata nel periodo considerato. Sopra il 10% anche le <strong>province dell’Aquila</strong> (-10,9%) e <strong>Chieti</strong> (-10,3%). Pur con un dato negativo, invece la provincia di <strong>Teramo</strong> fa registrare una percentuale inferiore rispetto alla media nazionale (-6,5%).</p>


<div id="lassegno-di-natalita-in-abruzzo-e-stato-introdotto-nel-2021-con-lobiettivo-di-sostenere-le-famiglie-residenti-nei-piccoli-comuni-montani" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;assegno di natalità e il suo impatto nei territori</h3>



<p>L’assegno di natalità in Abruzzo è stato istituito a decorrere dall’1 gennaio 2022 dalla <a href="https://www.regione.abruzzo.it/content/legge-regionale-21122021-n-32" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 32/2021</a>. L’obiettivo dell’intervento è quello di <strong>favorire l’incremento delle nascite e valorizzare la genitorialità nei piccoli comuni montani</strong>. Il supporto è valido fino al compimento del terzo anno d’età del minore</p>



<p>I territori potenzialmente beneficiari di questa iniziativa sono quelli caratterizzati da una <strong>popolazione residente inferiore alle 200 unità o compresa tra 200 e 3mila abitanti purché il calo demografico registrato nei 5 anni precedenti sia superiore alla media regionale</strong>. Il perimetro dei territori potenzialmente beneficiari è quindi variabile. Attualmente, sulla base della <a href="https://www.regione.abruzzo.it/delibera/6792673/view#:~:text=85%20del%2021%2F02%2F2023,-DPA%20DIPARTIMENTO%20PRESIDENZA&amp;text=MISURE%20URGENTI%20PER%20CONTRASTARE%20LO,32%20DEL%2021%20DICEMBRE%202021." target="_blank" rel="noreferrer noopener">deliberazione della giunta regionale 85/2023</a>, parliamo di <strong>176 comuni su 305</strong>.</p>



<p>Alcune importanti novità sono state introdotte con la <a href="http://www2.consiglio.regione.abruzzo.it/leggi_tv/abruzzo_lr/2023/lr23005/Agg1.htm" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge regionale 5/2023</a>. Questa norma ha infatti <strong>rivisto i requisiti per l’accesso all’assegno</strong> eliminando il limite Isee, inizialmente fissato a 25mila euro annui, rendendo così la misura accessibile a tutte le famiglie. Altre modifiche di rilievo sono state:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la semplificazione nella quota dell’assegno che adesso è di 2.500 euro per tutti (mentre in precedenza erano previsti degli scaglioni);</li>



<li>l’estensione del limite di tempo per presentare la domanda a 180 giorni dalla nascita del minore (in precedenza era di 90).</li>
</ul>



<p>Analizzando la <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2025-04/Relazione%202024%20ex%20art%205%20LR%2032_signed.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">relazione</a> sull&#8217;attuazione pubblicata nel marzo scorso è possibile avere un primo riscontro dei risultati raggiunti nel periodo compreso tra il 2022 e il 2024. In questo periodo sono pervenute in totale <strong>1.103 istanze delle quali 878 ammesse</strong>. Per quanto riguarda le istanze respinte, nella maggior parte dei casi si tratta di duplicati. Dalla relazione emerge come in 154 comuni sia stata presentata almeno un&#8217;istanza.&nbsp;</p>



<p>Da notare però che in <strong>46 comuni ancora non è stato erogato il beneficio</strong>. Tra le istanze accolte, risulta che quelle per cui le famiglie beneficiarie hanno già ricevuto almeno una parte dei fondi loro assegnati sono in totale <strong>369 (pari al 42% delle istanze ammesse)</strong>.</p>


<div id="i-fondi-gia-erogati-ammontano-a-circa-900mila-euro-distribuiti-tra-108-comuni-la-maggior-parte-si-trova-in-provincia-dellaquila" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">878.150,66 € </span><span style="font-weight: 400">i fondi dell’assegno di natalità già liquidati alle famiglie abruzzesi tra il 2022 e il 2024.</span></p>
			        </section>
		


<p>La maggior parte delle risorse già erogate allo stato attuale è andata al comune aquilano di <strong>Scurcola Marsicana</strong> con oltre 45mila euro. Seguono i comuni di <strong>Tornareccio</strong> (circa 29mila euro) e <strong>Barisciano</strong> (circa 28mila euro).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Assegno di natalità, accolte istanze provenienti da 154 comuni</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Distribuzione tra i comuni delle risorse già liquidate per l’assegno di natalità dalla Regione Abruzzo (2022-2024)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni/">Assegno di natalità, accolte istanze provenienti da 154 comuni &#8211; Distribuzione tra i comuni delle risorse già liquidate per l’assegno di natalità dalla Regione Abruzzo (2022-2024)</a></div>
                    </div>
			        			                                <div id="chart_300727_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_300727_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_300727_tab3"><p>La mappa rappresenta, per ogni comune, il numero di istanze ammesse per le annualità 2022, 2023 e 2024 e il totale di fondi già erogati alle famiglie sulla base di una <a href="https://www.crabruzzo.it/system/files/2025-04/Relazione%202024%20ex%20art%205%20LR%2032_signed.pdf" target="_blank" rel="noopener">relazione</a> pubblicata dalla giunta regionale nel marzo del 2025. Il documento si riferisce all&#8217;avviso 2024 ma tiene conto anche delle istanze presentate e ammesse negli anni precedenti per cui è ancora in corso l&#8217;erogazione dell&#8217;assegno fino al compimento del terzo anno di età del minore. In grigio sono rappresentati i territori che non rientrano tra quelli che potevano beneficiare della misura. I territori potenzialmente beneficiari di questa iniziativa sono quelli caratterizzati da una popolazione residente inferiore alle 200 unità o compresa tra 200 e 3mila abitanti purché il calo demografico registrato nei 5 anni precedenti sia superiore alla media regionale. Il perimetro è quindi variabile. I dati riguardanti le istanze ammesse nel 2024 devono interdersi come non consolidati in quanto le famiglie hanno 180 giorni di tempo per presentare l&#8217;istanza. Per i nati a fine anno quindi c&#8217;è ancora tempo.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Regione Abruzzo                                                                <br>(pubblicati: giovedì 20 Marzo 2025)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2025/05/assegno-di-natalita-accolte-istanze-provenienti-da-154-comuni.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-300727"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-300727" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                </div>

                            </div>

			


<p>Aggregando i dati a livello provinciale possiamo osservare che il numero più consistente di istanze presentate arriva dall&#8217;aquilano (470). Seguono Chieti (342), Pescara (157) e Teramo (134). <strong>Con riferimento alla percentuale di istanze ammesse, L&#8217;Aquila si conferma al primo posto tra le province abruzzesi con il 44,9%</strong>. Seguono <strong>Pescara</strong> (35,7%), <strong>Teramo</strong> (35,1%) e <strong>Chieti</strong> (32,8%).</p>



<p>Anche per quanto riguarda gli <strong>importi già erogati L&#8217;Aquila si trova al primo posto con circa 126mila euro</strong>. A <strong>Chieti</strong> sono arrivati oltre 58mila euro mentre nelle altre 2 province gli importi erogati sono più contenuti: circa 24mila euro per <strong>Teramo</strong> e 10mila per <strong>Pescara</strong>. Logicamente su questo incide anche il diverso numero di comuni potenzialmente interessati dall&#8217;intervento che sono 77 in provincia dell&#8217;Aquila, 57 in quella di Chieti, 23 nel pescarese e 19 nel teramano. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/assegno_natalita_abruzzo.xls">I fondi dell&#8217;assegno di natalità erogati in Abruzzo.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/primo-piano-di-una-bambina-che-cammina-in-un-parco_19538390.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=3&amp;uuid=3f010a6d-ebf5-4780-911a-f91d3c46807d&amp;query=neonato+di+spalle+in+italia+montagna" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Freepik</a><a href="https://it.freepik.com/foto-gratuito/primo-piano-di-una-bambina-che-cammina-in-un-parco_19538390.htm#fromView=search&amp;page=1&amp;position=2&amp;uuid=df8b38ff-eaaf-4ffe-9575-7e746f4113ed&amp;query=neonato+di+spalle+in+italia+montagna" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> </a>(<a href="https://it.freepik.com/legal/terms-of-use#nav-freepik-license" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a>)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-calo-delle-nascite-nellabruzzo-interno-e-gli-strumenti-per-contrastarlo/">Il calo delle nascite nell&#8217;Abruzzo interno e gli strumenti per contrastarlo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</title>
		<link>https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=294546</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'occupazione femminile ha un effetto positivo sull'adattamento di un territorio allo spopolamento. In contesti come le aree interne, in particolare, ricoprono un ruolo importante le lavoratrici indipendenti, ovvero coloro che svolgono la loro attività senza un vincolo di subordinazione nell'impresa in cui operano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/">Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un mondo in costante evoluzione, anche sui lati tecnologici e sociali, i territori esclusi dai processi di cambiamento si trovano a fronteggiare spesso dinamiche di declino demografico e di conseguenza economico. <strong>È questo il caso delle aree interne:</strong> come succede nelle aree più periferiche di altri paesi, il destino di questi territori è spesso l&#8217;abbandono, con il conseguente spopolamento e invecchiamento della popolazione che rimane. </p>


<div id="loccupazione-femminile-incide-sulla-capacita-delle-aree-interne-di-resistere-a-shock-esterni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Un destino che però, come abbiamo avuto modo di <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/#la-letteratura-ha-approfondito-i-fattori-in-grado-di-invertire-la-tendenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondire</a>, non necessariamente è scontato secondo la letteratura in materia. Alcuni territori interni infatti mostrano più di altri una maggiore adattabilità ai processi di cambiamento, legata a diversi fattori. <strong>Tra questi, un segnale individuato dalla letteratura è la capacità di intercettare le opportunità offerte dalla terziarizzazione dell’economia, in parallelo con un mercato del lavoro più inclusivo e alti livelli di occupazione femminile.</strong> Queste dinamiche generano effetti positivi di lungo periodo sulla resilienza delle aree interne legati al ruolo delle donne nel mercato del lavoro e, indirettamente, alla presenza di servizi legati alla cura di minori e anziani. Queste strutture consentono una maggiore facilità di inserimento e permanenza per le donne nel mondo del lavoro, riducendo i carichi legati al lavoro di cura che &#8211; per stereotipi di genere &#8211; solitamente ricade su di loro.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Female employment as driving factor in producing long-term positive trends in the areas under scrutiny points to the key role of women’s participation to the job market and, indirectly, to that of childcare and parenting assistance to make it possible.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/tesg.12535" target="_blank">&#8211; A. De Renzis , A. Faggian, G. Urso &#8211; Distant but vibrant places. Local determinants of adaptability capacity to peripherality (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>In un quadro più generale, l&#8217;Italia &#8211; non soltanto nelle aree interne &#8211; presenta storicamente un ritardo rispetto all&#8217;occupazione femminile nel quadro Ue. Nel 2023, in Unione europea, il tasso di occupazione femminile della popolazione compresa tra 20 e 64 anni è pari a 70,2%. In Italia al contrario si attesta al 56,5%, circa 13 punti percentuali in meno rispetto alla media continentale. È il più basso registrato tra i 27 paesi dell&#8217;Unione. <strong>Il valore registrato in Abruzzo non si discosta particolarmente dalla media nazionale.</strong></p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">55,9% </span>il tasso di occupazione femminile in Abruzzo nel 2023 (Istat).</p>
			        </section>
		


<p>Nel 2022, in Italia, le donne lavoratrici in età contributiva (ovvero sopra i 15 anni) sono circa 10,2 milioni, componendo il 42,8% degli occupati italiani. <strong>Poco meno di 214mila si trovano in Abruzzo</strong>.</p>


<div id="il-423-dei-lavoratori-abruzzesi-e-donna" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">42,3% </span>l&#8217;incidenza di lavoratrici abruzzesi degli occupati nella regione di età superiore ai 15 anni (2022).</p>
			        </section>
		


<p>Circa un terzo delle occupate in Abruzzo è una lavoratrice indipendente: tra queste si comprendono imprenditrici, libere professioniste e lavoratrici autonome. In contesti come quello delle aree interne, il loro contributo è particolarmente importante: nel mantenere vitale un territorio, investono su di esso e lo scelgono come come sede per la propria impresa. <strong>Parliamo infatti di luoghi dove ogni attività, sia essa un negozio di vicinato, uno studio medico, un bar o un locale contribuisce anche nella creazione di una comunità e quindi nel rallentamento dello spopolamento.</strong> Abbiamo approfondito la loro incidenza attraverso l&#8217;analisi dei dati a livello regionale e comunale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;imprenditoria femminile in Abruzzo</h3>



<p>Per ricostruire in chiave locale questo aspetto, risulta particolarmente utile un indicatore raccolto da Istat nell&#8217;ambito delle statistiche sperimentali: l<strong>&#8216;incidenza di donne sul totale dei lavoratori indipendenti del territorio.</strong> Si tratta di persone che svolgono la loro attività senza un vincolo formale di subordinazione. Questa categoria include le imprenditrici, le libere professioniste, le lavoratrici autonome e le professioniste che esercitano la loro attività all’interno di studi associati.</p>


<div id="in-abruzzo-le-lavoratrici-pesano-sul-totale-dei-lavoratori-indipendenti-per-il-327" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Quasi un terzo dei lavoratori indipendenti in Abruzzo è donna</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nelle regioni italiane (2021)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna/">Quasi un terzo dei lavoratori indipendenti in Abruzzo è donna &#8211; Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nelle regioni italiane (2021)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_294781_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_294781_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_294781_tab3"><p>Il dato fa riferimento alla quota di donne tra gli addetti d&#8217;impresa indipendenti registrati nelle regioni italiane. Con l&#8217;espressione, si intende chiunque sia occupato in un’unità giuridico-economica senza vincoli formali di subordinazione, con una remunerazione composta sia da reddito da lavoro che da reddito da capitale.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 12 Agosto 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/10/quasi-un-terzo-dei-lavoratori-indipendenti-in-abruzzo-e-donna.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-294781"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-294781" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Se si prendono in considerazione tutte le regioni italiane, quelle con la quota maggiore di donne tra gli occupati con posizione indipendente si trovano principalmente nell&#8217;area del centro-nord. Quella che riporta le percentuali maggiori è la Liguria (34%) a cui seguono Umbria (33,8%), Lazio (33,7%) e Valle d&#8217;Aosta (33,7%). Incidenza minore invece nelle aree del sud, in particolare in Calabria (28,9%), Campania (28%) e Puglia (27,7%). <strong>L&#8217;Abruzzo, con il 32,7%, è la nona regione italiana per incidenza ma la prima dell&#8217;area del meridione.</strong></p>


<div id="in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-superano-il-50-degli-occupati-indipendenti-sono-tutti-situati-in-aree-montane-interne-principalmente-in-zone-intermedie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




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                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/">In 12 comuni abruzzesi le lavoratrici autonome superano il 50%</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-12-comuni-abruzzesi-le-lavoratrici-autonome-superano-il-50/">Incidenza femminile tra i lavoratori autonomi nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                             aria-labelledby="chart_294783_tab3"><p>Il dato fa riferimento alla quota di donne tra gli addetti d’impresa indipendenti registrati nei comuni abruzzesi. Con l’espressione, si intende chiunque sia occupato in un’unità giuridico-economica senza vincoli formali di subordinazione, con una remunerazione composta sia da reddito da lavoro che da reddito da capitale. I dati non sono disponibili per i comuni in grigio.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/statistica-sperimentale/aggiornamento-degli-indicatori-del-sistema-informativo-a-misura-di-comune/" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 12 Agosto 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-294783"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
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                </div>

                            </div>

			


<p>Scendendo con l&#8217;analisi a livello comunale, sono 12 i territori in cui l&#8217;incidenza supera il 50%. Sono tutti comuni classificati come montagna interna, di cui la maggior parte si trova nelle aree interne. In particolare, 6 comuni sono nelle zone intermedie, 3 in quelle periferiche, 2 in quelle ultraperiferiche e 1 in aree cintura. Quelli che registrano la quota maggiore sono <strong>Colledimacine</strong> (Chieti, 66,7%) e <strong>Montelapiano</strong> (Chieti, 66,7%). Per quel che riguarda invece i dati dei capoluoghi di provincia, i valori non si discostano particolarmente tra di loro. Quello in cui l&#8217;incidenza di donne tra i lavoratori indipendenti è maggiore è Chieti con 34,1% di presenza femminile. Seguono L&#8217;Aquila (33,8%), Teramo (33,7%) e Pescara (32,9%).</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/lavroratriciindipendenti_2021.xls" target="_blank" rel="noopener">Le lavoratrici indipendenti in Abruzzo.</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/donna-in-camicia-verde-che-si-siede-davanti-al-computer-64YrPKiguAE" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ThisisEngineering </a>&#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/il-ruolo-dellimprenditoria-femminile-per-le-aree-interne/">Il ruolo dell&#8217;imprenditoria femminile per le aree interne</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un terzo dei comuni abruzzesi è lontano da autostrade e treni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-abruzzesi-e-lontano-da-autostrade-e-treni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=289439</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'accessibilità delle infrastrutture di mobilità è importante per il contrasto allo spopolamento. In particolare nelle aree montane, spesso non collegate e distanti da caselli autostradali e stazioni ferroviarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-abruzzesi-e-lontano-da-autostrade-e-treni/">Un terzo dei comuni abruzzesi è lontano da autostrade e treni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Di recente, il dibattito pubblico si è animato in seguito all&#8217;iter complesso del potenziamento della linea ferroviaria Roma-Pescara, un progetto inizialmente previsto all&#8217;interno del piano nazionale di ripresa e resilienza che però è stato <a href="https://www.openpolis.it/con-la-revisione-del-pnrr-labruzzo-rischia-di-perdere-oltre-mezzo-miliardo-di-euro/#:~:text=Gli%20investimenti%20che,dibattito%20pubblico%20locale." target="_blank" rel="noreferrer noopener">escluso dai finanziamenti</a> in seguito alla revisione del piano. </p>



<p>Ma si tratta di temi che sono molto discussi da sempre all&#8217;interno della regione. <strong>La presenza di infrastrutture di trasporto è un aspetto centrale quando si parla di marginalità o perifericità delle comunità locali e di pianificazione territoriale</strong>, sia nell&#8217;ottica di migliorare la vita dei cittadini che per incrementare la competitività delle imprese. Non a caso uno degli elementi che definisce i comuni polo all&#8217;interno della classificazione delle aree interne è proprio la presenza di una stazione ferroviaria di tipo silver.</p>


        <section class="glossary">
            <div>
                <mark>
																		Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità).</br>
											                </mark>
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/">
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span>

            </div>
        </section>
		


<p><strong>La presenza o meno di queste infrastrutture non esaurisce però completamente il dibattito.</strong> La possibilità di raggiungere accessi alla mobilità come stazioni ferroviarie o caselli autostradali con facilità e tempi di percorrenza non eccessivi è un altro tema, direttamente connesso al precedente e con implicazioni su numerosi altri aspetti, come lo spopolamento o la competitività economica della regione.</p>


        <section class="link_ext">
	                            <p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Per approfondire,
<br><strong>nell’Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio</strong></a>.</p>
        </section>
		








<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;accessibilità delle infrastrutture di mobilità</h3>



<p>Prima di approfondire la situazione abruzzese, è importante definire cosa si intende con accessibilità. Tra i numerosi metodi che si possono utilizzare, <a href="https://www.istat.it/it/files//2023/12/Stat_Focus_Accessibilit%C3%A0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ha definito una matrice basandosi su una <a href="https://www.oecd-ilibrary.org/transport/benchmarking-accessibility-in-cities_4b1f722b-en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">metodologia</a> proposta in uno studio Ocse. In questo contesto di analisi, la facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due componenti principali: l’accessibilità assoluta (la capacità di raggiungere la stazione o il casello entro un tempo massimo prestabilito) e la prossimità (la presenza o meno di un’infrastruttura entro un certo tempo). La prima quindi definisce la possibilità di avere un collegamento efficiente per raggiungere i caselli o le stazioni ferroviarie, l&#8217;altra la vicinanza effettiva di questo tipo di strutture.</p>


<div id="strillo-testo-block_4c2b6c90c43bb93bb413c4222964ccb4" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>Accessibilità e prossimità sono legati a differenti politiche pubbliche attuabili sul territorio.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>A questi due elementi sono legati diversi possibili interventi che possono favorire le comunità presenti sui territori.</strong> Nel primo caso infatti la necessità maggiore è creare e potenziare i collegamenti con la stazione o con il casello mentre nel secondo caso la costruzione delle infrastrutture di mobilità supplisce maggiormente al problema. Prima di proseguire nell&#8217;analisi, è importante notare che non sono state considerate tutte le stazioni ferroviarie all&#8217;interno dell&#8217;analisi. Istat infatti ha preso in considerazione solo le stazioni in cui è previsto il servizio passeggeri e in cui passano treni regionali o a lunga percorrenza. Sono state considerate soltanto le stazioni in cui i treni al giorno sono almeno 3.</p>



<p><strong>In Abruzzo, i comuni con rete autostradale e stazioni ferroviarie accessibili e prossime sono 30, pari al 9,8% </strong>del totale. In questi territori nel 2022 vive il 42,1% della popolazione della regione (537.652 residenti). Un chiaro elemento che mostra quanto l&#8217;accentramento della popolazione dipenda anche dalla presenza o meno di servizi. <strong>La condizione peggiore è invece quella dei comuni in cui queste infrastrutture non risultano né accessibili né prossime.</strong></p>


<div id="per-il-351-dei-comuni-abruzzesi-le-infrastrutture-di-mobilita-ferroviaria-e-autostradale-sono-non-accessibili-e-distanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">107 </span>i comuni abruzzesi in cui le infrastrutture di mobilità ferroviaria e autostradale risultano non accessibili e non prossime.</p>
			        </section>
		


<p>Una situazione in cui ricade circa <strong>1 comune abruzzese su 3</strong> e che coinvolge 136.334 abitanti su territorio regionale (il 10,7% dei residenti).</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-351-dei-comuni-abruzzesi-si-trova-in-aree-non-accessibili-e-non-prossime-a-autostrade-e-ferrovie/">Il 35,1% dei comuni abruzzesi si trova in aree non accessibili e non prossime a autostrade e ferrovie</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-351-dei-comuni-abruzzesi-si-trova-in-aree-non-accessibili-e-non-prossime-a-autostrade-e-ferrovie/">Incidenza di comuni e popolazione residente che si trova in aree non accessibili e non prossime a autostrade e a ferrovie (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_290436_tab3"><p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due componenti principali: l’accessibilità assoluta (la capacità di raggiungere la stazione o il casello entro un tempo massimo prestabilito) e la prossimità (la presenza o meno di un’infrastruttura entro un certo tempo). La prima quindi definisce la possibilità di avere un collegamento efficiente per raggiungere i caselli o le stazioni ferroviarie, l&#8217;altra la vicinanza effettiva di questo tipo di strutture.</p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-290436"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-290436" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
                                      readonly="readonly">&lt;iframe width=&quot;100%&quot; height=&quot;505&quot; frameborder=&quot;0&quot; src=&quot;https://embed.openpolis.it/numeri/il-351-dei-comuni-abruzzesi-si-trova-in-aree-non-accessibili-e-non-prossime-a-autostrade-e-ferrovie/?opmag-charts-bare-view&quot;&gt;&lt;/iframe&gt;                                      &lt;script&gt;function op_rcvMsg(e){if(&quot;embed-size&quot;===e.data.type&amp;&amp;e.data.height)for(var t=document.getElementsByTagName(&quot;iframe&quot;),a=0;a&lt;t.length;a++)if(t[a].contentWindow===e.source){t[a].height=e.data.height;break}}window.addEventListener(&quot;message&quot;,op_rcvMsg,0);&lt;/script&gt;                            </textarea>
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Per quel che riguarda l&#8217;incidenza dei comuni, l&#8217;Abruzzo è la sesta regione in Italia e supera la media calcolata a livello nazionale di 10,3 punti percentuali. Anche a livello di popolazione il valore supera quello italiano (di 2,3 punti percentuali). In questo caso, la regione è l&#8217;ottava in Italia per incidenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il legame tra mobilità e spopolamento</h3>



<p><strong>La mobilità è un servizio cruciale per lo sviluppo delle comunità.</strong> La mancata capillarità di un&#8217;infrastruttura così importante obbliga chi ne ha la necessità ad allungare i tempi di spostamento in modo tale da non considerare più vantaggioso usufruire del servizio stesso e rendere invece più attrattiva l&#8217;idea di trasferirsi.</p>


<div id="la-questione-della-mobilita-e-particolarmente-complessa-nelle-aree-spopolate-specie-se-montane" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Come abbiamo già <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/#:~:text=In%20Abruzzo%2C%20sempre%20nello%20scenario%20mediano%2C%20il%20calo%20di%20abitanti%20potrebbe%20essere%20anche%20pi%C3%B9%20grave%3A%20%2D8%2C6%25%2C%20ovvero%20quasi%20il%20doppio%20di%20quanto%20previsto%20per%20l%E2%80%99Italia." target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a>, la regione stessa si sta spopolando e le prospettive future prospettano uno scenario ancora più grave. Si tratta però di un fenomeno che si distribuisce in modo eterogeneo. <strong>Nel centro-sud italiano, le aree appenniniche sono tra le più colpite.</strong> Un processo iniziato nel secolo scorso e proseguito in modo quasi inesorabile, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">con poche eccezioni</a>. Questo ha portato a una riduzione della popolazione di una porzione del territorio.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>l fenomeno dello spopolamento delle aree interne italiane affonda le sue radici negli anni ’30, quando la dorsale appenninica ha visto scivolare a valle i suoi abitanti, principalmente come conseguenza del venire meno di quegli elementi essenziali alla vita: l’emigrazione, soprattutto maschile, e la perdita di redditività dell’allevamento e della silvicoltura, tra gli altri.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.dite-aisre.it/distanti-ma-vibranti-ovvero-della-capacita-dei-luoghi-di-adattarsi-alla-perifericita/" target="_blank">&#8211; A. Renzis, A. Faggian, G. Urso, Distanti ma vibranti. La capacità dei luoghi di adattarsi alla perifericità (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p><strong>Il processo però incide direttamente sulle caratteristiche stesse delle aree rurali e pone delle questioni ai decisori</strong>, che devono portare questo tipo di servizi all&#8217;interno di un&#8217;area dove la popolazione è in declino e quindi un bilanciamento costi-benefici risulta sfavorevole.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>[&#8230;], this process rips off the specific traits of sparsely settled rural regions and poses both practical and conceptual problems to policymakers (Smailes, 2002). These latter, in fact, must provide villages with essential services, even though low population density leads to unfavourable cost–benefit ratios.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/rsp3.12343" target="_blank">&#8211; F. Compagnucci, G. Morettini, Improving resilience at the local level: the location of essential services within inner areas. Three case studies in the Italian Marche Region (2020)</a>
									            </div>
        </section>
		

<div id="nei-comuni-non-accessibili-e-non-prossimi-alle-infrastrutture-il-calo-della-popolazione-tra-2015-e-2022-e-stato-pari-a-87" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Per catturare le tendenze degli ultimi anni, è possibile confrontare l&#8217;andamento demografico della popolazione con la condizione di accessibilità e prossimità delle stazioni ferroviarie e autostrade. <strong>Considerando i comuni con la situazione più isolata sia per il trasporto su rotaia che per l&#8217;accesso all&#8217;autostrada, il calo della popolazione tra 2015 e 2022 è pari all&#8217;8,7%.</strong> Una diminuzione più ampia di cinque punti percentuali rispetto a quella media regionale (-3,8%).</p>



<p>È possibile scendere nel dettaglio, cercando di capire le differenze tra l&#8217;accesso ai mezzi. Fornendo una panoramica generale, tra il 2015 e il 2022 sono 28 i comuni che segnano una crescita della popolazione, 276 quelli in cui vi è un calo e 1 in cui è stabile. <strong>Analizzando la condizione degli accessi all&#8217;autostrada, la maggior parte dei comuni in cui è cresciuta la popolazione si trova in aree della regione in cui l&#8217;infrastruttura è accessibile e prossima (17, il 60,7%) </strong>e 6 invece nelle zone più distanti e con meno possibilità di raggiungimento. Per quel che riguarda invece i comuni dove la popolazione è diminuita, si rileva una doppia dinamica: sui 276 comuni considerati, 122 si trovano in aree accessibili e prossime (il 44,2%) mentre 118 in aree non accessibili e non prossime (il 42,8%).</p>



<p>Situazione differente invece per le <strong>stazioni ferroviarie</strong>, dove i comuni con crescita demografica sono principalmente o in territorio accessibili e prossimi (10) o non accessibili e non prossimi (10). <strong>Più chiara invece la condizione dei comuni con percentuale negativa, dove la maggior parte è in zone non accessibili e non prossime (154, 55,8%)</strong> ma ce ne sono anche diversi dove vi è un problema di accessibilità dell&#8217;infrastruttura ma non di distanza (88, 31,9%).</p>


<div id="le-aree-montane-sono-quelle-piu-inacessibili-e-distanti" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-aree-montane-sono-quelle-piu-inaccessibili-e-distanti/">Le aree montane sono quelle più inaccessibili e distanti</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/le-aree-montane-sono-quelle-piu-inaccessibili-e-distanti/">Condizione di accessibilità ferroviaria e autostradale nei comuni abruzzesi (2022)</a></h3>
                                    </div>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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			        			                                <div id="chart_290439_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_290439_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_290439_tab3"><p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due componenti principali: l’accessibilità assoluta (la capacità di raggiungere la stazione o il casello entro un tempo massimo prestabilito) e la prossimità (la presenza o meno di un’infrastruttura entro un certo tempo). La prima quindi definisce la possibilità di avere un collegamento efficiente per raggiungere i caselli o le stazioni ferroviarie, l’altra la vicinanza effettiva di questo tipo di strutture.</p>
</div>
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                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br>(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
                </div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/05/le-aree-montane-sono-quelle-piu-inaccessibili-e-distanti.png" target="_blank" download></a>
						                                                
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                            <p><label for="embed-chart-290439"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-290439" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Risulta evidente che una buona parte dei comuni più distanti da queste infrastrutture si trova all&#8217;interno di aree montuose</strong> che, come abbiamo di recente <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondito</a>, sono anche tra quelle più colpite dal fenomeno dello spopolamento. Nel caso delle autostrade, la maggior parte dei comuni si trova in zone dove l&#8217;infrastruttura è non accessibile e distante (86 comuni sui 166 dell&#8217;area montana interna). Per quel che riguarda invece le stazioni ferroviarie, 97 si trovano nella condizione di isolamento più complessa mentre per i restanti 69 il servizio risulta non eccessivamente distante ma di difficile accesso.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/abruzzo_accessibilita_mobilita.xls" target="_blank" rel="noopener">Accessibilità delle infrastrutture di mobilità</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto di <a href="https://www.flickr.com/photos/tugnaz/">Antonio Martinetti</a> su <a href="https://www.flickr.com/photos/77644114@N05/43085246684">Flickr</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-abruzzesi-e-lontano-da-autostrade-e-treni/">Un terzo dei comuni abruzzesi è lontano da autostrade e treni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lo spopolamento della montagna abruzzese è inevitabile?</title>
		<link>https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[luca giunti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=288729</guid>

					<description><![CDATA[<p>I comuni della montagna abruzzese si stanno spopolando a un ritmo superiore rispetto alla media nazionale. Ma non è un destino ineluttabile: alcuni fattori - legati all'economia del territorio e al livello di istruzione - incidono sulla capacità di adattamento delle aree interne e montane. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/">Lo spopolamento della montagna abruzzese è inevitabile?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le aree di montagna in Abruzzo stanno attraversando uno spopolamento molto superiore a quello medio. In una regione che sta già perdendo popolazione, e in cui <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tra vent&#8217;anni potrebbero abitare oltre 100mila persone in meno</a> rispetto a oggi, i territori montani abruzzesi si segnalano per una tendenza ancora più marcata.</p>


<div id="la-montagna-abruzzese-si-sta-spopolando-a-un-ritmo-superiore-rispetto-al-resto-della-regione-62-di-abitanti-dal-2015" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>




        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-6,2% </span>i residenti nei comuni montani abruzzesi tra 2015 e 2022. Molto più della media regionale (<span data-sheets-root="1" data-sheets-value="{&quot;1&quot;:3,&quot;3&quot;:-3.7626071399479275}" data-sheets-userformat="{&quot;2&quot;:1,&quot;3&quot;:{&quot;1&quot;:2,&quot;2&quot;:&quot;0.0&quot;,&quot;3&quot;:1}}">-3,8%) e degli altri comuni di montagna in Italia (-4%).</span></p>
			        </section>
		


<p>Se, <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/tesg.12535#page=2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">come segnalato dalla letteratura scientifica</a>, l&#8217;aumento della popolazione (o almeno il suo mantenimento) è un indicatore della salute e della capacità di adattamento di un territorio ai processi economici, tecnologici e sociali in atto, la <strong>montagna abruzzese non attraversa certo un momento florido</strong>. </p>



<p>Una <strong>tendenza che peraltro, come approfondiremo attraverso i dati, non è affatto nuova</strong>. E che però <strong>non deve essere nemmeno considerata un destino immutabile</strong>: esistono infatti casi e territori che contrastano il trend generale di spopolamento. </p>



<div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"></div>



<h3 class="wp-block-heading">Alle radici dello spopolamento della montagna</h3>



<p>Il progressivo calo demografico della montagna, e in particolare dell&#8217;Appennino, non è affatto un fenomeno inedito.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Il fenomeno dello spopolamento delle aree interne italiane affonda le sue radici negli anni ’30, quando la dorsale appenninica ha visto scivolare a valle i suoi abitanti, principalmente come conseguenza del venire meno di quegli elementi essenziali alla vita: l’emigrazione, soprattutto maschile, e la perdita di redditività dell’allevamento e della silvicoltura, tra gli altri.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://www.dite-aisre.it/distanti-ma-vibranti-ovvero-della-capacita-dei-luoghi-di-adattarsi-alla-perifericita/" target="_blank">&#8211; A. Renzis, A. Faggian, G. Urso, Distanti ma vibranti. La capacità dei luoghi di adattarsi alla perifericità (2022)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p></p>



<p><strong>In anni più recenti, tra 2015 e 2022, in Abruzzo la popolazione è diminuita del -3,8%</strong>, passando da 1,32 a 1,28 milioni.<strong> Per i comuni montani della regione il calo è stato anche maggiore: -6,2%</strong>. Una contrazione superiore anche alla media dei territori montuosi del paese, che  dal 2015 hanno avuto una perdita di abitanti del -3,9%, se si considerano solo i comuni di montagna interna, e del -4,1%, se si considerano anche quelli di montagna litoranea.</p>


<div id="il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-abitanti-nello-stesso-periodo" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p>Con l&#8217;eccezione del Trentino-Alto Adige (+1,6% tra 2015 e 2022), <strong>tutte le regioni hanno vissuto negli ultimi anni uno spopolamento della propria montagna</strong>. A subire il maggiore spopolamento, i comuni montani della Puglia, con un calo in doppia cifra. Quello della montagna abruzzese è inferiore a questo dato, ma comunque più elevato della media nazionale.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-popolazione-dal-2015-62-in-abruzzo/">Il Trentino-Alto Adige è l&#8217;unica regione in cui i comuni montani non hanno perso popolazione dal 2015, -6,2% in Abruzzo</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-popolazione-dal-2015-62-in-abruzzo/">Variazione dei residenti nei comuni montani delle regioni italiane (2015-22)</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-popolazione-dal-2015-62-in-abruzzo/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-popolazione-dal-2015-62-in-abruzzo.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/il-trentino-alto-adige-e-lunica-regione-in-cui-i-comuni-montani-non-hanno-perso-popolazione-dal-2015-62-in-abruzzo/">Il Trentino-Alto Adige è l&#8217;unica regione in cui i comuni montani non hanno perso popolazione dal 2015, -6,2% in Abruzzo &#8211; Variazione dei residenti nei comuni montani delle regioni italiane (2015-22)</a></div>
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			        			                                <div id="chart_288741_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_288741_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_288741_tab3"><p>Per ciascuna regione, il dato si riferisce ai soli comuni che nella classificazione per zone altimetriche effettuata da Istat sono classificati come &#8220;montagna interna&#8221; e &#8220;montagna litoranea&#8221;. <a href="https://www.openpolis.it/parole/cosa-si-intende-per-comuni-montani/" target="_blank" rel="noopener">Per approfondire.</a></p>
</div>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat                                                                <br>(ultimo aggiornamento: venerdì 22 Marzo 2024)
                                        </p>
                </div>
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                            <p><label for="embed-chart-288741"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
                            <textarea id="embed-chart-288741" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p>Una <strong>tendenza che peraltro si è confermata anche con la pandemia</strong>. Tra il capodanno del 2020 e quello del 2022, la <strong>popolazione italiana è diminuita dell&#8217;1%, passando da 59,64 a 59,03 milioni di abitanti</strong>. In questo quadro, per i comuni montani il calo è stato dell&#8217;1,6%: da 7,27 a 7,16 milioni di residenti. </p>


<div id="47-del-calo-dei-residenti-in-abruzzo-tra-2020-e-2022-si-e-verificato-in-comuni-montani" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<p><strong>Per l&#8217;Abruzzo è andata anche peggio</strong>: -2,4% in appena due anni nei 166 comuni classificati come &#8220;montagna interna&#8221;, un punto sopra la media regionale dei 305 comuni abruzzesi (-1,4%). Vale a dire <strong>oltre ottomila persone in meno su un calo complessivo di 17.991 nella regione</strong>. Quasi un abitante su due &#8220;perso&#8221;, per diversi motivi, dall&#8217;intero Abruzzo nel corso del biennio. </p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">-8.439 </span>i residenti nei comuni montani dell&#8217;Abruzzo tra 2020 e 2022.</p>
			        </section>
		


<p>Le cause di una<strong> tendenza allo spopolamento superiore per le aree montane</strong> e interne sono note. Si tratta di comuni abitati da una popolazione maggiormente anziana e da cui i giovani &#8211; spesso per mancanza di opportunità sul territorio &#8211; tendono a trasferirsi più facilmente. Un <strong>trend che però non è sempre scontato, come ricostruito da alcune analisi sul tema</strong>.</p>


<div id="la-letteratura-ha-approfondito-i-fattori-in-grado-di-invertire-la-tendenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">I fattori in grado di frenare la tendenza allo spopolamento</h3>



<p>Alcuni studi hanno individuato nella <strong>capacità di adattamento di un territorio</strong> &#8211; anche interno o montano &#8211; la variabile chiave nel determinare la sua traiettoria di sviluppo.</p>



<p>Da questo punto di vista, va sottolineato come <strong>molte analisi si focalizzino sul concetto di resilienza, intesa come capacità di reazione a shock acuti</strong>. Un approccio che però non è esente da critiche. E che, come ricostruito nella <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/tesg.12535" target="_blank" rel="noreferrer noopener">letteratura</a>, è del tutto insufficiente per capire <strong>processi di lungo periodo, cronici, come quelli che riguardano le aree rurali, montane e interne</strong>.</p>


<div id="strillo-testo-block_bb1005824772a24986e93ba04e546ef0" class="strillo-testo">
        <section class="blockquote">
							<p>I comuni montani sono più soggetti allo spopolamento.</p>
			        </section>
		</div>



<p><strong>Il declino di questi territori non è seguito a un singolo evento</strong>, ma si è cronicizzato nel secolo scorso, a partire dai processi di urbanizzazione e industrializzazione, successivamente rafforzati dalla globalizzazione. Una traiettoria visibile in tutti i paesi occidentali, compreso il nostro. Anzi in Italia questa dinamica, con il parallelo spopolamento della dorsale appenninica, è stata <strong>ancora più intensa, essendo concentrata &#8211; per lo sviluppo industriale tardivo del paese &#8211; in appena 50 anni</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(&#8230;) delayed industrialsation leading to a concentration in 50 years of typical phases of  urban transitional dynamics, a heterogeneous, uneven economic and social development across the country (Bonifazi &#038; Heins 2003), an out-migration  phenomenon from mountain and rural areas along  the Apennines and the  Mezzogiorno regions  (&#8230;)</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tesg.12535" target="_blank">&#8211; A. Renzis, A. Faggian, G. Urso, Distant but Vibrant Places. Local Determinants of Adaptability to Peripherality</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tuttavia, a fronte di queste tendenze, <strong>anche nei territori interni o montani la capacità di adattamento non è stata la stessa</strong>. Una ricerca del <a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gssi</a>, il Gran Sasso Science Institute, ha individuato che il declino non è scontato: <strong>anche nelle aree interne, vi sono comuni che hanno mostrato una maggiore adattabilità ai processi di sviluppo</strong>, per una serie di fattori. </p>



<p>Tra questi, gli elementi cruciali sembrano essere l&#8217;esistenza di un contesto socio-economico diversificato, <strong>capace di cogliere le opportunità offerte dalla terziarizzazione dell’economia</strong>, con un elevato livello di occupazione femminile e una bassa esposizione al rischio di vulnerabilità sociale e materiale.</p>



<p>Questi sono i <strong>fattori maggiormente correlati con la capacità di adattamento</strong>. Vi sono poi altri aspetti particolarmente salienti, specie nelle aree interne, come l&#8217;incidenza di residenti con almeno il diploma. A conferma di quanto l&#8217;accesso all&#8217;istruzione rappresenti una <strong>variabile cruciale nelle dinamiche di sviluppo territoriale</strong>.</p>


<div id="tra-i-territori-montani-piu-adattivi-in-abruzzo-alcuni-comuni-intorno-allaquila-e-altri-nellarea-di-avezzano" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>





<h3 class="wp-block-heading">La capacità di adattamento delle aree di montagna in Abruzzo</h3>



<p>I <strong>comuni con maggiore capacità di adattamento ai processi in corso sono quindi classificabili &#8220;vibranti&#8221;</strong>. Parliamo di comuni che, in base alla demografia (usata come indicatore dell&#8217;adattabilità), mostrano una <strong>traiettoria di crescita continua dal censimento 1971 al 2011</strong>. Vale a dire nell&#8217;arco dei decenni successivi al boom economico del dopoguerra.</p>



<p>I <strong>comuni maggiormente adattivi, o vibranti, si distinguono</strong> da quelli per cui la tendenza nel periodo non è chiara, e che quindi alternano fasi di declino ad altre di crescita, nonché da <strong>altri territori che da tale crescita invece sono rimasti esclusi</strong>. Si tratta dei cosiddetti <strong>comuni &#8220;a combustione lenta&#8221;</strong>, caratterizzati da uno spopolamento cronico e apparentemente irreversibile. Gran parte della montagna abruzzese rientra esattamente in queste caratteristiche. Sono le aree urbane &#8211; e nello specifico caso abruzzese quelle costiere &#8211; a mostrare una maggiore adattabilità.</p>


            <div class="opmag-chart-selector-panel">
                                <div class="title_subtitle">
                                            <h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento/">In Abruzzo si spopolano le aree montane, ma alcuni comuni mostrano più capacità di adattamento</a></h2>
                    	                                        <h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento/">Andamento della popolazione residente nei comuni abruzzesi rispetto alla classificazione per zona altimetrica e a quella per capacità di adattamento</a></h3>
                                    </div>
                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1">
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                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/04/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento.png" placeholder ></amp-img><div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div></amp-iframe>                        <div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-si-spopolano-le-aree-montane-ma-alcuni-comuni-mostrano-piu-capacita-di-adattamento/">In Abruzzo si spopolano le aree montane, ma alcuni comuni mostrano più capacità di adattamento &#8211; Andamento della popolazione residente nei comuni abruzzesi rispetto alla classificazione per zona altimetrica e a quella per capacità di adattamento</a></div>
                    </div>
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                             aria-labelledby="chart_288845_tab3"><p>La classificazione dei comuni per zona altimetrica riprende quella stabilita dalla metodologia <a href="https://www.istat.it/it/archivio/156224" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>. Quella per capacità di adattamento è stata sviluppata dalle ricercatrici Gssi all&#8217;interno della ricerca <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/tesg.12535" target="_blank" rel="noopener">Distant but Vibrant Places. Local Determinants of Adaptability to Peripherality.</a></p>
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                <div class="opmag-chart-source">
                    <p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat e Gssi                                                                <br>(consultati: lunedì 25 Marzo 2024)
                                        </p>
                </div>
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                        </div>

                    </div>
                </div>

                            </div>

			


<p><strong>Quasi il 60% dei comuni abruzzesi di montagna</strong> sono classificabili, in base ai trend demografici dagli anni &#8217;70, come<strong> &#8220;a combustione lenta&#8221;</strong>. Oltre un terzo ha una traiettoria instabile e appena il 7% è qualificabile come &#8220;vibrante&#8221;. Una quota residuale, ma che segnala <strong>come la tendenza non sia ineluttabile</strong>. Mostrano infatti una maggiore adattività rispetto ad altre aree montane alcuni territori intorno al capoluogo regionale e altri nell&#8217;area di Avezzano. </p>



<p>Anche se sono ovviamente i comuni della collina litoranea, lungo la costa adriatica, ad essere classificabili come &#8220;vibranti&#8221;, essendo così categorizzati nel 45% dei casi.</p>


        <section class="numberquote">
							<p><span class="number">58% </span>i comuni montani abruzzesi classificabili come &#8220;a combustione lenta&#8221;.</p>
			        </section>
		


<p>Non è affatto un unicum abruzzese che siano<strong> proprio le aree appenniniche quelle a in spopolamento cronico, con i poli a mostrare una <strong>vivacità</strong> notevolmente</strong> <strong>maggiore</strong>.</p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>(&#8230;) the majority of slow-burning municipalities are concentrated along the Apennines ridge (from where the origin of the term ‘Inner’ used in the national strategy). (&#8230;) Conversely, vibrant municipalities account overall for approximately a third of the total, out of which almost three quarters are Centres.</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/tesg.12535" target="_blank">&#8211; A. Renzis, A. Faggian, G. Urso, Distant but Vibrant Places. Local Determinants of Adaptability to Peripherality</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Tale tendenza peraltro è continuata <strong>in anni più recenti</strong>: nel confronto sia tra 2015 e 2022, che tra pre e post-pandemia (2020-2022),<strong> a registrare i cali maggiori sono stati proprio i comuni che già risultavano &#8220;a combustione lenta&#8221;</strong>. Con cali di residenti superiori, in media, al 10% dal 2015 e pari al 3,6% nel biennio del Covid. In coerenza con il declino demografico del paese nel suo complesso, e dell&#8217;Abruzzo in particolare, anche i territori vibranti hanno visto un calo, ma a un ritmo molto inferiore (-0,2% tra 2020 e 2022).</p>



<p>Per contrastare la tendenza allo spopolamento della montagna, <strong>investire sui fattori di sviluppo identificati come prioritari dalla letteratura è essenziale</strong>. Dall&#8217;offerta educativa al contesto socio-economico, sono numerosi i fronti su cui intervenire. Le priorità individuate però si scontrano con <strong>possibilità di intervento spesso molto limitate</strong>, proprio in questi territori. </p>


        <section class="pullquote">
            <div class="quote">
									<p>Tra  le  maggiori  fragilità  è  la  scarsa  capacità  di  utilizzare  fondi  di  piani  e  programmi  statali  e  regionali,  sia  per  la  complessità delle misure elaborate dagli apparati pubblici, sia perché i destinatari dei finanziamenti non hanno le competenze per richiedere i sussidi e portare a termine i progetti (Bartolini, 2020).</p>
				            </div>
            <div class="source">
									                        <a href="https://journals.francoangeli.it/index.php/territorioOA/issue/view/1000/171" target="_blank">&#8211; V. Cinieri, A. Tognon, Riflessioni sulla montagna italiana, tra fragilità e sviluppo sostenibile (2021)</a>
									            </div>
        </section>
		


<p>Rafforzare la <strong>capacità amministrativa degli enti</strong>, con interventi e servizi programmati su scala sovracomunale, resta quindi un<strong> presupposto necessario di qualsiasi politica per la montagna</strong>, insieme al coinvolgimento delle comunità residenti sul territorio. Un aspetto quest&#8217;ultimo altrettanto imprescindibile, per dare basi solide al potenziale di rilancio di queste aree.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>


        <section class="download">
            <div class="dw-content">
				                    <div class="intro"><p>Scarica i dati, comune per comune</p></div>
								                    <div class="files"><p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/dati_spopolamento_comuni_montani_abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Variazione della popolazione rispetto alla classificazione per zona altimetrica</a></p>
</div>
				            </div>
        </section>
		



<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e <a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio <strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong> <strong>dedicata.</strong> Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>



<p>Foto di <a href="https://unsplash.com/it/@didiofederico_photographer?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Federico Di Dio photography</a> su <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-stretta-strada-di-ciottoli-con-edifici-in-pietra-3eDuLTIFr38?utm_content=creditCopyText&amp;utm_medium=referral&amp;utm_source=unsplash">Unsplash</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/lo-spopolamento-della-montagna-abruzzese-e-inevitabile/">Lo spopolamento della montagna abruzzese è inevitabile?</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nell&#8217;Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=282584</guid>

					<description><![CDATA[<p>Tra vent'anni in Abruzzo potrebbero abitare 100mila persone in meno, sempre più anziane. Una pressione enorme per il welfare locale. In una regione dove oltre l'80% dei comuni ha meno di cinquemila abitanti, per garantire i servizi è essenziale individuare bacini territoriali omogenei.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/">Nell&#8217;Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>Lo spopolamento che colpirà l&#8217;Abruzzo nei prossimi venti anni potrebbe avere proporzioni <strong>quasi doppie rispetto a quello che investirà il paese nel suo complesso</strong>. Parliamo di 100mila persone in meno nella regione, un calo vicino al 9% e che in alcuni comuni potrebbe superare il 20%. Tra questi <strong>Sulmona</strong>, che entro il 2042 potrebbe perdere un abitante su 4 (-25,4%), <strong>Montorio al Vomano</strong> (-22,5%), <strong>Trasacco</strong> (-21,5%). </p>
</p>
<p>Con l&#8217;eccezione dell&#8217;<strong>Aquila</strong>, che nelle stime di Istat potrebbe accrescere la propria popolazione (+2,3% di abitanti nel 2042), tutti gli altri capoluoghi vedranno il segno meno rispetto a oggi, dal calo più contenuto di <strong>Pescara</strong> (-3,9%) a quelli più consistenti di <strong>Teramo</strong> (-12,4%) e <strong>Chieti</strong> (-12,5%).</p>
</p>
<p>Questi dati riflettono una <strong>tendenza già in essere da alcuni anni, specialmente nelle aree interne della regione</strong>. Nel corso dell&#8217;ultimo decennio hanno già perso circa un terzo dei propri residenti comuni periferici e ultraperiferici come Villa Santa Lucia degli Abruzzi (-35,5% tra 2011 e 2021), San Giovanni Lipioni (-33,8%), Colledimacine (-32,1%). </p>
</p>
<p>Una <strong>dinamica da non sottovalutare</strong>, soprattutto per l&#8217;impatto sulla possibilità di comuni piccoli e spopolati di garantire i servizi nei prossimi anni. Ciò impone la necessità di ridefinire perimetri e bacini di utenza, dati alla mano, utilizzando strumenti di analisi nuovi. <strong>Abbiamo approfondito l&#8217;entità di queste tendenze, comune per comune</strong>. </p>
</p>
<p><div id="109-388-residenti-in-abruzzo-nel-2042-un-calo-di-quasi-il-9-rispetto-a-oggi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">La dimensione dello spopolamento in corso</h3>
</p>
<p><strong>Oggi sono circa 59 milioni <strong>i residenti in Italia</strong>, nel 2042 potrebbero essere il 4,9% in meno</strong>: 56 milioni. Una previsione che si basa peraltro su uno scenario mediano tra quelli più ottimistici (57,4 milioni) e quelli più pessimistici (54,9 milioni). <strong>In Abruzzo</strong>, sempre nello scenario mediano, il calo di abitanti potrebbe essere anche più grave: <strong>-8,6%, ovvero quasi il doppio di quanto previsto per l&#8217;Italia</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">-109.388 </span>i residenti in Abruzzo previsti nel 2042, circa il 9% in meno dei quasi 1,3 milioni attuali.</p>
</section>
</p>
<p>Nel rapporto <a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-la-denatalita-sta-colpendo-labruzzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ritorno in Abruzzo</a> abbiamo avuto modo di raccontare come l&#8217;impatto della <strong>denatalità, specialmente nelle aree interne</strong>, avrà un effetto di lungo termine. Tra cinquant&#8217;anni, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/tra-50-anni-gli-abruzzesi-potrebbero-essere-meno-di-un-milione/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nel 2070, gli abruzzesi potrebbero essere addirittura meno di un milione</a>. Tuttavia gli effetti saranno visibili anche in un periodo di tempo più breve, soprattutto rispetto alla composizione demografica. </p>
</p>
<p><div class="content_block" id="custom_post_widget-135826"><p></p>
</div></p>
<p><div id="30-le-persone-di-almeno-80-anni-nella-regione-nel-2042" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Nella regione, le <strong>persone di almeno 80 anni sono destinate ad aumentare del 30%, passando dai circa 104mila di oggi a oltre 135mila nel 2042</strong>. Se questo scenario si realizzasse, gli anziani &#8211; oggi l&#8217;8,1% della popolazione abruzzese &#8211; salirebbero all&#8217;11,6%, nell&#8217;arco di vent&#8217;anni.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">+30% </span>le persone di almeno 80 anni nella regione nel 2042.</p>
</section>
</p>
<p>Ciò significa che &#8211; in un contesto dove la popolazione giovane diminuisce e quella anziana aumenta &#8211;  il <strong>sistema sociale, sanitario, previdenziale sarà chiamato a una sfida senza precedenti</strong>. Ovvero garantire l&#8217;assistenza necessaria a oltre 30mila persone anziane in più, il 30% in più di oggi. Con prevedibilmente meno risorse provenienti dall&#8217;erario, stante la diminuzione della popolazione in età lavorativa.</p>
</p>
<p><div id="questa-dinamica-pone-il-sistema-sociale-e-sanitario-di-fronte-a-sfide-enormi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Questa dinamica avrà un <strong>impatto enorme sulle politiche pubbliche del paese e della regione</strong>, specialmente nelle sue aree interne. Sia perché si tratta di quelle più colpite dallo spopolamento, sia perché molti servizi in questi territori vengono erogati da amministrazioni locali di piccole dimensioni. <strong>Enti che dispongono di minori risorse finanziarie e strumentali per rispondere a cambiamenti di una simile portata</strong>.</p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">8 su 10 </span>i comuni abruzzesi con meno di cinquemila abitanti.</p>
</section>
</p>
<p>Per questo motivo, l&#8217;esigenza di <strong>individuare forme di aggregazione tra enti per garantire i servizi essenziali diventerà ineludibile nei prossimi anni</strong>. Dagli ambiti territoriali alle unioni di comuni, dalle convenzioni tra enti ad altre forme di associazione. Come puntualizzato dalla letteratura, la costruzione di sistemi di governance locale è il presupposto per <strong>localizzare i servizi in modo appropriato</strong>, specie in aree sparse e in spopolamento.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Intermunicipal collaboration, in this view, could represent a “place-sensitive” tool because it allows to exploit agglomeration forces without suffering diseconomies of scale in service level provision (D’Inverno et al., 2020)</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://iris.gssi.it/handle/20.500.12571/27904" target="_blank">&#8211; F. Compagnucci, G. Morettini, Inner areas matter: a place-sensitive approach for the identification of the Daily Life Spaces in the Abruzzo Region (2022)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Come garantire che questi <strong>sistemi locali rispondano effettivamente alle necessità del territorio</strong> e a bacini di utenza omogenei? La premessa è disporre di strumenti di analisi in grado di inquadrare i fenomeni in corso alla luce dei <strong>bisogni effettivi dei singoli territori</strong>.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Abruzzo tra vent&#8217;anni, tra spopolamento e invecchiamento</h3>
</p>
<p>A pagare gli <strong>effetti dello spopolamento</strong> nei prossimi decenni potrebbero essere soprattutto <strong>l&#8217;area dell&#8217;aquilano</strong> (-9,87% i residenti in provincia tra 2022 e 2042) <strong>e quella del chietino</strong> (-9,83%). In questi territori tra vent&#8217;anni potrebbe vivere <strong>quasi un residente in meno su 10</strong>. Poco più contenuti i cali nelle province di Teramo (-8,23%) e Pescara (-6,21%).</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_797a1cfda2ad43cc79e4fea4a8097b31" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>L&#8217;Abruzzo interno è più colpito dallo spopolamento.</p>
</section></div>
</p>
<p>Scendendo a livello comunale, <strong>ricostruire gli effetti dello spopolamento sul territorio è molto difficile</strong> per due motivi. In primo luogo, le previsioni di Istat attualmente riguardano solo i comuni sopra i 5mila abitanti. Un miglioramento importante rispetto ai precedenti rilasci, quando l&#8217;elaborazione si fermava al di sotto dei 20mila residenti, ma che lascia comunque fuori oltre 8 comuni abruzzesi su 10.</p>
</p>
<p>Oltrettutto, <strong>anche per i comuni su cui il calcolo viene effettuato, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/273725" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l&#8217;istituto di statistica raccomanda una serie di cautele</a></strong>. Trattandosi di stime, le previsioni demografiche &#8220;divengono, infatti, tanto più incerte quanto più ci si allontana dalla base di partenza, in particolar modo in piccole realtà geografiche come quelle qui contemplate&#8221;.</p>
</p>
<p>Con questi caveat emerge che, tra i capoluoghi, solo l&#8217;Aquila dovrebbe accrescere la propria popolazione (+2,3%). In negativo le altre città, con un calo più contenuto a Pescara (-3,9%) e molto più consistente a<strong> Teramo (-12,4%) e Chieti (-12,5%)</strong>. </p>
</p>
<p><div id="specialmente-nelle-aree-interne-piu-soggette-a-spopolamento-e-dove-la-dimensione-media-delle-amministrazioni-impone-laggregazione-tra-enti-per-garantire-i-servizi" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>A perdere popolazione nei prossimi anni potrebbero essere soprattutto i comuni dell&#8217;entroterra abruzzese</strong>. Cali superiori al 20% si registrano infatti a Trasacco, Montorio al Vomano e Sulmona. Quest&#8217;ultima città potrebbe <strong>perdere un abitante su 4 da qui al 2042</strong>, passando da oltre 22mila a meno di 17mila residenti (-25,4%). E purtroppo non si hanno informazioni sui tanti piccoli comuni interni della regione che probabilmente affronteranno più di altri gli effetti dello spopolamento.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sulmona-e-la-citta-abruzzese-per-cui-si-prevede-lo-spopolamento-maggiore/">Sulmona è la città abruzzese per cui si prevede lo spopolamento maggiore</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sulmona-e-la-citta-abruzzese-per-cui-si-prevede-lo-spopolamento-maggiore/">Confronto tra la popolazione residente nel 2022 e quella prevista per il 2042</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         aria-labelledby="chart_283501_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/sulmona-e-la-citta-abruzzese-per-cui-si-prevede-lo-spopolamento-maggiore/">Sulmona è la città abruzzese per cui si prevede lo spopolamento maggiore &#8211; Confronto tra la popolazione residente nel 2022 e quella prevista per il 2042</a></div>
</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat                                                                <br />(pubblicati: giovedì 5 Ottobre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/sulmona-e-la-citta-abruzzese-per-cui-si-prevede-lo-spopolamento-maggiore.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-283501"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-283501" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Nei prossimi vent&#8217;anni, nel comune dell&#8217;<strong>Aquila si potrebbe registrare un aumento <strong>dei residenti di almeno 80 anni</strong> del 49,3%</strong>, dai circa cinquemila attuali a quasi ottomila. Più contenuto, ma comunque significativo, l&#8217;invecchiamento negli altri capoluoghi: Pescara (+19,9%), Chieti (+30,4%), Teramo (+21,8%). Il comune ultraperiferico di Castel di Sangro potrebbe vedere quasi un raddoppio della popolazione anziana (+90,5%), l&#8217;incremento maggiore, a conferma di come il fenomeno colpisca soprattutto le aree interne.</p>
</p>
<p>A rendere <strong>ancora più probabile invecchiamento e spopolamento in questi territori</strong>, e dei piccoli comuni su cui al momento non abbiamo informazioni, sono i dati già consolidati sull&#8217;<strong>andamento dei residenti negli ultimi anni</strong>. Nel decennio scorso, <a href="https://www.openpolis.it/numeri/nellultimo-decennio-sono-cresciute-laquila-e-larea-costiera/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mentre crescevano il capoluogo regionale e l&#8217;area costiera</a>, <strong>l&#8217;Abruzzo interno si è spopolato a un ritmo più sostenuto rispetto di quanto registrato nel resto del paese</strong>: -3,8% a fronte del -2,7% rilevabile a livello nazionale.</p>
</p>
<p><div id="approfondiamo-un-nuovo-approccio-per-mappare-le-esigenze-del-territorio" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Un nuovo approccio centrato sulle esigenze dell&#8217;interno abruzzese</h3>
</p>
<p>Di fronte allo spopolamento già in corso dell&#8217;Abruzzo interno, e alla prospettiva di un ulteriore calo demografico, si impone una riflessione su <strong>come garantire i servizi in territori che aumenteranno la propria fragilità</strong>, anche per una popolazione sempre più anziana.</p>
</p>
<div id="strillo-testo-block_d8c9cef637e2834179c7d9aff1767fb0" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Servono nuovi strumenti per l&#8217;analisi dei fabbisogni sui territori.</p>
</section></div>
</p>
<p>Soprattutto se si considerano le caratteristiche degli enti che nelle aree interne si occupano di attuare le politiche pubbliche. </p>
</p>
<p><strong>Istituzioni che, in territori spopolati ma anche di grandi dimensioni e con collegamenti carenti, devono generalmente fare i conti con minori risorse finanziarie, strumentali e umane</strong>.</p>
</p>
<p>Da qui la <strong>necessità di costruire sistemi di governance locale</strong> che, dalle associazioni e unioni tra comuni agli ambiti territoriali, siano <strong>in grado di rispondere alle esigenze di una popolazione in invecchiamento</strong>. Ciò richiede strumenti di analisi delle tendenze e dei fabbisogni delle aree interne, in modo da perimetrare meglio gli interventi e localizzare i servizi.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>(&#8230;) service location must be planned at an appropriate mesoterritorial level (the inter-municipal local systems), the geography of sub-municipal settlements must be considered in order to provide an affordable and equitable access to these public utilities.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://rsaiconnect.onlinelibrary.wiley.com/doi/abs/10.1111/rsp3.12343" target="_blank">&#8211; F. Compagnucci, G. Morettini, Improving resilience at the local level: the location of essential services within inner areas. Three case studies in the Italian Marche Region (2020)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Nell&#8217;ultimo decennio, un&#8217;innovazione in questa direzione è stata la messa a punto della <strong>strategia nazionale delle aree interne (Snai)</strong>, basata proprio sulla classificazione dei comuni rispetto alla perifericità rispetto ai poli, le città baricentriche in termini di servizi.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vuoi approfondire come funzionano le aree interne?<br />
<br /><strong>Vai al glossario</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>Questa classificazione adotta una <strong>metodologia concepita per essere valida per l&#8217;intero paese</strong>, adattandosi a situazioni estremamente eterogenee, da Aosta a Lampedusa. Per questo, scendendo <strong>nelle singole regioni, emerge la necessità di strumenti metodologici ancora più fini e rispondenti alle caratteristiche del territorio</strong>.</p>
</p>
<p>Un contributo in questa direzione è l&#8217;<strong>aggregazione dei comuni abruzzesi per ambiti giornalieri</strong>, sviluppata dai ricercatori del <a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gssi<em>, il Gran Sasso science institute</em></a> dell&#8217;Aquila. Mentre la <strong>classificazione per aree interne individua solo 5 polarità</strong> (i 4 capoluoghi e Avezzano), con intere porzioni di territorio che fanno riferimento a poli extra-regionali, quella del <strong>Gssi è maggiormente tarata sulle esigenze della regione</strong>.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2011-le-aree-di-crognaleto-castiglione-messer-marino-e-celenza-si-sono-spopolate-di-oltre-il-20/">Dal 2011 le aree di Crognaleto, Castiglione Messer Marino e Celenza si sono spopolate di oltre il 20%</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/dal-2011-le-aree-di-crognaleto-castiglione-messer-marino-e-celenza-si-sono-spopolate-di-oltre-il-20/">Andamento della popolazione rispetto alla classificazione per ambiti giornalieri del Gssi (2011-2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_283569_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283569_tab3"></p>
<p>A ogni polarità vengono associati i comuni più vicini, in modo da delineare gli ambiti giornalieri. Si tratta di gruppi di comuni in cui avvengono gli spostamenti per raggiungere determinati servizi forniti dalla polarità più vicina.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo openpolis su dati Istat, Dip. coesione territoriale e Gssi                                                                <br />(ultimo aggiornamento: martedì 30 Gennaio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-283569"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-283569" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Con una metodologia per step, vengono individuate <strong>48 polarità nella regione</strong>. Ciascun comune che risulta centrale in questo contesto può appartenere a 4 diverse classi (<em>rank</em>), ottenute attraverso la combinazione dei servizi presenti. </p>
</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><h2 id="tablepress-4434-name" class="tablepress-table-name tablepress-table-name-id-4434">I criteri della classificazione Gssi</h2>
<table id="tablepress-4434" class="tablepress tablepress-id-4434" aria-labelledby="tablepress-4434-name">
<thead>
<tr class="row-1">
<th class="column-1">Rank del comune</th>
<th class="column-2">Servizi presenti</th>
</tr>
</thead>
<tbody class="row-striping row-hover">
<tr class="row-2">
<td class="column-1">Rank 1</td>
<td class="column-2">Ospedale sede Dea di primo livello<br />
Offerta scolastica secondaria superiore articolata<br />
Stazione ferroviaria almeno di livello bronze</td>
</tr>
<tr class="row-3">
<td class="column-1">Rank 2</td>
<td class="column-2">Infrastruttura di primo soccorso<br />
Offerta scolastica secondaria superiore articolata<br />
Stazione ferroviaria almeno di livello bronze</td>
</tr>
<tr class="row-4">
<td class="column-1">Rank 3</td>
<td class="column-2">Infrastruttura di primo soccorso<br />
Offerta scolastica secondaria superiore articolata<br />
Nessuna stazione ferroviaria</td>
</tr>
<tr class="row-5">
<td class="column-1">Rank 4</td>
<td class="column-2">Infrastruttura di primo soccorso<br />
Scuola primaria, secondaria di primo livello o secondaria di secondo livello<br />
Stazione ferroviaria<br />
Ufficio postale con servizio di consulenza<br />
Presenza di determinate attività economiche
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><!-- #tablepress-4434 from cache --></p>
<p>&nbsp;</p>
</p>
<p>Seguendo la metodologia, la funzione essenziale da garantire è quella sanitaria, a cui seguono quella scolastica e l&#8217;accesso alle ferrovie. <strong>Vengono considerati anche presidi di servizi che hanno un livello più basso di quello identificato dalla Snai</strong>, ad esempio includendo le stazioni ferroviarie di livello <em>bronze</em>, più piccole e con minori frequentazioni di quelle <em>silver</em>. Questo perché, in un contesto locale, anche servizi meno rilevanti incidono comunque sull&#8217;organizzazione spaziale dei processi socio-economici sul territorio.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Also lower order centres offering only a partial combination of these essential services must be considered, since they substantially contribute to the spatial organisation of the socioeconomic process at the local level.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://iris.gssi.it/handle/20.500.12571/27904" target="_blank">&#8211; F. Compagnucci, G. Morettini, Inner areas matter: a place-sensitive approach for the identification of the Daily Life Spaces in the Abruzzo Region (2022)</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p>Nel primo rank rientrano i comuni di Pescara, L&#8217;Aquila, Teramo, Chieti, Avezzano, Lanciano e Vasto. <strong>Rispetto quindi alla classificazione Snai, sono inclusi anche i comuni di Vasto e Lanciano</strong>. Nel secondo rank sono inclusi Giulianova, Sulmona, Ortona e Popoli; il terzo comprende Penne, Atessa, Castel di Sangro e Atri. Sono invece 33 i comuni che rientrano nell&#8217;ultimo rank.</p>
</p>
<p>A ogni polarità vengono associati i comuni più vicini, in modo da delineare gli ambiti giornalieri. Si tratta di gruppi di comuni in cui avvengono gli spostamenti per raggiungere determinati servizi forniti dalla polarità più vicina. </p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Lo spopolamento analizzato con il nuovo strumento di analisi</h3>
</p>
<p><strong>Questo strumento consente di affinare le analisi, a partire da quelle sullo spopolamento</strong>. Dal 2011 al 2021, la popolazione abruzzese è scesa del 2,4%, con un intensità che &#8211;  per la tipologia delle aree interne &#8211; va dal -0,27% nei comuni polo al -7,4% in quelli ultraperiferici (distanti oltre un&#8217;ora dai primi).</p>
</p>
<p><strong>La tipologia Gssi ci consente di individuare tendenze diverse</strong>, ad esempio i comuni di rank 2 &#8211; in controtendenza &#8211; mantengono una certa stabilità (+0,13% nel decennio), mentre quelli di rank 3 (-4,76%) si spopolano più di quelli di rank 4.</p>
</p>
<p>Ma soprattutto ci offre una nuova ripartizione del territorio regionale suddivisa per ambiti giornalieri, da cui emerge come <strong>aumentino i residenti nelle aree appartenenti alle polarità di Martinsicuro</strong> (+5,1%), <strong>Castel di Sangro</strong> (+3,5%), <strong>Pescara</strong> (+3,3%), <strong>L&#8217;Aquila</strong> (+3%), <strong>Giulianova</strong> (+1,9%) e <strong>Vasto</strong> (+1,2%).</p>
</p>
<p>Mentre stanno attraversando un vero e proprio crollo (-20% in un decennio) gli ambiti giornalieri di Crognaleto, Castiglione Messer Marino e Celenza sul Trigno.</p>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/Andamento_popolazione_2011_21.xls" target="_blank" rel="noopener">Variazione della popolazione tra 2011 e 2021</a></p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis, <a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a> e&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news mensile di mercoledì. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
</p>
<p>Foto: Gagliano Aterno (Martina Lovat)</p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nellabruzzo-in-spopolamento-serve-un-nuovo-approccio-ai-bisogni-del-territorio/">Nell&#8217;Abruzzo in spopolamento serve un nuovo approccio ai bisogni del territorio</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un terzo dei comuni italiani è distante dalle stazioni dei treni</title>
		<link>https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-italiani-e-distante-dalle-stazioni-dei-treni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Feb 2024 14:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=280868</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il sistema ferroviario è fondamentale per la mobilità tra regioni, la vita delle comunità e per l’ambiente. L’accesso e la prossimità non sono tuttavia garantite equamente in tutte le aree del paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-italiani-e-distante-dalle-stazioni-dei-treni/">Un terzo dei comuni italiani è distante dalle stazioni dei treni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p><strong>La mobilità è un aspetto fondamentale per la vita di un cittadino e favorire l&#8217;accesso al trasporto pubblico porta a una riduzione degli impatti sull&#8217;ambiente.</strong> È ormai dato per assunto nel dibattito e nelle politiche pubbliche che il presente e il futuro della mobilità, soprattutto a medio e lungo raggio, debba essere garantito principalmente dai sistemi ferroviari. Lo spostamento attraverso i treni, infatti, rappresenta il tipo di spostamento più sostenibile dal punto di vista ambientale, e può rappresentare anche un importante fattore di inclusione sociale.</p>
</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Rail travel is the best and most sensible mode of travel, apart from walking or cycling.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.eea.europa.eu/publications/transport-and-environment-report-2020" target="_blank">&#8211; Eea &#8211; Transport and environment report 2020</a>
									            </div>
</section>
</p>
<p><strong>La presenza di una stazione su un determinato territorio ha un ruolo anche dal punto di vista socio-economico.</strong> Si tratta di un aspetto evidente anche all&#8217;interno della classificazione delle aree interne dove una delle caratteristiche chiave dei comuni polo risulta proprio la stazione dei treni che deve essere almeno di tipo <a href="https://www.rfi.it/it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">silver</a>, ovvero con impianti di dimensioni medie dotate unicamente di servizi regionali caratterizzati da elevate frequentazioni oppure stazioni e fermate con passaggi consistenti e servizi per la lunga, media e breve percorrenza.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Leggi<br />
<br /><strong>Che cosa sono le aree interne.</strong></a>.</p>
</section>
</p>
<p>L&#8217;accessibilità delle stazioni ferroviarie è infatti un tema importante, strettamente connesso alla marginalità di migliaia di comuni italiani. Come per altri mezzi di spostamento, si tratta di <strong>aspetti rilevanti sul piano della pianificazione territoriale e la facilità di accesso incide in modo importante sulla qualità della vita di una comunità e sulla competitività del suo settore produttivo. </strong></p>
</p>
<p><div id="il-raggiungimento-delle-ferrovie-si-considera-in-base-allaccessibilita-e-alla-prossimita-delle-stazioni" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div id="strillo-testo-block_39777e2b5aa0b164ca7517d9b5c23a73" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Accessibilità e prossimità sono le caratteristiche chiave per il raggiungimento delle infrastrutture su rotaia.</p>
</section></div>
</p>
<p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due elementi principali: <strong>l&#8217;accessibilità</strong> (la capacità di arrivare alla stazione entro un tempo massimo) e<strong> la prossimità</strong> (la presenza o meno di un&#8217;infrastruttura entro un certo tempo). </p>
</p>
<p><strong>Queste due caratteristiche sono legate a differenti interventi di politica pubblica che possono essere messi in atto sul territorio. </strong>Nel primo caso infatti è necessario un potenziamento dei collegamenti di rete stradale con la stazione stessa mentre nell&#8217;altro risultano cruciali investimenti sulla costruzione dell&#8217;infrastruttura.</p>
</p>
</p>
<p>In un&#8217;analisi sull&#8217;accessibilità, <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ha preso in considerazione 258 stazioni ferroviarie in cui è previsto il servizio passeggeri e in cui passano treni regionali o a lunga percorrenza. Sono state considerate soltanto le infrastrutture in cui i treni al giorno sono almeno 3 (5 nel caso della Sardegna). </p>
</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">32,8% </span>i comuni italiani in cui la stazione ferroviaria risulta sia accessibile che prossima.</p>
</section>
</p>
<p><strong>35,7 milioni di italiani vivono in zone del paese in cui è sia facile che rapido il raggiungimento dell&#8217;infrastruttura su rotaia. </strong>Parliamo del 61% della popolazione italiana. Sono invece il 17,2% le amministrazioni distanti ma molto ben collegate alla rete (accessibili ma non prossime). </p>
</p>
<p><div id="nel-328-dei-comuni-italiani-le-ferrovie-non-sono-ne-accessibili-ne-prossime" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p><strong>Le aree più critiche nel paese sono però quelle in cui la ferrovia non è né accessibile né prossima. </strong>Sono 2.599 i comuni, il 32,8% circa delle amministrazioni italiane. In quei territori vivono circa 6,8 milioni di persone, pari all&#8217;11,6% della popolazione.</p>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abruzzo-e-basilicata-le-regioni-con-piu-comuni-e-piu-popolazione-distanti-dalle-ferrovie/">Abruzzo e Basilicata le regioni con più comuni e più popolazione distanti dalle ferrovie</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/abruzzo-e-basilicata-le-regioni-con-piu-comuni-e-piu-popolazione-distanti-dalle-ferrovie/">Percentuale di comuni e di popolazione in zone non accessibili e non prossime alle reti ferroviarie (%)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_283386_tab1"><br />
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283386_tab3"></p>
<p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due elementi principali: l&#8217;accessibilità (la capacità di arrivare alla stazione entro un tempo massimo) e la prossimità (la presenza o meno di un&#8217;infrastruttura entro un certo tempo).</p>
<p>L’analisi dell’accessibilità a livello comunale è stata effettuata da <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> su dati del 2022. Sono state prese in considerazione 258 stazioni ferroviarie in cui è previsto il servizio passeggeri e in cui passano treni regionali o a lunga percorrenza. Inoltre, si considerano soltanto le infrastrutture in cui i treni al giorno sono almeno 3 (5 nel caso della Sardegna).</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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<div>
<p><label for="embed-chart-283386"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-283386" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p><div id="il-538-dei-comuni-abruzzesi-e-il-292-degli-abitanti-della-basilicata-si-trovano-in-questa-condizione" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<p>Sono 4 le regioni italiane in cui più della metà dei comuni risulta in zone in cui la ferrovia non è né accessibile né prossima. <strong>Si tratta di Abruzzo (53,8%), Molise (53,7%), Valle d&#8217;Aosta (52,7%) e Basilicata (52,7%).</strong> Si verifica un&#8217;incidenza minore invece in Lombardia (20,7%), Veneto (18,8%) e Umbria (13%). </p>
</p>
<p>Se invece si considera la popolazione, <strong>è l&#8217;area lucana quella con la percentuale maggiore di abitanti distanti dalle ferrovie (29,2%, pari a circa 158mila persone),</strong> seguita dal molisano (25%) e dalla Valle d&#8217;Aosta (24,7%). A riportare i valori minori sono Friuli-Venezia Giulia (4,7%), Umbria (3,2%) e Liguria (2,1%).</p>
</p>
<p>A livello provinciale, la provincia con la quota maggiore di comuni lontani dall&#8217;accesso ferroviario è <strong>Nuoro</strong> (82,4%), seguita da Chieti (73,1%), Rieti (71,2%) e Enna (70%). Se si considera la quota di popolazione, la prima provincia rimane sempre <strong>Nuoro</strong> (l&#8217;87,3% vive in comuni distanti da stazioni) a cui seguono Enna (64%), Agrigento (43,3%) e Rieti (42,5%).</p>
</p>
<p><div id="quasi-il-90-degli-abitanti-della-provincia-di-nuoro-vive-in-zone-distanti-dalle-ferrovie" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-laccessibilita-delle-ferrovie-nel-tuo-comune/">Scopri l&#8217;accessibilità delle ferrovie nel tuo comune</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-laccessibilita-delle-ferrovie-nel-tuo-comune/">Accessibilità della linea ferroviaria (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         aria-labelledby="chart_283435_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-laccessibilita-delle-ferrovie-nel-tuo-comune/">Scopri l&#8217;accessibilità delle ferrovie nel tuo comune &#8211; Accessibilità della linea ferroviaria (2022)</a></div>
</p></div>
<div id="chart_283435_tab3" role="tab"  aria-controls="chart_283435_tabpanel3"
                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_283435_tab3"></p>
<p>La facilità con cui si possono raggiungere le infrastrutture di mobilità è data da due elementi principali: l&#8217;accessibilità (la capacità di arrivare alla stazione entro un tempo massimo) e la prossimità (la presenza o meno di un&#8217;infrastruttura entro un certo tempo).</p>
<p>L’analisi dell’accessibilità a livello comunale è stata effettuata da <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> su dati del 2022. Sono state prese in considerazione 258 stazioni ferroviarie in cui è previsto il servizio passeggeri e in cui passano treni regionali o a lunga percorrenza. Inoltre, si considerano soltanto le infrastrutture in cui i treni al giorno sono almeno 3 (5 nel caso della Sardegna). Per il comune di Roma, il dato è disponibile a livello di municipio.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="https://www.istat.it/it/archivio/292688" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: lunedì 22 Gennaio 2024)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2024/02/scopri-laccessibilita-delle-ferrovie-nel-tuo-comune.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-283435"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-283435" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
</p>
<p>Esaminando gli accessi alle stazioni ferroviarie, le zone con più collegamenti si trovano nel nord, tra le città di Torino, Milano, Bologna e Venezia. </p>
</p>
<p><strong>Pure nelle zone del centro e del mezzogiorno ci sono zone in cui è più agevole lo sfruttamento dell&#8217;infrastruttura su rotaia però vi è una minore continuità territoriale.</strong> Di conseguenza è più difficile creare collegamenti ad alta accessibilità tra le regioni.</p>
</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/datiterritoriali_2024/stazioni+ferroviarie/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
</p>
<p>Foto: <a href="https://unsplash.com/it/foto/binari-del-treno-con-un-cartello-su-di-esso-GeVbKbmpO40" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jack Lee</a> &#8211; <a href="https://unsplash.com/it/licenza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/un-terzo-dei-comuni-italiani-e-distante-dalle-stazioni-dei-treni/">Un terzo dei comuni italiani è distante dalle stazioni dei treni</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Scuola, sanità e mobilità: le politiche per l&#8217;inclusione degli stranieri in Abruzzo</title>
		<link>https://www.openpolis.it/scuola-sanita-e-mobilita-le-politiche-per-linclusione-degli-stranieri-in-abruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mattia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 10:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=279518</guid>

					<description><![CDATA[<p>In regione vivono oltre 80mila persone di origine straniera. La maggioranza è parte di comunità ormai radicate, ma occorre implementare le politiche pubbliche per migliorare l'integrazione nei centri urbani come nelle aree interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/scuola-sanita-e-mobilita-le-politiche-per-linclusione-degli-stranieri-in-abruzzo/">Scuola, sanità e mobilità: le politiche per l&#8217;inclusione degli stranieri in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre 80mila persone di origine straniera vivono in Abruzzo, e poco più di 2mila migranti sono accolti nelle strutture di accoglienza dislocate in regione.</p>
<p>Si tratta di numeri in linea con il fenomeno osservato nelle regioni del centro-sud. Tuttavia occorre <strong>implementare le politiche pubbliche, anche di competenza regionale</strong>, volte all&#8217;inclusione sociale degli stranieri, con l&#8217;obiettivo di migliorare le condizioni di vita dell&#8217;intera comunità. Soprattutto nell&#8217;ambito scolastico e nella sanità.</p>
<p>Com&#8217;è noto, e come abbiamo anche evidenziato nel corso degli <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-piu-periferiche-dabruzzo-quasi-7-case-su-10-non-sono-abitate/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approfondimenti</a> pubblicati nelle settimane e nei mesi scorsi, <strong>anche l&#8217;Abruzzo subisce il calo demografico di cui soffre tutto il paese. </strong></p>
<p>In questo senso l&#8217;inclusione di persone e famiglie straniere è cruciale per integrare una società dall’età media sempre più alta.</p>
<div id="strillo-testo-block_a3f6b95a44992abbc15575a09075437b" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il dibattito sulle migrazioni viene quasi sempre banalizzato o strumentalizzato.</p>
</section></div>
<p>È in questo contesto che dovrebbe essere innescato il<strong> dibattito pubblico sul fenomeno</strong> migratorio, che troppo spesso viene derubricato a problema di ordine pubblico, banalizzato o strumentalizzato a fini politici. Invece è parte di una <strong>dinamica socio-economica complessa</strong>, che va analizzata e compresa con una prospettiva temporale a medio e lungo termine.</p>
<div id="sono-circa-80mila-gli-stranieri-residenti-in-abruzzo-poco-piu-di-2mila-i-richiedenti-asilo-e-rifugiati-accolti-nel-sistema-di-accoglienza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Migrazioni recenti e comunità radicate</h3>
<p>Quando si parla di persone provenienti da paesi esteri, occorre distinguere queste persone in base al loro status e ai tempi di arrivo e permanenza nel nostro paese. Ci sono infatti gli stranieri residenti, di cui molti <strong>sono stanziali e ormai stabiliti sui territori</strong>, spesso in nuclei familiari più o meno numerosi. Ma ci sono anche i <strong>richiedenti asilo e i rifugiati</strong>, rientranti nella categoria spesso generalizzata di &#8220;<strong>migranti</strong>&#8220;: ossia quelle persone che nella maggior parte dei casi, appena entrati in Italia, chiedono asilo politico o umanitario. </p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sintende-per-migranti-irregolari-richiedenti-asilo-o-rifugiati/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alcune definizioni<br />
<br /><strong>sul fenomeno migratorio</strong></a>.</p>
</section>
<p>Si tratta per lo più di persone che faticano a essere inclusi nel tessuto sociale delle città e dei paesi dove vivono, <strong>principalmente a causa delle croniche deficienze del sistema di accoglienza</strong>, di cui parliamo da anni attraverso il nostro <a href="https://www.openpolis.it/chi/migranti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">osservatorio indipendente</a>.</p>
<p>Con il progetto <a href="https://centriditalia.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Centri d&#8217;Italia</a>, infatti, ci occupiamo proprio del <strong>monitoraggio delle strutture aperte sul territorio con lo scopo di accogliere e integrare </strong>i richiedenti asilo e i rifugiati recentemente arrivati nel nostro paese. Attualmente, gli ultimi dati disponibili sui centri si riferiscono al 31 dicembre 2021. </p>
<p>A quella data <strong>circa il 10% dei comuni abruzzesi</strong> erano interessati all&#8217;insediamento di centri, siano essi i centri di accoglienza straordinaria (<strong>Cas</strong>) &#8211; ossia le strutture pensate come eccezioni ma da anni ormai maggioritarie nel sistema &#8211; o gli appartamenti in accoglienza diffusa del sistema ordinario (<strong>Sai</strong>).</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.openpolis.it/parole/come-funziona-laccoglienza-dei-migranti-in-italia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Come funziona l&#8217;accoglienza<br />
<br /><strong>dei migranti</strong></a>.</p>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-posti-nei-centri-di-accoglienza-per-migranti-nei-comuni-abruzzesi/">I posti nei centri di accoglienza per migranti nei comuni abruzzesi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/i-posti-nei-centri-di-accoglienza-per-migranti-nei-comuni-abruzzesi/">Numero di posti disponibili nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, nei comuni abruzzesi, al 31 dicembre 2021</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati <a href="https://centriditalia.it/home" target="_blank" rel="noopener">Centri d&#8217;Italia</a>                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Dicembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-279547"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-279547" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>I posti nei centri per richiedenti asilo e rifugiati in Abruzzo nel 2021 erano <strong>poco più di 2mila.</strong></p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">2.102 </span>posti disponibili nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, in Abruzzo, al 31 dicembre 2021.</p>
</section>
<p>Di questi, <strong>il 61,9% (1.302 persone) dei posti era in un centro di accoglienza straordinario (Cas) e il rimanente 39,1% nel sistema ordinario (Sai). </strong></p>
<p>Parliamo in tutto di <strong>120 strutture</strong> &#8211; tra appartamenti in accoglienza diffusa e centri collettivi &#8211; in 37 comuni. </p>
<p>Il comune interessato da <strong>più posti per l&#8217;accoglienza</strong> era il capoluogo di regione <strong>L&#8217;Aquila</strong> (235 persone, di 199 nei Cas), seguito da <strong>Roseto degli Abruzzi</strong> nel teramano (200 richiedenti asilo, di cui 150 nei Cas) e <strong>Vasto</strong>, nel chietino, dove nel 2021 venivano ospitati 150 richiedenti asilo e rifugiati, di cui 50 nei centri straordinari.</p>
<p>Si tratta di numeri indubbiamente esigui, cui vanno aggiunte ovviamente tutte le persone migranti che vivono in regione ma che <strong>non sono più ospitate nei circuiti di accoglienza</strong> e, in generale, <strong>gli stranieri e le straniere residenti nel territorio</strong>.</p>
<div id="le-comunita-straniere-piu-popolose-sono-la-rumena-lalbanese-e-la-marocchina" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>In questo senso ci sono peculiarità storiche in Abruzzo, regione che da sempre vede una presenza importante di comunità provenienti da <strong>paesi dell&#8217;Europa orientale o una concentrazione, in territori specifici, di stranieri che hanno in comune la stessa origine</strong>. È il caso della <strong>comunità senegalese</strong> a Pescara, radicata da molti anni, o di quella <strong>marocchina</strong> legata alla coltivazione dell&#8217;altopiano del Fucino, in provincia dell&#8217;Aquila.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-4-stranieri-su-10-sono-rumeni-o-albanesi/">In Abruzzo 4 stranieri su 10 sono rumeni o albanesi</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-4-stranieri-su-10-sono-rumeni-o-albanesi/">Le prime 15 nazionalità di origine degli stranieri residenti in Abruzzo (2022)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione Abruzzo Openpolis su dati Istat                                                                <br />(ultimo aggiornamento: mercoledì 6 Dicembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/in-abruzzo-4-stranieri-su-10-sono-rumeni-o-albanesi.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-279487"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-279487" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Al primo gennaio di quest&#8217;anno i residenti stranieri in Abruzzo erano oltre 80mila persone, <strong>di cui la maggioranza (il 53%) donne.</strong></p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">80.963 </span>stranieri e straniere residenti in Abruzzo al 1 gennaio 2023.</p>
</section>
<p>Con quasi 22mila persone, <strong>la comunità di stranieri residenti in Abruzzo più numerosa è quella rumena</strong>. Parliamo più del doppio delle persone appartenenti alla seconda comunità più importante, l&#8217;<strong>albanese</strong>, che all&#8217;inizio di quest&#8217;anno contava più di 10mila residenti.</p>
<p>Le persone rumene e albanesi, sommate, rappresentano il 40,1% di tutti gli stranieri in Abruzzo. <strong>Una percentuale superiore al dato nazionale</strong>: queste due comunità, infatti, rappresentano il 29,8% del totale degli stranieri residenti nel paese.</p>
<p><strong>Parliamo di gruppi in molti casi ormai radicati nel tessuto economico e sociale dei territori abruzzesi</strong>, siano questi ricadenti nelle aree interne che nei centri più urbanizzati. </p>
<p>Ovviamente le esigenze di persone che vivono in un determinato luogo da molto tempo cambiano rispetto a chi è migrato più recentemente. Basti pensare alle esigenze delle famiglie con minori.</p>
<div id="abbiamo-intervistato-il-presidente-dellarci-abruzzo-a-proposito-delle-politiche-necessarie-a-una-maggiore-inclusione-sociale-nelle-comunita" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<h3 class="wp-block-heading">Le politiche pubbliche necessarie all&#8217;inclusione</h3>
<p>&#8220;La presenza di cittadini di paesi terzi aumenta in modo esponenziale alcune criticità che come società abbiamo &#8211; afferma a Abruzzo Openpolis <strong>Valerio Antonio Tiberio,</strong> presidente di Arci Abruzzo &#8211; parlo soprattutto dell&#8217;accesso al sistema sanitario, della ricerca di un&#8217;abitazione o degli strumenti di supporto alle famiglie come il tempo pieno nelle scuole&#8221;.</p>
<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="598" height="548" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/antoniotiberio.jpg" alt="" class="wp-image-279789" srcset="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/antoniotiberio.jpg 598w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/antoniotiberio-414x379.jpg 414w, https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/antoniotiberio-273x250.jpg 273w" sizes="(max-width: 598px) 100vw, 598px" /><figcaption class="wp-element-caption">Valerio Antonio Tiberio</figcaption></figure>
<p><strong>L&#8217;Arci in Abruzzo è attivo nell&#8217;accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati</strong>, attraverso alcuni progetti di accoglienza diffusa (Sai) e nella gestione di alcuni centri per minori stranieri non accompagnati.</p>
<p>Attualmente, racconta Tiberio, il grosso del lavoro dell&#8217;associazione è tuttavia legato <strong>all&#8217;accoglienza delle persone provenienti dall&#8217;Ucraina</strong>. L&#8217;Abruzzo, infatti, è la regione italiana che ha accolto <strong>più ucraini in rapporto alla popolazione</strong>: oltre 8mila in tutto, di cui alcune centinaia si trovano ancora in appartamenti dedicati all&#8217;accoglienza diffusa sulla costa adriatica, tra Chieti e Giulianova (Teramo).</p>
<p>C&#8217;è poi tutto un filone di attività dell&#8217;associazione nell&#8217;ambito legato all&#8217;inclusione sociale degli stranieri residenti, attraverso alcuni <strong>progetti del fondo asilo migrazione e integrazione (Fami)</strong>. Parliamo di persone e famiglie anche radicate in regione, ma che per esempio possono essere <a href="https://www.openpolis.it/la-tutela-dei-diritti-dei-lavoratori-agricoli-in-abruzzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">vittime di capolarato</a> o di altri tipi di discriminazione.</p>
<p>In questi casi l&#8217;attenzione è all&#8217;integrazione a trecentosessanta gradi nelle comunità locali: &#8220;Lo standard sul <strong>tempo pieno nelle scuole</strong> della regione è ancora molto lontano dall&#8217;essere realizzato &#8211; evidenzia Tiberio &#8211; questo problema è drammaticamente amplificato per le famiglie con cittadini di paesi terzi, perché in presenza di lavoro di entrambi i genitori e in assenza di reti familiari al contrario presenti per gli italiani, si va in difficoltà&#8221;. Sempre in ambito formativo, rispetto ad altre zone del paese si è indietro sulla presenza di mediatori culturali nelle scuole, e questo &#8220;non facilita l&#8217;inserimento di molti ragazzi e ragazze&#8221;.</p>
<div id="strillo-testo-block_cbe8f1dd12bd1024cb71433b9051a4ed" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>É necessario migliorare le politiche pubbliche regionali su scuola, sanità e mobilità.</p>
</section></div>
<p>Come si accennava in precedenza, c&#8217;è poi un gap da colmare sull&#8217;<strong>uguaglianza nell&#8217;accesso alle cure mediche</strong>: &#8220;La maggior parte degli stranieri in Abruzzo non ha cartelle cliniche tradotte dalle proprie lingue di origine&#8221;, sottolinea il presidente di Arci Abruzzo. Sembra un problema secondario, ma invece <strong>è fondamentale conoscere lo storico medico</strong> di una persona, per evitare rischi in caso di malattie, allergie e ricoveri ospedalieri.</p>
<p>E poi c&#8217;è <strong>l&#8217;emergenza abitativa</strong>, un vero e proprio dramma sociale che nonostante la presenza di milioni di case non abitate nel paese, travolge moltissimi italiani e stranieri che vivono in Italia come in Abruzzo.</p>
<section class="pullquote">
<div class="quote">
<p>Lo spopolamento delle aree interne oggi non può essere affatto colmato con la presenza di cittadini di paesi terzi, perché c&#8217;è un grave problema di spostamenti e movimenti verso i luoghi di lavoro, che si trovano soprattutto nei centri urbani.</p>
</p></div>
<div class="source">
									                        <a href="https://www.arci.it/" target="_blank">&#8211; Valerio Antonio Tiberio a Abruzzo Openpolis, 5 dicembre 2023</a>
									            </div>
</section>
<p>Infatti, in assenza di collegamenti efficaci (ed economici) non è facile per una famiglia con reddito basso neanche <strong>vivere in un luogo più periferico</strong>, dove si presume che gli affitti delle abitazioni costino meno, e poi spostarsi per lavoro verso i grandi centri urbani.</p>
<p>Si tratta di uno dei principali problemi per l&#8217;inclusione degli stranieri in Abruzzo, come altrove: <strong>la precarietà socio-economica di chi vive ai margini dei grandi centri urbani</strong>, privo di un salario sufficiente al costo della vita in quei luoghi.</p>
<p>L&#8217;implementazione di servizi di base in ambito scolastico, sanitario o nella mobilità rappresentano esempi di come le politiche pubbliche, se improntate al potenziamento dei servizi pubblici, <strong>possono essere funzionali al miglioramento della vita di tutti, stranieri e non</strong>, combattendo anche la cosiddetta &#8220;guerra tra poveri&#8221;. Una dinamica strumentalizzata dalla politica, e a cui spesso assistiamo quando si affronta la questione migratoria.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/scuola-sanita-e-mobilita-le-politiche-per-linclusione-degli-stranieri-in-abruzzo/">Scuola, sanità e mobilità: le politiche per l&#8217;inclusione degli stranieri in Abruzzo</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Le abitazioni vuote in Italia</title>
		<link>https://www.openpolis.it/le-abitazioni-vuote-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=279901</guid>

					<description><![CDATA[<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi &#8220;In Italia circa 1 abitazione su 4 non è permanentemente occupata“. Ascolta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-abitazioni-vuote-in-italia/">Le abitazioni vuote in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[</p>
<p>I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare pratiche politiche. Con Numeri alla mano facciamo proprio questo. Una rubrica settimanale di brevi notizie, con link per approfondire. Il giovedì alle 7 in onda anche su Radio Radicale. Leggi <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>&#8220;In Italia circa 1 abitazione su 4 non è permanentemente occupata</strong>“</a>.</p>
</p>
<section class="link_ext">
<p>
		            <a href="https://www.radioradicale.it/rubriche/1328/openpolis-numeri-alla-mano" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Numeri alla mano<br />
<br /><strong>Ascolta tutti i podcast su Radio Radicale</strong></a>.</p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">9,6 milioni</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>le case che non risultano permanentemente abitate nel 2021. </b>Rappresentano il 27,2% su un totale di 35,3 milioni. Si considerano qui tutte le case che hanno almeno un dimorante abituale. Sono quindi incluse non soltanto le abitazioni disabitate ma anche le seconde case. È comunque un indicatore utile per valutare gli effetti dello spopolamento e della sovrappopolazione di certe aree del paese. <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/#su-353-milioni-di-abitazioni-96-non-sono-permanentemente-occupate" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">34,9%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>l&#8217;incidenza nelle isole, la macroarea italiana con la quota più alta. </strong>Seguono il sud (32%), il nord-ovest (26%), il nord-est (23,1%) e il centro (22,3%). Il mezzogiorno è quindi la zona del paese dove ci sono meno abitazioni occupate da almeno un dimorante abituale. <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">56,1%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><span style="font-size: 15px;line-height: 22px"><strong>la quota di abitazioni senza dimoranti abituali nella provincia di Sondrio. </strong>Si tratta dell&#8217;area con la percentuale maggiore in Italia. Seguono la provincia alpina di Aosta (56%) e L’Aquila (53,2%) che registra dinamiche particolari anche a causa delle attività di ricostruzione post-sisma. Si registra invece l&#8217;incidenza minore a Prato (7,8%).</span> <a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-sondrio-la-quota-maggiore-di-abitazioni-non-occupate-a-prato-quella-minore/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">56,3%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><b>l&#8217;incidenza delle abitazioni non permanentemente occupate nei comuni ultraperiferici, i più distanti dai servizi.</b> Il valore è in diminuzione all&#8217;avvicinarsi ai centri. Se nei comuni periferici si assesta al 47,9% e in quelli intermedi al 37%, nei comuni cintura è pari al 24,2%, nei poli intercomunali al 23,3% e nei poli al 16,9%. Rispecchia quindi la tendenza della popolazione di spostarsi verso le zone più urbanizzate del paese. <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/#valori-maggiori-nelle-zone-ultraperiferiche-563-e-nella-montagna-interna-47" target="_blank" rel="noopener">Vai all&#8217;articolo.</a></p>
</section>
<section class="numeri-alla-mano">
<h1 class="red1 mb-0">47%</h1>
<p class="bt-2-grey3 mt-0"><strong>la quota registrata nella montagna interna.</strong> Questa zona altimetrica è quella che riporta le percentuali maggiori. Al contrario, in pianura ci sono meno abitazioni senza dimoranti abituali (18,9%, circa 28 punti percentuali in meno). <a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-quante-abitazioni-non-sono-permanentemente-occupate-nel-tuo-comune/" target="_blank" rel="noopener">Vai al grafico.</a></p>
</section>
</p>
<h3 class="wp-block-heading">Ascolta il nostro podcast su Radio Radicale</h3>
</p>
<p><div>
                <iframe width="auto" height="520" frameborder="0"
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            </div></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/le-abitazioni-vuote-in-italia/">Le abitazioni vuote in Italia</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
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		<item>
		<title>In Italia circa 1 abitazione su 4 non è permanentemente occupata</title>
		<link>https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Dec 2023 13:58:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=276062</guid>

					<description><![CDATA[<p>La presenza di abitazioni non occupate permanentemente prevale nelle aree montane e nei comuni più distanti dai servizi essenziali. La provincia con la quota maggiore è Sondrio (56,1%) mentre quella minore si registra a Prato (7,8%).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/">In Italia circa 1 abitazione su 4 non è permanentemente occupata</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso degli ultimi decenni si è assistito a uno <a href="https://www.openpolis.it/le-aree-interne-tra-spopolamento-e-carenza-di-servizi/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">spostamento progressivo</a> &#8211; anche se non sempre lineare &#8211; della popolazione dalle aree interne verso le zone più centrali del paese, in cui sono presenti più servizi e più opportunità lavorative.<strong> Questo movimento incide su numerosi aspetti, uno dei quali la disponibilità di abitazioni.</strong> Da un lato infatti nelle zone più attrattive ci si trova di fronte a vere e proprie emergenze abitative, data la scarsità di case disponibili. Dall&#8217;altra, nelle aree più distanti dai poli, ci sono strutture non abitate oppure sfruttate come seconde case. Si tratta di temi centrali anche nell&#8217;ottica delle amministrazioni: a seconda di quanto le aree sono popolate e del tipo di locazioni presenti, possono predisporre in modo più o meno capillare i servizi, oltre ad ottenere diverse entrate di tipo economico.</p>
<div id="strillo-testo-block_7f059ec65cfcc2c735a4bb0330d785ab" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Il censimento permanente offre una vista sulla condizione abitativa nel paese.</p>
</section></div>
<p>È utile quindi considerare in questo scenario quali sono le aree del paese in cui ci sono più case non abitate. Questi elementi sono definiti da Istat nel contesto del <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">censimento permanente della popolazione e delle abitazioni</a>, i cui dati più recenti sono relativi al 2021. Si fa riferimento quindi al concetto di abitazione permanentemente occupata, considerata come il luogo nel quale almeno un individuo ha la propria dimora abituale. Oltre alla rilevazione censuaria, è stato considerato dall&#8217;ente anche il registro statistico dei luoghi, in particolare nella sua parte relativa agli <a href="https://www.sistan.it/fileadmin/Repository/Home/PSN/Programma_statistico_nazionale/2019/IST-02729.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edifici e alle unità abitative</a>. Si tratta quindi di una integrazione tra la rilevazione censuaria e le fonti amministrative disponibili.</p>
<p><strong>È inoltre importante notare che tra le abitazioni non occupate in modo permanente sono incluse non solo le strutture disabitate ma anche le seconde case, aspetto importante soprattutto per le mete turistiche.</strong> Si tratta comunque di un indicatore interessante da considerare per valutare gli effetti dello spopolamento e della sovrappopolazione in certe aree del paese.</p>
<div id="su-353-milioni-di-abitazioni-96-non-sono-permanentemente-occupate" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nel 2021, le abitazioni registrate in Italia sono circa <strong>35,3 milioni</strong>. Di queste, 9,6 non risultano occupate permanentemente da almeno una persona che ha la dimora abituale.</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">27,2% </span>la quota di abitazioni non permanentemente occupate in Italia</p>
</section>
<p>Si tratta di un dato che varia molto nelle diverse aree del paese. Questa quota è infatti minore nelle aree del centro (22,3%), del nord-est (23,1%) e del nord-ovest (26%). <strong>Maggiore invece l&#8217;incidenza nel sud (32%) e nelle isole (34,9%).</strong> A livello regionale è però la<strong> Valle d&#8217;Aosta </strong>la regione che in proporzione ha più case non abitate permanentemente (56%), seguita da tre aree del mezzogiorno: Molise (44,6%), Calabria (42,2%) e Abruzzo (38,7%). A registrare la percentuale minore invece Emilia-Romagna (21,8%), Lombardia (21,2%) e Lazio (19,5%).</p>
<div id="lincidenza-maggiore-delle-abitazioni-non-occupate-si-registra-a-sondrio-561-quella-minore-a-prato-78" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-sondrio-la-quota-maggiore-di-abitazioni-non-occupate-a-prato-quella-minore/">A Sondrio la quota maggiore di abitazioni non occupate, a Prato quella minore</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/a-sondrio-la-quota-maggiore-di-abitazioni-non-occupate-a-prato-quella-minore/">Le dieci province con più e meno abitazioni non occupate in modo permanente (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_278489_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_278489_tab3"></p>
<p>Per “abitazioni non occupate” si intende le abitazioni vuote o occupate esclusivamente da persone non dimoranti abitualmente. Questo calcolo è stato effettuato da Istat considerando dati censuari e dati amministrativi presenti nel registro statistico dei luoghi, in particolare nella componente del <a href="https://www.sistan.it/fileadmin/Repository/Home/PSN/Programma_statistico_nazionale/2019/IST-02729.pdf" target="_blank" rel="noopener">registro statistico di base degli edifici e delle unità abitative</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 9 Novembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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</p></div>
</p></div>
<p>Se si considerano invece le province, tra le prime dieci per quota di case senza dimoranti abituali, ce ne sono quattro in cui si supera il 50%: <strong>Sondrio</strong> (56,1% che corrispondono a 100.765 abitazioni non occupate), Aosta (56%, 75.948), L&#8217;Aquila (53,2%, 146.116) e Imperia (50,7%, 104.201). Per quel che riguarda invece i territori dove questa quota è minore, si segnalano Milano (12,4%, 214.674), Cagliari (11%, 23.809) e <strong>Prato</strong> (7,8%, 8.814).</p>
<div id="valori-maggiori-nelle-zone-ultraperiferiche-563-e-nella-montagna-interna-47" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<div id="strillo-testo-block_78033f4e043f7cf0b5bfef535c6f5c7f" class="strillo-testo">
<section class="blockquote">
<p>Ci sono più case non abitate nelle aree interne e nei comuni della montagna interna.</p>
</section></div>
<p>La presenza di abitazioni non permanentemente occupate è maggiore all&#8217;allontanarsi dai comuni centrali in termini di servizi. Le amministrazioni polo riportano un&#8217;incidenza del 16,9%, a cui seguono quella dei poli intercomunali (23,3%) e dei comuni cintura (24,2%), tra i due valori non c&#8217;è una differenza particolarmente rilevante. <strong>Ma distanziandosi ancora di più dai centri la percentuale aumenta in modo più consistente:</strong> nei comuni intermedi la quota si assesta al 37%, in quelli periferici al 47,9% e in quelli ultraperiferici al 56,3%. Nelle aree interne la percentuale media è quindi sistematicamente maggiore rispetto alla media nazionale mentre nelle zone più vicine ai poli e nei poli stessi il valore è in linea o al di sotto di quello italiano.</p>
<p>Incide anche la zona altimetrica in cui il comune è situato. In pianura l&#8217;incidenza è al 18,9%, crescendo al 26,2% nella collina interna. Montagna e collina litoranea riportano valori pari al 32% e al 33,1%. <strong>È però nella montagna interna che il fenomeno è più prevalente</strong>, con il 47% delle abitazioni presenti non occupate da almeno un dimorante abituale.</p>
<div id="scopri-quante-abitazioni-non-permanentemente-occupate-ci-sono-nel-tuo-comune" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
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<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-quante-abitazioni-non-sono-permanentemente-occupate-nel-tuo-comune/">Scopri quante abitazioni non sono permanentemente occupate nel tuo comune</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/scopri-quante-abitazioni-non-sono-permanentemente-occupate-nel-tuo-comune/">Le abitazioni non occupate nei comuni italiani (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_278590_tab1"><br />
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<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
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                             aria-labelledby="chart_278590_tab3"></p>
<p>Per “abitazioni non occupate” si intende le abitazioni vuote o occupate esclusivamente da persone non dimoranti abitualmente. Questo calcolo è stato effettuato da Istat considerando dati censuari e dati amministrativi presenti nel registro statistico dei luoghi, in particolare nella componente del <a href="https://www.sistan.it/fileadmin/Repository/Home/PSN/Programma_statistico_nazionale/2019/IST-02729.pdf" target="_blank" rel="noopener">registro statistico di base degli edifici e delle unità abitative</a>.</p>
<p>La definizione delle aree interne fa riferimento all’<a href="https://politichecoesione.governo.it/media/2831/20220214-mappa-ai-2020-nota-tecnica-nuvap_rev.pdf" target="_blank" rel="noopener">ultima classificazione</a> mentre per la <a href="https://www.istat.it/it/archivio/156224" target="_blank" rel="noopener">zona altimetrica</a> si considera la metodologia Istat.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 9 Novembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/scopri-quante-abitazioni-non-sono-permanentemente-occupate-nel-tuo-comune.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-278590"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-278590" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>Il comune in cui incide di più la presenza di case non permanentemente occupate è <strong>Foppolo</strong> (Bergamo) con una percentuale del 95,1% (pari a 1.790 su 1.883). <strong>Campi Bisenzio</strong>, in provincia di Firenze, è invece quello con la quota minore (2,7%,&nbsp;524 su 19.207).</p>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati comunali, regione per regione</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/abruzzo.xls" target="_blank" rel="noopener">Abruzzo</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/basilicata.xls" target="_blank" rel="noopener">Basilicata</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/calabria.xls" target="_blank" rel="noopener">Calabria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/campania.xls" target="_blank" rel="noopener">Campania</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/emilia_romagna.xls" target="_blank" rel="noopener">Emilia-Romagna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/friuli_venezia_giulia.xls" target="_blank" rel="noopener">Friuli-Venezia Giulia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/lazio.xls" target="_blank" rel="noopener">Lazio</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/liguria.xls" target="_blank" rel="noopener">Liguria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/lombardia.xls" target="_blank" rel="noopener">Lombardia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/marche.xls" target="_blank" rel="noopener">Marche</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/molise.xls" target="_blank" rel="noopener">Molise</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/piemonte.xls" target="_blank" rel="noopener">Piemonte</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/puglia.xls" target="_blank" rel="noopener">Puglia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/sardegna.xls" target="_blank" rel="noopener">Sardegna</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/sicilia.xls" target="_blank" rel="noopener">Sicilia</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/toscana.xls" target="_blank" rel="noopener">Toscana</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/trentino_alto_adige.xls" target="_blank" rel="noopener">Trentino-Alto Adige</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/umbria.xls" target="_blank" rel="noopener">Umbria</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/valle_daosta.xls" target="_blank" rel="noopener">Valle d&#8217;Aosta</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/veneto.xls" target="_blank" rel="noopener">Veneto</a>, <a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/openbilanci/2021/2021abitazioni/totale_nazionale.xls" target="_blank" rel="noopener">totale nazionale</a>.</p>
</div></div>
</section>
<p>Foto: <a href="https://www.flickr.com/photos/ascaro41/10802786083/in/photolist-hsB6Wt-oGopTE-hAva4e-cFaaZU-83B3Ai-awUwRj-qcRZGr-8KszJP-dS6Zuv-6GwRqQ-4v8wjS-4v8wjU-9cMY1T-2mioUmQ-9cR5oo-9cR4h1-9cMXSK-9cMXWF-9cR5kb-9cMXPx-9cR4To-9cMYjt-9cMYe2-9cMYbi-9cR5h9-9cR5vm-9cMYr6-9cR4Gu-9cR4df-9cR5aU-9cR4jY-9cR5e5-8KsoeS-8PAEUk-gtPcG6-23j9s4e-8PDHwW-dSRJzZ-p2DVSr-bstHwL-GeAZz-6ud8Gq-ie36Lf-dSczFC-odGUcw-4nJi9h-9cMY4K-eMDHCw-9cR4XS-9cMXxR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">franco</a> &#8211; <a href="https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">licenza</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/in-italia-circa-1-abitazione-su-4-non-e-permanentemente-occupata/">In Italia circa 1 abitazione su 4 non è permanentemente occupata</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nelle aree più periferiche d&#8217;Abruzzo quasi 7 case su 10 non sono abitate</title>
		<link>https://www.openpolis.it/nelle-aree-piu-periferiche-dabruzzo-quasi-7-case-su-10-non-sono-abitate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Martina Lovat]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Dec 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italie a confronto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.openpolis.it/?p=277344</guid>

					<description><![CDATA[<p>In regione quasi il 40% delle abitazioni non risulta permanentemente occupato, oltre 11 punti percentuali sopra la media nazionale. Una dinamica ancora più chiara nelle aree interne della regione, che soffrono la mancanza di servizi e un incessante spopolamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-piu-periferiche-dabruzzo-quasi-7-case-su-10-non-sono-abitate/">Nelle aree più periferiche d&#8217;Abruzzo quasi 7 case su 10 non sono abitate</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Abruzzo quasi il 40% delle abitazioni risulta non occupato in modo permanente: <strong>un dato oltre 11 punti percentuali sopra la media nazionale</strong>, che pone la regione come la quarta nel paese per incidenza di case disabitate. </p>
<p>Sono dati preoccupanti alla luce dello <strong>spopolamento della regione</strong>, che impongono politiche urgenti specialmente nelle aree interne.</p>
<p>L&#8217;Abruzzo &#8211; come e più del resto del paese &#8211; attraversa un importante problema demografico, legato al <strong>calo del tasso di natalità e all&#8217;abbandono delle sue zone montane e interne</strong>. </p>
<p>Come abbiamo avuto modo di ricostruire nella nostra inchiesta &#8220;<a href="https://www.openpolis.it/esercizi/come-la-denatalita-sta-colpendo-labruzzo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ritorno in Abruzzo</a>&#8220;, si tratta di un fenomeno con cause molteplici, che potrebbe portare la popolazione abruzzese dai quasi 1,3 milioni di abitanti attuali <strong>a meno di un milione entro il 2070. </strong></p>
<p>Si prevede che tale tendenza avrà un impatto territoriale molto differenziato, <strong>colpendo soprattutto le aree interne</strong>, con effetti sull&#8217;assetto economico e sociale della regione che in parte sono visibili già oggi. Uno degli indicatori che mostra più chiaramente questa dinamica è lo <strong>spopolamento dei paesi e l&#8217;incidenza delle case non abitate.</strong></p>
<h3 class="wp-block-heading">Oltre 300mila case non occupate in Abruzzo</h3>
<p>Nel 2021, su un totale di circa 35,3 milioni di abitazioni italiane, poco meno di 9,6 milioni non risultavano occupate in modo permanente da almeno una persona. Corrispondono in termini percentuali al 27,2%. <strong>Una quota che in Abruzzo aumenta di oltre 11 punti percentuali rispetto alla media nazionale, assestandosi al 38,7%</strong> su un totale di 894.745 case censite. Si tratta della <strong>quarta regione in Italia con l&#8217;incidenza maggiore</strong>, dietro a Valle d&#8217;Aosta (56%), Molise (44,6%) e Calabria (42,2%).</p>
<section class="numberquote">
<p><span class="number">346.189 </span><span data-sheets-root="1" data-sheets-value="{&quot;1&quot;:3,&quot;3&quot;:346189}">le abitazioni senza dimoranti abituali in Abruzzo.</span></p>
</section>
<p>Per <strong>abitazioni permanentemente occupate</strong> si intendono le case che rappresentano dimora abituale per chi ci vive, ovvero il luogo in cui la persona passa gran parte del suo tempo. Per eseguire questa rilevazione, <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Istat</a> ha considerato le informazioni presenti nel <strong>registro statistico dei luoghi</strong>, in particolare nella sua componente relativa agli <a href="https://www.sistan.it/fileadmin/Repository/Home/PSN/Programma_statistico_nazionale/2019/IST-02729.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">edifici e alle unità abitative</a>. </p>
<p>Una raccolta dati effettuata, nell&#8217;ambito del censimento permanente, attraverso l&#8217;integrazione delle rilevazioni censuarie con le informazioni di fonte amministrativa, provenienti dalle <strong>diverse banche dati </strong>in possesso della pubblica amministrazione.</p>
<p>Questi dati vanno letti con il limite di dover considerare <strong>l&#8217;incidenza di abitazioni mantenute come seconde case</strong>, una dinamica che riguarda soprattutto le aree turistiche. Tuttavia, al netto di questo fenomeno, la disponibilità di abitazioni non occupate a livello comunale rappresenta un indicatore interessante per valutare l&#8217;impatto dello spopolamento in alcune aree dell&#8217;Abruzzo. Come vedremo, soprattutto quelle periferiche e ultraperiferiche, oggi abitate da una <a href="https://www.openpolis.it/numeri/in-abruzzo-previsti-262-milioni-di-euro-per-i-nuovi-ospedali-di-comunita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">popolazione mediamente più anziana</a> e quindi più soggette al fenomeno nei prossimi anni.</p>
<div id="il-387-delle-abitazioni-abruzzesi-non-e-permanentemente-abitata-labruzzo-e-la-quarta-regione-in-italia-per-incidenza" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Le differenze territoriali sono comunque molto ampie già a partire dai <strong>quattro capoluoghi </strong>della regione.</p>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate/">L&#8217;Aquila è il capoluogo abruzzese con più abitazioni non occupate</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate/">Abitazioni occupate e non occupate nei capoluoghi abruzzesi (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-1"></p>
<div id="chart_278118_tab1" role="tab" aria-controls="chart_278118_tabpanel1"
                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_278118_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate.png" placeholder ></amp-img></p>
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<p></amp-iframe>                        </p>
<div class="opmag-chart-action-link-btn"><a href="https://www.openpolis.it/numeri/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate/">L&#8217;Aquila è il capoluogo abruzzese con più abitazioni non occupate &#8211; Abitazioni occupate e non occupate nei capoluoghi abruzzesi (2021)</a></div>
</p></div>
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                             class="tabButton tabButton-3" option="c">DA SAPERE</div>
<div id="chart_278118_tabpanel3" role="tabpanel" class="tabContent tabContent-3"
                             aria-labelledby="chart_278118_tab3"></p>
<p>Per &#8220;abitazioni non occupate&#8221; si intendono le abitazioni vuote o occupate esclusivamente da persone non dimoranti abitualmente. Questo calcolo è stato effettuato da Istat considerando dati censuari e dati amministrativi presenti nel registro statistico dei luoghi, in particolare nella componente del <a href="https://www.sistan.it/fileadmin/Repository/Home/PSN/Programma_statistico_nazionale/2019/IST-02729.pdf" target="_blank" rel="noopener">registro statistico di base degli edifici e delle unità abitative</a>.</p>
</div>
<p>			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 9 Novembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/laquila-e-il-capoluogo-abruzzese-con-piu-abitazioni-non-occupate.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-278118"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-278118" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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                        </div>
</p></div>
</p></div>
</p></div>
<p>In termini assoluti, il capoluogo che presenta più abitazioni è Pescara (65.776) a cui seguono L&#8217;Aquila (55.594), Teramo (28.299) e Chieti (28.138). </p>
<p><strong>Concentrandoci su quelle non occupate da dimoranti abituali, L&#8217;Aquila è il comune in cui ce ne sono di più: 24.055, pari al 43,3% di quelle presenti.</strong> Seguono Chieti (6.482, il 23%), Pescara (12.623, il 19,2%), e Teramo (5.186, il 18,3%).</p>
<div id="laquila-e-il-capoluogo-italiano-con-piu-case-non-occupate-da-dimoranti-abituali" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p><strong>L&#8217;incidenza di abitazioni non occupate riportata dal capoluogo è anche la più alta a livello nazionale, con una percentuale maggiore di 16 punti rispetto a quella italiana</strong> (27,2%). Rispetto a questi dati, va ovviamente considerato in parte anche il processo di ricostruzione seguito al terremoto che colpì il capoluogo abruzzese nel 2009.</p>
<p>Risulta leggermente più bassa rispetto alla media nazionale la percentuale di case non occupate a Chieti (circa 4 punti percentuali in meno). Nettamente inferiori alla media nazionale risultano Pescara (8 punti in meno) e quella di Teramo (9 punti in meno).</p>
<h3 class="wp-block-heading">La peculiarità delle aree interne</h3>
<p>Le case non abitate sono però più presenti nelle aree interne della regione, dove il fenomeno incide di più anche <strong>a causa della distanza dai servizi essenziali e della minore attrattività economica rispetto ai comuni polo</strong>.</p>
<section class="glossary">
<div>
                <mark><br />
																		Le aree interne sono i comuni italiani più periferici, in termini di accesso ai servizi essenziali (salute, istruzione, mobilità).</br><br />
											                </mark><br />
                <span class="read-more">Vai a <a href="https://www.openpolis.it/parole/che-cosa-sono-le-aree-interne/"><br />
                &#8220;Che cosa sono le aree interne&#8221;</a></span></p></div>
</section>
<div class="opmag-chart-selector-panel">
<div class="title_subtitle">
<h2><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani/">Più case non abitate nelle aree interne e nei comuni montani</a></h2>
<h3><a href="https://www.openpolis.it/numeri/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani/">Abitazioni non occupate in modo permanente nei comuni abruzzesi (2021)</a></h3>
</p></div>
<p>                                <amp-selector role="tablist" layout="container" class="ampTabContainer amp-tabs-0"></p>
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                         class="tabButton tabButton-1" option="a" selected>GRAFICO</div>
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                         aria-labelledby="chart_278156_tab1"><br />
                        <amp-iframe src="https://embed.openpolis.it/numeri/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani/?opmag-charts-bare-view" width="1010" height="505" layout="responsive" sandbox="allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-modals allow-forms allow-downloads" allowfullscreen resizable frameborder="0" class="custom-loader opmag-chart opmag-chart-iframe"><amp-img width="1010" height="505" layout="fixed" src="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani.png" placeholder ></amp-img></p>
<div overflow tabindex=0 role=button aria-label="Visualizza">Visualizza</div>
<p></amp-iframe>                        </p>
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</p></div>
<p>			        			                        </amp-selector></p>
<div class="opmag-chart-source">
<p>
                                            <strong>FONTE: </strong>elaborazione openpolis su dati <a href="http://dati-censimentipermanenti.istat.it/#" target="_blank" rel="noopener">Istat</a>                                                                <br />(consultati: giovedì 9 Novembre 2023)
                                        </p>
</p></div>
<div class="opmag-chart-actions">
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	                                            <a title="Scarica immagine" class="opmag-chart-action-image-btn" href="https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2023/12/piu-case-non-abitate-nelle-aree-interne-e-nei-comuni-montani.png" target="_blank" download></a></p></div>
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<div>
<p><label for="embed-chart-278156"><strong>Incorpora grafico</strong></label></p>
<p>                            <textarea id="embed-chart-278156" class="chart-embed" rows="6" cols="50"
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</p></div>
</p></div>
</p></div>
<div id="lincidenza-maggiore-di-case-non-occupate-si-trova-nei-comuni-ultraperiferici-685-e-in-quelli-montani-538" class="fw-700 bb-3-grey2 text-right mb-20"><a href="#toc">Torna su</a></div>
<p>Nei comuni polo della regione il 26,6% delle abitazioni non risulta permanentemente occupato. <strong>Una percentuale che aumenta man mano che ci si allontana da questi centri</strong>. Nei comuni cintura, i cosiddetti &#8220;hinterland&#8221; dei centri più grandi, la quota raggiunge il 36,2%, nei comuni intermedi il 43%.<strong> È però nelle aree periferiche e in quelle ultraperiferiche, quelle in assoluto più distanti rispetto ai poli, che il valore è più alto, rispettivamente al 46,4% e al 68,5%.</strong></p>
<p>Si possono vedere delle differenze anche sul piano della zona altimetrica.<strong> La montagna interna è infatti l&#8217;area che risente di più della mancata occupazione abituale delle abitazioni: il 53,8% delle case di questo territorio non è permanentemente abitato</strong>, contro il 32,5% della collina interna e il 28,8% della collina litoranea. </p>
<p>Isolando solo i comuni costieri (quelli direttamente bagnati dal mare), la quota di case non abitate raggiunge <strong>il 31,7%</strong>, un valore inferiore di 7 punti percentuali rispetto alla media nazionale.</p>
<p>I primi dieci comuni per incidenza di abitazioni non occupate da dimoranti abituali<strong> sono tutti montani</strong>. Di questi, 9 si trovano nella provincia dell&#8217;Aquila e 4 nelle aree periferiche o ultraperiferiche. Quello che registra la quota più alta è <strong>Cappadocia</strong> (90,2%, corrispondente a 3.541 abitazioni in termini assoluti) a cui seguono Villa Santa Lucia degli Abruzzi (89,8%) e Rivisondoli (88,5%). Le percentuali minori si registrano invece a Spoltore (Pescara, 16,1%), San Giovanni Teatino (Chieti, 15,3%) e <strong>Cappelle sul Tavo</strong> (Pescara, 15%).</p>
<h3 class="wp-block-heading">Come seguire Abruzzo Openpolis</h3>
<section class="download">
<div class="dw-content">
<div class="intro">
<p>Scarica i dati, comune per comune</p>
</div>
<div class="files">
<p><a href="https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/minidossier.openpolis.it/comuni/Osservatorio_Abruzzo/abruzzo_abitazioni.csv" target="_blank" rel="noopener">Abitazioni occupate e non occupate in Abruzzo.</a></p>
</div></div>
</section>
<p>Abruzzo Openpolis è un progetto di Fondazione openpolis,&nbsp;<a href="https://www.proversi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Etipublica</a>,&nbsp;<a href="https://www.hubruzzo.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fondazione Hubruzzo</a>,&nbsp;<a href="https://www.gssi.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gran Sasso Science Institute</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="https://www.linkedin.com/company/startingup/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">StartingUp</a>. Per seguire gli aggiornamenti del nostro monitoraggio&nbsp;<strong>puoi iscriverti alla nostra newsletter</strong>&nbsp;<strong>dedicata.</strong>&nbsp;Ti invieremo una news, di lunedì, ogni due settimane. Riceverai articoli, dati, grafici e mappe liberamente utilizzabili per promuovere un dibattito informato.</p>
<p>Foto: Martina Lovat</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.openpolis.it/nelle-aree-piu-periferiche-dabruzzo-quasi-7-case-su-10-non-sono-abitate/">Nelle aree più periferiche d&#8217;Abruzzo quasi 7 case su 10 non sono abitate</a> proviene da <a href="https://www.openpolis.it">Openpolis</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
